Casarsa, la Sagra del vino ritornerà ma in luglio e durerà tutta l’estate

Casarsa della Delizia non rinuncia alla sua amata Sagra del Vino, giunta alla 73ma edizione, e visto il perdurare dell’emergenza Coronavirus, la sposta nel periodo estivo organizzandola in modalità diffusa da luglio a settembre, con un programma rinnovato ma sempre attento alla valorizzazione delle eccellenze locali e al rispetto delle misure sanitarie. Il gruppo degli organizzatori – composto da Pro Loco e Città di Casarsa, e Viticoltori Friulani La Delizia -, assieme agli altri partner a partire dalla Coop Casarsa, ha iniziato a ragionare, in una serie di riunioni online, su un programma condiviso con le associazioni comunali (Associazione Il Disegno, Corale Casarsese, Lenza Delizia, Polisportiva Basket Casarsa, Arcieri della Fenice, Associazione Cinofila, Gruppo Ciclistico Casarsa, Sas Casarsa, Libertas Casarsa, Vecchie Glorie, Scuola Materna Sacro Cuore) e agli operatori economici (bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, attività di commercio al dettaglio e l’Ascom – Confcommercio), trovando in esse come nel parroco don Lorenzo Camporese disponibilità nell’organizzazione. Ora partiranno dei tavoli tematici per definire il programma.

Lavinia Clarotto, Tesolin e Bellomo.

“Da parte di tutti – commentano il presidente della Pro Casarsa, Antonio Tesolin, il sindaco Lavinia Clarotto e il presidente de La Delizia Flavio Bellomo – c’è la consapevolezza che alla Sagra non si può rinunciare per due anni di fila, vista la sua importanza per tutto il tessuto socio-economico della nostra comunità. Nel 2020 durante il consueto periodo di svolgimento tra fine aprile e inizio maggio si era in pieno lockdown e la scelta è stata obbligata. Poi in estate, con la situazione sanitaria in miglioramento, eravamo riusciti a organizzare comunque la Selezione di spumanti regionali Filari di Bolle nel contesto dell’antico frutteto del Palazzo comunale Burovich de Zmajevich, esperienza di arena estiva con molti eventi che è stata positiva e dalla quale ripartiremo per definire il programma 2021. A ottobre, con la situazione sanitaria che ancora doveva aggravarsi, avevamo ipotizzato di tornare alle date primaverili, ma l’epidemia ci impone ora risposte innovative, con la speranza nel 2022 di tornare a una rinnovata normalità avendo nuovamente assieme a noi anche i gestori del Luna Park, gli espositori, gli ambulanti, artigiani e hobbisti, ai quali va la nostra vicinanza per le difficoltà che stanno vivendo come comparto”.
L’idea è quella di organizzare una serie di eventi all’interno di un programma diffuso che da inizio luglio arriverà fino alla festa patronale di Santa Croce a settembre, utilizzando vari luoghi come il citato antico frutteto e il giardino di Palazzo Burovich de Zmajevich, assieme ad altri nuovi come lo spazio del Centro comunitario, grazie alla disponibilità della Parrocchia di Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario, dove ha sede l’associazione Il Disegno che ha allestito una nuovissima cucina per attività enogastronomiche. In questo spazio, dotato di campi da basket e da calcio, area verde per attività ludiche per bambini e famiglie, potrebbe essere installato un tendone o una copertura per le attività enogastronomiche. Da non dimenticare l’ambito di piazza Italia – via XXIV Maggio per altre tipologie di attività di intrattenimento coinvolgendo il commercio locale.

“Eventi culturali, musicali, d’intrattenimento, enogastronomici e sportivi – sottolineano Tesolin, Clarotto e Bellomo – sempre organizzati nel rispetto delle misure di contenimento della pandemia, che sono fondamentali, confidando in una situazione sanitaria in miglioramento anche per effetto del piano vaccinale. Tanti eventi da programmare nei fine settimana, per un’edizione speciale della Sagra del Vino che regali alla cittadinanza e ai visitatori attimi di svago e serenità dopo un periodo che ci ha messo tutti alla prova”.
Già ripetibili, utilizzando l’esperienza dello scorso anno, la cerimonia di premiazione di Filari di Bolle a inizio agosto, l’arena estiva all’Antico frutteto di Palazzo Burovich de Zmajevich e la festa patronale di Santa Croce il 14 settembre, la quale diventerà l’occasione per un fine settimana tutto dedicato alla vendemmia. Grazie alle varie collaborazioni e al lavoro di squadra che si sta definendo, si aggiungeranno pure dei momenti per rivivere le lavorazioni tradizionali della trebbiatura con l’utilizzo di attrezzature d’epoca restaurate e messe in funzione da un gruppo di appassionati casarsesi, eventi culturali e turistici quali la giornata “Casarsa e i suoi gioielli: luoghi da scoprire”, con la valorizzazione degli itinerari pasoliniani assieme al Centro studi Pier Paolo Pasolini, la pedalata Pasoliniana, nonché quattro importanti anniversari: i 90 anni dei Viticoltori Friulani La Delizia, i 40 anni della Pro Loco, i 40 anni della Libertas Casarsa e i 30 dell’associazione culturale Forum Democratico. Verso la fine della primavera il programma sarà ufficializzato.
Per quanto riguarda le attività sportive tradizionali, si lavorerà per organizzare tornei di calcetto, basket, dimostrazioni di tiro con l’arco e di educazione cinofila e agility dog e l’appuntamento con il Running tra le vigne – Trofeo Jadér, manifestazione podistica riservata ad atleti agonistici da tenersi nel mese di settembre e il Giro Cicloturistico organizzato dal Gruppo Ciclistico Casarsese, programmato per il mese di ottobre.

Running tra i vigneti di Casarsa.

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In copertina, spumanti protagonisti alla Sagra del vino: tornerà l’affermato concorso Filari di Bolle.

Confagricoltura Pordenone conferma Panciera di Zoppola: obiettivo è l’acqua

Obiettivo irrigazione per Nicolò Panciera di Zoppola che il consiglio direttivo di Confagricoltura Pordenone ha riconfermato alla presidenza. Il giovane imprenditore agricolo del Pordenonese è al suo secondo mandato e rimarrà in carica per il prossimo triennio.
«Nel breve periodo – spiega il presidente rieletto – saremo impegnati nel seguire con attenzione l’evoluzione dei rinnovi delle cariche all’interno del Consorzio di bonifica Cellina Meduna. La moderna agricoltura non può fare a meno dell’acqua irrigua e, perciò, stiamo lavorando alla proposta di una lista unitaria, con rappresentanti delle varie organizzazioni professionali, per dare il giusto ruolo agli imprenditori agricoli nel governo dell’indispensabile risorsa idrica. Nel lungo periodo, pensiamo che la strategia impostata con le iniziative di supporto all’Agricoltura 4.0, confermata anche dal nuovo governo Draghi, mantenga tutta la sua validità. Siamo aperti anche a capire meglio – conclude Panciera di Zoppola – quali saranno le linee guida relativamente alle misure legate alla cosiddetta “agricoltura sostenibile”, confidando in una concretezza sempre assolutamente necessaria quando si parla e si decide di agricoltura e zootecnia».
Panciera di Zoppola sarà affiancato, nel suo impegno dirigenziale, dai vicepresidenti Carlo Ferrato di Sbrojavacca e Michelangelo Tombacco. Riconfermati anche i componenti del comitato di presidenza nelle persone degli imprenditori Anita Fresco De Mattia, Piergiovanni Pistoni e Pier Antonio Salvador.

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In copertina, Nicolò Panciera di Zoppola confermato alla guida di Confagricoltura Pordenone.

Viti resistenti e patogeni fungini domani sotto la lente di Assoenologi

(g.l.) “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”: questo il tema, attualissimo, del terzo e ultimo webinar organizzato da Assoenologi. L’appuntamento nell’ambito del breve ma intenso ciclo organizzato dai tecnici della vite e del vino – guidati a livello nazionale da Riccardo Cotarella e regionale da Rodolfo Rizzi – è fissato per domani 4 marzo, dalle 17 alle 18.30. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

Relatori saranno il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.
Ormai si sente sempre più parlare, e si legge, di genoma della vite e di viti resistenti, vale a dire quelle che consentono, proprio perché hanno una “marcia in più”, di ridurre drasticamente il numero dei trattamenti anticrittogamici, a beneficio non solo dell’ambiente, ma anche delle tasche dei vignaioli. E le prime varietà, appunto resistenti, dopo anni di impegnativi e appassionati studi e ricerche, sono state create in Friuli Venezia Giulia grazie a un’intesa fra l’Università di Udine e i Vivai Cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Le viti così ottenute sono state messe a dimora con profitto, tanto da consentire anche le prime produzioni di uva e quindi dei primi vini che hanno riscontrato gli apprezzamenti non solo di esperti e tecnici degustatori ma anche di semplici consumatori o comunque enoturisti.
Come si ricorderà, due anni fa, era stato insignito del Falcetto d’Oro della Coldiretti di Dolegna del Collio il dottor Gabriele Di Gaspero, cividalese di Spessa, che opera proprio al Centro di genomica di Udine, i cui studi hanno dato un importante apporto per la creazione proprio dei vitigni speciali. Questa era stata la motivazione della giuria: “Con grande impegno, passione e professionalità, dopo la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Udine (1999), ha operato nel campo alla ricerca e sperimentazione nel settore della genetica e fisiologia della vite, sia presso la stessa che in importanti Istituti, in Italia ed all’estero. Il suo lavoro (2004-2015) ha contribuito alla creazione di “viti resistenti” alle principali avversità crittogamiche (registrate nel 2015) e – fiero delle proprie radici contadine – e al benessere sia dell’ambiente che degli agricoltori e dei consumatori. Dal 2017 è una delle colonne del benemerito Istituto di Genomica Applicata (Iga), Centro di sequenziamento del Dna, presso il Parco Scientifico Tecnologico Luigi Danieli di Udine”.

Gabriele Di Gaspero dell’Iga di Udine.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola.

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In copertina, ecco un barbatellaio dei Vivai Cooperativi di Rauscedo.

L’allevamento sostenibile nell’ultimo webinar per il settore zootecnico

ClassyFarm (sistema integrato per la categorizzazione del rischio degli allevamenti) e l’allevamento sostenibile: è questo l’argomento dell’ultimo dei tre webinar organizzati dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia. Ne parlerà un ricco parterre di relatori composto da Paolo Bulgarelli (Parmalat spa), Norma Arrigoni (Izsler), Andrea Peresson e Martina Ricci (Regione Fvg) e Michele Blasi (Dqa srl). La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo formazione@aafvg.it
Anche quest’anno, infatti, nonostante le importanti limitazioni imposte dalla pandemia, l’organizzazione agricola non ha voluto mancare al consueto appuntamento con la formazione tecnica. Un impegno che porta avanti da anni e che in questo 2021 si è concentrato sul tema del benessere animale. «Le politiche ambientali dell’Ue hanno contribuito a migliorare il benessere degli animali allevati, fin dagli anni 80, tramite l’emanazione di norme che garantiscono la loro protezione – aveva spiegato il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni, presentando il breve ciclo di incontri tecnici -. Norme che si sono arricchite, dal 2007, grazie alla Politica agricola comunitaria (Pac) che ha inserito il benessere animale tra i criteri obbligatori da rispettare. Se a quest’attenzione si aggiungono poi quella dell’opinione pubblica e dei consumatori in materia di tutela degli animali è facile comprendere come oggi, per tutti, si tratti di una priorità. E per tutti significa naturalmente anche per le aziende zootecniche, che devono far rientrare il benessere animale in un sistema che soddisfi da un lato le aspettative dei cittadini-consumatori, dall’altro permetta alle imprese di ottenere un reddito adeguato a fronte dell’impegno profuso quotidianamente».
Aspetti che sono stati approfonditi già nel corso dei primi due incontri online, che si sono tenuti il 17 e il 24 febbraio. Domani, mercoledì 3 marzo, il terzo e ultimo webinar che prenderà il via alle 10.30 per concludersi entro le 12.30. Come detto, si parlerà di allevamento sostenibile, mentre nei precedenti incontri si sono trattati i temi “Lettiera compost per vacche da latte: sarà la stalla del futuro?” e “Assistenza della vacca al parto e alla gestione del vitello”.

Renzo Livoni

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo formazione@aafvg.it

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In copertina, una moderna stalla che garantisce un razionale allevamento.

 

Pitina, ecco i piatti superstar del “Premio Mattia Trivelli” che invita al decennale

«La vostra adesione a questa edizione del Premio Trivelli, data a settembre e riconfermata poco più di un mese fa, ha per noi un valore immenso. Testimonia il vostro attaccamento al vostro lavoro, al territorio, alla Pitina e alle altre eccellenze dell’agroalimentare di queste valli. Una testimonianza che ci impegna a fare sempre di più e meglio per la promozione, soprattutto quando – speriamo presto – inizierà il post-pandemia». E ancora: «Già dalle prossime settimane inizieremo a lavorare per il Mattia Trivelli del decennale, in calendario per l’autunno di quest’anno. Nel ricordo di Mattia Trivelli e con i produttori di Pitina vogliamo sostenere il rilancio (e, ci auguriamo, il ritorno alla normalità) dei ristoratori del territorio, che hanno dato e stanno dando una grande prova di professionalità, resistenza, e resilienza».  Con queste parole il presidente dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis, Giampaolo Bidoli, ha concluso a Maniago, nella sede del Museo dell’arte fabbrile e coltellerie, la cerimonia per la consegna dei riconoscimenti del “Premio Mattia Trivelli”, il concorso tra i ristoratori per il miglior piatto a base di Pitina, giunto alla IX edizione. Una cerimonia che non ha visto il tradizionale convegno itinerante (ospitato tutti gli anni in un diverso Comune del territorio di produzione) e neppure la presenza del pubblico, che ha invece potuto seguire l’evento sui canali social dell’Ecomuseo. Il Premio Mattia Trivelli 2020 è andato all’Albergo ristorante Belvedere di Sequals.


Hanno portato il loro saluto “in presenza” l’assessore al turismo di Maniago Cristina Querin ed il presidente dei produttori di Pitina, Filippo Bier, che assieme all’Ecomuseo (ed ai partner Uti delle Valli e Dolomiti Friulane e Accademia Italiana della Cucina) organizza dal 2012 la manifestazione, con il supporto dell’Amministrazione regionale. Supporto che ci sarà anche per il futuro, come ha assicurato il direttore marketing di PromoTurismo Fvg Bruno Bertero che ha inviato il suo saluto attraverso un video. Come pure la responsabile del settore alberghiero Ial, Anna Gandini, che ha commentato positivamente l’esperienza (novità dell’edizione appena conclusa) di portare ad Aviano le degustazioni dei piatti in concorso.

Dopo gli interventi di saluto, è seguita la presentazione in video dei piatti in concorso con la lettura del verbale della Giuria. Questi, dunque, i ristoranti migliori: i premi speciali – quattro, “secondi a pari merito”- sono andati a:
– Trattoria Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo con il piatto Arancino con Pitina e porcini, dorato con farina di mais;
– Albergo Ristorante Costantini di Collalto di Tarcento con i Ravioli ripieni al mais con Pitina croccante;
– Trattoria La Santissima di Polcenigo con la Fantasia di trota con Pitina caramellata;
– Antica Trattoria Vigna di Castelnuovo del Friuli per il Risotto mantecato con zucca, noci di Castelnovo, provola affumicata e chips di Pitina.

Come detto, il Premio Mattia Trivelli 2020 è andato all’Albergo ristorante Belvedere di Sequals, che ha stupito la Giuria con i Biscotti alla Pitina: non si tratta di un dessert, ma di morbidi frollini salati che, accompagnati da una pallina di gelato al Montasio ed una quenelle di “formai tal cit”, si trasformano in un antipasto da ricordare.
Le degustazioni della Giuria sono state effettuate come si è detto nella sede della Scuola alberghiera Ial di Aviano. La commissione era composta da Giuseppe Damiani, esperto di turismo sostenibile, Bepi Pucciarelli giornalista enogastronomo e dal direttore del Centro studi regionale dell’Accademia Italiana della Cucina, Giorgio Viel.

La Fantasia della Santissima.

Inizialmente programmato per il consueto periodo autunnale e poi rinviato causa pandemia, il concorso 2020 ha visto l’adesione di 26 esercizi (numero che è anche la media storica di nove edizioni): considerata la situazione contingente, un numero di tutto rispetto che testimonia e premia gli sforzi degli organizzatori. I piatti degustati sono stati 23, in quanto tre iscritti sono stati costretti a rinunciare per ragioni contingenti; ma riceveranno ugualmente l’attestato di partecipazione. Complessivamente, dal 2012 a oggi, sono ben 74 i pubblici esercizi che hanno partecipato almeno una volta al premio.
Archiviata, dunque, la sofferta edizione 2020, fin d’ora si pensa al futuro. Per cui dalle prossime settimane partiranno i lavori per il Mattia Trivelli del decennale, in calendario per l’autunno. E sarà una manifestazione degna appunto dei primi dieci anni finora collezionati dalla bella iniziativa volta a valorizzare e a far conoscere un prodotto, la Pitina appunto, orgoglio delle Valli pordenonesi.

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In copertina, il presidente dell’Ecomuseo Lis Aganis , Giampaolo Bidoli, consegna il premio Trivelli 2020 a Silva Delle Case, titolare del ristorante “Belvedere” di Sequals.

 

Prepotto, Schioppettino e Ribolla per i 50 anni insieme di Marisa e Sergio Marinig

di Giuseppe Longo

Schioppettino di Prepotto, vanto di questo splendido angolo dei Colli orientali del Friuli. Di cui sono giustamente orgogliosi anche i Marinig che lo producono da sempre con successo: dapprima Sergio e la sua Marisa, nata Cotterli a Moimacco, e da qualche anno il figlio Valerio, che ha preso in mano il timone della rinomata azienda. Un vino che è noto pure come Ribolla nera, ma anche quella gialla ha nei terreni bagnati dal torrente Judrio, quello che fino al 1918 divideva il giovane Regno d’Italia dall’Impero austro-ungarico, la sua terra d’elezione. Tanto che Sergio e Marisa hanno deciso pochi anni fa di mettere a dimora, proprio dietro la cantina di via Brolo, un vigneto di questa storica varietà autoctona che si presta magnificamente anche a essere spumantizzata. Ora la piccola vigna è entrata in produzione e i due bravi vitivinicoltori, ormai in pensione, hanno potuto brindare anche con una fresca Ribolla gialla al mezzo secolo di vita insieme. E l’hanno fatto domenica scorsa, quando hanno festeggiato – con i figli Martina e Valerio, con rispettive famiglie – l’importante traguardo, salendo prima di tutto al Santuario di Castelmonte per una messa di ringraziamento. La coppia è infatti molto legata ai valori della fede, tanto da trasferirli costantemente nella vita quotidiana. Anche perché Sergio e Marisa sono stati esemplari donatori di sangue – erano stati molto applauditi al raggiungimento, con grande amore verso chi ha bisogno, addirittura di una “damigiana” del prezioso plasma, meritando il massimo riconoscimento dell’Afds -, ma nessuna attività del paese li ha mai visti assenti o poco interessati. Per non parlare della dedizione che Marisa ha avuto per la vita familiare, unendo all’impegno per la crescita dei figli e l’aiuto al marito in campagna, un’assistenza speciale per molti anni alla mamma di Sergio. Una dedizione che sicuramente non ha uguali in tutto il Friuli, tanto che Marisa è giustamente indicata come un esempio luminoso che incarna appunto, giorno dopo giorno, i valori del Cristianesimo e della umana solidarietà. Coronati proprio da una vita insieme lunga 50 anni e che meritava d’essere festeggiata nel modo migliore, proprio brindando con lo Schioppettino e con un calice dell’ottima Ribolla, l’ultima nata della cantina Marinig. Esemplare anche per il Vigneto Fvg.

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In copertina, Sergio e Marisa Marinig nel vigneto di Ribolla, ultimo nato in azienda, e qui sopra al Santuario di Castelmonte con i loro familiari.

Premio Mattia Trivelli: domani si conoscerà il miglior piatto con la Pitina

Al Museo dell’arte fabbrile e coltellerie di Maniago, appuntamento domani, 28 febbraio, con la cerimonia conclusiva del Premio Mattia Trivelli, il concorso tra i ristoratori per il miglior piatto a base di Pitina, giunto alla IX edizione. Nel rispetto delle normative in vigore, saranno presenti, opportunamente distanziati, i rappresentanti degli Enti organizzatori (l’Ecomuseo Lis Aganis e l’Associazione Produttori Pitina) e la Giuria; i ristoratori in gara ed il pubblico potranno partecipare virtualmente, assistendo alla diretta che sarà trasmessa a partire dalle 10 sui canali Facebook e YouTube dell’Ecomuseo.
«Con la proclamazione dei vincitori archivieremo l’edizione 2020 – spiega il presidente dell’Ecomuseo, Giampaolo Bidoli – che non si è potuta svolgere in autunno come di consueto a causa della seconda ondata del Covid-19. Siamo soddisfatti e orgogliosi della risposta dei ristoratori che, nonostante le difficoltà di questo periodo si sono messi come sempre in gioco ed hanno aderito con entusiasmo».
Soddisfazione anche da parte dello Ial Friuli Venezia Giulia, che ha ospitato nella Scuola Alberghiera di Aviano i ristoratori in concorso, trasformando i lavori della Giuria in un entusiasmante momento didattico che ha coinvolto docenti e allievi. Per testimoniare il positivo avvio di un nuovo capitolo nella storia del Premio Trivelli, parteciperà alla cerimonia di premiazione la responsabile del settore alberghiero Ial, Anna Gandini. Porteranno il loro saluto il presidente dei produttori di Pitina, Filippo Bier, il sindaco di Maniago Andrea Carli ed il direttore marketing di PromoTurismo Fvg Bruno Bertero.
Annullato (causa Covid) il tradizionale convegno, si pensa fin d’ora alla prossima edizione:  «Già dalle prossime settimane – conferma Bidoli – inizieremo a lavorare per il Mattia Trivelli del decennale, in calendario per l’autunno di quest’anno. Nel ricordo di Mattia Trivelli e con i produttori di Pitina vogliamo sostenere il rilancio (e, ci auguriamo, il ritorno alla normalità) dei ristoratori del territorio, che hanno dato e stanno dando una grande prova di professionalità, resistenza e resilienza».

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In copertina e qui sopra la Pitina che si fregia del marchio Igp.

La birra e l’acquacoltura sono in crescita in Fvg ma serve più coordinamento

“Tenendo conto che il report dell’Ersa ci prospetta dati oggettivi, quindi una fotografia dettagliata dei comparti considerati, per quanto riguarda il settore della produzione della birra, se è vero che le nuove prospettive hanno motivato numerosi agricoltori a convertire le loro produzioni verso l’orzo distico, è anche vero che come in altri ambiti del comparto rurale il Friuli Venezia Giulia sconta la carenza di un percorso coordinato ed efficace nella fase di commercializzazione. Ciò limita la possibilità di trattenere in regione, e specificamente nel nostro mondo rurale, una parte dei benefici derivanti dall’immissione sul mercato di un prodotto di qualità”. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenuto all’evento online “Prime proiezioni sullo stato dell’agricoltura Fvg 2020 e focus sui settori ittico e della birra 2019”, organizzato dall’Ersa per evidenziare come la produzione della birra offra possibilità di espansione e d’investimento.

L’assessore Stefano Zannier.

“Negli ultimi anni sono sorti numerosi birrifici artigianali – ha sottolineato Zannier, come informa una nota Arc -, ma al fermento che scaturisce dal desiderio del mondo rurale di trovare spazi di remunerazione più concreti ed efficaci non corrisponde una rete di commercializzazione adeguata, che possa dare il giusto ritorno all’impegno orientato all’alta qualità”. L’assessore ha aggiunto che “per le altre componenti indispensabili alla produzione, come il malto, occorre sempre fare ricorso a realtà che non sono ancora presenti nel panorama imprenditoriale del Friuli Venezia Giulia, mentre nel frattempo si producono già birre di pregio apprezzate dalla clientela”. “A tale proposito si intravvedono all’orizzonte progettualità importanti ma, rimanendo all’ambito agricolo e artigianale locale – ha aggiunto l’assessore -, occorre saper guardare lontano puntando a una commercializzazione adeguata che faccia conoscere il prodotto anche su altri mercati”.

Il report dell’Ersa ha affrontato anche le tematiche del settore ittico, rispetto al quale l’esponente della Giunta Fadriga ha rivelato che “occorre tenere presente che l’acquacoltura e la pesca hanno due percorsi diversi e animano contesti ben differenti tra loro”. Nell’acquacoltura in acqua dolce per l’allevamento di pesce il Friuli Venezia Giulia si conferma leader per la produzione di trote e in tale contesto vi sono ancora ampi spazi di miglioramento e crescita. Il settore della molluschicoltura attraversa invece un periodo caratterizzato da problematicità per quanto riguarda la produzione in acqua salata, cioè in mare, “serve compiere un’analisi puntuale – ha concluso Zannier -, dalla quale emerge che risulta difficile sostenere questo settore per il medio e lungo periodo”.

 

 

Vino nocivo alla salute? L’abuso è da condannare, ma no a quelle etichette

di Giovanni Oliviero Panzetta*

Ammettiamolo, ne abbiamo bevuto più del solito! Per superare la noia dei confinamenti in casa, per attenuare la depressione, per calmare lo stress, per favorire il sonno. Dal consumo di un bicchiere a tavola siamo passati a quantità crescenti anche fuori pasto, associate al consumo di altri alcolici e superalcolici (+180%) anche ordinati online e/o ricevuti a domicilio.
Un fenomeno, ovviamente, che non è solo italiano, ma che è esteso a tutti i Paesi d’Europa, con l’eccezione di quelli del Nord, forti consumatori di superalcolici, nei quali le restrizioni agli spostamenti hanno invece ridotto le possibilità pratiche di accesso alle bottiglie da parte dei bevitori.
Anche negli Stati Uniti d’America l’acquisto diretto di alcol è aumentato del 54%, mentre le vendite online sono salite del 262%.
Tutte le Nazioni sono consce che l’eccessivo consumo di alcol stia già mostrando (e mostrerà ancor più in un prossimo futuro) i suoi effetti deleteri sia sulla salute fisica, sia sui comportamenti sociali delle persone.

Giovanni Oliviero Panzetta


Negli Stati Uniti d’America un’Organizzazione civica per la Salute ha recentemente presentato al Governo Federale una petizione sostenuta da tre Società medico-scientifiche perché sulle bottiglie contenenti alcol sia apposta la scritta “Attenzione, può causare il cancro, specie del colon e della mammella”.
L’organizzazione mondiale della Sanità (Oms) con le sue sezioni europea e nordamericana ha varato un Piano di contrasto al cancro diffondendo tra gli Stati membri una Guida che mette bene in risalto le capacità cancerogene dell’alcol e suggerisce di limitare la circolazione dell’alcol con l’adozione di specifiche misure restrittive doganali e fiscali.
Ormai da tempo l’alcol è riconosciuto come uno dei “fattori ambientali” più pericolosi per la salute. In Italia, secondo i dati Istat, 40 mila persone vengono accolte ogni anno nei Pronto Soccorso per emergenze causate dall’abuso di alcol e 18 mila persone decedono per patologie alcol-correlate, che giustificano quasi il 3% della mortalità globale del Paese.
Una delle patologie più frequenti tra quelle causate all’alcol è, purtroppo, il cancro che ormai da anni è all’attenzione dell’Oms che si adopera per ridurne l’incidenza anche attraverso la riduzione dell’eccessivo consumo.
Secondo i dati della Società Americana per il Cancro, l’abuso di alcol rende conto del 4,8% di tutti i casi di tumore e del 3,2% della mortalità conseguente, con particolare importanza per i tumori del tratto digestivo (10%) e della mammella per le donne (11.1%).
Il post di Giuseppe Longo recentemente pubblicato sul sito del Gruppo Nutrizione e Salute porta all’attenzione la presa di posizione dell’Oms sezione europea (3 febbraio 2021) che vorrebbe l’apposizione di etichette sulle bottiglie di alcolici con simboli e/o scritte di avvertimento, del tipo “Nuoce gravemente alla Salute” o “Causa il Cancro” a somiglianza di quanto avviene per i pacchetti delle sigarette.
E così, dopo la pizza, il formaggio grana, il prosciutto di Parma e persino dopo l’olio di oliva sarebbe giunto il momento della demonizzazione anche del vino che, insieme agli altri prodotti già minacciati di proscrizione, costituisce uno dei caposaldi della Dieta mediterranea, dieta con la quale il popolo italiano è divenuto uno dei più longevi al mondo, nonostante qualche deriva inappropriata dell’alimentazione negli ultimi anni.
La proposta dell’etichetta appare ai miei occhi inaccettabile non tanto e non solo perché danneggerebbe il commercio di uno dei prodotti di riferimento del nostro Paese, ma perché colpirebbe la storia stessa dell’uomo (si potrebbe dire l’anima dell’uomo) che con la cura del vino ha percorso un viaggio millenario alla ricerca del bello e del buono. Il vino è portatore di una grande valenza naturale, umana e culturale che travalica il concetto di vino come alimento, facendolo assurgere a simbolo da rispettare. La storia della vite e del vino e la storia dell’uomo hanno sempre camminato insieme. L’etichetta avrebbe la potenzialità di rescindere questo legame.
L’uomo ha sempre saputo che l’eccesso di alcol è pericoloso, prima perché causava azioni inconsulte (vedi Noè “addormentato, nudo, tra i fumi dell’alcol”) e ora anche perché può causare malattia.


Nel “Piano Europeo” contro il Cancro (quello, appunto, che prevede l’etichettatura del vino) vengono riportate anche le ricerche degli studiosi sulla cui base sono state programmate le azioni che gli Stati membri dovrebbero intraprendere per il contrasto ai tumori, avendo come punti di forza l’adozione di stili di vita corretti da parte dei cittadini in un contesto ambientale il più sano possibile.
Si precisa infatti che il cancro deriva dall’interazione di fattori genetici (60%) e di fattori ambientali (40%) che direttamente o indirettamente hanno la capacità di favorire l’insorgenza di mutazioni genomiche irreversibili nelle nostre cellule e quindi lo sviluppo dei tumori. Le radiazioni ionizzanti e molti prodotti chimici (compresi quelli che si producono dal tabacco, dall’alcol, dalle ciminiere, dagli scarichi delle automobili o riversati sul terreno dall’industria -vedi la “terra dei fuochi) hanno capacità mutagene dirette, mentre le abitudini di vita scorrette (dall’alimentazione eccessiva o errata alla sedentarietà) esercitano azioni indirette, ma non meno importanti, nello sviluppo delle alterazioni genomiche irreversibili.
Nel documento si ricorda che la nutrizione corretta, l’attività fisica regolare e il mantenimento del peso corporeo costituiscono fattori protettivi che riducono la probabilità di danno delle cellule e si accompagnano ad una riduzione significativa dell’insorgenza dei tumori. Ed è qui il caso di precisare che la Dieta mediterranea, base culturale della nostra alimentazione che non esclude un bicchiere di vino al pasto, porta con sé una minor incidenza dei tumori (come è dimostrato da una larga messe di studi).
Si comprende quindi come il “Piano Europeo” contro il Cancro sia esteso praticamente a tutti gli ambiti che impattano sulla salute dal momento che un gran numero di fattori possono influire negativamente o positivamente sull’equilibrio tra noxae oncogenetiche e protezione, da cui derivano eventualmente i tumori.
L’abuso dell’alcol è sempre da condannare perché è gravato da vari effetti negativi per la salute, tra i quali spicca la maggiore incidenza dei tumori. L’uso moderato e consapevole dell’alcol deve invece essere valutato nel contesto dei diversi fattori che incidono sulla comparsa dei tumori: l’alcol è un fattore importante tra quelli che favoriscono i tumori, ma non è l’unico, non è sempre il più potente e si misura comunque con i fattori protettivi. Tra i fattori protettivi, la qualità della nutrizione ha un ruolo di primo piano nel proteggere dai tumori, come la storia della nostra dieta si è incaricata di dimostrare.
In una visione così manichea del problema dei tumori, l’etichetta “Nuoce gravemente alla salute” dovrebbe essere, per esempio, applicata ai camini di molte industrie, alle discariche non controllate, alle colonnine quando segnalano concentrazioni di particelle sottili fuori scala, agli alimenti coltivati irregolarmente con pesticidi, agli alimenti troppo ricchi di grassi saturi (magari perossidati) o alla carne rossa (magari trattata con conservanti) o alle torte ricche di zuccheri semplici e, infine, alle poltrone, ai televisori e ai computer che ci condizionano verso una vita sedentaria.
Auspico un ripensamento dell’iniziativa dell’etichettatura delle bottiglie di vino da parte della Commissione europea dell’Oms non solo per effetto delle giuste rimostranze che gli “addetti ai lavori” cercheranno di esercitare, ma soprattutto per un’opportuna resipiscenza della Commissione stessa nei confronti di un proposito così ingrato.
*Vicepresidente Associazione Salute e Sanità Trieste (Asst)

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In copertina, un brindisi con i grandi vini bianchi friulani: un consumo moderato fa sempre bene alla salute.

 

La Regione Fvg proroga i certificati per l’uso dei prodotti fitosanitari

A seguito della situazione generata dalla pandemia, la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, condividendo quanto indicato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali in considerazione dell’interpretazione delle norme vigenti formulata dal Gruppo Difesa Integrata, ha prorogato di dodici mesi la validità dei certificati di abilitazione all’impiego di prodotti fitosanitari nelle pratiche rurali in scadenza nel 2021. Ciò analogamente al provvedimento già adottato lo scorso anno per prorogare gli stessi documenti. La validità di tali certificati sarà comunque prorogata almeno fino al novantesimo giorno successivo alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza sanitaria.
La Giunta regionale – informa Arc -, su proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha infatti approvato una delibera, che tenendo conto delle indicazioni dell’Ersa, autorizza tale determinazione in quanto le disposizioni e restrizioni previste dal quadro normativo nazionale “al momento limitano la possibilità di svolgimento in presenza delle attività di formazione, nonché degli esami correlati al rilascio e al rinnovo delle abilitazioni”.
Una scelta, quella adottata dalla Giunta, che tiene anche conto, specifica Zannier, “delle oggettive difficoltà di partecipazione degli interessati all’attività didattica a distanza”. “In questo modo – precisa l’esponente della Giunta Fedriga – abbiamo inteso garantire la continuità delle operazioni periodiche nella filiera agroalimentare, che sono indispensabili per assicurare le produzioni di qualità per le quali la nostra Regione può e si deve distinguere”. La Giunta, conclude l’assessore Zannier, “ha altresì considerato la necessità di evitare disparità tra operatori che dispongono di autorizzazioni in scadenza in anni diversi”.
Per quanto riguarda il conseguimento dei nuovi certificati di idoneità e abilitazione da parte di chi non ne sia ancora in possesso, la Giunta regionale, sempre su proposta di Zannier, ha approvato il decreto dell’Ersa con il quale si dà attuazione al Regolamento per lo svolgimento degli esami a distanza. “Nonostante le difficoltà di questo periodo – specifica il titolare regionale dell’Agricoltura – gli interessati potranno così sostenere ugualmente gli esami: per ottenere l’abilitazione al ruolo di consulente sull’impiego di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; per l’abilitazione all’acquisto e all’utilizzo di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; nonché per l’autorizzazione alla raccolta del tartufo”.

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In copertina, trattamenti antiparassitari sul Collio. (Foto Claudio Fabbro)