“Emergenza latte: usate quello prodotto in Fvg”

di Gi Elle

Con lo stop ai servizi di bar e ristorazione, ma non solo, Coronavirus ha assestato un durissimo colpo anche alle produzioni agroalimentari del Friuli Venezia Giulia. E tra le più colpite c’è il latte, tanto che ieri dalla Regione Fvg è stato diffuso un pressante appello alle aziende lattiero-casearie a sostituire gli approvvigionamenti di prodotto estero con quello proveniente dai nostri allevamenti.
È questo infatti il messaggio lanciato – tramite Arc – dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, per far fronte al crollo della domanda di prodotti lattiero-caseari freschi, che a sua volta sta causando il mancato ritiro del latte dai produttori locali. “Tutto il settore sta subendo i contraccolpi della crisi, ma le aziende produttrici di prodotti lattiero-caseari destinati alla clientela della ristorazione stanno affrontando un crollo verticale degli ordini. Molti dei prodotti che non trovano collocazione su tale mercato sono prodotti freschi per i quali non vi è ovviamente possibilità di stagionatura o stoccaggio“.

L’assessore Stefano Zannier.

Il crollo dei fabbisogni di latte sta comportando a cascata il mancato ritiro del latte stesso dai produttori primari che oltre a non poter conferire il prodotto sono impossibilitati a stoccare le giacenze. “Credo – ha affermato Zannier – che in una situazione di emergenza come quella attuale, tutti dobbiamo metterci a disposizione per cercare di superare questo grave momento”. L’assessore ha lanciato, quindi, un forte appello: “Qualora nelle vostre aziende utilizziate latte proveniente dall’estero, chiedo di sostituire tale prodotto con la produzione regionale oggi in surplus, dando quindi una possibilità di sopravvivenza ai produttori primari che oggi rischiano il tracollo”.
La Regione, tramite l’agenzia Agrifood Fvg, assicura di garantire il massimo supporto e rimane a disposizione per cercare di favorire i contatti e supportare le interlocuzioni tra produttori e aziende. “Solo uno straordinario sforzo collettivo – ha concluso l’assessore Zannier – ci consentirà di affrontare l’attuale grave situazione garantendo la tenuta del comparto lattiero-caseario“.

Bovine da latte in Friuli.

Le stagioni e le uve: i Colli orientali “fotografano” il 2019

“L’assistenza tecnica della quale dispongono oggi gli agricoltori aiuta gli operatori vitivinicoli a ottenere sempre il meglio dalle produzioni, spesso anche scongiurando pericoli per il raccolto, e le difficoltà conseguenti a stagioni meno fortunate o meno regolari delle altre”. Lo ha evidenziato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo a Buttrio, alla presentazione della relazione tecnica “Le stagioni e le uve 2019 – Friuli Colli orientali e Ramandolo”, svoltasi a Villa di Toppo Florio.

L’evento – come informa una nota Arc – ha rappresentato un’occasione di confronto, approfondimento e analisi su una visione comune sulle politiche agrarie, dalla quale è emerso che dagli anni del rilancio della viticoltura il Friuli Venezia Giulia dispone di tecnici preparati e qualificati, ai quali la Regione è sempre stata vicina. Si tratta di esperti in grado di assecondare le variazioni climatiche per far arrivare ai mercati e ai degustatori prodotti di pregio, di qualità e di nicchia. Una tradizione che parte dai pionieri della vitivinicoltura, i quali hanno lasciato in eredità al Vigneto Fvg una strada tracciata, che può ulteriormente essere ottimizzata, ma vincente come dimostrano i risultati e i consensi che i vini regionali continuano a raccogliere nel mondo. Zannier ha rimarcato che “la serata di Buttrio è stata occasione per trasmettere ai produttori il messaggio delle nuove frontiere valicate dalla ricerca e da tecnici che, stagione dopo stagione, sono in grado di migliorare la coltivazione delle viti, requisito fondamentale per ottenere vini di grande caratura”.

Scorcio delle colline di Rosazzo.

Il territorio del Consorzio Friuli Colli orientali e Ramandolo – organismo di tutela presieduto da Paolo Valle – si estende su una superficie vitata di 1.774 ettari, la produzione di vino annua supera i 77.700 ettolitri, ricavati per il 65 per cento da uve a bacca bianca e per il 35 per cento a bacca rossa. Quella del Ramandolo, come è noto, è la prima Docg – denominazione di origine controllata e garantita – istituita nella nostra regione, alla quale poi si sono sono aggiunte le Docg Picolit e Rosazzo, dunque tutte all’interno della stessa area vitivinicola. Sono state inoltre riconosciute alcune prestigiose sottozone: Cialla, Ribolla gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo, Schioppettino di Prepotto e Refosco di Faedis.

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In copertina, grappoli di Verduzzo che danno il Ramandolo, prima Docg del Friuli Venezia Giulia.

Allo Stringher un “bar didattico” affidato agli studenti

di Gi Elle

Innovazione e cooperazione, allo Stringher di Udine, sono vere e proprie compagne di banco. Questo, purtroppo, è tempo di scuole chiuse a causa del Coronavirus, ma all’Istituto alberghiero, fino a quando l’attività era in corso, funzionava anche un importante servizio che riprenderà ovviamente quando ripartiranno le lezioni al momento del tanto auspicato rientro dell’emergenza sanitaria. Al Bonaldo Stringher aveva infatti riaperto i battenti il “bar didattico” gestito dagli studenti “cooperatori”, un’originale e appunto innovativa esperienza scolastica che prosegue in collaborazione con Confcooperative Fvg e il sostegno di PrimaCassa. Un via avvenuto con molti di più dei soliti “quattro amici”.
Tutta l’organizzazione e la logistica restano interamente in mano all’impresa cooperativa scolastica “La compagnia del caffè” che prosegue il lavoro di “We are – il bar che non c’era”, iniziativa avviata lo scorso anno in collaborazione con Confcooperative Fvg. Una “cooperativa scolastica simulata”, creata, organizzata e strutturata completamente dai ragazzi delle classi Quarte e Terze dell’indirizzo Sala-Bar e la classe a indirizzo dolciario, che preparerà dolci e stuzzichini. Per la prima volta, all’interno di una scuola, i soci della cooperativa scolastica hanno curato tutte le fasi propedeutiche all’avvio di un’attività d’impresa: un’esperienza che ha funzionato, coinvolgendo direttamente oltre 100 studenti e che pone l’istituto udinese all’avanguardia in regione per quanto riguarda le “simulazioni d’impresa”, attraverso le quali gli allievi si avvicinano al mondo vero e proprio delle aziende, preparandosi a diventare, un giorno, imprenditori essi stessi.

«Sono orgogliosa che il “bar didattico” abbia la sua continuità – dice la dirigente scolastica, Maddalena Venzo -. È stata una bella esperienza per i ragazzi dello scorso anno scolastico che ora continuerà in affiancamento ai nuovi soci provenienti dalle Terze di questo ciclo di studi. In tale modo, i ragazzi che hanno già maturato esperienza, diventano “peer educators” per i nuovi soci i quali, a loro volta, il prossimo anno, saranno i “peer educators” dei soci che entreranno. Inoltre, i soci “grandi” della cooperativa scolastica saranno tutor di studenti delle classi Seconde che svolgeranno lo stage proprio presso il “loro” caffè». «In più – aggiunge Giuseppe Graffi Brunoro, presidente di Confcooperative Fvg – il “bar didattico” diventerà a tutti gli effetti un ambiente innovativo di apprendimento dell’Istituto poiché, migliorando l’esperienza della passata gestione, i soci hanno voluto organizzare gli approvvigionamenti attraverso l’utilizzo di un’apposita App che rende molto semplice ordinare e ricevere le forniture che vengono saldate tramite una carta prepagata. E non è un caso che, questa innovativa operatività, venga svolta dagli studenti in forma cooperativa».

Dalla ripresa delle lezioni, una volta passata l’attuale emergenza, la “cooperativa scolastica” si occuperà, fino a tutto il mese di giugno, in completa autonomia, di selezionare la tipologia di servizi e prodotti da offrire, di organizzazione i turni di lavoro, valutarne la sostenibilità economica, l’impatto ambientale (attraverso l’utilizzo di materiali “plastic free” e un’attenzione particolare al riciclo e alla raccolta differenziata degli scarti) e impostare un programma di promozione e marketing, dopo aver partecipato a un laboratorio formativo sui temi della cooperazione tenuto da Confcooperative Fvg.
Quello dello “Stringher” è un progetto che punta a promuovere l’impresa cooperativa come modello di sostenibilità favorito da PrimaCassa Fvg e promosso dall’Ufficio educazione cooperativa di Confcooperative Fvg che lavora con vari Istituti scolastici della regione con l’obiettivo di promuovere il modello cooperativo e la cultura d’impresa fra i giovani.

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In copertina e all’interno immagini del “bar didattico” all’Istituto alberghiero Bonaldo Stringher.

Pastiera napoletana grande protagonista: è suo il Gubana Day

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Si sapeva già con largo anticipo che sarebbe stata una sfida difficile quella del 15° Gubana Day-Premio Bepi Tosolini. E così stavolta, suo malgrado, il tipico prodotto di Cividale e delle Valli del Natisone ha dovuto cedere lo scettro dell’annuale concorso del Caffè San Marco 1793 a sua maestà la Pastiera napoletana. Che l’ha spuntata, seppur di poco, sul dolce friulano che soltanto due volte ha dovuto fare un passo indietro rispetto a quello concorrente (e ce ne sono stati parecchi, italiani e stranieri). Appunto stavolta e alcuni anni fa, quando a sfidarla era stato il Tiramisù della Carnia.

Una delle pastiere presentate.

E’ stato, infatti, un vero testa a testa il confronto tra Gubana di Cividale e delle Valli e Pastiera napoletana nel corso della valutazione sensoriale della giuria tecnica e di quella popolare. Perché il celebre dolce campano ha dato filo da torcere alla specialità prodotta in riva al Natisone sia nel giudizio finale degli esperti, che hanno proceduto alla degustazione di sette gubane e di altrettante pastiere, sia in quello dei clienti del centralissimo Caffè che – con Andrea e Marco Cecchini, e la puntuale collaborazione di Lisa Tosolini, rappresentante dello sponsor, e di Sergio Paroni – promuove l’ormai famosa disfida. Sabato e domenica, nonostante l’ansia da Coronavirus, sono stati oltre 200 gli “assaggiatori” che hanno fatto tappa nello storico locale cividalese per dare il proprio voto ai dolci concorrenti attraverso apposite schede. Alla fine ha prevalso per la giuria popolare la pastiera napoletana confezionata dalla pasticceria Dolce e Caffè di Boscoreale, con un punteggio di 85,14, mentre per la giuria tecnica ha prevalso la pasticceria Gabbiano Salvatore di Pompei con 90,62 punti. Subito a ridosso dei primi la gubana friulana, che conferma la sua qualità sebbene stavolta abbia dovuto cedere il passo al dolce della Campania, conosciuto non solo in Italia ma in mezzo mondo.

Ieri sera, al San Marco, doveva tenersi la tradizionale premiazione, ma le difficoltà causate proprio dall’emergenza sanitaria in atto – anche per far arrivare i vincitori dalla lontana regione – hanno consigliato di soprassedere alla simpatica cerimonia, per cui gli organizzatori si sono limitati alla diffusione dei risultati del concorso che ha appunto collezionato quindici edizioni, con un successo in crescendo di anno in anno. E ora, dopo questa edizione tutta particolare proprio a causa di Coronavirus (dapprima, rinvio di una settimana, poi giuria tecnica tutta rivoluzionata per defezioni e infine assaggi popolari con le note precauzioni del caso), si guarda alla sedicesima. Il nuovo concorrente della gubana sarà tradizionalmente reso noto la sera di Capodanno quando, proprio sotto lo sguardo di Giulio Cesare – la cui statua bronzea ricorda l’antica Forum Iulii -, si rinnoverà la bellissima festa degli auguri con la Gubana più grande del mondo. Pertanto, proprio con l’auspicio che questa delicata situazione si risolva quanto prima, arrivederci al 2021.

Ecco la giuria tecnica con Lisa Tosolini, Andrea Cecchini e Sergio Paroni. (Photolife.it)

I protagonisti 2020…

E ora ricordiamo le “formazioni” in campo del 15° Gubana Day-Premio Bepi Tosolini:
Gubana di Cividale e delle Valli del Natisone: Panificio Del Fabbro, Panificio del Foro, Panificio Cattarossi di Cividale, Codromaz di Prepotto e i gubanifici Giuditta Teresa, Dorbolò e Dall’Ava delle Valli del Natisone.
Pastiera napoletana: pasticcerie Di Rosa Antonio di Torre del Greco, Gabbiano Salvatore di Pompei, Di Rosa Giuseppe di Torre Annunziata, Somma Michele di Santa Maria la Carità, Pasticceria Dolce e Caffè di Boscoreale, Gerardo Di Dato di Angri e Bar Alba di Scafati.

… e la storia del concorso

Negli anni passati la sfida aveva riguardato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il Kartner Reindling (2011), tipico dolce carinziano, l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il ricordato Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015), il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017), la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019).

La gubana di Cividale e delle Valli.

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In copertina, alcune delle gubane e pastiere presentate al concorso.

“Coronavirus free”? Regione Fvg in campo per l’export agroalimentare

“È totalmente priva di qualsiasi fondamento medico-scientifico l’ipotesi che il Coronavirus si trasmetta attraverso il cibo. Eppure l’attuale situazione epidemiologica sta mettendo in crisi anche il comparto regionale agroalimentare, per gli effetti di una guerra commerciale che, se non contrastata tempestivamente, è destinata a creare danni gravissimi all’intero settore”. Lo ha sottolineato – come informa una nota Arc – l’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, riferendosi a una psicosi del tutto infondata in base alla quale alcuni Paesi importatori – è il caso della Grecia con il Grana padano – starebbero bloccando i prodotti alle frontiere, richiedendo alle aziende agroalimentari certificazioni “Coronavirus free”.
Di fronte a un simile scenario, la Regione Fvg ritiene “indispensabile – ha sollecitato Zannier – un deciso impegno da parte del Governo nazionale per pretendere il rispetto delle regole di libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea e degli accordi internazionali stretti con gli altri Paesi”.
Contestualmente, per venire incontro alle esigenze immediate del settore, la Regione ha attivato presso l’agenzia di cluster Agrifood Fvg un punto di ascolto a servizio delle aziende dove segnalare queste forme di abuso e al quale si possono rivolgere tutti i produttori cui fossero domandate dichiarazioni o certificazioni virus-free.
In Italia chi dovesse richiedere al proprio fornitore una certificazione virus-free, in base al decreto legge del 2 marzo, può essere punito con una multa fino a 60mila euro. Nei confronti di forniture all’estero, invece, il produttore agroalimentare del Friuli Venezia Giulia avrebbe meno armi per difendersi. Di qui la decisione dell’amministrazione regionale di avviare il punto di ascolto e di supportare il comparto e i volumi di export.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, il prosciutto di San Daniele è prodotto di punta dell’agroalimentare Fvg.

Come diventare “chirurghi” della vite: corsi in tre regioni

Nascono i nuovi “chirurghi” del vigneto. La Scuola italina di potatura della vite sta per avviare, infatti, i corsi specializzati di dendrochirurgia, organizzati da Marco Simonit e Pier Paolo Sirch, i tecnici friulani che hanno messo a punto una tecnica innovativa per salvare i ceppi dal temutissimo mal d’esca, probabilmente la più grave e diffusa malattia che colpisce le vigne di tutto il mondo, e in particolar modo quelle europee: la dendrochirurgia, appunto. Si tratta di un intervento letteralmente “chirurgico” sulle piante ammalate, per evitare che siano estirpate e sostituite, ma che piuttosto vengano curate e riprendano a produrre. Anni di lavori e sperimentazioni da parte di Simonit&Sirch hanno dato risultati assolutamente sorprendenti, con oltre il 90% delle piante trattate che sono tornate pienamente produttive.
La dendrochirurgia è, pertanto, al centro di alcuni corsi di specializzazione della Scuola italiana di potatura della vite, in programma in questo mese di marzo in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Toscana. Ciascun corso si articola in 3 giornate di formazione per un totale di una lezione teorica e 5 lezioni pratiche. La dendrochirurgia è infatti una vera e propria operazione chirurgica sulla vite, attraverso cui, con l’impiego di una specifica attrezzatura, viene eliminata la carie bianca che ha colonizzato la struttura legnosa della pianta. Per svolgere l’intervento in sicurezza e con un buon esito è necessario che l’operatore sia debitamente formato all’utilizzo dell’attrezzatura ed alla corretta esecuzione della tecnica operativa. Il costo dei corsi è di 800 euro. A chi frequenta tutte le lezioni e supera i test finali, è rilasciato un attestato di partecipazione. Queste le date e le sedi:

FRIULI VENEZIA GIULIA – Collio
16-17-18 marzo
SEDE: Mario Schiopetto – Via Palazzo Arcivescovile 1, Capriva (GO)
Forma di allevamento: Guyot / Cordone Speronato

LOMBARDIA – Franciacorta
23-24-25 marzo
SEDE: Azienda Bellavista – Via Bellavista 5, Erbusco (BS)
Forma di allevamento: Guyot

TOSCANA – Suvereto
26-27-28 marzo
SEDE: Petra Azienda Agricola – Località San Lorenzo Alto 131, Suvereto (LI)
Forma di allevamento: Guyot / Cordone Speronato

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In copertina e all’interno immagini di interventi dendrochirurgici sulla vite.

LA RICETTA – Ecco come si fa la pastiera in scena a Cividale

di Gi Elle

A Cividale oggi e domani la gubana prodotta in città e nelle Valli del Natisone mette in atto la sua nuova appassionante sfida: quest’anno, come è noto, è la volta della famosa pastiera napoletana. Così, dopo il verdetto espresso dalla giuria tecnica che si è riunita l’altra sera – e che rimarrà top secret fino alle premiazioni di lunedì pomeriggio -, sarà la volta dei clienti del centralissimo Caffè San Marco a dire la loro, assaggiando i due dolci offerti in degustazione e segnando la propria preferenza su apposite schede. Intanto, nella consueta rubrica “La ricetta del sabato”, vi proponiamo il metodo per realizzare proprio la pastiera attraverso le esaurienti spiegazioni sulla ricetta originale che abbiamo trovato su lacucitaitaliana.it

“La pastiera napoletana”

Ingredienti:
600 g Farina 00
300 g Strutto
400 g Zucchero semolato
8 Uova
500 g Latte
600 g Ricotta di pecora
250 g Grano cotto
100 g cedro e arancia canditi, a dadini
Mezza busta di vanillina
Mezzo baccello di vaniglia
Acqua di fiori d’arancio
Limone
Cannella in polvere
Sale
Arancia
Burro
Durata: 12 h 25 min
Livello: Medio
Dosi: 10 persone

Preparazione:
1 – Per preparare la pastiera napoletana secondo la ricetta classica, seguite tutti i nostri step passo dopo passo. Lessate il grano in acqua bollente per 2 ore, poi scolatelo e cuocetelo nel latte con un tocchetto di cannella, un po’ di scorza di arancia e 1 baccello di vaniglia, finché non avrà assorbito tutto il latte (ci vorranno circa 15 minuti). In alternativa potete usate 500 g di grano cotto già pronto, scaldandolo in 250 g di latte, utilizzando gli stessi aromi (cannella, arancia e vaniglia), per circa 10-15 minuti. Fate raffreddare il composto.

2 – Impastate in una grande ciotola la farina, lo strutto, 150 g di zucchero e un pizzico di sale, fino ad ottenere un composto sbriciolato, poi unitevi 2 uova e proseguite lavorando prima con la punta delle dita e poi con le palme delle mani, ricavando un panetto di pasta frolla. Ponete l’impasto in frigo in una ciotola sigillata con la pellicola da cucina per 30 minuti.

3 – Lavorate la ricotta con il resto dello zucchero, aggiungendolo un poco alla volta. Separate 2 uova, tenendo da parte gli albumi e incorporando solo i tuorli nel composto di ricotta; poi unitevi le altre 4 uova intere, uno alla volta, e mescolate bene con la frusta; aggiungete un po’ di scorza grattugiata di limone e di arancia, i canditi e 2 cucchiai di acqua di fiori di arancio. Eliminate gli aromi dal grano cotto. Montate gli albumi e amalgamateli al composto insieme con il grano cotto, ottenendo così il ripieno della pastiera. Per ottenere un ripieno più cremoso, potete frullare una parte di grano prima di aggiungerlo al resto del composto.

4 – Imburrate e infarinate una tortiera (ø 25 cm, h 6 cm), meglio se con la cerniera apribile. Stendete la pasta frolla su un piano infarinato fino ad ottenere uno spessore di 5 mm: ricavate due fasce alte come il bordo della tortiera e abbastanza lunghe da ricoprirne interamente il perimetro, poi fate un disco dello stesso diametro del fondo. Posizionate prima le fasce sul bordo, poi il disco sul fondo e premete bene per sigillare. Stendete la pasta in eccesso e tagliatela in 10 nastri larghi 2 cm.

5 – Riempite la frolla con il ripieno, posizionatevi sopra 5 nastri di pasta, in modo che siano equidistanti fra loro, e gli altri 5 sopra i precedenti, ma in obliquo. Infornate a 170 °C per 1 ora e 30 minuti. Sfornate e fate raffreddare la pastiera per almeno 8 ore in un luogo asciutto. Se lo gradite, potete spolverare la pastiera con dello zucchero a velo, ma soltanto una volta raffreddata, prima di servirla.

Vino:
Un Ramandolo Docg o un Verduzzo dolce dei Colli orientali del Friuli. Ma per chi preferisce un vino secco ottima una Ribolla gialla spumantizzata.

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In copertina, ecco la pastiera napoletana nella sua ricetta originale.

(Esclusi i consigli per il vino da abbinare, il testo è stato redatto dagli esperti de “La Cucina Italiana” che ringraziamo)

Gubana o pastiera? Adesso a Cividale voti il pubblico

E ora “parli” – o, meglio, voti – il pubblico. Entra, infatti, nel vivo a Cividale il Concorso Gubana Day – Premio Bepi Tosolini, tanto che domani e domenica saranno i clienti del Caffè San Marco 1793 a dire la loro. Se cioè preferiscono il tipico dolce di Cividale e delle Valli del Natisone oppure la pastiera napoletana, la grande sfidante di questa 15ma edizione. Perché il verdetto della giuria tecnica – che rimane rigorosamente segreto – è stato già acquisito, per cui ora manca, come è consolidata tradizione, soltanto il giudizio di quella popolare. La proclamazione del dolce vincitore nel tardo pomeriggio di lunedì, quando ci saranno anche le premiazioni.

La gubana…

… e la pastiera napoletana.


Superato, dunque, il primo adempimento. Ed è stato un vero testa a testa, ieri sera, il confronto tra gubana e pastiera napoletana nel corso della valutazione sensoriale della giuria tecnica. Il celebre dolce campano ha dato infatti filo da torcere alla specialità friulana nel giudizio finale degli esperti che hanno proceduto alla degustazione di 7 gubane e di altrettante pastiere, esprimendo, attraverso apposite schede, un giudizio di merito che concorrerà, unitamente a quello della giuria popolare (gli avventori, appunto, dello storico Caffè San Marco), al verdetto finale sul dolce favorito. Domani e domenica, infatti, la degustazione è offerta a quanti vorranno partecipare alla singolare disfida. Ricordiamo, pertanto, le “formazioni” in campo:
Gubana: Panificio Del Fabbro, Panificio del Foro, Panificio Cattarossi di Cividale, Codromaz di Prepotto e i gubanifici Giuditta Teresa, Dorbolò e Dall’Ava delle Valli del Natisone.
Pastiera: pasticcerie Di Rosa Antonio di Torre del Greco, Gabbiano Salvatore di Pompei, Di Rosa Giuseppe di Torre Annunziata, Somma Michele di Santa Maria la Carità, Past Dolce e Caffè di Boscoreale, Gerardo Di Dato di Angri e Bar Alba di Scafati.
Della giuria tecnica, in parte rivoluzionata per ansia da Coronavirus, hanno fatto parte i giornalisti gastronomici Giuseppe Longo (presidente), Mariarosa Rigotti e Mariella Trimboli, la cuoca-docente Micol Pisa, i gastronauti Jgor Brusini (avvocato), Greta Fregonese (farmacista), Stefania Cecchini (Gastronomica friulana), Francesco Bauso (mental coach) e, di diritto, la rappresentante dello sponsor Lisa Tosolini.
Arrivederci dunque alle degustazioni popolari di domani e domenica. Le preferenze dei clienti del centralissimo Caffè San Marco concorreranno, infatti, a determinare il vincitore di questa 15ma edizione che vede fronteggiarsi dolci portabandiera di due regioni: appunto Friuli Venezia Giulia e Campania. E la sfida si annuncia sicuramente combattuta e appassionante.

Ecco la giuria tecnica. (Photolife.it)

Per informazioni:
Dottor Andrea Cecchini
3355279130

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In copertina, la gubana di Cividale e delle Valli e la pastiera napoletana: due dei 14 dolci in concorso.

A Trieste è rinvio per Enoturismo mondiale e Olio Capitale

di Gi Elle

Ancora cancellazioni illustri, e conseguenti rinvii, a causa di Coronavirus, nel settore vitivinicolo e agroalimentare in genere. Adesso è il turno dell’International Wine Tourism Conference, l’evento mondiale dedicato all’enoturismo che era in programma a Trieste a fine marzo e che sarà posticipato a settembre. Nel contempo, anche Olio Capitale, prestigiosa manifestazione inizialmente programmata in concomitanza con Iwinetc dal 20 al 22 marzo, subirà una modifica delle date ed è prevista per la seconda metà di maggio. E’ quanto rende noto la Regione tramite PromoTurismoFvg in considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale sul Coronavirus che sta generando difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, per cui anche l’importante evento – indetto per la prima volta in Friuli Venezia Giulia – subirà una sostanziosa variazione di data e slitterà a dopo l’estate, esattamente dal 22 al 24 settembre, sempre a Trieste, mantenendo il programma iniziale che prevede il coinvolgimento di tutta la regione, interessata a quel grande fenomeno che ormai è da tutti conosciuto appunto come enoturismo. E che trova la sua massima espressione nella ormai più che collaudata manifestazione di Cantine Aperte, in calendario ogni anno, qui come in tutt’Italia, l’ultimo weekend di maggio, a cura del Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia.

La decisione – che segue quella recentissima per il Vinitaly, manifestazione strategica cui guardano sempre con altissimo interesse anche gli operatori del Vigneto Fvg, e che è stato posticipato a giugno – è il risultato di un’attenta verifica compiuta alla luce dei dati disponibili riguardanti le conferme di presenza fornite dall’organizzazione di Wine Pleasures, oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, che hanno portato i due partner, PromoTurismoFvg e Wine Pleasures, appunto, alla scelta di soprassedere per ora al grande evento posticipandolo quindi di qualche mese.
Dopo l’edizione del 2018 a Budapest e quella del 2019 a Bilbao, il Friuli Venezia Giulia era stato stato scelto dal comitato di Iwinetc, a marzo dello scorso anno – tanto che l’annuncio era stato dato proprio in occasione del Vinitaly 2019 -, per l’ospitalità ricevuta, la conformità delle strutture ricettive e congressuali, la garanzia di ricevere da PromoTurismoFvg tutto il supporto logistico e organizzativo necessario e, non da ultimo, l’ascesa della destinazione come meta per il turismo enogastronomico.
Fondata in Spagna nel 2009, la conferenza mondiale si tiene ogni anno in località emergenti per il turismo enogastronomico (tra cui Porto, Tbilisi, lo Champagne, Barcellona e i Paesi Baschi, sede dell’ultima edizione); il fatto che l’organizzazione abbia scelto proprio il Friuli Venezia Giulia per l’evento del 2020, rappresenta per la nostra Regione un’ulteriore conferma che le strategie portate avanti in questi anni al fine di valorizzare l’offerta enogastronomica unita al turismo e, in questo caso, a quello congressuale – del quale Trieste è leader -, sta portando grandi risultati.

Anche Olio Capitale, dicevamo, manifestazione dedicata all’extravergine di qualità, inizialmente programmata in concomitanza con Iwinetc dal 20 al 22 marzo, subirà una modifica delle date, tanto da essere prevista per la seconda metà di maggio, quindi prima il caldo dell’estate.

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In copertina, un’immagine di Cantine Aperte in Friuli Venezia Giulia.

Saltano Clima-vigna e Ribolla. Resta Know Wine e Vinitaly slitta a giugno

di Gi Elle

Erano state appena confermate le date del Vinitaly 2020 che ieri, causa ovvia il Coronavirus, è arrivato improvvisamente il contrordine, con un posticipo di due mesi. Nel Vigneto Fvg invece – che peraltro ripone da sempre un altissimo interesse nel Salone enologico veronese -, dopo il rinvio al 22 marzo della degustazione già in calendario per domenica scorsa al Castello Canussio di Cividale, l’emergenza sanitaria ha fatto altre due “vittime” illustri per questi giorni, ancora nel settore vitivinicolo, a Buttrio e a Rosazzo. Mentre a Manzano è stata confermata l’iniziativa organizzata da Slow Food Friuli.

BUTTRIO – Il talk show in programma domani a Buttrio è stato depennato e rinviato a data da destinarsi. Come già annunciato, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino delegazione del Friuli Venezia Giulia aveva organizzato, a Villa di Toppo Florio, la tavola rotonda “I cambiamenti climatici e le ripercussioni in vigna e cantina”, in collaborazione con l’assessorato comunale all’Agricoltura. E questo perché le Donne del Vino hanno fatto proprio il tema dell’ambiente e della sostenibilità ambientale nella pratica già da molti anni e il 2020 sarà l’anno consacrato a questo argomento in tutte le loro manifestazioni: Donne, Vino e Ambiente è infatti il leitmotiv scelto non solo per la Festa delle Donne del Vino, che si tiene fino al 14 marzo in tutt’Italia, ma è il filo conduttore dell’operatività di quest’anno.

ROSAZZOCancellato per ora anche il convegno “Ribolla gialla di Rosazzo tra qualità, territorio e futuro” in programma per sabato mattina nell’abbazia rosacense, per iniziativa del Comune di Manzano. Ce l’ha anticipato l’assessore Daniele Macorig, al quale sarebbe spettato il compito di coordinare i lavori che vedevano in scaletta diversi qualificati relatori, i cui interventi dovevano essere coronati dalle parole dell’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier. Il convegno non sarà annullato bensì rinviato, pure questo, a data da destinarsi. L’argomento, infatti, è molto interessante per cui merita d’essere approfondito quando l’emergenza si sarà finalmente esaurita.

MANZANO – Confermato, invece, Know Wine sabato prossimo a Manzano: un assaggio speciale, alla scoperta di vini diversi dalle “solite etichette” e di assoluta eccellenza. È di Slow Food Friuli l’idea di proporre Know Wine, l’annunciata iniziativa che si terrà, dalle 17 alle 21, al ristorante Elliot: le prenotazioni sono aperte. Know Wine va a braccetto – non solo nelle assonanze del nome – con Slow Wine, l’originale selezione vinicola, racchiusa nella nota Guida che Slow Food propone ogni anno a esperti, appassionati e curiosi. Di fatto, si sposa con Elliot Wine Culture «il nuovo pensiero di Elliot Restaurant – spiegano i titolari – che si propone di valorizzare il territorio vitivinicolo di Fvg e Slovenia, un modo per presentare e presentarsi, raccontando le storie dei propri vini e quelle dei loro produttori». Infatti, nella serata a Manzano, ci saranno i rappresentanti di 25 produttori Slow Wine e ciascuno porterà due o tre vini rappresentativi della propria cantina. «I vini di queste aziende negli ultimi anni ci hanno piacevolmente sorpreso, spesso oltre le aspettative», affermano i curatori Elisa de Nardo, Savio del Bianco e Richard Baudains. Per accogliere al meglio i partecipanti, Slow food consiglia di prenotare la propria presenza (e la tasca porta-calice) scrivendo a eventi.slowfriuli@gmail.com, indirizzo a cui è possibile chiedere ulteriori informazioni sulla serata e sui costi.

VERONA“In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”. Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi ieri. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale, come informa un comunicato –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del Made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”. La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo.

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In copertina, uno scorcio del megastand Fvg al Vinitaly 2019.