Riviera Friulana e Club Unesco Udine insieme per valorizzare le eccellenze agroalimentari e storico-ambientali

(g.l.) Riviera Friulana, l’associazione culturale promossa dal’Arga Fvg, la Stampa agricola della nostra regione, e in particolare dal cavalier Carlo Morandini che anche la presiede, ha rinnovato in questi giorni la sua adesione al Club per l’Unesco di Udine guidato dalla professoressa Renata Capria D’Aronco. Si consolida, pertanto, un proficuo sodalizio che da anni è impegnato nella valorizzazione delle peculiarità agroalimentari, enogastronomiche. ambientali e storico-paesaggistiche dell’area rivierasca. Proprio pochi giorni fa, Riviera Friulana ha offerto il proprio contributo nella organizzazione di un importante convegno sulla dieta mediterranea che si è tenuto con successo nella sede della Cantina Brojli ad Aquileia. Inoltre, recentemente, si era resa protagonista nella riedizione della Carta del gusto dedicata proprio alle eccellenze agroalimentari di questa prestigiosa area del Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, Carlo Morandini con la presidente del Club Unesco di Udine professoressa Renata Capria D’Aronco.

Dieta mediterranea o meglio “adriatica” Patrimonio Unesco tra scienza e storia: dopo Grado domani incontro ad Aquileia

di Giuseppe Longo

GRADO – Dieta mediterranea, atto terzo. Dopo i riusciti incontri all’Università di Udine e a Fossalon di Grado, ecco un nuovo appuntamento con questo “stile di vita”, più che modello di alimentazione, che si terrà domani 31 luglio ad Aquileia nella sede dell’azienda agricola Vini Brojli, in località Beligna, sulla strada per Fiumicello a sud della Basilica poponiana. Si tratterà, come annuncia la locandina, di un incontro di approfondimento sull’identità enogastronomica e culturale del territorio della Riviera Friulana, area nella quale «la dieta mediterranea fa parte del costume e degli usi comuni, tant’è che è insita nel Dna dei Friulani».
Moderatore dell’incontro, che comincerà alle 18, il cavalier Carlo Morandini, giornalista e presidente dell’associazione culturale La Riviera Friulana. Quindi la serie degli interventi, aperti dal saluto di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine che, convintamente e con entusiasmo, sostiene l’importante iniziativa che ha il suo “motore” tecnico-scientifico nell’Ateneo di Udine e in particolare nel professor Edo D’Agaro, del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. Quindi, prenderà la parola Maria Rosaria Peri, nutrizionista e pure docente universitaria, sul tema Il cibo della dieta mediterranea è fonte di salute da Ancel Keys ai giorni attuali.

Poi spazio alla poesia con Rosinella Celeste che presenterà la sua “ode” al peperoncino, vegetale più o meno piccante che nella dieta mediterranea non manca mai. Al collegamento di questo “stile di vita” con l’arte si riferirà, invece, Adriana Ronco Villotta, mentre Alviano Scarel, già sindaco di Aquileia e ricercatore universitario, tratterà questo tipo di alimentazione già nella cucina dell’antica Aquileia, come ci informano i mosaici della storica Chiesa patriarcale. La parola passerà poi all’agronomo Gabriele Cragnolini, presidente della sezione Udinese di Italia Nostra, che si soffermerà sul tema Particolarità di terreni e microclimi e i prodotti della dieta mediterranea. Infine, prima della degustazione di alcune pietanze intonate con l’argomento trattato, interverrà Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, nonché presidente di Wigwam Clubs Italia, su I sapori aquileiesi della dieta mediterranea: prodotti e piatti di una filiera corta “ante litteram”.
La dieta mediterranea, che dal 2010 è patrimonio Unesco iscritta fra i beni immateriali, è dunque, come si diceva, uno stile di vita, più che un semplice elenco di alimenti, la cui salubrità è accertata e correttamente divulgata. Tanto che questo modello alimentare non è più soltanto quello delle popolazioni che si affacciano direttamente sul Mediterraneo – come Italia, Grecia e Spagna -, ma che si sta via via diffondendo. E anche il Friuli Venezia Giulia, pur in riva al mare Adriatico quale ultima propaggine settentrionale del Mediterraneo, non conosceva queste abitudini alimentari, ma oggi se ne sta appropriando, con soddisfazione diffusa. Tanto che Alessandro Lovato, titolare del ristorante Caneo – che, alla foce dell’Isonzo, Punta Sdobba, aveva ospitato il secondo incontro che ho avuto l’onore di moderare -, aveva giustamente osservato che alle nostre latitudini sarebbe più appropriato definirla proprio «dieta adriatica». Ai numerosi interventi dei relatori è stato, quindi, affiancato un menù a base di piatti tipici del territorio, curato dal maestro di cucina Germano Pontoni.


Anche in quella occasione, prima di dare il via agli approfondimenti previsti in scaletta – predisposta dallo stesso professor D’Agaro -, ha portato un saluto la professoressa D’Aronco. Quindi ancora Maria Rosaria Peri, dietista dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, il cui intervento è stato mirato proprio sulla dieta mediterranea calata nella realtà del Friuli Venezia Giulia. Poi una finestra aperta sulla storia di questa nostra terra: Vittorio Sutto, giornalista pubblicista, ha parlato dell’Alimentazione durante l’epoca romana e del Patriarcato, con chiari riferimenti alla vicinissima Aquileia, seguito da Carlo Morandini, che è anche presidente della Stampa agricola Fvg; Sergio Pascolo, produttore friulano di uova biologiche; Luigi Lovisotto, a nome di Ca’ Lovisotto Wines and Hospitality; e Maura Pontoni, responsabile della casa editrice L’Orto della Cultura. Il tutto è stato riassunto nell’intervento dello chef Germano Pontoni che poi ha offerto una interpretazione pratica della dieta mediterranea di casa nostra attraverso la collaborazione dello staff delle cucine del Caneo. Nell’occasione, come si diceva, anche una parentesi artistica nel corso della quale lo stesso professor Sutto ha presentato i dipinti di Stefano Balzano, Alessandra Candriella, Salvatore dell’Anna, Alessandra Gusso, Sergio Marino, Giulio Menossi e Gianna Pittini.
E ora ecco questo nuovo appuntamento di Aquileia per mettere ancora l’accento su questo “stile di vita” che si sta sempre più appropriando del nostro modo d’essere. Sarà un’altra utile occasione per approfondire l’importante tematica anche in questo caso con l’aiuto di relatori preparati. E, allora, buona “dieta mediterranea” a tutti!

—^—

In copertina e all’interno immagini del secondo incontro sulla dieta mediterranea che si era tenuto a Grado: l’intervento della nutrizionista Peri, il saluto della presidente Club Unesco D’Aronco e di Alessandro Lovato del ristorante Caneo, lo staff di cucina con il maestro Pontoni e un ricordo con organizzatori, relatori e personale di cucina.

Dieta mediterranea in Fvg, domani a Fossalon riflessione su uno stile di vita che è diventato patrimonio Unesco

(r.a.) “La dieta mediterranea è uno stile di vita, più che un semplice elenco di alimenti”. L’affermazione sta alla base di quanto la Fondazione Umberto Veronesi si appresta a descrivere a proposito di quella che definisce “una piramide di salute”, tanto che dal 2010 questo importante “stile di vita” è stato iscritto fra i beni immateriali dell’Unesco, quindi Patrimonio mondiale dell’Umanità, avendone ravvisate l’importanza e appunto la salubrità. Un modello alimentare che non è più soltanto quello delle popolazioni che si affacciano direttamente sul Mediterraneo – e quindi Italia, Grecia e Spagna -, ma che si sta via via diffondendo. E anche il Friuli Venezia Giulia, pur in riva al mare Adriatico quale ultima propaggine settentrionale del Mediterraneo, non conosceva queste abitudini alimentari, ma oggi se ne sta appropriando. Con soddisfazione diffusa.

E, allora, perché non parlarne, al fine di sapere qualcosa di più? Così, dopo l’incontro che si era tenuto all’Università di Udine un paio di mesi fa, riflettori nuovamente puntati sulla dieta mediterranea calata nel Friuli Venezia Giulia, quindi non in una regione dell’Italia meridionale, dove l’ambientazione come detto sembrerebbe più appropriata, ma nella nostra realtà, proprio una delle più alte dello Stivale. E stavolta se ne parlerà a Grado, o meglio a Fossalon, nella zona incontaminata e suggestiva di Punta Sdobba alla foce dell’Isonzo.
L’appuntamento è fissato per domani, alle ore 10.30, al bar-albergo-ristorante “Caneo”. E si tratterà del primo incontro dedicato proprio alla Dieta mediterranea del Friuli Venezia Giulia: ai numerosi interventi dei relatori si affiancheranno una presentazione di dipinti, un reading di poesia e un menu a base di piatti tipici del territorio, curato dal maestro di cucina Germano Pontoni. Numerosi gli interventi, moderati dal giornalista Giuseppe Longo, responsabile di questo sito di agroalimentare, enogastronomia e territorio, con particolare interesse riservato al settore vitivinicolo che ha reso famoso in tutto il mondo il Vigneto Fvg.
Per prima parlerà Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, seguita da Alessandro Lovato, titolare del “Caneo”, e da Maria Rosaria Peri, dietista dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, il cui intervento sarà incentrato proprio sulla Dieta mediterranea nel Friuli Venezia Giulia. Poi una finesta aperta sulla storia di questa nostra terra: Vittorio Sutto, giornalista pubblicista, parlerà dell’Alimentazione durante l’epoca romana e dei Patriarchi, con chiari riferimenti alla vicinissima Aquileia. Seguiranno le parole di Carlo Morandini, presidente della Stampa agricola Fvg e della Riviera Friulana; Sergio Pascolo, produttore di uova biologiche; Luigi Lovisotto, a nome di Ca’ Lovisotto Wines and Hospitality; Maura Pontoni, responsabile della Casa Editrice L’Orto della Cultura. Seguirà l’intervento dello chef Germano Pontoni che calerà la dieta mediterranea del Friuli Venezia Giulia proprio al Caneo di Fossalon, facendo così la sintesi fra quanto detto dai relatori e quanto potrà essere poi degustato a tavola, mettendo quindi in pratica quanto trattato in forma teorica.
Al termine, Vittorio Sutto, che è anche un noto e apprezzato critico d’arte, presenterà i dipinti di Stefano Balzano, Alessandra Candriella, Salvatore dell’Anna, Alessandra Gusso, Sergio Marino, Giulio Menossi e Gianna Pittini, curando poi un reading di poesie del grande Giuseppe Ungaretti, il giovane poeta-soldato che combattè sulle vicine alture del Carso.

—^—

In copertina, alcuni alimenti tipici della dieta mediterranea e all’interno la “piramide” della Fondazione Veronesi.

Giornata mondiale delle api, un appello per la loro difesa oggi da Remanzacco. E domenica dal Municipio di Venzone

(g.l.) Salviamo l’ape, così salviamo il mondo! Può essere sintetizzato con questo slogan l’appello che oggi si leverà forte, in tutto il pianeta, grazie alla “Giornata mondiale delle api”. In Friuli Venezia Giulia si segnala, al riguardo, una bella iniziativa delle associazioni “Giulietta e Romeo in Friuli” e “Insieme Comunitat”, nella consapevolezza che questi insetti sono «fondamentali per la sopravvivenza della Terra, ma gravemente minacciati dai pesticidi, dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento e dalla perdita dell’habitat». L’incontro si terrà questo pomeriggio nella sede di “Insieme comunitat”, alle 18.15, in piazza Miani a Remanzacco, con ingresso libero. Con il presidente del sodalizio ospitante, Domenico Brancale, interverranno la presidente dell’Associazione “Giulietta e Romeo in Friuli”, Laura Zanelli, la presidente del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, Gigi Nardini, della Casa del Miele di Cividale, la dottoressa Renata Stella Oprea, l’apicoltore Lorenzo Pontonutti e la giornalista Adriana Ronco Villotta. Un’altra importante manifestazione dal titolo “Salviamo le api e la biodiversità” si terrà invece domenica prossima, 26 maggio, con inizio alle 9.15, nella sala consiliare del Comune di Venzone, in occasione della Giornata europea dei parchi. Anche questo incontro vedrà la collaborazione dell’Unesco friulano.
«Più del 40% delle specie di invertebrati, in particolare api e farfalle, che garantiscono l’impollinazione, rischiano di scomparire; in particolare in Europa il 9,2% delle specie di api europee sono attualmente minacciate di estinzione (IUCN, 2015). Senza di esse molte specie di piante si estinguerebbero e gli attuali livelli di produttività potrebbero essere mantenuti solamente ad altissimi costi attraverso l’impollinazione artificiale. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo. Negli ultimi 50 anni la produzione agricola ha avuto un incremento di circa il 30% grazie al contributo diretto degli insetti impollinatori». Così comincia un recente ed approfondito articolo dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a firma di V. Silli e V. Bellucci.
«A scala globale, più del 90% dei principali tipi di colture – continua l’analisi – sono visitati dagli Apoidei e circa il 30% dai ditteri (tra cui le mosche), mentre ciascuno degli altri gruppi tassonomici visita meno del 6% delle colture. Alcune specie di api, come l’ape occidentale (Apis mellifera) e l’ape orientale del miele (Apis cerana), alcuni calabroni, alcune api senza pungiglione e alcune api solitarie sono allevate (domesticate); tuttavia, la stragrande maggioranza delle 20.077 specie di apoidei conosciute al mondo sono selvatiche. Gli impollinatori svolgono in natura un ruolo vitale come servizio di regolazione dell’ecosistema. Si stima che l’87,5% (circa 308.000 specie) delle piante selvatiche in fiore del mondo dipendono, almeno in parte, dall’impollinazione animale per la riproduzione sessuale, e questo varia dal 94% nelle comunità vegetali tropicali al 78% in quelle delle zone temperate (IPBES, 2017). E’ stato dimostrato che il 70% delle 115 colture agrarie di rilevanza mondiale beneficiano dell’impollinazione animale (Klein et al., 2007); inoltre l’incremento del valore monetario annuo mondiale delle produzioni agricole ammonta a circa 260 miliardi di euro (Lautenbach, 2012). In Europa la produzione di circa l’80% delle 264 specie coltivate dipende dall’attività degli insetti impollinatori (EFSA, 2009)».
«La protezione degli insetti impollinatori, in particolare apoidei e farfalle – si legge ancora – è quindi di fondamentale rilevanza, poiché essi svolgono un importante ruolo nell’impollinazione di una vasta gamma di colture e piante selvatiche. Le api forniscono inoltre preziosi prodotti dell’alveare quali: miele, polline, pappa reale, cera, propoli, veleno, da sempre utilizzati ed apprezzati dall’uomo. La maggior parte delle piante di interesse agricolo necessita degli insetti pronubi per l’impollinazione. A causa di alcune scelte della moderna agricoltura come la monocultura, l’eliminazione delle siepi e l’impiego dei fitofarmaci, nonché l’alterazione e la frammentazione delle aree naturali, l’ambiente è divenuto inospitale per la maggior parte degli insetti pronubi. Il declino della presenza dei pronubi selvatici ha fatto si che l’importanza delle Apis mellifera sia diventata fondamentale per alcune colture. In Europa, quasi metà delle specie di insetti è in grave declino e un terzo è in pericolo di estinzione. Il cambiamento dell’habitat e l’inquinamento ambientale sono tra le principali cause di questo declino. In particolare, l’intensificazione dell’agricoltura negli ultimi sei decenni e l’uso diffuso e inarrestabile dei pesticidi sintetici rappresenta uno dei principali fattori di decremento delle popolazioni e di perdita di biodiversità degli insetti pronubi negli ultimi tempi».
«La conclusione è chiara: o cambieremo subito il nostro modo di produrre cibo – si avverte -, oppure la maggior parte degli insetti arriveranno all’estinzione entro pochi decenni. Le ripercussioni che ciò avrà per gli ecosistemi del pianeta nei prossimi anni potrebbero essere molto gravi, poiché gli insetti sono la base strutturale e funzionale della maggior parte degli ecosistemi del Pianeta. Il ripristino degli habitat naturali, insieme ad una drastica riduzione degli input agro-chimici e alla “riprogettazione” agricola, è probabilmente il modo più efficace per evitare ulteriori diminuzioni o scomparse degli insetti impollinatori, in particolare nelle aree ad agricoltura intensiva. Ad esempio, filari, siepi e prati impiantate ai margini del campo aumentano l’abbondanza di impollinatori selvatici, come pure la rotazione delle colture con trifoglio o altre leguminose può incrementare l’abbondanza e la diversità dei bombi, che a loro volta migliorano la resa delle colture e la redditività dell’azienda. Queste pratiche di “ingegneria ecologica” non solo favoriscono gli impollinatori, ma conservano anche i nemici naturali degli insetti che sono essenziali per contenere le specie di parassiti erbivori che attaccano numerose ed importanti colture».
«Tuttavia, affinché queste misure siano efficaci – concludono Silli e Bellucci -, è fondamentale che gli attuali modelli di utilizzo dei pesticidi, principalmente insetticidi e fungicidi, siano ridotti al minimo per consentire il recupero delle popolazioni di insetti e dei relativi servizi di “controllo biologico” dei patogeni. In molti dei sistemi agricoli presenti nel mondo, il controllo biologico costituisce un mezzo sottoutilizzato ma economicamente efficace e a basso impatto ambientale per risolvere i problemi dei parassiti delle colture, in grado di preservare la biodiversità sia all’interno che al di fuori delle aziende agricole».

Dieta mediterranea in Fvg, il progetto domani mattina all’Università di Udine

(g.l.) “La dieta mediterranea del Friuli Venezia Giulia”: questo il titolo dell’interessante progetto che sarà presentato domani mattina, alle 10.30, nell’aula C4-Rizzi dell’Università degli Studi di Udine. Interverranno: Renata Capria d’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, Germano Pontoni, maestro di cucina e chef, Leonardo De Biase, presidente Women Apu Delser Udine, Vittorio Sutto, professore e giornalista, Maura Pontoni, responsabile della Casa Editrice Orto della Cultura, e Michele Pasut, della Casa degli Artisti Italian Secret. Al termine della presentazione seguirà un buffet a base di prodotti tipici del territorio.


«La dieta mediterranea – sottolinea uno studio della Fondazione Umberto Veronesi – è uno stile di vita, più che un semplice elenco di alimenti. Ecco come è composta: alla base della piramide alimentare ci sono tante verdure, un po’ di frutta e cereali (preferibilmente integrali). Salendo, troviamo il latte e i derivati a basso contenuto di grassi (come lo yogurt) contemplati in 2-3 porzioni da 125 ml. L’olio extravergine di oliva come condimento per eccellenza, da utilizzare prevalentemente a crudo (circa 3-4 cucchiai al giorno) assieme ad aglio, cipolla, spezie ed erbe aromatiche, al posto del sale, sono i condimenti migliori per i nostri piatti in stile mediterraneo. Altri grassi buoni oltre a quelli dell’olio ci vengono forniti dalla frutta a guscio e dalle olive, in una o due porzioni da 30 g. Verso il vertice della piramide alimentare, ci sono gli alimenti da consumare non ogni giorno, ma settimanalmente: sono quelli che forniscono prevalentemente proteine, tra i quali dovremmo favorire il pesce e i legumi con almeno due porzioni alla settimana ciascuno, il pollame 2-3 porzioni, le uova da 1 a 4 la settimana, i formaggi non più di un paio di porzioni da 100 g, 50 g se sono stagionati. Al vertice della piramide ci sono infine gli alimenti da consumare con moderazione: due porzioni o meno a settimana per le carni rosse (100 g) mentre quelle processate (affettati, salumi ecc..) sarebbero da consumare con ancor più parsimonia (una porzione a settimana da 50 g o anche meno). Infine i dolci, da consumare il meno possibile. Da notare che le porzioni della piramide della dieta mediterranea sono riferite alla popolazione adulta. Per quanto riguarda la popolazione pediatrica esistono, infatti, versioni leggermente diverse che possono differire per il numero di porzioni e/o per i valori in grammi delle singole porzioni».
«Il nostro fabbisogno energetico – osserva poi l’articolo – varia in base al metabolismo basale, (il consumo di energia del nostro corpo a riposo) a ciò che mangiamo (alcuni alimenti richiedono più energia per essere “scomposti”) all’età e all’attività fisica quotidiana. L’energia viene derivata dai macronutrienti (glucidi o carboidrati, protidi o proteine e lipidi o grassi) e dovrebbe essere cosi ripartita, per potersi dire un’alimentazione “bilanciata”. 45–60% di Glucidi, di prevalenza complessi (come gli amidi dei cereali), 10–12% di Proteine, o meglio 0,9g per kg di peso corporeo in quanto le proteine non sono nutrienti prettamente energetici 20–35% di Grassi con una percentuale di grassi saturi (maggiormente rappresentati in quasi tutti i prodotti animali tranne il pesce) inferiore al 10%».
«La dieta mediterranea – informa ancora la Veronesi – è un modello nutrizionale ispirato agli stili alimentari tradizionali dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Scienziati di tutto il mondo hanno iniziato a studiarla fin dagli anni ’50 del secolo scorso e ancora oggi rimane tra le diete che, associate a stili di vita corretti, risultano influire positivamente sulla nostra salute. Il primo studio osservazionale sulla dieta mediterranea, diventato famoso come “studio dei sette Paesi”, fu condotto dal biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys in cui vennero messe a confronto le diete adottate da Stati Uniti, Italia, Finlandia, Grecia, Jugoslavia, Paesi Bassi e Giappone per verificarne benefici e punti critici in termini di salute cardiovascolare. I risultati di tale studio non lasciavano molti dubbi: più ci si scostava dagli schemi mediterranei, maggiore era l’incidenza di malattie cardiovascolari. Lo stile alimentare individuato da tale studio, e da molte altre ricerche che l’hanno seguito, si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali e derivati (pasta e pane integrali), legumi, frutta, verdura e olio extravergine di oliva; e su un consumo moderato di prodotti di origine animale, favorendo il pesce rispetto alle carni e limitando il più possibile gli alimenti processati».
«La letteratura scientifica degli ultimi decenni – conclude la Fondazione Umberto Veronesi – ci può aiutare a fare delle ipotesi sulle ragioni dell’effetto protettivo della dieta mediterranea sulla salute. Vediamo le più interessanti: innanzitutto il fatto che tale stile alimentare prevede il consumo di alimenti a bassa densità calorica come verdura, frutta, cereali e legumi, questi stessi alimenti in più assicurano un apporto di fibra che protegge dall’insorgenza di molte malattie croniche; inoltre si sono riscontrate numerose attività biologiche positive per il nostro organismo da parte di composti presenti quasi esclusivamente in alimenti di origine vegetale. Basta citare alcuni componenti che si dimostrano fondamentali per la prevenzione di molte malattie: le proprietà dei polifenoli contenuti in frutta, verdura nei semi e nell’olio extravergine di oliva, di pigmenti come i carotenoidi e di vitamine come la C e la E che funzionano da antiossidanti. Tutti elementi protagonisti della dieta mediterranea».

La protesta dei trattori (anche a Udine) apre a Palazzolo dello Stella le riflessioni di Arga Fvg del nuovo anno

Rapporti tesi tra l’agricoltura comunitaria e l’Europa, con i trattori che, partiti dalla Germania oggi arrivano a Bruxelles, e che si sono messi in marcia anche in Italia e l’altro giorno pure in Friuli con la manifestazione di protesta a Udine. Di queste preoccupanti tematiche si occuperà anche l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia nel primo incontro del nuovo anno che si terrà domani, alle 18.30, nella sede dell’azienda Isola Augusta, di Massimo Bassani, a Palazzolo dello Stella. Si tratta, infatti, di un primo, importante momento di approfondimento sui temi emergenti del settore primario che caratterizzeranno anche nel 2024 il percorso di attività di Arga Fvg, l’associazione guidata da Carlo Morandini, che nelle scorse settimane ha tenuto una riunione del direttivo allargato del gruppo di specializzazione del sindacato dei giornalisti (Fnsi), in occasione della visita all’azienda Vigne del Doge, a Passariano di Codroipo.


Nell’occasione, il giovane titolare Gino Vendrame, presentato dal presidente onorario di Arga e già vicepresidente dell’Ordine del Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Amos D’Antoni, ha illustrato gli sviluppi dell’attività familiare, mirata a valorizzare e sviluppare le campagne del territorio circostante Villa Manin. Come testimonia la presenza a breve distanza dalla dimora dogale dello storico mulino oggi destinato a scopi museali sulle testimonianze del mondo rurale, si tratta di terreni sui quali originariamente veniva praticata quasi esclusivamente la cerealicoltura.  E l’area agricola Vendrame è stata riorganizzata in tempi recenti per esaltare le potenzialità dei terreni rispetto alla produzione viticola. Tale processo ha tenuto conto dei metodi di suddivisione dei terreni introdotti a metà del ‘700 e ideati proprio in questi luoghi da Napoleone Bonaparte nel corso della sua presenza nelle terre dei Patriarchi. Proprio qui, ha infatti ricordato Mario Salvalaggio, ricercatore, giornalista, esponente del mondo dell’economia regionale, Napoleone ha sperimentato e applicato per la prima volta la misura del chilometro (km) semplificando l’antica suddivisione topografica stabilita in “campi” e “are”.


Il segretario generale dell’Unarga, l’Unione delle Arga, Gian Paolo Girelli, ha poi ricordato i programmi dell’Unione nazionale rivolti ai giornalisti specializzati. Tra le attività in programma da parte di Arga Fvg nel primo semestre del 2024 figura, appunto, il citato incontro di domani a Palazzolo su Europa e mondo agricolo. Un tema individuato per l’avvio dell’attività del sodalizio nel nuovo anno, divenuto in questi giorni di estrema attualità visti gli sviluppi anche in Italia e in Friuli della protesta degli agricoltori rispetto a decisioni europee che li penalizzano in un contesto già critico. Tra le altre iniziative in preparazione ci sono, invece, un evento itinerante su ambiente, alimentazione e salute, in collaborazione con Anci Federsanità, e un progetto per la valorizzazione delle farine antiche per uso alimentare. Mentre il 10 febbraio ritorna a Marina Sant’Andrea di San Giorgio di Nogaro il Premio Voce dell’Adriatico. Nei locali del ristorante Stella di mare sarà, infatti, consegnato il riconoscimento a personaggi che hanno dato lustro all’Adriatico e alle realtà che vi si affacciano, con particolare risalto al pianeta mare e alla marineria.
Anche quest’anno, ha evidenziato nel concludere il presidente Morandini, Arga Fvg conferma e mette a frutto nuovamente la proficua collaborazione con l’Associazione culturale La Riviera friulana, soprattutto per la disponibilità delle location dove vengono sviluppati gli incontri, gli eventi, i corsi di formazione riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti, spesso preziosa anche per l’individuazione e il coinvolgimento di relatori ed esperti nei temi di competenza. Viene confermata e rafforzata nel contempo la collaborazione con il Club per l’Unesco di Udine, guidato dalla presidente Renata Capria D’Aronco, una figura emblematica della cultura del territorio e riferimento ineludibile per il mondo del volontariato culturale del Nordest e non solo; così come con Italia Nostra, tramite la sezione di Udine presieduta da Gabriele Cragnolini, relatore e formatore che come la D’Aronco viene spesso coinvolto come esperto sulle tematiche considerate come la gestione dell’ambiente e del territorio. Collaborazione confermata, pure, con il Fotocineclub Lignano presieduto da Gianfranco Cervesato e con l’Associazione per la Fondazione Giulietta e Romeo in Friuli guidata da Laura Zanelli.

—^—

In copertina, la protesta dei trattori; all’interno, incontri Arga Fvg alle Vigne del Doge, a Passariano, e alla Cantina di Toniatti Giacometti, a Latisana.

 

Tarcento a palazzo Frangipane ricorda Otto D’Angelo l’inimitabile “cantore” di quel Friuli contadino che non c’è più

(g.l.) Omaggio di Tarcento a un grande, inimitabile “cantore” del Friuli di una volta, il pittore Otto D’Angelo, scomparso cinque anni fa. Nell’ambito di “Puints – Incuintris su lenghe, identitât e autonomie”, l’Istitut Ladin Furlan “Pre Checo Placerean” e la civica amministrazione hanno infatti allestito, a palazzo Frangipane, una bellissima mostra dedicata all’indimenticabile artista che sarà inaugurata proprio oggi, vigilia dell’Immacolata, e che è intitolata “Otto D’Angelo pittore del Friuli contadino e illustratore pubblicitario”. La cerimonia si terrà alle 18 e prevede gli interventi del sindaco Mauro Steccati, dell’assessore alla Biblioteca di Tarcento Silvia Fina, del consigliere regionale Roberto Novelli, del presidente dell’Istitut Ladin Furlan Geremia Gomboso, del rappresentante di Banca 360 Fvg e di Gabriella Bucco, critica d’arte e grande esperta delle opere di Otto D’Angelo. La mostra potrà essere visitata dal 9 dicembre al 7 gennaio nei giorni di sabato e domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18; resterà invece chiusa il 24 e il 31 dicembre. Alla bella iniziativa ha assicurato, tra gli altri, la propria collaborazione il Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

In Friuli dalla mietitura…

… alla vendemmia.

Nella pittura di Otto D’Angelo si coglie immediatamente un eccezionale realismo che rievoca la sua terra d’origine e i suoi valori fondanti. Nei suoi quadri vivono il Friuli contadino dei mezzadri piegati dalla fatica nei campi, i giochi dei bambini, i lavori ormai desueti e una ricca galleria degli scorci più belli del Friuli, immortalati come se il tempo si fosse fermato. I paesaggi, la civiltà contadina, il fortissimo legame con i suoi paesi si specchiano nelle sue opere, diventando immagini della memoria colte nel multiplo variare di luce e tonalità cromatiche, preziosa testimonianza sulla gente e sul Friuli che non c’è più.
Otto D’Angelo, ottavo figlio di una povera famiglia contadina, nacque nel 1923 a Silvella, piccola frazione di San Vito di Fagagna. Subito dopo la seconda Guerra mondiale, conseguito il diploma di artista decoratore, emigrò in Francia. A Parigi diventò apprendista-disegnatore di una importante casa editrice, creando fumetti nei quali convivono dinamismo e figura. Mentre continuava a studiare pittura, produsse illustrazioni per vari romanzi e riviste femminili francesi, collaborando con un noto giornale sportivo e illustrando le partite di calcio della Nazionale e del Campionato di Serie A d’Oltralpe.
Alla fine degli anni Cinquanta rientrò nel suo Friuli, a Caporiacco, e aprì uno studio di pubblicità a Udine, senza però smettere di coltivare la pittura, in particolare ad acquerello, cui si dedicò ininterrottamente dalla fine degli anni Sessanta alla morte, avvenuta nel 2018, a 95 anni.

—^—

In copertina, il pittore Otto D’Angelo nel suo studio dove ha lavorato fino alla morte.

Quando una cantina è veicolo di cultura: questa sera invito a Nimis (con un libro) a scoprire tutte le bellezze di Lampedusa

(g.l.) Appena spenti i riflettori sulla nuova, riuscitissima edizione di “Oro di Ramandolo” – della quale ha fatto punto di snodo e di riferimento per la visita dei tanti ospiti nelle aziende dell’ormai famoso circuito enogastronomico -, la cantina I Comelli di Nimis (strada provinciale 38 del Cornappo, all’uscita del paese per chi è diretto a Ramandolo o a Torlano) apre le sue porte per un invitante evento culturale-letterario. Questa sera, alle 19.45, sarà infatti presentato il libro fotografico di Sonia Fattori e Marta Daneluzzi dal titolo “Uno scoglio chiamato Lampedusa” (San Marco Edizioni). Sono annunciati intermezzi musicali di Barbara Errico, voce, e Andrea Castiglione, chitarra. L’incontro – che beneficia della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco, e dell’Associazione culturale musicale Lipadusa – sarà concluso da un momento conviviale. Per ulteriori informazioni: info@soniafattori.it, telefono 347.5280011.


«Il progetto, che si articola in un libro e omonima mostra fotografica dedicati a Lampedusa, con le foto di Sonia Fattori e i testi di Marta Daneluzzi, concretizza – come si legge in un articolo di Agrigento Notizie – il desiderio di promuovere la bellezza dell’isola e ringraziare la sua gente per l’accoglienza e ospitalità che ha sempre riservato loro. Uno “scoglio” è il modo in cui i lampedusani chiamano affettuosamente la loro isola, il progetto è dedicato esclusivamente ai colori di Lampedusa, alla sua luce, alla sua vegetazione, al suo mare, alla sua bellezza e tralascia volutamente il tema degli sbarchi. Lampedusa, infatti, sale agli onori della cronaca quasi esclusivamente in relazione alla questione migratoria, sì da generare nell’immaginario di coloro che non vi sono mai stati un’associazione immediata con la stessa. Le autrici hanno avuto modo di rendersene conto in occasione delle proiezioni di un loro precedente lavoro, la multivisione “Dusa nel mare”, a seguito delle quali, oltre alle espressioni di stupore di fronte alla spettacolarità delle coste e del mare, hanno costantemente registrano una sorta di incredulità per la mancanza di corrispondenza tra l’idea di un’isola “invasa” dai migranti e quanto proposto dalle immagini».
«È nata così – prosegue l’articolo siciliano – l’idea di dare risalto a ciò che Lampedusa è, di evidenziarne l’essenza, il volto generalmente trascurato dalla cronaca e, di conseguenza, generalmente “sconosciuto”. Il libro, curato da Oblique Studio di Roberto Duse per la parte grafica e edito dalla San Marco Edizioni, realtà anch’esse del Friuli Venezia Giulia, è dedicato all’amico lampedusano, scomparso nel novembre del 2020, Bruno Brischetto, un uomo di rara generosità e purezza che, dopo aver girato più volte il mondo, era tornato a Lampedusa, perché un posto altrettanto bello non lo aveva trovato, e aveva trasformato la sua casa in un luogo di incontro e conoscenza tra amici del luogo e “forestieri”».
«Il libro, che, articolato in 5 capitoli, contiene una selezione delle foto, frutto di un lavoro piuttosto impegnativo, data la copiosità dell’archivio creato nel corso dei viaggi sull’isola fatti da Sonia Fattori nell’arco di 7 anni, rappresenta – si legge infine – una sorta di “dichiarazione d’amore” per Lampedusa, fornendo l’immagine dell’isola in tutte le stagioni, dei suoi angoli nascosti, dei luoghi simbolo e offrendo uno spunto di riflessione sulla relazione tra uomo e natura, ha ottenuto il patrocinio morale del Comune di Lampedusa e Linosa».

—^—

In copertina, un’immagine della cantina I Comelli a Nimis durante la recentissima “Oro di Ramandolo”.

Il Vigneto Fvg tra problemi e prospettive: domani l’Arga alla Cantina di Ramuscello

(g.l.) La vitivinicoltura friulana, tra problemi e prospettive, nel post-vendemmia sul finire di un’annata difficile dal punto di vista meteorologico, con avversità atmosferiche mai viste nel cuore dell’estate. Sarà questo il tema che l’Arga Fvg affronterà domani pomeriggio alla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, con inizio alle 18. I giornalisti agricoli della nostra regione, con il presidente Carlo Morandini, saranno infatti ospiti dell’enologo Rodolfo Rizzi, direttore della cooperativa, che in ottobre era stato festeggiato ad Aquileia, nell’ambito della 15ma edizione del Premio “Carati d’autore”, per il giornalismo di settore. Rizzi, che a lungo è stato anche presidente di Assoenologi Fvg, è stato premiato quale “punto di riferimento per la comunicazione del mondo del vino”. La manifestazione aveva visto anche la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine attraverso la sua presidente Renata Capria D’Aronco.
Ricordiamo che la Cantina di Ramuscello, che opera all’interno della Doc Grave del Friuli, è una delle maggiori espressioni del mondo cooperativistico friulano, distintasi in questi ultimi anni anche per la produzione del primo vino “vegano” della nostra regione. La scorsa estate, inoltre, era stata al centro di una grande festa per l’inaugurazione dell’innovativo depuratore delle acque reflue, derivanti dal ciclo produttivo, che ne consente il loro utile reimpiego.

—^—

In copertina, al centro l’enologo Rizzi con Morandini alla premiazione di Aquileia.

 

Mulino a Nordest, domani a San Daniele alla scoperta della Guarneriana e delle eccellenze agroalimentari di Friul Trota

(g.l.) Quando un’eccellenza agroalimentare “made in Friuli” s’incrocia con un’eccellenza culturale, sempre espressione della nostra terra. E’ il caso di “Umanesimo ittico, ovvero: il fascino storico della Guarneriana e le eccellenze di Friul Trota”, come recita il titolo della interessante escursione con visita guidata a San Daniele che il circolo culturale Il Mulino a Nordest di Udine ha organizzato per domani nel capoluogo della zona collinare.


Questo il programma: alle 15 ritrovo e partenza del gruppo dal parcheggio Lidl di viale Venezia a Udine; alle 16 visita guidata alla Biblioteca Guarneriana; alle 17.30 ritrovo alla Friul Trota di via Aonedis, a seguire degustazione guidata con filmati e letture a cura di Elio Varutti.
E ora due brevi descrizioni delle realtà oggetto delle visite, come informa la locandina dell’evento. La Biblioteca Guarneriana venne fondata a San Daniele del Friuli da Guarnerio d’Artegna, umanista quattrocentesco, per accogliere la sua donazione di 173 codici manoscritti. E’ la più antica biblioteca friulana e una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa. Sorta nel 1466 presso l’ex Palazzo Comunale, oggi ospita 12 mila volumi antichi. Friul Trota è, invece, una magnifica azienda friulana nata 40 anni fa dall’amore di Giuseppe Pighin per la “trota di San Daniele”, un pesce fantastico ricco di omega 3 e dal sapore unico. Il grande merito di Friul Trota è proprio quello di aver ridato valore a questa grande eccellenza italiana e di aver creato una produzione genuina al 100%. La visita viene organizzata con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

—^—

In copertina, immagine elaborata con il sistema DALL-E 2 Open Al; all’interno, la storica Biblioteca Guarneriana e l’allevamento della Friul Trota in riva al Tagliamento a San Daniele.