Confagricoltura Fvg, siccità molto grave. Zannier: altri 10 milioni per le reti irrigue

«Di carenza idrica e siccità sento parlare da almeno tre anni, cioè da quando sono stato eletto presidente regionale di Confagricoltura, ma con questa gravità, e già da metà giugno, non era mai successo prima. È evidente che la situazione non è stata affrontata adeguatamente nel recente passato e, oggi, il sistema agricolo e agroalimentare ne paga le conseguenze»: sono alcune delle parole di fine mandato con le quali Philip Thurn Valsassina ha esordito in apertura dell’assemblea dei delegati di Confagricoltura Fvg, tenutasi a Latisana.
«Non posso non segnalare – ha proseguito il presidente – le grosse problematicità che provengono dal settore zootecnico, con molte aziende a rischio chiusura e dalle conseguenze della guerra in Ucraina che possono compromettere le opportunità straordinarie offerte dal Pnrr. D’altro canto, evidenziamo che la vitivinicoltura sta attraversando un momento assai vivace con le iniziative di crescita, sostegno e tutela messe in campo dai Consorzi del Prosecco Doc, del Pinot grigio Doc “Delle Venezie” e l’avvio dell’attività del Consorzio della Doc Friuli Venezia Giulia. Per creare nuove opportunità al nostro comparto – ha sottolineato ancora Thurn Valsassina – abbiamo partecipato alla creazione del Consorzio per la coltivazione della canapa e alla nascita della Fondazione “Agrifood e Bioeconomy”, assieme ad altri 33 enti e associazioni regionali, oltre al mondo bancario con particolare riferimento al sistema del Credito cooperativo».
«Le nuove regole europee non consentono alle Regioni di intervenire sulla Pac e ciò causerà effetti distorsivi notevoli sulle aziende agricole – ha aggiunto nelle sue riflessioni l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier -. Anche sul Pnrr le Regioni non hanno voce, compresi i progetti proposti sul tema della carenza idrica e della corretta gestione delle risorse. Ciò nonostante – ha annunciato l’esponente della Giunta Fedriga – il Friuli Venezia Giulia metterà a disposizione ulteriori 10 milioni di euro, oltre ai 25 già stanziati in passato, per l’ammodernamento delle reti irrigue e per la razionalizzazione della raccolta d’acqua».
In occasione dell’assemblea, ci sono stati alcuni momenti di approfondimento sulla riforma della Pac 2023-27 proposti da Vincenzo Lenucci, direttore Area Politiche europee e internazionali, competitività e Centro studi di Confagricoltura e sul ruolo delle aziende agricole nella transizione energetica, illustrato da Donato Rotundo, direttore Area Sviluppo sostenibile ed innovazione di Confagricoltura nazionale.

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In copertina, Thurn Valsassina con l’assessore Zannier; qui sopra, i delegati di Confagricoltura Fvg a Latisana.

Caro-energia, Confagricoltura Fvg ed Enel per la competitività in campagna

Gli imprenditori agricoli del Friuli Venezia Giulia raccolgono la sfida della transizione energetica. Confagricoltura Fvg ed Enel, infatti, hanno promosso un confronto con le imprese del settore per illustrare alle aziende associate i contenuti di un accordo che punta a offrire un pacchetto di soluzioni su misura che riguardano sia il fronte dell’energia, elettrica e gas, sia l’efficienza energetica, anche al fine di contrastare il preoccupante aggravio dei costi.

Philip Thurn Valsassina

L’incontro è stato aperto dagli interventi di Philip Thurn Valsassina – presidente di Confagricoltura Fvg – assieme a Donato Rotundo e Roberta Papili di Confagricoltura ai quali hanno fatto seguito quelli di Valentina Giarletta e Lanfranco Di Campello in rappresentanza di Enel Italia che hanno illustrato le opportunità offerte dalla transizione energetica grazie a interventi mirati e personalizzati sui cicli produttivi agricoli. In particolare, la proposta si articola, anche tramite il supporto di figure commerciali dedicate da parte di Enel Energia ed Enel X, in studi di progetto per valutare la convenienza economica e di fattibilità della proposta commerciale, prodotti dedicati per le commodities elettrica e gas, il Circular Economy Report per misurare attraverso un’azione di audit la circolarità dell’azienda e le azioni possibili di miglioramento per l’efficientamento energetico, come l’installazione di impianti fotovoltaici nuovi o l’ottimizzazione di quelli esistenti, le comunità energetiche rinnovabili, le infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica.
Capitolo importante della sinergia è quello, inoltre, di favorire l’innovazione tecnologica, quindi anche il fotovoltaico, rispettando le aree rurali nel loro complesso, compresi gli aspetti paesaggistici. Enel e Confagricoltura Fvg definiranno ora una serie di iniziative di approfondimento dedicate a specifici settori di attività e lavorazioni del comparto agricolo.

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In copertina, pannelli di agrivoltaico e qui sopra tradizionali tralicci elettrici: Confagricoltura ed Enel al lavoro per la transizione energetica ed ecologica.

Grano, mais e soia: quotazioni in salita spinte dalle tensioni internazionali

In un clima di preoccupanti tensioni internazionali, acuite dalla grave crisi ucraina, prosegue la corsa verso l’alto dei futures relativi alle principali materie prime agricole. Nelle ultime ore si è registrato un aumento che sfiora il 10 per cento per il grano, mentre per mais e soia l’incremento è, rispettivamente, del 5 e del 4 per cento.

Philip Thurn Valsassina


«Sull’andamento delle quotazioni – sottolinea Confagricoltura nazionale in una sua nota che è stata immediatamente fatta propria dalla delegazione regionale del Friuli Venezia Giulia presieduta da Philip Thurn Valsassina – incide prima di tutto il blocco dell’attività nei porti dell’Ucraina. I mercati riflettono l’assoluta incertezza sui tempi e sulle modalità per la ripresa delle esportazioni di prodotti agricoli. Sale, inoltre, la tensione nei Paesi che sono i principali destinatari dei cereali prodotti in Ucraina e nella Federazione Russa. È il caso dell’Egitto e della Tunisia, dove le scorte disponibili sono in grado di coprire il fabbisogno interno fino a giugno. Inoltre, sono state riviste al ribasso le previsioni relative ai raccolti di cereali in Argentina e Brasile a causa di una stagione particolarmente secca. Alla cerimonia di apertura del Salone Internazionale dell’Agricoltura, in corso a Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un piano di resilienza per l’agricoltura in ambito europeo e nazionale, per arginare l’impatto della crisi in atto. A nostro avviso, il piano dovrebbe puntare in due direzioni: sostenere i redditi degli agricoltori tagliati dalla crescita dei costi di produzione e salvaguardare il potenziale produttivo del sistema agroalimentare europeo. La riduzione della produzione avrebbe effetti particolarmente negativi sull’inflazione».
Confagricoltura Fvg rileva inoltre che, per quanto riguarda i cereali, stando agli ultimi dati della Commissione, la produzione negli Stati membri della Ue si è attestata a 291 milioni di tonnellate nella campagna di commercializzazione 2021-2022, con un aumento del 4 per cento sulla media quinquennale. Grazie a questi livelli di produzione, le esportazioni di grano verso i Paesi terzi hanno superato in valore i 7 miliardi di euro nel 2020.

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In copertina, un essiccatoio di mais in uso nel Friuli Venezia Giulia.

L’ambiente è tutelato dalla Costituzione. Confagricoltura: una decisione epocale

«Una decisione epocale anche per l’agricoltura. I risultati del nostro lavoro e le prospettive delle nostre imprese dipendono dalla tutela ambientale e dalla conservazione delle risorse naturali». Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, a proposito della definitiva approvazione, da parte del Parlamento, della proposta di legge costituzionale a tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.
«Su due aspetti, in particolare, ci attendiamo ora un cambio di passo – ha aggiunto Thurn Valsassina -. Mettere fine al fenomeno incontrollato del consumo di suolo. Ogni anno circa 5mila ettari sono sottratti all’attività agricola. Secondo l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per effetto del consumo di suolo che si è verificato nel periodo 2012-2020, il valore della produzione agricola e forestale ha subito una riduzione di circa 210 milioni di euro l’anno, con un danno esteso all’ambiente e agli ecosistemi. La decisione del Parlamento – ha detto ancora il presidente regionale di Confagricoltura – assume un significato ancora maggiore alla luce degli impegni per la neutralità climatica e il rispetto degli Accordi di Parigi. In quest’ottica, ci auguriamo un’effettiva accelerazione per la diffusione delle energie rinnovabili in sostituzione di quelle di origine fossile. Il nostro settore ha un ruolo importante da svolgere, anche ai fini dell’assorbimento al suolo del carbonio. La tutela dell’ambiente e della biodiversità sono strettamente legate alla ricerca e alle innovazioni tecnologiche, anche per quanto riguarda i metodi di produzione in agricoltura. Non dovrebbe esserci più spazio per valutazioni di tipo ideologico. Le scelte per la sostenibilità ambientale devono essere fondate su solide basi scientifiche e tecnologiche”, ha concluso Thurn Valsassina.

Philip Thurn Valsassina

 

Volano mais e soia, crolla il frumento. Crescono i vigneti e meleti, stalle ko

(g.l.) Com’è andata l’annata agricola 2021 in Friuli Venezia Giulia? Confagricoltura cerca di fare il punto e rileva che i valori della produzione sono ancora in calo, anche se nel contempo migliora la bilancia commerciale regionale. E le colture? Mais e soia sono le più coltivate, mentre crolla il frumento. Crescono vigneti e meleti. Si affacciano nuove, seppur marginali colture: nocciolo, olivo e noce. Zootecnia sempre in crisi, visto che continuano a chiudere le stalle, mentre suini, pesci e api hanno un andamento positivo. Ma andiamo con ordine, analizzando i primi dati dell’annata agricola appena trascorsa, elaborati dal Centro studi di Confagricoltura Fvg.

Philip Thurn Valsassina

Costi alle stelle – Il 2021 agroalimentare del Friuli Venezia Giulia porta via con sé una diminuzione del valore dei prodotti pari a un -2,7 per cento sul 2020, ma di un -13 per cento sul 2018. Migliora la bilancia commerciale con un export che cresce del 6,5 per cento per i prodotti dell’agricoltura e della pesca (a fronte di una crescita delle importazioni dello 0,29 per cento) e dell’11,85 per cento per i prodotti alimentari e le bevande a fronte di un’importazione che cresce del 4,67 per cento. Complessivamente, il valore delle esportazioni supera il miliardo di euro. «La tendenziale continua crescita dei costi di produzione, sta effettivamente mettendo in crisi le nostre aziende – sottolinea il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina -. In questo modo, tra l’altro, l’attività agricola rimane poco appetibile per i giovani facendo venire meno, nel comparto, l’apporto di nuove idee e il necessario ricambio generazionale. Oltre all’intervento strutturale sui costi dell’energia, è di assoluta necessità l’accorciamento delle filiere per far rimanere più valore aggiunto nelle tasche degli imprenditori agricoli. Inoltre, auspico che l’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari mantenga alta la tensione e l’attenzione sulle proposte e le determinazioni della nuova “Pac 2027” affinché contenga benefici concreti e duratori per le imprese agricole».

Seminativi – Tra i seminativi, ritorna a crescere il mais che è la prima coltivazione del Friuli Venezia Giulia, con 44.633 ettari e oltre 4milioni e 400 mila quintali di prodotto. Dal punto di vista della superficie, è tallonato dalla soia, con i suoi 38.752 ettari investi e 814 mila quintali. Ambedue le coltivazioni sono in crescita sul 2020. Non si può non segnalare il crollo del frumento che scende dagli 8.780 ettari investiti ai soli 300. Praticamente stazionario l’orzo, nonostante il forte interesse delle industrie della birra verso questo cereale (in tema, vengono censiti anche 4 ettari dedicati alla coltivazione del luppolo). L’ortaggio più coltivato è la patata, con i suoi 229 ettari (in calo sul 2020), seguito dall’asparago con 185 ettari (stazionario).

Colture arboree – Il melo è il fruttifero più coltivato, con i suoi 1.318 ettari investiti (in crescita) per una produzione di oltre 641 mila quintali. Stazionario l’investimento in kiwi, secondo frutto più coltivato, con i suoi 520 ettari. Allo stesso tempo, si segnala la crescita e la diffusione di “nuove” coltivazioni: il nocciolo, innanzitutto, che passa da 286 a 384 ettari; l’olivo, da 259 a 280 ettari; il noce, da 65 a 121 ettari. Confermato il trend in crescita per i vigneti che continuano a segnalare l’avvio di nuovi impianti. Infatti, la superficie investita passa dai 26.984 ettari del 2020, ai 28.687 del 2021.

Bovine sul Montasio.

Bovini in crisi – Nel comparto zootecnico, prosegue l’andamento negativo ultradecennale dell’allevamento bovino. Attualmente, nelle nostre 2.191 stalle trovano spazio 73.686 bovini. Gli allevatori dell’anno precedente erano 2.202 e si prendevano cura di 74.393 capi. Dal punto di vista dei numeri, vanno meglio la suinicoltura, l’acquacoltura e l’apicoltura. Sono una decina in più, infatti, gli allevatori di maiali del 2021 che fanno crescere 267.135 capi. Il trend segna una curva tendenzialmente positiva dal 2018. Gli allevamenti di crostacei, molluschi e pesci, attivi nella regione, sono 226; erano 144 nel 2012. Dal 2016, l’apicoltura del Friuli Venezia Giulia pare aver trovato un nuovo slancio. Il numero di apicoltori è passato dai 1.192 di cinque anni fa (professionisti o meno) agli attuali 1.878; le arnie sono quasi raddoppiate, passando dalle 2.456 di allora alle attuali 4.325.

Soia seconda coltura.

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In copertina, in Fvg il settore vitivinicolo continua a crescere.

Agriturismo, il Covid ferma la crescita. Confagricoltura Fvg: valore giù del 50%

Agriturismo in gravi difficoltà nel Friuli Venezia Giulia. La crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 ha infatti prodotto alcuni effetti negativi, nel 2020, sulle aziende agrituristiche della nostra regione. Mentre in Italia il trend di crescita rimane positivo, qui si è assistito quanto meno a uno stop con 674 aziende attive, 2 in meno rispetto al 2019, come conferma il recente report dell’Istat. Ciò è dovuto alle 33 cessazioni che hanno superato di due unità le 31 nuove aperture.

Philip Thurn Valsassina


«Una conseguenza probabile – spiega Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg – al crollo del valore economico realizzato da queste attività agricole che in Italia è di poco superiore a 802 milioni di euro (-48,9 per cento rispetto al 2019 e -27 per cento rispetto al 2007). La crisi sanitaria ha quindi fortemente ridimensionato il valore economico del comparto il cui valore aggiunto incide per il 2,3 per cento su quello dell’intero settore agricolo (comprese silvicoltura e pesca). Va, tuttavia, sottolineato che in conseguenza del confinamento e delle limitazioni per il contenimento della pandemia, molti agriturismi sono rimasti chiusi e quelli autorizzati alla ristorazione hanno potuto solo offrire servizio di asporto», è la conclusione del presidente dell’Organizzazione agricola regionale.
Difatti, rispetto al 2019, si registra una forte diminuzione del valore economico per tutte le ripartizioni geografiche e, in particolare, del 50,5 per cento nel Nordest che risulta essere l’area più penalizzata anche per la forte riduzione del flusso di agrituristi provenienti dal centro Europa. Il valore medio della produzione per azienda (valore economico del settore diviso numero agriturismi) è di poco superiore a 32mila euro (63mila euro nel 2019) e sale a poco più di 41mila nel Nordest. Rispetto al 2019 la contrazione più forte, in valore assoluto, è ancora una volta sopportata dalle strutture del Nordest (-45 mila euro).
Dei complessivi 674 agriturismi regionali, 471 sono gestiti da maschi e 203 da femmine. La concentrazione maggiore si rileva in provincia di Udine, con 426 imprese attive. Seguono Gorizia (121), Pordenone (77) e Trieste (50).
In questi giorni di inizio 2022, causa il diffondersi dei contagi della variante Omicron, si registra un crollo delle presenze di Capodanno e delle prenotazioni per l’Epifania: da un -40 fino a un -90 per cento, in alcune province.

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In copertina e qui sopra due immagini di aziende agrituristiche friulane.

 

Costi di produzione ormai alle stelle: l’allarme di Confagricoltura Fvg

«I gravi ritardi sugli approvvigionamenti e i prezzi dei prodotti energetici, che hanno ripreso a salire, stanno mandando fuori controllo i costi di produzione delle imprese agricole. Dai mangimi ai fertilizzanti, abbiamo già registrato percentuali di aumento senza precedenti nell’ordine del 100 per cento, mentre il prezzo del gasolio, in un anno, ha avuto una crescita del 76 per cento». È l’allarme lanciato dal presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina. «La situazione in atto potrebbe avere impatto anche sulla dimensione dei prossimi raccolti. In Friuli Venezia Giulia, in Italia e in ambito europeo, gli agricoltori stanno valutando la revisione delle consolidate rotazioni colturali. Per alcune produzioni, alla fiammata dei costi di produzione si aggiunge una difficile situazione di mercato che spinge verso il basso i prezzi all’origine. È il caso, a esempio, del settore suinicolo, che sconta anche la contrazione delle esportazioni europee verso il mercato cinese – evidenzia Thurn Valsassina -. In pesanti difficoltà anche il comparto ortofrutticolo e lattiero-caseario».
Secondo il presidente di Confagricoltura Fvg, «un’inversione di tendenza non è all’orizzonte almeno fino alla prossima primavera. La situazione è complicata per tutte le componenti della filiera agroalimentare ed è resa critica dal non funzionamento della catena degli approvvigionamenti. Per questo – dice -, lanciamo ai rappresentanti delle industrie di trasformazione e della distribuzione l’invito a sederci attorno a un tavolo per discutere su come gestire questo difficile passaggio e valutare le misure di interesse comune da chiedere al Governo. Il potere di acquisto dei consumatori va salvaguardato – conclude Thurn Valsassina -, ma non può essere bloccato troppo a lungo il processo di trasferimento a valle dei costi di produzione».
Confagricoltura segnala, infine, che la situazione e le prospettive dei mercati agricoli sono all’ordine del giorno del Consiglio Agricoltura dell’Ue, in programma lunedì 15 novembre.

Philip Thurn Valsassina

Confagricoltura Udine, ecco le priorità per il rieletto presidente Giavedoni

Applicazione della Pac, rafforzamento del settore vitivinicolo e Consorzi di bonifica sono le priorità per il prossimo triennio di Giovanni Giavedoni che è stato appena riconfermato alla presidenza di Confagricoltura Udine. Lo ha rieletto, all’unanimità, l’assemblea dei soci riunitasi a Soleschiano di Manzano dove non si è mancato di celebrare il 75° anno della fondazione del sindacato degli imprenditori agricoli friulani, avvenuta nel 1946.
«Il prossimo triennio – ha spiegato l’imprenditore di Camino al Tagliamento – ci vedrà impegnati sul fronte della riforma della Pac, in grande ritardo e che ci preoccupa soprattutto sugli aspetti concreti della sua applicazione, sulla necessità della semplificazione burocratica e sulla qualità e quantità degli interventi mirati alle aziende. Nella nostra regione – prosegue Giavedoni – bisognerà lavorare per ricomporre il settore vitivinicolo, cercando una necessaria sintesi fra i vari interessi poiché il comparto è in forte sofferenza a seguito degli effetti della pandemia. Infine, accenderemo un faro sui rinnovi delle cariche apicali dei Consorzi di bonifica che non devono essere sottratti dalle scelte gestionali degli imprenditori agricoli».
Ad affiancare il presidente Giavedoni saranno i nuovi consiglieri: Stefano Bolzanello, Paola Giovannini e Alessandro Morassutti, assieme ai riconfermati Caterina De Puppi, Alessio Dorigo, Filiberto Martinengo di Maniago, David Pontello, Cristiano Rosselli Della Rovere, Valter Scarbolo e Philip Thurn Valsassina, che è il presidente regionale degli imprenditori agricoli.

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In copertina, il riconfermato presidente di Confagricoltura Udine Giovanni Giavedoni.

Confagricoltura Fvg, dalla riforma Pac alle misure per il settore vitivinicolo

«Tra aiuti diretti e misure per lo sviluppo rurale, il 60 per cento dei fondi europei per l’agricoltura sarà finalizzato, con la nuova Pac, al miglioramento della sostenibilità ambientale, ma il bilancio è stato ridotto in termini reali rispetto a quanto assegnato al settore nel periodo 2014-2020». Lo rileva il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, con riferimento ai lavori in corso del Consiglio Agricoltura della Ue. I ministri hanno dato il via libera all’accordo provvisorio sulla riforma della Pac raggiunto la scorsa settimana. Per l’agricoltura italiana la riduzione totale dei trasferimenti ammonta, fino al 2027, a 6,2 miliardi di euro, il 15 per cento in meno sul periodo 2014-2020.
«La nuova sfida ambientale impone agli agricoltori di investire in capitale umano e tecnologie – evidenzia Thurn Valsassina -. Un’esigenza che non si concilia con la contrazione delle risorse finanziarie dell’Unione; tanto più in contesto economico sempre più competitivo e mercati caratterizzati da elevata competitività, anche per la presenza di operatori della finanza. La lotta al cambiamento climatico, la tutela delle risorse naturali e la sovranità alimentare sono obiettivi strategici per l’Unione e per gli Stati membri – prosegue il presidente di Confagricoltura Fvg -. L’esito del negoziato sulla riforma della Pac non ha risposto in pieno, sul piano delle risorse finanziarie e degli strumenti, alle attese della società e degli agricoltori. Inoltre, come ha rilevato il ministro Patuanelli, non sono stati fatti sostanziali passi in avanti verso la semplificazione e la semplicità delle regole».
L’accordo sulla nuova Pac prevede la messa a punto di piani strategici che i singoli Stati membri dovranno sottoporre alla Commissione europea entro la fine dell’anno. La novità assoluta è che il piano dovrà includere anche i programmi per lo sviluppo rurale finora rientranti nell’esclusiva competenza delle Regioni.
«Abbiamo l’occasione – conclude il presidente di Confagricoltura Fvg – per dare un filo conduttore coerente e condiviso tra Amministrazione centrale e Regioni alle scelte complesse da fare per l’agricoltura italiana».

Philip Thurn Valsassina

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«Il Comitato congiunto del Settore vino, che vede la partecipazione delle amministrazioni e delle organizzazioni dei produttori di Francia, Spagna e, dall’ultima riunione, anche dell’Italia, ha previsto una serie di istanze che Confagricoltura sostiene con convinzione e che aveva avanzato da tempo. Apprezziamo molto, quindi, questo orientamento e confidiamo in un accoglimento di tali richieste a livello comunitario», è il commento di Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica viticola di Confagricoltura Fvg la decisione del Comitato in occasione della recente riunione alla quale ha partecipato anche Confagricoltura, per una transizione agevole dai programmi di supporto attuali a quelli futuri, così come l’introduzione, fra gli obiettivi della promozione, del consolidamento dei mercati e in particolare la richiesta di proroga per l’utilizzo delle autorizzazioni agli impianti vitati in scadenza nel 2021. Su questo ultimo punto le amministrazioni di Italia, Francia e Spagna hanno annunciato una lettera congiunta alla Commissione Europea per evidenziare l’importanza di estendere di un altro anno la validità delle autorizzazioni all’impianto in scadenza nel 2021 che i viticoltori non riescono a utilizzare per la difficile congiuntura economica legata al Covid.
«Abbiamo supportato in tutte le sedi nazionali e comunitarie questa richiesta – prosegue Pace Perusini – e annotiamo con grande favore l’iniziativa e lo spiraglio che sembra sia stato aperto dalla Commissione, come annunciato nell’ultima riunione del Comitato congiunto di settore. La Commissione, infatti, ha lasciato intendere che accoglierebbe la nostra richiesta modificando il testo comunitario per concedere la proroga di almeno un anno. Se confermato, sarebbe un grande successo per l’Italia ottenuto grazie al lavoro congiunto e alla tenacia dell’amministrazione che ha preso in considerazione le nostre richieste», conclude Pace Perusini. Da notare che l’adesione ufficiale dell’Italia al Comitato congiunto del Settore vino, con Francia e Spagna, ha consolidato i rapporti fra i tre Paesi europei che, insieme, rappresentano l’85% della produzione comunitaria.

Michele Pace Perusini

Allarme siccità e desertificazione: ecco le richieste di Confagricoltura

Oggi, 17 giugno, è la Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità, istituita nel 2015 dalle Nazioni Unite, dedicata quest’anno alla trasformazione dei terreni degradati in terreni sani. Entro il 2050, la combinazione del degrado del suolo, l’erosione e i cambiamenti climatici rischiano di ridurre i raccolti globali in media del 10 per cento, e fino al 50 per cento in alcune regioni, se non si interverrà con determinazione. A fronte di tali problematiche – afferma Confagricoltura – occorre avere la consapevolezza che gli agricoltori sono i principali protagonisti per salvaguardare un suolo produttivo e in salute. Con il 21 per cento della superficie a rischio, l’Italia è lo Stato che in Europa risente di più dei cambiamenti climatici.

Philip Thurn Valsassina


Fondamentale è, in particolare, il ruolo dell’agricoltura nel contrasto alla crisi idrica, che colpisce da oltre un decennio l’Italia come il resto d’Europa. Fenomeni atmosferici estremi, accompagnati da una scarsa manutenzione del patrimonio ambientale – afferma l’organizzazione degli imprenditori agricoli che in Friuli Venezia Giulia sono guidati da Philip Thurn Valsassina – stanno alimentando una vera e propria desertificazione di sempre più ampi pezzi di territorio. Tutelare le risorse idriche vuol dire prendersi cura della qualità del terreno.
Per questo la Confederazione sollecita la politica per una progettualità complessiva, dedicata alla gestione dell’acqua e del suolo, anche attraverso il riutilizzo delle acque reflue, di cui Arera stima in Italia un riutilizzo del 4 per cento a fronte di un potenziale del 20 per cento.
Nella rigenerazione dei terreni occorre sviluppare le sinergie utili a riportare la sostanza organica nel suolo, dando seguito ai principi della bioeconomia circolare per riutilizzare il più possibile i materiali utili all’agricoltura, a partire dai fertilizzanti organici.
Occorre – conclude Confagricoltura – prendere consapevolezza dell’importanza di incidere sulla capacità di immagazzinamento delle risorse idriche, ma anche sulla riduzione dei consumi e, soprattutto, sulle perdite nella rete nazionale. Al tempo stesso l’agricoltura è sempre più impegnata in coltivazioni e produzioni di qualità con un utilizzo oculato di acqua ed energia, in grado anche di offrire rese stabili in condizioni climatiche sempre più mutevoli.

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In copertina,  terreni siccitosi un problema sempre più sentito.