Agricoltura in difficoltà per i rincari: l’analisi di Zannier con Coldiretti Fvg

Rincari energetici, controllo della fauna selvatica e organismo pagatore sono stati i principali temi affrontati dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, nella riunione con il Consiglio direttivo di Coldiretti Fvg, a Udine, nella sede della Cciaa Pordenone-Udine. «L’aumento dei costi energetici sta mettendo in difficoltà tutte le imprese anche quelle del comparto agroalimentare – ha ricordato Zannier -; il contraccolpo più rilevante lo avverte il settore primario che non ha una linea diretta sulla commercializzazione, ma vende il prodotto alla trasformazione. Non ci sono ricette regionali specifiche per intervenire anche per questioni di competenza. C’è una forte sollecitazione rivolta al Governo centrale affinché si trovino soluzioni a favore delle imprese per l’abbattimento dei costi energetici».

Zannier alla riunione Coldiretti Fvg.

«La Regione non ha strumenti propri per intervenire se non misure di tipo finanziario – ha specificato l’esponente della Giunta Fedriga come si legge in una nota Arc -: abbiamo la possibilità di concedere prestiti di conduzione piuttosto che anticipi di magazzino, ma le misure di intervento dedicato devono essere nazionali». Zannier ha voluto fare un distinguo su alcune situazioni sleali nei confronti dei produttori primari: «Non si può remunerare il latte al di sotto del costo di produzione, ovvero al di sotto dei 46 centesimi; su questo bisogna continuare a mantenere alta l’attenzione. E’ una pratica sleale come indicato chiaramente nei decreti ministeriali emanati a dicembre e va segnalata per tutelare le aziende del settore. Vanno dati segnali al sistema anche in virtù dell’accordo dello scorso novembre siglato tra le organizzazioni agricole, l’industria alimentare e la grande distribuzione».
«Accanto alla necessità di individuare delle linee di intervento immediato per compensare i costi energetici – ha aggiunto Zannier – serve una visione per il futuro utilizzando, ad esempio, le risorse del Pnrr per favorire sistemi alternativi all’energia elettrica: dal fotovoltaico installato sulle coperture dei fabbricati, ai sistemi a biogas o biometano».
Sull’agrovoltaico l’assessore ha annunciato l’intenzione di effettuare delle simulazioni in campi sperimentali, in collaborazione con l’Università e i centri di ricerca, per raccogliere i dati e capire se installando queste tipologie di impianti impattanti sia possibile fare produzione agricola. Durante la riunione Zannier ha spiegato anche la già annunciata scelta di uscire dall’ambito di Agea come organismo pagatore. La prima ipotesi, ovvero l’adesione del Friuli Venezia Giulia all’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa) risultava preferibile, ma è stata poi abbandonata a fronte di alcuni approfondimenti tecnico-amministrativi; è stato quindi deciso di costituire un organismo pagatore interamente interno al Friuli Venezia Giulia con una dotazione organica propria.
Quanto al controllo della fauna selvatica l’esponente regionale ha dato conto delle scarse forze da poter mettere in campo per rendere efficace il controllo, ma ha ricordato, grazie alla nuova legge regionale, l’apertura il 1° aprile della stagione della caccia e la possibilità di utilizzare i cacciatori, e non solo i forestali, sul territorio per il contenimento dei cinghiali. L’assessore regionale ha concluso evidenziando la proficua reciproca collaborazione con le categorie che ha permesso di ottenere un confronto franco e di dare risposte a diverse questioni.

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In copertina, terreni arati in  vista delle imminenti semine primaverili.

Raccolta dei funghi, restano invariate in Fvg le quote annuali e giornaliere

La Giunta regionale Fvg, con delibera proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, ha approvato le quote dovute nel 2022 per la raccolta dei funghi sul territorio regionale. «Le tipologie di autorizzazione e di quota da versare sono quattro a seconda della durata, giornaliera o annuale, e dell’estensione della zona in cui è autorizzata la raccolta. Tutte le quote sono rimaste invariate rispetto allo scorso anno», ha confermato l’esponente della Giunta Fedriga.
Il contributo giornaliero da versare nel 2022 a ciascuna Comunità di montagna, per la raccolta dei funghi nel suo territorio, sia da parte dei residenti in regione che dei non residenti, è fissata in 10 euro. La quota annuale è stabilita in 20 euro da versare a ciascun Ente di decentramento regionale, per la raccolta dei funghi nel territorio dell’Edr (ex Provincia) non compreso in una Comunità di montagna. Ammonta, invece, a 25 euro il contributo annuale da versare a ciascuna Comunità di montagna, per la raccolta dei funghi nel suo territorio.
Infine, il contributo annuale per l’autorizzazione alla raccolta funghi su tutto il territorio regionale è fissato in 60 euro da versare alla Regione Fvg con le modalità pubblicate sul sito istituzionale.

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In copertina, ecco i caratteristici e diffusi chiodini (Armillaria mellea).

Agroalimentare Fvg, in arrivo norme a tutela di castagneti e pescaturismo

«Le norme per valorizzare i castagneti da frutto e il settore del pescaturismo vanno a colmare due ambiti importanti per l’economia regionale, entrambi con buone prospettive di sviluppo. Anche la discussione odierna in Commissione consiliare lo ha confermato con un dibattito costruttivo su entrambi i testi normativi».
È il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, a margine della riunione della seconda Commissione consiliare che, come informa Arc, ha preso in esame le proposte di legge numero 131 “Norme per favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti” e numero 136 “Disciplina del pescaturismo, ittiturismo e della attività connesse alla pesca professionale e all’acquacoltura”, entrambe di iniziativa di alcuni consiglieri di maggioranza.
Con riferimento alla prima proposta di legge, «sono stati formulati degli emendamenti che hanno determinato, tra l’altro, la specificazione dei profili di accesso ai contributi e la previsione che l’erogazione dei contributi stessi vada subordinata alla positiva conclusione dei procedimenti autorizzativi, con riferimento in particolare alla classificazione catastale. Le risorse saranno erogate a seguito dell’emanazione di specifici bandi», ha spiegato Zannier.
La seconda proposta di legge integra il vigente ordinamento regionale in materia di pesca e agriturismo, «disciplinando in modo organico tutte le attività correlate e non prevalenti in materia di pesca professionale, indicando norme specifiche per questo particolare settore che non sempre si conciliano con le normative dettate per il settore agricolo tradizionale. Si tratta, infatti, di attività fortemente integrate con la promozione turistica del territorio», ha chiarito infine l’assessore Zannier. Gli articolati passeranno all’esame dell’Aula nelle prossime settimane.

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In copertina, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.

Quelle foreste del Novecento raccontate dalle fotografie del Centro di Basovizza

«È il giusto riconoscimento a una realtà densa di specificità qual è il Friuli Venezia Giulia, nella quale le ricchezze naturali e forestali hanno potuto mantenere il loro aspetto e le biodiversità, oggi un elemento fondante della cultura del territorio assieme a prodotti tipici e peculiarità dell’agroalimentare, tra esse la vitivinicoltura, che hanno rappresentato e rappresentano l’identità, le tradizioni, l’attrattiva dell’area». L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, commenta con queste parole la realizzazione della pubblicazione “La fotografia entra nel bosco” curata dal Centro didattico naturalistico di Basovizza, con la collaborazione dei Musei provinciali di Gorizia, e pubblicata dal Centro stampa della Regione Fvg, che il Corpo forestale regionale ha realizzato in occasione della designazione di Gorizia e Nova Gorica quale Capitale europea della Cultura 2025. Pubblicazione, che accompagnerà gli ospiti della nostra regione, ma anche gli internauti che sceglieranno di approfondire la loro conoscenza dell’area e visitare il territorio del Friuli Venezia Giulia assieme a Gorizia e a Nova Gorica, e che può essere visionata e scaricata dalle pagine web del Centro didattico naturalistico di Basovizza sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia oppure ritirata in copia cartacea negli Urp di Gorizia, Trieste e Udine, nella sede di Gorizia dell’Ispettorato forestale, nelle Stazioni forestali di Gorizia, Monfalcone, Duino Aurisina, Trieste e al Centro didattico naturalistico di Basovizza.
Presenta una ventina di immagini boschive risalenti ai primi decenni del ‘900, scattate per lo più dai funzionari forestali dell’epoca con l’intento di documentare sia il loro operato sul territorio, sia le maestranze impiegate nelle varie attività dell’allora filiera produttiva boschiva.
Le fotografie spaziano dalle piantagioni realizzate sulle dune sabbiose di Grado a partire dal 1898 e impresse su lastre dal commissario forestale goriziano Corrado Rubbia, a quelle dei rimboschimenti artificiali di pino nero sul Carso, iniziati nel 1883 e fotografati nel 1900 dall’atelier goriziano del fotografo Anton Jerkic per essere poi esposte perfino all’Esposizione mondiale di Parigi. Dall’archivio romano del forestale Dino Crivellari sono state, invece, recuperate alcune spettacolari immagini degli anni Venti del secolo scorso, relative ai boschi demaniali di Tarnova (Trnovo), attraverso le quali ritornano idealmente al loro posto di lavoro alcuni dei protagonisti di quei palcoscenici naturali e silvani: boscaioli, vivaiste, forestali, carbonai, carrettieri, trasportatori, piantatrici, abili artigiani del legno, cestai e segantini.
«Gli osservatori più attenti – specifica Zannier – ma anche i curiosi del territorio, potranno riconoscere nelle varie immagini proposte e recuperate anche in altri archivi privati, come quelli di Amerigo Hofmann, Francesco Caldart e Carlo Semolic, l’aumento razionale delle produzioni legnose, dei tagli boschivi, il potenziamento della sorveglianza contro furti e contrabbando e l’oramai prossimo arrivo, anche nelle foreste giuliane, della meccanizzazione. Nel giro di pochi anni – aggiunge l’esponente della Giunta Fedriga – da quegli scatti quella lunghissima secolare tradizione di tecniche manuali ereditate nel tempo sarebbe stata rapidamente sostituita dalle nuove tecnologie, che portarono alla trasformazione di gran parte delle lavorazioni forestali condannando all’oblio gli attrezzi, il significato dei loro nomi e anche il sapere trasmesso dal loro utilizzo».
Le immagini che concludono la pubblicazione, scattate dallo studio artistico fotografico Giovanni Battista Mazucco, illustrano la segheria demaniale di Gorizia, inaugurata nel 1939, che lavorava esclusivamente i legni provenienti dalle foreste demaniali goriziane; con i nuovi confini la segheria perse la sua importanza e fu definitivamente chiusa negli anni Ottanta.
«Le mutevoli frontiere e lo scorrere del tempo – prosegue l’assessore alle Risorse forestali – con il susseguirsi delle generazioni hanno dunque cambiato i rapporti, i legami e anche i ricordi di quella filiera forestale goriziana, oramai quasi dimenticata». Nel ricordarla, Zannier, conclude evidenziando che «grazie al certosino lavoro del Corpo forestale regionale oggi è possibile visitare questi boschi fotografati circa un secolo fa: sono ancora preziose, versatili e insostituibili risorse rinnovabili: essi rappresentano il risultato delle tecniche culturali del passato e costituiscono il patrimonio globale e culturale del nostro futuro».

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In copertina e qui sopra due belle immagine pubblicate nel volume fresco di stampa.

AGRIFLASH.FVG – notizie

Giornata contro lo spreco alimentare – “One health, one earth. Stop food waste” è il tema della 9a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario sabato 5 febbraio. Gli eventi ufficiali sono annunciati invece per venerdì 4, dalle 10.30, a Roma nello Spazio Europa, sede di Rappresentanza Permanente della Commissione Europea (via IV Novembre 149) e sono promossi per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il patrocinio della Commissione Europea, dei Ministeri della Transizione Ecologica e degli Affari Esteri, di Rai per il sociale. Nello Spazio Europa, si parlerà di prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave a presidio della salute dell’uomo e dell’ambiente: interverranno il fondatore della giornata, l’accademico e agroeconomista Andrea Segrè, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Antonio Parenti, il vicedirettore Fao Maurizio Martina, il viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni, il sottosegretario al Ministero della Transizione Ecologica Vannia Gava. II Report dell’Osservatorio Waste Watcher International sarà illustrato dal direttore scientifico Ipsos Enzo Risso con i coordinatori del “Caso Italia” Luca Falasconi e “Cross Country Report” Matteo Vittuari, entrambi docenti all’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Si parlerà anche delle Buone pratiche che nascono dall’analisi delle abitudini alimentari degli italiani: interverranno fra gli altri gli Ambasciatori di Buone Pratiche 2022 della campagna Spreco Zero, la divulgatrice scientifica Eliana Liotta e lo scrittore e giornalista Massimo Cirri, oltre allo chef stellato Moreno Cedroni. La Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014 quando, su iniziativa del fondatore, il triestino Andrea Segrè, coordinatore del Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare del Ministero dell’Ambiente, furono convocati gli Stati generali della filiera agroalimentare italiana. Dal 2014 ad oggi la Giornata è stata inserita nella Campagna Spreco Zero con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su una questione centrale del nostro tempo.
Streaming live del Forum al link: https://www.youtube.com/watch?v=kXt6U0nUSpo
Info www.sprecozero.it Richieste dati/interviste: ufficiostampa@volpesain.com

Sostegno ai giovani agricoltori – “Con questo provvedimento andiamo a favorire il ricambio generazionale in un campo strategico come quello agricolo, sostenendo giovani che per competenza e formazione siano in grado di guidare i processi di crescita e di sviluppo delle loro aziende garantendo la qualità dei prodotti”. Lo ha detto l’assessore regionale alle risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, a margine dell’approvazione da parte della Giunta della delibera, proposta dallo stesso Zannier, relativa al Bando per l’avviamento di imprese per giovani agricoltori. Come ha spiegato l’assessore, l’obiettivo della misura è quello di supportare con un contributo (premio) i nuovi agricoltori, compresi in una fascia d’età che va dai 18 anni (compiuti) ai 41 anni (non compiuti), per la fase di avvio dell’impresa. Tra i requisiti richiesti una comprovata competenza e conoscenza professionale in ambito agricolo o, in alternativa, il diploma (perito agrario o agrotecnico) o la laurea in campo agrario, forestale, naturalistico, ambientale o veterinario; oppure un corso di formazione su materie come le pratiche agricole rispettose dall’ambiente (corretto uso dei fertilizzanti) e l’applicazione delle norme in agricoltura. Il beneficiario dovrà essere titolare di un’impresa agricola individuale e presentare, tra le altre documentazioni, il piano finanziario e il cronoprogramma di realizzazione delle operazioni programmate. In merito al calcolo del premio, vengono considerati i seguenti criteri tra loro cumulabili: localizzazione della superfice agricola utilizzata prevalente dell’azienda agricola (40mila euro per parchi e riserve naturali, 30mila per aree rurali C, 20mila per le altre aree); per aziende che soddisfano determinate condizioni (prevalenza di prodotti biologici, Doc, Docg, Dop, Igp Igt o Aqua) 30mila euro. La presentazione della domanda va eseguita dopo la pubblicazione del Bando sul Bollettino ufficiale della Regione Fvg ed entro il 30 giugno 2022. I premi saranno concessi attraverso un procedimento valutativo a graduatoria. Il punteggio massimale è di 100 punti, mentre le domande che non supereranno il limite di 34 punti non verranno ammesse al finanziamento. Per il Bando sono previsti a bilancio 3.400.000 euro, con la possibilità per l’Amministrazione di destinare in corso d’opera ulteriori risorse aggiuntive.

Lupo ibrido, nel Tarvisiano catture bloccate per la neve – “L’ibridazione tra il lupo e il cane è un fenomeno che si è ripetuto più volte nel processo di addomesticazione del cane ed è da imputarsi alla rimozione, accidentale o volontaria, delle barriere ecologiche tra popolazioni solitamente distinte e separate. In situazioni nelle quali la popolazione di lupo sia frammentata o in fase di ricolonizzazione, l’ibridazione può portare alla compromissione dell’identità genetica del lupo: infatti, la prole ibrida è feconda ed è in grado di reincrociarsi con gli individui selvatici, avviando potenzialmente un processo complesso da arginare”. Lo ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, rispondendo nel merito a una interrogazione alla IV Commissione del Consiglio regionale. “La Raccomandazione n. 173/2014 della Convenzione di Berna – ha proseguito – e varie indicazioni comunitarie e numerosi documenti tecnico-scientifici, raccomandano la rimozione degli ibridi o la loro neutralizzazione riproduttiva. Sebbene il fenomeno dei cani vaganti e del randagismo non sembri essere così diffuso sul territorio regionale, lo scorso anno è comparso nel Tarvisiano un soggetto maschio con colorazione anomala scura, presumibilmente di provenienza slovena, che ha richiesto ulteriori approfondimenti. Il maschio ha formato una coppia con una femmina “wild type” (fenotipicamente normale) e nel corso della primavera si è riprodotto, generando sei cuccioli”. “Peraltro, la mera presenza del mantello scuro o di altre anomalie fenotipiche – ha detto ancora l’assessore – anche se costituisce un elemento importante non è considerata sufficiente dall’Ispra, l’Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale, per attestare lo status di ibrido dell’esemplare considerato”. Come in altre specie esistono infatti individui melanici, o albini, puri. Inoltre il grado di ibridismo dipende dalla generazione: successivi reincroci dell’ibrido con soggetti puri attenuano il fenomeno mentre, per contro, reincroci con cani o altri ibridi lo aggravano. L’attestazione dell’ibridismo può quindi essere determinata solo mediante analisi genetiche dei campioni e successive elaborazione dei dati (test statistico di assegnazione) in relazione alle frequenze alleliche della popolazione di riferimento. Ulteriori complicazioni rispetto alla situazione in atto derivano dal fatto che attualmente sul territorio regionale gravitano sia individui provenienti dalla popolazione dinarica sia da quella appenninica, caratterizzate da frequenze alleliche diverse. “Una premessa necessaria – ha precisato Zannier – per evidenziare che le eventuali azioni gestionali debbono per forza di cose essere subordinate alla verifica dello status genetico degli animali, che è possibile soltanto con l’analisi di campioni prelevati con tecniche invasive, per espletare le quali è necessaria la cattura degli esemplari”. A tale proposito, ha detto l’assessore, la Regione ha acquisito una specifica autorizzazione dal Ministero della transizione ecologica, su parere dell’Ispra, per la cattura e l’eventuale neutralizzazione riproduttiva degli individui catturati, previa analisi genetica”. Tale attività è gestita in collaborazione con il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Tarvisio. L’Amministrazione regionale, nell’ambito dell’accordo con l’Arma, si è fatta carico dell’acquisto dell’attrezzatura necessaria per la cattura e il successivo monitoraggio degli individui, mentre la parte operativa spetta ai Carabinieri, competenti per la gestione della Foresta. “L’attività di cattura – ha concluso Zannier – a seguito della nascita dei cuccioli avvenuta la scorsa primavera, è stata sospesa in attesa che i giovani esemplari raggiungano un livello di sviluppo corporeo adeguato per poter essere dotati di collare trasmettitore. È infatti più probabile che gli esemplari giovani siano i primi a poter essere catturati perché più inesperti e meno diffidenti; poiché la prima cattura genera ulteriore diffidenza nel branco, l’impossibilità di dotare di collare i giovani eventualmente catturati avrebbe pregiudicato fortemente la possibilità di rilocalizzare il branco per completare le catture. Al momento le operazioni sono state sospese nel corso della stagione invernale a causa delle copiose nevicate e riprenderanno non appena possibile”.

La viabilità agro-silvo-pastorale – “I lavori di ripristino della viabilità agro-silvo-pastorale Casera-Collina-Plotta sono volti a favorire la manutenzione e la transitabilità di una strada forestale che è percorribile per l’esercizio delle attività alle quali è preposta”. Lo ha confermato l’assessore regionale alle risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo in sede di IV Commissione del Consiglio regionale alle audizioni convocate sulla questione ed evidenziando che si tratta di misure volte a favorire la riduzione del rischio idrogeologico e la resilienza del territorio rispetto a eventi atmosferici. Zannier ha ricordato di avere già incontrato nella sede della Regione Fvg gli attori della petizione in materia e ha spiegato che gli interventi programmati hanno un valore complessivo di 800mila euro e che hanno seguito l’intero iter autorizzatorio, mentre i lavori consegnati nel 2021 a fine luglio sono ora sospesi per le normali problematiche climatiche della stagione. “Un piccolo tratto del progetto complessivo, invece, è lungo soltanto poco più di 600 metri: è una strada carrareccia già presente nella cartografia ufficiale dal 1950 – ha precisato l’assessore -. L’intervento previsto ha un valore di 30mila euro ed è già stato pianificato di installare blocchi fisici alle due estremità che ne impediscano la percorrenza ai veicoli, in quanto per questo specifico tratto la finalità è esclusivamente per i mezzi di servizio e di emergenza. “L’intero intervento – ha ribadito Zannier – ha lo scopo di eliminare alcuni tratti in eccessiva pendenza, quindi più soggetti al deperimento causato dalle avversità atmosferiche, e ovviare a problemi dei quali, ai tempi della costruzione del percorso, non si era tenuto conto per scelte e disponibilità tecnologiche dell’epoca”.

Giuseppe Casagrande decano dei critici enogastronomici – “The Best food & wine writer” è l’ultimo, ambito riconoscimento con cui è stato premiato nell’anno da poco concluso il giornalista Giuseppe Casagrande, decano dei critici enogastronomici. Nato nel 1947 a Rovereto, e residente nella vicina Trento, ha infatti meritato questo premio alla carriera che corona 55 anni di professione giornalistica dapprima come redattore, caposervizio e inviato al quotidiano “L’Adige”, e successivamene come direttore della rivista mitteleuropea “Papageno”, mensile di cultura enogastronomica riguardante Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Ticino, Austria, Baviera, Ungheria, Slovenia e Croazia. Pur occupandosi di vari settori nell’ambito del giornale trentino, Casagrande ha coltivato nel contempo la sua grande passione, l’enogastronomia appunto, divenendone cultore ed esperto ovunque riconosciuto ed apprezzato. Nei primi anni Ottanta, con spirito pioneristico, ha infatti ideato una rubrica di enogastronomia, “L’angolo del buongustaio”, poi diventata pagina settimanale. Oggi cura le rubriche legate al mondo del food & wine ed è responsabile della Guida Best Gourmet of Alpe Adria (Italia, Austria, Slovenia, Croazia), collaborando con quotidiani e riviste nazionali e internazionali. Numerosi i riconoscimenti che in oltre mezzo secolo di professione il giornalista ha meritato: Premio Penna d’oro, Premio Delta del Po, Premio Scandiano, Premio Assocarni, Premio Città di Noto, Premio Cios per la valorizzazione dell’olio d’oliva, Premio Franciacorta “per aver raccontato e promosso con sapienza e maestria l’enogastronomia italiana”, oltre al Leone di San Marco – Premio Francesco Fontana per la “squisita sensibilità nel raccontare il mondo enogastronomico mitteleuropeo e per l’innata capacità di emozionare il lettore con una scrittura che affascina per la qualità e la ricchezza dei contenuti”. Commissario nei più prestigiosi concorsi enologici internazionali, è anche accademico dei vini sloveni ed è stato insignito della cittadinanza onoraria di Porec-Parenzo, in Croazia, per aver contribuito a lanciare il turismo enogastronomico in Istria. Ha fondato la Confraternita dello Smacafam (piatto tipico trentino che rischiava di scomparire) e più tardi la Confraternita di Bacco di cui è presidente. Al collega Giuseppe Casagrande, molto conosciuto e apprezzato anche in Friuli Venezia Giulia, il compiacimento di 2019-26.vigneto.friulivg.com, unitamente agli auguri di poter collezionare ancora tante, meritate soddisfazioni. (g.l.)

Giuseppe Casagrande con il Premio.

 

Avviato in Fvg l’iter di una legge regionale per tutelare i castagneti

È positivo l’esito delle audizioni sulla Proposta di legge numero 131 “Norme per favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti”, presentata dai consiglieri regionali Mara Piccin e Giuseppe Nicoli e nata dal confronto con l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, nonché con la direzione centrale competente. Zannier ha infatti preso parte alla prima seduta della II Commissione consiliare durante la quale si è tenuta l’audizione dei portatori di interesse rispetto al testo di legge proposto.

Stefano Zannier

«Quanti sono intervenuti hanno dato un riscontro positivo al testo proposto – ha riferito Zannier a margine della seduta – offrendo alcuni spunti utili e confermando non solo la necessità di una legiferazione in materia, ma soprattutto la condivisione degli obiettivi normativi. I castagneti sono infatti una risorsa importante sia ai fini della coltivazione castanicola sia per il materiale ligneo che se ne ricava». Zannier ha inoltre spiegato che il testo sarà sottoposto ad alcune modifiche – in parte già illustrate nel corso della seduta della Commissione – il cui esame proseguirà in una prossima seduta.
Il castagno è presente sia nella zona collinare orientale che occidentale del territorio regionale e la sua coltura è considerata di particolare rilevanza nelle Valli del Natisone. In regione ne sono state identificate 16 varietà locali, di cui 9 segnalate al ministero per l’iscrizione nel registro della biodiversità.
La proposta di legge, che si compone di otto articoli, prevede l’incentivazione dei boschi di castagno da frutta, con l’aumento delle superfici coltivate anche con il ricorso a nuove tecniche di coltivazione, l’attribuzione di contributi e il supporto di attività di ricerca e formazione, anche in collaborazione con le Università regionali. Tra gli attori principali della norma un ruolo centrale è dato all’Ersa chiamata a predisporre il piano regionale di coltura e a coordinare un tavolo di lavoro.

Nella citata audizione sono stati chiamati Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia (Ersa), Comunità di montagna Natisone e Torre, Coldiretti del Friuli Venezia Giulia, Confederazione italiana agricoltori (Cia), Federazione regionale coltivatori diretti, Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Kmecka zveza – Associazione regionale agricoltori, Aiab Fvg (Associazione italiana agricoltura biologica) – Aprobio Fvg (Associazione produttori biologici e biodinamici), Parco agroalimentare Fvg – Agrifood & bioeconomy cluster agency, Coordinamento regionale proprietà collettiva Friuli Venezia Giulia, Comunanza agraria “Agrarna skupnost” delle Srenje vicinie provincia Trieste, Nostragricoltura, Copagri Fvg – Confederazione produttori agricoli regionale Fvg, Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia, Circolo agrario Fvg, Associazione fondiaria della Valle dell’Erbezzo – Asfo Erbezzo, Associazione sapori nelle valli, Università degli studi di Trieste e di Udine.

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In copertina e qui sopra la produzione delle castagne che sarà tutelata.

 

Dalla Regione Fvg oltre 40 milioni per ridurre la marginalità della montagna

«Gli oltre 40 milioni di euro che abbiamo già individuato sono la base di partenza per potenziare tre aspetti in grado di rendere le tre aree interne della nostra regione – Alta Carnia, Dolomiti Friulane e Canal del Ferro-Valcanale – sempre meno marginali: le connessioni non solo digitali, l’innovazione sociale per creare reti locali capaci di erogare beni e servizi e lo sviluppo delle filiere tipiche della montagna». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, dopo che la Giunta regionale ha approvato una generalità riguardante lo stato di avanzamento del percorso che prevede, per la fase di Programmazione europea 2021-2027, la revisione e l’aggiornamento delle strategie territoriali per le aree interne della nostra regione.

Stefano Zannier

«Queste risorse, che si aggiungono a quelle garantite dallo Stato, sono ricavate dai fondi strutturali Fesr e Fse e dal Feasr e potranno essere ulteriormente aumentate – ha spiegato Zannier – anche a seguito della candidatura della quarta area interna della nostra regione, quella relativa ai Comuni dell’area del Torre e Natisone, che a breve dovrebbe essere approvata e inserita all’interno della Strategia nazionale aree interne (Snai)”. “Caratteristiche fondamentali del nostro importante Piano di investimenti sono l’integrazione e la sinergia tra questi fondi comunitari sia nella fase di programmazione che in quella di attuazione – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -. Per raggiungere gli obiettivi ambiziosi che ci siamo posti, tutti gli interventi continueranno a essere definiti attraverso un attento percorso partecipativo dei diversi territori».
«Per quanto riguarda il tema delle connessioni – definito “Montagna smart” – vogliamo realizzare un sistema per alcune zone montane prive di copertura particolarmente frequentate da escursionisti, alpinisti e persone che amano lo sport. Una situazione che spesso rende impossibile l’attivazione dei soccorsi in caso di emergenza”, ha aggiunto Zannier, osservando poi: “In questo ambito rientra anche una serie di interventi innovativi e attenti ai processi di transizione ecologica riguardanti i rifugi alpini, la connettività di diversi tratti di piste ciclabili e alcuni progetti pilota finalizzati a garantire la qualità e la continuità del servizio idrico a favore di piccole comunità che vivono lontano dai centri più densamente popolati».

Come precisato nella generalità di Giunta, l’obiettivo delle iniziative caratterizzate da una forte innovazione sociale è invece quello di stimolare e supportare ad ogni livello la nascita di imprese multifunzionali e multisettoriali coniugando obiettivi di reddito con quelli di sviluppo territoriale e di valorizzazione delle caratteristiche naturali e delle tradizioni di queste comunità. «Questo aspetto non si riferisce solo alle produzioni manifatturiere, agricole o forestali molto diffuse in queste aree – ha rimarcato Zannier -, ma anche e soprattutto a quelle attività, quali la formazione professionale, le iniziative culturali e ricreative, i servizi alla persona, quelli ambientali e turistici, la diversificazione dell’attività agricola, che debitamente valorizzate e sostenute possono contribuire alla nascita di nuove imprese e allo sviluppo sociale ed economico di queste zone».
Il Piano della Regione punta infine a sviluppare le filiere tipiche della montagna: legno, servizi ecosistemici, turistico-ricreative, alpeggio, agricola e agroalimentare e agroalimentare/turismo. «La valorizzazione dell’ambiente, contraddistinto dalla presenza di aree naturali uniche a livello regionale e delle produzioni locali in un’ottica multifunzionale e integrata costituisce – ha concluso l’assessore -, un elemento strategico per lo sviluppo delle aree interne del Friuli Venezia Giulia».

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In copertina, ecco un suggestivo paesaggio dell’Alta Carnia.

 

Malghe Fvg, ecco le priorità regionali (con punteggi) per sostenerne l’attività

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha stabilito i criteri di priorità per l’assegnazione di aiuti destinati a favorire lo sviluppo dell’attività malghiva. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, precisando che – «al fine di poter predisporre la graduatoria necessaria alla concessione delle somme stabilite, sono stati definiti anche i relativi punteggi». «I criteri individuati – precisa Zannier – intendono favorire gli interventi che meglio risponderanno alle finalità della normativa di riferimento; l’obiettivo è quello di incentivare la riqualificazione del patrimonio malghivo e di promuovere la gestione sostenibile dei pascoli, il mantenimento dell’attività di monticazione connessa al benessere animale nonché l’attività antropica ritenuta un elemento fondamentale per prevenire i dissesti idrogeologici».

Stefano Zannier


«Con tale obiettivo – prosegue l’esponente della Giunta Fedriga – è prevista la concessione di aiuti ai soggetti che siano proprietari o titolari di diritti di godimento del compendio malghivo e vogliano realizzarvi interventi strutturali o di adeguamento funzionale degli edifici e relative pertinenze, oppure impianti che ne consentano la riqualificazione o acquistare nuove attrezzature per le attività di trasformazione e commercializzazione del latte e dei suoi derivati». Come ricorda Zannier, «l’attività malghiva è riconosciuta dalla Regione come modello di gestione del territorio montano, perché si fonda su attività antropiche che hanno permesso di conservare e qualificare la produzione lattiero-casearia regionale».
Nell’attuale emergenza da Covid-19, nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia e degli aiuti individuati nel “Programma Anticrisi Covid-19”, sono stati previsti incentivi funzionali a un modello di sviluppo e di ripresa duratura, prevedendo siano concesse somme nella misura dell’80 per cento della spesa ammessa (limite massimo complessivo di 400 mila euro, della quale non oltre 200 mila per spese relative alle attività di ottenimento di prodotti agricoli).

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In copertina, bovine al pascolo sulle montagne del Friuli Venezia Giulia.

 

Agea-lumaca, in Fvg per i pagamenti Ue nascerà un organismo autonomo Ersa

La Regione Fvg ha imboccato la strada per costituire un nuovo autonomo Organismo pagatore degli aiuti comunitari per il Friuli Venezia Giulia che sarà operativo per effettuare i pagamenti dal 2024 e consentirà all’Amministrazione regionale di affrancarsi dalla gestione dell’organismo pagatore nazionale Agea. Lo ha riferito alla II Commissione consiliare l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, il quale ha illustrato, come informa Arc, le motivazioni che hanno portato a questa scelta e le modalità da adottare per avviare l’iter di costituzione del nuovo organismo.

L’assessore Stefano Zannier.


«Il ritardo nei pagamenti da parte di Agea è ormai strutturale», ha affermato Zannier annunciando che ci sarebbe stato un incontro tra il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, tutti gli assessori regionali competenti e i vertici di Agea per fare il punto su alcune criticità. «Nel frattempo – ha aggiunto l’assessore -, altre Regioni tra cui Marche, Abruzzo e Campania, stanno uscendo dal sistema Agea che ad oggi gestisce solo 13 Regioni su venti e domani potrebbe gestirne nove».
Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, la prima ipotesi, ovvero l’adesione del Friuli Venezia Giulia all’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa) risultava preferibile, ma è stata poi abbandonata a fronte di alcuni approfondimenti tecnico-amministrativi. «Hanno pesato sia valutazioni relative agli oneri delle risorse umane per la Regione Veneto, sia la procedura di riconoscimento, che secondo il Mipaaf non si sarebbe potuta limitare a un aggiornamento del riconoscimento di Avepa per l’estensione delle funzioni, ma avrebbe dovuto ripercorrere integralmente l’iter come nel caso di un’istituzione ex novo», ha spiegato l’assessore.
«Abbiamo quindi deciso di costituire un organismo pagatore interamente interno al Friuli Venezia Giulia con una dotazione organica propria», ha dichiarato Zannier. Ulteriori valutazioni tecniche hanno portato alla decisione di costituire una componente interna all’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia (Ersa), con una direzione a sé stante distinta da quella di Ersa che ne garantisca l’autonomia e una struttura amministrativa simile a quella del Veneto, ma proporzionalmente adeguata alle procedure di cui l’organismo pagatore si dovrà fare carico. «Attualmente stiamo ancora valutando se portare in carico al nuovo organismo sia la gestione del primo che del secondo pilastro della Programmazione comunitaria o se affidargli inizialmente solo una gestione parziale. Di certo, il passaggio avverrà gradualmente e valuteremo in corso d’opera se sia più opportuno abbandonare del tutto Agea o lasciare in capo ad essa alcune gestioni, almeno provvisoriamente», ha aggiunto il titolare dell’Agricoltura Fvg. Per rendere operativa la struttura verranno avviati percorsi assunzionali specifici per dotarsi di una pianta organica attualmente stimata in 53 addetti, con un costo medio nei prossimi anni attorno ai 3 milioni di euro l’anno. «È una scelta ambiziosa e complessa – ha rimarcato Zannier -, ma divenuta necessaria se si considera che l’attuale capacità di pagamento è di alcuni mesi, mentre il Veneto con Avepa impiega 45 giorni a liquidare i beneficiari». L’attuale Programmazione agricola comunitaria (Pac), prorogata a causa del Covid fino al 2023, conta su una dotazione finanziaria del solo Psr di 398 milioni di euro; la prossima programmazione, che abbraccerà l’arco temporale 2023-2027, dovrebbe assegnare al Friuli Venezia Giulia una dotazione ancora incerta, ma comunque del medesimo ordine di grandezza rapportata alle sole cinque annualità.

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In copertina, si provvede all’aratura dei terreni in vista delle semine.