Sipario a Feletto sulla Festa della Verza ideata da Giannino Angeli già sindaco di Tavagnacco e memoria storica premiato dal Comune come “cittadino benemerito”

di Giuseppe Longo

TAVAGNACCO – Con le odierne, ultime proposte cala il sipario sulla ormai tradizionale Festa della Verza di Feletto Umberto che era cominciata venerdì. Tre giorni tutti speciali perché, oltre al celebrare l’umile ma importante ortaggio invernale, hanno segnato il primo quarto di secolo della manifestazione, ma anche la premiazione di quello che, agli albori del Terzo millennio, ne era stato l’ideatore: Giannino Angeli, già sindaco di Tavagnacco e attento custode e valorizzatore delle peculiarità di questo lembo di Friuli alle porte di Udine, siano esse storiche, culturali o economico-produttive. Proprio per questo il suo Comune ha voluto premiarlo con l’ambito diploma di “cittadino benemerito”, festeggiandolo ieri mattina in apertura dell’annuale momento di riflessione, al Teatro Maurensig, proprio sulla verza “regina” dell’inverno.

«Riconoscere l’impegno di chi ha dedicato tempo e passione alla comunità significa rafforzare il senso di appartenenza e trasmettere alle nuove generazioni i valori della partecipazione civica, della solidarietà e della responsabilità verso il bene comune», ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin, intervenendo alla significativa cerimonia, presenti anche i colleghi consiglieri Moreno Lirutti e Serena Pellegrino. Ma fra gli altri ospiti e il folto pubblico giunto a festeggiare Angeli c’erano anche Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine,  l’ingegner Giorgio Arpino, leader della Lilt udinese, e il presidente della Società Filologica Friulana Federico Vicario. Gli onori di casa sono stati fatti dal sindaco Giovanni Cucci e dall’assessore comunale alla cultura Ornella Comuzzi; coordinatore dell’incontro, invece, il giornalista Bepi Pucciarelli che da sempre segue la manifestazione proposta in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono di Feletto (onorato stamane con una Messa solenne celebrata in lingua friulana) e protettore degli animali allevati, siano essi destinati alla produzione o domestici e quindi d’affezione. Proprio per questa sua dedizione, Pucciarelli – che da 23 anni cura anche la pubblicazione dell’originale “Verzino” – ha ricevuto dalle mani dell’assessore Comuzzi un simpatico segno di riconoscenza.
Tradizione agricola e identità locali si sono, dunque, incontrate nella popolosa frazione di Tavagnacco – peraltro anche sede municipale – in occasione dell’appunto ormai tradizionale Festa della Verza, che ha ospitato il convegno “Ortaggi invernali in un clima che cambia”. Un appuntamento di rilievo per il settore, che, come detto, ha visto la partecipazione del presidente Bordin. Il massimo esponente dell’Assemblea legislativa regionale ha sottolineato il valore di iniziative capaci di coniugare tradizione, identità territoriale e attualità. «Questa manifestazione – ha evidenziato – è un esempio concreto di come le comunità locali sappiano valorizzare la propria storia affrontando al tempo stesso le sfide del presente, a partire dagli effetti del cambiamento climatico sul mondo agricolo».


L’avvocato Bordin ha, inoltre, richiamato l’attenzione sull’importanza delle scelte dei consumatori: “Quando acquistiamo i prodotti, prestiamo attenzione alla loro origine: è proprio questo l’elemento che garantisce qualità e tutela il lavoro delle nostre comunità agricole”. Ma non è mancato un suo riferimento al ruolo fondamentale del volontariato, espresso, in questo caso, attraverso la Pro Feletto e i suoi collaboratori: «Manifestazioni come questa esistono e crescono grazie all’impegno silenzioso ma prezioso dei volontari. Il loro lavoro è un patrimonio sociale che rafforza la coesione delle comunità e rende vivo il territorio».
I lavori del convegno sono stati animati dalle interessanti relazioni di tre esperti: il dottor Massimo Percotto, delegato onorario della Accademia Italiana della Cucina di Udine, l’agronomo Costantino Cattivello, appena rientrato da un importante soggiorno di studio e lavoro in Cina, e Luisa Dalla Costa, ricercatrice dell’Università di Udine. Tutti, ovviamente con accenti diversi, si sono soffermati sugli effetti dei cambiamenti climatici di questi ultimi anni sulle verze e sulle brassicacee in genere che, come è noto, per essere buone e digeribili devono subire un “colpo di freddo” attraverso le prime gelate di fine autunno-inizio inverno. Per questo, si è focalizzata la loro presenza sulle nostre tavole, anche alla luce del recentissimo pronunciamento dell’Unesco che ha eletto la Cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’Umanità. Infine, una simpaticissima chiusura da parte di Dino Persello, attore, regista e narratore, sandanielese di residenza ma originario di Dignano, da sempre attento alla storia e alle tradizioni del nostro Friuli, che, non senza un velo di commozione, ha ricordato la sua difficile infanzia  di orfano di madre e quelle “quattro verze cotte dal gelo di gennaio” – quando faceva molto più freddo di oggi – mentre con il padre, sul ghiacciato ferro della bicicletta, era in ansiosa ricerca di quell’irraggiungibile e, purtroppo, inesistente “paese dei balocchi”.
Le verze hanno offerto, come sempre anche la possibilità di gustosi assaggi. Il ricavato delle libere offerte, come nelle precedenti edizioni, andrà alla Lega italiana per la lotta contro i tumori, sezione di Udine, guidata, come detto, dall’ingegner Arpino. Da ricordare, infine, che in questi tre giorni dedicati alla popolare crucifera nei locali pubblici di Feletto e Tavagnacco è stato possibile degustare assaggi, piatti o menù completi con protagonista proprio la verza o altri ortaggi della medesima famiglia. Arrivederci al 2027!

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In copertina, il sindaco Giovanni Cucci e il presidente Mauro Bordin premiano Giannino Angeli “cittadino benemerito” di Tavagnacco; all’interno, immagini del convegno, con la partecipazione di Massimo Percotto, Costantino Cattivello, Luisa Dalla Costa e Dino Persello; e la premiazione di Bepi Pucciarelli;  infine, Angeli festeggiato dall’assessore Ornella Comuzzi, dalla moglie e dalla figlia, oltre che dal presidente della Filologica Federico Vicario.

Giornata mondiale dell’alimentazione: oggi Udine la celebra parlando di Dieta mediterranea che da anni è riconosciuta Patrimonio Unesco dell’Umanità

(g.l.) Oggi si celebra in tutto il pianeta la Giornata mondiale dell’alimentazione, organizzata dalla Fao. E pure il capoluogo friulano la festeggia con una significativa proposta del Club per l’Unesco di Udine incentrata sul tema “La Dieta Mediterranea Patrimonio dell’Umanità”. L’appuntamento è alle 18 nelle sale del Ristorante Ramandolo in via Forni di Sotto. I lavori saranno introdotti dal saluto della presidente Renata Capria D’Aronco che si soffermerà sul riconoscimento Unesco attribuito una decina di anni fa proprio alla dieta mediterranea e sui numerosi incontri che sono stati organizzati in Friuli Venezia per approfondire l’importante tematica. Il primo a prendere la parola sarà quindi Germano Pontoni, maestro di cucina ed executive chef, onorario della Federazione Cuochi e componente dello stesso Club Unesco, che tratterà il tema La Dieta Mediterranea in Friuli Venezia Giulia: un modo di alimentarsi e di vivere in salute. Quindi, seguiranno gli interventi dei professori Edo D’Agaro e Ugo Falcone, autori del testo La Dieta Mediterranea in Friuli Venezia Giulia.

Renata Capria D’Aronco

La Giornata mondiale dell’Alimentazione 2025 offre anche l’occasione per celebrare gli 80 anni della Fao, Food and Agricolture Organization, riflettendo sui problemi che attraversano i sistemi agroalimentari in un momento storico fragile e complesso: fra conflitti armati, cambiamenti climatici e shock economici che mettono a rischio le risorse naturali da cui dipendiamo ogni giorno e la sicurezza alimentare mondiale. Nel 2024 circa 673 milioni di persone hanno sofferto la fame cronica (State of Food Security and Nutrition in the World-SOFI 2025) e 295 milioni, sparsi in 59 Stati, hanno sperimentato forme di insicurezza alimentare acuta, raggiungendo il livello più alto dal 2016 (Global Report on Food Crises 2025). Una emergenza che emerge con forza anche in Italia, restituita dai dati dell’Osservatorio Waste Watcher International in vista del World Food Day: il 13,9% della popolazione italiana – circa 8 milioni di persone – vive in condizioni di insicurezza alimentare moderata o severa. Ma sprechiamo 1,7 milioni di tonnellate ogni anno: l’equivalente di 3,4 miliardi di pasti da 500 grammi, basterebbero a sfamare oltre tre milioni di persone in povertà alimentare per un anno intero. «Alle soglie del 16 ottobre, giornata che invita a una riflessione profonda per un cambio di paradigma nelle politiche e nei comportamenti alimentari, l’Italia è un Paese che spreca e che ha fame – spiega il direttore scientifico Waste Watcher, l’agroeconomista Andrea Segrè – Un dato che l’indice Fies (Food Insecurity Experience Scale) sviluppato dalla FAO e applicato da WWI all’Italia declina anche in chiave predittiva: il 13,8% degli italiani teme che nei prossimi dodici mesi verserà in una situazione di insicurezza alimentare. Dietro le cifre, si nasconde la realtà di famiglie costrette a ridurre la qualità o la quantità del cibo acquistato, saltare i pasti o rinunciare ai prodotti freschi perché troppo costosi. Una povertà alimentare che non è solo economica, ma anche sociale e culturale, dove la difficoltà di accesso al cibo sano si accompagna alla perdita del suo valore nutrizionale e relazionale. Impoverimento e spreco alimentare sono quindi due facce della stessa crisi. Ogni settimana, ciascun italiano getta in media 555,8 grammi di alimenti (Waste Watcher, settembre 2025). Lo spreco domestico dal 2024 al 2025 è diminuito del 18,7%, ma resta un fenomeno strutturale. E il paradosso è evidente: chi ha meno tende a sprecare di più in quantità e in qualità, il consumo di alimenti poco costosi e di basso valore nutrizionale si riflette su un aumento dello spreco domestico (+4%)e un peggioramento della dieta con effetti negativi sulla salute. Il risultato è un circolo vizioso in cui spreco e povertà si alimentano reciprocamente, aggravando disuguaglianze economiche, sociali e salutari».


I dati Waste Watcher attestano anche che un italiano su 2 (51%) si dichiara favorevole a inserire il Diritto al cibo nella Costituzione, anche a costo di un lieve aumento della tassazione per finanziare programmi di welfare nutrizionale, mense sociali e filiere corte. Lo ius cibi viene così riconosciuto come diritto fondamentale e costituzionale, per garantire a ogni cittadino un accesso stabile, equo e sostenibile a un’alimentazione adeguata. «Contrastare la povertà alimentare e ridurre lo spreco diventano così due obiettivi convergenti, da perseguire con strumenti educativi, tecnologici e normativi. L’Italia – osserva ancora Andrea Segrè – si distingue oggi anche per le sue innovazioni nel campo dell’educazione e della misurazione dello spreco: Sprecometro, l’app ideata da Last Minute Market e Università di Bologna per la campagna Spreco Zero, consente ai cittadini di monitorare e ridurre concretamente lo spreco domestico, traducendo i grammi di cibo gettati in impatti economici, idrici e climatici. L’app, che oggi conta oltre 21.000 utenti attivi, ha già permesso di evitare l’equivalente di 80.000 pasti sprecati, diventando un modello replicabile anche in altri Paesi. In occasione dell’evento ufficiale FAO, mercoledì a Roma, ricorderò che l’Italia, con la sua rete di istituzioni, imprese, università e cittadini attivi, può e deve giocare un ruolo guida in questa transizione, puntando su educazione, prevenzione e innovazione sociale».
Nel suo messaggio per l’80° anniversario, la Fao richiama i Paesi membri a un’azione congiunta per un sistema alimentare più giusto, resiliente e sostenibile. Ridurre lo spreco alimentare significa dare pieno valore al cibo, riconoscendolo non solo come bene economico ma come bene comune, strumento di giustizia e coesione sociale. I piccoli gesti quotidiani sono determinanti per trasformare la promessa dell’Agenda 2030 in realtà: «in Italia, concretamente – ricorda Segrè – cogliere l’obiettivo 12.3 significa arrivare nel 2030 a uno spreco settimanale medio pari a 369,7 grammi pro capite. Mancano quindi 186 grammi, per arrivare al 2030 perfettamente “in linea”, sulla base dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International. E abbiamo 5 anni, fino al 2030, per cogliere questo risultato».

Salvarsi con il verde, un invito oggi a Tapogliano nella cornice di Villa Pace nell’ambito di “Celiberti per l’Unesco”

Villa Pace, straordinaria dimora storica di Tapogliano, aprirà le sue porte oggi, 5 ottobre, dalle 17 alle 19 per ospitare un evento che unirà scienza, cultura e impegno sociale: la conferenza “Salvarsi con il verde”. Un appuntamento che metterà al centro il valore terapeutico della natura, raccontato da voci di primo piano e arricchito da uno scenario di rara bellezza. Il protagonista principale sarà l’architetto paesaggista Andrea Mati, vivaista, docente e saggista, che presenterà il suo ultimo libro intitolato proprio “Salvarsi con il verde”. La sua esperienza pluridecennale mostrerà come giardini e paesaggi possano trasformarsi in autentici strumenti di cura e inclusione. Al suo fianco il dottor Iacopo Cancelli, neurologo dell’ospedale di Udine, offrirà uno sguardo clinico su come il contatto con il verde influirà positivamente sulla salute neurologica e cognitiva.
Presente anche la dottoressa Susanna Cardinali, presidente dell’Associazione Alzheimer di Udine, che racconterà l’impatto della malattia della demenza nella nostra regione e le attività che ogni giorno l’associazione promuove a sostegno dei malati e delle famiglie. La conferenza metterà in luce i dati sempre più convincenti della ricerca scientifica: stare a contatto con la natura riduce lo stress e l’ansia, rafforza il sistema immunitario, supporterà i disturbi cognitivi e migliora in modo significativo la qualità della vita. «In un’epoca dominata dal digitale – ha ricordato Teresa Perusini Pace – riscoprire il valore del nostro legame con l’ambiente naturale diventerà fondamentale per il benessere individuale e collettivo». La partecipazione alla conferenza “Salvarsi con il verde” sarà gratuita, con prenotazione obbligatoria alla mail info@villapace.eu.

LE ATTIVITÀ PER LE SCUOLE – L’iniziativa sarà parte integrante del progetto “Celiberti per l’Unesco – La Storia, la Natura e l’Arte”, che fino a marzo intende valorizzare le dimore storiche del territorio trasformandole in spazi di cultura e inclusione. In questo contesto prenderà vita anche la “guida speciale” Farfalla Luce, che condurrà i bambini delle scuole e le famiglie alla scoperta dei giardini di Villa Pace, Villa Attems a Lucinico e Palazzo Orgnani a Udine, invitando tutti a vivere il verde come esperienza educativa ed emozionale.

VISITE GUIDATE PER TUTTI – La programmazione prevede anche delle visite guidate ai giardini di Villa Pace che seguiranno un calendario già definito: dopo quelli di ieri e venerdì, il 7 e 8 novembre, il 12 e 13 dicembre, il 23 e 24 gennaio, il 6 e 7 febbraio e il 13 e 14 marzo. Nei mesi di ottobre e novembre Villa Pace ospiterà, inoltre, concerti e spettacoli musicali e teatrali, che arricchiranno ulteriormente un cartellone pensato per unire arte, natura e comunità.

VILLA PACE – La dimora nobiliare sorge nel cuore della pianura friulana, testimone silenziosa di secoli di storia. Commissionata dal conte Carlo Maria Pace nella seconda metà del XVII secolo. Questo palazzo storico rappresenta un gioiello architettonico dove il fascino seicentesco si fonde armoniosamente con i giardini circostanti.

IL PROGETTO CELIBERTI – “Celiberti per l’Unesco – La Storia, la Natura e l’Arte” ha l’ambizione di riuscire a mettere in campo differenti sollecitazioni. Al centro del progetto le statue di Celiberti appositamente collocate nei giardini di Palazzo Orgnani a Udine, di Villa Attems di Lucinico, a Gorizia, e di Villa Pace di Tapogliano. Quest’ultima, tappa ideale vicina a tre siti Unesco friulani, Cividale, Palmanova, Aquileia, e con una storia di famiglia, quella del medico friulano Gaetano Perusini, legata alla definizione della malattia di Alzheimer. Una patologia sulla quale la mobilitazione del Club per l’Unesco di Udine è attiva anche grazie al contributo dell’Associazione Alzheimer Udine, partner di questo progetto che viene inaugurato proprio nel mese di settembre, mese mondiale dell’Alzheimer. “Celiberti per l’Unesco – La Storia, la Natura e l’Arte” è realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e promosso dal Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco, in partnership con Comune di Gorizia, Comune di Udine, Comune di Cividale del Friuli, Adsi – Associazione Dimore Storiche Italiane e associazione Alzheimer Udine.

GIORGIO CELIBERTI – Giorgio Celiberti (Udine, 1929) è una figura di spicco dell’arte contemporanea friulana. Formatosi a Venezia nello studio di Emilio Vedova, ha sviluppato un linguaggio artistico che spazia dalla pittura alla scultura, sempre legato al territorio del Friuli Venezia Giulia, attraverso la manipolazione della materia e l’accostamento di segni ed elementi primitivi. Le sue opere, che celebrano il rapporto tra uomo e natura, sono oggi protagoniste di un progetto Unesco nei giardini storici della regione.

Il calendario completo degli appuntamenti è consultabile sul sito web arteinvilla.org

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In copertina, una delle celebri opere dell’artista Giorgio Celiberti.

Dieta mediterranea in Fvg tra tutela e valorizzazione, Falcone e D’Agaro oggi all’incontro organizzato nel Calendario 2025 dal Caffè Letterario Udinese

(g.l.) Il Caffè Letterario Udinese, da anni, si distingue per un’intensa attività culturale che vede la trattazione, sotto la competente e appassionata regìa di Maria Sabina Marzotta, di un ampio ventaglio di argomenti, anche di notevole spessore. Come lo sono quelli del Calendario 2025 che è giunto agli ultimi mesi della sua programmazione e che ha proposto finora sei incontri di grande interesse, tali da richiamare sempre una folta partecipazione. Quella che sicuramente si registrerà anche questa sera a Udine, quando sarà trattato un argomento di notevole importanza, soprattutto per il valore che ha nei confronti della nostra salute. Il sodalizio udinese ha, infatti, scelto di riprendere la sua programmazione dopo la tradizionale pausa agostana trattando il tema “La dieta mediterranea in Friuli Venezia Giulia: un patrimonio Unesco da tutelare e valorizzare”. L’incontro, come al solito, si terrà al consueto orario delle 18 alla Caffetteria Da Romi- Al Vecchio Tram in piazza Garibaldi.


Dopo la presentazione della serata da parte della presidente Marzotta, seguiranno le relazioni dei professori Ugo Falcone ed Edo D’Agaro (Club per l’Unesco di Udine), i quali scenderanno nei dettagli dell’attualissimo argomento, indagando ulteriormente su un “metodo” alimentare che è anche una “cultura” radicata storicamente sul territorio, tanto da meritare da ben quindici anni il riconoscimento di Patrimonio culturale immateriale mondiale dell’Umanità. Un “modus vivendi” tipico in tutto il bacino, appunto, mediterraneo, ma che è stato opportunamente definito anche “dieta adriatica” durante una riuscita tappa di approfondimento della importante tematica che si era tenuta a Grado con la organizzazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco e di Arga Fvg, l’associazione della stampa agricola e agroalimentare, guidata da Carlo Morandini.

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In copertina, alcuni dei cibi tipici della dieta mediterranea e all’interno la sua caratteristica piramide alimentare.

Omaggio in musica a Pietro Pittaro enologo e grande cultore della lirica

(g.l.) Pietro Pittaro era un famoso enologo oltre che un importante imprenditore vitivinicolo, ma era anche un vero cultore della musica. E di quella lirica in particolare della quale era un vero intenditore. Proprio per ricordare questa sua grande passione, per questa sera, alle 19.30, nella sua bellissima azienda di Codroipo, dove ha sede anche un meraviglioso museo della vite e del vino che lui stesso ha creato collezionando migliaia di preziosi cimeli, ci sarà una “Serata concerto dedicata a Pietro Pittaro” in collaborazione con la Scuola di musica di Codroipo e il Club per l’Unesco di Udine – presieduto da Renata Capria D’Aronco -, che ai Vigneti Pittaro di via Udine (proprio di fronte alle Frecce Tricolori) vedrà l’esibizione di alcuni brillanti artisti sia per quanto riguarda le voci che la parte strumentale. Insomma, un grande omaggio all’enologo-imprenditore scomparso, quasi novantenne, poco più di un anno fa. E del quale il Friuli conserva un vivo ricordo!

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In copertina, l’enologo Pietro Pittaro scomparso poco più di un anno fa.

Quella ruota del Mulino di Terenzano non macina più granaglie ma arte, cultura e musica: tanti applausi all’Orchestra Schippers per il suo intreccio di ritmi barocchi e moderni

di Giuseppe Longo

POZZUOLO DEL FRIULI – In quella roggia non c’è più l’acqua attinta dal Cormor che scorre poche decine di metri più in là, il suo letto è diventato un prato verde. Perché non serve più per azionare le pale della grande ruota nello storico Mulino di Terenzano, che ora altro non è che un bellissimo esempio di archeologia industriale. E quella che fino ad alcuni decenni fa era era una preziosa fonte per l’economia rurale delle fiorenti campagne alle porte di Udine oggi è diventata un polo culturale di prim’ordine. In altre parole, quella gigantesca ruota non fa girare più le macine che trasformavano in alimenti mais, frumento e altre granaglie. Quella ruota oggi macina… cultura. Azionata da un’associazione molto nota e apprezzata in Friuli, conosciuta come “Il mulino a Nord Est” che qui ha il suo punto di riferimento ma esplica la sua azione anche altrove, a cominciare dalla vicina città con frequenti e brillanti iniziative che incontrano sempre incoraggianti apprezzamenti, a cominciare da quelli del Club per l’Unesco di Udine guidato dall’infaticabile Renata Capria D’Aronco.

Non solo cultura, però, in senso stretto. Ma anche arte e musica. Perché nella sala d’ingresso del mulino così ben restaurato su progetto dell’architetto Aldo Peressa è allestita una bella mostra di arte contemporanea; in quella successiva, invece, ieri sera ha preso vita un concerto dell’Orchestra Thomas Schippers. La formazione cameristica diretta dal maestro Carlo Grandi vi era stata ospite anche l’anno scorso, solo che era incappata in un vero e proprio diluvio che aveva turbato non poco la serata. Stavolta, invece, il tempo era splendido: caldo, ma non troppo, quindi gradevole, specie se protetti da quei muri possenti che trasudano storia. E l’architetto Peressa, che è anche presidente del circolo culturale organizzatore – che ha preso proprio il Mulino di Terenzano come suo simbolo -, alla fine della serata ha detto di aver sognato la possibilità di ascoltare, in un magico intreccio, la musica contemporanea fra queste mura le cui fondamenta poggiano in un antico passato, risalente addirittura all’età medioevale. La serata inserita nella prima sezione del Festival Schippers ha offerto, infatti, un’applauditissima interpretazione di due brani dell’australiano Robert Davidson composti poco dopo lo scoppio della pandemia, cinque anni fa, e uno ancora in età giovanile, nel 2000.
E il primo brano, significativamente intitolato “Twenty Twenty”, non ha fatto a meno di commuovere il pubblico che gremiva la sala un tempo piena di sacchi di cereali appena macinati o in arrivo dalle fattorie della zona. Impossibile, infatti, dimenticare la tristissima esperienza Covid. Il musicista di Melbourne l’ha scritta, quando verso la fine di febbraio 2020, aveva cominciato a circolare minaccioso il Coronavirus. In quei mesi di inizio primavera Davidson – ha raccontato il maestro Grandi – si accingeva a festeggiare il compleanno della figlia ventunenne, ma il diffondersi del morbo che avrebbe sconvolto il mondo aveva giocoforza fatto cambiare i programmi. Per cui, rattristato dalle imposizioni restrittive scattate anche in Oceania, il compositore aveva deciso di trasferire sul rigo musicale i suoi sentimenti. E ne era uscita una composizione per pianoforte – poi trascritta per orchestra – che pure oggi emoziona fin dal primo ascolto, per i toni gravi che trasmettono il suo stato d’animo in difficoltà, ma anche sereni, e talora gioiosi, che inducono alla speranza. Quella che ci ha fatto credere che prima o poi (poi, purtroppo) tutto sarebbe passato. E così anche il pubblico di Terenzano – dopo quello di Villa Russiz a Capriva e Muggia Vecchia – non ha potuto fare a meno di ricordare e rivivere quei drammatici momenti, che fecero anche tante migliaia di vittime. Prolungati gli applausi per la significativa composizione, che probabilmente, come confidato dal maestro stesso, in questi concerti della Schippers veniva «eseguita per la prima volta in assoluto nella sua versione orchestrale». Dello stesso autore gli archi hanno poi proposto il fortemente ritmato “A Short Hour Unseen”, composto da Davidson esattamente un quarto di secolo fa. Con una apprezzatissima concessione del bis nella trascinante parte conclusiva.

Molto bello e coinvolgente il programma messo a punto dal direttore artistico, volto a individuare la «correlazione tra la pulsazione ritmica ed i contrappunti di alcuni capolavori del periodo Barocco e altri dell’Età contemporanea», tanto da intitolare “Ba Rock” questa prima parte di concerti del Festival Schippers. Il maestro Grandi ha, infatti, messo a confronto i ritmi veloci di certe composizioni di più di tre secoli fa con quelli delle partiture del nostro tempo, indicando delle analogie seppur i generi musicali siano completamente diversi. La serata è cominciata, pertanto, con un festoso Concerto in La maggiore per Archi di Antonio Vivaldi, proponendo poi, dello stesso “prete rosso” l’altrettanto affascinante Concerto in Do maggiore, nel quale i toni allegri del primo e terzo movimento cedono spazio a quelli gravi e meditativi del secondo. Ed ecco due godibilissimi brani del suo contemporaneo Georg Philipp Telemann, del quale gli archi della Schippers hanno interpretato con grande efficacia un Divertimento e 6 Scherzi, alla fine del quale c’era addirittura un singolare “Scherzo Arlecchinoso”, dai ritmi molto giocosi e scanzonati adatti a ricordare la più conosciuta maschera del Carnevale italiano. Ma non da meno è stato il “Tourbillon” dello stesso autore nato a Magdeburgo, un vero e proprio “vortice” musicale che subito ti coinvolge senza farti perdere una battuta. Meritata, a questo punto, una pausa di alcuni minuti, per riprendere poi con una bellissima Suite del francese Jean-Philippe Rameau, del quale più volte Carlo Grandi ha offerto deliziose interpretazioni – in evidenza il violino di Laura Grandi nella Descente de Mercure -, prima di arrivare alle citate coinvolgenti opere di Robert Davidson. Lunghi e calorosi gli applausi all’indirizzo del direttore e della sua formazione. Per cui è doveroso ricordarne i componenti: violini appunto Laura Grandi, Marco Favento, Daniel Longo, Beatrice Cher, Lorenzo Mian, Simonetta Fumiato e Lea Pangerc; viola Rachele Castellano; violoncello Massimo Favento e Katja Panger; contrabbasso Donata Paduano. I quali stasera replicano ancora una volta: appuntamento, alle 21, a nella Corte Marco d’Aviano di palazzo Torriani, sede municipale di Gradisca d’Isonzo. Con questa serata scenderà, dunque, il sipario sulla prima tranche del Festival Schippers che si snoderà lungo una quindicina di appuntamenti che toccheranno vari centri del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e all’interno alcune immagini del Mulino di Terenzano; e poi del concerto dell’Orchestra Thomas Schippers diretta dal maestro Carlo Grandi.

Dieta mediterranea in Fvg, a Udine il libro di Ugo Falcone ed Edo D’Agaro

(g.l.) L’importanza della dieta mediterranea, da quindici anni Patrimonio Unesco, ancora sotto la lente in Friuli Venezia Giulia, dopo i numerosi incontri – sempre perfettamente riusciti – dedicati in questi ultimi anni a un argomento che è sempre più sentito a livello di studi e approfondimenti, ma anche di consumatori. Sabato 7 giugno, alle ore 18, all’Ambassador Hotel Palace di Udine, in via Carducci 46, si terrà infatti l’anteprima regionale della presentazione del volume “La dieta mediterranea in Friuli Venezia Giulia. Saggi e percorsi”, curato dai docenti Ugo Falcone ed Edo D’Agaro per la casa editrice L’orto della cultura. Si tratta dell’atto finale del progetto regionale omonimo, realizzato dal Club per l’Unesco di Udine con il contributo della Regione Fvg e in collaborazione con l’Università degli studi di Udine e con le associazioni La Riviera Friulana, Io ci vado e Quattro Stagioni Aps.


Il libro, la cui copertina è impreziosita da un quadro inedito del grande artista friulano Giorgio Celiberti, rappresenta il primo esempio regionale in cui la cultura umanistica incontra la cultura prettamente scientifica, avvalendosi sia di immagini create con l’intelligenza artificiale sia di percorsi pittorici reali eseguiti per l’occasione da artisti locali che hanno realizzato quadri dedicati ai prodotti tipici della dieta mediterranea che, come detto, dal 2010 è entrata a far parte del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Sono presenti articoli sulla storia della viticoltura ed olivicoltura con fonti archivistiche e bibliografiche, saggi sull’agroalimentare dell’Alto Adriatico con approfondimenti sugli aspetti salutistici e culinari della dieta mediterranea, ove si valorizzano la biodiversità e la sostenibilità di prodotti tipici locali.
L’incontro sarà aperto con i saluti istituzionali di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, di Teresa Gualtieri presidente della Federazione italiana delle associazioni e dei club per l’Unesco, di Maura Pontoni, direttore della casa editrice L’orto della cultura, di Mario Anzil, vicepresidente della Regione Fvg e assessore regionale alla cultura, di Diego Bernardis, consigliere regionale e presidente della commissione cultura. Il volume sarà, quindi, illustrato nei dettagli dai due curatori, appunto, Ugo Falcone, professore dell’Isis Bonaldo Stringher di Udine e delegato del Club per l’Unesco di Udine per le scienze archivistiche bibliografiche, e da Edo D’Agaro, professore dell’Università di Udine e delegato del Club per l’Unesco di Udine per i rapporti universitari. Saranno presenti anche gli altri autori dei saggi, quali Franco Rosa, Gianni Pistrini, Maria Rosaria Peri, Carlo Morandini, Germano Pontoni, Vittorio Sutto, e gli artisti che nel libro hanno partecipato con i loro quadri: Sergio Marino, Alida Liberale, Gianni Toniatti Giacometti, Marina Bertocchi, Graziella Mattiussi, Renato Croppo, Cosimo Todarello, Gianna Pittini, Stefano Balzano, Marina Coccolo, Sandra Gusso e Patrizia Buttignol. Ingresso libero.

 

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In copertina, alimenti che costituiscono la salutare dieta mediterranea.

Quando la dieta mediterranea piace anche agli artisti: da oggi mostra a Udine dopo i convegni del Progetto Unesco

(g.l.) La dieta mediterranea si fa strada e piace a un sempre maggior numero di persone. Anche agli artisti. Tanto che proprio oggi, giovedì grasso, all’Italian Secret-La Casa degli Artisti di piazza Matteotti 18 (San Giacomo) a Udine si terrà la vernice della mostra d’arte intitolata proprio “Dieta mediterranea”. La rassegna, che beneficia della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco, sarà inaugurata alle 18 con la presentazione a cura dei professori Vito Sutto e Ugo Falcone.

«La dieta mediterranea in Fvg – si osserva in una breve nota a corollario dell’originale iniziativa – è occasione di incontro, è momento di riflessione. Condivisione di idee e di valori, ascolto interiore. Artisti del Litorale Adriatico si incontrano per ripensare il colore e con la creatività gustare il cibo e sentirne il profumo. Un incontro e una mostra d’arte nel Progetto Dieta Mediterranea del Club per l’Unesco di Udine, con gli autori Miriana Bertocchi, Fabiana Biasioli, Alessandra Candriella, Marina Coccolo, Renato Croppo, Alida Liberale, Luya, Sergio Marino, Graziella Mattiussi, Cosimo Todarello».
La mostra sarà visitabile fino al 31 marzo prossimo e segue una serie di convegni e momenti di riflessione che, con la collaborazione dell’Arga Fvg guidata dal giornalista Carlo Morandini – fondatore e presidente, fra l’altro, dell’Associazione culturale La riviera friulana -, si sono tenute in varie località del Friuli Venezia Giulia, mettendo a fuoco i vari, importantissimi aspetti, di questo “stile di vita”. A tutte le iniziative assicura il suo prestigioso apporto anche l’Università di Udine tramite l’appassionato intervento del professor Edo D’Agaro.

 

 

Dieta mediterranea Patrimonio Unesco ma poco conosciuta fra i giovani. A Gorizia oggi si parla della sua realtà Fvg

(g.l.) Pochi giorni fa, la “dieta mediterranea” ha festeggiato i 14 anni dal suo riconoscimento quale patrimonio culturale da parte dell’Unesco. E questo tipo di alimentazione salutare, divenuta Patrimonio dell’Umanità, sarà questo pomeriggio al centro di una importante iniziativa a Gorizia, città di confine che con Nova Gorica si prepara al grande evento 2025 di Capitale europea della Cultura. Alle 17.45, al Grand Hotel Entourage di piazza Sant’Antonio, ci sarà infatti un incontro dal titolo “La dieta mediterranea del Friuli Venezia Giulia” organizzato con un apporto sinergico di Club per l’Unesco di Udine, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Io sono Friuli Venezia Giulia, Università degli studi di Udine, Quattro Stagioni – Associazione promozione sociale, L’Orto della Cultura, La Riviera Friulana e Iocivado – Associazione di promozione sociale. I vini sono offerti da Ca’ Lovisotto di Prepotto. Dopo gli indirizzi di saluto di Fabrizio Oreti, assessore alla cultura del Comune di Gorizia, del consigliere regionale Diego Bernardis, di Adriano Chinni, presidente del Club per l’Unesco di Gorizia, e Paolo Petiziol, presidente dell’Associazione culturale Mitteleuropa, seguiranno i vari interventi.

IL CONVEGNO – Dopo l’intervento introduttivo di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ci saranno quelli di Alessandro Lovato (Grand Hotel Astoria di Grado), Ugo Falcone (delegato per le scienze archivistiche e bibliografiche – Club per l’Unesco di Udine), Enzo Cattaruzzi, presidente del Club della minestra Fvg, Gianni Pistrini, presidente dell’Associazion Museo del Caffè di Trieste, Germano Pontoni, maestro di cucina e conduttore della degustazione finale, Edo D’Agaro, docente dell’Università di Udine, che trarrà le conclusioni dell’incontro, che fa seguito ad altre importanti iniziative che si sono tenute nei mesi scorsi.

LE ORIGINI – È il Cilento, in Italia, l’emblema di questa tradizione della dieta mediterranea, il luogo simbolo dello stile di vita Patrimonio dell’Umanità, dove lo studioso americano Ancel Keys, negli anni ’60, teorizzò i suoi studi sul mangiar sano all’italiana salvaguardando l’ecosistema. Quattordici anni dopo, cosa è rimasto, in Italia, di questa tradizione distintiva per il nostro Paese? Oggi i giovani non solo faticano a praticare la dieta mediterranea: spesso neppure la riconoscono, come testimonia la nuova indagine dell’Osservatorio Waste Watcher International “La Dieta Mediterranea in Italia: un’eredità di cui riappropriarsi”. Sembra effettivamente che nel nostro Paese non sia questo il modello nutrizionale di riferimento per le nuove generazioni. Solo il 23% dei giovani tra i 18 e i 24 anni – quasi uno su 4 – si allinea a questo stile alimentare, definendola però, imprecisamente, “un regime alimentare che prevede un consumo elevato di carne, pesce e latticini, con un ridotto apporto di carboidrati”. Va meglio in altre fasce anagrafiche, il 77% di chi ha fra 55 e 64 anni la riconosce come “uno stile di vita che include abitudini alimentari equilibrate, basate su olio d’oliva, cereali, frutta, verdura, pesce, carne moderata, e il rispetto della stagionalità e della biodiversità”.

GLI ANZIANI – Complessivamente, il 72% degli intervistati dimostra di avere una comprensione adeguata della dieta, ma a praticarla sono soprattutto i più anziani, che ne fanno quasi una regola di vita: la segue infatti l’85% di chi ha oggi 65 anni, o più, e il 71% afferma di praticarla “sempre” o “spesso”. Tuttavia, 1 italiano su 3 sembra seguirla a modo suo, affermando che la sua famiglia ha adottato “uno stile alimentare mediterraneo, con pasta e pizza”. D’altra parte, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, solo il 5% della popolazione adulta italiana segue rigorosamente questo modello alimentare. La maggior parte (83,3%) presenta un’aderenza moderata) e solo il 4% degli intervistati si dichiara “attento alla sostenibilità”, dimostrando così una attenzione generalmente labile a un valore urgente del nostro tempo. Fra chi ha una definizione corretta della dieta mediterranea il 75% la segue regolarmente, contro il 60% di chi ne ha una percezione errata: una conoscenza precisa sembra quindi incentivare l’adozione di questo stile alimentare. Ma quali sono le ragioni di resistenza all’adozione della dieta mediterranea? Le principali barriere sono i costi elevati dei cibi freschi (42%) e la mancanza di tempo per predisporre i piatti (27%), indicazioni che salgono in modo significativo fra i giovani: è troppo costosa per il 50% dei 18-24enni e fa perdere troppo tempo per il 38% dei giovani. Ma ricerche condotte dal team Waste Watcher sul costo della spesa dimostrano che Il carrello settimanale della dieta mediterraneo costa ben 7,28 € in meno rispetto al carrello della dieta seguita degli italiani (46,27 euro vs. 53,55 euro). E in generale gli ingredienti freschi, come frutta e verdura di stagione, cereali, legumi e olio d’oliva, sono spesso più economici rispetto ai prodotti più elaborati. Mentre l’aspetto delle abitudini alimentari consolidate, che riguarda 1 italiano su 4 (il 26% degli intervistati) rappresenta un ostacolo sia per i più giovani sia per gli anziani, indicando una resistenza al cambiamento su entrambi i fronti generazionali.

LO STUDIOSO – «La perdita di un Patrimonio culturale e alimentare, qual è la dieta mediterranea, sarebbe un danno gravissimo per le future generazioni. Il contrasto all’impoverimento alimentare dei ceti socio-economici meno abbienti e di una parte delle giovani generazioni è la sfida che abbiamo davanti per promuovere stili alimentari sani e sostenibili – spiega l’economista triestino Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International –. L’indice di povertà assoluta nell’ultimo anno è passato in Italia dal 7,7 all’8,5% della popolazione e tocca ben 5,7 milioni di cittadini. Un dato che genera nelle famiglie meno abbienti una riduzione del 2,5% nella spesa reale (Istat), così le persone più vulnerabili sono spesso costrette a consumare solo alimenti di base o prodotti a buon mercato, spesso malsani. Garantire lo “ius cibi”, il diretto di tutti ad una alimentazione sana e sostenibile, significa oggi prevedere un serio investimento per ridurre le spese sanitarie derivanti dalle malattie causate da un’alimentazione scorretta». E conferma il coordinatore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, Luca Falasconi: «Per affrontare tutte le percezioni infondate, è fondamentale investire nell’educazione alimentare, chiarendo che la Dieta Mediterranea non solo è accessibile ma anche sostenibile. È cruciale fornire informazioni chiare e pratiche su come comporre pasti sani e sostenibili, per attrarre le nuove generazioni e rendere la dieta mediterranea un’opzione allettante. Ed è essenziale promuovere un punto d’incontro e uno scambio intergenerazionale. Gli anziani, custodi di tradizioni culinarie preziose, possono insegnare ai giovani l’importanza di un’alimentazione sana e delle pratiche gastronomiche tradizionali».

L’INDAGINE – Entrando nel dettaglio dell’indagine: le donne tendono a seguire la Dieta Mediterranea più fedelmente rispetto agli uomini, con consumi più alti di frutta e verdura. Il 24% delle donne consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, contro il 17% degli uomini, e il 21% delle donne consuma 11-15 porzioni di frutta, rispetto al 19% degli uomini. Gli uomini, invece, consumano più carne rossa e bevande alcoliche: il 49% degli uomini consuma 1-5 porzioni settimanali di alcol, rispetto al 42% delle donne.
E ancora: 1 persona over 65 su 4 (25%) consuma 11-15 porzioni di verdura a settimana, contro l’8% della fascia 18-24 anni. Per la frutta, il 29% degli anziani consuma 11-15 porzioni settimanali, rispetto al 9% tra i 25-34 anni. Anche il consumo di olio extravergine di oliva è più frequente tra le persone di età più avanzata, mentre il consumo di carne rossa svetta decisamente fra i giovani: il 27% degli under 25 consuma carne rossa settimanalmente, contro solo l’11% degli over 65. Anche i cluster geografici denotano differenze, e a sorpresa: mentre a nord-ovest, il 25% della popolazione consuma 11-15 porzioni di verdura settimanali, al Sud solo il 12% raggiunge questo livello. Nelle Isole, invece, il 24% degli abitanti consuma 11-15 porzioni di frutta fresca, più di quanto non accada al Nord-Est e al Centro (18%). Conta anche il cluster sociale, naturalmente: le persone che si autoincludono nel ceto medio e medio-basso seguono maggiormente le raccomandazioni rispetto al ceto popolare. Nel ceto medio, il 22% consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, rispetto al 18% del ceto medio-basso. Anche per la frutta fresca, il 22% del ceto medio consuma 11-15 porzioni settimanali, contro il 17% del ceto medio-basso. E i comportamenti alimentari si riverberano nello stato di salute generale delle persone: i normopeso e sottopeso tendono a consumare più frutta e verdura rispetto a quelle sovrappeso o obese. Tra gli obesi, solo l’8% consuma frutta in quantità adeguata e si registra un consumo più elevato di carne rossa, indicando una predilezione per alimenti calorici. D’altra parte, le statistiche confermano che nei 28 Paesi UE le donne e gli uomini della fascia di reddito più bassa hanno rispettivamente il 90% e il 50% di probabilità in più di essere obesi rispetto alle persone che percepiscono redditi più alti, accrescendo le diseguaglianze di salute.

L’EDUCAZIONE ALIMENTARE – Come promuovere l’adozione della dieta mediterranea? La misura più apprezzata è l’educazione alimentare nelle scuole (64%), sostenuta soprattutto dagli over 55 (73%). Seguono le campagne di sensibilizzazione sulla salute (46%), elemento di particolare interesse sono le indicazioni offerte dai giovani: la preferenza dei 18-24enni non va tanto alle campagne di educazione alimentare quanto – più di 1 giovane su 2, il 58% – all’adozione di etichette che possano aiutare il consumatore nella scelta dei prodotti più idonei per seguire una dieta sana. E quasi 1 giovane su 3 (il 27%) propone di tassare i cibi non salutari. Com’è noto, la Dieta Mediterranea ha una intrinseca efficacia antispreco, favorendo il recupero e riutilizzo del cibo. Fra il 2021 e il 2024 lo spreco alimentare domestico registra complessivamente una lieve riduzione per alcuni alimenti, in Italia: lo spreco medio settimanale della frutta passa da 32,4 grammi a 27,1 grammi, quello dell’insalata da 22,8 a 22,3 grammi settimanali. Una tendenza che può essere attribuita alla crescente sensibilizzazione pubblica. Ma è in lieve aumento lo spreco del pane fresco (da 22,3 a 24,1 grammi settimanali), così come per la verdura che sale da 22,2 a 24,6 grammi settimanali.

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In copertina e all’interno ecco gli alimenti tipici della dieta mediterranea.

Quando uova non significa soltanto frittata: stasera a Codroipo il nuovo libro dello chef Germano Pontoni protagonista anche con zucca e dieta mediterranea

di Giuseppe Longo

PASIAN DI PRATO – «”Le uova… non solo frittate – Dalla tradizione al gourmet”, come dire tutto dall’A alla Z, con un sacco di notizie utilissime che bisogna conoscere già all’atto dell’acquisto. Se andiamo dal contadino, cioè da chi ha le galline, il problema ovviamente non esiste. Ma al supermercato la musica cambia. Per esempio, sapevate che c’è un numero che va da 0 a 3, ovvero un “codice”, che indica il tipo di allevamento delle ovaiole? Più basso è, maggiore è la garanzia che quelle uova siano “bio”. Il 3, ovviamente, si riferisce ai poveri volatili che non sanno e non possono volare, costretti a vivere in gabbia e quindi “in batteria”». Questo un passo, significativo peraltro, della mia prefazione al nuovo libro uscito dalla felice penna di Germano Pontoni e che il Maestro di Cucina presenterà questa sera, alle 19.30, al Valentin Sosta Golosa, in via Udine 62 statale Pontebbana, a Codroipo. Dopo il saluto introduttivo di Valentino Bert, seguirà l’intervento istituzionale del presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin. Quindi, io stesso avrò l’onore di presentare il volume dedicato alle uova, ai loro benefici effetti sulla nostra salute – ovviamente con misura, s’intende… – e quindi ai tanti modi per cucinarle e offrire ricette gustose: appunto, non solo frittate! Nell’occasione, dialogherò anche con Maura Pontoni, sorella dell’autore e direttrice editoriale de L’Orto della Cultura che ha stampato l’opera dedicata a uno fra gli alimenti più popolari, “gettonati” ma anche convenienti.

Ma non finisce qui l’impegno nel settore enogastronomico friulano di queste giornate per Germano e Maura Pontoni. I quali interverranno, infatti, sabato prossimo al nuovo incontro, il quarto, sulla Dieta mediterranea nel Friuli Venezia Giulia che si terrà, alle 10, nella sede dei Vigneti Pittaro (proprio a due passi da quella della presentazione odierna). E tutto questo dopo aver animato la riuscitissima serata di sabato scorso a Pasian di Prato, nella super-sede della Pro Loco, dove il nostro chef ha proposto con la consueta maestria un momento di studio e conviviale dedicato alla gastronomia legata alla zucca, prodotto tipico dell’autunno, versatile e amato dai buongustai, che si presta a tante preparazioni. Come le “mignaculis” della quali Pontoni ha dato una dimostrazione in diretta. Piatto che è stata degustato, assieme ad altre bontà, il tutto accompagnato dai vini dell’azienda Pribus di Privano (ex Tenuta Beltrame). Nell’occasione, ha espresso il suo compiacimento Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, sodalizio che sostiene con convinzione ed entusiasmo tutte queste importanti iniziative. Mentre la serata è stata organizzata anche con la preziosa collaborazione della chef carnica Gabriella Fior, Mirella Peressutti e Monia Vasti.
Ma tornando al libro sulle uova e alla loro “scala” di valutazione, nella prefazione ricordo ancora: «La preziosa informazione – ricordatevene quando andate in negozio – ce la dà il produttore friulano Sergio Pascolo che nella sua azienda di Coseano ha fatto diventare una vera e propria “missione” la produzione di uova biologiche: le esporta perfino a Shanghai, in Cina, come ha raccontato con orgoglio durante un riuscitissimo convegno sulla dieta mediterranea – pardon, “adriatica” – al ristorante Caneo di Fossalon, a Grado, tra i canneti della foce dell’Isonzo. E il suo scritto si pone in perfetta sintonia con quello della dottoressa Maria Rosaria Peri, dietista, che espone l’alto valore nutritivo delle uova in relazione al rilevante contenuto proteico (e non solo), ma nel contempo consiglia di non mangiarne più di tre o quattro alla settimana perché, ahinoi, il colesterolo – temiamolo sempre, per mantenere pulite le nostre arterie! – è piuttosto elevato».


«E prima di passare alle tantissime ricette, da quelle della tradizione friulana a quelle che la fantasia del Maestro di Cucina ha saputo generare e proporre affinché siano apprezzate da tutti, a cominciare dai bambini, il libro – concludevo nella mio intervento introduttivo – offre anche un simpatico “quadretto” dell’indimenticabile Otto d’Angelo, artista di Silvella davvero impareggiabile nell’offrirci nitidi ritratti di vita agreste e di civiltà contadina, che qui si intrecciano con i ricordi di Anita Salvador, testimone della vita di campagna in quel di Teor, nella pianura del nostro Friuli. Un volumetto, insomma, semplice, di facile consultazione e lettura – come peraltro tutti quelli usciti dalla penna del nostro cuoco-scrittore – che ci offre una vera e propria “miniera” di informazioni sul pianeta uovo. Un alimento che ci piace, indubbiamente, che si presta a mille usi, ma che conosciamo troppo poco. Ora, però, le nostre lacune possono essere colmate proprio grazie a questo piccolo-grande libro che L’Orto della Cultura si è incaricato di pubblicare». E concludevo. «Grazie Germano per queste “perle” che ci continui a regalare!». Doveroso, vero?

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In copertina, Germano Pontoni con Gabriella Fior; all’interno, altre immagini della serata con la zucca a Pasian di Prato, durante la quale ha portato un saluto anche Renata Capria D’Aronco per il Club per l’Unesco di Udine.