Il Prosecco lega Fvg e Veneto, da Verona dimostrazione di unità fra due regioni

Il Prosecco è diventato un’unica realtà che lega indissolubilmente il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, unità che va necessariamente mantenuta una volta che si esce dal confine nazionale per proporsi nei mercati internazionali. È questo, in sintesi, uno dei concetti espressi ieri dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari durante la seconda giornata della 56ma edizione di Vinitaly, il più importante salone internazionale dedicato ai vini ed ai distillati in corso a Verona, dove il Fvg è presente con un proprio stand istituzionale curato dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa).


Il programma di ieri si è caratterizzato per la partecipazione dell’esponente dell’esecutivo Fvg a vari eventi organizzati per promuovere il sistema regionale e la sua presenza agli stand di alcuni produttori del Friuli Venezia Giulia. Tra gli appuntamenti quello ospitato nello stand allestito dalla Doc del Prosecco, in cui la Regione Fvg ha posto in evidenza la necessità di proseguire uniti tra le quattro province del Friuli Venezia Giulia e le cinque del Veneto quando ci si presenta al di fuori dei confini nazionali. Una visione unica, è stato detto, che poggia su solide basi e sulle quali entrambe le realtà territoriali stanno lavorando per rafforzarne l’immagine.
Inoltre nell’area convegni dello stand del Friuli Venezia Giulia è stata presentata la 21ma Edizione del concorso enologico internazionale “Città del vino” che il prossimo anno verrà ospitato a Gorizia, tornando quindi nella nostra regione dopo 18 anni. In particolare, è stata messa in risalto l’importanza di un evento che richiamerà nel capoluogo isontino una settantina di commissari provenienti da tutto il mondo, i quali saranno chiamati ad esaminare 1500 campioni tra vini e distillati in concorso. Quello del vino, è stato ricordato dall’assessore alle risorse agroalimentari, è un settore che non sempre può essere compresso all’interno di confini geografici soprattutto quando questi ultimi si trovano lungo una linea di frontiera. Pertanto l’approdo naturale per un evento internazionale qual è quello legato al concorso delle Città del vino non può che essere Gorizia, città che ospiterà la manifestazione transfrontaliera Go!2025.
Infine, alla presenza anche del presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è seguito un incontro con una delegazione brasiliana, durante il quale sono state gettate le basi in vista di una futura partecipazione del nostro territorio ad un evento dedicato ai vini in programma in Sudamerica. Il Brasile è, infatti, un mercato al quale la nostra Regione guarda con grande interesse, per avviare collaborazioni che possano valorizzare le nostre specialità ma anche per esportare il grande bagaglio di conoscenze che il Friuli Venezia Giulia vanta in questo settore.

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In copertina e all’interno tre immagini del maxi-stand del Friuli Venezia Giulia.

Il Pinot grigio delle Venezie da oggi a Verona anche a Vinitaly and The City

Il Pinot grigio Doc delle Venezie sarà protagonista al Vinitaly che sta per partire a Verona. Il Consorzio di tutela, rappresentante del più grande e virtuoso modello di integrazione interregionale che unisce in un’unica denominazione d’origine la filiera produttiva di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento, ha infatti confermato la sua partecipazione all’importante Salone enologico, il più atteso evento del settore che torna nella città scaligera dal 14 al 17 aprile per accogliere migliaia di espositori e visitatori provenienti da tutto il mondo.

Pinot grigio in bianco e ramato.


In primo piano, all’interno del padiglione 5, stand F2 del quartiere fieristico, il Consorzio sarà a disposizione per raccontare il territorio viticolo e far conoscere – attraverso le oltre cento etichette in degustazione – lo stile unico, fresco e versatile del Pinot grigio Doc delle Venezie e per fornire tutte le indicazioni sulle aziende socie presenti alla manifestazione. Grande novità che accompagna questa 56ª edizione del Salone internazionale del vino è il debutto del Pinot grigio delle Venezie al Vinitaly and The City, il fuori salone di Vinitaly in programma nei luoghi più suggestivi del centro storico di Verona, città Patrimonio mondiale Unesco. Sarà infatti allestita, da oggi al 15 aprile in Piazza dei Signori, nella Loggia di Fra’ Giocondo, la prima enoteca interamente dedicata all’offerta, curata da sommelier, dei vini Pinot Grigio Doc delle Venezie a visitatori e winelover. Un passo significativo che vede il Consorzio di tutela giocare in casa ed intensificare la promozione a livello nazionale, avvicinandosi al consumatore e confermando la sua posizione di leadership nel settore.
Il Pinot grigio Doc delle Venezie conferma infatti – come anche emerso durante il recente incontro di Milano – un andamento in controtendenza che, nonostante la flessione dei consumi, registra un trend in lieve ma costante crescita sia in termini di volumi che di valore, con un ruolo importante di Stati Uniti, Regno Unito e Germania che guidano il commercio estero.
Inoltre, durante i giorni della rassegna, il direttore del Consorzio, Stefano Sequino, interverrà in occasione di due convegni organizzati all’interno del polo fieristico. Il primo, dal titolo Verso il nuovo regolamento sulle indicazioni geografiche dell’Unione Europea per il vino e le bevande spiritose si terrà domenica 14 aprile, dalle 13, in sala Salieri – Centro Congressi Palaexpo (piano -1). Sarà l’occasione per discutere delle novità introdotte dall’importante riforma delle indicazioni geografiche, recentemente approvata dal Parlamento europeo, tra cui il rafforzamento del ruolo dei Consorzi di tutela. Mentre lunedì 15 aprile, ancora Sequino ed il presidente Albino Armani saranno invitati a parlare nel corso del seminario La legalità alimentare: le garanzie scientifiche e giuridiche nel percorso del vino, che si terrà, dalle 9.30, in sala Rossini – Centro Congressi Arena (1° piano Galleria 6/7).

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In copertina, alcuni vigneti di Pinot grigio Doc delle Venezie in Friuli.

Pinot grigio delle Venezie, a Milano un’analisi tra mercato e strategie della grande Doc che compie sette anni

“Pinot grigio Delle Venezie Doc: analisi di mercato e strategie per il futuro”. Questo il tema dell’importante incontro organizzato a Milano dal Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie, in collaborazione con Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. Un primo appuntamento aperto ad operatori, aziende e stampa che ha visto la presentazione di un’indagine di mercato volta ad analizzare gli indicatori del segmento commerciale, il posizionamento e il livello di internazionalizzazione del Pinot grigio Doc Delle Venezie, oggi il più grande modello di integrazione interregionale che include in un’unica denominazione d’origine le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento.
Un importante lavoro di ricerca e raccolta dati che è in linea con il percorso strategico di valorizzazione della denominazione di origine Delle Venezie che negli ultimi anni ha visto rafforzato il suo posizionamento a livello internazionale. Un’occasione per condividere i dati strutturali di produzione e di imbottigliamento – forniti da Triveneta Certificazioni, organismo di controllo della Doc – così come del commercio estero e dei canali di distribuzione del primo vino bianco italiano per volumi d’esportazione, oltre il 95% del totale, utile per ascoltare l’importante testimonianza di tre grandi imprese associate rispetto a risultati e obiettivi a livello produttivo, qualitativo e di posizionamento nonché rispetto alle opportunità e alle criticità del commercio estero. Sono intervenuti Matteo Zoppas, presidente Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Augusto Reggiani, gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, e, in rappresentanza dei tre grandi player del Pinot grigio Doc Delle Venezie, Massimo Romani, Ad di Argea Spa., Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit, e Franco Passador, Ad di Vivo Cantine Viticoltori Veneto Orientale.

I relatori e il saluto di Armani.


Ad aprire i lavori, moderati dal vicedirettore e firma del Corriere della Sera, Luciano Ferraro, i saluti del presidente del Consorzio Doc delle Venezie Albino Armani. «Sono passati – ha detto – sette anni da quando la Denominazione venne costituita, affiancandosi ad altre venti denominazioni di origine coinvolte nella produzione di Pinot grigio nel Triveneto. Ad oggi nel Nordest si produce l’85% del Pinot grigio italiano – e il 43% di quello globale – e si contano 25 mila ettari vitati a Pinot grigio potenzialmente destinati alla Doc Delle Venezie, con una produzione di 240 milioni di bottiglie/anno e una filiera produttiva rappresentata da 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento». Il presidente ha ricordato, inoltre, come la Doc abbia avuto e stia tuttora registrando un andamento in controtendenza rispetto ad altre denominazioni. Nonostante il calo generale del consumo di vino, infatti, la Doc osserva un trend in lieve ma costante crescita in termini sia di volumi sia di valore. Si rammenta che nel 2023 il Pinot grigio Doc delle Venezie ha chiuso un bilancio incoraggiante in un anno evidentemente complicato, con quasi 5 milioni di bottiglie in più sul mercato rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.661.384 ettolitri imbottigliati nell’anno solare.
Di seguito Fabio Del Bravo, direzione Filiere e Analisi dei Mercati di Ismea, ha presentato l’indagine, partendo da una panoramica sulla produzione italiana di vino, a partire dai volumi della produzione e peso delle Ig dal 2014 a oggi che, oltre a ribadire il calo di produzione del 23,2% dell’ultima campagna, evidenzia una positiva incidenza del potenziale vini Ig sul totale che è passata dal 65% al 78% in dieci anni. I dati presentati hanno mostrato, inoltre, una sostanziale crescita dei vini bianchi che nell’ultimo decennio sono passati dal 47% al 62%, con un picco importante a partire dal 2021, a testimoniare il recente cambiamento dei trend di consumo. Interessanti i dati sulle esportazioni italiane di vino che, in un contesto di scambi internazionali in flessione, hanno sostanzialmente tenuto, anche rispetto ai tradizionali competitor come Francia e Spagna. Ma ancora più interessante notare come l’incidenza delle Dop sia passata dal 35% al 59% in volume e dal 52% al 67% in valore, numeri che dimostrano la sempre maggiore attenzione del consumatore nelle scelte d’acquisto.

Grappoli di Pinot grigio.


Portando il focus sulla Doc delle Venezie, la denominazione triveneta occupa il secondo posto del podio con quota 10% del volume totale delle prime 20 denominazioni di origine italiane – che da sole sommano il 70% del volume nazionale – seconda solo alla Doc Prosecco. L’indagine svolta da Ismea, aggiornata a marzo 2024 su un campione rappresentativo dell’intero territorio di produzione, conferma una forte adesione delle imprese al regime biologico e a schemi volontari di sostenibilità (Sqnpi, Equalitas e ViVa), oltre a registrare un numero elevato di aziende che intendono aderire nel prossimo futuro.
Confermata, inoltre, la vocazione all’export della Doc: il 94% del campione dichiara di vendere il Pinot grigio delle Venezie all’estero e, tra le aziende coinvolte, il 24% del campione esporta più del 90% dell’imbottigliato di Pinot grigio delle Venezie (la quota sale al 51% se si considerano le aziende che esportano il Pinot grigio delle Venezie per oltre il 70% della produzione). La principale destinazione del Pinot grigio Delle Venezie è il Nord America (58%), seguito dall’Europa (52%), con quote decisamente inferiori per Asia, Africa e Sud America; nello specifico il 52% delle aziende del campione dichiara di esportare negli Stati Uniti, il 39% nel Regno Unito e in Germania, il 24% nell’Est Europa, il 21% in Canada, il 9% sia in Cina che in Giappone. A chiusura dell’indagine sui mercati esteri, gli Stati Uniti restano il mercato che continua a promettere le migliori performance nel 2024, mentre tra gli intervistati si registra una notevole eterogeneità nella percezione dei Paesi potenziali e interessanti per futuro, con una ricorrenza, però, relative all’area dell’Est Europa, o a singoli Paesi appartenenti a tale regione geografica, come la Polonia. Rispetto ai canali distributivi, i principali sono l’Horeca e i grossisti, in entrambi i casi con il 48% delle selezioni, segue la Gdo con il 42% – canale in cui le aziende del campione hanno visto incrementare maggiormente le proprie vendite rispetto all’anno passato – i negozi specializzati ed il canale online, rispettivamente con il 27% e 15%.
A chiusura della relazione di Ismea si è aperto un proficuo dibattito per individuare strategie di promozione condivise e spazi di miglioramento che, oltre al consolidamento dei mercati considerati maturi, consentano di conquistarne nuovi.
Matteo Zoppas, presidente Ice, ha sottolineato il ruolo fondamentale del suo Istituto nell’accompagnare le imprese vitivinicole italiane nel loro percorso di internazionalizzazione, operando da importante tramite per accedere ai mercati esteri e promuovere il valore dei vini italiani nel mondo. Il Presidente Zoppas ha ricordato le attività svolte grazie alla vasta rete globale di uffici Ice e dai trade analyst operanti sul campo, facilitando l’incontro tra le aziende italiane e i buyer internazionali e creando opportunità di business durante eventi fieristici di rilevanza mondiale come Vinitaly. Proprio in occasione della prossima edizione Agenzia Ice porterà oltre 500 buyer profilati, offrendo alle aziende italiane l’opportunità di espandere la loro presenza sui mercati internazionali.
In merito agli strumenti messi in campo dal Sistema Paese e rispetto al ruolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è intervenuto Augusto Reggiani, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: «La Giornata del Made in Italy, che si terrà il 15 aprile, è una delle numerose iniziative contenute all’interno del recente e più ampio Decreto sul Made in Italy approvato dal Parlamento e rappresenta un importante momento di celebrazione dell’eccellenza italiana nel mondo imprenditoriale. È un’iniziativa che dimostra la nostra vicinanza alle imprese, riconoscendo loro il ruolo di vero motore di produzione del nostro Pil. Il Decreto fornisce nuovi strumenti per contrastare con fermezza il fenomeno dell’Italian sounding, che danneggia gravemente le nostre esportazioni, incluso quindi il settore vitivinicolo, per una cifra complessiva stimata non inferiore ai 75 miliardi di euro all’anno. Nel corso della giornata viene celebrato il Made in Italy in tutto il mondo, anche sensibilizzando e formando i media e le autorità straniere e locali su questa tematica assolutamente cruciale».

In bianco e ramato.


Luciano Ferraro ha introdotto, quindi, nel dibatto tematiche legate a prospettive e margini di crescita legati alla Doc delle Venezie e come si renda necessario comprendere che la sua comunicazione debba concentrarsi sulla distintività rispetto alle altre Doc. «In particolare, nei mercati dove la presenza del Pinot grigio Delle Venezie è più consolidata, come il Nord America, Gran Bretagna ed Europa Continentale, il nostro obiettivo principale deve essere la premiumizzazione del prodotto, associandolo ai grandi marchi trainanti che aiutino a renderlo un vero e proprio simbolo di eccellenza sul mercato», ha commentato Massimo Romani, Ad di Argea, che ha poi continuato: «Il nostro Pinot grigio del Nordest già possiede nella propria natura molti elementi che ne determinano il successo. Tuttavia, considerando i buoni risultati registrati da altri Pinot grigio territoriali, ad esempio quello siciliano ed abruzzese, sarà essenziale concentrarsi sull’incremento del valore e sui caratteri distintivi della Doc delle Venezie».
Inevitabile un approfondimento sugli Stati Uniti, primo Paese di riferimento per l’export della Doc delle Venezie. Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit, ha spiegato come il successo del Pinot grigio nel mercato americano sia stato influenzato da diversi fattori. «Sicuramente, il nostro ruolo di pionieri nell’introdurre questa varietà negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70 ha avuto un impatto significativo, di certo favorito, all’inizio degli anni ’80 e per tutti gli anni ‘90, dalla ricerca da parte del consumatore di un’alternativa al più diffuso Chardonnay californiano. Il Pinot grigio italiano continua a mostrare grande resilienza in un mercato che oggi invece manifesta disaffezione al vino soprattutto da parte della fascia più giovane di consumatori, perché in grado di soddisfare la crescente domanda di vini più leggeri e versatili. Inoltre – ha proseguito Zanoni – non possiamo sottovalutare l’importanza del valore di marca nella promozione del prodotto, tenendo conto che il valore della denominazione deve crescere parallelamente a quello dei grandi brand». Rispetto al prossimo futuro, Zanoni ritiene che all’interno di un mercato in evoluzione come quello americano, il Pinot grigio italiano – inclusa quindi la Doc delle Venezie – continuerà ad essere il competitor numero uno del Pinot grigio statunitense.
La tavola rotonda si è chiusa con l’intervento di Franco Passador, Ad di Vivo Cantine Viticoltori Veneto Orientale in merito alla sostenibilità ambientale: «Si tratta di un tema strategico e importante, che caratterizza la filiera Doc delle Venezie raggiungendo, come testimoniato dall’indagine Ismea, una percentuale eccezionale in termini di adesione agli standard di sostenibilità, pari ad oltre il 70%, con la nostra realtà che si distingue ulteriormente superando l’80%. In questo senso, non possiamo non elogiare la sensibilità e la pronta risposta degli agricoltori nell’adesione alla coltivazione con il metodo biologico e/o agli schemi di certificazione volontaria Sqnpi, ViVa ed Equalitas». Passador ha concluso mettendo in evidenza un ulteriore ed importante elemento distintivo del Pinot grigio Doc delle Venezie, ovvero una filiera interamente certificata che utilizza su tutto il vino confezionato in commercio il contrassegno di Stato a garanzia della tracciabilità. «Si tratta di un elemento spesso trascurato nella comunicazione al consumatore che invece dovrebbe essere posto in primo piano, a differenza di altre produzioni di Pinot grigio a livello nazionale che sono sul mercato prive del contrassegno di Stato. La fascetta contrassegno di Stato è uno dei nostri punti di forza, un messaggio che il consumatore deve comprendere e privilegiare nella scelta d’acquisto».

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In copertina, vigneti in Friuli di Pinot grigio Doc delle Venezie e qui sopra in Trentino.

Vino, significato storico e culturale domani a Fiume Veneto raccontato da Armani, Bulfon e d’Attimis Maniago

Nell’ambito dell’incontro “La vite e il vino nella simbologia cristiana e nella cultura materiale del Nord-Est”, è in programma a Fiume Veneto una tavola rotonda per raccontare l’esperienza di tre produttori che hanno fatto la storia della viticoltura di Veneto e Friuli Venezia Giulia: Albino Armani, Alberto d’Attimis Maniago e Alberta Bulfon. L’appuntamento è fissato per domani, alle ore 18.30, all’Ultimo Mulino. L’incontro è organizzato dall’associazione culturale Noria e condotto dal professor Giuseppe Virgilio, con la moderazione di Emilio Mordini. A chiusura dei lavori, il pubblico potrà apprezzare un rifresco Al fogolar e conversare con i relatori della serata, degustando un calice di buon vino offerto dai tre vignaioli.
Albino Armani nasce sul Monte Baldo, in quella striscia di terra ancora oggi poco conosciuta, la Vallagarina, che separa Veneto e Trentino, a rappresentare uno storico collegamento tra il mondo mediterraneo e quello alpino. Dal 1607, la famiglia Armani è legata a doppio filo a questo territorio – “Io sono di questa valle. Come un sasso, come una pianta, appartengo a questa terra”, dice sempre Albino; una terra che proprio sull’antica componente agricola e sul “saper fare” – approccio che ancora oggi caratterizza ogni aspetto aziendale e produttivo – ha fondato la propria ricchezza.
Dalla vigna alla cantina, per Albino Armani, da sempre, il vino è tutto tranne che una bevanda. È storia, identità, tradizione, cultura, paesaggio, e come tale va rispettato, valorizzato e protetto, perché parte integrante del patrimonio sociale e culturale. Secondo Albino Armani, le scelte degli agricoltori o di chi, più in generale, produce reddito dal proprio territorio giocano un ruolo fondamentale nella valorizzazione dello stesso. È doveroso mostrare un atteggiamento responsabile in ogni aspetto produttivo, e quindi anche nella proposta enologica, e una visione più ampia di sostenibilità ambientale, che parli sì di buone pratiche agronomiche, ma anche di salvaguardia e di “sostegno” vero e proprio di tutto il territorio, verso un obiettivo comune di chi condivide e vive uno stesso luogo. “Per possedere questo concetto di sostenibilità credo sia fondamentale appartenere a un territorio e sentirlo tuo”, dice l’imprenditore agricolo.
Da oltre trent’anni, infatti, la famiglia Armani si dedica alla ricerca, alla selezione e alla salvaguardia di alcune varietà ancestrali autoctone della Vallagarina che erano a rischio di estinzione, come il Casetta (Foja Tonda nel dialetto del posto, coltivata anticamente nei territori di Dolcè, Ala e Avio) o la Nera dei Baisi, con l’obiettivo di restituire identità a questa “terra di mezzo”. Un lavoro lungo ed appassionato – oggi testimoniato dalla preziosa Conservatoria (un vigneto che ospita al suo interno 13 varietà locali oggetto di studio e di tutela) – svolto in collaborazione con importanti istituti di ricerca come la Fondazione Mach di San Michele all’Adige e che ha portato a grandi risultati: dal 2002, infatti, il Foja Tonda è stato reinserito tra i vitigni ammessi alla coltivazione (con iscrizione al catalogo nazionale delle viti) e dal 2007 riconosciuto Doc Terra dei Forti.
Un’attrazione per le uve indigene che si estende oggi anche nell’Alta Grave Friulana, a Valeriano di Pinzano al Tagliamento, e che dà vita al più recente progetto Terre di Plovia, dove l’azienda ha portato il suo modo di lavorare rispettando e valorizzando l’identità ampelografica – che vanta vitigni storici e poco conosciuti come lo Sciaglin, il Piculit Neri e l’Ucelut – e la cultura vitivinicola locale.

La partecipazione all’evento è gratuita, ma è necessario registrarsi inviando una mail a
info@noria-onlus.it oppure telefonando a L’Ultimo Mulino allo 0434-957911.
www.albinoarmani.com

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In copertina, Albino Armani nei suoi vigneti friulani delle Grave.

Pinot grigio delle Venezie protagonista anche oggi al ProWein. A Düsseldorf anche i bianchi del presidente Armani

Ultimo giorno oggi con il ProWein, la importantissima fiera Internazionale di settore di Düsseldorf. Per il secondo anno, il Consorzio Doc Delle Venezie – la seconda più grande denominazione italiana che riunisce gli operatori della filiera produttiva di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – si presenta alle migliaia di visitatori in uno spazio espositivo completamente dedicato dove è possibile approfondire la conoscenza del territorio viticolo, stile, peculiarità e modalità di certificazione del Pinot grigio Delle Venezie, assaggiare diverse referenze e ricevere indicazioni sulla posizione delle aziende socie presenti alla manifestazione.

Albino Armani

Per il suo grande richiamo internazionale e lo sguardo rivolto verso tutti i mercati mondiali, ProWein rappresenta per la Doc delle Venezie un appuntamento immancabile ed estremamente significativo in termini di comunicazione, promozione e creazione di nuovi network. La denominazione interregionale oggi svela una quasi totale vocazione all’export, che si attesta intorno al 95% del consumo, con la Germania che si colloca sul podio dei principali Paesi di destinazione, con circa il 10% delle esportazioni totali, preceduta soltanto da Usa e Regno Unito.
«La Doc Delle Venezie oggi è il bianco fermo più esportato a livello nazionale e continua ad essere apprezzata e richiesta a livello globale», commenta Stefano Sequino, direttore del Consorzio di tutela che continua: «Il Consorzio non perde certamente di vista le operazioni di visibilità all’estero più importanti e strategiche per la nostra Doc. Abbiamo al contempo avviato un percorso di promozione volto a fidelizzare il mercato domestico con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità espressive e lo stile iconico del Pinot Grigio Doc Delle Venezie e replicare lo straordinario successo conseguito all’estero». Al Salone di Düsseldorf la denominazione d’origine delle Venezie è stata inoltre protagonista di un seminario inserito ieri nel programma di degustazioni di Italian Trade Agency, a cura del giornalista e sommelier Sebastian Bordthäuser.

Stefano Sequino


Il Consorzio delle Venezie, come è noto, è presieduto da Albino Armani e pure la sua prestigiosa cantina è tornata a Düsseldorf. Quello tedesco per Albino Armani viticoltori dal 1607 è, infatti, un mercato ormai consolidato, grazie alla collaborazione di importatori storici – quale Raffaele Giordano (www.weine-giordano.de) – e più recenti come Brogsitter (www.brogsitter.de), operanti in specifiche aree geografiche del Paese al fine di garantire una distribuzione coerente e sempre più strategica. Campioni di vendite e testimoni di alto gradimento tra i consumatori d’Oltralpe restano i bianchi che l’azienda produce ai piedi dell’arco alpino, che oggi occupano la fetta più grande di vino a marchio Albino Armani importato e consumato in Germania. Parliamo anche in questo caso di Pinot grigio – sempre capolista –, Gewürztraminer, Chardonnay, Sauvignon Blanc, tutti veicolo di uno stile unico ed inconfondibile legato ai territori di montagna e oggi ricercato a livello internazionale per freschezza, sapidità, versatilità e moderata gradazione alcolica; buone performance anche per il Lugana Doc, successo che la denominazione deve alla relazione ormai storica tra il turismo enologico e il Lago di Garda.
Figli del Nordest italiano, che a tutti gli effetti ha portato l’eleganza dei bianchi italiani nel mondo, questi vini sono veicolo di tradizione e qualità, attributi fortemente richiesti dal consumatore tedesco che dal prodotto enologico si aspetta anche grande attenzione alla sostenibilità: tutti i vigneti di proprietà, infatti, sono certificati SQNPI – Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata. Ma qualità e attenzione all’ambiente non sono le uniche chiavi del successo di Albino Armani. Anche in un momento non facile per il settore a livello internazionale, l’azienda mantiene più o meno stabili le quote in Germania ed altri mercati esteri grazie ad una strategia vincente di differenziazione ed inserimento di nuovi marchi (ma anche di nuovi vitigni) a garanzia sia di valide alternative di posizionamento e di offerta nei momenti di difficoltà sia, conseguentemente, di un ottimo rapporto qualità-prezzo. Il tutto accompagnato da una comunicazione strutturata e costante, sempre affidata a partner locali esperti e di fiducia che sanno interpretare la domanda nel paese di riferimento e proporre novità al momento giusto e in base alle esigenze.

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In copertina, il Pinot grigio nelle versioni ramato e bianco; qui sopra, alcuni vigneti dell’azienda Armani.

Pinot grigio, il Consorzio delle Venezie: bene l’Ue con le Indicazioni geografiche

Dopo l’approvazione in plenaria della riforma delle indicazioni geografiche – con 520 voti favorevoli –, il Consorzio di tutela Doc Delle Venezie (che riunisce le produzioni di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento) accoglie con favore e soddisfazione il nuovo sistema delineato dal regolamento europeo che disciplina, in un’unica base normativa, il settore vitivinicolo, delle bevande spiritose e dei prodotti agricoli. Un nuovo quadro legislativo che, pur mantenendo le specificità del settore vitivinicolo, rafforza le misure di protezione delle Indicazioni Geografiche, anche online, semplifica il processo di registrazione e consolida il ruolo centrale dei Consorzi di tutela fornendo strumenti più efficaci e utili per rispondere alle variabili dettate dal mercato e dal cambiamento climatico.

Albino Armani

Stefano Sequino

«Si tratta di un passo avanti rispetto alla capacità di valorizzazione e di tutela delle Ig – ha affermato Albino Armani, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie – ottenuto grazie all’impegno dell’onorevole Paolo De Castro che, in qualità di relatore, ha guidato, con il supporto e la collaborazione del ministro Francesco Lollobrigida, il percorso ed i negoziati fino all’approvazione in sede di Parlamento europeo del regolamento. Una sfida importante per i Consorzi che dovranno cogliere le opportunità fornite dal nuovo sistema regolamentare».
«La posizione del Consorzio Doc Delle Venezie non può che essere favorevole di fronte a un sistema che rafforza la tutela delle specificità e delle nostre eccellenze agroalimentari», commenta Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc Delle Venezie, che poi aggiunge: «La riforma risponde positivamente alla necessità di sviluppare spazi di lavoro fondamentali per il futuro del settore vitivinicolo, come la sostenibilità, l’enoturismo, la capacità di vigilanza e di tutela, estesa anche ai domini online che utilizzano impropriamente i nomi protetti Dop e Igp. Rimane di fondamentale importanza il ruolo dei Consorzi nella gestione dell’offerta e delle produzioni».
Sarà ora importante – sottolinea infine l’ente di tuutela del Pinot grigio – proseguire con il lavoro di attuazione della riforma europea, per cogliere le opportunità fornite dal regolamento e consolidare il ruolo centrale dei Consorzi nel sistema delle Indicazioni geografiche.

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In copertina, il Pinot grigio nelle due tipologie: ramato e in bianco.

 

La viticoltura cambia, dal Parlamento Ue via libera alle nuove tecniche genomiche: ok dalla Doc Pinot grigio delle Venezie  

Il Consorzio di Tutela Doc delle Venezie (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento) ha accolto favorevolmente il voto del Parlamento europeo in merito alle nuove tecniche genomiche, un testo particolarmente atteso, approvato nei giorni scorsi con 307 voti a favore, 263 contrari e 41 astenuti. Si attende ora il trilogo, il negoziato cui prendono parte le tre istituzioni Ue con l’obiettivo di condividere e chiudere l’accordo politico sulla proposta legislativa.

Albino Armani


«Le sfide imposte dal cambiamento climatico in atto e dagli orientamenti della politica europea impongono un cambiamento anche rispetto al ruolo della genetica – ha detto al riguardo il presidente del Consorzio, Albino Armani – e in quest’ottica il via libera del Parlamento europeo rappresenta un passo avanti importante verso un modello più sostenibile e in grado di tutelare la capacità produttiva delle imprese vitivinicole».
«In un contesto nel quale gli effetti dei cambiamenti climatici sono già realtà – ha aggiunto Stefano Sequino, direttore del Consorzio – le nuove tecnologiche genetiche non-Ogm possono dare un importante contributo in termini di maggiore capacità di adattamento alle fitopatie della vite, che sempre più spesso causano gravi danni ai vigneti e ingenti cali di produzione, così come alla siccità. Si tratta di un tema strategico per il futuro della viticoltura e per questo occorre sollecitare la ricerca e, con approccio altrettanto scientifico, il dibattito a tutti i livelli». Il Consorzio auspica ora un proficuo confronto che porti alla definizione dell’accordo politico prima della scadenza dell’attuale legislatura.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio la varietà tutelata dal Consorzio interregionale.

A Nordest nasce CVC “colosso” del vino e del Prosecco con la fusione delle Cantine di Casarsa e Conegliano-Vittorio Veneto

di Giuseppe Longo

E ora a Nordest c’è il “colosso” del vino – e, in particolare, del Prosecco, le bollicine che hanno conquistato mezzo mondo – di cui si parlava già da tempo. L’assemblea dei soci dei Viticoltori Friulani La Delizia, riunitasi ieri pomeriggio al Teatro comunale Pasolini di Casarsa, ha infatti approvato (95% voti a favore) – come si legge in una nota diffusa al termine della riunione – la proposta di fusione con la Cantina sociale di Conegliano e Vittorio Veneto: nasce così la Cantina sociale CVC (Conegliano – Vittorio Veneto – Casarsa) che sarà, si sottolinea, la più grande cooperativa vinicola del Nordest e tra le più grandi d’Italia – nonché tra i più importanti player mondiali del Prosecco – con ben 1600 soci, 5 mila 500 ettari vitati, 900 mila quintali di uva e 26 milioni di bottiglie. La deliberazione adottata dai soci friulani ha fatto seguito a quella dei colleghi veneti che avevano approvato il progetto di fusione a Conegliano già nella mattinata.

La sede della cooperativa a Casarsa.


Nell’assemblea di Casarsa, a esporre il progettoè stato il nuovo presidente dei Viticoltori Friulani La Delizia, Manuel Praturlon (già vicepresidente), il quale ha sottolineato come «la fusione sia nata direttamente dalle esigenze della base sociale per avere una realtà più grande e più forte, radicata sul territorio e improntata alla qualità e capace, con le sue dimensioni e le relative economie di scala, di affrontare le sfide di un mercato sempre più globale». L’identità del marchio casarsese (fondato nel 1931) rimarrà, visto che è stata costituita la Vini La Delizia srl, commerciale con sede a Casarsa – Città del vino Fvg – che «curerà la vendita e il marketing dei vini della nuova Cantina sociale (la quale avrà quali vini di punta il Prosecco Doc, Conegliano e Valdobbiadene Prosecco Docg e Pinot grigio delle Venezie, sempre più richiesti tra Italia ed Estero)».
Sono intervenuti alla importante assemblea anche Flavio Bellomo, già presidente della cantina casarsese e ora leader dei Vini La Delizia srl, e Mirko Bellini, direttore dei Viticoltori Friulani La Delizia, il quale ha illustrato le politiche commerciali che vedono «una crescita della domanda, oltre che nel settore Ho.re.ca. italiano, soprattutto negli Stati Uniti, Regno Unito e mercati Unione Europea».

Il direttore Mirko Bellini.


Un passo, dunque, senza dubbio strategico per il settore vitivinicolo friulano e della vicina Provincia di Treviso al fine di aggredire con maggior efficacia le sfide imposte da un mercato sempre più complesso. Un fenomeno, quello delle aggregazioni, già in atto con efficacia in altri comparti produttivi, per cui logicamente non poteva rimanerne escluso quello della vite e del vino, anche se dal punto di vista dell’immagine e della promozione commerciale c’è già l’esempio molto positivo del Consorzio interregionale (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento) del Pinot grigio delle Venezie, produzione di cui abbiamo fatto cenno poc’anzi. Della questione si era parlato già un anno fa, quando avevamo riferito che «La Delizia Viticoltori Friulani sta dialogando con altre realtà per collaborazioni commerciali, in un quadro di sinergie che da tempo sono previste all’interno del proprio piano operativo e che non prevedono cessioni». Allora era infatti rimbalzata la notizia che la Cantina di Casarsa sarebbe stata addirittura «in vendita», cosa che però era stata subito «categoricamente» smentita dai vertici della cooperativa. Nel contempo, si confermava però l’esistenza di trattative con «altre realtà per collaborazioni commerciali». Per cui concludevano osservando che i mesi successivi sarebbero stati decisivi. Ed è quello che è puntualmente avvenuto ieri a Casarsa e a Conegliano con l’approvazione del nuovo piano strategico, appunto per la creazione di questo mega-polo vitivinicolo friul-veneto.

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In copertina, il conferimento delle uve dei soci di Viticoltori Friulani La Delizia.

Il Pinot grigio delle Venezie ritorna a Parigi: un vino che piace sempre più alle nuove generazioni d’Oltralpe

Manca poco all’atteso appuntamento con Wine Paris & Vinexpo Paris, in scena al Paris Expo (Porte de Versailles) dal 12 al 14 febbraio. Il Consorzio di Tutela della denominazione d’origine delle Venezie – che riguarda le produzioni di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento – riconferma con entusiasmo la sua partecipazione alla kermesse parigina che, anno dopo anno, svela numeri in crescita esponenziale (+59% di espositori sul 2023) attestandosi, soltanto alla sua quinta edizione, come uno dei punti di riferimento nel panorama degli eventi del vino a livello internazionale.
Al padiglione 2.2 – stand H117 il pubblico esperto di professionisti, buyer, winelover, stampa ed opinion leader potrà scoprire nello stand del Consorzio le diverse tipologie e le tante etichette di Pinot grigio delle Venezie. Lo spazio espositivo, come sempre, farà da punto di raccolta e di informazione e sarà possibile confrontarsi con il team del Consorzio sulle ultime novità della Doc, conoscere più da vicino la denominazione e ricevere indicazioni sulla posizione delle aziende socie presenti alla manifestazione.
L’inizio del 2024 ha messo in luce una crescente preoccupazione rispetto ai progressivi cali di consumo di vino in Francia, influenzati da diversi fattori quali i recenti trend legati ad aspetti sanitari, le condizioni economiche e le rinnovate preferenze dei consumatori. Una fase, in generale, complicata per il settore vitivinicolo che tuttavia, in continuità con il bilancio di fine anno, lascia intravedere buone prospettive per il Pinot grigio delle Venezie Doc: freschezza, versatilità e bassa gradazione alcolica sposano infatti perfettamente le scelte d’acquisto e le dinamiche di consumo delle nuove generazioni d’Oltralpe, con particolare riferimento alla Gen Z ed ai Millennial che, in maniera sempre più convinta, sono alla ricerca di vini, sia bianchi sia rosati, più facili, “festosi” e legati alle social & food occasion.

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In copertina, il Pinot grigio delle Venezia nella sua versione in bianco e ramato.

Venezie, il Sistema Pinot grigio del Nordest chiude l’anno con +2% di imbottigliamenti: ecco gli obiettivi 2024 di Armani e Sequino

A chiusura di un anno caratterizzato da difficoltà per il settore vitivinicolo nazionale, che ha visto cali generalizzati di volumi e fatturati, la denominazione di origine Delle Venezie – la seconda più estesa in Italia e caposaldo del Sistema Pinot grigio del Nordest che riunisce gli operatori della filiera produttiva di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – mette in archivio il 2023 nel segno della positività. Un bilancio incoraggiante in un anno evidentemente complicato, con quasi 5 milioni di bottiglie in più sul mercato rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.661.384 ettolitri imbottigliati nell’anno solare (fonte Triveneta Certificazioni).


Da un’analisi degli andamenti annuali rilevati dal 2018, primo anno di completa attività della denominazione d’origine, si conferma il trend che vede puntualmente superati gli 1,6 milioni di ettolitri imbottigliati, in grado di resistere alle complesse situazioni di mercato causate dalla pandemia e dalla situazione geopolitica internazionale, confermando saldamente la Doc Delle Venezie la seconda denominazione d’origine italiana per volumi.
Nel quadro generale, si rileva anche una minore disponibilità di vino ottenuto nelle precedenti annate – pari a -7% rispetto alla rilevazione al 1° gennaio 2023, che vale poco più di un mese di imbottigliamento – trend che va di pari passo con l’inizio degli imbottigliamenti della nuova stagione produttiva, testimoniato dall’utilizzo, a fine dicembre scorso, di 83.588 ettolitri di vino ottenuto dalla corrente campagna.
Oltre a mettere in luce risultati importanti che riflettono l’ottimo lavoro svolto dal Cda del Consorzio di tutela nelle scelte di gestione, il 2024 apre un nuovo capitolo per la Doc delle Venezie, a partire dalla recente nomina del nuovo direttore del Consorzio Stefano Sequino, che ha già reso noti i principali obiettivi dei prossimi mesi: promuovere la collegialità e rafforzare le politiche di gestione dell’offerta del Pinot grigio Delle Venezie, insistere sulla valorizzazione internazionale della Doc e, non meno importante, fidelizzare il mercato domestico.

Albino Armani


Con oltre 27 mila ettari di vigneto potenzialmente rivendicabili, la Doc Delle Venezie rappresenta oggi una garanzia di stabilità del Nordest, essendo chiamata a gestire, oltre al proprio potenziale, anche i quantitativi riclassificati da parte delle altre denominazioni di origine territoriali. «Garantiamo un importante equilibrio di sistema delle denominazioni di origine del Triveneto a produzione di Pinot grigio», afferma il presidente del Consorzio di tutela, Albino Armani, che continua: «Rappresentiamo un valido sostegno in termini di posizionamento internazionale e qualità, anche grazie alla garanzia di tracciabilità attestata da Triveneta Certificazioni e dal contrassegno di Stato su tutte le bottiglie in commercio». Per questo, chiude il direttore Stefano Sequino, «sarà importante rafforzare le misure di governo dell’offerta utili per supportare la filiera e monitorare i volumi nonché le attività di promozione, anche sul mercato interno, con l’obiettivo di sostenere visibilità, identità territoriale e massimo riconoscimento da parte dei consumatori. L’obiettivo, sul fronte della promozione è consolidare i mercati maturi, come Stati Uniti, Uk, Germania e Canada ma anche raggiungere e sollecitare i mercati emergenti».

Stefano Sequino


Il Consorzio è, infatti, pronto a ripartire con le attività promozionali ed informative volte a rafforzare la presenza nei mercati e ad aumentare sempre più il valore identitario della denominazione in termini di qualità, cultura e territorio. Oltre a partecipare alle principali fiere di settore, a iniziare da Wine Paris & Vinexpo, ProWein e Vinitaly, la Doc Delle Venezie ha puntato i riflettori anche in Asia sud-orientale, con l’obiettivo di sviluppare nuovi network con il pubblico specializzato di buyer, stampa e professionisti del settore. Il Consorzio, inoltre, è oggi testimone di un percorso di crescita della percezione qualitativa della denominazione di origine Delle Venezie e di una sempre maggiore fidelizzazione dei partner commerciali esteri, che continuano a scegliere e a sostenere la sua unicità.