Applausi al Museo della civiltà del vino espressione del “sistema Buttrio” che valorizza il territorio con un click

di Giuseppe Longo

BUTTRIO – C’è il “sistema Fvg” che proprio oggi il governatore Massimiliano Fedriga presenta a Londra. E c’è il “sistema Buttrio” appena decollato e che ha fatto da filo conduttore anche alla inaugurazione del Museo della civiltà del vino del Friuli Venezia Giulia. Anche questa prestigiosa realizzazione rientra, infatti, in quel progetto “ideato per valorizzare le eccellenze del territorio comunale offrendo informazioni e punti di interesse di Buttrio a portata di un click”. Una bellissima cerimonia avvenuta a Villa di Toppo Florio – che, con il suo magnifico parco, fa parte del circuito promozionale – e nelle cui sale ha preso vita questa esposizione permanente di cimeli storici legati alla cultura della vite e del vino che in questo angolo rinomato dei Colli orientali del Friuli trovano collocazione ideale.

Geremia Nonini con Bassi e Venturini.


Un allestimento molto curato e di grande interesse, su progettazione di Enrico Franzolini e Francesco Messina (parte grafica), che propone al visitatore una selezione di ben 3.500 pezzi (vecchi attrezzi di campagna e di cantina, ma anche libri, documenti, manifesti) che riconducono alla donazione fatta al Comune collinare da Geremia Nonini. Il quale è stato applaudito dal folto pubblico e ringraziato ufficialmente, con la consegna di riconoscimenti, dal sindaco Eliano Bassi e dall’assessore alle attività produttive Tiziano Venturini, che è pure leader della sezione regionale delle 37 Città del vino, impegnata in questi giorni nelle Grandi verticali che, dopo il felice esordio a Corno di Rosazzo, hanno fatto da apprezzato “corollario” alla stessa apertura del Museo e che ora danno appuntamento alla prossima tappa, il primo dicembre, a Gradisca d’Isonzo nell’ambito delle iniziative per il Gran Premio Noè.

L’intervento di Cristiano Degano.

Un settore del folto pubblico.

Il saluto di Marco Benini.

La Giunta di Bassi e Venturini ha, dunque, portato a termine un progetto che era nato ben venticinque anni fa e che attendeva quella sistemazione adeguata arrivata a compimento soltanto adesso. Con un risultato ragguardevole come hanno potuto accertare i visitatori accompagnati dalle documentate spiegazioni di Stefano Cosma, perfetto “cicerone” tra i meandri storici della vitivinicoltura friulana. Il quale, in precedenza, aveva coordinato la cerimonia di presentazione che, dopo il benvenuto del sindaco Bassi, ha visto tra gli altri interventi quelli del professor Mauro Pascolini, del consigliere regionale Roberto Novelli e del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Degano. Come già annunciato, l’aula polivalente del Museo è stata infatti dedicata alla memoria del giornalista Isi Benini – commosso il figlio Marco, che ha ringraziato di cuore per la sensibilità dimostrata da Buttrio nei confronti del padre -, da tutti ricordato come il “cantore” delle eccellenze della enogastronomia Made in Fvg. E nei vari interventi è stato sottolineato il valore della realizzazione espositiva che si inserisce a meraviglia nel ricordato “sistema Buttrio” e quindi nell’insieme di proposte che, attingendo alle bontà agroalimentari della nostra terra a cominciare proprio dai vini, offre un “volano” imprescindibile per la promozione del turismo nell’area collinare ma più in generale nell’intera regione. In quella che Ippolito Nievo giustamente definì “piccolo compendio dell’Universo” e che, proprio per queste caratteristiche – in poche decine di chilometri si va dalla montagna al mare, passando per colline meravigliose che regalano vini eccezionali – è sempre di più meta di importanti flussi turistici sia italiani che stranieri.

La benedizione dei locali.

Venturini con Floriano Zambon.

Al termine della cerimonia – che ha visto la partecipazione, fra i molti ospiti, anche dell’ex presidente nazionale delle Città del vino, il coneglianese Floriano Zambon, del leader della Doc Friuli Stefano Trinco, del consigliere regionale Massimo Moretuzzo, di Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani (che vide proprio Benini fra i suoi più convinti e appassionati fondatori) e del presidente delle Pro Loco Fvg Valter Pezzarini – è seguita la tradizionale cerimonia del taglio del nastro alla porta d’ingresso della importante raccolta museale, dopo la benedizione impartita dal parroco di Buttrio. Al termine, conclusa la visita ai locali, un sontuoso rinfresco accompagnato dai prestigiosi vini di Buttrio. Quelli che hanno contribuito a rendere famoso il Friuli nel mondo e che sono espressione della storia raccontata proprio dal Museo allestito a villa di Toppo Florio, dove storia, cultura e tradizione s’incrociano offrendo un quadro efficace e coinvolgente della viticoltura di ieri e di oggi, dalla barbatella al vino imbottigliato. I complimenti che si sono sentiti nell’occasione – e indirizzati prima di tutto al sindaco Bassi e all’assessore Venturini, ma anche al presidente della Pro Buri, Emilio Bardus – sono ampiamente meritati.
E dopo la riuscita verticale dedicata al Merlot, di cui si è fatto cenno, ecco un altro importante appuntamento sempre quale “corollario” all’apertura del Museo: giovedì 30 novembre, alle 19, ci sarà infatti il penultimo appuntamento dal titolo “L’importanza di essere Pignolo”, una serata dedicata al pregiato rosso autoctono ma soprattutto al ricordo di Girolamo Dorigo, uno dei grandi protagonisti del rilancio della vitivinicoltura regionale, con relativa degustazione. Ma di questo avremo occasione di parlare, prossimamente, in modo più approfondito.

La visita guidata da Stefano Cosma.

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In copertina, il taglio del nastro all’ingresso del Museo del vino da parte del sindaco Eliano Bassi e del donatore Geremia Nonini.

(Foto anche di Claudio Fabbro)

Calici di Stelle da Aquileia (che raddoppia) a Gradisca e a Povoletto con il debutto di Sesto al Reghena

(g.l.) Calici di Stelle continua anche dopo la magica notte di San Lorenzo. Quattro, infatti, gli appuntamenti friulani in programma domani, ad Aquileia, Gradisca d’Isonzo e Povoletto, tra i quali spicca il debutto di Sesto al Reghena, una delle più “giovani” Città del vino Fvg. Un crescendo che poi sabato proporrà il raddoppio della stessa città romana, mentre domenica seguirà la suggestiva serata sul Ponte dello Schioppettino, tra Albana di Prepotto e Mernico, a Dolegna del Collio. Ma andiamo con ordine al dettaglio delle varie invitanti manifestazioni.

Aquileia in piazza Capitolo.

AQUILEIA – Calici di Stelle fa tappa ad Aquileia per una due giorni davvero ricca. La cornice è quella di piazza Capitolo e della Basilica patriarcale: il meglio della produzione vitivinicola delle Doc Friuli Aquileia e del Vigneto Fvg sarà protagonista di due imperdibili serate, accompagnato da degustazioni dei sapori dell’Agro aquileiese. Domani e sabato l’appuntamento nella città Patrimonio dell’Unesco è dalle 19 alle 24, quando saranno allestiti i banchi degustazione dedicati alle aziende del territorio. I vini proposti saranno in degustazione accompagnati dalle invitanti proposte gastronomiche. Non mancherà, per l’occasione, l’accompagnamento musicale con concerti in piazza, ma soprattutto gli interessanti percorsi esperienziali alla scoperta della eredità culturale di Aquileia, veri e propri night tours che toccheranno il Museo Archeologico Nazionale, sito aperto in notturna, grazie alla collaborazione con la Fondazione Aquileia ed il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia. Per maggiori info: aquileia.calicidistelle@gmail.com

GRADISCA D’ISONZO – Domani la manifestazione enogastronomica fa tappa anche a Gradisca d’Isonzo. Appuntamento in corte Marco d’Aviano (via Bergamas 32) dalle ore 19. Apertura stand con degustazioni di prodotti enogastronomici e vini delle cantine locali. Alle ore 20 Concerto con Giulio Scaramella al piano, la voce di Nicoletta Taricani assieme a Giuseppe Minin, alla tromba. A cura di associazione Arcadia. Prenotazioni Pro loco Gradisca – Info Point Iat – via Ciotti 49, sede municipale Tel. 0481.960624 – Cell. 338.3968204 – email: prolocogradiscaaps@gmail.com. Gradita la prenotazione.

Villa Pitotti a Povoletto.

POVOLETTO – Anche Povoletto si prepara ad accogliere uno degli eventi più attesi dell’estate, Calici di Stelle appunto. Domani, 11 agosto, nel suggestivo parco di Villa Pitotti, in via Roma, l’evento estivo celebrerà la sua terza edizione, inserendosi nel prestigioso circuito nazionale delle Città del Vino. Organizzato dal Comune di Povoletto in collaborazione con le associazioni locali e con la Pro loco di Savorgnano del Torre come capofila, Calici di Stelle promette una serata indimenticabile. Dalle 19.30, i visitatori avranno l’opportunità di degustare i pregiati vini selezionati da 14 cantine del Comune e conoscerne i produttori. Ogni azienda presenterà tre dei suoi migliori vini, tra cui il raro Tocai con muffa nobile, il Moscato passito, il Picolit e il Verduzzo, sia dolce che secco. Attrazione della serata sarà la mongolfiera, che permetterà ai partecipanti di godersi un volo statico e ammirare il panorama circostante. Un’esperienza unica sia per grandi che per bambini. Durante l’inaugurazione, sarà presentato il progetto “Vesti d’immenso” di Marco Piemonte, un’opera d’arte sostenibile che promuove la cura e la tutela del territorio dopo gli incendi del Carso del 2022. Le camicie sostenibili, realizzate con cotone 100% dalla camiceria di Marco Giannetti di Roma e dipinte dall’artista e scenografo di “Striscia la notizia”, Gianluca Somaschi, sfileranno indossate dagli atleti della palestra Caligram di Monfalcone. Il progetto è realizzato in sinergia tra l’Amministrazione di Povoletto e quella di Duino Aurisina, già Città italiana del Vino nazionale nel 2022. Nell’area festeggiamenti, grazie alla collaborazione con il Museo di Roberto Tonutti, saranno esposte una MG Spider del 1947 e una Giulietta degli anni ’60, regalando un tuffo nel passato. La serata proseguirà con la musica del DJ Goz e i deliziosi cocktail dei Gunners ’95. Sarà allestita un’area dedicata ai bambini con intrattenimento garantito. Il biglietto d’ingresso avrà un costo di 20 euro e includerà cinque degustazioni, un piatto buffet, gelato e pasta all’amatriciana a mezzanotte. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 5 anni, mentre i giovani fino i 18 anni potranno accedere con un biglietto ridotto che include il piatto buffet e due bibite. Il costo per il volo in mongolfiera sarà di 10 euro.

Sul Ponte dello Schioppettino.

SESTO AL REGHENA – Calici di Stelle domani, 11 agosto, fa tappa per la prima volta a Sesto al Reghena. Il calendario degli appuntamenti prevede alle ore 19.30 “Il Vino nella Terra degli Abati – Degustazione guidata tra vino, arte e musica” con la partecipazione di Adriano Ronco Villotta (giornalista e docente Storia dell’arte) e Liliana Savioli (giornalista e sommelier) accompagnati dall’Accademia d’Archi Arrigoni. Selezione di sei vini della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, dell’azienda agricola Sovran, della Cantina Bagnarol e della Weldan-Mr Bio. Evento organizzato in collaborazione con Fisar di Pordenone. Degustazione su prenotazione, con quota di partecipazione 20 euro (Iscrizioni su Eventbrite https://www.eventbrite.com/e/biglietti-calici-di-stelle-sesto-al-reghena-681480776347?aff=oddtdtcreator). Per maggiori info: telefono 347.2422982. Al calar del sole nel Giardino all’italiana a partire dalle ore 21.30 osservazione degli astri con telescopio “a riveder le stelle” in collaborazione con l’Associazione Asa di Sacile e alle ore 21.30 in Corte Burovich concerto di Paolo Forte alla fisarmonica.

PREPOTTO – Ritorna un evento ormai tradizionale, oltreché molto gradito, protagonisti i produttori di Prepotto e di Dolegna del Collio. Domenica 13 agosto, sul Ponte dello Schioppettino, verranno allestiti i tavoli di degustazione delle eccellenze enoiche e gastronomiche territoriali con particolare attenzione allo Schioppettino di Prepotto e alla Ribolla di Dolegna. Un evento reso possibile dalla sinergia fra il Comune di Prepotto e il contermine Comune di Dolegna del Collio, co-organizzatore dell’evento. La serata sarà arricchita da una passeggiata all’imbrunire sulle sponde del fiume Judrio e sarà allietata dallo spettacolo “Aghis e Aganis”. Per maggiori info: telefono 333.7704167 mclaraforti@gmail.com

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In copertina, il suggestivo Castello di Sesto al Reghena Città del vino che accoglie per la prima volta Calici di Stelle.

 

Anche il Collio sotto la grandine: Confagricoltura Fvg conta i danni

Il Collio Goriziano non è stato, purtroppo, risparmiato dalla furia della grandine caduta violentemente nella notte di lunedì 24 luglio, come hanno potuto constatare le strutture provinciali e regionali di Confagricoltura, raccogliendo direttamente il racconto dei propri associati. A essere bersagliata, naturalmente, è soprattutto la coltivazione della vite che, qui, offre prodotti di un’eccellenza ampiamente riconosciuta.


«A Sagrado, abbiamo perso tutto il raccolto dell’uva», spiega una rattristata Mirella Della Valle, di Castelvecchio. Un’azienda con 35 ettari di vigneto che è una delle bandiere di questo territorio per la sua storia e la qualità dei vini. «Credo che la nostra area sia da considerarsi un po’ l’epicentro di questo evento catastrofico e siamo solo all’inizio poiché bisognerà vedere e capire quali e quanti saranno i danni che si ripercuoteranno sulle viti maciullate, nei prossimi anni. Inoltre, il Parco storico è stato devastato e i tetti dei fabbricati danneggiati, così come l’impianto fotovoltaico e l’uliveto».
A Farra d’Isonzo, la grandine si è presentata per la seconda volta in pochi giorni. «Abbiamo già accertato che con la grandinata del 13 luglio la nostra azienda vitivinicola ha subito un danno che va da un 30% fino a un 60% della produzione – sottolinea Alberto Grossi di Tenuta Villanova, con 95 ettari a vigneto -. Dunque, i grossi chicchi che sono caduti sulle viti e sui grappoli nella notte del 24 luglio non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Certamente ora l’annata si farà complicata anche perché è difficile, in questo momento, capire come reagiranno le piante. Di converso, aumenteranno i costi della difesa e si ridurranno le entrate per la mancata o diminuita vendemmia». Situazioni difficili vengono registrate anche nell’area di Cormòns, Gradisca d’Isonzo e Romans.
È andata un po’ meglio a nord, verso il Comune di Dolegna del Collio. «A Ruttars, nella zona della nostra sede aziendale – aggiunge Marco Rabino, direttore di Jermann -, i vigneti hanno subito pochi danni. Già diversa la situazione a Lonzano dove, da un primo sopralluogo, i 35 ettari di vigneti che coltiviamo lì, hanno subito un danno del 20-25%. Ma l’evento è stato così violento che ci fa stare sulla corda visto che prevediamo una vendemmia tardiva e, dunque, mancano ancora più di 30 giorni, a rischio climatico elevato, prima di portare l’uva in cantina».

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In copertina e all’interno gli effetti della grandinata a Castelvecchio con gravissimi danni ai grappoli e all’impianto fotovoltaico.

 

Libri e vini, Caprarica con il suo Carlo III oggi a “Pordenonelegge in cantina” e domani a Lignano degustando Mongris

È il volto italiano più familiare da Londra: storico corrispondente Rai dalla capitale britannica, Antonio Caprarica è un profondo conoscitore della monarchia inglese, delle sue dinamiche e soprattutto della sua evoluzione nel nostro tempo. Per questo il suo ultimo saggio, “Carlo III. Il destino della corona”, pubblicato per Sperling & Kupfer (pagine 336, euro 19,90) a ridosso dell’incoronazione del sovrano lo scorso maggio, ha saputo illuminare un volto diverso di Prince Charles, salito alfine al trono con la donna che ha sempre voluto come sua regina.
Intorno al futuro del suo regno e della dinastia reale britannica Caprarica si soffermerà oggi, 19 luglio, nella Cantina San Simone a Rondover di Porcia dalle 20.30, in dialogo con lo scrittore Alberto Garlini, nell’ambito della prima edizione di “Pordenonelegge in cantina”, la rassegna estiva di incontri con l’autore che nasce dalla collaborazione fra Fondazione Pordenonelegge.it e il Consorzio Prosecco Doc. Tre serate con grandi protagonisti in altrettante eno-locations rappresentative del territorio.
Situata nel cuore della Doc Prosecco e nel comprensorio occidentale della Doc Friuli Grave, la Cantina San Simone è un’azienda fondata dalla famiglia Brisotto, impegnata da quattro generazioni nel mestiere di vignaiolo e da sempre attenta alla cura dei particolari, dalla vigna alla bottiglia. Protagonista della serata odierna sarà, dunque, uno dei più acuti osservatori della società inglese, oltre che della dinastia Windsor: Antonio Caprarica ci racconterà l’«erede dei record», il sovrano che ha dimostrato la sua lungimiranza sui temi dell’ambiente, l’attenzione ai più deboli. Secondo Caprarica, sarà un re più familiare e accogliente, verso i suoi sudditi, di quanto non sia stata sua madre, la regina Elisabetta II. Gentiluomo d’altri tempi, “nato con 200 anni di ritardo”, Carlo, racconta Caprarica, si lascia toccare ed abbracciare quando si trova nella folla. Alla sua incoronazione Carlo III ha invitato un migliaio di rappresentanti dal mondo del terziario, del volontariato e dei servizi pubblici: un’apertura al mondo del Terzo Settore, che fa onore ad un re attento al sociale e all’ambiente, quale Carlo vuol essere.
Al termine della conversazione, un brindisi conviviale nel segno del Prosecco Doc e in particolare con il Prosecco Doc Brut Nature Millesimato 2022 “Perlae Zero”: perché la cultura intreccia da sempre il suo percorso con l’amore per il territorio, l’antica sapienza di far bene le cose e l’allegria dello scambio libero di pensieri e opinioni. L’incontro è proposto a ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti. È suggerita la prenotazione iscrivendosi sul sito pordenonelegge.it (cliccando alla voce mypnlegge). Info: Telefono 0434.1573100, segreteria@pordenonelegge.it

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E domani, 20 luglio, Antonio Caprarica tornerà a Lignano agli incontri con l’autore e con il vino – promossi dall’Associazione Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito –, dove pure presenterà il libro dedicato al nuovo re della Gran Bretagna, in dialogo con il curatore della rassegna Alberto Garlini. Appuntamento come sempre alle 18.30 a ingresso libero al PalaPineta nel Parco del Mare, proprio nel cuore di Lignano Pineta. Incontri d’autore per vini d’autore, dunque, per un vero connubio fra letteratura e gusto: l’azienda vinicola Marco Felluga di Gradisca d’Isonzo proporrà in degustazione il Collio Pinot grigio Mongris. Un vino dal colore giallo dorato con sfumature ramate, il profumo ha pronunciati sentori di fiori d’acacia, ginestra e mela. Gusto elegante e fruttato, corposo e ben strutturato. Persistente nel finale. All’interno del PalaPineta ci sarà un corner allestito da Librerie Coop per poter acquistare le copie dei libri con la possibilità di farsele autografare dagli autori.

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In copertina, lo scrittore Antonio Caprarica atteso a Porcia e a Lignano.

Le Feste con i Ristoranti Buon Ricordo: in Friuli due locali cambiano proposta

(g.l.) Natale e Capodanno con otto nuovi locali nell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, la prima associazione di ristoratori nata in Italia, della quale fanno parte, in Friuli Venezia Giulia, l’hotel ristorante Là di Moret di Udine, la Lokanda Devetak 1870 di San Michele del Carso di Savogna d’Isonzo, il ristorante osteria La Pergola di San Daniele, la trattoria Alla Luna di Gorizia, la locanda Al Castello di Cividale, il ristorante Al Sole di Forni Avoltri, lo storico ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo e la trattoria Da Toni a Gradiscutta di Varmo. Sono quindi 108 i locali (di cui 10 all’estero fra Europa e Giappone) che formano il sodalizio fondato nel 1964 per salvaguardare e valorizzare le tante tradizioni e culture gastronomiche italiane, che allora correvano il rischio di perdersi sotto la spinta dell’omologazione del gusto e della moda della cosiddetta cucina internazionale, mentre la cucina tipica delle regioni era, come scrisse il giornalista-gastronomo Vincenzo Bonassisi, «sconosciuta o negletta». Come è caratteristica dell’associazione, i ristoranti terranno sempre in menu una specialità che rappresenti in maniera significativa la loro terra ed effigiata sul piatto dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare (Salerno) che verrà regalato a chi degusta il Menu del Buon Ricordo, di cui costituirà la portata principale.

Al Castello di Cividale.

New entry e nuovo piatto – Queste le new entry con le loro specialità: il Ristorante Il Grill del Lovera dal 1939 di Cuneo con Gnocchetti di farina di castagna al Castelmagno, il Ristorante Al Colombo a Venezia con Grancevola femena, l’Osteria La Tecchia a Pietrasanta (LU) con Spaghettino “Cavalieri” con arselle viareggine, il Ristorante Mater Terrae a Roma con Rinascimento italiano, il Ristorante Michele Chinappi a Formia (LT) con Filetto di spigola scottato su crema di cacio e pepe con verdure di stagione, l’Antico Francischiello a Massa Lunbrense (NA) con Delizia al Limone, La Cascina 1899 a Roccella Ionica (RC) con Spaghetti alla Corte d’Assise alla vecchia maniera di Gaetano, il Ristorantino Shardana a Parigi con Culurgiones ogliastrini con demi-glace di vitello, Cannonau e tartufo.
Lo Statuto del Buon Ricordo prevede che i ristoranti possano cambiare periodicamente la loro specialità. Per il 2023, lo fanno in quattro. Le nuove proposte sono: L’anatra in 4 salse del Ristorante Olona da Venanzio dal 1922 a Induno Olona (Varese), i Cjarsons di Lia del Ristorante Al Sole a Forni Avoltri (Udine), la Maltagliata di manzo alla longobarda della Locanda al Castello a Cividale (Udine), i Tagliolini giallo mare del Ristorante Sabbia d’Oro a Belvedere Marittimo (Cosenza).

Al Sole di Forni Avoltri.

Guida 2023 anche online – Per conoscere da vicino i ristoranti del Buon Ricordo e le loro specialità, si può consultare il sito www.buonricordo.com o sfogliare la Guida 2023 appena pubblicata, in distribuzione gratuita nei locali associati e scaricabile dal sito. In ogni scheda un QR Code riporta al sito del ristorante, in modo che si possono avere tutte le informazioni a portata di click. Sfogliandola, ci si rende conto di quanta sia la ricchezza e la varietà della cucina regionale italiana, di cui i ristoranti del Buon Ricordo sono portabandiera, proprio come era nelle intenzioni del loro ideatore, Dino Villani, uomo di cultura e straordinario maestro di comunicazione, a cui si devono, fra l’altro, il concorso “5000 lire per un sorriso” che nel 1946 diventò Miss Italia, il Premio Suzzara progettato con Zavattini, l’idea di far diventare il 14 febbraio la Festa degli Innamorati e di creare un dolce-simbolo per Pasqua, la colomba appunto. Nella guida si trovano anche gli Hotel Special, che hanno al loro interno un ristorante del Buon Ricordo.

Il rinnovamento – Il Buon Ricordo, dopo due anni davvero difficili, riparte arruolando nuove e motivate forze e rinsaldando ancor di più i legami e la collaborazione fra i soci, un gruppo di colleghi ma soprattutto di amici che sono stati particolarmente vicini per affrontare insieme, nel modo più propositivo possibile, l’emergenza Covid. A guidare l’associazione è il presidente Cesare Carbone, del ristorante La Manuelina di Recco, con il segretario generale operativo Luciano Spigaroli, del ristorante Al Cavallino Bianco di Polesine Zibello, affiancati dalla vicepresidente Giovanna Guidetti, dell’osteria La Fefa di Finale Emilia.
«Ben 8 colleghi entrano in squadra e sono pronti a contribuire per assicurare alla nostra associazione un grande futuro – dice Cesare Carbone -. Tutto ciò, nonostante siamo tutti ben consci del difficile momento che sta vivendo il mondo intero e in particolare il settore dell’accoglienza. I problemi sono tanti e pensiamo davvero di averli ben chiari nella mente. Per uscire indenni dai prossimi due anni serviranno decisioni importanti che potranno anche stravolgere il modus operandi della nostra associazione degli ultimi 50 anni». «Il Buon Ricordo è pronto per rinnovarsi mantenendo però ben chiaro il proprio Dna, che si identifica nella Cucina della Tradizione – aggiunge Luciano Spigaroli -. D’altronde, lo slogan coniato dai soci fondatori nel lontano 1964 era “Attraverso un paese e la sua cucina”: noi non lo rinneghiamo, anzi vogliamo essere sempre di più un punto di riferimento sicuro per i viaggiatori che in Italia, in Europa e in Giappone (dove pure simo presenti) vogliano regalarsi emozioni enogastronomiche. Questa è la nostra missione e ci crediamo fermamente».

Le new entry con i dirigenti.

I partner – Ad affiancare il Buon Ricordo ci sono importanti partner che ne condividono e sostengono i progetti. Realtà importanti ed autorevoli, simbolo del Made in Italy, che il Buon Ricordo è orgoglioso, e riconoscente, di avere come partner. Si tratta di Bellomo, Confagricoltura, Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Consorzio Franciacorta, Consorzio per la tutela del formaggio Gorgonzola, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Tenuta Margherita, Zanussi Professional.

BUON RICORDO IN FVG

­Hotel Ristorante Là di Moret, Udine
Lokanda Devetak 1870,
Savogna d’Isonzo (Gorizia)
Ristorante Osteria La Pergola,
San Daniele del Friuli (Udine)
Trattoria Alla Luna, Gorizia
Locanda al Castello, Cividale del Friuli (Udine)
Ristorante Al Sole, Forni Avoltri (Udine)
Storico Ristorante Al Ponte, Gradisca d’Isonzo (Gorizia)
Trattoria Da Toni, Varmo (Udine)

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In copertina, la cartina del Friuli Venezia Giulia: in rosso le località in cui ci sono i Ristoranti del Buon Ricordo.

Gran Premio Noè ricorda Roberto Felluga protagoniste le Donne del vino Fvg

di Claudio Soranzo

GRADISCA D’ISONZO – Una rappresentanza delle Donne del vino è stata al centro della tre giorni gradiscana (oggi ultimo giorno) dedicata al Gran Premio Noè, edizione autunnale. La kermesse enologica è riuscita per l’occasione ad aprire e ospitare parte del programma nei locali della conosciutissima enoteca La Serenissima, chiusa da qualche tempo e in attesa di una prossima definitiva riapertura. Oltre alle degustazioni del vino Friulano, che fino a 15 anni fa si chiamava Tocai, e alla presentazione di libri dedicati al vino, la cerimonia di premiazione si è svolta al teatro comunale con tanto di piccolo talkshow finale con parte delle donne premiate.

Le Donne del vino ieri a Gradisca.


Ad aggiudicarsi il riconoscimento sono stati Marco Primosig e la figlia Greta, ai quali è stata consegnata una targa per i traguardi qualitativi raggiunti dalla loro azienda vinicola; all’enologa giramondo, consulente del vino, Annarita Polencig e alla grafica Emanuela Cerato per la ricerca nel design e nella comunicazione di settore, mentre le statuette sono state appannaggio di Walter Filiputti, l’eclettico manager dell’enologia targata Fvg, nonché scrittore, docente e da sempre propositivo delle strategie di marketing; all’Associazione Città del Vino coordinata da Tiziano Venturini e a Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina, Città italiana del vino 2022. Grandi applausi quindi alle Donne del Vino Fvg (enologhe, sommelier, produttrici e ristoratrici), presiedute da Maria Cristina Cigolotti.
Un’emozione palpabile è arrivata dal palco quando è stato consegnato il premio a Ilaria Felluga, in ricordo del padre Roberto, salito a vendemmiare fra le nuvole un anno fa, a soli 63 anni. La figlia, che ne ha preso il testimone, ha portato anche i saluti del nonno Marco, che avrebbe voluto intervenire alla manifestazione, ma costretto a casa da acciacchi di stagione. Il patriarca Marco Felluga ha, infatti, festeggiato poco più di un mese fa il suo 95° compleanno, attorniato dal calore della sua grande famiglia, di parenti e conoscenti.
Sollecitata dal conduttore e organizzatore del Premio, Stefano Cosma, Ilaria ha spiegato quanto sia stato importante suo papà per farle comprendere come bisogna amare e curare la terra e i suoi frutti, nella fattispecie un vino così importante come quello prodotto nei loro vigneti, premiato e apprezzato in tutto il mondo. Ma qual è il valore aggiunto che può dare una donna nel mondo del vino? «Soprattutto quella sensibilità – ha affermato Ilaria Felluga – di poter vedere le cose a 360 gradi e quindi analizzarle al meglio e trarne le necessarie valutazioni, che non sempre un uomo riesce a cogliere. Ricordo ancora mio padre – ha concluso con voce commossa – che mi spronava sempre a tirar fuori quel qualcosa in più per poter affrontare ogni sfida importante, sia nella vita che nel lavoro. Ogni tanto mi diceva che io sono una di quelle donne che possono fare la differenza».

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In copertina, l’imprenditore Roberto Felluga tra i suoi amati vigneti del Collio.

E all’Anteprima del Gran Premio Noè debutta il “resistente” Bianco Preval

di Giuseppe Longo

GRADISCA D’ISONZO – Si scrive Piwi (acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig, cioè vitigni meglio attrezzati ad affrontare le malattie funginee), ma si legge più semplicemente “viti resistenti”. In Friuli Venezia Giulia, grazie all’Università di Udine (Istituto di genomica applicata) e ai Vivai di Rauscedo, come è noto, sono state create diverse nuove varietà, che hanno pure cominciato a produrre uva e quindi a dare i primi vini, peraltro subito promossi e apprezzati, anche perché ottenuti da vigneti meno trattati e quindi più in linea con il rispetto dell’ambiente. Come il Bianco Preval (dal nome di una nota area cormonese) degustato fra i numerosi Friulani e spumanti proposti a Gradisca d’Isonzo al termine dell’incontro organizzato quale Anteprima al Gran Premio Noè, la prestigiosa manifestazione dedicata al Vigneto Fvg.


Bianco Preval è un vino tutto Made in Gradisca, perché frutto del lavoro di studenti, insegnanti e personale tecnico dell’Istituto Agrario Giovanni Brignoli, diretto dal professor Marco Fragiacomo. Come informa la controetichetta, “è ottenuto dai vitigni resistenti Soreli e Fleurtai, derivati per incrocio con una varietà locale. La coltivazione biologica e il limitato numero di trattamenti permettono di ridurre l’impatto ambientale, mentre l’inerbimento, l’assenza di irrigazione e il ridotto numero di gemme a ettaro contengono la produzione. L’uva, raccolta manualmente, dopo una soffice pressatura, viene vinificata in acciaio con frequenti “battonage”. Il risultato è un vino dagli aromi intensi e persistenti, floreali e fruttati, con note di erbe aromatiche e spezie”.
La degustazione ha seguito, come si diceva, la cerimonia avvenuta in sala Bergamas dove c’era stata anche una interessante tavola rotonda, coordinata da Stefano Cosma, sul tema “Tocai Friulano: presente e futuro di un vino autoctono declinato al femminile”. Dopo l’intervento di Claudio Fabbro, autore del libro “Il Vigneto Friuli dall’arrivo dei romani alla partenza del Tocai”, hanno parlato Cristina Burcheri, coautrice del libro “Vitti di Tocai… 300”, Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Fvg, e Stefano Gri, presidente dell’Associazione Piwi Fvg, quella appunto che riunisce i produttori di vini da “viti resistenti”. C’era anche Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, ancora raggiante per il successo del concerto a Castelmonte (con abbinata degustazione di otto Schioppettini di Prepotto e di Cialla, perfettamente presentati dalla sommelier Liliana Savioli, pure presente all’Anteprima gradiscana) della sera precedente e oggi ancora più felice per lo straordinario esito della tappa del Giro d’Italia conclusasi ieri pomeriggio proprio dinanzi allo storico Santuario mariano.
La degustazione, abbinata a prodotti del territorio, in collaborazione con le Pro Loco di Gradisca d’Isonzo e di Duino Aurisina – entrambe Città del vino Fvg e la seconda investita, come è noto, anche dall’onore di rappresentare quest’anno non solo le trenta della nostra regione, ma anche tutte le Città che sono disseminate lungo lo Stivale e nelle Isole – ha visto una applaudita passerelle di ottimi bianchi, quasi tutti Friulano (ex Tocai) e spumanti, accanto appunto al Bianco Preval “resistente” prodotto a Gradisca. Ecco i protagonisti: con l’Istituto Brignoli, c’erano Butussi, Cantina di Cormons, Sant’Elena, Blason, Borgo Trevisan, Sirch, Conte d’Attimis Maniago, Antonutti, Cantina Rauscedo, Gri Alessio, Scubla, Uninersità di Udine Oro Patriarchi, Venica, Specogna, Felluga Marco, Luisa, Collavini, Zorzettig, Bortoluzzi, Terre Faet Andrea Drius, Castello di Buttrio, Vie d’Alt, Canus, Muzic e Gigante. Vini che ancora una volta hanno dimostrato, ma non ce n’era bisogno, di quanto il Vigneto Fvg sia vocato alla produzione di bianchi, tanto che si sono affermati in tutto il mondo. E il caro, vecchio Tocai – che oggi si chiama, ingiustamente, solo “Friulano” – continua a esserne il portabandiera, anche se quantitativamente da tempo superato da altre varietà che, secondo le mode del momento, vanno per la maggiore.

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In copertina e qui sopra la degustazione; all’interno, il Bianco Preval e la tavola rotonda in sala Bergamas.

Gradisca, anteprima del Gran Premio Noè tutta dedicata al Tocai friulano

(g.l.) A Gradisca d’Isonzo si riparla di “Gran Premio Noè”, la prestigiosa manifestazione dedicata ai vini del Vigneto Fvg. Tanto che domani, 22 maggio, ci sarà una importante anteprima che prenderà il via alle 17 con l’arrivo della “Passeggiata eno-naturalistica”, accolto dal saluto delle prime cittadine della stessa località marciana, di Duino Aurisina e di Prepotto. Al termine della breve cerimonia, in sala Bergamas seguirà una tavola rotonda sul tema “Tocai Friulano: presente e futuro di un vino autoctono declinato al femminile”.
Dopo l’intervento di Claudio Fabbro, autore del libro “Il Vigneto Friuli dall’arrivo dei romani alla partenza del Tocai”, parleranno Cristina Burcheri, coautrice del libro “Vitti di Tocai… 300”, Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Fvg, e Stefano Gri, presidente dell’Associazione Piwi Fvg. Moderatore il giornalista Stefano Cosma.
Seguirà una degustazione di vini Friulano – il nome che appunto sostituisce da anni quello della varietà autoctona Tocai friulano, dopo il tanto contestato divieto – abbinati a prodotti del territorio, in collaborazione con la Pro Loco di Gradisca d’Isonzo e la Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina.

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In copertina, bellissimi grappoli di Tocai, storica varietà del Friuli il cui vino può essere presentato soltanto come “Friulano”.

Gradisca e la “Rosa dell’Isonzo” radicchio pregiato da far conoscere e valorizzare

di Claudio Fabbro

Città del Vino, Gradisca d’Isonzo in Provincia di Gorizia, ricca di storia, di cultura ed arte. Doveva essere molto importante anche nei secoli passati se riuscì a scomodare persino Leonardo da Vinci, cui venne affidata la progettazione d’opere finalizzate a difenderla dagli attacchi dei Turchi e che tuttora fanno da cornice, con castello e cinte murarie. È sede di una storica Enoteca Regionale (“La Serenissima”, di cui si attende ansiosamente la riapertura) e di un benemerito Istituto Tecnico Agrario, il “Brignoli”, che – presieduto da un professore appassionato e carismatico al contempo, Marco Fragiacomo, nel 2018 insignito del Premio Foglia d’Oro a Dolegna del Collio – sta formando da anni tecnici preparatissimi sia in settore vitivinicolo (vini fermi, ma anche spumanti) che in altre specializzazioni. Fra questi troviamo anche giovani attratti da realtà agricole di nicchia fra cui, in particolare, l’ortofloricoltura. Presso l’Istituto ha sede, infatti, l’Associazione Produttori “Rosa dell’Isonzo”, le cui aziende si trovano a cavallo dello storico fiume Isonzo, in diverse Città del Vino: fra queste anche le new entry Moraro e Mariano del Friuli.

Fragiacomo con Fabbro a Dolegna.


Era partito subito con il piede giusto il Progetto di valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, che fu anche protagonista prima dello scoppio della pandemia di tre giornate dedicate all’orticoltura, alla storia ed ovviamente alla degustazione, anche in abbinamento con diversi vini Doc Friuli Isonzo. Il progetto per la selezione di un nuovo radicchio ha quale capofila, appunto, l’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” e 25 produttori situati fra Gorizia e Fiumicello.
È stato registrato il marchio “Rosa dell’Isonzo”, si sono create le cassette ed i sacchetti per il confezionamento, si è costituito un Consorzio (www.rosadellisonzo.it), redatto un disciplinare e soprattutto sviluppato, in collaborazione con l’Ersa, un lavoro di selezione genetica degli ecotipi per giungere a definire una o due varietà standard, caratterizzate da caratteristiche estetiche e organolettiche ben definite. Il progetto ha una valenza sia didattica, volta a formare gli studenti nell’ambito della filiera orticola specializzata che imprenditoriale, in quanto si stanno aggregando e coordinando i produttori, creando massa critica di uno specifico prodotto.
In questo contesto, nel 2019 si era tenuta a Gradisca d’Isonzo una festa dedicata proprio alla Rosa dell’Isonzo nel parco della città. Tra chef che sperimentavano curiosità culinarie e una mostra dei produttori, il coordinatore dell’evento, perito agrario Giovanni Cattaruzzi, assieme agli organizzatori gradiscani Lucio Vittor e Paolo Mucchiut, aveva voluto inserire alcuni interventi tecnici volti a presentare compiutamente lo stato dell’arte del progetto.
Nell’occasione, era stato presentato il libro “La Rosa dell’Isonzo – Colori e sapori di una squisita storia del Friuli Venezia Giulia”. Quindi, in una successiva ed affollata tavola rotonda, che ho avuto il piacere di coordinare, erano intervenuti, con relazioni di apprezzato spessore, oltre al preside Marco Fragiacomo, l’assessore del Comune di Gradisca, David Cernic, i periti agrari Paolo Cappelli (Coldiretti – Campagna Amica ) e Giovanni Cattaruzzi (coordinatore del Progetto). Le conclusioni erano state affidate al presidente del Consorzio, Franco Baiutti, orticoltore e frutticoltore in Fiumicello, il quale aveva voluto rimarcare come ”l’intelligenza , disponibilità e lungimiranza imprenditoriali e l’eccellente rapporto fra Istituzioni (“Brignoli” in primis) ed organizzazioni professionali (Coldiretti, Campagna amica) siano riuscito, nel breve periodo, a superare divisioni e presunte classificazioni territoriali attivando un sistema da portare ad esempio”.
A seguire le degustazioni guidate di interpretazioni gastronomiche diversificate dal noto chef Giorgio Dal Forno (Antica Trattoria “Alle Viole” di Gradisca), intervistato dalla brillante Lisa Rossi, ed incontri diretti da parte di centinaia d’enogastronomi con gli allora 23 produttori della Rosa in un territorio felice ed altamente vocato che unisce l’Isontino alla “Capitale della Pesca” Fiumicello, in un significativo e molto gradito esempio di “Km Zero“.
L’occasione era stata propizia – per chi scrive – per illustrare ai partecipanti il ruolo importante che l’Associazione nazionale Città del Vino riveste e che da una trentina d’anni ha dato (e dà) molto per valorizzare le produzioni vitivinicole del cosiddetto “Vigneto Friuli”. Amministrazioni ed organizzazioni professionali, produttori singoli ed associati, oggi in Friuli Venezia Giulia – con il coordinamento apprezzato e puntuale di Tiziano Venturini – si ritrovano in un progetto condiviso e molto utile per dare visibilità e consolidare l’immagine di realtà in crescita, in un positivo ricambio generazionale che unisce le colline (Collio e Colli orientali) all’Isonzo, alle Grave ed Riviera friulana.

Il convegno del 2019.

CAMPAGNA DI PRODUZIONE
2021/2022

Andamento stagionale

La campagna di produzione del radicchio invernale Rosa dell’Isonzo si è svolta in condizioni climatiche favorevoli. Le gelate (con temperature mai al di sotto di -2/-3 °C) hanno consentito di ottenere un’ottima materia prima già in campo, pronta per la forzatura. Il prodotto è risultato infatti caratterizzato da un’accesa colorazione rosso rubino brillante e bianco avorio, organoletticamente caratteristico ed una qualità complessiva superiore alla media. L’annata si è protratta fra fine dicembre 2021 e metà marzo 2022 e può essere considerata fra le migliori degli ultimi anni.

Dati statistici socio-economici

Hanno partecipato alla campagna di produzione 22 soci le cui aziende sono collocate in 11 Comuni con un indotto occupazionale stimato di 60 unità lavorative fra familiari e dipendenti. La produzione commercializzata di prodotto fresco ha toccato i 25.400 chili per un fatturato che sfiora i 350.000 euro. La produzione di conserve e prodotti trasformati (radicchio in agrodolce e creme) è ancora limitata, ma in via di progressivo aumento.

Canali commerciali

Nella campagna 2021/2022 la Rosa dell’Isonzo ha contribuito in modo decisivo a sostenere l’economia delle piccole aziende a conduzione familiare che hanno commercializzato il radicchio tramite vendita diretta in azienda (oltre 8.900 chili), mentre i produttori più strutturati hanno utilizzato canali commerciali specializzati come i mercati generali (10.900 chili), Gdo – Grande Distribuzione Organizzata (1.900 chili), Horeca – Ristoranti e gastronomie (1.300 chili) e dettaglianti (2.400 chili).

Destinazione del prodotto
Gran parte della produzione è stata commercializzata in Friuli Venezia Giulia (21.500 chili) ed anche sul restante territorio nazionale, in particolar modo in Veneto, Trentino, Lombardia, Campania e Toscana; stanno assumendo un significativo peso economico le esportazioni caratterizzate da una domanda progressivamente sempre maggiore proveniente dall’Austria e dalla sua capitale Vienna.

Conclusioni

La Rosa dell’Isonzo costituisce una filiera agroalimentare fortemente orientata allo sviluppo di collaborazioni fra produttori con l’obiettivo di migliorare le ricadute economiche e sociali sul Friuli Venezia Giulia 86%, altre regioni italiane 7% territorio, Estero 7%. Dall’analisi dei dati della terza annata produttiva si può evincere l’importanza dell’idea progettuale a scopo didattico ed imprenditoriale partita dall’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo e proseguita grazie all’impegno dei 25 soci effettivi del Consorzio.

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In copertina e qui sopra la “Rosa dell’Isonzo” un radicchio pregiato con ottime prospettive.

AGRIFLASH.FVG – E non solo…

Le “viti resistenti” oggi a Gradisca – Obiettivo sulla nuova vitivinicoltura Fvg oggi a Gradisca d’Isonzo, dove si porrà l’accento sulle ormai note “varietà resistenti” che coniugano la qualità della produzione con la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, richiedendo meno interventi chimici per la loro difesa dagli attacchi parassitari. Nel Teatro comunale, dalle 15 alle 18, si terrà infatti l’annunciato convegno sul tema “Le varietà e i vini resistenti del Friuli Venezia Giulia”, organizzato dal locale Isis “Brignoli-Einaudi-Marconi” con la collaborazione di Piwi Fvg e con il patrocinio del Comune di Gradisca. La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi ed insetti verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto, la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità. Per saperne di più, allievi dell’Istituto agrario gradiscano, tecnici e viticoltori potranno ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Iga ovvero Institute of Applied Genomics), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (“Brignoli”), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura. Dopo il convegno – moderato dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi -, i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi, guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Collabora all’iniziativa anche la Bcc Staranzano-Villesse.

Agricoltura in difficoltà per poca acqua – «Ci troviamo a vivere una situazione certamente delicata, con condizioni meteo che, per mesi, hanno visto un’assenza di precipitazioni sulla nostra regione, sia nel periodo della fine dello scorso anno, tra novembre e dicembre, sia in questi primi tre mesi del 2022. È evidente a tutti che oggi la capienza dei nostri sistemi di stoccaggio dell’acqua, per quello che è l’utilizzo irriguo, è al limite. Così come è evidente a ciascuno di noi che i corsi d’acqua si stanno prosciugando e stanno andando in asciutta. C’è una oggettiva difficoltà che, però, cade fortunatamente in un momento in cui le colture non sono ancora in fase di vegetazione». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e Montagna, Stefano Zannier, intervenuto a un incontro tenutosi nella sede di Udine della Regione Fvg, incentrato sul problema della carenza idrica e sulle possibili criticità legate al settore agroalimentare del Friuli Venezia Giulia; vertice al quale hanno preso parte i presidenti e i direttori dei consorzi di bonifica e i rappresentanti delle associazioni agricole del territorio. «Si sta approssimando, tuttavia, il periodo delle semine e quindi, il possibile perdurare della situazione di siccità, potrà creare delle condizioni di difficoltà; una condizione di sollievo potrà arrivare dalle precipitazioni previste nei prossimi giorni, che speriamo siano sufficienti a dare ristoro – ha detto Zannier, che ha ascoltato e recepito le istanze delle associazioni di categoria e dei consorzi -. È altrettanto evidente che, non essendoci delle soluzioni immediate da poter attuare in questi frangenti, l’utilizzo assolutamente consapevole della risorsa idrica sarà indispensabile, unito, ne consegue, a una gestione oculata del bene acqua. Sarà essenziale evitare qualsiasi tipo di gestione che possa portare a un uso scorretto e improprio di quello che ormai è diventato un bene assolutamente ricercato – ha chiuso Zannier -. Oggi l’acqua manca non solo per l’agricoltura ma anche per altre necessità fondamentali: dobbiamo guardando globalmente alla gestione complessiva di questa risorsa per non trovarci costantemente ad avere delle situazioni di squilibrio». Nel corso del lungo incontro, l’assessore Zannier ha avuto modo di ascoltare e recepire, per voce dei loro rappresentanti, le problematiche e le istanze degli agricoltori e di chi opera nello strategico primo settore, assicurando l’appoggio della Regione in questo momento critico, in cui non solamente la carenza idrica pesa ma anche la generale situazione di difficoltà internazionale.

La moria di pesci nell’Isonzo – I fenomeni di secca grave che hanno causato una moria di pesci nell’alveo dell’Isonzo sono una delle conseguenze più gravi della perdurante siccità. Per questo l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, rivolge un appello ai cittadini affinché segnalino alla Regione le situazioni di grave mancanza idrica, con appunto morie di pesci, nei corsi d’acqua del Friuli Venezia Giulia. Le segnalazioni possono essere fatte al numero verde della Protezione civile regionale 800 500 300 oppure scrivendo una mail all’Ente Tutela patrimonio ittico all’indirizzo etpi@regione.fvg.it. «La situazione legata alla carenza idrica ha raggiunto livelli di gravità importante – ha ribadito Zannier -, l’altro giorno abbiamo dovuto decretare lo stato di estrema pericolosità rispetto al rischio di incendi boschivi. Ad oggi continuiamo a registrare un calo delle portate con asciutte improvvise in tutto il reticolo idrografico regionale. Facciamo fatica ad arrivare in tempo per salvare la fauna ittica quindi il mio richiamo è alla massima collaborazione di tutti i cittadini affinché possano darci modo di ricevere in tempo le segnalazioni di eventuali asciutte. Solo così possiamo far intervenire i mezzi in maniera tempestiva. D’altro canto, non abbiamo alcuno strumento per invertire il fenomeno siccitoso, perché fino a che non arriveranno delle precipitazioni capaci di ricondurre le portate a un livello accettabile, questo sarà un periodo decisamente critico. Le previsioni danno per la fine del mese qualche evento piovoso in alcune zone della regione, ma non sappiamo ancora la possibile entità del fenomeno». Zannier ha inoltre comunicato che il comitato ittico ha deciso di posticipare di una settimana l’apertura della stagione di pesca nella zona B con possibilità di posticiparla ulteriormente qualora le precipitazioni non arrivino, mentre fortunatamente non sono iniziate le immissioni di pesci, decisione questa dovuta proprio alla situazione di prolungata carenza idrica.

Viabilità nel pel Parco delle Prealpi Giulie – «Aggiornare e consolidare gli obiettivi strategici del Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie. Questo l’obiettivo della Regione per lo sviluppo della viabilità silvo-pastorale in Val Resia, per l’accesso al patrimonio boschivo, ai pascoli in quota e per il mantenimento degli edifici rurali del territorio». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse forestali e Montagna, Stefano Zannier, intervenuto a un incontro, che ha promosso e coordinato, tenutosi nel municipio di Resia, assieme al sindaco Anna Micelli, al primo cittadino di Resiutta, Francesco Nesich, e al presidente del Parco, Annalisa Di Lenardo. «La Regione – ha detto Zannier – è indirizzata a coniugare le necessità e i fabbisogni in materia di ambiente ed economia, attraverso la sinergia delle azioni in ambito di conservazione e tutela ambientale, ma anche dello sviluppo economico sostenibile e delle politiche che traguardino il rafforzamento della presenza dell’uomo in questo contesto territoriale». Durante l’incontro l’assessore regionale ha sottolineato la centralità che hanno le infrastrutture di viabilità agro-silvo-psatorale, da innestarsi razionalmente sulle strade comunali; questa viabilità deve svolgere una pluralità di funzioni collegate alla gestione attiva e sostenibile delle foreste, anche a fini antincendio boschivo, o per interventi in caso di calamità naturali, al fine di raggiungere i pascoli e le malghe in quota e per consentire, infine, un turismo lento e legato all’uso delle biciclette. In ambito forestale è stata condivisa la necessità di valorizzare le specifiche risorse in particolare quelle maggiormente presenti, come il faggio e il pino nero d’Austria, quest’ultimo utilizzabile nelle attività di sistemazione idraulico forestale. «È nel nostro intento – ha concluso Zannier – potenziare le infrastrutture viarie silvo-pastorali e migliorarle sotto il profilo tecnico e costruttivo, ispirandosi a criteri di bioingegneria naturalistica. Così come riteniamo importante la valorizzazione del torrente Resia, per quel che attiene il profilo naturalistico e della difesa delle sponde, per non compromettere sentieri e viabilità dei versanti».

I migliori vini del Veneto a Treviso – Due giorni per degustare i migliori vini del Veneto nei luoghi più suggestivi della città: Vinetia Tasting – La Guida dei Vini del Veneto a Treviso è in programma sabato 14 e domenica 15 maggio nel capoluogo della Marca trevigiana. Durante l’evento dell’Associazione Italiana Sommelier Veneto sarà possibile scoprire i vini di 100 aziende selezionate nella guida Vinetia.it, che ogni anno raccoglie il meglio del mondo enoico regionale e si propone sempre più come strumento di promozione turistica, grazie a una nuova sezione dedicata ai territori, ai prodotti tipici, ai luoghi della cultura e ai percorsi enoturistici veneti. Oltre ai banchi d’assaggio, a Treviso è in programma anche un fitto calendario di degustazioni guidate ed eventi. «Vinetia Tasting è molto di più che una manifestazione dedicata al vino – spiega Marco Aldegheri, presidente di Ais Veneto –. Sempre di più infatti vogliamo raccontare la bellezza del territorio veneto e del suo paesaggio attraverso la cultura enogastronomica, patrimonio ricchissimo della nostra regione. A tal proposito, è significativo il fatto che la città di Treviso abbia aperto le sue porte e abbia deciso di ospitare il nostro evento accogliendoci nei suoi spazi più preziosi: un gesto che racconta come sempre più vino, turismo e cultura siano intimamente legati». Durante Vinetia Tasting verranno consegnati anche i premi del Memorial Dino Marchi, alla sua prima edizione. Il riconoscimento, dedicato al presidente di Ais Veneto scomparso nel 2014, è nato con l’obiettivo di valorizzare le competenze di giovani talenti della narrativa per diffondere la cultura del vino e del cibo attraverso la proposta di spazi di attrazione turistica nel territorio veneto. Il premio non ha finalità di lucro ed è aperto esclusivamente agli allievi del Master in Cultura del Cibo e del Vino – Ca’ Foscari Challenge School e del Master in Restaurant Business Management (2° anno) di Fondazione ITS Academy Turismo Veneto. I concorrenti dovranno raccontare un itinerario nel territorio veneto enfatizzando elementi storici, artistici, architettonici e paesaggistici, intimamente legati al mondo del vino e della gastronomia regionale. Il percorso dovrà essere composto da una serie di tappe che comprendano anche alcune aziende produttrici di vino, presenti sulla guida Vinetia.it (vinetia.it/aziende). Una giuria valuterà gli elaborati e assegnerà una borsa di studio agli autori dei tre migliori itinerari.

Sul Garda vola il Chiaretto di Bardolino – Il Chiaretto di Bardolino ha chiuso il primo bimestre del 2022 con una crescita su base annua del 26,7% e si prepara a riproporre il grande evento del vino rosa veronese: domenica 1 maggio l’Istituto Tusini di Bardolino, specializzato nella formazione di giovani operatori di cantina e vigneto, ospiterà la tredicesima edizione di Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino, organizzata dal Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino. In degustazione ci saranno le nuove annate in commercio del vino rosa da uve Corvina che nasce sulla sponda orientale del lago di Garda. In larghissima parte, si tratterà di etichette della vendemmia 2021, la prima nella storia per la quale è obbligatoria la nuova menzione “Chiaretto di Bardolino”, entrata in vigore con il disciplinare approvato lo scorso anno, al posto della vecchia denominazione “Bardolino Chiaretto”. In aggiunta, saranno a disposizione alcune “selezioni” affinate uno o due anni in cantina, anch’esse di nuovo ingresso sul mercato. Quest’anno, inoltre, nella sezione dedicata alla stampa, l’Anteprima sarà internazionale: per la prima volta, l’iniziativa vedrà tra i protagonisti i grandi vini rosé francesi, con la presenza dei produttori di Rosés de Terroirs, associazione recentemente nata in Francia, cui sono state invitate a far parte, uniche realtà non transalpine, anche due aziende del Chiaretto di Bardolino. Oltre alle masterclass sui vini di Rosés de Terroir, in programma una degustazione dedicata alla Aoc Tavel, denominazione della Valle del Rodano che nel 1936, prima al mondo, ha previsto esclusivamente vini rosé nel proprio disciplinare. Per il pubblico, saranno a disposizione i rosé della Côtes du Rhône del Domaine de l’Odylée, con la presenza della vignaiola indipendente Odile Couvert. «Dopo due anni di stop forzato – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino – siamo davvero felici di poter presentare al pubblico la nostra nuova annata, nonché di ospitare il Consorzio del Tavel e i produttori di Rosés de Terroirs in una nuova sede, il centro di formazione professionale salesiano del Tusini, sulla Rocca di Bardolino, nel cuore dei nostri vigneti. Intanto, registriamo con grande soddisfazione la crescita a doppia cifra del Chiaretto di Bardolino: il nuovo nome, entrato ufficialmente in vigore dalla vendemmia 2021, sembra portare decisamente bene, visto che in due mesi abbiamo già collocato 1,4 milioni di bottiglie, con un incremento a doppia cifra».

Il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene – Bellenda con S.C. 1931 affronta il mondo del Prosecco Superiore con un approccio innovativo e creativo, ritagliandosi una nicchia produttiva esclusiva con il Metodo Classico e con processi naturali di fermentazione. Ispirato al nome del fondatore, Sergio Cosmo, e al suo anno di nascita, il Conegliano Valdobbiadene Docg Pas Dosé di Bellenda è un’esperienza che evolve di annata in annata. Una bollicina non convenzionale, dalla decisa personalità, che regala note intriganti e sfumature sorprendenti agli occhi, al naso e al palato. Quando si parla di Prosecco si pensa a un vino di pronta beva da consumare in tempi brevi. S.C. 1931, invece, regala col passare degli anni un’evoluzione che rimanda alle particolarità tipiche di altri grandi Metodo Classico. In un viaggio tra le sublimi sfumature di questo spumante, le prime annate si differenziano dalle ultime per la metodologia di vinificazione utilizzata: inizialmente il processo avveniva in tini aperti con bucce, poi l’azienda ha preferito l’impiego di barili da 500 litri con una minore presenza di fecce. Una trasformazione che nelle annate più giovani di S.C. 1931 esprime le linee caratteristiche del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, per virare col tempo verso note armoniose che ricordano prima la voluttuosità del pan brioche e della crema pasticcera, poi l’aroma speziato dello zafferano, degli agrumi canditi e delle nocciole tostate. Infine, le annate più mature offrono un’incredibile complessità e una spiccata mineralità, con interessanti sentori di idrocarburo, miele e caramella d’orzo. Realizzato con uve glera provenienti dalle colline di Carpesica, in quel di Vittorio Veneto, S.C. 1931 è un Prosecco Superiore DOCG Metodo Classico Pas Dosé la cui fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in recipienti di legno senza controllo di temperatura, con una leggera malolattica prima della presa di spuma. L’affinamento su fecce fini per tre mesi è seguito da spumantizzazione in bottiglia e da sosta sui lieviti di 22-24 mesi, per rifinire il tutto da successiva sboccatura e ricolmatura senza dosaggio.

A Pasqua con la colomba al cioccolato  dell’Ecuador – Pasticceria Filippi per la Pasqua 2022 sceglie di celebrare nelle sue colombe uno degli ingredienti più amati in pasticceria: il cioccolato. Grazie alla costante ricerca e al desiderio di esplorare nuovi gusti, Andrea Filippi, titolare dell’azienda vicentina, ha creato delle ricette che giocano con i sapori e le consistenze, proponendo diversi abbinamenti nella Colomba con Cioccolato, Colomba con Pere e Cioccolato e Colomba con Arancia e Cioccolato. Il punto di partenza di tutti i prodotti è sempre la materia prima, che viene selezionata con attenzione per garantire ingredienti di ottima qualità, la cui filiera sia tracciata e sostenibile: la cura verso l’ambiente e la comunità fa parte delle pratiche di una Benefit Corporation quale è Pasticceria Filippi. Il cacao per le gocce di cioccolato delle Colombe nasce nelle piantagioni attorno a un piccolo villaggio dell’Ecuador, raggiungibile solamente in barca, dove quasi tutta la popolazione è dedita alla sua coltivazione. Grazie a una cooperativa locale, qui i produttori riescono a mantenere un elevato standard qualitativo e allo stesso tempo a valorizzare le relazioni umane e professionali. Il cioccolato fondente è ottenuto da una selezione di fave di cacao Criollo e Trinitario e ha una percentuale minima del 60%, ideale per integrarsi al meglio con la pasta lievitata e con gli altri ingredienti. Si presenta al gusto decisamente intenso, esprimendo note lievemente acidule tipiche dei frutti rossi, con delicati sentori di frutta secca: per gli amanti del cioccolato in purezza la Colomba con Cioccolato è un trionfo di gusto. Si evolve in unione alle pere candite naturalmente, senza pressioni meccaniche e senza zuccheri aggiunti, nella Colomba con Pere e Cioccolato, che crea al palato un’avvolgente morbidezza, dove la delicata dolcezza delle pere mitiga le note più astringenti del cioccolato. D’altra parte anche la leggera acidità dei cubetti di arancia ben si compensa con la rotondità del cioccolato, creando un equilibrio di raffinata eleganza nella Colomba con Arancia e Cioccolato.