Nuovi fondi per riconvertire i vigneti Fvg. E oltre 2 milioni per promuoverne i vini

«Dopo una settimana di continui monitoraggi, di telefonate e scambi di pareri e informazioni tra gli uffici regionali, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, siamo riusciti ad ottenere le risorse finanziarie per scorrere completamente la graduatoria “Ristrutturazione riconversione vigneti 2020/2021″». Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, evidenziando – come riferisce Arc – che «rispetto alla dotazione iniziale assegnata al Friuli Venezia Giulia, abbiamo recuperato risorse che altre Regioni non sono state in grado di utilizzare, per 1,4 milioni di euro. Attraverso questa operazione siamo riusciti a pagare ben 55 aziende, per oltre 148 ettari di vigneto, che altrimenti non sarebbero state finanziate». Zannier ha precisato che «ciò è stato possibile, dato il meccanismo connesso alla tempistica delle fideiussioni, solamente grazie al fatto che queste sono arrivate quasi sempre, anche grazie agli incentivi regionali, con congruo anticipo rispetto alla chiusura dei pagamenti da parte di Agea e all’impegno costante profuso dai tecnici regionali che seguono la materia». L’assessore ha infine evidenziato che «si tratta di un buon risultato, anche in considerazione del fatto che sono state finanziate tutte le domande inserite nelle rispettive graduatorie anche sulle altre due misure dell’Ocm Promozione e Investimenti».

Intanto, ammontano a 2,23 milioni di euro i fondi che la Regione Fvg metterà a disposizione dei produttori locali per sostenere azioni di informazione e promozione dei vini nei mercati al difuori dell’Unione europea allo scopo di migliorarne la competitività in tali Paesi. Lo ha deciso la Giunta regionale approvando un’apposita delibera su proposta dello stesso assessore alle Risorse agroalimentari. Nella misura, che fa riferimento a un decreto e alle risorse di un provvedimento ministeriale, si stabilisce che i progetti possono essere sia di carattere regionale, cioè presentati da aziende con sede in Friuli Venezia Giulia, sia multiregionali (aziende della nostra regione e di altre zone d’Italia). Nel primo caso, i termini per la presentazione delle domande scadono il 29 ottobre prossimo mentre nell’altro la scadenza è fissata per il 25 ottobre. Il provvedimento stabilisce, inoltre, i criteri di priorità ai fini della valutazione del progetto. Tra questi figura il fatto che il soggetto proponente sia un nuovo beneficiario, il progetto sia rivolto a un nuovo Paese terzo oppure se il proponente richiede una percentuale di contribuzione pubblica inferiore al 50 per cento. Gli altri criteri sono i seguenti: il soggetto proponente è un Consorzio di tutela, una federazione o un’associazione di Consorzi di tutela; il progetto riguarda esclusivamente vini a denominazione d’origine protetta e/o ad indicazione geografica tipica; il progetto è rivolto ad un mercato emergente; il soggetto proponente produce e commercializza prevalentemente vini provenienti da uve di propria produzione o di propri associati; il soggetto proponente presenta una forte componente aggregativa di piccole o micro imprese.

La delibera inoltre stabilisce che per la campagna 2021-2022 è ammessa la sola presentazione di progetti della durata di 10 mesi e prevede gli importi massimi dei contributi concessi: questi ultimi sono pari a 350mila euro nel caso in cui il progetto sia presentato da un solo partecipante, valore che sale a 500mila euro nel caso in cui coinvolga da 2 a 10 partecipanti, 700mila euro (11-30 partecipanti) e 750mila euro (più di 30 partecipanti). Infine, per i progetti multiregionali in cui il Friuli Venezia Giulia risulta essere capofila, l’importo massimo di contributo pubblico non può eccedere i 350mila euro nel caso in cui ci sia un solo partecipante; il valore è di 500mila euro per progetto se invece risultano esserci più partecipanti.

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In copertina, viticoltura nella zona collinare friulana.

Prosek, Zannier al Senato: fermi tutti, sarebbe troppa confusione col Prosecco

«Sulla vicenda del Prosek croato è inaccettabile che si creino a livello europeo basi giuridiche contrastanti e che non si riconosca il criterio di prevalenza delle denominazioni già esistenti». Lo ha affermato l’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, in sede di IX Commissione del Senato dove, come informa Arc, è intervenuto da remoto assieme agli omologhi del Veneto e del Piemonte per perorare la difesa del Prosecco nell’audizione informale dedicata alla salvaguardia delle produzioni Doc, Docg, Dop e Igp.

L’assessore Stefano Zannier.


Secondo l’assessore del Friuli Venezia Giulia, «la confusione che si ingenererebbe a livello giuridico con l’assegnazione da parte dell’Unione europea della menzione tradizionale al Prosek si ripercuoterebbe sul consumatore e sul suo diritto di essere tutelato e di poter riconoscere in maniera evidente l’origine del prodotto che acquista. Ciò accadrebbe a fronte di una qualità imparagonabile dei due vini».
Zannier si è soffermato, poi, su un duplice risvolto della questione. «La menzione al Prosek, da un lato, potrebbe costituire un precedente a livello europeo e innescare reazioni a catena a discapito di eccellenze di altri Paesi, come per esempio lo Champagne francese, mentre, d’altro lato, indurrebbe il Friuli Venezia Giulia a riaprire la partita che pareva chiusa da un decennio come quella del Tokaji. Si tratterebbe in questo caso di un’azione estrema, di principio e non di merito, per evitare che la tutela del vino croato ponga in essere due pesi e due misure nell’ambito della medesima materia giuridica».
Da parte dell’esponente della Giunta Fedriga è stata infine «apprezzata la coralità della posizione delle Regioni e la sintonia con il Governo nella difesa del Prosecco in una trasversalità assoluta che offre un base solida – è stato ribadito – per portare avanti tutte le azioni di opposizione in sede europea che si renderanno necessarie».

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In copertina, grappoli di Glera il vitigno base del Prosecco Doc e Docg.

Zannier chiude il “caso” Tocai e lancia un appello all’unità dei vitivinicoltori Fvg

(g.l.) Il dossier Tocai è ormai chiuso da tanto tempo e non può essere riaperto. Parola di Stefano Zannier, titolare dell’agricoltura del Friuli Venezia Giulia. «Dopo oltre dodici anni dall’ultima pronuncia giuridica in merito, è perlomeno utopistico pensare di poter ritornare a usare la dicitura “Tocai” per quello che ormai in tutto il mondo viene chiamato “Friulano”. La Regione ha combattuto strenuamente per tutelare la denominazione “Tocai” ma quella sfida, purtroppo persa, appartiene al passato, quindi dobbiamo guardare al futuro e promuovere al meglio gli attuali prodotti del Friuli Venezia Giulia e non dare vita a battaglie di retroguardia che rischiano solo di alimentare false speranze».

Il Friulano (ex Tocai) fa discutere.

È questa, infatti, la posizione espressa dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari in merito alla possibilità, paventata da alcuni esponenti istituzionali – in particolare, come è noto, il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, intervenuto alla presentazione della Festa del vino di Bertiolo -, di avviare un’azione politico-legale per recuperare il nome “Tocai” per il vino ora noto come “Friulano”. Zannier ha spiegato che «sia gli organi di giustizia dell’Unione europea sia la Corte costituzionale si sono espresse in maniera molto chiara rispettivamente a favore dell’Ungheria e del suo Tokaji e sull’impossibilità per la Regione di legiferare in una materia che ha riflessi sul commercio internazionale e comunitario e, ormai da anni, tutte le aziende vitivinicole del Friuli Venezia Giulia hanno investito risorse e promosso attraverso le etichette delle loro bottiglie il “Friulano”. Inoltre, per ridurre il disagio economico causato dal cambio di denominazione sono stati investiti per la promozione del “Friulano” oltre 10 milioni di euro, 8 dei quali di provenienza statale e 2 regionali». L’assessore ha quindi rimarcato che «al momento la Regione non ha alcuna evidenza dell’individuazione di nuovi elementi che potrebbero far ipotizzare una riapertura della questione, ma se altri esponenti hanno evidenza di aperture in tale senso da parte dell’Unione Europea dovrebbero segnalarle formalmente di modo da consentire di verificare la loro fondatezza per distinguere sentieri legalmente e istituzionalmente percorribili da illazioni e chiacchiere da bar».  Come tutti gli addetti del settore sanno, l’Ungheria, a sostegno della sua richiesta, aveva fatto leva sul nome geografico assonante con il nome del nostro storico bianco. Ma altrettanto il Friuli Venezia non aveva potuto fare, per cui – come osservavamo anche pochi giorni fa – sarebbe estremamente complesso e rischioso, dal punto di vista dei risultati ottenibili, riaprire la vertenza con i magiari e la stessa Unione Europea.
Sigillo, quindi, sulla questione Tocai – anche se l’adozione del nome alternativo “Friulano” non ha mai entusiasmato nessuno, sebbene fosse il migliore fra quelli individuati -, mentre dallo stesso esponente della Giunta regionale è venuto un convinto appello all’unità del settore, proprio nell’ottica di guardare avanti con senso propositivo. «Trovare una strada comune per promuovere in maniera unitaria il vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia al di fuori dei confini regionali, valorizzando le competenze che questa terra sa esprimere»: è questo infatti l’appello che ieri pomeriggio, Stefano Zannier, ha lanciato da Torreano di Cividale in occasione del brindisi organizzato dall’azienda agricola Valchiarò per festeggiare i 30 anni di attività. Per l’occasione è stato degustato il bianco Nexus, Friulano Doc Friuli Colli orientali a cui la guida Winesurf 2020 online e gratuita dei vini italiani 2020 ha assegnato il punteggio più alto in assoluto dopo aver degustato alla cieca 1403 bianchi provenienti da tutta Italia. Oltre a questo prestigioso premio – di cui a suo tempo avevamo riferito -, lo stesso vino ha ottenuto anche la “corona” (il massimo riconoscimento) della Guida Vinibuoni d’Italia 2020, considerata la “bibbia” per quanto concerne i vini da vitigni autoctoni, che sono stati protagonisti nel fine settimana alla Fiera regionale dei vini di Buttrio. Per questi risultati conseguiti, ma anche per la filosofia che anima l’azienda, l’assessore si è voluto pubblicamente complimentare con i soci.
Alla presenza di Lauro De Vincenti, socio e amministratore della Valchiarò, e del sindaco Roberto Sabbadini, l’esponente dell’esecutivo Fedriga ha poi voluto porre l’attenzione sulla necessità di fare massa critica per promuovere l’intero settore vitivinicolo al di fuori del Friuli Venezia Giulia «attraverso un percorso – ha detto Zannier – che aggreghi più produttori intorno a questo progetto. Non possiamo più andare in ordine sparso, ma c’è necessità di unire le forze e trovare coesione, mettendo da parte alcune peculiarità in nome di un’immagine collettiva capace di portare benefici all’intero comparto». Su questo aspetto – ha osservato – i Colli orientali (c’era anche il presidente Paolo Valle) sono «un’area illuminata, perché il Consorzio mette assieme la qualità del prodotto con la necessità di rafforzarne la commercializzazione collocando i vini sul mercato al giusto prezzo».
«Oltre alla promozione unitaria – ha evidenziato infine il titolare dell’agricoltura Fvg – il progetto deve prevedere un altro step; è necessario infatti attivare un percorso che permetta di valutare in modo oggettivo gli investimenti compiuti, misurare il risultato che si porta a casa in termini di riconoscibilità dei nostri prodotti sui mercati interni ed internazionali, ed infine quotare quale sia il ritorno delle aziende che intendono partecipare a questo percorso. Tutto ciò non si fa in poco tempo, ma in questa seconda parte della legislatura cercheremo di spingere il piede sull’acceleratore per raggiungere questi obiettivi».

Grappoli di Tocai friulano.

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier ieri pomeriggio a Torreano.

La birra e l’acquacoltura sono in crescita in Fvg ma serve più coordinamento

“Tenendo conto che il report dell’Ersa ci prospetta dati oggettivi, quindi una fotografia dettagliata dei comparti considerati, per quanto riguarda il settore della produzione della birra, se è vero che le nuove prospettive hanno motivato numerosi agricoltori a convertire le loro produzioni verso l’orzo distico, è anche vero che come in altri ambiti del comparto rurale il Friuli Venezia Giulia sconta la carenza di un percorso coordinato ed efficace nella fase di commercializzazione. Ciò limita la possibilità di trattenere in regione, e specificamente nel nostro mondo rurale, una parte dei benefici derivanti dall’immissione sul mercato di un prodotto di qualità”. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenuto all’evento online “Prime proiezioni sullo stato dell’agricoltura Fvg 2020 e focus sui settori ittico e della birra 2019”, organizzato dall’Ersa per evidenziare come la produzione della birra offra possibilità di espansione e d’investimento.

L’assessore Stefano Zannier.

“Negli ultimi anni sono sorti numerosi birrifici artigianali – ha sottolineato Zannier, come informa una nota Arc -, ma al fermento che scaturisce dal desiderio del mondo rurale di trovare spazi di remunerazione più concreti ed efficaci non corrisponde una rete di commercializzazione adeguata, che possa dare il giusto ritorno all’impegno orientato all’alta qualità”. L’assessore ha aggiunto che “per le altre componenti indispensabili alla produzione, come il malto, occorre sempre fare ricorso a realtà che non sono ancora presenti nel panorama imprenditoriale del Friuli Venezia Giulia, mentre nel frattempo si producono già birre di pregio apprezzate dalla clientela”. “A tale proposito si intravvedono all’orizzonte progettualità importanti ma, rimanendo all’ambito agricolo e artigianale locale – ha aggiunto l’assessore -, occorre saper guardare lontano puntando a una commercializzazione adeguata che faccia conoscere il prodotto anche su altri mercati”.

Il report dell’Ersa ha affrontato anche le tematiche del settore ittico, rispetto al quale l’esponente della Giunta Fadriga ha rivelato che “occorre tenere presente che l’acquacoltura e la pesca hanno due percorsi diversi e animano contesti ben differenti tra loro”. Nell’acquacoltura in acqua dolce per l’allevamento di pesce il Friuli Venezia Giulia si conferma leader per la produzione di trote e in tale contesto vi sono ancora ampi spazi di miglioramento e crescita. Il settore della molluschicoltura attraversa invece un periodo caratterizzato da problematicità per quanto riguarda la produzione in acqua salata, cioè in mare, “serve compiere un’analisi puntuale – ha concluso Zannier -, dalla quale emerge che risulta difficile sostenere questo settore per il medio e lungo periodo”.

 

 

Massima l’attenzione della Regione Fvg per la tutela dei Magredi

L’attenzione della Regione Fvg sull’area dei Magredi è alta, tanto che proseguono numerosi progetti di valorizzazione e tutela. Lo ha confermato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, rispondendo in Aula a due interrogazioni attraverso cui è stata espressa preoccupazione per la imminente cessione da parte dell’Agenzia del demanio di sette ettari di terreni nell’area dei Magredi, in corrispondenza dell’ex poligono militare del Dandolo.
“Le aree oggetto di alienazione a seguito di sdemanializzazione sono esterne e confinanti con la Zona Speciale di Conservazione Magredi del Cellina e con la Zona di Protezione Speciale Magredi di Pordenone”, ha precisato Zannier – come informa una nota Arc -, rassicurando anche sui timori evidenziati dal momento che “circa due terzi della superficie è inserita nell’inventario dei prati stabili di cui alla Lr 9/2005 e pertanto la sua trasformazione a seminativo o ad altri usi non è consentita”.
L’esponente della Giunta Fedriga ha inoltre ricordato che con il progetto Life Magredi Grasslands sono stati ripristinati 500 ettari di superfici prative e che, a seguito della conclusione di un contenzioso, la Regione sta per assumere la gestione di circa ulteriori 300 ettari di praterie del demanio militare portando a circa 700 ettari le superfici direttamente gestite dalla Regione stessa solo nel contesto del demanio militare del Dandolo/Cellina.
“Inoltre – ha concluso l’assessore Zannier -, per ottimizzare le modalità gestionali la Regione si sta concentrando sul ripristino e sulla gestione di aree più delicate e problematiche, attivando invece strumenti di sostegno finanziario ai privati per la gestione di superfici prative tramite semplici sfalci annuali”. Il titolare dell’Agricoltura Fvg ha poi richiamato il nuovo progetto Life Pollinaction avviato a fine 2020, con cui verrà progettata e implementata una filiera di valorizzazione economica del fieno naturale prodotto dalle praterie magredili che potrebbe destare interesse alla gestione di tali superfici, superando il semplice strumento del contributo.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, una suggestiva immagine dei Magredi in provincia di Pordenone.

Il vino “cancerogeno”? Levata di scudi di Fvg, Veneto, Lombadia e Piemonte

di Giuseppe Longo

Assoenologi ha appena reso noti i dati definitivi dell’ultima vendemmia – 49 milioni di ettolitri, in Fvg 1 milione 853 mila – che sul settore vitivinicolo si abbatte come un uragano (ricordate Vaia poco più di tre anni fa?) una nuova avversità, normativa però, che si coniuga con quelle patite dai produttori nell’interminabile emergenza pandemica. Il vino, infatti, farebbe molto male – contrariamente a quanto si sapeva, sempre ovviamente con moderati consumi -, aprendo addirittura la porta all’insorgenza del cancro. Tanto che c’è stata una immediata levata di scudi da parte di quattro Regioni rinomate per la produzione enologica. Infatti, gli assessori alle Risorse agroalimentari di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte hanno fatto fronte comune dopo l’annuncio dei contenuti del Piano d’azione predisposto dalla Direzione generale per la sicurezza alimentare per la lotta al cancro (Europe’s Beating Cancer Plan), contenente alcune indicazioni che, dicono gli assessori, “hanno dell’incredibile”. Proprio perché – si sottolinea in una nota Arc – il consumo di vino, secondo il documento pubblicato pochi giorni fa dalla Commissione Ue, nuocerebbe gravemente alla salute: senza se e senza ma.

Stefano Zannier

“Il consumo moderato e consapevole del vino, che fa parte delle tradizioni e dello stile di vita degli europei, sarebbe quindi assimilato all’abuso di alcol e di superalcolici – scrivono invece in una nota congiunta gli assessori, tra i quali Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia -. Rileviamo come tutto ciò si ponga in antitesi con quanto la comunità scientifica ha più volte affermato, riconoscendo al vino importanti ricadute positive sulla salute sia per i benefici apportati da piccole quantità di alcol sia per gli altri componenti di questa bevanda, tra i quali diversi antiossidanti sicuramente “amici” della nostra salute. Le conseguenze per uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana ed europea sarebbero devastanti: le politiche di sviluppo che da sempre accompagnano il settore sarebbero infatti messe pesantemente in discussione e tutto ciò sarebbe addirittura accompagnato dall’invito a riportare sulle etichette immagini e scritte che oggi siamo abituati a vedere sui pacchetti di sigarette“. Per i rappresentanti regionali le rassicurazioni che la vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, si è affrettata a rilasciare, seppur incoraggianti, non sono però sufficienti ad eliminare le preoccupazioni in ordine ad un’iniziativa dettata dalla disinformazione degli uffici di Bruxelles che va censurata con decisione. “Ci adopereremo pertanto in tutte le sedi competenti, sia a livello nazionale sia a livello comunitario – concludono gli assessori -, per evitare che tutto ciò si traduca in un disastro annunciato”.

Rodolfo Rizzi

Se passasse, infatti, questa linea comunitaria sarebbe arrecato un gravissimo danno all’immagine del vino che, come è noto, è da sempre un alfiere delle nostre eccellenze agroalimentari, sia in fatto di quantità che di qualità. Una produzione che nell’ultima vendemmia – come ci ha comunicato il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi – si attesta nel Belpaese esattamente su 49.066.003 milioni di ettolitri, mentre in Friuli Venezia Giulia se ne sono prodotti 1.853.184, di cui 1.574.458 bianchi e 278.727 rossi. Tipologie che a livello nazionale quasi si equivalgono: 28.652.226 bianchi e 20.413.777 rossi. C’è quindi da sperare che la normativa “in itinere” sia bloccata e rivista come chiedono i quattro assessori regionali all’Agricoltura. Altrimenti, ai disastri causati dal Covid e dai provvedimenti anti-contagio, se ne aggiungerebbero altri, i cui effetti sarebbero facilmente immaginabili.

Vigneti collinari in Fvg.

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In copertina, il Friuli Venezia Giulia è vocato a produrre grandi vini bianchi sia fermi che spumanti.

 

 

Foreste Fvg, dalla Regione un milione di euro per i danni del bostrico

(g.l.) Anche il patrimonio forestale del Friuli Venezia Giulia ha un nemico molto temuto, essendo all’origine di gravissimi danni alla risorsa legno, tanto che c’è la necessità di correre ai ripari con adeguati provvedimenti. A tal fine, la Regione Fvg provvederà ad erogare indennizzi del valore complessivo di 1 milione di euro per compensare la perdita di valore economico delle piante colpite dalla diffusione del bostrico (tipografo o dell’abete rosso). Lo ha deciso l’Esecutivo Fedriga approvando un’apposita delibera su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari e alle foreste, Stefano Zannier.

Il bostrico nemico dell’abete rosso.


Il provvedimento – come informa una nota Arc – definisce i criteri e le modalità per  la concessione degli indennizzi da parte del Fondo regionale per la gestione delle emergenze in agricoltura per contrastare la diffusione del temuto coleottero (Ips typographus – Linnaeus, 1758). I risarcimenti in misura forfettaria, che variano dai 15 ai 35 euro al metro cubo, verranno liquidati in conto capitale in base al volume netto di piante di abete rosso (Picea abies, peccio) secche o deperite, a seconda del metodo di esbosco utilizzato. In questo modo viene garantito un margine di valore residuo al legname attaccato incentivandone l’uso.
“Con questo provvedimento – spiega l’assessore Zannier – si intende contenere la diffusione dell’agente patogeno, ripristinare la funzionalità degli ecosistemi forestali, ridurre il rischio di innesco e propagazione degli incendi boschivi per il permanere in foresta di materiale secco e favorire il recupero e l’immissione sul mercato del legname attaccato. I beneficiari degli indennizzi sono i proprietari forestali pubblici e privati o loro delegati ovvero comproprietari, affittuari, locatari, concessionari, comodatari e le imprese forestali”.
Ma cos’è il bostrico? Si tratta, in due parole, di un insetto considerato molto pericoloso che, come detto, colpisce principalmente gli abeti rossi, ma anche altre specie di conifere. Normalmente, il parassita attacca e si riproduce nel legno malato o già morto, ad esempio alberi caduti, ceppi o tronchi tagliati. La misura più efficace per combatterne le infestazioni è la rimozione degli alberi colpiti e di tutto il potenziale materiale riproduttivo (alberi deboli o caduti, tronchi con corteccia) prima che la nuova generazione di adulti emerga dalla corteccia.

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In copertina, ecco le caratteristiche pigne dell’abete rosso.

 

 

Agricoltura, esteso al 2021 in Fvg il bando regionale per i giovani imprenditori

Anche per il 2021 sarà possibile accedere al bando a sostegno dei giovani imprenditori agricoli. Lo ha deciso la giunta del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che ha approvato il bando per l’accesso individuale al tipo di intervento 6.1.1 “Avviamento di imprese per giovani agricoltori” incluso nel Psr 2014-2020, che viene esteso anche all’anno prossimo. “In agricoltura è necessario garantire il ricambio generazionale – ha commentato Zannier – con l’obiettivo di aumentare la redditività e la competitività del settore agricolo; per questo la Regione punta sui giovani imprenditori agricoli, che possono apportare nuove qualifiche e competenze a un settore in forte evoluzione, anche tecnologica”.

Stefano Zannier

Per l’insediamento dei giovani in agricoltura – riferisce una nota Arc – sono stati stanziati oltre 800mila euro che saranno erogati in forma di premio a supporto della fase d’avvio delle nuove imprese, a fronte di un piano di sviluppo aziendale. I beneficiari sono giovani agricoltori di età compresa tra 18 anni, compiuti, e 41 anni, non ancora compiuti, alla data di presentazione della domanda. È necessario inoltre possedere adeguate qualifiche e competenze professionali e insediarsi per la prima volta in una azienda agricola in qualità di capo dell’azienda. La domanda deve essere corredata dalla documentazione richiesta, comprensiva del piano di sviluppo aziendale e va presentata entro il 30 giugno 2021 sul portale del sistema informativo agricolo nazionale (sian – www.sian.it) seguendo le indicazioni presenti sul sito della Regione Fvg.
L’entità del premio è calcolata sulla base di diversi criteri, tra cui la localizzazione della superficie agricola utilizzata (Sau) prevalente dell’azienda, la certificazione dei prodotti come biologici, Doc, Docg, Dop, Igp, Igt o Aqua, o la produzione delle materie prime necessarie alla loro realizzazione; il contributo va da un minimo di 20mila euro fino ad un massimo di 40mila euro, anche cumulabili tra loro a seconda dei criteri riconosciuti. Inoltre, nel caso di insediamento nella stessa azienda di più giovani agricoltori, il premio calcolato è concesso a ognuno di loro.

Agricoltura, dalla Regione Fvg oltre 800 mila euro per l’avvio di imprese giovani

“Nel 2021 dobbiamo promuovere il ricambio generazionale nel settore agricolo. Il nostro obiettivo è quello di aumentare la redditività e la competitività del settore, favorendo l’insediamento di giovani agricoltori che devono essere adeguatamente qualificati e che vanno supportati nella fase di avvio della loro attività imprenditoriale”. L’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, introduce così la delibera, appena approvata dalla Giunta Fedriga, che assegna fondi regionali integrativi per il raggiungimento di queste finalità.
“Per il bando dedicato all’avviamento di imprese per giovani agricoltori abbiamo previsto, infatti, oltre 800mila euro, derivanti – spiega Zannier, come informa una nota Arc – da economie generatesi nell’ambito del pacchetto giovani 2017”.
“Si tratta di un intervento necessario anche perché le risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) saranno assegnate – ricorda infine l’assessore regionale all’Agricoltura – solo successivamente all’approvazione del regolamento comunitario nel periodo di transizione fra la programmazione 2014-2020 e quella 2021-2027 e dopo la modifica del Programma di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020 del Friuli Venezia Giulia”.

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In copertina, l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Zannier. (Foto Regione Fvg)

 

Sostegno della Regione ai piccoli agricoltori della montagna Fvg

“Nella legge di Stabilità abbiamo inserito due misure per sostenere in particolare gli imprenditori agricoli più piccoli sia nelle procedure di acquisto di nuove attrezzature che nella creazione di filiere nelle aree montane”. I provvedimenti – come informa una nota Arc – sono stati illustrati in videoconferenza dall’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, nel corso della seduta della I Commissione che ha preso in esame la manovra di bilancio, composta dal Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2021, dalla Legge collegata (ddl 116), dalla Stabilità 2021 (ddl 117) e dal Bilancio di previsione 2021-23 (ddl 118).
“Tramite il Fondo di rotazione abbiamo destinato 600mila euro per l’acquisto di macchinari e attrezzature per la produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. Si tratta di una misura – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – pensata per le aziende medio piccole che normalmente fanno fatica ad accedere al Programma di sviluppo rurale (Psr) anche a causa dell’imponente mole di lavoro burocratico-amministrativo necessario per presentare le domande”.
“Il secondo provvedimento prevede, invece, finanziamenti agli imprenditori agricoli delle aree montane che decideranno di fare rete per rinnovare gli strumenti di produzione, per sostenere i costi di promozione, le spese tecniche e gli interventi di ristrutturazione e di acquisto degli immobili. Il nostro obiettivo – ha specificato Zannier – è quello di definire un modello per attività agricole che sappiano anche promuovere la vendita dei loro prodotti”. “Le imprese che sapranno lavorare insieme in modo efficace – ha detto in conclusione l’assessore all’Agricoltura – finiranno per realizzare delle filiere di prodotto che oggi sono strategiche soprattutto per le aree fragili come quelle della montagna del Friuli Venezia Giulia”.

L’assessore regionale Zannier.

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In copertina, formaggi di malga tipici prodotti della montagna friulana. (Foto Claudio Rizzi)