Finita la vendemmia, a Povoletto una riflessione con i “Racconti di vino”

di Gi Elle

Concluse le operazioni vendemmiali, anche nel Comune di Povoletto è opportuno ritagliare un momento utile per una riflessione post-raccolta e per guardare al futuro del settore vitivinicolo soprattutto alla luce dei tanti problemi causati dall’emergenza sanitaria che ancora non si vuole arrendere. Giornata importante, quindi, quella di domani, 19 ottobre, quando alle 18, nell’auditorium del capoluogo, sarà presentato“2020 Povoletto – Racconti di vino”, un progetto multimediale di valorizzazione dei vigneti e dei loro prodotti di qualità ideato da Lisa Rossi, assessore municipale alla Comunicazione. Nel contempo, si terrà un convegno che ha per tema proprio “Vendemmia 2020, quale futuro” che sarà coordinato da Claudio Fabbro, giornalista ed enologo.

Lisa Rossi


Quello del vino è il fiore all’occhiello delle produzioni del vasto territorio comunale che dalle porte di Udine si estende fino a Nimis, concentrato per lo più sulle colline di Savorgnano del Torre, ma anche a Ravosa, Marsure e Bellazoia: la zona Doc è quella dei Colli orientali del Friuli che quest’anno compie mezzo secolo di vita. Copre un’area di circa 200 ettari, con una produzione di oltre 1,5 milioni di bottiglie, tutte di riconosciuto pregio. Tanto che l’amministrazione civica guidata dal sindaco Giuliano Castenetto ha voluto premiare queste eccellenze supportando il settore con la richiesta di aderire al circuito delle Città del Vino. L’obiettivo dell’Associazione nazionale è quello di sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita e uno sviluppo sostenibile, nonché più opportunità di lavoro.
Dopo un censimento condotto grazie al supporto della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, sono state contattate tutte le aziende del territorio caratterizzate da una produzione commercializzata con etichetta. Sono seguiti degli incontri durante i quali sono state realizzate delle brevi videointerviste. Come ci spiega l’assessore Lisa Rossi, “le aree vitate sono una parte fondamentale del nostro paesaggio, così come le aree agricole, la loro tutela ha un ruolo importante per la nostra azione amministrativa. Per lo sviluppo locale creare una sinergia tra pubblico e privato in questo settore significa creare un ambiente con una buona qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro”.
Pertanto, con quest’iniziativa, l’amministrazione di Povoletto ha voluto creare un format che desse visibilità alle realtà del territorio sottolineando il rapporto diretto tra microclima, terreno e tradizioni. Nelle interviste sono emerse le buone pratiche agronomiche, la propensione per un’attività responsabile e sostenibile. Questo progetto continuerà con un evento in cantina che si terrà l’8 novembre in occasione della Giornata mondiale dell’enoturismo. I video saranno raccolti e pubblicati, il mercoledì e il venerdì, sulla pagina Youtube di PromoTurismoFVG t.ly/mKqR e condivisi sulla pagina Facebook (@Comune di Povoletto).
In occasione della presentazione ufficiale del progetto, che si terrà come detto domani, alle 18, nell’auditorium di Povoletto, interverrà con una sua relazione appunto il dottor Claudio Fabbro, il  quale metterà a confronto le vendemmie degli ultimi quattro anni con i dati di quello ancora in corso. Assieme a Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, e a Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino, farà il punto anche sugli orientamenti dei consumatori dopo l’epidemia sanitaria da Covid-19.
Al termine interverranno i vignaioli che hanno aderito alle videointerviste portando la loro testimonianza diretta. Hanno aderito all’iniziativa le aziende Aquila del Torre, Clochiatti Giorgio, Falcon, Marchese Mangilli, Pinat Marco – Famiglia Paravano, Giambate, Marco Sara, Mont’Albano, Perini Giancarlo, Sara&Sara, Fattor Roberto e Fausto, Tenimenti Civa e Teresa Raiz.

Il progetto, nato da un’idea dell’assessore comunale Lisa Rossi, è stato realizzato con riprese e montaggio di Renato Bonin, fotografie di Sonia Fattori, regia di Visual-Studio.it e con l’assistenza di Edoardo Rossi. E’ stato patrocinato da PromoTurismoFvg, Città del Vino, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino, Ducato dei Vini Friulani, Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo.

—^—

In copertina e all’interno due immagini dello splendido ambiente collinare del Comune di Povoletto molto vocato alla vitivinicoltura.

 

La Delizia, vendemmia da 300 mila quintali. E gli spumanti volano

E per i Viticoltori Friulani La Delizia è già l’ora per fare un primo bilancio d’annata. Vendemmia conclusa, infatti, a Casarsa per i soci della storica Cantina del Friuli Venezia Giulia (nel 2021 celebrerà i 90 anni dalla fondazione) e tra le prime nove in Italia per la produzione di Prosecco. Nonostante un’estate complicata, per quanto riguarda le condizioni meteorologiche, la raccolta ha superato i 300 mila quintali d’uva conferiti dai 450 viticoltori aderenti, confermando i quantitativi delle scorse annate. “È stata una vendemmia veloce – ha spiegato il direttore commerciale, Mirko Bellini -, svoltasi nel giro di un mese: il meteo ci ha fatto un po’ tribolare, con un’alternanza caldo-freddo inframmezzata dalla pioggia, ma ciononostante l’annata è discreta, soprattutto per i vini bianchi e ancora meglio per gli spumanti, per i quali ci attendiamo degli ottimi profumi”.

Mirko Bellini

Ora spazio all’autunno-inverno, quando a livello commerciale occorrerà affrontare alcune incognite. “Non solo il Covid-19 – ha aggiunto Bellini – c’è ancora, determinando dei blocchi per le persone che, seppur non ai livelli del lockdown, comporteranno dei cali nella domanda, ma a livello internazionale il mercato vinicolo guarderà con attenzione pure agli avvenimenti politici, con Brexit ed elezioni americane sempre sullo sfondo. Gli effetti del Coronavirus ormai sono visibili e cosa fare nel breve e medio periodo è evidente. Quindi, bisogna intervenire subito sia come singole aziende che come sistema vitivinicolo regionale. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo. Detto questo, rispetto alla primavera i mercati stanno tenendo e noi con loro: di sicuro nella grande distribuzione, dove abbiamo aumentato le vendite del 15%, ma anche nel canale Horeca (hotel, ristoranti e bar, ndr) italiano che ha dato segnali di ripresa, con alcuni determinati segmenti e zone geografiche che nel corso di questa estate sono stati addirittura migliori rispetto al 2019 e che con la nostra rete commerciale siamo andati ad intercettare”.
Tra agosto e settembre sono, infine, arrivati importanti riconoscimenti per le bollicine La Delizia nei due più prestigiosi concorsi al mondo. Al Berliner Wein Trophy lo Jadér e il Prosecco Doc Extra Dry Naonis hanno ottenuto la medaglia d’oro. Ai Decanter World Wine Awards, invece, è giunta la medaglia d’argento per lo Jadér e il Rosé Naonis e di bronzo per il Prosecco Doc Brut e il Prosecco Doc Extra Dry Naonis. Infine, anche Filari di Bolle, la Selezione dei migliori spumanti del Friuli Venezia Giulia, ha incoronato la cantina casarsese, assegnando il primo premio nella categoria monovarietale metodo di spumantizzazione Charmat alla Ribolla gialla Naonis e nella cuvée Charmat allo Jadér. “Ma il premio più grande che abbiamo ricevuto – ha concluso Bellini – è stata la fedeltà dei nostri clienti e dei nostri agenti”.

Il tipico terreno sassoso delle Grave.

—^—

In copertina, gli spumanti La Delizia premiati con medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy.

Sprechi alimentari: Andrea Segrè oggi alla prima giornata mondiale

Un terzo del cibo sulla Terra (1,3 mld circa di tonnellate) viene sprecato, senza neanche arrivare in tavola, ogni anno. Intanto, al mondo oltre 820 milioni di persone soffrono la fame: è il 10,8% della popolazione, ovvero 1 persona su 10 che abita il pianeta. C’è poi lo spreco alimentare legato alla gestione e fruizione del cibo nelle nostre case. Solo in Italia, lo spreco alimentare domestico pesa 529,9 grammi ogni settimana per ciascun cittadino (Diari di Famiglia Distal – Waste Watcher), pari a oltre 25 kg di cibo gettati ogni anno. Considerando l’intera popolazione italiana si arriva a un dato vertiginoso: 1.526.400 tonnellate di cibo ogni anno sprecate in Italia, nelle sole dinamiche di fruizione domestica del cibo.
Oggi, 29 settembre 2020, il mondo per la prima volta sarà riunito nella consapevolezza che si possono e si devono ridurre e prevenire gli sprechi e le perdite di cibo. La Giornata internazionale della Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste) è stata istituita a fine 2019 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare congiuntamente i cittadini e le governance del pianeta sulla centralità della questione delle perdite e dello spreco di cibo e sulle possibili soluzioni. Dalle 16 è in programma l’evento digitale e globale a cura della Fao, Food and Agriculture Organization, che sarà introdotta dal direttore generale Qu Dongyu con il direttore esecutivo del programma Ambiente delle Nazioni Unite, Inger Andersen. In apertura dei lavori è previsto anche il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Unico ricercatore italiano coinvolto nei lavori del meeting è Andrea Segrè che parlerà alle 17.10, nell’ambito del panel dedicato al rapporto fra sostenibilità e prevenzione degli sprechi alimentari.
Ecco un estratto dell’intervento che sarà tenuto dal docente triestino, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento. Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dello stesso ateneo emiliano e promotore della Campagna Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile:

«Quando, oltre vent’anni, fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tanto da far decidere alle Nazioni Unite di dedicare una Giornata Internazionale alla consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, il 29 settembre.
Alla fine degli anni 90 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Fin dall’inizio ci è stato chiaro che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) era, anzi è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche, ma rispettando nel contempo le “risorse” umane. Abbiamo poi esteso il “modello” di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto.
Da questa visione sono partire tante iniziative concrete: nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero; la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco il 5 febbraio; il Premio Vivere a Spreco Zero che ogni anno riconosce le migliori pratiche di enti, istituzioni, imprese, scuole, cittadini; l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico con i rapporti periodici che monitorano il nostro comportamento alimentare e poi tanti progetti di educazione alimentare nelle scuole: il nostro futuro passa nelle mani, anzi nelle bocche e nelle menti, dei giovani. In un certo senso siamo arrivati ad una sorta di “quadratura del cerchio”, locuzione che si riferisce alla soluzione perfetta a un dato problema, pur sapendo che questa non esiste. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ecco perché il “mercato dell’ultimo minuto” continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul “campo” i risultati della ricerca».

La 1ª Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari offre l’occasione per presentare la ricerca Covid-19 lock-down e distanziamento sociale: l’impatto sullo spreco alimentare nelle famiglie Italiane, condotta dal Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) su dati raccolti da Msi-Aci Europe nell’ambito della campagna Spreco Zero, a proposito di come il lockdown abbia cambiato le abitudini alimentari degli italiani. A nome del Gruppo di ricerca è proprio Andrea Segrè a illustrare i dati: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più un po’ più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari. Sommando chi ha dichiarato di aver sprecato cibo pari o inferiore rispetto a prima della quarantena, la percentuale sale al 91,7% (53% donne contro il 47% uomini). Fra i prodotti alimentari meno sprecati nel lockdown: farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%) e avanzi (44,9%). Da notare che il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che notoriamente aiuta a prevenire lo spreco e a comprare quello che realmente serve).
A cambiare è anche lo stile di vita: il 70,9% delle donne rispetto al 53,3% degli uomini ha fatto la spesa meno di frequente e ancora sempre più donne (68,9%) che uomini (53,3%) hanno passato meno tempo all’interno dei negozi. Quanto, infine, alla gestione degli avanzi, il 44,9% ne ha sprecato meno. La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento significativo, perché le restrizioni dovute al lockdown hanno permesso di dedicarsi maggiormente ad attività legate al cibo come cucinare in modo accurato, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte.
Il Gruppo di ricerca Distal è composto da: professor Andrea Segrè, professor Matteo Vittuari, dottor Matteo Masotti, dottoressa Elisa Iori, dottor Luca Falasconi e professoressa Tullia Gallina Toschi.

—^—

In copertina, il professor Andrea Segrè che oggi parteciperà al meeting internazionale della Fao.

 

E lunedì il Pinot grigio delle Venezie volerà ad Amburgo

Il Pinot grigio delle Venezie sta vivendo un periodo di soddisfazioni e di rilancio che lascia ben sperare dopo i problemi causati a tutto il settore vitivinicolo dall’emergenza sanitaria. In questi giorni ad Amburgo riprende, infatti, la stagione degli eventi per il Consorzio di Tutela che, al fianco del periodico Vinum, si prepara ad incontrare operatori, stampa ed appassionati nella dinamica metropoli tedesca sul mare del Nord. Presenti all’appello saranno 34 etichette della denominazione che, come è noto, riunisce i produttori di Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto. Gli appuntamenti sono tutti fissati per il pomeriggio del 21 settembre, con questi orari: 14.45-16: Masterclass “Pinot grigio delle Venezie Doc”; 17-19: Panel di degustazione alla cieca (primo gruppo); 19-21: Panel di degustazione alla cieca (secondo gruppo).

Per il Consorzio del Pinot grigio delle Venezie è, dunque, tempo di ripartire con gli eventi promozionali. Con estrema prudenza e nel rispetto delle normative e restrizioni vigenti in tema di Covid-19 per cui lunedì prossimo, come detto, la Denominazione del Nord-est – in occasione di un evento realizzato ad hoc dalla rivista specializzata Vinum Magazine fur Weinkultur – volerà ad Amburgo per incontrare operatori, esperti, stampa di settore e winelover, presso lo spazio Se7en Oceans (Europapassage 2. OG, Ballindamm 40).

L’estate per questa importante Doc guidata da Albino Armani si chiude quindi in Germania, con un “doppio evento” tutto dedicato al Pinot grigio delle Venezie, vino che, nella sua semplicità e versatilità, trasmette tutta la qualità e la sapienza della tradizione vinicola del Triveneto. Le danze si apriranno con una masterclass (in degustazione 10 etichette della Doc) rivolta al solo b2b e condotta da Harald Scholl, wine expert e caporedattore di Vinum. L’appuntamento proseguirà poi con due panel di degustazione alla cieca – il primo appunto dalle 17 alle 19 e il secondo dalle 19 alle 21 (per questioni di sicurezza legate all’emergenza Coronavirus) – aperto sia a professionisti sia al grande pubblico, che vedrà protagoniste altre 24 referenze della Doc triveneta.

www.dellevenezie.it

 

Udine apre Friuli Doc ringraziando i benemeriti dell’emergenza sanitaria

Oggi, alle 17.30, in piazza Libertà, a Udine, con la cerimonia dell’inaugurazione, prenderà avvio ufficialmente la 26ª edizione di Friuli Doc, rassegna delle eccellenze enogastronomiche e non solo della nostra regione. Una manifestazione che avverrà all’insegna della qualità, della convivialità, ma anche della sicurezza, nel rispetto di tutte le norme previste per la prevenzione sanitaria, con un occhio ben attento al passato e un altro al futuro caratterizzato dalla ripartenza da vivere “con la testa sulle spalle”. E alla grande serietà dei friulani dimostrata nella gestione della pandemia nella vita di tutti i giorni, durante le difficili settimane del confinamento, sono dedicati i premi che l’Amministrazione comunale ha deciso di assegnare, in questa occasione, agli operatori sanitari e a quelli della Protezione Civile, per il gran lavoro svolto a tutela della comunità regionale.
I riconoscimenti, in rappresentanza delle varie categorie di operatori, “per l’elevata professionalità, competenza, umanità, senso del dovere e spirito di servizio dimostrati in occasione dell’emergenza Covid-19”, saranno assegnati a: Luca Lattuada, direttore medico del Presidio ospedaliero Santa Maria della Misericordia di Udine, in rappresentanza dei medici; Stefano Giglio, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche della provincia di Udine, in rappresentanza degli infermieri; Stefania Marzinotto, coordinatrice dell’Area biologia molecolare dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, in rappresentanza dei tecnici di laboratorio; Alessia Del Canto, della Clinica malattie infettive dell’Ospedale di Udine, in rappresentanza degli operatori socio-sanitari, e Amedeo Aristei, direttore della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia.


Inoltre, verrà consegnato il sigillo della Città di Udine all’illustre concittadino Silvio Brusaferro, “per la competenza, professionalità, senso del dovere, con i quali durante l’emergenza sanitaria, si è particolarmente distinto a livello locale, nazionale e internazionale, in qualità di presidente dell’Istituto Superiore di Sanità”.
Oltre al sindaco Pietro Fontanini, agli assessori comunali Maurizio Franz e Giovanni Barillari, saranno presenti il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga e l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini.
Il momento inaugurale, inoltre, rappresenterà anche l’occasione per diffondere l’invito ai cittadini che non vorranno mancare all’appuntamento con le eccellenze di Friuli Doc, di scaricare gratuitamente (dagli store ufficiali di Apple e Google), la app Eilo per agevolare il flusso degli ingressi nei luoghi della festa che sarà contingentato in base alla capienza delle piazze e delle vie di svolgimento della manifestazione.
Al taglio del nastro farà seguito un vivace concerto proposto dagli studenti dell’Udine Jazz Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine, nato da un’idea del maestro e capo del Dipartimento jazz, Glauco Venier.

—^—

In copertina e all’interno vini (foto Petrussi), formaggi e prosciutti sono i prodotti leader di Friuli Doc.

Pinot grigio superstar nelle Venezie. Rizzi: “Prevedo grandi vini”

Pinot grigio superstar nelle Tre Venezie, vale a dire Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto, con meno quantità in vigna (un calo tra il 15 e il 20%), ottima qualità diffusa delle uve su tutto l‘areale, listini in crescita (+20%) assieme agli imbottigliamenti (che nel periodo gennaio-agosto segnano +6,35% sul 2019). Nell’anno del Covid-19, la quarta stagione produttiva del Pinot grigio delle Venezie Doc si chiude, infatti, con un bilancio a dir poco positivo, ancor più significativo considerato il contesto di difficoltà segnato dalla più grande emergenza sanitaria ed economica dell’ultimo secolo. Terminata ormai in quasi tutte le aree rivendicate del Veneto, la vendemmia proseguirà ancora per qualche giorno in Friuli Venezia Giulia e in Trentino. La campagna produttiva 2020, a una prima analisi, si presenta sicuramente meno abbondante, ma, da un punto di vista qualitativo e sanitario dell’uva, in linea – se non superiore – rispetto al 2019.

Rodolfo Rizzi, Assoenologi Fvg.

Negli impianti del Friuli Venezia Giulia, che in alcune aree ha registrato un andamento stagionale un po’ più altalenante, troviamo una maturazione del Pinot grigio abbastanza uniforme. “È caduta la giusta quantità di pioggia e il sole non è mai stato eccessivo”, commenta Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito, nonché presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia. “Anche nella nostra regione – spiega – il buon andamento climatico ha permesso di portare a una perfetta maturazione del Pinot grigio, facendo registrare sia una buona sanità del grappolo sia un aumento della qualità rispetto al 2019. Ottimo anche il rapporto zuccheri/acidi, con un’uva non eccessivamente zuccherina, rispetto ad altri anni, ma con un corredo acido notevolmente interessante. I primi vini usciti dalla fermentazione sono molto corrispondenti, varietali e ricchi in freschezza e di questo siamo pienamente soddisfatti. Rispetto ai volumi, a parte alcuni giorni di piogge intense, fortunatamente non siamo stati colpiti da grosse calamità che abbiano potuto compromettere l’aspetto quantitativo dell’uva; c’è una lievissima flessione rispetto all’anno scorso a causa della siccità primaverile che ha colpito alcune zone della regione, ma certamente non quella temuta a inizio stagione”.

Nonostante il forte maltempo che ha interessato il Veneto nelle scorse settimane, anche se marginale nelle aree di produzione della Doc delle Venezie, l’uva presenta mediamente una sanità ottima – cosa assolutamente non scontata per una varietà delicata come il Pinot grigio – con parametri chimici equilibrati, buona acidità e senza eccessi di gradazione. Ci sono tutti i presupposti per trovare nel calice vini ottimi, dal grande potenziale già evidente dopo le prime fermentazioni di inizio settembre. E il merito va soprattutto ai viticoltori del Nordest, che dimostrano, anno dopo anno, grande competenza e soprattutto consapevolezza nella gestione di quest’uva particolarmente sensibile alle muffe e alle condizioni di umidità, e che necessita quindi di cure speciali.
“In Veneto la vendemmia del Pinot grigio si è conclusa la scorsa settimana – riferisce Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis e presidente Assoenologi Veneto Occidentale -, abbiamo avuto una stagione abbastanza buona sotto l’aspetto delle piogge e delle temperature, che ci ha consegnato in cantina una quantità d’uva certamente un po’ ridotta rispetto all’anno scorso – parliamo di un 5% al di sotto del disciplinare, ovvero sotto i 130 quintali di uva per ettaro nel rispetto delle misure di gestione di giugno 2020, per un totale di circa -15% sulla campagna 2019 –, ma in compenso di alta qualità, molto bilanciata e con una buona freschezza”.

Albino Armani, Doc Venezie.

Una notevole diminuzione dell’offerta, quindi, che di conseguenza ha contribuito a far salire il prezzo dell’uva. “Stiamo assistendo in questi giorni a un sostanzioso aumento dei prezzi sulle uve che raggiunge mediamente un +20% rispetto allo scorso anno. Un miglioramento dovuto in parte alla mancanza di produzione, ma soprattutto legato alle misure straordinarie deliberate a giugno – ridefinizione delle rese e stoccaggio amministrativo – a dimostrazione del fatto che la gestione del potenziale di produzione fatta dal Consorzio delle Venezie Doc inizi a dare importanti risultati”, commenta il presidente del Consorzio delle Venezie Doc, Albino Armani, che continua: “Un’annata certamente in controtendenza per quanto riguarda i prezzi del Pinot grigio. Di fronte a una sostanziale stabilità a livello nazionale, la nostra Doc registra invece una crescita importante non solo di prezzi, ma anche di imbottigliamenti: nel periodo gennaio-agosto 2020 abbiamo imbottigliato una media di 151.490 ettolitri/mese pari a una crescita media mensile del +3% sul 2019”.

Particolarmente soddisfatta la filiera trentina, impegnata ancora per qualche giorno nei vigneti di Pinot grigio. “Lo stato sanitario dell’uva è ottimo”, riferisce Goffredo Pasolli, enologo dell’azienda vinicola Gaierhof di Roverè della Luna e presidente di Assoenologi Trentino, il quale aggiunge: “Nonostante le piogge importanti delle scorse settimane, siamo riusciti ad intervenire con una gestione oculata del calendario di raccolta, andando ad anticipare eventuali zone a rischio, come la parte sud del Trentino. Adesso invece siamo nel vivo della vendemmia più a nord, che si protrarrà fino a circa metà settembre. Siamo molto soddisfatti del profilo qualitativo del Pinot grigio, un po’ meno della quantità perché, come da previsioni estive, manca effettivamente un po’ di produzione, tra il 15 e il 20% circa, nonostante le piogge degli ultimi giorni abbiano aiutato a gonfiare un pochino il grappolo”.

Infine, secondo Andrea Paladin, voce di Coldiretti Veneto in seno al Cda del Consorzio delle Venezie Doc, si tratta di una buona annata: “Sul piano della quantità, non ci sono grandi rese, è evidente, ma la qualità è molto buona e il mercato inizia a rispondere in maniera positiva. È ancora presto per dirlo, ma credo ci siano buoni presupposti. È una fase molto delicata per la compravendita, in cui chi vende ha delle aspettative importanti dovute alla diminuzione dell’offerta, mentre la maggior parte degli acquirenti è legata a contratti soprattutto con la grande distribuzione. Ma in virtù di questa campagna produttiva, non abbondante ma sicuramente di alta qualità, abbiamo prospettive favorevoli sul mercato, nonostante continui ad essere un momento economico difficile e soprattutto incerto a livello mondiale”.

—^—

In copertina e qui sopra bella produzione di Pinot grigio sui Colli orientali del Friuli.

“Alpenfood”, in tavola i sapori della Foresta millenaria di Tarvisio

Dal carpaccio di cervo con germogli di pino in salamoia, e l’uovo cotto a bassa temperatura con goulasch di verdure, alla tagliata di bavarese affumicata all’abete e alla crostata alle nocciole con marmellata di ribes dell’orto, passando per i paccheri al ragù di capriolo e all’ossocollo di maialino cotto a bassa temperatura con porcini: ecco alcune stuzzicanti proposte di “2.3.4. – 100% Alpenfood”, la nuova iniziativa ideata e lanciata da qualche giorno dal Comune di Tarvisio in collaborazione con il Consorzio di promozione turistica del Tarvisiano, nell’ambito de “Il Tuo Spazio è Qui”, l’importante campagna di comunicazione lanciata alcuni mesi fa che ha rilanciato il territorio a fronte della crisi Covid-19 e ha ridisegnato il profilo turistico del comprensorio.

Gli ingredienti tipici della montagna e della Foresta millenaria di Tarvisio sono, dunque, al centro della nuova attività che coinvolge i ristoranti del territorio con la proposta di una serie di menù degustazione speciali (disponibili fino al prossimo 30 settembre) con piatti che raccontano storie legate alla quotidianità delle famiglie del Tarvisiano, da sempre uno dei motori portanti della località posta al confine tra Italia, Austria e Slovenia. “È stata predisposta questa nuova iniziativa – spiega il sindaco Renzo Zanette – che intende rafforzare da un lato la visibilità della Foresta di Tarvisio e di proporre, dall’altro, un nuovo modo di presentare i prodotti enogastronomici e i menù della ristorazione”.
L’iniziativa gastronomica è strutturata su dei menù che si caratterizzano per l’utilizzo di materie prime e/o prodotti che abbiano un richiamo e un collegamento con il territorio alpino e con la Foresta di Tarvisio: le proposte prevedono la possibilità di assaggiare in degustazione due, tre o quattro piatti, dando una risposta sia a chi, dopo avere fatto visita al territorio, preferisce assaggiare solo un paio di proposte, sia a chi invece approfitta di una visita nella Foresta e intende poi approfondire la proposta enogastronomica del territorio. “L’amministrazione comunale – aggiunge l’assessore comunale alla Cultura e agli Eventi, Antonio Petterin – intende promuovere un progetto di promozione del comparto enogastronomico valorizzando le specificità di Tarvisio quale territorio alpino, ma anche di contaminazione: la nostra gastronomia si caratterizza per temi articolati che spaziano dal pesce alla tradizione alpina in un mix coerente e che caratterizza il territorio quale unico in campo nazionale”.

Questa nuova attività mirata impreziosisce dunque la campagna di comunicazione che sta raccontando, anche attraverso video e foto, il valore e il significato dello spazio all’interno della Foresta di Tarvisio, quello spazio e quel silenzio della natura che oggi sono un valore e un patrimonio straordinario (video ufficiale https://bit.ly/2YD8NwS). “Tarvisio, nel cuore delle Alpi Giulie, vizia l’ospite come meta d’eccellenza – conclude l’assessore comunale al Turismo, Barbara Lagger – per bellezze ambientali, specchi d’acqua, paesaggi incontaminati ed esperienze culinarie nel segno della tradizione. I ristoranti aderenti all’iniziativa hanno un legame molto forte con il territorio, i piatti raccontano storie legate alla quotidianità delle famiglie del Tarvisiano, per fare conoscere al turista ancora di più la vita di ogni giorno della nostra valle”.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: Consorzio Tarvisiano – www.tarvisiano.org – consorzio@tarvisiano.org – tel. +39 0428 2392.

—^—

In copertina, la Foresta millenaria di Tarvisio al centro della invitante proposta gastronomica in Valcanale.

(Photo Nicola Brollo)

 

Agriturismi, fattorie didattiche e sociali: ci sono 3 milioni per il dopo-Covid

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, il bando per l’accesso al sostegno temporaneo eccezionale a favore delle aziende agricole che diversificano la loro attività in agriturismi, fattorie didattiche, fattorie sociali del Programma di sviluppo rurale 2014-2020.
Le risorse assegnate, come informa una nota Arc, comprendono fondi cofinanziati per poco meno di 3 milioni di euro di spesa pubblica con una quota pari a 1.260.419,16 euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Feasr) oltre a fondi aggiuntivi regionali per euro 358.589,79. Si tratta di un intervento volto a fare fronte alla crisi derivante dalla pandemia da Covid-19 previsto nel Programma di sviluppo rurale 2014-2020 (misura 21). La scopo è di fornire il più ampio supporto alle aziende colpite dagli effetti dell’emergenza sanitaria che hanno interessato l’intero comparto della diversificazione delle attività agricole nei settori dell’agriturismo, dell’agricoltura sociale e delle fattorie didattiche.
Il bando prevede la concessione di un contributo forfettario modulato, da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 7.000, in base al servizio offerto dalle aziende agricole che svolgono attività di agriturismo o di agricoltura sociale o di fattoria didattica e che hanno avviato l’attività non più tardi del 31 gennaio 2020. Nel caso in cui la dotazione finanziaria del bando non fosse sufficiente a soddisfare tutte le richieste, il contributo – conclude la nota della Regione Fvg – verrà proporzionalmente ridotto in rapporto all’entità delle risorse disponibili. Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 12 ottobre attraverso il portale del Sistema informativo agricolo nazionale (Sian).

—^—

In copertina, l’ambiente collinare in Friuli Venezia Giulia è molto vocato all’attività agrituristica.

 

Le Cantine cooperative del Friuli occidentale pronte per la vendemmia

Si avvicina la vendemmia 2020 che, in base alle condizioni meteo dei prossimi giorni, dovrebbe partire tra il 20 e il 24 agosto: anche quest’anno, il cuore delle produzione regionale a livello di cooperative sarà nel Friuli occidentale, territorio nel quale è attiva la maggior parte delle cantine regionali più grandi, associate a Confcooperative Pordenone. Un mondo composto da oltre 1.200 viticoltori (e relative famiglie) e quasi 5 mila ettari di vigneto e soprattutto un territorio leader in alcune varietà a livello regionale (per esempio in provincia di Pordenone c’è la maggiore superficie vitata del Friuli Venezia Giulia a Pinot grigio e la seconda d’Italia dopo Treviso).
Che annata sarà? In sintesi, si prospetta una buona qualità delle uve, quantità stabile rispetto lo scorso anno o leggermente in diminuzione (il che non è negativo visto che aumenta di contro la qualità dei grappoli). La vera incognita è rappresentata dall’andamento dei mercati tra l’autunno e l’inverno prossimi in seguito a come si muoverà la pandemia Covid-19, sia per quanto riguarda i consumi italiani che esteri. L’estate ha visto una prima ripresa che si spera però di non vanificare. Sul fronte dei prezzi dell’uva, il sistema cooperativistico si conferma quello che tutela maggiormente il lavoro dei viticoltori.

I Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa hanno 400 soci e 2.000 ettari di vigneto. “Siamo tra le realtà che hanno retto meglio durante il lockdown grazie alla differenziazione dei nostri vini e dei canali commerciali – spiega il presidente Flavio Bellomo -: speriamo che i segnali incoraggianti dell’estate nei consumi del settore Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Café, ndr) non vengano meno con le prossime stagioni a causa di nuove chiusure. Prevediamo una vendemmia in linea con quella dello scorso anno, ideale sia per la vinificazione che per la successiva commercializzazione. Nel frattempo proseguiamo nel nostro cammino di investimenti e innovazione, per vini sempre più apprezzati dai consumatori”.

La Cantina di Rauscedo ha 390 soci e 1700 ettari. “Tra le novità della vendemmia 2020 – commenta il presidente Antonio Zuliani -, per la quale prevediamo una buona qualità delle uve visto il meteo che finora è stato equilibrato, c’è che abbiamo ulteriormente potenziato la nostra parte tecnica con un’ulteriore persona a fianco dei soci nei vigneti per consigliarli e aiutarli. In tutto siamo a 4 tecnici rispetto all’unica unità di due anni fa, una bella crescita. Con il potenziamento del servizio tecnico sul campo si vuole elevare la qualità già, peraltro, riconosciuta alta dal mercato”.

La Cantina produttori di Ramuscello e San Vito conta 150 soci che lavorano 650 ettari vitati. “Le condizioni meteorologiche sono state fino ad oggi ideali per la coltivazione della vite – sottolinea il presidente Gianluca Trevisan – e con la Vendemmia 2020 possiamo contare sull’80% dei nostri soci che hanno aderito al progetto SQNPI, al fine di utilizzare delle pratiche di agricoltura integrata rispettose, sia dell’ambiente che del prodotto finale. Il numero dei soci è in costante ascesa, segno di come la nostra cooperativa stia facendo un percorso virtuoso, con importanti investimenti tecnologici al fine di garantire la giusta remunerazione dell’uva ai soci conferenti”.

La cantina Vini San Giorgio della Richinvelda ha 80 soci e 400 ettari. “Un’annata che si prospetta all’insegna della qualità delle uve – sottolinea il presidente Ivan Volpatti – mentre la quantità, per quanto ci riguarda, calerà. Ci stiamo preparando, meteo permettendo per iniziare attorno al 23 agosto con la vendemmia”. In Friuli occidentale è attiva anche la Cantina di Conegliano e Vittorio Veneto, che si è fusa con la Cantina di Fontanafredda e Sacile da cui ha ereditato 180 soci.

“Una vendemmia di prospettiva – ha chiosato Pietro Tomaso Fabris, referente provinciale di Fedagripesca e vicepresidente di Confcooperative Pordenone – che deve fare i conti con l’incertezza dettata dal Covid-19 ma che vede le nostre cantine pronte a rispondere alle esigenze dei mercati con prontezza, professionalità e passione nonché una serie di interventi innovativi sia nel campo dei prodotti, sia della vinificazione e sia infine della coltivazione salvaguardando l’ambiente. Alla fine della raccolta trarremo i bilanci, ma nel frattempo ci prepariamo a questo momento così fondamentale nella vita delle nostre cooperative”.
“Il comparto – ha aggiunto Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca – è compatto nell’impegno per una vendemmia di qualità e ha messo in essere, già dagli scorsi anni, una serie di visioni comuni e innovazioni in corso d’opera che permettono ora di salvaguardare il lavoro delle cantine cooperative. La collaborazione con i territori vicini, all’interno dei consorzi di tutela a partire dai nostri vini di maggior richiesta, Pinot grigio e Prosecco, sta dando i suoi frutti e il sistema cooperativistico concorre decisamente a una tenuta dei prezzi dell’uva per i viticoltori”.
“Il mondo agricolo – ha concluso il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli – da sempre rappresenta uno dei punti di forza della cooperazione in Friuli occidentale. Come altri settori, anche quello vitivinicolo che nella nostra realtà e tra i più vocati all’esportazione, deve fare fronte alla nuova situazione mondiale. Le radici mutualistiche, ancora una volta, hanno dimostrato di essere forti per distribuire benessere agli associati anche in tempi difficili”.

—^—

In copertina, uve bianche, ormai mature, pronte per la vendemmia.

Attività agrituristica e giovani: larga adesione in Fvg ai bandi regionali

È stata molto “ampia e positiva” la partecipazione ai bandi scaduti a giugno per due misure del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia: la 6.1.1, per interventi di avviamento delle imprese di giovani agricoltori (95 domande), noto anche come “bando giovani”, e la 6.4.2 per interventi di diversificazione in attività agrituristiche (47 domande). A renderlo noto è l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna Stefano Zannier. “Trattandosi di interventi principalmente rivolti ai giovani agricoltori – spiega – la Regione presenta questi dati con soddisfazione poiché intravvede una volontà di continuare a investire nel settore a dispetto del periodo di crisi. Rappresentano inoltre il segnale di un ricambio generazionale in atto, una delle principali priorità della politica agricola regionale”.

Stefano Zannier

Con decreti dell’Autorità di gestione del Programma, si è di recente provveduto – come informa una nota Arc – ad assegnare 850 mila euro di risorse aggiuntive per lo scorrimento della graduatoria del “bando giovani 2019”. I fondi assegnati, unitamente ad alcune economie accertate, consentiranno di finanziare ulteriori 19 nuovi insediamenti, fino alla 62/a posizione (inclusa). Quanto al bando del 2020, scaduto il 3 giugno scorso, con una dotazione finanziaria di 800 mila euro di spesa pubblica, sono state rilasciate 95 domande per un totale di premio richiesto di 5,65 milioni di euro.

Commentando positivamente la partecipazione, nonostante le difficoltà derivanti dall’emergenza Covid-19, l’assessore Zannier ribadisce la tendenza in corso, aggiungendo che “le domande complessivamente presentate dall’inizio della programmazione sulla tipologia di intervento 6.1.1 sono state ben 400, pari al 3 per cento delle aziende agricole attive in Fvg”. Sono state, invece, 47 le domande rilasciate in merito al bando per l’accesso individuale alla tipologia di intervento 6.4.2 “Diversificazione in attività agrituristiche”, anch’esso pubblicato a inizio anno e scaduto il 3 giugno scorso. Con una dotazione finanziaria pari a circa un milione di euro di fondi cofinanziati, più fondi aggiuntivi regionali per un altro milione, il bando ha raggiunto un totale di 17,9 milioni di euro di investimenti programmati, mentre ammonta a oltre 6 milioni il sostegno totale richiesto.

“Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia – annota infine l’esponente della Giunta Fedriga – il bando ha riscosso un notevole successo con una richiesta finanziaria pari a oltre il 300 per cento della dotazione. I dati dimostrano la propensione delle aziende agricole a diversificare nell’attività agrituristica. Questa tendenza, se da un lato può essere considerata un punto di forza per la capacità di creare valore aggiunto per l’offerta turistica, dall’altro può rappresentare una debolezza, considerando le gravi difficoltà che sta vivendo il settore turistico, ma rimaniamo ottimisti”. A questo proposito, l’assessore Zannier suggerisce di “individuare, promuovere e sostenere nuove forme di diversificazione dell’attività agricola che tengono conto delle tendenze dei mercati e degli indirizzi comunitari in materia di valorizzazione delle risorse ambientali”.

—^—

In copertina, uno scorcio dell’agricoltura rivierasca in Fvg.