Anteprima di Cantine Aperte sabato a Palmanova Village: oltre alle degustazioni showcooking dello chef Andrea Mainardi

Tappa speciale a Palmanova Village per l’evento enoturistico più amato e conosciuto del Friuli Venezia Giulia: appuntamento con l’Anteprima Cantine Aperte sabato 17 maggio, dalle 17 alle 20, e lo speciale showcooking dello chef Andrea Mainardi per una serata tutta dedicata al gusto!

Andrea Mainardi


In collaborazione con il Movimento Turismo del Vino Fvg, Palmanova Village ha infatti organizzato una speciale degustazione in anteprima di alcune delle aziende vitivinicole che il weekend successivo apriranno le porte per la 32ma edizione di Cantine Aperte. Acquistando il ticket del valore di 10 euro, gli ospiti del Villaggio riceveranno un coupon per tre degustazioni di vino a loro scelta tra le etichette delle 12 cantine presenti: Vini Tami, Ca’ Tullio, Petrucco, Vini Lavaroni Biologici, Borgo Fornasir, Col Sandago, Marcuzzi Viticola, Cantina Orzaia, Katia Toti, Pascolo, Crastin di Collarig Sergio, Berto & Fiorella.
La degustazione sarà accompagnata da altrettanti finger food realizzati dalla Prosciutteria Ristorante Dall’Ava IE per l’occasione e dalla musica del dj set. Verrà inoltre fornito il kit ufficiale comprensivo di calice e tasca portacalice, che potrà poi essere utilizzato durante l’evento Cantine Aperte, sabato 24 e domenica 25 maggio, per ottenere gratuitamente un calice di vino di benvenuto in ognuna delle cantine partecipanti. Alle 18 sarà il momento del coinvolgente showcooking di Andrea Mainardi, volto noto e ospite fisso del programma “La prova del cuoco” su Rai 1 condotto da Antonella Clerici e conduttore del programma televisivo “Ci pensa Mainardi” su Fox Life. Lo Chef preparerà anche un sorbetto al vino distribuito agli ospiti in possesso del coupon.
«È una collaborazione che si rinnova quella con il Movimento Turismo del Vino Fvg e ne siamo davvero orgogliosi – commenta la Center manager Linda Basile –. La sinergia con il territorio è da sempre un punto di forza imprescindibile per noi e, in questo caso, siamo partner di uno degli appuntamenti più amati ed iconici della Regione che celebra l’eccellenza delle produzioni locali, con particolare attenzione alle realtà più piccole. Attraverso la vetrina di Palmanova Village, infatti,anche le aziende meno note che propongono prodotti locali di altissima qualità hanno l’opportunità di farsi conoscere da un pubblico ampio e diversificato qual è quello del nostro Villaggio, composto sia da ospiti italiani che internazionali». Parte del ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza a favore dell’Irccs Materno Infantile “Burlo Garofolo” di Trieste, eccellenza regionale riconosciuta a livello internazionale per la ricerca e la cura in ambito pediatrico.

L’edizione 20024 dell’Anteprima.

Thè, caffè e cioccolata tra maioliche e porcellane con Katia Brugnolo a Trieste. E anche a Udine oggi si parlerà della più famosa bevanda del mondo

(f.s.) Quinto appuntamento oggi a Trieste con il ciclo 2024-2025 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè guidata da Gianni Pistrini e giunti ormai al traguardo dell’ottava edizione. L’incontro si terrà nella tradizionale sede dell’Hotel Savoia Excelsior, con inizio alle ore 17.30, e vedrà in quest’occasione l’intervento di Katia Brugnolo, docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Verona, che torna in città dopo il grande e indimenticato successo della sua conferenza di due anni fa, sempre con la Amdc, stavolta per trattare il tema “Thè, caffè e cioccolata a Nove e in Europa – Maioliche, porcellane e terraglie dal XVIII al XX secolo”. Studiosa e artista lei stessa, scrittrice e curatrice di raffinati cataloghi e libri dedicati ad artisti, ceramisti e a collezioni museali, ha tra i suoi ultimi lavori la pubblicazione del libro “Vincent van Gogh – Dipingo il mio sogno” (2023) derivante dalla ricerca “Tra Arte e Psicoanalisi” e presentato nel 2024 al festival Pordenonelegge.

«L’appuntamento – anticipa la stessa Brugnolo – sarà una preziosa occasione per “rileggere”, assieme a tutti gli interessati, collezionisti e appassionati della materia, i contenuti della mostra che organizzai, in qualità di conservatore, al Museo Civico della Ceramica di Nove (Vicenza) nel 2002, condividendo l’iniziativa con un prestigioso comitato scientifico, formato da studiosi della ceramica del calibro dei milanesi Raffaella Ausenda e Luca Melegati, e della studiosa napoletana Angela Caròla Perrotti, che seguiva le vendite di Christies’. E venne coinvolto anche il corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Verona, che produsse pregevoli opere sulle celebri bevande. Nell’incontro, esamineremo assieme in primis il periodo del Settecento, in cui si diffuse l’uso delle preziose bevande calde, poi si procederà con esempi dei secoli successivi fino all’evoluzione verso il moderno design. Rileveremo come le diverse tipologie di tazzine e chicchere con piattini, teiere, caffettiere e cioccolatiere, siano state indicativa testimonianza delle esigenze della ricca borghesia che, nel suo ambizioso desiderio di aumentare il proprio prestigio cercava sempre nuove ricercatezze, a cui la nobiltà era indifferente. Così ripercorreremo ragioni storiche e analizzeremo opere pittoriche a testimonianza della considerazione all’epoca di set da tè, caffè e cioccolata quali status symbol; fino all’evoluzione delle tipologie del vasellame sia in ambito europeo che in Oriente».
Katia Brugnolo, come detto docente all’Accademia statale di Belle Arti di Verona, alla cattedra di Storia dell’Arte antica, moderna e contemporanea, è anche Coordinatrice del Dipartimento Arti Visive e membro del Consiglio Accademico. È stata Conservatore al Museo Civico di Palazzo Ricchieri a Pordenone e consulente scientifico al Museo Civico di Palazzo Chiericati a Vicenza nonchè Conservatore al prestigioso Museo Civico della Ceramica di Nove (Vicenza) per un ventennio. Ha progettato e realizzato numerose mostre di arte e ceramica antica e contemporanea; nel 2016, in particolare, ha curato a Trieste un’esposizione con preziose ceramiche tratte da collezioni private, al Castello di Miramare, con oltre 100.000 visitatori. Dal 2018 tiene conferenze sull’arte contemporanea al Palazzo Chiericati di Vicenza.
Nel suo originale percorso pittorico e scultoreo, la Brugnolo ha appreso dapprima dai maestri di Nove la tecnica del decoro tradizionale, dipingendo motivi floreali tradizionali, quindi creando e adattando figurazioni astratte a oggetti ceramici in moderno design, così rispondendo a linguaggi diversi, entrambi a lei molto cari: da un lato la precisione del decoro tratto da tessuti di opere di Paolo Veronese (XVI sec.) e Paolo Veneziano (XIV sec.), dall’altro la pittura astratta con motivi che si ispirano ai colori e al flusso rigenerante dell’acqua e della danza. Nell’ aprile 2017 ha esposto, su invito, alla “International Teapot Exhibition” a Shanghai. Ha ricevuto la Honorable Mention nel Concorso Internazionale “L’acqua meraviglia della terra”, a Gualdo Tadino, nel 2017. Ha esposto in questi anni in numerose città italiane. Il 12 ottobre 2019 ha ricevuto il Premio Arte dalla Fondazione Mazzoleni, all’Hotel Monaco & Gran Canal, a Venezia. Attualmente è curatrice di mostre d’arte contemporanea al GHV Hotel, a Creazzo (Vicenza).
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. L’incontro potrà venir seguito anche on line sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste. Il ciclo dei “Cenacoli” 2024-2025, stavolta organizzato attorno al tema-guida “La trasversalità del caffè”, è coordinato anche quest’anno da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano Simonato.

E di caffè si parlerà sempre oggi, e alla stessa ora, a Udine durante un incontro annunciato alla Caffetteria Da Romi – Al Vecchio Tram di piazza Garibaldi. Il tema sarà infatti “Parliamo di caffè. Una chiacchierata informale sulla bevanda più famosa del mondo”, a cura di Romi Bittolo. L’incontro beneficia del supporto del Club per l’Unesco di Udine.

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In copertina, “La cioccolata del mattino” di Pietro Longhi (1760 ca.) e all’interno bellissime ceramiche.

“Vitae2025” con i vini Top a Trieste. La Regione Fvg assicura: sempre a fianco dei produttori tra qualità e tradizione

«In un momento geopolitico complicato con minacce di dazi pesanti su un settore fondamentale per il nostro export e in una fase caratterizzata dalla trasformazione di troppi terreni agricoli in parchi fotovoltaici, l’Amministrazione regionale è invece impegnata a sostenere con interventi normativi e finanziamenti significativi chi continua a creare, in maniera sostenibile, prodotti di eccellenza che hanno la forza di valorizzare il nostro territorio». Lo ha sostenuto l’assessore alla Difesa dell’ambiente, Fabio Scoccimarro, che ieri ha portato il saluto della Giunta regionale all’evento “Esperienze di Vitae2025 – Gran Galà dei vini Top”, organizzato a Trieste. «La Regione sarà sempre al fianco di questi produttori che – ha rimarcato Scoccimarro – sanno coniugare qualità, cultura e tradizione, elementi fondamentali per lo sviluppo economico e turistico del Friuli Venezia Giulia».


Presenti negli spazi del Generali Convention Center ben 75 produttori del territorio con 91 etichette dalle diverse zone di origine del Friuli Venezia Giulia. Nel corso della manifestazione, è stato ricordato che queste realtà sanno rappresentare la più alta qualità dei vini della regione, selezionati dai degustatori dell’Associazione italiana sommelier e recensiti con le “quattro viti” su “Vitae2025”, la Guida ai vini d’Italia dell’Ais.
«Un grande ringraziamento va rivolto all’Associazione italiana sommelier che, grazie alla loro straordinaria passione, promuovono i prodotti d’eccellenza del nostro territorio, avvicinando – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – anche molti giovani alla cultura del vino di qualità. Come in quasi tutti i settori della nostra società, è quanto mai determinante – ha concluso Scoccimarro – educare le nuove generazioni alla qualità, alla bellezza e a quei valori che rendono il Friuli Venezia Giulia un luogo straordinario».

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In copertina e all’interno due immagini della cerimonia di premiazione ieri a Trieste.

(Foto Arc Montenero)

“Olio Capitale” stamane al via a Trieste: dalla fiera grande impulso a un settore in Fvg ogni anno sempre più rilevante

«La nostra regione ha una produzione d’extravergine di elevatissima qualità, che negli ultimi anni è cresciuta in maniera rilevante sia in termini di superficie coltivata a ulivi, sia di addetti e punti di lavorazione. Si tratta infatti di un settore che riesce a dare un reddito significativo alle imprese, nonostante tutte le difficoltà del clima, e a garantire una prospettiva di crescita in un mercato che ancora rende merito ai prodotti di alta qualità. “Olio Capitale” è quindi un ottimo strumento per allargare le opportunità offerte alle imprese del Friuli Venezia Giulia e ampliare ulteriormente i loro orizzonti, anche attraverso un evento come il Concorso internazionale che quest’anno vedrà sfidarsi quasi 200 oli». È il concetto espresso dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto a Trieste alla presentazione della diciassettesima edizione del Salone dell’olio extravergine d’oliva tipico e di qualità, che si terrà da oggi a domenica, al Generali Convention Center, in Porto Vecchio, nel capoluogo regionale. Una fiera specializzata che vede la partecipazione di oltre 210 espositori, da 18 regioni italiane e dalla Grecia, buyer da 16 Paesi di tutto il mondo, 176 oli in gara, 27 ristoranti coinvolti tra Trieste e il Friuli Venezia Giulia con piatti dove l’olio sarà protagonista, e 12 bar che proporranno per l’occasione diversi “cocktOil”.

La presentazione di “Olio Capitale” a Trieste.

«La Camera di commercio Venezia Giulia ha avuto la costanza e la lungimiranza di creare e sostenere “Olio Capitale” dimostrando una significativa visione di prospettiva e contribuendo allo sviluppo di un settore che diviene ogni anno più rilevante nel contesto regionale. Per quanto riguarda la fiera, attraverso Ersa abbiamo raddoppiato la nostra presenza all’evento, mentre sul fronte del supporto alle imprese questo è il terzo anno in cui sosteniamo economicamente gli impianti di olivi e supportiamo le realtà che hanno affiancato alla produzione anche la trasformazione dei propri prodotti in un’ottica di diversificazione, per sostenere il passaggio dalle produzioni “familiari” a quelle orientate al mercato».
Il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, ha quindi sottolineato che uno dei tratti distintivi della fiera è l’internazionalità, che la distingue da altri appuntamenti. Inoltre, i produttori sanno che a Trieste possono fare affari interessanti, perché incontrano ristoratori, un pubblico attento e soprattutto buyer da tutto il mondo. Tra gli eventi all’interno di “Olio Capitale”, Paoletti ha ricordato in particolare il convegno di apertura, sul benessere, per evidenziare con diversi esperti quanto l’olio sia importante per la salute.
“Olio Capitale” è realizzato dalla Camera di commercio Venezia Giulia, attraverso la sua azienda in house Aries, gode del patrocinio del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare e delle foreste, ed è co-organizzato dal Comune di Trieste e dal Trieste Convention and Visitors Bureau, con partner l’Associazione nazionale delle Città dell’Olio e l’Associazione Mirabilia Network e il sostegno del marchio “lo Sono Friuli Venezia Giulia” e di Unioncamere. Alla presentazione di “Olio Capitale 2025” hanno preso parte, oltre a Zannier e Paoletti, tra gli altri, i sindaci di Trieste e Muggia Roberto Dipiazza e Paolo Polidori, il consigliere nazionale per il Friuli Venezia Giulia dell’Associazione nazionale Città dell’olio, Serena Tonel, e il direttore generale di PromoTurismoFvg, Iacopo Mestroni.

A Trieste vini di Dolegna del Collio per far festa con Cib’Arte la mostra che invita a riflettere sulla nostra alimentazione

di Giuseppe Longo

TRIESTE – C’erano i vini del Collio, o meglio di Dolegna del Collio, prodotti da Michele Grudina in quel di Scriò, a far festa fra i suggestivi quadri di Cib’Arte, la mostra internazionale di Arte&cultura che potrà essere visitata anche oggi e domani in sala Veruda a Palazzo Costanzi, nel cuore di Città Vecchia a Trieste. Questi gli orari nel weekend: 10-13 e 17-20, ingresso libero. Si tratta di una mostra di poster e fotografie «per raccontare – informa una locandina – alcuni esempi di buone pratiche in ambito imprenditoriale ed associativo e diffondere una narrazione alternativa del sistema del cibo contemporaneo». I temi presentati nei vari pannelli sono stati approfonditi in occasione di due tavole rotonde con la partecipazione di operatori locali e di altri incontri. Per esempio, l’ultimo appuntamento ha avuto ieri sera quale protagonista la dottoressa Simonetta Freschi che ha parlato di “Piccole e grandi imprese agro-alimentari nella Trieste del primo Novecento”. Ma tanti sono stati gli altri temi che durante l’esposizione, durata quasi un mese, hanno avuto quale affascinante punto di riferimento proprio la sfera alimentare, con interessanti focus su salute, ricette e cucina, promozione del cibo sui media, buone pratiche a tavola, alimenti a km0 e tanto altro ancora.

«Di cibo si parla molto, sempre e dovunque, in maniera gioiosa soprattutto quando si pensa: alle immagini dei piatti gustosi e soprattutto belli che solitamente si pubblicano sui media, alla pubblicità sempre più accattivane ed ai programmi di cucina/spettacolo», sottolineano gli organizzatori aggiungendo: «Purtroppo, è inevitabile un po’ di preoccupazione e ansia quando si sente parlare di inquinamento da plastiche, di cibi geneticamente modificati, di sfruttamento dell’ambiente, che fa presagire un futuro con seri problemi alimentari per l’umanità». «Questi e altri temi ancora – si osserva poi – vengono proposti nei lavori degli artisti italiani e stranieri che hanno aderito al progetto di Cib’Arte. Essi, seguendo personali ricerche e suggestioni con creatività e sensibilità colgono e rappresentano (pittura ad olio, grafica, tecniche miste, collage, fiber-art, opere tridimensionali e installazioni) molte tematiche suggerite dal concetto di cibo nella sua storia presente e passata, stimolando riflessioni interessanti». Ricordiamo che la mostra nasce da un progetto dell’Associazione culturale 6idea in collaborazione con l’assessorato alle politiche della cultura e del turismo del Comune di Trieste.

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In copertina e all’interno alcune immagini della mostra allestita a Palazzo Costanzi.

Quando il caffè approda a teatro: a Gorizia sarà ipotizzato un mondo dove l’amata bevanda non esiste più

Profuma di caffè l’edizione 2024-2025 di “Per Forma” che celebra proprio la produzione dell’amata bevanda, a Trieste e Gorizia. Concluse le residenze artistiche, il 25 gennaio, alle 17; e il 26 gennaio, alle 11 e alle 16, palazzo de Grazia (via Guglielmo Oberdan, 15, a Gorizia) ospiterà “M.M.MOCA – MetaMultiMuseo del caffè” un percorso installativo e performativo della durata di 45 minuti, per 30 spettatori alla volta, a cura di Hombre Collettivo, Caterina Marino e Benedetta Parisi, con il coordinamento e tutorship Giuliano Scarpinato.

Tutti i protagonisti dello spettacolo.

PER FORMA – Se Trieste è considerata a tutti gli effetti la capitale del caffè, anche il vicino territorio goriziano può vantare un’importante tradizione e una produzione di alta qualità, attenzione alle materie prime e sguardo rivolto all’innovazione. “Per Forma” – progetto artistico di 4704 sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – intende raccontare attraverso i linguaggi del teatro contemporaneo tutto ciò che ruota attorno al caffè, dalla coltivazione nei Paesi d’origine fino alla tazzina del bar, con l’obiettivo di valorizzare il legame fra le imprese e le città che le ospitano. Le tre compagnie di artisti under 35 coinvolte nel progetto hanno lavorato in residenza, hanno incontrato imprenditori ed esperti, si sono immersi nei processi produttivi, e si sono lasciati guidare in percorsi di degustazione e analisi olfattiva. Un approccio che ha coniugato ricerca storico-etnografica ed espressioni artistiche contemporanee portando alla realizzazione di un originale spettacolo teatrale immersivo.

IL PERCORSO – Partendo da una distopia-ucronia che racconta un mondo dove il caffè non esiste più, gli artisti di Hombre Collettivo, assieme a Caterina Marino e Benedetta Parisi hanno creato un percorso in cui alcune guide venute da un futuro prossimo condurranno il pubblico attraverso le sale di palazzo De Grazia. Assieme ripercorreranno a ritroso le tappe che hanno portato alla recente catastrofe della fine del caffè, fino alla sua nascita, passando per la lunga stagione della sua diffusione. Il percorso installativo e performativo si dividerà in tre tempi.
Si partirà con “C.C.C.C. – Coffee Capitalism and climate change”: in presa diretta da un futuro distopico, i ricercatori di Hombre Collettivo si interrogano sulle cause economiche e ambientali che hanno portato all’ascesa, alla diffusione, e alla inesorabile scomparsa della materia prima. Quale lezione può trarre l’umanità (di oggi, anno 2075)?
Seguirà “Archivio scientifico e sentimentale del caffè”, parte della collezione permanente del Museo, curata da Caterina Marino. Donazioni provenienti da tutto il mondo e un lungo lavoro di ricerca, consentono oggi di ricostruire la lunga e travagliata storia di questo prodotto. Il risultato sarà un viaggio nel passato alla scoperta di terre lontane, mestieri che non esistono più e momenti di vita ormai dimenticati.
“Che cosa resta”, invece, è un’installazione che ricrea un bar, luogo scomparso dopo la Grande Crisi, simbolo di un’epoca perduta. I visitatori, guidati solo dai suoni, immaginano una quotidianità svanita, trasformando il luogo in uno spazio di riflessione su ciò che resta di un rituale collettivo ormai perduto, quello del caffè.

PRENOTAZIONI – L’ingresso è gratuito, ma è consigliata la prenotazione inviando un messaggio Whatsapp o un sms al numero 328.8535125 indicando nome, cognome, turno spettacolo, numero di biglietti. Maggiori informazioni sono disponibili su www.quarantasettezeroquattro.it

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In copertina e qui sopra l’irrinunciabile rito quotidiano del caffè al bar.

Trieste, stasera il caffè nella letteratura dopo il successo della “nera bevanda” come colore adatto anche per i pennelli

(f.s.) Il caffè nella letteratura grande protagonista, questa sera, nella centralissima piazza della Borsa, a Trieste. Alle ore 18, alla libreria “Ubik” (Galleria Tergesteo), per la serie di appuntamenti letterari “Trieste, un porto di sapori”, avrà luogo infatti l’incontro sul tema “Caffé, reminiscenze di un passato attuale”. Interverranno Gianni Pistrini, presidente dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste, e il socio onorario Benito Franco Benedetti, per lunghi anni impegnato nel settore della ristorazione. Benedetti, “mitico” titolare della “Galleria Fabris” dei tempi d’oro, narrerà episodi, curiosità e avvenimenti di quella storica epopea cittadina.


Intanto, un bel successo ha contrassegnato il “colorato” appuntamento svoltosi all’Arcolab di via del Trionfo 1 (piazza Barbacan), promosso sempre dall’Associazione Museo del Caffè. Il sodalizio, noto più di consueto per l’organizzazione di approfondite quanto interessanti conferenze esplicative su tutti gli aspetti di quel “prezioso chicco” che rappresenta ormai da qualche secolo uno dei principali tratti caratteristici della città di Trieste, si è distinto stavolta per un’iniziativa tanto particolare quanto affascinante, fatta di pennelli, forbici, carta, colla e il caffè nel ruolo di… tintura!
Un nutrito gruppo di artisti in erba e appassionati del colore di tutte le età, dai giovanissimi agli anziani, si è infatti alacremente impegnato (e notevolmente divertito) nel laboratorio intitolato “Caffélage: papiers collés al profumo di caffè”, con la supervisione dell’esperta Simonetta Cusma, dipingendo con la “nera bevanda” e poi ritagliando, incollando e producendo piccole e simpatiche opere d’arte, ottenute secondo la fantasia e ispirazione di ognuno. Un’iniziativa da ripetere quanto prima, hanno affermato tutti all’unisono!
Pur nella sua “specialità” anche questo incontro rientrava nel ciclo dei “Cenacoli del Caffè” 2024-2025, giunto alla ottava edizione, organizzato stavolta attorno al tema-guida “La trasversalità del caffè” e coordinato da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) e dal vicepresidente di Amdc Doriano Simonato, con la supervisione del presidente Pistrini.
Il prossimo appuntamento sarà giovedì 27 febbraio, alle 17.30, nuovamente nella tradizionale sala dell’Hotel “Savoia Excelsior”, con il peculiare approfondimento storico su “Dal Bauhaus alla Illycaffè, Xanti Schawinskj a Trieste nel 1934”, relatore il dottor Sergio Vatta.

(info: www.amdctrieste.it)

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In copertina e all’interno due immagini del laboratorio artistico con il caffè.

Caffè a Trieste, domani primo cenacolo con un laboratorio di Simonetta Cusma

(f.s.) Ancora alcuni ultimi posti liberi per partecipare, domani 9 gennaio, al primo “Cenacolo” del nuovo anno proposto dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste, presieduta da Gianni Pistrini. L’incontro prevede, in questa speciale occasione, un laboratorio con la carta, guidato da Simonetta Cusma, sul tema “Caffélage: papiers collés al profumo di caffè”.
L’interessante e “colorata” iniziativa si terrà all’Arcolab di via del Trionfo 1 (piazza Barbacan), con inizio alle ore 17.30, stavolta con prenotazione obbligatoria scrivendo a amdctrieste@gmail.com, oppure con un’iscrizione “last minute” in loco fino a esaurimento dei posti. In entrambi i casi il costo sarà di 10 euro.
Il ciclo dei “Cenacoli” 2024-2025, giunto alla ottava edizione e organizzato attorno al tema-guida “La trasversalità del caffè”, è coordinato anche quest’anno da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) e dal vicepresidente di Amdc Doriano Simonato.

(info: www.amdctrieste.it)

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In copertina, il presidente Gianni Pistrini pronto per un nuovo anno di impegni.

“TriestEspresso Expo” evento strategico per l’economia Fvg. E domani con l’Amdc si parla di sviluppo tecnologico del caffè

«Triestespresso Expo è un evento importantissimo per Trieste e il Friuli Venezia Giulia. Questa città da secoli respira l’aroma del caffè grazie ai suoi rinomati locali storici, le tante industrie del settore presenti e i palazzi del centro che, come la sede della Regione, hanno ospitato rinomate compagnie di navigazione che sono state protagoniste dello straordinario sviluppo economico ed emporiale del capoluogo regionale». Lo ha sostenuto l’assessore alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, che ieri mattina ha partecipato all’inaugurazione ufficiale di TriestEspresso Expo 2024, l’unica fiera mondiale dedicata all’espresso con visitatori già confermati da 48 Paesi. L’evento, ospitato dal Generali Convention Center fino al 26 ottobre, è organizzato dalla Camera di commercio Venezia Giulia attraverso la sua società in house Aries, in collaborazione con l’Associazione Caffè Trieste e con la co-organizzazione e il contributo del Comune di Trieste.

«Siamo soliti raccontare il Friuli Venezia Giulia attraverso alcuni prodotti enogastronomici come il vino e il formaggio che hanno il sapore del nostro Carso e il profumo del nostro mare. Certamente non possiamo dire la stessa cosa del caffè, che però – ha sottolineato Roberti – ha avuto un ruolo determinante nella trasformazione di Trieste da piccolo centro a grande porto franco dell’Impero austroungarico. Una posizione commerciale di rilievo, implementata nel tempo, che ancora oggi fa di Trieste una delle capitali di questo prodotto a livello nazionale e internazionale”. Nel portare i saluti del governatore Fedriga e dell’intera Giunta regionale, l’assessore Roberti ha rimarcato la valenza globale di questa fiera biennale, giunta alla sua undicesima edizione. “TriestEspresso Expo – ha aggiunto l’assessore – da molto tempo celebra questa tradizione, mettendo in contatto alcune realtà eccellenti del nostro territorio con importanti player del settore che in questo contesto possono conoscere nuove torrefazioni e dare un significativo contributo alla crescita dei traffici».
Nel corso dell’evento inaugurale è stata enfatizzata l’internazionalità della manifestazione. Sono presenti, infatti, visitatori provenienti, tra gli altri, da Corea del Sud, India, Uganda, Arabia Saudita, Etiopia, Burundi, Lettonia, Cina, Ruanda, Serbia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania, Germania, Austria, Croazia e molti altri Paesi.

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E domani, 26 ottobre, con inizio alle ore 10, nella Sala “Josef Ressel” del Generali Convention Center del Porto Vecchio di Trieste (viale Miramare 24/2), avrà luogo una tavola rotonda sul tema “Lo sviluppo tecnologico e scientifico nel mondo del caffè”. Promossa dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste, nell’ambito della manifestazione “TriestEspresso Expo”, l’iniziativa affronterà aspetti di massima attualità della più recente e rapida evoluzione che sta investendo anche questo settore merceologico.

Roberto Nocera


A discuterne effetti e prospettive interverranno l’ingegner Roberto Nocera, direttore generale de “La San Marco” Spa, la nota società di Gradisca d’Isonzo produttrice di macchine e attrezzature per caffè, Lucio Del Piccolo, studioso e collezionista caffeicolo a livello mondiale, e Marino Petracco, ingegnere chimico e appassionato cultore della materia, per oltre un trentennio ricercatore scientifico presso la Illycaffè. Nell’occasione, sarà anche “celebrato”, il nuovo partenariato tra l’Associazione Museo del Caffè e il museo di macchinari e reperti de “La San Marco” costituito a Gradisca nella sede aziendale. Si tratta, nello specifico – come precisa il presidente della Amdc Gianni Pistrini -, dell’undicesimo rapporto di “gemellaggio” e collaborazione che l’associazione triestina ha instaurato negli anni (fra i più recenti e significativi quello con il prestigioso Museu do Cafe di Santos), sempre con l’obiettivo di divulgare la storia, la cultura e le peculiarità del “prezioso chicco”.

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In copertina, l’assessore regionale Pierpaolo Roberti; all’interno, immagini della giornata inaugurale.

Dal Carso alle acque del Timavo il nuovo “Pucinum” grande vino di Roma antica

(g.l.) «Mi complimento con l’imprenditore Lenarduzzi perché con i suoi progetti porta avanti la cultura e i prodotti del territorio, innovando e guardando sì al futuro ma con le radici solidamente legate al passato». Lo ha detto ieri, al Villaggio del Pescatore, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro nel corso della presentazione del vino “Pucinum. Il vino dell’imperatrice Livia” fatta da Maurizio Lenarduzzi, titolare di Marina Timavo e sostenitore del progetto Bacino dell’Alto Adriatico. Presenti all’evento, tra gli altri, anche i sindaci Roberto Dipiazza (Trieste) e Igor Gabrovec (Duino Aurisina).
Come ha ricordato l’esponente della Giunta Fedriga, Livia (seconda moglie dell’imperatore Augusto) visse ben oltre quella che era l’aspettativa di vita dell’epoca e, come viene raccontato dagli storici antichi, era solita consumare quotidianamente un bicchiere di vino prodotto nel territorio del Carso e dell’Agro aquileiese, probabilmente con antiche varietà di Refosco o Terrano. L’assessore, sottolineando l’obiettivo conseguito da Lenarduzzi con il marchio registrato del vino “Pucinum”, ha quindi elogiato l’imprenditore per «per la sua poliedricità e la sua visione mirata all’innovazione».

Fabio Scoccimarro

«Il vino Pucīnum, noto fin dall’antichità – si legge in una presentazione del vino di Marina Timavo-, è prodotto nei pressi dell’omonima località, Castellum Pucīnum, posta ridosso delle sorgenti del fiume Timavo, sito nel Comune di Duino Aurisina, in provincia di Trieste. La sua fama è strettamente collegata alla figura dell’imperatrice Livia, (58 a.C.-29 d.C.), seconda moglie dell’imperatore Cesare Augusto, la quale, facendone uso quotidiano ed esclusivo, ha raggiunto l’invidiabile età, per l’epoca, di 86 anni, attribuendo proprio il consumo di questo vino alla sua longevità. Il luogo di coltivazione del vitigno si trova sul Carso di Duino Aurisina, in una zona composta in prevalenza da pietre, cui la brezza marina conferisce all’uva caratteristiche particolari e tali da rendere il prodotto finito adatto anche all’uso medico. Le uve vengono selezionate già in vigneto e quindi raccolte in cassetta la mattina presto, prima che il sole ne scaldi la polpa. La spremitura molto morbida permette di estrarre solamente il meglio del mosto, e questo rimane in decantazione naturale per due giorni. Successivamente, la fermentazione alcolica prende corpo in barrique di rovere a temperatura di 12 gradi per quattro anni. Trascorso questo periodo, le bottiglie vengono inserite in gabbie d’acciaio e poste in acqua sul letto del fiume misterioso, il Timavo. Questo fiume è famoso per via del suo lungo percorso sotterraneo di circa 39 km, poiché dalle grotte di San Canziano in Slovenia, passando per l’abisso di Trebiciano, raggiunge la Basilica di San Giovanni in Tuba, a Duino, dove ricompare in superficie per sfociare infine nel Golfo di Trieste dopo un paio di chilometri. Fin dalla notte dei tempi è considerato dai popoli un fiume sacro e misterioso. Dal momento dell’immersione delle gabbie nell’acqua del Timavo, il processo di microssigenazione subacqueo permetterà al Pucīnum di acquisire una pienezza maggiore rispetto ai vini tradizionali».

Il Pucinum


«Il vino Pucīnum – si legge ancora nella nota di Marina Timavo – è dunque “underwater wine”, ovvero un nettare affinato sott’acqua. L’affinamento è l’operazione che permette al Pucīnum di sviluppare i suoi profumi terziari ed esaltare il proprio corredo organolettico, poiché è accertato che la conservazione sott’acqua per sei mesi equivale ad un periodo di almeno qualche anno in superficie. Inoltre, la bassa e costante temperatura dell’acqua del fiume Timavo, acqua ricca di sali e talvolta di materiali argillosi, gioca un ruolo di ibernazione di questo spettacolare vino, mentre la corrente presente sul fondo dell’alveo del fiume crea un naturale e costante remouage sul prodotto. Inoltre, grazie a questa antica tecnica, il vino Pucīnum è protetto dalla luce del sole durante la fase conclusiva di maturazione, poiché la condizione di semibuio cui è sottoposta non permette ai raggi Uv di penetrarli all’interno della bottiglia, sapientemente sigillata, e quindi di rovinarne il contenuto. La temperatura costante di 8°C del fiume Timavo, dopo la sua immersione dalle viscere della terra, genera le condizioni ottimali per la conservazione del prodotto, requisiti che nella classica cantina sono pressoché impossibili da mantenere».

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In copertina, la pigiatura con i piedi del Pucinum raccontata in un mosaico.