Con Paolo Maurensig riprende il viaggio della carta geografica di Livio Felluga

di Gi Elle

Finalmente riprende il viaggio di quella che è senza dubbio la carta geografica più nota del Friuli Venezia Giulia: quella che, ideata dall’indimenticabile Livio Felluga, spentosi ultracentenario quattro anni fa, contraddistingue da molti decenni i vini della famosa azienda che ha sulle colline di Rosazzo il suo fulcro d’eccellenza. Dopo la pausa forzata, a causa delle restrizioni anti-Covid, riprendono infatti “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” che, come da tradizione, si terranno nella sala della Palma nell’ambito della storica Abbazia di Rosazzo, sopra Manzano.

Paolo Maurensig

Il primo appuntamento della rassegna – che si articolerà, come in passato, in una serie di interessanti appuntamenti – è in calendario dopodomani, alle 18, con la presentazione in anteprima nazionale del nuovo libro dello scrittore Paolo Maurensig: “Pimpernel” una storia d’amore, edito da Einaudi. Una narrazione matrioska di passioni, arte, bellezza, mistero, vita e morte. L’umanità fra fantasia e realtà in un intreccio di vicende i cui fili si legano in storie diverse dall’Ottocento ai nostri giorni nella magia di atmosfere e chiaroscuri di Venezia.

Come lascia intendere il titolo stesso, la rassegna, giunta alla terza stagione, ha come filo conduttore la tematica del viaggio attraverso le narrazioni, le immagini, le conversazioni dei protagonisti siano essi scrittori, scienziati, giornalisti, storici e architetti. Gli incontri d’autore nascono grazie alla sinergia fra la Fondazione Abbazia di Rosazzo e l’azienda vitivinicola Livio Felluga che dal 1956 ha come etichetta l’inconfondibile “carta geografica” a significare il forte legame fra il vino e il suo territorio di vocazione. Come per le passate edizioni, la rassegna è curata dalla giornalista Margherita Reguitti, moderatrice degli incontri, e da Elda Felluga.

La storica etichetta.

Il calendario, dopo l’avvio del 25 settembre, proseguirà con altri cinque incontri. Il 16 ottobre con Giovanni Tortelli, architetto di fama internazionale specializzato in allestimenti di musei archeologici fra i quali i recenti interventi museali e archittettonici ad Aquileia. Il suo sarà un viaggio professionale, geografico e tematico guidato da immagini e riassunto nel libro “Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni. Architettura, storia e memoria” di Manuela Castagnara Codeluppi – Electa.
Sempre in ottobre, il 30, la scrittrice e giornalista Anna Cecchini presenterà la seconda edizione aggiornata di “Lyduska. La vita fra due mondi della contessa di Salcano” – MGS Press, storia di una nobildonna goriziana figlia della Mitteleuropa per la quale i confini non sono mai esistiti. Un’esistenza all’insegna della libertà fra Europa, America e Africa.

Elda Felluga

Anche in novembre gli appuntamenti saranno due. Il 13 lo scrittore pordenonese Tullio Avoledo presenterà “Nero come la notte” – Marsilio Editore. Primo romanzo noir dell’autore che vorticosamente viaggia fra futuro, passato e un presente indefinito. Il 27 il medievalista sandanielese Angelo Floramo, immancabile ospite della rassegna, sarà invece protagonista con “La sensualità del libro. Piccole erranze sensoriali tra manoscritti e libri antichi” – Ediciclo editore.
A chiudere la rassegna 2020, l’11 dicembre, il giornalista triestino Maurizio Bait che ci porterà lungo “Il fiume degli abissi. Storie, uomini e leggende attorno al Timavo”- Morganti editore.

La rassegna si terrà nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti Covid 19, per cui è obbligatoria la prenotazione: fondazione@abbaziadirosazzo.it
La rassegna è realizzata grazie alla Fondazione Abbazia di Rosazzo, Livio Felluga, Vigne Museum associazione culturale, il Comune di Manzano, MIBACT e Biblioteca Statale Isontina.
Informazioni sui siti:
www.abbaziadirosazzo.it e http://www.liviofelluga.it

L’Abbazia di Rosazzo.

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In copertina, Livio Felluga con la sua inimitabile etichetta.

 

 

E lunedì il Pinot grigio delle Venezie volerà ad Amburgo

Il Pinot grigio delle Venezie sta vivendo un periodo di soddisfazioni e di rilancio che lascia ben sperare dopo i problemi causati a tutto il settore vitivinicolo dall’emergenza sanitaria. In questi giorni ad Amburgo riprende, infatti, la stagione degli eventi per il Consorzio di Tutela che, al fianco del periodico Vinum, si prepara ad incontrare operatori, stampa ed appassionati nella dinamica metropoli tedesca sul mare del Nord. Presenti all’appello saranno 34 etichette della denominazione che, come è noto, riunisce i produttori di Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto. Gli appuntamenti sono tutti fissati per il pomeriggio del 21 settembre, con questi orari: 14.45-16: Masterclass “Pinot grigio delle Venezie Doc”; 17-19: Panel di degustazione alla cieca (primo gruppo); 19-21: Panel di degustazione alla cieca (secondo gruppo).

Per il Consorzio del Pinot grigio delle Venezie è, dunque, tempo di ripartire con gli eventi promozionali. Con estrema prudenza e nel rispetto delle normative e restrizioni vigenti in tema di Covid-19 per cui lunedì prossimo, come detto, la Denominazione del Nord-est – in occasione di un evento realizzato ad hoc dalla rivista specializzata Vinum Magazine fur Weinkultur – volerà ad Amburgo per incontrare operatori, esperti, stampa di settore e winelover, presso lo spazio Se7en Oceans (Europapassage 2. OG, Ballindamm 40).

L’estate per questa importante Doc guidata da Albino Armani si chiude quindi in Germania, con un “doppio evento” tutto dedicato al Pinot grigio delle Venezie, vino che, nella sua semplicità e versatilità, trasmette tutta la qualità e la sapienza della tradizione vinicola del Triveneto. Le danze si apriranno con una masterclass (in degustazione 10 etichette della Doc) rivolta al solo b2b e condotta da Harald Scholl, wine expert e caporedattore di Vinum. L’appuntamento proseguirà poi con due panel di degustazione alla cieca – il primo appunto dalle 17 alle 19 e il secondo dalle 19 alle 21 (per questioni di sicurezza legate all’emergenza Coronavirus) – aperto sia a professionisti sia al grande pubblico, che vedrà protagoniste altre 24 referenze della Doc triveneta.

www.dellevenezie.it

 

Pinot grigio superstar nelle Venezie. Rizzi: “Prevedo grandi vini”

Pinot grigio superstar nelle Tre Venezie, vale a dire Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto, con meno quantità in vigna (un calo tra il 15 e il 20%), ottima qualità diffusa delle uve su tutto l‘areale, listini in crescita (+20%) assieme agli imbottigliamenti (che nel periodo gennaio-agosto segnano +6,35% sul 2019). Nell’anno del Covid-19, la quarta stagione produttiva del Pinot grigio delle Venezie Doc si chiude, infatti, con un bilancio a dir poco positivo, ancor più significativo considerato il contesto di difficoltà segnato dalla più grande emergenza sanitaria ed economica dell’ultimo secolo. Terminata ormai in quasi tutte le aree rivendicate del Veneto, la vendemmia proseguirà ancora per qualche giorno in Friuli Venezia Giulia e in Trentino. La campagna produttiva 2020, a una prima analisi, si presenta sicuramente meno abbondante, ma, da un punto di vista qualitativo e sanitario dell’uva, in linea – se non superiore – rispetto al 2019.

Rodolfo Rizzi, Assoenologi Fvg.

Negli impianti del Friuli Venezia Giulia, che in alcune aree ha registrato un andamento stagionale un po’ più altalenante, troviamo una maturazione del Pinot grigio abbastanza uniforme. “È caduta la giusta quantità di pioggia e il sole non è mai stato eccessivo”, commenta Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito, nonché presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia. “Anche nella nostra regione – spiega – il buon andamento climatico ha permesso di portare a una perfetta maturazione del Pinot grigio, facendo registrare sia una buona sanità del grappolo sia un aumento della qualità rispetto al 2019. Ottimo anche il rapporto zuccheri/acidi, con un’uva non eccessivamente zuccherina, rispetto ad altri anni, ma con un corredo acido notevolmente interessante. I primi vini usciti dalla fermentazione sono molto corrispondenti, varietali e ricchi in freschezza e di questo siamo pienamente soddisfatti. Rispetto ai volumi, a parte alcuni giorni di piogge intense, fortunatamente non siamo stati colpiti da grosse calamità che abbiano potuto compromettere l’aspetto quantitativo dell’uva; c’è una lievissima flessione rispetto all’anno scorso a causa della siccità primaverile che ha colpito alcune zone della regione, ma certamente non quella temuta a inizio stagione”.

Nonostante il forte maltempo che ha interessato il Veneto nelle scorse settimane, anche se marginale nelle aree di produzione della Doc delle Venezie, l’uva presenta mediamente una sanità ottima – cosa assolutamente non scontata per una varietà delicata come il Pinot grigio – con parametri chimici equilibrati, buona acidità e senza eccessi di gradazione. Ci sono tutti i presupposti per trovare nel calice vini ottimi, dal grande potenziale già evidente dopo le prime fermentazioni di inizio settembre. E il merito va soprattutto ai viticoltori del Nordest, che dimostrano, anno dopo anno, grande competenza e soprattutto consapevolezza nella gestione di quest’uva particolarmente sensibile alle muffe e alle condizioni di umidità, e che necessita quindi di cure speciali.
“In Veneto la vendemmia del Pinot grigio si è conclusa la scorsa settimana – riferisce Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis e presidente Assoenologi Veneto Occidentale -, abbiamo avuto una stagione abbastanza buona sotto l’aspetto delle piogge e delle temperature, che ci ha consegnato in cantina una quantità d’uva certamente un po’ ridotta rispetto all’anno scorso – parliamo di un 5% al di sotto del disciplinare, ovvero sotto i 130 quintali di uva per ettaro nel rispetto delle misure di gestione di giugno 2020, per un totale di circa -15% sulla campagna 2019 –, ma in compenso di alta qualità, molto bilanciata e con una buona freschezza”.

Albino Armani, Doc Venezie.

Una notevole diminuzione dell’offerta, quindi, che di conseguenza ha contribuito a far salire il prezzo dell’uva. “Stiamo assistendo in questi giorni a un sostanzioso aumento dei prezzi sulle uve che raggiunge mediamente un +20% rispetto allo scorso anno. Un miglioramento dovuto in parte alla mancanza di produzione, ma soprattutto legato alle misure straordinarie deliberate a giugno – ridefinizione delle rese e stoccaggio amministrativo – a dimostrazione del fatto che la gestione del potenziale di produzione fatta dal Consorzio delle Venezie Doc inizi a dare importanti risultati”, commenta il presidente del Consorzio delle Venezie Doc, Albino Armani, che continua: “Un’annata certamente in controtendenza per quanto riguarda i prezzi del Pinot grigio. Di fronte a una sostanziale stabilità a livello nazionale, la nostra Doc registra invece una crescita importante non solo di prezzi, ma anche di imbottigliamenti: nel periodo gennaio-agosto 2020 abbiamo imbottigliato una media di 151.490 ettolitri/mese pari a una crescita media mensile del +3% sul 2019”.

Particolarmente soddisfatta la filiera trentina, impegnata ancora per qualche giorno nei vigneti di Pinot grigio. “Lo stato sanitario dell’uva è ottimo”, riferisce Goffredo Pasolli, enologo dell’azienda vinicola Gaierhof di Roverè della Luna e presidente di Assoenologi Trentino, il quale aggiunge: “Nonostante le piogge importanti delle scorse settimane, siamo riusciti ad intervenire con una gestione oculata del calendario di raccolta, andando ad anticipare eventuali zone a rischio, come la parte sud del Trentino. Adesso invece siamo nel vivo della vendemmia più a nord, che si protrarrà fino a circa metà settembre. Siamo molto soddisfatti del profilo qualitativo del Pinot grigio, un po’ meno della quantità perché, come da previsioni estive, manca effettivamente un po’ di produzione, tra il 15 e il 20% circa, nonostante le piogge degli ultimi giorni abbiano aiutato a gonfiare un pochino il grappolo”.

Infine, secondo Andrea Paladin, voce di Coldiretti Veneto in seno al Cda del Consorzio delle Venezie Doc, si tratta di una buona annata: “Sul piano della quantità, non ci sono grandi rese, è evidente, ma la qualità è molto buona e il mercato inizia a rispondere in maniera positiva. È ancora presto per dirlo, ma credo ci siano buoni presupposti. È una fase molto delicata per la compravendita, in cui chi vende ha delle aspettative importanti dovute alla diminuzione dell’offerta, mentre la maggior parte degli acquirenti è legata a contratti soprattutto con la grande distribuzione. Ma in virtù di questa campagna produttiva, non abbondante ma sicuramente di alta qualità, abbiamo prospettive favorevoli sul mercato, nonostante continui ad essere un momento economico difficile e soprattutto incerto a livello mondiale”.

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In copertina e qui sopra bella produzione di Pinot grigio sui Colli orientali del Friuli.

Agriturismi, fattorie didattiche e sociali: ci sono 3 milioni per il dopo-Covid

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, il bando per l’accesso al sostegno temporaneo eccezionale a favore delle aziende agricole che diversificano la loro attività in agriturismi, fattorie didattiche, fattorie sociali del Programma di sviluppo rurale 2014-2020.
Le risorse assegnate, come informa una nota Arc, comprendono fondi cofinanziati per poco meno di 3 milioni di euro di spesa pubblica con una quota pari a 1.260.419,16 euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Feasr) oltre a fondi aggiuntivi regionali per euro 358.589,79. Si tratta di un intervento volto a fare fronte alla crisi derivante dalla pandemia da Covid-19 previsto nel Programma di sviluppo rurale 2014-2020 (misura 21). La scopo è di fornire il più ampio supporto alle aziende colpite dagli effetti dell’emergenza sanitaria che hanno interessato l’intero comparto della diversificazione delle attività agricole nei settori dell’agriturismo, dell’agricoltura sociale e delle fattorie didattiche.
Il bando prevede la concessione di un contributo forfettario modulato, da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 7.000, in base al servizio offerto dalle aziende agricole che svolgono attività di agriturismo o di agricoltura sociale o di fattoria didattica e che hanno avviato l’attività non più tardi del 31 gennaio 2020. Nel caso in cui la dotazione finanziaria del bando non fosse sufficiente a soddisfare tutte le richieste, il contributo – conclude la nota della Regione Fvg – verrà proporzionalmente ridotto in rapporto all’entità delle risorse disponibili. Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 12 ottobre attraverso il portale del Sistema informativo agricolo nazionale (Sian).

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In copertina, l’ambiente collinare in Friuli Venezia Giulia è molto vocato all’attività agrituristica.

 

Domani ultimo giorno per il Premio Arga dedicato in Fvg a Isi Benini

Ultimo giorno, domani, 31 agosto, per l’invio degli articoli o dei servizi partecipanti al 1° Premio giornalistico “Isi Benini – Città di Udine”, dedicato, nel 30° anniversario della scomparsa, a uno dei pionieri della valorizzazione delle tradizioni e delle peculiarità del territorio. Indetto dall’Arga Fvg, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio, presieduta da Carlo Morandini, intende infatti valorizzare la figura di uno dei padri del giornalismo enogastronomico in Friuli Venezia Giulia.

Il giornalista Isi Benini.


Il Concorso vuol favorire la riscoperta e la trasmissione delle eccellenze della città di Udine e nel contempo dell’intera regione, le realtà nelle quali Benini ha esercitato la professione di cronista e dalle quali ha tratto lo spunto per dedicare un’attenzione particolare al settore agricolo, alla civiltà contadina, allo sviluppo delle peculiarità del territorio. Il Premio, di concerto con il Comune di Udine, sarà assegnato all’autore di un articolo o servizio giornalistico, sulla carta stampata, radio o televisivo, o sul web, su testate regolarmente registrate, che sappia valorizzare quel mondo e le realtà nelle quali Benini ha lavorato da comunicatore e ne è stato protagonista. Il bando è pubblicato sul portale www.argafvg.it
Come detto, i lavori dei partecipanti al Concorso dovranno pervenire all’Associazione della stampa agricola Fvg entro domani 31 agosto.

Carlo Morandini

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In copertina, il Castello di Udine simbolo della città e del Friuli, terra di eccellenze enogastronomiche.

Al Pinot grigio delle Venezie (prima Doc d’Italia) anche l’ok dell’Unione europea

di Gi Elle

La Doc più grande d’Italia, quella del Pinot grigio, ha anche il riconoscimento dell’Europa. Infatti, oltre alla recente approvazione da parte del Ministero delle Politiche agricole, il Consorzio Doc delle Venezie – che riunisce i produttori di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino – ha ottenuto (come avevamo anticipato recentemente riferendo proprio dell’ok romano) la protezione ufficiale del nome e la conseguente iscrizione nel registro eAmbrosia da parte della Commissione Europea: così ora, con queste due importanti acquisizioni, l’organismo di tutela è nella pienezza delle sue funzioni, anche per quanto concerne la promozione, per affrontare la difficile stagione del rilancio nel 2021. Il riconoscimento europeo costituisce un’ulteriore legittimazione del lavoro e del percorso di crescita nel segno della continuità, promosso da un team di filiera interregionale che ha creduto e crede fortemente nella valorizzazione di un prodotto-territorio – il Pinot grigio del Triveneto – che rappresenta l’85% del Pinot grigio italiano e il 43% di quello mondiale e che ha ancora molto da raccontare ai consumatori internazionali.

Il presidente Albino Armani.

“Si chiude un capitolo importante della storia della viticoltura italiana ed europea con la conclusione dell’iter di riconoscimento della Doc delle Venezie avviato nel 2014 – ha commentato il presidente del Consorzio Albino Armani –, un progetto inedito e ambizioso che è stato capace di costruire un concetto allargato di identità territoriale e porsi come punto di riferimento della produzione nazionale e globale di Pinot grigio. Il riconoscimento comunitario rappresenta la meta di un percorso intrapreso con coscienza da tutti i protagonisti della scena vinicola di Friuli, Trentino e Veneto, che hanno saputo accantonare campanilismi e fare squadra a beneficio di un patrimonio comune, il Pinot grigio del Nordest, mettendo in piedi un Consorzio impegnato da oltre tre anni nella tutela del valore del nostro vino e che, ora più che mai, deve ottenere presto il riconoscimento Ministeriale per entrare nella pienezza delle sue funzioni”.
“Con la protezione europea si chiude un percorso non facile, durato tre anni, che ha visto il coinvolgimento e la collaborazione di tre regioni diverse”, gli fa eco l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan: “Abbiamo messo da parte gli interessi dei singoli e i particolarismi per trovare un denominatore comune che portasse alla valorizzazione del Pinot grigio e alla sua messa in sicurezza in tutta Europa. Oggi possiamo orgogliosamente parlare della più grande Doc italiana, con 27 mila ettari, di cui oltre la metà in Veneto. Una filiera importante che il Consorzio di tutela, con al timone Albino Armani, saprà guidare verso la strada giusta per vincere le sfide del futuro”.

“Sono convinta che questa rappresenti un’importante ed unica esperienza attraverso la quale l’attenzione e l’impegno delle amministrazioni regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento hanno saputo accompagnare i rispettivi produttori in un processo di sistema a tutela e garanzia della più grande denominazione vitivinicola italiana mantenendo e coniugando al contempo le singole specificità territoriali. Unicum che consegniamo ora alla responsabilità dei produttori che, sono certa, sapranno prestare attenzione per bene amministrare questo prezioso riconoscimento territoriale di sicura soddisfazione per i nostri produttori e di grande e valido esempio per tutta la comunità vitivinicola nazionale”, ha detto poi l’assessore all’Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento, Giulia Zanotelli.
“L’iscrizione al registro europeo della Doc delle Venezie premia il grande lavoro svolto in modo sinergico e coordinato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto e dalla Provincia Autonoma di Trento, al fine di accrescere il valore della nostra filiera vitivinicola, uno dei motori dell’economia regionale e nazionale”, ha invece commentato Maurizio Urizio, vicedirettore Centrale delle Risorse Agroalimentari, Forestali e Ittiche di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha aggiunto: “Un’aggregazione ampia creata in modo intelligente che ha portato e che, ora più che mai, porterà a ulteriori miglioramenti per l’intero sistema Pinot grigio del nostro territorio, che sarà nelle condizioni di affermarsi in maniera decisa sui mercati internazionali”.
E ora, ottenuti questi riconoscimenti-chiave per la sua piena operatività, per l’anno prossimo il Consorzio delle Venezie punta non solo a recuperare e rafforzare le posizioni acquisite sui principali mercati di riferimento – tra cui Uk e Usa, animati da turbolenze legate ai temi Brexit e dazi che preoccupano molto la filiera –, ma intende aprire una strada anche verso Paesi nuovi, dove il Pinot grigio delle Venezie è assente o marginalmente presente.

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In copertina e qui sopra grappoli perfettamente maturi e vigneti di Pinot grigio nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

La “Mappa del sapore” di Lignano: ecco la proposta enogastronomica

Un progetto che si rinnova da diciassette anni e che si è consolidato nel tempo, divenendo uno strumento utile di consultazione che mette a disposizione dei turisti e dei curiosi del gusto l’offerta di operatori dell’enogastronomia che perseguono, sul territorio, la qualità. È così che può essere definita la “Mappa del sapore”, la quale costituisce un elemento di promozione capace di invogliare i visitatori del Friuli Venezia Giulia a conoscere e assaggiare i sapori che cuochi e ristoratori sanno proporre, fidelizzando attraverso il gusto locale sia i turisti occasionali sia quelli che scelgono di soggiornare in regione. Un modello che si rivela particolarmente significativo in una stagione non facile, a causa degli effetti della pandemia, come quella 2020.

Sono questi i concetti emersi nel corso della presentazione del volume della monografia “Mappa del sapore” dedicata a Lignano Sabbiadoro, avvenuta sulla Terrazza Mare, alla quale hanno partecipato, come informa Arc, l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, e il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin. Durante l’illustrazione del volume, una guida ai luoghi della ristorazione che intende agevolare nella scelta i visitatori della città balneare, è stato evidenziato che l’obiettivo degli operatori turistici, non soltanto nel 2020 ma anche in futuro, deve essere quello della qualità.

Nello specifico è stato spiegato che in un anno difficile come quello attuale, con un bilancio dell’andamento della stagione estiva meno confortante rispetto alle previsioni, in particolare a causa dell’assenza di molti turisti stranieri, occorre compiere un ulteriore sforzo per mantenere vive le località turistiche regionali, continuando a proporre un’offerta di qualità agli ospiti e ai potenziali visitatori. Un impegno che deve vedere uniti operatori e istituzioni, le quali si stanno adoperando per innovare, sburocratizzare e snellire l’apparato e le procedure amministrative, come dimostra la ricostruzione in soli 60 giorni del pontile del faro rosso di Lignano Sabbiadoro.
La Regione Fvg ha seguito l’evolversi dell’emergenza Coronavirus e i suoi effetti sull’economia locale fin dalle prime fasi, predisponendo interventi tampone a sostegno delle situazioni meno facili e ora guarda con fiducia ai nuovi finanziamenti ottenuti dall’Unione europea, auspicando che il loro utilizzo sia mirato a interventi e opere che assecondino e garantiscano la ripresa e lo sviluppo anche in Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, prosciutto di San Daniele tagliato a mano e qui sopra la Terrazza Mare simbolo di Lignano.

Eccellenze Fvg (e non solo) sabato al Palmanova Outlet con lo chef Barbieri

(c.s) Degustazioni d’eccellenza, musica e territorio. Sono i tre cardini su cui ruoterà la serata dedicata alle eccellenze del Friuli Venezia Giulia e del Belpaese che troveranno casa tra le vie del Palmanova Outlet Village, il frequentatissimo centro commerciale friulano alle porte della città stellata.


L’eccezionale evento avrà luogo sabato prossimo, 29 agosto, a partire dalle 18.30, ora in cui nelle tre aree di degustazione, appositamente allestite per la “Village Night”, si potranno degustare, in un percorso unico, le eccellenze del territorio con 26 delle migliori cantine del Friuli Venezia Giulia: Castelvecchio, Venica & Venica, Tenute Tomasella, Obiz, Specogna, Bastianich, Tunella, Viarte, Jermann, Marco Felluga, Russiz Superiore, Keber Renato, Livio Felluga, Tenuta Baroni Del Mestri, Eugenio Collavini, Tiare, Villa Russiz, Dario Coos, Sirch, Moschioni, Ca’ Di Bon, Ermacora, Valpanera, Ca’ Tullio, Paolo Caccese e Castello Di Spessa.
Un’area dedicata ospiterà i vini della Land of Fashion: per la Puglia saranno ospitate le cantine di San Marzano, Torrevento, Vespa di Bruno Vespa, Placido Volpone di Michele Placido; per il territorio del Franciacorta La Montina, Bersi Serlini, Romantica; per la Toscana Consorzio Chianti, Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, La Fortuna, Tenuta Fanti; per il territorio mantovano il Consorzio Vini Mantovani e Consorzio Lugana. Saranno della partita anche 6 birrifici artigianali: Borderline Brewery, Forum Iulii, Foglie d’Erba, Gjulia, Antica Contea e Birrificio del Forte.
Durante la serata sarà inoltre possibile degustare stuzzicherie di accompagnamento locale, piatti studiati ad hoc per l’appuntamento enogastronomico dai punti ristoro del Village – Dall’Ava, dal 1988 prosciutteria con cucina e Hamerica’s – o di food e ristorazioni d’eccellenza esterne presso le aree degustazione, come l’Osteria Campana D’Oro e Jolanda de Colò.
Alle 21 al Village arriverà un ospite d’eccezione, il notissimo chef Bruno Barbieri, che accoglierà gli ospiti con foto, autografi e aneddoti della sua esperienza, non solo culinaria, ma anche televisiva: dalla “cattedra” di Masterchef Italia ai numerosi viaggi per il programma “4 Hotel”. Non solo, al Village verrà dedicato un piatto speciale preparato da Barbieri, che vanta ben 7 stelle Michelin in carriera. Il tutto sarà condito con buona musica; l’ingresso sarà gratutito e i negozi saranno aperti fino alle 23.

Arturo De Pellegrin, un maestro di gelati (e vini) in sintonia con Madre natura

di Ida Donati

LIGNANO – Riecco finalmente il vero gelato artigianale a Lignano Pineta! Anche se partita in ritardo, ed è la prima volta che accadeva dall’avvio dell’attività, continua infatti con successo la 53ª stagione estiva per Arturo De Pellegrin. Pochi giorni dopo i decreti riguardanti la fine del lockdown, pur con le precauzioni e nel rispetto delle prescrizioni anti-pandemia, che peraltro, per una gelateria artigianale per asporto fanno parte della gestione ordinaria, come l’osservanza delle norme igienico-sanitarie e la sanificazione delle apparecchiature, il Laboratorio-gelateria De Pellegrin di via dei Giardini ha riaperto da alcune settimane le serrande, chiuse alla fine della stagione 2019 con ben diverse prospettive.
Arturo, Nadia e il figlio Andrea, che da alcuni anni segue l’attività familiare, hanno vissuto la “quarantena forzata” come tutti in casa, a Conegliano. “Poi, l’incertezza nella quale ci siamo dibattuti – lamenta ancora oggi Arturo – impediva di fare programmi. Di prevedere, cioè, se e come la stagione balneare 2020 sarebbe ripartita”. Bombardati anche dalle fake news, pure gli artigiani del gusto hanno infatti atteso con ansia le disposizioni per la riapertura delle proprie attività. Ma, per un periodo prolungato, purtroppo invanamente.

Carlo Morandini, presidente Arga Fvg, con i De Pellegrin.

Fortuna vuole che la Regione Veneto, per la vita di ogni giorno, come quella del Friuli Venezia Giulia, per quanto attiene in particolare all’attività di aziende come quella dei De Pellegrin, abbiano accelerato i tempi emanando regole certe – ricorda Arturo – per l’avvio della stagione 2020. Per i cittadini, progressivamente, è stato possibile muoversi liberamente all’interno del proprio Comune, poi della propria Provincia, infine, tra le Regioni. E il maggior numero di degustatori dei gelati di pregio, frutto dell’elaborazione dell’arte e dell’esperienza che Arturo assieme al compianto fratello Giorgio ha maturato in oltre cinquant’anni, proviene dalla nostra regione ma anche da quella veneta. E non solo. Così, mentre la spiaggia lentamente cercava di rianimarsi, il “popolo” dei pendolari, dei domenicali, ma anche i proprietari delle seconde case e di natanti ormeggiati negli oltre 3 mila posti barca del comprensorio lignanese e latisanese, è tornato a raggiungere la località adriatica.
Non appena sparsa la voce che il Laboratorio aveva riaperto i battenti, sono cominciati a spuntare lungo via Giardini pedoni e ciclisti, tanto da dar vita alle prime file di attesa per poter assaporare un gelato. Dall’altra parte del banco, i De Pellegrin, che ormai tutti riconoscono fra i maestri del settore più affermati, continuano a mantenere i sapori genuini, autentici, di gusti che si distinguono per il colore attinente alla materia prima usata, la frutta matura. Come deve esserlo l’uva, alla raccolta, per poter dare un buon vino, così è per la frutta impiegata per realizzare le basi per il vero gelato artigianale. Il pistacchio, con il colore dei frutti di Bronte. Il limone tra il bianco e il trasparente, non giallo artificiale. Il malaga color uovo, perché il vero gelato alla crema deve avere quel colore. Così ancora il bacio, a cavallo tra il nocciola e il cioccolato. La stracciatella, fiordilatte con pezzetti di fondente, bianca e marrone scuro. E così via: accanto alle coppe che hanno fatto la storia dell’arte del freddo lignanese, l’Eiscaffè e la Nafta, nata a Lignano, le coppe Sombrero, Menta, Cioccolato, Lignano, Moka, Zibibbo e altre costellano le possibilità per gli appassionati del gelato. Ma anche i gusti alla frutta.

Parlando di uva, scopriamo la passione di Arturo De Pellegrin anche per il pianeta vino. Finita la stagione, si dedica infatti al piccolo vigneto per autoconsumo per produrre Prosecco, vista la natura delle terre del Coneglianese, ma anche ottimo Merlot. Come il suo gelato senza additivi, conservanti e altro. Ottenuto con metodi naturali. De Pellegrin segue con ammirazione il percorso enologico di Josko Gravner, la sua capacità di sperimentare, assecondando Madrea natura, ma soprattutto le tecniche antiche e originarie della lavorazione delle uve per produrre un vino senza alcun intervento successivo alla pigiatura. Cercando anche di poter fruire di terreni rispettati nel tempo, e non compressi dalle lavorazioni meccaniche con trattrici pesanti che, schiacciandolo, rendolo il suolo impermeabile. Tanto che a titolo sperimentale, in Friuli, c’è chi sta ripristinando la lavorazione dei campi a “trazione animale”.

Ma l’artigiano veneto-lignanese ci svela di avere seguito, per lo sviluppo del gelato, così come per quello della sua piccola vigna, anche gli insegnamenti di Gino Veronelli, il maestro dei giornalisti specializzati italiani, che indicava nelle aziende di piccole dimensioni la fonte per ottenere i prodotti migliori. Quelle più grandi, per motivi strutturali e di mercato, debbono infatti puntare soprattutto sulla quantità. Un concetto ripreso ai nostri giorni – ricorda Arturo – da Oscar Farinetti, e che si può riflettere anche nel mondo del gelato. Ecco, dunque, la chiave di lettura della capacità di produrre gelato di alta qualità che De Pellegrin sa esprimere da decenni. La passione per il naturale, per il biologico, per il biodinamico, applicata anche per il gelato che deve essere realizzato con le materie prime essenziali e fornite dal territorio e dall’esperienza di oltre cinquant’anni di esperienza tra mantecatrici, pastorizzatori e abbattitori di temperatura. Messa a disposizione dei degustatori più attenti, anche per la stagione 2020.

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In copertina, la coppa Malaga dell’indimenticato Giorgio De Pellegrin, candidata a diventare sempre più un must. E qui sopra la Nocciola per asporto.

Arga Fvg, dieci giorni per la scadenza del 1° “Premio Isi Benini”

di Gi Elle

Mancano dieci giorni, da oggi, alla conclusione dei termini per la partecipazione al 1° Premio giornalistico “Isi Benini – Città di Udine”, dedicato, nel 30° anniversario della scomparsa, a uno dei pionieri della valorizzazione delle tradizioni e delle peculiarità del territorio: azione, intesa quale elemento cardine per lo sviluppo di un’area. Indetto dall’Arga Fvg, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, presieduta da Carlo Morandini, intende infatti valorizzare la figura di uno dei padri del giornalismo enogastronomico, che per anni ha guidato la redazione di Udine della Rai. Figura fondante della comunicazione del territorio, e pioniere dell’innovazione mediatica per il settore primario, per il mondo economico e non solo. Paladino dei valori della civiltà contadina e delle potenzialità dell’eccellenza di un’area e delle sue peculiarità.

Carlo Morandini


Il Premio intende favorire la riscoperta e la trasmissione delle eccellenze della città di Udine e nel contempo dell’intero Friuli Venezia Giulia. Le realtà nelle quali Benini ha esercitato la professione di cronista e dalle quali ha tratto lo spunto per dedicare un’attenzione particolare al settore agricolo, alla civiltà contadina, allo sviluppo delle carature presenti sul territorio. Tra i fondatori della comunicazione agroalimentare ed enogastronomica consapevole, e orientata ad accompagnare la crescita della filiera, operando con Luigi Veronelli e Gualtiero Marchesi, al fianco di ristoratori come Dino Boscarato, Gianni Cosetti, Giovanni Gallinaro, Aldo Morassutti, Aligi Grop, Guerrino e Alberto Tonizzo, Franco Marini, Augustin Devetak, Piero Zanini ed Elio Del Fabbro, di viticoltori come Pietro Pittaro, i Venica, i Felluga, i Rodaro, Luigi Valle e Bidoli, aveva fondato la prestigiosa rivista “Il Vino”, primo organo ufficiale del mondo del gusto e delle categorie a esso collegate. Ed è stato tra gli ideatori del Ducato dei vini friulani, nonché tenace custode delle ricchezze del mondo rurale. Da responsabile della redazione udinese della Rai, Isi Benini ha favorito il lancio della rubrica “Vita nei campi”, tuttora la trasmissione più longeva del settore e tra le più seguite. Il Premio, di concerto con il Comune di Udine, sarà assegnato all’autore di un articolo o servizio giornalistico, sulla carta stampata, radio o televisivo, o sul web, su testate regolarmente registrate, che sappia valorizzare quel mondo e le realtà nelle quali Benini ha lavorato da comunicatore e ne è stato protagonista. Il bando è pubblicato sul portale www.argafvg.it
Come detto, i lavori in concorso dovranno pervenire all’Associazione della stampa agricola Fvg entro il 31 agosto prossimo.

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In copertina, il giornalista friulano Isi Benini morto trent’anni fa.