Un Pinot grigio dei colli di Nimis oggi a Lignano per il nuovo libro di Polesini

(g.l.) Non solo il dolce Ramandolo Docg o il robusto Refosco, che sia nostrano o dal peduncolo rosso: Nimis, Città del vino Fvg, eccelle anche per altri prodotti di qualità, come il Pinot grigio – varietà che ha fatto la fortuna del Vigneto Fvg dopo il declino del Tocai friulano, soprattutto a causa della perdita del nome nell’indimenticata vertenza con l’Ungheria – coltivato con successo in questo angolo prestigioso dei Colli orientali del Friuli. E il Pinot grigio 2021 della Società agricola I Comelli – quella che si distingue ogni anno per la sua ospitalità alla benefica manifestazione “Diamo un taglio alla sete” – oggi a Lignano Pineta sarà il protagonista della bicchierata che concluderà la presentazione del nuovo libro di Gian Paolo Polesini.

L’appuntamento con “Polle. Il figlio unico” (Orto della Cultura), nell’ambito degli Incontri con l’autore e con il vino, è questo pomeriggio alle 18.30 al PalaPineta nel Parco del mare, dove l’incontro letterario sarà condotto dalla giornalista e scrittrice Elisabetta Pozzetto. Ricordiamo, al riguardo, che l’autore, ultimo discendente della dinastia dei marchesi Polesini, già nel 2007 scrisse “Sangue Blu” peripezie, curiosità, racconti di settecento anni di storia familiare fra visite di Imperatori e il triste esodo, quando il nonno e il papà furono costretti a lasciare l’amata isola di San Nicola di fronte a Parenzo, il 4 agosto del 1944. Quella che Polesini narra nel libro è la vicenda semiseria di un nobile nato povero, appunto, per colpa della storia.
Brindisi finale, come detto, con il Pinot grigio 2021 dell’azienda I Comelli. Si tratta di un vino strutturato ed elegante con equilibrio e personalità, dal colore giallo paglierino, con un profumo delicato che ricorda la mela golden, la banana e diversi fiori bianchi. Al palato dà una sensazione di freschezza e armonia. È ottenuto dalle migliori uve aziendali pressate con particolare delicatezza. Il mosto fermenta in barriques di rovere francese fino alla primavera, quindi viene assemblato per poi essere imbottigliato. Segue un ulteriore affinamento in bottiglia di oltre sei mesi.
All’interno del PalaPineta ci sarà un corner allestito da Librerie Coop per poter acquistare le copie dei libri con la possibilità di farsele autografare dagli autori. Gli Incontri con l’autore e con il vino sono organizzati dall’Associazione Culturale Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito e curati dallo scrittore Alberto Garlini, dal tecnologo alimentare Giovanni Munisso e dall’enologo Michele Bonelli. Tra i sostenitori dell’odierno appuntamento anche il Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

—^—

In copertina, grappoli di Pinot grigio il vino ottenuto con successo anche a Nimis.

Obiettivo su arte, paesaggio e ambiente domani con Arga Fvg e Riviera Friulana

(m.m.) Riprendono gli eventi ideati dall’Associazione culturale La Riviera Friulana assieme ad Arga Fvg, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine e dell’Associazione Italia Nostra: domani, 29 aprile, alle ore 18 a Casa Allegra, in via Volton, a Pertegada, si terrà infatti un evento formativo sul tema “Arte, paesaggio, ambiente: punti di contatto e loro lettura”.
L’iniziativa si terrà nel B&B della famiglia Toniatti Giacometti e seguirà il corso con crediti formativi per i giornalisti svoltosi alla Galleria La Cantina di Latisana sull’argomento Arte e vino. La prima relazione sarà sviluppata da Adriana Ronco Villotta, docente di storia dell’arte, su Dall’arte paesaggistica all’arte ambientale. Sarà poi la volta di Gabriele Cragnolini, dirigente del Corpo forestale regionale e presidente della sezione di Udine di Italia Nostra, che spiegherà quali sono gli strumenti per Leggere il paesaggio. Mentre Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, tratterà del riconoscimento Tree cities of the world (Città degli alberi nel mondo) ideato dall’Onu e dalla Fao, che quest’anno premia Lignano Sabbiadoro, Mantova, Padova e Torino. In particolare, la presidente D’Aronco si soffermerà sul tema Riviera friulana premiata per il rispetto e la valorizzazione del verde in città. Condurrà l’evento il giornalista Carlo Morandini, presidente dell’Associazione culturale La Riviera friulana e di Arga Fvg.

—^—

In copertina, ecco un’immagine di Casa Allegra a Pertegada di Latisana.

Governo e Unesco: la cucina italiana è cultura, diventi Patrimonio dell’Umanità

(g.l.) “La cucina italiana è un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basate sui tanti saperi locali che, senza gerarchie, la identificano e la connotano. Questo mosaico di tradizioni territoriali riflette la diversità bioculturale del Paese e si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto a tavola come occasione di condivisione e di confronto”. Queste sono alcune delle considerazioni che hanno indotto il consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco che, riunitosi in modalità telematica, ha approvato come candidatura italiana da presentare all’esame del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”.


“Ovunque, in Italia – è stato sottolineato in una nota diffusa dal Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco -, cucinare è un modo di prendersi cura della famiglia e degli amici o degli avventori. È il frutto di un continuo gioco di connessioni e scambi che dalle precedenti generazioni arriva alle nuove. È anche una manifestazione quotidiana di creatività che rimanda al “buon vivere” italiano per il quale, nel mondo, siamo apprezzati e talvolta invidiati. Come evidenzia lo storico Massimo Montanari, la candidatura vuole rappresentare la cucina italiana, domestica e non, come un mosaico in cui le singole tessere permettono di definire un insieme coerente che trascende l’unicità e la specificità di ogni singola tessera. Tutto ciò è il risultato di una storia plurisecolare caratterizzata da numerosi scambi, interferenze e contaminazioni reciproche. La cucina italiana, come emerge dal dossier di candidatura, è un elemento essenziale, vivo e attuale dell’italianità, riconosciuto tanto all’interno del Paese quanto all’estero”.
Quella della cucina italiana è la candidatura ufficiale anche del governo italiano quale patrimonio dell’umanità Unesco per il 2023, come proposto dai ministri dell’Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ottenendo poi l’approvazione unanime della Commissione nazionale. Il dossier sarà trasmesso dal ministero degli Esteri all’Unesco: l’iter di valutazione dovrebbe concludersi entro il 2025. Secondo Lollobrigida, la cucina italiana “non ha rivali”, indicando come “sia stato forse un problema che finora non si sia avuta la forza e la capacità di promuoverne la complessità”. “Bisogna anche guardare la cucina italiana – ha aggiunto – nella sua prospettiva poliedrica: dal produttore all’allevatore fino ad arrivare al trasformatore, colui che ci fornisce gli elementi che finiscono in cucina, e i nostri cuochi trasformano in un bene prezioso che deve essere raccontato in sala dal personale che deve essere formato in una delle nostre ottime scuole alberghiere. Deve essere raccontato ai cittadini italiani e agli acquirenti di benessere di tutto il mondo, che lo possono fare attraverso un valore che è la cucina italiana nella sua interezza”.

—^—

In copertina, spaghetti alle vongole e all’interno due grigliate di pesce: piatti tipici della cucina italiana di mare.

 

 

 

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

—^—

In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

Il “rito del caffé” sia Patrimonio Unesco: Trieste compatta per la candidatura. Ancora un anno per cercare altri sostegni

(f.s.) Pienamente riuscito, con una notevole partecipazione di cittadini e operatori a vario livello interessati, e, soprattutto, con l’espressione di un forte appoggio politico-istituzionale e l’annuncio di importanti e sostanziali novità: in questi termini si possono sintetizzare il successo e la pregnanza di risultati del nuovo incontro pubblico a sostegno della candidatura all’Unesco del Rito del Caffè Espresso italiano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità. L’incontro, come annunciato, era stato organizzato dall’associazione Museo del Caffè di Trieste in collaborazione con il Club per l’Unesco di Udine e la partecipazione delle maggiori realtà caffeicole giuliane, nella prestigiosa Sala Bazlen di Palazzo Gopcevic, messa a disposizione dal Comune di Trieste.

A illustrare le ragioni e le strategie della candidatura sono intervenuti per l’Amdc il presidente Gianni Pistrini con il suo “vice”, l’imprenditore Doriano Simonato, la scrittrice e promotrice culturale Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, il presidente dell’Associazione Caffè Trieste Fabrizio Polojaz, pure coordinatore della cosiddetta “comunità emblematica” che riunisce tutte le realtà caffeicole cittadine partecipanti allo sforzo comune per la candidatura, Omar Zidarich, presidente del Gruppo Italiano Torrefattori di Caffè (che raccoglie i ben 743 torrefattori d’Italia), e Federica Suban, presidente provinciale della Fipe. A livello istituzionale, il vicesindaco e assessore alle Politiche economiche Serena Tonel, l’assessore agli Affari generali e Innovazione tecnologica del Comune di Trieste Michele Lobianco e il presidente del Consiglio comunale cittadino Francesco Di Paola Panteca, mentre il presidente del Consiglio regionale Fvg, Piero Mauro Zanin, ha inviato un circostanziato messaggio di adesione.
La notizia di più immediato impatto emersa nel corso dell’incontro e di massima importanza per le scelte “tattiche” e organizzative che dovranno essere intraprese è che l’Unesco ha recentemente deciso di “sdoppiare” i propri “riconoscimenti” alle realtà e attività di maggior rilevanza culturale a livello mondiale, suddividendole in “materiali” e “immateriali” e, conseguentemente, premiando ad anni alterni l’uno e l’altro di questi ambiti. Ciò comporterà, nella pratica, che la candidatura del Rito del Caffè Espresso italiano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità – che ha appunto Trieste tra i principali fautori – potrà essere valutata e giudicata (prima a livello di Comitato Unesco nazionale poi, in caso positivo, al verdetto finale di Parigi) non alla fine di questo mese come si riteneva inizialmente, ma nella primavera del 2024. E’ evidente che questo “slittamento” anziché essere di nocumento potrà, al contrario, consentire una organizzazione della campagna a sostegno della candidatura ben più ampia, estesa e articolata di quanto si sia potuto fare finora, col breve lasso di tempo fin qui disponibile. Potendo così coinvolgere un numero ben maggiore di persone (con opportune raccolte di firme da inviare all’Unesco), enti e istituzioni pubbliche e private, realtà caffeicole e pubblici esercizi, non solo a Trieste ma anche in molte altre località italiane.

Gianni Pistrini

In definitiva, potremo avere parecchie più “chances” di riuscita e tutte le realtà presenti si sono comunemente espresse per cogliere questa inattesa occasione, aumentare gli sforzi e puntare con ancora maggior determinazione verso l’importante obiettivo. In tal senso, assicurando il massimo appoggio istituzionale, è intervenuta innanzitutto Serena Tonel, che ha portato il saluto del sindaco Dipiazza e ha rimarcato come il legame fra Trieste e le molteplici attività della filiera del caffè sia davvero fondamentale per il forte impatto economico e occupazionale che comportano, ma anche per gli aspetti di ricerca scientifica, turismo e cultura che il “prezioso chicco” comporta. Quindi, l’assessore comunale Michele Lobianco – da sempre vicino alle attività dell’Amdc – che ha auspicato il più ampio successo dell’iniziativa e il presidente del Consiglio comunale di Trieste Francesco Di Paola Panteca che ha annunciato di voler proporre all’assise municipale un’apposita mozione di sostegno alla candidatura. Analoga volontà di sostegno anche dal presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, che – come detto – ha inviato un messaggio di adesione.
Quindi, per le categorie economiche, mentre la presidente provinciale Fipe Federica Suban ha assicurato un forte impegno specifico della Federazione dei Pubblici esercizi, i due principali rappresentanti “caffeicoli”, Fabrizio Polojaz, anche a nome dell’intera “comunità emblematica” delle realtà partecipanti all’”avventura” della candidatura, e Omar Zidarich per i torrefattori – che ha anche portato il saluto e l’adesione del presidente della Camera di Commercio della Venezia Giulia, Antonio Paoletti -, hanno entrambi rimarcato la fondamentale importanza della sinergia fra privato e pubblico, e fra istituzioni, articolazioni della società civile e cittadini tutti, per la riuscita dell’impresa.


Ricordando come Trieste debba avere in ciò un ruolo trainante, forte dei suoi 300 anni di esperienza di commercializzazione e trasformazione del caffè, e di una forte e tutta peculiare tradizione di degustazione della bevanda. Basti ricordare che oggi sui 10 mila addetti operanti nel settore in tutta Italia ben 1.000, più altri 800 nell’indotto, lavorano a Trieste, nelle molteplici professionalità e “punti” della “filiera”. Ma, al di là e oltre la nostra indubbia qualificazione di autentica Capitale del Caffè, oggi – hanno detto – dobbiamo lavorare con le altre città e realtà italiane per un obiettivo comune. Concetto ripreso e ampliato nell’appassionato intervento della presidente del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, la quale, indicando la necessità di “andare oltre ogni campanilismo per ottenere i risultati che tutti desideriamo”, ha fortemente sottolineato l’adesione e l’azione del sodalizio friulano in piena consonanza con l’associazione Museo del Caffè di Trieste, a partire da questo incontro, “ma ora mobilitandosi uniti per andare a interessare tutte le realtà civili della nostra regione, a cominciare dal mondo della scuola, mentre il nostro Club si impegnerà per coinvolgere ad ampio raggio gli altri Club per l’Unesco, per il miglior successo dell’iniziativa di candidatura”.
“Introdotto” dal vicepresidente Doriano Simonato, che per tutta la sua durata ha brillantemente condotto quella che di fatto è stata una vera e propria “tavola rotonda” fra “attori” diversi pubblici e privati e il pubblico, stimolando e “provocando” domande e interessanti interventi, è toccato infine al presidente dell’Amdc Gianni Pistrini chiudere l’incontro ricordando come l’associazione Museo del Caffè di Trieste abbia, conformemente ai suoi scopi sociali, aderito convintamente e fin dall’inizio a questa iniziativa di valorizzazione e promozione del caffè espresso italiano a livello internazionale, inteso in tutti i suoi aspetti e peculiarità territoriali. “E anche a tal fine e in tale direzione – ha concluso Pistrini, evidenziando pure le molteplici attività svolte recentemente dall’associazione e tra queste in particolare l’importante gemellaggio con il prestigioso Museu do Cafè di Santos -, la stessa attesa creazione, in accordo con le Istituzioni cittadine e prioritario fine istitutivo della Amdc, di un Museo del Caffè degno di questo nome, dedicato alle molteplici testimonianze, oggetti, reperti e vicende umane che da secoli legano la nobile bevanda alla storia, cultura ed economia di questa città emporiale, che potrà essere realizzato nell’area pubblica del Porto Vecchio e direttamente connesso al Museo Commerciale della Città, un forte attrattore di visitatori, turisti, studiosi e appassionati dell’argomento. E se – così ancora Pistrini – tale realizzazione, come auspicato dallo stesso assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, potrà concretizzarsi e venir anche completata nel corso dell’anno, essa potrà davvero rappresentare un ulteriore e potente “motore” pure ai fini del successo della candidatura italiana all’Unesco del ”Rito del Caffè Espresso italiano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità”.

(info: www.amdctrieste.it)

—^—

In copertina, una tazzina dell’immancabile “rito” quotidiano del caffè espresso al bar.

 

Trieste, dal caffè candidato Unesco ai grandi vini del Piemonte in passerella

(g.l.) Due importanti eventi, dedicati alle eccellenze agroalimentari, questo pomeriggio a Trieste: riguardano, in particolare, la valorizzazione del caffè, tramite la sua candidatura Unesco, e la degustazione dei grandi vini del Piemonte. Ma ecco qualcosa di più in dettaglio.

Alfiere dell’Espresso – “Dieta mediterranea: dal 2010 nella Lista del Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco, ora il Caffè Espresso?”: questo il tema che la presidente del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, svilupperà durante l’annunciato incontro che si terrà con inizio alle 15.30 a palazzo Gopcevic (in via Rossini). Le farà eco Gianni Pistrini, presidente dell’Associazione Museo del caffè, cui si deve l’odierna iniziativa, che parlerà di “Trieste testa di ponte e alfiere del Caffè Espresso in Italia”. Un nuovo incontro pubblico, dunque, a sostegno della candidatura all’Unesco del “Rito del Caffè Espresso italiano quale patrimonio immateriale dell’umanità”, campagna iniziata a livello nazionale nell’autunno scorso e che si concluderà a fine marzo col “verdetto” (di ammissione o meno) della Commissione italiana della stessa Unesco. L’incontro sarà aperto a tutti i cittadini, istituzioni e realtà associative interessate. Organizzato, appunto, da Amdc di Trieste che fin dall’inizio ha convintamente aderito a questo “iter” di valorizzazione e promozione del caffè italiano, pur nel rispetto delle diverse peculiarità territoriali nel modo di fare e di “vivere” la “nera bevanda” (esempio classico Napoli e Trieste), si svolgerà con la partecipazione delle maggiori realtà caffeicole triestine e del Club Unesco di Udine, nonché con il supporto del Comune di Trieste che ha concesso la prestigiosa sala sul Canal Grande. Interverranno anche per la Amdc il vicepresidente Doriano Simonato, il presidente dell’Associazione Caffè Trieste Fabrizio Polojaz, il quale è anche il coordinatore della cosiddetta “comunità emblematica” che riunisce tutte le realtà caffeicole cittadine che partecipano allo sforzo comune per la candidatura, Omar Zidarich presidente del Gruppo Italiano Torrefattori di Caffè (che raccoglie i ben 743 torrefattori d’Italia) e Federica Suban presidente provinciale della Fipe. A livello istituzionale hanno dato la loro adesione l’assessore agli Affari generali e Innovazione tecnologica del Comune di Trieste Michele Lobianco con il presidente del Consiglio comunale Francesco Di Paola Panteca, oltre al presidente del Consiglio regionale Fvg Piero Mauro Zanin. Per maggiori informazioni tel. 368.435343, www.amdctrieste.it

Barolo re dei vini – Il Consorzio di promozione “I Vini del Piemonte” on Tour incontra questo pomeriggio gli operatori professionali e i wine lovers del Friuli Venezia Giulia all’Antico Caffè San Marco. Il Piemonte, “la regione dell’eccellenza nel paese della bellezza”, con il suo incredibile patrimonio fatto di piccoli vignaioli che producono vino con grande passione e la sua ricchezza e particolarità di denominazioni, per la prima volta fa tappa a Trieste in un appuntamento esclusivo ed immancabile per tutti gli operatori professionali (distributori, Ho.Re.Ca., buyers) e gli appassionati. Dalle 15 alle 20.30, il pubblico professionale e degli amanti del vino potrà conoscere e degustare etichette provenienti da un territorio dove nascono i vini più pregiati d’Italia e tra i più importanti al mondo. Alle 15.30 e alle 19 due masterclass condotte da Stefano Cosma appunto sui vini piemontesi. Saranno ospiti dell’evento anche alcune cantine selezionate provenienti dalla Valle del Vipacco in Slovenia (Vidus), dall’Istria (Veralda e Kabola) e dal territorio di Trieste (Skerk e Lenardon). Il Barolo, soprannominato “re dei vini” o “vino dei re” è uno dei protagonisti della odierna manifestazione. La Strada del Barolo sarà presente con un banco a degustazione libera con quattro cantine: La Biòca, Aurelio Settimo, Sordo, Le Strette. L’evento segue un più ampio percorso nelle terre delle Langhe e del Piemonte che potrete scoprire in questo magnifico viaggio con la presenza di sedici cantine piemontesi con i loro banchi assaggio, per oltre 120 etichette in degustazione. Apertura workshop alle 15. Come detto, accompagneranno l’evento due masterclass: ore 15.30 – “I Vini del Piemonte: tra grandi classici e denominazioni uniche”, rivolta al settore professionale del vino; ore 19 “I vini del Piemonte: un viaggio nell’identità del territorio”, rivolta ai wine lovers. Le Masterclass sono solo su prenotazione. Per info-adesioni: info@pilotagreen.it, telefono 0422.423411; tutto il programma: www.pilotagreen.it

—^—

In copertina, il Canal Grande uno dei simboli di Trieste città che oggi focalizza la sua attenzione sul caffè candidato Unesco e sui vini piemontesi.

 

Il “rito” del caffè Patrimonio Unesco: Trieste in campo per la candidatura

(f.s.) Un nuovo incontro pubblico a sostegno della candidatura all’Unesco del “Rito del Caffè Espresso italiano quale patrimonio immateriale dell’umanità”, campagna iniziata a livello nazionale nell’autunno scorso e che si concluderà a fine marzo col “verdetto” (di ammissione o meno) della Commissione italiana della stessa Unesco, avrà luogo martedì prossimo 28 febbraio, a Trieste, con inizio alle ore 15.30, alla Sala “Bazlen” di Palazzo Gopcevic (via Rossini 4) e sarà aperto a tutti i cittadini, istituzioni e realtà associative interessate.

Gianni Pistrini


L’incontro, organizzato in quest’occasione dall’associazione Museo del Caffè di Trieste che fin dall’inizio ha convintamente aderito a questa iniziativa di valorizzazione e promozione del caffè italiano, pur nel rispetto delle diverse peculiarità territoriali nel modo di fare e di “vivere” la “nera bevanda” (esempio classico Napoli e Trieste!), si svolgerà con la partecipazione delle maggiori realtà caffeicole triestine e del Club Unesco di Udine, nonché con il supporto del Comune di Trieste che ha concesso la prestigiosa sala sul Canal Grande.
Interverranno per l’Amdc il presidente Gianni Pistrini con il “vice”, l’imprenditore Doriano Simonato, la scrittrice e promotrice culturale Renata Capria d’Aronco, presidente del Club Unesco friulano, il presidente dell’Associazione Caffè Trieste Fabrizio Polojaz che è anche il coordinatore della cosiddetta “comunità emblematica” che riunisce tutte le realtà caffeicole cittadine che partecipano allo sforzo comune per la candidatura, Omar Zidarich, presidente del Gruppo Italiano Torrefattori di Caffè (che raccoglie i ben 743 torrefattori d’Italia), e Federica Suban, presidente provinciale della Fipe. A livello istituzionale hanno dato finora la loro adesione l’assessore agli Affari generali e Innovazione tecnologica del Comune di Trieste Michele Lobianco, il presidente del Consiglio comunale di Trieste Francesco Di Paola Panteca e l’omologo presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Piero Mauro Zanin.
La finalità dell’incontro, oltre a ribadire la nostra visione, triestina e italiana, secondo la quale il caffè non è solo una bevanda, pur pregiata, ma è prima di tutto un’arte, un modo di essere, un’occasione per stare assieme, un simbolo insomma dell’”italian way of life”, sarà quella di mantenere un’elevata attenzione sull’argomento e far formalizzare adeguatamente l’appoggio istituzionale pubblico alla candidatura del “Rito del Caffè Espresso Italiano” che, come detto, sarà innanzitutto valutata dalla Commissione nazionale, anche con la partecipazione dei Ministeri competenti, per poi, in caso positivo, venir presentata a Parigi per la scelta finale.
L’associazione Museo del Caffè – il cui prioritario fine sociale, lo ricordiamo, è la costituzione, in accordo con le Istituzioni cittadine, di un Museo degno di questo nome, dedicato alle testimonianze, oggetti, reperti e molteplici connessioni che da secoli legano la nobile bevanda alla storia, cultura ed economia di questa città emporiale – non poteva non essere in prima linea anche in questa azione coordinata con le più importanti realtà caffeicole, nell’intento di fare di Trieste, ancora una volta – e in questo caso nell’ambito della più ampia “candidatura nazionale” all’Unesco – un “centro” di primaria importanza per tutto ciò che ruota attorno al “prezioso chicco”.

Per maggiori informazioni tel. 368-435343, www.amdctrieste.it

Terapia forestale, dieta e salute oggi nel nuovo corso dell’Arga Fvg a Pieris

di Ida Donati

Entra nel vivo il percorso di formazione programmato da Arga Fvg, l’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la nuova tappa in programma proprio oggi, 24 febbraio, alle 18 a Pieris (Gorizia), nella sede dell’azienda agricola I Feudi di Romans della famiglia Lorenzon.
Al centro degli interventi di esperti, esponenti dell’associazionismo culturale e delle istituzioni ci saranno la gestione sostenibile delle foreste e le prospettive della terapia forestale, gli aspetti inerenti dieta e salute, e il turismo sanitario. Organizzato con la collaborazione dell’Associazione culturale La Riviera friulana e di Italia Nostra, sotto l’egida del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco, introdotto dal presidente di Arga Fvg, Carlo Morandini, e del presidente onorario, Amos D’Antoni, che recherà alcune comunicazioni rivolte ai giornalisti, l’evento sarà aperto da Gabriele Cragnolini, presidente della sezione friulana di Italia nostra, che si soffermerà sulle tecniche e gli accorgimenti per la lettura e classificazione del paesaggio. Quindi Maurizio Droli, dell’associazione no profit Malin Mill, parlerà della terapia forestale in Friuli Venezia Giulia, dalle necessità all’origine del progetto datata 2010 alla successiva esperienza, ai nostri giorni. Leopoldo Comisso, coordinatore responsabile di Word Package n.8 – Progetto europeo HonCab, analizzerà invece la mobilità sanitaria internazionale. Infine, Claudio Lucas, dietologo nutrizionista medico internista, si esprimerà sui cibi sintetici, sui riflessi del benessere ambientale e di una dieta corretta sulla nostra salute.

—^—

In copertina, un bel bosco di abete rosso specie di cui è ricco il Friuli Venezia Giulia.

Riviera Friulana grata al Club per l’Unesco di Udine. In febbraio ripartono gli incontri dell’Arga Fvg

di Ida Donati

È già ripartita l’attività culturale e formativa dell’Associazione culturale La Riviera friulana che a supporto dell’Associazione regionale giornalisti agricoli, agroalimentari, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con il concorso dell’Unagam, l’Unione nazionale delle Arga, del Club per l’Unesco di Udine e di Italia Nostra ha messo in calendario due eventi di approfondimento sulle tematiche attinenti la valorizzazione del territorio rivierasco, delle sue potenzialità, peculiarità e attrattive.

Gian Paolo Girelli


Il 16 febbraio, a partire dalle ore 18, alla Galleria d’arte La Cantina di Giovanni Toniatti Giacometti si parlerà di Cibo e arte: i prodotti patrimonio dell’Unesco e “italian sounding”. Si tratta della rivisitazione del programma originario di un evento che era stato rinviato per motivi tecnici dalla fine del 2022 e che si sviluppa principalmente attorno a una ricerca di Adriana Ronco Villotta, sul rapporto tra l’arte e il cibo come rappresentazione di un bisogno primario dell’uomo, spesso eletto a elemento simbolico, anche di carattere filosofico o religioso. Un tema che trova l’essenza nelle determinazioni dell’Unesco, che come spiegherà la “chair girl” del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, ha definito con le sue scelte prodotti agroalimentari ed enogastronomici che rappresentano le forme di cultura locali. E che nel contempo svolgono un ruolo salutistico in quelle abitudini alimentari considerate come Dieta mediterranea, della quale sono riconosciuti i meriti. Ma il valore dei prodotti locali, componente importante dell’economia del territorio e, anche nel Friuli Venezia Giulia, biglietto da visita delle eccellenze presenti nell’area, è anche legato alle denominazioni assegnate dalla storia e dalle tradizioni della civiltà contadina, divenute nel tempo marchi tutelati a livello locale, ma spesso utilizzati, sia pure in modo distorto ma con effetto ingannevole per i consumatori, in altre parti del mondo per far ritenere si tratti di prodotti italiani. È l’effetto dell’Italian sounding, del quale parlerà il segretario generale dell’Unaga, il giornalista Gian Paolo Girelli.
Infine, sulla valorizzazione dei marchi e delle denominazioni territoriali e sui cambiamenti migliorativi che è possibile introdurre nel tempo in aree spesso non considerate per la loro reale valenza perché definite marginali da una comunicazione superficiale e non approfondita o non attenta alle reali peculiarità dei territori si soffermerà Carlo Morandini, giornalista, presidente di Arga Fvg dell’Associazione culturale La Riviera friulana. Sarà questo, assieme a quello programmato per il 24 febbraio a Pieris, all’azienda agricola I Feudi di Romans della famiglia Lorenzon, il primo evento in programma nel Friuli Venezia Giulia riconosciuto con crediti formativi dall’Ordine dei giornalisti per il triennio 2023-2025.

***

Il primo adesivo che distingue gli aderenti all’Associazione culturale La Riviera Friulana per il 2023 è stato consegnato al Club per l’Unesco di Udine, il sodalizio profondamente impegnato a valorizzare la cultura del territorio che sostiene l’idea rivierasca fin dalla sua nascita, avvenuta diciassette anni fa. Il simbolo dell’appartenenza annuale al progetto, che raffigura un’antica mappa del Friuli patriarcale, è stato consegnato dal presidente Carlo Morandini alla “chair girl” Renata Capria D’Aronco. Si tratta di una figura emblematica del volontariato culturale friulano, portavoce a livello internazionale dell’organizzazione nata negli anni ’40 per tutelare e valorizzare le ricchezze rappresentate da eccellenze del patrimonio immateriale che sono disseminate sul globo.
La professoressa D’Aronco, assieme al Club per l’Unesco di Udine, è da sempre accanto a La Riviera Friulana nell’organizzazione e rafforzamento di eventi e iniziative destinate a voce e visibilità alle peculiarità dell’area compresa tra i bacini dei fiumi Tagliamento e Isonzo, tra il Litorale e la linea delle Risorgive friulane, soprattutto nel lavoro di raccordo e messa in rete delle ricchezze locali di valenza territoriale. Non solo, ma la collaborazione è da sempre attiva anche nelle iniziative e campagne di sensibilizzazione su problemi, pericoli, dubbi, ma anche sulle opportunità derivanti o insite nelle decisioni prese altrove, che sempre più spesso rischiano di incidere, positivamente e non, sulla nostra quotidianità a livello culturale, sociale, di costume, nella qualità della vita e a volte anche sulla salute. È il caso dell’alimentazione, rispetto alla quale il Club per l’Unesco di Udine si spende prioritariamente a sostegno della Dieta mediterranea, modello nutrizionale scientificamente riconosciuto come salutistico e antitetico ai tentativi di introdurre nei cibi elementi estranei alla nostra tradizione e alle nostre abitudini alimentari. Elementi, che principalmente coincidono con la salute e la qualità della vita.
Il Club per l’Unesco di Udine, ha ricordato nell’occasione il presidente Morandini, vanta un risultato di rilievo internazionale. È infatti stato promotore dei cinque siti Patrimonio dell’Umanità che fanno del Friuli Venezia Giulia, la regione alla quale è stato riconosciuto il maggior numero di siti Unesco: Aquileia, Cividale, Palmanova, Palù del Livenza e Dolomiti friulane.

—^—

In copertina, Carlo Morandini consegna l’adesivo a Renata Capria D’Aronco.

A Feletto ritornerà la “Festa della Verza” nel ricordo del dottor Valerio Rossitti

di Giuseppe Longo

TAVAGNACCO – Festa grande oggi a Feletto Umberto per il suo patrono. Dopo la Messa solenne in lingua friulana, ci sarà la tradizionale distribuzione del “Pane di Sant’Antonio”, con la benedizione del paese e un concerto di campane. Come annunciano gli organizzatori, si potranno anche acquistare i prodotti ortofrutticoli a Km 0, in particolare le verze tipico ortaggio di stagione. E al termine del rito domenicale sia a Feletto che a Tavagnacco – anche il capoluogo, infatti, festeggia Sant’Antonio Abate – le Pro Loco delle due comunità offriranno un assaggio di verze con le salsicce, gustoso piatto invernale che abbina i sapori dell’orto a quelli delle saporite carni suine.

Il ricordo di Valerio Rossitti.


Ed è appropriato definire “assaggio” quanto verrà proposto stamane, perché la verza tornerà a essere grande protagonista fin dal 2024. Infatti, nel prossimo gennaio, sempre in coincidenza con la memoria di “Sant Antoni des bestis” o dal “purcit”, c’è tutta la volontà da parte del Comune di Tavagnacco e della Pro Feletto di riproporre la bellissima “Festa della Verza” che aveva animato per diciannove anni la popolosa cittadina alle porte di Udine. L’ha assicurato l’assessore Ornella Comuzzo, l’altra sera, durante l’affollato incontro in sala Feruglio dedicato al ricordo di Valerio Rossitti, medico ed enogastronomo, nel centenario della nascita che ricorreva proprio il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate. Un annuncio accolto con grande soddisfazione da Giannino Angeli, da sempre appassionato “regista” dell’iniziativa, che non ha voluto mancare all’appuntamento, ma anche da Bepi Pucciarelli, giornalista ed esperto di lungo corso in fatto di vini e cucina tipica, il quale ha garantito fin d’ora la sua collaborazione “tecnica” affinché sia una ventesima edizione in grande stile.

Il saluto del sindaco Liruti e i relatori.

Un preparato tavolo di relatori ha dunque reso omaggio al dottor Rossitti, uomo di «scienza e competenza» come l’ha definito il giornalista Silvano Bertossi, pure lui da sempre attento alla promozione e alla valorizzazione della buona tavola di casa nostra, tanto da aver fondato la Confraternita della polenta friulana di cui anche il medico di Feletto era convinto sostenitore. Nell’occasione, è stato presentato il libro di Valerio Rossitti “La Veridica Historia della Gastronomia – Dal pomo d’Adamo alle frasche di Maria Teresa” pubblicato, con la supervisione di Germano Pontoni, dall’editrice L’Orto della Cultura di Pasian di Prato, rappresentata da Maura, sorella del maestro di cucina che ha offerto alla platea un affettuoso ricordo di Rossitti. «Instancabile ed entusiasta studioso del gusto che, con attento e scrupoloso lavoro di ricerca, è riuscito a far riparlare mio padre nelle righe di questo libro nel centenario della nascita», ha detto di Pontoni la figlia Piera, commossa per aver constatato la grande stima che circonda ancora Valerio Rossitti. «Umanista, cioè una persona interessata all’uomo e alla sua storia», l’ha definito nella prefazione al libro Marisanta di Prampero, ricordando di averlo conosciuto negli anni ’60 «quando arrivai sposa in quel di Tavagnacco». E ancora: «Mi fu presentato come il dottor Rossitti, medico, alla sagra degli asparagi che dal 1935 si teneva nel parco della Villa di Prampero, ma da come parlava di quei turioni esposti capii subito che, oltre ad essere medico, era anche un gastronomo». Ricordo rafforzato anche dalle parole di Renata Capria D’Aronco, la quale ha sottolineato tutto l’apprezzamento del Club per l’Unesco di Udine per l’organizzazione dell’importante serata. Alla quale con il sindaco Moreno Lirutti, che ha fatto gli onori di casa, hanno partecipato anche due primi cittadini emeriti, il già citato Giannino Angeli e Mario Pezzetta, che fu anche presidente della Pro Tavagnacco. Ma in platea a onorare la figura del medico-gastronomo – ricordato anche dalla proiezione di immagini curata dallo chef Sergio Negro – c’erano pure Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani – che ha appena festeggiato mezzo secolo di vita -, e l’ingegner Giorgio Arpino, presidente della Lilt Udine da sempre partner con i suoi volontari della “Festa della Verza”. Come avverrà sicuramente anche nel 2024 quando, ne siamo certi, la manifestazione ritornerà a Feletto. Proprio nel ricordo del dottor Valerio Rossitti.

Il folto pubblico in sala Feruglio.

—^—

In copertina, la verza il tipico ortaggio invernale che tornerà a essere festeggiato a Feletto Umberto.