Nozze Friuli-Valpolicella, Tommasi leader dell’Amarone punta sui grandi bianchi della Marco Felluga

di Giuseppe Longo

Nozze in vista per il Friuli con la Valpolicella, la Doc veneta nota a tutti per l’inconfondibile Amarone. Come ha riferito in questi giorni il Sole24Ore, Tommasi Viticoltori, storica azienda produttrice proprio del famoso vino, sarebbe infatti in procinto di rilevare la Marco Felluga di Gradisca d’Isonzo, prestigiosa cantina forte di 50 ettari di vigneti, 4,5 milioni di fatturato e 500 mila bottiglie prodotte. Secondo il quotidiano di Confindustria, le trattative sarebbero a buon punto tanto da portare a conclusione l’importante affare proprio in questi giorni.

Marco Felluga


«Prosegue quindi – osserva Giorgio dell’Orefice nel suo articolo – la grande campagna di acquisizioni che Tommasi Viticoltori ha avviato un po’ in sordina nel ’97, ma che poi ha vissuto una grande accelerazione a partire dagli anni 10 del 2000. Uno shopping che l’ha portata a uscire dalla comfort zone della Valpolicella e portare il proprio know how enologico in diversi altri territori del vino tanto che oggi, con l’ultima operazione, si avvicina alla soglia dei 900 ettari di vigneti. Una dimensione che in Italia contano pochissime altre aziende e che fa di Tommasi un player del vino in grado potenzialmente di concorrere con i leader vitivinicoli mondiali».
«In questo quadro – aggiunge l’autorevole giornale economico – l’acquisizione della friulana Marco Felluga va inoltre a rafforzare non solo le proprietà terriere di Tommasi Viticoltori ma soprattutto il suo portafoglio prodotti. L’azienda infatti nata e cresciuta prevalentemente con i vini rossi della Valpolicella, negli anni ha aggiunto le produzioni sempre di vini rossi della Toscana (con anche Montalcino), della Puglia e della Basilicata. Poi in anni più recenti ha avviato una strategia di diversificazione anche sui vini bianchi, in linea con le tendenze del mercato». Ed è quello che ha fatto puntando proprio all’acquisizione della Marco Felluga.
Questa importante operazione commerciale seguirebbe un’altra altrettanto strategica acquisizione avvenuta tre anni fa, sempre nella zona Collio, quando la cantina Jermann aveva raggiunto un’intesa con la toscana Marchese Antinori – amministratore delegato Renzo Cotarella, fratello di Riccardo leader di Assoenologi -, la quale aveva rilevato la maggioranza del capitale, assumendo quindi il controllo del marchio noto in tutto il mondo.

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In copertina, un’immagine delle famose cantine Tommasi nella Doc Valpolicella.

Pinot grigio, anche una masterclass con degustazione prima del Forum di Verona

(g.l.) Fari puntati sul Pinot grigio delle Venezie – prodotto nei vigneti di Friuli, Veneto e Trentino – stamane a Verona dove, come annunciato anche ieri, si è aperto il secondo Forum internazionale dedicato a a questo vino, vero fenomeno produttivo del Triveneto. L’evento, che si tiene al Teatro Ristori, prevede due sessioni di approfondimento su valori della Doc delle Venezie, dinamiche ed innovazioni del mercato, analisi dei consumi, prospettive di crescita e strategie per aumentare il posizionamento e la redditività nei Paesi di riferimento.

Il convegno è moderato da Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian e giornalista esperto di marketing internazionale del vino. Dopo l’intervento introduttivo del presidente del Consorzio Albino Armani, la prima sessione sta analizzando i trend e le innovazioni del settore, dal sostenibile al low and no alcol, con un focus sulle politiche europee nel sistema vitivinicolo, per poi entrare nel merito dei valori della Denominazione d’Origine delle Venezie, cioè territorio, qualità certificata e stile unico.
L’importante incontro di oggi è stato preceduto ieri pomeriggio da una partecipatissima masterclass proprio sul Pinot grigio abbinata anche a una degustazione che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Daniele Cernilli, direttore responsabile di Doctorwine nonché curatore della Guida Essenziale ai Vini d’Italia, che oggi si soffermerà sul rapporto del Pinot grigio Doc delle Venezie con il mercato italiano e la valorizzazione delle qualità tanto amate dal consumatore internazionale anche nel suo territorio di origine. Tra i numerosi tecnici intervenuti alla masterclass anche l’enologo Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, già presidente di Assoenologi Fvg, che ha sottolineato l’importanza di questo vitigno nell’economia del Nordest e in particolare nella realtà produttiva sanvitese nella quale attualmente sta operando.
«La masterclass – ci ha spiegato Rizzi – si è concentrata su alcuni campioni di Pinot grigio di annate diverse e di diversa tipologia produttiva. All’inizio è stata focalizzata la zona di origine del Pinot grigio mondiale per poi ribadire che il 50% della produzione del pianeta è ottenuta in Italia e l’85% nel Nordest, pari a 250 milioni di bottiglie. Si tratta della maggiore Doc italiana con circa 27 mila ettari di vigneti.  Innanzitutto, si è fatta una panoramica attraverso interessanti immagini di carte geologiche che evidenziano le diverse strutture dei terreni vitati. Quindi, un focus sul sistema produttivo del vino. Dalla tradizionale vinificazione in bianco (che è quella maggiormente usata) fino alla leggera macerazione sulle bucce, per la vinificazione ramata».


E l’enologo Rizzi prosegue: «La masterclass non aveva nessuna conduzione fissa. Infatti, dopo la presentazione del presidente Armani, si sono susseguiti gli interventi di alcuni buyer internazionali, di Masterwine, presidenti di Consorzio (per il Fvg Stefano Trinco che ha posto l’accento sull’importanza che questa varietà riveste in regione, vista la quantità di ettari vitati). Interessante, poi, l’intervento di Daniele Cernilli, direttore di Doctor Wine, grande conoscitore del territorio, che ha sottolineato come la qualità dei vini degustati determini la linea guida oggi ricercata dal consumatore. I vini degustati, di tutte le zone della Doc, hanno offerto un percorso interessante perché ci ha presentato l’intera gamma produttiva che oggi l’enologo dispone. Sicuramente, a prescindere dalle moderne tecniche, l’importante è mantenere una sua riconoscibilità degustativa e  migliorare costantemente la qualità in campagna e in cantina».
«I vini – conclude Rizzi – sono stati assaggiati in forma anonima, annata compresa: il primo, un vino semplice rivolto ad un’ampia fascia di consumatori; il secondo uno più corposo; il terzo un  Pinot grigio veneto; il quarto un Pinot grigio trentino; il quinto un Pinot grigio friulano. Con questi tre si è potuto notare le differenze dettate dalle diverse zone climatiche. Ma altre degustazioni hanno riguardato vini con diverse modalità di macerazione leggera e altri per constatare la loro durata nel tempo. Molto interessante un Pinot grigio del 2016».

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In copertina, intervento del dottor Daniele Cernilli durante la degustazione di ieri pomeriggio a Verona.

Ma che bella festa a Prepotto-Dolegna sul Ponte dello Schioppettino! Un vero e proprio en plein per Calici di Stelle 2023

di Giuseppe Longo

PREPOTTO – Che bella festa sul Ponte dello Schioppettino! Ieri sera, Calici di Stelle targata Prepotto-Dolegna ha fatto veramente l’en plein, registrando una partecipazione mai vista (non meno di duemila persone!) grazie anche alle ottime, finalmente, condizioni del tempo. Raggianti i sindaci delle due comunità contermini, Mariaclara Forti e Carlo Comis, che hanno tagliato il simbolico nastro di questa consolidata manifestazione estiva delle Città del vino Fvg che ha segnato una effettiva, vera ripartenza post-Covid. Un vero peccato che, pure in questo meraviglioso angolo del Friuli – dove Colli orientali e Collio s’incrociano -, l’ormai tradizionale e suggestivo appuntamento sul torrente Judrio sia stato preceduto dai danni del maltempo che ha sconvolto campagne e paesi in larga parte della nostra regione. Ma gli agricoltori, e i vignaioli in primis, hanno il coraggio necessario per riprendersi anche da queste avversità e andare avanti. Cominciando proprio con il far festa sul ponte che unisce Albana e Mernico.

Oltre al consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna, tra i tantissimi ospiti c’erano Giorgio Cattarin, in rappresentanza della delegazione regionale delle Città del vino, che ha portato i saluti e l’apprezzamento del coordinatore Tiziano Venturini, trattenuto da altri impegni, e Claudio Angeli della corte del Ducato dei vini friulani, il quale ha portato l’adesione dell’importante sodalizio guidato da Alessandro Salvin, che recentemente ha tagliato il traguardo del mezzo secolo di vita. C’erano anche frati del famoso Santuario di Castelmonte che, come è noto, hanno in cura la Parrocchia di Prepotto.
Grandi protagonisti della serata, veramente da inserire nell’album dei ricordi più belli, lo Schioppettino di Prepotto e la Ribolla gialla di Dolegna del Collio, ferma o spumantizzata (che piace sempre più), ma anche tanti altri gioielli di queste due pregiate aree viticole, sia bianchi che rossi, tra cui Malvasia e Sauvignon, Tazzelenghe e Pinot nero. Vini di grande qualità, che attestano il livello ottenuto dalle aziende partecipanti e che li hanno esibiti con giusto orgoglio ai banchetti allestiti lungo tutto il ponte a cavallo dei territori dei due Comuni. Vini che hanno fatto il paio con i gustosi, anche innovativi, piatti presentati dai ristoratori, presi veramente d’assalto (e in certi casi esauriti anzitempo!) dalla folla di enoturisti arrivati anche da lontano.

Grande successo, insomma, per l’appuntamento che ha coronato la lunga serie di serate che hanno punteggiato tutto il Friuli Venezia Giulia da fine luglio a questi giorni post-San Lorenzo, dalla collina al mare (manca solo la festa conclusiva di Camino al Tagliamento, come è noto fissata per giovedì prossimo). Tutti bravi, a cominciare appunto dai due Comuni guidati dai sindaci Forti e Comis e cooadiuvati dai generosi collaboratori della Pro Prepotto diretta da Luca Pavan, per arrivare ai produttori vitivinicoli e ai ristoratori. Per cui è proprio il caso di ricordarli tutti, anche in questa occasione. Ecco le cantine: Ca’ Lovisotto, Ferruccio Sgubin, Fruscalzo, Grillo Iole, Katia Toti, La Rajade, La Viarte, Luca Sirch, Michele Grudina, Nicola Bodigoi, Norina Pez, Orlando e Didone’, Pascolo, Pitticco, Ronc Soreli, Ronco Scagnet, Scribano Vini, Spolert Winery, Valerio Marinig, Vie d’Alt, Vigna Lenuzza e Zorutti. Mentre le esperienze gastronomiche della Valle del Judrio sono state possibili grazie alle preparazioni dei ristoratori Agriturismo Breg, Agriturismo Scribano, Azienda agricola Manig, Bergamasco, Cinghiai a Sotet, Gusto antico, Panificio e gubane dal Panky, Ronchi Rò e Agriturismo Kont della vicina Castel Dobra.
La serata sul ponte, protrattasi fino a tardi, era stata preceduta dalla “Camminata fra i vigneti lungo le rive del Judrio” e a tramonto inoltrato dall’applaudito spettacolo, ideato e organizzato da Eva Nadalutti, dal titolo “Aghis e aganis, krivapete ed anguane”, proposto poco più avanti, dinanzi alla chiesina che sorge accanto all’azienda Grillo. Le brave interpreti, tutte vestite da candide vesti, hanno offerto ritratti di antiche leggende del territorio, tra episodi e racconti popolari, dimostrando quanto pure questo angolo del Friuli sia ricco di storia e tradizioni. Tutto al top, dunque. Per cui arrivederci, allora, al prossimo Calici di Stelle!

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In copertina, l’inaugurazione della festa sul Ponte dello Schioppettino con il tradizionale taglio del nastro da parte dei sindaci Mariaclara Forti e Carlo Comis, presente il consigliere regionale Diego Bernardis; all’interno, altre belle immagini della riuscitissima serata e dello spettacolo di Eva Nadalutti.

Mappa del Sapore che compie 20 anni festeggia Lignano e laguna di Marano

Lignano Sabbiadoro “compie” 120 anni. La Mappa del Sapore, guida pratica pubblicata da Confcommercio Udine dedicata ai migliori ristoranti e locali da scoprire nelle diverse aree del Friuli, ne compie ben 20 ed esce quest’anno con un’edizione speciale dedicata proprio alla località di punta del turismo regionale, con “incursioni” di gusto anche nella laguna di Marano. «Dei bei traguardi e un bel modo per festeggiarli», commenta il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo, che anche questa volta tiene a battesimo il volumetto, presentato da Alessandro Tollon, vicepresidente di Confcommercio Udine, ideatore della Mappa con Enrico Accettola di Emporio Adv, dall’assessore regionale al turismo e attività produttive, Sergio Emidio Bini, dal sindaco e dal consigliere delegato Laura Giorgi e Massimo Brini. Per presentare alla stampa la Mappa 2023, un’ambientazione suggestiva: un giro al largo della costa lignanese a bordo della Motonave Saturno, punto di riferimento per l’organizzazione di minicrociere che accompagnano turisti e appassionati alla scoperta della laguna, dei sapori e delle tradizioni locali.

Gli intervenuti alla presentazione a Lignano.


«È con rinnovata gioia che accompagno il mio saluto, da parte della Cciaa, alla nascita di questa nuova edizione – aggiunge il presidente Da Pozzo –. Sempre più, finalmente, stiamo riuscendo a capitalizzare il valore dalla nostra storia, cultura e arte, di un saper fare unico, che va dall’artigianato fino alla ristorazione di eccellenza, rinomata nel mondo. In passato, solo pochi intenditori viaggiavano per scoprire l’enogastronomia dei territori, invece negli ultimi anni il turismo enogastronomico è tra i settori di maggior traino. Complimenti dunque agli ideatori e ai selezionatori di eccellenze e un augurio di bella vita a questa nuova Mappa del Sapore, con un traguardo che festeggia anche un’importante ricorrenza per la località balneare a cui è dedicata».
Come ricorda Tollon, «la Mappa fa parte di una collana che ha toccato negli anni anche i territori di Udine, San Daniele, dell’Alto Friuli e la zona Cividale-Cormons. Quest’ultima edizione censisce 58 tra ristoranti, trattorie, wine bar, osterie e gastronomie da Lignano a Marano. E sono 58 validissimi motivi in più che diamo a cittadini e turisti per visitare il nostro mare e la nostra laguna». La guida, disponibile in tre lingue (italiano, inglese e tedesco) è realizzata come detto in collaborazione con Cciaa Pn-Ud e Promoturismo Fvg e gode del sostegno di sponsor come Bancater , Lis Neris, Pasta Sapori di casa, Oro caffé, Ma.in.Cart., Lignano Holiday e Doggy Beach. «In 20 anni ne abbiamo distribuite circa 300mila copie – evidenzia ancora Tollon –. Ormai è molto richiesta, perché fa conoscere i locali anche fuori dalle vie più affollate, soffermandosi sulle tante eccellenze, i luoghi più intimi e magari conosciutissimi e apprezzati dai cittadini del luogo e tutte le novità di recente avvio».
Un progetto più che consolidato, dunque apprezzato dagli operatori economici e dal turista. Come ha evidenziato infatti l’assessore Bini, «la stagione estiva a Lignano si è aperta nel migliore dei modi, tra grandi eventi e concerti, produzioni televisive nazionali e soprattutto un numero di visitatori in costante crescita. Basti pensare che soltanto nei primi cinque mesi dell’anno le presenze turistiche sono cresciute di circa il 22%. Il segreto di questo successo risiede in un territorio unico nel suo genere, oltre che nella passione e nella professionalità degli operatori locali. Elementi che ritroviamo descritti all’interno della nuova edizione della Mappa del Sapore, che ben racconta il saper fare artigiano e le eccellenze del gusto tipiche di Lignano e della laguna retrostante. Un plauso, dunque, ai curatori, per aver aperto a tutti – turisti e residenti – lo scrigno di quel grande tesoro che è l’enogastronomia del Friuli Venezia Giulia».
Oltre alla nuova pubblicazione, è possibile visionare e scaricare anche tutte le mappe della collana sul sito dedicato, www.mappadelsapore.it. Le mappe sono inoltre sono distribuiti negli infopoint della regione e vengono anche portate alle fiere internazionali, con particolare attenzione al turista austriaco e bavarese.

Vigneto Fvg protagonista al Vinitaly che chiude. Guida Top in anteprima

(g.l.) Ultimo giorno, oggi, per il Vinitaly, dove il Vigneto Fvg è stato anche quest’anno uno dei protagonisti più gettonati e applauditi, soprattutto con i suoi grandi e inimitabili vini bianchi. Proprio alle produzioni di pregio anche della nostra regione è dedicata una Guida realizzata da Federdoc e presentata in occasione di questa 55ma edizione del Salone enologico veronese. Vengono così prese in considerazione le quattro Docg, come Ramandolo – la prima ad essere istituita in Friuli Venezia Giulia già nel 2001 -, Colli orientali del Friuli Picolit, Rosazzo e Lison. Quindi le varie Doc: Carso, Collio, Friuli, Annia, Aquileia, Colli orientali, Grave, Isonzo, Latisana, Lison-Pramaggiore e Prosecco. Come è noto, oggi Docg e Doc vengono comprese sotto l’unica siglia di Dop, cioè denominazione di origine protetta.
E proprio in questa giornata conclusiva del Vinitaly, alle 12, sarà presentata in anteprima la terza edizione della Guida Top Vini Friuli Venezia Giulia 2022. L’appuntamento è al mega-stand Ersa della Regione Fvg che rappresenta un centinaio di aziende. Nell’occasione, sarà illustrata la Guida annunciando gli attestati di premiazione e i risultati delle degustazioni.
Le analisi sensoriali dei vini recensiti erano avvenute lo scorso gennaio a Villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo. «La guida “Top vini Fvg” – aveva detto in quella occasione l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier – ha il pregio di spingere le nostre aziende a cercare di migliorare costantemente la qualità delle proprie produzioni. Questo è fondamentale in una regione come la nostra, che conta un patrimonio vitivinicolo di 28 mila ettari corrispondente a ben il 13 per cento della superficie agricola. La guida si pone inoltre come una valida opportunità per promuovere anche le piccole attività, rendendole riconoscibili a un vasto pubblico di appassionati, ristoratori, enoteche e turisti».
Il volume, che ha ottenuto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”, elenca i migliori vini della regione evidenziandone le caratteristiche e le qualità. Le degustazioni e la valutazione dei vini sono state realizzate in collaborazione con il Collegio territoriale dei periti agrari e Assoenologi Fvg. La giuria era composta principalmente da enologi, enotecnici e periti agrari iscritti nei rispettivi albi professionali, per un totale di 336 professionisti che hanno preso in esame più di 200 vini certificati con marchi di qualità Docg, Doc e Igt di oltre 50 produttori regionali.

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In copertina, la vendemmia del Ramandolo (Verduzzo friulano) la prima Docg nata in Friuli Venezia Giulia.

Pamela Chilvers e i cinque vini di Cialla applauditi al Museo Carnico di Tolmezzo

di Giuseppe Longo

TOLMEZZO – Si sapeva, certamente, di celebri etichette abbinate ad altrettanto celebri brani musicali. Ma non era noto, almeno in Friuli, che una composizione portasse addirittura il nome di un vino. Invece, sono ben cinque i vini, tutti pregiati, e tutti dei Ronchi di Cialla, intorno ai quali una musicista britannica ha “confezionato” cinque abiti di note, regalando al loro ascolto emozioni inaspettate. Le ha scritte la compositrice e pianista Pamela Chilvers la quale è arrivata da Oltremanica per interpretarle direttamente in una cornice d’eccezione qual è quella del Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo, dinanzi a un pubblico entusiasta per la originale proposta.


Così, al prezioso Fazioli in dotazione all’istituto dedicato all’indimenticabile figura di un “grande carnico”, quale fu Michele Gortani, la musicista inglese – presentata con grate parole da Ivan Rapuzzi, dopo una visita alle preziose raccolte museali – ha proposto una coinvolgente lettura di brani intitolati Ciallabianco, Schioppettino di Cialla, Ciallarosso, Verduzzo di Cialla e Picolit di Cialla. Vini che l’artista ha conosciuto proprio nella ormai storica azienda fondata sui colli di Prepotto, oltre mezzo secolo fa, da Paolo e Dina Rapuzzi dando vita a un “cru” davvero inimitabile e che si è fatto conoscere in tutto il mondo, anche perché queste prestigiose etichette sono state battute in aste fra le più famose.

Assaggiando questi vini, Pamela Chilvers ha provato delle emozioni che l’hanno indotta a trasferirle sul pentagramma dando vita, per ognuno dei cinque vini, una “pioggia” di note che si annuncia con il lento e delicato fluire del Ciallabianco nel bicchiere, arrivando ai maestosi e vivaci passaggi che descrivono lo Schioppettino di Cialla, vero orgoglio di quest’azienda, la cui salvaguardia è dovuta proprio alla tenacia e alla caparbietà dell’indimenticabile Paolo Rapuzzi. Ed ecco il Picolit di Cialla, gioiello raro della prestigiosa sottozona dei Colli orientali del Friuli, che si presenta con un tocco sul grancoda “teneramente semplice” come l’ha definito sulla prima riga del suo spartito la compositrice. Passando poi al ritmo audace e trascinante che introduce alla “descrizione” del Ciallarosso, per arrivare infine ai teneri accordi che introducono al Verduzzo di Cialla, altra preziosa etichetta di Casa Rapuzzi. Prima di sedersi al pianoforte, di ogni brano Pamela Chilvers ha offerto una breve descrizione, attingendo ai testi da lei stessa scritti e pubblicati a corredo delle cinque composizioni in una elegante brochure dal titolo “Five pieces from Ronchi di Cialla – for piano” che al lettore si presenta con bei grappoli di Schioppettino. Il cui vino, come gli altri quattro, sono stati degustati al termine del concerto assieme ad alcune squisitezze della tradizione carnica – come gli inimitabili “cjarsons” – preparate dal ristorante Gardel della vicina Arta Terme.
Tra gli ospiti anche Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, che non perde occasione per valorizzare e far conoscere i vini e le bellezze del suo territorio attraversato dal fiume Judrio, a ridosso del confine sloveno. E che ha ovviamente molto apprezzato anche questa brillante e originale iniziativa dei fratelli Ivan e Pier Paolo Rapuzzi, sostenuti dall’amore e dallo sprone di mamma Dina nel ricordo del loro Paolo. Il quale, per chi crede, era sicuramente “presente” al concerto di Tolmezzo dedicato ai vini che lui stesso volle ottenere da quei filari “disegnati” sui Ronchi di Cialla.

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In copertina, Ivan Rapuzzi si complimenta con Pamela Chilvers; all’interno, i cinque vini descritti in musica dalla compositrice britannica, tre immagini del concerto e un momento della visita al Museo tolmezzino.

 

 

 

L’amicizia di Povoletto con i viticoltori friulano-argentini del vigneto più australe del mondo

(g.l.) Mentre in Friuli fa freddo e un tempo umido, oltreché fastidioso, ci accompagna in queste ultime ore del 2022 ad accogliere il nuovo anno, nell’altra parte del mondo, sotto l’Equatore, cioè in quello che è conosciuto come emisfero australe, le stagioni sono completamente “ribaltate”, tanto che adesso è piena estate, per cui Natale e Capodanno si vivono non nella neve e al gelo, come qui, bensì al mare e all’aria apeerta. E anche la raccolta dell’uva avviene quando nel Vigneto Fvg ancora si potano le viti, tanto che la maggior parte di questa operazione, tanto attesa in ogni annata viticola, avviene tra febbraio e marzo.

Carla Rossi e Sergio Antonio Rodriguez.


Ora vi vogliamo raccontare una curiosità. In Argentina, nella regione del Chubut, precisamente nella municipalità di Trevelin (lato del Pacifico Meridionale, Patagonia Andina alla fine del lunghissimo Cile), si trova il “vigneto più australe del mondo” ed i suoi proprietari sono di origine friulana. La scorsa primavera a Povoletto era stato realizzato un video di saluti per condividere, appunto, con gli amici argentini la gioia della ”Festa della Vendemmia” e che portava il saluto del sindaco Giuliano Castenetto, del presidente di Ente Friuli nel Mondo, Loris Basso, e del coordinatore regionale di Città del Vino, Tiziano Venturini. Il progetto è stato patrocinato da PromoTurismoFvg e dal Consorzio Tutela Vini Friuli Colli orientali e Ramandolo.

Ricardo Ingram


Successivamente, gli amici di Trevelin, l’intendente Ricardo Ingram, la console onoraria, ingegner Carla Rossi, ed il produttore Sergio Antonio Rodríguez hanno ricambiato inviando un loro video, auspicando di poter iniziare un gemellaggio che possa tenere in vita le tradizioni e la cultura della lavorazione della terra e della produzione del vino, auspice anche il Fogolâr Furlan di Esquel. «È un grande piacere – ha affermato Rodriguez – sentire che, nonostante l’inevitabile passare del tempo e delle generazioni, il nostro legame con il popolo e la cultura italiana è ancora così vivo e stretto. Dopotutto, è stata la nostra eredità familiare a portarci ad intraprendere questa sfida e raggiungere i traguardi che abbiamo ottenuto con il frutto della nostra passione e del nostro impegno».

Lisa Rossi con Carla Rossi…

… e con il sindaco Giuliano Castenetto.

«Questo progetto – spiega l’assessore alla comunicazione, Lisa Rossi – è la prima attività divulgativa extra europea in cui è stato utilizzato il marchio “Io sono Fvg”. Siamo felici di sentire che, nonostante il passare degli anni, il legame con i nostri migranti si mantenga vivo e lo possiamo fare anche grazie a collaborazioni e conoscenze in campo agronomico in una delle nostre eccellenze: la viticoltura». I rapporti tra le due municipalità sono stati infatti gestiti dallo stesso assessore Lisa Rossi, che, grazie all’aiuto di Renato Bonin, ha appunto realizzato un video che valorizzasse le produzioni ed i vignaioli del territorio.

Il Fogolâr Furlan di Esquel.


Come spiega ancora Lisa Rossi, «questo progetto consente di divulgare anche Oltreoceano “Io sono Fvg”; siamo molto felici che questo marchio, su cui la Regione sta investendo molto, raggiunga corregionali che hanno saputo portare i prodotti e le tradizioni della nostra terra in altre parti del mondo. Il marchio ha l’obiettivo di valorizzare le nostre aziende e le nostre produzioni e di renderle note fuori dai confini regionali. In questo caso, quale miglior veicolo di tradizioni e valori se non i corregionali che hanno avuto fortuna all’estero?».

Video sulla pagina Fb
del Comune di Povoletto

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In copertina, vigneti di  Trevelin ai piedi delle Ande e, qui sopra, nel corso di una irrigazione antibrina.

Nimis, quell’antica osteria di Valle rimasta senza il sorriso di Teresa

di Giuseppe Longo

NIMIS – L’antica osteria “da Ridolf” in borgo Valle, a Nimis, è senza ombra di dubbio una fra le più belle e autentiche del Friuli, nella quale c’è il tradizionale angolo del “fogolâr” con il fuoco che durante tutto l’inverno scoppietta, permettendo di assaporarne il calore dai caratteristici “cadregoni”. Un angolo di storia e di vecchio paese che ora è rimasto senza il suo “angelo custode”: la cara Teresa ha chiuso la sua laboriosa “giornata” e se ne è andata in punta di piedi, con quella stessa discrezione e semplicità di modi che ha caratterizzato tutta la sua vita, lasciando alla figlia Annamaria il compito di portare avanti questo bellissimo ritrovo conosciuto e amato da tutti coloro che desiderano un onesto bicchiere di vino. Magari da accompagnare con un piatto di quel meraviglioso salame e formaggio.

Teresa accanto all’amato “fogolâr”…


Teresa Comelli vedova Tomada aveva 88 anni e da ben 31, era ottobre come adesso, tempo di vendemmia, era rimasta senza il suo Guido (di “Gjên”), morto prematuramente. Ma non si è scoraggiata e, assieme alla figlia, ha portato avanti l’attività fino a quando le forze l’hanno sorretta, con quel sorriso che sul suo volto non è mai mancato. L’ha ricordato, durante il funerale celebrato l’altro pomeriggio nel Duomo di Santo Stefano, anche monsignor Rizieri De Tina che ha preso spunto per la sua predica, in friulano, dalla pagina delle Beatitudini di Matteo, rammentando, appunto, la discrezione e il rigore morale di Teresa. «Quante ne ha sentite nella sua osteria – ha detto l’arciprete, ricordando, con una similitudine, la sempre più grave crisi della confessione -, ma dalla sua bocca non è mai uscito nulla».
Con la scomparsa di Teresa Comelli si chiude pertanto un’altra pagina di vita paesana, vissuta proprio fra le mura di quell’antica osteria – che soprattutto per quelli di borgo Valle è “Là dal Pic”, il soprannome della famiglia -, dove rimane indelebile anche il ricordo degli altri suoi “custodi”: oltre a Guido, dal carattere un po’ ruvido e sbrigativo ma dal cuore d’oro, il padre di Teresa, Toni, e “gnagne Anute”, un vero personaggio d’altri tempi, che assieme alla nonna l’avevano allevata essendo rimasta purtroppo presto senza madre. Tutti autentici volti della vecchia Nimis, di quelli che non si vedranno mai più. Ma che continueranno a vivere nel ricordo di chi li ha conosciuti. E soprattutto nel cuore di Annamaria.

… e alla vendemmia con Guido.

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In copertina, Teresa Comelli dietro il banco della sua storica osteria di borgo Valle.

Pinot grigio Doc, il “Sigillo di Meraviglia” delle Venezie applaudito al Vinitaly

Dopo due anni di stop forzato, Vinitaly 2022, chiuso da due giorni, è finalmente tornato in presenza e nella sua formula tradizionale, con la partecipazione – fino all’ultimo incerta – di centinaia di top buyer e con circa sessanta Paesi coinvolti. Un’edizione comunque “speciale”, non per il programma, bensì per la forte emozione diffusa tra i padiglioni del più importante Salone del vino italiano, che dopo anni di distanziamento ha fatto incontrare di nuovo a Verona amici, colleghi e partner. Un clima perfetto per celebrare i primi cinque anni di vita del Consorzio delle Venezie, che ha portato sul banco d’assaggio non solo i nuovi millesimi di Pinot grigio Doc delle aziende socie, ma anche tutti gli importanti risultati raggiunti grazie all’impegno costante di un Cda e di un team sempre in prima linea. «Era il 14 marzo 2017 – dice Albino Armani alla guida del Consorzio di Tutela -, mancava meno di un mese al Vinitaly, occasione in cui ci siamo presentati ufficialmente al mondo. Quel giorno ci siamo trovati a Montecchio Maggiore, nel centro della Denominazione – oggi la più estesa a livello nazionale – per le firme alla presenza degli assessori regionali e provinciali all’Agricoltura di Veneto, Friuli e Provincia Autonoma di Trento, che hanno sancito la nascita del nostro Consorzio e l’inizio di un grande progetto. Oggi la nostra squadra, forte di un Cda presente ed attento, rappresenta uno strumento necessario di coordinamento per la tutela, la valorizzazione e la promozione internazionale del Pinot grigio Doc, una varietà sempre più “autoctona” del nostro Triveneto».

Albino Armani


In occasione del quinquennale, la Doc delle Venezie ha finalmente presentato il risultato del lungo percorso di rebranding iniziato nel 2021, aprendo così un nuovo e ambizioso capitolo che, a tutti gli effetti, la colloca tra le meraviglie del Made in Italy.
La nuova campagna di comunicazione del Consorzio di tutela non solo investe il Pinot grigio delle Venezie del ruolo di garante dell’eccellenza produttiva del Triveneto, ma lo fa diventare il vero e proprio “Sigillo di Meraviglia”. Una veste nuova e completamente ridisegnata che aiuterà la DOC del Nordest ad aumentare la reputation del marchio e a presentarsi ai mercati internazionali con un approccio decisamente più emozionale e competitivo.
La Meraviglia diventa la nuova bandiera della Do. Grazie a un lungo ed attento lavoro di riposizionamento, il Consorzio è riuscito ad individuare la narrativa di marca perfetta per descrivere e, soprattutto, valorizzare – sia in Italia sia all’estero – non solo la Denominazione delle Venezie e il Pinot grigio, ma anche tutto il suo territorio, i suoi produttori, la sua storia e la sua tradizione, celebrando i tratti specifici che caratterizzano tutto l’areale.
Come primo step del rebranding, il Consorzio ha deciso di investire nuovamente sulla forza dell’icona di Venezia per la progettazione del nuovo logo (accompagnata da chiari riferimenti geografici del Triveneto), lasciando nel “Sigillo” del marchio collettivo una rappresentazione già familiare a tutto il mondo, ma che, nella campagna di comunicazione, evolve e si completa di tutto quello che è il patrimonio culturale e vinicolo delle Tre Venezie.
Nel nuovo video istituzionale, infatti, un filo virtuale percorre la meravigliosa essenza di un unico grande territorio – fatto di paesaggi, città, vigneti, cantine e convivialità – per convogliarla in un Pinot Grigio di qualità eccellente. Lo spettatore intraprenderà un viaggio emozionante che parte dal Lago di Garda per poi volare sui Colli Berici, sulla Laguna di Venezia, fino ai monti del Trentino, alla Fortezza di Palmanova e al Ponte Vecchio di Verona – per citare alcuni frame – e comprenderà, così, l’unicità del brand delle Venezie e il suo “Sigillo di Meraviglia”. Un Viaggio che dalle origini arriva quindi al consumatore finale, con suggestioni semplici ed essenziali, ma estremamente autentiche.
Per rendere la Denominazione il fattore più importante nella scelta di un Pinot grigio, dunque, si è fatto leva sulla sua unicità, legando la sua immagine a tutti i meravigliosi valori intrinseci di cultura e territorio che la contraddistinguono. Ma come comunicarli oltreconfine, considerato che la DO ha una quasi totale vocazione all’export (circa il 95%) e che il Triveneto è un’area poco connotata persino in Italia? Il percorso è iniziato con un’attenta analisi delle ricerche fatte sui consumatori internazionali, per validare nei diversi mercati prima il posizionamento strategico individuato e poi la long idea, sempre con un occhio di riguardo verso gli Usa, che assorbono oltre il 40% della produzione totale della Doc, seguiti da Germania e Uk.


Da qui il Consorzio ha deciso di puntare su progetti innovativi di comunicazione e informazione a livello globale, con l’obiettivo di raggiungere una fetta di pubblico sempre più ampia. In particolare, con l’ausilio di contenuti video evocativi ed emozionali, la nuova strategia intende sfruttare appieno le potenzialità dei social media, messi a nuovo grazie a un lavoro di riprogettazione e restyling che da oggi rende le piattaforme ufficiali del Consorzio più facilmente fruibili e raggiungibili dall’utente finale di tutto il mondo (con pagine italiane ed internazionali). Da inizio febbraio, infatti, sono finalmente online le mini-serie del Pinot grigio delle Venezie curate degli Ambasciatori di Usa, Giappone e Ungheria (e prossimamente anche Canada) selezionati dal Cda del Consorzio: simpatiche clip girate nelle lingue dei rispettivi Paesi che riprendono quotidiani momenti di vita e convivialità – social & food occasion, abbinamenti originali durante pranzi o spuntini, serate con amici o di relax… –, ma impreziositi dal Sigillo di Meraviglia che diventa protagonista della nuova campagna pubblicitaria promossa dal Consorzio sulle nuove pagine social. I video sono disponibili sul Canale Youtube del Consorzio.
«Siamo contenti del posizionamento individuato. La meraviglia è qualcosa che effettivamente viaggia nel nostro territorio e fa parte dell’essenza del nostro brand», commenta infine il presidente Armani, che continua: «La strategia sarà quella di veicolare la nostra meraviglia autentica, unica e certificata, garantita dal nostro Consorzio. Il Consiglio di Amministrazione da mesi dispone di una squadra interna coesa e preparata pronta ad attuare questo lavoro sui diversi piani operativi di comunicazione, rivitalizzati, strategici, strutturati e trasversali per raggiungere una fetta di pubblico internazionale quanto più ampia e variegata possibile. Sarà infatti fondamentale arrivare maggiormente ai consumatori più giovani, educarli sul significato di certificazione e tutela, ma anche a nuove tipologie di interlocutori, ovvero quelle fasce di consumatori che spesso vengono escluse dai soliti target di riferimento».

Il Consorzio delle Venezie Doc nasce nel 2017 dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di interazione sovraregionale, includendo in una unica grande Denominazione la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto. La DOC delle Venezie ha l’obiettivo di assicurare la tutela e la valorizzazione della denominazione di origine del Pinot grigio, varietà che nel Triveneto ha trovato il suo territorio d’elezione: qui viene infatti prodotto in percentuale l’85% del pinot grigio italiano ed il 43% di quello mondiale, con un unico areale che va dalle Dolomiti al Carso, dal Lago di Garda fino alla Laguna di Venezia e all’Adriatico. Il Pinot grigio è oggi vino-vitigno che ha saputo più di tutti conquistare i consumatori internazionali, considerato soprattutto che la quasi totalità del Pinot grigio prodotto nel Nordest viene venduto oltre confine.

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In copertina e all’interno i caratteristici grappoli del Pinot grigio vanto della Doc interregionale delle Tre Venezie.

 

 

Riecco “Estate di San Martino in Osteria” con tre giorni in ventun locali friulani

In Friuli l’“Estate di San Martino in Osteria” torna nel segno della tradizione, protagonisti una ventina di locali di Udine, ma non solo, che proporranno altrettanti menù a prezzi calmierati per la gustosa occasione con la buona tavola. Infatti, dopo la pausa forzata del 2020, dovuta ovviamente all’emergenza sanitaria, riecco una nuova e spumeggiante edizione – l’11, 12 e 13 novembre – del progetto enogastronomico organizzato da Confesercenti Udine, Comitato Friulano Difesa Osterie e Pro Loco Città di Udine.
La tre giorni dedicata al gusto, che esordisce proprio il giorno che venera San Martino e che vedrà la partecipazione di ben 21 osterie, «si intitola “Non solo l’oca” e intende proporre piatti tipici con protagonista l’oca ma non solo, nei locali del territorio», ha ricordato Marco Zoratti, presidente di Confesercenti Udine, durante la presentazione dell’iniziativa avvenuta Al Pavone, in via Muratti, a Udine, ospiti di Paolo Schiffo. Assieme ad alcune osterie di Udine (Da Artico, Pieri Mortadele, Ai Vecchi Parrocchiani, Osteria Da Lucia, Ex Provinciali, Al Canarino, Al Fari Vecjo, Ai Barnabiti, Al Fagiano, Cjanton Di Vin, Al Pavone, Osteria E Staffa, Al Pignolo, Al Lepre – Gustâ, Al Vecchio Stallo, Osteria Alle Volte, Osteria Mulinis, Quinto Recinto) parteciperanno anche La Polsade delle Streghe di Caminetto di Buttrio, l’Osteria Da Afro di Spilimbergo e Al Tirassegno di San Daniele. Ognuna delle realtà coinvolte proporrà, durante i tre giorni, un menù pensato ad hoc e accompagnano da un’abbinata di vino, il tutto a prezzi calmierati, dai 3,50 ai 20 euro.
«Si tratta di un’iniziativa preziosa – ha detto Maurizio Franz, assessore alle Attività produttive, Turismo e Grandi eventi del Comune di Udine – perché contribuisce a promuovere e valorizzare le eccellenze culinarie del territorio e conferisce un adeguato riconoscimento sociale alle osterie, che costituiscono un punto di riferimento storicamente molto rilevante all’interno della comunità friulana. Mi preme porre l’accento sull’aspetto identitario delle osterie: in una fase molto delicata sotto il profilo della frammentazione del tessuto sociale, questi punti di ritrovo mantengono e rafforzano il proprio ruolo. Proprio alla luce del momento storico, mi appello al senso di responsabilità di tutti nel fruire degli spazi nel pieno rispetto delle normative vigenti. Questo è un piacevole viaggio nella tradizione, ricordando i tempi in cui le osterie servivano un pasto caldo e sostanzioso – spesso simboleggiato dall’oca- e oggi offrono ristoro e protezione ai nostri cittadini».
Anche in quest’occasione, come già successo per “Friuli Doc in Osteria” e altri progetti, è stato realizzato un menù plurilingue: italiano, tedesco e friulano, grazie allo Sportel linguistic regjonâl pe lenghe furlane dell’Arlef. «Il mantenimento delle tradizioni enogastronomiche e conviviali tipiche del nostro Friuli – ha proseguito Zoratti – rappresenta da un lato la necessità di sentire vivo il legame con il passato e da un altro la proiezione culinaria, e dello stare insieme, del presente e del futuro. La collaborazione tra Confesercenti, Comitato friulano difesa osterie e Pro Loco Città di Udine, continua a dare buoni frutti e il coinvolgimento di così tanti portatori di interessi ci testimonia l’interesse per il mondo delle osterie che stanno conoscendo un momento di grande rilancio e di alto gradimento da parte di ogni fascia di età, dai più giovani ai più affezionati frequentatori. Ci ritroveremo prossimamente con il Carnevale in osteria per non perdere le buone abitudini: stare in compagnia, mangiare bene e bere meglio».
«L’osteria è storia di vita da raccontare. Eventi, persone, luoghi, musiche, allegria e vicende che arrivano da lontano per farci ricordare sempre chi eravamo e chi siamo: è nostro compito portare avanti tutto questo e farlo vivere – ha sottolineato infine Enzo Mancini, presidente del Comitato Difesa Osterie Friulane -. La tradizione ci racconta che, tra la fine del 1800 e la metà del 1900, nei primi giorni di novembre, si fermavano i lavori nei campi, si chiudevano i contratti di lavoro e quelli economici, come quelli di affitti e locazioni. Il fervore era molto, tanto che sono nati anche diversi modi di dire, come “Fâ Sant Martin” o “A Sant Martin ogni most al devente vin”. Perdipiù, l’11 novembre c’era l’usanza di mangiare, cucinata in mille modi, quella che era considerata la regina della tavola, l’oca: un pasto saporito da gustare prima del tempo di penitenza e digiuno che anticipava il Natale. Abbiamo quindi ritenuto importante, dopo un anno di pausa a causa dell’emergenza pandemica, ricominciare ripercorrendo la tradizione e dedicando le tre giornate di “Estate di San Martino in Osteria” a questa ricorrenza».

Zoratti, Mancini e Franz.

La rassegna enogastronomica è organizzata da Confesercenti Udine, Comitato Friulano Difesa Osterie e Pro Loco Città di Udine, con il patrocinio dei Comuni di Udine e San Daniele, Ente Friuli nel Mondo, Ducato dei vini friulani, Associazione Cuochi Udine, Unione regionale cuochi Fvg, Società Filologica Friulana, Accademia del Gusto Fvg; e in collaborazione con Arlef, Turismo Fvg, Radio Punto Zero, Radio Onde Furlane, La Legotecnica, AC – graphic&web designa.
La manifestazione si svolgerà nel pieno rispetto delle normative vigenti, pertanto per partecipare sarà necessario il green pass.