I grandi vini del Carso per rivitalizzare il “cuore” di Monfalcone

di Gi Elle

Il profondo amore per il Carso, un territorio senza confini, e la smisurata passione per i suoi prodotti di qualità sono i punti fermi di questa nuova avventura che sta per cominciare a Monfalcone, dove il Carso goriziano finisce, ai piedi del colle con la storica Rocca, per lasciare il posto a quello triestino, dopo il Timavo, il famoso fiume sotterraneo – fenomeno carsico di rara suggestione – che emerge a cielo aperto a pochi passi dalla foce, sul mare Adriatico. Ma il Carso non è soltanto bellezze naturali e quindi ambientali, ancora pressoché intatte, ma anche una terra aspra e nel contempo fertile, ricca di ferro e sali minerali, che regala prodotti di grande pregio, a cominciare dai vini protetti proprio dalla Doc Carso, sia nell’area giuliana che isontina: basti citare Malvasia e Vitovska, fra i grandi bianchi, e Terrano (famiglia Refoschi) fra gli inimitabili rossi. E in questo angolo del Vigneto Fvg eccelle l’azienda vitivinicola Castello di Rubbia Grad Rubije (perché siamo proprio sulla linea di confine con la Slovenia, a San Michele del Carso), la cui “anima” è una donna del vino, Nataša Černic, la quale ora si rende protagonista di una nuova, importante e coraggiosa avventura, considerati i tempi che stiamo attraversando fra problemi e difficoltà che hanno come denominatore comune il famigerato Covid-19 o Coronavirus che dir si voglia.

Le cantine del Castello di Rubbia e il locale che riapre a Monfalcone.

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L’avventura si chiama “Il Carso in Corso” che, proprio nel centro storico di Monfalcone, ha annunciato la sua riapertura per domani 27 giugno – inaugurazione dalle 18 con la musica del duo Laura Clemente, voce, e Gaetano Valli, chitarrista di fama nazionale – con una nuova gestione che vede coinvolta appunto Nataša Černic, leader della storica cantina che sorge in quei paesetti del Carso che, durante la Grande Guerra, videro dispiegarsi il genio poetico di Giuseppe Ungaretti. Questa riapertura, importante segnale di rivitalizzazione del centro di Monfalcone, dopo il lungo stop dovuto proprio alla pandemia, nasce dalla condivisione di valori tra diverse realtà che vedono nel “Carso in Corso” l’inizio di una nuova, grande storia. Oltre all’Associazione Culturale Nuovo Corso (con Manlio Comar, Sonia Bacicchi e Mauro Bertossi), da sempre al fianco dell’attività monfalconese, entrano “in famiglia” appunto l’azienda agricola Castello di Rubbia, l’Associazione culturale Euritmica e la casa editrice Kappa Vu, insieme per una sinergica organizzazione di iniziative culturali che coinvolgono la musica, la letteratura, l’enogastronomia, con eventi mirati a ridare al locale quel ruolo di punto di riferimento culturale che negli anni ha richiamato un pubblico proveniente da tutta la regione e per dare la giusta valorizzazione alle peculiarità del territorio carsico, selvaggio e affascinante, che domina la città dei Cantieri, l’Isontino e la vicina Slovenia.

Grappolo di Vitovska.


Le proposte gastronomiche, curate dallo chef Andrej Marini, si potranno consumare nel locale o acquistare per asporto. Chef Andrej, storico cuoco legato proprio ai ricordi del Poeta di San Martino del Carso, porterà nel locale a due passi dal Teatro Comunale e dalla piazza del Municipio anche la sua esperienza maturata in Grecia. Ed è proprio nel Paese ellenico che nel Medioevo nasceva la Malvasia, vino autoctono che grazie ai Veneziani si diffuse nel corso dei secoli in tutto il Mediterraneo. Oltre ai pilastri dei vini carsici, Vitovska e Teran (per chiamarli in sloveno, del Castello di Rubbia e di altre etichette), al “Carso in Corso” si potranno degustare diverse Malvasie dell’area mediterranea. Nataša Černic è, infatti, la principale promotrice del progetto europeo “Malvasia, Ambasciatrice del Mediterraneo”.

La musica è da sempre al centro delle attività del locale, che si distingue per l’acustica curata nei minimi particolari ed è noto per la rassegna Jazz in Progress, che ha portato a Monfalcone molti jazzisti, anche di livello internazionale, oltre a dare spazio ai molti talenti del Friuli Venezia Giulia; sono di casa al Carso in Corso: Giorgio Pacorig, Giovanni Maier, Claudio Cojaniz, Daniele d’Agaro, Francesco De Luisa. Da quest’anno gli eventi musicali avranno una nuova forza motrice: si tratta dell’associazione culturale Euritmica, che festeggia i 30 anni del Festival Internazionale Udin&Jazz, da un biennio trasferitosi a Grado, dove si terrà dal 28 luglio al primo agosto. In quei giorni il “Carso in Corso” si sposterà nella località marina dove curerà l’area food&drink e dove presenterà due vini firmati Castello di Rubbia, con etichetta dedicata al festival. Infine, per gli amanti della lettura è disponibile un angolo adibito a libreria ben rifornito di volumi in italiano, friulano e sloveno.

Anche la musica protagonista.

Orari Carso in Corso: da martedì a venerdì dalle 17 alle 24 – Sabato e domenica dalle 10 alle 24 – Lunedi chiuso
Info e prenotazioni: +39 349 7957889 – info@castellodirubbia.it

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In copertina, Nataša Černic, donna del vino, orgogliosa per il Terrano.

L’Estate in Fattoria avvicina i bambini alla campagna friulana

Coronavirus, è il tempo per riscoprire le attività all’aria aperta e a diretto contatto con la natura, anche per i centri estivi. E a San Vito al Tagliamento c’è una delle proposte più creative dell’estate 2020, ovvero quella in fattoria. Dopo il successo della prima edizione del centro estivo proposto l’anno scorso dalla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa negli spazi de La Volpe sotto i Gelsi, ritorna il campus all’insegna della natura e del contatto con gli animali. I posti però, causa emergenza Covid-19, sono limitati: appena 14 i bambini che potranno essere ospitati ogni settimana e la proposta educativa è rivolta soltanto ai minori frequentanti le scuole primarie, cioè quelli della fascia di età dai 6 agli 11 anni.
Il periodo di attività sarà di 8 settimane ovvero da domani 22 giugno al 31 luglio e dal 24 agosto al 4 settembre. Il campus si svolgerà negli spazi dell’antico casale recentemente restaurato in via Copece (località Comunali). In ottemperanza alle vigenti norme in fatto di sicurezza, i bambini saranno divisi in due gruppi da 7 partecipanti con un operatore dedicato a ciascuno e spazi distinti.

Alcuni prodotti biologici.


“È il secondo anno che proponiamo questa esperienza educativa – spiega Diana Turla, responsabile Estate in Fattoria de Il Piccolo Principe -. Una proposta educativa che l’anno scorso aveva incontrato il favore delle famiglie perché si tratta di un centro estate in cui il bambino può davvero riscoprire il contatto con l’ambiente. Quest’anno sarà un estate particolare ma assicuriamo tutti i genitori che in fattoria gli spazi sono molto ampi e i bambini avranno tutto lo spazio per giocare all’aria aperta a contatto con la natura e con gli animali e potranno farlo in tutta sicurezza. Tutti gli ambienti – specifica – verranno costantemente puliti e sanificati e si cercherà di favorire il distanziamento assicurando comunque ai bambini la possibilità di giocare e divertirsi, come hanno bisogno a quest’età di fare”.
Tra le attività proposte: preparazione e cura quotidiana di un piccolo orto sinergico, accudimento degli animali della fattoria (galline, conigli, oche, gatti), coltivazione di piante aromatiche e fiori, laboratori per conoscere e utilizzare le erbe, laboratori di creazione con elementi naturali. In più, ci saranno gli incontri con gli asinelli in collaborazione con La Torre dell’asino di Torrate.
“Putroppo rispetto allo scorso anno – ha aggiunto Turla – i costi sono più alti a causa di tutte le disposizioni e misure volte alla sicurezza e al contenimento della diffusione del Covid-19. I genitori però – ha confermato la responsabile di Estate in Fattoria -, potranno usufruire del bonus centri estivi introdotto dallo Stato o della carta famiglia prevista dalla Regione. Inoltre, la sede della fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi si trova poco distante dall’area della Zona industriale Ponte Rosso e gli orari sono stati organizzati in modo da consentire ai genitori lavoratori di accompagnare il proprio figlio in fattoria prima di andare al lavoro e di venirlo a riprendere a fine giornata”.
La fattoria didattica e sociale, gestita dal Piccolo Principe, è un progetto che vede la forte collaborazione e il sostegno di Azienda per l’Assistenza Sanitaria 5 “Friuli Occidentale”, Comune di San Vito al Tagliamento, Servizio sociale dei Comuni “Tagliamento” e delle cooperative sociali Futura e Il Granello con l’obiettivo di attuare percorsi di integrazione lavorativa e sociale per disabili e persone con fragilità psichiatrica.

Il casale della cooperativa.

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In copertina, bambini all’Estate in Fattoria di San Vito al Tagliamento.

Agricoltura e Fondo di rotazione: in Fvg accordo Regione-Banche

“Regione e banche hanno raggiunto l’accordo con il quale le imprese agricole potranno usufruire della sospensione delle rate dei mutui erogati dal Fondo di rotazione in agricoltura”. Ad annunciarlo, come informa Arc, è l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, al termine di un iter che ha portato a siglare una intesa tra le parti quale strumento per venire incontro alle necessità del comparto, a seguito dell’emergenza legata al Coronavirus. “L’attuale situazione – spiega Zannier – ha complicato anche per le imprese agricole i meccanismi di rientro dal debito e la possibilità di accesso a nuovi finanziamenti. Per questo motivo, la moratoria dei finanziamenti erogati dalla Regione alla filiera agroalimentare tramite l’apposito Fondo di rotazione era molto attesa dagli operatori del comparto”. Il sostegno alle esigenze di liquidità del settore agricolo ed agroalimentare nella situazione di difficoltà economica e finanziaria conseguente al Coronavirus era già stata messa in cantiere dalla Regione con l’articolo 12 della legge regionale 5/2020. In essa si prevedevano una combinazione di interventi straordinari denominata “Programma Anticrisi Covid-19”, tra cui proprio la sospensione delle rate.

L’assessore Stefano Zannier. 

“Sono molto soddisfatto – spiega l’esponente dell’esecutivo Fedriga – del lavoro costruttivo, di confronto e collaborazione con il sistema creditizio, che ha consentito di raggiungere questo risultato tutt’altro che scontato. Non si tratta della classica sospensiva adottata anche dalla Regione per le imprese degli altri comparti: la particolarità di questa moratoria consiste nel consentire alle aziende agricole di differire la restituzione delle rate in un momento successivo alla situazione di emergenza causata dal Covid-19, e di far sì, contestualmente, che le banche restituiscano comunque gli importi di quelle rate al Fondo. In tal modo, è possibile per il Fondo preservare il proprio meccanismo di rotazione reintegrando le proprie disponibilità per riutilizzarle in altri finanziamenti a favore delle imprese agricole“.

Per richiedere la sospensiva, che avrà una durata di sei mesi, le imprese dovranno rivolgersi direttamente alle banche finanziatrici. L’assessore sottolinea la strategicità dell’operazione nel momento in cui misure restrittive imposte dell’emergenza da Covid-19 stanno trasferendo sul bilancio regionale il loro impatto finanziario in un’inesorabile reazione a catena per cui l’intero sistema del Friuli Venezia Giulia avrebbe sofferto del venir meno delle risorse conseguenti al mancato incasso delle rate. “Ringrazio quindi le banche – conclude l’assessore Zannier – per il grande impegno dimostrato a favore delle imprese della nostra regione ed in particolare quelle che si sono già impegnate alla sottoscrizione formale dell’accordo che avverrà nei prossimi giorni, ossia Banche di Credito Cooperativo, CiviBank, Credit Agricole FriulAdria, Intesa San Paolo“.

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In copertina, una coltivazione di soia in Friuli Venezia Giulia.

(All’interno foto Arc-Montenero)

 

Oggi la Giornata mondiale dell’ambiente punta sulla biodiversità

Più informati, più attenti, preoccupati per il loro futuro in rapporto al degrado ambientale: nei giorni del #lockout e della libera circolazione anche fra regioni, gli italiani si scoprono cittadini del loro tempo. «La parola ambiente – spiega il fondatore della campagna Spreco Zero, Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico – esce da qualsiasi concetto astratto ed entra con prepotenza nella “hit” delle priorità di vita: ben 7 italiani su 10 (68%), infatti, dimostrano di saper correttamente definire la “biodiversità” come “una molteplicità di specie animali, vegetali e microorganismi” e con altrettanta precisione 4 italiani su 10 mettono in collegamento la perdità di biodiversità e l’alterazione degli equilibri ed ecosistemi a conseguenze rilevanti se non addirittura catastrofiche per l’abitabilità terrestre, come la pandemia Covid-19». Un restante 37% manifesta “moderata preoccupazione” per la perdita della biodiversità, confidando che un po’ di impegno consenta all’umanità di risalire la china. Solo 1 italiano su 10 (9%) ritiene che non valga la pena preoccuparsi, e che la perdita di biodiversità sia fisiologica nell’evoluzione degli ecosistemi, ma nell’insieme oltre i 3/4 dell’opinione pubblica hanno colto la serietà delle condizioni. Sono i dati del nuovo Rapporto #Biodiversità, I care 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, diffusi dalla Fondazione Fico con la campagna Spreco Zero della Giornata mondiale dell’ambiente in calendario proprio oggi, 5 giugno, e che quest’anno è dedicata proprio alla Biodiversità. L’indagine Waste Watcher è stata condotta dal 27 al 29 maggio su 1000 soggetti in tutta Italia, secondo un campione statistico per sesso, età, macroaree di residenza, ampiezza del Comune di residenza.

Andrea Segrè

(Photo by Roberto Serra – Iguana )

Preservare la biodiversità, quindi, ma come? Secondo 1 italiano su 2 (50%) sono necessari e urgenti prodotti e detersivi a basso impatto ambientale, mentre per il 42% degli intervistati la strada è privilegiare la varietà di prodotti agroalimentari del territorio attraverso la spesa della famiglia. Sono soluzioni che dimostrano la comprensione dei pericoli in atto e non di difficile attuazione. Ulteriori azioni utili: per 1 italiano su 4 l’impegno nel riutilizzo del cibo avanzato in compost per giardinaggio, per 1 su 5 la pratica di piccole coltivazioni di orto/giardino che valorizzano la biodiversità, per il 17% l’attivazione in esperienze dirette della biodiversità attraverso escursioni e viaggi in luoghi ad alta biodiversità e aree protette. Se agli italiani viene richiesto un impegno personale, quale scelgono di garantire in favore del basso impatto ambientale e di un footprint sostenibile? Un italiano su 2 (53%) si dichiara in prima linea nella raccolta differenziata e sempre il 50% degli intervistati ritiene si debba guardare innanzitutto alla prevenzione dello spreco alimentare. Mentre 4 intervistati su 10 (40%) sono disponibili a ridurre i propri consumi idrici ed energetici, e quasi altrettanti (37%) ad effettuare i piccoli spostamenti a piedi, in bicicletta, in monopattino. Meno fortuna per altre tipologie di impegno sostenibile: come la dotazione di pannelli solari, indicata solo da 1 intervistato su 4 (25%) o l’acquisto di auto elettriche (20%), mentre solo 1 italiano su 10 (12%) si dichiara disposto a ridurre viaggi e movimentazione a mezzo aereo (ma la percentuale di italiani che vola è pari a 1 su 5 circa), e il 13% si considera già su standard adeguati a livello di comportamenti e abitudini sostenibili.

Ma quali sono i segnali che arrivano agli italiani dall’ambiente? Nelle settimane di lockdown innanzitutto l’aria pulita come termometro di un habitat piu’ sano secondo l’83% degli italiani, ma anche acque più pulite dei mari, fiumi e laghi per 7 intervistati su 10, oltre alla maggiore varietà o presenza di volatili nei cieli (63%) e di specie di animali che in precedenza non si avventuravano in area urbana (56%). Sono soprattutto le specie animali a farsi notare per la loro rarefazione, nella crisi complessiva della biodiversità: farfalle e insetti per il 66% degli italiani, grilli rane e cicale per il 63%, ma un segnale inquietante arriva per 6 intervistati sulle 10 dalle cosiddette specie “aliene”, ovvero piante/animali invasivi di origine esotica/alloctona, che avvistiamo nel nostro ambiente e che sono stati importati dalla loro area di origine. Solo la scelta di frutta e verdura è un indicatore in calo meno percepito (41%): probabilmente, nei luoghi di vendita l’offerta è ancora sufficientemente ampia.


«Esiste uno stile alimentare che, secondo gli italiani, è piu’ rappresentativo della biodiversita’: la dieta mediterranea, secondo il 63% degli intervistati – osserva ancora Andrea Segrè –. Una valutazione pressoché unanime, perché la dieta onnivora è la più “biodiversa” solo per il 16% degli intervistati, e quella vegetariana/vegana per il complessivo 11% delle risposte. Questo ci permette di dire che, complessivamente, abbiamo fatto dei progressi nella strada dell’educazione ambientale e alimentare. Anche se molto resta da fare in vista degli Obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030, ed è questo il momento per uno scatto decisivo. Come abbiamo sperimentato nelle ultime settimane, siamo al limite. Con la pandemia Covid-19 il 2020 è diventato punto di svolta obbligato e la perdita di biodiversità è indicata fra le cause scatenanti di epidemie virali. Secondo la più autorevole rivista scientifica mondiale, Nature, se il riscaldamento globale dovesse continuare con il ritmo attuale, entro la fine del 21esimo secolo scatterà un allarme estinzione per il 73% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo».

Malga Montasio riaccoglie i suoi ospiti affezionati

Da ieri, primo giugno, ha riaperto i battenti Malga Montasio, tornando ad accogliere turisti e visitatori nell’agriturismo e nello spaccio che l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia ha ripensato in funzione dell’emergenza Covid-19. Adeguando spazi interni ed esterni (i tavoli andranno riservati previa prenotazione telefonica come previsto dalla normativa), ingressi e uscite. In particolare, appena fuori dall’agriturismo sono stati montati 6 gazebo allestiti ognuno con un tavolo e sedie per ospitare singole famiglie che potranno così godersi in sicurezza l’offerta gastronomica della malga e il suo panorama mozzafiato. L’associazione ha pensato anche a una soluzione per tutti coloro che ai tavoli preferiscono le coperte stese sul prato: pranzo al sacco, con una porzione di gnocchi, una di frico e una fetta di torta. «Abbiamo lavorato intensamente nelle ultime settimane – spiegano il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni, e il direttore Andrea Lugo – per far sì che il primo giugno fosse tutto pronto ad accogliere i visitatori che quest’anno, se le premesse si confermeranno, dovrebbero essere ancor più numerosi. In queste settimane di emergenza abbiamo visto le persone attendere con ansia la possibilità di tornare a passeggiare, a correre, in generale di riappropriarsi degli spazi all’aperto e in questo senso malga Montasio offre un’esperienza insuperabile».
A 1.500 metri d’altezza, la malga si estende su 1.064 ettari dedicati per la metà al pascolo, ospita una latteria, un punto vendita di prodotti caseari e un ristoro agrituristico gestiti come detto dall’Associazione allevatori Fvg che è impegnata nella gestione e promozione della malga, simbolo del più importante formaggio della nostra regione cui dà il nome, la Dop Montasio, dal lontano 1960. Un impegno crescente per gli allevatori che nel tempo hanno strutturato la malga prima con il ristoro poi con le camere, regolarmente sold out, prenotate addirittura da una stagione all’altra. «Tutto questo – proseguono Livoni e Lugo – è stato possibile grazie alla fruttuosa collaborazione con l’associazione tenutari e con l’amministrazione di Chiusaforte cui va il nostro ringraziamento». Un Comune, quello della Val Raccolana, dove l’Aafvg l’anno scorso ha raddoppiato il suo impregno facendosi carico della gestione del rifugio Divisione Julia a Sella Nevea che a sua volta ha riaperto i battenti sempre nella giornata di ieri. «A Sella abbiamo a disposizione una grande struttura che ci consente di gestire al meglio, con tutti gli spazi necessari, l’afflusso delle persone. Sarà una stagione in salita a causa dell’epidemia – concludono Livoni e Lugo -, ma siamo pronti ad affrontarla con il solito entusiasmo e con tutte le accortezze necessarie, convinti che nonostante il momento difficile sia a Sella che in Malga possiamo regalare alle persone un momento di svago con i prodotti dei nostri allevatori e con un panorama che è tra i più belli del Friuli».

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In copertina, bovine al pascolo sui prati del Montasio; qui sopra, uno dei gazebi allestiti in malga.

La Delizia, il virus rallenta le bollicine ma non i vini fermi

Secondo le indicazioni che si coglievano prima della pandemia, questo sarebbe stato un altro anno con previsioni di crescita a doppia cifra per i Viticoltori Friulani La Delizia, cantina tra le prime nove d’Italia nella produzione di spumanti e tra le più importanti del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Invece si è abbattuto il tornado del Coronavirus, con danni gravissimi all’economia italiana, mondiale e ovviamente friulana. Ma ogni situazione di emergenza può generare anche nuove opportunità, se si sanno cogliere, tanto che l’azienda di Casarsa continuerà, nonostante tutto, a crescere: infatti durante il lockdown ha proseguito a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, vedendo aumentare la sua quota di mercato nella grande distribuzione (Gdo) del 15 per cento, comprensivo delle vendite sia a livello nazionale che internazionale. Il tutto mentre a causa del Covid-19 il settore HoReCa italiano – acronimo che sta per “Hotellerie, Restaurant, Catering” – era completamente fermo: ma anche qui, con l’avvio della fase 2, si sta tornando con questo mese di maggio a programmare il futuro.

Mirko Bellini

“Già nella prima settimana in cui ristoranti, bar e locali hanno riaperto – spiega il direttore commerciale Mirko Bellini – abbiamo registrato una prima ripartenza confortante, con un valore di circa il 15% di quanto fatturato lo scorso anno nell’analoga settimana, valore simbolico che dimostra la voglia di ripartire. L’italia si sta rimettendo in moto con velocità diverse: abbiamo notato una ripresa sulle aree periferiche rispetto alle grandi città che vivono prevalentemente di turismo, come Roma, Firenze e Milano. Siamo anche in attesa che il mercato della Campania si riattivi. L’effetto Covid-19 nel settore HoReCa è iniziato il 10 marzo e si è pesantemente rivelato ad aprile, causando un blocco quasi totale delle vendite: siamo vicini ai nostri clienti, sapendo che la ripresa sarà lenta, soprattutto considerando che se i locali dedicati alla movida inizieranno a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, purtroppo verranno a mancare le vendite generate da quella parte di mercato legato invece alle cerimonie, a partire dai matrimoni. Va considerato, poi, che l’effetto Covid-19 ha avuto un risvolto negativo sui costi delle famiglie che sommato in alcuni casi alla cassa integrazione, a cui certe aziende sono dovute ricorrere o al calo del lavoro, ha determinato una riduzione del potere di acquisto del cliente finale, sancendo di fatto una nuova priorità negli acquisti del beni del settore agroalimentare”.
E se le bollicine patiscono la nuova situazione sociale ed economica, i vini fermi invece continuano a essere richiesti. “Proprio perché legati a situazioni di consumo più quotidiane – ha aggiunto Bellini – e perché sono un bene che il consumatore ama comprare anche nella grande distribuzione, dove le rilevazioni ci dicono che i vini fermi sono stati più richiesti degli spumanti, proprio per le sopracitate mancate occasioni di festa e aggregazione sociale. Questa pronta risposta all’aumento della richiesta di vini fermi è un elemento che ancora una volta conferma la forza della nostra azienda, la quale potendo contare su varie linee di prodotto a proprio marchio, generate da una filiera interna completa che va dalla vite all’imbottigliamento alla commercializzazione, può gestire al meglio le emergenze e i cambiamenti repentini del mercato”.
La situazione in Italia prevede una ripresa graduale del mercato. All’estero, nel frattempo, La Delizia continua a vendere. “I mercati esteri stanno reagendo bene – ha sottolineato Bellini – considerando i mercati primari di riferimento della nostra cantina, ovvero Usa, Regno Unito e Russia, ove la situazione sanitaria si è aggravata 20 giorni dopo l’Italia e ora stanno attraversando il periodo di lockdown preparandosi alla graduale apertura. Nel frattempo, le loro strutture, che per noi sono soprattutto nella grande distribuzione, hanno continuato a essere in linea con le annate precedenti, anche in alcuni casi registrando importanti segni positivi. Speriamo anche all’estero in una rapida ripresa del canale HoReCa”.

E ora si guarda alla nuova annata in vigna con uno sguardo già al prossimo anno. “Penso – ha concluso Bellini – che usciremo da questa emergenza solo ragionando in ottica di biennio 2020-2021 sia a livello economico che a livello produttivo specifico per il comparto vitivinicolo. La Delizia, inserita nel contesto produttivo-commerciale del territorio pordenonese che da sempre ha rappresentato un’area ‘locomotiva’ del sistema economico regionale, si prepara anche in questa fase ad affrontare questa nuova sfida. Da questa situazione si esce principalmente investendo, in idee, comunicazioni e strutture in grado di soddisfare le richieste e nel contempo addattarsi ad un mercato in rapida cambiamento, in cui le aziende riescono a rimanere competitive solo se aumentano le proprie performance produttive, con un calo dei costi e un aumento della competitività sui mercati, riuscendo sempre a farsi riconoscere la qualità dei propri prodotti”.

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In copertina, brindisi con bollicine, il prodotto ideale per le feste che ha subito di più i danni da Coronavirus.

“Cantine Aperte”: nuova formula per ripartire… Insieme

La 28a edizione dell’evento più amato dagli appassionati del vino quest’anno si chiamerà #CantineAperteInsieme e darà appuntamento sabato 30 e domenica 31 maggio: una formula poliedrica che vedrà coinvolti produttori e i wine lovers di tutta Italia in una formula inedita. Anche il Friuli Venezia Giulia ha colto l’invito dell’associazione nazionale per un brindisi virtuale dal nord al sud coinvolgendo le tante cantine associate. La formula di quest’edizione sicuramente sarà diversa da quella tradizionale ed è pensata per soddisfare le molteplici sensibilità: ci saranno aziende agricole che apriranno le loro porte per le visite nei vigneti e in cantina, altre invece rimarranno in contatto con gli enoappassionati tramite dirette su Facebook e Instagram. Inoltre, non mancherà nella serata di sabato 30 la consolidata “A cena con il Vignaiolo”, un format che invita a vivere un’esperienza dal sapore totale, impreziosita da un menù esclusivo e dall’incontro coi vigneron.

“Cantine Aperte quest’anno – afferma il Movimento turismo del vino Fvg – si presenta in una nuova veste, sicuramente più social, dedicata ai nostri appassionati lontani che non potendo vivere questa esperienza da vicino potranno comunque condividere momenti dedicati al vino e alle zone di eccellenza ad esso collegate. Una possibilità per far conoscere le nostre realtà e magari appena sarà possibile programmare dei bei weekend nella nostra regione partendo proprio dalle nostre cantine. Per i wine lovers locali comunque la possibilità di poter vivere il nostro territorio attraverso il racconto” ravvicinato” dei vignaioli nelle aziende agricole disponibili. Sempre seguendo con attenzione le regole di restrizione di questa delicata fase. Visti i numeri limitati, importante è la prenotazione, uno strumento valido che da anni il Movimento Turismo del Vino promuove per un servizio di qualità. Quest’ anno abbiamo privilegiato la campagna, i nostri bellissimi vigneti, gli spazi aperti, e vorremmo continuare a farlo in estate, attraverso l’edizione speciale di “Vigneti Aperti”. In autunno, dopo la vendemmia, altre novità che si chiuderanno con Cantine Aperte a San Martino. Desideriamo ricordare l’ormai tradizionale “A Cena con il vignaiolo “ anche questo un significativo gioco di squadra… per ripartire insieme. Ultimo messaggio, in questo periodo approfittiamo per riscoprire la nostra terra e quando potremo le nostre bellissime regioni, valorizziamo al massimo il nostro “made in Italy”… dobbiamo ripartire da qui… dalla nostra bella Italia!”
Quest’anno sarà ancora più importante consultare il nostro sito www.cantineaperte.info per conoscere le aziende aderenti e le modalità da loro previste per
#CantineAperteInsieme (edizione virtuale). Ricordiamo che è fondamentale rispettare tutte le indicazioni che troverete nelle aziende per poter vivere serenamente questo weekend all’aria aperta.

Cantine Aperte e gli altri eventi del Movimento Turismo del Vino FVG, sono un’ importante occasione per conoscere le peculiarità enogastronomiche e territoriali della nostra regione; sostenuto da PromoTurismo FVG, l’ente regionale di promozione turistica, e Civibank, un istituto da sempre vicino al territorio.
“Cantine Aperte è una consolidata iniziativa enoturistica che quest’anno si svolge in un periodo particolarmente difficile ma che contribuirà senza dubbio a rilanciare il clima di fiducia e di serena convivenza ridimensionato dall’emergenza Covid 19. CiviBank è lieta di far parte del Team promotore anche in questa 28^ edizione sperando in tal modo di fornire un ulteriore impulso alla ripresa economica generale del Friuli VG. Già nelle settimane scorse abbiamo messo in campo una serie di misure finanziarie a favore di tutte le categorie economiche, la più importante delle quali riguarda un primo plafond di 20 milioni di euro volto a fornire liquidità ai comparti produttivi messi a dura prova dal lookdown. È nel dna della nostra banca, autonoma e territoriale, intervenire nei momenti di difficoltà che investono le comunità in cui opera ormai da 133 anni. Lo abbiamo fatto anche in questa eccezionale circostanza di emergenza sanitaria sia a livello creditizio che a livello socio- assistenziale.”, dichiara la presidente di CiviBank Michela Del Piero

Tutti gli  enoturisti che vogliono essere sempre informati sulle news della manifestazione possono seguire gli aggiornamenti pubblicati, in tempo reale, sulla pagina Facebook MtvFVG, sul profilo Twitter @MTVFVG e Instagram mtv_friulivg.

Per informazioni: Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia Via del Partidor 7 – Udine Tel +39 0432 289540 – 348 0503700 info@mtvfriulivg.it www.cantineaperte.info

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In copertina e all’interno vigneti e cantine del Friuli Venezia Giulia.

“Volete lavorare in vigna? Imparate, c’è posto per tutti!”

“Italiani, volete lavorare in vigna? Preparatevi, imparate, c’è lavoro per tutti!”. L’appello viene da Marco Simonit, ceo di Simonit&Sirch Vine Master Pruners, che interviene nel dibattito suscitato dalla notizia che Martin Foradori Hofstätter, famoso vignaiolo di Termeno, in Alto Adige, ha addirittura dovuto noleggiare un aereo per far arrivare dalla Romania un gruppo di lavoratrici specializzate nel lavoro in vigna, non trovando personale altrettanto competente in Italia.

Il problema sta emergendo in modo drammatico in questo momento di pandemia, che ha bloccato le frontiere – dice Marco Simonit-. La natura non si ferma, le aziende hanno bisogno di manodopera preparata e specializzata nelle vigne e non la trovano in Italia, perché gli italiani snobbano questi lavori, nonostante si parli tanto di ritorno all’agricoltura, di lavoro green eccetera. Dal 2009 abbiamo aperto la Scuola italiana di potatura della vite ed ora i corsi sono anche on line. Per chi vuole imparare un lavoro qualificato, e quindi anche ben retribuito, ci sono tutti gli strumenti per poterlo fare. Da anni stiamo formando squadre di manodopera specializzata per le principali aziende vinicole del mondo, che ricorrono alla nostra consulenza perché sono ben consapevoli che il lavoro nei vigneti (che sono il loro grande patrimonio) non può essere affidato a personale impreparato”.

“Si sostiene – aggiunge Simonit – che dopo questa pandemia bisognerà ripartire dalla terra e dall’agricoltura, che torneranno centrali, e io sono pienamente d’accordo. Ma gli italiani sono assenti. Bisogna ricreare un ‘saper fare in vigna’ che stanno perdendo e che viene quindi necessariamente affidato a stranieri. Cosa che ad esempio non succede in Francia, dove le capacità in vigna sono altrettanto importanti di quelle in cantina, e il personale addetto ai lavori agricoli è locale, ha una grande esperienza e preparazione ed è un valore aggiunto di un’azienda. Voglio essere chiaro. Non è solo una questione di emergenza post Covid-19, ma un discorso più generale e molto serio, che va affrontato una volta per tutte. Per creare un vero Made in Italy del vino, bisogna ripartire da qui, riprendendo a lavorare fra i filari. Un lavoro sostenibile, local, senza impatto ambientale, sano perché fatto all’aria aperta e, in questi tempi, anche sicuro perché è facile mantenere il distanziamento. Non posso che ribadire: preparatevi, imparate. Nelle aziende vinicole c’è lavoro fin che ne volete!”.

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Informazioni – SIMONIT&SIRCH – www.simonitesirch.it – info@simonitesirch.it – Tel. +39 0432.752417

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In copertina,  Marco Simonit. Qui sopra, immagini della Scuola italiana di potatura della vite.

 

Biodiversità a rischio: la Giornata Mondiale ci invita a riflettere

2020, Super year for nature & biodiversity: 2020, anno speciale della natura e della biodiversità, così il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ribattezzato l’anno che stiamo vivendo. «Con la pandemia Covid-19 – spiega il presidente di Fondazione Fico, Andrea Segrè – il 2020 è diventato punto di svolta obbligato per il pianeta: non possiamo ritardare l’attuazione di azioni incisive per concretizzare gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 e progettare uno sviluppo sostenibile».
Oggi 22 maggio sarà la Giornata Mondiale della Biodiversità, e due settimane più tardi, venerdì 5 giugno, la Giornata Mondiale dell’Ambiente sarà quest’anno sempre nel segno della biodiversità: 15 giorni per riflettere sulla salute del nostro pianeta che sempre più velocemente disintegra il suo patrimonio di specie animali, vegetali e microrganiche. La natura viene distrutta a un ritmo da cento a mille volte più veloce della media degli ultimi 10 milioni di anni, a causa dell’attività umana: e la perdita di biodiversità è indicata fra le cause scatenanti di epidemie virali come quella del Covid-19. Secondo la più autorevole rivista scientifica mondiale, Nature, se il riscaldamento globale dovesse continuare con il ritmo attuale, entro la fine del 21esimo secolo scatterà un allarme estinzione per il 73% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo. L’esposizione a temperature non più sostenibili rischia di avvenire in maniera rapida e improvvisa entro il 2030, e sino alle aree estreme del pianeta entro il 2050. Uno scenario con irreversibili conseguenze per il funzionamento degli ecosistemi (indagine a cura Royal society / National Science Foundation / African Academy of Sciences).

Andrea Segrè

(Photo by Roberto Serra – Iguana )

Per rilanciare le nuove sfide che ci attendono sui temi della biodiversità e sostenibilità Fondazione Fico promuove quest’anno la campagna di sensibilizzazione “Biodiversità, futuro della terra”, con molte iniziative che si svilupperanno a partire proprio da oggi, grazie alla collaborazione tecnica della Fao – Food and Agricolture Organization of the United Nations, e con la campagna Spreco Zero, Bologna Award – Premio internazionale per la sostenibilità agroalimentare e Fondazione Pordenonelegge.
Innanzitutto dal 22 maggio, ogni giorno alle 18, sui canali social e sul sito di Fondazione Fico (www.fondazionefico.org) sarà online il Forum Festival digitale “Biodiversità, ritorno al futuro”, che per 15 giorni darà voce ogni giorno, sul sito e i canali social di Fondazione Fico e, a grandi protagonisti dell’impegno per la sostenibilita’, come Mario Tozzi, Luca Mercalli, lo stesso Andrea Segrè, Filippo Giorgi, Eliana Liotta, Elisabetta Moro, Marino Niola, Davide Rondoni, Massimo Cirri, Duccio Caccioni, Salvatore Ceccarelli, Antonio Cianciullo, Matteo Dell’Acqua, Diego Pagani, Antonia Klugmann, Roberto Giovannini, Filippo La Mantia, Fede&Tinto, Rai Radio2, Decanter ed altri “ambasciatori” di biodiversità. Tutti i video prodotti e diffusi entreranno nella Digital Foodpedia promossa da Fondazione Fico, accessibile gratuitamente a tutti e arricchita da speciali proposte webinar per la formazione su temi specifici.
Il Forum Festival di Fondazione Fico “Ritorno al futuro” sarà online ogni giorno dalle 18 sui social e youtube e sul sito fondazionefico.org con questo calendario: 22 maggio intervento introduttivo a cura della Fao e dell’agroeconomista Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico; e quindi gli interventi di: 23 maggio il geologo e divulgatore Mario Tozzi, 24 Massimo Cirri Caterpillar Radio2 e l’antropologa Elisabetta Moro; 25 maggio l’agronomo Duccio Caccioni e lo scienziato genetista Salvatore Ceccarelli; 26 maggio la divulgatrice scientifica Eliana Liotta e il poeta e scrittore Davide Rondoni; 27 maggio l’antropologo Marino Niola e lo chef stellato Moreno Cedroni; 28 maggio i giornalisti Antonio Cianciullo e Roberto Giovannini; 29 maggio l’apicoltore e presidente Conapi Diego Pagani e Sergio Guidi, Arpae Emilia Romagna coordinatore dei frutteti della biodiversità della regione; 30 maggio la chef stellata Antonia Klugmann; 31 maggio lo scienziato genetista Matteo Dell’Acqua; 1 giugno lo chef stellato Filippo La Mantia; 2 giugno lo scienziato climatologo Filippo Giorgi; 3 giugno il climatologo e divulgatore Luca Mercalli; 4 giugno Fede&Tinto Decanter Radio2, e infine il 5 giugno, per festeggiare la Giornata Mondiale dell’Ambiente 2020, saranno diffusi insieme i video di tutti i partecipanti al Forum.

Sempre oggi, per i giovani della generazione Z la 2a edizione del contest poetico INNESTO 2020 Bio_di_versi per autori under 30, promosso con Fondazione Pordenonelegge e con la rivista Il clandestino. La narrazione poetica, il sentire dei giovani, l’attenzione al futuro del pianeta: sono questi i tre “ingredienti” del contest, dedicato quest’anno a un tema chiave per l’anno che stiamo vivendo: “Salus, salute”, come obiettivo da ritrovare e al tempo stesso come parola – ponte per lo sviluppo sostenibile che può garantire un futuro ai cittadini del mondo e al pianeta. Ma il contest vuole essere anche uno strumento per congiungere le giovani generazioni con gli artisti che, dalla notte dei tempi, sanno usare le parole per dare slancio al sentire diffuso: i Poeti. Il bando sarà consultabile sul sito di Fondazione Fico www.fondazionefico.org La giuria degli esperti, composta da Andrea Segrè, Gian Mario Villalta, Davide Rondoni e Gianfranco Lauretano, selezionerà la terna finalista e il vincitore assoluto.
Fondazione Fico nel 2017 ha promosso con Arpae Emilia Romagna la realizzazione del Frutteto della Biodiversità: il parco dei gemelli delle grandi piante secolari, ovvero i “patriarchi” da frutto e forestali più significativi d’Italia, che hanno dimostrato grande resistenza alle avversità climatiche e parassitarie. Fra le 15 piante scelte fra le varie regioni d’Italia e messe a dimora a Fico ve ne sono alcune da primato nazionale, come il mandorlo più grande d’Italia che si trova a San Giovanni Rotondo in Puglia, il pero più grande d’Italia di San Severino Lucano in Basilicata, il noce più anziano d’Europa e più grande d’Italia che vive a Poggiodomo in Umbria, dall’Emilia Romagna il fico della Badia di Cavana e il Cipresso di San Francesco. Per la Lombardia c’è il Loto di Male; per il Piemonte troviamo il Melo grande Alessandro; la Sardegna è presente con il Fico d’India Longifoglia; la Sicilia con l’Acerone dei Nebrodi; per la Calabria, la secolare Vite Mantonico; per la Basilicata il Pero Pastore di San Severino Lucano vecchio oltre 300 anni. Dalla Campania, la Vite di Taurasi, bicentenaria e dal Molise l’anzianissimo – millenario! – Olivo di Venafro (Isernia). Per l’Abruzzo troviamo il Fico di Fossacesia – Chieti e per il Lazio il Melograno di Roma, plurisecolare; dal Trentino Alto Adige, il Melo di Fondo.

Info www.fondazionefico.org

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In copertina, alcuni dei protagonisti della riflessione sulla biodiversità che comincia oggi.

“Agroalimentare, in Fvg danni per 400 milioni. Servono risorse certe”

“Le risorse del decreto legge nazionale ‘Rilancio’ destinate all’agroalimentare sono distanti dal danno che il comparto ha subito e che è stimato in 400milioni di euro. Per fronteggiare la crisi del settore, dovuta all’emergenza Covid-19, sono necessarie cifre certe per capire la disponibilità di fondi previsti dal provvedimento e le coperture che arriveranno in regione. Grazie al Fondo di rotazione regionale abbiamo già attivato alcune misure per interventi sul settore agricolo”. Lo ha indicato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, durante la videoconferenza con le organizzazioni sindacali del settore Coldiretti Fvg, Copagri Fvg, Confagricoltura Fvg, Fedagri-Confcooperative Fvg, Cia Fvg, Kmecka Zveza Ts, Legacoop Fvg e l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, durante la quale ha fornito una prima sintesi dei provvedimenti del decreto legge dedicati al comparto.
“Abbiamo settori in sofferenza con perdite secche per filiere quali il florovivaismo e l’agriturismo oltre a una diminuzione dei prezzi sul comparto delle carni e del lattiero caseario e stoccaggi di prodotto in stagionatura che restano in magazzino. Il decreto non chiarisce tutto. Ad oggi, non sono previste risorse sugli agriturismi – ha proseguito Zannier, come informa una nota Arc -. L’amministrazione regionale sta valutando di inserire nel Psr una misura specifica su questa filiera e su quella del florovivaismo e, a breve, dovrebbe uscire un provvedimento regionale in capo ad altre direzioni che prevede una contribuzione a fondo perduto per il quale potranno beneficiare anche gli agriturismi”.

Zannier ha stimato una perdita del 70% della produzione per il florovivaismo “circa 50milioni di perdita su 80 aziende in regione; sarà necessario capire quanti fondi saranno inseriti nella norma nazionale dedicata”. E’ in difficoltà, ha sottolineato ancora l’esponente della Giunta Fedriga, anche il settore del vino che soffre per la chiusura dell’Horeca. “Anche su questo comparto – ha aggiunto – verificheremo gli importi delle norme statali”.
L’assessore regionale ha ricordato anche la partita aperta con il Governo rispetto ai patti finanziari “su cui stiamo cercando di trovare un accordo rispetto agli importi che ci vengono chiesti come contributi straordinari. Ricordo che il Friuli Venezia Giulia non ha trasferimenti dallo Stato quindi le uniche entrate derivano dalla tassazione; se non abbiamo trasferimenti la prospettiva per il futuro è fosca“.
Fra gli articoli del provvedimento nazionale, Zannier ha citato la misura che prevede la compensazione parziale delle spese di stoccaggio e di stagionatura di prodotti trasformati del latte destinati al consumo fresco e per il settore carne destinati ad essere immessi in commercio mesi dopo la loro produzione. “Le anticipazioni a magazzino sono una formula interessante che danno una risposta immediata alla mancanza di liquidità”, ha commentato l’esponente dell’Amministrazione regionale.

Durante la carrellata degli articoli del decreto, l’assessore ha evidenziato l’istituzione del “fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi”, con una dotazione di 500 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’attuazione di interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura e la cosiddetta vendemmia verde che è una riduzione volontaria delle rese, che non deve essere inferiore del 20% e per la quale è prevista una dotazione di 100milioni di euro. Su questa misura si attendono ulteriori sviluppi.
Quanto al fondo di rotazione regionale, Zannier ha ribadito che sono già attive le misure di consolidi finanziari e anticipi di magazzino; i primi giorni di questa settima saranno attivi anche gli anticipi di conduzione. L’assessore ha concluso la videoconferenza invitando quindi a presentare subito le domande sulle misure attive per ottimizzare i tempi.

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In copertina, l’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.