Il Coronavirus da oggi ferma anche i pescasportivi

Il Coronavirus ferma anche i pescasportivi del Friuli Venezia Giulia. Con propria ordinanza, l’Ente tutela patrimonio ittico (Etpi) ha sospeso infatti da oggi 21 marzo, e sino al perdurare delle misure di emergenza per il contenimento del Covid-19 disposte dal Governo nazionale, l’attività di pesca sportiva in tutte le acque interne della nostra regione. Al momento, quindi, l’ordinanza è in vigore fino al 3 aprile, ma con possibilità di proroga nel caso in cui i termini di validità delle disposizioni nazionali venissero spostati in avanti. “Si è deciso di adottare questo provvedimento – ha spiegato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier – in quanto molti pescatori continuano a rivolgersi ai nostri uffici manifestando l’interesse a praticare l’attività, nonostante i ripetuti richiami alla necessità di non muoversi sul territorio se non per esigenze di lavoro, motivi di salute o stato di necessità. Questi pescatori, ciascuno con una propria interpretazione delle norme adottate, non si rendono probabilmente conto delle conseguenze che un comportamento errato può avere sulla salute di tutti i cittadini e anche sulla loro fedina penale”.

Il provvedimento – come si legge in una nota Arc – stabilisce in modo perentorio che ogni attività di pesca sportiva venga sospesa, prevedendo altresì di dare massima diffusione alla notizia, che interessa oltre 13mila pescatori residenti in regione, tramite la sua pubblicazione sul sito web dell’Etpi e l’invio di un’apposita comunicazione alle 144 associazioni di pescatori. Lo stop dell’Etpi arriva pochi giorni prima di quello che per la stragrande maggioranza dei pescatori regionali è vissuto come il momento clou dell’attività, ovvero l’avvio della stagione di pesca alla trota, in programma per il 29 marzo prossimo.
“Nonostante l’emanazione dell’ordinanza della Protezione civile del 19 marzo, che dispone il divieto di svolgere attività motorie o sportive, nonché di effettuare passeggiate o comunque di intrattenersi in aree frequentate da più persone contemporaneamente, si è preferito adottare un provvedimento che si basa sul divieto di spostamento del singolo, indipendentemente dalla presenza di altre persone, liberando tutti da qualsiasi dubbio interpretativo”, ha precisato Zannier. Come ha osservato ancora l’assessore, “questo provvedimento è stato richiesto anche da numerosi utenti e ha trovato approvazione da parte del Comitato ittico, l’organo consultivo della Regione per le questioni legate alla gestione ittica in cui sono rappresentate tutte le categorie di portatori di interesse coinvolti nei processi decisionali”.

L’adozione del divieto di pesca espone gli eventuali trasgressori non solo alle sanzioni amministrative legate alla violazione della normativa regionale, ma anche alla possibile applicazione delle sanzioni penali previste per l’inosservanza delle disposizioni emanate per il contrasto del Coronavirus. Ciò in quanto l’esercizio della pesca sportiva non rientra nel novero delle necessità che possano spingere il cittadino a spostarsi sul territorio. Il testo dell’ordinanza e tutte le informazioni relative alla successiva riapertura della pesca sono disponibili nel sito web www.etpi.fvg.it

Ecco un fiume friulano.

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In copertina, un pescasportivo nelle acque interne Fvg.

(Foto dal sito ufficiale Etpi)

Niente Giro d’Italia e così “Sapori Pro Loco” slitta al 2021

Arrivederci al 2021: “Sapori Pro Loco”, la grande manifestazione enogastronomica organizzata a maggio dal Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia, nel prato tra le esedre a Villa Manin di Passariano, rimanda al prossimo anno la sua 19ma edizione. Le motivazioni, ovviamente, sono legate all’attuale emergenza Coronavirus.
“Gran parte di questa edizione era incentrata, nel programma, all’accoglienza dei tifosi attesi per la tappa del Giro d’Italia del 24 maggio, con partenza alla base di Rivolto delle Frecce Tricolori: la corsa rosa è già stata spostata di data, quindi ci s’imponeva una riflessione. Pensiamo si tratti di un atto di responsabilità civica – spiega il presidente del Comitato regionale, Valter Pezzarini – cercando di essere realisti: ci auguriamo davvero con tutto il cuore che per maggio l’emergenza sia finita, ma poi, anche se così fosse, i tempi per organizzare l’evento sarebbero comunque davvero troppo limitati. In più, pensiamo che in questo frangente sia importante che i volontari delle singole Pro Loco stiano a disposizione delle proprie comunità e territori, anche per preparare eventuali eventi e sagre del periodo estivo, che potranno essere davvero un messaggio di rinascita e fiducia nel futuro”.
E posticipare la manifestazione nella seconda parte dell’anno? “Non è praticabile, proprio perché i volontari hanno i propri eventi paesani – aggiunge Pezzarini – e anche perché tanti altri grandi eventi si svolgono già ad agosto-settembre ogni anno: non vogliamo andare a sovrapporci allo spazio di nessuno e fare concorrenza, torneremo nel 2021 con ancora più energia e passione”.

Ma l’attività del Comitato non si ferma. “I nostri uffici sono chiusi al pubblico in questa fase emergenziale – conclude il presidente –, ma rispondono via e-mail e al telefono a tutte le esigenze delle Pro Loco e dei Consorzi di Pro Loco. Non appena si potrà ripartire, abbiamo tutta la serie di assemblee da recuperare, con collegate elezioni per il rinnovo delle cariche, senza dimenticare il lavoro di consulenza organizzativa e promozionale di tutte le attività delle nostre associate non appena ripartiranno. Il lavoro non manca. Ora, nel frattempo, è il momento di stare a casa, dando così il nostro contributo a chi lavora in prima linea nell’emergenza”.

Inoltre, il Comitato ha fatto proprio l’appello della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia invitando le associate per un’azione coordinata con quanto già messo a disposizione in termini di persone e di risorse dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia per l’attuale emergenza sanitaria. Le Pro Loco sono state quindi invitate a contattare i sindaci dei propri Comuni per capire come possono essere d’aiuto.

“Sapori Pro Loco” a Villa Manin in una bellissima foto di Diego Petrussi.

Confagricoltura Fvg: meglio rinviare Vinitaly al prossimo anno

di Gi Elle

Vinitaly 2020 in giugno? Non basta questo posticipo di due mesi, che potrebbe addirittura causare alle aziende danno su danno. Ormai, con il dilagare di Coronavirus in Italia e nel mondo, e con le pesanti misure restrittive adottate, meglio chiudere con quest’anno sfortunato (è proprio bisestile…), pensando fin d’ora al prossimo. E’ l’opinione, convinta, di Confagricoltura Fvg. «Dopo un’ampia consultazione con la base associativa, siamo arrivati alla determinazione di formalizzare la richiesta, a VeronaFiere, di rinviare al 2021 l’edizione annuale del Vinitaly (ora solo rimandato al 14-17 giugno)», afferma infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina.

Michele Pace Perusini


«Se fino a qualche giorno fa, il rinvio a giugno poteva essere, in parte, condivisibile, con le disposizioni sulle nuove restrizioni conseguenti alla grave infezione del Covid-19, ora non lo è più. I tempi per uscire dalla pandemia si complicano e si allungano, quindi Confagricoltura chiede il rinvio dell’edizione annuale della Fiera al 2021 – aggiunge Pace Perusini -. I motivi sono molteplici. In primis, quello che ci spinge a formulare la richiesta è basato dalla necessità di tutelare i vignaioli. Partecipare a questo importante evento, infatti, richiede molte risorse economiche che dovrebbero essere finalizzate a un certo successo di vendite da realizzare a Verona. In queste condizioni, contrariamente a quanto sostenuto da altri, probabilmente, ciò non è più possibile e, dunque, la dispendiosa partecipazione si tramuterebbe in un’ulteriore perdita economica in un momento così complicato e difficile per tutte le nostre aziende. Non è un caso – prosegue il responsabile Vite e vino di Confagricoltura Fvg – che già il 50 per cento dei produttori che avevano deciso di partecipare al Vinitaly nello stand collettivo dell’Ersa (importante voce di bilancio dell’ente) abbia deciso di disdire l’iscrizione alla Fiera. Inoltre, in giugno le viti sono in piena vegetazione e i vignaioli, soprattutto quelli di piccole-medie dimensioni, sono assai impegnati nella loro cura rendendo praticamente impossibile l’assenza dall’azienda per 4-5 giorni consecutivi».
«Infine – è la conclusione del presidente Pace Perusini – se in giugno, è sperabile, l’Italia sarà fuori dall’emergenza, così non sarà per gli altri Paesi europei che si sono mossi in ritardo nel reagire all’infezione e, dunque, i loro mercati risentiranno delle mancate vendite della ristorazione, a esempio. Dunque, che cosa verrebbero ad acquistare a Verona? E per vendere quando? Con quali libertà di spostamento?».

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In copertina e qui sopra il mega-stand del Friuli Venezia Giulia al Vinitaly 2019. (Foto Regione)

Crisi del settore lattiero-caseario: Regione Fvg con i produttori

“La Regione è vicina agli operatori della filiera lattiero-casearia in questo momento non facile, che sta mettendo ulteriormente in crisi un settore già provato, e intende mantenere il metodo di condivisione delle tematiche e dei problemi in atto, rinnovando periodicamente e in tempi brevi, qualora ciò si renda necessario, gli incontri in videoconferenza con i rappresentanti delle principali organizzazioni della categoria, allo scopo di valutare tutte le misure necessarie per il sostegno del comparto”. Lo ha evidenziato – come informa una nota Arc – l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, collegatosi in videoconferenza con i maggiori trasformatori e i primari utilizzatori dei prodotti trasformati del settore, al fine di raccogliere proposte e suggerimenti utili per individuare una strategia che permetta di ridurre le difficoltà in essere.
Nel contempo, la riunione con l’esponente della Giunta Fedriga ha permesso di mettere in luce la coesione del comparto lattiero-caseario e l’apprezzamento del percorso avviato da Zannier. Il quale sarà esteso a breve anche agli altri ambiti specifici del settore primario con l’obiettivo “anche di individuare strategie, soluzioni, possibilità di intervento per eventuali analoghe emergenze future – ha precisato -, alle quali altrimenti potremmo rischiare di giungere non sufficientemente preparati”. Ciò vale anche per le categorie, che potranno iniziare a predisporre strategie di filiera orientate a superare criticità che il momento attuale sta rendendo più acute.
L’incontro, che grazie agli strumenti digitali ha consentito a Zannier di tastare direttamente il polso della situazione in questo delicato ambito del mondo rurale, ha permesso di evidenziare aspetti specifici che non mancheranno di essere vagliati dei tecnici della Regione Fvg, con i quali l’assessore si confronta costantemente per poter essere il più possibile d’aiuto alle categorie.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, ecco il lavoro in un caseificio del Friuli Venezia Giulia.

A Casarsa e a San Vito c’è il “BioKit AntiCovid-19”: così non si esce di casa

Una risposta solidale all’emergenza da Coronavirus arriva dalla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia. La fattoria sociale e didattica La Volpe sotto i Gelsi, che da tempo offre un servizio di consegna di cassette con frutta e verdura biologiche, ha attivato, in aggiunta a questo servizio, uno nuovo, pensato per aiutare le persone in questo particolare momento legato alla crisi sanitaria. Si tratta delle cassette “BioKit AntiCovid-19” con consegna a domicilio gratis nello stesso Comune, San Giovanni compresa, e a San Vito al Tagliamento.
“Abbiamo voluto implementare il nostro servizio di consegna cassette bio – hanno spiegato Marco Cepparo, responsabile de La Volpe, e Paolo Emilio De Simon, ideatore di questo progetto – inserendo la possibilità di avere cassette con frutta e verdura, ma anche con beni di prima necessità come pane, pasta, latte, caffè e prodotti per l’igiene personale e per la casa, per dare una risposta solidale concreta a chi si trova in questo momento in difficoltà: anziani soli, soggetti a rischio, persone malate, gli over 65 che hanno timore a spostarsi per fare la spesa… Ma non solo, è un servizio rivolto alle famiglie che in queste settimane si trovano a dover affrontare tanti ostacoli tra figli a casa e corse per andare al lavoro, cercando di coordinare tutto. Inoltre, è una soluzione per aiutare le persone a limitare il più possibile gli spostamenti, anche quelli necessari come fare la spesa, contribuendo così a contrastare il diffondersi del virus”.

La consegna nelle case.

Come detto, le cassette “BioKit”, oltre alla frutta e verdura fresca biologica, contengono anche pane in collaborazione con il panificio Rossi e altri beni di prima necessità come quelli per la cura della persona in collaborazione con il Camarin di Ada di Madonna di Rosa e quelli per l’igiene della casa. Le cassette verranno consegnate a domicilio, gratuitamente per tutti a Casarsa e San Vito al Tagliamento e, su richiesta, anche negli altri comuni con un piccolo contributo; in alternativa saranno attivi anche alcuni punti di ritiro: Bottega del Piccolo Principe / Cso a Casarsa della Delizia, La Volpe sotto i gelsi a San Vito al Tagliamento, Torrate a Torrate di Chions, Il Camarin di Ada a San Vito. Il costo delle cassette varia dai 10 euro in su ed è possibile ordinarle pagandole online con carta di credito e paypal oppure con bancomat per la consegna a domicilio. Per iscriversi al servizio, è sufficiente inviare un messaggio whatsapp al numero 340.3352556, scrivendo il proprio nome e la provenienza e si verrà subito ricontattati. In alternativa, si può fare tutto via computer o smartphone, cliccando al seguente link https://tinyurl.com/biocestedellavolpe per iscriversi al servizio e ricevere tutte le istruzioni necessarie. Nella composizione delle cassette vengono seguite particolari attenzioni igieniche, come tra le altre l’uso di guanti protettivi e mascherine.
Inoltre, come detto, tutte le verdure e la frutta vendute sono bio, provengono cioè dalle coltivazioni della Volpe sotto i Gelsi e da altre aziende agricole bio e da produttori legati al commercio equo e solidale. Ci sono poi prodotti come la farina per fare la polenta, il miele e le uova e i trasformati. Da ultimo, le cassette utilizzate sono di legno: l’obiettivo è quello di eliminare completamente l’utilizzo di plastica per gli imballaggi, promuovendo così uno stile di vita sostenibile e a rifiuti zero.

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In copertina e qui sopra ecco alcuni prodotti della fattoria didattica.

Gravi danni da cimice: 80 milioni anche per il Fvg. Plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Ci sono 80 milioni di euro per intervenire contro i gravissimi danni causati anche in Friuli Venezia Giulia dalla famigerata cimice asiatica che ha invaso le coltivazioni, soprattutto del Codroipese e della Bassa pianura. Per Confagricoltura Fvg è, infatti, una buona notizia la decretazione del Ministero delle Politiche agricole per la dichiarazione dello stato di calamità e per l’avvio del ristoro degli ingenti danni subiti dai produttori, nel 2019, per l’infestazione di Halyomorpha halys – questo il nome scientifico del temutissimo insetto – nella nostra regione, in Lombardia ed Emilia Romagna.

Philip Thurn Valsassina

«È stata accolta – osserva Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg – la nostra richiesta di intervenire al più presto con il Fondo di Solidarietà Nazionale che è stato appositamente finanziato con 80 milioni dall’ultima legge di bilancio. In particolare, potranno essere concessi: contributi in conto capitale fino all’80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell’anno in cui si è verificato l’evento e in quello successivo; proroga delle rate delle operazioni di credito in scadenza nell’anno in cui si è verificato l’evento; esonero parziale (fino al 50 per cento) dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali propri e dei propri dipendenti. Però – specifica Thurn Valsassina – per gli agricoltori danneggiati e ora nel pieno manifestarsi dell’emergenza Covid-19 sarà opportuno ampliare i termini per la presentazione delle domande di intervento. Attendiamo che terminino in tempi rapidi le istruttorie nelle altre regioni, per provvedere così a una nuova dichiarazione dello stato di calamità. Andrà poi varato, al più presto, il decreto che consenta l’utilizzo degli antagonisti naturali della cimice». A questo, ultimo passaggio, dopo l’approvazione da parte del Ministero dell’Ambiente, manca solo il via libera della Conferenza Stato-Regioni.

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In copertina, la cimice asiatica: gravissimi i danni provocati in Fvg.

 

Ecco la Guida con sapori e profumi di Alpe Adria

di Giuseppe Longo

UDINE – Da qualche giorno, purtroppo, anche su trattorie e ristoranti del Friuli Venezia Giulia si vedono serrande tristemente abbassate. Comanda il Coronavirus, con tutto quello che ne consegue: in poco tempo si sono già accumulati danni enormi, che presto saranno incalcolabili. Ma oggi vogliamo ritagliare assieme a voi – fra le tante notizie legate all’emergenza sanitaria anche nel settore agroalimentare, come quelle che precedono questo articolo – un apposito spazio per riandare a una bellissima serata che, prima della neppure ipotizzata crisi in atto, aveva avuto quale elegante cornice l’hotel Là di Moret, alle porte di Udine per chi arriva dall’Alto Friuli. E che era stata organizzata per una delle presentazioni ufficiali della 24ma edizione della Guida enogastronomica più longeva della macroregione europea composta dal nostro Nord Est, da Austria, Slovenia e Croazia. Vale a dire da quell’insieme linguistico e culturale che va sotto il nome di Alpe Adria e che attinge alla ricca storia della Mitteleuropa. Vi proponiamo, insomma, un gustoso approfondimento su buona tavola e  tradizioni di quest’area, affinché sia di buon auspicio per un rapido ritorno alla normalità, per poter quanto prima riassaporare tutto questo.

Tutti i protagonisti della serata.

Area unica al mondo

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano, infatti, una grande area unica al mondo composta da 4 nazioni, formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e appunto la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline e monti nella sua espressione più vera: la cultura del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica. Le influenze qui nei secoli si sono fatte sentire, si sono intrecciate dai Balcani a Venezia, dall’italica cucina mediterranea alla Mitteleuropa, tra la campagna, il mare e i monti. Quale altro territorio al mondo potrebbe vantare questo bagaglio storico-culturale? Qui, infatti, c’è proprio tutto. Che proprio nell’enogastronomia si esprime attraverso un vero e proprio mosaico di colori, profumi e sapori. Unici, inimitabili. E i tre premi assegnati dalla Guida sono proprio i testimoni della veridicità di quanto stiamo affermando.

No all’appiattimento

Maurizio Potocnik è editore e fondatore della guida, talent scout, assieme al suo team di giornalisti, delle migliori cucine, dei vini, dei prodotti. “Ogni anno – ha spiegato – ripercorriamo questo territorio attenti ad ogni dettaglio, alla sfumature, oppure alle rivoluzioni come quella della pizza gourmet, con Veneto in prima linea in questo cambiamento-tendenza che unisce la popolarità della pizza (piatto nazionale) e l’alta cucina, rendendo quest’ultima più accessibile a tutti, aprendo le porte alla riconoscibilità culturale dei prodotti più artigianali. Ma anche la ristorazione più tradizionale si è mossa ed è in continua evoluzione tra recuperi di piatti storici, modernità concreta, miglior approccio con i vini da abbinare ai piatti, il gusto del cambiamento è arrivato anche nella cucina moderna che ha fatto un passo indietro, anch’essa rivolta alla massima valorizzazione del prodotto e del piccolo produttore, meno voli pindarici e più concretezza. Andiamo tutti – ha sottolineato Potocnik – verso la stessa direzione, quella del pescare nell’immenso bagaglio storico-culturale-agricolo che ci rende diversi dal resto del mondo. Dobbiamo continuare a crederci seppure gli Stati, con le loro regole o il mondo, remino nella direzione dell’appiattimento assoluto; dovremo crederci fino in fondo, così ci riapproprieremo del gusto di stare a tavola”.

La presentazione della Guida.

Enogastronomia regina

Vediamo, allora, di conoscere meglio la Guida. “Best Gourmet 2020” offre un’accurata recensione di 400 ristoranti, 100 fra i migliori vini, 50 prodotti d’autore, 20 Hotels Relax&Gourmet, le migliori cucine in quota, le migliori pizzerie gourmet, 21 Awards internazionali. Il tutto in 624 pagine a colori con fotografie dei locali visitati, dei vini e dei prodotti descritti, un formidabile team di giornalisti ed esperti del settore che raccontano puntualmente, da ben 24 anni, il meglio del panorama enogastronomico rilevando e promuovendo tendenze e novità di assoluta eccellenza, dalla piccola trattoria di campagna al ristoratore blasonato, dai migliori vini tra nuove visioni e vini storici, fino ai migliori prodotti. Una guida che ormai è divenuta un cult (anche per gli stessi ristoratori) per bere e mangiare nel Nord Est d’Italia e nei Paesi transfrontalieri di Austria, Slovenia e Croazia, con valutazioni ed indicazioni chiare su qualità, spesa, menu e carta vini in ristoranti realmente visitati.

Cucine d’alta quota

E, ancora, le migliori cucine in quota (sopra i 1.000 metri, rifugi compresi), le migliori pizzerie gourmet, i migliori Hotel Relax&Gourmet nei quali troverete servizi dedicati al wellness e una cucina particolarmente evoluta; 100 best wines tra produttori storici, vini naturali, piccole cantine, vignaioli incorruttibili, le nuove tendenze del bere ed ancora una bella selezione dei 50 migliori foods testati durante l’anno.
Nella guida sono inoltre pubblicati i 21 Awards internazionali delle migliori cucine, vini e prodotti, Awards che verranno consegnati nella ormai storica chermesse di giugno organizzata dall’editore. La Guida è distribuita nelle librerie al prezzo di copertina di 23 euro, oppure acquistabile sul sito: www.magnarben.it/bookshop

I magnifici del 2020

E ora ecco i campioni di Best Gourmet 2020. Tante novità per questo ambito riconoscimento internazionale giunto alla 10ma edizione, riconoscimento che vuole riassumere e mettere in evidenza quanto di meglio si è visto, assaggiato, testato. Ventuno Awards dei quali ben 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 in quella dedicata al food: la cerimonia di consegna è prevista in giugno, al tanto auspicato ritorno alla normalità. Venezia in prima linea con due importanti premi alla “Miglior carta vini” che va alla Gastrosteria Ai Mercanti, curata da Simone Poli, e al miglior piatto dell’anno, lo “Spaghetto in cassopipa” del ristorante Antiche Carampane condotto da Francesco Agopyan.

Udine superstar

Molto bene anche la provincia di Udine con ben 3 premi nella ristorazione, dei quali uno al ristorante Ilija del Golf Club di Tarvisio dello chef-patron Ilija Pejic, chiamato anche lo chef delle 3 nazioni, a Baita Monschein, della famiglia Kratter di Sappada, come miglior ristorante di montagna per la coerenza, l’aderenza a 360° con il territorio alpino, e allo chef Stefano Basello del ristorante Al Fogolar proprio del ristorante Là di Moret, che si è distinto in cucina e con profonda sensibilità socio-culturale con la realizzazione del pane da cortecce e licheni di alberi abbattuti nella tempesta dell’ottobre 2018.

Da Belluno a Padova

In provincia di Belluno, nell’Agordino, va un premio speciale alla ricostruzione dopo la disastrosa tempesta Vaia, al ristorante Hotel Alle Codole, ricostruito in breve tempo nonostante i gravi danni subiti, continuando un percorso di qualità a tavola a 360°. Due awards importanti assegnati anche nel Veronese: ad Enrico Fiorini gestore del ristorante San Martino di Legnago e della pizzeria Al Borgo di Palesella, per la professionalità, lo stile manageriale e la profonda conoscenza del mondo del vino e, nel centro storico della città di Romeo e Giulietta, un premio a Simone Lugoboni del ristorante Oste Scuro in qualità di miglior ristorante di Mare.
Nel Padovano, un premio al ristorante emergente La Posa degli Agri per il concept attualissimo del “ristorante di campagna” ed il suo chef Andrea Alan Bozzato. Anche in provincia di Treviso 3 i premi importanti, uno all’Osteria dei Mazzeri di Follina, gestita dai fratelli Mazzero, l’altro dedicato alla “fine pasticceria al ristorante” che è stato assegnato al ristorante Tre Panoce dove il pastry chef Fabio la Commare, nel team di Tino Vettorello, sta facendo grandi cose nella sezione dessert, ed ancora un premio che sorprende dedicato alle migliori pizze gourmet realizzate nella macroregione (Veneto la regione numero 1) che quest’anno va al trevigiano Davide Croce ed al suo ristorante/pizzeria Equilibri di Treviso. Chiude la sezione ristoranti il riconoscimento che va a Peter Brunel di Arco in provincia di Trento come migliore apertura dell’anno.

Vini, formaggi e gubane

Tra i migliori vini vincono il veronese Tamellini con il Millesimato 2010 tra le bollicine a matodo classico, il vicentino Firmino Miotti con il suo Strada Riela sui lieviti (ancestrale con il fondo), il trevigiano Adami (per il metodo italiano) con il Credas Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore Docg, il Sauvignon Ronco delle Mele 2018 di Venica & Venica in provincia di Gorizia, come miglior vino bianco e tra i vini rossi il Teroldego Rotaliano di Donati Marco di Mezzocorona in provincia di Trento.
A Treviso anche il premio del miglior formaggio in Alpe Adria conferito alla Latteria Perenzin per il formaggio di Bufala al Glera, a Gorizia premiata la piccola attività artigianale L’Antica Ricetta di Cormons con il premio miglior prodotto dolciario per la Gubana e l’Elisir San Zuan. A Ferrara un premio importante dedicato alle panificazioni va al Panificio artigiano di Farinelli di Lagosanto con il suo speciale e fragrante pane “Coppia ferrarese”, un pane d’antica tradizione nella golosa provincia di Ferrara.

Gnocchi con ragù di coniglio.

La cena gourmet

La presentazione della Guida è stata coronata dalla Gran cena di gala Best Gourmet dell’Alpe Adria realizzata al ristorante Fogolar 1905, guidato dallo chef Stefano Basello, dal Club Magnar Ben Editore di Conegliano in collaborazione con l’hotel Là di Moret gestito da Margherita, Edoardo e Franco Marini. Cena che ha avuto quale ospite d’onore anche il sindaco di Udine Pietro Fontanini, che ha portato il saluto della città sottolineando il valore dell’espressione enogastronomica dell’area, fattore irrinunciabile del movimento turistico, oggi purtroppo messo a dura prova. E proprio a Stefano Basello è spettato l’onore di aprire la serata con “Foie gras, Oro Caffè e mandarino”, accompagnato dal neonato Gori – Magnificat Metodo Classico Magnum. Ecco, poi, Carlo Nappo del ristorante Podere dell’Angelo di Pordenone con “L’anguilla nel Livenza”, abbinato da Villa Parens Gran Noir Millesimato Dosage Zero 2013, vanto dell’azienda Puiatti di Farra d’Isonzo. Ha fatto seguito Ilija Pejic del ristorante Ilija Golf Club Tarvisio che ha proposto “Risotto con estrazione di cappuccio viola, mela verde e crema di formaggio salato”. Il vino? Un grande bianco: Dai Morars – Amandum – Friulano 2016. Quindi una “tappa” carsolina con la cucina di Gabriella Cottali Devetak, della Lokanda Devetak 1870 che ha presentato “Snidjeno testo, gnocchi di pasta lievitata con ragù di coniglio al finocchietto e ricotta carnica”. Anche qui un altro bianco di lusso dell’azienda Venica&Venica: “Jesera” Pinot grigio Doc Collio 2018. Un bel piatto che ha portato alla conoscenza dei commensali due importanti anniversari: i 150 anni del ristorante di San Michele del Carso e i 90 dell’azienda di Dolegna del Collio. E dalla montagna un salto alla pianura friulana con Loris Bearzi e patron Ivan Uanetto, della trattoria Da Nando di Mortegliano, che hanno fatto arrivare in tavola “La rosa di Gorizia di Brumat incontra l’olio Timbro Istriano Mate nell’acetaia Da Nando; La capasanta, il Melanospurum Niger Friulano, la zucca e il Gin Monologue di Tomaz Kavcic”, con un elegante abbinamento: Paolo Rodaro – Pinot nero Romain 2017. E per concludere? L’Antica Ricetta di Cormons con la Gubana artigianale e l’Elisir SanZuan (miglior proodotto dolciario Best of Alpe Adria 2020). Il tutto, molto applaudito, con la partecipazione di Oro Caffè, Vecon, ConiglioNatura, Agrofin Olio Mate, L’Antica Ricetta.

Rosa di Gorizia con olio istriano.

I CAMPIONI

RESTAURANTS AWARDS BEST OF ALPE ADRIA

Ristorante dell’anno Best of Alpe Adria 2020
Ilija – Golf Club Tarvisio –Tarvisio UD

Chef dell’anno Best of Alpe Adria 2020
Stefano Basello – Ristorante Al Fogolar Là di Moret –Udine UD

Miglior Patron dell’ospitalità e professionalità Best of Alpe Adria 2020
Enrico Fiorini – Ristorante Tenuta San Matino – Legnago VR

Miglior ristorante della tradizione Best of Alpe Adria 2020
Osteria Dai Mazzeri – Follina TV

Miglior ristorante di mare Best of Alpe Adria 2020
Oste Scuro – Verona VR

Miglior ristorante di montagna Best of Alpe Adria 2020
Baita Mondschein – Sappada UD

Miglior Pizza Gourmet Best of Alpe Adria 2020
Equilibri – chef Davide Croce – Treviso TV

Miglior nuova apertura Best of Alpe Adria 2020
Peter Brunel Ristorante Gourmet – Arco TN

Miglior ristorante emergente Best of Alpe Adria
La Posa degli Agri – chef Andrea Alan Bozzato – Polverara PD

Miglior piatto Best of Alpe Adria 2020
Spaghetti in cassopipa – Antiche Carampane – Venezia VE

Ristorante della ricostruzione Tempesta Vaia Best of Alpe Adria
Ristorante Alle Codole – Canale d’Agordo BL

Miglior pasticceria fine al Ristorante Best of Alpe Adria 2020
Ristorante Tre Panoce – Pastry chef Fabio La Commare – Conegliano TV

FOOD AWARDS BEST OF ALPE ADRIA

Miglior prodotto dolciario Best of Alpe Adria 2020
Gubana artigianale e San Zuan Elisir di Noce
L’antica Ricetta – Cormons GO

Miglior formaggio Best of Alpe Adria 2020
Bufala al Glera
Perenzin Latteria – Bagnolo di San Pietro di Feletto TV

Miglior pane della tradizione
Coppia Ferrarese
Panificio Artigiano Farinelli – Lagosanto FE

WINES AWARD BEST OF ALPE ADRIA

Miglior Spumante Metodo Classico Best of Alpe Adria 2020
Millesimato Tamellini 2010
Tamellini – Soave VR

Miglior Spumante Metodo Italiano Best of Alpe Adria 2020
Col Credas – Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore di Valdobbiadene Docg
Adami – Vidor TV

Miglior vino rifermentato in bottiglia col fondo Best of Alpe Adria 2020
Strada Riela sui lieviti – da uve di Vespaiolo
Firmino Miotti – Breganze VI

Miglior vino Bianco Best of Alpe Adria 2020
Sauvignon Ronco delle Mele 2018
Venica & Venica – Dolegna del Collio – GO

Miglior vino Rosso Best of Alpe Adria 2020
Teroldego Rotaliano Doc Sangue di Drago 2016
Donati Marco – Mezzocorona TN

Panel giornalisti e collaboratori 24ma edizione:
Maurizio Potocnik, Giuseppe Casagrande, Morello Pecchioli, Francesco Lazzarini, Andrea Ciprian, Furio Baldassi, Mario Stramazzo, Francesco Turri, Cristiana Sparvoli, Tiziana Rinaldi, Marina Tagliaferri, Chiara Giglio, Marisa Cartotto, Stefano Falcier, Dario Penco

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In copertina e qui sopra la Guida enogastronomica di Alpe Adria.

Il vino certificato e Coronavirus: organismi a fianco dei produttori

La grave emergenza sanitaria ed economica che il Paese sta vivendo a causa di Coronavirus non risparmia il settore vitivinicolo. È per questo che gli Organismi di certificazione rappresentati in Asso-OdC (Agroqualità SpA, Ceviq Srl, Parco 3A-PTA, Siquria SpA, TCA Srl, Triveneta certificazioni Srl, Valoritalia Srl), che insieme controllano oltre il 95% del vino italiano, hanno implementato di comune accordo procedure straordinarie per garantire la continuità della certificazione dei vini italiani, il cui arresto causerebbe un ingentissimo danno al settore, già così duramente colpito.
«Si tratta di fondare alcuni step del processo di certificazione su requisiti autodichiarati dagli operatori – afferma il presidente di Asso-OdC, Luca Sartori – e di differire alla fine dell’emergenza la verifica diretta di tali requisiti. Tale soluzione è stata concertata con il Mipaaf, cui va il nostro ringraziamento per la sensibilità e la vicinanza al mondo produttivo dimostrate in questo frangente. Le procedure adottate ci permettono di conseguire degli obiettivi irrinunciabili: il rispetto della normativa emergenziale, la continuità del servizio e la protezione degli operatori nostri e aziendali, considerato il fatto che limitiamo al massimo gli accessi fisici nelle aziende».
Tutti i soci di Asso-OdC esprimono profonda vicinanza ai produttori e auspicano un superamento dell’emergenza nei tempi più rapidi possibili.

LA RICETTA – Lo splendido risotto burro e salvia di Antonia

di Roberto Zottar

Il primo riscontro di riso in Friuli è del 1446. Nell’Inventarium del notaio Jannis di Cividale si trova elencato “unum saculum de ris siglatum” (un sacchetto di riso siglato). Nel 1550 Pietro Andrea Mattioli, senese e medico a Gorizia, ricorda che i friulani consumano il riso sia come alimento sia come presidio sanitario per l’azione astringente. Certamente si riferiva ad una popolazione abbiente, perché le prime coltivazioni sperimentali di riso arrivano solo sotto il Dominio della Serenissima nel XVIII secolo nelle zone tra San Giorgio di Nogaro, Fraforeano e Paradiso. I friulani però allora seppero adoperarlo così bene che nel 1832 Vincenzo Agnoletti, cuoco di Maria Luigia di Parma, nel suo Manuale cita una “torta di riso alla furlana”, un timballo di riso in pasta sfoglia con un ragù di animelle, fegatini e tartufi.
Oggi però vi voglio parlare di un risotto stellato moderno e innovativo! La dicotomia tra cucina di tradizione e di innovazione fa storcere la bocca a molti, mentre per altri è un non problema! Per me esiste solo la buona cucina e il confine tra i due concetti è labile e soggettivo. Parlando di cucina innovativa si pensa ai piatti più strani e con i nomi stravaganti e lunghissimi, tra l’altro sempre con l’articolo, tipo “i gamberi con polvere d’uovo e cenere di capperi al profumo di rosmarino e timo”. Io però quando il nome del piatto ha più di tre o quattro parole di solito lascio perdere.
La grandezza di uno chef si riconosce a mio avviso nella essenzialità dei piatti, nella sua capacità di togliere, anziché aggiungere, ingredienti, per far percepire le sfumature di gusto dell’ingrediente principale. Molte volte l’innovazione sta solo nell’uso della tecnologia in cucina. È il caso del risotto burro e salvia della grande chef Antonia Klugmann di Vencò di Dolegna, realizzato alla maniera classica dove però gli ingredienti vengono manipolati usando la tecnologia. Antonia in sua una apparente semplicità riesce a creare piatti veramente grandi.

Procedimento:
Per tentare di copiarlo a casa, facciamo un infuso di un etto di foglie di salvia in 1 litro d’acqua bollente, lasciamo raffreddare e filtriamo. Lasciamo in infusione sottovuoto a 63° per 8 ore 50 g di salvia con 100 g di burro, poi filtriamo e raffreddiamo. Se non avete l’attrezzatura, potete immergere il sacchetto sottovuoto in una pentola di acqua riscaldata a 60 gradi e mantenuta con la fiamma al minimo. Tostiamo senza soffritto in poco olio e sale 300 g di riso carnaroli, sfumiamo con ½ bicchiere di vino bianco, e portiamo a cottura con il brodo di salvia bollente. Mantechiamo con il burro alla salvia e parmigiano grattugiato. Serviamo con una spolverata di salvia essiccata in polvere. Nella sua semplicità è un grandissimo piatto: solo riso, burro, salvia e parmigiano, ma con un profumo e una cremosità ineguagliabili!

Vino:
Indubbiamente un fresco Friulano (ex Tocai), ma anche un Traminer aromatico e un Pinot bianco o grigio. Tutti della Doc Collio.

Buon appetito!

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In copertina e qui sopra ecco il risotto burro e salvia di Antonia Klugmann.

Anche gli Allevatori Fvg: “Stop all’import di latte”. Sono in crisi 900 stalle

di Gi Elle

A poche ore dal pressante appello della Regione Fvg, tramite l’assessore all’Agricoltura Stefano Zannier, sulla sempre più grave situazione del latte invenduto, soprattutto a causa della chiusura di bar e ristoranti, anche gli allevatori del Friuli Venezia Giulia esprimono tutto il loro allarme per l’impatto che l’epidemia di Coronavirus sta avendo sulle stalle della regione.
I produttori, pertanto, rilanciano la preoccupazione di Zannier, sottolineando come il calo dei consumi di latte e di prodotti lattiero-caseari si sia già fatto sentire e rischi d’incidere nei prossimi giorni ancor più pesantemente sulla zootecnia. Sono numerose le stalle che in queste ultime ore si sono trovate a non saper che fare del proprio latte: il calo della richiesta, appunto specie da parte della ristorazione e dei bar, ha infatti portato i caseifici ad accogliere minori quantità di materia prima.

Latte fresco in grave difficoltà.

Un campanello d’allarme che rischia di trasformarsi in un vero e proprio “tsunami” per il settore, a meno non vengano prese misure urgenti. A invocarle è il direttore dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo, che chiede al Governo di bloccare le importazioni di latte estero. Dopo il già ricordato appello dell’assessore Stefano Zannier, che ha sollecitato i consumatori ad acquistare latte italiano – e in particolare quello Made in Fvg -, Lugo rilancia invitando il Governo ad adottare, subito, misure protezionistiche per un settore che è già di suo in difficoltà. “Il Governo deve fare in fretta – afferma Lugo -. Limiti o addirittura vieti, almeno temporaneamente, le importazioni di prodotti e materie prime alimentari”. Con poco più di 900 stalle, in costante calo per via della crisi del settore, il Fvg produce circa 2,6 milioni di quintali di latte l’anno, in quantità e qualità sufficienti a coprire temporaneamente i fabbisogni locali. E, d’altro, canto il Friuli Venezia Giulia, essendo di confine, sconta più di altre regioni il contraccolpo delle importazioni di latte dall’Est.

Da qui l’appello, accorato, che l’associazione rivolge alle istituzioni affinché proteggano gli allevatori dagli effetti di un’emergenza sanitaria che rischia di dare il colpo di grazia al settore zootecnico. “Diamo voce subito a una campagna di comunicazione per invitare gli italiani e i friulgiuliani a consumare prodotti del nostro territorio – afferma dal canto suo il presidente dell’AAFvg, Renzo Livoni -: oggi più che mai è fondamentale controllare le etichette dei prodotti che acquistiamo al supermercato, verificare che il Paese di mungitura e di trasformazione del latte sia l’Italia. Lo dico per il nostro bene e per quello della nostra zootecnia”. Consumare latte Made in Italy è dunque un primo passo, importante, ma insufficiente se non si ferma l’importazione del latte estero. Tonnellate di materia prima che entrano dalle nostre frontiere mentre il latte italiano, quello prodotto nella Pianura padana, rischia d’essere buttato. “Ci vuole un patto per il Made in Italy – concludono Livoni e Lugo -. Un patto tra istituzioni, mondo agricolo, industriale e della grande distribuzione. Dobbiamo fare squadra e valorizzare la nostra materia prima per garantire liquidità e futuro alle aziende zootecniche”.

Ecco un caseificio friulano.

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In copertina, bovine da latte in un allevamento del Friuli Venezia Giulia.