Indice Bigot, è il Vigneto Fvg il più premiato in qualità al Vinitaly

«È in vigna che nascono i grandi vini»: lo ha affermato con convinzione Giovanni Bigot durante la premiazione dei trentotto vigneti che hanno superato i 90 centesimi secondo l’Indice Bigot. Il metodo di valutazione scientifico del potenziale qualitativo di un vigneto, ideato dall’agronomo friulano supportato dal suo team di Perleuve, lo scorso anno è stato calcolato in totale su 734 vigneti. L’Indice, frutto di vent’anni di ricerca sul campo in Italia e a livello internazionale, si basa su nove parametri di valutazione: produzione, chioma, rapporto tra foglie e produzione, sanità delle uve, tipo di grappolo, stress idrico, vigore, biodiversità e microrganismi, età del vigneto. Ogni parametro considerato va a influire su una precisa caratteristica del vino. La premiazione dei vigneti, che ha riguardato l’annata 2021, si è tenuta durante il recente Vinitaly di Verona, nello spazio della Regione Friuli Venezia Giulia.
«Un risultato finale – commenta Bigot – che è l’apice di un importante percorso di crescita e miglioramento in vigneto, lì dove nasce una grande uva per un grande vino. I vigneti premiati hanno la capacità di aumentare il valore di un territorio in termini di qualità e riconoscimento, diventando identificativi di una zona, donando caratteristiche specifiche ai vini che lì nascono. Non solo, i vini da vigneto singolo rappresentano un trend in forte crescita, ecco quindi che la valutazione del vigneto, attraverso parametri specifici, aumenta il valore del prodotto finale ed esalta l’importanza della qualità della materia prima, l’uva».
Grazie all’eccellenza in questi campi i trentotto vigneti che nel 2021 hanno superato i 90 centesimi sono stati: in Friuli Venezia Giulia il Friulano Hrib, Friulano Dolinca e Hrib Merlot de La Castellada, il Friulano Case 25 di Livio Felluga, Tocai Friulano Centralina e Cabernet Franc Pietra di Russiz Superiore, Oslavje di Radikon, Sauvignon Lonzano Alto di Sgubin Ferruccio, Sauvignon Zegla di Sturm, Sauvignon Rosazzo e Tocai friulano Buttrio di Le Vigne di Zamò, Ronco Pitotti Sauvignon di Vignai da Duline, Tocai Friulano Braida di La Sclusa, Moscato Vin dal Paron di Ferlat, Friulano Stesa di Il Carpino e Cabernet Sauvignon Narciso di Ronco delle Betulle; in Veneto il vigneto Sant’Anna di Massimago; in Lombardia Chardonnay Calcababbio e Sauvignon Calcababbio di Monsupello e Pizzarello Pinot Meunier di Castello di Cigognola; in Piemonte Sorì Ginestra di Conterno Fantino e Barolo Sottocastello di Ca’ Viola; in Emilia Romagna Merlot Ronco e Malvasia Morello di La Tosa; in Toscana Poggiata Rinaldi di Tenuta del Cabreo e Anfiteatro alle Rose di Tenuta di Nozzole; in Umbria i vigneti Sagrantino Maria Cantalupo di Di Filippo, Sauvignon Villa Pace di Cantine Blasi, Vigna Chiusaccia e Vigna Renabianca di Terre Margaritelli; in Puglia Lu Piezzu di Masseria Cuturi; in Sardegna Ispane Sud Pusceddu, Ispane Tatti/Onali, Murtatí Crobu, Pardoniga Manca, Burdaga Conciadori dell’azienda Bentu Luna. I vigneti premiati in Slovenia sono stati Chardonnay Jordano e Sauvignon Jordano di Marjan Simcic; mentre in Francia è stato premiato il vigneto Champan di Domaine R&P Bouley.
Il vigneto che ha raggiunto il punteggio massimo di 95 punti su 100 è stato il Friulano Hrib dell’azienda La Castellada in Friuli Venezia Giulia, mentre l’azienda con il maggior numero di vigneti è stata Bentu Luna in Sardegna, con cinque impianti premiati.

PerleuveLa società Perleuve nasce nel 2012 per volontà di Giovanni Bigot, agronomo, ricercatore e consulente di alcune delle migliori cantine d’Italia ed estere. Fanno parte del gruppo esperti agronomi e tecnici che si occupano di consulenza tecnica e gestionale del settore vitivinicolo con l’obiettivo di porre il vigneto al centro della produzione di vini di qualità, attraverso un approccio multidisciplinare e olistico, con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale e alla salute delle persone. Tra i progetti di Perleuve, si annoverano l’Indice Bigot, metodo di valutazione oggettivo del potenziale qualitativo del vigneto che prende in considerazione i nove parametri agronomici più importanti, e l’app 4Grapes, strumento di lavoro che permette di monitorare, riconoscere e rilevare le condizioni del vigneto, oltre che archiviare i dati raccolti. Nel 2020 nasce inoltre l’Academy 4Grapes, la prima scuola italiana dedicata agli Ampelonauti, professionisti che vogliono imparare a monitorare il vigneto aumentandone il potenziale qualitativo e riducendone l’impatto ambientale.

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In copertina, Giovanni Bigot con uno dei premi;  e qui sopra durante i controlli.

La tutela del gelato artigianale parte dal Fvg grazie all’iniziativa di Giorgio Venudo

di Carlo Morandini

Dalla Regione Friuli Venezia Giulia è arrivato il tanto atteso riconoscimento per il gelato artigianale, quel prodotto di alta qualità preparato da un “artigiano del gusto” utilizzando le materie prime atte a realizzare un alimento sano e nutriente, capace anche di assicurare al palato dei degustatori, siano grandi o bambini, la piacevolezza dei sapori naturali. La nostra è infatti la prima Regione d’Italia a codificare e certificare un prodotto dell’arte dolciaria realizzato già dagli antichi Romani, che qui vanta diverse eccellenze perché ha potuto contare sulla “palestra” dei sapori delle importanti realtà balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado, ma anche sullo spirito imprenditoriale e innovativo, sempre senza perdere di vista il gusto della tradizione e i prodotti locali e tipici, di alcuni artigiani illuminati.

Maddalena Spagnolo


Per esempio a Udine, già negli anni ’70, facevano scuola le gelaterie Pancera, Sommariva, dell’Orso di Pravisani, a Lignano i fratelli Giorgio Arturo De Pellegrin e i De Filippis, a Grado Pancera. La norma – la proposta era stata sottoscritta da 17 consiglieri – è stata illustrata al Consiglio regionale, che l’ha approvata, dalla latisanese Maddalena Spagnolo, sensibile all’argomento della qualità, non solo rivierasca, artefice della condivisione con le rappresentanze del mondo economico.
L’iniziativa è del presidente nazionale dei gelatieri per Confartigianato, Giorgio Venudo, artigiano del gusto che ha legato la storia della sua famiglia alla produzione del gelato artigianale servito, direttamente in spiaggia a Lignano Sabbiadoro, a centinaia di migliaia di turisti e degustatori di ogni età e provenienza. Un percorso di sensibilizzazione durato alcuni anni, quello di Venudo, sempre supportato anche dall’Arga Fvg e dall’Associazione culturale La Riviera friulana, che ha coinvolto categorie e produttori. Fino ad arrivare alla formulazione dell’articolato varato dalla Regione Fvg, che conferma così la sua leadership nelle iniziative volte alla salvaguardia dei prodotti, alla tutela della genuinità e alla valorizzazione del gusto della tradizione. Mentre per i consumatori si tratta di un risultato importante perché consente loro di scegliere tra i prodotti realizzati secondo le ricette di un tempo e con gli ingredienti dell’area, la nuova legge si tradurrà in una opportunità per gli artigiani del gusto del settore, i gelatieri appunto, che nel Friuli Venezia Giulia, secondo Confartigianato, sono complessivamente 332, un dato che comprende anche le imprese artigiane di pasticceria, mentre quelle del gelato, rispetto a questo valore, sono circa 250.

Giorgio Venudo con Carlo Morandini.


Un settore, che come aveva evidenziato di recente Venudo a un evento svoltosi all’Enaip di Udine, soffre della carenza di personale specializzato, alla quale gli Istituti professionali Fvg cercano di sopperire. Anche per questo, ma per buona parte per motivi anagrafici, tra il 2014 e il 2019 sono state chiuse 17 attività. Mentre la pandemia ha causato la chiusura di altre dieci tra il 2019 e il 2020.
La nuova legge otterrà risultati positivi anche nel settore turistico, specialmente tra gli ospiti della nostra realtà appassionati della scoperta del territorio e delle sue peculiarità e proposte: i protagonisti del cosiddetto “turismo lento”, che rappresentano ormai una fetta importante del flusso vacanziero, specialmente fuori stagione, quando è possibile gustare con maggiore serenità i prodotti del luogo. Per esempio, sono decine gli austriaci, e non solo, confini ed emergenza sanitaria permettendo, che anche nella trascorsa stagione estiva hanno valicato le Alpi o scelto i trasporti intermodali favoriti dalla Regione, per scendere lungo la ciclovia Alpe Adria che corre sul sedime della vecchia ferrovia Pontebbana, e hanno raggiunto Venzone, dove un altro maestro gelatiere, Vincenzo Aiello, tra l’altro allievo dei De Pellegrin, propone e ripropone loro i gusti che hanno fatto la storia dell’arte del gelato friulana. Poi, i cicloturisti, grazie ai collegamenti quasi interamente completati, e ai trasporti intermodali, bici-bus, treno, anche motonave, raggiungono la Riviera friulana e si spostano verso Grado, Lignano Sabbiadoro, oppure oltre, verso il Veneto orientale e il resto della Riviera adriatica.

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In copertina, coppa di gelato al cioccolato uno dei gusti più gettonati.

Pitina da tre anni Igp, si va verso un aggiornamento del disciplinare

Da qualche anno, la Pitina, celebre prodotto agroalimentare della tradizione delle valli pordenonesi, è protetta dal marchio Igp. Ma ora si prospetta un nuovo “passaggio” normativo. Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, d’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha infatti provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale – numero 220 del 14 settembre 2021, della proposta di modifica del disciplinare di produzione dell’indicazione geografica protetta “Pitina”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, rilevando che si tratta di un doveroso passaggio tecnico, appunto a tre anni dall’approvazione della Igp, utile a migliorare il disciplinare e atteso dai produttori.
Le eventuali osservazioni alla proposta pubblicata, adeguatamente motivate, dovranno essere presentate dai soggetti interessati al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare della pesca e dell’ippica – PQAI IV, Via XX settembre 20 – 00187 ROMA, PEC: saq4@pec.politicheagricole.gov.it entro 60 giorni dalla data di pubblicazione della citata proposta nella Gazzetta ufficiale (cioè entro il 13 novembre prossimo). Lo scopo dell’avviso – ha osservato l’assessore – è di dissipare ogni incertezza tra i produttori e di garantire l’assoluta salubrità e sicurezza del prodotto ai consumatori.

Spilimbergo, alimentazione
e sostenibilità agricola

Il valore della sostenibilità agricola spesso cozza di fronte alla poca flessibilità delle norme nazionali in materia. E questo aspetto rappresenta un ostacolo che rischia di mettere in discussione il tentativo di avere a disposizione sistemi che il mercato attualmente sta richiedendo in maniera sempre maggiore. Su questo concetto si è soffermato lo stesso assessore Zannier partecipando a Spilimbergo alla rassegna “Alimentazione: tra ambiente e società” organizzata dal Comune del mosaico che ha visto al tavolo dei relatori anche i rappresentanti dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e di Agrifood Fvg. Di fronte alla convinzione secondo cui le superfici in cui è possibile mettere in atto agricoltura sostenibile sono in riduzione, è stato osservato, questo assunto non corrisponde a realtà per il Friuli Venezia Giulia: all’interno delle foreste, le superfici dedicate a questo specifico ambito sono in crescita del 10 per cento. Su questo tema per l’esponente dell’esecutivo Fedriga il problema sta a monte, in una legislazione troppo rigida che prevede l’inviolabilità di ciò che diventa foresta, quando invece in questo settore ci sarebbero ampi margini di manovra ad esempio per la zootecnia sostenibile. Si è cercato poi di ragionare su quali siano le disponibilità di terreni in Friuli Venezia Giulia per ospitare i diversi tipi di coltivazione, evidenziando come le superfici vitate siano di gran lunga superiori alla media nazionale. Un problema, questo, che si ripercuote sul resto delle produzioni, spesso destinate al consumo animale. Infine, l’assessore si è soffermato sulla necessità di poter identificare i prodotti che derivano da materie prime locali in un mercato che spesso ne utilizza altre provenienti da diverse zone dell’Italia e del mondo. A tal proposito, è stato introdotto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” che permette di dare riconoscibilità e tracciabilità alle nostre produzioni.

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In copertina e all’interno ecco due immagini nella Pitina Igp.

 

Caso Prosek, verso un ripensamento. Il Fvg rispolvera anche la questione Tocai

«Gli argomenti sul tema del Prosek croato esposti oggi al commissario Ue per l’Agricoltura dalla Regione Friuli Venezia Giulia, unitamente al Governo e alla Regione Veneto, hanno aperto la strada a una rivalutazione più approfondita della questione». È quanto ha riferito l’assessore Fvg alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, al termine dell’incontro avuto stamane a Firenze, nella sede della Regione Toscana, assieme agli omologhi regionali e al ministro per le Politiche agricole con il commissario Janusz Wojciechowski.
Il tema di fondo su cui la Regione Fvg ha fatto leva, a fronte della richiesta croata di ottenere per il proprio vino bianco lo status di menzione tradizionale, è – informa una nota Arc – la recente sentenza della Corte di giustizia europea che tutela le denominazioni di origine rispetto alle assonanze. Se ci dovesse essere un riconoscimento Ue del Prosek, vino passito che nulla a che vedere con il Prosecco italiano – questa la posizione espressa dall’assessore -, a quel punto ci sarebbero le condizioni per chiedere la riapertura di vecchi fascicoli in modo da garantire un trattamento omogeneo alle diverse vicende agroalimentari affacciatesi sullo scenario europeo. In particolare, ha osservato l’assessore del Friuli Venezia Giulia, si potrebbe riproporre la questione del Tokaij, in modo esclusivamente provocatorio, per verificare se nell’Unione europea esistono due pesi e due misure.
Il Ministero delle Politiche agricole, supportato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, depositerà nelle prossime settimane l’opposizione formale al riconoscimento della menzione tradizionale per il vino croato. Nel corso e proprio a seguito dell’incontro di oggi si è avuta la chiara percezione – ha reso noto l’assessore – che la Commissione europea stia prendendo consapevolezza della materia Prosecco in tutte le sue dimensioni e che vi possa essere un ripensamento rispetto a un approccio neutrale e asettico.
Va inoltre rilevato che la Regione Friuli Venezia Giulia con la vicina Regione Veneto, assieme al Consorzio Prosecco, darà tutto il supporto tecnico necessario al ministero delle Politiche agricole per costruire il fascicolo di opposizione contro la domanda di riconoscimento del Prosek da parte della Croazia. Come ha ricordato l’assessore Zannier – ricordando che solo lo Stato membro dell’Unione europea portatore di interesse, in questo caso l’Italia, può opporsi al riconoscimento della denominazione per il vino bianco passito croato -, nella stesura del dossier non verrà appunto tralasciata la vicenda Tokaji che, anzi, sarà usata come argomentazione al contrario in difesa del Prosecco. La vicenda ha infatti caratteristiche simili, posto che allora l’Unione europea privilegiò il valore della denominazione rispetto a quello della storicità del vitigno per ammettere il riconoscimento del Tokaji ungherese a scapito del Tocai friulano. Per l’assessore la linea del “due pesi e due misure” è inammissibile.
Anche alla luce di alcune recenti sentenze della Corte di giustizia europea, la denominazione deve essere tutelata da possibili assonanze, il che rende incomprensibile e ingiustificato l’accoglimento della domanda di riconoscimento avanzata dalla Croazia. Secondo l’assessore anche la tipologia del vino conta poco: il Tokaji ungherese, essendo un vino dolce, non aveva nulla a che fare con il Tocai friulano, ma ciò non fu sufficiente a tutelare la denominazione di quest’ultimo; allo stesso modo, il fatto che il Prosek sia un vino bianco passito, non diminuisce l’entità del danno in cui può incorrere il Prosecco italiano.
Oggi, in sede di Commissione politiche agricole (Cpa) della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Friuli Venezia Giulia e Veneto hanno chiesto la sottoscrizione di un documento unitario a difesa delle denominazioni nostrane dall’abuso di utilizzo di etichette “Italian sounding”. L’assessore ha confermato, infine, che l’interlocuzione politica è strettissima a tutti i livelli e si sta facendo pressione in ogni sede europea per difendere la posizione italiana con assoluta trasversalità da parte di tutti gli schieramenti.

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In copertina, grappoli di Tocai friulano, la varietà che non può essere nominata in etichetta.

Viticoltura sostenibile nella convenzione Università di Udine-Città del Vino Fvg

Nell’ambito del progetto per una viticoltura sostenibile “Città del Vino Fvg: obiettivo Agenda 2030”, l’Università di Udine e il Coordinamento tra le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, rappresentato dall’ente capofila Comune di Buttrio, hanno sottoscritto una convenzione quadro che dà avvio a un progetto di ricerca applicata per la definizione di uno schema di “Regolamento Intercomunale di Polizia rurale – VITE FVG 2030” per il territorio dei Comuni aderenti alle Città del Vino e i soci dell’Associazione. Il Regolamento sarà orientato a obiettivi di sostenibilità, circolarità e competitività a livello regionale, nazionale e continentale. Particolare attenzione verrà dedicata alla gestione e all’uso dei prodotti fitosanitari in viticoltura. Il progetto di ricerca applicata, della durata di 18 mesi e finanziato da Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, sarà coordinato dal dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali (DI4A) dell’Ateneo friulano. L’accordo è stato siglato nella sede del rettorato dell’Università di Udine, a palazzo Antonini-Maseri.

Pinton e Bassi alla firma.

«I nostri territori viticoli – ha ricordato il rettore dell’Università di Udine, Roberto Pinton – hanno un grande valore per la qualità dei vini prodotti, per il pregio paesaggistico, per la funzione di traino dell’economia territoriale. L’impatto ambientale della viticoltura, tuttavia, deve essere preso in considerazione, anche alla luce del Green Deal europeo, che prevede la riduzione dei pesticidi in agricoltura del 50% entro il 2030. Iniziativa molto positiva dunque è questa delle Città del Vino Fvg: Amministrazioni comunali che vogliono elaborare linee guida per un regolamento intercomunale di polizia rurale che vada in questa direzione. L’Università di Udine ha aderito alla proposta di collaborazione, forte dell’esperienza e competenza maturate negli anni in questi ambiti; l’attività prevista è molto interessante e va nella direzione anche di migliorare la reciproca comprensione fra produttori agricoli e opinione pubblica».
Da parte del sindaco di Buttrio, Eliano Bassi, come capofila progettuale delle Città del Vino regionali Fvg, è giunto «il ringraziamento all’Università di Udine per aver aderito al progetto, dimostrando così – ha detto Bassi – di condividere la nostra visione in cui la produzione vitivinicola non può più essere distinta da un impegno costante alla sostenibilità. In questi anni, a Buttrio come nelle altre Città del Vino, abbiamo sviluppato in una serie di convegni le idee che trovano ora attuazione nella convenzione quadro. Un passaggio fondamentale per lo sviluppo futuro del mondo del vino in Friuli Venezia Giulia».
Tiziano Venturini, coordinatore regionale Fvg Città del Vino e assessore proprio a Buttrio, ha definito l’iniziativa «un progetto innovativo che avrà anche una ricaduta positiva sulla promozione dei territori che si doteranno di tale strumento. Sempre più il pubblico dei winelovers e dei turisti richiede valori improntati alla sostenibilità ambientale, economica e sociale nei luoghi che visita e nei prodotti che acquista. Avere delle regole condivise tra questi territori permetterà ulteriormente il proporsi a livello turistico, e non solo, in maniera unitaria. L’aiuto che ci darà l’Università, in tal senso, è fondamentale».

Il progetto di ricerca applicata sarà condotto da un gruppo interdipartimentale composto da: Sandro Sillani, docente di Economia del settore vitivinicolo, Luca Iseppi, docente di Estimo rurale, Federico Nassivera, docente di Economia agraria, Enrico Peterlunger, docente di Viticoltura, del dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali (DI4A), e Francesco Marangon, docente di Economia dell’ambiente del dipartimento di Scienze economiche e statistiche (DIES), nonché delegato del rettore per la sostenibilità.
«Il Progetto delle Città del Vino – ha detto il professor Peterlunger – è molto valido, e abbiamo aderito convintamente alla iniziativa e alla collaborazione che qui parte. Le ricerche condotte negli ultimi due decenni dal gruppo di ricerca in Viticoltura forniscono infatti possibili soluzioni proprio per la riduzione dell’impatto della viticoltura, in particolare con lo studio di strategie di difesa della vite a basso impiego di rame e con l’utilizzo delle varietà di vite resistenti alle malattie selezionate dal nostro Ateneo».
Alla firma è intervenuto anche il presidente nazionale delle Città del Vino Floriano Zambon, che ha sottolineato come «questo progetto è tra i primi in Italia a puntare, con un’ampia adesione di soggetti istituzionali, come quella prestigiosa dell’Università di Udine, a delineare con regole condivise una viticoltura sempre più sostenibile. Un plauso alle amministrazioni comunali del Friuli Venezia Giulia nostre aderenti e al Coordinamento regionale per un’iniziativa che speriamo possa essere da esempio per altre a livello nazionale».

Ora, dunque, il via al lavoro sul campo. Le linee guida, redatte insieme all’Università di Udine, dovranno nascere da un processo partecipativo dove saranno coinvolti i produttori con le proprie rappresentanze (consorzi di tutela, associazioni di categoria, mondo della cooperazione), le istituzioni locali e quelle che operano nel settore, nonché Istituti scolastici superiori (in particolare gli Istituti agrari). Al fine di valorizzare le buone pratiche tra Comuni, sarà attivata, attraverso il vicecoordinatore delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia Maurizio D’Osualdo – vicesindaco di Corno di Rosazzo, una collaborazione con le Cittá del Vino del Veneto che hanno portato a termine qualche anno fa un progetto analogo nei territori di Conegliano-Valdobbiadene, nonché con le Cittá del Vino del Sannio (Campania) che nel 2019 hanno ultimato Biowine, un progetto sostenuto dalla Comunità Europea con finalità simili.
Ricordiamo che i Comuni aderenti alle Città del Vino in Friuli Venezia Giulia sono 26: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna dl Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese, Torreano. Nel loro territorio vitato sono presenti tutte le denominazioni d’origine controllata della regione e vi risiedono circa 130 mila abitanti (pari al 11% dell’intera popolazione del Friuli Venezia Giulia).

Un momento dell’incontro.

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In copertina, ecco uno scorcio dei vigneti sulle colline di Buttrio.

Pioppicoltura, il Fvg è primo in Italia. Legno ottimo, ma manca un’industria

Dei 7.500 ettari di pioppeti italiani certificati secondo gli standard della Gestione Forestale delle Piantagioni (Gsp), 4.200 sono piantati e coltivati in Friuli Venezia Giulia (il 56 per cento). Un primato assoluto, erede del 2006 l’anno in cui, all’avanguardia in Italia, la regione ottenne la prima certificazione nella coltivazione del pioppo. Numeri e considerazioni approfondite in occasione delle celebrazioni del Pefc Italia (lo schema di certificazione forestale più diffuso al mondo) per il suo 20° compleanno che ha voluto festeggiare all’aperto con una serie di visite tecniche e conoscitive che, per il Fvg, hanno interessato proprio i pioppeti certificati. Alle visite ha preso parte pure Maria Cristina D’Orlando, vicepresidente di Pefc Italia, la quale ha sottolineato come la Regione Friuli Venezia Giulia sia stata tra i soci fondatori dell’Associazione Pefc Italia che, nel 2001, ha permesso l’introduzione nella Penisola del sistema internazionale di certificazione Pefc della Gsp.

Marco Cucchini


«La nostra Regione ha sempre creduto, come noi, nella certificazione di sostenibilità – ha detto Marco Cucchini, presidente della Federazione regionale dei pioppicoltori del Friuli Venezia Giulia (aderente a Confagricoltura Fvg), in rappresentanza dei circa 300 soci -. E la sostenibilità è diventata il punto cardine da applicare nell’impianto e coltivazione dei pioppeti anche utilizzando le sovvenzioni del Psr. Grazie anche alla rintracciabilità di filiera, la pioppicoltura regionale certificata è passata, in 15 anni, dai poco più dei 1.000 ettari investiti, agli attuali 4.200 ettari: l’intera produzione del Friuli Venezia Giulia».
«La gran parte dei pioppeti regionali sono certificati e verificati secondo lo schema di Pefc Italia – ha aggiunto D’Orlando -. Uno schema in continuo aggiornamento che tende un occhio alle esigenze dei portatori d’interesse e un altro alle nuove direttive europee contenute nel Green Deal. Dopo molti anni di sperimentazione, a esempio, si stanno testando e introducendo pian piano, i nuovi cloni (una ventina) resistenti al vento (grazie a un maggior sviluppo dell’apparato radicale e una superiore flessibilità del fusto), alle fitopatie (MSA) e, dunque, coltivabili senza l’ausilio del già limitato numero di prodotti chimici utilizzati attualmente».
«Nata come attività produttiva al servizio delle cartiere – conclude Cucchini – oggi la pioppicoltura viene rivalutata grazie all’enorme quantità di anidride carbonica assorbita (fino a 25 tonnellate per ettaro in un anno) e serve soprattutto l’industria della prima lavorazione del settore legno-arredo (compensato). Il pioppo friulano è molto richiesto (qualcuno dice che è il migliore al mondo) poiché il suo legno ha un bel colore bianco ed è leggerissimo. Purtroppo, però, segnaliamo che la filiera della trasformazione è sbilanciata a nostro sfavore, in quanto non ci sono industrie di prima trasformazione operative sul territorio regionale».

Tutti i numeri della pioppicoltura

La produzione di legno di pioppo ha particolare rilevanza nel sistema legno e nel comparto legno-arredo nazionale, il quale conta 2.500 imprese, con 400 mila addetti e un giro d’affari di 32 miliardi di euro. In Italia, praticano la pioppicoltura oltre 10 mila imprese agricole su più di 46.000 ettari. La certificazione della Gsp coinvolge circa il 15 per cento della pioppicoltura specializzata. Secondo le esigenze del comparto industriale, a fronte di una domanda annua di legno di pioppo di oltre due milioni di metri cubi, la disponibilità interna non raggiunge un milione di metri cubi. Questo deficit, che determina consistenti importazioni di legno tondo e semilavorato dagli altri Paesi europei, potrebbe essere colmato con un incremento delle superfici pioppicole fino a circa 115.000 ettari. L’importanza della pioppicoltura quale fonte primaria di approvvigionamento di legname Made in Italy per l’industria, a fronte di una superficie minima rispetto a quella occupata dalle foreste di origine naturale, è stata evidenziata nell’Intesa per lo sviluppo della filiera del Pioppo firmata il 29 gennaio 2014 a Venezia da: Regione Friuli Venezia Giulia, Area risorse agricole e forestali; Regione Lombardia; Regione Piemonte; Regione Veneto; Regione Emilia-Romagna; Confagricoltura; Coldiretti; Confederazione Italiana Agricoltori; Assocarta; Associazione Pioppicoltori Italiani; FederLegnoArredo; CREA-Centro di ricerca Foreste e Legno.

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In copertina e qui sopra un pioppeto allevato in Friuli Venezia Giulia.

Cantine Aperte in Fvg fa centro e ora dà appuntamento al bis-novità di giugno

(g.l.) In Friuli Venezia Giulia l’enoturismo è vivo e vitale, e segna la ripartenza dopo gli innumerevoli problemi causati dal Coronavirus, grazie anche ai tanti giovani che, pur in mascherina e tra regole di sicurezza, hanno visitato nel weekend con curiosità e interesse le cantine della regione, incoraggiati dalle finalmente buone condizioni del tempo che, soprattutto ieri, hanno regalato una domenica molto gradevole, adatta per la degustazione dei vini. Questo, in sintesi, il risultato ottenuto dalla prima puntata di Cantine Aperte, il più grande evento enoturistico nazionale, la cui 29ª edizione si è svolta tra ieri e sabato. Ben 46 cantine hanno aperto nel Vigneto Fvg in pieno rigoglio vegetativo le loro porte per accogliere enoappassionati con visite, degustazioni, esperienze all’aria aperta, tour in siti storici, cene e pranzi a tema: il tutto si è svolto ovviamente in piccoli gruppi, senza assembramenti, su prenotazione e, appunto, nel rispetto delle normative vigenti anti-contagio.

Lezione da Elio Vini.

«Edizione davvero straordinaria, sostenuta da un tempo ideale, con vignaioli e wine lovers entusiasti. Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto – sottolinea la presidente del Movimento turismo del vino Fvg, Elda Felluga -: oltre ad appassionati di diverse regioni italiane, abbiamo riscontrato anche una discreta presenza di turisti stranieri, segno che la nostra regione ha mantenuto la sua attrattività! Un ringraziamento speciale alle nostre cantine che si sono attivate con grande professionalità ed entusiasmo per rendere sicuro e piacevole questo weekend che ha dato il via agli eventi dell’enoturismo in regione. Un grazie di cuore anche allo staff del Movimento Turismo del Vino Fvg che si è prodigato incessantemente per la riuscita della manifestazione. Infine, desidero ringraziare la Regione Friuli Venezia Giulia assieme a PromoTurismoFvg e CiviBank per il fondamentale supporto e sostegno dato alla manifestazione anche in questa particolare situazione».

Valerio Marinig a Prepotto.

Un ottimo segnale in vista delle prossime iniziative del Movimento Turismo del Vino Fvg: Vigneti Aperti, che aspetta gli enoappassionati ogni weekend, fino a novembre, per incontri e momenti conviviali, sempre nel segno della sicurezza, nei bellissimi vigneti della nostra regione, e Cantine Aperte Bis. Per la prima volta, infatti, il grande evento verrà replicato sabato 19 e domenica 20 giugno, offrendo la possibilità di vivere nuovamente la magica atmosfera della manifestazione senza aspettare un anno. Anche quest’anno il calice di Cantine Aperte ha mantenuto il suo carattere solidale sostenendo diverse associazioni culturali locali. Da sempre la manifestazione è dedicata alla conoscenza della cultura del vino e del territorio. Proprio per questo motivo quest’anno si è deciso di sostenere diverse associazioni culturali Fvg, rappresentative delle arti musicali e teatrali: I Papu, Compagnia Teatrale El Tendon, Ecopark, Associazione Teatrale Friulana, Dietro Teatro, Compagnia Teatrale di Ragogna, Primorsko, Percoto Canta, Corale Caminese e Incanto.
Ricordiamo infine che con Cantine Aperte si è aperto ufficialmente il 22° Concorso Internazionale “Spirito di Vino” che viene annualmente indetto da Mtv Fvg e raccoglie le più belle e divertenti vignette satiriche sul tema del vino realizzate da vignettisti di tutto il mondo. I partecipanti possono inviare le loro opere dal 30 maggio al 16 ottobre prossimo. Ma nel frattempo, oltre a Vigneti Aperti, si potrà vivere fra una ventina di giorni un’altra emozionante “due giorni” nelle 46 cantine del Friuli Venezia Giulia che in questo fine settimana hanno accolto migliaia di enoturisti, tanto desiderosi di una salutare uscita in campagna tra ottimi vini e piatti tipici. E, allora, arrivederci al 19 e al 20 giugno prossimi.

Nei vigneti Pascolo.

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.info

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In copertina, una simpatica inquadratura all’azienda Castelvecchio.

 

Rive, rassegna della vite e del vino in novembre alla Fiera di Pordenone

«Il ruolo centrale della filiera vitivinicola per il mondo rurale ma anche per l’economia del Friuli Venezia Giulia e del Nordest è bene rappresentato dalla rassegna Rive, il Salone internazionale biennale dedicato al settore della vite e del vino, che ha trovato un riconoscimento importante all’impegno degli organizzatori e della Fiera di Pordenone nell’accordo siglato con l’organizzazione dei produttori di macchine agricole (FederUnacoma), volto a proiettare l’evento e contestualmente il mondo enologico regionale sul panorama nazionale e internazionale anche verso il Centro ed Est Europa attraverso i paradigmi dell’innovazione e della modernizzazione». Con queste parole l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, è intervenuto in videoconferenza alla presentazione della manifestazione orientata verso tutto quanto concerne la vitivinicoltura, dalla posa a terra delle barbatelle alla bottiglia di vino, che si terrà al quartiere fieristico in riva al Noncello il 10, 11 e 12 novembre.

Il ministro Patuanelli…

… e l’assessore regionale Zannier.

Zannier – come informa Arc – ha rilevato lo spazio di prestigio che la filiera del vino del Friuli Venezia Giulia si è saputa ritagliare nel mondo grazie alla continua ricerca dell’innovazione finalizzata ad adeguare il settore alle nuove opportunità create dallo sviluppo delle tecniche e tecnologie. Elementi che, proprio per quanto riguarda il pianeta vino, troveranno ampio spazio a Rive, tra i padiglioni della Fiera di Pordenone. La filiera enologica regionale, ha detto l’esponente della Giunta Fedriga, va intesa come un unico comparto che si sviluppa dalla produzione delle barbatelle al prodotto enologico commercializzato, fino alla sua degustazione, e dev’essere sempre attenta alle esigenze e alle attese del mercato, ma anche alla sostenibilità aziendale. Tali obiettivi sono perseguibili attraverso l’innovazione. Un processo – ha precisato Zannier – che la Regione Fvg sostiene con strumenti mirati assieme all’Unione Europea e, come aveva evidenziato in precedenza il ministro delle Politiche agricole, agroalimentari e forestali, Stefano Patuanelli, pure intervenuto in videoconferenza, di concerto con lo Stato, nella consapevolezza del ruolo che la modernizzazione può svolgere per lo sviluppo delle aziende in termini di sostenibilità e di redditività.
Sempre in quest’ottica, la Regione Friuli Venezia Giulia è nel contempo impegnata a valorizzare la migliore fruizione delle risorse idriche che, come ha ricordato l’assessore, non sono infinite e proprio per questo debbono essere utilizzate oculatamente, evitando gli sprechi: vanno infatti impiegate soltanto quando sono necessarie per la vita e lo sviluppo delle colture. Questo è l’obiettivo, ha concluso Zannier, verso il quale la Regione si è orientata per una fruizione intelligente delle risorse idriche esistenti tramite la modernizzazione dei sistemi irrigui, ma anche attraverso lo sviluppo di metodi interattivi che hanno lo scopo di concorrere alla crescita del comparto nel segno della sostenibilità.
Nel corso della presentazione, alla quale hanno partecipato i presidenti di FederUnacoma, Alessandro Malavolti, e di Unacma, Roberto Rinaldin, il presidente di Pordenone Fiere, Renato Pujatti, aveva anticipato le attese di Rive 2021, evento inizialmente previsto per lo scorso mese di gennaio e che è slittato a novembre a seguito della pandemia, al quale nella precedente edizione erano presenti 220 marchi con visitatori da 19 Paesi.

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In copertina e qui sopra il germogliamento della vite nella zona Doc Friuli Aquileia.

Viticoltura ed enologia a Pordenone: “Rive 2021” slitta a novembre

Si sposta a fine 2021 la terza edizione di Rive, la Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia organizzata da Pordenone Fiere in partnership con FederUnacoma, Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura. Originariamente prevista dal 26 al 28 gennaio prossimi, la manifestazione è stata posticipata al 3, 4 e 5 novembre a causa dell’emergenza sanitaria che ha rimesso in discussione il calendario fieristico di Pordenone Fiere e quello degli eventi internazionali di settore. Filo conduttore della terza edizione di Rive sarà la sostenibilità, tema attualissimo e cruciale tanto per i consumatori che per i produttori attorno al quale si stanno sviluppando strategie innovative non solo di coltivazione della vite, ma anche di creazione di valore.
“Nel decidere la nuova collocazione di Rive 2021 abbiamo cercato di evitare sovrapposizioni sia con i grandi eventi internazionali del settore enologia e viticoltura che con le manifestazioni regionali per permettere alle aziende espositrici di partecipare a tutte le iniziative – il commento di Renato Pujatti, presidente di Pordenone Fiere –, d’altra parte abbiamo anche scelto un periodo ottimale per gli addetti ai lavori che non sia troppo carico di attività in azienda e in linea con l’occupazione del nostro quartiere fieristico”. Dopo l’edizione 2021, Rive tornerà a svolgersi come da programmazione biennale originale, nel mese di gennaio degli anni dispari.
Fortemente radicata sul territorio, ma con una dichiarata vocazione internazionale, Rive può contare sulla collaborazione di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Assoenologi, Consorzio Doc Fvg ed Ersa Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale. Completano la squadra di Rive 2021 Unacma, Unione Nazionale dei Commercianti di Macchine Agricole, e il partner organizzativo della manifestazione FederUnacoma, Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura. Un’alleanza tra Pordenone Fiere e i principali attori del settore viticoltura ed enologia che si pone un obiettivo ambizioso: quello di rendere Pordenone, attraverso Rive, piattaforma di eccellenza in questi settori strategici per l’economia italiana.

www.exporive.com

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In copertina, vigneti nella zona Doc Aquileia; qui sopra, degustazione di alcuni campioni di Pinot grigio.

 

Attività agrituristica e giovani: larga adesione in Fvg ai bandi regionali

È stata molto “ampia e positiva” la partecipazione ai bandi scaduti a giugno per due misure del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia: la 6.1.1, per interventi di avviamento delle imprese di giovani agricoltori (95 domande), noto anche come “bando giovani”, e la 6.4.2 per interventi di diversificazione in attività agrituristiche (47 domande). A renderlo noto è l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna Stefano Zannier. “Trattandosi di interventi principalmente rivolti ai giovani agricoltori – spiega – la Regione presenta questi dati con soddisfazione poiché intravvede una volontà di continuare a investire nel settore a dispetto del periodo di crisi. Rappresentano inoltre il segnale di un ricambio generazionale in atto, una delle principali priorità della politica agricola regionale”.

Stefano Zannier

Con decreti dell’Autorità di gestione del Programma, si è di recente provveduto – come informa una nota Arc – ad assegnare 850 mila euro di risorse aggiuntive per lo scorrimento della graduatoria del “bando giovani 2019”. I fondi assegnati, unitamente ad alcune economie accertate, consentiranno di finanziare ulteriori 19 nuovi insediamenti, fino alla 62/a posizione (inclusa). Quanto al bando del 2020, scaduto il 3 giugno scorso, con una dotazione finanziaria di 800 mila euro di spesa pubblica, sono state rilasciate 95 domande per un totale di premio richiesto di 5,65 milioni di euro.

Commentando positivamente la partecipazione, nonostante le difficoltà derivanti dall’emergenza Covid-19, l’assessore Zannier ribadisce la tendenza in corso, aggiungendo che “le domande complessivamente presentate dall’inizio della programmazione sulla tipologia di intervento 6.1.1 sono state ben 400, pari al 3 per cento delle aziende agricole attive in Fvg”. Sono state, invece, 47 le domande rilasciate in merito al bando per l’accesso individuale alla tipologia di intervento 6.4.2 “Diversificazione in attività agrituristiche”, anch’esso pubblicato a inizio anno e scaduto il 3 giugno scorso. Con una dotazione finanziaria pari a circa un milione di euro di fondi cofinanziati, più fondi aggiuntivi regionali per un altro milione, il bando ha raggiunto un totale di 17,9 milioni di euro di investimenti programmati, mentre ammonta a oltre 6 milioni il sostegno totale richiesto.

“Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia – annota infine l’esponente della Giunta Fedriga – il bando ha riscosso un notevole successo con una richiesta finanziaria pari a oltre il 300 per cento della dotazione. I dati dimostrano la propensione delle aziende agricole a diversificare nell’attività agrituristica. Questa tendenza, se da un lato può essere considerata un punto di forza per la capacità di creare valore aggiunto per l’offerta turistica, dall’altro può rappresentare una debolezza, considerando le gravi difficoltà che sta vivendo il settore turistico, ma rimaniamo ottimisti”. A questo proposito, l’assessore Zannier suggerisce di “individuare, promuovere e sostenere nuove forme di diversificazione dell’attività agricola che tengono conto delle tendenze dei mercati e degli indirizzi comunitari in materia di valorizzazione delle risorse ambientali”.

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In copertina, uno scorcio dell’agricoltura rivierasca in Fvg.