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Ritorna a Duino “Mare e Vitovska in Morje” – “Vitovska e Carso. Un vitigno, un territorio e una identità da preservare”: questo il titolo del convegno di apertura della 16ma edizione di “Mare e Vitovska in Morje”, l’imperdibile evento annuale per tutti i wine lovers, con il vitigno autoctono più celebre del Carso, organizzato dall’Associazione dei Viticoltori del Carso-Kras. La Vìtovska (accento sulla i) è l’emblema del territorio: vitigno locale nato da un incrocio spontaneo tra la Malvasia e la Glera (la varietà base del Prosecco), non a caso gli altri due unici vitigni carsolini autoctoni a bacca bianca. Quest’anno ci saranno ospiti importanti all’incontro che si terrà venerdi 8 luglio, alle ore 15.30, nella sala conferenze del Castello di Duino. Oggi il Carso rappresenta nel panorama vitivinicolo un simbolo di artigianalità e legame con la comunità rurale. La difesa di questi valori passa proprio attraverso la valorizzazione del suo vitigno autoctono, la Vitovska appunto. Tutelare la Vitovska significa difendere una produzione lontana dai grandi numeri di mercato ma rispettosa del territorio, della tradizione produttiva e dei valori sociali della comunità che la coltiva. Interverranno: Matej Skerlj, presidente dell’Associazione dei viticoltori del Carso; David Pizziga, presidente del Gal Carso – Las Kras; Nicola Bonera, sommelier Ais; Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Moderatore dell’incontro, Stefano Cosma, giornalista esperto del settore vitivinicolo ed enogastronomico. È possibile partecipare al convegno, riservandosi obbligatoriamente il posto, inviando una e-mail a info@carsovinokras.it. I posti sono limitati, al raggiungimento delle disponibilità verranno chiuse le iscrizioni.

Jolanda de Colò e il Tonno rosso Balfegò Jolanda de Colò, storica realtà friulana fondata da Alana de Colò e Antonello Pessot specializzata nella produzione, nella ricerca e nella distribuzione di pregiate specialità alimentari provenienti da tutto il mondo, annuncia la nuova partnership con Balfegó, prestigiosa azienda familiare spagnola di fama internazionale, con una competizione culinaria stellare. Dalla collaborazione tra la famiglia de Colò-Pessot e la famiglia Balfegó, si apre un’importante opportunità per i clienti della importante realtà produttiva di Palmanova: il concorso Chef Balfegó 2022, una delle competizioni più rinomate in Europa, che premia chi lavora con il migliore tonno rosso del mondo. La manifestazione, l’anno scorso, ha visto in finale la chef italiana Arianna Gatti, a capo della cucina del Miramonti L’Altro** Restaurant di Concesio (Brescia). Per l’edizione 2022, una giuria composta da oltre 15 stelle Michelin assegnerà un premio prestigioso che include 10 mila euro in contanti, un viaggio in Giappone – terra della tradizione culinaria del tonno rosso –, preziosi coltelli giapponesi, interviste con le maggiori riviste di cucina e la possibilità di intervenire al Madrid Fusión Congress. “Oggi il migliore tonno rosso ingrassato porta il nome di Balfegó e siamo fieri di poter distribuire un prodotto straordinario, dando un importante valore aggiunto ai nostri clienti. Il nostro sogno è veder partecipare alla competizione sempre più finalisti del Bel Paese – afferma Bruno Pessot, amministratore delegato di Jolanda de Colò – ci auguriamo che la nostra clientela partecipi numerosa all’evento con creazioni culinarie senza precedenti, come solo la fantasia italiana sa inventare”. Il vero protagonista della partnership sarà appunto il Tonno Balfegó, il migliore tonno rosso ingrassato al mondo, che in un unico prodotto straordinario unisce sostenibilità, tracciabilità ed eccellenza. I tre pilastri cardine assicurano da un lato l’ottima qualità del pesce e dall’altro sensibilizzano verso un consumo responsabile. La certificazione Aenor, ad esempio, garantisce la pesca di soli esemplari maturi che si siano già riprodotti, rendendo i tonni Balfegó un prodotto sostenibile nel lungo periodo e preservando la specie a favore delle future generazioni. La tracciabilità si concretizza attraverso il QR code che accompagna ciascun ordine: chef, operatori di settori e consumatori finali potranno conoscere ogni aspetto del tonno scelto. Infine, gli esemplari sono sacrificati solo previa ordinazione e con una quantità di grasso superiore all’8%, per uno standard qualitativo elevato e costante. A conferma di ciò, l’impiego della tecnica dell’ikejime per evitare sofferenze e stress all’animale, traducendosi in carni più tenere, rosse e sane. Con questa referenza prestigiosa Jolanda de Colò amplia la sua carta dei tonni e, come spiega ancora Bruno Pessot, “oggi sul territorio italiano non esistono aziende con una gamma completa come la nostra, che va dal tonno rosso pescato del Mediterraneo, dell’Adriatico e dello stretto di Gibilterra a quello ingrassato. Le carni, che arrivano sui banconi di chef e non solo, sono senza buzzonaglia, accuratamente pulite, ma provviste ancora di pelle, la quale preserva la qualità del tonno evitandone l’ossidazione”. Jolanda De Colò seleziona eccellenze gastronomiche per gli chef più quotati, per questo l’azienda di anno in anno ha ampliato l’assortimento di materie prime, proponendo un catalogo sempre più profondo e ampio, che spazia tra specialità di terra e mare di primissima scelta. Per maggiori informazioni sul concorso Chef Balfegó 2022, è possibile consultare il sito: https://bit.ly/chef-balfego-2022

Zannier, fondi aggiuntivi per la Pac “La Regione garantirà entro i termini necessari dei fondi aggiuntivi regionali da applicare alla programmazione agricola dei prossimi anni senza i quali non si potrebbero soddisfare tutte le esigenze espresse dal mondo imprenditoriale del settore”. Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, intervenuto nell’auditorium della sede della Regione Fvg a Udine all’incontro di partenariato regionale inerente il Piano Strategico Pac 2023-2027 e gli interventi di sviluppo rurale. L’assessore ha sottolineato le difficoltà derivate dal nuovo sistema di gestione “che ha ridimensionato il ruolo delle Regioni a favore di quello statale. Allo stesso tempo, però, è stato superato anche il modello che prevedeva una suddivisione delle risorse tra le Regioni tale per cui il 50 per cento dei fondi Feasr veniva suddiviso tra sei regioni, modello messo in discussione dall’evoluzione agricola dell’intero sistema paese”. Di fatto, la nuova programmazione, pur con un sistema che Zannier ha definito “complicato anche dal punto di vista concettuale e poco lineare”, la nuova Pac metterà a disposizione 5 milioni di euro in più all’anno. “Per rendere efficaci le misure che andremo ad attivare dovremmo ripartire le risorse in maniera congrua, perché non si ripeta l’attuale frammentazione su un numero eccessivo di azioni. Per questo sarà necessario attivare un numero minore di misure, per non disperdere i fondi”, ha concluso Zannier, ringraziando tutti i partner e gli uffici regionali per il lavoro svolto. Le risorse che spettano al Friuli Venezia Giulia ammontano a 230 milioni di euro circa, secondo la ripartizione su base regionale approvata dalla Conferenza delle Regioni lo scorso 21 giugno. Di questi, 93 milioni di euro sono fondi Feasr e 135 milioni derivano dal cofinanziamento nazionale, di cui 40 milioni (poco meno del 30 per cento) da imputare a risorse regionali in cofinanziamento.

Distilleria Buiese da oltre cent’anni“Gli investimenti nella crescita delle realtà produttive sono sempre un motivo di apprezzamento per l’intero territorio. Nel caso del nuovo punto vendita della distilleria Buiese, inaugurato oggi, oltre all’apprezzamento, manifestiamo l’orgoglio per una realtà consolidata, frutto dell’impegno, della dedizione e della passione di ben tre generazioni di distillatori che hanno saputo portarne avanti la tradizione da oltre cent’anni”. Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in occasione del taglio del nastro del nuovo punto vendita della distilleria Buiese a Martignacco reso possibile dal recupero originale dello storico stabilimento industriale del 1961. “Siamo di fronte ad una storia friulana al cento per cento che inizia nel 1918 con Giuseppe Buiese – ha indicato Zannier -. L’azienda, cresciuta negli anni grazie alla continuità generazionale, incarna lo spirito tipico delle nostre comunità: la capacità di rimboccarsi le maniche, di costruire, di essere dediti al lavoro”. Oggi, dunque, la storica distilleria di grappa friulana e liquori grazie al recupero originale dello storico capannone industriale ha inaugurato il nuovo negozio dell’azienda che mira a diventare il motore di un polo del turismo esperienziale del Friuli per la promozione della grappa friulana. Su questo aspetto, l’esponente della Giunta Fedriga ha sottolineato l’importanza della valorizzazione e della promozione di prodotti di eccellenza nel contesto complessivo dell’offerta del Friuli Venezia Giulia e l’importante ruolo dell’enogastronomia e dell’agroalimentare anche per la sostenibilità del comparto agricolo, “proprio il turismo – ha detto Zanier – può garantire all’economia di questo comparto margini importanti”.

Flora e fauna, più tutela e sicurezza Tra le più significative modifiche al Regolamento che disciplina la raccolta e la cattura di specie protette nel territorio regionale si conta l’aumento delle specie floristiche regionali protette (+24), l’introduzione di un registro della raccolta/cattura autorizzata, al fine di garantire il rispetto della normativa e facilitare i successivi controlli, l’inserimento di una precisazione in ordine all’esclusione della raccolta della parte radicale, l’introduzione del divieto di utilizzo di rastrelli, uncini o altri mezzi per le specie per le quali verrebbe danneggiato il microhabitat. A darne notizia, è stato l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Forestali, Ittiche e Montagna, Stefano Zannier. Le modifiche del Regolamento sono state approvate dalla Giunta regionale. “Per le specie di “interesse comune” la raccolta, per persona al giorno, è consentita nei quantitativi previsti dalla norma e distinti, a seconda della maggiore necessità conservazionistica. È inserita anche la deroga per fini commerciali, sempre nel limite di 3 esemplari al giorno per persona, per favorire e aiutare lo sviluppo delle piccole economie locali – ha spiegato Zannier -. Per la raccolta autorizzata di tutte le specie è ora inserita la previsione del Registro della raccolta: si tratta di uno strumento che consente di intervenire per poter eseguire effettivamente il controllo sulla quantità di pianta raccolta”. Ma c’è un’altra novità importante: “Sono stati già richiamati alcuni passaggi legati al decreto legislativo sulle piante officinali di cui oggi si stanno iniziando ad aprire le fasi attuative” – ha spiegato ancora Zannier -. Questo decreto prevede l’obbligo di una formazione delle persone che effettueranno la raccolta che dovranno avere in buona sostanza un “patentino”, similmente per quanto accade oggi per la raccolta dei funghi. Con una formazione di base sulle piante si potranno evitare possibili problemi per la salute. L’applicazione di questa nuova norma, di carattere nazionale, sarà declinata in Friuli Venezia Giulia nei prossimi 18 mesi”. Sono alcune centinaia le specie animali e vegetali la cui gestione viene normata in dettaglio da questo regolamento che tratta una materia molto ampia e molto complessa, gestita sia dal Servizio biodiversità, sia dal Corpo forestale regionale. In ultima analisi, le modifiche che sono state apportate incidono in più direzioni: maggiore tutela per flora e fauna, agevolazione per chi opera nel comparto delle piccole economie locali, semplificazione amministrativa, quadro normativo coerente per l’applicazione dei nuovi dettami nazionali ed europei in materia.

I Vignaioli Indipendenti al Mercato dei Vini Tre padiglioni e oltre 850 espositori da tutta Italia: sono questi i numeri record della prossima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, che si terrà da sabato 26 a lunedì 28 novembre a Piacenza Expo. I tre padiglioni messi a disposizione dal polo fieristico consentiranno di accogliere tutti gli associati Fivi che hanno fatto richiesta di partecipazione e che l’ultimo fine settimana di novembre racconteranno in prima persona il loro lavoro e la loro filosofia, invitando a degustare e acquistare i vini in assaggio. Una tensostruttura dedicata accoglierà l’area della gastronomia, dove gli artigiani del cibo completeranno la rassegna con le loro proposte. “Il Mercato di Piacenza nasce con la volontà di incontrare il pubblico e promuovere la nostra identità di Vignaioli Indipendenti. È la nostra festa, prima ancora di essere parte radicale, l’introduzione del divieto di utilizzo di rastrelli, uncini o altri mezzi per le specie per le quali verrebbe danneggiato il microhabitat.a fiera: per questo motivo abbiamo ritenuto giusto che potessero partecipare tutti i soci che ne hanno fatto richiesta, aumentando gli spazi espositivi – spiega Lorenzo Cesconi, presidente Fivi –. Dopo due anni complessi, con un’edizione rinviata e una condizionata dalla pandemia, con questo undicesimo Mercato vogliamo dare un segno di speranza ancora più forte: i Vignaioli sono un elemento centrale nell’economia e nella cultura italiana, e il Mercato dei Vini è l’evento che meglio di qualsiasi altro racconta e mette in luce questa centralità”. Come già nella passata edizione, si riconferma l’innovativo elemento introdotto nel 2019, con l’aggiunta, al tradizionale week-end di Mercato, del lunedì come giornata dedicata principalmente agli operatori professionali del settore commerciale e del canale Ho.Re.Ca. Verrà inoltre potenziato il servizio di biglietteria online. “Sono tante le novità di questa edizione, frutto di un grande investimento in termini organizzativi e della felice collaborazione con Piacenza Expo: il Mercato dei Vini è una manifestazione che, anno dopo anno, si conferma in continua crescita e che ha raggiunto risultati importanti – prosegue Cesconi – Ma non è solo una questione di numeri: il pubblico ama il Mercato per l’atmosfera unica e irripetibile che si respira, e i Vignaioli hanno a cuore questo evento perché è quello che più li rappresenta con coerenza”.

Roeno, Trento Doc affinato 10 anniRoeno, azienda vitivinicola della Terradeiforti, presenta Dèkatos, un Trento Doc Riserva Brut Nature affinato 10 anni. Un omaggio alle origini familiari trentine, un vino di sostanza e profonda ispirazione, dove emerge l’identità di un territorio che, da un lato, respira l’arte e il vento delle latitudini trentine e, dall’altro, racconta la vocazione per i grandi Metodo Classico, un’inclinazione capace di lasciare il segno nella storia enologica italiana. Una scelta controcorrente quella della famiglia Fugatti che ha deciso di investire direttamente su un affinamento di 120 mesi per il primo Trento Doc dell’azienda. Il nome dello spumante deriva dal greco δέκατος, ossia decimo, perfetto per evidenziare il lungo affinamento su lieviti selezionati senza l’aggiunta della liqueur d’expedition al momento della sboccatura. Uve 100% Chardonnay danno vita a bollicine oro brillante dallo stile unico, vinificate per il 90% in acciaio e il 10% in tonneau. In sole 1500 pregiatissime bottiglie si racchiude un elegante spumante di montagna, frutto di un vigneto posto a un’altitudine di 500 metri. “Da un progetto coraggioso, da una scelta che potrebbe risultare anti-commerciale, abbiamo creato una nuova interpretazione di Trento Doc – spiega Cristina Fugatti, titolare d’azienda –. Puntare sin dall’inizio su un invecchiamento di 10 anni è stata una sfida che ci ha premiato con l’apprezzamento immediato da parte del pubblico e con importanti riconoscimenti di settore, tra i quali spiccano i 96 punti del Gambero Rosso e l’inserimento di Dèkatos 2011 nella sezione Vini Rari. Da sempre scommettiamo su vini di carattere, su una viticoltura innovativa e oggi siamo fieri di aver scritto il nostro capitolo all’interno di un mercato presidiato da autorevoli realtà del mondo enologico e dove noi siamo di fatto appena arrivati”. Uno spumante curato nei minimi dettagli, dalla gestione del vigneto al remuage manuale in cantina, sino alla fase di dégorgement, che si rivela armonioso, fresco, persistente e ben integrato. Sorprende per la complessità, la piacevolezza della carbonica e la sua vena sapida che invita al riassaggio. La prima annata è andata esaurita in pochi mesi, Dèkatos 2012 sarà pronto a settembre 2022 e, come afferma Mirko Maccani, enologo di Roeno, “mantiene uno stretto filo di coerenza con la precedente, concedendo in bocca un sentore più spiccato di crosta di pane. Un dosaggio zuccherino leggermente più basso ha regalato una maggiore struttura, esaltata da note ricche e avvolgenti al palato”. A completare la proposta dell’azienda è arrivato sul mercato anche Roeno Trento Doc, sempre da uve 100% Chardonnay, affinato 48 mesi sui lieviti. Un vino di straordinaria struttura e di grande personalità, caratterizzato da freschezza, fragranza e finezza.

Riecco la Festa del Bacalà di Sandrigo Le ultime due settimane di settembre le strade di Sandrigo si vestiranno dei colori della bandiera norvegese per ospitare la 35ma edizione della Festa del Bacalà alla Vicentina, che rappresenta un momento di incontro tra la cittadina di Sandrigo e la comunità di Røst, piccola isola dell’arcipelago norvegese delle Lofoten dove si pesca e viene essiccato il merluzzo utilizzato per preparare il piatto. Negli anni questa festa è diventata un punto di riferimento della tradizione gastronomica vicentina e ha contribuito a far conoscere e apprezzare a moltissime persone la pietanza che ormai in tutto il mondo rappresenta questo territorio. La volontà di proporre solo il meglio ai visitatori ha portato la Pro Sandrigo a stringere un accordo con Torrfisk Fra Lofoten, associazione di 23 produttori con cui condivide la passione per la ricerca della qualità: dal 2022 lo stoccafisso utilizzato sarà unicamente l’Igp del Consorzio, partner della Festa. Anche quest’anno è previsto un ricco programma: martedì 13 settembre il Gran Galà del Bacalà, esclusiva cena solo su prenotazione, anticiperà l’apertura degli stand che saranno attivi dal 15 al 18 e dal 22 al 26 settembre nelle piazze del paese dove, oltre al tradizionale piatto, si potranno gustare molte altre ricette tipiche e innovative a base di bacalà: i bigoli, gli gnocchi di zucca, i ravioli, la pizza gourmet, il bacalà in tempura, il risotto, il sushi con il bacalà e tante altre proposte. In abbinamento i vini del territorio della Cantina Beato Bartolomeo da Breganze e di IoMazzucato. Domenica 18 settembre tornerà Bacco & Bacalà, l’appuntamento organizzato in collaborazione con Ais Veneto a Villa Mascotto di Sandrigo dove si potranno degustare oltre 120 etichette di vino e birre da accompagnare al bacalà. Domenica 25 alle 10.30, invece, la Confraternita del Bacalà celebrerà in Piazza Garibaldi l’investitura dei nuovi Confratelli che sarà anticipata dal Corteo del Doge con sbandieratori e figuranti. Nella stessa piazza alle 19.30 verrà portato in scena da una compagnia norvegese un abstract dell’opera Querini, la più grandiosa opera lirica dedicata alla storia di Pietro Querini e alla scoperta dello stoccafisso. Durante la manifestazione mercatini solidali, dei sapori e delle tradizioni, workshop, mostre e concerti completeranno la proposta per il pubblico. Programma completo e info sul sito www.festadelbaccala.com

In un film storie di grappa a BassanoGenitori silenziosi, figli feriti e un’eredità complessa da gestire: una distilleria di grappa che finisce nelle mani di tre donne dopo la morte improvvisa del patriarca. Una successione al femminile che scatena odi e amori, avidità e antichi segreti sullo sfondo di un territorio suggestivo come il Veneto, tra le architetture uniche di Bassano e Schiavon, le colline Unesco di Conegliano e Vittorio Veneto e persino le Dolomiti. Un territorio unico dove vigneti, ville e paesaggio diventano elemento essenziale del racconto. Debutta sul grande schermo, in anteprima nazionale giovedì 7 luglio, alle 21.30, al Giardino Parolini di Bassano del Grappa (in via Remondini), la miniserie tedesca “High Spirits” (titolo originale SÜSSER RAUSCH) diretta dalla regista austriaca Sabine Derflinger: girata lo scorso anno interamente in Veneto, tra Bassano, Vittorio Veneto, Conegliano, il Cansiglio e Cortina e prodotta da Doris Zander per Bavaria Fiction per l’emittente tedesca ZDF, con Guido Cerasuolo di Mestiere Cinema come line producer e il fondamentale contributo della Regione Veneto (bando POR FESR). Autore della sceneggiatura Sathyan Ramesh, direttore della fotografia Peter Joachim Krause ma, soprattutto, troupe interamente veneta. Il progetto è stato curato da Katharina Görtz per conto di ZDF, televisione pubblica tedesca che lo distribuisce anche all’estero. La prima delle due puntate (90 minuti ciascuna) di “High Spirits” viene presentata il 7 luglio, con l’evento speciale a Bassano, aperto a tutto il pubblico e gratuito, al quale parteciperanno produttori, rappresentanti del cast e della troupe che per oltre 4 mesi hanno lavorato nel territorio veneto, coinvolgendo una settantina di maestranze locali, con 20 attori e circa 600 comparse. All’ anteprima nazionale ci saranno, insieme ai rappresentanti del Comune di Bassano, la produttrice di “High Spirits” Doris Zander, i protagonisti Sven-Eric Bechtolf, Leslie Malton e Suzanne von Borsody, la delegata di ZDF Katharina Görtz, il line producer veneziano Guido Cerasuolo, il compositore delle musiche Martina Eisenreich e i rappresentanti della Veneto Film Commission, della Regione Veneto, delle istituzioni locali che hanno sostenuto il progetto e delle amministrazioni che hanno accolto nel loro territorio troupe e artisti. Determinante è stata anche la collaborazione di moltissimi operatori e aziende venete, come la Distilleria Poli che ha concesso la distilleria dove ambientare la serie. Terminata la proiezione, sarà possibile dialogare con cast, produttori e protagonisti del progetto. Dopo l’anteprima di Bassano, “High Spirits (SÜSSER RAUSCH)” approderà ai festival e ai mercati dell’audiovisivo, per poi diventare un prodotto di punta della stagione autunnale del canale nazionale tedesco ZDF.

 

Cantina di Ramuscello, 60 vendemmie e una crescita continua nella qualità

di Claudio Soranzo

SESTO AL REGHENA – Sessanta vendemmie, 60 e più anni di lavoro nei campi, soprattutto in vigna, sono un vero e proprio record che la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha festeggiato alla grande, non solo con un sontuoso party, ma soprattutto con una tavola rotonda che ha visto in qualità di relatori un parterre di tutto rispetto e un uditorio davvero imponente. Moderato e soprattutto stuzzicato da un presentatore d’eccezione qual è il direttore di Wine Meridian, Fabio Piccoli, il dibattito con il tema “La cooperazione vitivinicola tra tradizione e riorganizzazione manageriale” ha avuto momenti molto importanti, vista la competenza e l’autorevolezza dei relatori.

Il presidente Gianluca Trevisan…

… e il direttore Rodolfo Rizzi.

 

A dare il “la” al convegno è stato il presidente del Comitato Nazionale Vini del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Attilio Scienza: «Le Doc, i territori vitivinicoli e la riscoperta delle varietà autoctone devono ringraziare la cooperazione che, in tempi non sospetti, ha capito quanto fosse importante stabilire nuove regole per la rinascita del vino italiano. Le cantine cooperative sono chiamate ora a un nuovo salto di qualità per affrontare i cambiamenti in corso e diffondere le nuove conoscenze». «La cooperazione vitivinicola, attraverso la quale passa il 58% del vino della Penisola – gli ha fatto eco Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, apparso da remoto sul megaschermo -, assieme ai produttori e agli enologi ha assunto un ruolo determinante per il rinnovamento del comparto e delle sue numerose diversità. In questo contesto, la Cantina Produttori di Ramuscello ha saputo trovare un significativo spazio d’avanguardia in molti campi, compreso quello della sostenibilità praticata, e non solo parlata». A porre, poi, l’accento sull’importanza di un totale coordinamento, facendo rete per non disperdere la capacità di azione del movimento cooperativo – che deve ancora prendere completa consapevolezza della sua forza e responsabilità nel governo del settore – sono stati i cooperatori Luca Rigotti, coordinatore del Settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari; Corrado Casoli, presidente del Gruppo Italiano Vini e il padrone di casa Gianluca Trevisan, presidente della Cantina. Al partecipato appuntamento (oltre 300 i convenuti) hanno preso parte anche Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari; Albino Armani, presidente del Consorzio Doc “Delle Venezie”, e Stefano Zanette, presidente del Consorzio Doc “Prosecco”, pronti a sottolineare l’importanza che il comparto vitivinicolo ha assunto nell’intero Nordest d’Italia, nel quale la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito è inserita a pieno titolo.

I relatori e il foltissimo parterre.

 


Il direttore della Cantina, enologo Rodolfo Rizzi, ha quindi illustrato alla perfezione le bottiglie celebrative della 60ma vendemmia, dedicate al Pinot grigio e al Refosco dal peduncolo rosso, mentre la vicepresidente Laura Bertolin ha ripercorso con dovizia di particolari la prestigiosa storia della cooperativa pordenonese e della sua crescita quantitativa e soprattutto qualitativa. È emerso, tra l’altro, che nell’anno in corso il bilancio della Cantina supererà i 13 milioni di euro di fatturato (3,5 milioni in più rispetto all’esercizio precedente) e i 100 mila quintali di uve raccolte, dai 750 ettari vitati appartenenti ai 158 vignaioli soci, che fanno riferimento alla cooperativa da ben 21 Comuni di tre diverse province, Pordenone, Udine e Treviso.
È stato pure messo in evidenza che con in progetto di miglioramento qualitativo dei vini in produzione, nel 2020 ha preso avvio l’esperienza del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), uno schema di certificazione che ha come obiettivo quello di valorizzare le produzioni agricole vegetali ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata, riconosciuto a livello comunitario) coinvolgendo 466 ettari vitati di 34 soci. Quest’anno i soci interessati sono raddoppiati (66) e gli ettari coinvolti sono saliti a 630.

Nel 2021, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, grazie al protocollo di Ceviq (Certificazione Vini e prodotti Italiani di Qualità), sono stati certificati 5.400 ettolitri di vino vegano. Una notizia che ha sollevato molto interesse in regione e a livello nazionale. È di pochi giorni fa, infine, l’annuncio della certificazione biologica per la Cantina. «La qualità e la sostenibilità non sono solo delle parole ma, per noi, significano agire concretamente – ha commentato il presidente Gianluca Trevisan -. Siamo vicini anche al raggiungimento della certificazione Iso 9001 e Ambientale e a quella Zero Residui, convinti che possano pure rappresentare degli interessanti tratti distintivi per la valorizzazione del vino “Made in Friuli Venezia Giulia”». E tra un paio di mesi, o poco meno, partirà la vendemmia numero 61. Buon raccolto a tutti!

La certificazione ambientale in vigna.

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In copertina, ecco una veduta d’insieme delle strutture della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito.

 

Confagricoltura Fvg, siccità molto grave. Zannier: altri 10 milioni per le reti irrigue

«Di carenza idrica e siccità sento parlare da almeno tre anni, cioè da quando sono stato eletto presidente regionale di Confagricoltura, ma con questa gravità, e già da metà giugno, non era mai successo prima. È evidente che la situazione non è stata affrontata adeguatamente nel recente passato e, oggi, il sistema agricolo e agroalimentare ne paga le conseguenze»: sono alcune delle parole di fine mandato con le quali Philip Thurn Valsassina ha esordito in apertura dell’assemblea dei delegati di Confagricoltura Fvg, tenutasi a Latisana.
«Non posso non segnalare – ha proseguito il presidente – le grosse problematicità che provengono dal settore zootecnico, con molte aziende a rischio chiusura e dalle conseguenze della guerra in Ucraina che possono compromettere le opportunità straordinarie offerte dal Pnrr. D’altro canto, evidenziamo che la vitivinicoltura sta attraversando un momento assai vivace con le iniziative di crescita, sostegno e tutela messe in campo dai Consorzi del Prosecco Doc, del Pinot grigio Doc “Delle Venezie” e l’avvio dell’attività del Consorzio della Doc Friuli Venezia Giulia. Per creare nuove opportunità al nostro comparto – ha sottolineato ancora Thurn Valsassina – abbiamo partecipato alla creazione del Consorzio per la coltivazione della canapa e alla nascita della Fondazione “Agrifood e Bioeconomy”, assieme ad altri 33 enti e associazioni regionali, oltre al mondo bancario con particolare riferimento al sistema del Credito cooperativo».
«Le nuove regole europee non consentono alle Regioni di intervenire sulla Pac e ciò causerà effetti distorsivi notevoli sulle aziende agricole – ha aggiunto nelle sue riflessioni l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier -. Anche sul Pnrr le Regioni non hanno voce, compresi i progetti proposti sul tema della carenza idrica e della corretta gestione delle risorse. Ciò nonostante – ha annunciato l’esponente della Giunta Fedriga – il Friuli Venezia Giulia metterà a disposizione ulteriori 10 milioni di euro, oltre ai 25 già stanziati in passato, per l’ammodernamento delle reti irrigue e per la razionalizzazione della raccolta d’acqua».
In occasione dell’assemblea, ci sono stati alcuni momenti di approfondimento sulla riforma della Pac 2023-27 proposti da Vincenzo Lenucci, direttore Area Politiche europee e internazionali, competitività e Centro studi di Confagricoltura e sul ruolo delle aziende agricole nella transizione energetica, illustrato da Donato Rotundo, direttore Area Sviluppo sostenibile ed innovazione di Confagricoltura nazionale.

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In copertina, Thurn Valsassina con l’assessore Zannier; qui sopra, i delegati di Confagricoltura Fvg a Latisana.

Con il marchio “Ragogna” il Fvg si conferma terra anche di grandi prosciutti

«Un giusto riconoscimento per un prodotto che ha almeno 50 anni di storia»: questo il commento dell’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che su invito dei titolari si è recato in visita al Prosciuttificio Fratelli Molinaro per celebrare l’avvenuto inserimento del “Prosciutto di Ragogna” nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali che ogni anno il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali aggiorna sulla base delle domande istruite e presentate da ciascuna Regione.


«Con il Prosciutto di Ragogna e la Cipolla rossa di Cavasso Nuovo, le due “new entry” della revisione 2022 – ha continuato l’assessore – il Friuli Venezia Giulia è arrivato a contare ben 181 prodotti, il doppio di quelli presenti nel 2001: una testimonianza concreta della vitalità del comparto agroalimentare, che sa svilupparsi e progredire coniugando tradizione e innovazione».
A fare gli onori di casa c’erano i titolari dell’azienda, i fratelli Monika e Renato Molinaro, con i loro figli ed i genitori Bruno e Maria Assunta. Furono questi ultimi, rientrando dalla Germania dov’erano emigrati, ad aprire nel 1970 una pizzeria a Ragogna, nella quale servivano anche il prosciutto “fatto in casa”, continuando una tradizione diffusa in tutta la zona collinare.
Il sindaco Alma Concil, presente con la giunta municipale pressoché al completo, ha ringraziato l’assessore Zannier per aver costantemente supportato gli uffici regionali e l’Ersa nell’iter romano della pratica, sottolineando che nei programmi dell’amministrazione comunale la valorizzazione turistica ha un posto importante e che accanto agli aspetti storici, come il Museo della Grande Guerra, e a quelli paesaggistici il sostegno è assicurato anche alla componente enogastronomica, di cui la famiglia Molinaro è un punto di riferimento.
«Il Friuli Venezia Giulia – ha affermato l’assessore Zannier al momento del commiato – è conosciuto come “terra di grandi vini”. Oggi, con il Prosciutto di Ragogna che va a completare un “poker d’assi” che comprende il Prosciutto di San Daniele Dop, quello di Sauris Igp e quello di Cormòns, mi sento di affermare che siamo anche una terra di grandi prosciutti».

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In copertina e all’interno la visita dell’assessore regionale Zannier al Prosciuttificio Molinaro.

Dati produttivi, mais e materie prime in tre rapporti Ersa sull’agricoltura Fvg

Importante giornata per l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia. Come già annunciato, questo pomeriggio, alle 17.30, a Grions del Torre, in Comune di Povoletto, nella sede dell’Associazione “Giusto Caenazzo”, l’Ersa presenterà i risultati dei tre rapporti elaborati dall’Ufficio statistica: “Rapporto 2021 sulla congiuntura del settore agricolo in Friuli Venezia Giulia”, “Il settore maidicolo in Friuli Venezia Giulia: storico dati dal 2011 al 2021 e indagine sul 2021” e “Gli scambi commerciali e l’andamento dei prezzi delle materie prime agricole: la situazione in Italia e in Friuli Venezia Giulia in relazione al conflitto russo-ucraino”.
Il primo documento illustra i risultati conseguiti dall’agricoltura e della zootecnia in regione nel 2021. Il secondo è una monografia sul mais ed è articolato in due parti: la prima presenta una “desk research” attinente a superfici, produzioni e scambi commerciali a livello mondiale, europeo, nazionale e regionale; la seconda espone i risultati di un’indagine condotta sul territorio e gli esiti di un “focus group” organizzato con diversi soggetti operanti nel comparto maidicolo. Il terzo rapporto, infine, analizza la situazione del comparto agroalimentare italiano e regionale derivante dalle conseguenze verificatesi a seguito dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina.
All’incontro – organizzato sotto la supervisione dell’assessore comunale all’agricoltura, Lisa Rossi – interverrà il titolare regionale delle risorse agroalimentari, forestali e ittiche e montagna, Stefano Zannier, che trarrà le conclusioni. I lavori saranno invece introdotti dal direttore generale dell’Ersa, Francesco Miniussi, mentre i tre rapporti saranno presentati a cura di Laura Zoratti e Daniele Rossi (Ufficio statistica Settore sviluppo rurale), con la moderazione del direttore Ssr, Daniele Damele. La giornata terminerà con una degustazione di prodotti tipici regionali. La partecipazione è aperta a tutti e gratuita.Seguirà una degustazione con prodotti tipici regionalirti presentati saranno successivamente scaricabili dal sito www.ersa.fvg.it

 

“Latterie Aperte” per festeggiare quella di Marsure che compie 100 anni

Le latterie, primo esempio storico di cooperazione in Friuli Occidentale e ora realtà che guardano al futuro: importante traguardo per la Latteria Sociale di Marsure (Comune di Aviano), presieduta da Manuel Candotto Carniel, che sabato 21 maggio celebrerà i suoi 100 anni di attività. Associata a Confcooperative Pordenone, assieme alle consorelle di Palse (Porcia) e di Maron (Brugnera) – anch’esse facenti parte dell’ente cooperativo -, ha dato vita al progetto Fildilat – Latterie pordenonesi di filiera, associazione temporanea d’impresa che promuove i propri prodotti a “km zero” in maniera unitaria.
«Un traguardo davvero significativo – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – quello del secolo di attività per la Latteria di Marsure. Proprio poco distante dal borgo avianese, a Maniago, nel 1882 è nata la prima cooperativa del Friuli Occidentale e anch’essa era una latteria. Da allora la cooperazione ha continuato a mantenere viva l’economia solidale che è una caratteristica del nostro territorio, dove l’unione delle forze porta benessere a tutti i soci e alle comunità interessate. La sinergia tra Marsure, Palse e Maron è un ulteriore esempio di questa vocazione che guarda al futuro».
Come detto, sabato prossimo è previsto a Marsure il primo appuntamento di Latterie Aperte, evento organizzato per far conoscere il mondo delle storiche filiere del latte pordenonesi. In programma su prenotazione, nella mattinata, visite alla latteria con i casari, laboratori di illustrazione e cucina per bambini, mentre nel pomeriggio si potrà fare il giro turistico delle stalle dei soci conferitori.
Nell’evento si inseriscono però per l’appunto anche i festeggiamenti per il centenario della latteria, supportati dalla Pro Loco di Marsure, con alle 11 il convegno “La Latteria Sociale di Marsure compie 100 anni e ancor oggi fa vivere il territorio guardando al futuro” e la presentazione di una bella e documentata pubblicazione sulla sua storia che si intreccia con quella della comunità locale. Nell’occasione, si parlerà anche del valore sociale ed economico delle latterie di paese in Friuli Venezia Giulia e di politiche e interventi regionali a sostegno di imprese e filiere del settore lattiero-caseario. Relatori saranno l’esperto di storia locale Maurice Tassan, il giornalista Adriano Del Fabro, la dirigente regionale Karen Miniutti e a conclusione è previsto l’intervento dell’assessore regionale alle risorse agroalimentari, forestali, ittica e montagna, Stefano Zannier. In rappresentanza del mondo della cooperazione interverrà il presidente regionale di Fedagripesca Fvg, Venanzio Francescutti.

Per prenotazioni a visite e laboratori: info@fildilat.it o whatsapp +39 351.6206012.

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In copertina, lo staff della Latteria Sociale di Marsure, ad Aviano, in festa per i suoi cent’anni.

 

Ottimi segnali per il Vigneto Fvg dal “Prowein” che si conclude oggi

Segnali molto positivi per i vini del Friuli Venezia Giulia vengono anche dalla partecipazione delle aziende regionali al “Prowein” dopo il successo registrato al Vinitaly di Verona. È la valutazione tratta dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, domenica a Düsseldorf per una delle rassegne più importanti al mondo riservata agli operatori del mercato enologico, che si conclude proprio oggi.
Il rappresentante della nostra Regione ha registrato dai padiglioni della città tedesca l’attrattività della proposta del Vigneto Fvg, che si è presentata con 48 produttori, la cui partecipazione è stata supportata con un contributo de minimis erogato a seguito di bando.
Il “Prowein” quest’anno ha avuto una collocazione temporale anomala, successiva e non precedente al Vinitaly, ha osservato l’assessore, cosicché la mole di attività e di affari si è rilevata meno frenetica che in passato, ma gli incontri business to business hanno confermato la capacità delle imprese del Friuli Venezia Giulia di mantenere le posizioni – in una situazione internazionale resa incerta dalla crisi pandemica e dalla guerra in Ucraina – e di acquisire nuove fette di mercato nel settore della commercializzazione dei vini e dei liquori.

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In copertina e all’interno due immagini dello stand del Friuli Venezia Giulia al “Prowein”.

“Olio Capitale”, con il marchio Io sono Fvg grande aiuto a difesa della qualità

Gli oli d’oliva, nella loro varietà, sono il compendio di eccellenze di prodotti che rappresentano tutta l’Italia; questa ricchezza va preservata a livello nazionale difendendone la qualità che nasce dalla diversità di territori chiamati però a fare squadra per presentarsi al mondo in maniera compatta, come ha fatto il Friuli Venezia Giulia, che ha raccolto tutta la sua offerta enogastronomica, turistica e culturale nel claim “Io sono Fvg”. È questo il messaggio che il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha portato all’inaugurazione, nel Convention center del Porto Vecchio di Trieste, di “Olio Capitale”, la rassegna degli oli d’oliva italiani – organizzata attraverso Aries dalla Camera di commercio Venezia Giulia – che raccoglie oltre 170 espositori e molti buyer internazionali.

Fedriga e Zannier “Io sono Fvg”.

(Archivio Montenero)

Il presidente della Regione Fvg ha salutato l’importanza di riproporre in presenza un evento fieristico della portata esemplare di “Olio Capitale” e si è soffermato sulla necessità di difendere l’eccellenza del prodotto olio, che non deve seguire il ribasso del prezzo e l’omologazione ma promuovere e far conoscere la sua alta qualità intrinseca, anche con prodotti di nicchia, seguendo una strategia già affermatasi in Friuli Venezia Giulia. In questo senso, la Conferenza delle Regioni è, secondo il suo leader e capo della Giunta regionale, il contesto ideale per rappresentare in maniera unitaria l’assortimento del Made in Italy, secondo una chiave già sperimentata all’Expo di Dubai. A fine settembre-ottobre, ha annunciato a tale proposito il governatore, si terrà il primo festival delle Regioni di cui ora verrà vagliata la candidatura per stabilire quella che ospiterà la prima edizione.
Il governatore, intervenuto all’inaugurazione insieme all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, e, tra le altre autorità, al presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, e al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha visitato i padiglioni della rassegna che resterà aperta fino a domani con un ricco di programma di degustazioni, convegni e concorsi.

Fiori di Bianchera…

 

IL MERCATO

Il settore olio di oliva trova nel bacino del Mediterraneo l’area principale di coltivazione dell’ulivo, diviso fra Europa, Asia e Africa. La Spagna rappresenta il 45% della produzione mondiale seguita dall’Italia con il 15%. La produzione mondiale di olio da olive si attesta fra le 3.000 e le 3.500 migliaia di tonnellate, di cui 65-70% prodotto all’interno dell’Unione Europea fra i quattro principali produttori, in ordine decrescente, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo. Al di fuori dell’Unione Europea i paesi maggiormente produttori sono la Tunisia e il Marocco in Africa, la Turchia e la Siria in Asia.
L’Italia, con 642.000 aziende, 1.133.000 ettari in coltivazione e 160 milioni di piante, è il secondo produttore mondiale, con una produzione nel 2021-2022 pari a 381.000 tonnellate di olio, dato in crescita del 15% rispetto alla precedente campagna olearia 2020-2021 quando la produzione si era attestata a 331.000 tonnellate. Il dato, seppur importante, risulta inferiore a quello della media della produzione di olio nel decennio 1989-1999 che è stata in Italia di oltre 540 mila tonnellate di olio d’oliva, ma nel decennio successivo è calata a 476 mila tonnellate (-12%); e nel periodo tra il 2013 e il 2017 è stata ancora più bassa: 376 mila tonnellate. Questi dati in un contesto in cui nel mondo, parallelamente, la produzione è salita del 38% (e il consumo del 42%).
Permangono problemi di tipo strutturale sull’olivicoltura italiana, sia a livello di fittezza di impianti che di produttività complessiva, legati a strutture di coltivazione obsolete e a sistemi da aggiornare, anche se l’olivicoltura collinare di alcune zone della penisola poco si prestano alla modernizzazione, possibile invece in circa il 37% della superficie italiana potenzialmente competitiva.  A livello nazionale le regioni maggiormente produttive sono la Puglia, la Calabria e la Sicilia, che assieme detengono oltre il 70% della produzione.
Nell’annata olearia 2021-2022 si è assistito ad un recupero delle produzioni meridionali rispetto all’annata precedente, ma ad una forte contrazione in quelle dell’Italia Centrale e Settentrionale. Al Centro il calo produttivo è stato del 25-50% in media, ma con punte anche del 70%. Al settentrione, in Veneto e Lombardia, causa problematiche climatiche, gelate e grandinate, la produzione ha subito cali anche del 90%; in Liguria mediamente del 50%.

… e loro frutti sul Carso.


La situazione del Friuli Venezia Giulia ha registrato un calo del 70%, con tenuta solamente della varietà Bianchera in alcuni comprensori.
A livello commerciale, l’Italia è il primo paese importatore di olio di oliva, da Spagna, Grecia, Tunisia e Portogallo: nel 2020 per 608.000 tonnellate ed un valore di 1.330 milioni di euro. Parallelamente è il secondo esportatore mondiale, con flussi che si dirigono principalmente verso gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone e la Francia, ma in generale in tutti quei paesi del centro nord Europa in cui le condizioni climatiche non consentono la coltivazione dell’olivo: sempre nell’annata 2020 l’export ha assunto valori di 410.000 tonnellate per un controvalore di 1.455 milioni di euro, con un incremento in volume del 22% rispetto all’anno precedente.
Nel contesto internazionale, gli Stati Uniti presentano ampi margini di miglioramento dei consumi poiché la produzione californiana, seppur in crescita, non riesce a soddisfare il mercato interno. Il Sud America è un’area in forte espansione, sia dal punto di vista del consumo che della produzione che si concentra soprattutto in Argentina e in Cile. L’Africa magrebina sta ampliando le sue produzioni e la Tunisia si attesta come principale fornitore dell’Unione Europea. Il mercato asiatico risulta anch’esso in forte espansione, non solamente in Giappone ma anche in Cina e India, nonostante le tradizioni alimentari completamente diverse. Cresce anche la produzione in Australia.
A livello della qualità del prodotto, il 40% degli oli riconosciuti di qualità in Unione Europea è italiano, con ben 42 Denominazioni di Origine Protetta (DOP) e 6 Indicazioni Geografiche Protette, mentre paesi come la Spagna e la Grecia ne contano 29 ciascuna. La produzione italiana di Dop/Igp è pari appena al 3% del totale, con ampi margini di miglioramento.  In crescita la superficie condotta in biologico che interessa ben il 22% dell’intera superficie olivicola italiana, distribuita per il 31% in Puglia, 28% in Calabria, 16% in Sicilia e 6% in Toscana.
Fra i punti di forza dell’olivicoltura italiana si segnalano la capacità di una elevata differenziazione del prodotto, grazie a oltre 500 varietà iscritte nel Registro Nazionale e un territorio con aree vocate dalle caratteristiche pedoclimatiche anche profondamente diverse. Anche il valore paesaggistico, storico e culturale degli oliveti giocano un ruolo importante a favore della produzione nazionale.
La debolezza dell’olivicoltura italiana è legata invece principalmente alla frammentazione della struttura produttiva e ad un contesto territoriale in cui l’olivo costituisce presidio del territorio in situazioni orografiche difficili.  Tuttavia, la crescente sensibilità dei consumatori verso le produzioni di qualità consente buone opportunità sul mercato internazionale, anche se la competizione sui costi di produzione e sulla qualità è crescente di anno in anno.

La vetrina di “Olio Capitale”.

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In copertina, l’olio extravergine di oliva grande protagonista anche oggi e domani.

Nei campi troppi danni dai cinghiali: richiamo da Cia Fvg alle Riserve di caccia

«L’invasione dei seminati da parte della fauna selvatica, cinghiali in particolare, ha raggiunto livelli intollerabili – è la denuncia di Luca Bulfone, direttore di Cia Fvg-Agricoltori Italiani – e un tanto abbiamo anche ribadito all’assessore alle Risorse agroalimentari e alla caccia del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, durante un recente incontro svoltosi a Udine, presso la Regione, al quale erano presenti una decina di agricoltori della Bassa friulana (di Chiopris Viscone, Medea, Fratta, Borgnano, Aquileia), i rappresentanti della Kmecka Sveza e alcuni direttori delle Riserve di caccia e dei Distretti venatori competenti per territorio. Abbiamo anche formulato una precisa richiesta: le Riserve, i Distretti venatori e i loro direttori devono essere chiamati alla diretta responsabilità per i danni che la fauna selvatica causa all’agricoltura e alla pubblica sicurezza. I dirigenti venatori, infatti – prosegue Bulfone – non sempre ascoltano le richieste d’aiuto degli agricoltori i quali, in alcuni casi, hanno addirittura deciso di non seminare il mais a causa dell’invasione dei selvatici che scorrazzano indisturbati per i campi distruggendo irrimediabilmente il loro lavoro. Alcuni di questi direttori, nello specifico, hanno ritardato i tempi dell’apertura dei prelievi in deroga. I cacciatori, inoltre, non sono nemmeno usciti e continuano a non uscire perché attendono di poter abbattere animali di un peso maggiore (a scapito degli agricoltori, ovviamente). Tutto ciò, non solo negando i danni subiti dai coltivatori, ma anche mettendo in campo uno scarso senso di responsabilità nella prevenzione sanitaria, poiché sappiamo quanto sia grave l’eventuale diffusione della peste suina africana trasmessa dai cinghiali che, dopo il Piemonte e Liguria (109 i capi ammalati), è stata segnalata anche a Roma dove è appena stato trovato un animale infetto».

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In copertina, un esemplare di cinghiale adulto: enormi i danni causati da questi animali in campagna.

“Naturalmente, da latte friulano”, a Udine il debutto della nuova società consortile

Dall’11 ottobre 2021, con tre separati atti del notaio Andrea Maistrello di Spilimbergo, tredici aziende della regione hanno costituito “Naturalmente, da latte friulano”, una società consortile a responsabilità limitata che si propone di avviare un percorso strategico di consolidamento e di sviluppo del sistema friulano della filiera del latte bovino. La società consortile, presieduta da Narciso Trevisanut, debutterà, come già annunciato, presentando composizione, finalità e programmi oggi, 3 maggio, alle 10.45, nella Casa della Contadinanza, al Castello di Udine. Interverrà anche Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna.

Una nuova società per il latte friulano.


Le aziende consorziate – informa una nota – utilizzano tutte latte ottenuto in Friuli, con forniture alimentate da circa il 30% delle stalle attualmente in attività. Si tratta di realtà operanti in tutti i settori: raccolta e distribuzione del latte, tradizionali latterie, caseifici specializzati nella stagionatura del formaggio, Dop Montasio in particolare. Dei tredici soci, otto hanno sede nell’Udinese e cinque nel Pordenonese. Tre operano in zona di montagna. Per obbligo statutario, tutti i soci assicurano che almeno il 75% delle attività lattiero-casearie e delle lavorazioni sia ottenuto da latte munto nel territorio regionale. Di fatto nel corso del 2021 tale quota è stata superiore al 90%.
Molteplici sono gli obiettivi di questa nuova iniziativa imprenditoriale. Innanzitutto, si punta alla salvaguardia della produzione di latte e delle stalle in condizioni di qualità, benessere animale e sostenibilità, requisiti messi a dura prova dall’incertezza degli approvvigionamenti e dei costi, e che quindi a maggior ragione devono essere supportati dalla valorizzazione derivante dalla filiera nell’ambito di una strategia economica che consenta consolidamento e sviluppo. Le imprese associate traguardano oggi, grazie anche alle risorse che la Regione Fvg rende disponibili, ambiziosi programmi di modernizzazione, integrazione, potenziamento e specializzazione degli impianti produttivi, della matrice organizzativa e della funzione commerciale, in linea con le più aggiornate previsioni delle tendenze di evoluzione dei consumi.
La società consortile si occuperà, direttamente e attraverso i soci, dell’allestimento e della conduzione di nuovi impianti di lavorazione a tutto campo, dal fresco-freschissimo allo stagionato, porzionamento e confezionamento compresi, unitamente alla pianificazione di una rete di servizi integrati per le imprese nei settori dell’autocontrollo e delle garanzie igienico-qualitative dei prodotti e dei processi. Ci si propone anche la costituzione e l’uso di marchi e di sistemi identificativi dell’offerta coordinata, assieme a una costante attività di informazione del consumatore e di promozione a sostegno della domanda e dello sviluppo dei consumi, anche ampliandone la diffusione geografica e nei canali di vendita. Questi presupposti di qualità tradizionale e di identità, tutti tracciabili, saranno al più presto certificati, per consolidare e rilanciare il patto con i consumatori annunciato dalla stessa denominazione della società consortile.

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In copertina, bovine di razza Pezzata rossa allevate in Friuli Venezia Giulia.