Confagricoltura Fvg preoccupata per i rincari esagerati di gasolio ed energia. L’aumento dei fertilizzanti mette una seria ipoteca sulle semine primaverili

I primi segnali di aumento dei costi energetici dall’apertura del conflitto in Medio Oriente sono già palesi e potranno avere conseguenze in termini inflattivi sui consumi. Sul portafoglio delle famiglie i carburanti incidono per il 4%, l’energia per il 9,8%; sul carrello della spesa per il 20%. Nel settore primario si registra già una situazione di instabilità che, per vari motivi, sta interessando diversi comparti, e che ora si somma a significativi incrementi di prezzo per i fertilizzanti (urea) e i carburanti, aumentati rapidissimamente negli ultimi giorni.
«Siamo preoccupati – commenta il presidente di Confagricoltura Fvg, Nicolò Panciera di Zoppola Gambara – per l’escalation improvvisa dei prezzi dei combustibili e dei prodotti energetici, nonché dei fertilizzanti, che hanno raggiunto punte ingiustificate di oltre il 30% anche in seguito alle decisioni europee antecedenti il conflitto in Medio Oriente. Questo accade, tra l’altro, in una fase in cui si sta avviando la campagna di produzione». Un aggravarsi della guerra provocherebbe ulteriori aumenti delle quotazioni del petrolio, con effetti indiretti sui costi energetici e logistici e, conseguentemente, sui prezzi dei fertilizzanti.
I rincari, nonostante gli sforzi da parte delle imprese, potrebbero avere effetti sul quadro dei prezzi portando a un’inflazione da costi, come accaduto qualche anno fa. Le aziende agricole, tuttavia, – evidenzia Confagricoltura Fvg – sono il primo anello della filiera e potrebbero non essere in grado di trasferire a valle i maggiori oneri. Anche relativamente a questo aspetto è importante l’analisi per verificare il rischio che le imprese agricole possano subire un calo di redditività e di competitività. Va ricordato, peraltro, che la legislazione nazionale prevede che la fissazione dei prezzi dei prodotti agricoli ceduti debba tenere conto dell’evoluzione dei costi.
Confagricoltura Fvg, quindi, invita a monitorare costantemente la situazione, ma anche a individuare eventuali interventi per riequilibrare le quotazioni di benzina e gasolio dopo la scelta dell’unificazione dei tassi di accisa. Non ultimo, a rivalutare il provvedimento del cosiddetto “DL Bollette”, che è stato concepito in un contesto del tutto diverso da quello attuale, con perturbazioni notevoli del prezzo dei beni energetici.

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In copertina, il rifornimento di un trattore con il gasolio agricolo.

Brugnera dedica un bagolaro alla biologa Rachel Carson leggendaria pioniera dell’impegno ambientalista e prima nella battaglia contro il Ddt in agricoltura

Omaggio alla “madre” dell’ambientalismo, la biologa e zoologa Rachel Carson, la prima a prevedere con forte anticipo gli effetti delle tecniche in agricoltura – come l’utilizzo del Ddt sulle coltivazioni, vietato anni dopo proprio grazie alla sua battaglia – e la prima a denunciare pubblicamente i danni inferti alla natura da fenomeni come la deforestazione e l’incontrollato intervento dell’uomo sull’ambiente. Stamane 5 marzo, a Brugnera, alle 10.30 nel Giardino della Biblioteca, un bagolaro sarà intitolato proprio alla memoria di Rachel Carson, aggiungendo così una nuova tappa al patrimonio culturale della “Foresta dei Giusti” del Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Brugnera, rientra nel vasto cartellone di incontri ed eventi “La memoria del legno”, in programma in vari centri del Friuli Venezia Giulia per iniziativa di Damatrà onlus e della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, capofila il Comune di Spilimbergo. Alla cerimonia di intitolazione, che vedrà la partecipazione del vicesindaco Silvia Piovesana e dell’assessore alla Cultura e Pari opportunità Paola Covre con gli alunni delle classi quarte e quinte delle primarie di Brugnera-Maron-Tamai, assieme alle rispettive insegnanti. La cerimonia è aperta alla partecipazione del pubblico, partner di riferimento è l’organizzazione internazionale no profit Fondazione Gariwo – La Foresta dei giusti. Info e dettagli damatra.com.
Solo dopo 16 anni dalla sua morte, Rachel Carson fu assegnataria della Medaglia Presidenziale della libertà, l’onorificenza civile più alta prevista negli Stati Uniti, e la sua appassionata ricerca della verità servì da modello nella lotta per la difesa dell’ambiente in tutto il mondo. Nata nel 1907 e morta nel 1964, Carson sin da giovanissima si era dedicata ad articoli e testi scientifici sul mondo marino che non raggiunsero il grande pubblico, per il difficile periodo storico in cui vennero pubblicati: quello degli anni ’30 e ’40. Raggiunse il successo nel 1951 con The sea around us (Il mare attorno a noi), rimasto per quasi due anni tra i best sellers del New York Times. A partire dagli anni ’50 la Carson si dedicò interamente alla scrittura. Il suo interesse si allargò presto allo studio delle coltivazioni e alla difesa di quel mondo naturale che tanto amava e che, come dichiarò, “veniva maltrattato senza che lei potesse fare nulla”. Iniziò così la sua campagna contro il Ddt, il cui risultato forse più importante e duraturo fu la capacità di aprire per la prima volta un dibattito sull’ambiente a tuttotondo, come insieme di correlazioni che non possono prescindere l’una dall’altra. Nel breve saggio Primavera silenziosa, che Al Gore definì “una pietra miliare dell’ambientalismo”, la Carson descrisse dettagliatamente i danni irreversibili all’ambiente e all’uomo causati dall’uso in agricoltura di pesticidi, sostanze inquinanti e cancerogene. Non solo, propose delle alternative biologiche all’avvelenamento del pianeta, basate sulla conoscenza degli organismi viventi. Per questo fu attaccata duramente dalle multinazionali della chimica, dalla comunità scientifica e dai media. Contro di lei fu montata una campagna di denigrazione molto brutale. Morì nel 1964 per un grave cancro al seno.

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In copertina, la biologa e zoologa Rachel Carson scomparsa nel 1964.

Decreto bollette, Confagricoltura sollecita modifiche per non penalizzare in Fvg un centinaio di impianti che producono biogas e biometano

L’Italia non può rinunciare a un’importante produzione elettrica rinnovabile al 100% nazionale, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che sta producendo forti aumenti dei prezzi del gas, in grado di limitare gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura. Lo ha ribadito Confagricoltura nell’audizione alla X Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati sul “Decreto Bollette” varato dal Governo.
Pur condividendo la necessità di individuare soluzioni per diminuire il costo dell’energia elettrica in Italia per imprese e cittadini, Confagricoltura evidenzia che occorre farlo gradualmente, intervenendo a più livelli e tenendo anche conto che l’investimento nelle rinnovabili ha effetti tangibili sulla decarbonizzazione e sulla sostenibilità del Paese. Il biogas e le biomasse contribuiscono per circa l’11% alla produzione elettrica rinnovabile.
In Friuli Venezia Giulia sono una novantina gli impianti a biogas con taglia media di 700 kW e sono alimentati soprattutto con prodotti agricoli poiché hanno una composizione più uniforme e ciò semplifica la gestione. La maggior parte degli impianti viene alimentato con un misto di reflui zootecnici e insilati di cereali. Nel corso degli ultimi anni i processi di digestione anaerobica hanno avuto un notevole sviluppo e numerose sono state le esperienze di utilizzo di differenti biomasse. Ad oggi sono utilizzabili liquami zootecnici, biomasse da colture dedicate, fanghi di depurazione, frazione organica dei rifiuti urbani, residui agricoli e rifiuti dell’industria agroalimentare. Gli impianti per la produzione di biometano sono, invece, una quindicina.
Non contrastare, ma valorizzare e sostenere le risorse locali. La situazione internazionale, anche in seguito ai recenti drammatici sviluppi bellici, impone il miglioramento dell’autosufficienza energetica valorizzando le risorse locali. L’articolo 5 del Decreto-legge, invece, non è in linea con questi obiettivi, poiché prevede la riduzione progressiva dei prezzi minimi garantiti (PMG) per la generazione elettrica a biogas, biomasse e bioliquidi a partire dal 2026 fino a un azzeramento dal 1° gennaio 2031. Il décalage per il meccanismo dei PMG introdotto con il Decreto cancella tutto il faticoso lavoro, anche da parte delle stesse amministrazioni pubbliche centrali, a tutela delle filiere agroenergetiche – ha sottolineato Confagricoltura –. Filiere che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria. Le proposte avanzate da Confagricoltura sul Decreto-legge si declinano in una serie di misure correttive all’articolo 5 che vanno nella direzione di un sostegno, e non di contrasto alla filiera delle agroenergie. Per Confagricoltura, insomma, è necessaria una profonda riflessione su quanto previsto dall’articolo in questione, non escludendo neanche il posticipo alla sua applicazione.

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In copertina, ecco un impianto di biogas realizzato in Friuli Venezia Giulia.

Il vino del futuro? Dovrà raccontare sempre più il suo territorio come ha ribadito un convegno di Assoenologi Fvg all’Istituto Tecnico Agrario di Cividale

(g.l.) Il vino del futuro dovrà sempre più raccontare il suo territorio, con un’impronta identitaria che lo renderà inconfondibile. Su questa importante, ma nel contempo affascinante domanda, è ruotato il convegno che si è tenuto, con una grande partecipazione, all’Istituto Tecnico Agrario di Cividale del Friuli, protagonisti gli esperti Luigi Moio e Graziana Grassini, e l’imprenditore vitivinicolo Nicola Manferrari. L’incontro è stato ospitato nell’aula magna del “Paolino d’Aquileia” con l’organizzazione di Assoenologi Fvg e la collaborazione dello stesso Ita, registrando una partecipazione numerosa e qualificata di enologi, enotecnici, produttori, insegnanti e le classi quarta, quinta e sesta di enologia dell’Istituto, alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Stefano Zannier. Titolo dell’incontro “La pulizia sensoriale come elemento di promozione dell’identità territoriale, perché il vino del futuro si riconosce ad occhi chiusi”.

Al centro del confronto un tema cruciale per il comparto vitivinicolo contemporaneo: appunto, la pulizia sensoriale come condizione indispensabile per far emergere l’identità territoriale dei vini. Nel suo intervento, il professor Luigi Moio – ordinario di enologia all’Università di Napoli, esperto di analisi sensoriale nonché autore di numerosi testi di riferimento – ha ribadito con forza che la tecnica deve essere al servizio del territorio e non sostituirlo. Eliminare i difetti — che tendono a standardizzare i vini rendendoli simili in ogni parte del mondo — significa restituire spazio all’espressione autentica del luogo. Solo attraverso una rigorosa pulizia sensoriale è possibile permettere alle caratteristiche identitarie di emergere con chiarezza. Per cui è uscito un messaggio netto: il futuro del vino non è nella standardizzazione, ma nella riconoscibilità.
L’enologa Graziana Grassini, consulente di fama internazionale, ha, invece, sottolineato come la componente aromatica rappresenti l’anima identitaria di un vino. La frazione profumata va preservata con attenzione e competenza, perché è proprio attraverso il profumo che un territorio si racconta e si distingue. Di grande interesse anche la testimonianza del vitivinicoltore Nicola Manferrari, che ha condiviso la propria esperienza aziendale: una scelta compiuta anni fa, quella di valorizzare le differenze tra le diverse aree vitate attraverso l’utilizzo mirato di lieviti selezionati, trasformando tale approccio in un elemento distintivo di comunicazione e identità.
La tavola rotonda, vivace e partecipata, è stata condotta con precisione tecnica e sensibilità professionale dall’enologo e sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Michele Leon, che ha saputo guidare il confronto con domande puntuali e stimolanti, mentre i lavori erano stati introdotti dal presidente dei tecnici della vite e del vino, Matteo Lovo. L’incontro era inserito in un percorso più ampio promosso appunto da Assoenologi Fvg, volto a rafforzare la centralità dell’identità territoriale come leva strategica per la promozione del vino regionale. Fondamentale in questo cammino è il ruolo della formazione, per cui la collaborazione con l’Istituto Tecnico Agrario di Cividale testimonia la volontà di costruire un dialogo costante tra mondo professionale e nuove generazioni di tecnici del vino.
L’ampia partecipazione e la qualità degli interventi confermano come il tema dell’identità di un vino, oggi più che mai, rappresenti una priorità culturale oltre che economica. Perché il vino del futuro, come è stato ricordato durante l’incontro, sarà quello capace di raccontare il proprio territorio con precisione, eleganza e riconoscibilità. Un vino che si riconosce, davvero, ad occhi chiusi.

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In copertina, il professor Luigi Moio con l’enologa Graziana Grassini; all’interno, immagini del convegno aperto dal saluto di Matteo Lovo, presidente di Assoenologi Fvg, presente un foltissimo uditorio.

Il Carso goriziano, triestino e sloveno laboratorio europeo di biodiversità: le comunità come tutelano gli ecosistemi?

La tutela della biodiversità e la risposta ai cambiamenti climatici rappresentano oggi una delle principali sfide strategiche per l’Europa. In questo scenario il Carso, territorio fragile e straordinariamente ricco dal punto di vista ambientale che si distende tra Trieste, Gorizia e le aree confinarie della Slovenia, diventa un laboratorio transfrontaliero di sperimentazione e buone pratiche grazie al progetto Kras4Us cofinanziato dal Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia 2021–2027.

Aleš Pernarčič


Azioni pilota, monitoraggi scientifici, nuovi modelli di gestione sostenibile: la mission del progetto è costruire strumenti concreti per la tutela del Carso transfrontaliero, coinvolgendo attivamente comunità locali, agricoltori e operatori del territorio. A guidare questo percorso una partnership composta da Gal Carso – Las Kras con Università del Litorale, BirdLife Slovenia e l’Autorità governativa slovena. Tra le attività aperte al pubblico spiccano le Serate biologiche, incontri di divulgazione scientifica con esperti del settore. Il prossimo appuntamento è in programma mercoledì 4 marzo alle 19.00 con il talk online del direttore di Gal Carso – Las Kras, Aleš Pernarčič (link Zoom: https://bioloski-veceri.famnit.upr.si/sl/program/), che approfondirà il ruolo attivo della popolazione locale nel mantenere alto il livello di biodiversità del Carso triestino e goriziano.
Tra i territori più ricchi e complessi dell’area italo-slovena, il Carso custodisce 23 habitat di interesse comunitario (di cui 5 prioritari), 6 specie vegetali di interesse comunitario – comprese specie endemiche – e 27 specie animali, esclusi gli uccelli. Un vero “mosaico” dove ambienti diversi si alternano e si integrano, dando vita a un sistema tanto prezioso quanto vulnerabile. «Proteggere e implementare la biodiversità del Carso rappresenta una sfida che riguarda tutti e può essere vinta solo con il pieno coinvolgimento di enti pubblici, soggetti privati, agricoltori e comunità locali, con il supporto di ricercatori ed esperti», sottolinea Aleš Pernarčič. «La gestione sostenibile del territorio non è solo una priorità ambientale, ma una responsabilità condivisa che richiede modelli partecipati e visione a lungo termine».
Preservare questa ricchezza significa tutelare l’identità stessa del territorio e costruire un equilibrio possibile tra natura, comunità ed economia, principi fondanti del progetto Kras4Us. Nel corso dell’incontro Pernarčič approfondirà temi centrali come la protezione dei siti degradati, la tutela degli habitat seminaturali — in particolare le aree agricole — e la creazione e il mantenimento dei corridoi ecologici, strumenti essenziali per garantire continuità ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici. Kras4Us proseguirà con ulteriori incontri con esperti — il prossimo il 18 marzo — e con attività esperienziali aperte al pubblico durante la primavera, in fattorie e agriristori del Carso triestino e goriziano. Tutte le informazioni sono disponibili sui canali social di Gal Carso / Las Kras, Trieste Green e sul sito ita-slo.eu

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In copertina, panoramica su un tipico ambiente del Carso triestino.

Il Pinot grigio Doc delle Venezie sarà “official wine” di Vinitaly & The City in aprile nel cuore di Verona

Il Pinot grigio Doc delle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto) sarà l'”official wine” di Vinitaly & The City 2026, il fuori salone della più attesa fiera del vino italiana che ogni anno trasforma il centro storico di Verona in una grande vetrina internazionale. Una collaborazione che segna un passaggio chiave nella strategia del Consorzio, con un presidio culturale e promozionale capace di tenere insieme reputazione, territorio e grande pubblico, proprio nei giorni in cui Vinitaly accende i riflettori mondiali sul vino italiano.


Sarà dunque l’iconico bianco del Nordest a firmare il brindisi inaugurale della manifestazione, in programma il 10 aprile prossimo, e a essere protagonista fino al 12 aprile sotto la Loggia di Fra Giocondo e in Piazza dei Signori, nel cuore della città scaligera, dove la Doc delle Venezie incontrerà operatori, stampa e wine lover nel momento di massima attenzione internazionale sul vino italiano. La presenza a Vinitaly & The City si traduce in un presidio ad alta visibilità pensato per raccontare, attraverso degustazioni e incontri, lo stile distintivo del Pinot Grigio Doc delle Venezie e il suo legame con il Nordest, rafforzando la riconoscibilità della Doc in una cornice autorevole. L’iniziativa si inserisce nel percorso di promozione responsabile portato avanti dal Consorzio – anche attraverso collaborazioni come con il Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano, Fondazione Symbola e Wine in Moderation – e che potenzia il suo ruolo nella valorizzazione del territorio e dell’enoturismo, in linea con l’evoluzione del quadro europeo in tema di Indicazioni Geografiche.
«Questa partnership rappresenta per il Consorzio una scelta strategica di posizionamento: vogliamo consolidare il valore identitario della denominazione e rafforzarne il percepito sui mercati attraverso contesti di alto profilo istituzionale – afferma Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc delle Venezie e continua –, essere “official wine” di Vinitaly & The City ha una doppia valenza: da un lato accresce il prestigio della Doc, dall’altro afferma il nostro legame con il territorio del Triveneto, dove Verona rappresenta una delle città più iconiche e visitate al mondo per bellezza, arte e patrimonio storico-artistico. In un momento in cui i riflettori del mondo sono puntati sul vino italiano il Pinot Grigio Doc delle Venezie si propone come bandiera di un sistema produttivo integrato, dinamico e responsabile, capace di coniugare numeri, qualità e certificazione».
Una visione che poggia su una dimensione unica: Pinot grigio Doc delle Venezie è la prima denominazione italiana per estensione e il primo vino bianco fermo italiano per export, oggi il Pinot grigio più consumato al mondo. La Doc rappresenta la filiera produttiva di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento, il più grande modello di integrazione interregionale del Paese, con 27.000 ettari di vigneto potenziale, il 43% del Pinot grigio mondiale e l’85% di quello nazionale, una produzione annua di circa 230 milioni di bottiglie e una filiera composta da 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento: numeri che testimoniano la portata sistemica della Denominazione e la responsabilità che essa esprime sui mercati internazionali.
«La promozione istituzionale è innanzitutto finalizzata a rafforzare riconoscibilità e distintività: far emergere con chiarezza ciò che rende unica la nostra denominazione e comunicare i valori, la qualità e l’autenticità della Doc delle Venezie – afferma Stefano Sequino, direttore del Consorzio –. E in tal senso la partnership con Vinitaly & The City è un’occasione preziosa per raggiungere un pubblico ampio e trasversale che potrà trovare e degustare in Piazza dei Signori, all’interno della nostra enoteca, una ricca selezione di etichette rappresentative dello stile unico del Pinot grigio Doc delle Venezie: un vino fresco, moderatamente alcolico e versatile, adatto a tutte le occasioni di consumo, capace di interpretare in chiave contemporanea i valori della convivialità e della cultura enogastronomica italiana».
Il Consorzio sarà inoltre nuovamente presente anche a Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati in programma a Verona dal 12 al 15 aprile,con il proprio spazio espositivo (pad. 5/F2) come punto di riferimento per operatori e stakeholder: un luogo pensato per raccontare il territorio viticolo delle tre aree, orientare i professionisti tra le imprese associate e far conoscere, attraverso un’ampia selezione di etichette in degustazione, lo stile distintivo e contemporaneo del Pinot grigio Doc delle Venezie.

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In copertina, il Pinot grigio della Doc delle Venezie nelle classiche lavorazioni in bianco e in ramato.

Vigneto Fvg, vino del futuro sempre più legato al suo territorio: convegno Assoenologi oggi all’Agrario di Cividale

(g.l.) Importante convegno stamane all’Istituto Agrario di Cividale con obiettivo puntato sulla vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia. “La pulizia sensoriale come elemento distintito dell’identità territoriale, perché il vino del futuro si riconosce ad occhi chiusi” è, infatti, il tema dell’incontro tecnico che vedrà protagonista la sezione Fvg di Assoenologi guidata da Matteo Lovo in collaborazione con il “Paolino d’Aquileia” che, come è noto, da molti anni offre anche la specializzazione enologica. L’invito, oltre che ai tecnici della vite e del vino, è infatti rivolto in primo luogo proprio agli studenti dell’Istituto. Il convegno si terrà dunque nell’aula magna con inizio alle 9.30.

Matteo Lovo

Interverranno il professor Luigi Moio, ordinario di enologia all’Università di Napoli, esperto di analisi sensoriale e autore di numerosi testi di riferimento, tra cui “Il respiro del vino”, e Graziana Grassini, consulente enologa di fama internazionale. La mattinata incentrata sul Vigneto Fvg sarà così dedicata ad un approfondimento tecnico e culturale sul ruolo della pulizia sensoriale e della riconoscibilità olfattiva come elementi chiave nella costruzione e nella comunicazione dell’identità territoriale del vino.
«L’incontro – anticipa il presidente Lovo – si articolerà in una “lectio” introduttiva sulle tecniche enologiche che mettono in risalto o deprimono l’identità territoriale, alla quale seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto approcci scientifici, esperienze produttive e visioni enologiche, con l’obiettivo di riflettere sul vino del futuro: un vino sempre più riconoscibile, coerente e profondamente legato al proprio territorio».

Cividale, EnoArmonie invita domenica sui Colli orientali del Friuli con il pianista Andrea Bacchetti e l’Orchestra Busoni

“Capolavori e basta” domenica prossima a Spessa di Cividale. Un vero e proprio cambio di programma ha dato vita a questo sorprendente titolo di EnoArmonie, affascinante tour musicale-enologico giunto alla ventesima edizione. Alcuni nomi di primo rilievo nel calendario della prestigiosa rassegna si riuniscono per un appuntamento unico nel suo genere e tra i più attesi. Fa tappa infatti all’azienda Monviert, sui Colli orientali del Friuli, la rassegna curata dall’Associazione Musicale Sergio Gaggia di Cividale – guidata da Andrea Rucli –  che quindi stavola “gioca” in casa. E a Spessa, l’1 marzo alle ore 18, arrivano tre grandissime composizioni.

L’Orchestra Busoni con il maestro Belli.

A “rapire” il pubblico saranno il concerto di Haydn in re maggiore, il concerto Kv488 di Mozart e la “Musica notturna nelle strade di Madrid” di Luigi Cherubini. Un programma nato dall’incontro tra il pianista Andrea Bacchetti e la Nuova Orchestra Ferruccio Busoni, diretta da Massimo Belli. E a fare da narratore attraverso le note sarà Guido Barbieri, musicologo e drammaturgo, una delle voci più apprezzate di Rai Radio 3 e amico di EnoArmonie da lunga data. A lui il compito di intrecciare la musica con i vini, come da tradizione della kermesse, forniti questa volta direttamente dall’azienda ospitante.

Andrea Bacchetti

EnoArmonie, rassegna culturale curata dall’Associazione Musicale Sergio Gaggia, si avvale del supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e di Io Sono Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, i vigneti di Spessa sui Colli orientali del Friuli che faranno da scenario a EnoArmonie di domenica.

Sviluppo rurale, la Regione Fvg aumenta l’anticipo ai beneficiari di tre bandi a sostegno della liquidità delle imprese

La Regione Friuli Venezia Giulia ha appena deliberato (Dgr n. 212) un aumento che porta dal 30 al 50 la percentuale di anticipo dei tre bandi dello Sviluppo rurale Fvg Ps Pac 23-27, ovvero SRD01, SRD02, SRD03. Una variazione che si basa sul Regolamento UE 2021/2116 (Parag. 3 / Art. 44), nel quale si prevede che “gli Stati membri possono decidere di versare anticipi fino al 50% nell’ambito degli interventi di cui agli articoli 73 e 77 del reg (UE) 2021/2115”, tra cui rientrano anche gli interventi oggetto dei citati bandi regionali.
Lo Sviluppo Rurale Fvg ha dunque colto questa opportunità di modifica resasi necessaria anche alla luce delle crescenti esigenze di liquidità manifestate dalle imprese agricole, determinate dal perdurare di conflitti militari a livello globale, dal verificarsi di condizioni meteorologiche avverse e di eventi climatici eccezionali, nonché dai continui aumenti dei prezzi dei fattori di produzione e dell’inflazione, a fronte di prezzi relativamente bassi dei prodotti agricoli di base. Si sottolinea che la modifica riguarda gli articoli 19 dei bandi SRD01 (DGR 1811/2023), SRD02 (DGR 2086/2023) e SRD03 (DGR 1772/2024), ormai scaduti ma i cui progetti sono in corso. Obiettivo dei tre bandi è quello di accompagnare le imprese agricole in una fase di trasformazione che richiede investimenti concreti, maggiore efficienza nell’uso delle risorse e nuove opportunità di reddito. Le misure incidono infatti su tre ambiti strategici e complementari: ammodernamento e competitività aziendale, gestione sostenibile della risorsa idrica e diversificazione delle attività. La dotazione complessiva è pari a 37 milioni di euro, di cui 30 milioni destinati al bando SRD01, 4 milioni al bando SRD02 e 3 milioni al bando SRD03.

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Il Valore agricoltura

«Con l’approvazione del Programma valore agricoltura per il 2026, la Regione mette in campo risorse per oltre 5,4 milioni di euro con l’obiettivo di potenziare la competitività, la redditività e la sostenibilità ambientale delle nostre imprese agricole. Si tratta di un piano organico di investimenti mirati a favorire l’innovazione tecnologica, la transizione energetica e il miglioramento delle condizioni di lavoro, sostenendo al contempo la multifunzionalità del settore». Lo ha comunicato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier (nella foto) illustrando i contenuti della delibera approvata dalla Giunta Fedriga che definisce le linee d’azione per l’annualità 2026 del Programma valore agricoltura (Pva), in attuazione della legge di stabilità 2025. L’intervento dispone di uno stanziamento complessivo di 5.490.000 euro e individua 13 interventi prioritari suddivisi tra i comparti zootecnico, orticolo, del vivaismo viticolo, frutticolo, viticolo e pataticolo. Nel dettaglio, per il settore zootecnico sono previsti contributi per l’automazione dei processi, il miglioramento del benessere animale (anche per l’allevamento di conigli) e l’efficientamento delle malghe, con una specifica linea di finanziamento dedicata alle imprese condotte da giovani agricoltori. Sul fronte delle colture, il piano sostiene l’innovazione nell’orticoltura, includendo tecniche avanzate come l’acquaponica, l’idroponica e l’aeroponica, e la promozione della filiera pataticola e della frutticoltura in zona montana. «Il Programma – ha aggiunto Zannier – guarda con attenzione anche alla protezione delle colture, attraverso il sostegno per l’acquisto di macchinari antigelo e antibrina, e alla diversificazione del reddito agricolo, incentivando le imprese agrituristiche a investire in strutture ricettive ecocompatibili come il glamping e le bio-costruzioni». Tra le novità, figura anche un intervento per coprire i costi di certificazione dei crediti di carbonio sostenuti dalle aziende. L’attuazione del Programma avverrà tramite successivi bandi regionali che definiranno nel dettaglio le modalità di accesso ai contributi. La delibera prevede inoltre che eventuali risorse aggiuntive potranno essere impiegate sia per incrementare i fondi delle linee già attivate, sia per finanziare nuovi interventi.

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«Con l’incremento portato al 50% dell’anticipo ai beneficiari di questi tre bandi – spiega l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ittiche e forestali, Stefano Zannier –, la Regione offre strumenti operativi e di sostegno alle esigenze molto concrete manifestate dalle aziende: disporre di maggiore liquidità per investire e restare competitive, migliorare l’efficienza irrigua e ampliare le fonti di reddito. Si tratta di un intervento organico che coglie le opportunità offerte dal regolamento comunitario puntando a sostenere la tenuta economica del nostro comparto agricolo e, al contempo, ad accompagnarne l’evoluzione in chiave sostenibile».
Il bando SRD01 sostiene gli investimenti produttivi per la competitività delle aziende agricole, con spese ammissibili comprese tra 30 mila e 1,5 milioni di euro. Il contributo è in conto capitale con aliquota ordinaria del 40%, elevabile al 60% per i giovani agricoltori e, in specifici casi previsti dal bando, anche per le aziende che operano prevalentemente in aree svantaggiate. Il bando SRD02 è rivolto agli investimenti irrigui finalizzati a migliorare le prestazioni ambientali e climatiche delle aziende e a favorire un uso più efficiente dell’acqua, anche in relazione al benessere animale. La spesa ammissibile per domanda va da 20 mila a 350 mila euro. Il contributo è pari al 60%, elevabile al 75% per i giovani agricoltori in possesso dei requisiti previsti. Il bando SRD03 finanzia la diversificazione in attività non agricole, comprese le attività agrituristiche previste dagli allegati di bando, con l’obiettivo di rafforzare la multifunzionalità delle imprese. Il contributo è in conto capitale, con un’alienazione del 40%, elevabile al 60% per i giovani agricoltori. L’aiuto è concesso in regime “de minimis”, con un tetto massimo di 300 mila euro nell’arco di tre anni per impresa unica.

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In copertina, panoramica su un paesaggio rurale in Friuli Venezia Giulia.

Vigneto Fvg, oltre 5,5 milioni di euro per sostenere competitività e rinnovamento. A Trieste Vitae 26 Gran Galà dei vini Top

«Con oltre 5,5 milioni di euro sosteniamo la competitività e il rinnovamento del comparto vitivinicolo regionale, garantendo continuità agli interventi e procedure più snelle ed efficaci», ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, dopo l’approvazione in Giunta delle disposizioni che disciplinano l’applicazione del regime di sostegno comunitario alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti dalla campagna 2026/2027. Il provvedimento dà attuazione all’articolo 58 del regolamento (Ue) 2021/2115, nell’ambito del Commissione europea relativo alla Pac 2023-2027, e si inserisce nel quadro del Piano Strategico Nazionale approvato a fine 2022. Per la misura, alla Regione Friuli Venezia Giulia sono assegnate risorse pari a 5.518.039 euro per la campagna 2026/2027, a valere sulla dotazione nazionale di 323.883.000 euro annui destinata al settore vitivinicolo.
Con questa delibera della Giunta Fedriga vengono, dunque, approvati disposizioni, indirizzi e criteri per l’accesso agli aiuti destinati al Vigneto Fvg, mentre un successivo decreto del direttore del Servizio competente definirà il bando con le regole operative. In particolare, sono predeterminati i soggetti beneficiari, la superficie minima oggetto di intervento ed eventuali deroghe, le attività ammissibili, l’entità dell’aiuto, la dotazione finanziaria con il relativo riparto tramite graduatoria e i criteri di attribuzione dei punteggi. La novità procedurale, prevista dalla legge regionale 7/2025, sostituisce il precedente strumento regolamentare con la modalità della delibera di Giunta e successivo bando, con l’obiettivo di rendere più rapido ed efficiente l’accesso agli incentivi per le imprese vitivinicole.

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«Il vino non è solo qualità, ma un modello di sviluppo che coniuga sostenibilità e storia: in ogni bottiglia c’è l’identità del nostro territorio e la tutela dell’ambiente passa anche attraverso la salvaguardia delle superfici agricole di pregio», ha affermato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, all’energia e allo sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, intervenendo a Trieste alla manifestazione “Esperienze di Vitae 2026 – Gran Galà dei vini Top». L’appuntamento è stato proposto al Generali Convention Center e ha celebrato l’eccellenza enologica regionale riunendo un centinaio di aziende selezionate dall’Associazione italiana sommelier – presente il vicepresidente Ais nazionale Marco Aldegheri – per gli altissimi punteggi raggiunti nella guida nazionale.
Scoccimarro ha rimarcato come il settore vitivinicolo rappresenti un pilastro che unisce cultura, turismo ed economia, sottolineando che «investire nella terra non è solo un business, ma un atto di tutela del territorio: è fondamentale evitare l’utilizzo delle aree agricole per scopi diversi dalle coltivazioni d’eccellenza». L’assessore ha, inoltre, evidenziato che, nonostante le complessità dello scenario internazionale, la Regione Fvg resta ottimista e pronta a vincere le sfide globali puntando sulla professionalità e sulla visione dei propri produttori. Esprimendo grande soddisfazione per la crescita della manifestazione e ricordando lo straordinario valore dei vini del Carso e della zona del Prosecco che arricchiscono l’offerta del territorio, Scoccimarro ha confermato che l’Amministrazione regionale continuerà a sostenere attivamente tutti gli investitori e le iniziative volte a promuovere la qualità e la storia del Friuli Venezia Giulia.

La stalla dei Principi di Porcia e Brugnera ad Azzano Decimo (355 bovini) è la prima in regione certificata Sqnba e figura tra le 100 leader in Italia: eccellente traguardo

La società agricola Principi di Porcia e Brugnera, di Azzano Decimo, è la prima azienda zootecnica del Friuli Venezia Giulia (e una delle prime 100 in Italia) a ricevere la certificazione volontaria Sqnba (Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale), secondo i criteri definiti, nel 2022, dal Ministero dell’agricoltura (Masaf). Un traguardo di eccellenza raggiunto grazie al lavoro condiviso tra proprietà, dirigenti aziendali, tecnici dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia e dell’Organismo di controllo Ifcq di San Daniele che ha firmato la certificazione.


«Conosciamo da molti anni l’impegno della Principi di Porcia verso la sostenibilità e il costante miglioramento dedicato al benessere animale della loro mandria – spiegano il direttore dell’Associazione, Marco Bassi, e il tecnico, Claudio Pasquini -. Il raggiungimento della certificazione non è indubbiamente alla portata di tutte le aziende, ma alla stalla azzanese sono stati sufficienti alcuni interventi innovativi per mettersi in linea con tutti i 51 parametri richiesti dal protocollo “bovini da latte in stalla”, nonostante il raggiungimento dell’Sqnba non preveda alcun riconoscimento economico o, come in questo caso dove non siamo in presenza di pascolo a disposizione delle bovine, nemmeno di premi europei».
«La nostra azienda è organizzata, storicamente, per le produzioni diversificate, con la stalla al centro – aggiunge il direttore, Andrea Quellerba -. L’economia circolare che abbiamo implementato anno dopo anno, si riflette indubbiamente sulla sostenibilità ambientale, ma anche su quella economica perché se gli animali stanno bene, sono più sani, producono meglio e di più. Ora, la certificazione rede maggiormente trasparenti tali risultati».
L’azienda azzanese si sviluppa su quasi 900 ettari di superficie, con terreni dislocati in sette Comuni diversi. I seminativi (con foraggi, cereali e leguminose) occupano 550 ettari e producono circa il 70% della razione alimentare delle vacche (che, a loro volta, con le deiezioni, alimentano l’impianto a biogas dal quale si ricava anche la sostanza organica distribuita sui campi). Poi ci sono 60 ettari dedicati alla coltivazione di noci 30 ettari a pioppeto e 145 ettari di vigneto, gestiti a basso impatto ambientale secondo il protocollo ministeriale Viva. Con biogas, idroelettrico e solare, l’azienda è autosufficiente dal punto di vista energetico.
La stalla ospita 355 capi bovini, con 190 vacche in produzione dalle quali vengono munti 2.200.000 litri di latte l’anno. Con il lavoro sul miglioramento del benessere animale, passando semplicemente dalla gestione della lettiera permanente al sistema a cuccette, tra l’altro, si è ottenuto un 8% in più di vacche in lattazione, un incremento del 7% di produzione di latte a capo e un 97% in più dei parametri di qualità del latte. «Confidiamo che la Principi di Porcia si trasformi in uno stimolante esempio anche per altre aziende regionali alle quali non mancherà, nel caso, il sostegno e la collaborazione di tutto lo staff tecnico dell’Associazione», è la conclusione di Bassi.

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In copertina e all’interno, bovine nella grande stalla, il direttore Andrea Quellerba, il titolare Guecello di Porcia e Claudio Pasquini; infine, il centro zootecnico.

Grandi Verticali del vino superstar! Percorso enogastronomico già a metà: nuova serata a Palazzolo dello Stella

Grandi Verticali del vino davvero superstar! Dopo l’esordio di successo in gennaio a San Dorligo della Valle e a Nimis, e dopo la recente tappa con i vignaioli di Moraro a Capriva del Friuli, prosegue infatti il programma che propone questa nuova, bellissima serie di tappe – in totale sono otto, per cui siamo già a metà cammino! – sul territorio regionale alla scoperta dei vini autoctoni in abbinamento ai sapori locali con l’organizzazione dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Come è noto, lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”, proprio per raccontare come i partecipanti possano scoprire insoliti e speciali abbinamenti enogastronomici.
Prossimo appuntamento, assieme alla Città del Vino di Palazzolo dello Stella che ha scelto come location la Tenuta Aganis, giovedì 26 febbraio alle 19.30. Il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino, ha dato come titolo alla serata “Una terra che guarda le montagne con alle spalle il mare e viceversa”. I vini delle cantine Ca Modeano, Mr Bio e Isola Augusta incontreranno le proposte dei produttori del Pesce della Valle del Lovo, le Fornaci del Zarnic con le sue orticole e i lievitati di Gorgo di Latisana. Un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg, in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e il gruppo no profit Degustare in compagnia. Ci sono ancora alcuni posti disponibili (costo 35 euro a persona) per cui gli interessati sono invitati a contattare quanto prima la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina, prolocoaurisina@libero.it – telefono 348.5166126.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – sottolinea il coordinatore regionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini, che è anche vicepresidente nazionale dell’Associazione e vicesindaco di Buttrio – fa registrare sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. Le prime tappe hanno dimostrato come questo sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Con Palazzolo dello Stella andiamo alla scoperta di un’altra parte del nostro territorio regionale ricca di gusti».

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In copertina, un’immagine colta alla recente serata della Città del vino di Moraro a Capriva del Friuli.

Al Cefap Codroipo due corsi gratuiti per professionisti dell’innovazione agricola e della gestione agroalimentare

Nel prossimo mese di marzo il Cefap, a Codroipo, avvierà due nuovi percorsi IFTS rivolti a giovani e adulti che desiderano specializzarsi nel settore agro-alimentare, con un’attenzione concreta alle esigenze delle imprese e ai temi dell’innovazione e della sostenibilità. I corsi sono “Tecnico smart farming” e “Tecnico amministrativo e gestionale per l’impresa agroalimentare”: due qualifiche professionali post diploma pensate per rispondere ai fabbisogni di un settore in evoluzione, dove tecnologia, organizzazione e competenze trasversali fanno la differenza. I percorsi sono realizzati in collaborazione con: Fondazione Agrifood & Bioeconomy Fvg, Università degli Studi di Udine – DI4A, Associazioni di Categoria del settore agricolo e il Collegio Periti Agrari e Periti Agrari Laureati Fvg.
La partecipazione è gratuita grazie al Fondo Sociale Europeo Plus della Regione Friuli Venezia Giulia. È prevista inoltre un’indennità di frequenza fino a 2.800 euro per le persone disoccupate. Le lezioni si svolgeranno presso la sede CeFAP di Codroipo (vicolo Resia 3) e sono rivolte a occupati o disoccupati, in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o diploma di istruzione e formazione professionale. Entrambi i percorsi hanno una durata complessiva di 800 ore, suddivise in 400 ore di formazione tra aula e laboratorio e 400 ore di stage in azienda, per favorire un collegamento diretto tra teoria e pratica e accompagnare i partecipanti in un’esperienza formativa fortemente orientata al mondo del lavoro.
Il percorso di Tecnico smart farming forma una figura specializzata nell’utilizzo di strumenti digitali applicati ai diversi settori di produzione agricola, in grado di utilizzare sistemi di monitoraggio, sensoristica e software di analisi dei dati per supportare le decisioni aziendali, contribuendo a migliorare l’organizzazione del lavoro, l’efficienza nell’uso delle risorse e la sostenibilità delle attività produttive. Il percorso integra anche competenze in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, con la possibilità di conseguire l’abilitazione per operare in qualità di ASPP/RSPP.
Il percorso di Tecnico amministrativo e gestionale per l’impresa agroalimentare, invece, prepara una figura capace di supportare le imprese nella gestione amministrativa, contabile e organizzativa, con particolare attenzione alle specificità del comparto agricolo e alimentare. La formazione comprende elementi di contabilità, gestione documentale, adempimenti fiscali e utilizzo di strumenti digitali, oltre ad attività legate al controllo dei costi, all’analisi dei dati economici e al supporto ai processi decisionali.

Le iscrizioni sono ancora aperte e possono essere effettuate sul sito www.cefap.fvg.it
Per informazioni: Tel. 0432 821111; e-mail: a info@cefap.fvg.it

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In copertina, la sede del Cefap di Codroipo dove sono previsti nuovi corsi.

Crisi del latte, per Confagricoltura Fvg sono sempre più necessari un’azione collettiva e un Piano straordinario in Ue

L’attuale scenario del mercato lattiero-caseario dell’Ue manifesta i segnali inequivocabili di una crisi profonda, caratterizzata da uno squilibrio strutturale tra un’offerta in costante crescita e una domanda che non riesce ad assorbire le eccedenze. Il settore sta affrontando una fase di forte volatilità che mette a rischio la tenuta sociale ed economica delle aree rurali. Una fase del tutto imprevista che ha interrotto quella positiva registrata dopo la soppressione delle quote latte e che ha portato, dal 2016, a positivi risultati economici per tutte le imprese, a testimonianza che evidentemente sinora hanno operato bene portando valore alla filiera tutta.
«Le misure proposte dalle istituzioni sono positive a partire dalla disponibilità di Ice sui mercati internazionali per favorire l’export poi l’azione del Ministero sul fronte della comunicazione e promozione dei consumi a partire dallo schema “latte nelle scuole” e delle proposte per i bandi indigenti e per il Piano straordinario a livello Ue». Così il presidente di Confagricoltura Fvg Nicolò Panciera che prosegue: «Su questo fronte è opportuno agire anche perché i problemi del comparto partono dalla maggiore produzione europea: si può iniziare utilizzando i fondi della riserva di crisi del bilancio Ue. È tuttavia opportuno, che l’azione sia collettiva e che non sia solo l’Italia a ridurre il proprio potenziale produttivo, ma si deve intervenire in tutti i Paesi dove ci sono stati incrementi eccessivi di produzione». Confagricoltura Fvg, infine, richiama la necessità di agire come sistema di filiera che deve coinvolgere responsabilmente tutti e sempre. Una sottolineatura d’obbligo visto che, in questa fase, non tutti hanno rispettato gli impegni assunti a dicembre e ciò ha contribuito ad accrescere le difficoltà del mondo allevatoriale associato che sta soffrendo particolarmente la congiuntura negativa di mercato».

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Allevatori a Codroipo

Con l’Associazione Allevatori Fvg al via le proposte formative per le aziende. L’appuntamento, come già annunciato, è fissato per stamane, 19 febbraio, alle ore 10.30, nella sede di Codroipo, con un approfondimento sul tema: “Il valore dei dati in azienda. Dall’informazione alla decisione consapevole”. L’intervento principale sarà tenuto dal veterinario Alessio Valenza. Mercoledì 4 marzo, sempre a Codroipo, sarà invece la volta dell’intervento dell’agronomo Michele Campiotti che, a partire dalle 10.30, relazionerà sul tema: “Gestione del personale nell’azienda zootecnica. Strumenti e strategie per l’efficienza produttiva”. Infine, a Tolmezzo, presso la sede della Comunità di montagna, mercoledì 15 aprile, Carlo Sgoifo Rossi, dell’Università di Milano, a partire dalle ore 10.30, proporrà un approfondimento su: “Criticità e opportunità dell’allevamento vacca-vitello”, una delle forme più naturali e sostenibili dell’allevamento bovino, ma anche una delle più complesse da gestire. Info: 0432.824211, e-mail: segreteria@aafvg.it

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«In ambito europeo, infatti, si è registrata – aggiunge il presidente di Confagricoltura Fvg – una produzione pari a 135.253 migliaia di tonnellate fino a novembre 2025 a fronte di una produzione, fino a novembre 2024, di 133.712 migliaia di tonnellate con un incremento particolarmente evidente nei mesi estivi ― quando solitamente la produttività è calante ― e un aumento ancora più significativo nel mese di ottobre rispetto a quanto si verificava un anno prima (+5,1%). Diversi sono i fattori che aiutano a comprendere questa situazione: i prezzi elevati del latte hanno sostenuto la produzione almeno fino all’inizio dell’autunno in tutta Europa; le condizioni meteorologiche favorevoli hanno consentito una maggiore disponibilità e una migliore qualità dei foraggi; le problematiche sanitarie legate alla diffusione della blue tongue hanno ritardato i parti contribuendo all’aumento delle consegne di latte in estate e all’inizio di questo autunno; il calo delle macellazioni Ue di vacche a fine carriera (-14% nel periodo gennaio-novembre 2025) ha contribuito all’aumento della produzione di latte. Conseguentemente, a partire in particolare dal mese di settembre 2025, il prezzo del latte crudo alla stalla nell’Ue-27 è cominciato a scendere progressivamente da 53,38 euro/q sino ad arrivare al prezzo critico di euro 49,38 euro/q nel mese di dicembre 2025 con ulteriori diminuzioni nel mese di gennaio 2026. È necessario che la Commissione Europea predisponga un Piano straordinario per il latte: ne va della sostenibilità economica delle imprese lattiero-caseari».

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In copertina, la lavorazione del latte in un caseificio del Friuli Venezia Giulia.

Al Cefap di Paluzza nuove opportunità con il corso agroforestale in quattro anni

Il Cefap presenta un rinnovato corso quadriennale nella sua sede di Paluzza, in ambito Agroforestale, per rispondere alle esigenze delle aree montane e alle nuove sfide del settore boschivo. Il corso si basa sull’esperienza ultraventennale nella formazione dopo le scuole medie di giovani in tale ambito ed è così strutturato: al termine dei primi tre anni gli studenti conseguono una qualifica professionale, mentre il quarto anno consente di ottenere il diploma professionale e di accedere all’esame di Stato per il Diploma di maturità o, in modo diretto, all’Its Academy. Il percorso forma una figura strategica per la gestione e la valorizzazione delle aree montane. Grazie a una solida formazione pratica e tecnica, l’operatore interviene nelle aree forestali nel rispetto dell’ambiente, contribuisce alla tutela del patrimonio boschivo, realizza interventi di recupero dei siti naturali, si occupa del taglio e del trasporto del legname e supporta la produzione e valorizzazione dei prodotti agricoli montani.
«La formazione è fondamentale a tutti i livelli e investire sui più giovani significa anche contrastare lo spopolamento delle aree montane – sottolinea Umberto Daneluzzi, direttore di Confagricoltura Fvg –. La gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale è centrale anche per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. L’esperienza della vicina Austria dimostra come investimenti strutturati in formazione e gestione forestale possano generare ricadute positive e modelli di sviluppo di qualità economicamente sostenibili».

Percorso professionalizzante – Il rinnovato percorso formativo si caratterizza per un forte orientamento pratico e professionalizzante. La durata complessiva di quattro anni è accompagnata da una rete di collaborazioni con il Servizio foreste regionali, il Cesfam – Centro Servizi per le Foreste e le Attività della Montagna -, scuole, imprese, Its Academy e Associazioni datoriali, oltre a stage professionalizzanti presso aziende del territorio regionale.
«Il percorso agroforestale si inserisce in un settore vivace e centrale nell’economia regionale, ma anche di grande rilevanza per i temi ambientali e per la gestione e il governo del territorio, in particolare montano – dichiara Andrea Pincin, responsabile del Cesfam della Regione Friuli Venezia Giulia –. La collaborazione ultradecennale tra la struttura del Cesfam e il Cefap si è ulteriormente rafforzata con il trasferimento di quest’ultimo a Paluzza, permettendo di garantire il servizio convittuale agli allievi e alle allieve del percorso nella prestigiosa foresteria regionale. La nuova sede del Cefap, inoltre, consente la piena fruizione dei laboratori didattici del Centro regionale: gli studenti possono così sperimentare l’intera filiera del legno, dalla gestione forestale sostenibile alle lavorazioni primarie di segagione, fino alla produzione di prodotti di falegnameria finiti».
Particolare attenzione è dedicata all’innovazione dei contenuti didattici, che spaziano dalla gestione moderna dell’azienda agricola montana alle applicazioni digitali in ambito agroforestale; dai laboratori integrati alla formazione outdoor e ai cantieri boschivi. Il percorso include, inoltre, l’utilizzo di un simulatore di guida per forwarder e trattore e approfondimenti legati alla filiera corta agromontana.
«La formazione è oggi fondamentale perché il settore ha vissuto una profonda evoluzione, sia nelle tecniche sia nel mercato – afferma Cesare Magalini, direttore regionale di Coldiretti –. Non si può restare indietro: servono competenze aggiornate e capacità di affrontare un mercato sempre più veloce e competitivo. La formazione continua, applicata e concreta, è una leva strategica per cogliere le sfide e le opportunità del mercato». Il valore del progetto è rafforzato da una visione di lungo periodo orientata allo sviluppo delle aree interne. «Nel corso delle mie precedenti esperienze professionali ho lavorato a lungo sui temi della montagna e dello sviluppo delle aree interne – aggiunge Luca Bulfone, direttore di Cia Fvg –. Questo percorso dimostra come la formazione mirata possa supportare concretamente la montagna e offrire ai giovani reali opportunità occupazionali».

Molte opportunità – Al termine del percorso gli studenti conseguono la qualifica triennale di Addetto alle attività ambientali montane e il diploma professionale di Tecnico della gestione di aree boscate e forestali. Il titolo apre numerose opportunità: dall’accesso all’esame di maturità presso la scuola statale, all’ingresso diretto nel mondo del lavoro. Il corso aderisce alla Filiera formativa Tecnologico Professionale Agroalimentare della Regione Friuli Venezia Giulia. Per informazioni: Cefap, Telefono 0433.41077, E-mail: info@cefap.fvg.it

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In copertina e all’interno due immagini di boschi e lavorazioni forestali in Carnia e della sede Cefap di Paluzza.

Carso, un “laboratorio” europeo di biodiversità, resilienza e sviluppo sostenibile: via alle serate biologiche

In un territorio fragile e straordinario come il Carso, dove biodiversità, attività umane e cambiamenti climatici si intrecciano in modo sempre più complesso, Kras4Us si propone come un laboratorio europeo di buone pratiche per la conservazione e il ripristino degli ecosistemi. Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia 2021-2027 e in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il progetto promuove azioni pilota, monitoraggi scientifici e nuovi modelli di gestione sostenibile, coinvolgendo attivamente comunità locali, agricoltori e operatori del territorio. Il progetto riunisce le partnership di Gal Carso – Las Kras, Università del Litorale (University of Primorska), Dopps – BirdLife Slovenia e l’Autorità governativa slovena responsabile della gestione, protezione e conservazione del Parco regionale delle Grotte di Škocjan, per una visione strategica del paesaggio carsico transfrontaliero.


A fare il punto sui primi risultati e sulle prospettive del progetto è stato il Simposio sulle buone pratiche per la conservazione della biodiversità nel paesaggio agricolo del Carso, svoltosi di recente a Isola, in Slovenia,con una giornata coordinata dal direttore del Gal Carso Aleš Pernarčič che ha approfondito tre aree principali: gestione sostenibile di pascoli, prati e stagni, ripristino delle aree colpite dagli incendi, rapporto tra biodiversità ed economie circolari. L’incontro ha evidenziato la complessità del sistema carsico e l’importanza di una cooperazione transfrontaliera basata su solide evidenze scientifiche. «Proteggere la biodiversità significa anche proteggere l’identità del paesaggio carsico», ha sottolineato Vladimir Ivović, dell’Università del Litorale, mentre la responsabile del progetto Sara Zupan ha evidenziato la necessità di trasformare la conoscenza scientifica in strumenti operativi condivisi.

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione attiva del territorio: le praterie carsiche, tra gli habitat più ricchi di specie in Europa, dipendono da pratiche come pascolo e sfalcio, mentre gli stagni rappresentano habitat essenziali per la riproduzione degli anfibi in un ambiente povero di acque superficiali. Ampio spazio è stato riservato anche al tema degli incendi, interpretati come segnale di un sistema sotto pressione, con interventi sul piano antincendio del Carso, sugli effetti del grande incendio del 2022 sull’avifauna e sulle conseguenze per le comunità di impollinatori. Le riflessioni hanno inoltre affrontato questioni legate all’abbandono agricolo e alla frammentazione fondiaria. Il simposio ha confermato il potenziale del Carso come laboratorio di soluzioni replicabili a livello europeo, sottolineando come Kras4Us rappresenti non solo un progetto di ricerca, ma un percorso condiviso per rafforzare la resilienza degli ecosistemi e il rapporto tra ambiente e comunità.
Tutte queste tematiche saranno ulteriormente trattate in un ciclo di incontri con esperti di settore, le “Serate biologiche”, aperte a tutti in presenza nella sala conferenze dell’Università del Litorale oppure online (https://bioloski-veceri.famnit.upr.si/sl/program/), sempre con inizio alle 19. Dopo l’incontro di oggi, 18 febbraio, sul destino dei pesci cartilaginei nel Mar Adriatico, il tema degli incendi sarà trattato mercoledì 4 marzo nell’incontro “L’impatto degli incendi sulla flora carica”, mentre il 18 marzo sarà la volta di “Impollinatori nei territori carsici bruciati”, il 1° aprile sarà la volta dell’incontro “Le praterie ed i prati da sfalcio del Carso italiano e sloveno, tra conservazione e gestione”.

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In copertina e all’interno, tre splendide immagini del Carso in riva al mare Adriatico e nell’entroterra, oltre ai partecipanti al Simposio di Isola in Slovenia.

Allevatori Fvg, proposte formative per aziende di successo in tre incontri. Il via a Codroipo con il veterinario Valenza

«Nei tempi recenti emerge con sempre maggiore evidenza come il vero motore del successo delle aziende zootecniche, oltre che nella tecnologia e nelle innovazioni produttive, risieda nella capacità di valorizzare le risorse umane e di gestire al meglio i dati di gestione disponibili. Tutto ciò può contribuire, in maniera decisiva, a influenzare le decisioni quotidiane dell’allevatore, aumentando l’efficacia, la produttività e la sostenibilità aziendale – afferma Marco Bassi, direttore dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia -. A questi temi, dunque, abbiamo rivolto la nostra attenzione formativa dei prossimi mesi organizzando una serie di momenti tecnici di aggiornamento rivolti a tutti gli allevatori regionali».
Si inizierà giovedì 19 febbraio, alle ore 10.30, nella sede di Codroipo, con un approfondimento sul tema: “Il valore dei dati in azienda. Dall’informazione alla decisione consapevole”. L’intervento principale sarà tenuto dal veterinario Alessio Valenza.
Mercoledì 4 marzo, sempre a Codroipo, sarà la volta dell’intervento dell’agronomo Michele Campiotti che, a partire dalle ore 10.30, relazionerà sul tema: “Gestione del personale nell’azienda zootecnica. Strumenti e strategie per l’efficienza produttiva”.
Infine, a Tolmezzo, nella sede della Comunità di montagna, mercoledì 15 aprile, Carlo Sgoifo Rossi, dell’Università di Milano, a partire dalle ore 10.30, proporrà un approfondimento su: “Criticità e opportunità dell’allevamento vacca-vitello”, una delle forme più naturali e sostenibili dell’allevamento bovino, ma anche una delle più complesse da gestire.

Info: 0432.824211, e-mail: segreteria@aafvg.it

Pacchetto Vino, importante passo avanti in Ue secondo il Consorzio Doc Venezie ma va definito il quadro dei prodotti con una bassa gradazione alcolica naturale

(g.l.) Il nuovo Pacchetto Vino varato dall’Unione Europea rappresenta un significativo passo avanti per il settore viticolo comunitario – e quindi anche per il Vigneto Fvg – in quanto consentirà di vedere rafforzati promozione ed enoturismo, leve strategiche di crescita per imprese e territori vocati, assieme a maggiori strumenti di flessibilità per i produttori. Della sua approvazione avevamo già dato notizia nelle scorse settimane riportando anche i positivi commenti dell’Associazione nazionale Città del vino attraverso le parole del presidente Angelo Radica. Oggi ci soffermiamo, invece, sull’altrettanto positiva presa di posizione del Consorzio Doc delle Venezie, quello che sovrintende alla produzione di Pinot grigio nelle regioni viticole di Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento e Veneto.
L’organismo di tutela che ha sede a Verona ed è presieduto da Luca Rigotti, dopo averne ricevuto il testimone da Albino Armani, accoglie infatti con favore il via libera del Parlamento europeo all’accordo di trilogo sul pacchetto vino, che – mediante l’adozione di misure finalizzate a sostenere la ripresa del settore e di strumenti di semplificazione e di competitività – introduce un aggiornamento significativo del quadro normativo comunitario. In particolare, si ritengono di grande rilievo le norme per poter gestire con maggiore efficacia il potenziale viticolo, mediante una maggiore flessibilità nella gestione delle autorizzazioni al reimpianto, dei nuovi impianti e della possibilità per gli Stati membri di finanziare, laddove necessario, misure di crisi.

Dai grappoli di Pinot grigio…

… al vino in bianco o ramato.

Particolarmente importante risulta, poi, il rafforzamento della promozione nei mercati dei Paesi terzi così come degli investimenti legati all’enoturismo e la maggiore dotazione finanziaria utile per contrastare i cambiamenti climatici, tema quest’ultimo che è stato al centro dell’ultimo Convegno annuale organizzato dal Consorzio Doc delle Venezie che si è tenuto lo scorso novembre a Trento. Rispetto al segmento NoLo, il pacchetto vino – integrando quanto già stabilito dal Regolamento (UE) 2021/2117 – ha introdotto una specifica terminologia per i vini dealcolati e parzialmente dealcolati, con l’obiettivo di armonizzarne l’utilizzo in tutti gli Stati membri dell’Unione a beneficio di una corretta informazione ai consumatori. In coerenza con una tale impostazione, si ritiene importante introdurre una pari nomenclatura anche per i vini a bassa gradazione alcolica naturale, cioè i vini più leggeri ottenuti a partire da una differente e mirata gestione agronomica e colturale del vigneto, senza il ricorso alle pratiche di dealcolazione.
«Il settore si colloca all’interno di una fase di transizione, determinata dalla convergenza di fattori geopolitici, economici e di mercato che impongono delle riflessioni per adeguare il quadro normativo e ripensare al rapporto tra produzione, territori viticoli e modelli di consumo – osserva Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc delle Venezie –. In tal senso l’approvazione del pacchetto vino segna un passaggio importante nella definizione di una regolamentazione più vicina ai fabbisogni della filiera vitivinicola. Resta tuttavia irrisolto un tema per noi fondamentale: la crescente attenzione dei consumatori verso i prodotti No- e Low-alcohol richiede chiarezza normativa e strumenti di comunicazione coerenti, affinché il consumatore possa orientare le proprie scelte d’acquisto in modo consapevole. Pertanto – ha proseguito Sequino – riteniamo sia necessario riconoscere e definire i vini a bassa gradazione alcolica naturale, direzione già intrapresa sotto il profilo tecnico-scientifico dal Consorzio e che, in termini generali, si ritiene particolarmente indicata per i vini Dop e Igp, che tuttavia oggi non trova uno specifico inquadramento normativo. È auspicabile che anche questa tipologia, in una logica di differenziazione dell’offerta, possa essere oggetto di una classificazione chiara e coerente, capace di valorizzarne l’identità merceologica e garantirne una chiara riconoscibilità in etichetta».

Luca Rigotti

Infine, il Consorzio Doc delle Venezie considera il nuovo quadro regolatorio un ulteriore passo avanti verso una maggiore modernizzazione del settore vitivinicolo europeo, nella consapevolezza che l’innovazione debba procedere in equilibrio con la tutela delle denominazioni d’origine e con la valorizzazione delle specificità produttive legate ai territori. Ricordiamo che il Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie è stato costituito nel 2017 dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di integrazione interregionale, includendo in un’unica grande denominazione di origine la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto. Con una superficie produttiva di 27 mila ettari ed una quantità pari a 230 milioni di bottiglie – nel contesto di una filiera produttiva composta da 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento –, la Doc delle Venezie rappresenta oggi l’85% del Pinot grigio italiano ed il 43% di quello mondiale.

www.dellevenezie.it

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In copertina, il direttore del Consorzio Doc delle Venezie Stefano Sequino.

Terre del Barolo, Langhe protagoniste domani nel Castello di Colloredo per la seconda tappa di EnoArmonie

Dopo la bellissima serata inaugurale a Corno di Rosazzo, farà tappa nell’incantevole location del Castello di Colloredo di Monte Albano, tra i cuori pulsanti delle commemorazioni per il 50° anniversario del Terremoto del Friuli, la kermesse di EnoArmonie, che da venti edizioni affianca grandi interpreti musicali alle realtà più prestigiose del settore vitivinicolo della nostra regione e non solo. Tanto che protagonista enologica di questo appuntamento sarà la cantina Terre del Barolo delle Langhe – prestigiosa zona vitivinicola del Piemonte dichiarata dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità -, nel tradizionale gemellaggio tra l’Associazione Musicale Sergio Gaggia di Cividale, che cura e organizza EnoArmonie, e il Festival Internazionale di Alba. Il concerto è in programma domani, 15 febbraio, alle ore 18.

Al centro dell’appuntamento ci saranno i tre Quartetti per flauto e archi di Mozart e il Quartetto KV370, originariamente composto per oboe e archi ma trasposto per flauto. Ad eseguirli al flauto ci sarà Giuseppe Nova, accompagnato da Glauco Bertagnin al violino, Marco Nason alla viola ed il giovane Ludovico Armellini al violoncello. Pagine musicali caratterizzate da particolare levità, forse proprio per la destinazione originale di questi brani rivolti all’intrattenimento. L’appuntamento, a pagamento, vedrà l’ingresso ridotto per i soci dell’Associazione musicale Sergio Gaggia e Slow Food e per gli studenti.
EnoArmonie, rassegna culturale curata dall’Associazione Musicale Sergio Gaggia, si avvale del supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e di Io Sono Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, un’immagine delle Langhe la terra del Barolo in Piemonte; all’interno Giuseppe Nova durante un concerto.

Vigneti e urbanistica, nuove linee e un concorso delle Città del vino. Venturini: partecipino anche i 42 Comuni Fvg

Promozione delle buone pratiche e degli strumenti virtuosi per la pianificazione urbanistica e territoriale dei territori del vino. L’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 Comuni in tutta Italia, attraverso la doppia iniziativa della pubblicazione de “Le Linee metodologiche per valorizzare i comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale ed urbanistica delle aree rurali” e del bando su “La migliore pratica urbanistica delle Città del Vino” rinnova il proprio impegno nel solco di una visione caratterizzata dalla necessità di una stretta alleanza tra pianificazione urbanistica e produzione, tra qualità della vita e imprenditorialità, laddove la cura di ciascuno dei fattori concorre in modo decisivo al rafforzamento dell’altro.

Tiziano Venturini

Un’iniziativa che coinvolge anche le 42 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia (oltre a 7 Pro Loco), riunite in Coordinamento. «Essere territorio del vino significa anche valorizzarne le qualità attraverso le scelte di pianificazione urbanistica – commenta Tiziano Venturini, vicesindaco di Buttrio e per le Città del Vino vicepresidente nazionale e coordinatore regionale -. Siamo in un’epoca di grandi sfide, dall’equilibrio tra transizione energetica ed esigenze agroalimentari che va ricercato nell’occupazione dei terreni: per questo abbiamo deciso di inserire criteri chiari per l’installazione di impianti di energia rinnovabile, in modo che non vadano a discapito dei vigneti. Ma vi sono inserite altre fondamentali tematiche come l’utilizzo delle acque e il consumo di suolo. Il documento redatto a livello nazionale, con le sue linee guida aggiornate, può aiutarci anche a livello regionale. Infine auspichiamo un’ampia partecipazione al concorso da parte delle nostre realtà del Friuli Venezia Giulia».
Le linee metodologiche hanno 25 anni e quello appena pubblicato è un aggiornamento che tiene conto e valorizza le evoluzioni e le necessità emerse in vari ambiti: nel ciclo produttivo, nelle innovazioni della filiera, nelle nuove priorità degli abitanti e dei territori del vino. L’aggiornamento è stato redatto da un comitato tecnico scientifico composto dal presidente dell’associazione nazionale Angelo Radica, da esperti e da docenti universitari: Valeria Lingua, Iole Piscolla, Davide Marino, Roberto Mascarucci, Stefano Stanghellini, Catherine Dezio, Matelda Reho, Michele Manelli, Antonio Fassone. Previste indicazioni di azioni, già messe a disposizione dei Comuni, che vanno a costituire una strategia ideale di pianificazione urbanistica e territoriale per le Città del Vino, capace di esprimere al meglio aspetti economici, ambientali, sociali e culturali. Nel documento si sottolinea l’importanza e si suggerisce – tra le altre cose – come, nei territori del vino, riuscire a superare la separatezza delle diverse pianificazioni e politiche, assicurare l’equilibrio tra le esigenze della transizione energetica e la protezione dei luoghi. Il tutto regolando attraverso criteri chiari l’installazione di impianti di energia rinnovabile, promuovere l’integrazione della produzione con la strutturazione del paesaggio, introdurre una politica integrata sul cibo, innovazioni per quanto riguarda l’accessibilità, la circolarità, la qualità dei suoli e la gestione idrica, la partecipazione e la qualità della vita e del lavoro nelle zone agricole.
Il concorso sulla migliore pratica urbanistica delle Città del Vino discende da tali linee metodologiche. È rivolto (con scadenza il 10 settembre 2026) ai Comuni e agli enti territoriali che hanno in corso un processo di pianificazione e progettazione territoriale e urbanistica attento allo sviluppo sostenibile del territorio e nel quale assume rilievo la pianificazione delle zone di pregio vitivinicolo che hanno attivato o che hanno in corso di attivazione buone pratiche di progetti locali coerenti con le tematiche delle linee metodologiche. Il premio è conferito nell’ambito di Urbanpromo, evento di marketing territoriale promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e organizzato da Urbit. Il concorso intende contribuire alla diffusione di buone pratiche, in quanto termini di riferimento per il perseguimento di ulteriori progressi nella pianificazione e progettazione dei territori vitivinicoli.

Informazioni sul bando qui: https://cittadelvino.com/wp-content/uploads/2023/04/Bando-La-Miglior-Pratica-Urbanistica-delle-Citta-del-Vino-2026.pdf

Prepotto e il suo Schioppettino, riecco il concorso dei Racconti che dovranno sintonizzarsi sulla “rinascita” del vitigno

(g.l.) Riecco “I racconti dello Schioppettino”! Ieri, 12 febbraio, si è aperta infatti a Prepotto la sesta edizione dell’ormai affermato concorso letterario dedicato a racconti inediti ispirati al celebre vino ottenuto dalle uve di Ribolla nera, lo storico vitigno autoctono della valle del Judrio. La scadenza per l’invio degli elaborati è fissata al 19 luglio 2026. L’iniziativa è promossa dal Gruppo Ermada “Flavio Vidonis”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Prepotto, ed è inserita nel programma della 13ª edizione di Duino Book.

La premiazione 2025 ad Albana.


Il tema scelto per il 2026 è “Rinascita” e richiama la complessa e singolare storia dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla, che «negli anni Settanta – racconta l’assessore Barbara Pascoli, direttrice artistica del concorso, fin dall’inizio indetto con la supervisione e il pieno sostegno del sindaco Mariaclara Forti – rischiò di scomparire prima di essere recuperato grazie all’impegno di alcuni leggendari produttori». La premiazione si terrà a Prepotto sabato 3 ottobre e i dodici racconti finalisti saranno pubblicati in un’antologia curata e distribuita da Kappa Vu Edizioni. Anche l’ultima festa conclusiva si era tenuta nell’ottobre scorso, al termine della vendemmia, nella suggestiva cornice del Castello di Albana.

Barbara Pascoli

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In copertina, grappoli di Schioppettino il vanto di Prepotto e di Cialla.

Grandi Verticali, anche Josko Sirk celebre ristoratore di Cormons protagonista stasera con la Città del vino di Moraro

Invitante appuntamento oggi, 12 febbraio, con la terza tappa delle Grandi Verticali delle Città del Vino. Dopo l’esordio di successo a San Dorligo della Valle e a Nimis, come già annunciato, il programma prosegue nel Goriziano accompagnando nella scoperta dei vini autoctoni in abbinamento a sapori locali con l’organizzazione dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Come è noto, lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”, proprio per raccontare come i partecipanti potranno scoprire insoliti e speciali accostamenti enogastronomici.
Infatti, il prossimo appuntamento di questa nuova serie è fissato assieme alla Città del Vino di Moraro che ha scelto come location l’azienda agricola Budignac (nella vicina Capriva del Friuli) questa sera, alle 19.30. Il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino, ha dato come titolo alla serata “L’Isonzo e il suo incessante lavoro”. Ospite speciale della serata, invitato dal gruppo no profit Degustare in compagnia partner del progetto, sarà Joško Sirk, patron del ristorante stellato La Subida di Cormons. Saranno presenti con i propri vini le cantine Amandum, Cuessa e Murva abbinati ai gusti dei salumi Tonut, della Rosa dell’Isonzo di Blasizza e dei panificati Iordan.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – sottolinea Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino – fa registrare sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. Le prime tappe hanno dimostrato come questo sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Ora appuntamento con la Città del Vino di Moraro».
Un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e il gruppo no profit Degustare in compagnia. Costo 35 euro a persona contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina: gli interessati ad aggiungersi all’odierna, imperdibile serata verifichino la disponibilità contattando prolocoaurisina@libero.it – telefono 348.5166126.

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In copertina, il ristoratore Josko Sirk che oggi sarà presente alla serata di Capriva.

(Foto Sala&Cucina)

I prosciutti e la carne di montagna tra passato e presente: se ne parla oggi con “R_Evolution Green” a Pordenone

In montagna, la carne non è mai stata soltanto un alimento. È stata per secoli risorsa essenziale, forma di sopravvivenza, elemento fondante di economie fragili e di paesaggi modellati dal lavoro umano. Parlare oggi di prosciutti e di carne di montagna significa allora interrogare una lunga storia di pratiche, saperi e adattamenti, ma anche misurarsi con le tensioni che attraversano il presente: il cambiamento climatico, la pressione degli allevamenti industriali, la competizione sui mercati globali, il ritorno dei grandi predatori, le nuove sensibilità ambientali. È questo intreccio complesso che caratterizza il terzo appuntamento della rassegna a cura del Teatro Verdi di Pordenone “R_Evolution Green”, quest’anno dedicata al Cibo di montagna, dal titolo “Prosciutti e carne di montagna”, in programma oggi, 12 febbraio, alle 18 in Sala Ridotto. Un incontro che invita a superare letture semplificate per restituire profondità a un tema che tocca insieme ambiente, cultura e responsabilità individuale.

Valentina De Marchi e Luca Battaglini

Nella tradizione alpina alle pratiche di caccia si è affiancato un articolato sistema di allevamento, basato sull’uso sapiente dei diversi piani altitudinali e sul ritmo stagionale di alpeggi e transumanze. Tecniche plurisecolari che hanno contribuito a modellare i paesaggi montani così come li conosciamo oggi. Eppure, proprio questi sistemi, capaci di coniugare produzione alimentare ed equilibrio ecologico, appaiono sempre più messi sotto pressione dalla concorrenza degli allevamenti industriali, dalla riduzione delle superfici a pascolo, dai mutamenti climatici e da narrazioni semplificate che trasformano la montagna in immagine, più che in territorio vissuto.
A guidare il pubblico dentro questo scenario saranno Valentina De Marchi, antropologa culturale che da anni indaga le pratiche di pastorizia e transumanza, e Luca Battaglini, professore ordinario di Scienze e tecnologie delle produzioni animali all’Università di Torino. De Marchi ha dedicato il proprio lavoro di ricerca e documentazione al rapporto tra comunità pastorali e ambiente montano, intrecciando antropologia, etnografia e linguaggi audiovisivi. Dalle esperienze con i pastori transumanti del Triveneto fino ai progetti di ricerca tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, il suo sguardo restituisce la complessità sociale e culturale della montagna. Battaglini porta invece una prospettiva scientifica e sistemica sui temi dell’allevamento montano, dei servizi ecosistemici e del benessere animale. Docente di Alpicoltura ed Etica degli allevamenti, è da anni impegnato nello studio e nella valorizzazione dei sistemi zootecnici alpini. Il dialogo tra queste due competenze permetterà di leggere la carne di montagna non solo come prodotto alimentare, ma come esito di un equilibrio delicato tra uomo, animale e territorio.
A condurre l’incontro sarà Mauro Varotto, geografo dell’Università di Padova e curatore dell’intera rassegna, con l’introduzione dell’artista Diego Dalla Via. Come in tutti gli appuntamenti di R_Evolution Green, anche questo incontro invita a leggere il cibo come chiave di accesso a questioni più ampie. Perché scegliere un prosciutto o un taglio di carne di montagna significa scegliere un modello di territorio, un rapporto con l’ambiente, una forma di responsabilità individuale e collettiva. Ingresso gratuito, con prenotazione online o in biglietteria.

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In copertina e qui sopra, la pitina delle Valli Pordenonesi e il prosciutto di Sauris prodotti portabandiera delle carni di montagna in Friuli Venezia Giulia.

“Cenacoli del Caffè”, domani a Trieste si parla di piantagioni e scelta rigenerativa

(f.s.) Quarto appuntamento domani, 12 febbraio, alle ore 17.30, nella consueta sede dell’Hotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio 4), con il nuovo ciclo 2025-2026 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste guidata da Gianni Pistrini e giunti ormai alla nona edizione. Protagonista di questo secondo incontro del 2026 sarà l’ingegnere venezuelano Francisco Blasini che tratterà il tema “Scelta rigenerativa attraverso la piantagione di caffè”.


Francisco Blasini (nome completo Francisco José Blasini de Velasco, nato a Caracas) è ingegnere civile di professione. È stato imprenditore per tutto il suo percorso di carriera, nel Paese sudamericano con un’impresa di logistica dei medicinali, poi con un’azienda di perforazione petrolifera, un’azienda mineraria, una cava e altre attività; quindi, negli Stati Uniti, con un’azienda di produzione di proteine e yogurt. In ambito sportivo è stato anche campione di motocross e di ciclismo in Venezuela. Giunto a Trieste per motivi personali, ora vi risiede stabilmente gestendo attualmente un caffè cittadino.
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. L’incontro potrà essere seguito anche online sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTFrancisco Blasini (nome completo Francisco José Blasini de Velasco, nato a Caracas) è ingegnere civile di professione. È stato imprenditore per tutto il suo percorso di carriera, nel Paese sudamericano con un’impresa di logistica dei medicinali, poi con un’azienda di perforazione petrolifera, un’azienda mineraria, una cava e altre attività; quindi, negli Stati Uniti, con un’azienda di produzione di proteine e yogurt. In ambito sportivo è stato anche campione di motocross e di ciclismo in Venezuela. Giunto a Trieste per motivi personali, ora vi risiede stabilmente gestendo attualmente un caffè cittadino.rieste. E un titolare di caffè, in questo caso si tratterà dell’Antico Caffè San Marco, sarà pure il protagonista del successivo “Cenacolo”, Alexandros Delithanassis, che il 12 marzo, nello storico locale di via Battisti, ci parlerà su “I Greci e i locali storici di Trieste”.
Il nuovo ciclo dei “Cenacoli”, organizzato stavolta attorno al tema-guida “Oltre l’Espresso: Viaggio nelle Culture del Caffè”, rientra nel progetto di divulgazione umanistica “Il Caffè, una storia di successo nella cultura regionale ed europea”, elaborato da Franco Rota della Amdc, con il finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e contributi de “Le Fondazioni Casali ETS” e Banca 360 FVG. Il programma prevede otto incontri a cadenza mensile fino a giugno ed è coordinato da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano Simonato.

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In copertina, piantagioni di caffè in Sudamerica; all’interno, i frutti sulla pianta mentre stanno maturando, i chicchi ancora verdi e poi tostati pronti per regalarci la mitica tazzina.

Per-Forma, aperta la call: cercansi artisti che esploreranno la birra artigianale tra storia e attualità in Friuli Venezia Giulia

Per-Forma continua a indagare il settore produttivo del Friuli Venezia Giulia. Il progetto di Quarantasettezeroquattro ets – realizzato in collaborazione con Associazione Le Donne della Birra, Birrificio Artigianale Antica Contea, Birrificio Garlatti Costa, Comune di Gorizia e Zona K, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Gradisca d’Isonzo – ha la lanciato una nuova call per selezionare artiste e artisti under 35 per una residenza artistica con tutoraggio di Giuliano Scarpinato il cui oggetto di analisi artistica sarà la birra artigianale. Il progetto si svolgerà a Gorizia e prevede un periodo di residenza, dal 3 al 12 giugno 2026, seguito dalla restituzione pubblica tra il 27 e il 30 agosto successivi, durante le giornate del Festival. Le candidature dovranno essere presentate entro il 27 febbraio prossimo esclusivamente attraverso il form disponibile sul sito www.quarantasettezeroquattro.it; mentre gli esiti della selezione saranno comunicati entro il 20 marzo.

Nel 2023 a Colmello di Grotta.

Per-Forma metterà in relazione artisti, ricercatori e realtà produttive per indagare, attraverso pratiche performative site-specific e community-specific, il legame profondo tra lavoro, territorio e comunità. Ogni edizione di Per-Forma si concentra su un settore produttivo del Friuli Venezia Giulia: quest’anno il focus sarà, appunto,sulla birra artigianale. La storia della birra a Gorizia e nel Friuli Venezia Giulia ha attraversato secoli ed è fatta di intrecci culturali e sociali: dalle radici asburgiche alle influenze mitteleuropee, dal ridimensionamento del primo Novecento alla vitalità contemporanea dei birrifici artigianali. In un territorio di confine, la birra è materia viva per raccontare luoghi, pratiche di lavoro, memorie e suggestioni sensoriali, fino a farsi simbolo di convivialità e dialogo transfrontaliero.
Le performance nasceranno dal confronto diretto con imprese, comunità locali e paesaggi urbani, senza finalità promozionali, ma all’interno di una relazione paritaria capace di generare nuove visioni. Saranno selezionati tre progetti di residenza della durata di dieci giorni, ciascuno sostenuto da un cachet di 2.000 euro lordi, cui si aggiungerà l’alloggio, oltre al supporto logistico e tecnico di base. Gli artisti parteciperanno a una residenza condivisa che consentirà visite alle aziende partner, ricerche sul campo, interviste e analisi di materiali storici. Il lavoro proseguirà poi a distanza, con tutoraggio, fino alla presentazione finale al festival. Le performance potranno accompagnare il pubblico attraverso bar, birrifici, spazi urbani e luoghi di produzione, restituendo prospettive plurali sul territorio. Saranno privilegiati progetti capaci di sperimentare l’ibridazione dei linguaggi, l’uso di tecnologie leggere e dispositivi del quotidiano e nuove modalità di relazione tra performance e spazio urbano.

Per informazioni e supporto sarà possibile scrivere a organizzazione@quarantasettezeroquattro.it

 

Friuli Colli orientali e Ramandolo riflettono sul mercato. Zannier: anche il clima cambiato impone analisi mirate

«La crescente variabilità climatica impone un’analisi sempre più capillare delle differenze produttive anche all’interno di uno stesso territorio, mantenendo comunque una unica visione generale. A fianco di questo tema, è necessario mantenere un equilibrio economico che consenta alle aziende vitivinicole di generare un reddito». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo nel Salone del Parlamento del Castello di Udine alla presentazione di “Le stagioni e le uve”, la relazione tecnica dell’area Friuli Colli orientali e Ramandolo per l’annata 2025, alla presenza del presidente del Consorzio per la tutela dei vini Doc e Docg, Filippo Butussi, produttori e amministratori del prestigioso comprensorio vitivinicolo che da va Nimis e Tarcento fino a Corno di Rosazzo, passando per Buttrio e Premariacco.


Nel suo intervento, l’esponente dell’Esecutivo Fedriga ha sottolineato come accanto all’analisi tecnica della produzione sia fondamentale mantenere l’attenzione sull’equilibrio economico delle aziende. «Senza la capacità di generare reddito – ha osservato – ogni discussione tecnica rischia di perdere significato». Secondo l’assessore, il risultato economico è determinato da una serie di fattori che comprendono il valore riconosciuto dal mercato al prodotto, la capacità gestionale dell’azienda e, in parte, anche elementi meno facilmente modificabili. «In alcuni casi – ha spiegato – questi parametri possono essere gestiti con attenzione e rappresentano la chiave per ottenere o meno un profitto, soprattutto in una fase in cui i margini di manovra delle imprese sono condizionati dall’andamento dei prezzi».
Infine, pur definendo l’attuale fase congiunturale «non particolarmente esaltante», Zannier ha invitato a cogliere anche gli elementi positivi presenti nel settore, concentrando l’attenzione sui comparti che mostrano segnali di vitalità e sulla capacità di raggiungere volumi adeguati, indispensabili assieme alla marginalità.

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Stefano Zannier; all’interno, il tavolo dei relatori al Castello di Udine.

(Foto Regione Fvg)

Importante rilancio dell’ulivo in Fvg. Confagricoltura all’Agrario di Cividale: la crescita (450 ettari in produzione) è favorita dall’attività di formazione

L’auditorium dell’Istituto Tecnico Agrario “Paolino d’Aquileia” di Cividale ha ospitato l’annuale incontro dedicato all’olivicoltura in Friuli Venezia Giulia, comparto in costante crescita (30-40 ettari l’anno) e che sta assumendo un’importanza sempre più rilevante all’interno dell’agricoltura regionale con i suoi 450 ettari in produzione. L’incontro, organizzato da Confagricoltura Fvg, in collaborazione con i tecnici dell’Ersa, ha richiamato numerosi agricoltori, operatori del settore, studenti e semplici appassionati, confermando il crescente interesse verso una coltura che negli ultimi anni ha riscontrato condizioni sempre più favorevoli anche nelle aree collinari del Friuli. Durante la conferenza sono stati affrontati diversi temi chiave: dalla scelta delle varietà più idonee, fino agli aspetti legati alla gestione agronomica, alla difesa fitosanitaria e alla corretta gestione della potatura. I tecnici dell’Ersa, Gianluca Gori e Marco Stocco, hanno illustrato i risultati delle attività di ricerca e sperimentazione condotte sul territorio regionale, fornendo indicazioni concrete e aggiornate per migliorare la sostenibilità e la redditività degli oliveti. Confagricoltura Fvg ha, invece, sottolineato l’importanza della formazione e dell’assistenza tecnica come strumenti fondamentali per accompagnare gli olivicoltori in un contesto produttivo in continua evoluzione.
«Per il terzo anno di fila è stato scelto l’Istituto “Paolino d’Aquileia”, che dispone di un proprio oliveto e di un frantoio, come sede dell’evento. Questa decisione – ha ricordato il direttore di Confagricoltura Fvg, Umberto Daneluzzi -, ha voluto rimarcare il forte legame tra formazione, innovazione e futuro dell’agricoltura, coinvolgendo anche le nuove generazioni in un percorso di conoscenza e valorizzazione delle produzioni locali». La giornata si è conclusa con lezioni pratiche di potatura svolte dai numerosi presenti che, seguiti dai tecnici Ersa, hanno potuto affinare la tecnica di potatura esercitandosi su alcuni dei 400 olivi presenti nell’Istituto.

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In copertina, lezioni pratiche di potatura nell’uliveto dell’Istituto Agrario; all’interno, i relatori intervenuti al convegno.

Grandi Verticali, dopo San Dorligo e Nimis le Città del vino Fvg danno appuntamento a Capriva protagonista Moraro con le eccellenze dell’Isonzo

Terza tappa con Le Grandi Verticali delle Città del Vino. Dopo l’esordio di successo a San Dorligo della Valle e a Nimis – nelle province di Trieste e di Udine tra le Doc Carso e Colli orientali del Friuli (con la Docg Ramandolo) -, prosegue ora in quella di Gorizia il programma di queste invitanti serate sul territorio alla scoperta dei vini autoctoni in abbinamento a sapori locali con l’organizzazione dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”, proprio per raccontare come i partecipanti potranno scoprire insoliti e speciali accostamenti enogastronomici.
Infatti, il prossimo appuntamento di questa nuova serie è fissato assieme alla Città del Vino di Moraro che ha scelto come location l’azienda agricola Budignac (nella vicina Capriva del Friuli) giovedì 12 febbraio, alle 19.30. Il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino, ha dato come titolo alla serata “L’Isonzo e il suo incessante lavoro”. Ospite speciale della serata, invitato dal gruppo no profit Degustare in compagnia partner del progetto, sarà Joško Sirk, patron del ristorante stellato La Subida di Cormons. Saranno presenti con i propri vini le cantine Amandum, Cuessa e Murva abbinati ai gusti dei salumi Tonut, della Rosa dell’Isonzo di Blasizza e dei panificati Iordan.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – sottolinea Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino – fa registrare sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. Le prime tappe hanno dimostrato come questo sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Ora appuntamento con la Città del Vino di Moraro».
Un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e il gruppo no profit Degustare in compagnia. Ci sono ancora dei posti disponibili. Costo 35 euro a persona contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it – 348 5166126.

LE ALTRE TAPPE

Palazzolo dello Stella, giovedì 26 febbraio – Una terra che guarda le montagne con alle spalle il mare e viceversa, capace di essere commovente e delicata con i suoi aromi salini e la sua leggerezza. Malvasie che sembrano tramonti, Friulano capaci di incantare con la loro freschezza e Refoschi di carattere e sinceri, insieme a Traminer avvolgenti di aromi. Abbineremo con Pesce della Valle del Lovo, le orticole delle Fornaci del Zarnic e i lievitati di Gorgo di Latisana.

Cervignano del Friuli, giovedì 12 marzo – Gli aromi profondi dei vini dell’agro aquileiese alla ricerca dell’abbinamento perfetto con: cioccolato Cocambo, panificati Orso, formaggi Gortani, tra Refoschi, Malvasie, Friulano, Traminer, Pinot Bianco…

Torreano, giovedì 26 marzo – Dove il vento va a nascondersi per partire verso la pianura, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con vini di enorme carattere e sensualità tra Friulano, Sauvignon , Pinot bianco, Refosco, Verduzzo accompagnati da formaggi caprini, salumi nostrani incontrano l’arte della lievitazione.

Dolegna del Collio, mercoledì 8 aprile – L’eleganza e la freschezza dei vini del Collio sorprenderanno con la pulizia e la potenza abbinati a: panificati Codromaz, salumi Rodaro, formaggi Asan e la Mussa. Tra Sauvignon, Pinot Bianco, Uvaggi e molte altre sorprese tutto alla cieca.

San Quirino giovedì, 23 aprile – La delicatezza della pianura friulana d’occidente tra Pinot Grigio, Sauvignon, vitigni dimenticati e molto altro per incontrare salumi Del Norcino, panificati Blamek, formaggi e salumi Al Castelu.

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In copertina e all’interno tre immagini della serata alla Distilleria Ceschia di Nimis: le bravissime addette al servizio vini in uno scatto di Daniele Modesto per Blue Foto.

No agli sprechi alimentari, oggi scatta l’operazione “frigorifero trasparente”

Alle soglie del 2030 un patto fra le generazioni è prioritario, per sostenere le strategie concrete di gestione del cibo: un cambio di paradigma pragmatico, che punta a salvare gli alimenti, prevenire gli sprechi e concretamente contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Per questo la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, celebrata il 5 febbraio, estende il suo raggio d’azione al fine settimana successivo e promuove una “challenge” inedita, il primo Wastebusters Pride Weekend, oggi e domani. Una sfida di alfabetizzazione operativa, 48 ore nelle quali ritagliarsi 15 minuti per l’operazione #FrigoTrasparente: l’azione collettiva #sprecozero che porterà in prima fila il sapore, attenzionando il cibo in scadenza imminente, nel segno della prevenzione degli sprechi. «Lo spreco alimentare si affronta con le micro-competenze quotidiane – sottolinea Luca Falasconi, curatore del Cross Generation Food Report -. Dobbiamo trasformare la velocità digitale dei giovani in consapevolezza organizzativa. Il frigorifero è il luogo dove il cibo diventa invisibile prima di diventare rifiuto. Renderlo trasparente significa restituirgli valore». Operativamente, #frigotrasparente sarà non una “’ispezione”, ma una liberazione di sapori. Rendere il frigorifero “trasparente” significa smettere di nascondere il cibo per iniziare a cucinarlo, un gesto concreto per trasformare la dimenticanza – causa principale dello spreco soprattutto per i più giovani – in una nuova abitudine organizzativa.


#Frigotrasparente è una challenge articolata in 15 minuti: si parte con la Ricognizione (minuti 0-4), ovvero l’Appello del Frigo: non guardare solo cosa c’è dentro, ma guarda dove è finito. Apri il frigorifero e svuotalo parzialmente, spesso il cibo va a male perché diventa invisibile. Cerca di estrarre e attenzionare tutto ciò che è nascosto negli angoli bui del tuo frigo. Si prosegue con l’Azione e la Gerarchia del Sapore (minuti 5-9): perché non tutti i cibi sono uguali, alcuni hanno fretta e meritano la Prima Fila. Identifica i “codici rossi” con scadenza entro 48 ore, o poco più. Spostali fisicamente sul ripiano ad altezza occhi. Quello è il tuo “VIP lounge del sapore”. Terzo step, l’Arte del Raggruppamento (minuti 10-13), un modulo di organizzazione visiva. I Boomers insegnano: la stagionalità e l’ordine salvano la spesa, cerca di unire gli avanzi in contenitori trasparenti (se non li vedi, non li mangi). Dividi i cibi freschi da quelli a lunga conservazione.
E infine, quarto e ultimo passaggio: lo Scatto d’orgoglio (minuti 14-15). Ecco la tua testimonianza Wastebuster, rendi pubblico il tuo impegno perché la consapevolezza cresce, se condivisa. Scatta una foto al tuo frigo “riordinato, sarà la tua risposta al 2030 Calling. Postala con gli hashtag #sprecozero #2030Calling, #FrigoTrasparente e #WastebustersPride.

Dopo Duino Aurisina, la “capitale” italiana del vino torna a Nordest con Conegliano Valdobbiadene prestigiosa terra del Prosecco Superiore Docg. Ma il suo titolo sarà condiviso con la lucana Vulture e il famoso Aglianico

di Giuseppe Longo

La Città italiana del vino torna a Nordest. Dopo la felicissima esperienza del 2022, quando il prestigioso titolo era stato meritato da Duino Aurisina, cittadina del Carso Triestino, quale portabandiera del Vigneto Fvg, quest’anno a rivestire il ruolo “nazionale” sarà Conegliano Valdobbiadene, fulcro della produzione del Prosecco Docg, che però dovrà condividere l’onore con la lucana Vulture. Dai Castelli Romani, con capofila il Comune di Marino, l’investitura ora riguarda dunque il Veneto – ma in un certo senso anche il Friuli Venezia Giulia, visto che è stata la carsica Prosecco a consentire ormai parecchi anni fa di estendere la denominazione geografica su tutto il territorio friulveneto interessato alla produzione di queste bollicine dallo straordinario successo mondiale – e la Basilicata, nell’Italia meridionale. Il riconoscimento è nato nel 2021 e prevede la realizzazione di un programma di attività enoturistiche, culturali, ambientali, socio-economiche, relativo al mondo del vino nelle sue molteplici declinazioni. L’obiettivo è valorizzare i pregi e le peculiarità della cultura della vite e del vino del territorio e l’impatto che questa ha sulla società, l’economia, la gastronomia, il paesaggio e il patrimonio materiale e immateriale.


Il passaggio formale di consegne del titolo di Città italiana del vino per il prossimo biennio è appena avvenuto a Roma, a palazzo Giustiniani sede del Senato della Repubblica. La candidatura del Vulture è stata presentata da una coalizione di 14 Comuni, legati dall’Aglianico del Vulture, vino tra i più importanti del Sud Italia: sono Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida (capofila), Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa, Maschito. Anche nel caso di Conegliano Valdobbiadene il lavoro è stato di un gruppo di 14 Comuni: Cison di Valmarino, Conegliano (capofila), Farra di Soligo, Follina, Fregona, Miane, Pieve di Soligo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Susegana, Valdobbiadene, Vidor, Vittorio Veneto. Il prodotto che mette assieme i territori dei 14 Comuni in provincia di Treviso è il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.
Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino – e leader, fresco di nomina, anche della organizzazione internazionale -, ha sottolineato: «Un sincero grazie ai Castelli Romani per avere interpretato in modo straordinario questo riconoscimento che non è altro che la “capitale italiana del vino”. Da oggi il titolo passa al Vulture e a Conegliano Valdobbiadene, serve ad organizzare in modo coordinato e integrato eventi di promozione e valorizzazione: di fatto, costringe in modo virtuoso a lavorare insieme. I territori che ricevono il riconoscimento si completano. Questo passaggio di consegne arriva in una fase molto importante, visto che è iniziata da pochi giorni la mia presidenza, e quindi dell’Italia, di Recevin, la rete europea delle città del vino».

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Benvenuto al Cile!

(g.l.) Accanto agli oltre cinquecento Comuni italiani (di cui una quarantina sono quelli del Vigneto Fvg), ce ne sono anche alcuni stranieri, come gli istriani Buje e Koper. E ora si è aggiunto quello cileno di Quillón, nella regione di Ñuble, che è il sesto, fuori dai confini nazionali, ad aderire all’Associazione Nazionale Città del Vino. L’accordo è stato definito durante un viaggio istituzionale nel lunghissimo Paese sudamericano del presidente Angelo Radica. «Crediamo molto nelle prospettive internazionali, non solo per quanto riguarda la nostra associazione, ma anche in generale per tutta la filiera. La fase incerta caratterizzata dall’imposizione di dazi sul mercato statunitense impone l’impegno a cercare alternative in aree promettenti, come il Cile», ha affermato il presidente Cdv. L’adesione di Quillón a Città del Vino è stata preceduta, per quanto riguarda l’estero, da altre cinque municipalità in Corea del Sud, Brasile, Croazia e Slovenia. «Abbiamo gettato le basi per nuove importanti, collaborazioni», ha sottolineato Radica, aggiungendo. «In questa regione ci sono numerose piccole aziende di qualità». Un tratto distintivo della viticoltura di Quillón è infatti la presenza di un gran numero di piccoli produttori, con proprietà comprese tra 0,5 e 6 ettari, per un totale di oltre 800 vignaioli.

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A nome del Governo, ha quindi parlato Patrizio Giacomo La Pietra, sottosegretario all’Agricoltura, dal quale sono arrivati «complimenti all’iniziativa. È importante l’ascolto, è tramite questo che la politica deve prendere decisioni. Siamo stati tra i primi a contrastare l’ideologia che voleva etichettare il vino come dannoso alla salute. Non dobbiamo avere paura ad aprire a nuovi mercati, il nostro è un Paese esportatore: rappresentiamo la qualità nel mondo, ma dobbiamo fare sì che le regole siano rispettate da tutti». Per il senatore Marco Silvestroni «le aree coinvolte in questo passaggio di consegne sono eccellenze assolute. Il confronto può inoltre arricchire ulteriormente». Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, ha sottolineato invece il pregio della «innovazione, anche in agricoltura. Il nostro vino ha il valore aggiunto di raccontare i territori, e il modo migliore per farlo è la sinergia», come nel caso del riconoscimento della Città italiana del vino. Ha parlato anche il senatore Giorgio Salvitti: «Gli obiettivi dello straordinario impegno di Città del Vino sono quelli del Ministero dell’Agricoltura, lavoriamo di fatto insieme, come una squadra. In questi anni – ha sottolineato – il governo ha deciso di investire nel settore primario somme importanti, e i risultati e i riscontri ci stanno dando ragione. Un titolo come la città italiana del vino aiuta a distribuire il turismo su tutta la Penisola».


Infine, Luciano Fregonese, sindaco di Valdobbiadene, ha affermato: «Abbiamo l’obbligo e la fortuna di valorizzare quello che la nostra storia ci ha regalato, il riconoscimento di Città Italiana del Vino va in questo senso. È una grande opportunità di crescita». Mentre Claudia Brugioni, assessore di Conegliano, Comune capofila della candidatura, ha aggiunto: «Ci collochiamo in un asse straordinario, che raccoglie tutto il bello che il Veneto può regalare. Ci saranno molte ricorrenze che ci permetteranno di onorare al meglio questo riconoscimento. Abbiamo, per esaltare questo progetto, cercato di unire molti partner. Il nostro dossier ha voluto i giovani al centro, perché riteniamo che sia nostra responsabilità trasferire a loro tradizioni e sguardo al futuro».
Pronti al via, dunque. Per quanto riguarda Conegliano Valdobbiadene, lo start avverrà nei tre giorni che vanno dal 27 febbraio al primo marzo prossimi con una serie di iniziative in alcuni dei centri vitivinicoli più rappresentativi della Marca Trevigiana. Si comincerà a Pieve di Soligo con un convegno (27 febbraio, ore 18, auditorium Moccia) sul tema “Il successo e il futuro del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”. Sarà questo incontro a inaugurare la nuova Città italiana del vino del Nordest dopo, appunto, Duino Aurisina di quattro anni fa. Che era stata preceduta dalla piemontese Barolo e seguita dalla siciliana Menfi, mentre nel 2024 il titolo (con connotazione europea) era tornato nel Nordovest con Alto Piemonte e Gran Monferrato, per approdare l’anno scorso sui Castelli Romani. E, come abbiamo visto, da quest’anno la Città italiana del vino raddoppia, onorando una comunità del Nord e una del Sud. D’altra parte, il Belpaese è così esteso in lunghezza…

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In copertina e all’interno tre splendide immagini dei vigneti del Prosecco nella zona di Valdobbiadene, oltre al passaggio di consegne tra i Castelli Romani e le due nuove Città italiane del vino.

EnoArmonie compie vent’anni, quando i grandi vini s’intrecciano con affascinanti musiche. Il via domenica a Corno di Rosazzo, poi un ricco programma fino a tutto giugno con l’Associazione Gaggia

Compie vent’anni EnoArmonie, anniversario importante e speciale per l’Associazione Musicale Sergio Gaggia, che inaugura una nuova edizione del format inventato due decenni fa e oggi ancora in piena salute. Un progetto unanimemente riconosciuto come pioniere dell’abbinamento, allora nuovo, audace e moderno, tra il mondo enologico e quello musicale, capace di anticipare un modello poi replicato in diverse regioni italiane.
Nel tempo EnoArmonie ha condensato finalità che vanno ben oltre la promozione della musica colta, affiancando alla qualità artistica la valorizzazione del patrimonio enologico e paesaggistico locale, l’educazione culturale e sensoriale del pubblico, lo sviluppo del turismo culturale e la creazione di solide sinergie tra arte e territorio. Ottimi interpreti, enorelatori competenti e affascinanti, luoghi di particolare pregio – spesso anche inediti – e vini di alto livello sono gli ingredienti di una formula che ha sempre raccolto un vasto consenso di pubblico. In questa edizione celebrativa non mancano i ritorni di artisti che hanno lasciato un segno nella storia della rassegna, a partire dall’appuntamento inaugurale.

Gianluca Luisi

Guido Barbieri

L’inaugurazione– Ad aprire la rassegna, domenica 8 febbraio alle 18, sarà un ospite di grande rilievo, il violoncellista Denis Shapovalov, vincitore assoluto trent’anni fa del Concorso Tchaikovsky di Mosca, già ospite in passato dell’Associazione. A Villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo (Città del vino che ospita anche la sede del Consorzio tutela vini Doc e Docg Friuli Colli orientali e Ramandolo), Shapovalov si esibirà in un programma decisamente vario, che spazia dalla seconda suite di Johann Sebastian Bach ad improvvisazioni rock, accompagnato dalla voce dell’enorelatore Gabrio Taglietti, compositore cremonese per la prima volta ospite di EnoArmonie, e dalle ben diverse note dei vini dell’azienda Sergio Scarbolo. La serata è organizzata dal Circolo culturale Corno guidato da Sergio Paroni che così dà il via alla programmazione del nuovo anno.

Il calendario – Quello di domenica 8 febbraio però sarà solo il primo di dodici appuntamenti che accompagneranno il pubblico fino a fine giugno. Il 15 febbraio EnoArmonie farà tappa al Castello di Colloredo di Monte Albano, con i quartetti per flauto e archi di Mozart eseguiti da Giuseppe Nova e un trio d’archi capitanato da Glauco Bertagnin. Sarà l’occasione per rinnovare il gemellaggio con il Festival Internazionale di Alba, e quindi è prevista una degustazione di vini delle Langhe. Il primo marzo invece, all’azienda agricola Monviert di Spessa, ospite sarà l’Orchestra d’archi Busoni assieme al pianista Andrea Bacchetti, con la voce di Guido Barbieri in qualità di enorelatore. Villa di Toppo Florio a Buttrio invece, il 15 marzo, ospiterà Michelle Candotti, che al pianoforte eseguirà brani di Listz, accompagnata dai vini dell’azienda Marina Danieli.

Andrea Rucli

Marco Mauceri

Le new entry – Aprile e maggio segneranno alcune novità per la rassegna di EnoArmonie. La prima sarà il 12 aprile, con la cantina Di Gaspero Flavia e Umberto di Faedis che ospiterà il violinista Aylen Pritchin, accompagnato al pianoforte dal curatore del festival Andrea Rucli e dalle parole di Paolo Bolpagni, responsabile della Fondazione Ragghianti di Lucca. E proprio l’enorelatore sarà la novità della tappa successiva, nella sala consiliare del Comune di Moruzzo il 19 aprile, quando il Trio con pianoforte Morgen sarà introdotto dal musicologo Alessio Screm, che condurrà il pubblico tra i vini dell’azienda Borgo Sant’Andrea e le note di Haydn, Bloch e Shostakovic. Dopo l’appuntamento del 26 aprile a villa Lovaria di Pavia di Udine con il violoncellista Francesco Dillon e la pianista Lucrezia Proietti, accompagnati da Elena Abbado come enorelatrice, sarà la prima volta di San Daniele del Friuli nell’ospitare EnoArmonie, il 10 maggio, nella splendida chiesetta di Sant’Antonio Abate, dove si esibiranno la violoncellista italo croata Cecilia Radic e il pianista Roberto Pegoraro, insieme alle letture e ai commenti di Angelo Floramo.

Il gran finale – Ad ospitare il terz’ultimo appuntamento, il 17 maggio, sarà la corte dell’osteria Vinars di Medea, con il più noto divulgatore italiano per la musica colta e amico di EnoArmonie fin dalla fondazione, Giovanni Bietti, che esplorerà da solo al pianoforte o accompagnato dal percussionista Luca Caponi una fetta considerevole del repertorio classico di “musica da brindisi”, abbinata ai vini dell’azienda Brumat. Giugno vedrà la conclusione della ventesima edizione di EnoArmonie, con una matinée domenica 7 all’Abbazia di Rosazzo e la concertazione di Massimo Mercelli per flauto e tre archi de L’Offerta Musicale, punto più alto del contrappunto di Johann Sebastian Bach. Infine, il sipario sulla rassegna sarà affidato al Dedalo Ensemble, che si esibirà nel Parco Sculture Braida Copetti, a Leproso di Premariacco, sabato 27 giugno.

La rassegna musicale di EnoArmonie è prodotta e curata dall’Associazione Musicale Sergio Gaggia di Cividale del Friuli. Si avvale del supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e di Io Sono Friuli Venezia Giulia. Il direttore artistico dell’associazione, e curatore di EnoArmonie, è il pianista Andrea Rucli.

Michelle Candotti

Aylen Pritchin

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In copertina, un bel brindisi con i grandi vini del Vigneto Fvg: così si concluderà ogni concerto dopo l’intervento dell’enorelatore.

No allo spreco alimentare! A Roma oggi sono al via le celebrazioni della Giornata nazionale dedicata alla prevenzione

È questione di cuore, preservare il futuro del pianeta: un obiettivo trasversale alle generazioni. Ma è anche e soprattutto questione di metodo la prevenzione degli sprechi, la rigenerazione del cibo avanzato, la pianificazione degli acquisti e la fruizione stagionale – quindi qualitativa e salutare, non meramente quantitativa – degli alimenti alla base della nostra dieta. Il nostro rapporto col cibo si gioca nel quotidiano su un piano squisitamente organizzativo, questo ci insegna il Cross generation Food Report dell’Osservatorio Waste Watcher International, che si presenterà a Roma oggi, 3 febbraio, in vista della 13ma Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare – giovedì 5 febbraio – quest’anno focalizzata su “2030 Calling”, ovvero l’ultimo sprint utile per metterci in pari con gli Obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, per misurare e di cogliere concretamente i traguardi fissati nel 2015, al momento della sua adozione. Il Rapporto è un’iniziativa della Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market, che promuove e organizza la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare il cui evento ufficiale è già in programma a Roma stamane, dalle 11 nello Spazio Esperienza Europa di piazza Venezia. I dati del Rapporto sono stati raccolti da Ipsos Doxa ed elaborati, per la cura del direttore scientifico Waste Watcher Andrea Segrè, dal team dell’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, coordinato da Luca Falasconi, curatore del Rapporto Waste Watcher “Il caso Italia”.
Il divario generazionale, dimostra il Cross Generation Food Report dell’Osservatorio Waste Watcher, si riflette nella capacità di tenere viva l’attenzione ogni giorno intorno alla prevenzione dello spreco alimentare. Se i Boomers (nati fra il 1946 e il 1964) rappresentano la generazione più strutturata e storicamente focalizzata sul tema (ben 96% dichiara un’elevata attenzione alla questione dello spreco di cibo), la Generazione Z (nati fra il 1997 e il 2012) è consapevole della questione e autocritica sulle proprie responsabilità, ma è meno organizzata e meno disposta a ritagliare il tempo necessario alla pianificazione, tende ad acquistare in eccesso “per sicurezza”, dimentica il cibo in frigo, rifiuta più spesso la rigenerazione degli avanzi. Millennials (nati fra il 1981 e il 1986) e Generazione X (nati fra il 1965 e il 1980) occupano una posizione intermedia: mostrano maggiore consapevolezza dei giovani e buone competenze organizzative, ma faticano a stabilizzare le pratiche nel tempo. Solo il 36% dei Gen Z pianifica la spesa con una lista, contro il 45% dei Millennials e Generazione X. Al contrario, i Boomers eccellono nella gestione: il 60% acquista rigorosamente stagionale, il 63% consuma prioritariamente ciò che sta per scadere e il 55% controlla se è ancora buono, prima di decidere se utilizzarlo o gettarlo, contro solo il 45% della Generazione Z (52% per Millenials e 51% per Generazione X).

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Il nuovo libro di Segrè

«Il cibo, e lo spreco che è la sua negazione – spiega l’agroeconomista e accademico Andrea Segrè, fondatore dell’impegno contro lo spreco alimentare in Italia e in Europa – sono il punto di partenza centrale per interrogarsi sui limiti del nostro modello di sviluppo e immaginare un’economia diversa, di cura ed equilibrio ecologico. Un sistema dove il valore del cibo si misura non solo nel prezzo, ma nel rispetto per le persone, la natura e il tempo». È questo il filo rosso del nuovo saggio che Andrea Segrè firma per Treccani Libri, in libreria da oggi, 3 febbraio: “Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro” (Collana Voci, 136 pagine euro 12), con la prefazione dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, guida del comitato scientifico che ha portato la cucina italiana a patrimonio Unesco, e la postfazione del poeta e scrittore Davide Rondoni, alla guida del Comitato per le iniziative degli 800 anni dalla morte di San Francesco (1226 – 2026). Nel saggio, infatti, la visione del Frate di Assisi legata al cibo come a un dono da condividere e non sprecare, si rifrange come una luce profetica, capace di illuminare il nostro percorso, ottocento anni dopo.

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«Ma alle soglie del 2030 – spiega il direttore scientifico Waste Watcher Andrea Segrè – un patto fra le generazioni è prioritario, per sostenere le strategie concrete di gestione del cibo. Un cambio di paradigma pragmatico, che punta a salvare gli alimenti, prevenire gli sprechi e concretamente contribuire a un nuovo modello di sviluppo». Per questo la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare estende il suo raggio d’azione al fine settimana successivo e promuove una “challenge” inedita, il primo Wastebusters Pride Weekend, sabato 7 e domenica 8 febbraio. Una sfida di alfabetizzazione operativa, 48 ore nelle quali ritagliarsi 15 minuti per l’operazione #FrigoTrasparente: l’azione collettiva #sprecozero che porterà in prima fila il sapore, attenzionando il cibo in scadenza imminente, nel segno della prevenzione degli sprechi «Lo spreco alimentare si affronta con le micro-competenze quotidiane – sottolinea Luca Falasconi, curatore del Cross Generation Food Report – Dobbiamo trasformare la velocità digitale dei giovani in consapevolezza organizzativa. Il frigorifero è il luogo dove il cibo diventa invisibile prima di diventare rifiuto. Renderlo trasparente significa restituirgli valore». Operativamente, #frigotrasparente sarà non una “’ispezione”, ma una liberazione di sapori. Rendere il frigorifero ‘trasparente’ significa smettere di nascondere il cibo per iniziare a cucinarlo, un gesto concreto per trasformare la dimenticanza – causa principale dello spreco soprattutto per i più giovani – in una nuova abitudine organizzativa. #Frigotrasparente diventa così una challenge articolata in 15 minuti: si parte con la Ricognizione (minuti 0-4), ovvero l’Appello del Frigo: non guardare solo cosa c’è dentro, ma guarda dove è finito. Apri il frigorifero e svuotalo parzialmente, spesso il cibo va a male perché diventa invisibile. Cerca di estrarre e attenzionare tutto ciò che è nascosto negli angoli bui del tuo frigo. Si prosegue con l’Azione e la Gerarchia del Sapore (minuti 5-9): perché non tutti i cibi sono uguali, alcuni hanno fretta e meritano la Prima Fila. Identifica i “codici rossi” con scadenza entro 48 ore, o poco più. Spostali fisicamente sul ripiano ad altezza occhi. Quello è il tuo “VIP lounge del sapore”. Terzo step, l’Arte del Raggruppamento (minuti 10-13), un modulo di organizzazione visiva. I Boomers insegnano: la stagionalità e l’ordine salvano la spesa, cerca di unire gli avanzi in contenitori trasparenti (se non li vedi, non li mangi). Dividi i cibi freschi da quelli a lunga conservazione.
E infine, quarto e ultimo passaggio: lo Scatto d’orgoglio (minuti 14-15). Ecco la tua testimonianza Wastebuster, rendi pubblico il tuo impegno perché la consapevolezza cresce, se condivisa. Scatta una foto al tuo frigo “riordinato, sarà la tua risposta al 2030 Calling. Postala con gli hashtag #sprecozero #2030Calling, #FrigoTrasparente e #WastebustersPride.

 

Allevatori Fvg, possibili strategie per ridurre l’utilizzo di antibiotici nelle stalle: la fitoterapia può essere di grande aiuto

L’Italia, dopo la Polonia, è il Paese europeo con il più alto consumo di antibiotici a uso zootecnico, con una quantità doppia per animale rispetto alla media. Negli ultimi 10 anni, però, l’utilizzo di questi farmaci si è ridotto del 57,5%, in linea con quello degli altri Paesi del continente. Ma l’Ue ha fissato obiettivi più ambiziosi all’interno dell’approccio One Health con la richiesta (ai 27 Stati membri) di una riduzione della vendita del 50% entro il 2030, sulla base dei consumi del 2018. La richiesta è giustificata dal fatto che la resistenza agli antibiotici, negli animali e negli uomini, è salita a livelli preoccupanti rendendo pure infezioni comuni sempre più difficili da trattare anche a motivo della diffusione di batteri resistenti (trasferibili all’uomo) all’interno dei prodotti di origine zootecnica (latte, carne, uova). Dunque, gli allevatori e i veterinari, nel gestire la salute degli animali, sono chiamati a un percorso di prudenza di utilizzo, di rispetto delle regole sempre più stringenti e della ricerca di strategie di cura alternative. Tutte le norme sul benessere animale vanno in questa direzione ma anche, ad esempio, l’utilizzo dei principi attivi ricavati dalle piante come hanno illustrato i veterinari di GreenVet, Alice Caneschi e Maurizio Scozzoli, durante un recente incontro organizzato a Codroipo dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia.
«Il nostro impegno sulla formazione degli allevatori consapevoli è costante. Tanti progressi nella riduzione dell’uso degli antibiotici sono stati fatti rispetto agli ultimi dieci anni – spiega il direttore dell’Associazione, Marco Bassi -, ma forse dobbiamo imparare a raccontarci meglio al pubblico. Incontri come quello odierno (e altri sono in programma) aiutano noi e le aziende a essere più forti quando ci si rivolge al mercato».
«Da trent’anni ci occupiamo dell’impiego delle erbe officinali, in forma di miscele di piante, estratti e oli essenziali, in ambito zootecnico – sottolinea Scozzoli -. L’efficacia di questi prodotti è stata testata da molte Università italiane ed estere. Possiamo dire, perciò, che i prodotti botanici, se utilizzati correttamente, possono sostituire con efficacia dal 50 al 70% degli antibiotici somministrati in zootecnia. I costi dei trattamenti sono abbastanza simili, ma non bisogna dimenticare i tanti benefici collaterali generati dall’uso di prodotti vegetali. Perciò, gli allevatori (in particolare quelli biologici) sono molto sensibili verso le potenzialità delle cure zootecniche a base vegetale e la ricerca sta facendo notevoli passi avanti. Per aumentarne la diffusione, troviamo ancora un po’ carente l’aspetto legislativo europeo dove attualmente, su questi temi, ogni Paese si muove per conto suo senza un quadro di riferimento unico. Anche la formazione universitaria veterinaria, a mio avviso, dovrebbe dimostrare qualche apertura in più. Se abbiamo i prodotti che funzionano, ma non conosciamo bene le loro caratteristiche e non sappiamo come consigliarli e utilizzarli al momento giusto e con i corretti dosaggi, non facciamo alcun progresso», è la conclusione del veterinario.

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In copertina, i bellissimi fiori dell’arnica coltivata sul Piancavallo nel Pordenonese.

Città del vino, Angelo Radica eletto anche presidente della Rete europea Recevin. Dal Vigneto Fvg (impegnato nelle Grandi Verticali) auguri di buon lavoro per una nuova promozione del settore vitivinicolo

di Giuseppe Longo

È stata accolta con vivo compiacimento anche da parte delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia la nomina del leader nazionale Angelo Radica a presidente della Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) che raccoglie oltre mille Comuni di Italia (da sola ne conta più di 500!), Francia, Spagna e Portogallo. L’investitura nel prestigioso incarico è avvenuta giovedì scorso, lo stesso giorno in cui a Nimis si teneva, con notevole successo – protagonisti il Ramandolo Docg e altri pregiati vini di questo rinomato angolo dei Colli orientali del Friuli -, la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali.

Angelo Radica con i tre presidenti nazionali.


Angelo Radica, sindaco di Tollo, cittadina altamente vocata alla vitivnicoltura in provincia di Chieti in Abruzzo, è stato eletto in Spagna, a Carinena, nel corso della cerimonia di chiusura dell’evento di Città Europea del Vino. Hanno votato i 16 consiglieri rappresentanti dei quattro Paesi aderenti. Recevin è una rete costituita come strumento essenziale per rappresentare le esigenze e difendere con una sola voce gli interessi delle amministrazioni locali europee economicamente legate al vino. Allo stesso tempo fornisce una piattaforma comune per lo scambio di esperienze, conoscenze, contatti e partnership. Come detto, Recevin è costituita da oltre 1.000 Comuni delle quattro Associazioni nazionali del vino presenti in Spagna, Francia, Italia e Portogallo – praticamente i Paesi maggiori produttori di vino a livello mondiale, dei quali il nostro è capofila – e collabora con una decina di Paesi europei e non. Nata nel 2000, Recevin promuove il turismo del vino, sviluppa progetti, interloquisce con le istituzioni europee e nazionali, sviluppa le attività dei territori.
«È con grande onore, orgoglio e determinazione che assumo la carica di presidente di Recevin, la Rete Europea delle Città del Vino – ha affermato Angelo Radica, appena eletto, esprimendo riconoscenza per la stima riservatagli -. Credo fermamente che questo sia un momento determinante per Recevin, di vera e propria svolta, in cui l’impegno di tutti rafforzerà la rete, rendendola un catalizzatore per lo sviluppo dei territori europei del vino. Assumo, pertanto, questa leadership con la consapevolezza che siamo di fronte a un progetto di squadra, in cui è evidente la necessità di lavorare in modo cooperativo, contribuendo così allo sviluppo sostenibile europeo. Per il prossimo biennio rappresenterò in Europa gli interessi dei viticoltori e dei territori vitivinicoli europei attivando da subito una stretta collaborazione con la Commissione, i parlamentari e i funzionari dell’Unione. Abbiamo il dovere di unire le sinergie, permettendo così al vino di essere leva per la promozione dei nostri territori e dell’intero mondo rurale. A questo scopo abbiamo già a disposizione documenti e progetti consolidati negli ultimi anni, quali la Carta del turismo del vino europeo, il Vademecum dell’enoturismo europeo, la Giornata europea del turismo del vino, la Città Europea del Vino, il Concorso enologico internazionale e gli Stage annuali per giovani viticoltori europei».
Il neopresidente ha quindi sottolineato: «Nei prossimi anni il mio impegno sarà concentrato nella valorizzazione della ricchezza dei territori del vino e delle loro denominazioni di origine, nella rappresentazione delle problematiche che assillano i viticoltori europei, ma soprattutto a rafforzare la nostra azione politica in modo da rendere incisiva la nostra presenza presso le istituzioni europee. Far sentire la voce dei territori del vino al Parlamento europeo, legare gli Stati allo sviluppo di un’Europa delle città e delle regioni e aumentare le sinergie con l’Arev e l’Oiv: questa è la missione che sono profondamente orgoglioso di guidare, in uno spirito di condivisione e cooperazione».
Una bellissima e importante notizia, dunque, per le Città del vino anche del Friuli Venezia Giulia – sono, come è noto, una quarantina – che, con il coordinatore regionale Tiziano Venturini e lo staff operativo, formulano ad Angelo Radica i migliori auguri di buon lavoro per una sempre più incisiva attività a favore della promozione e dell’affermazione del vino europeo e quindi italiano e pure del Vigneto Fvg, piccolo per i livelli quantitativi ma non certamente per la qualità che è ai massimi livelli ed è riconosciuta in tutto il mondo.

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In copertina, passaggio di consegne tra la spagnola Rosa Melchor e il neo-presidente della europea Recevin Angelo Radica.

Confagricoltura Fvg: nuove opportunità per le nostre imprese dopo l’accordo economico tra Unione Europea e India

L’Unione Europea e l’India hanno annunciato la conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio che mira a ridurre drasticamente o eliminare le barriere tariffarie su una larga parte degli scambi commerciali tra i due blocchi economici. Questo accordo storico prevede che i dazi indiani su molte esportazioni agroalimentari europee saranno gradualmente abbattuti, creando un contesto più favorevole per l’export italiano di prodotti di qualità. Tra i principali benefici attesi figura la riduzione dei dazi sul vino, che passeranno dall’attuale livello del 150% a livelli più competitivi, e la cancellazione dei dazi sull’olio d’oliva entro cinque anni. Anche i dazi su prodotti trasformati come pane e dolci verranno eliminati, favorendo l’accesso a un mercato in forte crescita.

Posizione di Confagricoltura – Confagricoltura ha accolto con favore la notizia, sottolineando come la drastica riduzione, e in alcuni casi l’eliminazione, delle tariffe doganali rappresenti un’importante opportunità per le imprese agricole italiane ed europee. Secondo l’Organizzazione, le nuove regole sugli scambi tra Bruxelles e Nuova Delhi potranno favorire una crescita significativa dell’export agroalimentare, con particolare attenzione a prodotti come vino, olio d’oliva e succhi di frutta. Sulla stessa linea di pensiero anche il presidente di Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Nicolò Panciera di Zoppola Gambara: «La conclusione di questo accordo commerciale rappresenta un passaggio strategico per l’agricoltura europea e italiana e può essere una leva anche per le imprese agricole del Friuli Venezia Giulia, soprattutto per quelle orientate alla qualità e all’export. È però fondamentale che questi accordi garantiscano piena reciprocità negli standard produttivi e sanitari e che le istituzioni accompagnino le aziende, soprattutto le medio-piccole, nell’accesso a mercati complessi come quello indiano».

Tutela dei settori sensibili – Un elemento centrale dell’accordo è la protezione dei settori agricoli più sensibili, esclusi dalla liberalizzazione, tra cui carne bovina, carne di pollo, riso, miele e zucchero, garantendo che queste filiere restino tutelate. Confagricoltura ha ribadito l’importanza del principio di reciprocità negli standard di produzione e sicurezza alimentare, ritenuto fondamentale per qualsiasi accordo commerciale che coinvolga prodotti di origine agricola.

Valorizzazione dei prodotti europei – Parallelamente all’accordo commerciale, l’Ue e l’India stanno negoziando un’intesa sulle Indicazioni Geografiche. Questo progetto mira a tutelare e valorizzare i prodotti tipici europei nel mercato indiano, contrastando le imitazioni e favorendo il riconoscimento delle denominazioni protette. Tale misura potrà contribuire a rafforzare la competitività delle produzioni agricole tradizionali italiane, come olio extravergine di oliva, vini tipici e altri prodotti a denominazione.

Vigneto Fvg in lutto, a Cormons è scomparsa Daniela Coser: aveva fondato con il marito il Ronco dei Tassi

Grave lutto nel Vigneto Fvg. È mancata, a 67 anni, dopo una lunga malattia Daniela Macor, fondatrice assieme al marito Fabio Coser dell’azienda vitivinicola Ronco dei Tassi di Cormons, autentica portabandiera della migliore enologia del Friuli Venezia Giulia. Con la sua scomparsa, il mondo del vino friulano perde una figura chiave, discreta e determinante, che ha contribuito in modo sostanziale alla costruzione di una delle realtà vitivinicole di riferimento del territorio. Una donna capace di unire visione imprenditoriale, sensibilità umana e un amore autentico per la terra.

Cuore, anima e mente della cantina fin dalla sua nascita nel 1989, Daniela è stata molto più di una cofondatrice: è stata il perno silenzioso attorno al quale si è costruita un’esperienza imprenditoriale oggi riconosciuta e apprezzata ben oltre i confini regionali. Il suo lavoro instancabile, la sua capacità di leggere il presente e immaginare il futuro, la sua dedizione quotidiana hanno accompagnato ogni fase della crescita di Ronco dei Tassi, trasformando un progetto familiare in una realtà vitivinicola di riferimento. Lascia un vuoto profondo nel marito Fabio e nei figli Matteo ed Enrico, che negli anni si sono affiancati ai genitori nella gestione dell’azienda, in un passaggio generazionale fluido, naturale e fortemente voluto. Un percorso che Daniela ha seguito con attenzione e orgoglio, consapevole che la continuità familiare non è solo una scelta organizzativa, ma un valore culturale e umano. Per lei, l’impresa non è mai stata separata dalla famiglia: ne era, piuttosto, una sua naturale estensione.
Il forte legame familiare è sempre stato il segno distintivo della cantina, un tratto identitario che Daniela ha saputo coltivare con intelligenza e sensibilità, facendo dell’armonia tra le persone uno dei pilastri del successo aziendale. Una leadership mai urlata, esercitata con l’esempio, l’ascolto e una straordinaria capacità di tenere insieme visione e concretezza. “Se noi come famiglia abbiamo costruito tutto questo, l’unione della famiglia e l’azienda, il merito principale in assoluto va dato a mia moglie Daniela – ricorda commosso Fabio Coser -. Senza di lei, senza il suo sostegno sia materiale che morale, non credo che sarei riuscito a raggiungere questi obiettivi. Mi ha sempre sostenuto nei momenti difficili, è stata la mia forza. Mi trasmetteva la carica per andare avanti ed è stata determinante nel progettare i passaggi che ci hanno fatto crescere e nel trovare soluzioni a ogni problema”
Accanto al ruolo imprenditoriale, Daniela ha incarnato con naturalezza quello di madre. Una madre presente, capace di supplire alle assenze imposte dai ritmi del lavoro del marito e di trasmettere ai figli i valori fondamentali su cui si è costruita la famiglia Coser: il rispetto per la natura che amava profondamente (piante ed animali erano la sua passione e se ne era circondata a Ronco dei Tassi), l’amore per la terra e per il lavoro del vignaiolo, inteso non solo come mestiere, ma come forma di responsabilità verso il territorio. La sua eredità non è fatta solo di vini apprezzati e riconoscimenti, ma di uno stile, di un modo di essere e di fare impresa che resterà vivo nelle persone che l’hanno conosciuta e nella continuità della cantina. Daniela Coser lascia un segno profondo, fatto di coerenza, passione e umanità: un’eredità silenziosa, ma destinata a durare nel tempo.

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In copertina e all’interno due belle immagini di Daniela Coser che lascia il marito Fabio e i figli Matteo ed Enrico.

Da domani San Vito al Tagliamento avrà un Polo vitivinicolo per tutto il Triveneto

Domani, 31 gennaio, sarà inaugurato a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, il Polo Vitivinicolo del Triveneto, frutto di un importante progetto avviato oltre dieci anni fa da Triveneta Certificazioni, società nata sulla base di un accordo tra tre Organismi di controllo – Ceviq, Siquria e Valoritalia – incaricata di certificare la Doc Pinot grigio delle Venezie, che per numero di bottiglie prodotte è la seconda denominazione italiana, e l’Igt Trevenezie.
L’evento, con accesso su invito, segna anche l’apertura della nuova sede di Triveneta Certificazioni, che diventa così un punto di riferimento e un collegamento operativo per il comparto. La giornata avrà inizio nelll’auditorium Concordia, dove alle ore 10 si terrà il convegno “Costruire legami, costruire futuro”. All’appuntamento saranno presenti i vertici di Triveneta Certificazioni e dei tre Organismi di certificazione, oltre ai rappresentanti del Consorzio Doc Pinot grigio delle Venezie, del Consorzio Doc Friuli, del Consorzio Doc Friuli Grave, del Consorzio Prosecco Doc, che all’interno della struttura avranno un proprio spazio, e di AssoOdc (Associazione degli organismi di certificazione del vino). Parteciperanno inoltre autorità e rappresentanti delle istituzioni del territorio e del panorama nazionale.
Il convegno prevede una tavola rotonda con la partecipazione dei rappresentanti di Federdoc, Valoritalia, del Gruppo di lavoro Vino del Copa-Cogeca e di AssoOdc. Saranno approfonditi i principali temi e le sfide della filiera vitivinicola in un’ottica di collaborazione e lavoro coordinato, con l’obiettivo di promuovere maggiore efficienza e trasparenza: dalla riforma della governance dei consorzi alle richieste del mercato globale, dalle nuove forme di tracciabilità all’evoluzione delle certificazioni come asset competitivo, fino all’enoturismo e al rafforzamento dell’identità dei territori. Al termine del convegno seguirà la cerimonia del taglio del nastro del Polo, alla presenza delle istituzioni e degli ospiti.

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In copertina, il tipico terreno delle Grave del Friuli che ospita i vigneti anche di San Vito al Tagliamento.

Donne del Vino, Elena Roppa riconfermata alla guida della delegazione Fvg: rinnovato impegno a favore dell’eccellenza vitivinicola regionale

Elena Roppa ancora alla guida delle Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia. La riconferma della delegata regionale è avvenuta nel corso dell’assemblea che si è appena riunita e rappresenta un segno di continuità e fiducia nel lavoro svolto negli ultimi anni a favore della valorizzazione del ruolo femminile nel mondo enologico. Ad affiancarla nella gestione delle attività della delegazione è stata riconfermata anche la vicedelegata Maria Teresa Gasparet, sommelier professionista e titolare di Sorsi e Percorsi. L’impegno è quello di continuare a guidare la delegazione Fvg dell’Associazione nazionale con l’obiettivo di rafforzare la presenza delle Donne del Vino sul territorio, promuovendo iniziative culturali, formative e di comunicazione che mettano in luce l’eccellenza vitivinicola del Friuli Venezia Giulia e il contributo delle donne stesse, ognuna nel proprio ruolo, lungo tutta la filiera produttiva.


Elena Roppa è una professionista e docente con una consolidata esperienza nel marketing, comunicazione ed eventi. Laureata in Filosofia, ha sviluppato un forte legame con il mondo del vino attraverso percorsi professionalizzanti e una lunga carriera nel turismo enogastronomico e nella promozione dei territori. Dal 2025 è resposabile dell’Ufficio Marketing per il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Fa parte dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino dal 2015, di cui ha ricoperto ruoli legati alla comunicazione digitale a livello nazionale. Dal 2023 è stata eletta delegata regionale per la delegazione del Friuli Venezia Giulia, incarico che ha diretto con impegno anche nei successivi anni. Nel suo ruolo di delegata coordina progetti e iniziative che valorizzano il contributo professionale delle donne nel settore vitivinicolo, promuovendo eventi culturali, attività formative e collaborazioni con istituzioni e realtà del territorio. Tra i progetti di rilievo sostenuti vi sono iniziative di educazione al vino nelle scuole e percorsi di networking per promuovere la visibilità delle associate.
Ma chi sono Le Donne del Vino? Fondata nel 1988, l’Associazione nazionale Le Donne del Vino riunisce produttrici, enologhe, sommelier, ristoratrici, giornaliste e professioniste del settore vitivinicolo. L’associazione si impegna a promuovere la cultura del vino, il consumo consapevole e la conoscenza dei territori, valorizzando al contempo il ruolo delle donne nella filiera enologica. Attraverso eventi, incontri e progetti culturali, Le Donne del Vino operano come una rete dinamica e inclusiva, capace di coniugare vino, cultura e responsabilità sociale. La delegazione del Friuli Venezia Giulia si inserisce attivamente in questo percorso, lavorando per raccontare l’identità vitivinicola regionale e sostenere il dialogo tra produttori, professionisti e pubblico.

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In copertina, Elena Roppa confermata presidente; all’interno, le Donne del vino Fvg presenti all’assemblea.

Compie 25 anni il Ramandolo Docg vanto dei vignaioli di Nimis e Tarcento: lungo e complesso l’iter di tutela che ha segnato una svolta per il prestigioso bianco

di Giuseppe Longo

Epifania 2026, una edizione-chiave per festeggiare, con questa nuova uscita della storica rivista annuale “Il Pignarûl”, un anniversario molto importante: i primi 25 anni del Ramandolo Docg, il famoso bianco prodotto sulle suggestive colline tra Nimis e Tarcento. Un’occasione, dunque, adatta per compiere alcune riflessioni, ma anche opportune rievocazioni, se non altro per rendere merito a chi ha contribuito a raggiungere il brillante e atteso risultato che ha segnato una vera e propria svolta nella produzione di questo nettare. Un’analisi che segue e riprende quanto, qualche anno fa, avevo avuto occasione di proporre su Agenda Friulana, la bellissima pubblicazione che festeggia mezzo secolo di vita, visto che Chiandetti Editore la ideò proprio lo stesso anno del terremoto che sconvolse decine di paesi del nostro Friuli, tra cui anche Nimis e Tarcento che danno origine a questo prestigioso vino.

Oro antico – “Oro di Ramandolo”. Non poteva essere definito in modo migliore il grande bianco, “dolce-non dolce”, tannico, passito, aromatico con una sinfonia di profumi che lo rende unico. E giallo, appunto, come l’oro antico. “Oro di Ramandolo” è il nome che un gruppo di produttori lungimiranti ha voluto dare a una manifestazione che celebrasse nella ricorrenza di San Martino questo nettare, orgoglio e vanto dei viticoltori di Nimis e Tarcento che hanno voluto difenderlo tenacemente, ottenendo con fatica, ma alla fine con immensa soddisfazione, la prima Docg del Friuli Venezia Giulia. Come dire che proprio in questi vigneti coltivati non senza sacrifici – c’è chi l’ha definita “viticoltura eroica”! – sulle pendici del monte Bernadia e sulle colline più prossime si ottiene un vino che ha avuto il privilegio di essere contrassegnato con il marchio di qualità più prestigioso, cioè la denominazione di origine controllata e garantita.
Un riconoscimento ottenuto nell’ormai lontano 2001, dopo un iter legislativo molto complesso, che nel suo ventennale si desiderava festeggiare adeguatamente. Ma l’emergenza saniitaria scatenata dal Covid o Coronavirus che dir si voglia – i nomi con cui sarà tristemente ricordato il tremendo morbo che ha sconvolto per tre anni le vite di noi tutti – ha impedito ogni iniziativa. Come pure non è stato possibile celebrare il mezzo secolo di vita dei Colli orientali del Friuli – nel cui lembo più settentrionale si trova proprio il “cru” del Ramandolo vegliato dalla storica chiesetta-simbolo di San Giovanni Battista -, la seconda Doc nata nella nostra regione, era il 1970, dopo quella del Collio che aveva fatto da coraggioso apripista all’indomani dell’approvazione della legge istitutiva – la famosa 930 del 1963 – delle denominazioni di origine italiane. Ma al di là dei festeggiamenti mancati – e che, comunque, possono essere recuperati proprio in questo venticinquesimo della Docg -, il dato che conta è quello di poter fruire di uno straordinario strumento di tutela che metta al riparo da frodi o sleali concorrenze, riconoscendo altresì i meriti di questi produttori che, pur rimanendo fedeli alla tradizione, hanno saputo soprattutto in questi ultimi decenni crescere e innovarsi, dando vita a un vino fra i più prestigiosi del Vigneto Fvg e che proprio la definizione “Oro di Ramandolo” fotografa nel migliore dei modi. Veramente bravi quanti hanno avuto questa geniale intuizione!

Oltre 40 anni fa – La Docg Ramandolo è dunque stata la prima ad essere istituita nella nostra regione – correva l’anno 2001 – e prima, ovviamente, nei Colli orientali del Friuli, l’unica denominazione di origine controllata del Vigneto Fvg che può vantare delle Docg, il massimo blasone di qualità per un vino. Infatti, dopo il Ramandolo, le colline “protette” dallo Spadone di Marquardo hanno meritato, nel volgere di pochi anni, il prestigioso riconoscimento per il Picolit e per gli storici vigneti che abbracciano l’Abbazia di Rosazzo, al fine di valorizzare un uvaggio bianco prestigioso formato per almeno il 50 per cento da Friulano (ex Tocai) e quindi da Sauvignon, Pinot bianco e/o Chardonnay e Ribolla gialla, storico vitigno autoctono che in questi ultimi anni ha registrato una vera e propria riscoperta, registrando un clamoroso successo con la versione spumantizzata. Tutti vini bianchi, dunque, con il massimo riconoscimento di qualità: d’altra parte, il Friuli non è indicato da tutti come terra d’eccellenza per vini bianchi che si sono fatti conoscere, e amare, in tutto il mondo? Ma tornando al Ramandolo, e facendo un po’ di storia, bisogna riconoscere che l’iter per il raggiungimento della denominazione di origine controllata e garantita non è stato né breve, né facile. L’azione di difesa del nome geografico che fa capo alla piccola borgata a nord di Nimis – e del quale beneficiano anche i vigneti tarcentini delle colline che vanno da Sedilis a Coia – è partita agli inizi degli anni Ottanta, pochi anni dopo il terremoto mentre era ancora in corso la ricostruzione delle case: all’epoca ero assessore all’agricoltura nella Giunta guidata dal sindaco Giovanni Roberto Mattiuzza. All’origine dell’iter la richiesta di tutela avanzata dalla Cooperativa agricola di Ramandolo, in quegli anni guidata dal giovane viticoltore Dario Coos, e un ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Nimis e fatto proprio dall’allora Comunità montana Valli del Torre, presieduta dal compianto Sergio Sinicco. Il percorso legislativo fu quindi abbastanza complesso in quanto il primo decreto di riconoscimento della Doc (si badi bene, non ancora Docg) non veniva incontro alle richieste dei prodouttori locali, in quanto il nome geografico Ramandolo – al posto di quello della varietà di vite, Verduzzo friulano – poteva essere utilizzato in tutta l’area dei Colli orientali con comprensibile grave danno per i richiedenti del Comune di Nimis.

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L’omaggio del Pignarûl

(g.l.) Le Grandi Verticali del Vino oggi, 29 gennaio, approdano, dunque, a Nimis per la degustazione del Ramandolo Docg coordinata dal dottor Matteo Bellotto: l’appuntamento è alle 19.30 nella sede della famosa disttilleria “Giacomo Ceschia”, la più antica del Friuli. La manifestazione è organizzata, come è noto, dalle Città del vino del Friuli Venezia Giulia guidate da Tiziano Venturini. E al prestigioso bianco ottenuto nei vigneti ai piedi del monte Bernadia, tra Nimis e Tarcento, ha reso omaggio “Il Pignarûl”, la bellissima rivista annuale, pubblicata in occasione dell’Epifania tarcentina e diretta da decenni dal professor Luigi Di Lenardo. Si tratta di un ampio articolo che riproponiamo oggi integralmente su questo blog proprio in occasione della Grande Verticale dedicata al Ramandolo Docg.

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Anche il Tribunale – Il nome Ramandolo “svenduto” a tutti i Colli orientali? Inaccettabile e bocciato senza possibilità di appello il pronunciamento del Ministero dell’Agricoltura che, con un escamotage apparso subito molto controverso, aveva cercato di accontentare sia i vignaioli di tutta l’area Doc sia quelli di Nimis e Tarcento concedendo agli stessi la possibilità di vendere il loro vino come “Ramandolo Classico”. Suggestiva e affascinante la “trovata” per gli esperti, ma fonte di sicura confusione commerciale per il consumatore medio, con grave danno per la produzione nel suo complesso. Per cui l’unica cosa che rimaneva da fare per correggere lo “svarione” legislativo era il ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo del Lazio. Ricordo ancora i viaggi che feci a Roma assieme al presidente della Cooperativa agricola di Ramandolo per concordare la strategia rivendicativa e difensiva con gli avvocati Cappelli e De Caterini cui era stato affidato il ricorso. Dal Friuli faceva da tramite lo studio legale dell’avvocato Antonio Comelli, allora presidente della Regione Fvg – che dall’inizio aveva seguito con grande interesse e partecipazione l’iter avviato dai suoi concittadini per la tutela del nome Ramandolo -, con l’apporto tecnico di Orfeo Salvador (anche nella sua qualità di componente del Comitato nazionale per le denominazioni di origine dei vini) e di Ennio Nussi, presidente e direttore del Centro regionale vitivinicolo. Tre persone che ormai da molti anni mancano tra noi e alle quali i viticoltori di Nimis debbono riconoscenza. Alla fine, la causa dinanzi al Tar fu coronata dal tanto auspicato successo, tanto che il nuovo decreto, pubblicato nel 1992, prevedeva che il nome Ramandolo potesse essere usato soltanto per il vino prodotto in una piccola area ritagliata a cavallo tra Nimis e Tarcento, mentre nel resto dei Colli orientali del Friuli l’etichetta avrebbe dovuto riportare soltanto l’indicazione del nome della varietà di vite, e cioè Verduzzo friulano. La tenacia dei produttori, ma anche dei loro rappresentanti e dei pubblici amministratori, aveva vinto, tanto da meritare il prestigioso premio Risit d’Aur delle Distillerie Nonino di Percoto. A quel punto non rimaneva che tentare la scalata all’ultimo tratto della “piramide” dei vini: quella, appunto, della denominazione di origine controllata e garantita, la Docg. Cosa che, fortunatamente, avvenne in tempi molto più rapidi rispetto a quelli richiesti per la delimitazione dell’area produttiva e l’approvazione del primo disciplinare.

Piramide di qualità – L’apice della “piramide” dei vini alla fine è stato felicemente raggiunto. Motore della nuova iniziativa di riconoscimento il Consorzio di tutela del Ramandolo, che nel frattempo era stato costituito, anche in questa occasione con il sostegno del Comune di Nimis allora guidato dal sindaco Renato Picogna. L’associazione fra produttori, presieduta dal giovane Paolo Comelli, avviò la procedura di riconoscimento con una pratica correttamente impostata, ancora con il supporto del citato Orfeo Salvador, ottenendo in poco tempo un risultato che poneva Nimis, con il suo Ramandolo, al vertice dei vini più prestigiosi, avendo ottenuto per primo in Friuli Venezia Giulia il massimo riconoscimento. In tutto l’iter, dai suoi primi passi al successo finale con la pubblicazione del decreto di riconoscimento, avvenuto appunto nel 2001, era durato una ventina d’anni: tanti, certamente, e pure complicati, almeno in quella prima parte che mi vide testimone. Al riconoscimento l’agronomo Claudio Fabbro, grande conoscitore della viticoltura friulana, ha dedicato interessanti e documentati lavori che gli interessati possono facilmente reperire in Internet. Inoltre, nel citato 2001 il Consorzio di tutela dette alle stampe un bellissimo volume, con testi di qualità in italiano e in inglese, corredati da fotografie meravigliose, dal titolo “Il Ramandolo sui Colli orientali del Friuli” (Edizioni Archivio Tommasoli di Verona). Immagini di Alessandra e Sirio Tommasoli con contributi dei citati Claudio Fabbro e Orfeo Salvador, di Piero Pittaro (anche lui, purtroppo, non c’è più) e Fulvio Ursini, oltre che del sottoscritto. Il libro venne realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone e dell’allora Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Udine, con il contributo dell’Unione Europea tramite l’Obiettivo 5B. Un volume, presentato durante un corposo convegno, che costituì la base di partenza di una capillare e mirata azione promozionale per la valorizzazione e la divulgazione presso una cerchia sempre più vasta di consumatori del “Ramandolo Docg”. Azione che di lì a poco non vide più diretto protagonista il Consorzio di tutela con sede a Nimis, in quanto lo stesso confluito nel ben più grande Consorzio per la tutela dei Colli orientali del Friuli (oggi Friuli Colli orientali) con l’aggiunta della specificazione “Ramandolo”, che oggi però non ha più sede a Cividale bensì nella lontana Corno di Rosazzo, all’estremo lembo sud della Doc collinare.

Vigna-giardino – Ma dove viene prodotto il Ramandolo Docg? La sottozona ritagliata nell’area più settentrionale dei Colli orientali del Friuli – più simpatico ed efficace chiamarla “cru” con un francesismo che va tanto di moda come, per esempio, “terroir” per specificare soprattutto territorio e condizioni ambientali, come il microclima – si estende, ai piedi del monte Bernadia, a cavallo dei Comuni di Nimis e Tarcento, vale a dire nei vigneti più vocati di Nimis, Ramandolo e Torlano per continuare con quelli di Cloz, Sedilis e Moric, fino a Coja dove la sera dell’Epifania si accende il famoso “Pignarûl Grant” che, secondo antica tradizione, indica come sarà la successiva annata agraria. Si tratta della cosiddetta “vigna-giardino” coltivata, non senza sacrifici da una forza-lavoro che purtroppo si riduce e invecchia sempre più, su colline marnose, di origine eocenica, costituite di un’argilla friabile che non fa ristagnare l’acqua, nota da queste parti come “ponca”. Si tratta di un’area minuscola, se rapportata ad altre zone del Vigneto Fvg o ai colossi di altre regioni. Gli ettari rivendicati alla Docg, secondo i più aggiornati dati Ismea risalenti al 2020, sono appena una quarantina dai quali non si riesce a raggiungere un migliaio di ettolitri. Poca cosa si dirà. Certamente, ma di alta qualità, tale da costituire il fiore all’occhiello della produzione vitivinicola locale, che si esprime anche nella produzione, con le sue bionde vinacce, della famosissima Grappa di Ramandolo, che esce dagli alambicchi della locale Distilleria “Giacomo Ceschia”, la pià antica della regione in quanto fu fondata nel lontano 1886, appena vent’anni dopo che il Friuli era diventato italiano. Il vitigno idoneo alla produzione del vino in questione è il Verduzzo friulano che in questa zona è ampiamente coltivato nel clone “giallo”. I vigneti, sono allevati nella stragrande maggioranza dei casi con la forma cosiddetta alla “cappuccina” (doppio capovolto), anche se nei tempi più recenti molti produttori hanno introdotto sistemi innovativi che danno ottimi risultati in termini di qualità, perché quantitativamente qualunque sia la forma di allevamento la produzione è molto bassa, tale da rispettare facilmente i limiti previsti dal disciplinare. La raccolta delle uve è tardiva, molto spesso con una leggera supermaturazione sulla pianta tanto che, nelle annate favorevoli, la vendemmia tutta manuale può anche arrivare a fine ottobre. Ma per ottenere l’appassimento richiesto, tanti produttori preferiscono raccogliere le uve direttamente in cassette da sottoporre a una ventilazione controllata per poter ridurre l’acqua dei grappoli (abbassando ulteriormente la resa per ettaro) ed aumentare la concentrazione zuccherina.

Piace a tutti – All’inizio di queste riflessioni-rievocazioni sul Ramandolo Docg avevo fatto cenno a un vino “dolce-non dolce”. Detta in questi termini, sembrerebbe un controsenso, una sorta di ossimoro. Invece è proprio così, perché la frazione dolce espressa dall’alta concentrazione di zuccheri – ottenuta, come osservavo con una supermaturazione naturale sulla vite, posticipando la vendemmia, o con un appassimento “forzato” – viene mitigata e armonizzata dalla significativa presenza di acidi e tannini, prerogativa riconosciuta alla varietà coltivata, vale a dire il Verduzzo friulano clone giallo. Si tratta, infatti, di un’uva nelle cui bucce sono abbondantemente rappresentati questi polifenoli e la loro armonizzazione con la componente glucidica è dovuta alla sapienza di produttori ed enologi, i quali soprattutto in questi ultimi decenni hanno saputo sposare la tradizione con l’innovazione ottenendo vini di grande pregio. “L’interazione delle condizioni climatiche, della conformazione del territorio e delle pratiche vitivinicole dei produttori si traducono – informa il disciplinare di produzione – in un vino di color oro, leggermente tannico, di corpo, amabile, con profumo di acacia, di frutta matura come le susine, le albicocche ed il miele di montagna, molto equilibrato e piacevole, l’acidità totale è buona, mentre l’acidità volatile, come tutti i grandi vini da meditazione che hanno avuto un periodo di appassimento più o meno marcato, raggiunge valori anche al di sopra della media, senza risultare però mai squilibrata, considerata l’elevata struttura data da un estratto non riduttore sicuramente importante”. Un vino, quindi, con una ricca personalità che sarebbe sbagliato indicare sbrigativamente soltanto “da dessert”. Va bene, anzi benissimo, con una pasticceria secca a cominciare dai tradizionali “uessuz” di cui era famoso il forno della famiglia Grassi (“Frare”) nella borgata di San Gervasio, la cui ricetta “top secret” oggi è “imitata” da altri pasticceri friulani, ma l’intesa è molto efficace anche con i formaggi erborinati e stagionati, fra cui quello, veramente ottimo, aromatizzato proprio con le vinacce del Verduzzo giallo. Ma anche con il delicato “foie gras” che piace molto ai gourmet. Tanti, però, preferiscono non abbinarlo affatto, sorseggiandolo semplicemente così, conversando o leggendo un libro. Il Ramandolo è, infatti, anche vino “da meditazione”. Insomma, adatto per accontentare diversi gusti e palati..

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In copertina, belle bottiglie nell’ultima edizione di “Oro di Ramandolo”; all’interno, grappoli di Verduzzo friulano, la zona produttiva ai piedi del monte Bernadia a Nimis e a Sedilis.

Città del vino, per i “dealcolati” più chiari (anche se complessi) i termini produttivi. Con Angelo Radica un’approfondita analisi del nuovo decreto ministeriale

di Giuseppe Longo

«Con l’adozione del decreto interministeriale emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, l’Italia compie un passaggio decisivo: la produzione di vini dealcolati può avvenire sul territorio nazionale, in un quadro normativo certo e strutturato. Il provvedimento era atteso da tempo dal settore vitivinicolo. In assenza di regole fiscali chiare, molte imprese italiane avevano già sperimentato i vini dealcolati, ma erano state costrette a svolgere le operazioni di dealcolazione all’estero, con costi logistici rilevanti e una perdita di controllo industriale. Con questo decreto si chiude quella fase transitoria». È quanto afferma Angelo Radica, presidente nazionale delle Città del vino, la rete alla quale aderiscono anche una quarantina dei Comuni più vocati alla coltivazione della vite del Friuli Venezia Giulia.
«Il cuore del decreto – spiega Radica – non riguarda tanto il vino dealcolato in sé – che resta un prodotto vitivinicolo –, quanto l’alcol etilico che si ottiene come risultato del processo di dealcolazione. Su questo punto il legislatore è molto chiaro: il vino dealcolato non è soggetto ad accisa, ma l’alcol estratto dal vino è sempre fiscalmente rilevante e deve essere gestito secondo le regole del Testo Unico Accise. Da qui discende l’intero impianto autorizzativo e di controllo previsto dal decreto. Uno degli aspetti più rilevanti, e che richiede maggiore attenzione da parte delle imprese, è la distinzione tra produzione “sotto soglia” e produzione “sopra soglia”. Non si tratta di una distinzione teorica, ma di una scelta strategica che incide direttamente sull’organizzazione aziendale, sugli investimenti necessari e sul livello di complessità amministrativa».

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La Verticale del Ramandolo

(g.l.) Dealcolati? Chi deciderà di produrli avrà sicuramente delle logiche aziendali e delle strategie di mercato che giustificheranno tale scelta. Ma, in ogni caso, si tratterà di una tipologia produttiva che non ha nulla a vedere con quanti amano il vero vino, con gusti e profumi inconfondibili. Come coloro che domani sera, 29 gennaio, saranno ai tavoli di degustazione allestiti alla famosa Distilleria “Giacomo Ceschia”, a Nimis, dove si terrà la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali del Vino, che stavolta avranno ovviamente come protagonista il pregiato Ramandolo Docg, vanto della storica Città del vino e della vicina Tarcento. Saranno presenti con le proprie bottiglie le cantine Ca’ Felice, Comelli, Giovanni Dri Il Roncat, Anna Berra, La Roncaia e Ronco dei Frassini. Costo 35 euro a persona; per verificare se c’è ancora qualche possibilità di partecipazione, contattare la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it, telefono 348.5166126.

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Vediamo, allora, di chiarire la questione. «Nel regime “sotto soglia” – riprende il leader delle Città del vino – rientrano le cantine e gli operatori che producono vino dealcolato entro un determinato limite annuo stabilito dalla normativa sulle accise. Questo regime è stato pensato per consentire alle imprese vitivinicole di avvicinarsi al mercato dei dealcolati senza trasformarsi, di fatto, in distillerie. In questi casi non è richiesta una nuova licenza per la produzione di alcol etilico: è sufficiente aggiornare la licenza fiscale già esistente, indicando l’attività di dealcolazione. La dealcolazione deve, però, avvenire in un’area dedicata e ben delimitata all’interno della cantina, e l’alcol estratto non può essere gestito liberamente. Deve essere raccolto in appositi contenitori sigillati, misurato con strumenti fiscali certificati e successivamente trasferito verso un deposito autorizzato. Anche nel regime semplificato, quindi, la tracciabilità dell’alcol è totale e i controlli da parte dell’Agenzia delle Dogane e dell’Icqrf restano centrali».
«Questo regime – precisa poi Radica – risulta particolarmente adatto alle cantine che intendono sviluppare una prima linea di vini dealcolati, magari destinata soprattutto ai mercati esteri, o che vogliono testare il segmento NoLo senza impegnarsi in una riconversione strutturale dell’impianto produttivo. È però essenziale monitorare attentamente i volumi, perché una volta raggiunta la soglia annua consentita la produzione deve essere immediatamente sospesa e comunicata alle autorità competenti. Diverso è il quadro per chi intende superare stabilmente tali limiti. Nel regime “sopra soglia” la dealcolazione assume  invece una dimensione industriale vera e propria. In questi casi l’operatore deve ottenere una licenza di esercizio per la produzione di alcol etilico, con un assetto fiscale che avvicina l’impianto a quello di una distilleria. Le aree produttive devono essere fisicamente separate, le cauzioni sono più elevate e i controlli più stringenti».
Il presidente Radica delinea, quindi, il “modus operandi” più adatto. «In modo semplificato – spiega -, chi intende produrre vino dealcolato deve: presentare istanza all’Agenzia delle Dogane; indicare: impianti utilizzati; volumi stimati; serbatoi e aree dedicate; superare una verifica tecnica; ottenere: aggiornamento della licenza esistente, oppure nuova licenza di esercizio (se “sopra soglia”)». Ma chi può produrre vino dealcolato? «Possono effettuare la dealcolazione: depositi fiscali di vino o prodotti alcolici intermedi, già autorizzati; soggetti che operano entro determinati limiti quantitativi (regime semplificato); soggetti che superano tali limiti, previa licenza specifica. Il decreto distingue tra: operatori “sotto soglia” (regime più semplice); operatori “sopra soglia” (regime assimilato alle distillerie)».
E la tassazione come funziona? «Punto centrale del decreto – prosegue Radica – è la gestione dell’alcol estratto dal vino. L’alcol etilico ottenuto dalla dealcolazione: è sottoposto ad accisa; deve essere raccolto, misurato e tracciato. L’alcol: non può essere liberamente smaltito; deve essere trasferito verso depositi fiscali autorizzati. Sono previsti: misuratori obbligatori; registri di carico e scarico; verifiche doganali. Il vino dealcolato, invece, non è soggetto ad accisa».
Il presidente nazionale delle Città del vino osserva infine: «Il decreto consente comunque alcune semplificazioni tecniche, ma il principio di fondo non cambia: l’alcol prodotto può derivare esclusivamente dalla dealcolazione del vino e non può essere ulteriormente lavorato senza specifiche autorizzazioni. Si tratta quindi di un regime adatto a grandi cantine, cooperative o operatori che fanno della dealcolazione un’attività centrale e continuativa». E conclude: «Alla luce di questo nuovo quadro normativo, la valutazione preliminare diventa decisiva. Prima di investire in un impianto di dealcolazione, ogni impresa dovrebbe interrogarsi non solo sui volumi attesi, ma anche sull’impatto fiscale dell’alcol estratto, sulla sostenibilità organizzativa del regime prescelto e sulla coerenza con la propria strategia di mercato».

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In copertina, Angelo Radica presidente nazionale delle Città del vino.

Tagli Pac azzerati, da Bruxelles dieci miliardi in più per gli agricoltori italiani. Soddisfatta Coldiretti che ringrazia il Governo e ribadisce il no a un Mercosur che non garantisca parità di trattamento

«L’annuncio sui 10 miliardi in più per gli agricoltori italiani sulle risorse destinate alla Pac 2028-2034, che arriva grazie al ruolo determinante svolto dal Governo italiano e dal ministro Lolobrigida, risponde alle richieste avanzate da mesi dalla Coldiretti anche attraverso diverse mobilitazioni in Italia e in Europa. Si tratta di un miliardo in più in confronto alla programmazione attuale, con un netto passo indietro rispetto al folle tentativo della Von der Leyen di tagliare fondi agli agricoltori». È quanto riferisce, con soddisfazione, Il Punto Coldiretti che continua: «Allo stesso tempo abbiamo chiesto di azzerare subito il dazio sui fertilizzanti introdotto con il “Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere” (Cbam). Ora – ribadisce Coldiretti -, agli annunci devono seguire atti legislativi europei che, senza ogni dubbio e discrezionalità, garantiscano che questi soldi siano destinati alla difesa del reddito degli agricoltori. Importante anche sottolineare la modifica legata alle aree rurali che consentirà di utilizzare per gli agricoltori il 10% delle del Fondo unico, circa 48 miliardi, che è stato uno degli elementi che Coldiretti fin dall’inizio ha portato all’attenzione del Governo italiano e di cui si è fatta carico in tutti i dibattiti a livello europeo, ponendolo come elemento centrale. Queste risorse potranno essere utilizzate in modo concreto per affrontare il tema delle aree interne, delle aree collinari e delle aree montane, destinandole ai contadini che vivono e lavorano stabilmente in quei territori» .
Nel comunicato si ribadisce, poi, che «la Pac non è fatta solo di risorse, ma anche di regole. Per questo va sventato ogni tentativo di rinazionalizzazione della Pac della presidente Von der Leyen e della sua cerchia di tecnocrati bruxellesi e Coldiretti continuerà a presidiare affinché non vengano posti ostacoli tecnici e burocratici al pieno utilizzo dei fondi assegnati alle imprese agricole. Coldiretti continua a non fidarsi dell’alta tecnocrazia di Bruxelles». A tal proposito, la organizzazione agricola prosegue la sua mobilitazione permanente , tanto che ha annunciato una serie di manifestazioni fino alla fine di gennaio che coinvolgeranno oltre 100mila soci. «Occasioni – conclude Coldiretti – per raccontare e difendere le conquiste ottenute nel negoziato sulla Pac e chiarire la nostra posizione di contrarietà ad un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».

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In copertina, manifestazione degli agricoltori a Strasburgo contro l’ipotesi di accordo Mercosur.

Spreco alimentare, conto alla rovescia per la Giornata nazionale di prevenzione che sarà nel segno di San Francesco

È conto alla rovescia per la 13ma edizione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario giovedì 5 febbraio: l’iniziativa, promossa dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, è realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, del Ministero degli Affari Esteri e di Anci, media partner Rai per la Sostenibilità, Rai Radio1, Rai Radio2 e Rai Radio3. #2030Calling è il tema della Giornata 2026 di Prevenzione dello spreco alimentare, che lancia il suo appuntamento a Roma, martedì 3 febbraio, nel nuovo Spazio Esperienza Europa David Sassoli (piazza Venezia 6). Dalle 11 si svolgerà l’evento ufficiale promosso dalla campagna Spreco Zero con la partecipazione delle istituzioni, di esperti e stakeholders, in una sequenza di panel tematici.


Ad inaugurare l’incontro sarà la lectio magistralis sul tema “San Francesco: abitare il paradosso tra limite e infinito”, dello scrittore e poeta Davide Rondoni, presidente del Comitato 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi. L’occasione per approfondire i tanti legami fra la straordinaria figura di Francesco e i valori legati allo sviluppo sostenibile e al rispetto quotidiano delle risorse, per la costruzione di nuove ipotesi di impegno sociale.
A seguire la presentazione in anteprima dei nuovi dati del Rapporto “Il caso Italia” 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, come sempre il “termometro” del nostro spreco alimentare in rapporto ai comportamenti di fruizione e gestione del cibo. La 13ma edizione del Rapporto sarà un “Cross Generation Waste Food Report” ed evidenzierà come le generazioni italiane contribuiscano alla prevenzione dello spreco alimentare, dai boomers alla Generazione Z, dai Millennials alla Generazione X. Introdotti da Andrea Segrè, direttore scientifico Osservatorio Internazionale Waste Watcher International-campagna Spreco Zero, interverranno il coordinatore del “Caso Italia” Luca Falasconi, il ricercatore Filippo Pini e Barbara Toci per Ipsos-Doxa che ha curato il powering dell’indagine, promossa da Last Minute Market. Dopo la presentazione dei dati si aprirà un panel di interventi delle istituzioni di riferimento della filiera agro-alimentare italiana: interverranno Lino Stoppani, Vicepresidente vicario Confcommercio, Presidente Fipe; Paolo Mascarino, presidente Federalimentare; Luca Brondelli di Brondello, Vicepresidente Confagricoltura; Stefano Francia, Presidente Regionale Cia Emilia Romagna; Gabriele Longanesi, Presidente Cluster Agrifood Emilia-Romagna e Ceo Natura Nuova; Paolo Cristofori, direttore Generale Fruttagel.
Nel pomeriggio, dalle 14 si prosegue sul filo rosso delle Buone Pratiche, una sessione introdotta dall’intervento della scrittrice e giornalista Sara Segantin, Ambasciatrice per il Patto Climatico Europeo e cofondatrice di FridaysForFuture Italia, per tutto il 2026 Ambasciatrice di Buone pratiche della campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero: il suo contributo focalizzerà sui temi dei diritti umani in rapporto alle questioni ambientali. A seguire la rete Sprecozero.net presenta il report per città a spreco zero: lo illustrerà Daniele Ara, Assessore alla scuola, agricoltura, agroalimentare Comune di Bologna. In tema di Buone Pratiche #sprecozero interverranno Fabio Fenati, Corporate Business Strategy Manager Natura Nuova, e Cinzia Fontana, responsabile Ricerca e Sviluppo di Fruttagel. Sarà anche l’occasione per la presentazione del Donometro, la nuova funzionalità di Sprecometro che si attiva in occasione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: interverrà il Project Manager Giorgio Segrè, mentre intorno a Sprecometro e alla misurazione dello spreco nelle mense è prevista una relazione di Tonia Sorrentino, responsabile marketing ristorazione collettiva. A suggello dell’evento il lancio della 14^ edizione del Premio Vivere a Spreco Zero e la presentazione del primo Wastebusters Pride Weekend, sabato 7 e domenica 8 febbraio con il contest #Frigotrasparente 2026. La Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, infatti, estenderà quest’anno il suo raggio d’azione al fine settimana successivo promuovendo una “challenge” inedita: una sfida di 48 ore nelle quali ritagliarsi 15 minuti per l’operazione #FrigoTrasparente, l’azione che porterà in prima fila il sapore, attenzionando il cibo in scadenza imminente, nel segno della prevenzione degli sprechi Rendere il frigorifero ‘trasparente’ significa smettere di nascondere il cibo per iniziare a cucinarlo, un gesto concreto per trasformare la dimenticanza – causa principale dello spreco soprattutto per i più giovani – in una nuova abitudine organizzativa. A tutti i partecipanti si chiederà una testimonianza Wastebuster: scatta una foto al tuo frigo “riordinato, sarà la tua risposta al 2030 Calling. Postala poi con gli hashtag #sprecozero #2030Calling, #FrigoTrasparente e #WastebustersPride. I social della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ti ringrazieranno per l’impegno, riprendendo il tuo post.

Pinot grigio delle Venezie, il 2025 chiuso nel segno della stabilità. Tra gli obiettivi anche il ritorno a “Vinitaly and the City”

Il Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie – la cui operatività si estendo su Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia autonoma di Trento – ha chiuso il 2025 confermando la solidità e la capacità di governo della denominazione, in un contesto di mercato complesso che richiede oggi più che mai visione strategica, coordinamento e responsabilità lungo tutta la filiera. I dati di consuntivo evidenziano una sostanziale stabilità dei volumi, con 1.694.176 ettolitri di imbottigliato rispetto ai 1.707.064 ettolitri confezionati nel corso dell’anno solare 2024. Bene le certificazioni, che crescono del +2,3% per un totale di 1.795.738 ettolitri complessivi, numeri che raccontano una denominazione consapevole, che ha scelto di privilegiare gli equilibri del mercato e la tutela del valore. La stabilità della Doc delle Venezie, oggi riferimento imprescindibile per il Pinot grigio del Nordest e presidio del vino bianco italiano più esportato e consumato nel mondo, è l’esito di una strategia precisa, promossa dal Consorzio attraverso un sistema integrato e consolidato di misure di gestione dell’offerta. Tra queste, la riduzione delle rese di uva per ettaro e lo stoccaggio amministrativo, strumenti chiave per accompagnare il mercato e preservare l’equilibrio tra domanda e offerta lungo tutta la filiera. A rafforzare ulteriormente la programmazione, anche la conferma della data limite per la riclassificazione orizzontale da altre Doc coesistenti sul territorio viticolo interregionale, fissata al 30 aprile 2026 per la corrente campagna, con l’obiettivo di anticipare e gestire al meglio le operazioni.
Nel corso del 2025, il sistema di governance è stato completato dalla proroga, fino al 31 luglio 2026, della sospensione dell’iscrizione dei vigneti di Pinot grigio allo schedario vitivinicolo ai fini dell’idoneità alla rivendicazione a Doc delle Venezie, promossa a livello territoriale: un’azione di particolare rilevanza strategica presentata e condivisa nell’ambito del tavolo di lavoro interregionale sul Pinot grigio, nato con funzioni consultive e di coordinamento e pensato per riunire, in un confronto stabile e strutturato, i Consorzi che tutelano le Doc del Nordest Italia e che presentano la tipologia varietale Pinot grigio, con la partecipazione e alla presenza delle Amministrazioni regionali e provinciali. Un progetto di grande valore che consentirà di lavorare in maniera sistemica e coordinata alla definizione di un percorso comune e strutturale che mette al centro il patrimonio viticolo Pinot Grigio interregionale, in un’ottica di tutela della filiera e di continuità di valore sui mercati.

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Polo triveneto a San Vito

Sabato 31 gennaio sarà inaugurato a San Vito al Tagliamento il Polo Vitivinicolo del Triveneto, frutto di un importante progetto avviato oltre dieci anni fa da Triveneta Certificazioni, società nata sulla base di un accordo tra tre Organismi di controllo – Ceviq, Siquria e Valoritalia – incaricata di certificare la Doc Pinot grigio delle Venezie, che per numero di bottiglie prodotte è la seconda denominazione italiana, e l’Igt Trevenezie. L’evento, con accesso su invito, segna anche l’apertura della nuova sede di Triveneta Certificazioni, che diventa così un punto di riferimento e un collegamento operativo per il comparto. La giornata avrà inizio all’Auditorium Concordia, dove alle ore 10 prenderà il via il convegno “Costruire legami, costruire futuro”.

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«Il lavoro di governo dell’offerta e di coordinamento che il Consorzio Doc delle Venezie porta avanti con costanza è fondamentale per dare equilibrio alla filiera e rafforzare, nel tempo, la solidità della Denominazione. In un contesto competitivo come quello internazionale, agire in modo coeso e responsabile significa, pur in un periodo complesso sotto il profilo geopolitico ed economico, contribuire a tutelare il lavoro dei produttori ed il territorio attraverso una visione comune, costruendo condizioni di stabilità e credibilità che sono decisive per il posizionamento del Pinot grigio del Triveneto – ha affermato Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc delle Venezie -. In questa direzione, il Tavolo di lavoro interregionale dedicato al Pinot grigio rappresenta uno spazio di confronto determinante, in cui fare sistema e condividere i nostri obiettivi».
Sul piano della promozione istituzionale, il Consorzio ha continuato a lavorare sia sul mercato interno, con azioni mirate all’avvicinamento di nuovi target di consumatori e al rafforzamento del dialogo con gli operatori della Grande distribuzione organizzata, sia sui mercati dei Paesi terzi: il 2025 ha segnato nuovamente un presidio in aree strategiche come Stati Uniti, Canada e Regno Unito così come in Asia ed in Sudamerica, un percorso che, nell’ambito dei segmenti B2B e B2C, è portato avanti con particolare attenzione e con un approccio incrementale, finalizzato all’individuazione di mercati, attività e partner strategici per il Pinot grigio Doc delle Venezie.
In parallelo, proseguono e si rafforzano le collaborazioni e progettualità già avviate, mentre sono in definizione importanti novità per il 2026: il Consorzio sarà nuovamente protagonista a “Vinitaly and the City” con una formula completamente rinnovata, confermando una strategia di presenza e relazione capace di tenere insieme mercato, istituzioni e consumatori. «La promozione istituzionale è innanzitutto finalizzata a costruire riconoscibilità e distintività: far emergere con chiarezza cosa rende unica la Doc delle Venezie e rafforzare, nel tempo, la percezione della sua qualità e della sua autenticità – ha affermato Stefano Sequino, direttore del Consorzio . Il lavoro portato avanti nel 2025 si inserisce in una strategia articolata che ci consente di operare con continuità e maggiore efficacia, per consolidare i mercati maturi, sollecitare i mercati emergenti e valorizzare il nostro Pinot grigio Doc delle Venezie ed i propri territori di produzione. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza di consumatori e operatori, valorizzando l’origine e il legame con il territorio. Nel 2026 proseguiremo su questa strada, con ulteriori novità in calendario che condivideremo nelle prossime settimane». Il bilancio 2025 restituisce così l’immagine di una denominazione solida, strutturata e capace di visione, che sceglie la stabilità come valore, la governance come strumento e la collaborazione come metodo, a tutela della filiera del Pinot grigio del Nordest e della competitività del vino italiano sui mercati internazionali.

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Il Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie è stato costituito nel 2017 dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di integrazione interregionale, includendo in un’unica grande denominazione di origine la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto. Con una superficie produttiva di 27.000 ettari ed una quantità pari a 230 milioni di bottiglie – nel contesto di una filiera produttiva composta da 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento – la Doc delle Venezie rappresenta oggi l’85% del Pinot grigio italiano ed il 43% di quello mondiale.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio; all’interno, il presidente del Consorzio Doc delle Venezie Luca Rigotti e il direttore Stefano Sequino.

Colli orientali del Friuli, la Viarte di Prepotto festeggia 50 anni e accelera: 8,5 milioni di investimenti e obiettivo per quest’anno di 300 mila bottiglie

Oltre 8 milioni di euro investiti e 250 mila bottiglie prodotte nel 2025: La Viarte, storica cantina dei Colli orientali del Friuli, a Prepotto, compie l’importante traguardo dei 50 anni e inaugura una nuova fase di sviluppo con una crescita della produzione che supera il 700% in soli due anni e una nuova strategia di competitività e comunicazione sul mercato. La cantina è stata acquisita nell’aprile 2023 dalla famiglia Polegato, fondatrice del marchio Astoria, tra i protagonisti del mondo del Prosecco e della Conegliano Valdobbiadene Docg.
“Abbiamo deciso di investire in Friuli Venezia Giulia e in un territorio in cui abbiamo visto una grande potenzialità, avviando un piano di interventi importante – commenta Riccardo Polegato –: sono 6,5 i milioni spesi per i lavori che hanno portato ad un completo rinnovamento architettonico della sede aziendale di Prepotto, inclusa la cantina, oltre alla barricaia e al punto vendita”. A questi si aggiungono 2 milioni di euro destinati alla qualità del prodotto e all’innovazione in cantina, con l’introduzione di tecnologie di ultima generazione: dalla nuova linea di ricevimento e conferimento delle uve, ad elevato standard di cernita e progettata per preservare l’integrità del grappolo, fino al nuovo impianto di refrigerazione dei mosti.
Un impegno che ha già ottenuto un riconoscimento significativo: a fine 2025 il Friulano Liende 2023 ha conquistato i Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, premio che conferma una visione produttiva orientata a preservare l’eccellenza e l’identità enologica del territorio. “In totale parliamo di 8,5 milioni investiti in circa 2 anni – conclude Polegato – che ci hanno traghettato verso importanti traguardi di mercato e a guardare oltre: dalle 30 mila bottiglie della precedente gestione siamo passati a 250 mila nel 2025 e puntiamo a 300 mila per il 2026 appena iniziato”.
Il 2026 de La Viarte inizia con un nuovo passo anche nella comunicazione che, affidata all’agenzia Cricket Adv, coinvolge tutti i canali dal digitale alle fiere, dalle etichette di prodotto agli strumenti commerciali. Un’evoluzione che non cambia l’identità e la storicità del marchio, ma la rende più riconoscibile e differenziante per supportare il nuovo posizionamento e l’espansione commerciale. Prodotti, nuove etichette, strumenti di comunicazione e anche il nuovo video aziendale lanciato sui social sono stati presentati nell’ultima riunione della forza vendita, come spiega Giorgia Polegato, responsabile commerciale. “Abbiamo volutamente scelto un’agenzia di comunicazione che non fosse specializzata nel settore vinicolo per creare un’immagine aziendale innovativa e inaspettata all’interno di un settore più tradizionale: siamo imprenditori giovani e ci piace l’idea di rompere un po’ gli schemi, a partire dal video La Viarte che unisce territorio, sensualità e il nostro spirito d’impresa”
È stata lanciata anche una speciale etichetta per le bottiglie di Friulano dedicata ai 50 anni. L’azienda sta, poi, rafforzando il proprio orientamento verso i mercati internazionali, con l’obiettivo di portare il fatturato estero al 30%, senza però perdere di vista l’Italia, dove La Viarte è presente nel canale Ho.Re.Ca. con una rete vendita di oltre 50 agenti. I prossimi appuntamenti internazionali guardano ai mercati emergenti dell’Africa dove La Viarte sarà presente grazie al progetto per l’export di Gambero Rosso, il Top Wine Roadshow che toccherà nelle prossime settimane Nigeria e Kenya per poi rientrare in Europa con il Wine Paris di febbraio.

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In copertina, da sinistra: Giorgia, Luana e Riccardo Polegato.

Grandi Verticali, giovedì a Nimis storica Città del vino la seconda serata protagonista il dolce Ramandolo primo in regione a meritare il marchio Docg

(g.l.) E ora sarà Nimis, storica Città del vino famosa per il suo Ramandolo Docg, a ospitare la seconda serata delle Grandi Verticali del vino, terza edizione. Dopo il positivo esordio a San Dorligo della Valle, tra i vigneti del Carso Triestino, prosegue infatti in provincia di Udine il programma di questa nuova invitante serie di tappe sul territorio alla scoperta dei vini autoctoni in abbinamento a sapori locali con l’organizzazione del Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Come è noto, lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”, proprio per raccontare come i partecipanti potranno scoprire insoliti e speciali abbinamenti enogastronomici.
Prossimo appuntamento è dunque nel Comune ai piedi del Monte Bernadia che ha visto nascere la prima Docg del Friuli Venezia Giulia: luogo della degustazione giovedì 29 gennaio, alle 19.30, la bella sala della storica Distilleria Ceschia, la più antica del Friuli essendo stata fondata a Nimis nel lontano 1886, quindi esattamente 140 anni fa. «La dolcezza spietata del Ramandolo Docg e del carattere autentico di Nimis – racconta il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino, che segue l’intera manifestazione in otto tappe (come pure nelle due precedenti edizioni) – incontreranno i salumi Valleombrosa, panificati Pizza in Piazza, formaggi Zore. Riusciremo a trasformare i pregiudizi in sorprese». Saranno presenti con i propri vini le cantine Ca Felice, Comelli, Giovanni Dri Il Roncat, Anna Berra, La Roncaia e Ronco dei Frassini. Ci sono ancora alcuni posti disponibili: costo 35 euro a persona contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it – telefono 348.5166126.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – aggiunge vicepresidente nazionale e coordinatore regionale delle Città del Vino Tiziano Venturini, che è anche vicesindaco di Buttrio – fa registrare sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. La riuscita prima tappa di San Dorligo alla Cantina Parovel, ospiti del Comune, ha dimostrato come questo sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Ora appuntamento a Nimis».
Una importante iniziativa promozionale, dunque, a favore del Vigneto Fvg sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg, in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e Degustare in compagnia. Preziosa l’adesione delle cantine del territorio regionale.

LE ALTRE TAPPE

Moraro, giovedì 12 febbraio – L’Isonzo ed il suo incessante lavoro tra storia, memoria, aromi e profondità con vini che hanno sempre un enorme carattere fra Friulano, Malvasia, Merlot con un incontro tra sapori forti e delicati insieme: orticole in agrodolce Fornaci del Zarnic e la Rosa dell’Isonzo.

Palazzolo dello Stella, giovedì 26 febbraio – Una terra che guarda le montagne con alle spalle il mare e viceversa, capace di essere commovente e delicata con i suoi aromi salini e la sua leggerezza. Malvasie che sembrano tramonti, Friulano capaci di incantare con la loro freschezza e Refoschi di carattere e sinceri, insieme a Traminer avvolgenti di aromi. Abbineremo con Pesce della Valle del Lovo, le orticole delle Fornaci del Zarnic e i lievitati di Gorgo di Latisana.

Cervignano del Friuli, giovedì 12 marzo – Gli aromi profondi dei vini dell’agro aquileiese alla ricerca dell’abbinamento perfetto con: cioccolato Cocambo, panificati Orso, formaggi Gortani, tra Refoschi, Malvasie, Friulano, Traminer, Pinot Bianco…

Torreano, giovedì 26 marzo – Dove il vento va a nascondersi per partire verso la pianura, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con vini di enorme carattere e sensualità tra Friulano, Sauvignon , Pinot bianco, Refosco, Verduzzo accompagnati da formaggi caprini, salumi nostrani incontrano l’arte della lievitazione.

Dolegna del Collio, mercoledì 8 aprile – L’eleganza e la freschezza dei vini del Collio sorprenderanno con la pulizia e la potenza abbinati a: panificati Codromaz, salumi Rodaro, formaggi Asan e la Mussa. Tra Sauvignon, Pinot Bianco, Uvaggi e molte altre sorprese tutto alla cieca.

San Quirino giovedì, 23 aprile – La delicatezza della pianura friulana d’occidente tra Pinot Grigio, Sauvignon, vitigni dimenticati e molto altro per incontrare salumi Del Norcino, panificati Blamek, formaggi e salumi Al Castelu.

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In copertina, vini in degustazione durante Le Grandi Verticali in Fvg.In copertina, vini in degustazione durante Le Grandi Verticali in Fvg; all’interno, pregiate bottiglie del dolce Ramandolo Docg.

Confagricoltura Pordenone, Zanelli nuovo direttore. Il grazie di Panciera a Zanchetta in pensione dopo 27 anni

Dopo 27 anni ininterrotti alla direzione di Confagricoltura Pordenone, Michele Zanchetta ha raggiunto il traguardo della pensione. Per la sua successione è stata chiesta la disponibilità di Francesco Zanelli, che ha accettato l’incarico.
«Mentre diamo il benvenuto e rivolgiamo i migliori auguri di buon lavoro a Zanelli – ha affermato il presidente di Confagricoltura Pordenone, Nicolò Panciera di Zoppola Gambara – desideriamo salutare e ringraziare il dottor Zanchetta per i tanti anni trascorsi, con passione e competenza, al servizio del mondo rurale della nostra provincia, mantenendo sempre un dialogo franco e aperto con presidenti e istituzioni e guadagnandosi la stima di tutti».
Francesco Zanelli, classe 1967, laureato in Scienze Agrarie e residente a Sequals, è entrato in Confagricoltura nel 2001. Nel 2015 gli è stata affidata la responsabilità della gestione del Centro di Assistenza Agricola di Confagricoltura regionale e, dal 2023, ha ricoperto il ruolo di vicedirettore di Confagricoltura Udine.
Confagricoltura Pordenone rappresenta oltre 500 aziende agricole, che occupano circa 1.500 operai e 120 impiegati. Nel 2024 sono state presentate domande per la Pac (Politica Agricola Comunitaria) per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro.

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In copertina, il saluto del presidente Panciera al dottor Michele Zanchetta che lascia Confagricoltura Pordenone per raggiunti limiti d’età.

“Ti regalerò una rosa”, sabato a Fagagna narrazioni e pratica con le storie delle talee che sono custodi di frammenti vitali

La rosa che troviamo in molteplici forme nei giardini di tutto il mondo è un’evoluzione di piante che abitano l’emisfero settentrionale della Terra da molti milioni di anni: tracce di rose antichissime a cinque petali sono state ritrovate in fossili dell’Oligocene in Europa, in Asia, nel Nord America. Le rose sono diverse dagli altri fiori: sono custodi e portatrici di storie, frammenti di vita che ogni anno sbocciano nuovamente, per riportare in superficie ciò che il tempo porta a dimenticare. Per questo sono il fiore ideale al quale dedicarsi in un laboratorio botanico intrecciato al piacere della narrazione, proprio quello al centro della prossima tappa del progetto “Cambiare le storie” promosso da Damatrà onlus: “Ti regalerò una rosa”, in programma sabato 24 gennaio, dalle 10 alle 12.30, nel giardino della Cjase di Catine a Villalta di Fagagna (e in caso di maltempo il sabato successivo, 31 gennaio), permetterà di cimentarsi nella realizzazione e nello scambio di talee botaniche e talee narrative, da una rosa all’altra e da una storia all’altra, sotto la guida di Andrea D’Avanzo del Rosificio di Chiasiellis, appassionato collezionista prima ancora che vivaista.

L’occasione per scoprire un “giardino di storie”, in particolare quello delle rose antiche, veri e propri archivi viventi. A differenza delle varietà moderne, create spesso per la perfezione estetica, le rose antiche portano nel loro nome e nella loro linfa storie personali, amori epici e personaggi storici che, attraverso questi fiori, hanno ottenuto una sorta di immortalità botanica. Ci sono rose che portano il nome di madame, di persone care, di principesse e capi indiani, in ogni giardino c’è una rosa che ricorda la nonna o la mamma. Sarà il primo passo per ragionare sulla aiuola antistante alla Cjase di Catine tutti insieme, in una full immersion per adulti e bambini di tutte le età, che non hanno paura delle spine.
Per partecipare al laboratorio, proposto con accesso libero e gratuito, basterà portare alcuni rami di rose da poter scambiare, forbici da potatura, vasi di plastica (ø8 cm minimo). Prenotazioni al linIn copertina, una meravigliosa rosa in fioritura; all’interno, immagini del laboratorio.k bit.ly/4q0X9GV, info 348.0391679. “Ti regalerò una rosa” rientra nel percorso dei “racconti fra le mani”, esperienze del fare insieme ed esplorare la terra per costruire relazioni: un percorso che proseguirà con il favore della nuova stagione. Martedì 3 marzo sarà proposto il piccolo laboratorio di disegno botanico dedicato alle Fioriture, sabato 21 marzo riflettori sulla Festa di primavera con scambio di piante e piantumazione dell’aiuola della Casa delle Culture bambine. Si prosegue nel mese di aprile “A cielo aperto”, per vivere il cortile come uno spazio comune, di tutti e per tutti. Martedì 15 settembre si renderà omaggio al Raccolto e sabato 26 settembre la grande Festa d’autunno, con lo scambio di semi e piante, per adulti e bambini: per prendersi cura della biodiversità e delle relazioni.
“Cambiare le storie” è una iniziativa realizzata in stretta sinergia con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito delle attività strategiche finanziate dal PR FESR 2021-2027, in collaborazione con il Comune di Fagagna, la Comunità Collinare del Friuli, l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Trieste, l’associazione di promozione sociale IoCiV.

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In copertina, una meravigliosa rosa in fioritura; all’interno, alcune immagini del laboratorio botanico.

Alluvione nel Goriziano, Confagricoltura sollecita al Governo la dichiarazione dello stato di calamità naturale per aiutare aziende e cantine a ripartire con l’attività

Confagricoltura Gorizia e Trieste, nel riconoscere l’importante lavoro svolto dalla Protezione civile regionale e dal suo Assessorato, sollecita il Governo a dichiarare celermente lo stato di calamità naturale, permettendo così di intervenire, anche finanziariamente, nei confronti delle imprese colpite dall’alluvione del novembre scorso.

Claudio Cressati


«Dopo una prima stima dei danni diretti – sottolinea infatti il presidente, Claudio Cressati – stiamo cercando di comprendere, insieme alle nostre imprese, quale sarà l’effetto sul prosieguo della loro attività. È stato sicuramente importante il lavoro svolto dalla Protezione civile fin dalla prima ora, ma adesso le imprese chiedono tempi certi per poter riprendere i lavori in campagna e in cantina, riaprendo anche le strutture agrituristiche. A seguito dell’emanazione da parte del Governo del decreto di calamità naturale, come Confagricoltura chiederemo alla Regione di intervenire prontamente nella sospensione dei mutui, dei debiti fiscali e previdenziali e nel valutare gli interventi a copertura dei danni diretti e indiretti».
Come si ricorderà, il 16 e 17 novembre 2025 erano stati i giorni segnati da una grave alluvione in Friuli Venezia Giulia, in particolare a Versa di Romans d’Isonzo, dove il fiume Judrio è esondato; a Brazzamo di Cormons e a Dolegna del Collio. Sono stati causati danni ingenti al mondo delle imprese, ma anche ai privati che, in diversi casi, non sono ancora rientrati nelle loro abitazioni.
«Le frane provocate dall’alluvione hanno sbancato parte di vigneti storici, vero patrimonio della vitivinicoltura regionale, per cui, insieme alla Protezione civile, dovremo condividere le azioni per un ripristino il più possibile rapido e completo. Il trascorrere del tempo – conclude Cressati – non va sicuramente a favore della ripresa economica delle imprese che, con il loro lavoro quotidiano, danno lustro a tutto il nostro territorio».

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In copertina, il paese di Versa nel Comune di Romans d’Isonzo sommerso dalle acque esondate in novembre dal fiume Judrio.

Sipario a Feletto sulla Festa della Verza ideata da Giannino Angeli già sindaco di Tavagnacco e memoria storica premiato dal Comune come “cittadino benemerito”

di Giuseppe Longo

TAVAGNACCO – Con le odierne, ultime proposte cala il sipario sulla ormai tradizionale Festa della Verza di Feletto Umberto che era cominciata venerdì. Tre giorni tutti speciali perché, oltre al celebrare l’umile ma importante ortaggio invernale, hanno segnato il primo quarto di secolo della manifestazione, ma anche la premiazione di quello che, agli albori del Terzo millennio, ne era stato l’ideatore: Giannino Angeli, già sindaco di Tavagnacco e attento custode e valorizzatore delle peculiarità di questo lembo di Friuli alle porte di Udine, siano esse storiche, culturali o economico-produttive. Proprio per questo il suo Comune ha voluto premiarlo con l’ambito diploma di “cittadino benemerito”, festeggiandolo ieri mattina in apertura dell’annuale momento di riflessione, al Teatro Maurensig, proprio sulla verza “regina” dell’inverno.

«Riconoscere l’impegno di chi ha dedicato tempo e passione alla comunità significa rafforzare il senso di appartenenza e trasmettere alle nuove generazioni i valori della partecipazione civica, della solidarietà e della responsabilità verso il bene comune», ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin, intervenendo alla significativa cerimonia, presenti anche i colleghi consiglieri Moreno Lirutti e Serena Pellegrino. Ma fra gli altri ospiti e il folto pubblico giunto a festeggiare Angeli c’erano anche Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine,  l’ingegner Giorgio Arpino, leader della Lilt udinese, e il presidente della Società Filologica Friulana Federico Vicario. Gli onori di casa sono stati fatti dal sindaco Giovanni Cucci e dall’assessore comunale alla cultura Ornella Comuzzi; coordinatore dell’incontro, invece, il giornalista Bepi Pucciarelli che da sempre segue la manifestazione proposta in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono di Feletto (onorato stamane con una Messa solenne celebrata in lingua friulana) e protettore degli animali allevati, siano essi destinati alla produzione o domestici e quindi d’affezione. Proprio per questa sua dedizione, Pucciarelli – che da 23 anni cura anche la pubblicazione dell’originale “Verzino” – ha ricevuto dalle mani dell’assessore Comuzzi un simpatico segno di riconoscenza.
Tradizione agricola e identità locali si sono, dunque, incontrate nella popolosa frazione di Tavagnacco – peraltro anche sede municipale – in occasione dell’appunto ormai tradizionale Festa della Verza, che ha ospitato il convegno “Ortaggi invernali in un clima che cambia”. Un appuntamento di rilievo per il settore, che, come detto, ha visto la partecipazione del presidente Bordin. Il massimo esponente dell’Assemblea legislativa regionale ha sottolineato il valore di iniziative capaci di coniugare tradizione, identità territoriale e attualità. «Questa manifestazione – ha evidenziato – è un esempio concreto di come le comunità locali sappiano valorizzare la propria storia affrontando al tempo stesso le sfide del presente, a partire dagli effetti del cambiamento climatico sul mondo agricolo».


L’avvocato Bordin ha, inoltre, richiamato l’attenzione sull’importanza delle scelte dei consumatori: “Quando acquistiamo i prodotti, prestiamo attenzione alla loro origine: è proprio questo l’elemento che garantisce qualità e tutela il lavoro delle nostre comunità agricole”. Ma non è mancato un suo riferimento al ruolo fondamentale del volontariato, espresso, in questo caso, attraverso la Pro Feletto e i suoi collaboratori: «Manifestazioni come questa esistono e crescono grazie all’impegno silenzioso ma prezioso dei volontari. Il loro lavoro è un patrimonio sociale che rafforza la coesione delle comunità e rende vivo il territorio».
I lavori del convegno sono stati animati dalle interessanti relazioni di tre esperti: il dottor Massimo Percotto, delegato onorario della Accademia Italiana della Cucina di Udine, l’agronomo Costantino Cattivello, appena rientrato da un importante soggiorno di studio e lavoro in Cina, e Luisa Dalla Costa, ricercatrice dell’Università di Udine. Tutti, ovviamente con accenti diversi, si sono soffermati sugli effetti dei cambiamenti climatici di questi ultimi anni sulle verze e sulle brassicacee in genere che, come è noto, per essere buone e digeribili devono subire un “colpo di freddo” attraverso le prime gelate di fine autunno-inizio inverno. Per questo, si è focalizzata la loro presenza sulle nostre tavole, anche alla luce del recentissimo pronunciamento dell’Unesco che ha eletto la Cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’Umanità. Infine, una simpaticissima chiusura da parte di Dino Persello, attore, regista e narratore, sandanielese di residenza ma originario di Dignano, da sempre attento alla storia e alle tradizioni del nostro Friuli, che, non senza un velo di commozione, ha ricordato la sua difficile infanzia  di orfano di madre e quelle “quattro verze cotte dal gelo di gennaio” – quando faceva molto più freddo di oggi – mentre con il padre, sul ghiacciato ferro della bicicletta, era in ansiosa ricerca di quell’irraggiungibile e, purtroppo, inesistente “paese dei balocchi”.
Le verze hanno offerto, come sempre anche la possibilità di gustosi assaggi. Il ricavato delle libere offerte, come nelle precedenti edizioni, andrà alla Lega italiana per la lotta contro i tumori, sezione di Udine, guidata, come detto, dall’ingegner Arpino. Da ricordare, infine, che in questi tre giorni dedicati alla popolare crucifera nei locali pubblici di Feletto e Tavagnacco è stato possibile degustare assaggi, piatti o menù completi con protagonista proprio la verza o altri ortaggi della medesima famiglia. Arrivederci al 2027!

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In copertina, il sindaco Giovanni Cucci e il presidente Mauro Bordin premiano Giannino Angeli “cittadino benemerito” di Tavagnacco; all’interno, immagini del convegno, con la partecipazione di Massimo Percotto, Costantino Cattivello, Luisa Dalla Costa e Dino Persello; e la premiazione di Bepi Pucciarelli;  infine, Angeli festeggiato dall’assessore Ornella Comuzzi, dalla moglie e dalla figlia, oltre che dal presidente della Filologica Federico Vicario.

Confagricoltura Fvg martedì in piazza a Strasburgo per un accordo Mercosur che garantisca le imprese e i consumatori

Confagricoltura Fvg ha aderito alla manifestazione promossa dall’organizzazione degli agricoltori francesi (Fnsea) per il 20 gennaio prossimo, a Strasburgo, contro l’attuale accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur. «Senza garanzie per il principio di reciprocità, il settore agricolo europeo si troverà ad affrontare la concorrenza sleale di produzioni sottoposte a standard qualitativi e ambientali molto meno rigorosi e completamente diversi da quelli europei. Quindi, le garanzie sulla qualità dell’import rischiano di essere messe in discussione e con esse, anche la fiducia dei consumatori – così il presidente Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, che prosegue facendo alcuni esempi –. Nei Paesi del Mercosur, per la produzione di carne, riso e zucchero, sono utilizzati principi attivi da sempre vietati in Ue. Né basta la previsione del divieto di residui chimici sui prodotti finiti poiché si tratta di un obbligo che non tocca in alcun modo i processi produttivi. L’agricoltura sta vivendo una fase importante e delicata – sottolinea il presidente regionale -. Da una parte, il processo di transizione tecnologica e scientifica per adattare le colture alle nuove sfide climatiche dall’altra, l’allargamento dei mercati internazionali che richiede regole chiare e valide per tutti. Chi vuole esportare verso l’Ue, dunque, deve rispettare le stesse, identiche regole produttive, ambientali dei nostri agricoltori. Quello con il Mercosur è un accordo che è sbilanciato a favore dei produttori sudamericani».


Martedì prossimo, dunque, Confagricoltura Fvg sarà a Strasburgo con il Copa-Cogeca e le altre Organizzazioni europee per un accordo che preveda meccanismi efficaci e tempestivi di tutela delle aziende e della produzione agricola, italiane ed europee.

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In copertina, una protesta di Confagricoltura a Strasburgo; qui sopra, il presidente regionale  Nicolò Panciera di Zoppola Gambara.

Via libera dell’Unione Europea al “Pacchetto vino” accolto con soddisfazione dalle oltre 500 Cdv. Il presidente Radica: dà risposte concrete, siamo grati ai parlamentari italiani

(g.l.) Via libera al “Pacchetto vino” da parte dell’Ue. Reazione positiva da parte dell’Associazione nazionale Città del vino – alla quale, tra gli oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola, ce ne sono anche una quarantina del Friuli Venezia Giulia – che si esprimono attraverso una nota del presidente Angelo Radica. «Apprezziamo – afferma il leader delle Cdvi – lo sforzo della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo nella quale i componenti italiani hanno dato un contributo importante». Radica poi prosegue: «Il cosiddetto “Pacchetto vino” si poneva l’obiettivo di fornire risposte concrete: migliorare la sostenibilità, rafforzare la redditività delle imprese, semplificare i processi burocratici e rilanciare l’export, evidenziare e preservare la funzione sociale ed economica del settore. Per questo ultimo obiettivo, la Commissione introduce strumenti per tutelare le economie rurali, contrastare il rischio di sovrapproduzione distruttiva, favorire l’innovazione e dare impulso al turismo del vino, considerato oggi leva strategica per molte regioni europee».

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Grandi Verticali, si parte!

Sarà il Carso a dare il via oggi, 15 gennaio, alle Grandi Verticali del vino 2026. Come già annunciato, l’appuntamento è a San Dorligo della Valle – Dolina, Comune della provincia di Trieste pure compreso nella prestigiosa Doc che eccelle con i bianchi Malvasia e Vitovska e con il rosso Terrano. L’incontro degustativo – primo della terza edizione della brillante iniziativa delle Città del vino Fvg guidate da Tiziano Venturini – si terrà, alle 19.30, nella sede della Cantina Parovel in Località Bagnoli della Rosandra – Boljunec. La serata s’intitola “Il Breg e la sua voce” ed è curata, come anche in passato e come sarà nelle serate successive, dall’esperto Matteo Bellotto:  i vini che accompagneranno pesce Zobec, panificati Spacciopani e salumi Bajta e saranno presentati della cantine Parovel, Ota, Kocjančič, Zahar, Sancin e Merlak. Il successivo incontro si terrà, invece, nella provincia di Udine, esattamente a Nimis, giovedì 29 gennaio, sempre alle 19.30. Protagonista, in questo caso, sarà il pregiato\\ Ramandolo Docg.

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Tra le principali novità del provvedimento – illustra ancora il presidente Radica – c’è, per favorire l’allineamento tra produzione e domanda, la possibilità per gli Stati membri di incentivare misure per evitare la sovrapproduzione — come l’estirpazione di vigneti in eccesso (grubbing-up) o il diradamento anticipato — con l’obiettivo di stabilizzare il mercato. «Riguardo lo strumento dell’estirpazione, fortemente sostenuto dai francesi, ci auguriamo – precisa – che l’Italia non se ne avvalga, essendo una decisione appannaggio dello Stato membro. Dal punto di vista dei Comuni vitivinicoli, per i territori rurali che rappresentiamo potrebbe costituire una scelta rischiosa per una serie di motivi: perdita di paesaggio, desertificazione rurale, effetti irreversibili e incoerenza con turismo e identità territoriale», sottolinea il massimo esponente delle Città del vino. «Accogliamo, invece, con favore – continua – l’introduzione della flessibilità dei nuovi impianti, strumento giusto e efficace, con il superamento del vecchio meccanismo dei diritti di impianto, l’introduzione di un periodo di revisione decennale per l’impianto dei vigneti e la previsione di incentivi comunitari per investimenti volti ad adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici, con possibilità di coprire fino all’80% dei costi eleggibili».
Il presidente Radica aggiunge infine: «Giuste sono anche l’armonizzazione e la semplificazione delle regole sulle etichette e le informazioni obbligatorie, che riducono oneri amministrativi e facilitano il commercio su scala europea e internazionale. Diamo, inoltre, un giudizio positivo sul potenziamento degli strumenti di promozione nei mercati internazionali, sul sostegno all’enoturismo e alle attività agro‑turistiche legate alla viticoltura nelle aree rurali: proponiamo che in sede di attuazione l’enoturismo divenga asse portante attraverso l’integrazione nella Pac”. Infine, sulle novità per vini a basso o zero alcol e la regolamentazione della classificazione per vini “alcohol-free” (0.0%) e “reduced-alcohol”, rispondendo all’evoluzione dei gusti e delle abitudini di consumo, Radica ribadisce con tono molto deciso: «Noi continuiamo, però, a ritenere che non debbano essere chiamati vino».
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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

La verza regina dell’inverno ritorna alla sagra di Sant’Antonio Abate a Feletto con un focus sugli effetti dei cambiamenti climatici. Sarà “cittadino benemerito” il sindaco emerito Giannino Angeli

Riecco la verza regina dell’inverno! L’umile ma delizioso (e importante) ortaggio sarà infatti di nuovo protagonista a Feletto Umberto dove sabato prossimo, 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, al quale la popolosa frazione di Tavagnacco è devota, si terrà dalle 10.30, al Teatro Paolo Maurensig, il convegno che dall’inizio del secolo è parte di rilievo della tradizionale “Festa della Verza”, che la comunità felettana celebra appunto in concomitanza con la ricorrenza del Patrono.


Il tema di quest’anno è di stretta attualità: anche se le condizioni meteo decisamente rigide di queste ultime settimane fanno pensare agli inverni del Novecento, il “nuovo” clima influisce in maniera significativa sulle coltivazioni. Nel corso del convegno, intitolato appunto “Ortaggi invernali e cambiamenti climatici” l’agronomo Costantino Cattivello (reduce da un recente viaggio di studio e lavoro in Cina) parlerà di “Orticole invernali in un clima che cambia”, mentre Massimo Percotto, delegato onorario della Accademia Italiana della Cucina di Udine, analizzerà l’influenza dei cambiamenti climatici sulle proposte gastronomiche a base di ortaggi invernali nella nostra cucina. A completare la rosa dei relatori ci saranno Luisa Dalla Costa, ricercatrice dell’Università di Udine, e Dino Persello, narratore e regista friulano. Sarà presente e porterà il saluto della Regione Fvg il presidente del Consiglio avvocato Mauro Bordin. I lavori saranno coordinati dal giornalista Bepi Pucciarelli.
Nel corso del convegno verrà attribuito il riconoscimento di “Cittadino benemerito”, una apprezzata novità avviata lo scorso anno a seguito di una delibera proposta dalla Giunta ed approvata dal Consiglio comunale. Il premiato di quest’anno sarà Giannino Angeli, già sindaco di Tavagnacco e custode della memoria storica della Comunità. Promotore delle tradizioni locali, ha contribuito con i suoi libri, le sue iniziative e il suo impegno costante, a trasmettere alle nuove generazioni il valore della solidarietà, della libertà e della partecipazione civica. Sua anche l’idea – un quarto di secolo fa – della Festa della Verza e del “verzino”, il libriccino che viene stampato ogni anno in occasione della festa e che non mancherà neppure per questa 23ma edizione.
La serata di sabato prevede alle ore 20.45, nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, un concerto d’organo in onore del Patrono. Alle tastiere del pregiato strumento settecentesco, opera del maestro organaro Francesco Antonio Dacci, l’organista Luca Sartore. La festa religiosa proseguirà domenica, alle 10.30, con la Messa solenne in lingua friulana, cui seguirà la distribuzione del pane benedetto, con il saluto del sindaco e l’esibizione del gruppo “Scampanotadôrs furlans”; al termine, negli spazi antistanti la villa Tinin, la tradizionale degustazione di “vergis e luianie” a cura delle Pro Loco di Feletto Umberto e Tavagnacco e la distribuzione di verze in collaborazione con Udine Mercati.
Assaggi e verze saranno “a offerta libera” ed il ricavato, come nelle precedenti edizioni, andrà alla Lilt udinese guidata dall’ingegner Giorgio Arpino. Ricordiamo, infine, che da domani a domenica, nei locali pubblici di Feletto e Tavagnacco sarà possibile degustare assaggi, piatti o menù completi con protagonista la verza o altri ortaggi della medesima famiglia; l’elenco completo degli aderenti all’iniziativa “La Verza in osteria” è disponibile sui siti social del Comune e della Pro Loco.

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In copertina, la verza tipico ortaggio invernale; all’interno, gli intervenuti alla conferanza stampa di ieri: da destra, il sindaco Giovanni Cucci, l’assessore Ornella Comuzzo e il presidente della Lilt Udine ingegner Giorgio Arpino.

Ambasciatori Città del vino, sesta edizione del concorso letterario organizzata con il Gruppo Ermada “Flavio Vidonis” di Duino Aurisina

Quando il vino incontra l’archeologia: questo il tema del nuovo concorso letterario dell’Associazione Nazionale Città del Vino, giunto alla sesta edizione. Si tratta di “Racconti intorno al Vino”, importante iniziativa culturale organizzata a cura del Coordinamento degli Ambasciatori di Città del Vino. Dopo il successo delle precedenti cinque edizioni, il Premio rinnova anche quest’anno importanti collaborazioni: prosegue, infatti, il sodalizio con il Gruppo Ermada “Flavio Vidonis”, promotore del festival del libro “Duino&Book”, rassegna letteraria che anima Duino Aurisina, nel cuore del Carso, città del vino triestina di confine. Il Gruppo duinese metterà a disposizione i premi per i cinque vincitori del concorso. Continua, inoltre, la collaborazione con Edizioni Jolly Roger, che curerà la stampa e la distribuzione nazionale del volume collettivo che nascerà dalla selezione dei racconti vincitori e segnalati.

Vino e Archeologia – Il fil rouge dell’edizione 2026 del concorso “Racconti intorno al Vino” e dedicato a Nino D’Antonio – giornalista, scrittore, saggista e grande amico delle Città del Vino – invita gli autori a esplorare il dialogo tra vino e archeologia, due universi legati dalla stessa radice: la memoria del tempo. “Vino e Archeologia” significa raccontare la vita che scorre sotto la superficie delle pietre antiche, le anfore riportate alla luce dagli scavi, le viti addomesticate dai popoli del Mediterraneo, i riti del banchetto e del sacrificio, i miti di Dioniso e Bacco. Ma significa anche osservare i paesaggi contemporanei che custodiscono ancora oggi questa lunga eredità. Nei racconti potranno rivivere i gesti dei vignaioli di un tempo, le scoperte che restituiscono sapori perduti o le voci di chi, nel presente, riscopre la storia attraverso un calice di vino. intende valorizzare la scrittura come strumento di narrazione dei territori, dei loro patrimoni materiali e immateriali, e di quella cultura del vino che unisce tradizione, identità e conoscenza.

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Ricordo di Paolo Benvenuti

Le Città del Vino, con il presidente nazionale Angelo Radica, ricordano Paolo Benvenuti a quattro anni dalla scomparsa. «Il mio pensiero – scrive Radica – va a Paolo Benvenuti, storico direttore dell’Associazione nazionale Città del Vino, scomparso il 9 gennaio 2020, all’età di 66 anni». Benvenuti è stato anche Amministratore unico a Siena (città dove abitava) di Enoteca Italiana, tra 2014 e 2015, con le Città del Vino: «Paolo è stato una persona di grande visione, di grande personalità, con una notevole passione e una grande capacità di leggere i fabbisogni del territorio e legarli insieme in un progetto di caratura nazionale e internazionale», aggiunge Radica. «Con la sua generosità e capacità ha saputo creare un movimento che oggi conta oltre 500 Comuni in tutta Italia, fa parte della rete europea Recevin che riunisce oltre 800 Comuni in Spagna, Portogallo, Italia accomunati dal binomio qualità delle produzioni enologiche e bellezza del paesaggio vitivinicolo. Un affettuoso e sentito ricordo di Paolo – conclude il presidente Cdv – e un abbraccio alla moglie Federica Rinaldi ed ai figli».

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Finalità del Premio – L’obiettivo è promuovere, attraverso la scrittura, la cultura del vino come parte integrante della storia, dell’arte e dell’archeologia italiana, diffondendo il valore del racconto come mezzo per custodire e rinnovare la memoria dei luoghi e delle persone che ne fanno parte. I racconti dovranno ispirarsi al tema “Vino e Archeologia”, inteso in senso ampio, e potranno sviluppare trame ambientate nel passato o nel presente, reali o di fantasia, in cui il vino rappresenti un elemento centrale o simbolico legame fra l’uomo e le sue radici. La lunghezza richiesta è compresa tra 15.000 e 40.000 battute (spazi compresi); sono ammesse lievi deroghe. Ogni autore potrà inviare un solo racconto, in lingua italiana e rigorosamente inedito.

La partecipazione – I racconti dovranno essere inviati via e-mail entro e non oltre martedì 30 giugno 2026 all’indirizzo: nepi@cittadelvino.com. La partecipazione prevede un contributo di 10 euro, da versare tramite bonifico bancario. La copia della contabile dovrà essere allegata all’opera e alla scheda di iscrizione. La Giuria sarà composta da personalità del mondo culturale e letterario; i nominativi saranno comunicati successivamente. Le decisioni della Giuria sono insindacabili e inappellabili. Potranno inoltre essere assegnate menzioni speciali e segnalazioni. Saranno premiati cinque racconti: a ciascun autore verrà assegnato un premio in denaro di 500 Euro. I premi sono messi a disposizione dal Gruppo Ermada “Flavio Vidonis”. I vincitori verranno resi noti entro il 18 settembre 2026. Informazioni sulla cerimonia di premiazione, che si svolgerà nell’ambito della Convention d’Autunno delle Città del Vino, verranno resi noti più avanti.

Per informazioni:
Giulia Nepi
Tel. 0577 353144
E-mail: nepi@cittadelvino.com

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In copertina, il presidente nazionale degli Ambasciatori Città del vino Carlo Rossi.

Pordenone, latte crudo e formaggi di montagna: al Teatro Verdi obiettivo puntato sul cambiamento climatico

In un tempo in cui la montagna cambia volto sotto la pressione del riscaldamento globale, parlare di cibo significa parlare di paesaggio, economia, cultura e futuro. Parlare di cambiamento climatico, di trasformazioni economiche, di equilibri sociali sempre più fragili. Significa interrogarsi su quali territori stiamo perdendo e su quali, invece, possiamo ancora scegliere di abitare in modo responsabile. È da questa consapevolezza che nasce l’incontro “Latte crudo e formaggi di montagna”, il secondo appuntamento della rassegna ideata dal Teatro Verdi di Pordenone, R_Evolution Green, in programma giovedì 15 gennaio, alle ore 18, in Sala Ridotto, quest’anno dedicata al Cibo di montagna.

Mauro Varotto


L’incontro muove da un elemento apparentemente semplice e quotidiano – il latte – per interrogare una filiera complessa e sempre più fragile. In un’epoca in cui la neve in quota si fa rara e discontinua, latte e formaggi sono destinati a recuperare il loro antico ruolo di “oro bianco” delle Alpi: non solo prodotti alimentari, ma risorse strategiche, capaci di raccontare un territorio e di mantenerlo vivo. Negli ultimi anni, le denominazioni di origine legate ai formaggi di montagna si sono moltiplicate, segno di un rinnovato interesse per la qualità e per il legame con i luoghi di produzione. Ma a questo riconoscimento formale non sempre corrisponde una reale tutela dei territori: le superfici a prato-pascolo si riducono, gli allevamenti tendono a industrializzarsi, le logiche del mercato rischiano di svuotare di senso parole come “tradizione”, “artigianalità”, “sostenibilità”.
A guidare il pubblico dentro questo scenario saranno il sociologo e documentarista Michele Trentini, che impiega l’etnografia e l’antropologia visuale per documentare le relazioni tra uomo e paesaggio, con particolare attenzione all’ambiente alpino, e l’allevatrice e casara Irene Piazza. A condurre l’appuntamento il geografo dell’Università di Padova di Mauro Varotto, curatore dell’intera rassegna, con e l’introduzione dell’artista Diego Dalla Via. Insieme offriranno una bussola critica per orientarsi tra pratiche virtuose e scorciatoie del marketing, tra narrazioni rassicuranti e dati concreti. L’obiettivo non è demonizzare, ma comprendere: distinguere ciò che tutela davvero il benessere animale, la salute del consumatore e l’equilibrio ambientale, da ciò che ne utilizza solo l’immagine. Al centro del confronto ci sarà il latte crudo, simbolo di una relazione diretta e non mediata con il territorio: un alimento che porta con sé opportunità, ma anche responsabilità. Parlare di latte crudo significa interrogarsi sul rapporto tra sicurezza alimentare e biodiversità, tra standardizzazione e specificità locali, tra conoscenza scientifica e saperi tradizionali.
Come in tutti gli appuntamenti di R_Evolution Green, anche questo incontro invita a superare una visione semplificata delle questioni ambientali, proponendo uno sguardo complesso, capace di tenere insieme ecologia, economia e cultura. Perché il cibo non è mai solo cibo: è una storia che parla di territori abitati, di comunità resistenti, di scelte quotidiane che hanno un impatto profondo sul mondo che ci circonda. E forse dentro un formaggio di montagna può esserci davvero un piccolo pezzo di prateria alpina da portare a casa: non come souvenir, ma come responsabilità condivisa.

Ingresso gratuito, prenotazioni online o in biglietteria (aperta dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19). www.teatroverdipordenone.it

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In copertina, formaggi di montagna: una produzione da valorizzare.

Grandi Verticali del vino al via con la Doc Carso a San Dorligo della Valle. Poi in Friuli seguirà Nimis col Ramandolo Docg

Le Grandi Verticali delle Città del vino pronte al via. Sarà, infatti, San Dorligo della Valle – Dolina, zona Doc Carso in provincia di Trieste (mentre in quella di Udine l’onore spetterà a Nimis con il suo Ramandolo Docg) ad aprire il programma della terza edizione che prevede una serie di tappe sul territorio alla scoperta dei vini autoctoni in abbinamento a sapori locali organizzate dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”. Appuntamento, quindi, giovedì prossimo 15 gennaio, alle 19.30, alla Cantina Parovel in Località Bagnoli della Rosandra – Boljunec. La serata s’intitola “Il Breg e la sua voce”. «Una profonda e autentica nicchia di sapori – spiega il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino – con i vini che accompagneranno pesce Zobec, panificati Spacciopani e salumi Bajta». I vini proposti nella serata saranno della cantine Parovel, Ota, Kocjančič, Zahar, Sancin e Merlak. Ci sono ancora dei posti disponibili. Costo 35 euro a persona contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it – telefono 348.5166126.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – sottolinea il vicesindaco di Buttrio, vicepresidente nazionale e coordinatore regionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini – si sta sviluppando con sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. Ora per questa terza edizione punteremo sul fondamentale rapporto tra vino e cibo, proponendo in ognuna delle tappe degli abbinamenti tra cantine e produttori agroalimentari del territorio locale. Sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte». Un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg, in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e Degustare Degustare in compagnia. Preziosa l’adesione delle cantine del territorio regionale. Questi gli appuntamenti successivi (tutti alle 19.30).

Tiziano Venturini

Nimis, giovedì 29 gennaio – La dolcezza spietata del Ramandolo Docg e del carattere autentico di Nimis incontrano: salumi Valleombrosa, panificati Pizza in Piazza, formaggi Ravosa o Zore. Riusciremo a trasformare i pregiudizi in sorprese…

Moraro, giovedì 12 febbraio – L’Isonzo ed il suo incessante lavoro tra storia, memoria, aromi e profondità con vini che hanno sempre un enorme carattere fra Friulano, Malvasia, Merlot con un incontro tra sapori forti e delicati insieme: orticole in agrodolce Fornaci del Zarnic e la Rosa dell’Isonzo.

Palazzolo dello Stella, giovedì 26 febbraio – Una terra che guarda le montagne con alle spalle il mare e viceversa, capace di essere commovente e delicata con i suoi aromi salini e la sua leggerezza. Malvasie che sembrano tramonti, Friulano capaci di incantare con la loro freschezza e Refoschi di carattere e sinceri, insieme a Traminer avvolgenti di aromi. Abbineremo con Pesce della Valle del Lovo, le orticole delle Fornaci del Zarnic e i lievitati di Gorgo di Latisana.

Cervignano del Friuli, giovedì 12 marzo – Gli aromi profondi dei vini dell’agro aquileiese alla ricerca dell’abbinamento perfetto con: cioccolato Cocambo, panificati Orso, formaggi Gortani, tra Refoschi, Malvasie, Friulano, Traminer, Pinot Bianco…

Torreano, giovedì 26 marzo – Dove il vento va a nascondersi per partire verso la pianura, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con vini di enorme carattere e sensualità tra Friulano, Sauvignon , Pinot bianco, Refosco, Verduzzo accompagnati da formaggi caprini, salumi nostrani incontrano l’arte della lievitazione.

Dolegna del Collio, mercoledì 8 aprile – L’eleganza e la freschezza dei vini del Collio sorprenderanno con la pulizia e la potenza abbinati a: panificati Codromaz, salumi Rodaro, formaggi Asan e la Mussa. Tra Sauvignon, Pinot Bianco, Uvaggi e molte altre sorprese tutto alla cieca.

San Quirino giovedì, 23 aprile – La delicatezza della pianura friulana d’occidente tra Pinot Grigio, Sauvignon, vitigni dimenticati e molto altro per incontrare salumi Del Norcino, panificati Blamek, formaggi e salumi Al Castelu.

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In copertina, il dottor Matteo Bellotto curatore delle Grandi Verticali del vino.

Barbabietola da zucchero, una coltivazione da riscoprire: lunedì un webinar di Confagricoltura Fvg

Per lunedì 12 gennaio, alle ore 16, Confagricoltura Fvg, in collaborazione con Agrisoluzioni e Coprob-Italia Zuccheri, ha organizzato un webinar gratuito dedicato alla barbabietola da zucchero in Friuli Venezia Giulia con il titolo: “La barbabietola in Fvg: una coltura da riscoprire”. L’incontro tecnico si terrà sulla piattaforma Microsoft Teams e intende approfondire la produzione, la sostenibilità economica e le opportunità di valorizzazione del prodotto. Fino al 2005, in Friuli Venezia Giulia, veniva destinata alla coltivazione della barbabietola una superficie di 4-5.000 ettari l’anno, attualmente scesi a poco più di 300.

Relatori e contributi istituzionali – Il webinar vedrà interventi di esperti e rappresentanti istituzionali, tra cui: Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, presidente di Confagricoltura Fvg, per i saluti istituzionali e un quadro sul ruolo della barbabietola nella regione; Luigi Maccaferri, presidente Coprob-Italia Zuccheri, con la visione del settore a livello nazionale; Giovanni Campagna, responsabile Area Sperimentazione Coprob-Italia Zuccheri, con un approfondimento sui risultati e la sostenibilità economica della coltura in Regione.

Temi principali da trattare – Durante l’incontro saranno trattati i principali aspetti legati alla coltivazione della barbabietola e alle opportunità di valorizzazione del prodotto: stato della coltivazione della barbabietola in Fvg; risultati sperimentali e sostenibilità economica della coltura; strategie per trasformare la barbabietola in un’esperienza di consumo; innovazioni e tecniche operative per le aziende agricole; analisi delle prospettive di mercato e dei modelli di filiera. L’evento prevederà anche un ampio spazio dedicato alle domande da parte dei partecipanti.

Informazioni tecniche e partecipazione – Il webinar è gratuito e ad accesso libero e si svolgerà lunedì 12 gennaio 2026, a partire dalle ore 16.00, sulla piattaforma Microsoft Teams. Per informazioni è possibile rivolgersi ai seguenti contatti: E-mail: assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it; telefono/WhatsApp: 0432 507013. Il link per accedere all’incontro è reperibile sul sito della Federazione (www.confagricolturafvg.it)

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In copertina, la coltivazione della barbabietola da zucchero una volta in Friuli.

Il caffè tra le note, oggi a Trieste saranno al via i nuovi “cenacoli” con una lezione del chimico-musicista Marino Petracco

(f.s.) Terzo appuntamento oggi, 8 gennaio, alle ore 17.30, nella consueta sede dell’Hotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio 4), con il nuovo ciclo 2025-2026 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste guidata da Gianni Pistrini e giunti ormai alla nona edizione. Protagonista e “mattatore” assoluto di questo primo incontro del 2026 sarà l’ingegner Marino Petracco, per oltre un trentennio ricercatore scientifico alla Illycaffè, ma anche musicista e compositore, noto componente della Amdc e assiduo ospite dei “Cenacoli”, particolarmente apprezzato dal pubblico, che, trattando il tema “Il caffè è… una musica”, illustrerà molteplici esempi della frequente presenza del caffè nelle composizioni musicali, investigandone l’utilizzo nelle varie accezioni del termine e ripercorrendone la storia con plurime testimonianze sonore in video.
Marino Petracco, ingegnere chimico, ha accumulato una vasta esperienza di tutti gli anelli della catena su cui si basa la forza del caffè espresso: la qualità. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici su agricoltura, fisica e chimica del caffè inteso sia come pianta che come bevanda. Presta attualmente la sua esperienza al Museo del Caffè come referente scientifico.
Ma Petracco, come detto, è anche un musicologo, e proprio in questa veste intratterrà stavolta lo scelto pubblico del “Cenacolo”. Questa è infatti la sua seconda natura: pianista classico di formazione, ha spaziato nella musica leggera in varie formazioni orchestrali, dal quartetto rock al repertorio bandistico, anche come percussionista. Ed è pure compositore: suo è l’inno dedicato a Gorizia capitale europea della cultura, che ha debuttato prima di Natale nella versione per orchestra sinfonica con coro e soprano solista.

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I ragazzi e la biodiversità

Proposte didattiche gratuite sull’importanza della biodiversità, per la fascia d’età delle scuole elementari e medie: sono disponibili come materiali-guida (in italiano e sloveno) per insegnanti ed educatori, e liberamente scaricabili dal web. Serviranno per realizzare in autonomia dei laboratori a tema, con attività pratiche per i ragazzi. Progetto pluriennale su quaderni didattici, il tema del primo anno è “Il risveglio della primavera” e i suoi vari risvolti naturalistici. La proposta è della cooperativa Curiosi di natura di Trieste, nell’ambito del progetto sulla biodiversità “Quanto vale un petalo?”, realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per le attività di divulgazione della cultura scientifica. Il materiale didattico, accompagnato da un video-tutorial illustrativo, è disponibile sul sito web www.curiosidinatura.it (link diretto: www.curiosidinatura.it/didattica.htm), e sono possibili anche collegamenti e collaborazioni con i suoi curatori. Altre informazioni sul sito web indicato e alla mail: curiosidinatura@gmail.com

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Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. L’incontro potrà essere seguito anche online sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste. Il nuovo ciclo dei “Cenacoli”, organizzato stavolta attorno al tema-guida “Oltre l’Espresso: Viaggio nelle Culture del Caffè”, rientra nel progetto di divulgazione umanistica “Il Caffè, una storia di successo nella cultura regionale ed europea”, elaborato da Franco Rota della Amdc, con il finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e contributi de “Le Fondazioni Casali Ets” e Banca 360 FVG. Il programma prevede otto incontri a cadenza mensile fino a giugno ed è coordinato da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano SimonaIn copertina, l’ingegner Marino Petracco chimico e musicista oggi protagonisti ai nuovi Cenacoli del caffè.to.

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In copertina, l’ingegner Marino Petracco chimico e musicista oggi protagonista ai nuovi Cenacoli del caffè di Trieste.

Cividale si prepara alla sua grande Epifania: una bellissima premessa la “gubana più grande del mondo” che contribuisce a valorizzare l’immagine turistica della città longobarda

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Conto alla rovescia a Cividale per la sua grande manifestazione epifanica che, il 6 gennaio, dopo la sempre suggestiva “Messa dello Spadone” culminerà con la rievocazione dell’ingresso del Patriarca Marquardo. Un appuntamento con storia e tradizione amato dai cividalesi e dai friulani, ma anche dai turisti che sempre numerosi arrivano in riva al Natisone. E un richiamo di indubbio valore, che concorre a esaltare il nome della città longobarda, è anche la festa che la sera di Capodanno si rinnova sotto l’antica loggia del palazzo municipale, di fronte al Duomo di Santa Maria Assunta, come ha sottolineato anche il sindaco Daniela Bernardi che ha avuto l’onore di tagliare la prima fetta della “gubana più grande del mondo”. L’organizzazione del bellissimo evento è dovuta, come è noto, allo storico Caffè San Marco con il coordinamento del Circolo culturale Corno, presieduto da Sergio Paroni. Ma l’hanno favorito anche il gubanificio Dorbolò di San Pietro al Natisone, che ha nuovamente confezionato il dolce extra-large, e l’azienda vitivinicola Sergio Scarbolo di Spessa che ha fornito la Ribolla gialla spumante per i brindisi beneauguranti, mentre il Comune di Cividale ha concesso il patrocinio ufficiale alla ormai tradizionale e irrinunciabile manifestazione di inizio anno che ebbe nel compianto Berto Blasutig, del vicino forno Cattarossi, il suo più convinto e tenare promotore.


E per la 18ma edizione della festa dedicata al 2026 appena cominciato non sono mancate centinaia di persone – c’era anche il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop – che hanno atteso con pazienza, nonostante il freddo pungente, il taglio del dolce tipico friulano che ha il suo fulcro nelle Valli del Natisone. Un successo che si è dunque rinnovato e che ha suggellato il Capodanno cividalese divenuto un atteso appuntamento per la valorizzazione del tipico prodotto dolciario del territorio, ma anche per appunto incrementare il movimento turistico in questo capoluogo del Friuli orientale a due passi dalla Slovenia, contrassegnato dal prestigioso marchio dell’Unesco che lo qualifica, con il suo prezioso Tempietto Longobardo, come Patrimonio mondiale dell’Umanità.
Con il sindaco cividalese, che ha appunto fatto gli onori di casa (assieme all’assessore Angela Zappulla), è intervenuto anche il collega di San Pietro al Natisone, Cesare Pinatto, a significare uno degli elementi unificatori di un vasto territorio, in cui la cultura friulana s’incrocia con quella slava, qual è proprio la gubana. Come detto, la Dorbolò di San Pietro – che ha un punto di riferimento in largo Boiani, proprio di fronte al Caffè San Marco, nel cuore di Cividale – ha realizzato per in terzo anno consecutivo il dolce da Guinnes dei primati – e quindi “più grande del mondo”! – che ha attratto turisti e residenti in una magica serata di Capodanno nella città ducale. Moltissimi gli avventori che si sono assiepati nel loggiato municipale per assistere al taglio della “gubana gigante” e alla sua degustazione per un brindisi di Capodanno unico nel suo genere. Il tutto finalizzato a promuovere proprio il dolce tipico del Cividalese.
Una cinquantina di chili, di pasta e gustosissimo ripieno quelli messi assieme dai pasticceri della rinomata ditta sanpietrina, alla quale è passato il testimone dopo la scomparsa del ricordato Berto Blasutig che con il suo sempre applauditissimo prodotto aveva animato la manifestazione per quindici anni. Una festa che fino allo scoppio del Covid – era il 2020, come tutti noi purtroppo ricordiamo! – faceva il paio con il concorso internazionale che vedeva la gubana gareggiare con altri dolci italiani o delle nazioni contermini in appassionanti sfide, nelle quali i produttori friulani erano sempre i grandi protagonisti. Un concorso che era già divenuto una tradizione, ma che la pandemia ha giocoforza interrotto. E quindi non ripresa anche per l’uscita di scena dal Caffè San Marco di Andrea Cecchini che aveva promosso con grande convinzione questa dolce sfida che ogni anno animava il mese di febbraio suscitando grande curiosità e interesse. Ma che sarebbe più che opportuno – come sottolineavamo alla vigilia della manifestazione di Capodanno – poterlo recuperare e rilanciare, anche per la valenza promozionale che l’iniziativa aveva assunto a beneficio appunto della gubana di Cividale e delle Valli del Natisone.

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In copertina, il sindaco di Cividale Daniela Bernardi taglia la prima fetta della “gubana gigante”; all’interno, il brindisi beneaugurante con la Ribolla gialla (Photolife) e altre due immagini della festa che ha visto centinaia di persone in paziente attesa di poter assaggiare il magnifico dolce tipico delle Valli del Natisone.

“Crocevie d’Europa”, invito alla scoperta della Rosa di Gorizia e del Radicchio Canarino eccellenze a rischio estinzione

Gli ultimi due appuntamenti della 3a edizione della rassegna turistico culturale del Comune di Gorizia, Crocevie d’Europa, è tutto incentrato su due dei prodotti “cult” della produzione agricola goriziana. Oggi 3 gennaio, con replica domani, i partecipanti saranno condotti alla scoperta della coltivazione della Rosa di Gorizia e del Radicchio Canarino, con una passeggiata nella campagna coltivata isontina. Il primo ritrovo è appena avvenuto e anche domani sarà alle 9.30 (il luogo viene comunicato direttamente agli iscritti).


La Rosa di Gorizia, presidio Slow Food, è una varietà locale di radicchio rosso (Cichorium intybus) simile ad una rosa appena sbocciata. La varietà detta Canarino dal gusto più delicato è ottenuta probabilmente da un incrocio risalente agli anni ’50, con la cicoria bionda di Trieste. Il Canarino è dotato di un fogliame di colore giallo e un gusto ancora più dolce. Le prime fonti scritte compaiono nel volume “Gorizia – la Nizza austriaca” del 1873 in cui viene citata una “cicoria rossastra” coltivata nella piana tra Gorizia e Salcano e, in misura minore nelle aree periferiche della città. I contadini di Gorizia producono il seme da generazioni seguendo i parametri della forma della pianta (quanto più simile ad una rosa) ma anche quello resistenza al freddo e adattamento al clima e al terreno. Questa coltura è minacciata dall’estinzione sia per la mancanza di produttori che per l’esaurirsi dei terreni che tradizionalmente erano utilizzati per la coltivazione. Il territorio in questione, dopo gli accordi di pace succeduti alla II Guerra mondiale, è stato suddiviso in due Stati ed è stato utilizzato per altri scopi rispetto alla vocazione agricola della zona, inducendo numerose aziende orticole ad abbandonare definitivamente questa attività.
Un percorso a piedi di circa 4 chilometri attraverso la piana di Gorizia, che si sviluppa a ridosso del confine con Salcano e nelle vicinanze del fiume Isonzo. Insieme alla guida naturalistica autorizzata Fvg Sabrina Pellizon si percorreranno gli sterrati che portano a campi coltivati a Radicchio Canarino, Rosa di Gorizia, vigneti ed oliveti, per farsi sorprendere da tutto ciò che ruota attorno a questi due ecotipi di cicoria, che purtroppo rischiano l’estinzione. Furono selezionati nel tempo dai contadini goriziani, che ne custodiscono gelosamente le sementi. Si scopriranno le diverse fasi di lavorazione dei due radicchi, la loro storia, le caratteristiche, le necessità ambientali, fino agli attuali problemi legati al cambiamento climatico.

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In copertina, il bellissimo “fiore” della Rosa di Gorizia nel catalogo Ersa e all’interno gruppi partecipanti alla scoperta del tanto ricercato radicchio isontino.

Cividale dà il benvenuto al 2026 con la “gubana più grande del mondo” e la Ribolla di Spessa. Ma molti gradirebbero anche il ritorno del concorso-sfida

di Giuseppe Longo

“Fiato alle trombe!”, avrebbe detto l’indimenticabile Mike. Ma oggi, più prosaicamente, possiamo dire: “Mano ai coltelli!”, per tagliare la “gubana più grande del mondo” con cui Cividale dà il benvenuto al nuovo anno. Come già annunciato, compie infatti 18 anni, e quindi è “maggiorenne”, il Capodanno della città longobarda con protagonista il dolce tradizionale di Cividale e delle Valli del Natisone in formato “extra large”. Domani, primo gennaio 2026, alle cinque del pomeriggio, quando già cala la sera, sotto la loggia municipale che si apre anche sul Caffé San Marco, organizzatore dell’originale evento assieme al Circolo culturale Corno, farà dunque bella mostra di sè il magnifico dolce preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che proprio di fronte allo storico locale, in largo Boiani, ha aperto da qualche anno un’elegante e gettonata pasticceria.


Il dolce sarà poi tagliato a porzioni e offerto in degustazione a tutti coloro che vorranno unirsi alla festa. Il brindisi beneagurante sarà garantito, invece, dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda vitivinicola Scarbolo di Spessa. L’evento – riferiscono con orgoglio e riconoscenza gli organizzatori – avrà per la prima volta il patrocinio ufficiale del Comune di Cividale del Friuli, segno del rilievo turistico raggiunto da questa iniziativa sospesa soltanto nei due anni della pandemia.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 53 chili e furono oltre 500 le persone accorse ad ammirarla e assaggiarla. Va ricordato che il compianto Berto Blasutig, titolare del vicino Forno Cattarossi, era stato l’artefice dei primi 15 anni dell’iniziativa, macinando innarrestabili pesate record che “lievitavano” di anno in anno. Dopo la sua scomparsa, il testimone è passato al rinomato gubanificio valligiano che ha consentito di mantenere vivo questo bellissimo evento volto a valorizzare il dolce tipico di quest’area del Friuli orientale. Fondamentale il supporto del Caffè San Marco e dell’azienda vitivinicola Scarbolo, accanto al coordinamento del Circolo culturale della vicina Corno di Rosazzo, guidato da Sergio Paroni, per il recupero di questa tradizione divenuta, appunto, “maggiorenne”. E che fino all’anno in cui è scoppiato il Covid – era il 2020, come tutti ricorderanno – faceva il paio con il concorso internazionale che vedeva la gubana friulana gareggiare con altri dolci italiani o delle nazioni contermini in appassionanti sfide, nelle quali i produttori valligiani erano sempre i grandi protagonisti. Un concorso che era divenuto felicemente una tradizione e che purtroppo la pandemia ha interrotto. Ma che sarebbe più che opportuno poterlo recuperare e rilanciare, anche per la valenza promozionale che l’iniziativa aveva assunto a beneficio appunto della gubana di Cividale e delle Valli del Natisone. Molti – anche chi scrive – lo ricordano con nostalgia e sarebbero più che felici se venisse reintrodotto. I promotori della “gubana più grande del mondo” potrebbero farci un pensierino…

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In copertina, la “gubana gigante 2026” pronta per essere infornata alla Dorbolò di San Pietro al Natisone; all’interno, le bollicine di Ribolla gialla dell’azienda vitivinicola Scarbolo di Spessa.

Città del vino, un brillante bilancio e le iniziative del 2026 sono tante e ambiziose. Il presidente Radica: ma prima di tutto ci auguriamo che pure il prossimo sia un anno di pace!

di Giuseppe Longo

Le Città del vino, gratificate dall’ottimo bilancio 2025, sono pronte per un nuovo anno di prestigiose proposte a beneficio del settore vitivinicolo del Belpaese. Per il 2026 si prepara, infatti, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori iniziative a cominciare dal Palio delle Botti, del miglior Prg delle Città del Vino e delle Notti del Vino, la ormai collaudata manifestazione dell’estate ideata due anni fa in Friuli Venezia Giulia e poi, nel 2025, estesa a tutto il territorio nazionale, ovunque con successo e tanti apprezzamenti.

Tiziano Venturini

Ma queste sono soltanto alcune delle proposte per l’anno che sta per cominciare anticipate da Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte moltissimi Comuni a vocazione vitivinicola, fra i quali una quarantina sono quelli che ricadono nel territorio del Vigneto Fvg e che fanno capo al Coordinamento regionale guidato da Tiziano Venturini. Otto delle quali si stanno preparando per la terza edizione delle Grandi Verticali del vino che prenderanno il via in gennaio, appena passate le feste, con San Dorligo della Valle e Nimis (gli altri Comuni sono Moraro, Palazzolo dello Stella, Cervignano del Friuli, Torreano, Dolegna del Collio e San Quirino).
«Il primo augurio – sottolinea, però,  il presidente nazionale Cdv – è che il 2026 sia un anno di pace. Per la nostra Associazione l’orizzonte è quello della crescita con nuovi progetti, poi del consolidamento delle iniziative già intraprese, a beneficio e valorizzazione delle filiere, dell’identità, della cultura dei 508 Comuni soci. A questi si aggiungono 29 sostenitori tra Province, Pro Loco e Consorzi di tutela. Un numero complessivo in crescita che comprende anche 6 città straniere». Comune Capodistria e Buje nella Regione Istriana sia slovena che croata.
La base di partenza è quella di un lavoro che nell’anno che si sta per concludere ha conosciuto una significativa accelerazione, sia dal punto di vista della realizzazione dei nuovi progetti sia per quanto riguarda il rilancio e lo sviluppo di quelli tradizionali. «È importante – osserva al riguardo Radica – vedere stabilmente riconosciuto il ruolo di interlocutori istituzionali per i temi e le questioni che ci interessano, dal livello locale sino al contesto nazionale ed europeo. Un’autorevolezza confermata dalla nomina di Città del Vino ad Ambasciatore della cucina italiana da parte del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida».
L’Associazione è, infatti, un importante punto di riferimento grazie alla qualità e all’apprezzamento che riscuotono le sue iniziative. Il presidente nazionale cita al riguardo tra le tante «l’enorme successo del 23mo Concorso Enologico Internazionale nella cornice di Siena. E ora siamo al lavoro perché il 24mo, che si svolgerà a Pramaggiore (Venezia), ottenga la stessa straordinaria partecipazione». Poi la scelta ambiziosa di nominare una “doppia” Città Italiana del Vino: «I territori del Vulture in Basilicata e di Conegliano Valdobbiadene in Veneto deterranno il riconoscimento per il 2026 e il 2027, con un obiettivo di confronto e contaminazione tra due aree che sono straordinari laboratori di innovazione».
Per il 2026 che sta per partire si preparano, inoltre – come si diceva -, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori manifestazioni di successo a cominciare dal Palio delle Botti – che in giugno si tiene anche nella friulana Buttrio -, dal miglior Prg delle Città del Vino e dalle Notti del Vino. «Ci dà fiducia rilevare – conclude il presidente Radica – che il lavoro paga, constatare quanto il 2025 sia stato fecondo e intenso: cito anche il Manifesto sulle Aree Idonee per le energie rinnovabili di cui siamo stati promotori, la partecipazione a importanti fiere a cominciare naturalmente dal Vinitaly, la funzione sempre più centrale svolta nella rete europea Recevin, di cui a breve assumeremo la guida». Insomma, un ricco consuntivo che si intreccia con un altrettanto ricco programma per il nuovo anno. Tanti auguri Città del vino!

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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Applausi commossi al film dedicato alla storia di Santo Cereser che partito da Prata fece fortuna con la vite in Brasile

Applausi commossi da parte del pubblico di un centinaio di persone alla prima proiezione nella città di Pordenone del film “Onde há vida, há esperança – Dove c’è vita c’è speranza” del regista brasiliano Rodrigo Rodrigues, avvenuta al Cinemazero. Una storia fortemente legata al Friuli occidentale, visto che al centro della narrazione c’è la figura di Santo Cereser, nato a Prata di Pordenone e partito nel 1887 con destinazione il Brasile, nello specifico nella città di Jundiaí (Stato di San Paolo). Qui ancora vivono i suoi discendenti i quali dirigono la ditta vinicola di successo da lui fondata.
La serata è stata promossa da Efasce Pordenonesi nel mondo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Saluti iniziali da parte del presidente di Efasce Angioletto Tubaro, del consigliere regionale Markus Maurmair e dell’assessore comunale di Pordenone Walter De Bortoli. Dal Brasile ospiti d’eccezione lo stesso regista Rodrigo Rodrigues, il compositore delle musiche originali del film Kaique Fontes e Humberto Cereser, discendente di Santo e attuale dirigente municipale per lo sviluppo economico, scienza e tecnologia a Jundiaí. A coadiuvarli l’interprete di EfasceE Simonetta De Paoli. Al termine della proiezione Piero Colussi, del direttivo di Cinemazero, ha intervistato Rodrigues.

«Una storia – ha sottolineato il presidente Efasce, Angioletto Tubaro -, quella di Santo Cereser e della sua famiglia, che simboleggia idealmente quella di tutti gli emigranti che son partiti dal Friuli Venezia Giulia e che con sacrificio hanno dato un futuro alle loro famiglie. I legami con la terra di origine, a oltre un secolo di distanza, sono rimasti però forti e lo abbiamo potuto toccare con mano recentemente nella nostra visita istituzionale in un altro Stato brasiliano, quello del Rio Grande do Sul in occasione dell’anniversario dei 150 anni dall’arrivo dei primi emigranti italiani. Mi unisco in tal senso al messaggio fattoci avere in occasione di questa proiezione da Argel Rigo, coordinatore Efasce Brasile: la storia della famiglia Cereser riflette la storia di tante famiglie pordenonesi che si sono sparse nel mondo e il loro successo nel campo vinicolo è simbolo di nuova vita come quella della vite che ogni anno torna a dare nuovi grappoli. Grazie alla Regione per il sostegno al progetto, al Comune di Pordenone per la consueta vicinanza alle nostre iniziative e a Cinemazero per la collaborazione».
Il film, con una narrazione molto toccante, racconta di come dopo un viaggio lungo e difficile, Santo Cereser arrivò nella regione di San Paolo, lavorando nelle fazendas, piantando viti, affrontando solitudine e nostalgia. Dopo qualche anno riuscì a portare con sé la moglie Maria Piacentini e i sette figli (Carolina, Luigia, Giulia, Humberto Massimiliano, Antônio, Emma e Sofia). Stabilitosi a Jundiaí, acquistò un terreno (il Sítio Três Marias, nel quartiere Caxambu), impostando un vigneto. Esportando uve, costruì così la sua attività imprenditoriale: dalle uve per altri produttori al vino proprio, fino, in tempi più recenti, al sidro, agli spumanti, alle bevande più moderne. Il film chiude con uno sguardo verso il presente: la famiglia Cereser ormai radicata in Brasile, con una grande azienda (CRS Brands / Cereser), che porta avanti non solo un’attività economica di successo, ma anche un’eredità culturale, migratoria e simbolica fra Italia e Brasile. Nelle generazioni più recenti gli eredi continuano a gestire la Crs Brands / Cereser, sia sul piano imprenditoriale che su quello della responsabilità sociale e della rappresentanza industriale locale. Da ricordare infine che, proprio grazie alla condivisione della storia della famiglia Cereser, Prata di Pordenone e Jundiaí hanno formalizzato nel settembre del 2022 un patto di amicizia.

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In copertina, Santo Cereser in Brasile con la sua numerosa famiglia; all’interno, due immagini della proiezione al Cinemazero di Pordenone mentre parla il presidente di Efasce Angioletto Tubaro.

“Vino Terre” atto secondo, le bottiglie della Cantina di Ramuscello e San Vito vestite dai ragazzi-artisti di Cordenons protagoniste a Sesto al Reghena. Con un omaggio al grande Gherardo Freschi

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – E ora via spediti con “Vino Terre” verso la terza edizione! La Cantina Produttori Ramuscello e San Vito, durante una bellissima festa ospitata nell’auditorium del centro culturale Burovich di Sesto al Reghena, ha infatti presentato al pubblico le bottiglie del secondo anno di questo progetto unico nel suo genere. E l’ha fatto rievocando la figura di un grande friulano, l’agronomo Gherardo Freschi, a 220 anni dalla nascita con la presentazione di un bel libro di Stefano Cosma e Cristina Burcheri.

Il progetto – Dopo aver riposato al buio e in… silenzio, per un anno, in una fossa all’interno del vigneto di produzione; cullate dall’acqua di falda del Tagliamento; degustate da una Commissione di esperti, le 555 bottiglie, con la loro artistica etichetta, sono state svelate proprio con questo evento molto partecipato svoltosi accanto alla meravigliosa Abbazia. Le bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso Doc Friuli 2023, uniche al mondo, frutto di un’idea e di un lavoro di gruppo coordinato dal presidente della Cooperativa vitivinicola Gianluca Trevisan e dal suo direttore Rodolfo Rizzi sono state, dunque, le protagoniste dell’appuntamento al quale hanno fatto da corollario una ricca serie di interventi coordinati dal giornalista Adriano Del Fabro.

La presentazione – I lavori si sono aperti con la lettura del messaggio di saluto inviato dal governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, il quale ha sottolineato il valore storico e attuale di Gherardo Freschi e il ruolo strategico del settore vitivinicolo per il Friuli Venezia Giulia, ringraziando Enti e partecipanti, e riconoscendo nel progetto “Vino Terre” un significativo esempio di collaborazione e sviluppo del territorio. Dopo i saluti del sindaco di Sesto al Reghena, Zaida Franceschetti; dell’assessore del Comune di San Vito al Tagliamento, Michela Bortolussi, e del presidente Trevisan, è stato il momento del docente, giornalista e scrittore, Walter Tomada, che ha offerto un’ampia e apprezzata riflessione sul contesto storico e culturale in cui visse l’agronomo Freschi, evidenziandone la modernità del pensiero e il ruolo di intellettuale capace di leggere e interpretare le trasformazioni del suo tempo. I giornalisti Stefano Cosma e Cristina Burcheri, poi, hanno presentato il loro libro: “Gherardo Freschi. Un friulano dell’Ottocento tra scienza, visione europea e azione concreta”; un approfondito lavoro di ricerca dedicato al grande e illuminato personaggio vissuto a Ramuscello (1805-1893) che ha dato un significativo contributo allo sviluppo della viticoltura e dell’agricoltura della sua epoca, nel territorio di residenza ma anche in tutto il Friuli.

I ragazzi artisti – Gli studenti del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons, accompagnati dal dirigente scolastico, Enrico Quattrin, e dagli insegnanti Moira Piemonte e Sara Marzari, hanno presentato i loro 11 lavori grafici che, diventati etichette, fanno bella mostra di sé sulle bottiglie che, non solo conservano ancora le tracce della terra che le ha protette per dodici mesi ma, per la prima volta in regione, sono anche dotate di tecnologia NFT (Non-Fungible Token) che collega l’acquirente al “gemello digitale” dell’opera. Questo progetto consente ai ragazzi di entrare nel mercato digitale dell’arte contemporanea grazie alla “blockchain”.
Maria Luisa Fichera ha portato i saluti e l’apprezzamento della Comunità di Sant’Egidio poiché, come è noto, la Cantina ha deciso di devolvere, pure per questa edizione, parte del ricavato della vendita del libro su Gherardo Freschi e delle bottiglie di “Vino Terre” alla Comunità benemerita, in sostegno dell’importante progetto dei Corridoi Umanitari, contribuendo così a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità. In conclusione, gli apprezzamenti per la realizzazione del progetto e il coinvolgimento così importante e strutturato dei giovani liceali, sono stati rivolti al gruppo dirigente della cooperativa e ai soci dal consigliere regionale Lucia Buna, anche a nome della Giunta del Friuli Venezia Giulia.

Le Città del vino – Anche il Comune di Sesto al Reghena da qualche anno è entrato a far parte dell’ormai grande famiglia delle Città del vino Fvg. Ha pertanto portato un saluto il coordinatore regionale Tiziano Venturini che si è complimentato per l’originale progetto della Cooperativa ramuscellese che qualifica la vitivinicoltura di questa importante area del Vigneto Fvg.

L’emozionante colonna sonora della mattinata è stata affidata al fisarmonicista Paolo Forte. L’evento ha ottenuto il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, dei Comuni di Sesto al Reghena, di San Vito al Tagliamento, di Cordovado, di Confcooperative Pordenone e dell’Associazione Città del Vino. Al termine, con un graditissimo rinfresco nel cortile “inondato” da un sole quasi primaverile, e accompagnato dagli splendidi vini della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito, si è conclusa la giornata-evento, dando appuntamento alla prossima edizione. Che sarà, come detto, la terza di un progetto unico nel suo genere e che ha fatto molto parlare di sé e della Cooperativa che l’ha promosso. Per cui arrivederci al 2026!

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In copertina e qui sopra, alcune delle bellissime etichette realizzate dagli studenti del Galvani di Cordenons; all’interno, immagini della cerimonia: con il dirigente scolastico e gli insegnanti, il presidente Gianluca Trevisan e il direttore Rodolfo Rizzi; l’auditorium gremito, gli autori Stefano Cosma e Cristina Burcheri, il coordinatore Fvg Città del vino Tiziano Venturini e il docente Walter Tomada.

(Al servizio fotografico ha collaborato anche Claudio Fabbro)

La Gubana gigante del Capodanno cividalese diventa “maggiorenne”: sotto la Loggia torna la grande festa nel ricordo dell’irragiungibile Berto Blasutig

Compie 18 anni, quindi è “maggiorenne”, il Capodanno cividalese con protagonista la Gubana gigante. La sera del 1° gennaio prossimo, alle 17, sotto la loggia del Caffé San Marco, che organizza l’originale evento, assieme al Circolo culturale Corno farà bella mostra di sè il dolce tipico locale in versione extra large preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che proprio di fronte allo storico locale ha aperto da qualche anno un’elegante pasticceria.


Il dolce sarà poi tagliato a fette e offerto in degustazione agli avventori che si presenteranno nell’allegra circostanza. Il brindisi beneagurante sarà garantito, invece, dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda Scarbolo di Spessa. L’evento avrà per la prima volta il patrocinio ufficiale del Comune di Cividale del Friuli, segno del rilievo turistico raggiunto da questa iniziativa sospesa solo nei due anni della pandemia.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 53 kg e furono oltre 500 le persone accorse ad ammirarla e assaggiarla. Va ricordato che il compianto Berto Blasuttig, titolare del vicino Forno Cattarossi, è stato l’artefice dei primi 15 anni dell’iniziativa, macinando innarrestabili pesate record. Dopo la sua scomparsa, il testimone è passato al gubanificio valligiano che ha consentito di mantenere vivo questo evento volto a valorizzare il dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone. Fondamentale il supporto del Caffè San Marco e dell’azienda vitivinicola Scarbolo, accanto al coordinamento del Circolo culturale Corno per il recupero di questa tradizione divenuta, appunto, “maggiorenne”.

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In copertina e all’interno la gubana gigante dell’anno scorso e la folla arrivata a Cividale per assaggiarla; qui sopra, il compianto Berto Blasutig al taglio del dolce tipico negli ultimi anni della sua partecipazione.

Confagricoltura Fvg a Bruxelles contro i tagli Pac per difendere reddito, competitività e futuro delle imprese

Oltre diecimila agricoltori, in rappresentanza di più di 40 organizzazioni dei 27 Paesi membri, sono scesi in piazza a Bruxelles per dire no all’ipotesi di tagli superiori al 20% alle risorse della Pac, alla crescente burocratizzazione e a una visione che rischia di indebolire produttività, competitività e sicurezza alimentare dell’Unione europea. Al centro della protesta anche la contrarietà all’ipotesi di un fondo unico che accorpi le risorse agricole e agli accordi commerciali internazionali non basati sulla reciprocità degli standard. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha chiarito la posizione del comparto: «Gli agricoltori non chiedono assistenza o sussidi a pioggia, ma incentivi strutturali. Serve una visione che metta al centro la produttività, l’innovazione e la tutela dei giovani imprenditori. Proteggere l’agricoltura oggi significa, in ultima analisi, garantire la sicurezza alimentare dell’intera Unione e non cedere la sovranità produttiva a mercati terzi».

Massimiliano Giansanti

Nicolò Panciera

La voce di Confagricoltura Fvg – Tra le delegazioni presenti, anche Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, con i suoi rappresentanti e le aziende del territorio. «Oggi siamo a Bruxelles per protestare contro questa iniqua riforma della Pac, perché queste ingiustizie vanno assolutamente fermate – ha dichiarato Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, presidente di Confagricoltura Fvg -. Dobbiamo riportare l’agricoltura al centro delle politiche europee». Una posizione condivisa anche a livello territoriale. «Agricoltura significa paesaggio, produzione agricola e alimentazione sicura – ha sottolineato il vicepresidente dell’organizzazione, Philip Thurn Valsassina -. Vuol dire garantire un futuro al nostro territorio. Basta burocrazia e basta sostenibilità basata su preconcetti e non sulle reali necessità delle nostre campagne».

Donne e giovani: una battaglia comune – La mobilitazione ha visto la partecipazione di tutte le componenti del mondo agricolo. «Siamo presenti come Confagricoltura Donna», ha affermato Paola Giovannini Pasti, presidente di Confagricoltura Donna Fvg -, contro una Pac che ci sottrae oltre il 20% delle sovvenzioni. Non è una questione di genere o di età, ma una questione di sopravvivenza delle imprese agricole». Forte anche il messaggio dei giovani imprenditori. «Come Anga Fvg riteniamo questa Pac ingiusta e poco attenta alle esigenze delle nuove generazioni – ha spiegato Alberto Vendrame, presidente di Anga Confagricoltura Fvg -. Senza risorse certe, accesso alla terra e al credito, parlare di ricambio generazionale è solo retorica. Abbiamo bisogno di un’agricoltura innovativa, digitale e resiliente, capace di affrontare le sfide future».

Le richieste al centro della mobilitazione – Al termine della manifestazione, Confagricoltura Fvg ha ribadito la propria contrarietà ai tagli alla Pac, agli accordi commerciali privi di reciprocità, all’ipotesi di un accorpamento dei fondi agricoli in un fondo unico, al capping, alla maggiore burocrazia e a una nazionalizzazione dei fondi Pac. La richiesta è chiara: politiche europee che mettano davvero al centro il reddito delle imprese, la sicurezza alimentare e il futuro dell’agricoltura nei territori.

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In copertina e qui sopra la delegazione di Confagricoltura Fvg alla protesta di Bruxelles contro i tagli alla Pac.

I conigli friulani mietono successi diventando campioni italiani ed europei: alleviamo il 5,8% di quelli del Belpaese

Gli allevatori friulani di conigli da Registro Anagrafico vincono in Europa e in Italia. Alla XXX edizione della Mostra europea, tenutasi recentemente a Nitra (Slovacchia), infatti, due soggetti hanno ottenuto il titolo di Campione europeo e molti altri punteggi elevati sono andati ai sette allevatori regionali iscritti che presentavano in concorso 43 animali, raggiungendo un risultato straordinario e collocando i nostri coniglicoltori a un livello pari a quello dei più esperti e numerosi allevatori europei. L’Ariete inglese dell’allevatrice Alesia Mikhalitsyna, di San Vito al Tagliamento, è stato eletto Campione europeo assieme al Lince di Walter Manzon, di Porcia.

Oscar Pizzinato, di Fanna.


In precedenza, Montichiari (Brescia) aveva ospitato la VII Mostra Nazionale del Registro Anagrafico nell’ambito della Fiera Agricola Zootecnica Italiana dove sette allevatori Fvg hanno esposto 69 soggetti di 15 razze diverse. Dopo un’attenta valutazione da parte degli esperti dell’Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani, sono stati assegnati ai nostri allevatori sette Campioni di Razza (soggetti adulti) e due Eccellenti Extra (soggetti giovani). Ma, soprattutto, al termine del lavoro della Giuria, è stato proclamato campione nazionale, il coniglio di razza Rex, colorazione Blu, di Oscar Pizzinato, di Fanna.
Ottimi risultati che testimoniano le capacità professionali raggiunte dai produttori del Friuli Venezia Giulia, assistiti e affiancati dall’Associazione allevatori regionale. I coniglicoltori del Registro Anagrafico sono una dozzina e allevano, complessivamente, una ventina di razze diverse per circa 600 capi all’anno. Partecipano regolarmente a Fiere e Mostre regionali, italiane ed  europee, raccogliendo sempre ampi consensi. I coniglicoltori professionisti, in Fvg, sono una sessantina e producono per il mercato, annualmente, circa 1.653.000 capi (il 5,8% della produzione italiana).

Walter Manzon, di Porcia.

Per ulteriori informazioni, entrare in selezione o partecipare alle Mostre, l’Associazione Allevatori risponde alla mail: segreteria@aafvg.it

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In copertina, l’allevatrice Alesia Mikhalitsyna, di San Vito al Tagliamento.

La Cantina di Ramuscello e San Vito conferma un buon bilancio. Trevisan: dal 2000 il trend dei conferimenti è sempre superiore ai 100 mila quintali di uva

L’annata 2024 ha confermato la crescita, in positivo, della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 21 mila euro (+23%) per un fatturato di oltre 13 milioni.
«Prosegue il trend positivo della cooperativa che, da ormai cinque anni, anche con andamenti difficili dal punto di vista meteorologico e produttivo, vede un conferimento delle uve sempre al di sopra dei 100 mila quintali per ogni singola vendemmia – dice il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -. Ciò è di grande aiuto per una gestione economica equilibrata, sempre in grado di remunerare adeguatamente il lavoro dei 171 soci in vigna e di sostenere i numerosi investimenti che abbiamo fatto in questi anni». Più precisamente, dagli 881 ettari di vigneto gestiti, sono stati raccolti e conferiti oltre 122 mila quintali di uva.
«L’impegno di Ramuscello verso la qualità del vino – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi – resta sempre alto. Così, anche per questa annata, sono state confermate le certificazioni di “vino vegano”, del “vino a residuo minimo”, la Sqnpi, la “cantina biologica” e la Iso 9001-2015. A queste, nell’anno in corso, si è aggiunto il nostro ingresso nel progetto regionale di “Io sono Friuli Venezia Giulia”».
La Cantina è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la collaborazione con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale pluriennale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito rientra anche il progetto “Vino Terre” (giunto alla seconda edizione) che prevede, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa, profonda alcuni metri, a contatto con le acque di risorgiva del Tagliamento. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite, è stato devoluto alla Comunità di Sant’Egidio sostenendo i Corridoi Umanitari finalizzati a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 97% del vino prodotto (Prosecco, Pinot grigio e Ribolla gialla, le varietà maggiorente coltivate e più remunerate) e occupa una dozzina di persone.

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In copertina, il presidente Gianluca Trevisan durante l’assemblea dei soci della Cantina.

Confagricoltura Fvg e Medie “Valussi” contro lo spreco: il Banco Alimentare dialoga con gli studenti udinesi

Il percorso educativo che vede coinvolti Confagricoltura Fvg e la scuola secondaria di primo grado “Pacifico Valussi” di Udine, è giunto al secondo anno e accompagna gli studenti alla scoperta del settore primario, delle realtà del territorio e del valore delle risorse naturali. All’interno di questo programma si colloca anche il recente appuntamento che ha permesso alle classi prime di confrontarsi con il Banco Alimentare Fvg e approfondire come nasce e come si può contrastare lo spreco alimentare. Circa un centinaio di studenti hanno riempito l’auditorium per una mattinata assai partecipata. Dopo i saluti iniziali di Confagricoltura Fvg, l’incontro è entrato nel vivo con l’intervento di Clara Braidotti, referente del Banco Alimentare Fvg. Attraverso un dialogo diretto con i ragazzi e alcuni materiali video, è stato illustrato in modo concreto come funziona il recupero del cibo e in che modo gli alimenti raccolti vengono consegnati alle persone in necessità. Come lo scorso anno, la “Valussi” realizzerà una raccolta interna di generi alimentari destinati al Banco Alimentare. L’iniziativa sarà promossa dagli studenti, che creeranno un logo e un volantino dedicati. Gli alimenti raccolti saranno consegnati, a metà gennaio, alla sede regionale del Banco Alimentare

Il ruolo di Confagricoltura – Per Confagricoltura Fvg, l’incontro con il Banco Alimentare rappresenta una delle tappe del percorso formativo sviluppato con la scuola. «Il rapporto tra i ragazzi e il cibo comincia dalla conoscenza del territorio e delle realtà che lo animano. Con questo progetto vogliamo offrire agli studenti l’occasione di scoprire il valore del mondo agricolo e delle risorse che utilizziamo ogni giorno. Il dialogo con il Banco Alimentare aggiunge un tassello importante di consapevolezza: aiuta a capire che il rispetto per il cibo parte da come lo produciamo e continua nelle scelte quotidiane di ciascuno», sottolinea il presidente di Confagricoltura Fvg, Nicolò Panciera Di Zoppola Gambara.

Il Banco Alimentare in Fvg – Il Banco Alimentare è attivo in Friuli Venezia Giulia dal 1996 e coordina la raccolta e la distribuzione degli alimenti attraverso una rete capillare di strutture caritative. «Il Banco Alimentare del Fvg da una quindicina di anni incontra bambini e ragazzi nelle scuole – spiega il presidente, Paolo Olivo – per veicolare alle nuove generazioni il valore del cibo e l’importanza di non sprecarlo, soprattutto se si ha consapevolezza di moltissimi individui e famiglie che, anche nel nostro territorio, vivono in difficoltà alimentare. Accompagniamo gli allievi in un percorso di sensibilizzazione, dove trovano spazio pure le tematiche del dono e della solidarietà, per far loro conoscere anche l’impegno e la disponibilità di tante persone che si adoperano, con grande disponibilità, nella lotta allo spreco e alla povertà. Ringraziamo perciò Confagricoltura Fvg per questa preziosa occasione».

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In copertina, un’immagine dell’incontro di Confagricoltura Fvg alle Medie “Valussi”.

Cucina Italiana Patrimonio Unesco: brinda al successo la Doc delle Venezie con il suo Pinot grigio leader dell’export del Made in Italy vinicolo nel mondo

Il Consorzio Doc delle Venezie – la più estesa denominazione d’origine italiana, modello di integrazione interregionale che riunisce la filiera produttiva del Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – esprime grande soddisfazione ed orgoglio per il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, prima al mondo a essere riconosciuta nella sua interezza.

Luca Rigotti


«Si tratta di un traguardo che onora la nostra storia e il valore culturale ed identitario della tavola italiana nel mondo», ha affermato Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, che continua: «Un riconoscimento che sentiamo nostro perché riflette i valori della tradizione, della territorialità e del saper fare italiano. Un successo che riguarda anche il vino che da millenni accompagna la Cucina Italiana come elemento di convivialità e che rafforza il nostro ruolo di promozione e di valorizzazione del Pinot grigio Doc delle Venezie, primo vino bianco fermo italiano per volumi di export e ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Vorrei ringraziare le Istituzioni – ha concluso Rigotti – ed in particolare il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida per aver promosso con determinazione il percorso di riconoscimento Unesco che consolida il valore e riconosce il lavoro ed il fondamentale ruolo sociale ed economico dell’intero comparto agroalimentare italiano».

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In copertina, il Pinot grigio nelle versioni in bianco e ramato da sempre alleato della buona tavola.

Da Prata di Pordenone al Brasile la storia vitivinicola della famiglia Cereser: venerdì il film con Efasce al Cinemazero

Partita dal Friuli nella seconda metà dell’Ottocento con una valigia piena di speranze e dopo aver dato vita grazie al duro lavoro a una nota realtà vitivinicola in Brasile, la famiglia Cereser “torna” nel territorio pordenonese grazie a un film. “Onde há vida, há esperança – Dove c’è vita c’è speranza” del regista brasiliano Rodrigo Rodrigues sarà infatti proiettato venerdì 19 dicembre alle 18 – con ingresso gratuito – al Cinemazero di Pordenone. L’evento – promosso da Efasce Pordenonesi nel mondo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – sarà alla presenza dello stesso regista che risponderà alle domande del pubblico.


Al centro della narrazione la figura di Santo Cereser nato a Prata di Pordenone nel 1838. Dopo un passaggio a Noventa di Piave, partì da Genova nel luglio 1887 destinazione Brasile e nello specifico la città di Jundiaí nella regione di São Paulo. “Proprio tra Prata di Pordenone e Jundiaí è stato formalizzato nel settembre del 2022 un patto di amicizia – spiega Angioletto Tubaro, presidente di Efasce Pordenonesi nel Mondo – da cui sono nate diverse iniziative a cui come Efasce abbiamo partecipato, compresa la prima italiana del film lo scorso ottobre al teatro Pileo di Prata. Ora vogliamo presentare questa opera, che ben racconta la storia dell’immigrazione italiana in generale e friulana in particolare in Brasile, al pubblico di Pordenone. Vicende storiche all’insegna del coraggio, del sacrificio e della speranza da parte di uomini e donne che cercavano una nuova vita senza però dimenticare la propria terra d’origine. Grazie alla Regione per il sostegno al progetto, a Cinemazero per l’accoglienza, al regista Rodrigo Rodrigues per la sua presenza e al nostro socio Gianni Cereser insieme alla nostra Segreteria”.
Dopo un viaggio lungo e difficile, Santo Cereser arrivò nella regione di São Paulo, lavorando nelle fazendas, piantando viti, affrontando solitudine e nostalgia. Dopo qualche anno portò con sé la moglie Maria Piacentini e i sette figli (Carolina, Luigia, Giulia, Humberto Massimiliano, Antônio, Emma e Sofia). Stabilitosi a Jundiaí, acquistò un terreno (il Sítio Três Marias, nel quartiere Caxambu), impostando un vigneto. Esportando uve, costruì la sua attività imprenditoriale: dalle uve per altri produttori al vino proprio, fino, in tempi più recenti, al sidro, agli spumanti, alle bevande più moderne.
Il film chiude con uno sguardo verso il presente: la famiglia Cereser ormai radicata in Brasile, con una grande azienda (CRS Brands / Cereser), che porta avanti non solo un’attività economica di successo, ma anche un’eredità culturale, migratoria e simbolica fra Italia e Brasile. Nelle generazioni più recenti gli eredi continuano a gestire la CRS Brands / Cereser, sia sul piano imprenditoriale che su quello della responsabilità sociale e della rappresentanza industriale locale. Ad esempio, un discendente, Humberto Cereser, è dirigente municipale per lo sviluppo economico, scienza e tecnologia a Jundiaí.

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In copertina, ecco l’immagine con cui si annuncia il film sulla famiglia Cereser.

Città del vino, le Grandi Verticali 2026 avranno otto tappe da gennaio ad aprile con il via a San Dorligo e a Nimis. Si “giocherà” con gli abbinamenti enogastronomici uscendo dagli schemi

di Giuseppe Longo

BUTTRIO – Saranno le Città del vino di San Dorligo della Valle e di Nimis, nelle province di Trieste e di Udine, ad aprire in gennaio la terza edizione delle Grandi Verticali del Vino. La manifestazione, che nei primi due anni di vita è stata coronata da un grande, crescente successo, registrando sempre una foltissima ed entusiastica partecipazione di “winelovers”, è stata presentata a Buttrio, nella cornice di Villa di Toppo Florio. Si tratta di una serie di tappe sul territorio alla scoperta dei vini autoctoni, organizzate dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Per questa edizione 2026 – che si svolgerà, appunto, da gennaio ad aprile con otto incontri più una serata da gran finale a Udine – è stato scelto il tema “Abbinalo tu!” in cui il curatore Matteo Bellotto – filosofo ed esperto di vino, che ha brillantemente condotto le prime due edizioni – ha deciso di proporre l’assaggio di vini “alla cieca” abbinati a eccellenze gastronomiche che rispecchino la tipicità del territorio che li produce, per lo più prodotti da micro-aziende di cui non si sente mai parlare, ma che nel circuito dei ricercatori della buona tavola hanno grande successo, tanto che spesso non riescono ad avere abbastanza prodotto per accontentare la clientela.


«Il progetto delle Grandi Verticali del Vino – ha sottolineato il vicepresidente nazionale e coordinatore regionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini, che nella sua qualità di vicesindaco di Buttrio ha fatto gli onor di casa a Villa Florio, sede della prestigiosa Fiera regionale dei vini autoctoni, che si rinnova ogni mese di giugno, e di un ricchissimo Museo del vino e della civiltà contadina del Friuli – si sta sviluppando con sempre maggiore interesse da parte dei “winelovers”. Nella prima edizione abbiamo presentato i vini autoctoni regionali proponendo più annate per ogni produttore, mentre nella seconda abbiamo gemellato i nostri autoctoni con quelli di altre regioni d’Italia. Ora per questa terza edizione punteremo sul fondamentale rapporto tra vino e cibo, proponendo in ognuna delle tappe degli abbinamenti tra cantine e produttori agroalimentari del territorio locale. Sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Inoltre, in questa edizione figurano Comuni che non erano presenti nelle precedenti, e questo con l’intento di coinvolgere il maggior numero di Città del vino Fvg».
Dopo l’intervento introduttivo del coordinatore regionale delle Città del vino, il dottor Bellotto ha illustrato come si svilupperà la manifestazione, parlando di degustazioni e di abbinamenti, appunto “alla cieca”, alle eccellenze gastronomiche presentate dall’esperto agroalimentare Fabrizio Peressutti, che rappresenta l’associazione Degustare in compagnia e che avrà il compito di “scovare” e presentare di volta in volta gli alimenti da accostare ai vini proposti all’assaggio. «Sarà una cosa divertente oltreché interessante e istruttiva – ha anticipato Matteo Bellotto – che condurremo come una sorta di “gioco” che sicuramente appassionerà i partecipanti. Anche perché avremo modo di sperimentare degli abbinamenti che escono dagli schemi classici e che potrebbero anche sembrare ardui e non adatti a quel determinato tipo di vino. Ma non è così e lo dimostreremo. Chi ha detto infatti – ha aggiunto l’esperto – che il Picolit non si possa abbinare anche con la pizza?». Ai benpensanti questa impostazione “originale” e per certi versi “rivoluzionaria” potrebbe sembrare una “bestemmia enogastronomica”, ma Bellotto ha osservato che niente è impossibile, perché tutto è legato anche alla soggettività di chi degusta. «Riusciremo a trasformare i pregiudizi in sorprese», ha detto per esempio riguardo al Ramandolo Docg. E una dimostrazione pratica l’ha data al termine delle presentazioni verbali, quando quattro vini di alta qualità dei Colli orientali del Friuli – un blend bianco di Petrucco, un Pignolo di d’Attimis Maniago, un Picolit di Ermacora e un Tazzelenghe di Marina Danieli – sono stati abbinati con effetti sorprendenti agli assaggi forniti dalla gemonese Pizza Divina e dall’azienda agricola Fabio Pividori di Pagnaccco.
Contestualmente alla presentazione ufficiale, sono state aperte le iscrizioni ai vari appuntamenti delle Grandi Verticali del vino. Costo 35 euro a persona per ogni singolo incontro, contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it – 348.5166126. Ricordiamo che si tratta di un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e l’associazione Degustare in compagnia. Preziosa l’adesione delle cantine del territorio regionale. E ora ecco le otto tappe (tutte alle 19.30)  a cui sarà aggiunta una serata finale, a Udine, con la riproposizione dei migliori abbinamenti.

LE OTTO TAPPE

San Dorligo della Valle, giovedì 15 gennaio
Il Carso e la sua voce autentica. Tra Terrano, Vitovska e Malvasia ascolteremo in silenzio pesce Zobec, panificati Ota, salumi Merlak.

Nimis, giovedì 29 gennaio
La dolcezza spietata del Ramandolo DOCG e del carattere autentico di Nimis incontrano: salumi Valleombrosa, panificati Pizza in Piazza, formaggi Ravosa o Zore. Riusciremo a trasformare i pregiudizi in sorprese…

Moraro, giovedì 12 febbraio
L’Isonzo ed il suo incessante lavoro tra storia, memoria, aromi e profondità con vini che hanno sempre un enorme carattere fra Friulano, Malvasia, Merlot con un incontro tra sapori forti e delicati insieme: orticole in agrodolce Fornaci del Zarnic e la Rosa dell’Isonzo.

Palazzolo dello Stella, giovedì 26 febbraio
Una terra che guarda le montagne con alle spalle il mare e viceversa, capace di essere commovente e delicata con i suoi aromi salini e la sua leggerezza. Malvasie che sembrano tramonti, Friulano capaci di incantare con la loro freschezza e Refoschi di carattere e sinceri, assieme a Traminer avvolgenti di aromi. Abbineremo con Pesce della Valle del Lovo, le orticole delle Fornaci del Zarnic e i lievitati di Gorgo di Latisana.

Cervignano del Friuli, giovedì 12 marzo
Gli aromi profondi dei vini dell’agro aquileiese alla ricerca dell’abbinamento perfetto con: cioccolato Cocambo, panificati Orso, formaggi Gortani, tra Refoschi, Malvasie, Friulano, Traminer, Pinot bianco…

Torreano, giovedì 26 marzo
Dove il vento va a nascondersi per partire verso la pianura, nel cuore dei Colli orientali del Friuli con vini di enorme carattere e sensualità tra Friulano, Sauvignon, Pinot bianco, Refosco, Verduzzo accompagnati da formaggi caprini, salumi nostrani incontrano l’arte della lievitazione.

Dolegna del Collio, mercoledì 8 aprile
L’eleganza e la freschezza dei vini del Collio sorprenderanno con la pulizia e la potenza abbinati a: panificati Codromaz, salumi Rodaro, formaggi Asan e la Mussa. Tra Sauvignon, Pinot bianco, Uvaggi e molte altre sorprese tutto alla cieca.

San Quirino, giovedì 23 aprile
La delicatezza della pianura friulana d’occidente tra Pinot Grigio, Sauvignon, vitigni dimenticati e molto altro per incontrare salumi Del Norcino, panificati Blamek, formaggi e salumi Al Castelu.

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In copertina, il coordinatore regionale delle Città del vino Tiziano Venturini mentre presenta le Grandi Verticali del vino 2026 con a fianco Fabrizio Peressutti e Matteo Bellotto; all’interno, i due esperti e immagini della degustazione che ha messo assieme vini e alimenti che potrebbero sembrare in contrasto ma che hanno creato un effetto giocoso ed interessante.

Il rilancio della pesca friulana: a Fiumicello il progetto che unisce ricerca, agricoltori e inclusione sociale

Unire scienza, agricoltura e impegno sociale. È questa la sfida del progetto “Miglioramento varietale della pesca friulana”, un percorso iniziato nel 2016 che oggi entra nella sua fase decisiva. Un lavoro che non solo punta a rilanciare la storica peschicoltura della nostra regione, ma rappresenta anche un esempio concreto di come l’agricoltura possa diventare un luogo di crescita, inclusione e formazione per persone fragili. Il progetto nasce dalla collaborazione tra CREA – Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Università Politecnica delle Marche, Comune di Fiumicello-Villa Vicentina, aziende agricole del territorio e la Cooperativa Sociale Thiel. È proprio l’intreccio tra ricerca avanzata e dimensione sociale a renderlo un modello innovativo per le aree rurali del Friuli Venezia Giulia e non solo.

Ricerca e tradizione: così rinasce la pesca friulana – L’obiettivo è selezionare nuove varietà in grado di ereditare le qualità organolettiche delle storiche Iris Rosso e Triestina, rendendole però più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. Dopo anni di osservazioni e prove in campo, sono state individuate tre selezioni particolarmente promettenti: nei prossimi mesi inizieranno le analisi fitosanitarie e i DUS test necessari per l’inserimento nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto. La rinascita della pesca friulana: a Fiumicello il progetto che unisce ricerca, agricoltori e inclusione sociale
Dopo quasi dieci anni di incroci, selezioni e valutazioni, il progetto “Miglioramento varietale della pesca friulana” sta portando alla definizione della prima nuova varietà del territorio, mentre accanto alla ricerca cresce un modello di innovazione partecipata che coinvolge persone fragili, scuole e imprese agricole nella rinascita della peschicoltura locale. Unire scienza, agricoltura e impegno sociale. È questa la sfida del progetto “Miglioramento varietale della pesca friulana”, un percorso iniziato nel 2016 che oggi entra nella sua fase decisiva. Un lavoro che non solo punta a rilanciare la storica peschicoltura friulana, ma rappresenta anche un esempio concreto di come l’agricoltura possa diventare un luogo di crescita, inclusione e formazione per persone fragili.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Crea – Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Università Politecnica delle Marche, Comune di Fiumicello-Villa Vicentina, aziende agricole del territorio e la Cooperativa Sociale Thiel. È proprio l’intreccio tra ricerca avanzata e dimensione sociale a renderlo un modello innovativo per le aree rurali del Friuli Venezia Giulia e non solo.

Ricerca e tradizione: così rinasce la pesca friulana – L’obiettivo è selezionare nuove varietà in grado di ereditare le qualità organolettiche delle storiche Iris Rosso e Triestina, rendendole però più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. Dopo anni di osservazioni e prove in campo, sono state individuate tre selezioni particolarmente promettenti: nei prossimi mesi inizieranno le analisi fitosanitarie e i Dus test necessari per l’inserimento nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto. È un passaggio decisivo, che potrebbe segnare la nascita della prima nuova varietà di pesca interamente sviluppata nella Bassa Friulana dopo decenni.

Inclusione sociale: il frutteto come laboratorio di autonomia – La componente sociale è uno dei pilastri del progetto. Grazie al coinvolgimento della Cooperativa Thiel, persone fragili hanno potuto partecipare a tutte le fasi: dalla cura dei frutteti alla selezione delle piante, fino alla presenza nelle sagre e negli eventi pubblici dedicati alla valorizzazione della pesca friulana. Per molti si è trattato della loro prima esperienza reale in un contesto lavorativo. Nel tempo hanno acquisito autonomia, sviluppato capacità relazionali e imparato a lavorare in squadra. Alcuni hanno trovato successivamente impiego in altre realtà del territorio, portando con sé le competenze maturate sul campo. È la dimostrazione di come l’agricoltura sociale possa diventare un motore di cambiamento concreto nella vita delle persone.
Fondata nel 2001, Thiel porta avanti da più di vent’anni un impegno costante per valorizzare territorio, persone e comunità, promuovendo un’integrazione positiva tra individuo e ambiente. Un impegno radicato nel tempo, che continua a generare valore per tutto il territorio. Come spiega Luca Fontana, presidente della Cooperativa Sociale Thiel, «il progetto rappresenta molto più di un intervento tecnico: è l’espressione concreta di un approccio che intreccia innovazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio. Le persone coinvolte hanno potuto immergersi nel mondo reale, lavorare nei frutteti, confrontarsi con gli agricoltori, partecipare alle feste della comunità, sviluppare nuove competenze e, in molti casi, trovare lavoro fuori dalla cooperativa. È questa la missione più profonda di Thiel: creare percorsi abilitativi capaci di restituire dignità e futuro”.

Scuole protagoniste: il prossimo anno laboratori, visite nei frutteti e creatività – Un ruolo fondamentale sarà svolto anche dalle scuole del territorio. A partire dal prossimo anno, gli studenti parteciperanno a laboratori didattici sulla biodiversità, visite nei frutteti e attività sensoriali dedicate alla scoperta delle pesche locali. Saranno inoltre chiamati a proporre il nome della nuova varietà e a creare il logo che identificherà la futura linea di pesche friulane. Un coinvolgimento che intende educare le nuove generazioni alla sostenibilità e rafforzare il legame tra il progetto e la comunità, trasformando i bambini nei primi ambasciatori della rinascita della pesca friulana.

Verso una filiera sostenibile che unisce territorio e comunità – Il progetto si propone di ricostruire una filiera agricola capace di valorizzare il territorio, generare nuove opportunità per gli agricoltori e restituire dignità a un prodotto che è parte integrante della storia della Bassa Friulana. Una filiera sostenibile non solo sul piano ambientale, ma anche sul piano umano, grazie a un modello in cui la ricerca scientifica e l’inclusione sociale procedono nella stessa direzione. Il progetto è stato finanziato da Cassa Rurale Fvg, che con il proprio sostegno ha riconosciuto il valore agricolo, sociale e comunitario dell’iniziativa, contribuendo a renderne possibile la crescita e l’impatto sul territorio.

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In copertina e all’interno la peschicoltura nella zona di Fiumicello.

La Cantina di Ramuscello e San Vito presenta Vino Terre 2025 ripercorrendo la storia di Gherardo Freschi con il libro di Stefano Cosma e Cristina Burcheri

(g.l.) “Gherardo Freschi. Un friulano dell’Ottocento, tra scienza, visione europea e azione concreta”: questo il titolo del libro di Stefano Cosma e Cristina Burcheri, che sarà presentato domani, 13 dicembre, alle ore 10, nell’auditorium centro culturale Burovich a Sesto al Reghena – Città del vino del Friuli Venezia Giulia – nell’ambito del progetto Vino Terre 2025 della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito. Con i due autori interverrà anche il collega giornalista Walter Tomada, che ha scritto la prefazione del libro. Quindi, sarà proprio il presidente della storica cooperativa vitivinicola Gianluca Trevisan a dare il via alla presentazione del progetto Vino Terre 2025, realizzato con la regia del direttore Rodolfo Rizzi. Con lui ci saranno i ragazzi dell’Istituto artistico Galvani di Cordenons (autori delle 11 etichette) e la Comunità di Sant’Egidio di Roma (Corridoi Umanitari), destinataria di un importante aiuto economico. I lavori saranno moderati dal giornalista Adriano Del Fabro, mentre alcuni momenti musicali saranno proposti dalla fisarmonica del maestro Paolo Forte.

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In copertina, Gherardo Freschi in uno storico ritratto; qui sopra, nel libro di Stefano Cosma e Cristina Burcheri.

“A cena con il mais”, oggi a Mortegliano il nuovo libro di Germano Pontoni: un’occasione anche per festeggiare la Cucina italiana Patrimonio Unesco

(g.l.) “A cena con il mais – A Mortegliano un itinerario di sapori della tradizione lungo 30 anni” è il titolo del nuovo libro di enogastronomia – ne ha fatti veramente tanti! – curato da Germano Pontoni, maestro della cucina italiana. L’opera verrà presentata questa sera, 11 dicembre, alle 18.30, nella sala consiliare del Comune di Mortegliano. Con il sindaco Roberto Zuliani, che farà gli onori di casa, interverranno il presidente di “Blave i Mortean” Edi Gomboso, il ristoratore concittadino Ivan Andrea Uanetto del famoso ristorante Da Nando e, ovviamente, il curatore del volume. Nell’occasione, verrà proiettato un cortometraggio dal titolo “Blave di Mortean” a cura di Sergio Negro. Modererà l’incontro la giornalista Ria Bragagnolo.


L’incontro è stato organizzato dal Comune di Mortegliano e da Quattro Stagioni Aps e avviene in un momento particolare, davvero molto importante. Appena ieri, infatti, la Cucina italiana è stata proclamata ufficialmente dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità, premiando così gli sforzi e l’impegno di quanti lavorano in questo affascinante settore. Come, appunto, Germano Pontoni la cui vita è stata spesa tutta a vantaggio della nostra cucina che, sapientemente e con efficacia, coniuga la tradizione, e quindi i preziosi insegnamenti del passato, con l’innovazione. Come dire che questo non è un settore statico, bensì in continua evoluzione. E l’impegno di Pontoni continua incessantemente, anche con la pubblicazione di questi preziosi testi che esaltano e valorizzano la cucina del nostro Friuli. Tutti gli dobbiamo essere grati!

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In copertina, il maestro di cucina Germano Pontoni; all’interno, la coltivazione del mais “oro” di Mortegliano.

Città del vino Fvg, ritornano le Grandi Verticali: oggi presentazione a Buttrio. Tutti i premiati ai Vivai di Rauscedo nella Giornata mondiale dell’enoturismo

Grandi Verticali delle Città del vino Fvg alla terza edizione. La manifestazione sarà presentata ufficialmente questa sera, alle 18.30, in villa di Toppo Florio a Buttrio, durante un incontro convocato dal coordinatore regionale Tiziano Venturini. Sono annunciate delle novità che saranno svelate proprio nell’occasione, ma in ogni caso si tratta di “otto appuntamenti ed un gran finale sui territori del vino della regione, all’insegna del buon bere e della convivialità, alla scoperta di prodotti e storie spesso poco conosciute”. Come dire che il programma sarà anche, questa volta, all’altezza delle attese.

Sindaci delle Città del vino Fvg a Rauscedo.


L’incontro odierno corona, dunque, l’intensa attività che le Città del vino Fvg hanno realizzato nel corso del 2025 prossimo alla conclusione. L’ultimo importante appuntamento, come si ricorderà, era stato quello organizzato poco più di un mese fa ai Vivai Cooperativi Rauscedo quando, in occasione della Giornata mondiale dell’enoturismo, l’Associazione aveva riunito la propria assemblea annuale. Presente anche l’assessore regionale alle Politiche agricole Stefano Zannier, oltre a fare il punto su un’annata record per il numero di eventi enoturistici organizzati (ben 60 compreso il gran finale del 23 novembre a Prepotto lungo il Cammino celeste con il nuovo format di uscite con degustazioni in bici e a piedi “Gli itinerari dell’Identità agricola collettiva”), è stato presentato il programma di appuntamenti per il 2026 (con le Grandi Verticali  i cui si parlerà, appunto, questa sera a Buttrio torneranno anche le Notti del Vino), nonché lo stato dell’arte sull’enoturismo. Un fenomeno che in Italia, secondo i dati più recenti dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, vale oltre 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% nel 2004 sul 2023 e con una spesa media, per singolo turista, che può arrivare fino a 400 euro sommando tutte le voci di spesa. L’identikit vede in prevalenza turisti stranieri (primo posto la Germania seguita dagli Usa e Austria) o italiani provenienti da un’altra regione. Il segmento più promettente tra quelli proposti ai visitatori è quello della vendemmia turistico-didattica, di cui il Friuli Venezia Giulia è tra le regioni all’avanguardia. Le altre voci di spesa del turista sono acquisto vino, pernottamento, degustazione in cantina, cibo e altre attività esperienziali (compresi spa o centri benessere come anche visite culturali). Sicuramente un’opportunità di differenziazione degli introiti per le cantine in questa era segnata da dazi e inflazione (in media le cantine ottengono il 7% del fatturato da iniziative enoturistiche).
Ricordiamo, pure, che la giornata ai Vivai Cooperativi Rauscedo si era aperta con i saluti istituzionali da parte del vicepresidente nazionale delle Città del Vino e coordinatore regionale del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini, e del sindaco di San Giorgio della Richinvelda Michele Leon, mentre gli onori di casa  erano stati fatti dal vicepresidente Mauro Cesarini e dal consigliere Morgan Lovisa. La prima parte della mattinata era stata dunque dedicata, come detto, alla Giornata mondiale dell’enoturismo con un approfondimento sul tema: “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi”. Erano intervenuti su questo argomento Iole Piscolla, responsabile Progetti speciali e Turismo di Città del Vino, e il professor Francesco Marangon, docente dell’Università di Udine e Ambasciatore delle Città del Vino, che avevano condiviso analisi e prospettive per un settore in continua evoluzione. Tra gli spunti emersi un cambio dell’età media degli enoturisti, che se prima del Covid erano in maggioranza pensionati ora vedono anche famiglie di trentenni con i figli, e la richiesta da parte loro di esperienze immersive.
Le Città del Vino godono del sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, rappresentata come detto dall’assessore Zannier, il quale nel suo intervento aveva sottolineato la collaborazione tra settori economici nel richiamare i turisti sul territorio, osservando tra l’altro come da parte del settore agricolo sia necessario puntare a una diversificazione dei propri mercati.

Relatori e pubblico…


Successivamente, l’incontro era proseguito con l’Assemblea delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, durante la quale si era tracciato un bilancio delle iniziative passate e si era guardato al programma per il 2026. Il coordinatore regionale e vicepresidente nazionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini, aveva quindi raccontato di come questa sia un’Associazione in crescita sia per le adesioni che per gli eventi e progetti realizzati. Per il Coordinamento regionale erano intervenuti Giorgio Cattarin che ha presentato il bilancio della passata edizione de Le Grandi Verticali delle Città del Vino condotte da Matteo Bellotto; lo stesso Venturini aveva illustrato il programma dell’evento estivo Notti del Vino 2025; Silvia Parmiani il Festival Vini Gusti in Musica 2025 con concerti di musica classica nelle cantine; Luigino Zucco l’iniziativa Un calice a teatro; il vicecoordinatore regionale Maurizio D’Osualdo la Vendemmia turistica didattica 2025 basato sul primo regolamento d’Italia sul tema redatto proprio in Friuli Venezia Giulia e che ora ha ispirato anche l’associazione amica delle Città dell’Olio. Tutti eventi di successo che segneranno, dunque, anche il programma 2026.
La parte conclusiva era stata dedicata alla premiazione delle cantine regionali (assieme ai rispettivi sindaci e amministratori) che hanno ottenuto riconoscimenti al Concorso Internazionale Città del Vino, premio raccontato alla platea da Floriano Zambon, già presidente nazionale dell’Associazione. Erano stati inoltre nominati i nuovi Ambasciatori delle Città del Vino Fvg, riconoscimento che è andato ad Attilio Vuga e a Valter Pezzarini. A premiarli, con la consegna della medaglia, è stato l’ambasciatore decano Claudio Colussi, sindaco di Casarsa, assieme al sindaco Leon e a Venturini.
Infine, lungo questo 2025 che va a chiudersi la rete delle Città del Vino in Friuli Venezia Giulia si è allargata. Per cui era stato dato il caloroso benvenuto a Moimacco, rappresentata dal sindaco Enrico Basaldella, e Remanzacco, rappresentata dal sindaco Daniela Briz. Saluto all’assemblea anche da parte di Pietro De Marchi, presidente del Comitato regionale Unpli Fvg (infatti in un Comune membro delle Città del Vino può associarsi anche la Pro Loco, e il Friuli Venezia Giulia è leader in questa doppia affiliazione con sette Pro Loco aderenti). Era stata anche ricordata la vicinanza di Banca 360 Fvg. A conclusione della intensa mattinata era seguita una visita alla cooperativa vivaistica e al suo avanzato centro di ricerca – dal quale escono anche le cosiddette “viti resistenti” – coronato da un brindisi con le sue microvinificazioni d’eccellenza. A tutti i partecipanti era stata donata una barbatella, simbolo bene augurante per il futuro.

… ai Vivai Cooperativi.

Queste, dunque, le aziende regionali che hanno ottenuto riconoscimenti alla 23ma edizione del Concorso Enologico Internazionale delle Città del Vino e che erano state premiate a Rauscedo.

L’Azienda agricola Battista II° di Lorenzonetto Mauro di Latisana ha avuto un notevole successo, aggiudicandosi ben quattro medaglie: il premio Generale oro per il vino Friulano Doc Friuli, il premio Gerelae oro e Forum oro per il Prosecco Doc Extra 2024 e un altro premio Forum oro per la Ribolla Gialla Millesimato 2024.
L’Azienda agricola “La Magnolia” di Cristina Cozzarolo di Cividale del Friuli si è distinta, vincendo il premio Generale oro per il Sauvignon Doc Friuli e il premio Generale oro per l’Ubi Que Igt 2023.
L’Azienda agricola Bagnariol Franco & Css di San Vito al Tagliamento ha ottenuto il premio Generale oro con il Refosco Dal Peduncolo Rosso Dop Friuli 2023 e il Forum oro con il vino bianco spumante Millesimato Extra Brut Solef.
L’Azienda agricola Lorenzon di San Canzian d’Isonzo ha vinto il premio Forum oro e generale oro con i Feudi di Romans Rosé Brut 2023.
L’Azienda agricola Magnan Alex – Rocca del Sole di Corno di Rosazzo si è aggiudicata il premio Merlot argento con il Merlot 2023 e con il Ros dal cont Merlot 2022.
L’Azienda agricola Scubla Roberto di Premariacco ha vinto il premio Generale oro per il Verduzzo Friulano Passito “Cràtis” 2021 Doc Fco.
L’Azienda agricola Trebes di Princic Mitja di San Floriano del Collio ha ottenuto due premi con la Ribolla Gialla Brut Millesimato 2022, sia Generale oro che Forum oro.
La Cantina Produttori di Cormons ha ricevuto due premi: il premio Generale oro per il Prosecco Doc Brut 2023 e il premio Forum oro per lo stesso vino.
La Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha vinto il premio Forum oro con il Prosecco Rosé Brut 2024 e il Forum argento con la Ribolla gialla Extra dry.
I Magredi di Domanins di San Giorgio della Richinvelda ha vinto il premio Merlot argento per il Merlot 2024.
La Reguta Soc. Agr. S.S. di Pocenia si è distinta con due premi Generale oro al Pinot Nero Igp Trevenezie 2024 e il Sauvignon Igp Trevenezie 2024.
La Tenuta Stella di Dolegna del Collio ha trionfato con il premio Merlot argento e il premio Generale oro per il Collio Doc Merlot Riserva 2021 e il premio Bio oro per il Collio Doc Ribolla Gialla Riserva 2021.
Infine Valentino Butussi di Corno di Rosazzo ha vinto il premio Forum oro con la Ribolla Gialla Metodo Classico Millesimato 2019.

Una Verticale nel 2025.

Ambasciatori Città del Vino in Fvg:
Bertossi Piero, Vocci Marino, Zucco Ornella, Colussi Claudio, Colecchia Gianpietro, Francescutti Venanzio, Venturini Tiziano, Basso Loris, Cattarin Giorgio, Longo Giuseppe, Pezzarini Valter, Vuga Attilio.
Emeriti Fvg Soini Luigi, Fabbro Claudio, Menotti Gianni, Marangon Francesco.

Sono oltre 200 mila, più del 15% del totale della popolazione del Friuli Venezia Giulia, le persone che risiedono in uno dei 41 Comuni che si fregiano del titolo di Città del Vino (new entry Moimacco e Remanzacco).  In totale i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 41: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Cividale del Friuli, Cervignano del Friuli, Chiopris Viscone, Codroipo, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moimacco, Moraro, Nimis, Monrupino – Repentabor, Muggia, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, Remanzacco, Ronchi dei Legionari, San Dorligo della Valle-Dolina, San Floriano del Collio – Števerjan, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Sgonico – Zgonik, Torreano.
Aderiscono anche 7 Pro Loco attive in altrettanti Comuni già Città del Vino: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Ronchi dei Legionari, Manzano e Latisana.

Dopo il riconoscimento Unesco l’annuncio di Casa Artusi: ora nascerà un Osservatorio internazionale sulla cucina e il buon gusto italiano

La Cucina italiana è stata, dunque, iscritta – come riferiamo nei due articoli precedenti – nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco con l’elemento denominato “Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity” (“La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”). La decisione è stata assunta nel corso della XX sessione del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, riunito oggi a New Delhi, in India. La candidatura era stata promossa dal Governo italiano – attraverso il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste – su impulso di tre comunità proponenti: Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli, Accademia Italiana della Cucina e rivista “La Cucina Italiana”.
«Il riconoscimento Unesco alla Cucina Italiana Patrimonio immateriale dell’umanità – dichiara Andrea Segrè, presidente di Casa Artusi – è meritato. Da Pellegrino Artusi, il padre della cucina italiana moderna, questo patrimonio si è arricchito in biodiversità culturale e sostenibilità. Adesso, però, dobbiamo mantenerlo e per questo la Fondazione Casa Artusi annuncia proprio oggi la nascita dell’Osservatorio internazionale sulla cucina e il buon gusto italiano, istituito per monitorare e valorizzare al massimo questo patrimonio. Attraverso indagini, ricerche e rapporti, l’Osservatorio sarà strumento e opportunità concreta per comunicare in chiave nazionale ma anche internazionale i valori identitari della cucina italiana – gusto, salubrità, sostenibilità – così come per riflettere sulle sfide del nostro tempo intorno alla produzione e fruizione del cibo: dall’efficienza delle risorse al cambiamento dei modelli di consumo, ai valori etici e sociali legati alla tradizione alimentare mediterranea».

Il ruolo centrale di Casa Artusi – Fin dall’avvio del percorso, Casa Artusi è stata riconosciuta come uno dei motori della candidatura: la Fondazione, dedicata alla figura di Pellegrino Artusi, ha contribuito in modo determinante alla stesura del dossier per mano di Massimo Montanari, al coinvolgimento delle comunità della cucina di casa e alla messa a disposizione delle proprie esperienze didattiche e di ricerca sulla cucina domestica italiana.

Cosa significa essere Patrimonio culturale immateriale Unesco – Secondo la Convenzione UnescoO del 2003, per patrimonio culturale immateriale si intendono le pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, saper fare che le comunità riconoscono come parte del proprio patrimonio.

Il dossier: cucina di casa, sostenibilità e diversità bioculturale – Il dossier presentato descrive la cucina italiana come un mosaico di tradizioni: un sistema di pratiche sociali, rituali e saperi che intrecciano biodiversità agricola, prodotti tipici, artigianato alimentare, mercati rionali, ricettari familiari e convivialità.

Un iter partito nel 2020 – Il percorso è iniziato nel 2020 e ha richiesto oltre cinque anni di lavoro. Nel marzo 2023 il Governo italiano ha presentato ufficialmente la candidatura. Il 10 novembre 2025 l’organo di valutazione Unesco ha espresso il parere favorevole che ha portato alla decisione adottata, appunto, oggi dal Comitato Intergovernativo.

Le altre cucine già riconosciute dall’Unesco – Tra le principali tradizioni gastronomiche già iscritte: la cucina tradizionale messicana (2010), il “pasto gastronomico dei francesi” (2010), il Washoku giapponese (2013) e la Dieta Mediterranea (dal 2010).

L’impegno futuro di Casa Artusi – Per Casa Artusi il riconoscimento rappresenta una responsabilità e un’opportunità per intensificare programmi di educazione alimentare, formazione, ricerca, documentazione e sviluppo di progetti di cooperazione nazionale e internazionale.

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In copertina, il presidente Andrea Segre davanti al ritratto del grande Pellegrino Artusi padre della cucina italiana moderna.

Cucina italiana Patrimonio Unesco: grande soddisfazione dell’Associazione Città del Vino. Radica: determinante un efficace gioco di squadra

(g.l.) «Esprimiamo soddisfazione per il riconoscimento di Patrimonio culturale immateriale ottenuto per la cucina italiana da parte dell’Unesco. E’ un risultato di grande prestigio, ottenuto in primis grazie all’impegno del Ministero guidato da Francesco Lollobrigida, e a un efficace gioco di squadra, possibile perché sono stati da subito evidenti i benefici che sarebbero arrivati dal raggiungimento di un traguardo così prestigioso»: è quanto ha dichiarato, appena appresa la importante notizia del riconoscimento mondiale, Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola. Fra questi, una quarantina sono quelli del Friuli Venezia Giulia.
«Città del Vino – ha aggiunto Radica – ha svolto un ruolo attivo nel percorso, un lavoro di impegno e promozione intrapreso dal ruolo, conferito dal ministro Lollobrigida, di “Ambasciatore della Qualità” della candidatura. Una nutrita delegazione di sindaci dell’Associazione era presente oggi 10 dicembre all’evento istituzionale che si è svolto a Roma, all’Auditorium Parco della Musica». Radica ha, infine, sottolineato che «lo spirito e l’approccio alla base della candidatura sono perfettamente in linea con la mission dell’Associazione Nazionale Città del Vino, profondamente convinta della centralità del legame tra produzione e cultura, tra sviluppo ed identità».

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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

La Cucina italiana trionfa a livello mondiale: è la prima a essere proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Il Governo: un riconoscimento che premia qualità e tradizione, una festa che appartiene a tutti perché valorizza il nostro modello identitario

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Proprio una bella, anzi bellissima notizia! Quella che ci voleva in questi momenti difficili e pieni di rischi e incertezze.. La Cucina italiana – la maiuscola ci sta proprio tutta! – è stata dichiarata Patrimonio mondiale culturale immateriale dell’Umanità. Dopo il sì di un mese fa, quando la richiesta aveva ottenuto dall’Unesco il primo via libera verso il riconoscimento – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura aveva pubblicato la valutazione tecnica del dossier, raccomandando l’iscrizione nella Lista dei patrimoni immateriali – oggi è stata presa la decisione definitiva da parte del Comitato intergovernativo dell’Unesco che si è riunito in India, a New Delhi, per deliberare sulle nuove iscrizioni. Stamattina ero, a Gorizia nella sede di Ad Formandum, al tavolo della giuria di un importante concorso enogastronomico rivolto ai giovani del Friuli Venezia Giulia, il Gran Prix Flambè Amira, e quando è arrivata la notizia si è levato un calorosissimo applauso, a cominciare da Giacomo Rubini, il famoso maitre gradese appassionato regista della manifestazione. Segno che il pronunciamento Unesco era molto atteso!

IL PRIMATO – È la prima cucina al mondo ad avere ottenuto tale prestigioso riconoscimento. Si tratta, secondo l’Organizzazione planetaria, di una «miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie», «un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda». Quello italiano figurava tra i 60 dossier in valutazione provenienti da 56 Paesi. L’Unesco, motivando la sua attesissima decisione, ha sottolineato che il cucinare all’italiana «favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza». Il cucinare è per gli italiani, «un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. Essendo una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili, la cucina svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un’esperienza individuale, collettiva e continuo di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali».
Nella decisione, si sottolinea anche come il dossier di candidatura, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, dimostra “gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni, in particolare da organismi rappresentativi chiave come la rivista La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi”. Con l’iscrizione della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco, l’Italia conquista il record mondiale di riconoscimenti nel settore agroalimentare in proporzione al numero dei riconoscimenti complessivi ottenuti. Delle 21 tradizioni iscritte nella Lista dei patrimoni culturali immateriali, nove sono infatti riconducibili all’agroalimentare. Ecco le reazioni a caldo del Governo, a cominciare dal premier Giorgia Meloni per passare al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e al ministro del Turismo Daniela Santanché.

MELONI – «Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo, che onora la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo, non è solo un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza. La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre. È un primato che non può che inorgoglirci, che ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti, proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto nell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi. Il Governo ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli che hanno seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita. Oggi celebriamo una vittoria dell’Italia. La vittoria di una Nazione straordinaria che, quando crede in sé stessa ed è consapevole di ciò che è in grado di fare, non ha rivali e può stupire il mondo».

LOLLOBRIGIDA – «Oggi l’Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”. Così il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, commentando il riconoscimento dell’Unesco alla Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità. Questo riconoscimento celebra la forza della nostra cultura che è identità nazionale, orgoglio e visione. La Cucina Italiana è il racconto di tutti noi, di un popolo che ha custodito i propri saperi e li ha trasformati in eccellenza, generazione dopo generazione. È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia. A loro e a chi ha lavorato con dedizione a questa candidatura va il mio più profondo ringraziamento. Questo riconoscimento è motivo di orgoglio ma anche di consapevolezza dell’ulteriore valorizzazione di cui godranno i nostri prodotti, i nostri territori, le nostre filiere. Sarà anche uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità».

SANTANCHÈ – «L’Unesco celebra il modello identitario della cucina italiana. Esprimo la più profonda soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo storico: la cucina italiana è stata insignita del titolo di Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco. Si tratta, infatti, del riconoscimento mondiale di un modello culturale che è parte integrante della nostra identità nazionale e, allo stesso tempo, un asset strategico di grande rilevanza per il tessuto economico italiano. Il successo delle nostre eccellenze culinarie risiede in un apparato vincente e inossidabile in cui tutti gli elementi operano in sinergia. Il suo cuore è la convivialità e il valore sociale, che lega famiglie e comunità e che si unisce indissolubilmente alla ricchezza dei nostri territori, promuovendo la tutela dei prodotti locali».

UN MODELLO – Ma cos’è il Patrimonio Culturale Immateriale Unesco? E l’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e abilità che le comunità riconoscono come parte del loro patrimonio culturale. Non si tratta di oggetti, ma di tradizioni vive che si trasmettono di generazione in generazione. Il 23 marzo 2023, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il Ministero della Cultura avevano lanciato la candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. La candidatura non riguardava un singolo piatto o una ricetta, ma un modello culturale condiviso, fatto di esperienze comunitarie, scelta consapevole delle materie prime, convivialità del pasto, trasmissione dei saperi alle nuove generazioni e rispetto delle stagioni e dei territori. La cucina italiana è la ‘cucina degli affetti’: trasmette memoria, cura, relazioni e identità, raccontando storie di famiglie e comunità attraverso il cibo. Riflette il legame tra paesaggi naturali e comunità, incarnando memoria, quotidianità e cultura dei territori. Comunità promotrici e partner sono stati l’Accademia Italiana di Cucina (1953), Fondazione Casa Artusi (2007) e la Rivista La Cucina Italiana (1929).

DIETA MEDITERRANEA – Il prestigioso riconoscimento ottenuto oggi in India dalla Cucina italiana segue quello, altrettanto importante, che ottenne esattamente quindici anni fa la Dieta Mediterranea. Il 16 novembre 2010 a Nairobi, Capitale del Kenya in Africa, il Comitato Intergovernativo della competente Convenzione Unesco aveva approvato, infatti, l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, riconoscendo con questa definizione le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità che sono passate di generazione in generazione in molti Paesi mediterranei fornendo alle comunità un senso di appartenenza e di continuità. Il riconoscimento del 2010 aveva così accolto la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo. Ricordiamo, al riguardo, che la Dieta Mediterranea è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità.

Trieste città del caffè, al liceo Oberdan la “premiere” dei nuovi Cenacoli che partono giovedì per parlare della moka inventata da Alfonso Bialetti nel 1933

Con un incontro specificamente dedicato al mondo della scuola, si è inaugurato nell’aula magna del Liceo Scientifico “Oberdan” il ciclo 2025-2026 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste e giunti ormai alla nona edizione. E protagonisti principali di questo primo appuntamento sono stati proprio gli studenti e i docenti dell’Istituto che, sulla base delle loro dirette esperienze, sono intervenuti sul tema “Trieste Città del caffè. Un percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento degli studenti del Liceo Oberdan”.

Il prossimo “Cenacolo” avrà luogo giovedì 11 dicembre, alle ore 17.30, ritornando nella tradizionale sede dell’Hotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio 4), e vedrà ancora una volta graditissimo ospite della Amdc il collezionista Lucio del Piccolo che tratterà uno dei temi di sua maggior esperienza e specializzazione: “Design e tradizione nella moka: un simbolo di cultura italiana”, soffermandosi sul grande successo della grande invenzione di Alfonso Bialetti che risale al lontano 1933: la pratica caffettiera è stata infatti prodotta in ben 320 milioni di esemplari! Il nuovo ciclo dei “Cenacoli”, organizzato stavolta attorno al tema-guida “Oltre l’Espresso: Viaggio nelle Culture del Caffè”, rientra anch’esso nel progetto di divulgazione umanistica “Il Caffè, una storia di successo nella cultura regionale ed europea”, promosso dalla Amdc, con il finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e i contributi de “Le Fondazioni Casali ETS” e Banca 360 FVG. Il programma si dispiegherà con otto incontri a cadenza mensile fino a giugno del prossimo anno, coordinato da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano Simonato.

Alfonso Bialetti


Questa particolare “premiere caffeicolo-scolastica”, aperta dai saluti del dirigente vicario Denis Greco Gambino, a nome della dirigente scolastica Chiara Cacucci, del presidente dell’Associazione Gianni Pistrini e del presidente del Consiglio comunale Francesco Di Paola Panteca – che ha sottolineato l’eccellenza del glorioso Istituto “Oberdan” con i suoi oltre 100 anni di vita, nonché la grande importanza del caffè nello sviluppo dei traffici commerciali e portuali di Trieste, elogiando in tale contesto «la meritoria azione divulgativa e informativa condotta dall’Associazione Museo del Caffè» -, è quindi entrata nel vivo con le relazioni di quattro studenti che hanno dettagliatamente illustrato il percorso conoscitivo avviato nel mondo della “preziosa bevanda” con l’ausilio di ricerche storiche e di appositi viaggi di approfondimento. Ha introdotto Tommaso Albino spiegando “Perché questo progetto al Liceo Oberdan di Trieste?”, seguito da Mia Mathee che ha parlato su “Il caffè nella storia di Trieste” e da Laura Lucchetta che ha raccontato “L’esperienza alla Scuola Superiore SZU (Schulzentrum Ungargasse) di Vienna”; infine Anja Devescovi su “La scoperta di Vienna e dei suoi Caffè”. E’ seguita una interessante discussione con i docenti Erminio Murano e Massimo De Forville nel corso della quale è stata comunemente rimarcata la positività dei nuovi rapporti instaurati con i coetanei austriaci. Da rilevare come, nell’ambito del medesimo progetto, era giunto in precedenza a Trieste un gruppo di studenti viennesi, svolgendo allo stesso Liceo “Oberdan” analoghe attività e visitando la città e i suoi caffè.
Le conclusioni dell’incontro sono state tratte dal “vice” di Amdc, Doriano Simonato, che ha messo in luce la «significativa validità di un’iniziativa che si è rivolta in special modo a quel nostro mondo giovanile e della scuola che, fino dalla costituzione della Amdc, è uno degli obiettivi e fini statutari precipui dell’Associazione», indirizzando quindi un sentito ringraziamento alla direzione dell’Istituto di via Paolo Veronese per la disponibilità dimostrata alla realizzazione dell’evento.In copertina e a qui sopra, la preparazione del caffè con la moka; all’interno, due immagini dell’incontro al Liceo Oberdan di Trieste.

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In copertina e a qui sopra, la preparazione del caffè con la moka che fu ideata da Alfonso Bialetti nel 1933; all’interno, due immagini dell’incontro al Liceo Oberdan.

Transizione energetica, nel Vigneto Fvg la norme allo studio mettono a rischio Colli orientali, Collio e Carso. Otto le proposte di modifica che le Città del vino hanno presentato con Angelo Radica anche per la tutela dei siti Unesco

(g.l.) Ci sono rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, alla luce degli obiettivi stabiliti dalla normativa sulla transizione energetica, per gli ambiti vitivinicoli di pregio del Friuli Venezia Giulia, come Colli orientali, Collio e Carso. E questi rischi fanno parte dei punti critici conntenuti nelle osservazioni che le Città del vino hanno presentato nei confronti della normativa in esame al Senato. Un giudizio in chiaroscuro, infatti, quello dell’Associazione nazionale, di cui fanno parte oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola – una quarantina quelli del Vigneto Fvg -, che è stata audita dall’ottava commissione del Senato “Ambiente, Transizione ecologica, Energia, Lavori pubblici, Comunicazioni, Innovazione tecnologica”, sul decreto “Transizione 5.0” e sulla disciplina delle aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile. L’Associazione ha, pertanto, consegnato un documento in cui vengono illustrate otto proposte di emendamenti per migliorare la normativa.

«Un passo in avanti rispetto alla normativa precedente è il chiarimento del divieto di realizzare impianti nelle aree agricole – ha affermato il presidente di Città del Vino, Angelo Radica -, ma dall’altro lato riteniamo che la quota del tre per cento di superficie agricola utilizzabile a livello regionale, fissata dal provvedimento, sia eccessiva, così come un vulnus è l’assenza di una disciplina transitoria che è stata una delle ragioni per le quali la legge precedente fu annullata dal Tar del Lazio. Ancora: la definizione dell’agrivoltaico c’è, ma rischia di non essere sufficientemente chiara e di lasciare spazio ad interpretazioni, e sull’eolico si dice poco. Riteniamo poi che la disciplina della distanza dagli impianti industriali e dalle autostrade per realizzare fotovoltaico nelle aree agricole sia inadeguata».
Otto, dunque, le proposte di modifica contenute nel documento consegnato dalle Città del Vino ai componenti della Commissione di Palazzo Madama, in cui si chiede di: «dare maggiore spazio ai Comuni nei processi decisionali; gerarchizzare le aree idonee mettendo in testa le superfici artificiali, poi le infrastrutture esistenti e quindi le coperture e i parcheggi; condizionare l’idoneità delle fasce agricole contigue agli impianti industriali e alle autostrade a una valutazione di basso valore e pregio; rendere più restrittiva la disciplina delle deroghe al divieto all’installazione di fotovoltaico a terra su aree agricole; introdurre criteri nazionali uniformi per la definizione delle aree agricole di pregio, da tutelare; ridurre o almeno lavorare per diversificare e rendere meno impattante la soglia massima regionale del tre per cento di superficie agricola utilizzabile; tutelare l’integrità visiva e il valore universale eccezionale dei siti Unesco». Come si diceva all’inizio, vengono anche segnalati i rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, alla luce degli obiettivi stabiliti dalla normativa, per gli ambiti vitivinicoli di pregio del Friuli Venezia Giulia (Colli Orientali, Collio, Carso). Come pure nelle aree riconosciute Patrimonio dell’Umanità che fanno capo ad Aquileia, Cividale e Palmanova, città che sorgono all’interno di prestigiose aree vitivinicole. Per cui servono correttivi atti a ridurre le negative eventualità evidenziate dalle Città del vino.

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In copertina, una splendida veduta dei Colli orientali del Friuli; all’interno, altre bellissime immagini di Collio e Carso; al centro, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Cantine Aperte anche a Natale. E così il vino Fvg diventa emozione, incontro e dono. Elda Felluga: “Queste le vere feste”

Il Natale in Friuli Venezia Giulia ha il profumo del vino e delle sue storie. Anche quest’anno il Movimento Turismo del Vino Fvg rinnova l’appuntamento con “Cantine Aperte a Natale”, l’iniziativa che, a partire da questo fine settimana, per tutto il mese di dicembre permette di scoprire alcune tra le più suggestive cantine della regione, degustare eccellenze enologiche e trovare idee regalo originali, eleganti e sostenibili. Un’occasione unica per incontrare personalmente i produttori, lasciarsi guidare nella scelta dei vini più adatti alle feste e conoscere da vicino i luoghi dove nascono alcune delle etichette simbolo del territorio. Sempre di più, infatti, la bottiglia di vino rappresenta un dono prezioso e apprezzato, capace di unire gusto, tradizione e convivialità.

L’edizione di quest’anno propone da domani, 6 dicembre, un calendario ricco di appuntamenti e atmosfere: visite guidate tra vigneti e barrique, degustazioni tematiche dedicate ai vini delle feste, verticali speciali e assaggi in abbinamento a prodotti tipici del territorio. In molte cantine non mancheranno anche momenti culturali e di intrattenimento, come piccoli concerti di Natale, mostre, letture, pranzi e cene a tema, oltre alla possibilità di acquistare confezioni natalizie artigianali e gift card per regalare esperienze enoturistiche.
«“Cantine Aperte a Natale” è un invito a vivere il vino non solo come prodotto, ma come gesto di incontro, di scoperta e di cura verso il territorio – sottolinea Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg –. Le cantine diventano luoghi dove ritrovare il senso autentico delle feste: accoglienza, tradizioni e dialogo con i produttori che custodiscono la nostra cultura enoica». Dalle eleganti confezioni regalo degustazione alle proposte gourmet cibo-vino, dai laboratori sensoriali alle attività per famiglie, Cantine Aperte a Natale si conferma un viaggio diffuso nel cuore dell’enogastronomia regionale, un modo autentico per vivere l’attesa delle feste e sostenere il lavoro dei vignaioli del Friuli Venezia Giulia. Un nuovo grande appuntamento, dunque, con i luoghi di produzione dei nostri vini dopo quello classico di fine maggio e quello più recente di San Martino.

Il calendario completo delle cantine aderenti e delle attività previste è disponibile sul sito del Movimento Turismo del Vino Fvg.

Torre Natisone, con il Saporibus in versione natalizia a San Pietro per scoprire bontà e tradizioni delle Valli

L’autobus del gusto è pronto per il Natale: dopo aver conquistato il pubblico con le sue precedenti escursioni tra Gorizia, la Carnia, Savorgnano del Torre – con la tappa speciale all’atelier dell’artista Celiberti – e San Daniele, Saporibus in Friuli Venezia Giulia si prepara ora al suo appuntamento più suggestivo. Si tratta della giornata prenatalizia di domenica 7 dicembre a San Pietro al Natisone, occasione perfetta per ritrovarsi, scambiarsi gli auguri e vivere un’esperienza autentica tra cultura e sapori del territorio, con partenza e ritorno a Udine.


Giunta alla terza edizione e promossa dal Consorzio Pro Loco Torre Natisone Unpli Aps, l’iniziativa – soprannominata “l’autobus del gusto” – continua a crescere. Un progetto che coniuga la scoperta delle eccellenze enogastronomiche con la valorizzazione dei borghi e del paesaggio, proponendo al tempo stesso una forma di turismo sostenibile e attento al territorio. “Con Saporibus promuoviamo un turismo lento, capace di unire la buona tavola alla conoscenza delle nostre radici – spiega Giovanna Rossetto, presidente del Consorzio -. In queste uscite è nato un clima speciale: si sono formate nuove amicizie e un senso di comunità che ci rende orgogliosi. La tappa di San Pietro al Natisone sarà per noi un momento di festa, l’occasione per salutarci prima delle festività e condividere un’esperienza che rispetta davvero il territorio”.
Il programma della giornata prevede la partenza alle 9.30 da Piazza Primo Maggio a Udine. La prima sosta, alle 10.30, sarà al Mercatino di Natale di San Pietro al Natisone, accolto in uno spazio coperto e riscaldato che quest’anno ospita la 21ma edizione della rassegna “Gesti antichi per un nuovo Natale”, dedicata alle tradizioni artigiane. A mezzogiorno il gruppo raggiungerà l’agriturismo Monte del Re, dove verranno serviti i piatti tipici delle Valli, preparati con ingredienti locali. Nel pomeriggio, alle 14.30, è prevista la visita alla Chiesetta di Sant’Antonio Abate a Clenia, gioiello storico del territorio, seguita dalla merenda delle 15.15 alla Bon Bakery Degustazione, dove i partecipanti potranno assaggiare panettoni artigianali appena sfornati.
Il percorso si concluderà con uno dei momenti più attesi: alle 16.45 la visita alla rassegna “Presepi in Contea” a Cussignacco, una collezione di oltre cento presepi artigianali provenienti dal Friuli Venezia Giulia, dal Veneto e dall’Austria. La tappa include anche la visita alla Chiesa locale, dove spiccano tre grandi presepi, tra cui uno meccanizzato che ogni anno affascina grandi e piccoli. Il rientro a Udine è previsto per le 18.30. I posti sono limitati – scelta che rispecchia la filosofia del progetto, orientato a un’esperienza sostenibile e a misura di territorio – e la quota di partecipazione è fissata a 50 euro. Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi a Giovanna al numero 349.8686675.

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In copertina, uno scorcio di San Pietro al Natisone; all’interno, una folta comitiva partecipante a Saporibus.

Dalla Zoo di Dresda al Lago di Cornino: alla Riserva naturale l’arrivo di due giovani grifoni dopo un viaggio di oltre mille chilometri. Saranno liberi di volare

Dallo storico Zoo di Dresda, prestigiosa realtà tedesca che vanta collaborazioni a progetti di conservazione in tutto il mondo, alla Riserva naturale regionale del Lago di Cornino, per essere reintrodotti in natura: dopo un viaggio di oltre 1000 km, su un mezzo appositamente attrezzato, due giovani grifoni sono stati consegnati al sito protetto, divenuto così protagonista di una nuova operazione di portata internazionale, pianificata da mesi ma rimandata più volte a causa di problemi burocratici e di adeguamento alle normative veterinarie, negli ultimi tempi particolarmente severe e restrittive.


«Si tratta di soggetti di particolare interesse, entrambi maschi, nati nel 2024 e nel 2025 da una coppia ospitata nelle voliere dello zoo – spiega il direttore scientifico della Riserva, Fulvio Genero – e ora donatici per essere appunto reinseriti nell’ambiente naturale. Lo Zoo di Dresda, gestito con criteri moderni, favorisce la riproduzione degli animali ospitati, per avere giovani esemplari da poter liberare. Il trasferimento è stato organizzato e finanziato dallo stesso zoo, che per l’impegnativo trasporto ha utilizzato un mezzo ad hoc».
Ad accogliere i nuovi arrivati c’erano Genero, che coordina il progetto Grifone e cura i rapporti internazionali, e Luca Sicuro, presidente della Cooperativa Pavees, che gestisce la Riserva di Cornino e il Centro visite. I due grifoni, le cui condizioni sono risultate ottimali, sono ora ospitati in una grande voliera insieme ad altri esemplari: dovranno trascorrere un periodo di acclimatazione di qualche settimana prima di poter essere marcati e liberati, nel momento in cui le condizioni climatiche appariranno pienamente favorevoli. Nel tempo numerosi soggetti provenienti da varie strutture e parchi zoologici, o recuperati in condizioni difficoltà e riabilitati, sono stati reintrodotti in natura nella Riserva naturale regionale del lago di Cornino: si tratta di eventi importanti non tanto per la demografia della colonia, che conta ormai oltre 200 soggetti, ma soprattutto per i rapporti di collaborazione a livello internazionale e il risalto mediatico di iniziative del genere. Ed è proprio sulla valenza della fitta rete di contatti con l’estero della Riserva che pone l’accento il vicesindaco di Forgaria Luigino Ingrassi: «Rappresentano – commenta – una preziosa risorsa, che accresce progressivamente il ruolo, la visibilità e la considerazione nei confronti del nostro sito protetto, dando lustro al Comune di Forgaria e all’intera regione Friuli Venezia Giulia».

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In copertina, i due giovani grifoni arrivati da Dresda (all’interno) al Lago di Cornino.

A Udine riecco Borderwine, oggi degustazioni in Castello per aiutare Cormons devastata dall’alluvione

Vini e solidarietà per gli alluvionati del Cormonese. Come già annunciato, oggi tornano infatti, a Udine, le degustazioni di Borderwine, il Salone Transfrontaliero del Vino Naturale del Friuli Venezia Giulia. Appuntamento, pertanto, con “I like tasting on Monday” dalle 17 alle 22 alla Casa della Contadinanza, sul piazzale del Castello di Udine, con una speciale “passerella” di tredici vignaioli locali dedicata a tutti gli amanti del vino prodotto “secondo natura”, accompagnata dalle eccellenze enogastronomiche dei produttori del territorio e dalle specialità preparate per l’occasione da Mamm Udine.
Le cantine presenti sono Casali Magnis, Klabjan, Nando, Fuorizona Davide Gaggiola, Villa Job, Denis e Carlo Montanar, San Lurins, Klanc, Franco Terpin, Syekar, Juretic, Blažič, Stroppolatini. Tra i produttori la birra di Cras Craft Beer, Apicoltura Cedarmas, Pecol Sapori Alpini, Olispin, Alveare Udine, B-Orto, Molino Presello e La di Cjastelan.
La partecipazione alla degustazione di tutte le cantine e dei prodotti presenti sarà possibile associandosi come sostenitori a Borderwine con la quota di 15 euro valida per tutto il 2026. Parte del ricavato della serata sarà devoluta alla raccolta fondi istituita dal Comune di Cormons per sostenere la popolazione colpita dall’alluvione del 17 novembre scorso, attraverso il conto dedicato IT53P0708563930000000565367.

Per informazioni e prenotazioni: info@borderwine.eu

BereBene 2026 del Gambero Rosso premia un Friulano del Collio che ricorda il vecchio Tocai, un Pinot bianco di Cormons e un dolce Verduzzo dei Colli

La guida BereBene 2026 del Gambero Rosso (da quest’anno in formato digitale) seleziona i migliori vini italiani sotto i 20 euro. In vetta alla classifica, come miglior bianco 2026, c’è il Friulano Vigna Valeris Doc Collio 2024 della famiglia Muzic di San Floriano del Collio. A raccontarci con entusiasmo del premio è Fabijan Muzic «Volevamo il Tocai friulano di una volta, oggi Friulano, quello più tradizionale e rustico, ma esaltando i tratti più tipici del vitigno, ovvero quel finale leggermente amarognolo, con note di mandorla e sentori vegetali».
Un lavoro di recupero, diametralmente opposto alle selezioni clonali degli anni Settanta e Ottanta che hanno impoverito queste caratteristiche. «Gli stessi consumatori ci confermano che il Vigna Valeris è un testimone della rusticità del Friulano, un vero tuffo nel passato». Un progetto che prende forma proprio partendo da vecchie vigne di Tocai, con piante di oltre quarant’anni e altre più giovani, intorno ai dieci.
«Come azienda, da quindici anni puntiamo sui vitigni autoctoni, valorizzando soprattutto Malvasia e Ribolla gialla. Nel nostro percorso non abbiamo mai voluto seguire le mode clonali né l’omologazione. Oggi il Tocai friulano è la seconda varietà più coltivata in azienda dopo la Ribolla. È un vitigno in cui crediamo molto: oltre al Vigna Valeris, dà vita al Villa de Randis, che esce solo dopo cinque anni di bottiglia, ed è anche la base di uno dei nostri vini di punta, lo Stare Brajde», spiega il fratello Elija Muzic. «Tra gli autoctoni il Tocai è il più importante: una pietra miliare del Friuli Venezia Giulia, presente in moltissimi uvaggi».
L’annata 2024, raccontano i Muzic, è stata «incostante, con rese molto basse ma uve arrivate a una maturazione eccellente. Dal punto di vista qualitativo è stata super: vini aromatici, intensi». Il Friulano Vigna Valeris 2024 ne è un esempio emblematico. “Fieno, fiori bianchi e mela golden definiscono il naso di questo Friulano da un appezzamento di poco più di un ettaro sulle colline di San Floriano del Collio. Affinato solamente in acciaio sulle fecce fini, ha un sorso immediato e altrettanto varietale, all’insegna della freschezza e della sapidità territoriale, dalla beva trascinante”, così lo descrive la guida BereBene.
Fra i Migliori Qualità/Prezzo Regionali la spunta un altro Doc Collio: il Pinot bianco 2024 della Cantina Produttori Cormons, con 94 punti. Un Pinot bianco fragrante, frutto di una breve macerazione a freddo delle uve e di un riposo in grandi botti, che esaltano i profumi di cedro, zenzero candito e pompelmo. Il sorso è ugualmente fresco, salino, anche minerale, con un finale pulito e saporito, indubbiamente gastronomico. Abbinamento consigliato con Terrina di faraona. Infine, anche come Miglior Vino Dolce italiano della Guida 2026 c’è un prodotto dei Colli orientali del Friuli: il Verduzzo friulano Fco 2023 di Jacùss, la cantina dei fratelli Sandro e Andrea Iacuzzi che ha sede a Montina di Torreano, nel Cividalese.

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In copertina, i fratelli Elija e Fabijan Muzic nella cantina di San Floriano del Collio.

Da sessant’anni a Gradisca d’Isonzo il Gran Premio Noè. L’assessore Zannier: guardare al futuro senza perdere le radici

«Iniziative come quella di oggi devono guardare “oltre”, continuando a rinnovarsi e a trovare nuove modalità per proporre contenuti, senza però perdere il legame con le proprie radici. È fondamentale mantenere saldo il solco tracciato in questi decenni di attività, che ha dato valore al territorio e ai suoi prodotti e che continua a rappresentare un riferimento per chi opera nel settore». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo alla cerimonia di apertura del Gran Premio Noè 2025 a Gradisca d’Isonzo, la storica rassegna enologica – conta la bellezza di 60 anni! – che si concluderà proprio nella giornata odierna.

Due momenti della cerimonia inaugurale.


L’esponente della Giunta Fedriga ha sottolineato il valore storico e identitario della manifestazione, che rappresenta una delle più longeve iniziative dedicate alla cultura enologica regionale. Zannier ha ricordato come il Premio, nato negli anni Sessanta per valorizzare la qualità produttiva delle cantine del territorio, abbia saputo evolversi nel tempo mantenendo intatta la propria vocazione originaria. «Questo Premio – ha affermato – amplia oggi la propria offerta e si apre sempre più alla cultura e alle attività capaci di valorizzare un prodotto che definisce le caratteristiche storiche e culturali della nostra regione e dell’area di Gradisca d’Isonzo in particolare». Secondo l’assessore, tale evoluzione testimonia una crescita costante della manifestazione, che sa coniugare promozione del territorio, identità locale e attenzione alla qualità. «Parlare di vino nella nostra regione – ha osservato – significa porre l’attenzione su una molteplicità di produzioni, con differenze significative da territorio a territorio, che riflettono direttamente la varietà dell’orografia regionale. Andiamo dalle colline alle pianure fino al mare, e questa diversità morfologica ci consente di esprimere vini dalle caratteristiche profondamente diverse, ma accomunati da una qualità costante e riconosciuta».
L’assessore Zannier ha quindi evidenziato come la qualità resti l’elemento chiave della competitività del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. «Abbiamo mantenuto nel tempo livelli elevatissimi delle nostre produzioni – ha precisato – e questo ci pone stabilmente ai vertici in termini di mercato e di confronti internazionali». Un risultato che, ha aggiunto l’assessore, è il frutto dell’impegno dei produttori, della ricerca, dell’innovazione e dell’azione della Regione nel garantire condizioni favorevoli allo sviluppo del settore agroalimentare. «Il traguardo dei sessant’anni del Premio Noè – ha concluso – è un elemento di forza e insieme uno stimolo a proseguire nel percorso di valorizzazione della nostra identità vitivinicola, continuando a innovare senza smarrire le radici che hanno reso questa manifestazione un punto di riferimento per il mondo del vino regionale».

A Gorizia il sipario su Spirito di Vino con i vincitori del Concorso internazionale. Un omaggio alle vittime dell’alluvione nell’Isontino e al grande Giorgio Forattini

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Sipario a Gorizia sulla 26ma edizione di Spirito di Vino, con un riverente omaggio alle due vittime dell’alluvione, che pochi giorni fa ha colpito con fortissima intensità Brazzano di Cormons e l’Isontino, prima della proclamazione dei vincitori e della consegna dei relativi riconoscimenti. L’italiano Tommaso Gianno, con “Peace and wine” per la categoria over 30, e Ameen Alhabarah dall’Arabia Saudita, con l’opera “Prisoner of the bottle” per quella under 35, sono infatti i vincitori di questa nuova edizione del Concorso internazionale di vignette satiriche organizzato dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia. I loro nomi sono stati svelati nella suggestiva cornice di Casa Krainer, al centro durante quest’anno speciale di tante iniziative promosse nell’ambito di Go!2025 Nova Gorica-Gorizia Capitale europea della cultura.
Trecento vignette – Circa 300 le vignette arrivate da tutto il mondo e vagliate dalla prestigiosa giuria riunitasi a fine settembre al Rigolo di Milano. Tra i 30 finalisti sono stati premiati anche, nella categoria under 35, Malika Giovannievna Romanova (Italia) con “Veni vini vici” (seconda classificata) e Mojtaba Heiderpanah (Iran) con “I’m tipsy” (terzo classificato). Nella categoria over 35 invece il secondo premio è stato assegnato all’ucraino Oleksy Kustovsky con la vignetta “Dove of wine”, mentre il terzo posto è stato attribuito ex aequo agli italiani Lamberto Tomassini con “Vini italiani in Usa” ed Elisa Vallarino con “Bianchi”. Il Premio speciale – Premio Cover è andato al messicano Arturo Rosas per l’opera “Kiss”. Tutte le opere finaliste potranno essere ammirate, con un sorriso, proprio nella sala superiore di Casa Krainer che da storica ferramenta goriziana è diventato polo di saggezza.
«Spirito di Vino – ha commentato la presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg, Elda Felluga – conferma la sua vocazione, che è quella di unire vino, cultura e satira in un unico palcoscenico internazionale, dove ogni vignetta è un brindisi alla libertà di pensiero e al piacere di guardare la realtà con un pizzico di ironia in più». Alla premiazione, nella suggestiva location di via Rastello, erano presenti, oltre alla presidente del Mtv e a due componenti della giuria, il vignettista Valerio Marini e il direttore del Touring Silvestro Serra, anche il consigliere regionale Diego Bernardis, l’assessore alla Cultura del Comune di Gorizia, Fabrizio Oreti, e la direttrice del Gect Go, Romina Kocina. La presidente Felluga ha esordito, nel suo saluto, ricordando appunto la tragedia del recente nubifragio che si è abbattuto con inaudita violenza sull’Isontino, dove, oltre alla perdita di due vite, ha causato danni ingentissime alle strutture vitivinicole, come vigneti e cantine, e a pregiati servizi di ristorazione in vari Comuni del Collio.

Cerimonia e pubblico a Casa Krainer.

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Ultimo Colloquio a Rosazzo

(g.l.) Ultimo appuntamento oggi, 28 novembre, tra i vigneti di Rosazzo, della decima edizione della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”. Ospite del salotto letterario condotto e curato da Elda Felluga e Margherita Reguitti, Francesco De Filippo con il suo “Andrea Camilleri. Di pianeti e di uomini, in dialogo con Francesco De Filippo” (Castelvecchi). E dopo questo appuntamento conclusivo del ciclo autunnale e della stessa programmazione annuale, la prestigiosa rassegna dà appuntamento al 2026 quando si festeggeranno i 70 anni della carta geografica di Livio Felluga, logo inconfondibile dell’azienda che, con i suoi vini, viaggia in oltre 80 Paesi del mondo, portando la cultura e la tradizione, la qualità e la passione che hanno connotato tutta la vita del visionario imprenditore, “patriarca” del vino friulano, del quale proprio nel 2026 ricorreranno i dieci anni della scomparsa.

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La giuria – I vincitori, come ricordato, sono stati selezionati dalla giuria internazionale del concorso tra oltre 300 vignette arrivate da tutto il mondo, confermando anche per questa edizione la capacità della rassegna di attrarre sguardi, stili e sensibilità diverse, tutte accomunate dal filo rosso del vino e della satira. La giuria, lo ricordiamo, è composta dal presidente in carica Alfio Krancic (vignettista), Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Aldo Colonetti (filosofo Politecnico di Milano), Fede & Tinto (conduttori Decanter — Rai Radio 2), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Franz Botré (direttore Spirito di Vino), Enzo Rizzo (vicedirettore Spirito di Vino), Silvestro Serra (direttore Touring) ed Elda Felluga (presidente Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia).
«Anche quest’anno – ha proseguito la presidente Felluga – abbiamo registrato una partecipazione molto sentita da parte dei vignettisti, con lavori che arrivano da Paesi e culture diverse. Filo conduttore resta sempre il vino, reinterpretato attraverso il linguaggio pungente della satira abbracciando temi come l’attualità, il costume e la storia. Spirito di Vino è nato 26 anni fa e nel tempo è diventato un osservatorio sul presente, dove il vino incontra la satira per raccontare il mondo che cambia».

Primo Over 30

Primo Under 35


L’omaggio a Forattini – Accanto alle vignette finaliste sono esposte in mostra fino al 5 dicembre sempre a Casa Krainer anche le opere dei Maestri vignettisti membri della giuria. Un corner speciale non poteva che essere dedicato a uno tra i più grandi maestri della satira italiana, Giorgio Forattini. Al presidente onorario del concorso e da sempre vicino alla manifestazione, scomparso recentemente, è stata infatti dedicata una sezione con una selezione delle vignette da lui realizzate nel corso dei 25 anni di storia di “Spirito di Vino”. «Per noi Forattini non è stato solo un presidente onorario – ha aggiunto Elda Felluga –, ma un vero compagno di viaggio. Con il suo sguardo tagliente, curioso e ironico ha accompagnato la crescita di Spirito di Vino, contribuendo a farne un punto di riferimento internazionale. Dedicargli uno spazio nella mostra è il nostro modo per dirgli grazie e per continuare a far vivere il suo spirito, che resta impresso in tante delle pagine più significative del concorso».
Il calendario – Come ogni anno, dalle vignette selezionate, infine, è nato anche il Calendario “Spirito di Vino”, diventato nel tempo un oggetto da collezione. La copertina di questa edizione è dedicata a via Rastello, una delle vie più suggestive di Gorizia, oggi simbolo di creatività e rinascita culturale, con al centro la figura del filosofo e poeta Carlo Michelstaedter. Un doveroso omaggio a conclusione del ricco anno dedicato a “Go!2025” in cui Gorizia e Nova Gorica sono insieme capitali europee della cultura.
La mostra – Accanto alle vignette finaliste saranno esposte, come già accenato,  in una mostra fino al 5 dicembre a Casa Krainer anche le opere dei Maestri vignettisti membri della giuria. E un corner speciale non potrà che essere dedicato prorio a uno tra i più grandi maestri della satira italiana, Giorgio Forattini. Al presidente onorario del Concorso e da sempre vicino alla manifestazione è stata dedicata una sezione con una selezione delle vignette da lui realizzate nel corso dei 25 anni di storia di “Spirito di Vino”.
Conclusa, dunque, questa edizione del Concorso internazionale nato nel 2000, inserita, come detto, in un anno tutto speciale per Gorizia e per l’intero Friuli Venezia Giulia, il Movimento turismo del vino ora guarda già al 2026. Anche perché un po’ di buonumore e leggerezza, in questi tempi complessi e preoccupanti, non può che farci bene. E, allora, alla prossima!

Premio Speciale

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In copertina, una delle vignette realizzate da Giorgio Forattini ed esposte a Casa Krainer in via Rastello a Gorizia.

A Udine ritorna Borderwine il Salone transfrontaliero del vino naturale: anche un aiuto agli alluvionati di Cormons

A Udine ritorna Borderwine che questa volta sarà all’insegna della solidarietà per le popolazioni cormonesi colpite dall’alluvione della scorsa settimana.Tornano infatti le degustazioni del Salone Transfrontaliero del Vino Naturale del Friuli Venezia Giulia. Appuntamento con “I like tasting on Monday” lunedì 1° dicembre dalle 17 alle 22 alla Casa della Contadinanza (piazzale del Castello di Udine) con una speciale degustazione delle etichette di tredici vignaioli locali dedicata a tutti gli amanti del vino prodotto “secondo natura”, accompagnata dalle eccellenze enogastronomiche dei produttori del territorio e dalle specialità preparate per l’occasione da Mamm Udine.


Le cantine presenti sono Casali Magnis, Klabjan, Nando, Fuorizona Davide Gaggiola, Villa Job, Denis e Carlo Montanar, San Lurins, Klanc, Franco Terpin, Syekar, Juretic, Blažič, Stroppolatini. Tra i produttori la birra di Cras Craft Beer, Apicoltura Cedarmas, Pecol Sapori Alpini, Olispin, Alveare Udine, B-Orto, Molino Presello e La di Cjastelan.
La partecipazione alla degustazione di tutte le cantine e dei prodotti presenti sarà possibile associandosi come sostenitori a Borderwine con la quota di 15 euro valida per tutto il 2026. Parte del ricavato della serata sarà devoluta, come detto, alla raccolta fondi istituita dal Comune di Cormons per sostenere la popolazione colpita dall’alluvione del 17 novembre scorso, attraverso il conto dedicato IT53P0708563930000000565367. Per informazioni e prenotazioni: info@borderwine.eu

Confagricoltura Donna Fvg scende in campo per celebrare la Giornata internazionale contro la violenza

#OrangeConfagri, la campagna nazionale promossa da Confagricoltura Donna, giunta alla sua 15ª edizione, sostiene ogni anno i centri e le realtà territoriali che offrono ascolto e protezione alle donne vittime di violenza. Quest’anno, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra oggi, 25 novembre, Confagricoltura Donna Fvg ha scelto di mobilitarsi incontrando le principali Istituzioni e Amministrazioni regionali e consegnando le clementine simboliche dell’iniziativa.

Gli incontri nelle istituzioni – La delegazione di Confagricoltura Donna Fvg, guidata dalla presidente, Paola Giovannini Pasti, ha incontrato i rettori delle Università di Trieste e Udine, gli assessori alle Politiche sociali di Trieste, Udine e Gorizia e i Prefetti di tutte le provincie della regione promuovendo un dialogo concreto sulla prevenzione e sul contrasto alla violenza di genere. Tra questi, particolarmente significativo l’incontro con la rettrice dell’Università di Trieste, Donata Vianelli, che ha ricevuto le clementine nella Sala Cammarata del Rettorato sottolineando l’impegno dell’Università di Trieste nel contrastare efficacemente ogni forma di violenza di genere, anticipando alcune delle attività in programma nella Focus Week promossa, anche quest’anno, dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell’Ateneo triestino.

Le parole di Paola Giovannini Pasti – «Il 25 novembre non è una ricorrenza da celebrare, ma un impegno di ogni giorno – afferma la presidente di Confagricoltura Donna Fvg -. Le clementine antiviolenza sono un simbolo semplice, immediato, ma racchiudono il nostro messaggio: ogni donna deve potersi sentire protetta, ascoltata e libera. Ringrazio le Istituzioni che ci hanno accolto: costruire una rete è fondamentale per dare continuità ai percorsi di prevenzione e sostegno».

Confagricoltura Donna Fvg ribadisce che l’impegno contro la violenza di genere non si esaurisce il 25 novembre. L’Associazione è attiva ogni giorno nel promuovere il rispetto, la parità di genere e una cultura che riconosca il ruolo delle donne nelle comunità e nelle imprese agricole.In copertina, la presidente Paola Giovannini Paesti durante un incontro a Udine.

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In copertina, la presidente Paola Giovannini Paesti durante un incontro a Udine.

Debuttano con successo a Prepotto gli Itinerari dell’identità agricola lungo il Cammino Celeste di Castelmonte. Fa centro il Friuli Venezia Giulia scelto come apripista in Italia con il Piemonte

Successo per “Gli itinerari dell’Identità agricola collettiva lungo il Cammino Celeste”: l’evento promosso dal Comune di Prepotto e dal Coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, e che ha debuttato ieri, ha registrato il sold out. Sono stati, infatti, 115 tra camminatori e ciclisti che sono saliti fino al Santuario della Madonna di Castelmonte, luogo di fede millenaria, sul percorso del Cammino Celeste che unisce Aquileia al Monte Lussari, nel Tarvisiano.


La bella giornata domenicale ha permesso di scoprire le eccellenze territoriali: lo Schioppettino di Prepotto e lo Schioppettino di Cialla (con degustazione curata da Matteo Bellotto), la coltura dello zafferano, le produzioni locali di miele (millefiori, tiglio e castagno), i biscotti del territorio e le castagne, nonché l’assaggio della neonata “zuppa francescana” preparata dai frati del Santuario mariano. In più visita guidata al borgo di Centa e alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Chiazzacco, nonché allo stesso Santuario castellano con le sue sale rinnovate. I referenti del Cammino Celeste hanno, inoltre, presentato l’itinerario completo che compie 20 anni dalla sua attivazione. Il tutto in collaborazione con Pro Loco Prepotto e Cammino Celeste, PromoTurismoFvg – Io sono Friuli Venezia Giulia, Associazione nazionale Città dell’Olio, FederCammini e Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia.
La giornata rientrava, infatti, nel protocollo di Intesa firmato tra Associazione nazionale Città del Vino, Associazione Nazionale Città dell’Olio, FederCammini e Unpli. Questa progettualità congiunta ha dato, appunto, vita a “Gli Itinerari dell’Identità Agricola Collettiva” con 5 percorsi pilota in altrettante regioni d’Italia da fare a piedi o in bicicletta: il Friuli Venezia Giulia, con Prepotto, è stato scelto per l’esordio assieme al Piemonte.
«Con questa giornata – ha commentato il sindaco di Prepotto, Mariaclara Forti – abbiamo dato un “assaggio” della bellezza e accoglienza presenti nel nostro territorio, sperando che possano essere spunto per una nuova visita da parte di coloro che hanno partecipato». «Un progetto – ha aggiunto il vicepresidente nazionale e coordinatore regionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini – che ha permesso di valorizzare le nostre proposte oleo-eno-turistiche in quella che, visto il successo dell’esordio, confidiamo essere la prima tappa di una serie di eventi simili».

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In copertina, il momento del via alla riuscita giornata di Prepotto presenti il sindaco Mariaclara Forti e il coordinatore delle Città del Vino Fvg Tiziano Venturini; all’interno, due folti gruppi di camminatori e ciclisti e le visite al famoso Santuario mariano di Castelmonte e alla storica Chiesetta di San Pietro di Chiazzacco.

Ape Fvg, sono 170 le aziende impegnate nelle attività sulle agroenergie. A Udine un incontro sulla transizione energetica

A oggi, sono sei gli incontri tecnici collettivi sul campo, a cui vanno aggiunti due eventi formativi e una visita a un impianto agrivoltaico avanzato in Umbria, che Ape Fvg ha organizzato coinvolgendo oltre 170 aziende interessate ad approfondire come concretizzare la transizione energetica in agricoltura. Al più recente, tenutosi a Pordenone, hanno partecipato una trentina tra imprenditori agricoli, agronomi e professionisti, intervenendo al convegno: “Transizione energetica per le aziende agricole tra efficienza e rinnovabili”, organizzato nell’ambito del programma Sissar 2025, con il supporto di Ersa. L’incontro è stato coordinato e diretto dall’Ege Samuele Giacometti, che ha guidato i lavori e presentato i risultati dei monitoraggi energetici eseguiti in quattro aziende vitivinicole regionali. Durante l’evento, Gabriele Chiodini di Akren ha introdotto il tema dell’agrivoltaico avanzato, illustrando le opportunità per le imprese agricole. Nella tavola rotonda finale, Ornella Venica (Venica & Venica) e Giulio Domini (Weldan) hanno condiviso esperienze pratiche di gestione efficiente dell’energia, evidenziando come semplici accorgimenti operativi possano ridurre significativamente i consumi elettrici. Infatti, non sempre sono necessari grossi investimenti per ridurre il fabbisogno di energia e grazie all’efficienza energetica raggiunta è possibile coprire i ridotti consumi con le fonti rinnovabili.
L’iniziativa ha confermato il valore del percorso promosso dall’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, con Ersa e Ape Fvg impegnate a favorire il dialogo tra imprese, la diffusione di buone pratiche e l’adozione di soluzioni energetiche sostenibili nel settore agricolo regionale. Per tutto il 2025, Ape Fvg è Soggetto erogatore Sissar e offre consulenza e assistenza specialistica altamente qualificata per il settore delle agroenergie ed energie rinnovabili in agricoltura. Per le imprese agricole regionali è ancora possibile richiedere una consulenza gratuita in azienda da svolgersi entro il prossimo mese (per informazioni: 0432 980322 o https://www.ape.fvg.it/sissar/).
Il prossimo incontro, l’ultimo previsto per quest’anno, si terrà il 1° dicembre, alle ore 15, a Udine, e presenterà i risultati del primo anno di monitoraggi effettuati sull’impianto agrivoltaico installato su un vigneto di Palazzolo dello Stella, realizzato con contributo Sissar. Si parla di agrivoltaico, altra cosa rispetto al fotovoltaico a terra, poiché si concretizza un utilizzo duale del suolo agricolo, con pannelli solari installati su strutture sopraelevate che consentono la prosecuzione delle attività agricole sottostanti. Progettare un impianto agrivoltaico “su misura”, che si adatti alle diverse situazioni agrarie, integrabile con le pratiche colturali in uso e con le attrezzature disponibili in azienda, permette di massimizzare i risultati produttivi, sia della componente energetica che di quella agricola, riducendo al minimo gli investimenti.

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In copertina, l’impianto agrivoltaico realizzato in un vigneto a Palazzolo dello Stella.

“Spirito di vino”, velo di tristezza (per i drammi del maltempo) stamane a Gorizia tra i premi delle vignette senza confini

(g.l.) Anche il momento per un sorriso al fine di poter alleggerire la cappa di dolore e tristezza che è scesa in questi giorni, a causa dell’eccezionale ondata di maltempo, soprattutto sul Goriziano, dove, oltre a causare le due vittime che tutti piangiamo, la pioggia torrenziale ha preso di mira in modo molto grave anche rinomate cantine e pregiati vigneti del Collio.  Scocca, infatti, l’ora per la 26ª edizione di “Spirito di Vino”, il concorso internazionale di eno-satira organizzato dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia, le cui premiazioni sono in programma proprio stamane, 22 novembre alle 11 a Gorizia, negli spazi di Casa Krainer in via Rastello, dove il vino torna a farsi ambasciatore di ironia e dialogo tra le vignette senza confini.
Come annunciato, sarà in questa occasione che verranno svelati i vincitori delle delle due categorie in gara, under 35 e over 35, selezionati tra le circa 300 vignette arrivate da tutto il mondo e vagliate come da tradizione dalla prestigiosa giuria riunitasi a fine settembre al Rigolo di Milano, nella sala dedicata alla satira. Trenta le opere selezionate dalla giuria composta dal presidente onorario, Giorgio Forattini – mancato, purtroppo, poche settimane fa -, dal presidente in carica Alfio Krancic (vignettista), Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Aldo Colonetti (filosofo Politecnico di Milano), Fede & Tinto (conduttori Decanter — Rai Radio 2), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Franz Botré (direttore Spirito di Vino), Enzo Rizzo (vicedirettore Spirito di Vino), Silvestro Serra (direttore Touring) ed Elda Felluga (presidente Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia).
Accanto alle vignette finaliste saranno esposte in una mostra fino al 5 dicembre a Casa Krainer anche le opere dei Maestri vignettisti membri della giuria. Un corner speciale non potrà che essere dedicato a uno tra i più grandi maestri della satira italiana, Giorgio Forattini. Al presidente onorario del concorso e da sempre vicino alla manifestazione sarà dedicata una sezione con una selezione delle vignette da lui realizzate nel corso dei 25 anni di storia di “Spirito di Vino”.
Come ogni anno, dalle vignette selezionate nasce anche il Calendario “Spirito di Vino”, diventato nel tempo un oggetto da collezione. La copertina di questa edizione è dedicata a via Rastello, una delle vie più suggestive di Gorizia, oggi simbolo di creatività e rinascita culturale, con al centro la figura del filosofo e poeta Carlo Michelstaedter. Un doveroso omaggio a conclusione del ricco anno dedicato a “Go2025!” in cui Gorizia e Nova Gorica sono insieme capitali europee della cultura.

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In copertina, la vignetta che Giorgio Forattini volle dedicare nel 2000 all’appena nato “Spirito di vino”.

Confagricoltura Fvg e il Goriziano devastato dal maltempo: segnale di fragilità del territorio, bisogna intervenire su argini e corsi d’acqua

Confagricoltura Fvg esprime profondo cordoglio e solidarietà alle famiglie colpite dalla tragedia che ha interessato in maniera drammatica il territorio provinciale di Gorizia nella notte tra il 16 e il 17 novembre. Una violenta ondata di maltempo, con precipitazioni eccezionali ha provocato, tra l’altro, il dissesto idrogeologico della Collina di Cormons, travolgendo almeno tre abitazioni e causando due vittime. L’esondazione dei torrenti Judrio, Torre e Versa ha aggravato ulteriormente la situazione, generando un bilancio pesantissimo: vasti terreni coltivati (per alcune centinaia di ettari) risultano completamente allagati; molte aziende vitivinicole denunciano frane e smottamenti e si registrano gravi blocchi della produzione.


Un caso emblematico è quello dell’azienda Borgo del Tiglio di Nicola Manferrari, a Brazzano di Cormons: l’intero comparto vendita risulta compromesso, la cantina, contenente le bottiglie già pronte per le commesse natalizie — per un valore stimato di 3 milioni di euro — è stata sigillata a causa delle operazioni urgenti di messa in sicurezza.
«Il dramma che ha colpito il Goriziano è una terribile fotografia della fragilità idrogeologica del nostro territorio a seguito di questi fenomeni metereologici improvvisi e di così forte entità – dice Stefano Visintin, direttore di Confagricoltura Gorizia-Trieste -. È un campanello d’allarme che non possiamo più ignorare: è tempo di agire con decisione, responsabilità e lungimiranza. I nostri agricoltori, le nostre comunità, le nostre famiglie meritano che la prevenzione diventi una priorità permanente, non solo un intervento emergenziale».
Confagricoltura sottolinea che almeno una parte di questa emergenza poteva essere evitata, se fosse stata garantita una manutenzione e sistemazione costante e puntuale dei corsi d’acqua e degli argini. Risulta necessario, dunque, intervenire ora con urgenza attraverso misure strutturali per la prevenzione del dissesto idrogeologico: non possono più bastare azioni emergenziali sporadiche. Serve un piano organico di difesa del suolo, sostenuto da risorse adeguate e da una continua operatività nel tempo. È fondamentale, adesso, un coordinamento efficace tra Enti territoriali, Regione Fvg, Consorzi di bonifica, Protezione Civile e Organizzazioni agricole, al fine di predisporre misure preventive realmente efficaci e durature.

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In copertina, vigneti allagati a Dolegnano; all’interno, devastazione nel cortile di Borgo del Tiglio a Brazzano di Cormons.

Calici, matite e satira: sabato a Gorizia i premi per “Spirito di Vino” con un omaggio a Giorgio Forattini presidente onorario del Concorso nato nel 2000

Il vino torna a farsi ambasciatore di ironia e dialogo. Cresce, infatti, l’attesa per la 26ª edizione di “Spirito di Vino”, il concorso internazionale di vignette satiriche organizzato dall’ormai lontano 2000 Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia, che  dà appuntamento sabato 22 novembre, alle 11, a Gorizia, negli spazi di Casa Krainer in via Rastello. Sarà in quell’occasione che verranno svelati i vincitori delle due categorie in gara, under 35 e over 35, selezionati tra le circa 300 vignette arrivate da tutto il mondo e vagliate come da tradizione dalla prestigiosa giuria riunitasi a fine settembre al Rigolo di Milano, nella sala dedicata alla satira. Trenta le opere selezionate dalla giuria composta dal presidente onorario, Giorgio Forattini- scomparso, purtroppo, poche settimane fa a 94 anni -, dal presidente in carica Alfio Krancic (vignettista), Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Aldo Colonetti (filosofo Politecnico di Milano), Fede & Tinto (conduttori Decanter — Rai Radio 2), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Franz Botré (direttore Spirito di Vino), Enzo Rizzo (vicedirettore Spirito di Vino), Silvestro Serra (direttore Touring) ed Elda Felluga, presidente di Mtv Fvg.

«Anche quest’anno abbiamo registrato una partecipazione molto sentita da parte dei vignettisti, con lavori che arrivano da Paesi e culture diverse, il filo conduttore è il vino che viene reinterpretato attraverso il linguaggio pungente della satira abbracciando temi come l’attualità, il costume e la storia – sottolinea Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg –. Spirito di Vino è nato 26 anni fa e nel tempo è diventato un osservatorio sul presente, dove il vino incontra la satira per raccontare il mondo che cambia».
Accanto alle vignette finaliste saranno esposte in una mostra fino al 5 dicembre a Casa Krainer anche le opere dei maestri vignettisti membri della giuria. Un corner speciale non potrà che essere dedicato a uno tra i più grandi maestri della satira italiana, Giorgio Forattini. Alla memoria del presidente onorario del concorso, e da sempre vicino alla manifestazione, sarà dedicata una sezione con una selezione delle vignette da lui realizzate nel corso dei 25 anni di storia di “Spirito di Vino”. «Per noi Forattini non è stato solo un presidente onorario – prosegue Elda Felluga –, ma un vero compagno di viaggio. Con il suo sguardo tagliente, curioso e ironico ha accompagnato la crescita di Spirito di Vino, contribuendo a farne un punto di riferimento internazionale. Dedicargli uno spazio nella mostra è il nostro modo per dirgli grazie e per continuare a far vivere il suo spirito, che resta impresso in tante delle pagine più significative del concorso».
Come ogni anno, dalle vignette selezionate nasce anche il Calendario “Spirito di Vino”, diventato nel tempo un oggetto da collezione. La copertina di questa edizione è dedicata a via Rastello, una delle strade più suggestive di Gorizia, oggi simbolo di creatività e rinascita culturale, con al centro la figura del filosofo e poeta Carlo Michelstaedter. Un doveroso omaggio a conclusione del ricco anno dedicato a “Go!2025” in cui Gorizia e Nova Gorica sono insieme Capitale europea della Cultura.
«”Spirito di Vino” – conclude la presidente Felluga – conferma così la sua vocazione, che è quella di unire vino, cultura e satira in un unico palcoscenico internazionale, dove ogni vignetta è un brindisi alla libertà di pensiero e al piacere di guardare la realtà con un pizzico di ironia in più». Uno spirito che si è voluto perseguire anche nelle tante tappe di “(Eno)satira”, l’itinerario enoturistico che ha coinvolto, e sta coinvolgendo, molte delle cantine aderenti, dove è allestita la stanza “Spirito di Vino” in cui la satira rappresenta ancora una volta il collante per un percorso alla scoperta dei sapori e del territorio, sempre con ironia e curiosità.

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In copertina, Giorgio Forattini scomparso poche settimane fa a 94 anni in una foto del; all’interno, una parte della giuria riunitasi a settembre a Milano per la scelta dei finalisti e un momento della proclamazione dei vincitori della passata edizione, lo scorso anno a Gorizia, oltre a una vignetta realizzata dall’indimenticabile Maestro per Spirito di Vino nel 2000 quando nacque il prestigioso Concorso enosatirico.

Città del vino Fvg a quota 41 Comuni dopo l’arrivo di Remanzacco. Il sindaco: potremo valorizzare il nostro territorio

Continuano a crescere le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia che ora superano quota 41 Comuni aderenti grazie all’arrivo nel gruppo di Remanzacco. La consegna ufficiale della bandiera è avvenuta in una serata ospitata dall’Agriturismo Vigne del Malina, storica cantina del territorio. Il vicepresidente nazionale e coordinatore regionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini – asieme al vicecoordinatore regionale Maurizio D’Osualdo e ai membri del coordinamento Silvia Parmiani e Gianpietro Colecchia – ha consegnato il vessillo e la spilletta dell’associazione al sindaco Daniela Briz, che ha espresso la sua convinta adesione all’associazione, e agli assessori Stefano Milanese e Gianluca Noacco.
«Un passaggio importante per la nostra realtà – ha sottolineato il primo cittadino di Remanzacco – che ci permetterà di valorizzare anche in chiave turistica il nostro territorio contando sul grande lavoro di rete delle Città del Vino». «Siamo lieti – ha aggiunto Venturini – di accogliere il Comune di Remanzacco nella nostra grande famiglia. Una adesione che s’inserisce in un territorio dall’alta vocazione vinicola di qualità, con Cividale del Friuli, Nimis, Povoletto, Prepotto e Torreano già membri e il Comune di Moimacco anch’esso di recentissima adesione. Grazie al sindaco e alla sua giunta per la magnifica accoglienza come anche ai titolari delle Vigne del Malina. Si tratta del primo passo verso nuove e proficue collaborazioni». La serata si è conclusa con la degustazione guidata dei vini della cantina ospitante curata da Matteo Bellotto.

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In copertina, Tiziano Venturini mentre appunta la spilla delle Città del vino a Daniela Briz sindaco di Remanzacco; qui sopra, la consegna della bandiera.

Il Fvg e la Valle del Judrio in un progetto nazionale di scoperta del territorio tra storia, spiritualità ed enogastronomia: appuntamento a Prepotto e Castelmonte

Il Friuli Venezia Giulia e la Valle del Judrio, in particolare, sono stati scelti per partecipare a un progetto pilota nazionale di scoperta del territorio attraverso le eccellenze agroalimentari lungo uno dei cammini storici e di fede più noti. Si terrà infatti domenica 23 novembre a Prepotto “Gli itinerari dell’Identità agricola collettiva lungo il Cammino Celeste”, evento promosso dal Comune di Prepotto e dal Coordinamento delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, guidati da Mariaclara Forti e Tiziano Venturini, che è anche vicepresidente nazionale dell’Associazione. A piedi e in bicicletta, su itinerari di varia difficoltà, i partecipanti potranno salire fino al Santuario mariano di Castelmonte, luogo di fede millenaria, sul percorso del Cammino Celeste che unisce Aquileia al Monte Lussari. Previste tappe enogastronomiche in cui scoprire le eccellenze territoriali, assaggiarle e se si vuole anche comprarle. Il tutto in collaborazione con Pro Loco Prepotto e Cammino Celeste, PromoTurismoFvg – Io sono Friuli Venezia Giulia, Associazione nazionale Città dell’Olio, Federcammini e Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia.
“Un progetto pilota – spiega Venturini – pilota a livello nazionale che trova la sua prima attuazione qui in regione e a Boca in provincia di Novara. Punta a uno sviluppo territoriale locale sostenibile con particolare riferimento alla cultura e alla civiltà agricola e allo sviluppo dell’economia rurale, alla promozione delle specificità locali e alla difesa dei sistemi agricoli tradizionali”. “Siamo pronti – gli fa eco il primo cittadino – ad accogliere i partecipanti per accompagnarli alla scoperta delle eccellenze culturali, enoiche e gastronomiche del nostro territorio. Prepotto-Terra dello Schioppettino è noto per la propria produzione vinicola fra cui spiccano lo Schioppettino di Prepotto e lo Schioppettino di Cialla, ma nell’occasione verrà presentata la coltura dello zafferano e verranno fatte degustare le produzioni locali di miele, millefiori, tiglio e castagno. Inoltre, dall’ispirazione data da questa giornata speciale nasce la zuppa francescana. Fra le tappe più attese la visita al borgo di Centa, alla Chiesa di San Pietro di Chiazzacco e alle nuove sale del Santuario solo recentemente aperte al pubblico. Il tempo a disposizione non sarà tanto, ma si vuole lasciare a chi parteciperà, grazie all’ausilio delle nostre guide, una sintesi di alcuni dei nostri posti più belli che in seguito potranno essere rivisitati e la loro conoscenza approfondita ”.

Grappoli di Schioppettino di Prepotto e Cialla.

IL PROGETTO – La giornata rientra nel protocollo di Intesa firmato tra Associazione nazionale Città del Vino, Associazione nazionale Città dell’Olio, FederCammini e Unpli. Questa progettualità congiunta “Gli Itinerari dell’Identità Agricola Collettiva” punta a realizzare 5 itinerari pilota in 5 regioni d’Italia da fare a piedi e in bicicletta che comprendono la visita a luoghi di interesse culturale o ambientale, esperienze oleo-eno-turistiche ed enogastronomiche, attività didattiche/educative, accoglienza rurale e ospitalità diffusa e acquisto di prodotti del territorio. Gli itinerari toccheranno luoghi simbolici e fortemente identitari e mireranno alla promozione e valorizzazione anche di luoghi e risorse del territorio meno conosciuti e frequentati in termini turistici al fine di favorire una decompressione dall’eccesso di turismo. In tal senso è stato scelto il tratto di Cammino Celeste che attraversa la Città del Vino di Prepotto (celebre proprio per il suo Schioppettino), dove la coltivazione dell’olivo è sempre più presente e si trova il Santuario castellano a cui tutti i Friulani, e non solo, guardano con devozione.

A PIEDI – A piedi previsti due gruppi. Il gruppo A percorrerà circa 10 km con dislivello di circa 500 metri e si ritroverà alle 8.30 ad Albana nei pressi del Ponte dello Schioppettino. Il gruppo B percorrerà circa 4 km per un dislivello di circa 280 metri, ritrovo alle 9.30 a San Pietro di Chiazzacco. Per tutti benvenuto con caffè, tè caldo e dolci del panificio Codromaz. Dopo la partenza, vsita al borgo di Centa e alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Alle 10 visita alla chiesa di San Pietro di Chiazzacco. Qui Matteo Bellotto presenterà lo Schioppettino di Prepotto. Inoltre degustazione del miele di Prepotto. Poi partenza per Castelmonte e lungo il cammino visita alla coltivazione di zafferano. Tra le 12 e le 13 arrivo a Castelmonte. Visita alle nuove sale del Santuario e presentazione del Cammino Celeste. Ristoro finale con zuppa francescana e prodotti del territorio accompagnati da Schioppettino di Prepotto e altre eccellenze vinicole di questo angolo dei Colli orientali del Friuli. Castagnata finale. Dalle 15 rientro a piedi o in pulmino (da prenotare).

La bellissima San Pietro di Chiazzacco.

IN BICICLETTA – Unico gruppo per chi viene in bicicletta di circa 16 km per un dislivello di circa 600 metri. Ritrovo alle 9.30 nel parcheggio di fronte al Municipio di Prepotto. Per tutti benvenuto con caffè, tè caldo e dolci del panificio Codromaz. Alle 10 partenza con escursione panoramica della vallata del Judrio fino a Castelmonte. Visita alla chiesa di San Pietro di Chiazzacco. Qui ancora Bellotto presenterà lo Schioppettino di Prepotto. Inoltre, degustazione del miele di Prepotto. Poi partenza per Castelmonte e lungo il cammino visita alla coltivazione di zafferano. Tra le 12 e le 13 arrivo a Castelmonte. Visita alle nuove sale del Santuario e presentazione del Cammino Celeste. Ristoro finale con zuppa francescana e prodotti del territorio accompagnati da Schioppettino di Prepotto e altri vini di pregio. Castagnata finale e dalle 15 rientro sulle proprie biciclette.

LE ISCRIZIONI – Informazioni e prenotazione obbligatoria entro giovedì 20 novembre contattando la Pro Loco di Prepotto: prepottoproloco@gmail.com, telefono 328.6983865. Quota di partecipazione € 6 a persona comprensivo di ristori e assicurazioni. In caso di maltempo, l’evento si svolgerà a Castelmonte a partire dalle ore 11.

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In copertina, il suggestivo borgo di Castelmonte con il celebre e amato Santuario mariano.

Fare rete con al centro le donne per un enoturismo sempre più forte chiedono Distretto commercio Friuli Orientale e Città del vino a San Giovanni al Natisone

(g.l.) L’enoturismo sarà sempre più “porta” per accogliere i visitatori, cercando di fare rete e superando parcellizzazioni e campanili. È questa la direzione in cui è necessario guardare, dando così sempre più forza al brand “Io sono Friuli Venezia Giulia”, secondo l’assessore regionale alle attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, intervenuto domenica scorsa in apertura dell’incontro promosso dal Distretto del commercio Friuli Orientale per festeggiare la Giornata mondiale dell’Enoturismo, a Villa de Brandis di San Giovanni al Natisone.

L’appuntamento, organizzato con il patrocinio della Regione Fvg e in collaborazione con Città del Vino, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino e Unpli, ha «avviato un dialogo per costruire un modello di sviluppo in cui il vino sia leva di attrattività e coesione sociale», ha detto il sindaco di San Giovanni Carlo Pali, aprendo i lavori, mentre Beppino Govetto, sindaco di Pavia di Udine e capofila del Distretto del commercio Friuli Orientale, ha evidenziato anche «il ruolo del Distretto nell’impegno a rendere Il territorio parte attiva in unico grande sistema fatto di comunità e realtà economiche vive e in grado di sperimentare modelli innovativi di sviluppo». Un sistema in cui il vino è sempre più al centro, assieme ai prodotti agroalimentari e alla ristorazione, eccellenze capaci per prime di attrarre turisti in regione. E un mondo in cui il punto di vista femminile ha sempre più peso e valore, come dimostrato dalla tavola rotonda seguita agli interventi istituzionali, moderata dal vicedirettore del Gruppo Nem con delega al Messaggero Veneto Paolo Mosanghini, in cui si sono confrontate le visioni e le esperienze sul campo di Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg; Iole Piscolla, responsabile progetti speciali e turismo dell’Associazione nazionale Città del Vino, che era intervenuta il giorno precedente all’assemblea Cdv Fvg a Rauscedo; Elena Roppa, delegata Donne del Vino Fvg. Le donne – si è sottolineato – sono oggi sempre più protagoniste dell’ospitalità, capaci di accogliere anche i “nuovi” turisti, sempre più giovani e tecnologici, sempre più in cerca di esperienze uniche e vere, partendo dalla vigna e dalla cantina. E, prima ancora, sapendo fare squadra e utilizzando in modo efficace la comunicazione, anche mettendo a frutto le tecnologie più attuali. Tra gli intervenuti anche Pietro De Marchi, presidente delle Pro Loco del Friuli Venezia Giulia.
«Il vino è oggi un vero motore di sviluppo – ha chiosato il manager del Distretto, Edi Sommariva –, in grado di generare valore e avviare la conoscenza a tuttotondo del territorio che lo produce. Qui in Fvg abbiamo tutto per farlo bene e in più abbiamo diversi vantaggi rispetto ad altre regioni italiane. Il 90% della superficie a vite, per esempio, è destinato alle produzioni di qualità, superando di quasi venti punti sia il Nordest sia l’Italia. L’enoturismo, da comparto di nicchia diventa così leva di sinergie e di un ecosistema territoriale di sperimentazione e innovazione, di cui il Distretto del commercio Friuli orientale vuole farsi interprete. La cantina è punto di partenza, in un modello orizzontale in cui in vino “contamina” positivamente il territorio: non solo ambasciatore della regione, ma chiave d’accesso al territorio».

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Nuova viticoltura a Ramuscello

La viticoltura sta affrontando una profonda trasformazione, in cui monitoraggi avanzati, strumenti digitali e analisi dei dati stanno diventando elementi centrali del lavoro in vigna. In questo quadro, per oggi 12 novembre, alle 17.30, nella sala parrocchiale di Ramuscello,  frazione di Sesto al Reghena, Città del vino del Friuli Occidentale, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha organizzato un incontro dedicato alle nuove modalità di gestione del vigneto. Moderati dal giornalista Adriano Del Fabro, parteciperanno Silvia Liggeri del Crea, Andrea Dal Cin di SkyDrone 360, Cesare Tocchet e Gianluca Trevisan per la Cantina, con un intervento di chiusura dei lavori di Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco Doc.

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Ma torniamo all’assessore regionale Bini, sviluppandone l’intervento. «L’enogastronomia rappresenta per la nostra regione un comparto molto significativo perché esportiamo 1,4 miliardi di euro: in Friuli Venezia Giulia ci sono produzioni d’eccellenza sia per quanto riguarda le cantine, sia per quanto riguarda i prodotti gastronomici. Si tratta di un traino anche per il turismo, dal momento che il primo elemento e fattore di attrattività verso il Friuli Venezia Giulia è proprio la ricerca del buon cibo e del buon vino», ha osservato l’esponente della Giunta Fedriga. Bini ha sottolineato come anche in questo settore sia necessario superare i campanili e lavorare in sinergia, promuovendosi come un sistema unico per presentarsi al mercato in modo più strutturato e competitivo. «Le nostre aziende, spesso di piccole dimensioni, dovranno attrezzarsi per crescere e affrontare le nuove sfide del mercato globale. Su questo la Regione ha tracciato una linea chiara e intende proseguire con decisione» ha precisato l’assessore, ringraziando il Distretto «che sta lavorando in questa direzione, con potenzialità molto importanti». Ha ricordato, inoltre, che con l’ultimo Vinitaly la Regione Fvg ha dato una chiara manifestazione d’intenti, presentandosi in fiera a Verona con un nuovo stand da 1.500 metri quadrati. «Raccontare la regione sotto una luce più ampia e completa, puntando da un lato a rafforzare il sistema vino e dall’altro a raccontare i valori dell’enogastronomia, della cultura e del territorio in cui ogni ambiente coltiva e produce un vino con caratteristiche differenti: questa era la visione alla base del progetto espositivo», ha spiegato Bini.
L’assessore ha illustrato anche i risultati della strategia regionale, che ruota attorno al marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”, simbolo di sostenibilità e filiera locale, oggi adottato da oltre 700 imprese e più di 800 prodotti. «Il valore economico del marchio – ha aggiunto – è stimato, secondo uno studio condotto dall’Università di Udine, in oltre 20 milioni di euro, mentre le aziende aderenti hanno registrato un incremento di fatturato superiore ai 50 milioni: un segnale concreto di come l’unione tra qualità, identità e promozione integrata porti risultati tangibili». Nel suo intervento, Bini ha citato anche la Strada del vino e dei sapori del Fvg, che festeggia dieci anni e conta più di 380 aderenti tra aziende vitivinicole, birrifici, distillerie, ristoranti, agriturismi, enoteche, aziende agricole e artigiane, oltre a realtà legate alle esperienze turistiche. Ha poi ricordato una delle iniziative più recenti: la vendemmia turistica didattica, introdotta nel 2022 assieme alle Città del vino Fvg, che permette di vivere in prima persona l’esperienza della raccolta dell’uva da agosto a ottobre. Infine, l’assessore regionale ha richiamato il nuovo disegno di legge unitario su turismo e commercio, che punta a semplificare la normativa regionale e a promuovere il turismo lento ed esperienziale. «Siamo la prima Regione italiana a unificare le norme di commercio e turismo in un unico testo – ha sottolineato -. Vogliamo sostenere un’economia locale sostenibile, con una dotazione di 134 milioni di euro per il biennio 2026-27, valorizzando cammini, ciclovie e turismo di prossimità come leve per far conoscere ogni angolo del nostro territorio».

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In copertina e all’interno tre immagini del convegno presente l’assessore regionale Attività produttive e Turismo Sergio Bini.

Il maiale “di ca da l’aghe”, domenica un invito a Maniago con il progetto DiCa’: allevamento suino in Friuli e norcineria nella tradizione con i vini di Pinzano

Un tuffo nella memoria contadina. Un’immersione in un mondo rurale che profumava di saperi tramandati di generazione in generazione, di sapori legati alle stagioni, di sostenibilità nella produzione del cibo. Domenica prossima, 16 novembre, all’agriturismo Al Luogo del Giulio, a Maniago, è in programma l’evento “Una domenica con DiCa’. Il maiale di ca da l’aghe”, promosso dalla Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali con il Comune di Castelnovo del Friuli e il patrocinio di Io sono Friuli Venezia Giulia.

Dai salumi tradizionali…

… ai vini tipici.

Nel mondo rurale del Friuli Venezia Giulia la stagione autunno-invernale era infatti caratterizzata dalla macellazione del maiale per la sua trasformazione in salumi, e altri derivati, che avrebbero garantito alle famiglie la disponibilità di cibo per un lungo periodo dell’anno. Il progetto DiCa’, nato per valorizzare l’agroalimentare locale e l’unione tra piccoli produttori del territorio, con questo evento (il terzo dopo quelli di agosto e di settembre dedicati rispettivamente a formaggi e mieli e a frutta, ortaggi e cereali) intende proprio far conoscere un patrimonio culturale ed enogastronomico da preservare.
Il programma prende il via alle 10 con il convegno “Il purcit in Friûl: storie di un onnivoro domestico”, a cura del professor Enos Costantini, profondo conoscitore della storia del mondo rurale del Friuli Venezia Giulia. Il suo racconto sarà arricchito da testimonianze e aneddoti di produttori e norcini locali. Alle 11, spazio alla pratica con “Salât e purcitârs”, una dimostrazione dal vivo di norcineria tradizionale friulana curata da Marco e Mario Sartor, dell’azienda agricola Lì dali Violis, custodi di antiche pratiche artigianali assieme agli altri produttori di progetto. Seguirà alle 12 la degustazione Salumi e vini d’autore guidata dall’esperto assaggiatore Stelio Smotlak. In assaggio i salumi d’eccellenza dell’ospitante Al Luogo del Giulio e delle aziende agricole Lì dali Violis di Cavasso Nuovo, Bertin Doriana e Fabrizia di Travesio, Tonelli Fabrizio di Castelnovo del Friuli, accompagnati dai vini Ronco Margherita di Pinzano al Tagliamento. A conclusione dell’evento, alle 13, ci sarà un brindisi conviviale in compagnia dei produttori Dica’ e, immancabile, l’assaggio di “musèt e brovade”, piatto simbolo della cucina friulana.
Durante la mattinata saranno attivi laboratori creativi a tema, dedicati ai bambini dai 6 ai 10 anni, che renderanno la giornata speciale anche per i piccoli. Un evento assolutamente da non perdere: il racconto vivo di un territorio che sa ancora emozionare attraverso le sue tradizioni.

Enos Costantini

Stelio Smotlak

La partecipazione è gratuita e limitata ai posti disponibili, previa iscrizione al link https://dica_purcitdicadalaghe.eventbrite.com
Chi desidera solo partecipare all’incontro con Enos Costantini può prenotarsi esclusivamente su info@di-ca.eu
Seguite la pagina Facebook e Instagram del progetto DiCa’.

Gestione moderna del vigneto con droni, sensori e tecniche digitali su oltre 100 ettari: domani un incontro a Ramuscello

La viticoltura sta affrontando una profonda trasformazione, in cui monitoraggi avanzati, strumenti digitali e analisi dei dati stanno diventando elementi centrali del lavoro in vigna. In questo quadro, per domani 12 novembre, alle 17.30, nella sala parrocchiale di Ramuscello, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha organizzato un incontro dedicato alle nuove modalità di gestione del vigneto. Moderati dal giornalista Adriano Del Fabro, parteciperanno Silvia Liggeri del Crea, Andrea Dal Cin di SkyDrone 360, Cesare Tocchet e Gianluca Trevisan per la Cantina, con un intervento di chiusura dei lavori di Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco Doc.
Nel corso della serata, verranno approfondite le attività sviluppate all’interno dei progetti LENs e Sissar, due percorsi distinti ma complementari che stanno contribuendo a una lettura più precisa e consapevole dei vigneti dei soci della cantina cooperativa. All’interno del progetto LENs si utilizzano droni multispettrali, analisi fogliari e sensori interrati per monitorare vigoria, stato idrico e condizioni nutrizionali delle viti su una superficie di circa 40 ettari di uva Glera destinata alla produzione di vino Prosecco. La coerenza tra immagini aeree, rilievi in campo e analisi di laboratorio ha permesso di individuare aree caratterizzate da carenze ricorrenti di azoto e potassio. Su queste basi sono state avviate prove di concimazione mirata (distribuzione a rateo variabile), con interventi calibrati sulle reali esigenze delle piante e applicati esclusivamente nelle zone che ne avevano effettivo bisogno, senza sprechi. Il progetto, inoltre, ha sperimentato sensori multilivello nel suolo e un sistema Dss dedicato alla gestione idrica, strumenti che permettono di riconoscere tempestivamente eventuali condizioni di stress e di definire soglie operative più affidabili. È un approccio che incide sia sulla qualità delle uve sia sulla sostenibilità delle pratiche agronomiche, favorendo un uso più razionale delle risorse.
Parallelamente si sviluppa il progetto Sissar, che interessa circa 60 ettari di vigneti a bacca bianca e rossa. Il Sissar fornisce un supporto agronomico strutturato, orientato a razionalizzare gli input nutritivi e a trasformare i dati raccolti in campo, grazie all’utilizzo dei droni, in piani di gestione applicabili su scala aziendale. Se LENs offre una fotografia tecnica e dettagliata del vigneto, Sissar consente di tradurre quelle informazioni in scelte operative coerenti, ponderate e replicabili nell’intero patrimonio vitato della Cantina.
Iniziative innovative, dunque, che si inseriscono in un percorso di condivisione con i soci, volto a offrire conoscenze aggiornate, strumenti concreti e una visione moderna della gestione del vigneto. L’obiettivo, come sottolineato dal presidente della Cantina, Gianluca Trevisan: «Non è soltanto quello di presentare nuove tecnologie, ma anche comprendere come integrarle nella pratica quotidiana per migliorare la qualità delle uve, tutelare il vigneto e sostenere un modello agricolo in evoluzione, saldamente radicato nel territorio». L’incontro è aperto al pubblico.

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In copertina, un drone in volo sui vigneti associati alla Cantina di Ramuscello.

“Saporibus” ora farà tappa a San Daniele in un affascinante itinerario tra gusto (trota e prosciutto), arte, cultura e storia

Dopo le recenti uscite che hanno toccato Gorizia, la Carnia e Savorgnano del Torre – con una visita anche all’atelier dell’artista Giorgio Celiberti –, in Friuli torna domenica 16 novembre l’appuntamento con “Saporibus”. Giunto alla sua terza edizione, l’autobus del gusto è un progetto, organizzato dal Consorzio Pro Loco Torre Natisone, che coniuga la scoperta enogastronomica con la valorizzazione del patrimonio culturale e la mobilità sostenibile. La prossima destinazione è San Daniele del Friuli, un viaggio che mira a far conoscere, oltre al noto prodotto tipico, il prosciutto crudo Dop, i “tesori” artistici e storici del borgo collinare.


«Con “Saporibus” proponiamo un turismo lento e attento, che abbini l’enogastronomia di qualità alla ricchezza storica e artistica dei nostri borghi – ha commentato Giovanna Rossetto, presidente del Consorzio Pro Loco Torre Natisone Unpli Aps -. L’obiettivo è valorizzare in maniera concreta le eccellenze del Friuli Venezia Giulia, offrendo ai partecipanti un’esperienza completa e rispettosa del territorio. San Daniele, in questo senso, rappresenta una tappa fondamentale per la sua doppia valenza culturale e gastronomica».
Il programma della giornata prevede la partenza alle ore 8 da Piazza Primo Maggio a Udine (Info Point). La mattinata inizierà con la cultura: alle 9 è in agenda la visita allo Scriptorium Foroiuliense, seguita alle 10.15 dal Santuario della Madonna di Strada. Alle 11.15 è prevista una degustazione da Friultrota, e a seguire il pranzo alle ore 13 al Ristorante Dok Dall’Ava. Il pomeriggio sarà dedicato ad altri siti di interesse. Alle 14.30 il gruppo visiterà la storica Biblioteca Guarneriana, custode di preziosi codici, e alle 15.30 la Chiesa di Sant’Antonio Abate, nota per il suo prezioso ciclo di affreschi come la “Sistina del Friuli”. L’ultima tappa, tra le 16.15 e le 17, sarà riservata alla visita libera alle attività locali come Adelia di Fant (cioccolato), L’Oca Bianca e Altre Cose (Laboratorio di Design e Decorazione).

Per informazioni telefonare al numero 349.8686675.

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In  copertina, sembrano creare un fiore da gustare le fettine del celebre prosciutto di San Daniele; all’interno, un folto gruppo partecipante all’iniziativa enogastronomica e due immagini del capoluogo collinare (panorama, Duomo e Guarneriana).

“Malvasia senza Confini”, il progetto debutta al Merano Wine Festival con gli enti camerali di Pordenone-Udine e Messina: il Mediterraneo del vino diventa un itinerario di territori e culture

Dal prestigioso palcoscenico del Merano Wine Festival, vetrina internazionale dell’eccellenza enologica, è stato presentato sabato “Malvasia senza Confini”, il nuovo progetto che trasforma un vitigno millenario in un itinerario del Mediterraneo fatto di territori, culture, prodotti e imprese. Un percorso che attraversa tante regioni italiane e si estende anche fuori dai confini nazionali. Voluto e promosso dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine (capofila) e dalla Camera di Commercio di Messina (partner fondatore) con la collaborazione del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio, il progetto, che mira a coinvolgere le realtà camerali e istituzionali di tutte le zone della Malvasia nazionali e internazionali, nasce da una collaborazione inedita che unisce in partenza, con un forte valore anche simbolico, due aree agli antipodi d’Italia per valorizzare la secolare cultura vitivinicola dello storico vitigno e farne un racconto condiviso di identità, turismo e sviluppo economico. Il progetto è stato tenuto a battesimo dai presidenti dei due enti camerali, Giovanni Da Pozzo e Ivo Blandina, dal wine manager Walter Filiputti, ma anche dal presidente e fondatore di Merano Wine Festival Helmuth Köcher, nonché dal presidente di Asset Basilicata Angelo Tortorelli, partner progettuale di “Malvasia”.

«L’obiettivo – ha spiegato il presidente Da Pozzo a Merano – è valorizzare un patrimonio comune e trasformarlo in opportunità originali e concrete per le imprese e per tutti i territori coinvolti. La Malvasia è il filo che unisce storie e paesaggi diversi, ma legati da una stessa anima nel variegato bacino del Mediterraneo». «La Malvasia è un vino “mitico” – ha aggiunto il presidente messinese Blandina –. Un vitigno antico, dal valore culturale profondo e radicato nell’identità di più luoghi. Luoghi che questa iniziativa intende mettere in rete, promuovendo un’alleanza strategica che, partendo dalla Malvasia, promuova itinerari tematici di alto valore turistico, generando occasioni di sviluppo per le aree coinvolte».
Come ha illustrato, poi, il wine manager Walter Filiputti, la prima fase del progetto è dedicata alla mappatura delle Malvasie tra Adriatico, Ionio ed Egeo, un lavoro che disegna una geografia inedita del vino e della cultura mediterranea. Dall’Alto Adige al Piemonte, dall’Emilia alla Toscana, dal Lazio alla Puglia, fino a Calabria, Sicilia e Sardegna, l’itinerario italiano comprende tutte le principali espressioni del vitigno: dalla Malvasia istriana e friulana alla Malvasia di Bosa, da quella di Candia aromatica alla Malvasia delle Lipari, dalla Malvasia lunga del Chianti alla Malvasia nera di Lecce e di Basilicata. L’itinerario prosegue oltre i confini nazionali, includendo la Croazia (con la Malvasia istriana, di Dubrovnik, di Slavonia e Zupska), l’Ucraina (Malvasia di Odessa e di Alouchta, in Crimea) e la Grecia, dove la Malvasia di Monemvasía, scoperta dai veneziani nel XIII secolo, diede origine al nome stesso del vitigno.
La seconda fase del progetto prevede l’ampliamento dell’itinerario con percorsi di turismo lento, itinerari ciclabili e pedonali che collegheranno cantine e luoghi di interesse culturale, insieme a iniziative dedicate alla Dieta Mediterranea e alla Cucina Italiana, candidata a patrimonio immateriale Unesco. “Malvasia senza Confini” si propone di creare un grande itinerario enoturistico internazionale, dove la storia del vino diventa anche racconto di economia, di persone e di paesaggi. Un progetto che, partendo dal Mediterraneo, costruisce una rete di territori che condividono la stessa radice e lo stesso futuro.

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In copertina, un bellissimo grappolo di Malvasia Istriana; all’interno, l’intervento di Giovanni Da Pozzo, sotto (da sinistra) con Walter Filiputti, Ivo Blandina e Angelo Tortorelli; infine, il salone del festival.

Turismo enogastronomico, domani le nuove proposte a San Giovanni al Natisone con il Distretto delle Meraviglie

“Visioni e proposte per l’enoturismo del Fvg” è l’incontro promosso dal Distretto del commercio Friuli oirientale (delle Meraviglie) per la Giornata mondiale dell’Enoturismo, in programma domani 9 novembre, alle 10, a Villa de Brandis di San Giovanni al Natisone. L’appuntamento, organizzato con il patrocinio della Regione Fvg e in collaborazione con Città del Vino, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino e Unpli, intende aprire un dialogo per costruire un modello di sviluppo in cui il vino sia leva di attrattività e coesione sociale. Apriranno i lavori Carlo Pali, sindaco di San Giovanni, e Beppino Govetto, sindaco di Pavia di Udine e capofila del Distretto. Seguirà l’intervento dell’assessore regionale alle attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini. Quindi, la tavola rotonda, moderata da Paolo Mosanghini, vicedirettore del gruppo Nem con delega al Messaggero Veneto, con Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg; Iole Piscolla, dell’Associazione Città del Vino; Elena Roppa, delegata Donne del Vino Fvg; Pietro De Marchi, presidente Unpli Fvg; ed Edi Sommariva, manager del Distretto.

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Città del vino a Rauscedo

E proprio in coincidenza con la Giornata mondiale dell’Enoturismo, stamane sindaci, amministratori comunali, presidenti di Pro Loco e amici delle Città del Vino sono invitati al Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center. «Quello dell’enoturismo – ha osservato il coordinatore delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini – è un fenomeno che continua a registrare una crescita nel suo valore: basti pensare che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, vale oltre 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% del 2004 sul 2023 e con una spesa media, per singolo turista, di 400 euro». Dati aggiornati relativi a questo 2025 che verranno forniti nella prima parte della giornata, dalle 9.30. “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi” è infatti il titolo del momento informativo con lole Piscolla, responsabile Progetti speciali e Turismo di Città del Vino, e con Francesco Marangon, docente Università di Udine e Ambasciatore delle Città del Vino.

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«La Regione – commenta l’assessore Bini – ha messo a punto una strategia integrata per far conoscere le proprie eccellenze agroalimentari e con esse promuovere i territori dove hanno origine. Una strategia che si basa su eventi, iniziative di marketing e soprattutto sul nuovo claim identitario “Io sono Friuli Venezia Giulia”. E sta portando frutti: le produzioni agroalimentari si posizionano al primo posto tra i fattori di attrazione per i turisti stranieri». «Il nostro Distretto ha un patrimonio unico. Con l’enoturismo possiamo trasformarlo in sviluppo vero per le nostre comunità», aggiunge Carlo Pali, sottolineando il ruolo del vino come motore di economia e di identità. Sulla stessa linea Beppino Govetto, che evidenzia: «Vogliamo costruire una rete che funziona: imprese unite per un territorio che si racconta da solo». Per il manager Sommariva, la sfida è quella di una crescita condivisa: «Le cantine – evidenzia – hanno fatto un passo straordinario nell’accoglienza. Il territorio deve sentirsi parte attiva in unico grande ecosistema: filiera corta, prossimità, negozi vivi, comunità attive. Valore moltiplicato per tutti».
Così il Distretto delle Meraviglie vuole diventare laboratorio dell’enoturismo del futuro, dove imprese e comunità possano costruire un modello di prossimità generando valore condiviso per il territorio, sulla scorta di un interesse al comparto confermato anche dai dati. L’export di alimenti e bevande del Fvg vale circa 737 milioni di euro (1° semestre 2025), le bevande – coperte per la quasi totalità dal vino – ne costituiscono il 18,5%. Al 30 settembre, sono 2.398 le localizzazioni d’impresa attive nella coltivazione di uva (+4,6% negli ultimi 5 anni, -1,2% rispetto al 2024). Circa il 90% della superficie a vite è destinato a produzioni di qualità, ben oltre le percentuali nordestine e italiane. Sono poi 9.292 le imprese della ristorazione e 2.164 nei servizi di alloggio.

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In copertina, Villa de Brandis a San Giovanni al Natisone ospiterà il convegno.

Riecco “Cantine Aperte a San Martino” festa dell’enoturismo in Fvg tra i colori dell’autunno e il profumo del mosto

È il momento in cui le vigne si vestono d’oro e di rosso e il profumo del mosto riempie ancora l’aria. È nella poesia di questo scenario che torna Cantine Aperte a San Martino, l’appuntamento autunnale firmato Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia, in programma domani e domenica, 8 e 9 novembre, in oltre 40 cantine della regione. Un weekend suggestivo che celebra la fine della vendemmia e l’inizio del nuovo anno agricolo nella tradizione, offrendo ai visitatori l’occasione di vivere il vino là dove nasce, tra i racconti dei vignaioli e l’atmosfera intima delle cantine. Non solo degustazioni, ma vere e proprie esperienze da condividere come passeggiate tra i filari, laboratori sensoriali, pranzi e cene con il vignaiolo, abbinamenti cibo-vino e attività per famiglie e bambini, dalle raccolte di foglie al gioco con le castagne.

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Città del vino a Rauscedo

E proprio in coincidenza con “Cantine Aperte a San Martino” e con la Giornata mondiale dell’Enoturismo, domani sindaci, amministratori comunali, presidenti di Pro Loco e amici delle Città del Vino sono invitati al Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center. «Quello dell’enoturismo – ha osservato il coordinatore delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini – è un fenomeno che continua a registrare una crescita nel suo valore: basti pensare che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, vale oltre 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% del 2004 sul 2023 e con una spesa media, per singolo turista, di 400 euro». Dati aggiornati relativi a questo 2025 che verranno forniti nella prima parte della giornata, dalle 9.30. “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi” è infatti il titolo del momento informativo con lole Piscolla, responsabile Progetti speciali e Turismo di Città del Vino, e con Francesco Marangon, docente Università di Udine e Ambasciatore delle Città del Vino.

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Un appuntamento, quello di quest’anno, che coincide anche con la Giornata mondiale dell’enoturismo. Quale momento migliore, quindi, per immergersi in quei luoghi aperti di incontri e racconti che sono le cantine della regione, dove le parole lasciano posto a emozioni calice dopo calice, dai vini novelli a quelli più strutturati e corposi. A rendere ancora più ricco il programma saranno anche gli eventi speciali organizzati in collaborazione con foodblogger, travelblogger, fotografi e videomaker che saranno ospiti di alcune aziende per raccontare storie di viaggi, persone e sapori.
«“Cantine Aperte a San Martino” non è solo un evento – sottolinea Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg –, è un invito a scoprire il territorio attraverso le emozioni che solo il vino sa trasmettere. È un modo per valorizzare il paesaggio, le persone e la cultura del Friuli Venezia Giulia, con lo spirito di condivisione e di passione che ci contraddistingue da oltre trent’anni. Cantine Aperte a San Martino è quindi un’occasione per rallentare, respirare la magia dell’autunno e brindare alla fine della vendemmia in uno dei momenti più suggestivi dell’anno».

Il programma completo e l’elenco delle cantine aderenti sono disponibili su www.cantineaperte.info e sui canali social del Movimento Turismo del Vino Fvg.

Riecco la Festa della Pitina! Invito nel weekend a Tramonti di Sopra dove sarà allestito anche il Mercato della Terra

Riecco la Festa della Pitina! Sabato 8 e domenica 9 novembre torna la festa in onore del primo presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia, la polpetta affumicata e speziata (ovina, caprina o originariamente di camoscio e capriolo), nata per conservare la carne nei mesi autunnali e invernali, in zone storicamente povere. L’appuntamento è come da tradizione della festa nel cuore della Val Tramontina, nel borgo di Tramonti di Sopra, che si trasformerà nel Mercato della Terra (coperto), una mostra mercato delle eccellenze enogastronomiche, a partire dalla pitina e dagli altri presìdi Slow Food regionali e nazionali, per decine di produttori presenti che arrivano dalla nostra regione, dall’Italia e anche da oltre confine.


Nella grande cucina della festa (coperta e riscaldata), i cuochi dell’Alleanza di Slow Food prepareranno le loro creazioni a base di pitina e non solo. Per degustare un buon bicchiere di vino e accompagnare i piatti degli chef, basterà scegliere tra le decine etichette dell’Enoteca. La Festa ha anche un ricco programma di eventi e attività per vivere esperienze uniche e mettersi alla prova con le eccellenze del territorio.
Sabato mattina il laboratorio “Come fare la pitina” per cimentarsi nell’arte della pitina nel cuore del Borgo Titol, mentre nel pomeriggio i bambini saranno protagonisti con la Merendina con Adelina, un laboratorio creativo in biblioteca per decorare la propria pecorella e scoprire il gusto del fare insieme.
La domenica inizierà, invece, con il laboratorio “Un impasto, mille delizie” e il profumo del pane appena sfornato condotto da Francesco di Fermento Bakery Sacile. A seguire la tavola rotonda dedicata al valore delle tradizioni gastronomiche e all’impegno di Slow Food per sostenere e promuovere “il saper fare” locale come patrimonio storico e culturale del territorio. C’è anche il laboratorio di pasta fresca: “La Pasta del Friuli”, un viaggio tra storie e ricette e i blecs preparati secondo l’antica ricetta di Giovanni Cossetti.
Durante la festa, sarà inoltre possibile visitare le aziende agricole Fratelli Gambon e Borgo Titol, entrambi produttori di Pitina Igp, per conoscere i loro animali e scoprire come vengono trasformate le loro fantastiche materie prime in tante golosità. Sul sito www.festadellapitina.com è possibile consultare il programma completo delle due giornate con i link per prenotarsi agli eventi. Alcuni sono a pagamento, altri ad ingresso libero. L’evento è organizzato dal Comune di Tramonti di Sopra e dalla Condotta del Pordenonese di Slow Food, con la Proloco di Tramonti di Sopra e l’Associazione Produttori Pitina IGP, con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio della Fondazione Dolomiti Unesco e del Parco delle Dolomiti Friulane.

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In copertina e all’interno, due immagini della gustosa pitina Igp e una bella panoramica di Tramonti di Sopra.

L’ultima uscita per Sapori del Carso: domenica si va al Parco del mito in Slovenia alla scoperta delle antiche storie tra suggestivi boschi di faggi e castagni

In chiusura delle escursioni per la manifestazione enogastronomica “Sapori del Carso”, domenica 9 novembre la cooperativa Curiosi di natura propone dalle 9.30 alle 13 un’uscita nel “Mitski park – Parco del mito” di Rodik, in Slovenia. A poca distanza del confine di Pesek, vicino ad Hrpelje Kozina, una camminata tra boschi di faggi e castagni, in un suggestivo parco storico-archeologico. Il Mitski park – Parco del mito di Rodik presenta storie e leggende delle genti slave e protoslave che abitavano in queste terre, attraverso dei percorsi tematici nei boschi e delle sculture moderne inserite nel contesto naturale. Un percorso originale e stimolante, alla scoperta della mitologia e delle antiche storie di queste terre.


Una camminata di impegno moderato, lungo sentieri e sterrati. Percorso di 6,5 chilometri su un dislivello di 230 metri. Sono consigliate scarpe da escursione o con suole antiscivolo. Ritrovo alle ore 9.10, nel parcheggio vicino all’agriturismo di Pesek-Pese (a San Dorligo della Valle-Dolina); segue spostamento in auto fino a Rodik. Quote di partecipazione: adulti 12 euro; 6 i minori di 14 anni, gratis i minori di 6 anni. È richiesta la prenotazione a: curiosidinatura@gmail.com o cell. 340.5569374. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it
Dopo l’uscita possibilità di pasti e spuntini di “Sapori del Carso” con i ristoratori convenzionati, con un buono sconto del 10%. Programma in collaborazione con l’SDGZ-URES (Unione regionale economica slovena – Slovensko deželno gospodarsko združenje). “Sapori del Carso”, iniziativa di valorizzazione dei prodotti e dell’enogastronomia locali, è realizzata dall’SDGZ-URES (Unione regionale economica slovena) con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di Spirit Slovenia.

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In copertina, una “scultura” naturale nei boschi di Rodik; all’interno, opere d’arte nel Parco del mito.