San Martino, un Ringraziamento senza Premi oggi a Dolegna del Collio

di Giuseppe Longo

Undici novembre, ricorrenza di San Martino e, nelle campagne del Friuli, Giornata del Ringraziamento. Una tradizione che oggi si ripete puntuale, ma in tono minore, a Dolegna del Collio dove da parecchi anni ormai questa è la “festa delle feste”, perché abbinata a due famosi Premi: il Falcetto e la Foglia d’Oro, giunti rispettivamente alla 24ª e alla 19ª edizione. Riconoscimenti che, quest’anno, complice Coronavirus, non saranno assegnati, perché il Comune e la Coldiretti, rappresentati dal sindaco Carlo Comis e dal presidente sezionale Michele Buiatti, hanno deciso di soprassedere alla manifestazione nel rispetto delle prescrizioni anti-contagio. Per cui, alle 11, nella parrocchiale di San Giuseppe, che sorge accanto al Municipio, sarà reso omaggio al Vescovo di Tours (ma in Chiesa potranno accedere soltanto quaranta persone) e al termine sulla piazzetta seguirà la consueta benedizione delle macchine agricole.
Stamane, quindi, soltanto il rito religioso nella festa che si rinnova da 70 anni, mentre tutto il resto è necessariamente rinviato al 2021, quando dell’emergenza sanitaria – questo è l’auspicio di tutti – non resterà che un triste ricordo, pur tra gli innegabili contraccolpi economici che purtroppo si ripercuoteranno a lungo. La pandemia ha infatti causato, e continua a causare con la recrudescenza in atto, gravissimi anche all’agricoltura e in particolare al mondo della vite e del vino, essendo stato pesantemente colpito il settore della ristorazione.
Ed è un vero peccato che, per la prima volta, la festa per la consegna degli ambiti riconoscimenti sia stata cancellata. Perché l’attenzione del mondo agricolo non solo del Collio, ma anche del Friuli, è ogni anno calamitata dalla bellissima manifestazione della “piccola” Dolegna – un Comune di poco più di 300 residenti, tra il fiume Judrio e il confine con la Slovenia – che però diventa “grande” proprio con questa qualificata iniziativa. Come è noto, in tale circostanza, la Coldiretti di Dolegna, conferisce il Falcetto d’Oro e il Comune collinare la Foglia d’Oro, Premi assegnati a illustri personalità che hanno promosso l’agricoltura e la viticoltura e, in generale, la cultura rurale in regione, in Italia e nel mondo sui cui nomi, tradizionalmente, il riserbo rimane assoluto fino al momento della cerimonia. Negli ultimi anni, l’evento – sempre sostenuto da Civibank – ha acquisito un notevole spessore per aver insignito viticoltori, tecnici, giornalisti, ristoratori, istituti e associazioni, come quella vicinissima dello Schioppettino di Prepotto. Ricordiamo, infatti, che il Falcetto viene assegnato a chi, attentamente selezionato, ha valorizzato settore primario e territorio, come pure la Foglia viene attribuita a personaggi di chiara fama. Tanto per soffermarci sull’ultima edizione, quella appunto di un anno fa, il Premio della Coldiretti era andato al dottor Gabriele Di Gaspero, che opera al Centro di genomica applicata di Udine, i cui studi hanno dato un importante apporto per la creazione dei vitigni speciali, le cosiddette “viti resistenti”. Mentre il Premio istituito dal Comune di Dolegna era stato attribuito al consigliere regionale ed ex sindaco Diego Bernardis, per il suo instancabile impegno a favore della vite e del vino, nonché, appunto, per il rilancio e la valorizzazione della stessa Giornata del Ringraziamento.
Quest’anno, dunque, la parte “civile” dedicata ai riconoscimenti non ci sarà. Ma, come detto, il tutto sarà limitato soltanto alla Messa – per molti anni celebrata dal compianto arcivescovo Dino De Antoni – con la quale i credenti, esprimeranno gratitudine, per un’annata che, pandemia a parte, è andata bene e che regalerà grandi vini. «Anno bestiale, ma almeno abbiamo avuto una vendemmia speciale! Su col morale: non potrà piovere sempre», ha detto infatti Claudio Fabbro, presidente della Giuria che ogni anno assegna i Premi e impareggiabile animatore della festosa cerimonia. Ha ragione, prima o poi le cose si rimetteranno a posto. Ogni pestilenza ha avuto un inizio, ma anche una fine. E anche questa passerà. Arrivederci, allora, al San Martino 2021!

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In copertina, l’arcivescovo Redaelli alla benedizione dei trattori di due anni fa e qui sopra una foto ricordo della bellissima festa del 2019.

Prepotto “capitale 2020” della bonifica in Fvg: la tutela dei fiumi Judrio e Cormor

Prepotto, terra di grandi vini e dello Schioppettino in particolare, è quest’anno la “capitale” della bonifica Fvg con particolare riferimento alla tutela e alla corretta gestione di due importanti corsi d’acqua friulani, il localissimo Judrio – che segnò anche la divisione tra l’ancora giovane Stato italiano e l’Impero asburgico ormai sulla via del tramonto – e il Cormor. Si tratta, infatti, della “Settimana nazionale della bonifica e della Irrigazione” che ha annualmente corso nella seconda settimana di maggio. In Friuli Venezia Giulia operano tre organismi (Consorzio di Bonifica Cellina Meduna, Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e Consorzio di Bonifica Pianura Isontina) che ne curano l’organizzazione a turno. Solitamente in questa settimana vengono aperte alla cittadinanza le strutture consortili quali le opere di presa, gli impianti irrigui e le cabine di pompaggio, con incontri divulgativi dedicati ai più giovani. Molto stretto il legame con il mondo della scuola che non manca di accompagnare scolaresche di tutte le età in visita agli impianti. Ma quest’anno l’evento, che viene coordinato dal consorzio isontino, nel rigoroso rispetto delle norme per la prevenzione del rischio di contagio da Covid-19, si svolgerà in forma ridotta e purtroppo senza la presenza di pubblico e scolaresche. Prevarrà invece l’aspetto istituzionale nell’incontro di presentazione che avrà luogo proprio oggi 2 ottobre, alle 16, al Palaschioppettino di Prepotto. Il Comune friulano, a ridosso del confine con la Slovenia, farà infatti da splendida cornice con i suoi vigneti (Colli orientali del Friuli), giunti ormai alla fine della vendemmia, all’appuntamento annuale in cui il mondo della bonifica tira le somme dell’annata irrigua ormai a conclusione. Evento nell’evento, in questa sede saranno apposte le firme della “Dichiarazione di Intenti” per arrivare alla sottoscrizione del Contratto di Fiume Judrio e Cormor. I due documenti saranno sottoscritti, in rappresentanza della Regione Fvg, dall’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro.

L’assessore Fabio Scoccimarro.

Un punto di partenza, dunque, più che di arrivo quello della sottoscrizione della Dichiarazione che poi porterà, appunto, alla stipula di uno degli importanti Contratti di fiume (Cdf), vale a dire strumenti volontari di programmazione negoziata e partecipata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla gestione del rischio idraulico. Si basano sul consenso e sulla informazione delle popolazioni, promuovendo una visione integrata e partecipe nelle comunità locali.
La “Dichiarazione di intenti” per la sottoscrizione del Contratto di Fiume Judrio viene siglata dalla Regione Fvg con i 17 Comuni del bacino idrografico del fiume Judrio, l’Autorità di Distretto idrografico delle Alpi Orientali, il Consorzio di Bonifica Pianura Isontina e l’Associazione Judrio. Con Prepotto e la dirimpettaia Dolegna del Collio, l’ambito geografico di riferimento è infatti relativo ai Comuni di Drenchia, Grimacco, Stregna, Cormons, Corno di Rosazzo, San Giovanni al Natisone, Chiopris-Viscone, Medea, Romans d’Isonzo, Mariano, Moraro, Capriva, San Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino e Mossa. Il bacino possiede elementi di rilevante pregio paesaggistico, storico-culturale, turistico ed ecologico. L’attivazione di un Contratto di Fiume mira a mettere a sistema questo ambito per permettere la fruizione e la condivisione dell’insieme dei valori naturalistici, paesaggistici, storici e socioeconomici all’interno di un sistema di regole che garantisca l’integrazione tra più interessi. Tra gli obiettivi il contenimento del rischio di esondazioni distruttive con l’esecuzione di un primo programma di interventi, già in itinere, concernenti la realizzazione di opere di sistemazione idraulica e di risanamento delle acque; l’attestazione della qualità ambientale del corso d’acqua in collaborazione con Arpa; l’attestazione della presenza reale e potenziale di specie di particolare interesse ecologico e naturalistico lungo l’asta fluviale (trota fario, lontra, libellula Cordulegaester heros e altre specie appartenenti alle famiglie dei chirotteri e degli anfibi); lo sviluppo turistico ecosostenibile ed accessibile con la valorizzazione e promozione di percorsi transfrontalieri (I mulini storici dello Judrio, Via dei monti sacri, Valle transfrontaliera dello Judrio); percorsi naturalistici lungo lo Judrio e la sua valle (tra i villaggi e il fiume, lungo il corso dello Judrio da Ponte Clinaz a Clabuzzaro, le sorgenti dello Judrio lungo il percorso Clabuzzaro, Judrio, ciclovia dalla valle del Versa – Judrio – Preval, il Colle di Medea, il parco di Romans d’Isonzo Torre – Judrio); valorizzazione e promozione di percorsi enograstronomici; promozione di percorsi naturalistici in zone lungo l’asta del fiume attualmente non accessibili (ad esempio il colle di Borgnano e le grotte).

Il ponte di Albana…

La “Dichiarazione di intenti” che porterà, invece, al Contratto di Fiume del Cormor è sottoscritta con i 25 Comuni del bacino idrografico dello stesso corso d’acqua, l’Autorità di Distretto idrografico delle Alpi Orientali, il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e l’associazione Valle del Cormor. L’ambito geografico di riferimento riguarda il bacino idrografico del torrente Cormor con i tributari torrente Urana-Soima, rio Cornaria e Roggia di Udine, composto da un primo tratto a regime torrentizio ed un secondo tratto con acque perenni, risultato di bonifiche idrauliche degli anni 50. Attraversa i Comuni di Buja, Colloredo di Monte Albano, Treppo Grande, Cassacco, Tricesimo, Pagnacco, Tavagnacco, Martignacco, Pasian di Prato, Udine, Campoformido, Pozzuolo del Friuli, Mortegliano, Talmassons, Castions di Strada, Pocenia, Muzzana del Turgnano, Carlino e Marano Lagunare. I corsi d’acqua tributari interessano per il torrente Urana-Soima i comuni di Montenars, Tarcento, Magnano in Riviera e Cassacco; per il rio Cornaria il comune di Moruzzo; per la roggia di Udine i comuni di Reana del Rojale, Tavagnacco e Udine. L’attivazione di un Contratto di Fiume risulta particolarmente significativa per quest’ambito in quanto permetterebbe di svolgere una cruciale azione di tutela e prevenzione a livello idrologico-idaulico sia per le dinamiche di disalveamento che per le piene che ad intervalli di 20-30 anni interessano il torrente con conseguenti danni per le popolazioni rivierasche. Altre dinamiche rilevanti sono l’inquinamento, ma anche la tutela di flora e fauna, la valorizzazione della storia e della cultura regionale che dalla preistoria, passando per le fornaci romane, le cortine e cente longobarde, castelli, forti e fortezze, che rappresentano una formidabile viaggio nella storia del Friuli Venezia Giulia. Il sistema Cormor viene visto anche come opportunità di sviluppo del turismo lento e naturale su un sistema di strade interpoderali già in grandissima parte esistenti, questo percorso sarebbe capace di promuovere l’attivazione di nuove economie locali come attività ricettive e ristorative, attività connesse agli eventi ed al mondo del cavallo, della bicicletta e dello sport, e valorizzazione e vendita di prodotti tipici locali che spaziano dalla tradizione contadina a quella della pesca passando per quella enologica e la creazione di un turismo esperienziale con esperienze che variano a seconda dei territori interessati. Inoltre, situandosi la sorgente del torrente Cormor in Buja, attraverso i percorsi di mobilità lenta, potrebbe intercettare un ampio numero di cicloturisti attrezzati per strade interpoderali e non promiscue convogliandoli nei territori attraversati dal torrente permettendo loro un’esperienza montagna-collina-laguna e anche mare.

… e uno scorcio del corso d’acqua.

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In copertina, ecco il fiume Judrio tra i pregiati vigneti della zona.

I grandi vini del Carso per rivitalizzare il “cuore” di Monfalcone

di Gi Elle

Il profondo amore per il Carso, un territorio senza confini, e la smisurata passione per i suoi prodotti di qualità sono i punti fermi di questa nuova avventura che sta per cominciare a Monfalcone, dove il Carso goriziano finisce, ai piedi del colle con la storica Rocca, per lasciare il posto a quello triestino, dopo il Timavo, il famoso fiume sotterraneo – fenomeno carsico di rara suggestione – che emerge a cielo aperto a pochi passi dalla foce, sul mare Adriatico. Ma il Carso non è soltanto bellezze naturali e quindi ambientali, ancora pressoché intatte, ma anche una terra aspra e nel contempo fertile, ricca di ferro e sali minerali, che regala prodotti di grande pregio, a cominciare dai vini protetti proprio dalla Doc Carso, sia nell’area giuliana che isontina: basti citare Malvasia e Vitovska, fra i grandi bianchi, e Terrano (famiglia Refoschi) fra gli inimitabili rossi. E in questo angolo del Vigneto Fvg eccelle l’azienda vitivinicola Castello di Rubbia Grad Rubije (perché siamo proprio sulla linea di confine con la Slovenia, a San Michele del Carso), la cui “anima” è una donna del vino, Nataša Černic, la quale ora si rende protagonista di una nuova, importante e coraggiosa avventura, considerati i tempi che stiamo attraversando fra problemi e difficoltà che hanno come denominatore comune il famigerato Covid-19 o Coronavirus che dir si voglia.

Le cantine del Castello di Rubbia e il locale che riapre a Monfalcone.

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L’avventura si chiama “Il Carso in Corso” che, proprio nel centro storico di Monfalcone, ha annunciato la sua riapertura per domani 27 giugno – inaugurazione dalle 18 con la musica del duo Laura Clemente, voce, e Gaetano Valli, chitarrista di fama nazionale – con una nuova gestione che vede coinvolta appunto Nataša Černic, leader della storica cantina che sorge in quei paesetti del Carso che, durante la Grande Guerra, videro dispiegarsi il genio poetico di Giuseppe Ungaretti. Questa riapertura, importante segnale di rivitalizzazione del centro di Monfalcone, dopo il lungo stop dovuto proprio alla pandemia, nasce dalla condivisione di valori tra diverse realtà che vedono nel “Carso in Corso” l’inizio di una nuova, grande storia. Oltre all’Associazione Culturale Nuovo Corso (con Manlio Comar, Sonia Bacicchi e Mauro Bertossi), da sempre al fianco dell’attività monfalconese, entrano “in famiglia” appunto l’azienda agricola Castello di Rubbia, l’Associazione culturale Euritmica e la casa editrice Kappa Vu, insieme per una sinergica organizzazione di iniziative culturali che coinvolgono la musica, la letteratura, l’enogastronomia, con eventi mirati a ridare al locale quel ruolo di punto di riferimento culturale che negli anni ha richiamato un pubblico proveniente da tutta la regione e per dare la giusta valorizzazione alle peculiarità del territorio carsico, selvaggio e affascinante, che domina la città dei Cantieri, l’Isontino e la vicina Slovenia.

Grappolo di Vitovska.


Le proposte gastronomiche, curate dallo chef Andrej Marini, si potranno consumare nel locale o acquistare per asporto. Chef Andrej, storico cuoco legato proprio ai ricordi del Poeta di San Martino del Carso, porterà nel locale a due passi dal Teatro Comunale e dalla piazza del Municipio anche la sua esperienza maturata in Grecia. Ed è proprio nel Paese ellenico che nel Medioevo nasceva la Malvasia, vino autoctono che grazie ai Veneziani si diffuse nel corso dei secoli in tutto il Mediterraneo. Oltre ai pilastri dei vini carsici, Vitovska e Teran (per chiamarli in sloveno, del Castello di Rubbia e di altre etichette), al “Carso in Corso” si potranno degustare diverse Malvasie dell’area mediterranea. Nataša Černic è, infatti, la principale promotrice del progetto europeo “Malvasia, Ambasciatrice del Mediterraneo”.

La musica è da sempre al centro delle attività del locale, che si distingue per l’acustica curata nei minimi particolari ed è noto per la rassegna Jazz in Progress, che ha portato a Monfalcone molti jazzisti, anche di livello internazionale, oltre a dare spazio ai molti talenti del Friuli Venezia Giulia; sono di casa al Carso in Corso: Giorgio Pacorig, Giovanni Maier, Claudio Cojaniz, Daniele d’Agaro, Francesco De Luisa. Da quest’anno gli eventi musicali avranno una nuova forza motrice: si tratta dell’associazione culturale Euritmica, che festeggia i 30 anni del Festival Internazionale Udin&Jazz, da un biennio trasferitosi a Grado, dove si terrà dal 28 luglio al primo agosto. In quei giorni il “Carso in Corso” si sposterà nella località marina dove curerà l’area food&drink e dove presenterà due vini firmati Castello di Rubbia, con etichetta dedicata al festival. Infine, per gli amanti della lettura è disponibile un angolo adibito a libreria ben rifornito di volumi in italiano, friulano e sloveno.

Anche la musica protagonista.

Orari Carso in Corso: da martedì a venerdì dalle 17 alle 24 – Sabato e domenica dalle 10 alle 24 – Lunedi chiuso
Info e prenotazioni: +39 349 7957889 – info@castellodirubbia.it

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In copertina, Nataša Černic, donna del vino, orgogliosa per il Terrano.

Ecco la Guida con sapori e profumi di Alpe Adria

di Giuseppe Longo

UDINE – Da qualche giorno, purtroppo, anche su trattorie e ristoranti del Friuli Venezia Giulia si vedono serrande tristemente abbassate. Comanda il Coronavirus, con tutto quello che ne consegue: in poco tempo si sono già accumulati danni enormi, che presto saranno incalcolabili. Ma oggi vogliamo ritagliare assieme a voi – fra le tante notizie legate all’emergenza sanitaria anche nel settore agroalimentare, come quelle che precedono questo articolo – un apposito spazio per riandare a una bellissima serata che, prima della neppure ipotizzata crisi in atto, aveva avuto quale elegante cornice l’hotel Là di Moret, alle porte di Udine per chi arriva dall’Alto Friuli. E che era stata organizzata per una delle presentazioni ufficiali della 24ma edizione della Guida enogastronomica più longeva della macroregione europea composta dal nostro Nord Est, da Austria, Slovenia e Croazia. Vale a dire da quell’insieme linguistico e culturale che va sotto il nome di Alpe Adria e che attinge alla ricca storia della Mitteleuropa. Vi proponiamo, insomma, un gustoso approfondimento su buona tavola e  tradizioni di quest’area, affinché sia di buon auspicio per un rapido ritorno alla normalità, per poter quanto prima riassaporare tutto questo.

Tutti i protagonisti della serata.

Area unica al mondo

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano, infatti, una grande area unica al mondo composta da 4 nazioni, formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e appunto la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline e monti nella sua espressione più vera: la cultura del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica. Le influenze qui nei secoli si sono fatte sentire, si sono intrecciate dai Balcani a Venezia, dall’italica cucina mediterranea alla Mitteleuropa, tra la campagna, il mare e i monti. Quale altro territorio al mondo potrebbe vantare questo bagaglio storico-culturale? Qui, infatti, c’è proprio tutto. Che proprio nell’enogastronomia si esprime attraverso un vero e proprio mosaico di colori, profumi e sapori. Unici, inimitabili. E i tre premi assegnati dalla Guida sono proprio i testimoni della veridicità di quanto stiamo affermando.

No all’appiattimento

Maurizio Potocnik è editore e fondatore della guida, talent scout, assieme al suo team di giornalisti, delle migliori cucine, dei vini, dei prodotti. “Ogni anno – ha spiegato – ripercorriamo questo territorio attenti ad ogni dettaglio, alla sfumature, oppure alle rivoluzioni come quella della pizza gourmet, con Veneto in prima linea in questo cambiamento-tendenza che unisce la popolarità della pizza (piatto nazionale) e l’alta cucina, rendendo quest’ultima più accessibile a tutti, aprendo le porte alla riconoscibilità culturale dei prodotti più artigianali. Ma anche la ristorazione più tradizionale si è mossa ed è in continua evoluzione tra recuperi di piatti storici, modernità concreta, miglior approccio con i vini da abbinare ai piatti, il gusto del cambiamento è arrivato anche nella cucina moderna che ha fatto un passo indietro, anch’essa rivolta alla massima valorizzazione del prodotto e del piccolo produttore, meno voli pindarici e più concretezza. Andiamo tutti – ha sottolineato Potocnik – verso la stessa direzione, quella del pescare nell’immenso bagaglio storico-culturale-agricolo che ci rende diversi dal resto del mondo. Dobbiamo continuare a crederci seppure gli Stati, con le loro regole o il mondo, remino nella direzione dell’appiattimento assoluto; dovremo crederci fino in fondo, così ci riapproprieremo del gusto di stare a tavola”.

La presentazione della Guida.

Enogastronomia regina

Vediamo, allora, di conoscere meglio la Guida. “Best Gourmet 2020” offre un’accurata recensione di 400 ristoranti, 100 fra i migliori vini, 50 prodotti d’autore, 20 Hotels Relax&Gourmet, le migliori cucine in quota, le migliori pizzerie gourmet, 21 Awards internazionali. Il tutto in 624 pagine a colori con fotografie dei locali visitati, dei vini e dei prodotti descritti, un formidabile team di giornalisti ed esperti del settore che raccontano puntualmente, da ben 24 anni, il meglio del panorama enogastronomico rilevando e promuovendo tendenze e novità di assoluta eccellenza, dalla piccola trattoria di campagna al ristoratore blasonato, dai migliori vini tra nuove visioni e vini storici, fino ai migliori prodotti. Una guida che ormai è divenuta un cult (anche per gli stessi ristoratori) per bere e mangiare nel Nord Est d’Italia e nei Paesi transfrontalieri di Austria, Slovenia e Croazia, con valutazioni ed indicazioni chiare su qualità, spesa, menu e carta vini in ristoranti realmente visitati.

Cucine d’alta quota

E, ancora, le migliori cucine in quota (sopra i 1.000 metri, rifugi compresi), le migliori pizzerie gourmet, i migliori Hotel Relax&Gourmet nei quali troverete servizi dedicati al wellness e una cucina particolarmente evoluta; 100 best wines tra produttori storici, vini naturali, piccole cantine, vignaioli incorruttibili, le nuove tendenze del bere ed ancora una bella selezione dei 50 migliori foods testati durante l’anno.
Nella guida sono inoltre pubblicati i 21 Awards internazionali delle migliori cucine, vini e prodotti, Awards che verranno consegnati nella ormai storica chermesse di giugno organizzata dall’editore. La Guida è distribuita nelle librerie al prezzo di copertina di 23 euro, oppure acquistabile sul sito: www.magnarben.it/bookshop

I magnifici del 2020

E ora ecco i campioni di Best Gourmet 2020. Tante novità per questo ambito riconoscimento internazionale giunto alla 10ma edizione, riconoscimento che vuole riassumere e mettere in evidenza quanto di meglio si è visto, assaggiato, testato. Ventuno Awards dei quali ben 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 in quella dedicata al food: la cerimonia di consegna è prevista in giugno, al tanto auspicato ritorno alla normalità. Venezia in prima linea con due importanti premi alla “Miglior carta vini” che va alla Gastrosteria Ai Mercanti, curata da Simone Poli, e al miglior piatto dell’anno, lo “Spaghetto in cassopipa” del ristorante Antiche Carampane condotto da Francesco Agopyan.

Udine superstar

Molto bene anche la provincia di Udine con ben 3 premi nella ristorazione, dei quali uno al ristorante Ilija del Golf Club di Tarvisio dello chef-patron Ilija Pejic, chiamato anche lo chef delle 3 nazioni, a Baita Monschein, della famiglia Kratter di Sappada, come miglior ristorante di montagna per la coerenza, l’aderenza a 360° con il territorio alpino, e allo chef Stefano Basello del ristorante Al Fogolar proprio del ristorante Là di Moret, che si è distinto in cucina e con profonda sensibilità socio-culturale con la realizzazione del pane da cortecce e licheni di alberi abbattuti nella tempesta dell’ottobre 2018.

Da Belluno a Padova

In provincia di Belluno, nell’Agordino, va un premio speciale alla ricostruzione dopo la disastrosa tempesta Vaia, al ristorante Hotel Alle Codole, ricostruito in breve tempo nonostante i gravi danni subiti, continuando un percorso di qualità a tavola a 360°. Due awards importanti assegnati anche nel Veronese: ad Enrico Fiorini gestore del ristorante San Martino di Legnago e della pizzeria Al Borgo di Palesella, per la professionalità, lo stile manageriale e la profonda conoscenza del mondo del vino e, nel centro storico della città di Romeo e Giulietta, un premio a Simone Lugoboni del ristorante Oste Scuro in qualità di miglior ristorante di Mare.
Nel Padovano, un premio al ristorante emergente La Posa degli Agri per il concept attualissimo del “ristorante di campagna” ed il suo chef Andrea Alan Bozzato. Anche in provincia di Treviso 3 i premi importanti, uno all’Osteria dei Mazzeri di Follina, gestita dai fratelli Mazzero, l’altro dedicato alla “fine pasticceria al ristorante” che è stato assegnato al ristorante Tre Panoce dove il pastry chef Fabio la Commare, nel team di Tino Vettorello, sta facendo grandi cose nella sezione dessert, ed ancora un premio che sorprende dedicato alle migliori pizze gourmet realizzate nella macroregione (Veneto la regione numero 1) che quest’anno va al trevigiano Davide Croce ed al suo ristorante/pizzeria Equilibri di Treviso. Chiude la sezione ristoranti il riconoscimento che va a Peter Brunel di Arco in provincia di Trento come migliore apertura dell’anno.

Vini, formaggi e gubane

Tra i migliori vini vincono il veronese Tamellini con il Millesimato 2010 tra le bollicine a matodo classico, il vicentino Firmino Miotti con il suo Strada Riela sui lieviti (ancestrale con il fondo), il trevigiano Adami (per il metodo italiano) con il Credas Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore Docg, il Sauvignon Ronco delle Mele 2018 di Venica & Venica in provincia di Gorizia, come miglior vino bianco e tra i vini rossi il Teroldego Rotaliano di Donati Marco di Mezzocorona in provincia di Trento.
A Treviso anche il premio del miglior formaggio in Alpe Adria conferito alla Latteria Perenzin per il formaggio di Bufala al Glera, a Gorizia premiata la piccola attività artigianale L’Antica Ricetta di Cormons con il premio miglior prodotto dolciario per la Gubana e l’Elisir San Zuan. A Ferrara un premio importante dedicato alle panificazioni va al Panificio artigiano di Farinelli di Lagosanto con il suo speciale e fragrante pane “Coppia ferrarese”, un pane d’antica tradizione nella golosa provincia di Ferrara.

Gnocchi con ragù di coniglio.

La cena gourmet

La presentazione della Guida è stata coronata dalla Gran cena di gala Best Gourmet dell’Alpe Adria realizzata al ristorante Fogolar 1905, guidato dallo chef Stefano Basello, dal Club Magnar Ben Editore di Conegliano in collaborazione con l’hotel Là di Moret gestito da Margherita, Edoardo e Franco Marini. Cena che ha avuto quale ospite d’onore anche il sindaco di Udine Pietro Fontanini, che ha portato il saluto della città sottolineando il valore dell’espressione enogastronomica dell’area, fattore irrinunciabile del movimento turistico, oggi purtroppo messo a dura prova. E proprio a Stefano Basello è spettato l’onore di aprire la serata con “Foie gras, Oro Caffè e mandarino”, accompagnato dal neonato Gori – Magnificat Metodo Classico Magnum. Ecco, poi, Carlo Nappo del ristorante Podere dell’Angelo di Pordenone con “L’anguilla nel Livenza”, abbinato da Villa Parens Gran Noir Millesimato Dosage Zero 2013, vanto dell’azienda Puiatti di Farra d’Isonzo. Ha fatto seguito Ilija Pejic del ristorante Ilija Golf Club Tarvisio che ha proposto “Risotto con estrazione di cappuccio viola, mela verde e crema di formaggio salato”. Il vino? Un grande bianco: Dai Morars – Amandum – Friulano 2016. Quindi una “tappa” carsolina con la cucina di Gabriella Cottali Devetak, della Lokanda Devetak 1870 che ha presentato “Snidjeno testo, gnocchi di pasta lievitata con ragù di coniglio al finocchietto e ricotta carnica”. Anche qui un altro bianco di lusso dell’azienda Venica&Venica: “Jesera” Pinot grigio Doc Collio 2018. Un bel piatto che ha portato alla conoscenza dei commensali due importanti anniversari: i 150 anni del ristorante di San Michele del Carso e i 90 dell’azienda di Dolegna del Collio. E dalla montagna un salto alla pianura friulana con Loris Bearzi e patron Ivan Uanetto, della trattoria Da Nando di Mortegliano, che hanno fatto arrivare in tavola “La rosa di Gorizia di Brumat incontra l’olio Timbro Istriano Mate nell’acetaia Da Nando; La capasanta, il Melanospurum Niger Friulano, la zucca e il Gin Monologue di Tomaz Kavcic”, con un elegante abbinamento: Paolo Rodaro – Pinot nero Romain 2017. E per concludere? L’Antica Ricetta di Cormons con la Gubana artigianale e l’Elisir SanZuan (miglior proodotto dolciario Best of Alpe Adria 2020). Il tutto, molto applaudito, con la partecipazione di Oro Caffè, Vecon, ConiglioNatura, Agrofin Olio Mate, L’Antica Ricetta.

Rosa di Gorizia con olio istriano.

I CAMPIONI

RESTAURANTS AWARDS BEST OF ALPE ADRIA

Ristorante dell’anno Best of Alpe Adria 2020
Ilija – Golf Club Tarvisio –Tarvisio UD

Chef dell’anno Best of Alpe Adria 2020
Stefano Basello – Ristorante Al Fogolar Là di Moret –Udine UD

Miglior Patron dell’ospitalità e professionalità Best of Alpe Adria 2020
Enrico Fiorini – Ristorante Tenuta San Matino – Legnago VR

Miglior ristorante della tradizione Best of Alpe Adria 2020
Osteria Dai Mazzeri – Follina TV

Miglior ristorante di mare Best of Alpe Adria 2020
Oste Scuro – Verona VR

Miglior ristorante di montagna Best of Alpe Adria 2020
Baita Mondschein – Sappada UD

Miglior Pizza Gourmet Best of Alpe Adria 2020
Equilibri – chef Davide Croce – Treviso TV

Miglior nuova apertura Best of Alpe Adria 2020
Peter Brunel Ristorante Gourmet – Arco TN

Miglior ristorante emergente Best of Alpe Adria
La Posa degli Agri – chef Andrea Alan Bozzato – Polverara PD

Miglior piatto Best of Alpe Adria 2020
Spaghetti in cassopipa – Antiche Carampane – Venezia VE

Ristorante della ricostruzione Tempesta Vaia Best of Alpe Adria
Ristorante Alle Codole – Canale d’Agordo BL

Miglior pasticceria fine al Ristorante Best of Alpe Adria 2020
Ristorante Tre Panoce – Pastry chef Fabio La Commare – Conegliano TV

FOOD AWARDS BEST OF ALPE ADRIA

Miglior prodotto dolciario Best of Alpe Adria 2020
Gubana artigianale e San Zuan Elisir di Noce
L’antica Ricetta – Cormons GO

Miglior formaggio Best of Alpe Adria 2020
Bufala al Glera
Perenzin Latteria – Bagnolo di San Pietro di Feletto TV

Miglior pane della tradizione
Coppia Ferrarese
Panificio Artigiano Farinelli – Lagosanto FE

WINES AWARD BEST OF ALPE ADRIA

Miglior Spumante Metodo Classico Best of Alpe Adria 2020
Millesimato Tamellini 2010
Tamellini – Soave VR

Miglior Spumante Metodo Italiano Best of Alpe Adria 2020
Col Credas – Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore di Valdobbiadene Docg
Adami – Vidor TV

Miglior vino rifermentato in bottiglia col fondo Best of Alpe Adria 2020
Strada Riela sui lieviti – da uve di Vespaiolo
Firmino Miotti – Breganze VI

Miglior vino Bianco Best of Alpe Adria 2020
Sauvignon Ronco delle Mele 2018
Venica & Venica – Dolegna del Collio – GO

Miglior vino Rosso Best of Alpe Adria 2020
Teroldego Rotaliano Doc Sangue di Drago 2016
Donati Marco – Mezzocorona TN

Panel giornalisti e collaboratori 24ma edizione:
Maurizio Potocnik, Giuseppe Casagrande, Morello Pecchioli, Francesco Lazzarini, Andrea Ciprian, Furio Baldassi, Mario Stramazzo, Francesco Turri, Cristiana Sparvoli, Tiziana Rinaldi, Marina Tagliaferri, Chiara Giglio, Marisa Cartotto, Stefano Falcier, Dario Penco

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In copertina e qui sopra la Guida enogastronomica di Alpe Adria.

“Sapori in Cantina”: che domenica oggi a Dolegna del Collio!

La prevendita dei ticket è andata quasi a ruba, ma ci sono ancora dei posti disponibili per partecipare oggi 20 ottobre a “Sapori in Cantina”, l’evento autunnale di Dolegna del Collio che consente agli enoturisti e agli appassionati del nettare divino, sapientemente accostato alla buona gastronomia, di partecipare a un tour di 6 tappe, con tanto di portabicchiere al collo e bus navetta per la trasferta. Non solo fra i 6 punti di ritrovo, ma anche – per i più comodi – dalle stazioni ferroviarie di Cividale e Cormons. C’è pure la possibilità di effettuare il percorso a piedi – tra le prime quattro tappe – attraverso un sentiero naturalistico, come pure accedervi con i mezzi propri.


Un itinerario enogastronomico che farà scoprire il fantastico paesaggio naturalistico e i prodotti che ne derivano, nella splendida cornice di Dolegna del Collio che si estende a nord del Comune di Cormons, tra la provincia di Udine e la Slovenia. Sarà così possibile ammirare il territorio collinare, colorato dalle diverse sfumature autunnali, e nel contempo degustare la tradizionale cucina friulana e i meravigliosi vini prodotti dalle aziende locali, all’insegna della giovialità e del buon gusto.
A partire dalle 10 e fino alle 18 si potrà arrivare alle sei cantine – i bus partiranno ogni 15 minuti dal ritrovo di Lonzano, presso la Cooperativa Agricola di Dolegna, con ampio parcheggio a disposizione – che mesceranno a ogni avventore un calice di vino Doc Collio delle cantine del territorio, assieme a un piatto preparato per l’occasione.

Queste le sei tappe, con aziende partecipanti, vini e pietanze. 1a tappa: CIME con aziende Beput, Zorutti e Ca’ Ronesca, prosciutto crudo “ Il Molinaro” con pane fatto in casa e Ribolla gialla; 2a: SCRIO’ con Grudina, La Ponca e La Stella, gnocchi di susine con Ribolla Gialla; 3a: MERNICO con l’azienda Ferruccio Sgubin, vellutata di zucca, castagne e ricotta affumicata con Ribolla gialla (Riserva); 4a: PREPOTTO con l’azienda Grillo, gulash con polenta e Schioppettino di Prepotto; 5a: DOLEGNA DEL COLLIO con l’azienda Casella, cosciotto di maiale con patate e Franconia; 6a e ultima tappa RUTTARS con l’azienda Crastin, dolce d’autunno con il Verduzzo. A disposizione all’arrivo un’enoteca per acquistare le bottiglie da portare a casa.
I biglietti online sono esauriti, però ce ne sono altri disponibili telefonando al 333 836 9990. Da precisare, infine, che l’organizzazione si riserva di chiudere anticipatamente le iscrizioni al raggiungimento degli 800 posti programmati.
C.S.

Anche uno sconfinamento a Prepotto.

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In copertina e all’interno vigneti in tenuta autunnale a Dolegna.

Tour su Collio e Brda con le auto d’epoca tra i colori d’autunno

di Gi Elle

Auto storiche tra i vigneti a cavallo del confine italo-sloveno che, conclusa la vendemmia, stanno cambiando colore e quindi perdendo le foglie in vista del riposo invernale, mentre i nuovi vini si stanno affinando in cantina.  Il Club friulano veicoli d’epoca (Cfve) chiude infatti in bellezza la stagione annuale con il tradizionale raduno “Colori d’autunno” che per il 2019 coinvolge il territorio transfrontaliero tra Friuli orientale e Slovenia.

Così, domenica 13 ottobre, una trentina di auto d’epoca dei collezionisti iscritti al club presieduto da Italo Zompicchiatti si ritroveranno, alle 9, presso la Cooperativa di Premariacco per procedere in direzione del Collio sloveno (Brda) con destinazione San Martino nei pressi di Casteldobra, famosissima località vitivinicola.  Qui gli equipaggi avranno modo di visitare le bellezze del territorio e degustare i prodotti dell’enogastronomia slovena. Dopo aver attraversato il valico di Plessiva, a due passi da Cormons, il variopinto corteo di “vecchie signore” a quattro ruote rientrerà in Italia per attraversare il Collio fino a raggiungere Cividale, cuore dei Colli orientali del Friuli, per poi proseguire verso le Valli del Natisone. Un percorso suggestivo dove i colori d’autunno sono davvero superbi e attrattivi. Veicoli di varia produzione ed epoca, ma tutti rigorosamente conservati e iscritti Asi, animeranno questa iniziativa per una giornata all’insegna della sana amicizia saldata dalla comune passione per il collezionismo di pregiate vetture.

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In copertina e qui sopra due immagini autunnali del Collio sloveno nella zona vitivinicola di Casteldobra.

 

Il “Farra Wine Festival” compie cinque anni: sempre più evento Fvg

di Gi Elle

Compie cinque anni tondi tondi. E ormai è diventato un avvenimento da non perdere nel Vigneto Fvg: è il “Farra Wine Festival”. Che quest’anno, proprio per festeggiare il primo, felice quinquennio di questa “Food & Wine Experience” cambia anche location, per cui sarà ambientato nella suggestiva corte dell’azienda Colmello di Grotta, in via Gorizia. L’evento è organizzato dalle aziende del Contado di Farra d’Isonzo (vi fanno parte Bressan mastri vinai, Borgo Conventi, Colmello di Grotta, Jermann, La Bellanotte, Tenuta Villanova e Villa Parens) in collaborazione con l’associazione culturale Furclap. Ricordiamo che l’azienda ospitante si estende su una ventina di ettari, dei quali 15 a vigneto, distribuiti in pari superfici tra Collio e Isonzo, zone che pur vicine presentano terreni completamente differenti. Va detto, infatti, che l’area collinare di Farra – classificata appunto come Collio – è espressa dalla caratteristica “isoletta” all’interno della piana ghiaiosa delle alluvioni dell’Isonzo.

Corte e vigneti dell’azienda Colmello di Grotta a Farra d’Isonzo.

L’appuntamento è fissato per domani, 24 agosto, a partire dalle sette di sera, e propone una rassegna di vini delle migliori cantine della stessa Farra, del Collio, del Carso, del Brda e della Vipavska dolina – vale a dire il Collio che continua oltre confine e la Valle del Vipacco, quindi in Slovenia -, oltre che dei Colli orientali del Friuli. Etichette prestigiose tutte abbinate alle specialità di rinomati ristoranti, wine bar e attività agroalimentari. E’ presente pure un angolo dedicato agli “orange wine” – vini bianchi ottenuti come i rossi attraverso macerazioni, anche piuttosto lunghe, delle vinacce con il mosto, tanto da arrivare appunto al caratteristico color arancione – e ad altre regioni, in particolare Sicilia e Puglia. Intervento musicale del gruppo “UaragniauN” di Altamura – la cittadina del famoso pane – con canti e ritmi della tradizione popolare del Tavoliere ed, in particolare, della Murgia barese. Intrattenimento, quindi, con il dj Luca Persolja e Pasquale Gentile, presentatore ed animatore goriziano. Presente alla serata anche Tv Caffè24 con la sua trasmissione Videobook.

Chi ama il vino di qualità non ha dunque che da inserire questa bellissima proposta di Farra tra i suoi impegni o appuntamenti di domani. Una manifestazione che, indubbiamente, concorre a valorizzare il Vigneto Fvg sempre più vicino alla vendemmia che, come abbiamo già avuto modo di osservare nei giorni scorsi su questo stesso sito, promette bene, anche se avverrà con un sensibile ritardo rispetto alla media degli ultimi anni. Ma questo non è affatto negativo. Tutt’altro, ne beneficeranno aromi e profumi dei nuovi vini!

Ingresso alla serata 40 euro, in prevendita 35. Per ulteriori informazioni telefonare a Milena: 3470678042
e-mail: milena.colucci@inwind.it   

www.farrawinefestival.eu

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In copertina, vini Fvg, ma non solo, protagonisti domani sera a Farra.

 

LA RICETTA – Lo strudel o “Strùcolo de pomi”

di Roberto Zottar

Un dolce arrivato dall’Austria, probabilmente attraverso la Slovenia, è lo strudel, caratterizzato da un impasto di pasta stesa, sul quale si spalma un ripieno, si arrotola e si cucina al forno. Secondo varie fonti, tra cui il Larousse Gastronomique, l’origine remota di questo dolce è il baklava orientale, sfoglie sottili di pasta che racchiudono un ripieno di mandorle, noci e miele.
Seguendo le conquiste dei Turchi, il baklava arrivò a Budapest nel 1541. In Ungheria il baklava si arricchì di frutta, principalmente mele, con l’aggiunta di uva passa e cannella, assumendo anche un nome tedesco, strudel, cioè “vortice, gorgo”, perché era arrotolato su se stesso a spirale. Dall’Ungheria, dove oggi invece è conosciuto come rétes, il dolce passò in Austria e da qui si diffuse in tutto l’Impero Austroungarico assumendo prevalentemente una forma diritta. La prima ricetta con il nome Strudel è in un manoscritto di tal cuoco Puech del 1696 conservata nella Wiener Stadtbibliothek di Vienna.
Lo strudel è uno dei dolci più presenti nelle famiglie di Gorizia, di Trieste e del Carso, mentre tradizionalmente non era presente in Friuli o in Carnia, tanto che non è citato nei testi della Contessa Giuseppina Perusini Antonini e di Pietro Adami. Il nome locale strucolo si collega al tedesco dialettale struckel, sinonimo di strudel e probabilmente il termine ci è arrivato tramite lo sloveno štrùkelj.

Procedimento:
La pasta dello strucolo in genere è un semplice impasto steso molto sottile di acqua, farina e grasso, talvolta con l’aggiunta di uovo e/o vino e aceto, la cosiddetta pasta da strudel o pasta tirada o pasta mata.
Per realizzarla lavorate molto a lungo 200 grammi di farina, un uovo, 40 grammi d’acqua tiepida, un cucchiaio d’olio d’arachide e un cucchiaino di aceto. Fate riposare la pasta, che sarà un po’ collosa, coperta d’olio. Volendo così si conserva per alcuni giorni. Asciugatela con carta da cucina e stendetela su un canovaccio infarinato con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia. Prendete allora la pasta da sotto sul dorso delle mani e tiratela fino ad ottenere quasi una pellicola. Da qui il nome di pasta tirada. Si dice che è stesa alla perfezione se si riesce a leggere un giornale posto sotto di essa! Pennellate con burro fuso, farcite con un ripieno di 2 kg di mele sbucciate e tagliate a fettine sottili, 100 grammi di zucchero, 100 grammi di pane grattugiato tostato nel burro, 100 grammi di uvetta macerata nel rum, succo e buccia di mezzo limone, un pizzico di cannella. Arrotolate il dolce aiutandovi con il canovaccio, pennellate esternamente con burro e infornate a 190° per 30-35 minuti.
Con queste dosi si può realizzare o uno strudel grande o due pezzi più piccoli.

Vino:
Un Verduzzo dei Colli orientali e per chi la preferisce anche una Ribolla gialla spumantizzata.

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In copertina, ecco come si presenta lo “Strùcolo de pomi” o strudel.

 

Prepotto e Dolegna tornano sul Ponte dello Schioppettino

di Gi Elle

L’anno scorso era stato l’avvenimento top di “Calici di Stelle”: la originalissima festa sul “Ponte dello Schioppettino” che unisce i territori di Prepotto e di Dolegna del Collio, divisi dal corso del torrente Judrio, storica linea di demarcazione fra i due Comuni, anzi due Stati. A sinistra, ancora l’Impero austro-ungarico, a destra l’Italia da poco unita. Una festa che aveva sancito l’avvio di un’amicizia e di una collaborazione – una sorta di gemellaggio, insomma – nate nel nome di due Ribolle: quella Nera di Prepotto (conosciuta da tutti appunto come Schioppettino) e quella Gialla di Dolegna. Espressione di due vitigni autoctoni di altrettante zone Doc: Colli orientali del Friuli, all’interno dei quali undici anni fa è stata ritagliata una specifica sottozona denominata appunto “Schioppettino di Prepotto”, nel primo caso; Collio Goriziano, nel secondo, zona che, superato l’immediato confine con la Slovenia, assume il nome di Brda.
Una prima edizione, dunque, coronata da un così chiaro successo che subito era parsa evidente l’opportunità di organizzarne una seconda nel 2019. Quello che è puntualmente avvenuto. E così – come già emerso nel programma generale di “Calici di Stelle” organizzato dalle Città del Vino e dal Movimento del turismo del Vino Fvg di cui questo sito ha ampiamente riferito – l’appuntamento è fissato per sabato prossimo 3 agosto, dalle 19.30, proprio sul “Ponte dello Schioppettino”. Molto suggestivo e invitante il titolo: “Notte di vino, note di stelle. Dal tramonto all’alba”. La manifestazione è organizzata dai Comuni di Prepotto e di Dolegna del Collio assieme alle Pro Loco dei due paesi contermini. E per quanto riguarda proprio Prepotto è la prima importante manifestazione dopo quella, riuscitissima, sempre dedicata ai suoi celebri vini, che si era tenuta all’inizio di giugno nel castello di Albana, il paese dello Schioppettino per eccellenza. Mentre la più importante e significativa festa per Dolegna arriverà a San Martino, quando si terrà la Giornata del Ringraziamento coronata dalla consegna degli ormai prestigiosi riconoscimenti.
La serata comincerà, dunque, al tramonto tra le dolcissime note di un Concerto per Archi e Solisti al Chiaro di Luna. Quindi, via alle degustazioni. Questi i vitivincoltori che proporranno i rispettivi vini.

Ribolla gialla

Ribolla gialla e altri autoctoni:

Cà Ronesca, Crastin, Fruscalzo Vini, Grudina, Jermann, La Rajade, Norina Pez, Ronco Scagnet, Ferruccio Sgubin, Tenuta Stella, Zorutti

Schioppettino di Prepotto e altri autoctoni:

Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto, Nicola Bodigoi, Colli di Poianis, Grillo Iole, Marinig Valerio, Ronco dei Pini, Ronc Soreli, Segreta Winery, Sirch Luca, Stanig, Vignaiuoli Toti, Vie d’Alt, Giovanni Venica, Vigna Lenuzza, Vigna Petrusssa

Esperienze gastronomiche:

Agriturismo Scribano, Agriturismo Tinello Sant’Urbano, Allevamento Bergamasco, Azienda agricola Midun, Panificio Codromaz, Ristorante Al Cjant dal Rusignul, Trattoria Da Mario

Schioppettino

Allora non ci resta da dire: arrivederci a sabato, sul “Ponte dello Schioppettino”!

Per ulteriori informazioni si potrà telefonare a Mattia al numero 331.1122435.

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In copertina, l’inaugurazione della prima edizione della festa: il sindaco Mariaclara Forti taglia il nastro.

 

Prosecco Patrimonio dell’Umanità, ma Collio e Brda possono attendere

di Giuseppe Longo

Prosecco dunque sì, Collio-Brda no, almeno per ora. Le meravigliose colline di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio mondiale dell’Umanità, mentre quelle non meno belle a cavallo tra Italia e Slovenia, o meglio tra Friuli e Castel Dobra più zone contermini, possono attendere, perché il discorso è rinviato a un’altra sessione del vertice Unesco. Un grande risultato, storico, quello della Provincia di Treviso che porta a ben 55 i siti riconosciuti dall’Organizzazione internazionale in Italia.

La zona del Prosecco Docg a Valdobbiadene.

Sembrava che qualcosa si fosse inceppato nel complesso meccanismo dell’iter per il riconoscimento delle colline venete, invece il Comitato mondiale Unesco riunitosi qualche giorno fa a Baku capitale dell’Azerbaigian ha dato il via libera con generale soddisfazione degli amministratori della vicina Regione, già raggianti per aver appena incassato la promozione di Cortina ai Giochi olimpici invernali del 2026, dei produttori e loro organizzazioni, anche se non è mancata qualche voce fuori dal coro. E’ chiaro che il Marchio Unesco riguarda la zona propriamente collinare, splendida senza ombra di dubbio come dimostrano le foto che pubblichiamo, scattate un paio di anni fa nella zona di Valdobbiadene dove si produce il Prosecco Docg e dove c’è anche l’“isoletta” di Cartizze – un po’ come il nostro Ramandolo sui Colli orientali del Friuli – che rappresenta la vera punta di diamante di queste “bollicine” che hanno conquistato il mondo. Quindi non l’intero comprensorio di produzione del Prosecco che è interregionale, estendendosi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia anche nelle aree di pianura, avendo fatto leva proprio sul nome del piccolo paese del Carso Triestino – Prosecco, appunto – che ha consentito di “ancorarvi” l’intera area geografica. Solo in questo modo si è potuto continuare a commercializzare il vino ottenuto dal vitigno Glera, etichettandolo come Prosecco, un nome che oggi è sulla bocca di tutti, nel Vecchio come nel Nuovo Continente.

Vigneti Collio tra Cormons e Dolegna.

Nulla di fatto invece – si spera, come dicevamo all’inizio, almeno per ora – per la zona Collio-Brda, nonostante la “pratica internazionale”, riguardando appunto due Stati confinanti, fosse suggestiva e potesse indurre a previsioni ottimistiche, sebbene da parte slovena, a un certo punto, era sembrato ci fosse un certo “raffreddamento”, non tanto nell’interesse, quanto nella possibilità di predisporre tutto il materiale richiesto dalla procedura. E che doveva essere presentato entro il 30 giugno scorso. Cosa che poi è però puntualmente avvenuta, ma senza ottenere ancora il via libera. Per cui bisogna continuare a lavorare. Diego Bernardis, oggi consigliere regionale, che in veste di sindaco di Dolegna del Collio aveva promosso con entusiasmo e convinzione l’avvio dell’iter per dare un giusto  riconoscimento a questa zona vitivinicola, che si è fatta apprezzare soprattutto con i suoi grandi vini bianchi in tutto il pianeta, spiega: “In realtà, non è uno stop. A Baku il nostro progetto Collio/Brda è stato presentato (dalla Slovenia), ma non bocciato, poiché noi dobbiamo ancora entrare in Tentative List e l’obiettivo, ora, non essendoci riusciti sei mesi fa (per vari motivi, ma principalmente perché la Slovenia non era pronta), è per febbraio 2020”.

Tutto rinviato, dunque, per cui c’è da sperare che nella prossima occasione il Progetto Collio-Brda possa avere il tanto auspicato semaforo verde. Anche perché Collio e Brda hanno non solo le carte a posto ma tutte le caratteristiche paesaggistiche, ambientali, economiche e sociali per ambire all’importante titolo di Patrimonio dell’Umanità per questa bellissima zona che si estende senza soluzione di continuità a cavallo di un confine che ormai è tale solo di nome, ma non di fatto. Per cui possono soltanto attendere, con l’auspicio che la prossima sia appunto la volta buona.

La zona Brda a Castel Dobra. 

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In copertina, il Collio nella zona di San Floriano, a ridosso del confine con la Repubblica di Slovenia.