Città del vino, Angelo Radica è entusiasta di aver conosciuto il Vigneto Fvg

(g.l.) È sicuramente ripartito per la sua terra d’Abruzzo con un bellissimo ricordo del Friuli Venezia Giulia, il leader nazionale delle Città del vino. Angelo Radica ha infatti vissuto giornate entusiasmanti, perfettamente organizzate, che hanno avuto il loro apice nella grande e riuscitissima cerimonia di investitura di Duino Aurisina a Città italiana del vino 2022. Si è trattato di una visita approfondita della nostra regione e in particolare del Vigneto Fvg e delle sue eccellenze, per conoscerne realtà, territori e produttori in vista della stagione enoturistica della tanto auspicata ripartenza post-Covid.

Duino Aurisina

Rauscedo

Casarsa della Delizia

Il neo presidente nazionale delle Città del Vino – ne è al timone dall’autunno scorso – ha, insomma, vissuto un intenso fine settimana in Friuli Venezia Giulia, accolto dal coordinamento regionale dell’associazione. Al centro del programma, appunto, la ricordata cerimonia inaugurale del programma di Duino Aurisina Città italiana del Vino 2022, ovvero la “capitale” annuale de sodalizio, con il borgo giuliano che ha ricevuto il testimone da Barolo e avviato un ricco programma di oltre 30 eventi su tutto il territorio regionale: come è noto, prenderanno il via sabato, giorno di San Giuseppe, con la famosa Festa del vino di Bertiolo che ritorna dopo uno stop forzato di due anni. Ma Radica – in missione assieme al direttore generale delle Città del Vino, Paolo Corbini, e accompagnato dal coordinatore regionale Tiziano Venturini, dal vice Maurizio D’Osualdo e dagli altri componenti del coordinamento Fvg – ha visitato anche Corno di Rosazzo, dove ha sede il Consorzio per la tutela dei vini Friuli Colli orientali e Ramandolo, Cividale, Buttrio, Cormons, Aquileia, Casarsa della Delizia e Rauscedo di San Giorgio della Richinvelda, coprendo così le varie zone a denominazione di origine controllata del Friuli Venezia Giulia. In ogni tappa l’accoglienza calorosa di sindaci e amministratori, dei produttori locali nonché dei presidenti delle Pro Loco: il Friuli Venezia Giulia è infatti la regione italiana che ne ha di più associate, ben quattro, accanto ai 29 Comuni.
Radica e Corbini sono quindi venuti a contatto con realtà molto importanti, spesso sotto i riflettori internazionali: luoghi prestigiosi delle Doc Collio, Colli orientali del Friuli, Grave del Friuli e Aquileia, con Casarsa che vanta la più grossa realtà associativa con i Viticoltori La Delizia e la piccola ma grande Rauscedo, “capitale” mondiale del vivaismo viticolo dalla quale partono barbatelle di ogni varietà per tutto il pianeta e che in questi ultimi anni si è distinta per aver prodotto assieme all’Istituto di genomica applicata e all’Università di Udine le famose “viti resistenti” in grado di affrontare con maggior forza i patogeni e quindi richiedere meno trattamenti, nel rispetto dell’ambiente.

Cividale

Corno di Rosazzo

«Le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia – ha commentato il presidente Radica che ha ricevuto il testimone dal coneglianese Floriano Zambon – sono all’interno di una rete, che funziona e vede una sinergia proficua tra coordinamento, Comuni, Pro Loco, Consorzi e produttori. In questi ultimi, davvero molto preparati e innovativi, ho visto un passaggio generazionale vivo e pieno di passione e impegno. Sarà mia cura portare queste buone pratiche all’attenzione degli altri territori regionali della nostra associazione». «Siamo grati – ha fatto eco Tiziano Venturini – al presidente e al direttore generale di aver dedicato un intero fine settimana alla nostra realtà regionale, mostrando grande attenzione al Friuli Venezia Giulia che quest’anno, grazie a Duino Aurisina Città italiana del Vino e ai tanti eventi collaterali, si candida a essere una delle mete enoturistiche di punta nel panorama italiano. Ci aspettano mesi ricchi di impegni: siamo pronti con tanto entusiasmo».

Aquileia

Ricordiamo, infine, che i Comuni aderenti alle Città del vino in regione sono 29: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna dl Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche quattro Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina e Risorgive Medio Friuli Bertiolo. Come è noto, è in avanzata fase l’iter per l’accoglimento di San Giovanni al Natisone, per cui presto le Cdv Fvg saliranno trenta!

—^—

In copertina, bella foto ricordo al Castello di Duino al termine di una entusiasmante mattinata per le Città del vino.

(Foto di Davide Francescutti)

Il legno friulano (con l’abete rosso) testimonial all’Expo Dubai 2020

«Una delle ricchezze del Friuli Venezia Giulia è indubbiamente quella dell’abete rosso da cui nasce anche il legno di risonanza, patrimonio prezioso dei boschi regionali. Questo è uno dei motivi per i quali abbiamo lavorato sul tema e abbiamo prodotto un piacevole oggetto d’arredo che ne rappresenta, a mio avviso, una bella e utile sintesi – spiega la giovane designer friulana, Marta Caldana, -. Così è nato il Woo-d-fer, una cassa acustica naturale, in legno di abete rosso che, sulla scrivania, sostiene elegantemente il cellulare e ne amplifica i suoni durante le videoconferenze e le chiamate. È il frutto di uno studio specifico sul concept, il design, la forma “acustica” e la stabilità, divenuto un simbolo rappresentativo del bosco-legno regionale, tanto che l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, l’ha scelto come omaggio per gli ospiti presenti alla giornata del Fvg all’Expo Dubai 2020 riscuotendo un fortissimo apprezzamento».
Il progetto è stato ideato e realizzato dalla cooperativa Legno Servizi di Tolmezzo, realtà di riferimento per lo sviluppo del settore bosco-legno regionale, utilizzando legno certificato Pefc proveniente dai boschi dell’Alta Carnia fornito dall’impresa boschiva Del Fabbro Maurizio a cui sono seguite le lavorazioni di Domini Legnami di San Pier d’Isonzo, Arredo Italiana di San Giovanni al Natisone e di Antonia Cardin di UnostudioX (Pordenone) per la comunicazione grafica. A dimostrazione di come possano nascere dei magnifici prodotti “100 per cento Fvg” grazie alla valorizzazione delle filiere regionali.
«È per noi particolarmente importante – spiega Carlo Piemonte, presidente di Legno Servizi – dare valore al bosco e al legno della nostra regione iniziando dal coinvolgimento attivo delle diverse filiere che partono dalle imprese boschive per arrivare alle aziende del legno strutturale, dell’imballaggio, della carta e dei pannelli, così come quelle dell’artigianato artistico che, proprio utilizzando l’abete rosso, è capace di creare dei fantastici strumenti musicali conosciuti in tutto il mondo. Non dimentichiamo, inoltre, che per lo sviluppo sostenibile dei boschi sia per noi fondamentale dare valore sia alla materia prima che al territorio, ponendo in evidenza eventi legati al bosco come ad esempio “Risonanze” di Malborghetto che valorizza tale tipologia di legno e che attrae ogni anno centinaia di persone alla scoperta delle bellezze forestali della nostra regione».

—^—

In copertina, l’originale Woo-d-fer e qui sopra un bosco di abete rosso.

 

Peste suina africana, la Regione Fvg ha pronto un piano frenare i contagi

Il Friuli Venezia Giulia è pronto a mettere in campo un piano di intervento per il contenimento della diffusione della Peste suina africana, un’infezione virale che non si trasmette all’uomo ma che si diffonde tra i cinghiali e può mettere ad alto rischio gli allevamenti di maiali nel Nord Italia. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, durante l’incontro divulgativo promosso dal Servizio Prevenzione regionale in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Stefano Zannier


Zannier, come informa Arc, ha rimarcato «la necessità di attivare una Unità di crisi ristretta per il coordinamento delle azioni da intraprendere a breve termine e un gruppo allargato di analisi e azione che coinvolga anche il Servizio caccia, con l’intento di aumentare la segnalazione di ritrovamenti di eventuali carcasse di cinghiali, primi portatori della malattia». Quanto alla difesa degli allevamenti, Zannier ha ricordato che a livello nazionale il Ministero dell’Agricoltura ha stanziato 50 milioni di euro per il contenimento della Peste suina africana, di cui 15 milioni per l’installazione di reti e 35 milioni per interventi di biosicurezza negli stabilimenti. «Anche la Regione Fvg lo scorso anno ha aperto una linea contributiva per 800mila euro, ma abbiamo ricevuto richieste per soli 200 mila», ha sottolineato l’assessore.
Nel corso del confronto Gioia Capelli, direttore sanitario dell’Izsve ha ricordato come l’ingresso dell’infezione in Italia fosse atteso da Est, mentre attualmente ha fatto ingresso in Piemonte e Liguria. Se da un lato, ciò consente di avere più tempo a disposizione, resta fondamentale mettere in atto piani di contenimento condivisi, rapidi ed efficaci. Denis Vio, veterinario dirigente della sezione di Pordenone dell’Izsve, ha quindi precisato che dal 2021 esiste un piano di sorveglianza e prevenzione, basato su un sistema di allerta precoce, ma altri fattori importanti sono la formazione degli allevatori sulla diffusione della malattia e sulla gestione delle popolazioni di cinghiali. Francesca Scolamacchia, veterinario della sezione Epidemiologia dell’Izsve, ha invece illustrato la proposta di contenimento attraverso recinzioni non elettrificate lungo i confini tra Italia e Slovenia; il programma stima una barriera di 206 chilometri che andrebbe ad isolare oltre 260 allevamenti, consentendo di sorvegliarne indirettamente ulteriori 300. Infine, Vittorio Guberti, ricercatore veterinario dell’Ispra, ha richiamato la pratica delle recinzioni già attuata in Belgio e in Repubblica Ceca, auspicando un’iniziativa nazionale per attivare un sistema emergenziale univoco.

—^—

In copertina, un cinghiale specie suina vettore per la trasmissione del virus che costituisce una seria minaccia per gli allevamenti di maiali del Nord.

Friulfruct e Friulikiwi uniscono le forze: nasce “Frutta Friuli” colosso cooperativo

Due grandi realtà uniscono le loro forze dando vita alla più grande cooperativa di frutticoltori del Friuli Venezia Giulia: le assemblee dei soci della cooperativa Friulfruct di Spilimbergo e Friulkiwi di Rauscedo, in Comune di San Giorgio della Richinvelda, hanno infatti deliberato la fusione che dal 1° agosto porterà alla nascita della nuova cooperativa Frutta Friuli. Mele e kiwi (più una parte di ciliegie) saranno i prodotti principali della nuova cooperativa che eredita dalle fondatrici una spiccata predisposizione per l’esportazione e un processo di rinnovamento dei frutteti in corso negli ultimi anni, proponendo le nuove varietà che i consumatori richiedono, nonché l’ampliamento delle sedi di stoccaggio. Questi i numeri della nuova realtà, che avrà sede principale a Spilimbergo e spazi produttivi tra la cittadina dei mosaici e la stessa Rauscedo, capitale del vivaismo viticolo: 150 soci, 14 milioni di fatturato e 170 mila quintali di raccolto nel 2021, 600 ettari di frutteti e una ricaduta occupazionale sul territorio di una 70ina di addetti.

Kiwi e mele di alta qualità.

«La fusione – ha spiegato Livio Salvador, presidente di Friulfruct – fa seguito a un ragionamento iniziato già l’anno scorso sui presupposti di una collaborazione. Un ragionamento portato avanti con maturità e con la consapevolezza che le nuove sfide dei mercati hanno bisogno di aziende con dimensioni operative capaci di razionalizzare i costi e offrire maggiori prodotti. Abbiamo così superato logiche di campanile e deciso la fusione, che avviene, questo è il fatto importante da sottolineare, tra due realtà in grande salute e con ottime prospettive, le quali avrebbero anche potuto continuare sulle proprie gambe ma che così facendo allargano il loro raggio di azione futura e la capacità di programmare e investire».
«Una scelta – ha aggiunto Juri Ganzini, presidente di Friulkiwi – nata per il bene del territorio e dei nostri soci, ai quali potremmo dare così più servizi. In questo modo potremo realizzare delle economie di scala davvero interessanti per la nostra nuova cooperativa, anche gestendo i dipendenti tra le due sedi in base ai picchi di lavoro dettati dalla stagionalità. Un elemento fondamentale, anche per dare prospettive professionali e invogliare gli addetti migliori, a fronte di un mercato del lavoro che invece non offre molta manodopera specializzata. Il tutto in un quadro internazionale in cui, da diversi mesi e ancora di più in questi ultimi giorni, le sfide non mancano: è proprio il caso di dire che l’unione fa la forza».  I due presidenti hanno anche ringraziato chi è stato accanto alle due cooperative in questo fondamentale passo, a partire dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’assessore regionale alle politiche agricole, Stefano Zannier, e da Confcooperative Pordenone, di cui entrambe le realtà fondatrici fanno parte, con le sue consulenze.

«A livello commerciale ci presenteremo con un unico brand Frutta Friuli – spiega Armando Paoli, direttore di Friulfruct, che con il collega di Friulkiwi, Antonio Pittana, sta predisponendo la struttura operativa post fusione – declinato in base alla tipologia di frutta. Mele e kiwi sono due prodotti che vengono venduti attraverso gli stessi canali di mercato e quindi ci rafforzeremo sia nella grande distribuzione italiana che all’Estero. Grazie al rinnovamento dei frutteti e alla capacità di conservazione aumentata puntiamo nei prossimi anni ad arrivare a 300 mila quintali di frutta raccolta. Non operavamo nell’area russa, ma alcune tensioni, oltre all’aumento dei costi energetici e dei prodotti per l’agricoltura, potrebbero arrivare da competitor che dalla Russia ora vorranno vendere gli stessi prodotti nella nostra area di riferimento, che spazia dall’Europa occidentale ai Paesi Arabi fino al Nord e Sud America. Per questo una cooperativa unica e ancora più forte darà migliori risposte».

Le sedi di Friulfruct e Friulkiwi.

—^—

In copertina, Ganzini, Salvador e Paoli protagonisti dell’operazione frutta in Fvg.

 

 

Vino e cultura, ora riparte il “viaggio” della carta geografica di Livio Felluga

(g.l.) Ancora piuttosto fredde queste prime giornate di marzo, ma la primavera bussa alle porte anche in Friuli Venezia Giulia. E con la bella stagione riparte il viaggio della “carta geografica” di Livio Felluga, l’indimenticabile vignaiolo che tutti dobbiamo ricordare con riconoscenza perché proprio a lui si deve una determinante azione di rilancio della vitivinicoltura collinare. Riprenderà, infatti, l’11 marzo, alle 18, nella storica Abbazia di Rosazzo circondata da splendidi ronchi, la sesta edizione della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, curata dalla giornalista Margherita Reguitti, moderatrice degli incontri, e da Elda Felluga, figlia del “patriarca” del Vigneto Fvg e presidente del Movimento turismo del vino Fvg.

Alberto Garlini e il suo libro.

(Foto Leonardo Cendamo)

L’incontro d’apertura ospiterà lo scrittore noto anche per essere una delle tre anime di Pordenonelegge, Alberto Garlini, autore del romanzo “Il sole senza ombra” (Mondadori). Seguiranno fino a maggio gli incontri primaverili della rassegna nata nel 2016 in occasione del 60° anniversario della celebre etichetta che riproduce proprio l’inconfondibile “carta geografica”, geniale intuizione, per la presentazione dei suoi inimitabili vini, del grande viticoltore scomparso ultracentenario poco più di cinque anni fa. Il viaggio è sempre il filo conduttore della rassegna, dove scrittori e giornalisti, esploratori e intellettuali, con i propri libri, racconteranno esperienze di viaggio tra passato e presente, vissute in prima persona o attraverso i protagonisti dei loro racconti.
Il 18 marzo sarà quindi in calendario la presentazione di “Maledetta Sarajevo” (Neri Pozza) firmato a quattro mani dai giornalisti Francesco Battistini, inviato del Corriere della Sera, e dal friulano Marzio Mian, già direttore di Io Donna, esperto di reportage internazionali. Il 1° aprile sarà poi protagonista la scrittrice triestina Federica Marzi con il romanzo d’esordio “La mia casa altrove” (Bottega Errante Edizioni).
Il 29 aprile Veit Heinichen, uno degli scrittori europei di noir di maggior successo, presenterà il suo ultimo romanzo “Lontani parenti” (Edizioni E/O), in uscita ai primi di aprile. Lo storico Roberto Chiarini il 5 maggio parlerà, invece, del suo ultimo libro intitolato “Storia dell’antipolitica dall’Unità ad oggi” (Rubettino editore).
La rassegna proseguirà poi anche nei mesi successivi, seguendo il noto calendario estivo ed autunnale. Gli incontri, che si svolgeranno nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti Covid-19 con l’obbligo di esibizione del Super Green Pass, inizieranno tutti alle 18. Obbligatoria la prenotazione all’indirizzo fondazione@abbaziadirosazzo.it, fino a esaurimento dei posti disponibili. La rassegna è realizzata grazie alla Fondazione Abbazia di Rosazzo, Livio Felluga, Vigne Museum associazione culturale e il Comune di Manzano.

L’Abbazia tra i vigneti.

 

Informazioni sui siti:www.abbaziadirosazzo.it e www.liviofelluga.it

—^—

In copertina, una bellissima immagine di Livio Felluga tra i suoi amati vigneti.

(Foto tratta dal sito aziendale: risale al 2006 quando il “patriarca” aveva già 92 anni. Questa immagine e quella di Rosazzo sono opera di Luigi  Vitale)

Cia Fvg, Clementin nuovo presidente. “Ora basta con l’agrovoltaico a terra”

Franco Clementin è il nuovo presidente Fvg di Cia – Agricoltori italiani. Lo ha eletto, all’unanimità, l’assemblea dei delegati del sindacato agricolo friulano riunitosi a Palmanova. Clementin, 63 anni, è un imprenditore vitivinicolo di Aquileia e, in quanto tale, per un mandato ha anche ricoperto la carica di presidente del Consorzio di tutela dei vini della Doc Friuli Aquileia.
Il suo intervento programmatico ha evidenziato la necessità che la nuova agricoltura del Friuli Venezia Giulia accolga e affronti le sfide della digitalizzazione, dell’innovazione e della modernizzazione in senso lato. Le produzioni di qualità dovranno essere al centro delle politiche di valorizzazione e della lotta ai cambiamenti climatici, integrandosi con il turismo e le reti territoriali connesse con l’artigianato, la ristorazione, l’ospitalità e la ricerca. Intervenendo sulle tematiche più attuali, Clementin ha sottolineato la contrarietà di Cia Fvg all’agrovoltaico a terra che produce un non più tollerabile consumo di suolo. «In questo senso – ha spiegato -, la transizione energetica deve indirizzarsi prioritariamente verso l’utilizzo a fini energetici delle coperture, anche industriali, e delle aree dismesse».
«Questa assemblea – ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier – crea i presupposti per vedere lavorare il mondo agricolo in maniera unita nella soluzione dei problemi. Uno dei principali è legato alla costante richiesta di sburocratizzazione del settore della quale siamo consapevoli, ma ci troviamo di fronte un’Europa che, sul tema, manda segnali contrastanti».
Secondo il presidente nazionale di Cia – Agricoltori Italiani, Dino Scanavino: «La nostra indipendenza organizzativa ci rende autorevoli nel confronto delle istituzioni, così pure le nostre idee e visioni programmatiche. La sfida della transizione ecologica va trasformata in valore, dagli agricoltori, modificando i propri comportamenti produttivi in sintonia con le richieste dei consumatori, e facendoseli pagare».

—^—

In copertina, il neo presidente Franco Clementin; qui sopra, l’intervento dell’assessore Zannier all’assemblea di Cia Fvg a Palmanova.

 

Grano, mais e soia: quotazioni in salita spinte dalle tensioni internazionali

In un clima di preoccupanti tensioni internazionali, acuite dalla grave crisi ucraina, prosegue la corsa verso l’alto dei futures relativi alle principali materie prime agricole. Nelle ultime ore si è registrato un aumento che sfiora il 10 per cento per il grano, mentre per mais e soia l’incremento è, rispettivamente, del 5 e del 4 per cento.

Philip Thurn Valsassina


«Sull’andamento delle quotazioni – sottolinea Confagricoltura nazionale in una sua nota che è stata immediatamente fatta propria dalla delegazione regionale del Friuli Venezia Giulia presieduta da Philip Thurn Valsassina – incide prima di tutto il blocco dell’attività nei porti dell’Ucraina. I mercati riflettono l’assoluta incertezza sui tempi e sulle modalità per la ripresa delle esportazioni di prodotti agricoli. Sale, inoltre, la tensione nei Paesi che sono i principali destinatari dei cereali prodotti in Ucraina e nella Federazione Russa. È il caso dell’Egitto e della Tunisia, dove le scorte disponibili sono in grado di coprire il fabbisogno interno fino a giugno. Inoltre, sono state riviste al ribasso le previsioni relative ai raccolti di cereali in Argentina e Brasile a causa di una stagione particolarmente secca. Alla cerimonia di apertura del Salone Internazionale dell’Agricoltura, in corso a Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un piano di resilienza per l’agricoltura in ambito europeo e nazionale, per arginare l’impatto della crisi in atto. A nostro avviso, il piano dovrebbe puntare in due direzioni: sostenere i redditi degli agricoltori tagliati dalla crescita dei costi di produzione e salvaguardare il potenziale produttivo del sistema agroalimentare europeo. La riduzione della produzione avrebbe effetti particolarmente negativi sull’inflazione».
Confagricoltura Fvg rileva inoltre che, per quanto riguarda i cereali, stando agli ultimi dati della Commissione, la produzione negli Stati membri della Ue si è attestata a 291 milioni di tonnellate nella campagna di commercializzazione 2021-2022, con un aumento del 4 per cento sulla media quinquennale. Grazie a questi livelli di produzione, le esportazioni di grano verso i Paesi terzi hanno superato in valore i 7 miliardi di euro nel 2020.

—^—

In copertina, un essiccatoio di mais in uso nel Friuli Venezia Giulia.

Il Pinot grigio delle Venezie vola negli Usa e a Miami sarà grande protagonista

Il Pinot grigio delle Venezie vola negli Stati Uniti e sarà grande protagonista a Miami, in Florida, sui banchi d’assaggio di uno dei più rinomati appuntamenti enogastronomici d’America. La Doc più estesa in Italia – che riunisce gli operatori della filiera produttiva del celebre bianco, che sia ramato o no, di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino – torna finalmente, e in presenza, sulla scena enogastronomica statunitense e lo fa in grande stile! Sarà infatti sponsor di uno dei più grandi e attesi eventi enogastronomici del Paese pensato per i consumatori high spender americani, che ormai da 21 edizioni punta i riflettori sui nomi più celebri del settore vino e distillati: il Food Network & Cooking Channel South Beach Wine & Food Festival presentato da Capital One (SOBEWFF®).
Dal 24 al 27 febbraio le rinomate spiagge di Miami torneranno a popolarsi di migliaia di wine & food lover, che avranno a disposizione centinaia di prestigiose vetrine ed iniziative promozionali a proporre le prelibatezze di rinomati chef ed importanti personalità della cucina internazionale, oltre ai tanti nomi del vino e dei distillati tra i più famosi al mondo. Insomma, la mission della manifestazione è: To Eat. Drink. Educate.

In questo contesto – impreziosito dal sole, dal profumo del mare, dalle risate e dalla voglia di stare di nuovo insieme – si inseriscono le diverse attività sponsorizzate dal Pinot grigio Doc delle Venezie, che sceglie di presentarsi all’esigente pubblico di South Beach come esempio di qualità, garanzia e certificazione del Made in Italy. Qui troviamo un consumatore attento, per il quale i fattori legati alla tracciabilità e alla provenienza sono determinanti nel processo d’acquisto: l’attività di promozione del Pinot grigio delle Venezie – che annualmente esporta negli States circa il 40% dell’intera produzione – non poteva trovare un terreno più fertile per rendere familiari le implicazioni e le specifiche contenute nel concetto di Denominazione d’origine, di certificazione, di sicurezza, di controllo sia della materia prima che della sua trasformazione. Non solo, il Festival, con la sua proposta gastronomica variegata e di altissimo livello, metterà alla prova l’eccezionale versatilità del Pinot grigio Doc delle Venezie: un vino perfetto per le social & food occasion, capace di accompagnare innumerevoli piatti – più o meno tipici – delle diverse tradizioni culinarie di tutto il mondo.

Gli appuntamenti con il Pinot grigio delle Venezie al SOBEWFF 2022 si aprono venerdì 25 febbraio con una cena esclusiva, già sold-out, al celebre Ocean Social all’Eden Roc di Miami Beach, ospitata dallo Chef pluripremiato, vincitore del James Beard Award, Rocco DiSpirito, che proporrà agli oltre 100 ospiti un menu di altissimo livello in abbinamento ai vini della Denominazione. https://sobewff.org/eden-roc/
Sabato 26 febbraio pomeriggio la Doc delle Venezie sarà impegnata in un’affascinante masterclass – condotta dalla Brand Ambassador Regine Rousseau, candidata al Wine Enthusiast Wine Star Award 2020 e International Sommelier Guild di II livello – che vedrà il suo Pinot grigio meravigliosamente accostato ai ricercarti formaggi di Vinya Wine & Market, uno dei più noti rivenditori di vini e liquori di Miami nonché location selezionata per l’occasione. https://sobewff.org/vinya/
L’avventura a South Beach si chiuderàinfine sabato sera 26 febbraio nella vibrante Hallandale Beach con l’eclettico e super atteso evento Hallandale Beach Food & Groove: A Wine, Food and Art Experience presentato dal Consorzio DOC delle Venezie Pinot grigio con la conduzione della star di TikTok Nick DiGiovanni. Tra installazioni artistiche, musica live e tanto intrattenimento, l’incredibile versatilità del Pinot grigio Doc delle Venezie accompagnerà la magia culinaria e le diverse culture internazionali dei migliori chef della città. https://sobewff.org/groove/

Per maggiori informazioni visita il sito www.dellevenezie.it

—^—

In copertina, alcuni grappoli bellissimi di Pinot grigio nel Vigneto Fvg.

Claudio Fabbro da mezzo secolo ascoltata “voce” del Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

Conosco Claudio Fabbro esattamente da mezzo secolo, dall’ormai remoto 1972, quando frequentavo la quarta all’Istituto Agrario di Cividale. Una scuola ancora piccola, viaggiava sul centinaio di studenti o poco più, ovviamente senza il corso di Enologia arrivato più tardi. E il giovanissimo tecnico, fresco di laurea in Scienze agrarie all’antichissima Università di Bologna, dove aveva discusso una monumentale tesi sulla vitivinicoltura in Friuli Venezia Giulia e in particolare nelle sue terre, tra Collio e Isonzo (preparata con il professor Cesare Intrieri), esordì proprio al “Paolino di Aquileia” quale insegnante di materie importanti per i futuri periti agrari: un biennio in cattedra, fra studenti attivamente coinvolti dalle sue lezioni e con molti dei quali è rimasta, anche se sono passati cinque decenni, una sincera amicizia, nel mio caso corroborata anche dalla passione comune per l’affascinante mondo della vite e del vino che ci ha fatto incontrare, e come avviene tuttora, moltissime volte. Un 50° anniversario che l’agronomo – ma anche attivissimo, oltreché molto apprezzato, giornalista con spiccata prevalenza per i temi del Vigneto Fvg (proprio ieri, su questo blog, è apparso un suo importante articolo sull’attività della sezione regionale di Assoenologi, che ha suscitato grande interesse) – ha giustamente festeggiato e che oggi anch’io desidero sottolineare, riassumendo appunto mezzo secolo di attività – e non è poco! – fra i filari, le cantine e la intensa comunicazione.

Con i compagni di corso…

… e il professor Intrieri.

– Caro Claudio, mezzo secolo da quel 1972.

Sì, è vero, sono passati 50 anni, ma sembra ieri! Fu precisamente il 16 febbraio di quell’anno che conseguii la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Bologna (Tesi: “La viticoltura nel Friuli Venezia Giulia; indagine sulle Doc Collio ed Isonzo“), seguita 1l 16 marzo dall’esame di Stato per la libera professione di agronomo. Il direttore del Corso di Viticoltura, il chiarissimo professor Baldini, mi aveva affidato al suo assistente dottor Cesare Intrieri, con il quale iniziai un percorso professionale ed umano invidiabile e stimolante alquanto per chi, come me, dopo il corso di studi all’Ateneo bolognese ed una bella esperienza quale insegnante all’Itas di Cividale, dove ci siamo conosciuti, avrebbe maturato un’esperienza pratica proprio nel Collio e nell’Isonzo, alla direzione dei rispettivi Consorzi di tutela presieduti dagli indimenticabili conte Douglas Attems, di Lucinico, ed ingegner Sergio Cosolo di Fogliano-Redipuglia.

– Ma, dopo questi anni d’esordio, la tua attività professionale è ulteriormente evoluta.

Infatti, sono entrato alla Direzione regionale dell’Agricoltura, allora guidata dall’altrettanto indimenticabile Giuseppe Pascolini, nella sede centrale di Udine. In seguito, l’attività è proseguita al Servizio Fitosanitario di Gorizia. Curioso il fatto che nella tesi di laurea un approfondimento dovuto riguardasse il vivaismo viticolo post-fillosserico, sia nel cosiddetto Friuli austriaco e goriziano che nei Vivai Cooperativi di Rauscedo e in varie realtà friulane. Di questo ed altro ebbi modo di parlare proprio con il professor Intrieri dal 2006 in poi in seno all’Accademia Italiana della Vite e del Vino, che mi accolse su proposta dell’amico Marco Felluga.

Con Attems e Pascolini.

Nobile del Ducato dei vini.

– Affascinante il settore del miglioramento della vite.

Dalla resistenza alla resilienza, come si dice oggi in quest’epoca pandemica, il passo non è breve, ma il ricorso storico che richiama i portinnesti, gli innesti, gli ibridi produttori e dintorni ha conosciuto un progresso significativo, grazie alla ricerca dell’Università di Udine, dell’Istituto Genomica Applicata e agli stessi Vivai di Rauscedo.

– E oggi abbiamo le viti “resistenti”.

In tempi relativamente recenti, dal 1998 in poi, l’interesse per le viti “resistenti” da parte mia è cresciuto a livello esponenziale, frequentando ricercatori di chiara fama che dal 2015 sono riusciti a sfondare, superando i paletti burocratici, in un mondo difficile, dove il nuovo suona spesso per concorrenza commerciale. La mia frequentazione di protagonisti locali della ricerca è stata confrontata, ricorsi storici, con periodici incontri con il mio Maestro, cioè il professor Cesare Intrieri che, accademico dei Georgofili come me (presentato dal professor Piero Susmel, dell’Università di Udine, ne faccio orgogliosamente parte dal 2006) e prima di me, non poteva trascurare questo settore così importante e che di seguito venne approfondito nel 2019 in un suo lavoro accademico di grande spessore.

Con Cesare Intrieri in questi anni.

Ma si potrebbe continuare ancora, con altre domande e risposte, tanti sono gli argomenti che Claudio Fabbro ha approfondito, anzi “vissuto”, durante la sua vita professionale. Da parecchio tempo ormai, l’agronomo-enologo è felicemente in pensione (come me, abbiamo sette anni di differenza), ma la sua attività non ha mai conosciuto un momento di sosta. Essendo libero da incarichi e impegni ufficiali, ha infatti intensificato soprattutto l’attività divulgativa su vari e importanti organi d’informazione, quotidiana e settoriale, che beneficia di un suo aggiornamento attento e costante. Soprattutto del mondo della vite e del vino, infatti, non gli sfugge nulla e oltre a esserne una importante e ricercata “memoria storica” – le cui basi si trovano proprio nella tesi di laurea di mezzo secolo fa – è un’autorevole e ascoltata “voce” sui problemi e sulle prospettive del Vigneto Fvg. Che, oggi, gli deve essere grato!

Ai tempi dell’Agrario nel 1972.

—^—

In copertina, il dottor Claudio Fabbro, mezzo secolo fa, riceve le congratulazioni per la laurea in Scienze agrarie appena conseguita all’Ateneo di Bologna.

 

 

L’Europa salva il vino dal Cancer plan. Coldiretti: Made in Italy da 12 miliardi

(g.l.) Giù le mani dal vino! I pressanti appelli levatisi da tutta Italia – come pure dal Friuli Venezia Giulia – affinché non passasse la tanto temuta norma Ue, con cui si pretendeva di equiparare anche le etichette di qualità ai danni alla salute provocati dal fumo di tabacco, hanno infatti ottenuto l’effetto desiderato. Esulta la Coldiretti nazionale con il suo presidente, Ettore Prandini: «Il Parlamento europeo salva un settore che ha diecimila anni di storia e vale 12 miliardi di fatturato dei quali 7,1 miliardi di export e offre direttamente o indirettamente occupazione a 1,3 milioni di persone». Prandini coglie pertanto l’occasione per ringraziare i nostri parlamentari che si sono spesi in un lavoro di squadra appunto per una difesa compatta del vino italiano. E anche Tiziano Venturini, coordinatore delle Città del vino Fvg, è entusiasta della importante svolta al delicatissimo problema: «Bene, l’azione corale ha sortito il risultato atteso».

Ettore Prandini


«E’ stato respinto il tentativo di demonizzare il consumo di vino e birra – aggiunge Prandini, come informa Il Punto Coldiretti – attraverso allarmi salutistici in etichetta già adottati per le sigarette, l’aumento della tassazione e l’esclusione dalle politiche promozionali dell’Unione Europea, nell’ambito del Cancer plan proposto dalla Commissione Europea, come avevamo richiesto, insieme al consigliere delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, nella lettera scritta al commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni, al commissario all’agricoltura Janusz Wojciechowski, al ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli, agli europarlamentari italiani e ai leader dei principali partiti politici».
Il giusto impegno dell’Unione Europea per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi – sottolinea infatti Coldiretti – in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto. Si tratta peraltro di un orientamento incoerente con il sostegno accordato dal provvedimento alla Dieta Mediterranea, considerata un modello alimentare sano e benefico per la prevenzione di molte malattie, tra cui il cancro, ma che si fonda anche sul consumo equilibrato di tuti gli alimenti a partire dal bicchiere di vino ai pasti.
L’Italia è il primo produttore ed esportatore mondiale di vino con le bottiglie Made in Italy che sono destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt, con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola. Il consumo pro capite in Italia si attesta sui 33 litri all’anno con una sempre maggiore attenzione alla qualità, alla storia del vino, ai legami con i territori che spingono italiani e stranieri anche alla scoperta di cantine e aziende.

—^—

In copertina, un vino servito dal sommelier: immagine che rispecchia la indiscutibile qualità del Vigneto Italia.