L’Italia non mollerà sul Prošek: “Pronti per la Corte europea di Giustizia”

(g.l.) L’Italia è determinata a non mollare di un millimetro nella vertenza del Prošek, venendo così incontro alle pressanti richieste dei vitivinicoltori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Il Ministero delle Politiche agricole è, infatti, pronto a ricorrere alla Corte europea di Giustizia a tutela del Prosecco italiano – che per la sua denominazione beneficia del nome geografico dell’omonimo paese del Carso Triestino – nel caso in cui la Commissione europea decidesse di accettare la richiesta di protezione della menzione geografica tradizionale per il vino croato in questione.

Glera, il vitigno base.

Lo ha detto ieri a Bruxelles – come informa Askanews – il ministro Stefano Patuanelli al suo arrivo al Consiglio agricoltura dell’Ue. Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha sottolineato che in passato, nella vicenda analoga, ma a parti invertite, del vino ungherese “Tokaj”, l’Italia ha dovuto rinunciare alla denominazione del Tocai friulano. «Non si può, a corrente alternata, avere posizioni diverse: quando è stato deciso – ha ricordato il ministro – che il Tocai era una menzione da utilizzare per il vino ungherese, abbiamo cambiato il nome in Tai o Friulano e abbiamo accettato una decisione che era probabilmente corretta per il modo in cui era stata posta la domanda. Oggi – ha affermato – riteniamo di essere dall’altra parte, cioè di aver ragione nel dire che Prošek non può essere citato come menzione tradizionale, perché è la mera traduzione di Prosecco».
«Soprattutto – ha aggiunto il ministro Patuanelli, come informa ancora Askanews – non riusciamo a capire perché istituzionalizzare l’Italian sounding». Rispetto al Prosecco, il Prošek «è un prodotto che ha lo stesso nome, ma che è completamente diverso. Ora, se ha un senso la protezione delle Dop e delle indicazioni geografiche, ha senso farla a 360 gradi: vanno attuati i sistemi di protezione delle Dop e delle Igp, e non vanno fatti percorsi di retroguardia, con minor tutela di chi utilizza marchi che hanno ormai un livello di protezione molto alto». E il ministro triestino ha concluso: «“Al di là del mero impatto economico del Prosecco, certamente importantissimo per il nostro Paese, è proprio lo strumento delle Dop e delle Igp che verrebbe rimesso in discussione nel caso in cui ci fosse l’utilizzo del Prošek come menzione tradizionale».

Le colline di Valdobbiadene.

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In copertina, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

 

No al Prošek, all’Ue il dossier Italia: le controdeduzioni croate in 60 giorni

di Giuseppe Longo

Prima mossa ufficiale dell’Italia a difesa del Prosecco prodotto tra Friuli Venezia Giulia e Veneto (beneficiando del nome del piccolo paese del Carso Triestino) contro le rivendicazioni croate. Ieri mattina è stato, infatti, trasmesso all’attenzione della Commissione Europea il dossier con l’opposizione del Ministero delle Politiche agricole al riconoscimento della menzione geografica tradizionale europea per il Prošek richiesto da Zagabria. Il documento è stato illustrato dal ministro Stefano Patuanelli e dal sottosegretario Gian Marco Centinaio che ha la delega al settore vitivinicolo, nel corso di una conferenza stampa in via XX Settembre, a cui hanno preso parte anche i presidenti dei consorzi interessati: Conegliano Valdobbiadene, Prosecco Doc, Colli Asolani e l’Associazione Patrimonio delle Colline Unesco.

Stefano Patuanelli

Gian Marco Centinaio

Nel dossier di 14 pagine – informa una nota del Mipaaf – sono state precisate la posizione italiana e le motivazioni tecniche, storiche e territoriali, compresa l’iscrizione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista del patrimonio mondiale Unesco e l’incompatibilità del riconoscimento della menzione tradizionale Prošek. «Le motivazioni per cui ci opponiamo alla denominazione tradizionale Prošek sono ben solide e rappresentate nel documento che abbiamo inviato alla Commissione, tra le principali c’è la questione della omonimia tra la denominazione Prošek e la Dop», ha sottolineato il titolare del dicastero, il triestino Patuanelli, il quale ha aggiunto che sono «a rischio il sistema Paese, il sistema di protezione delle denominazioni geografiche e l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana. Si rischia di istituzionalizzare l’italian sounding».
«L’Italia ha dimostrato all’Europa che tutti si sono messi a disposizione, dai consorzi ai comuni», ha aggiunto il sottosegretario Centinaio, spiegando poi: «Abbiamo prodotto il miglior documento possibile da presentare in opposizione. Le colline del Prosecco sono un patrimonio dell’umanità, oltre che agricolo anche culturale, quindi non possiamo pensare che da parte dell’Europa ci sia poca considerazione».

Il paese di Prosecco sul Carso.

Il Ministero delle Politiche agricole ricorda, infine, che ora la Croazia avrà 60 giorni di tempo per preparare e presentare le controdeduzioni alle quali l’Italia, rappresentata proprio dal Mipaaf, avrà diritto di controreplicare assieme a tutti coloro che hanno presentato già l’opposizione, tra cui i tre Consorzi citati e le Regioni interessate, appunto Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Ricordiamo che il Prosecco è il leader mondiale (oltre 600 milioni di bottiglie) delle “bollicine” grazie a un mastodontico incremento dell’export che, negli ultimi anni, ne ha consolidato la leadership a livello planetario, più di Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente con un aumento del 48% ma l’incremento maggiore delle vendite si è verificato in Russia dove gli acquisti sono più che raddoppiati (+115%), mentre questo vino frizzante guadagna il 37%, seguito dalla Francia (+32%), sebbene questo sia proprio il Paese dello Champagne. La produzione di Prosecco, come detto, avviene in due regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e tre sono le denominazioni d’origine: Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg. Nel 2019, come si ricorderà, era avvenuto il riconoscimento Unesco per le bellissime Colline del Prosecco.
Non resta, dunque, che aspettare le controdeduzioni di Zagabria al dossier spedito da Roma a Bruxelles. L’Italia ha assicurato che si batterà strenuamente contro le rivendicazioni croate, memore anche – e soprattutto – della questione legata al Tocai friulano, il cui nome è stato perso (per il vino, non per la varietà di vite) proprio per l’assonanza del nome (o quasi, perché la grafia è completamente diversa) della località ungherese, che dà origine a un prodotto dolce e liquoroso che non ha nulla a che fare con il bianco secco nostrano per eccellenza, ma che ormai da molti anni può essere commercializzato soltanto come “Friulano”. Un precedente che dovrebbe rappresentare la chiave di volta dell’opposizione italiana, proprio in virtù del fatto che sul Carso Triestino esiste la località Prosecco. Che si scrive Prosek in sloveno, lingua che in zona è molto parlata.

Le colline patrimonio Unesco.

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In copertina, grappolo di Glera, il vitigno base nella produzione delle bollicine di Prosecco.

“Vinibuoni d’Italia” incorona il Fvg: i premi nel 2022, gli altri già a Merano

Quante corone, ben cinquanta, per il Vigneto Fvg! “Vinibuoni d’Italia”, guida unica nel panorama italiano e internazionale perché è la sola dedicata ai vini da vitigni autoctoni, incorona infatti il Friuli Venezia Giulia con 46 corone a cui si aggiungono 4 dedicate a Perlage Italia e altre 6 corone equamente divise tra Slovenia e Istria.  In attesa dell’edizione 2022 della Vinibuoni d’Italia, che sarà disponibile da questo mese, la prima presentazione ufficiale “post-Covid” si terrà, seppur in forma ancora contenuta nelle presenze, questo fine settimana al Merano Wine Festival. Nell’occasione, i coordinatori nazionali Mario Busso ed Alessandro Scorsone distribuiranno gli attestati dell’eccellenza alle cantine delle regioni Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, mentre i vignaioli Fvg dovranno pazientare ancora un po’ poiché saranno premiati all’inizio del 2022 in un evento esclusivo in corso di definizione a Roma.

«Vinibuoni d’Italia si basa su un processo di selezione eccezionale per impegno e per trasparenza. Infatti, collaborano oltre 80 degustatori riuniti in 21 commissioni di lavoro che operano nella loro regione di competenza», spiega Mario Busso, ricordando che per l’assegnazione dei massimi riconoscimenti, ovvero la Corona e la Golden Star, «la degustazione viene fatta pubblicamente ed è aperta, caso unico in Italia, alla partecipazione dei media».
Il Friuli Venezia Giulia, curato a livello regionale da Cristina Burcheri e Luisa Alzetta, si distingue per diverse varietà autoctone d’eccellenza. «Quella del 2020 è stata una bella vendemmia per i Friulano (ex Tocai, ndr) che ottiene molte Corone», riassume Cristina Burcheri, proseguendo: «Ma si distinguono anche le Malvasie istriane, i vini passiti sia a base Picolit che Verduzzo, nonché l’uvaggio da uve autoctone del Collio Bianco premiato su ben quattro cantine. Per me e Luisa Alzetta degustare oltre 600 campioni è stato anche quest’anno un piacere e un onore, poiché abbiamo notato che storiche cantine e giovani vignaioli ci hanno proposto mediamente vini di ottima qualità e di sincero carattere territoriale.Terra di grandi vini bianchi, il Friuli custodisce preziose gemme ambrate, altre spumantizzate senza dimenticare i vini bacca rossa come Pignolo, Schioppettino e Refosco».

Per quanto riguarda, poi, Slovenia ed Istria croata, Stefano Cosma, curatore delle due aree oltreconfine ricorda: «Nell’Istria croata emerge la Malvasia, varietà che rappresenta da alcuni decenni la maggior parte della produzione, con vini sia freschi che longevi. Mentre nel vicino Brda sloveno è la poliedrica Ribolla gialla ad essere protagonista con alcune diverse interpretazioni: spumante, passita e fresca».

LE CORONE FVG

Aquila del Torre Friuli Colli Orientali Doc Refosco dal Peduncolo Rosso Riserva 2016, Borgo San Daniele Friuli Isonzo Doc Pignolo Arbis Ròs 2016,Bortolusso Cav. Emiro Trevenezie Igt Schioppettino 2018, Branko Collio Doc Friulano 2020, Buzzinelli Maurizio Collio Doc Friulano 2020, Cantina Produttori Cormòns Collio Doc Bianco Uve Autoctone 2019, Castelvecchio Carso Doc Malvasia Dileo 2020, Colle Duga Collio Doc Friulano 2020, Colutta Giorgio Friuli Colli Orientali Doc Friulano Abate 2020, Dri Giovanni Il Roncat Colli Orientali del Friuli Picolit Docg 2017, Ermacora Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2020 e bissa con Friuli Colli Orientali Doc Schioppettino 2019, Ferruccio Sgubin Collio Doc Friulano Petruss 2020, doppia corona anche per la Fondazione Villa Russiz con Collio Doc Friulano 2020 e Collio Doc Ribolla Gialla 2020, Fruske Venezia Giulia Igt Vitovska 2019, Gigante Adriano Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2019, Grillo Iole Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2020, Jacùss Friuli Colli Orientali Doc Friulano Forment 2019, Keber Edi Collio Doc Bianco Uve Autoctone 2019, La Viarte Friuli Colli Orientali Doc Refosco dal Peduncolo Rosso Riserva 2013, Lis Neris Friuli Isonzo Doc Bianco La Vila 2018, Livon Collio Doc Ribolla Gialla RoncAlto 2019,Russiz Superiore Collio Doc Friulano 2020, Murva – Renata Pizzulin Venezia Giulia Igt Refosco dal Peduncolo Rosso Murellis 2018, due corone anche per Muzic con Collio Doc Bianco Uve Autoctone Stare Brajde 2019 e Collio Doc Ribolla Gialla 2020, Nero Magis Friuli Colli Orientali Doc Rosso Riserva Nero Magis 2015, Paolo Caccese Collio Doc Friulano 2019, Paraschos Venezia Giulia Igt Bianco Kai 2018, Picech Roberto Collio Doc Malvasia 2019, Plessiva Isidoro Polencic Collio Doc Friulano 2020, Primosic Venezia Giulia Igt Ribolla Gialla Think Yellow 2020, Rodaro Paolo Winery Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2019, Sara & Sara Colli Orientali del Friuli Picolit Docg 2017, doppia corona anche per Scubla Roberto Friuli Colli Orientali Doc Malvasia Lo Speziale 2020 e Friuli Colli Orientali Doc Verduzzo Friulano Cràtis 2018, e 2 premi per Specogna con Friuli Colli Orientali Doc Bianco Identità 2019 e Friuli Colli Orientali Doc Rosso Oltre 2018, Tarlao Friuli Aquileia Doc Malvasia Ninive 2020, Terre del Faet Collio Doc Bianco Uve Autoctone 2019, Toros Franco Collio Doc Friulano 2020, Valchiarò Friuli Colli Orientali Doc Friulano Nexus 2020, Venica & Venica Friuli Colli Orientali Doc Schioppettino 2015, Vosca Collio Doc Malvasia 2020 e Zidarich Venezia Giulia Igt Bianco Vitovska Collection 2015.

Le corone Perlage Italia vanno a: Vigneti Pittaro Ribolla Gialla Ronco Vieri Brut, Villa Parens Gran Noir Dosage Zero Millesimato 2013 e due a Rizzi Roman con Lo Sfacciato Dosaggio Zero 2016 e Piè di Mont Dosaggio Zero Blanc de Blancs 2017.

Infine, le Corone slovene vanno a: Erzetič Sentio Brut 2013, Marjan Simčič Leonardo 2015 e Vini Noue Marinic Érigone Ribolla Gialla Gaugnaz Cru Classificazione 2019. Mentre dei tre premiati dell’Istria due vini sono di Benvenuti che convince con Teran Anno Domini 2017 e Malvazija Istarska 2019, l’altra è di Meneghetti con la Malvazija Istarska Moni Emvasis 2017.

In copertina e all’interno alcune immagini delle degustazioni finali condotte da Mario Busso ed Alessandro Scorsone.

 

 

Zannier: tutti uniti in difesa del Prosecco. Le opposizioni entro il 21 novembre

(g.l.) C’è tempo fino al 21 novembre prossimo per presentare le opposizioni, motivate, al riconoscimento europeo della menzione Prošek richiesta dalla Croazia, che si ritiene fortemente lesiva per i produttori friulani e veneti. «Sulla tutela del Prosecco rispetto alle pretese del Prošek croato la visione delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto e del Governo è unica e univoca e porterà a un’azione coordinata anche con altri Paesi europei che la pensano come noi, come Francia, Spagna e Portogallo», ha affermato infatti l’assessore del Friuli Venezia Giulia alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in rappresentanza del governatore Massimiliano Fedriga, al termine della giornata di incontri politici e tecnici tenutisi a Venezia, nella sede della Regione Veneto in Fondamenta Santa Lucia, con il sottosegretario di Stato alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, intervenuto con l’assessore all’Agricoltura Federico Caner. Erano presenti anche il presidente della Commissione agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi e il direttore generale del Ministero di via XX Settembre, Giuseppe Ambrosio.

Zannier parla all’incontro di Venezia.

«L’incontro odierno a Venezia – ha spiegato Zannier, come si rileva in una nota Arc – ha un valore determinante sia per la modalità di due Regioni e un Ministero che lavorano assieme sulla produzione di un’opposizione rispetto alla tematica legata al Prošek sia per il tema di fondo che è stato affermato con forza e che viene sottoposto nelle sedi europee. Se cioè la tutela delle denominazioni – principio basilare dell’Unione europea che risponde alla tutela dei consumatori secondo definizioni chiare e inequivocabili – possa essere messa in discussione attraverso menzioni tradizionali che di fatto richiamano nomi e denominazioni assonanti ingenerando una confusione inaccettabile».
Nel corso dell’incontro è stato fissato il ruolino di marcia dell’azione italiana, che, come ha spiegato Zannier, «è formale e sostanziale e proseguirà in tutte le sedi opportune». Come detto, entro il 21 novembre lo Stato e parallelamente le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, ognuno per propria parte, depositeranno le opposizioni al riconoscimento della menzione tradizionale al Prošek; memorie parallele saranno presentate anche dai Consorzi di tutela e dalle Associazioni di settore. La Croazia avrà, a sua volta, 60 giorni di tempo per presentare eventuali controdeduzioni. Seguirà quindi la decisione della Commissione europea. «Purtroppo non c’è un vincolo temporale per il verdetto finale – ha rilevato Zannier -, ma il Governo italiano è in pressing per richiedere la procedura più rapida possibile in modo da giungere quanto prima alla soluzione di una vertenza i cui presupposti e i cui contorni appaiono evidenti».

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In copertina, spumanti friulani fra i quali primeggia il Prosecco Doc.

A Gradisca riecco il Gran Premio Noè: sotto la lente anche il Prosecco rosato

di Giuseppe Longo

Non ci sono dubbi! Il nuovo “affare” del settore vino si chiama Prosecco Doc Rosè, la bollicina ultima ad aver debuttato fra i consumatori e che subito li ha “stregati” riscuotendo grande successo soprattutto fra i giovani all’estero (Usa in primis), pur tra le opinioni contrastanti che fin dall’inizio ha suscitato fra i produttori questa innovativa tipologia, facendola diventare un “fenomeno” che si colloca accanto a quello ormai consolidato del Prosecco normale, ma anche a quello dell’altra bollicina sempre più richiesta, la Ribolla gialla, e del Pinot grigio. Uno spumante millesimato a base di Glera e Pinot nero (10-15%) entrato a far parte della macro-denominazione del Prosecco Doc, la denominazione di origine interregionale che si estende su 9 province tra Friuli Venezia Giulia – dove “pesca” il suo nome nell’omonimo paese del Carso Triestino – e Veneto.
E proprio del nuovo Prosecco Doc Rosè, a cura del Consorzio per la tutela del Prosecco, si parlerà domenica prossima nel corso della tavola rotonda “Assemblaggi e cuvée come base spumante” con degustazione in abbinamento a prodotti del territorio che si terrà alle 11 in sala Bergamas, a Gradisca d’Isonzo, nella giornata conclusiva del Gran Premio Noè che si svilupperà nell’arco di tre giornate nel prossimo fine settimana.
Intenso e interessante il programma della storica manifestazione isontina che prenderà dunque il via domani, venerdì, alle 11 nel Nuovo Teatro Comunale con la cerimonia di premiazione, mentre nel pomeriggio, alle 17, seguirà nella ricordata sala Bergamas la presentazione del libro “Essenze, leggende e storie” di Andrea Zanfi con testimonianze di produttori ed esperti del Friuli Venezia Giulia. Seguirà la tavola rotonda sul tema “Differenza tra uvaggio e vinaggio, assemblaggio e cuvée”, con relativa degustazione.
La giornata di sabato vedrà invece protagoniste le Città del vino Fvg, per parlare – ore 11, ancora sala Bergamas – di Agenda 2030, quella cioè ormai famosa sullo sviluppo sostenibile, e quindi di futuro. Concetti che riecheggeranno anche nel pomeriggio – stesso luogo, ore 17 – alla tavola rotonda “Sostenibilità in vigneto: assemblaggi bianchi e rossi con varietà Piwi e altre tecnologie a tutela dell’ambiente”. In altre parole, si porrà l’accento sui vitigni resistenti, quelli studiati e prodotti con successo anche in Friuli Venezia Giulia e che vedono lavorare insieme l’Università di Udine attraverso l’Istituto di genomica applicata e i Vivai cooperativi di Rauscedo. Domenica, invece, oltre al focus sul Prosecco Doc Rosè – inevitabili di certo i riferimenti alla polemica attualissima che vede al centro il Prosek croato -, alle 17 sempre in sala Bergamas ci sarà una interessante tavola rotonda di Vinibuoni d’Italia, la guida edita dal Touring club che si occupa ogni anno della Fiera regionale degli autoctoni di Buttrio, sul tema “La forza dei vini italiani: gli assemblaggi e i tagli più famosi”.
Un “ventaglio” di argomenti, dunque, di grande attualità e interesse che non mancheranno di richiamare l’attenzione di coloro che si occupano del “pianeta vino”. Fra i quali, dicevamo, primeggiano proprio le nuove bollicine rosate che piacciono tanto, soprattutto sui mercati stranieri. «Il via libera europeo al disciplinare di produzione del Prosecco Rosé Doc con la modifica da noi richiesta che rende possibile contare sulla nuova tipologia, è un’ottima notizia. Che consente ai produttori di un vino che da sempre oltre confine riscuote uno straordinario successo, di presidiare e conquistare un mercato sempre più ampio e che negli ultimi anni ha registrato una crescita sempre più importante in termini economici e di quantitativi. Parliamo di un esercito di 11.460 viticoltori, 1.192 aziende vinificatrici, 347 case spumantistiche che concorrono al successo senza eguali di una denominazione tutta Made in Italy, diventata emblema e indiscussa bandiera nel mondo. L’accoglimento della nostra richiesta sarà traino per l’intero sistema vitivinicolo nazionale che a causa della pandemia ha registrato una contrazione del valore delle vendite all’estero dopo il record fatto segnare lo scorso anno con oltre 6 mld di euro e che sta soffrendo in modo evidente anche per gli evidenti problemi che il canale della ristorazione sta affrontando», aveva detto l’allora ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, commentando la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Unione Europea dell’approvazione della comunicazione di modifica richiesta dal Mipaaf del Disciplinare di produzione del Prosecco Dop. Modifica tesa proprio all’introduzione della tipologia Rosè con obbligo dell’indicazione d’annata. «Un vino, il Prosecco, che tutto il mondo ci invidia e che in molti tentano di imitare e contraffare», aveva aggiunto la titolare del Dicastero di via XX Settembre.

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In copertina, il Prosecco rosè ormai protagonista sulla scena mondiale.

Prosek, Zannier al Senato: fermi tutti, sarebbe troppa confusione col Prosecco

«Sulla vicenda del Prosek croato è inaccettabile che si creino a livello europeo basi giuridiche contrastanti e che non si riconosca il criterio di prevalenza delle denominazioni già esistenti». Lo ha affermato l’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, in sede di IX Commissione del Senato dove, come informa Arc, è intervenuto da remoto assieme agli omologhi del Veneto e del Piemonte per perorare la difesa del Prosecco nell’audizione informale dedicata alla salvaguardia delle produzioni Doc, Docg, Dop e Igp.

L’assessore Stefano Zannier.


Secondo l’assessore del Friuli Venezia Giulia, «la confusione che si ingenererebbe a livello giuridico con l’assegnazione da parte dell’Unione europea della menzione tradizionale al Prosek si ripercuoterebbe sul consumatore e sul suo diritto di essere tutelato e di poter riconoscere in maniera evidente l’origine del prodotto che acquista. Ciò accadrebbe a fronte di una qualità imparagonabile dei due vini».
Zannier si è soffermato, poi, su un duplice risvolto della questione. «La menzione al Prosek, da un lato, potrebbe costituire un precedente a livello europeo e innescare reazioni a catena a discapito di eccellenze di altri Paesi, come per esempio lo Champagne francese, mentre, d’altro lato, indurrebbe il Friuli Venezia Giulia a riaprire la partita che pareva chiusa da un decennio come quella del Tokaji. Si tratterebbe in questo caso di un’azione estrema, di principio e non di merito, per evitare che la tutela del vino croato ponga in essere due pesi e due misure nell’ambito della medesima materia giuridica».
Da parte dell’esponente della Giunta Fedriga è stata infine «apprezzata la coralità della posizione delle Regioni e la sintonia con il Governo nella difesa del Prosecco in una trasversalità assoluta che offre un base solida – è stato ribadito – per portare avanti tutte le azioni di opposizione in sede europea che si renderanno necessarie».

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In copertina, grappoli di Glera il vitigno base del Prosecco Doc e Docg.

Meno Pinot grigio ma di ottima qualità: vendemmia conclusa nella Doc Venezie

A gonfie vele il Pinot grigio delle Venezie, vale a dire la Doc interregionale che si estende  fra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. La scorsa settimana si è, infatti, ufficialmente chiusa la quinta stagione produttiva della importante varietà che ha conquistato il mondo anche nelle ultime zone del Trentino, con un ritardo generalizzato (per tutte le varietà precoci del Nordest) che va dai 7 ai 15 giorni rispetto al 2020. Il trend di metà estate anticipava cali più o meno lievi della produzione – da un -5% in Friuli a un -10/-15% in Veneto e nella Provincia autonoma di Trento – che, in compenso, sono stati accompagnati a fine vendemmia da un ottimo stato fitosanitario dell’uva e da qualità eccellente diffusa su tutto l‘areale.

Albino Armani


L’andamento climatico è stato decisamente altalenante in tutto il Nordest – caratterizzato da eventi estremi, a partire dalla gelata dell’8/9 aprile, dalle temperature basse nel mese di maggio (che hanno ritardato la fioritura ai primi di giugno) e alte nel mese successivo, dallo stress idrico ed eccessivo caldo di metà agosto. Ma ciò non ha compromesso la salute né la qualità del Pinot grigio, anzi, «rispetto al 2020, ci aspettiamo un Pinot grigio più fresco, elegante e di buona struttura, che già dagli ultimi prelievi effettuati a fine agosto in aree del Veneto occidentale presentava un equilibrio zuccheri/acidi perfetto, dovuto principalmente alle basse temperature notturne registrate da metà agosto in avanti. A livello di qualità dell’uva, un’annata uguale – se non migliore – alla 2015», aveva spiegato il dottor Diego Tomasi, del Centro Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano, nel corso del focus vendemmiale organizzato da Assoenologi Sezione Veneto Occidentale. Il merito va soprattutto ai viticoltori che, non solo dimostrano anno dopo anno grande consapevolezza nella gestione di quest’uva particolarmente delicata, sensibile alle muffe e alle condizioni di umidità e che necessita quindi di cure speciali, ma che, in particolare quest’anno, hanno saputo affrontare egregiamente una situazione climatica difficile, trovando le giuste soluzioni per portare in cantina un’uva eccellente.

Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito e presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia, descrive una stagione produttiva di non facile gestione, causata soprattutto dal clima siccitoso e molto caldo, che ha spesso indotto il vignaiolo ad intervenire con l’irrigazione di soccorso o a posticipare la defogliazione (per le alte temperature di agosto), ma che «ha portato a maturazione un’uva eccellente, con un equilibrio perfetto dei parametri chimici, superiore alla media. La vendemmia è iniziata con un ritardo di 10/15 giorni, terminando intorno al 22 settembre e la quantità, come previsto a metà estate, risulta leggermente inferiore al 2020 di circa il -5%».

Rodolfo Rizzi

«Nel Veneto occidentale la vendemmia del Pinot grigio si è conclusa intorno alla metà di settembre», spiega Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis e presidente Assoenologi Veneto Occidentale. «Rispetto alle previsioni di luglio – aggiunge -, considerato l’avvio un po’ complicato dovuto a piogge ripetute, non vi sono state problematiche importanti a livello sanitario e la qualità dell’uva ha di gran lunga superato le nostre aspettative. Il vendemmiato è di qualità ottima, superiore a quella dello scorso anno. Confermato invece il calo produttivo per una media del 15% circa, che arriva a toccare il 20% in aree circoscritte e maggiormente colpite dalla grandine e della gelata di aprile».

A chiudere ufficialmente la stagione produttiva 2021 del Pinot grigio nell’areale Doc delle Venezie è il Trentino. «Anche per i viticoltori della Provincia Autonoma di Trento non è stata un’annata semplice, soprattutto a causa della gelata primaverile, di un maggio freddo rispetto alla media storica e della scarsità di piogge. Ciò nonostante, si è sempre registrata un’ottima situazione fitosanitaria, senza infezioni né di peronospora né di oidio, e nessun danno significativo da grandinate. Siamo molto soddisfatti del profilo qualitativo del nostro Pinot grigio, mentre la quantità risulta inferiore rispetto al 2020 di circa il 10%», commenta Goffredo Pasolli, enologo dell’azienda vitivinicola Gaierhof di Roverè della Luna e presidente di Assoenologi Trentino.

Con la chiusura dell’ultima stagione produttiva, la Doc delle Venezie sta assistendo a un notevole aumento dei prezzi dell’uva, in parte dovuto a una diminuzione dell’offerta, ma soprattutto legato alle misure straordinarie di gestione oggi in vigore: mitigazione delle rese, blocco degli impianti e stoccaggio amministrativo. «Questa è a tutti gli effetti la seconda stagione produttiva che avvalora la tenuta del nostro ambizioso progetto», dice il presidente del Consorzio di tutela Albino Armani. «Attualmente assistiamo ad un incremento del prezzo dell’uva pari al 30-35%. Questo trend era iniziato già a settembre 2020, a dimostrazione di come la nostra Doc stia raggiungendo, anno dopo anno, il valore e l’accreditamento meritati: un ‘percorso di crescita’ legato soprattutto alla gestione del potenziale di produzione voluta dal Consorzio delle Venezie, misure che – unite all’eccezionale qualità del prodotto – concorrono a mantenere un rapporto qualità/prezzo rispondente e di conseguenza aiutano a garantire la fidelizzazione del consumatore finale. Aumenti di prezzo come questi non sono sempre di facile comprensione per il mercato, le Doc grandi come la nostra e ancora in parte legate al varietale avrebbero bisogno di variazioni e crescite dei prezzi lente e costanti. Confidiamo nel sostegno dei grandi gruppi, partner cruciali per la crescita della nostra Doc, che a loro volta credono nel nostro lavoro a tutela di un clima di serenità commerciale e propedeutico all’ulteriore consolidamento del brand Delle Venezie».

In crescita nel 2021 anche gli imbottigliamenti. «A fine agosto abbiamo registrato un avanzamento dell’imbottigliato nell’anno solare 2021 che ci porta oggi a un +6,9 sul 2020, con una media mensile di quasi 160.000 hl che si traducono in 21,3 milioni di bottiglie/mese. Un andamento, quindi, che ci farà ampiamente superare i volumi di imbottigliato dello scorso anno», afferma infine Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di Tutela.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia in Fvg.

 

A Vinitaly Special Edition debuttano i Sauvignon in “batonnage” delle Grave

Vinitaly Special Edition è alle porte: dal 17 al 19 ottobre, a Veronafiere andrà in scena l’edizione straordinaria della manifestazione dedicata al mondo del vino e dei distillati. Sarà un momento di ripresa molto importante, un vero e proprio snodo per uscire dalla pandemia e puntare nuovamente i riflettori sulla città scaligera, da sempre un richiamo mondiale per il settore vitivinicolo. Albino Armani, viticoltori dal 1607, non poteva certo mancare all’appuntamento più significativo a livello nazionale in termini di operazioni commerciali, consolidamento di partnership internazionali e creazione di nuovi network.
Al padiglione 6, stand C3, Albino Armani – che è anche presidente della Doc delle Venezie (che riunisce i produttori di Pinot grigio di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia di Trento) darà nuovamente il benvenuto ad un pubblico di operatori, media e wine lover, che avrà la possibilità di degustare tutte le nuove annate – e non solo – dei vini prodotti nelle sue cinque tenute dislocate tra la Vallagarina Trentina, la Valdadige Veneta, la Valpolicella Classica, la Marca Trevigiana e la Grave Friulana.
Inoltre, in anteprima e solo per la stampa, proprio la Grave Friulana sarà protagonista di due assaggi speciali di Sauvignon 2020 e 2021 (prove di botte). Questo prodotto è frutto di una sperimentazione ancora in corso che prevede parte di affinamento in acciaio sui lieviti (60%), un’altra in botte da 25 ettolitri (35%) e il resto in barrique di secondo passaggio. In tutti i casi, si effettua un “batonnage” settimanale. La stampa specializzata potrà quindi fare degustazioni comparate con il Sauvignon Friuli Grave Doc che fa solo acciaio e la “nuova” versione, che presenta di certo una texture più strutturata, morbida e complessa.

Albino Armani

Per ulteriori informazioni su Albino Armani visita il sito www.albinoarmani.com

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In copertina, i vigneti delle Grave dai quali si ottengono i Sauvignon oggetto della sperimentazione.

 

La Doc Prosecco e l’equilibrio di mercato: in Fvg autorizzati 1100 ettari di Glera

Si propone di sostenere il sistema vitivinicolo connesso alla denominazione Doc Prosecco per favorire la crescita dell’offerta certificata, purché compatibile con le dinamiche della domanda ed in funzione dell’evoluzione dei consumi, il provvedimento adottato dalla Giunta regionale che accoglie la richiesta formulata dal Consorzio Doc Prosecco per l’attingimento straordinario, esclusivamente per la campagna vitivinicola 2021/2022, di ulteriore superficie vitata da quella potenzialmente idonea impiantata o reinnestata a Glera, iscritta allo schedario viticolo al fine della sua rivendicazione alla stessa Doc Prosecco. L’analisi tecnico-economica effettuata dal Consorzio e relativa alla situazione attuale e potenziale della denominazione ha evidenziato infatti un tendenziale squilibrio tra il potenziale dell’offerta e la domanda, a causa delle previsioni di minore disponibilità di prodotto certificabile proveniente dalla vendemmia 2021, a seguito degli eventi calamitosi che nel corso dell’anno hanno colpito alcune aree della denominazione, ma anche per il contestuale aumento della domanda sui mercati.

Stefano Zannier

La decisione della Regione Fvg, proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, riguarderà una superficie massima di 6.250 ettari dei terreni vitati situati all’interno del territorio della denominazione, che comprende tutte le province delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto. La suddivisione della superficie di attingimento rispecchia l’attuale rapporto previsto per i vigneti già iscritti nel territorio delle due regioni interessate dalla Doc Prosecco. L’entità della superficie regionale iscrivibile sulla base del provvedimento sarà pari a oltre 1.100 ettari ed è stata stabilita sommando gli ettari vitati di varietà Glera potenzialmente idonei, dalla campagna meno recente, cioè dal 2013, fino al 31 luglio del 2018. Per il Friuli Venezia Giulia, la quota di ettari prevista dovrebbe esaurirsi già con gli impianti risalenti alla campagna 2017. La superficie massima di attingimento straordinario per ciascuna azienda sarà pari a 25 ettari.
È stata, inoltre, accolta dalla Regione anche la richiesta del Consorzio di attivare la misura dello stoccaggio del prodotto – uve, mosto, vini – della vendemmia 2021, proveniente dai vigneti riconosciuti e idonei alla rivendicazione della Doc Prosecco, ma eccedente rispetto ai 150 quintali per ettaro, fino alla produzione massima consentita di 180 quintali per ettaro per i vigneti dal terzo ciclo vegetativo, e ai 90 quintali per ettaro fino alla produzione massima consentita di 108 quintali per ettaro per i vigneti al secondo ciclo vegetativo.
La Regione Fvg ha inoltre stabilito che la misura dello stoccaggio si dovrà concludere entro il 31 dicembre 2022, salvo proroga su richiesta del Consorzio di tutela della Doc Prosecco corredata di idonea relazione tecnico-economica, da presentare alle competenti Amministrazioni regionali, e ha inoltre deciso che il detentore del prodotto sottoposto a stoccaggio non potrà procedere alla riclassificazione dello stesso. Il Consorzio di tutela della Doc Prosecco presenterà alla Regione dall’1 marzo al 31 dicembre 2022 la richiesta motivata di svincolo parziale o totale del prodotto sottoposto a stoccaggio obbligatorio ai fini di una sua designazione a Doc Prosecco. Inoltre, gli esuberi di produzione rispetto alla resa massima consentita dai vigneti della varietà Glera previsti dal disciplinare di produzione della Doc Prosecco saranno destinati alla produzione di prodotti diversi dal vino.
Il provvedimento della Regione prevede, infine, che la resa massima di trasformazione di uva in vino non superi il limite del 75 per cento e che gli esuberi in cantina previsti dal disciplinare di produzione non siano ammissibili.

Vendemmia, oltre 230
le posizioni di lavoro

Sono oltre 230 le posizioni di lavoro aperte per la vendemmia 2021 registrate dai Centri per l’impiego regionali. L’avvio della stagione di raccolta dell’uva, previsto per i primi di settembre, rende necessario il reclutamento di personale da parte di diverse imprese agricole della regione: 12 quelle che si sono rivolte ai Servizi pubblici per il lavoro della Regione Friuli Venezia Giulia, richiedendo supporto per la ricerca e selezione di profili di vendemmiatori. Le proposte di lavoro sono disponibili sul portale “Lavoro FVG la rete per il lavoro in Friuli Venezia Giulia” (http://offertelavoro.regione.fvg.it) filtrando la ricerca per Settore Attività: Agricoltura. Le offerte, rivolte a uomini e donne, prevedono contratti di lavoro a tempo determinato con sede di lavoro nei territori dei Colli orientali e dell’Isontino. In particolare sono interessati i Comuni di Buttrio, Manzano, Corno di Rosazzo, Premariacco e San Giovanni al Natisone per il territorio della provincia di Udine e i Comuni di Cormons, San Floriano del Collio, Gradisca d’Isonzo, Capriva del Friuli, Dolegna del Collio e Mariano del Friuli per il territorio della provincia di Gorizia. Non vengono richieste qualifiche particolari, anche se l’esperienza nel settore costituisce titolo preferenziale. L’operaio ideale sarà automunito e disponibile a lavorare con orario a giornata, a partire dalla prima mattinata. Il periodo di riferimento è settembre-ottobre. Le candidature sono raccolte attraverso il portale regionale “Lavoro FVG”, sul quale è possibile consultare le condizioni e i requisiti definiti per ciascuna offerta e le modalità per aderire. Le offerte hanno diverse scadenze e sono in costante aggiornamento: è dunque consigliabile consultare quotidianamente il portale oppure richiedere l’iscrizione a SILO, la newsletter su lavoro e occupazione della Regione Friuli Venezia Giulia che aggiorna settimanalmente sulle offerte di lavoro e tirocinio pubblicate dai Centri per l’impiego, bandi e avvisi per lavorare negli enti pubblici e altre opportunità di impiego. Link: https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/formazione-lavoro/newsl etter-silo

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In copertina, ecco i grappoli di Glera il vitigno base del Prosecco.

 

Doc Venezie, piace la “moda rosa” per il Pinot grigio. Ma anche per il Prosecco

Il mercato internazionale del vino conferma l’affermazione del trend rosato grazie all’irresistibile fascino di questo colore simbolo di delicatezza e intensità, finezza e decisione, leggerezza e carattere. Il mondo del “vino rosa” è in espansione, sia nella domanda che nell’offerta. Per questo, anche la Doc delle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino) procede oggi più che mai in questa direzione, valorizzando l’attitudine naturale di un vitigno – il Pinot grigio – che nel rosa affonda le sue radici. Da qui, la sua lunga tradizione di vinificazione in ramato o, secondo un più recente costume, in rosato.
La sfumatura rosea – e rosata – del Pinot grigio Doc veneto, friulano e trentino si impreziosisce quindi di ulteriore forza, affiancandosi al grande fenomeno del Prosecco Rosé. Due colonne portanti, complementari, quella del Pinot grigio delle Venezie, prevalentemente nella versione tranquilla, e quella del Prosecco Doc, lo spumante, che sorreggono la tradizione enologica ed il futuro del Nordest vitivinicolo, facendo squadra per offrire al consumatore le mille sfumature rosa del vino.
«Pinot grigio delle Venezie e Prosecco sono due pilastri della viticoltura regionale che possono valorizzarsi sinergicamente», afferma il presidente del Consorzio delle Venezie, Albino Armani. Che poi continua: «Si tratta di due denominazioni a disposizione di aziende fondamentalmente del medesimo territorio. Abbiamo da poco ottenuto la nostra prima e attesa modifica di disciplinare, utile a consentire ai produttori di poter finalmente indicare il termine in etichetta». Che sia il carattere piacevolmente floreale del primo o la bollicina spensierata del secondo, i vini del Triveneto oggi più che mai indossano il “rosa” con classe ed eleganza, trasformando una moda passeggera in un vero e proprio stile.

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In copertina, ecco due calici di Pinot grigio in bianco e ramato, e qui sopra il Prosecco rosè.