Vitigni autoctoni, internazionali o resistenti? Assoenologi aiuta nella scelta

(g.l.) “Scelta varietale: vitigni autoctoni vs internazionali vs resistenti”: questo il tema, molto interessante, del secondo dei tre webinar organizzati da Assoenologi, in programma domani 24 febbraio, dalle 17 alle 18.30. La piattaforma ampelografica italiana è costituita da diverse centinaia di vitigni, principalmente autoctoni di antica origine, affiancati da vitigni internazionali e più recentemente da vitigni resistenti alle malattie fungine. Nella lezione verranno descritte le principali caratteristiche e i criteri da valutare per la scelta del vitigno più adatto. Relatori il professor Claudio D’Onofrio, ordinario di Coltivazioni arboree al Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa, docente di viticoltura e biotecnologie applicate alle specie legnose da frutto, presidente del corso di laurea magistrale in ”Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia” della stessa Università di Pisa e dell’Università di Firenze; il dottor Paolo Storchi, ricercatore del Crea, che si è occupato di sperimentazioni nel campo del recupero e valorizzazione del germoplasma, della tecnica colturale, di viticoltura di precisione e dei rapporti pianta/ambiente.
Il terzo appuntamento del ciclo organizzato dall’associazione dei tecnici della vite e del vino – guidati a livello nazionale da Riccardo Cotarella e regionale da Rodolfo Rizzi – è fissato per giovedì 4 marzo, con gli stessi orari. Il tema sarà “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria. Relatori il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola. Termine iscrizioni: per il webinar di giovedì 4 marzo: martedì 2.

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In copertina e qui sopra vigneti nella zona Doc Friuli Aquileia.

Dalla bovina pronta al parto al vitello nel secondo webinar degli Allevatori Fvg

“Assistenza della vacca al parto e gestione del vitello” sarà il tema del secondo webinar organizzato dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia: è in programma il 24 febbraio e avrà come relatrice la veterinaria Nadia Borsato. Anche quest’anno, infatti, nonostante le importanti limitazioni imposte dalla pandemia, l’Associazione guidata da Renzo Livoni non ha voluto mancare al consueto appuntamento con la formazione tecnica. Un impegno che porta avanti da anni e che in questo 2021 si concentra, attraverso tre appuntamenti, sul tema del benessere animale. L’incontro online prenderà il via alle 10.30 per concludersi entro le 12.30 e la partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo formazione@aafvg.it
“Lettiera compost per vacche da latte: sarà la stalla del futuro?” era il titolo del primo webinar, mentre appunto mercoledì si parlerà di vacca e vitello. Infine, per il 3 marzo è annunciato un incontro sulla ClassyFarm (sistema integrato per la categorizzazione del rischio degli allevamenti) e l’allevamento sostenibile. Ci saranno Paolo Bulgarelli (Parmalat spa), Norma Arrigoni (Izsler), Andrea Peresson e Martina Ricci (Regione Fvg) e Michele Blasi (Dqa srl).

Per iscriversi: formazione@aafvg.it

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In copertina, vacca e vitello protagonisti del secondo incontro web.

 

Nimis, piano di 6 milioni per le colline (molti i vigneti) sempre più fragili

di Giuseppe Longo

Sono passati quasi 30 anni dal più devastante evento alluvionale che ha colpito il territorio comunale di Nimis. Era infatti la fine di settembre del 1991, quando si scatenò la furia degli elementi con un nubifragio eccezionale concentrato soprattutto sul Gran Monte che riversò nel torrente Cornappo, trasformatosi improvvisamente in un pericolosissimo “imbuto”, una massa impressionante d’acqua che spazzò via due ponti (uno prontamente ricostruito, l’altro ancora sostituito da un guado), causando gravi danni di erosioni alle sponde e inondazioni delle campagne circostanti. Ma a farne le spese fu anche il territorio pedemontano e collinare, soprattutto di Ramandolo sulle pendici della Bernadia, dove si verificarono numerosi movimenti franosi a danno dei pregiati vigneti. Cosa che si è ripetuta anche successivamente, seppur non in modo così grave, denunciando la fragilità di questa zona, come quella contermine di Sedilis – pure vocata alla produzione di ottimi vini, fra i quali primeggia il Ramandolo Docg -, interessata spesso da smottamenti, tanto che di recente a Tarcento è stato presentato un piano di interventi definito “epocale”.

Danni a Ramandolo, Cloz e Pecolle.

E pure la civica amministrazione di Nimis, nell’ultimo anno, ha segnalato alla Protezione civile regionale – come informa l’assessore Fabrizio Mattiuzza – problematiche di dissesto idrogeologico e opere di resilienza per la ragguardevole cifra di oltre 6 milioni di euro, riguardanti tutto il territorio comunale, dai movimenti franosi di Ramandolo, Borgo Cloz e Pecolle, alla messa in sicurezza di varie strade comunali e ponti, in particolare quella della Motta (in accordo con il confinante Comune di Povoletto). “Un piano, quello progettato per Coia e Sedilis – aggiunge l’esponente della Giunta guidata da Gloria Bressani -, che si spera sia esportabile anche a Nimis, in particolare per il recupero dei terreni abbandonati”. Infatti, sono molte le aree in preda al degrado con pericolosi effetti su tutto il territorio, in quanto aumentano quella fragilità di cui si diceva e che è messa a dura prova durante gli eventi meteorici estremi purtroppo sempre più frequenti a causa dei repentini e rilevanti cambiamenti climatici.

L’assessore Fabrizio Mattiuzza.

 
Cosa che è avvenuta anche tre anni fa, alla fine di ottobre, quando si è scatenata la tempesta “Vaia”, caratterizzata soprattutto da un vento eccezionale che nessuno ricordava e che ha provocato moltissimi danni pure nel territorio di Nimis, alle case ma anche all’ambiente, vale da dire ai terreni coltivati – in primis, dunque, i vigneti – e ai boschi. Per cui – ricorda ancora l’ingegner Mattiuzza – oltre che per gli eventi alluvionali del 28 ottobre 2018, al Friuli Venezia Giulia è stato riconosciuto dal Governo lo stato di emergenza anche per gli eccezionali eventi meteorologici del mese di novembre 2019. In entrambi i casi il capo del Dipartimento della Protezione civile ha nominato commissario delegato per l’emergenza per la nostra Regione il presidente della Giunta, Massimiliano Fedriga.
Il Comune di Nimis risulta dunque compreso nell’elenco dei territori colpiti dalle suddette calamità, ed è stata premura dell’Amministrazione civica segnalare prontamente tutti i danni e i fabbisogni conseguenti a tali eventi meteo, oltre a quelli relativi ad altre situazioni calamitose, come quelle del 10 agosto 2017 e del 29 giugno 2020, quando una violenta grandinata aveva praticamente annientato la produzione dei vigneti di Ramandolo e di Torlano.

Una sistemazione a Ramandolo.


In particolare nel settembre scorso, rispondendo alla nota della Protezione civile regionale con la quale veniva richiesta la ricognizione dei fabbisogni finanziari relativi sia ad opere di prevenzione che di ripristino dei danni conseguenti agli eventi di novembre 2019, il Comune di Nimis ha trasmesso il già ricordato elenco di 27 interventi per un importo stimato di circa 6.364.000 euro.

Un intervento sul Cornappo.

Gli interventi segnalati – spiega ancora Mattiuzza – riguardano tutto il territorio comunale. I più rilevanti si riferiscono alla salvaguardia dell’incolumità sulla strada Ramandolo-Chialminis, da sempre soggetta allo stacco di massi dal monte Bernadia; alla messa in sicurezza delle strade comunali di Cloz, Pecolle e Monteprato; alla pulizia e manutenzione degli alvei del Cornappo, del Lagna, del Montana, oltre a rii e corsi d’acqua minori; nonché alla messa in sicurezza del ponte della Motta (segnalazione congiunta, come si diceva, con il Comune di Povoletto) e alla manutenzione di altri ponti.
Va evidenziato – conclude l’assessore comunale alle attività produttive – che fino ad oggi diversi sono stati gli interventi gestiti dall’Amministrazione comunale di Nimis per conto del commissario delegato della Protezione civile, realizzati nell’ambito dell’emergenza “Vaia” e più precisamente:
– Intervento per il ripristino e la messa in sicurezza della viabilità comunale tra Monteprato e Vallemontana – terzo lotto, di importo complessivo di 210.646,78 euro, realizzato dalla ditta Ises Srl;
– Intervento per il ripristino e la messa in sicurezza della viabilità comunale tra Monteprato e Vallemontana – quarto lotto, di importo complessivo di 202.962,05 euro, realizzato dalla ditta F.&B. Compagnia Costruzioni Immobiliari Srl;
– Interventi a salvaguardia della pubblica incolumità e del transito per la messa in sicurezza della viabilità comunale Ramandolo Chialminis, di importo complessivo di 351.436,73 euro, realizzato dalla ditta Di Betta Giannino Srl
– Interventi a salvaguardia della pubblica incolumità e del transito per la messa in sicurezza della viabilità comunale Ramandolo Chialminis – Completamento, di importo pari a 64.541,50 euro, realizzato dalla ditta Di Betta Giannino Srl.

Gli effetti alluvionali di 30 anni fa nei vigneti e un grosso masso a Torlano staccatosi dalla Bernadia.

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In copertina, un movimento franoso a Ramandolo, sulla strada panoramica per la frazione di Chialminis.

La Regione Fvg chiede a Roma il via libera per immettere la trota iridea

“Abbiamo affidato all’Ente tutela patrimonio ittico (Etpi) del Friuli Venezia Giulia l’incarico di presentare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare tutta la documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione per immettere la trota iridea per la pesca sportiva, intanto, in alcuni canali artificiali della regione”, ha detto l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, a conclusione della seduta della Giunta regionale che ieri, come informa Arc, ha approvato un’apposita delibera. “Stiamo lavorando per rilanciare la pesca sportiva che – ha aggiunto Zannier – riveste una certa importanza anche per il turismo del Friuli Venezia Giulia”.
“Il divieto di immissione di specie non autoctone ha finora bloccato le gare di questa disciplina. Con la documentazione inviata al Ministero – ha poi spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – viene però dimostrato che vengono conservati gli habitat naturali e non ci sono rischi per le specie ittiche autoctone”. “Il Ministero adesso ha sessanta giorni per esprimersi su questa nostra prima richiesta di immissione della trota iridea. Se l’esito risulterà positivo – conclude Zannier – partirà subito l’iter per introdurre questa specie anche in alcuni tratti di corsi d’acqua naturali della nostra regione”.

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In copertina e qui sopra ecco la trota iridea in due foto da Wikipedia.

 

Nuovi impianti viticoli: le domande vanno presentate entro il 31 marzo

La domanda di autorizzazione di nuovi impianti viticoli può essere presentata fino al 31 marzo prossimo e deve contenere la regione o le regioni su cui si chiede il via libera, le superfici e la scelta dei criteri di priorità. E’ stata infatti pubblicata il 10 febbraio – come informa Il Punto Coldiretti – la circolare Agea con le istruzioni per ottenere le autorizzazioni per nuovi impianti, reimpianti viticoli e per la costituzione e aggiornamento del Registro informatico pubblico delle autorizzazioni per gli impianti viticoli. Come è noto, dal 2016 (e fino al 2030) si possono impiantare vigneti da uva da vino solo se si dispone di un’autorizzazione.
Dal 2018, inoltre, è stato fissato un tetto massimo per ogni domanda di 50 ettari. E’ possibile avvalersi dei criteri di priorità che sono: organizzazioni senza scopo di lucro con fini sociali che hanno ricevuto terreni confiscati per reati di criminalità, superfici caratterizzate da vincoli naturali, viticoltori che hanno applicato le norme della produzione biologica sull’intera superficie vitata per almeno 5 anni precedenti alla domanda.
La circolare ricorda che a seguito dell’emergenza Covid-19 la durata delle autorizzazioni all’impianto o al reimpianto scadute nel 2020 è prorogata fino al 31 dicembre 2021. Inoltre, i produttori in possesso di autorizzazioni per nuovo impianto in scadenza nel 2020 non sono passibili delle sanzioni – anche per una quota parte dell’autorizzazione – a condizione che comunichino al Mipaaf e alla Regione o Provincia Autonoma competente entro il 28 febbraio 2021 che non intendono avvalersene e che non desiderano beneficiare della proroga di validità
Secondo le scelte effettuate dalle regioni per il 2021 la soglia massima in ettari è di 50 ettari per la Valle d’Aosta, 20 ettari per il Piemonte, 2 ettari per la Lombardia, 2 ettari per la Provincia autonoma di Trento, 0,3 ettari per la Provincia autonoma di Bolzano, 1 ettaro per il Friuli Venezia Giulia, 1 ettaro per il Veneto, 2 ettari per la Liguria, 1 ettaro per l’Emilia Romagna, 10 ettari per le Marche, 30 ettari per la Toscana, 25 ettari per l’Umbria, 25 ettari per il Lazio, 10 ettari per l’Abruzzo, 5 ettari per il Molise, 3 ettari per la Campania, 20 ettari per la Puglia, 2 ettari per la Basilicata, 5 ettari per la Calabria, 5 ettari per la Sicilia e 7 ettari per la Sardegna.

 

 

Il florovivaismo tra nuova legge, export e tutela sotto la lente di Coldiretti

Legge sul florovivaismo, difficoltà dell’export per i rigidi requisiti fitosanitari, in particolare in Gran Bretagna per effetto della Brexit, ma non solo, e la definizione dei costi di produzione per evitare pratiche sleali, sono stati tra i temi al centro dell’ultimo incontro della Consulta florovivaistica della Coldiretti. Sulla proposta di legge sul florovivaismo approvata alla Camera, e che inizia ora l’iter al Senato, il presidente della Consulta, Mario Faro, ha evidenziato alcune criticità legate alle definizioni proposte. La Consulta ha ribadito il ruolo centrale dei garden center che sono i principali clienti dei produttori di fiori e piante, ma ha anche sollecitato una migliore definizione delle diverse figure, per evitare una confusione maggiore di quella che si vorrebbe risolvere.
Un’altra critica – come informa Il Punto Coldiretti – è stata espressa sul Coordinamento permanente definito dalla nuova normativa che esclude la presenza delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e che dunque oggi prevede che gli indirizzi per il settore arrivino solo dai rappresentanti del ministero. Un altro elemento da migliorare è la definizione dei soggetti che possono partecipare ai contratti di coltivazione in modo da evitare che gli appalti vadano alle aziende senza terra.
La Consulta ha anche bocciato l’apertura prevista dalla legge della partecipazione dei cittadini alla cura del verde urbano. Resta comunque l’importanza di affrontare le problematiche del settore in termini di filiera, perché Faro ha ribadito che l’impegno della Consulta è di rappresentare tutti i segmenti del florovivaismo. Un altro elemento è di puntare a un marchio nazionale per identificare l’origine del prodotto, mentre la legge va verso la declinazione di marchi provinciali. Dopo l’esame della proposta di legge, l’attenzione si è focalizzata sull’effetto Brexit anche per il florovivaismo, una questione da risolvere a livello di Unione europea dove è importante la nomina a vicepresidente del gruppo floricolo del Copa-Cogeca di Gianluca Boeri.
Le norme fitosanitarie restrittive – conclude la nota – sono un importante nodo da sciogliere perché la questione non riguarda solo la Gran Bretagna, ma anche altri Paesi come per esempio la Giordania. E per questo l’invito è di coinvolgere anche il sistema fitosanitario nazionale. Un altro tema sensibile è la definizione dei costi di produzione fondamentale per tutelare i produttori dall’applicazione di pratiche sleali sia nella commercializzazione che nelle gare di appalto.
E infine la proposta di verificare se le misure europee per la promozione adottate per l’emergenza Covid possano essere utilizzate anche per il settore florovivaistico tra i più colpiti dalla crisi. In questo caso potrebbero essere avviate iniziative nel nostro Paese finalizzate a favorire un aumento dei consumi di fiori e piante.​

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In copertina, le primule che annunciano la primavera.

 

I nuovi vigneti tra varietà autoctone e resistenti all’esame con Assoenologi

(g.l.) “Problematiche nell’impianto del vigneto e scelta del materiale da utilizzare. Attività formative”: questo il tema del primo dei tre webinar organizzati da Assoenologi in collaborazione con il Coordinamento nazionale Corsi di studio universitari in Viticoltura ed Enologia (Cuve). L’appuntamento è fissato proprio per oggi dalle 17 alle 18.30. La lezione tratterà le molteplici problematiche che l’impianto del vigneto pone, quali ad esempio la scelta del sito, le tipologie di lavori pre-impianto più appropriate, l’individuazione della più idonea combinazione d’innesto, la qualità genetica, sanitaria e agronomica del materiale d’impianto. Attuale e particolare interesse rivestono gli aspetti relativi all’uniformità del vigneto e all’entrata in produzione del nuovo impianto. Relatore il professor Antonino Pisciotta, ricercatore al dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo, docente di tecnica viticola e gestione del vigneto in ambiente mediterraneo a clima caldo arido.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

Il secondo appuntamento – organizzato dall’associazione nazionale dei tecnici della vite e del vino, presieduta da Riccardo Cotarella, mentre la sezione Fvg è guidata da Rodolfo Rizzi – seguirà mercoledì 24 febbraio, stessi orari, sul tema “Scelta varietale: vitigni autoctoni vs internazionali vs resistenti”. La piattaforma ampelografica italiana è costituita da diverse centinaia di vitigni, principalmente autoctoni di antica origine, affiancati da vitigni internazionali e più recentemente da vitigni resistenti alle malattie fungine. Nella lezione verranno descritte le principali caratteristiche e i criteri da valutare per la scelta del vitigno più adatto. Relatori il professor Claudio D’Onofrio, ordinario di Coltivazioni arboree al Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa, docente di viticoltura e biotecnologie applicate alle specie legnose da frutto, presidente del corso di laurea magistrale in” Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia” della stessa Università di Pisa e dell’Università di Firenze; il dottor Paolo Storchi, ricercatore del Crea, che si è occupato di sperimentazioni nel campo del recupero e valorizzazione del germoplasma, della tecnica colturale, di viticoltura di precisione e dei rapporti pianta/ambiente.

Terzo appuntamento giovedì 4 marzo, stessi orari. Il tema sarà “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria. Relatori il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola. Termine iscrizioni: per il webinar di mercoledì 24 febbraio: lunedi 22; per quello di giovedì 4 marzo: martedi 2.

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In copertina, vigneti in tenuta invernale a Rosazzo e qui sopra vivaismo a Rauscedo.

Allevatori Fvg e benessere animale: la stalla del futuro nel primo webinar

Anche quest’anno, nonostante le importanti limitazioni imposte dalla pandemia, l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia non ha voluto mancare al consueto appuntamento con la formazione tecnica. Un impegno che porta avanti da anni e che in questo 2021 si concentrerà sul tema del benessere animale. «Le politiche ambientali dell’Ue hanno contribuito a migliorare il benessere degli animali allevati, fin dagli anni 80, tramite l’emanazione di norme che garantiscono la loro protezione – spiega il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni -. Norme che si sono arricchite, dal 2007, grazie alla Politica agricola comunitaria (Pac) che ha inserito il benessere animale tra i criteri obbligatori da rispettare. Se a quest’attenzione si aggiungono poi quella dell’opinione pubblica e dei consumatori in materia di tutela degli animali è facile comprendere come oggi, per tutti, si tratti di una priorità. E per tutti significa naturalmente anche per le aziende zootecniche, che devono far rientrare il benessere animale in un sistema che soddisfi da un lato le aspettative dei cittadini-consumatori, dall’altro permetta alle imprese di ottenere un reddito adeguato a fronte dell’impegno profuso quotidianamente».
Aspetti che saranno approfonditi nel corso di tre incontri online. In programma per domani 17 febbraio, per il 24 febbraio e il 3 marzo, prenderanno tutti il via alle 10.30 per concludersi entro le 12.30. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo formazione@aafvg.it.
“Lettiera compost per vacche da latte: sarà la stalla del futuro?” è il titolo del primo webinar, in programma appunto per domani, che vedrà come relatore Lorenzo Leso dell’Università di Firenze. Il 24 febbraio la veterinaria Nadia Borsato parlerà invece di “Assistenza della vacca al parto e alla gestione del vitello”, per finire il 3 marzo con un incontro sulla ClassyFarm (sistema integrato per la categorizzazione del rischio degli allevamenti) e l’allevamento sostenibile. Ne parlerà un ricco parterre di relatori: Paolo Bulgarelli (Parmalat spa), Norma Arrigoni (Izsler), Andrea Peresson e Martina Ricci (Regione Fvg) e Michele Blasi (Dqa srl).

Per iscriversi: formazione@aafvg.it

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In copertina, bovine da latte in una stalla friulana; qui sopra, il presidente Aafvg Renzo Livoni.

Viticoltori La Delizia, è tris per Bellomo alla guida della Cantina che ha 90 anni

Riconferma per Flavio Bellomo alla presidenza dei Viticoltori Friulani La Delizia, cantina cooperativa di Casarsa tra le prime nove in Italia per la produzione di Prosecco, con 24 milioni totali di bottiglie prodotte l’anno tra vini fermi e bollicine. Per Bellomo, che ha ottenuto la fiducia dei 400 soci riuniti via streaming assieme al resto del consiglio di amministrazione, si tratta del terzo mandato. Sostenibilità ambientale, riduzione dei costi, aumento delle performance aziendali e adozione – già avviata – dei principi produttivi industria 4.0, nuovi aspetti economico-finanziari: ecco le linee guida della governance del nuovo mandato, che s’innesta sul programma di lavoro di quello precedente. Tra gli obiettivi quello di rendere l’azienda sempre più elastica e capace di adattarsi alle mutevoli condizioni che il mercato costantemente subisce, a partire da quelle determinate dal Covid-19. Avviato anche un processo di progettazione strutturale come richiesto dal Recovery Fund in arrivo.

«Nonostante la pandemia – ha spiegato Bellomo – siamo riusciti a chiudere l’anno solare 2020 con segno positivo per le nostre vendite: fondamentale l’averle riversate su altri canali distributivi, in primis quello della grande distribuzione, per compensare la minor domanda da parte del settore Horeca, che ha sofferto invece a causa delle chiusure per motivi sanitari. Un dato molto positivo raggiunto lavorando come squadra assieme al direttore Mirko Bellini e al resto della nostra struttura: ringrazio tutti per il grande impegno dimostrato in questi mesi. Abbiamo salvato la redditività per i nostri soci, l’occupazione per i nostri addetti e agenti e mantenuto la produzione. Bene anche il bilancio (che nelle cooperative agricole va dal luglio al giugno dell’anno successivo, ndr) chiuso in territorio positivo e che, grazie a un aumento delle performance e a una riduzione dei costi, ci permette di essere solidi anche per questo nuovo anno 2021 in cui gli effetti dell’emergenza sanitaria si faranno sentire maggiormente».

Ora sguardo al futuro, seguendo le parole d’ordine innovazione e ambiente e con l’attenzione rivolta a come saranno utilizzati i soldi europei del Recovery Fund per un reale sviluppo. E in più in questo 2021 cadrà un importante anniversario. «Già prima dell’emergenza sanitaria – ha aggiunto il presidente Bellomo – avevamo intrapreso la strada dell’innovazione verso industria 4.0 essendo la nostra azienda una delle prime realtà regionali dell’industria agroalimentare, congiuntamente alla tutela della natura nella nostra filiera attraverso le certificazioni ambientali e l’obiettivo della sostenibilità. Valuteremo anche nuovi progetti strutturali che si potrebbero realizzare nel futuro, sempre per rispondere a eventuali sfide che il mercato dovesse porci, in modo da essere pronti a una scelta se e quando dovesse essere tempo di avviarli. Proseguiremo su questa via, convinti che i soldi in arrivo dall’Europa attraverso il Recovery Fund, direttamente e indirettamente, determineranno forti incrementi al comparto e come detto proprio avere progetti già pronti per lo sviluppo farà la differenza sulla strada di accesso ai fondi. Quella offerta dall’Europa è un’occasione che non va assolutamente sprecata. Nel 2021 compiremo 90 anni dalla nostra fondazione, sempre fedeli alle radici impiantate dai nostri soci fondatori, con lo sguardo rivolto al futuro per una crescita costante della nostra cantina sia in campo nazionale che internazionale. Nel 1931 la cantina fu motore di sviluppo per Casarsa della Delizia e continuerà a esserlo, con il grande orgoglio di essere nata da questa comunità e in Friuli».

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In copertina e qui sopra il presidente riconfermato Flavio Bellomo; all’interno, il direttore Mirko Bellini.

Politiche agricole a Patuanelli, ingegnere triestino alfiere del Made in Italy

di Giuseppe Longo

E’ un ingegnere triestino di 47 anni il nuovo titolare dell’Agricoltura nel Governo Draghi che ha giurato appena ieri dinanzi al Capo dello Stato: dopo aver guidato lo Sviluppo economico, il senatore pentastellato espresso dal Friuli Venezia Giulia succede infatti alla pugliese Teresa Bellanova che era a capo del dicastero di via XX Settembre nel Conte bis. “I migliori auguri di buon lavoro al neoministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli che ha già dimostrato capacità ed impegno nella battaglia a difesa del vero Made in Italy agroalimentare», afferma il presidente della Coldiretti nazionale Ettore Prandini nel ringraziare la stessa Bellanova «per l’importante lavoro fatto insieme».
«Siamo fiduciosi che l’intero nuovo Esecutivo guidato dal premier Mario Draghi – sottolinea Prandini in una nota su Il Punto Coldiretti – saprà valorizzare l’agroalimentare nazionale che è diventato nell’emergenza Covid la prima ricchezza del Paese con un valore che supera i 538 miliardi e garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro, ma è anche leader in Europa grazie ad una agricoltura da primato per qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti strategici cantierabili elaborati dalla Coldiretti per il Recovery Plan» conclude Prandini nel sottolineare che «occorre ripartire investendo sui punti di forza del Paese e l’agroalimentare è stato l’unico settore cresciuto all’estero nel 2020 facendo registrare il record storico per il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, nonostante le difficoltà della pandemia Covid».
«All’estero – ha sottolineato Prandini – c’è fame d’Italia con i consumatori stranieri che non hanno mai fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’agroalimentare nazionale con un valore dell’export stimato pari a più di 45 miliardi nel 2020. L’allarme globale provocato dal Coronavirus con i prezzi dei prodotti alimentari di base che secondo la Fao hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi sette anni ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali – ha concluso il presidente della Coldiretti nazionale – occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali e creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde».

Ettore Prandini

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In copertina, il nuovo ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli.