Decreto bollette, Confagricoltura sollecita modifiche per non penalizzare in Fvg un centinaio di impianti che producono biogas e biometano

L’Italia non può rinunciare a un’importante produzione elettrica rinnovabile al 100% nazionale, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che sta producendo forti aumenti dei prezzi del gas, in grado di limitare gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura. Lo ha ribadito Confagricoltura nell’audizione alla X Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati sul “Decreto Bollette” varato dal Governo.
Pur condividendo la necessità di individuare soluzioni per diminuire il costo dell’energia elettrica in Italia per imprese e cittadini, Confagricoltura evidenzia che occorre farlo gradualmente, intervenendo a più livelli e tenendo anche conto che l’investimento nelle rinnovabili ha effetti tangibili sulla decarbonizzazione e sulla sostenibilità del Paese. Il biogas e le biomasse contribuiscono per circa l’11% alla produzione elettrica rinnovabile.
In Friuli Venezia Giulia sono una novantina gli impianti a biogas con taglia media di 700 kW e sono alimentati soprattutto con prodotti agricoli poiché hanno una composizione più uniforme e ciò semplifica la gestione. La maggior parte degli impianti viene alimentato con un misto di reflui zootecnici e insilati di cereali. Nel corso degli ultimi anni i processi di digestione anaerobica hanno avuto un notevole sviluppo e numerose sono state le esperienze di utilizzo di differenti biomasse. Ad oggi sono utilizzabili liquami zootecnici, biomasse da colture dedicate, fanghi di depurazione, frazione organica dei rifiuti urbani, residui agricoli e rifiuti dell’industria agroalimentare. Gli impianti per la produzione di biometano sono, invece, una quindicina.
Non contrastare, ma valorizzare e sostenere le risorse locali. La situazione internazionale, anche in seguito ai recenti drammatici sviluppi bellici, impone il miglioramento dell’autosufficienza energetica valorizzando le risorse locali. L’articolo 5 del Decreto-legge, invece, non è in linea con questi obiettivi, poiché prevede la riduzione progressiva dei prezzi minimi garantiti (PMG) per la generazione elettrica a biogas, biomasse e bioliquidi a partire dal 2026 fino a un azzeramento dal 1° gennaio 2031. Il décalage per il meccanismo dei PMG introdotto con il Decreto cancella tutto il faticoso lavoro, anche da parte delle stesse amministrazioni pubbliche centrali, a tutela delle filiere agroenergetiche – ha sottolineato Confagricoltura –. Filiere che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria. Le proposte avanzate da Confagricoltura sul Decreto-legge si declinano in una serie di misure correttive all’articolo 5 che vanno nella direzione di un sostegno, e non di contrasto alla filiera delle agroenergie. Per Confagricoltura, insomma, è necessaria una profonda riflessione su quanto previsto dall’articolo in questione, non escludendo neanche il posticipo alla sua applicazione.

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In copertina, ecco un impianto di biogas realizzato in Friuli Venezia Giulia.

Il Pinot grigio Doc delle Venezie sarà “official wine” di Vinitaly & The City in aprile nel cuore di Verona

Il Pinot grigio Doc delle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto) sarà l'”official wine” di Vinitaly & The City 2026, il fuori salone della più attesa fiera del vino italiana che ogni anno trasforma il centro storico di Verona in una grande vetrina internazionale. Una collaborazione che segna un passaggio chiave nella strategia del Consorzio, con un presidio culturale e promozionale capace di tenere insieme reputazione, territorio e grande pubblico, proprio nei giorni in cui Vinitaly accende i riflettori mondiali sul vino italiano.


Sarà dunque l’iconico bianco del Nordest a firmare il brindisi inaugurale della manifestazione, in programma il 10 aprile prossimo, e a essere protagonista fino al 12 aprile sotto la Loggia di Fra Giocondo e in Piazza dei Signori, nel cuore della città scaligera, dove la Doc delle Venezie incontrerà operatori, stampa e wine lover nel momento di massima attenzione internazionale sul vino italiano. La presenza a Vinitaly & The City si traduce in un presidio ad alta visibilità pensato per raccontare, attraverso degustazioni e incontri, lo stile distintivo del Pinot Grigio Doc delle Venezie e il suo legame con il Nordest, rafforzando la riconoscibilità della Doc in una cornice autorevole. L’iniziativa si inserisce nel percorso di promozione responsabile portato avanti dal Consorzio – anche attraverso collaborazioni come con il Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano, Fondazione Symbola e Wine in Moderation – e che potenzia il suo ruolo nella valorizzazione del territorio e dell’enoturismo, in linea con l’evoluzione del quadro europeo in tema di Indicazioni Geografiche.
«Questa partnership rappresenta per il Consorzio una scelta strategica di posizionamento: vogliamo consolidare il valore identitario della denominazione e rafforzarne il percepito sui mercati attraverso contesti di alto profilo istituzionale – afferma Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc delle Venezie e continua –, essere “official wine” di Vinitaly & The City ha una doppia valenza: da un lato accresce il prestigio della Doc, dall’altro afferma il nostro legame con il territorio del Triveneto, dove Verona rappresenta una delle città più iconiche e visitate al mondo per bellezza, arte e patrimonio storico-artistico. In un momento in cui i riflettori del mondo sono puntati sul vino italiano il Pinot Grigio Doc delle Venezie si propone come bandiera di un sistema produttivo integrato, dinamico e responsabile, capace di coniugare numeri, qualità e certificazione».
Una visione che poggia su una dimensione unica: Pinot grigio Doc delle Venezie è la prima denominazione italiana per estensione e il primo vino bianco fermo italiano per export, oggi il Pinot grigio più consumato al mondo. La Doc rappresenta la filiera produttiva di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento, il più grande modello di integrazione interregionale del Paese, con 27.000 ettari di vigneto potenziale, il 43% del Pinot grigio mondiale e l’85% di quello nazionale, una produzione annua di circa 230 milioni di bottiglie e una filiera composta da 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento: numeri che testimoniano la portata sistemica della Denominazione e la responsabilità che essa esprime sui mercati internazionali.
«La promozione istituzionale è innanzitutto finalizzata a rafforzare riconoscibilità e distintività: far emergere con chiarezza ciò che rende unica la nostra denominazione e comunicare i valori, la qualità e l’autenticità della Doc delle Venezie – afferma Stefano Sequino, direttore del Consorzio –. E in tal senso la partnership con Vinitaly & The City è un’occasione preziosa per raggiungere un pubblico ampio e trasversale che potrà trovare e degustare in Piazza dei Signori, all’interno della nostra enoteca, una ricca selezione di etichette rappresentative dello stile unico del Pinot grigio Doc delle Venezie: un vino fresco, moderatamente alcolico e versatile, adatto a tutte le occasioni di consumo, capace di interpretare in chiave contemporanea i valori della convivialità e della cultura enogastronomica italiana».
Il Consorzio sarà inoltre nuovamente presente anche a Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati in programma a Verona dal 12 al 15 aprile,con il proprio spazio espositivo (pad. 5/F2) come punto di riferimento per operatori e stakeholder: un luogo pensato per raccontare il territorio viticolo delle tre aree, orientare i professionisti tra le imprese associate e far conoscere, attraverso un’ampia selezione di etichette in degustazione, lo stile distintivo e contemporaneo del Pinot grigio Doc delle Venezie.

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In copertina, il Pinot grigio della Doc delle Venezie nelle classiche lavorazioni in bianco e in ramato.

Vigneto Fvg, vino del futuro sempre più legato al suo territorio: convegno Assoenologi oggi all’Agrario di Cividale

(g.l.) Importante convegno stamane all’Istituto Agrario di Cividale con obiettivo puntato sulla vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia. “La pulizia sensoriale come elemento distintito dell’identità territoriale, perché il vino del futuro si riconosce ad occhi chiusi” è, infatti, il tema dell’incontro tecnico che vedrà protagonista la sezione Fvg di Assoenologi guidata da Matteo Lovo in collaborazione con il “Paolino d’Aquileia” che, come è noto, da molti anni offre anche la specializzazione enologica. L’invito, oltre che ai tecnici della vite e del vino, è infatti rivolto in primo luogo proprio agli studenti dell’Istituto. Il convegno si terrà dunque nell’aula magna con inizio alle 9.30.

Matteo Lovo

Interverranno il professor Luigi Moio, ordinario di enologia all’Università di Napoli, esperto di analisi sensoriale e autore di numerosi testi di riferimento, tra cui “Il respiro del vino”, e Graziana Grassini, consulente enologa di fama internazionale. La mattinata incentrata sul Vigneto Fvg sarà così dedicata ad un approfondimento tecnico e culturale sul ruolo della pulizia sensoriale e della riconoscibilità olfattiva come elementi chiave nella costruzione e nella comunicazione dell’identità territoriale del vino.
«L’incontro – anticipa il presidente Lovo – si articolerà in una “lectio” introduttiva sulle tecniche enologiche che mettono in risalto o deprimono l’identità territoriale, alla quale seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto approcci scientifici, esperienze produttive e visioni enologiche, con l’obiettivo di riflettere sul vino del futuro: un vino sempre più riconoscibile, coerente e profondamente legato al proprio territorio».

Pacchetto Vino, importante passo avanti in Ue secondo il Consorzio Doc Venezie ma va definito il quadro dei prodotti con una bassa gradazione alcolica naturale

(g.l.) Il nuovo Pacchetto Vino varato dall’Unione Europea rappresenta un significativo passo avanti per il settore viticolo comunitario – e quindi anche per il Vigneto Fvg – in quanto consentirà di vedere rafforzati promozione ed enoturismo, leve strategiche di crescita per imprese e territori vocati, assieme a maggiori strumenti di flessibilità per i produttori. Della sua approvazione avevamo già dato notizia nelle scorse settimane riportando anche i positivi commenti dell’Associazione nazionale Città del vino attraverso le parole del presidente Angelo Radica. Oggi ci soffermiamo, invece, sull’altrettanto positiva presa di posizione del Consorzio Doc delle Venezie, quello che sovrintende alla produzione di Pinot grigio nelle regioni viticole di Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento e Veneto.
L’organismo di tutela che ha sede a Verona ed è presieduto da Luca Rigotti, dopo averne ricevuto il testimone da Albino Armani, accoglie infatti con favore il via libera del Parlamento europeo all’accordo di trilogo sul pacchetto vino, che – mediante l’adozione di misure finalizzate a sostenere la ripresa del settore e di strumenti di semplificazione e di competitività – introduce un aggiornamento significativo del quadro normativo comunitario. In particolare, si ritengono di grande rilievo le norme per poter gestire con maggiore efficacia il potenziale viticolo, mediante una maggiore flessibilità nella gestione delle autorizzazioni al reimpianto, dei nuovi impianti e della possibilità per gli Stati membri di finanziare, laddove necessario, misure di crisi.

Dai grappoli di Pinot grigio…

… al vino in bianco o ramato.

Particolarmente importante risulta, poi, il rafforzamento della promozione nei mercati dei Paesi terzi così come degli investimenti legati all’enoturismo e la maggiore dotazione finanziaria utile per contrastare i cambiamenti climatici, tema quest’ultimo che è stato al centro dell’ultimo Convegno annuale organizzato dal Consorzio Doc delle Venezie che si è tenuto lo scorso novembre a Trento. Rispetto al segmento NoLo, il pacchetto vino – integrando quanto già stabilito dal Regolamento (UE) 2021/2117 – ha introdotto una specifica terminologia per i vini dealcolati e parzialmente dealcolati, con l’obiettivo di armonizzarne l’utilizzo in tutti gli Stati membri dell’Unione a beneficio di una corretta informazione ai consumatori. In coerenza con una tale impostazione, si ritiene importante introdurre una pari nomenclatura anche per i vini a bassa gradazione alcolica naturale, cioè i vini più leggeri ottenuti a partire da una differente e mirata gestione agronomica e colturale del vigneto, senza il ricorso alle pratiche di dealcolazione.
«Il settore si colloca all’interno di una fase di transizione, determinata dalla convergenza di fattori geopolitici, economici e di mercato che impongono delle riflessioni per adeguare il quadro normativo e ripensare al rapporto tra produzione, territori viticoli e modelli di consumo – osserva Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc delle Venezie –. In tal senso l’approvazione del pacchetto vino segna un passaggio importante nella definizione di una regolamentazione più vicina ai fabbisogni della filiera vitivinicola. Resta tuttavia irrisolto un tema per noi fondamentale: la crescente attenzione dei consumatori verso i prodotti No- e Low-alcohol richiede chiarezza normativa e strumenti di comunicazione coerenti, affinché il consumatore possa orientare le proprie scelte d’acquisto in modo consapevole. Pertanto – ha proseguito Sequino – riteniamo sia necessario riconoscere e definire i vini a bassa gradazione alcolica naturale, direzione già intrapresa sotto il profilo tecnico-scientifico dal Consorzio e che, in termini generali, si ritiene particolarmente indicata per i vini Dop e Igp, che tuttavia oggi non trova uno specifico inquadramento normativo. È auspicabile che anche questa tipologia, in una logica di differenziazione dell’offerta, possa essere oggetto di una classificazione chiara e coerente, capace di valorizzarne l’identità merceologica e garantirne una chiara riconoscibilità in etichetta».

Luca Rigotti

Infine, il Consorzio Doc delle Venezie considera il nuovo quadro regolatorio un ulteriore passo avanti verso una maggiore modernizzazione del settore vitivinicolo europeo, nella consapevolezza che l’innovazione debba procedere in equilibrio con la tutela delle denominazioni d’origine e con la valorizzazione delle specificità produttive legate ai territori. Ricordiamo che il Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie è stato costituito nel 2017 dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di integrazione interregionale, includendo in un’unica grande denominazione di origine la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto. Con una superficie produttiva di 27 mila ettari ed una quantità pari a 230 milioni di bottiglie – nel contesto di una filiera produttiva composta da 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento –, la Doc delle Venezie rappresenta oggi l’85% del Pinot grigio italiano ed il 43% di quello mondiale.

www.dellevenezie.it

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In copertina, il direttore del Consorzio Doc delle Venezie Stefano Sequino.

Per-Forma, aperta la call: cercansi artisti che esploreranno la birra artigianale tra storia e attualità in Friuli Venezia Giulia

Per-Forma continua a indagare il settore produttivo del Friuli Venezia Giulia. Il progetto di Quarantasettezeroquattro ets – realizzato in collaborazione con Associazione Le Donne della Birra, Birrificio Artigianale Antica Contea, Birrificio Garlatti Costa, Comune di Gorizia e Zona K, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Gradisca d’Isonzo – ha la lanciato una nuova call per selezionare artiste e artisti under 35 per una residenza artistica con tutoraggio di Giuliano Scarpinato il cui oggetto di analisi artistica sarà la birra artigianale. Il progetto si svolgerà a Gorizia e prevede un periodo di residenza, dal 3 al 12 giugno 2026, seguito dalla restituzione pubblica tra il 27 e il 30 agosto successivi, durante le giornate del Festival. Le candidature dovranno essere presentate entro il 27 febbraio prossimo esclusivamente attraverso il form disponibile sul sito www.quarantasettezeroquattro.it; mentre gli esiti della selezione saranno comunicati entro il 20 marzo.

Nel 2023 a Colmello di Grotta.

Per-Forma metterà in relazione artisti, ricercatori e realtà produttive per indagare, attraverso pratiche performative site-specific e community-specific, il legame profondo tra lavoro, territorio e comunità. Ogni edizione di Per-Forma si concentra su un settore produttivo del Friuli Venezia Giulia: quest’anno il focus sarà, appunto,sulla birra artigianale. La storia della birra a Gorizia e nel Friuli Venezia Giulia ha attraversato secoli ed è fatta di intrecci culturali e sociali: dalle radici asburgiche alle influenze mitteleuropee, dal ridimensionamento del primo Novecento alla vitalità contemporanea dei birrifici artigianali. In un territorio di confine, la birra è materia viva per raccontare luoghi, pratiche di lavoro, memorie e suggestioni sensoriali, fino a farsi simbolo di convivialità e dialogo transfrontaliero.
Le performance nasceranno dal confronto diretto con imprese, comunità locali e paesaggi urbani, senza finalità promozionali, ma all’interno di una relazione paritaria capace di generare nuove visioni. Saranno selezionati tre progetti di residenza della durata di dieci giorni, ciascuno sostenuto da un cachet di 2.000 euro lordi, cui si aggiungerà l’alloggio, oltre al supporto logistico e tecnico di base. Gli artisti parteciperanno a una residenza condivisa che consentirà visite alle aziende partner, ricerche sul campo, interviste e analisi di materiali storici. Il lavoro proseguirà poi a distanza, con tutoraggio, fino alla presentazione finale al festival. Le performance potranno accompagnare il pubblico attraverso bar, birrifici, spazi urbani e luoghi di produzione, restituendo prospettive plurali sul territorio. Saranno privilegiati progetti capaci di sperimentare l’ibridazione dei linguaggi, l’uso di tecnologie leggere e dispositivi del quotidiano e nuove modalità di relazione tra performance e spazio urbano.

Per informazioni e supporto sarà possibile scrivere a organizzazione@quarantasettezeroquattro.it

 

Città del vino, Angelo Radica eletto anche presidente della Rete europea Recevin. Dal Vigneto Fvg (impegnato nelle Grandi Verticali) auguri di buon lavoro per una nuova promozione del settore vitivinicolo

di Giuseppe Longo

È stata accolta con vivo compiacimento anche da parte delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia la nomina del leader nazionale Angelo Radica a presidente della Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) che raccoglie oltre mille Comuni di Italia (da sola ne conta più di 500!), Francia, Spagna e Portogallo. L’investitura nel prestigioso incarico è avvenuta giovedì scorso, lo stesso giorno in cui a Nimis si teneva, con notevole successo – protagonisti il Ramandolo Docg e altri pregiati vini di questo rinomato angolo dei Colli orientali del Friuli -, la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali.

Angelo Radica con i tre presidenti nazionali.


Angelo Radica, sindaco di Tollo, cittadina altamente vocata alla vitivnicoltura in provincia di Chieti in Abruzzo, è stato eletto in Spagna, a Carinena, nel corso della cerimonia di chiusura dell’evento di Città Europea del Vino. Hanno votato i 16 consiglieri rappresentanti dei quattro Paesi aderenti. Recevin è una rete costituita come strumento essenziale per rappresentare le esigenze e difendere con una sola voce gli interessi delle amministrazioni locali europee economicamente legate al vino. Allo stesso tempo fornisce una piattaforma comune per lo scambio di esperienze, conoscenze, contatti e partnership. Come detto, Recevin è costituita da oltre 1.000 Comuni delle quattro Associazioni nazionali del vino presenti in Spagna, Francia, Italia e Portogallo – praticamente i Paesi maggiori produttori di vino a livello mondiale, dei quali il nostro è capofila – e collabora con una decina di Paesi europei e non. Nata nel 2000, Recevin promuove il turismo del vino, sviluppa progetti, interloquisce con le istituzioni europee e nazionali, sviluppa le attività dei territori.
«È con grande onore, orgoglio e determinazione che assumo la carica di presidente di Recevin, la Rete Europea delle Città del Vino – ha affermato Angelo Radica, appena eletto, esprimendo riconoscenza per la stima riservatagli -. Credo fermamente che questo sia un momento determinante per Recevin, di vera e propria svolta, in cui l’impegno di tutti rafforzerà la rete, rendendola un catalizzatore per lo sviluppo dei territori europei del vino. Assumo, pertanto, questa leadership con la consapevolezza che siamo di fronte a un progetto di squadra, in cui è evidente la necessità di lavorare in modo cooperativo, contribuendo così allo sviluppo sostenibile europeo. Per il prossimo biennio rappresenterò in Europa gli interessi dei viticoltori e dei territori vitivinicoli europei attivando da subito una stretta collaborazione con la Commissione, i parlamentari e i funzionari dell’Unione. Abbiamo il dovere di unire le sinergie, permettendo così al vino di essere leva per la promozione dei nostri territori e dell’intero mondo rurale. A questo scopo abbiamo già a disposizione documenti e progetti consolidati negli ultimi anni, quali la Carta del turismo del vino europeo, il Vademecum dell’enoturismo europeo, la Giornata europea del turismo del vino, la Città Europea del Vino, il Concorso enologico internazionale e gli Stage annuali per giovani viticoltori europei».
Il neopresidente ha quindi sottolineato: «Nei prossimi anni il mio impegno sarà concentrato nella valorizzazione della ricchezza dei territori del vino e delle loro denominazioni di origine, nella rappresentazione delle problematiche che assillano i viticoltori europei, ma soprattutto a rafforzare la nostra azione politica in modo da rendere incisiva la nostra presenza presso le istituzioni europee. Far sentire la voce dei territori del vino al Parlamento europeo, legare gli Stati allo sviluppo di un’Europa delle città e delle regioni e aumentare le sinergie con l’Arev e l’Oiv: questa è la missione che sono profondamente orgoglioso di guidare, in uno spirito di condivisione e cooperazione».
Una bellissima e importante notizia, dunque, per le Città del vino anche del Friuli Venezia Giulia – sono, come è noto, una quarantina – che, con il coordinatore regionale Tiziano Venturini e lo staff operativo, formulano ad Angelo Radica i migliori auguri di buon lavoro per una sempre più incisiva attività a favore della promozione e dell’affermazione del vino europeo e quindi italiano e pure del Vigneto Fvg, piccolo per i livelli quantitativi ma non certamente per la qualità che è ai massimi livelli ed è riconosciuta in tutto il mondo.

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In copertina, passaggio di consegne tra la spagnola Rosa Melchor e il neo-presidente della europea Recevin Angelo Radica.

Città del vino, per i “dealcolati” più chiari (anche se complessi) i termini produttivi. Con Angelo Radica un’approfondita analisi del nuovo decreto ministeriale

di Giuseppe Longo

«Con l’adozione del decreto interministeriale emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, l’Italia compie un passaggio decisivo: la produzione di vini dealcolati può avvenire sul territorio nazionale, in un quadro normativo certo e strutturato. Il provvedimento era atteso da tempo dal settore vitivinicolo. In assenza di regole fiscali chiare, molte imprese italiane avevano già sperimentato i vini dealcolati, ma erano state costrette a svolgere le operazioni di dealcolazione all’estero, con costi logistici rilevanti e una perdita di controllo industriale. Con questo decreto si chiude quella fase transitoria». È quanto afferma Angelo Radica, presidente nazionale delle Città del vino, la rete alla quale aderiscono anche una quarantina dei Comuni più vocati alla coltivazione della vite del Friuli Venezia Giulia.
«Il cuore del decreto – spiega Radica – non riguarda tanto il vino dealcolato in sé – che resta un prodotto vitivinicolo –, quanto l’alcol etilico che si ottiene come risultato del processo di dealcolazione. Su questo punto il legislatore è molto chiaro: il vino dealcolato non è soggetto ad accisa, ma l’alcol estratto dal vino è sempre fiscalmente rilevante e deve essere gestito secondo le regole del Testo Unico Accise. Da qui discende l’intero impianto autorizzativo e di controllo previsto dal decreto. Uno degli aspetti più rilevanti, e che richiede maggiore attenzione da parte delle imprese, è la distinzione tra produzione “sotto soglia” e produzione “sopra soglia”. Non si tratta di una distinzione teorica, ma di una scelta strategica che incide direttamente sull’organizzazione aziendale, sugli investimenti necessari e sul livello di complessità amministrativa».

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La Verticale del Ramandolo

(g.l.) Dealcolati? Chi deciderà di produrli avrà sicuramente delle logiche aziendali e delle strategie di mercato che giustificheranno tale scelta. Ma, in ogni caso, si tratterà di una tipologia produttiva che non ha nulla a vedere con quanti amano il vero vino, con gusti e profumi inconfondibili. Come coloro che domani sera, 29 gennaio, saranno ai tavoli di degustazione allestiti alla famosa Distilleria “Giacomo Ceschia”, a Nimis, dove si terrà la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali del Vino, che stavolta avranno ovviamente come protagonista il pregiato Ramandolo Docg, vanto della storica Città del vino e della vicina Tarcento. Saranno presenti con le proprie bottiglie le cantine Ca’ Felice, Comelli, Giovanni Dri Il Roncat, Anna Berra, La Roncaia e Ronco dei Frassini. Costo 35 euro a persona; per verificare se c’è ancora qualche possibilità di partecipazione, contattare la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it, telefono 348.5166126.

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Vediamo, allora, di chiarire la questione. «Nel regime “sotto soglia” – riprende il leader delle Città del vino – rientrano le cantine e gli operatori che producono vino dealcolato entro un determinato limite annuo stabilito dalla normativa sulle accise. Questo regime è stato pensato per consentire alle imprese vitivinicole di avvicinarsi al mercato dei dealcolati senza trasformarsi, di fatto, in distillerie. In questi casi non è richiesta una nuova licenza per la produzione di alcol etilico: è sufficiente aggiornare la licenza fiscale già esistente, indicando l’attività di dealcolazione. La dealcolazione deve, però, avvenire in un’area dedicata e ben delimitata all’interno della cantina, e l’alcol estratto non può essere gestito liberamente. Deve essere raccolto in appositi contenitori sigillati, misurato con strumenti fiscali certificati e successivamente trasferito verso un deposito autorizzato. Anche nel regime semplificato, quindi, la tracciabilità dell’alcol è totale e i controlli da parte dell’Agenzia delle Dogane e dell’Icqrf restano centrali».
«Questo regime – precisa poi Radica – risulta particolarmente adatto alle cantine che intendono sviluppare una prima linea di vini dealcolati, magari destinata soprattutto ai mercati esteri, o che vogliono testare il segmento NoLo senza impegnarsi in una riconversione strutturale dell’impianto produttivo. È però essenziale monitorare attentamente i volumi, perché una volta raggiunta la soglia annua consentita la produzione deve essere immediatamente sospesa e comunicata alle autorità competenti. Diverso è il quadro per chi intende superare stabilmente tali limiti. Nel regime “sopra soglia” la dealcolazione assume  invece una dimensione industriale vera e propria. In questi casi l’operatore deve ottenere una licenza di esercizio per la produzione di alcol etilico, con un assetto fiscale che avvicina l’impianto a quello di una distilleria. Le aree produttive devono essere fisicamente separate, le cauzioni sono più elevate e i controlli più stringenti».
Il presidente Radica delinea, quindi, il “modus operandi” più adatto. «In modo semplificato – spiega -, chi intende produrre vino dealcolato deve: presentare istanza all’Agenzia delle Dogane; indicare: impianti utilizzati; volumi stimati; serbatoi e aree dedicate; superare una verifica tecnica; ottenere: aggiornamento della licenza esistente, oppure nuova licenza di esercizio (se “sopra soglia”)». Ma chi può produrre vino dealcolato? «Possono effettuare la dealcolazione: depositi fiscali di vino o prodotti alcolici intermedi, già autorizzati; soggetti che operano entro determinati limiti quantitativi (regime semplificato); soggetti che superano tali limiti, previa licenza specifica. Il decreto distingue tra: operatori “sotto soglia” (regime più semplice); operatori “sopra soglia” (regime assimilato alle distillerie)».
E la tassazione come funziona? «Punto centrale del decreto – prosegue Radica – è la gestione dell’alcol estratto dal vino. L’alcol etilico ottenuto dalla dealcolazione: è sottoposto ad accisa; deve essere raccolto, misurato e tracciato. L’alcol: non può essere liberamente smaltito; deve essere trasferito verso depositi fiscali autorizzati. Sono previsti: misuratori obbligatori; registri di carico e scarico; verifiche doganali. Il vino dealcolato, invece, non è soggetto ad accisa».
Il presidente nazionale delle Città del vino osserva infine: «Il decreto consente comunque alcune semplificazioni tecniche, ma il principio di fondo non cambia: l’alcol prodotto può derivare esclusivamente dalla dealcolazione del vino e non può essere ulteriormente lavorato senza specifiche autorizzazioni. Si tratta quindi di un regime adatto a grandi cantine, cooperative o operatori che fanno della dealcolazione un’attività centrale e continuativa». E conclude: «Alla luce di questo nuovo quadro normativo, la valutazione preliminare diventa decisiva. Prima di investire in un impianto di dealcolazione, ogni impresa dovrebbe interrogarsi non solo sui volumi attesi, ma anche sull’impatto fiscale dell’alcol estratto, sulla sostenibilità organizzativa del regime prescelto e sulla coerenza con la propria strategia di mercato».

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In copertina, Angelo Radica presidente nazionale delle Città del vino.

Alluvione nel Goriziano, Confagricoltura sollecita al Governo la dichiarazione dello stato di calamità naturale per aiutare aziende e cantine a ripartire con l’attività

Confagricoltura Gorizia e Trieste, nel riconoscere l’importante lavoro svolto dalla Protezione civile regionale e dal suo Assessorato, sollecita il Governo a dichiarare celermente lo stato di calamità naturale, permettendo così di intervenire, anche finanziariamente, nei confronti delle imprese colpite dall’alluvione del novembre scorso.

Claudio Cressati


«Dopo una prima stima dei danni diretti – sottolinea infatti il presidente, Claudio Cressati – stiamo cercando di comprendere, insieme alle nostre imprese, quale sarà l’effetto sul prosieguo della loro attività. È stato sicuramente importante il lavoro svolto dalla Protezione civile fin dalla prima ora, ma adesso le imprese chiedono tempi certi per poter riprendere i lavori in campagna e in cantina, riaprendo anche le strutture agrituristiche. A seguito dell’emanazione da parte del Governo del decreto di calamità naturale, come Confagricoltura chiederemo alla Regione di intervenire prontamente nella sospensione dei mutui, dei debiti fiscali e previdenziali e nel valutare gli interventi a copertura dei danni diretti e indiretti».
Come si ricorderà, il 16 e 17 novembre 2025 erano stati i giorni segnati da una grave alluvione in Friuli Venezia Giulia, in particolare a Versa di Romans d’Isonzo, dove il fiume Judrio è esondato; a Brazzamo di Cormons e a Dolegna del Collio. Sono stati causati danni ingenti al mondo delle imprese, ma anche ai privati che, in diversi casi, non sono ancora rientrati nelle loro abitazioni.
«Le frane provocate dall’alluvione hanno sbancato parte di vigneti storici, vero patrimonio della vitivinicoltura regionale, per cui, insieme alla Protezione civile, dovremo condividere le azioni per un ripristino il più possibile rapido e completo. Il trascorrere del tempo – conclude Cressati – non va sicuramente a favore della ripresa economica delle imprese che, con il loro lavoro quotidiano, danno lustro a tutto il nostro territorio».

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In copertina, il paese di Versa nel Comune di Romans d’Isonzo sommerso dalle acque esondate in novembre dal fiume Judrio.

Via libera dell’Unione Europea al “Pacchetto vino” accolto con soddisfazione dalle oltre 500 Cdv. Il presidente Radica: dà risposte concrete, siamo grati ai parlamentari italiani

(g.l.) Via libera al “Pacchetto vino” da parte dell’Ue. Reazione positiva da parte dell’Associazione nazionale Città del vino – alla quale, tra gli oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola, ce ne sono anche una quarantina del Friuli Venezia Giulia – che si esprimono attraverso una nota del presidente Angelo Radica. «Apprezziamo – afferma il leader delle Cdvi – lo sforzo della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo nella quale i componenti italiani hanno dato un contributo importante». Radica poi prosegue: «Il cosiddetto “Pacchetto vino” si poneva l’obiettivo di fornire risposte concrete: migliorare la sostenibilità, rafforzare la redditività delle imprese, semplificare i processi burocratici e rilanciare l’export, evidenziare e preservare la funzione sociale ed economica del settore. Per questo ultimo obiettivo, la Commissione introduce strumenti per tutelare le economie rurali, contrastare il rischio di sovrapproduzione distruttiva, favorire l’innovazione e dare impulso al turismo del vino, considerato oggi leva strategica per molte regioni europee».

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Grandi Verticali, si parte!

Sarà il Carso a dare il via oggi, 15 gennaio, alle Grandi Verticali del vino 2026. Come già annunciato, l’appuntamento è a San Dorligo della Valle – Dolina, Comune della provincia di Trieste pure compreso nella prestigiosa Doc che eccelle con i bianchi Malvasia e Vitovska e con il rosso Terrano. L’incontro degustativo – primo della terza edizione della brillante iniziativa delle Città del vino Fvg guidate da Tiziano Venturini – si terrà, alle 19.30, nella sede della Cantina Parovel in Località Bagnoli della Rosandra – Boljunec. La serata s’intitola “Il Breg e la sua voce” ed è curata, come anche in passato e come sarà nelle serate successive, dall’esperto Matteo Bellotto:  i vini che accompagneranno pesce Zobec, panificati Spacciopani e salumi Bajta e saranno presentati della cantine Parovel, Ota, Kocjančič, Zahar, Sancin e Merlak. Il successivo incontro si terrà, invece, nella provincia di Udine, esattamente a Nimis, giovedì 29 gennaio, sempre alle 19.30. Protagonista, in questo caso, sarà il pregiato\\ Ramandolo Docg.

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Tra le principali novità del provvedimento – illustra ancora il presidente Radica – c’è, per favorire l’allineamento tra produzione e domanda, la possibilità per gli Stati membri di incentivare misure per evitare la sovrapproduzione — come l’estirpazione di vigneti in eccesso (grubbing-up) o il diradamento anticipato — con l’obiettivo di stabilizzare il mercato. «Riguardo lo strumento dell’estirpazione, fortemente sostenuto dai francesi, ci auguriamo – precisa – che l’Italia non se ne avvalga, essendo una decisione appannaggio dello Stato membro. Dal punto di vista dei Comuni vitivinicoli, per i territori rurali che rappresentiamo potrebbe costituire una scelta rischiosa per una serie di motivi: perdita di paesaggio, desertificazione rurale, effetti irreversibili e incoerenza con turismo e identità territoriale», sottolinea il massimo esponente delle Città del vino. «Accogliamo, invece, con favore – continua – l’introduzione della flessibilità dei nuovi impianti, strumento giusto e efficace, con il superamento del vecchio meccanismo dei diritti di impianto, l’introduzione di un periodo di revisione decennale per l’impianto dei vigneti e la previsione di incentivi comunitari per investimenti volti ad adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici, con possibilità di coprire fino all’80% dei costi eleggibili».
Il presidente Radica aggiunge infine: «Giuste sono anche l’armonizzazione e la semplificazione delle regole sulle etichette e le informazioni obbligatorie, che riducono oneri amministrativi e facilitano il commercio su scala europea e internazionale. Diamo, inoltre, un giudizio positivo sul potenziamento degli strumenti di promozione nei mercati internazionali, sul sostegno all’enoturismo e alle attività agro‑turistiche legate alla viticoltura nelle aree rurali: proponiamo che in sede di attuazione l’enoturismo divenga asse portante attraverso l’integrazione nella Pac”. Infine, sulle novità per vini a basso o zero alcol e la regolamentazione della classificazione per vini “alcohol-free” (0.0%) e “reduced-alcohol”, rispondendo all’evoluzione dei gusti e delle abitudini di consumo, Radica ribadisce con tono molto deciso: «Noi continuiamo, però, a ritenere che non debbano essere chiamati vino».
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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Barbabietola da zucchero, una coltivazione da riscoprire: lunedì un webinar di Confagricoltura Fvg

Per lunedì 12 gennaio, alle ore 16, Confagricoltura Fvg, in collaborazione con Agrisoluzioni e Coprob-Italia Zuccheri, ha organizzato un webinar gratuito dedicato alla barbabietola da zucchero in Friuli Venezia Giulia con il titolo: “La barbabietola in Fvg: una coltura da riscoprire”. L’incontro tecnico si terrà sulla piattaforma Microsoft Teams e intende approfondire la produzione, la sostenibilità economica e le opportunità di valorizzazione del prodotto. Fino al 2005, in Friuli Venezia Giulia, veniva destinata alla coltivazione della barbabietola una superficie di 4-5.000 ettari l’anno, attualmente scesi a poco più di 300.

Relatori e contributi istituzionali – Il webinar vedrà interventi di esperti e rappresentanti istituzionali, tra cui: Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, presidente di Confagricoltura Fvg, per i saluti istituzionali e un quadro sul ruolo della barbabietola nella regione; Luigi Maccaferri, presidente Coprob-Italia Zuccheri, con la visione del settore a livello nazionale; Giovanni Campagna, responsabile Area Sperimentazione Coprob-Italia Zuccheri, con un approfondimento sui risultati e la sostenibilità economica della coltura in Regione.

Temi principali da trattare – Durante l’incontro saranno trattati i principali aspetti legati alla coltivazione della barbabietola e alle opportunità di valorizzazione del prodotto: stato della coltivazione della barbabietola in Fvg; risultati sperimentali e sostenibilità economica della coltura; strategie per trasformare la barbabietola in un’esperienza di consumo; innovazioni e tecniche operative per le aziende agricole; analisi delle prospettive di mercato e dei modelli di filiera. L’evento prevederà anche un ampio spazio dedicato alle domande da parte dei partecipanti.

Informazioni tecniche e partecipazione – Il webinar è gratuito e ad accesso libero e si svolgerà lunedì 12 gennaio 2026, a partire dalle ore 16.00, sulla piattaforma Microsoft Teams. Per informazioni è possibile rivolgersi ai seguenti contatti: E-mail: assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it; telefono/WhatsApp: 0432 507013. Il link per accedere all’incontro è reperibile sul sito della Federazione (www.confagricolturafvg.it)

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In copertina, la coltivazione della barbabietola da zucchero una volta in Friuli.