Turismo enogastronomico, un Tavolo per puntare alla ripresa post-pandemica

(g.l.) Ora c’è, a livello nazionale, anche il Tavolo del Turismo enogastronomico. Un percorso partito con il “Patto di Spello”, siglato sei mesi fa. Un accordo che ha visto per la prima volta le più importanti organizzazioni del settore mettere a punto un piano condiviso con l’obiettivo di superare il terribile momento di crisi e, soprattutto, di preparare nel migliore dei modi la ripartenza post-pandemica. Un obiettivo cui si guarda con grande impazienza anche nel Friuli Venezia Giulia, perché anche qui l’emergenza sanitaria e i provvedimenti adottati per contenerla hanno causato gravissimi danni alla ristorazione e al mercato vitivinicolo che vi è strettamente collegato.
Associazione Città del Vino, Associazione Città dell’Olio, Movimento Turismo del Vino, Turismo dell’Olio, Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, nonché Unione Italiana Vini: sono queste le realtà che compongono una squadra che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, quel turismo enogastronomico che costituisce non solo un fondamentale volano economico ma anche un elemento di identità, un quid plus di storia, cultura e tradizione che il mondo ci invidia e che fa del nostro Paese una delle mete più ambite per i turisti di ogni latitudine. Un comparto, appunto, drammaticamente segnato dagli effetti del Covid-19, ma che mostra una fortissima voglia di ripresa. Che, ovviamente, non poteva prescindere da un’idea di unità tra gli attori principali del settore, prima, e da un confronto con le istituzioni ora.
Ed è esattamente quanto accaduto quando, a seguito dell’invio di un documento congiunto, le sei organizzazioni hanno ottenuto un incontro con Gian Marco Centinaio, sottosegretario di Stato per le Politiche agricole e forestali, nel corso del quale è stato costituito ufficialmente il Tavolo del Turismo enogastronomico.  Si è trattato di un confronto sereno e costruttivo – hanno sottolineato tutti i componenti del Tavolo – che ha offerto l’opportunità di illustrare la situazione del comparto ma, soprattutto, di richiedere un coinvolgimento attivo nell’attuazione delle politiche relative al “Piano nazionale di ripresa e resilienza” e nella concertazione delle strategie indispensabili per affrontare nel migliore dei modi la fase post-crisi. Un incontro che conferma e dà un primo seguito alle linee guida tracciate dal premier Mario Draghi, il quale ha sottolineato l’importanza del turismo per Italia, la sua necessaria ripartenza e la funzione strategica della Carta verde.
Una richiesta precisa dunque quella rivolta a Centinaio da parte dei componenti del Tavolo: «Siamo una realtà composita che ha superato gli interessi singoli a favore di un comune intento derivante dalla consapevolezza del complesso universo che rappresentiamo. Il nostro settore è strategico e chiediamo di essere considerati un interlocutore privilegiato che possa contribuire alla maggiore sintonia tra privato e pubblico. Ci auguriamo di poter avviare una consultazione permanente con i referenti istituzionale con cui poterci confrontare e ai quali fornire supporto es esperienza».
Apprezzamento per l’iniziativa e per la rapidità della stessa da parte dell’esponente del Governo. Il sottosegretario ha sottolineato l’assoluto bisogno di concretezza e la necessità di accelerare le azioni, anche in vista dell’imminente stagione turistica estiva: occorre trasferire al Ministero di via XX Settembre la necessità di considerare la voce del Turismo enogastronomico come fondamentale. Sì, dunque, alla creazione del Tavolo permanente con partecipazione attiva delle istituzioni. L’ex ministro dell’Agricoltura ha anche sottolineato l’importanza di dare seguito alla richiesta di attuazione della legge sull’oleoturismo.
Tanti, dunque, i temi sul tavolo: dall’attuazione della legge sull’oleoturismo alla promozione alla digitalizzazione, dalle infrastrutture alla formazione professionale, dalla tutela ambientale alla comunicazione, passando per un portale nazionale dedicato e la creazione di un protocollo sulla cura e manutenzione del paesaggio, l’ideazione di una segnaletica puntuale, la rivalutazione dei nostri bellissimi borghi.
«Gli argomenti trattati sono stati moltissimi e tutti di grande interesse – hanno concluso i componenti del Tavolo del Turismo enogastronomico -, ma per noi è stato fondamentale il fatto di aver sentito vicino il Governo che ha evidentemente compreso il nostro ruolo che in questo momento è quello di rappresentare milioni di Italiani e un sistema variegato fatto di artigiani del gusto, di imprenditori, di agricoltori, di Comuni, di ristoratori e albergatori. Il turismo e l’enogastronomia, soprattutto quando si uniscono in questo straordinario binomio, sono la spina dorsale del nostro Paese, il motore che ci farà ripartire, il biglietto da visita che fa dell’Italia un unico assoluto».

I componenti del Tavolo

Nicola D’Auria, presidente Movimento Turismo del Vino

«Come Movimento Turismo del Vino, un’Associazione nata nel 1993 dall’intuizione di un gruppo di vignaioli e oggi ente non profit con oltre 800 cantine socie fra le più prestigiose d’Italia, il nostro preciso obiettivo è quello di promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione, con la conoscenza diretta dell’attività vitivinicola e il contatto ravvicinato con chi il vino lo fa da decenni, spesso di generazione in generazione. Solo qualche numero: 2,65 miliardi di euro di fatturato e 15 milioni di enoturisti stimati secondo il 16° Rapporto sul Turismo del Vino, numeri che esprimono concetto di enoturismo in Italia.Ecco perché siamo fortemente convinti che il binomio vino e turismo sia uno degli asset sui quali costruire la tanto attesa ripartenza del nostro Paese, vale a dire del comparto turistico, dell’economia rurale e dell’economia in generale e siamo quindi davvero soddisfatti della sinergia raggiunta con le altre organizzazioni e dall’apprezzamento della nostra iniziativa da parte del sottosegretario Gian Marco Centinaio che ringraziamo per la positiva adesione».

Floriano Zambon, presidente Associazione Città del Vino

«L’incontro con il sottosegretario Centinaio è stato molto positivo, con l’accoglimento della nostra richiesta di sedere al tavolo della concertazione sui temi del mondo del vino e dell’enoturismo. Dobbiamo metterci subito l lavoro perché i tempi stringono: le aperture previste dal Governo nei prossimi giorni fanno presagire una ripresa delle attività economiche legate al turismo enogastronomico che dobbiamo assecondare. I territori del vino sono pronti, occorre dare loro strumenti adeguati e la formazione di cui c’è bisogno».

Sebastiano de Corato, consigliere responsabile Tavolo enoturismo per Unione Italiana Vini

«Come Unione Italiana Vini siamo molto contenti di essere entrati a far parte del “Patto di Spello” mettendo a disposizione di questo gruppo di lavoro la nostra struttura ed esperienza nella collaborazione e interazione con il decisore pubblico e in particolare con il ministero dell’Agricoltura sui temi di interesse del settore. L’enoturismo è un settore di attività complementare per le aziende vinicole, ma si è molto sviluppato negli ultimi 20 anni diventando significativa fonte di ricavi, valorizzazione delle produzioni e sviluppo dei territori ed è ormai diventato un pilastro fondamentale in particolare nella prospettiva della ripartenza delle attività turistiche. Abbiamo con grande piacere l’attenzione e l’impegno del governo sul tema e insieme siamo pronti a dare il nostro contributo».

Donato Taurino, presidente Movimento Turismo dell’Olio

«L’anno che ci aspetta sarà ancora colmo di incertezze, pertanto bisogna necessariamente sfruttare questo periodo per programmare il futuro. Per noi è stato un anno di nascita, il Movimento Turismo dell’Olio è un Consorzio di soli due mesi di vita, ma con 20 anni di esperienza alle spalle ereditata dai consorziati regionali e già sta crescendo con l’ingresso di nuove regioni. Una volontà di fare sistema che esprime decisamente un desiderio di ripresa organizzata e programmata, a partire dal turismo. Il turismo enogastronomico che rappresenta uno dei principali motivi di scelta di viaggio nel nostro bel Paese. Frantoi ipogei, ulivi secolari e la grande varietà delle nostre 535 cultivar attraggono sempre più gli appassionati dai diversi angoli del pianeta. Un pianeta che, purtroppo, è stato violentato dalla mano dell’uomo, ma non dagli agricoltori che oggi rappresentano le sentinelle dei territori da difendere per un futuro migliore per i nostri figli. C’è molto da fare, a partire dall’attuazione della legge sull’oleoturismo, legge che ci consentirà di svolgere pienamente il compito che ci siamo dati. Le nostre Aziende vanno formate, aggiornate e sostenute. Il sottosegretario Gian Marco Centinaio ci ha rassicurato sul suo interessamento per verificare l’iter dell’approvazione».

Michele Sonnessa, presidente Associazione Città dell’Olio

«Esprimo grande soddisfazione per l’esito di questo incontro odierno e la costituzione del Tavolo del Turismo enogastronomico. Le Città dell’Olio sono orgogliose di essere tra le prestigiose organizzazioni che hanno dato vita al “Patto di Spello”. Una squadra unita nel perseguire l’obiettivo comune di promuovere la ripartenza del turismo enogastronomico, settore trainante dell’economia italiana e asset fondamentale del Made in Italy, che in questo periodo ha subito una pesante battuta di arresto. Come Città dell’Olio confermiamo la volontà di mettere a disposizione il nostro impegno più che ventennale nella promozione della cultura dell’olio e nella valorizzazione del paesaggio olivicolo e tutto l’investimento che su attività a sostegno del turismo dell’olio stiamo mettendo in campo. I 375 territori a vocazione olivicola che rappresentiamo sono pronti a raccogliere la sfida dell’approvazione dei decreti attuativi della legge sull’oleoturismo, che non è più rimandabile. E’ tempo di fare scelte concrete a partire dall’avvio di una concertazione seria che non potrà non tener conto della voce degli operatori del settore che in questi mesi hanno continuato a resistere nonostante le difficoltà».

Paolo Morbidoni, presidente della Federazione Italiana delle Strade del Vino dell’Olio e dei Sapori

«Sono molto contento che l’idea che era alla base del “Patto di Spello” stipulato lo scorso novembre tra le nostre associazioni e cioè lavorare insieme su progetti strategici per il paese ed essere protagonisti di una interlocuzione costante con gli organi decisori sia a livello di governo che regionali, stia cominciando a dare frutti importanti. Il sottosegretario Centinaio è molto in sintonia con questa visione e il Tavolo operativo che si costituirà può rappresentare davvero il luogo virtuoso della relazione e della governance, come mai avvenuto in passato».

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In copertina, una bella immagine della viticoltura collinare in Friuli Venezia Giulia dove l’enoturismo riveste grande interesse.

Quali prospettive per il mercato del vino ai tempi di Covid e di regole Ue assurde?

(g.l.) Quali prospettive si delineano per la commercializzazione dei vini, a cominciare da subito, ma anche in una proiezione medio-lunga? Sono certamente fatte di luci e ombre, considerate le enormi difficoltà del momento causate dall’emergenza sanitaria e dal durissimo colpo inferto soprattutto al settore della ristorazione – quello che ormai è riconosciuto da tutti con la sigla Horeca – dalle norme anti-Covid per contrastarla, ma anche dai continui bastoni che vengono piazzati dai Palazzi d’Europa nelle ruote dell’enologia del Vecchio Continente, e quindi anche di casa nostra: l’ultima, come tutti sanno, è l’assurda proposta (e speriamo rimanga tale) di ridurre il grado alcolico mediante l’anacquamento! Ed è appena il caso di aggiungere quella, altrettanto clamorosa, di far scrivere sulle etichette “prodotto nocivo alla salute”, come avviene da tempo sui pacchetti delle sigarette.

Rodolfo Rizzi

Aspetti, dunque (ma ce ne sono, ovviamente, anche altri, come quello della mancanza per due anni di seguito del Vinitaly di Verona), che meritano d’essere chiariti e approfonditi, per cui giunge più che opportuno un convegno online organizzato da Assoenologi Fvg con la regia del presidente Rodolfo Rizzi. Proprio oggi, 19 maggio, con inizio alle ore 17.30, si terrà infatti un webinar durante il quale si affronterà un argomento più che mai di grande attualità, appunto “Il futuro mercato del vino”. «Di questo – annuncia Rizzi in un messaggio inviato ad associati e ospiti – ci parlerà uno dei massimi esperti del settore e nonché caro amico di Assoenologi, il giornalista Fabio Piccoli. Inoltre, Enartis, partner di Assoenologi, ci presenterà un’interessante novità del settore enologico. A questo importante appuntamento presenzierà il presidente nazionale di Assoenologi, il dottor Riccardo Cotarella».

E sempre oggi, ma a livello nazionale, si apre un ciclo di incontri, ancora in via telematica, ma di carattere agronomico. Infatti, dopo il ciclo sull’impianto del vigneto tenutosi tra febbraio e marzo, prosegue la collaborazione di Assoenologi con il Cuve – Coordinamento nazionale Corsi di studio universitari in viticoltura ed enologia sullo strategico tema della gestione del vigneto, nella consapevolezza che la qualità del futuro vino nasce già proprio sulla vite razionalmente coltivata. Per cui oggi si parlerà di “Gestione sostenibile del vigneto: tecniche agronomiche” e domani di “Gestione agronomica “di precisione” in viticoltura”. Può darsi, però, che non ci siano più posti disponibili, perché le iscrizioni dovevano avvenire entro lunedì scorso.
Sono invece ancora aperte, perché termineranno il 24 maggio, quelle per i due webinar della prossima settimana, quando si parlerà di “Irrigazione nella viticoltura da vino” (mercoledì) e di “Maturazione dell’uva: tecniche agronomiche per la gestione del processo” (giovedì), con orari dalle 17 alle 18.30. Come quelli dei mesi scorsi, i corsi sono a pagamento, ma con forti riduzioni a favore degli studenti universitari.

Vigneti delle Grave del Friuli.

Per l’iscrizione al webinar odierno, aperta a tutti, si deve utilizzare questo link : https://zoom.us/meeting/register/tJMsc-iprzIjGdWWXDnyCL8uW7aJjzz7nRm8

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In copertina, uno scorcio dell’enoteca Fvg all’ultima edizione del Vinitaly.

Consorzio agrario Fvg da record e che ora progetta nuove strategie di crescita

di Giuseppe Longo

Nonostante i disastri causati dall’emergenza sanitaria, fatturato e utile da record per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia: affari a gonfie vele, insomma, anche nell’anno del Coronavirus. E ora l’importante cooperativa accarezza l’idea di costruire una nuova strategia, economica e produttiva, decidendo di approfondire le opportunità di ulteriore crescita offerte dal progetto nazionale Cai che, come è noto, nei mesi scorsi aveva registrato posizioni molto differenziate all’interno della stessa compagine amministrativa, guidata dalla fine del 2020 da Gino Vendrame. Per il quale, «valutare il progetto nazionale non significa disperdere quanto fatto fin qui, ma cercare di migliorarlo cogliendo un’opportunità, guardando a un orizzonte più ampio». Indicazioni che sono emerse l’altra mattina, a Orgnano di Basiliano, quando l’assemblea – riunita in presenza, pur con le ormai immancabili mascherine – ha dato il via libera al bilancio. I soci hanno infatti licenziato il documento contabile appunto con un risultato record, ben 1,5 milioni di utile realizzato nell’anno della pandemia, e ha contestualmente dato avvio proprio allo studio di fattibilità relativo all’adesione ai Consorzi agrari d’Italia.

Il presidente Gino Vendrame.

Il bilancio ha chiuso con un valore della produzione pari a 122 milioni di euro (+3 milioni rispetto al 2019) per un utile, come detto, di ben 1,5 milioni che porta il patrimonio netto della cooperativa a oltre 23,6 milioni. Aumenta il fatturato, ma aumenta soprattutto l’utile, mai così alto a memoria dei soci. Il Consorzio ne riunisce complessivamente 2.200, dà lavoro a 240 dipendenti, tra la sede basilianese e le 38 distribuite sul territorio regionale. Numeri importanti che ne confermano la leadership indiscussa nell’ambito dell’agricoltura friulana. Un ruolo conquistato sul campo, come ha ricordato il direttore generale Elsa Bigai, che con questo adempimento ha concluso il suo impegno nella cooperativa, in particolare per quanto attiene ai risultati 2020: «Nulla viene per caso. Non è infatti solo l’utile ad avere portata storica, migliorano anche la posizione finanziaria netta, l’indebitamento, i crediti e le rimanenze solo per citare alcuni altri indicatori contenuti nel bilancio che non potranno sfuggire a quanti vorranno prendere attentamene in esame i numeri, frutto di una gestione sempre attenta, che certifica le fatiche compiute da tante persone nel corso degli anni». E poi ha aggiunto: «In questo bilancio raccogliamo anche i risultati di alcune scelte importanti, compiute nel recente passato, come la collaborazione con il Consorzio agrario di Treviso e Belluno, e dell’impegno che tutto il personale, al quale va il mio più sentito ringraziamento, e la base sociale hanno profuso in un anno difficilissimo, segnato dalla pandemia e da molte altre tensioni», ha concluso con orgoglio la dirigente annunciando stamattina il suo addio ai Consorzi agrari. Quello di venerdì è stato, infatti, il suo ultimo giorno di lavoro a Orgnano e del suo impegno pluridecennale a servizio del mondo agricolo friulano.

Elsa Bigai, direttore uscente.

Come si diceva, a ruota del documento economico-finanziario, l’assemblea ha votato a favore dell’avvio delle procedure di valutazione per l’adesione al progetto nazionale Cai che è stato illustrato ai soci dallo stesso presidente Vendrame. «Il patrimonio del nostro Consorzio – ha detto – è di tutto rispetto, come dimostrano i numeri del bilancio, ma l’importanza di questa realtà va al di là del risultati economici, sta in particolare nel ruolo di riferimento che riveste su questo territorio. Valutare il progetto nazionale – ha aggiunto – non significa disperdere quanto fatto fin qui, ma cercare di migliorarlo cogliendo un’opportunità, guardando a un’orizzonte più ampio, fermo restando l’obiettivo di garantire i migliori e più competitivi servizi alle imprese e alle persone».

Passando, infine, ad alcuni dettagli, va rilevato che, dal punto di vista meteorologico, il 2020 è stato un anno caratterizzato da meno anomalie rispetto all’anno precedente, il che ha aiutato la campagna primaverile ma soprattutto la fase autunnale della raccolta dei cereali. I prezzi internazionali sono risultati in forte riduzione per molti mezzi tecnici, vedasi i prodotti petroliferi, condizionando al ribasso il fatturato, ma ci sono stati viceversa degli aumenti sul valore di mercato di diverse materie prime. L’incremento più brillante si è registrato nei settori della meccanizzazione e degli ammassi, senza dimenticare il garden. Nel settore del giardinaggio, infatti, specie nei mesi del lockdown, si è assistito a un un vero e proprio boom, con incrementi a doppia cifra. Un’ottima salute, insomma, per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia che ora si appresta a voltare pagina. A oltre un secolo dalla sua nascita, è infatti seriamente motivato a scriverne una tutta nuova, cogliendo le opportunità appunto offerte dalla rete nazionale. E per fare questo assumerà tutte le informazioni necessarie per compiere razionalmente e serenamente un passo strategico, ma anche storico.

Due immagini dell’assemblea.

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In copertina, il momento dei lavori al terreno e delle semine. Anche per il futuro del Consorzio agrario Fvg.

Vigneto Fvg, è sempre più drammatica la situazione del vino ancora invenduto

di Giuseppe Longo

Veramente drammatica, e purtroppo lo sarà sempre più se non interverranno cambiamenti in tempi rapidi, la situazione economica anche all’interno del Vigneto Fvg, a causa dei devastanti effetti dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati per contrastarla, con il blocco pressoché totale, da mesi, della ristorazione (Horeca). Impressionante, infatti, la quantità di vino ancora invenduto che è pari a quello ottenuto in un’intera vendemmia (circa 2 milioni di ettolitri!). Come dire, che quanto raccolto nel 2020 – l’anno dello scoppio della pandemia, con le prime gravissime ripercussioni sul settore vitivinicolo – è praticamente ancora tutto fermo nelle cantine. Perché la distribuzione è appunto bloccata, ma anche perché i consumi sono ulteriormente calati a causa proprio delle accresciute difficoltà. Alla faccia dei risparmi personali che sarebbero in costante aumento…
«I numeri delle giacenze del vino, a fine marzo, comunicati dagli organi competenti sono preoccupanti – spiega infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica viticola di Confagricoltura Fvg -. Quello che i numeri non dicono, purtroppo, è quanto di questo vino sia già imbottigliato e fermo. Tra l’altro, a esempio, nel primo trimestre del 2021 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) l’imbottigliamento del Prosecco Doc è cresciuto del 7,4%; quello del Pinot grigio delle Venezie, dell’11,2%. Ciò non significa, però, che si vende più vino, ma semplicemente che ci si prepara a vendere quel vino (o, almeno, si spera di venderlo presto). Perciò – aggiunge Pace Perusini – il focus dell’attenzione dovrebbe essere posto proprio all’aspetto economico della questione con i produttori stretti in una morsa».

Michele Pace Perusini


«Da un lato – prosegue l’imprenditore di Corno di Rosazzo, braccio destro del presidente Philip Thurn Valsassina – l’Horeca che non paga le forniture a motivo delle aperture (e chiusure) a singhiozzo dei mesi scorsi (utilizzando i fornitori per finanziarsi, sostanzialmente); dall’altra, le nuove spese che l’azienda deve accollarsi per imbottigliare e prepararsi alle prossime aperture dei mercati. Mercati che sono cambiati nei tempi della pandemia. Infatti, se fino ad alcuni mesi fa funzionava ancora il mercato italiano ed europeo, attualmente riprendono a “tirare” i mercati esteri dove il programma di vaccinazione è avanzato (Stati Uniti, a esempio) e rallenta dove ancora il piano vaccinale stenta a decollare. Serve perciò – è la conclusione di Pace Perusini – accelerare realmente sul piano vaccinale e tutelare il credito dei produttori vitivinicoli anche con una norma, come proposto da Confagricoltura, che preveda di collegare l’erogazione dei sostegni pubblici alle aziende con la verifica del pagamento delle pendenze con i fornitori».

Bollicine di Prosecco.


Ma dicevamo del vino invenduto. «Circa 200 milioni di litri di vino in più rispetto allo scorso anno (da 54 a 56 milioni di ettolitri) giacciono ancora nelle cantine del nostro Paese per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche in Italia e all’estero che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, a maggior valore aggiunto», afferma Coldiretti nel sottolineare che le difficoltà della ristorazione si trasferiscono a valanga sull’intera filiera dove sono impegnati in Italia 250 mila produttori di uve. E contribuire a questo dato, secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal ministero delle Politiche agricole, è purtroppo anche la nostra regione, come informa la Coldiretti del Friuli Venezia Giulia con il responsabile del settore vitivinicolo Marco Malison. «Le giacenze sul territorio – spiega –  ammontavano infatti, a fine marzo, a 2.079.886 ettolitri, circa l’equivalente di una vendemmia, con un incremento di quasi 4 milioni di litri sullo stesso periodo del 2020».
«Le giacenze di vino nella nostra regione sono di poco superiori a quelle del 2020 – commenta Malison –. Tuttavia, siamo ugualmente molto preoccupati. Primo perché le eccedenze italiane deprimono anche il mercato dei vini locali. Secondo perché il dato regionale è frutto di una forte adesione a misure di riduzione volontaria della produzione messe in atto dai viticoltori la scorsa vendemmia. Peccato però che gli aiuti economici collegati a questo impegno, che dovevano arrivare entro la fine di dicembre, ad oggi devono ancora essere liquidati. E questo aumenta la crisi di liquidità delle imprese già duramente provate dal lockdown e sta facendo infuriare i produttori».
Si tratta di produzioni di alta qualità in un Paese come l’Italia che è leader mondiale davanti alla Francia con la produzione tricolore è destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 % per i vini da tavola. «In gioco – conclude Coldiretti – c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto».

Grappoli di Pinot grigio.

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In copertina, operazione di imbottigliamento in Fvg.

 

L’acquacoltura può crescere ancora in Fvg, nonostante la crisi pandemica

“Ci sono possibilità di ulteriore espansione per l’acquacoltura, specialmente per quanto riguarda quella d’acqua dolce, settore nel quale il Friuli Venezia Giulia vanta eccellenze di livello europeo. La ricetta per assicurare al comparto ittico la tenuta e garantire un’ulteriore crescita sui mercati consiste nel perseguire quella qualità grazie alla quale questo comparto si è saputo affermare in Italia e nel mondo”.Lo ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali e alla pesca, Stefano Zannier, intervenuto in videoconferenza all’incontro sul tema “L’impatto della pandemia sulla acquacoltura”, organizzato da Aquafarm e tenutosi alla Fiera di Pordenone.

L’assessore Stefano Zannier.


L’evento, che ha permesso anche di anticipare i contenuti dell’edizione dell’importante rassegna dedicata all’acquacoltura, all’algocoltura e all’industria della pesca Aquafarm, in programma a Pordenone a partire dal 9 giugno, è stato moderato da Fabio Gallo, conduttore della trasmissione televisiva “Linea Blu”. Vi ha preso parte tra gli altri – come informa una nota Arc – anche Filippo Gallinella, presidente della XIII Commissione agricoltura della Camera, e l’incontro ha dato modo a Zannier, intervenuto per portare il saluto introduttivo in rappresentanza della Regione Fvg, di esprimere una valutazione positiva sulle prospettive per il settore ittico all’uscita dalla pandemia.
Nel frattempo, però, in questo periodo di crisi, se si è ridotto il consumo di pesce da parte del mondo della ristorazione e sono calate le esportazioni, mentre ha comunque tenuto l’acquisto di prodotti ittici da parte dei consumatori. Si tratta di un segnale importante, che conferma l’interesse dei cittadini e delle famiglie ad alimentarsi a base di pesce. Per cui la coesione e i risultati raggiunti dagli operatori ittici del Friuli Venezia Giulia – come ha evidenziato l’assessore Zannier – consentono di guardare al futuro con prospettive incoraggianti, fondate sulla professionalità e sulla capacità di innovare, che si basa anche sulla ricerca, finora dimostrate.
Per quanto riguarda i ristori per i danni patiti a causa del calo delle vendite conseguente all’emergenza sanitaria, sono in arrivo le nuove misure che la Regione ha previsto per dare concretezza agli aiuti previsti a livello europeo. “Rappresenteranno una boccata d’ossigeno per le imprese ittiche – ha specificato Zannier – perché come negli altri settori il conto che esse hanno dovuto pagare a causa della pandemia è pesante: in questo momento è dunque importante consentire a queste realtà di essere pronte alla ripartenza”. Anche considerando che, come in agricoltura, nell’acquacoltura le spese di mantenimento e allevamento continuano a essere sostenute anche in mancanza delle vendite.
Secondo l’esponente della Giunta Fedriga, ci sono comunque importanti spazi di sviluppo sia nell’acquacoltura praticata in mare sia in quella lagunare e nelle acque interne. Anche perché, e a tale proposito ha ripreso una valutazione di Pier Antonio Salvador, presidente dell’Api, l’80 per cento del pesce consumato in Italia proviene dalle importazioni. Una costatazione che ha indotto l’assessore regionale a concludere ribadendo l’invito, rivolto agli operatori ittici già lo scorso anno e nella stessa sede, a considerare le prospettive di mercato conseguenti alla pandemia, che dimostrano la sempre crescente necessità di fare allevamento, unitamente al fatto che le proprietà salutistiche del pesce sono sempre più riconosciute dai consumatori, mentre la sostenibilità dell’acquacoltura consentirebbe anche di sopperire alle problematiche connesse a quelle derivanti dalle difficoltà a garantire lo stoccaggio del pescato.

Un allevamento di mitili in mare.

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In copertina, la trota è la principale specie prodotta in acqua dolce.

Negozi agroalimentari e famiglie in montagna: un aiuto dall’Identycard

(g.l.) Prodotti agroalimentari, cioè quelli necessari per il consumo quotidiano, ma non bevande e combustibili. Ecco di che cosa si occuperà l’Identycard, l’iniziativa di cui capofila è il Comune di Rigolato, dove sta partendo l’iniziativa, rivolta alla montagna friulana, oltre che a Treppo-Ligosullo. L’inedito progetto mette in campo un’azione mirata per permettere alle famiglie di questi territori di avere uno sconto immediato del 15 per cento sull’acquisto dei beni di prima necessità all’interno proprio Comune. Un aiuto, dunque, in questi momenti molto difficili, acuiti anche dall’emergenza sanitaria, alle popolazioni residenti, ma anche ai gestori delle attività commerciali che ogni giorno devono affrontare indubbi problemi per poter quadrare i conti.

L’incontro di ieri a Udine.


L’Indentycard è stata presentata ieri mattina nella sede della Camera di Commercio Pordenone-Udine, che sostiene l’importante progetto assieme ai Comuni interessati. Ospite del presidente Giovanni Da Pozzo è stato il sindaco di Rigolato, Fabio D’Andrea. L’iniziativa economica può rappresentare una sorta di progetto pilota da estendere anche ad altre aree, a partire da dove i negozi sono più in difficoltà. Questo, incentivando le famiglie a fare acquisti che valorizzino le attività all’interno del proprio Comune, iniziativa particolarmente importante in momenti complessi come l’attuale, in cui la pandemia, con tutte le misure di contenimento e chiusura, ha messo e sta mettendo in ginocchio imprese di moltissimi settori e tante famiglie che si trovano – spesso ormai da lunghi mesi – in crisi con il lavoro e comunque spesso impossibilitate a fare spostamenti.
Il test dell’iniziativa sarà dunque la montagna friulana, un’area in cui comunque la logistica è più complessa di per sé e che in questo momento sta soffrendo particolarmente, con la fondamentale economia del turismo e degli impianti totalmente azzerata dalle disposizioni anti-Covid. A Rigolato e a Treppo-Ligosullo il percorso è partito con un’informazione capillare, a tappeto tra famiglie e attività produttive, e con la distribuzione delle Indentycard e dei lettori agli esercenti, che saranno formati opportunamente per il corretto utilizzo della card. Il progetto, in questa prima fase, interesserà circa 600 famiglie sui territori interessati e coinvolgerà tutte le attività produttive. Secondo i dati rilevati dal Centro studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, comprendendo entrambi i Comuni, le attività produttive sono poco meno di un centinaio, una quarantina delle quali in particolare dei comparti commercio, ospitalità e servizi.
Ricordiamo che la tessera può essere usata soltanto nei negozi convenzionati che attualmente sono: alimentari Alfarè, alimentari Brunasso, macelleria Bacchetta, panificio Riguladot. Può essere usata, nello stesso giorno, in più esercizi. Il sistema calcolerà automaticamente le cifre di spesa, assoggettandole ai limiti prefissati. Per l’anno 2021 l’iniziativa sarà sperimentale, mentre solo dal primo gennaio 2022 il sistema partirà a regime, con eventuali corretivi che verranno, del caso, tempestivamente comunicati. L’utilizzo della Identycard è, ovviamente, subordinato al finanziamento dell’iniziativa da parte dell’Amministrazione comunale in carica.

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In copertina alcuni prodotti alimentari e qui sopra quelli ammessi al beneficio e quelli vietati.

Il Vigneto Fvg soffre, ma l’operazione Jermann-Antinori indica una luce

di Giuseppe Longo

Mentre l’appena avvenuta acquisizione, nel Collio, dell’azienda vitivinicola Jermann da parte della fiorentina Marchesi Antinori – notizia che ha fatto clamore in tutta Italia ma soprattutto, e ovviamente, nel Friuli Venezia Giulia – lancia un segnale di speranza nella ripresa dal pesantissimo colpo inferto dall’emergenza sanitaria, in quanto dimostra chiaramente come un colosso del settore creda nell’uscita, anche in tempi abbastanza rapidi, dall’insidioso tunnel pandemico, un vero e proprio grido di allarme, collegato proprio alla vicenda Covid, giunge dalla principale organizzazione agricola. Coldiretti denuncia infatti che oltre 6,9 miliardi di litri di vino – vale a dire 69 milioni di ettolitri – sono fermi nelle cantine italiane per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche, qui come all’estero, che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo tricolore, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e a indicazione geografica, cioè a maggior valore aggiunto. Al 31 gennaio 2021 – rileva Il Punto Coldiretti – c’erano almeno 150 milioni di litri (1 milione e mezzo di ettolitri) in più rispetto allo scorso anno secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal Ministero delle Politiche agricole. E in questo quadro sconsolante c’è un’indubbia sofferenza anche da parte del Vigneto Fvg che guarda con ansia al ritorno alla normalità.

Ettore Prandini


«La diffusione dei contagi – sottolinea l’organizzazione guidata da Ettore Prandini – fa prevedere una aggravamento della situazione per il prolungamento delle misure di contenimento con un forte squilibrio di mercato che rischia di vanificare l’impegno di qualificazione dei produttori per aumentare il valore delle produzioni e il successo sui mercati internazionali dove per la prima volta dopo anni le vendite sono risultate in calo del 3%. Non bisogna perdere altro tempo è ed necessario intervenire con una distillazione di emergenza rivolta ai vini a Do e Ig». A tal fine, Coldiretti chiede al Governo di «intervenire con almeno 150 milioni di euro (valore medio 75 euro/ettolitro) attraverso aiuti nazionali vista la mancanza di disponibilità di risorse aggiuntive garantite per la situazione di emergenza da parte della Ue. Una misura che peraltro consentirebbe di produrre 25.000 litri alcol e gel disinfettanti 100% italiani che oggi vengono in larghissima parte approvvigionati sui mercati internazionali».
«La Francia peraltro – osserva infine Coldiretti – ha fino ad ora già messo a disposizione per interventi similari oltre 250 milioni di euro. In gioco c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle bioenergie, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dall’enoturismo alla cosmetica fino al mercato del benessere».
Dicevamo del “rumore” fatto dall’operazione Jermann-Antinori, la cui notizia data in anteprima da WineNews – il sito specializzato sempre molto al corrente di come vanno le cose sul pianeta della vite e del vino, tanto che venne premiato dal Congresso nazionale Assoenologi che si era tenuto nell’estate di tre anni fa a Trieste – è stata poi ripresa con grande risalto dalla stampa regionale, ma anche nazionale. Anche perché questa è almeno la quarta, per dire cioè di quelle di maggiore rilevanza, che avviene proprio sul Collio: Conti Attems, ormai da una ventina d’anni, nell’orbita della Marchese Frescobaldi, Conti Formentini in quella del Gruppo Italiano Vini, e in tempi più recenti, appena due anni fa, Borgo Conventi, acquisita dalla Moretti Polegato, che fa capo anche alla famosa Villa Sandi, fra le aziende trevigiane di punta del Prosecco. E ora l’azienda del famosissimo Vintage Tunina – cresciuta soprattutto con la guida di Angelo e negli ultimi decenni del figlio Silvio, attraverso l’allargamento da Farra d’Isonzo a Ruttars di Dolegna del Collio – che passa sotto il controllo del grande Gruppo di Firenze, leader a livello nazionale. Ovviamente, a prescindere dalle motivazioni che hanno spinto l’azienda friulana a mettersi sul mercato suscitando ancora una volta l’interesse della Toscana, questa vivacità di mercato, nonostante il difficile momento, evidenzia non solo la grande appetibilità dei vigneti del Collio, fra i più prestigiosi d’Italia soprattutto per i vini bianchi (vi ricordate i famosi Superwhites di Slow Food Fvg?), ma anche un importante segnale di ottimismo da parte delle realtà più importanti del Belpaese. E questo non può che far bene sperare non solo in una strategia che potrebbe prefigurare un rinnovato successo per la storica cantina, ma anche in una non lontana ripresa del settore in generale che, fatto di grandi eccellenze, ha un ruolo guida nel comparto agroalimentare italiano e del nostro Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e qui sopra due immagini di WineNews riguardanti la splendida tenuta Jermann a Ruttars di Dolegna.

La Regione Fvg proroga i certificati per l’uso dei prodotti fitosanitari

A seguito della situazione generata dalla pandemia, la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, condividendo quanto indicato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali in considerazione dell’interpretazione delle norme vigenti formulata dal Gruppo Difesa Integrata, ha prorogato di dodici mesi la validità dei certificati di abilitazione all’impiego di prodotti fitosanitari nelle pratiche rurali in scadenza nel 2021. Ciò analogamente al provvedimento già adottato lo scorso anno per prorogare gli stessi documenti. La validità di tali certificati sarà comunque prorogata almeno fino al novantesimo giorno successivo alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza sanitaria.
La Giunta regionale – informa Arc -, su proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha infatti approvato una delibera, che tenendo conto delle indicazioni dell’Ersa, autorizza tale determinazione in quanto le disposizioni e restrizioni previste dal quadro normativo nazionale “al momento limitano la possibilità di svolgimento in presenza delle attività di formazione, nonché degli esami correlati al rilascio e al rinnovo delle abilitazioni”.
Una scelta, quella adottata dalla Giunta, che tiene anche conto, specifica Zannier, “delle oggettive difficoltà di partecipazione degli interessati all’attività didattica a distanza”. “In questo modo – precisa l’esponente della Giunta Fedriga – abbiamo inteso garantire la continuità delle operazioni periodiche nella filiera agroalimentare, che sono indispensabili per assicurare le produzioni di qualità per le quali la nostra Regione può e si deve distinguere”. La Giunta, conclude l’assessore Zannier, “ha altresì considerato la necessità di evitare disparità tra operatori che dispongono di autorizzazioni in scadenza in anni diversi”.
Per quanto riguarda il conseguimento dei nuovi certificati di idoneità e abilitazione da parte di chi non ne sia ancora in possesso, la Giunta regionale, sempre su proposta di Zannier, ha approvato il decreto dell’Ersa con il quale si dà attuazione al Regolamento per lo svolgimento degli esami a distanza. “Nonostante le difficoltà di questo periodo – specifica il titolare regionale dell’Agricoltura – gli interessati potranno così sostenere ugualmente gli esami: per ottenere l’abilitazione al ruolo di consulente sull’impiego di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; per l’abilitazione all’acquisto e all’utilizzo di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; nonché per l’autorizzazione alla raccolta del tartufo”.

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In copertina, trattamenti antiparassitari sul Collio. (Foto Claudio Fabbro)

In tavola oggi c’è più pesce allevato, ma sul settore pesa lo stop dei ristoranti

Luci e ombre sulle vendite di pesce ai tempi della pandemia. Questo è il quadro della situazione tracciata dall’Associazione italiana piscicoltori di Confagricoltura, avvalorata da uno studio commissionato a Crea-Mc. «Il settore – sottolinea Pier Antonio Salvador, presidente Api e titolare di impianti di troticoltura dell’azienda agricola di famiglia a Sacile – sta attraversando un ulteriore periodo di crisi a seguito delle nuove misure attivate per ridurre la diffusione del Covid-19. Il nuovo blocco dell’Horeca, delle pesche sportive e di buona parte delle esportazioni causa grossi problemi agli allevamenti, che guardavano con speranza al futuro».
Per contro, il rimanere a casa ha avuto risvolti positivi sui consumi domestici di pesce, facendo registrare una crescita dell’11 per cento dallo scorso marzo, ancor più significativa se viene raffrontata con altri alimenti: solo la pasta e la verdura presentano incrementi superiori. Nel periodo di emergenza sanitaria, mette in evidenza la ricerca, si registra anche una maggior sensibilità sull’origine: le famiglie mostrano una spiccata preferenza per il pesce allevato in Italia, perché ritenuto di migliore qualità e più controllato, rispetto al prodotto di importazione.
«Quello che stiamo vivendo – rimarca Salvador – è un periodo estremamente difficile, che ha fatto riflettere e approfondire i temi dell’importanza di un’alimentazione equilibrata per la salute. Sempre più viene riconosciuto il valore dell’acquacoltura, che gioca un ruolo fondamentale nel comparto ittico italiano, europeo e globale, perché produce alimenti di qualità e genera occupazione».
Il 48 per cento dei consumatori, si legge nello studio, continua a modificare le proprie abitudini alimentari in conseguenza della pandemia. E sono cambiate anche le modalità di preparazione del pesce: il 10 per ceto dei consumatori, grazie alla possibilità di avere più tempo per sperimentare, ha migliorato la capacità di provare nuove ricette, cucinando ottimi piatti pure a casa. Per quanto riguarda gli acquisti, invece, anche se non si osservano particolari criticità riguardo alla vendita di pesce fresco al supermercato, molti hanno cambiato luoghi e modalità, optando per la consegna direttamente dalle aziende di acquacoltura, o per l’”home delivery”. «È fondamentale – conclude Salvador, ribadendo la mission dell’Api – fornire una giusta e puntuale informazione sul comparto, sull’importanza di una corretta etichettatura e tracciabilità, anche attraverso i vari canali social».

Un’orata allevata.

L’Associazione piscicoltori italiani (Api), aderente a Confagricoltura, associa più di 300 imprese di allevamento di pesce, che rappresentano oltre il 90 per cento delle imprese ittiche dell’acquacoltura del nostro Paese, con una produzione che, lo scorso anno, ha raggiunto le 60.000 tonnellate di prodotto e una Plv superiore ai 286 milioni di euro.

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In copertina, ecco un impianto per la troticoltura in Friuli Venezia Giulia.

Anche la pesca dei fasolari in difficoltà: crollo di quasi metà fatturato

(g.l.) L’emergenza sanitaria, come è noto, ha assestato un duro colpo anche alla pesca del Friuli Venezia Giulia e uno dei settori che esce maggiormente provato dal Covid è quello della raccolta dei fasolari, molluschi di qualità richiesti soprattutto sulle tavole delle feste, ma soprattutto nella ristorazione di buon livello, comparto economico-produttivo che pure lamenta gravissime perdite a causa delle restrizioni anti-contagio, come la prolungata chiusura delle attività tra Natale, Capodanno ed Epifania. Se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila, con un crollo intorno al 45 per cento. E questo dimostra quanto sia stato rilevante il calo dei consumi, con un danno molto grave che colpisce tutti gli operatori da Marano Lagunare e Grado fino al Golfo di Trieste.

La pesca notturna dei fasolari.


Tuttavia, in questo clima di evidenti difficoltà, il presidente del Cogemo, Marino Regeni, esprime grande soddisfazione per la proficua collaborazione creatasi, nel corso del 2020, con la Capitaneria di Porto di Monfalcone nel seguire le attività del Consorzio Gestione Molluschi, in particolare proprio nella pesca dei fasolari. Un’attività autorizzata dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, tramite il rilascio di un numero definito di autorizzazioni ad altrettante imbarcazioni. Solo chi dispone di questa autorizzazione può pescare e, nella nostra regione, si tratta attualmente di 29 imbarcazioni “turbosoffianti” sulle 40 aderenti al Consorzio, mentre le rimanenti si dedicano alla pesca delle vongole e dei cannolicchi.
Purtroppo, nelle nostre acque, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e di alcune condizioni dell’ambiente marino, queste due specie sono in forte diminuzione, tanto da consigliare la sospensione della pesca e la messa in atto di progetti per favorirne il ripopolamento. Però chi pescava queste specie si trova, nel frattempo, senza lavoro. Per venire loro incontro, in un’azione di solidarietà, i pescatori di fasolari nel 2020 hanno deciso, chiedendo l’autorizzazione al Mipaaf, di suddividere le loro quote di pesca con i colleghi più sfortunati, pescando a turno.
«La gestione risulta complessa, in quanto bisogna permettere a tutti di pescare e di ottenere lo stesso reddito, facendo turnare le barche in pesca. Un grosso aiuto ci è stato fornito dalla Guardia costiera di Monfalcone, alla quale rivolgiamo un sentito ringraziamento, che ha dimostrato una grande sensibilità e attenzione nel cogliere l’importanza dell’assicurare a tutti la possibilità di lavorare nel rispetto delle regole – spiega ancora Regeni -. Ci ha aiutato nello stabilire le modalità per programmare la turnazione e nell’individuare gli schemi più semplici ed efficaci di comunicazione reciproca, fra Consorzio e Guardia costiera». La solidarietà fra operatori e l’importante frenata ai consumi dovuta all’emergenza Covid ha portato, però, a una drastica diminuzione del fatturato per tutti: come si diceva, se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila. Un durissimo colpo, insomma.
«La situazione delle risorse non è ancora migliorata e, per questo – conclude il presidente Regeni -, abbiamo chiesto al Mipaaf di riconfermare la presente metodologia di lavoro, sperando in un recupero del mercato e, di conseguenza, in un miglior reddito per tutti».

Pescatori nel porto di Grado.

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In copertina, i gustosissimi fasolari molto ricercati nella ristorazione.