L’evoluzione del consumo di Pinot grigio negli Usa al tempo del Covid pandemico

Quale evoluzione ha avuto il consumo di Pinot grigio,soprattutto quello del Triveneto – vale a dire Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto -, negli Stati Uniti d’America al tempo del Covid pandemico e in particolare durante in mesi del lockdown primaverile? Innanzitutto, va detto che si è registrato inequivocabilmente il cambiamento della percezione del prodotto che, da consumo generico, si è tramutato in scelta consapevole da parte di chi decide di acquistare proprio questo ormai strategico vino bianco del Nordest. Importanti indicazioni sono infatti emerse durante la conferenza, avvenuta in forma digitalizzata, dal titolo “From ‘commodity’ to ‘domestic wine’: the success of Pinot grigio in the Usa in the lockdown era”, promossa dal Consorzio delle Venezie Doc nell’ambito del Wine2wine, il Business Forum internazionale dell’industria del vino organizzato dal Vinitaly International.
Un tema che interessa molto da vicino gli operatori del settore – e in particolar modo, quelli del vino italiano – trattato da autorevoli esponenti della produzione e della distribuzione di Pinot grigio negli Stati Uniti, quali il Mw Nicholas Paris, direttore del Global Sourcing dei vini europei per il colosso E. & J. Gallo Winery, e Sandro Sartor, Ad di Ruffino e Constellation Brands, ed analizzato, in apertura di sessione, anche dalla Ceo di Wine Intelligence Lulie Halstead. A introdurre la conferenza il presidente del Consorzio delle Venezie Doc, Albino Armani. Il caso osservato da Wine Intelligence riguarda precisamente le variazioni di consumo di vino all’interno di diversi Paesi del mondo, nel corso del tristemente eccezionale 2020. I dati raccolti hanno evidenziato un sostanziale incremento per tutti i territori presi in esame, in particolare per gli Usa, che registrano un +19%. Si è voluto puntare i riflettori, quindi, proprio su questo mercato, in cui l’innalzamento del trend è andato di pari passo con un cambiamento delle abitudini, nonché una precisa direzione sulle scelte di consumo.

Albino Armani

“Si tratta a tutti gli effetti di una crescita della frequenza di consumo – afferma Lulie Halstead – che si sposta all’interno dell’ambiente domestico, slegandosi dal fattore cibo e dalla cosiddetta food occasion; e, inoltre, a trainare il trend positivo degli ultimi mesi sono le donne”. Ciò che rivela lo studio, infatti, è l’affermarsi del consumo di vino al di fuori dai pasti, perlopiù al termine di una giornata di lavoro. Il vino, negli Usa del 2020, ha assunto il ruolo di piacere concesso, quel momento di relax da prendersi a fine giornata, seppur all’interno delle mura di casa. Se inserito nel contesto del pasto, il vino ha iniziato a presenziare sulle tavole più frugali e quotidiane, discostandosi dalla vecchia concezione di saltuarietà del consumo. Il caso di successo del Pinot grigio, in tal senso, è da attribuire ad un trend di vendite stabile dal 2016 ad oggi – senza subire flessioni anche nell’anno della peggiore crisi economico-sanitaria dell’ultimo secolo – rispetto invece ad altre varietà bianche come Chardonnay, Moscato e Riesling, che registrano invece lievi cali.
Si conferma il ruolo principale del vitigno nella scelta del prodotto da parte del consumatore, con un peso che si attesta ancora sul 73%. Ciò evidenzia come sia proprio tale fattore il principale motore della scelta e come sia sempre il medesimo a determinare l’affezione al prodotto. Per ciò che concerne il Pinot grigio, nello specifico, si rileva certamente un interessante incremento delle vendite sia entro il canale della Gdo sia dalle piattaforme e-commerce.

“Il Pinot grigio ha registrato un buon successo poiché i consumatori lo conoscevano; nella difficoltà le persone volevano qualcosa di cui potersi fidare, perché non sapevano cosa sarebbe successo. E il Pinot grigio rispondeva proprio a questa necessità. Nello specifico, le vendite dei nostri Pinot grigio hanno registrato una crescita che va dal +15% al +30% nel mercato Usa, a partire da marzo e nel corso degli otto mesi successivi”. Con queste parole il Master of Wine Nicholas Paris, direttore del Global Sourcing of European Wines per il colosso E&G Gallo Winery – gruppo che da oltre vent’anni importa vino italiano negli Usa –, conferma il trend pocanzi descritto e suggerisce la sua chiave di lettura del successo del Pinot grigio nel mercato statunitense. Quel desiderio di relax al termine della giornata lavorativa, quel piacere ritagliato all’interno di un difficile tempo di lockdown come fosse un privilegio – non di lusso – trova complice soddisfazione nella leggerezza fresca, fruttata, profumata e godibile del Pinot grigio. Un vino quasi spensierato, che fluttua per un attimo sopra la coltre della pandemia e delle durezze del nostro tempo, consentendo alla mente e al corpo di trarre un benefico ristoro. Ma soprattutto il Pinot grigio nel consumo statunitense rappresentava qualcosa di conosciuto, diventando un prodotto rassicurante. Questi dati denotano come il Pinot grigio si sia affermato entro le abitudini di consumo dei cittadini Usa, passando decisamente da una concezione di un vino “commodity”, reperibile ovunque, ad una di “domestic wine” e affermano come la scelta da parte dei consumatori di questo specifico prodotto diventi sempre più consapevole e mirata.

Questo trend regala certamente possibilità e opportunità al Pinot grigio nostrano, specialmente quando questo è associato al principio cardine della qualità del prodotto. In tale ottica, come mostrano le analisi presentate dall’amministratore delegato del Gruppo Ruffino e Cb Emea Sandro Sartor, il recente riconoscimento della Doc al Pinot grigio delle Venezie – presente in grande scala all’interno del mercato Usa – permetterà di generare valore e implementare ulteriormente le attività di informazione e promozione Oltreoceano. “Oggi la maggior parte dei consumatori di vino statunitensi non è ancora perfettamente al corrente delle implicazioni e delle specifiche contenute nel concetto di Denominazione d’origine. Non solo, anche sul significato di tradizione italiana e di provenienza, se non accompagnato da un marchio potente come nel caso del nostro Chianti Classico, si riscontra una buona dose di incertezza. Solo il 17% dei consumatori intervistati ritiene, infatti, che questo sia un fattore determinante nel processo d’acquisto. I consumatori americani si dimostrano tuttavia sensibili ai valori della Doc una volta che vengono loro illustrati e questo, nel caso del Pinot grigio delle Venezie, deve rappresentare uno stimolo per un’ulteriore crescita nell’immediato futuro. Il Consorzio ha svolto finora un buon lavoro, ma c’è ancora ampio margine di manovra per rendere più familiare agli acquirenti americani il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo e di elevata qualità sia della materia prima che della sua trasformazione”.

Sentiti i ringraziamenti di Albino Armani a chiusura della sessione: “Per il futuro sarà sempre più importante continuare a creare azioni coordinate tra la nostra Doc e grandi esperti del mercato del Pinot grigio, così come accaduto in questo seminario. Siamo onorati di aver ospitato oggi personalità così autorevoli nel mondo del vino Italiano e globale e del Pinot grigio in particolare, che hanno portato testimonianze significative a supporto dello studio sopra descritto riferito al mercato statunitense, di assoluto riferimento per la Doc delle Venezie. Ci gratifica la collaborazione attiva dimostrata oggi e speriamo di continuare a ricevere da tutti input interessanti per arrivare ad un’ulteriore crescita e riconoscibilità”.

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In copertina, vigneto di Pinot grigio sui Colli orientali del Friuli.

Assoenologi Fvg, online oggi il meeting degli auguri con Rizzi e Cotarella

(g.l.) In questo periodo, a pochi giorni dal Natale, era tradizione per Assoenologi Fvg organizzare la cena degli auguri che, oltre a offrire un festoso momento conviviale, dava anche l’occasione per un rapido bilancio dell’attività annuale della categoria che è ogni giorno a diretto contatto con il Vigneto Fvg. Ma anche i tecnici della vite e del vino devono fare i conti con le limitazioni anti-contagio richieste da questa emergenza sanitaria che ancora non vuole arrendersi, tanto da dover rinunciare all’incontro di fine anno. Questo riguarda, però, soltanto il metodo appunto tradizionale, quello cioè “in presenza” come si usa dire oggi, perché l’associazione guidata da Rodolfo Rizzi ha optato, come ormai fanno tutti, per i vantaggi offerti dalla Rete. “Quest’anno, per i noti motivi legati al Covid-19, i tradizionali auguri di Natale, al posto di un accogliente ristorante, l’Assoenologi del Fvg è costretta ad organizzarli online”, ha infatti comunicato a tutti gli associati e agli ospiti il presidente, annunciando che l’appuntamento è stato fissato per oggi venerdì 18 dicembre, alle ore 18.30, sulla piattaforma Gotomeeting. Al meeting mediatico parteciperanno anche il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, il direttore Paolo Brogioni e i rappresentanti istituzionali del settore vitivinicolo regionale.

Il link per il collegamento:
https://global.gotomeeting.com/join/639900157
Codice accesso: 639-900-157

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella.

 

Dai Viticoltori La Delizia uno spumante speciale per un’annata tutta da ricordare

Uno spumante speciale per Natale a chiusura di un’annata durissima, “storica”, da ricordare a lungo, ma che vuole esprimere anche un messaggio di speranza per guardare al futuro con serenità. E che è soprattutto dedicato a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta: l’hanno prodotto i Viticoltori Friulani La Delizia al termine di questo 2020 complicato, ma che ha messo in essere risposte alle difficoltà che saranno alla base per la Cantina di Casarsa di domani.
Dal direttore commerciale Mirko Bellini arriva l’analisi di 12 mesi intensi e l’esigenza immediata di attivare al più presto dei sistemi di sostegno al credito e alla liquidità delle aziende (tramite la legge 80 già esistente e in attesa del Recovery Fund) per sostenere tutta la filiera vitivinicola dai produttori fino ai ristoratori. Inoltre, da segnalare la partenza superiore alle attese sul mercato della grande distribuzione per il nuovo Prosecco Rosè che si affianca al citato spumante in edizione speciale marchiato La Delizia dedicato, appunto, a tutti coloro che hanno sofferto a causa del Covid-19.

MERCATI – “Commercialmente abbiamo vissuto una doppia annata. Nella grande distribuzione organizzata (Gdo) sia in Italia che all’Estero abbiamo avuto una forte crescita, fino al 30% delle bottiglie vendute in più rispetto al 2019. Di contro però il settore degli hotel, ristoranti, caffetterie e bar (HORECA) a parte i mesi estivi è risultato completamente bloccato, con flessione del 50% delle vendite e una perdita secca della marginalità. In pratica, ci sono stati solo 5 mesi di attività a singhiozzo e 7 di chiusura, tra lockdown e restrizioni varie. È chiaro che il settore Horeca non potrà ripartire pienamente fino alla prossima primavera, con l’arrivo dei vaccini anti Covid-19 e dell’aumento delle temperature meteorologiche”.

SOSTEGNO – “Le aziende del comparto vitivinicolo e dell’agroalimentare in generale hanno bisogno di interventi di sostegno da parte della politica vitali per affrontare il 2021. In primis riducendo il costo del lavoro, il costo di produzione e soprattutto la riduzione dei costi di energia, in modo da aumentare la competitività delle aziende. In questi mesi, la filiera commerciale è stata tenuta in piedi dai sistemi territoriali e non dai sistemi centrali: le singole aziende hanno fatto la loro parte, in particolare sostenendo in prima persona le vendite nell’HORECA, fornendo la merce ai clienti a fronte di difficoltà negli incassi. Ecco quindi che l’intervento auspicabile è il sostegno alla liquidità del credito, visto che soprattutto nell’Horeca l’esposizione all’incasso è in queste settimane l’elemento di maggior allarme. Azioni da realizzare tramite gli strumenti finanziari che ci sono già: per esempio la legge 80, con il sostegno al credito delle aziende da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, relativo alle fatture di vendita regolarmente emesse e non incassate, fino ad arrivare al Recovery Fund. Sarebbe una boccata d’ossigeno non indifferente di cui beneficerebbe l’intero comparto e ci permetterebbe di affrontare i mercati e sostenere l’intera filiera come fatto finora”.

EVOLUZIONE – “Il 2020 nelle stime iniziali pre-Coronavirus sarebbe stato un’annata di ripartenza dei mercati. Ma in ogni caso questi mesi, a partire dal lockdown di primavera, sono stati utili per organizzare il nuovo futuro che ci attende: li stiamo mettendo a frutto, cambiando la nostra struttura e modificando la “macchina” produttiva e organizzativa in funzione delle criticità che il Covid-19 ha evidenziato, in modo da essere pronti alla ripartenza, speriamo definitiva, del 2021. Ora siamo sempre più orientati verso l’industria 4.0, la sostenibilità ambientale e qualità del prodotto, l’efficienza, nuovi sistemi di lavoro e di gestione. Ringrazio i nostri dipendenti, soci e la forza vendita che ci hanno seguito su questa strada in una grande lavoro di squadra”.

PROSECCO ROSÉ – “Il Prosecco Rosè era molto atteso dai mercati, dopo l’adozione del disciplinare da parte del Consorzio del Prosecco Doc. Non solo sui mercati esteri, ma anche su quello italiano della Grande distribuzione, essendo l’Horeca attualmente fermo, stiamo avendo una partenza superiore alle previsioni, con il 15% sul totale delle vendite di Prosecco. È un vino che nasce dalla sapiente unione tra uve Glera e Pinot nero, che risulta elegante, raffinato, fragrante e sicuramente non banale. Uno spumante che completa la gamma del brand Prosecco riempiendo quella “casella” di prodotto alla moda e che ci permette di compiere lo stesso percorso fatto da altri brand come lo Champagne”.

EDIZIONE SPECIALE – “Abbiamo creato uno spumante Pinot Chardonnay con un metodo Charmat lungo 4 mesi di autoclave, specificatamente per il Natale 2020. Un’edizione limitata che vuole essere un messaggio di speranza per guardare al futuro con cui auspichiamo maggiore serenità. Per questo, al centro della grafica, risalta un cuore, dedicato sia a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta”.

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In copertina, il direttore Mirko Bellini brinda con il nuovissimo Prosecco Rosè dei Viticoltori La Delizia.

Suinicoltura Fvg in crisi con prezzi crollati: “Comprate prodotti italiani”

di Gi Elle

La crisi suinicola torna ad abbattersi in Friuli Venezia Giulia ed è già la seconda volta che accade in quest’anno sfortunato, dominato dall’emergenza pandemica che ha contribuito notevolmente ad aggravare la situazione. Per cui scatta pressante l’appello ai consumatori di Confagricoltura Fvg: comprate carne allevata e macellata in Italia. «In soli 30 giorni, a novembre, il prezzo della carne suina è crollato del 20 per cento», è infatti la denuncia di David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina. «Su base annuale, il valore è sceso in maniera ancora più sensibile: di oltre il 30 per cento. Un anno fa, infatti, la carne di suino valeva 1,80 euro al chilo circa. Ora siamo a 1,22 euro al chilo (con tendenza verso l’euro), molto al disotto della convenienza economica per l’allevatore», aggiunge amareggiato Pontello. In questa condizione drammatica si trovano tutti i 765 suinicoltori della nostra regione che, ogni anno, allevano oltre 245 mila suini.

David Pontello


«L’attuale situazione ha origine in Germania dove, da settembre, sono scoppiati un paio di focolai di Peste suina africana (Psa). Di conseguenza, sono scattate alcune misure di contrasto alla pandemia e i Paesi asiatici (Cina in testa) hanno smesso di acquistare la carne suina tedesca che si è riversata sul mercato italiano facendo crollare i prezzi – spiega Pontello -. A questo grave fatto, si è aggiunta la chiusura del canale Horeca a causa dei nuovi confinamenti conseguenti alla seconda ondata di Covid-19 che ha ulteriormente ristretto le opportunità di mercato. Durante tutti questi mesi difficili – è la considerazione di Pontello – gli allevatori hanno garantito i rifornimenti di carne su tutti i mercati disponibili, in quantità e qualità, pur tra mille difficoltà. Nelle prossime settimane, dunque, confidiamo che il nostro appello di acquistare carne allevata e macellata in Italia venga ampiamente accolto dall’opinione pubblica e dai consumatori, nel tentativo di dare qualche soddisfazione agli allevatori e alle filiere nazionali. Purtroppo – conclude l’esponente di Confagricoltura Fvg –, le nuove etichette sull’origine delle carni sono entrate in vigore con una deroga che le rende veramente visibili ai consumatori solo a partire dall’1 febbraio 2021. Ma sul mercato si trovano già molti prodotti completamente “Made in Italy”, a cominciare dai prosciutti a Dop».

Prosciutto Dop

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In copertina, suinetti allevati in Friuli: si riaffaccia la crisi del settore.

Confagricoltura Fvg: questo è soltanto un “aiutino” per lo stoccaggio dei vini

«Dopo la “distrazione” di quasi 52 milioni di euro di aiuti destinati originariamente al comparto vitivinicolo, da parte del Ministero dell’Agricoltura, ora arriva un Decreto da 9,54 milioni di euro per lo stoccaggio dei vini sfusi, a Docg, Doc e Igt, già certificati. Un “aiutino” che va pure bene ma che, ancora una volta, ha premialità troppo basse e non invoglia certo i produttori ad aderire»: è questo il primo commento che arriva da Michele Pace Perusini, coordinatore della Sezione economica vitivinicola di Confagricoltura Fvg, in relazione ai nuovi aiuti ministeriali previsti per il settore alle prese con le giacenze di cantina a seguito della crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19. Il testo è stato appena approvato in Conferenza Stato-Regioni.
«Nei tempi giusti, per tutte le misure antipandemiche fin qui attuate, Confagricoltura aveva richiesto delle premialità più alte, ma il Mipaaf ha sempre deciso di muoversi in maniera diversa. Il nostro comparto è strategico in termini di valore, manodopera occupata e immagine del “Made in Italy” con ricadute enormi sull’indotto che va dall’industria dei macchinari per l’imbottigliamento ai produttori di profilati in acciaio per gli impianti, eppure non viene tenuto in debita considerazione. Dal nostro punto di vista – conclude Pace Perusini – sarebbe maggiormente opportuno prendere in considerazione un secondo bando di distillazione (come stanno facendo altri Paesi europei) per iniziare a pensare sin d’ora a una stabilizzazione del mercato dei vini e, nel lungo periodo, della vendemmia 2021 che da qualche parte dovrà pur essere stoccata».
Le quantità di vino per cui si chiede la misura non possono essere inferiori a 100 ettolitri e non superiori a 4 mila ettolitri. Per Docg e Doc, l’importo dell’aiuto è fissato in 0,06 euro a ettolitro per giorno; mentre per gli Igt è di 0,04 euro/ hl/giorno. Per tutti, il periodo di stoccaggio sarà, a scelta del produttore, al massimo di sei mesi.

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In copertina una barricaia in Friuli e qui sopra Michele Pace Perusini di Confagricoltura Fvg.

Natale ormai vicino, ma la pesca è al collasso: l’allarme di un Fvg senza aiuti

di Giuseppe Longo

Natale sempre più vicino, quasi alle porte a giudicare da addobbi e luminarie che, nelle nostre città, hanno debuttato con largo anticipo rispetto al passato. Ma ristoranti e trattorie hanno le serrande desolatamente abbassate e, di conseguenza, tutto l’agroalimentare ne soffre, a cominciare da quello ittico che, praticamente, è già al collasso. Infatti, la ripresa delle limitazioni conseguenti alla seconda ondata del Covid-19 ha di nuovo colpito il comparto della pesca regionale, in particolare proprio in seguito alla chiusura della ristorazione, dapprima senza la cena (con lo stop delle attività alle 18) e ora con il blocco totale in seguito al declassamento del Friuli Venezia Giulia in zona arancione. E adesso si parla anche del rischio, pare purtroppo concreto, di zona rossa!
«Siamo nella stagione in cui c’è molta varietà di pesce, ma il nostro sbocco commerciale principale, i ristoranti, sono di nuovo chiusi», riferisce attraverso una nota dai toni molto preoccupati il vicepresidente di FedAgriPesca Fvg e presidente della Cooperativa pescatori San Vito di Marano Lagunare, Riccardo Milocco. Aggiungendo: «La situazione rischia di essere peggiore della primavera scorsa, anche perché ci stiamo avvicinando al Natale, periodo in cui abitualmente realizziamo i nostri maggiori profitti». «Stiamo vivendo un momento ancora peggiore rispetto a quello della primavera scorsa anche per la tipologia di pesce che peschiamo – aggiunge Toni Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado -. Mentre in primavera si pescavano specie che era possibile facilmente conservare o trasformare, come le seppie, adesso ci troviamo con pesce pregiato che viene consumato abitualmente fresco, come i branzini o le orate, ma che nessuno vuole acquistare, anche a prezzi ribassati».

Reti da pesca in porto a Grado.


«Anche per i per settore dei molluschi bivalvi la situazione è più che critica: catastrofica – gli fa eco il neopresidente del Cogemo, Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, Marino Regeni -. L’unica specie che riusciamo a pescare è quella dei fasolari. Le altre specie hanno subito forti morie naturali negli anni passati e, adesso, le stiamo tutelando non pescandole. Ma il fasolaro è un prodotto destinato quasi interamente alla ristorazione e principalmente nelle regioni meridionali, entrambi mercati oggi chiusi. Siamo 40 imprese che si trovano a lavorare al limite della sopravvivenza», è il grido di dolore di Regeni.
Ma, purtroppo, oltre al danno anche la beffa, che spesso, come si sa, vanno a braccetto: le imprese di pesca e acquacoltura, dapprima presenti, sono state estromesse dal Decreto ristori-bis del Governo nazionale. «Dopo un iniziale sospiro di sollievo per la prospettiva di un contributo a fondo perduto, importante quando non ci sono entrate provenienti dalle vendite, siamo rimasti meravigliati e delusi nel vedere che per le nostre imprese veniva previsto solo una decontribuzione per i mesi di novembre e dicembre – spiega Milocco -. Certo è meglio di niente, ma adesso le imprese hanno bisogno di liquidità per compensare il calo di fatturato. Soprattutto se consideriamo gli effetti imprevedibili di una pandemia che peggiora di giorno in giorno, con il blocco pressoché totale di tutti gli sbocchi di mercato per i nostri pescatori e acquacoltori. Torniamo a chiedere ai consumatori, come già fatto in primavera, di sostenerci acquistando il nostro pesce e i nostri molluschi – conclude Milocco -. Sappiamo che, a volte, è difficile riconoscere il nostro prodotto sul banco delle pescherie, ma come operatori ci impegneremo, aiutati dal Gruppo di Azione Costiera Flag Gac Fvg, a trovare modalità per farlo riconoscere e per pubblicizzare i luoghi dove sarà possibile trovare il pescato regionale».

Ecco il boreto alla graisana.


E’ il triste ritratto, insomma, di un settore produttivo in affanno, con appunto decine di imprese al limite della sopravvivenza. Perché il pesce, anche se pregiato, essendo bloccata la ristorazione  – per cui è impossibile apprezzare piatti meravigliosi, come ad esempio il tipico “boreto a la graisana” -, non si vende ed evidentemente, i consumi domestici non riescono a sopperire a queste mancate collocazioni, tamponando una falla che di giorno in giorno sempre più sta diventando una voragine. E poi, come se non bastasse, gli aiuti economici mancano, mentre sono indispensabili per garantire un minimo di ossigeno alle imprese che non lavorano, come in questo caso negli importanti settori della pesca e dell’acquacoltura. Peggio di così…

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In copertina, un peschereccio ormeggiato in porto e qui sopra la Laguna di Grado e Marano.

 

Prosciutto di San Daniele, vini e grappe “volano” con gli accordi Ceta e Jefta

Gli scambi con i primi 65 partner Ue nell’anno pre Covid-19 sono cresciuti del 3,4 per cento, con un balzo di Canada e Giappone. Lo scrive il IV Rapporto Ue sugli accordi commerciali. Nel Sol Levante, in particolare, l’export agroalimentare cresce del 14 per cento per il vino, del 12 per la carne suina e del 10 per i formaggi. Così i tanto contestati (da qualcuno) accordi commerciali Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement tra Ue e Canada) e Jefta (Japan-Eu Free Trade Agreement) fanno volare l’export agroalimentare europeo e italiano. Dal documento della Commissione Ue, emerge che «gli accordi hanno continuato a facilitare un commercio equo e sostenibile e a consolidare il quadro delle regole internazionali». Infatti, mentre il commercio con i 65 partner preferenziali è cresciuto del 3,4 per cento nel 2019, il commercio estero complessivo dell’Ue è salito “solo” del 2,5 per cento. Sono proprio gli accordi commerciali dell’Ue con il Canada e il Giappone ad aver dato particolare impulso all’incremento del commercio pre Covid-19, con un contributo rispettivamente del 25 e del 6 per cento circa, dalla loro entrata in vigore.
«Gli accordi bilaterali, che coinvolgono pure i nostri vini, le grappe e il San Daniele Dop, stanno dando finora buoni risultati – afferma Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg – con numeri incoraggianti che possono ancora essere migliorabili se si ragiona in prospettiva, visti anche i recenti accordi approvati dal Parlamento Ue e dalla Cina, che interessano 26 eccellenze agroalimentari del “Made in Italy”».
Particolarmente significativa per la bilancia agroalimentare la performance del Giappone che, in un solo anno, è diventato il secondo mercato per l’export dell’Ue dopo la Svizzera. Gli scambi bilaterali di prodotti agroalimentari tra l’Ue e il Paese del Sol Levante, infatti, sono aumentati del 16 per cento e le esportazioni di carne di maiale, formaggio e vino dell’Ue sono aumentate, rispettivamente, del 12, del 10 e del 14 per cento. Per il vino il merito è nel fatto che il Giappone abbia approvato e riconosciuto le pratiche enologiche dell’Ue grazie all’accordo Jefta.

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, il prosciutto di San Daniele Dop, prodotto che piace molto all’estero.

 

Monito di Thurn Valsassina: guai a maltrattare agricoltori e consumatori

Uno studio pubblicato dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura) sull’impatto del Covid-19 sull’agroalimentare, e le politiche da seguire per favorire la ripresa, dice che secondo alcuni modelli econometrici vi sarà in Italia “una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all’ipotizzata variazione del Pil (9-10 per cento). Il comparto zootecnico sarebbe colpito da un maggiore calo di redditività, quello ortofrutticolo un poco meno”. «Il fatto è, però, che non tutti i protagonisti delle filiere agroalimentari soffrono allo stesso modo – precisa Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. Infatti, vi sono settori che crescono sensibilmente come la Gdo (+9,6 per cento) o le vendite al dettaglio di beni alimentari che hanno realizzato un +3,3 per cento nei primi sette mesi del 2020. Nello stesso periodo è buona anche la performance dell’export agroalimentare con un +3,5 per cento (contro il -14 per cento del comparto manifatturiero). A prescindere da quelli che saranno gli esiti economici dell’attuale seconda ondata (e temiamo che saranno del tutto diversi rispetto alla prima), non possiamo non notare la consueta discrasia fra il settore primario rispetto all’industria e alla distribuzione – sottolinea Thurn Valsassina -. Detto questo, in vista della prima tranche di fondi del Recovery Plan recentemente annunciata, facciamo nostre alcune delle raccomandazioni per l’agricoltura del già citato studio Crea».

Il prosciutto di San Daniele.


«Bisogna evitare – spiega il presidente di Confagricoltura Fvg – ogni carenza di manodopera; facilitare i trasporti dei prodotti deperibili; garantire liquidità alle imprese evitando restrizioni del credito, introducendo sussidi salariali, sospendendo i pagamenti delle imposte e l’applicazione del regolamento dei minimis; evitare ogni tipo di speculazione; riconoscere come “essenziali” tutte le parti della filiera, a monte e a valle, comprese la mangimistica e il packaging, al fine di non intaccare la catena produttiva; garantire l’integrità della filiera attraverso misure che rafforzino la tracciabilità per evitare ingiustificate crisi di fiducia sulla food safety e, al tempo stesso, rafforzare i controlli anche alle frontiere; nelle relazioni commerciali, vigilare su eventuali barriere sanitarie e fitosanitarie non giustificate e collaborare con il settore privato per individuare eventuali problematiche che dovessero manifestarsi; evitare ogni forma di speculazione che potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori attraverso ingiustificati aumenti dei prezzi; garantire l’accesso al cibo alle fasce più vulnerabili della popolazione. Maltrattare agricoltori e consumatori – conclude il leader degl imprenditori agricoli Fvg – non fa bene al cibo “Made in Friuli Vg” e “Made in Italy” che ha avuto il suo riconoscimento importante anche dal recente voto favorevole del Parlamento europeo all’accordo commerciale con la Cina che comprende anche 26 eccellenze italiane (prosciutto di San Daniele e grappe comprese)».

Fvg famoso per la grappa.

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In copertina, il presidente di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

Lockdown, il successo del Pinot grigio negli Usa è un caso da studiare

Il successo negli Usa del Pinot grigio delle Venezie – vale a dire Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto -, ai tempi del lockdown, diventa un caso di studio internazionale che sarà al centro dell’attenzione della settima edizione del Wine2wine, quest’anno in chiave digital. Il Business Forum organizzato da Vinitaly International punterà i riflettori sull’era post Covid-19, scenario che sta mettendo l’industria del vino di fronte a una sfida senza precedenti, indagando anche quelle realtà “in controtendenza”, che dimostrano quanto le strade del mercato e dei consumatori siano spesso imprevedibili. Il “casus” saranno le performance straordinarie avute dal Pinot grigio negli States durante il lockdown che verranno analizzate nel talk organizzato dal Consorzio delle Venezie Doc martedì 24 novembre, dalle 17.15 alle 17.45.

Albino Armani

Un caso davvero unico dove non solo si registrano lievi incrementi nei consumi rispetto al trend mondiale, ma pare rivelare un cambio di approccio da parte del consumatore nei confronti del Pinot grigio che, nell’era pandemica, torna ad essere oggetto di scelta di acquisto sempre più consapevole come uno dei vini preferiti da consumare nell’ambiente familiare.
Da “commodity” a “uso domestico”, dunque, sarà il punto di partenza di un’analisi di mercato negli Usa che vedrà interventi di autorevoli esponenti della produzione e della distribuzione oltreoceano di Pinot grigio, a partire dal MW Nicholas Paris, direttore del Global Sourcing dei vini europei per il colosso E. & J. Gallo Winery, e Sandro Sartor, Ad di Ruffino e Constellation Brands, entrambi introdotti dal presidente del Consorzio delle Venezie Doc, Albino Armani. Ad aprire il forum, la Ceo di Wine Intelligence, Lulie Halstead, che, attraverso un’indagine qualitativa, racconterà come il 2020 abbia cambiato tendenze di mercato e modi di acquisto e di consumo negli States, concentrandosi sulle opportunità del Pinot grigio.

Per accedere al forum sarà necessario registrarsi alla piattaforma digitale di Wine2wine. Per ulteriori informazioni sul Business Forum e sulle modalità di iscrizione consultare il sito www.wine2wine.net

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In copertina, grappoli di Pinot grigio, varietà che dà un vino di grande successo negli Stati Uniti d’America.

 

Coronavirus ferma le castagne di Valle. E allora arrivederci al 2021

È un arrivederci al prossimo anno per festeggiare la 40ma edizione della Festa delle castagne e del miele di castagno quello lanciato dalla Pro Loco Valle di Soffumbergo che, in seguito al nuovo Dpcm firmato dal presidente Conte per contrastare il Coronavirus, non potrà veder realizzato l’ultimo weekend della manifestazione “Ottobre tra castagne e natura”. Ma i primi tre fine settimana si sono potuti svolgere e quindi ci sta anche un primo bilancio dell’evento che, grazie alla collaborazione dei visitatori e alla passione dei volontari della Pro Loco, ha regalato un momento di serenità in questi giorni difficili.

“Nel rispetto delle nuove norme a contrasto della diffusione del Coronavirus – ha spiegato il presidente della Pro Loco, Gian Franco Specia – non potremmo realizzare gli ultimi eventi di “Ottobre tra castagne e natura” di sabato 24 e domenica 25 ottobre. Quindi niente camminata a raccogliere le castagne, né chioschi aperti dove degustare castagne, Ribolla e altre prelibatezze locali. Però ringraziamo del tempo che abbiamo potuto trascorrere insieme e dei numerosi visitatori che in questi primi tre weekend d’ottobre ci hanno raggiunti a Valle, tutti così attenti a rispettare le norme anti Covid-19. Li vogliamo ringraziare idealmente uno a uno per aver scelto Valle, nonostante le regole da rispettare e gli ingressi contingentati. Siamo soddisfatti per la riuscita degli eventi: è stato un bel modo per festeggiare l’autunno e godere della bellezza che il nostro borgo, soprannominato “Il Balcone sul Friuli“ per la posizione panoramica, può regalare. Ai visitatori speriamo di aver donato con la nostra passione un momento di serenità. Ci rivediamo nel 2021 con tante idee e voglia di stare insieme – ha concluso Specia – anche perché la prossima tappa sarà il 40° anniversario della nostra Festa e noi abbiamo intenzione di festeggiarlo alla grande. Per questo a tutti i nostri sostenitori diciamo arrivederci al prossimo anno”.

Durante tutti i primi tre weekend del mese di ottobre la Pro Loco, in collaborazione con il Comune di Faedis e il Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia, aveva aperto le sue porte ai visitatori con un interessante calendario di proposte: ogni sabato la tradizionale passeggiata nel bosco con raccolta delle castagne e tutte le domeniche la camminata guidata con esperto botanico “Alla scoperta del Soffumbergo”. Immancabili e apprezzatissimi i chioschi enogastronomici con specialità alla griglia e menu degustazione a base di castagne e gli intrattenimenti musicali offerti al pubblico.

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In copertina, le castagne ancora nel riccio: Valle di Soffumbergo annulla l’ultimo week-end.