Confagricoltura Fvg: l’accordo sulla Pac è auspicabile, ma non a tutti i costi

L’assemblea annuale di Confagricoltura Fvg, svoltasi in modalità online, non poteva non occuparsi del grave fatto del giorno: la mancata approvazione europea della riforma della Politica agricola comune (Pac). «Nonostante le difficoltà emerse, un accordo sulla riforma della Pac è possibile e auspicabile, ma non a tutti i costi. Perché la politica agricola dell’Ue deve continuare a sostenere un processo economico finalizzato a fornire ai consumatori cibo in quantità adeguate, sicuro e di altissima qualità», ha affermato il presidente regionale Philip Thurn Valsassina riguardo al rinvio del negoziato tra le istituzioni dell’Unione Europea per raggiungere un’intesa sulla nuova Pac che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2023.
«È evidente che le imprese agricole sono di fronte a una nuova sfida – prosegue Thurn Valsassina – che è quella di una maggiore sostenibilità ambientale. Vale a dire, salvaguardare i livelli di produzione riducendo la pressione sulle risorse naturali. Non servono, però, nuovi e complessi adempimenti burocratici; mentre risulta fondamentale un’efficace tutela dei redditi di tutte le imprese, senza penalità in funzione della dimensione – sottolinea il presidente di Confagricoltura Fvg -. Senza dimenticare che la continuità dell’attività agricola è essenziale per la vitalità sociale ed economica delle zone rurali e delle aree interne. Ci auguriamo – conclude Thurn Valsassina – che la ripresa delle trattative tra le istituzioni dell’Unione sia caratterizzata da una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze economiche delle imprese».

Philip Thurn Valsassina

Il Consorzio agrario Fvg in assemblea: dal bilancio al progetto nazionale Cai

(g.l.) Giornata importante, quella odierna, per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia. Alle 10 si riunisce l’assemblea dei soci che è chiamata a votare il bilancio 2020 (si tratta della più grossa azienda del settore primario regionale con 240 dipendenti, 2.400 soci e un fatturato, nel 2019, di 120 milioni), ma soprattutto – ed è questo il nodo centrale della seduta – l’avvio delle procedure di valutazione per l’adesione al progetto nazionale dei Consorzi agrari d’Italia.
La riunione è stata convocata dal presidente Gino Vendrame, che è anche leader della Coldiretti provinciale di Udine, il quale in dicembre era subentrato a Fabio Benedetti che guidava la centenaria cooperativa da poco più di cinque mesi, quando ne era tornato al vertice raccogliendo il testimone da Dario Ermacora. La revoca del mandato all’imprenditore sacilese aveva messo in luce un evidente malessere all’interno della compagine amministrativa, collegato proprio al futuro assetto del Consorzio, cioè dentro o fuori rispetto a Cai, il citato progetto nazionale. Un problema che ha registrato posizioni diametralmente opposte da parte della stessa Coldiretti e di Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, che esprime il vicepresidente consortile Piergiovanni Pistoni.
L’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina aveva espresso molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi agrari italiani, e che ovviamente interessa anche quello targato Fvg, tanto da chiedere più elementi conoscitivi e maggiore chiarezza, ricordando che pure a livello di Nordest emergevano contrarietà al progetto. E sulla questione era scesa in campo anche la politica per chiedere se non ci fossero altre strade da poter individuare, per delineare in modo vantaggioso per la nostra regione il futuro del Consorzio agrario. «Tutta la nostra attenzione – aveva sottolineato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, dopo l’approvazione in Aula della mozione che chiedeva massima attenzione della Regione Fvg sul futuro dell’importante cooperativa agricola – è volta a comprendere nel dettaglio tutti i risvolti e le condizioni del progetto che è stato presentato per poter esprimere, alla fine, un giudizio di merito. Le diverse forze presenti in Consiglio hanno comunque dichiarato in modo chiaro che qualsiasi scelta fatta dai soci del Consorzio debba sempre tenere nella giusta considerazione l’interesse del comparto agricolo regionale».
«La paura – aveva osservato Vendrame – provoca solo immobilismo e staticità, esattamente il contrario di quello che oggi serve alle nostre imprese chiamate a confrontarsi con la concorrenza di un mercato complesso dove agiscono anche realtà frutto di grandi aggregazioni. Per questo vogliamo pensare a un progetto di futuro per l’agricoltura italiana per garantire anche alle piccole e medie imprese agricole una centrale unica per l’acquisto di mezzi tecnici, gasolio e concimi, così da spuntare un miglior prezzo, strutturare filiere per riorganizzare le produzioni, sfruttare le strutture che già ci sono per lavorare anche il prodotti di altri, per essere in grado di proporci non solo in casa, ma anche oltre confine». E aggiungeva: «Il progetto Cai ci difenderà dal punto di vista produttivo ed economico, mettendoci in condizione di non subire più gli attacchi delle multinazionali, ma di competere con loro. Saremo noi, in futuro, a proporre i nostri prodotti, servizi e mezzi tecnici anche fuori dall’Italia, perché il Fvg non è solo un corridoio di entrata per gli altri. È e deve essere sempre più, soprattutto, un corridoio di uscita per il nostro Made in Italy».
«In via prioritaria – ricordava nel contempo Pistoni – avevamo chiesto di rinviare la votazione sul “progetto Cai Spa” e valutare se fosse il caso di aprire un confronto a livello nazionale, vista l’importanza dell’operazione proposta. Avevamo pure chiesto di anteporre a questa decisione la possibilità di valutare se esistessero, in regione e nell’area del Nordest, le condizioni per costruire aggregazioni locali con imprese simili». Secondo Confagricoltura Fvg, «il Consorzio agrario, spogliandosi delle reti commerciali, dei beni, dei servizi, del personale e del capitale immobiliare a esso intestato, conferendo tali attività a diverse società, non svolgerà più l’attività consortile in via diretta a favore dei propri associati (esercitando concretamente l’impresa sul territorio), ma in via indiretta, avvalendosi delle prerogative del socio nell’assemblea di Cai Spa, in difformità da quanto previsto dalla normativa vigente che inquadra i Consorzi agrari come società cooperative. Questa incontrovertibile situazione giuridica è gravida di conseguenze sul piano sociale ed economico – avvertiva ancora il vicepresidente Pistoni -. Il Consorzio agrario non si porrà più nel territorio come interprete diretto delle esigenze dei produttori agricoli associati, ma opererà come semplice “corpo intermedio” con l’organizzazione “sovraordinata” di Cai Spa».

“Gli agricoltori sono in prima linea per la salvaguardia della Terra”

(g.l.) Gli agricoltori sono in prima linea nella difesa del pianeta, sempre più minacciato da fattori avversi, primo fra tutti l’inquinamento ambientale. Divenuta nel tempo un avvenimento educativo e informativo, la “Giornata Mondiale della Terra”, che si celebra proprio oggi 22 aprile, quest’anno ha come tema Restore our Earth: “Ripristiniamo la nostra Terra”, per sottolineare la necessità di preservare gli equilibri ambientali a rischio e di ripristinare la naturale bellezza di un ecosistema globale dal quale dipende tutta la vita nel mondo. «Le imprese agricole e forestali – sottolinea infatti Confagricoltura – hanno l’orgoglio di essere parte attiva e responsabile di questo percorso. Più del 65 per cento della superficie italiana è affidata alla loro gestione: una superficie agricola utilizzata di circa 12,8 milioni di ettari (42 per cento della superficie nazionale) e una superficie forestale di quasi 11 milioni di ettari (il 36 per cento della superficie nazionale). Quest’ultima peraltro in costante crescita: 514.480 ettari, +4,9 per cento negli ultimi 10 anni».

Massimiliano Giansanti

«Il settore primario – prosegue l’organizzazione imprenditoriale guidata a livello nazionale da Massimiliano Giansanti e in Friuli Venezia Giulia da Philip Thurn Valsassina – è consapevole del ruolo centrale che assume l’impresa agricola sana, vitale e produttiva, nella mitigazione del cambiamento climatico attraverso le proprie produzioni, le proprie superfici e i propri residui; è altrettanto consapevole del costo dell’adattamento al cambiamento climatico che renderà sempre meno disponibili risorse naturali fondamentali quali l’acqua e la terra, in uno scenario di incremento della temperatura che comporterà una maggiore aridità dei suoli, cambi colturali importanti, attacchi di patogeni sempre più diffusi, fenomeni meteorologici sempre più estremi. In questo quadro, l’agricoltura ha molto chiaro il proprio impegno: da una parte, proseguire il percorso già sviluppato negli ultimi decenni sulla sostenibilità con il supporto delle innovazioni tecnologiche (agricoltura di precisione, efficientamento dei processi produttivi, economia circolare) che, rispetto al 2008, ha già portato a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci (-21 per cento) e di fertilizzanti (-52 per cento) di origine chimica. Ancora, secondo l’ultimo rapporto Ispra, dal 1990 al 2019 l’agricoltura ha ridotto le emissioni di ammoniaca di circa il 25 per cento, quelle di gas serra (che costituiscono il 7 per cento delle emissioni nazionali) del 17 per cento».

Philip Thurn Valsassina

Sono dati incoraggianti – evidenzia ancora Confagricoltura – che rivelano l’importanza di proseguire su questa strada, insieme a tutta la filiera e al mondo scientifico. Dall’altra, l’agricoltura in questi anni si sta impegnando sul fronte delle tecnologie verdi, investendo sempre più nella bioeconomia con le energie rinnovabili, nella produzione di biomateriali e bioprodotti, migliorando le tecniche di gestione dei suoli, nella gestione forestale sostenibile – su cui proprio in questi giorni si sta affinando la strategia europea – nell’assorbimento di CO2, contribuendo concretamente alla prevenzione dal dissesto idrogeologico, alla tutela del paesaggio, al presidio delle aree rurali, e soprattutto a quelle interne, del nostro Paese.
«L’Agricoltura 4.0, a partire dalle più recenti innovazioni sul piano digitale e genetico, è il supporto concreto per rendere i sistemi agricoli sempre più sostenibili – sottolinea il presidente Giansanti -. E tale approccio da parte degli agricoltori, custodi dei territori, consolida la sostenibilità ambientale ed economica salvaguardando qualità e quantità delle produzioni e del cibo. La Giornata Mondiale della Terra è un’occasione importante per ricordarlo».

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In copertina e qui sopra paesaggi pianeggianti e collinari in Friuli.

Vigneto Fvg, è sempre più drammatica la situazione del vino ancora invenduto

di Giuseppe Longo

Veramente drammatica, e purtroppo lo sarà sempre più se non interverranno cambiamenti in tempi rapidi, la situazione economica anche all’interno del Vigneto Fvg, a causa dei devastanti effetti dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati per contrastarla, con il blocco pressoché totale, da mesi, della ristorazione (Horeca). Impressionante, infatti, la quantità di vino ancora invenduto che è pari a quello ottenuto in un’intera vendemmia (circa 2 milioni di ettolitri!). Come dire, che quanto raccolto nel 2020 – l’anno dello scoppio della pandemia, con le prime gravissime ripercussioni sul settore vitivinicolo – è praticamente ancora tutto fermo nelle cantine. Perché la distribuzione è appunto bloccata, ma anche perché i consumi sono ulteriormente calati a causa proprio delle accresciute difficoltà. Alla faccia dei risparmi personali che sarebbero in costante aumento…
«I numeri delle giacenze del vino, a fine marzo, comunicati dagli organi competenti sono preoccupanti – spiega infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica viticola di Confagricoltura Fvg -. Quello che i numeri non dicono, purtroppo, è quanto di questo vino sia già imbottigliato e fermo. Tra l’altro, a esempio, nel primo trimestre del 2021 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) l’imbottigliamento del Prosecco Doc è cresciuto del 7,4%; quello del Pinot grigio delle Venezie, dell’11,2%. Ciò non significa, però, che si vende più vino, ma semplicemente che ci si prepara a vendere quel vino (o, almeno, si spera di venderlo presto). Perciò – aggiunge Pace Perusini – il focus dell’attenzione dovrebbe essere posto proprio all’aspetto economico della questione con i produttori stretti in una morsa».

Michele Pace Perusini


«Da un lato – prosegue l’imprenditore di Corno di Rosazzo, braccio destro del presidente Philip Thurn Valsassina – l’Horeca che non paga le forniture a motivo delle aperture (e chiusure) a singhiozzo dei mesi scorsi (utilizzando i fornitori per finanziarsi, sostanzialmente); dall’altra, le nuove spese che l’azienda deve accollarsi per imbottigliare e prepararsi alle prossime aperture dei mercati. Mercati che sono cambiati nei tempi della pandemia. Infatti, se fino ad alcuni mesi fa funzionava ancora il mercato italiano ed europeo, attualmente riprendono a “tirare” i mercati esteri dove il programma di vaccinazione è avanzato (Stati Uniti, a esempio) e rallenta dove ancora il piano vaccinale stenta a decollare. Serve perciò – è la conclusione di Pace Perusini – accelerare realmente sul piano vaccinale e tutelare il credito dei produttori vitivinicoli anche con una norma, come proposto da Confagricoltura, che preveda di collegare l’erogazione dei sostegni pubblici alle aziende con la verifica del pagamento delle pendenze con i fornitori».

Bollicine di Prosecco.


Ma dicevamo del vino invenduto. «Circa 200 milioni di litri di vino in più rispetto allo scorso anno (da 54 a 56 milioni di ettolitri) giacciono ancora nelle cantine del nostro Paese per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche in Italia e all’estero che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, a maggior valore aggiunto», afferma Coldiretti nel sottolineare che le difficoltà della ristorazione si trasferiscono a valanga sull’intera filiera dove sono impegnati in Italia 250 mila produttori di uve. E contribuire a questo dato, secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal ministero delle Politiche agricole, è purtroppo anche la nostra regione, come informa la Coldiretti del Friuli Venezia Giulia con il responsabile del settore vitivinicolo Marco Malison. «Le giacenze sul territorio – spiega –  ammontavano infatti, a fine marzo, a 2.079.886 ettolitri, circa l’equivalente di una vendemmia, con un incremento di quasi 4 milioni di litri sullo stesso periodo del 2020».
«Le giacenze di vino nella nostra regione sono di poco superiori a quelle del 2020 – commenta Malison –. Tuttavia, siamo ugualmente molto preoccupati. Primo perché le eccedenze italiane deprimono anche il mercato dei vini locali. Secondo perché il dato regionale è frutto di una forte adesione a misure di riduzione volontaria della produzione messe in atto dai viticoltori la scorsa vendemmia. Peccato però che gli aiuti economici collegati a questo impegno, che dovevano arrivare entro la fine di dicembre, ad oggi devono ancora essere liquidati. E questo aumenta la crisi di liquidità delle imprese già duramente provate dal lockdown e sta facendo infuriare i produttori».
Si tratta di produzioni di alta qualità in un Paese come l’Italia che è leader mondiale davanti alla Francia con la produzione tricolore è destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 % per i vini da tavola. «In gioco – conclude Coldiretti – c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto».

Grappoli di Pinot grigio.

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In copertina, operazione di imbottigliamento in Fvg.

 

Maiscoltura Fvg in crisi: persi oltre 50 mila ettari, ora serve il rilancio

Allarme maiscoltura, ormai in forte declino: è urgente una intensa operazione di rilancio del settore. La coltivazione maidicola registra, infatti, una progressiva riduzione degli ettari investiti che, in 15 anni, si sono praticamente più che dimezzati, favorendo la crescita delle importazioni nel nostro Paese anche di prodotto Ogm. Le aziende maidicole italiane sono circa 100mila e investono meno di 600mila ettari.
In Friuli Venezia Giulia, gli ettari destinati al mais sono 40mila, contro i 91mila del 2011. «Se non si provvederà al rilancio colturale – ricorda Confagricoltura Fvg, presieduta da Philip Thurn Valsassina -, in particolare saranno a rischio le produzioni alimentari Dop di origine animale vincolate, dai disciplinari produttivi, ad avvalersi per l’alimentazione del bestiame di mangimi e foraggi del territorio».

Philip Thurn Valsassina


Dunque, è fondamentale il rilancio della produzione maidicola, per questo Confagricoltura ha valutato positivamente la recente riunione del Tavolo tecnico ministeriale. In tale occasione ha sostenuto le proposte presentate nelle bozze dei documenti programmatici integrativi del Piano di settore che prevedono di consolidare e rafforzare lo strumento economico dei pagamenti diretti, di promuovere anche un sostegno accoppiato, nonché di favorire l’accesso ai Psr regionali attraverso un’adeguata premialità e potenziate misure a supporto di investimenti e pratiche produttive innovative. Confagricoltura, inoltre, ha ribadito la necessità di rafforzare ricerca, innovazione e assistenza tecnica. In tale ottica: il potenziamento della Rete nazionale di confronto varietale; l’individuazione di percorsi produttivi per specialties in filiera e per rispondere alle sfide ambientali; l’analisi e la verifica in campo delle potenzialità delle Nbt (New breeding technique), cioè cisgenesi e genome editing, che si differenziano dagli Ogm. Confagricoltura, adesso, sta approfondendo la materia con i dirigenti sul territorio e con la base associativa, per perfezionare in tempi brevi le linee programmatiche tracciate.

Si scarica il mais appena trebbiato.

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In copertina, pannocchie ormai pronte per la raccolta in Friuli.

Al Consorzio Agrario Fvg dopo cinque mesi Benedetti sostituito con Vendrame

di Giuseppe Longo

Ricorda i “governi balneari” della tanto vituperata Prima Repubblica il breve bis di Fabio Benedetti alla guida del Consorzio Agrario del Friuli Venezia Giulia, appena uscito da un nuovo e clamoroso cambio al vertice, un vero e proprio ribaltone come si usa dire oggi. Riunito ieri a Orgnano di Basiliano, il consiglio di amministrazione ha infatti eletto alla presidenza Gino Vendrame dopo avere revocato il mandato all’imprenditore sacilese, del quale era stato investito appena la scorsa estate. Il giovane enologo-viticoltore di Passariano, che attualmente riveste anche il ruolo di presidente della Coldiretti provinciale di Udine, prende dunque le redini del Consorzio, prima azienda dell’agricoltura regionale con i suoi 240 dipendenti, i 2.400 soci e un fatturato 2019 che ha chiuso sulla ragguardevole cifra di 120 milioni di euro. Ringraziando il consiglio per la fiducia accordatagli, il neo presidente Vendrame ha dichiarato di voler operare «per il bene del Consorzio, dei dipendenti, dei soci e del territorio del Friuli Venezia Giulia. Confido – ha aggiunto – di poterlo dimostrare da subito e mi impegno ad affrontare le decisioni che dovranno essere prese in maniera collegiale e condivisa perché voglio essere il presidente di tutti».

Fabio Benedetti


Come detto, Fabio Benedetti guidava il Consorzio Agrario Fvg da poco più di cinque mesi, vale a dire dai primi di luglio, quando era tornato al vertice della centenaria cooperativa raccogliendo il testimone da Dario Ermacora. E nell’occasione, il consiglio aveva confermato Piergiovanni Pistoni, di Confagricoltura Fvg, nel ruolo di vicepresidente. La revoca del mandato a Benedetti mette in luce un evidente malessere all’interno della compagine amministrativa che pare logico vada collegato al futuro assetto del Consorzio stesso, un problema di cui si è parlato parecchio in questi ultimi mesi.
Proprio Confagricoltura Fvg aveva espresso molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi Agrari italiani, e che ovviamente interessa anche quello del Friuli Venezia Giulia, tanto che l’organizzazione imprenditoriale chiedeva più elementi conoscitivi e maggiore chiarezza, ricordando che pure a livello di Nordest emergevano contrarietà al progetto. «È di tutta evidenza che le decisioni che devono essere prese, con estrema attenzione, hanno una grande ed evidente valenza politica e sociale vista la rilevante dimensione della cooperativa di cui si parla. Di certo, il tutto non può ridursi a una questione interna a Coldiretti», aveva detto a tale riguardo il presidente regionale Philip Thurn Valsassina.
Sulla questione era scesa in campo anche la politica Fvg, tanto da chiedersi se non ci fossero altre strade da poter individuare, per delineare in modo vantaggioso per la nostra regione, il futuro del Consorzio Agrario. «Tutta la nostra attenzione – aveva sottolineato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, dopo l’approvazione in Aula della mozione che chiede massima attenzione della Regione Fvg sul futuro dell’importante cooperativa agricola – è volta a comprendere nel dettaglio tutti i risvolti e le condizioni del progetto che è stato presentato per poter esprimere, alla fine, un giudizio di merito. Le diverse forze presenti in Consiglio hanno comunque dichiarato in modo chiaro che qualsiasi scelta fatta dai soci del Consorzio debba sempre tenere nella giusta considerazione l’interesse del comparto agricolo regionale. Vanno garantite infatti – ha puntualizzato l’esponente della Giunta Fedriga – tutte le condizioni affinché siano mantenuti sia i servizi resi dal Consorzio che la sua capacità di governance. Sostanzialmente, la politica regionale non intende subire una decisione senza poter proporre la propria posizione. Una politica che, anzi, ha chiesto se esistano soluzioni diverse da sottoporre agli organi direttivi del Consorzio».

La sede centrale a Orgnano.

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In copertina, il nuovo presidente del Consorzio Agrario Friuli Venezia Giulia Gino Vendrame.

In Fvg anno disastroso per l’agriturismo che però continua a crescere

di Gi Elle

Si sta per concludere un anno disastroso, a causa dell’emergenza sanitaria, anche per l’agriturismo del Friuli Venezia Giulia. Tuttavia, il settore conferma la sua lenta crescita, con un incremento delle aziende attive, tanto che oggi la nostra è la quinta regione italiana per densità agrituristica.
In Fvg, nel 2019, si è infatti mantenuta stabile al 2,8 per cento la crescita degli agriturismi attivi, tanto che il loro numero è salito dai 670 del 2018 ai 676 attuali (erano 643 nel 2015), confermando il trend positivo dell’anno precedente (in Italia la crescita media è stata del 4,4 per cento), come confermano le elaborazioni del Centro studi di Confagricoltura Fvg sull’annuale rilevazione settoriale dell’Istat, secondo la quale, nell’arco dei dodici mesi, le chiusure di attività sono state 14 e le nuove aperture 20.
«Pur di fronte alla costante diminuzione del numero di aziende agricole nazionali e regionali, si assiste a una altrettanto lieve crescita delle strutture agrituristiche – commenta il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina -. Ciò significa che le nostre imprese rurali sono impegnate con convinzione nella diversificazione aziendale e nella multifunzionalità. Azioni imprenditoriali dalle quale si può trarre reddito: principale o integrativo, in anni economicamente abbastanza critici per tutto il comparto e con un 2020 difficilissimo per tutti. Nonostante ciò, il Friuli Venezia Giulia si conferma la quinta regione italiana per densità agrituristica, con una struttura attiva ogni 394 ettari, contro una media nazionale di 1 ogni 679 ettari».

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In copertina, un agriturismo in collina e qui sopra il presidente di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

Suinicoltura Fvg in crisi con prezzi crollati: “Comprate prodotti italiani”

di Gi Elle

La crisi suinicola torna ad abbattersi in Friuli Venezia Giulia ed è già la seconda volta che accade in quest’anno sfortunato, dominato dall’emergenza pandemica che ha contribuito notevolmente ad aggravare la situazione. Per cui scatta pressante l’appello ai consumatori di Confagricoltura Fvg: comprate carne allevata e macellata in Italia. «In soli 30 giorni, a novembre, il prezzo della carne suina è crollato del 20 per cento», è infatti la denuncia di David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina. «Su base annuale, il valore è sceso in maniera ancora più sensibile: di oltre il 30 per cento. Un anno fa, infatti, la carne di suino valeva 1,80 euro al chilo circa. Ora siamo a 1,22 euro al chilo (con tendenza verso l’euro), molto al disotto della convenienza economica per l’allevatore», aggiunge amareggiato Pontello. In questa condizione drammatica si trovano tutti i 765 suinicoltori della nostra regione che, ogni anno, allevano oltre 245 mila suini.

David Pontello


«L’attuale situazione ha origine in Germania dove, da settembre, sono scoppiati un paio di focolai di Peste suina africana (Psa). Di conseguenza, sono scattate alcune misure di contrasto alla pandemia e i Paesi asiatici (Cina in testa) hanno smesso di acquistare la carne suina tedesca che si è riversata sul mercato italiano facendo crollare i prezzi – spiega Pontello -. A questo grave fatto, si è aggiunta la chiusura del canale Horeca a causa dei nuovi confinamenti conseguenti alla seconda ondata di Covid-19 che ha ulteriormente ristretto le opportunità di mercato. Durante tutti questi mesi difficili – è la considerazione di Pontello – gli allevatori hanno garantito i rifornimenti di carne su tutti i mercati disponibili, in quantità e qualità, pur tra mille difficoltà. Nelle prossime settimane, dunque, confidiamo che il nostro appello di acquistare carne allevata e macellata in Italia venga ampiamente accolto dall’opinione pubblica e dai consumatori, nel tentativo di dare qualche soddisfazione agli allevatori e alle filiere nazionali. Purtroppo – conclude l’esponente di Confagricoltura Fvg –, le nuove etichette sull’origine delle carni sono entrate in vigore con una deroga che le rende veramente visibili ai consumatori solo a partire dall’1 febbraio 2021. Ma sul mercato si trovano già molti prodotti completamente “Made in Italy”, a cominciare dai prosciutti a Dop».

Prosciutto Dop

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In copertina, suinetti allevati in Friuli: si riaffaccia la crisi del settore.

Confagricoltura Fvg: dalla Coldiretti nessun invito sul Consorzio Agrario

di Gi Elle

Si sta alzando la temperatura sulla delicata questione del futuro assetto del Consorzio Agrario del Friuli Venezia Giulia, sulla quale ci siamo soffermati anche ieri riferendo della preoccupazione della Regione Fvg e in particolare dell’assessore delle Risorse agricole, Stefano Zannier. Oggi a scendere nuovamente in campo è Confagricoltura, la quale, attraverso una nota del presidente regionale Philip Thurn Valsassina, precisa che i consiglieri espressi dalla organizzazione imprenditoriale«non hanno ricevuto alcun invito a partecipare a incontri organizzati da Coldiretti per il giorno 20 novembre, a Udine, sul futuro del Consorzio Agrario del Fvg, come riportato da alcuni organi di stampa».
E la nota diramata a proposito del vertice odierno prosegue: «Lo stesso era successo negli incontri “di convincimento” che Coldiretti ha organizzato a Treviso. Si tenga conto che la nostra organizzazione esprime tre consiglieri di amministrazione, compreso il vicepresidente del Consorzio Agrario Fvg. A questo punto è lecito chiedersi se neppure la direzione sia stata invitata. Quello che sta accadendo attorno alla vicenda Cai – sottolinea Thurn Valsassina – è paradossale. Non è accettabile che i contenuti del progetto di aggregazione vengano presentati, a esempio, prima ai segretari di zona della Coldiretti che agli organi deputati a discutere e deliberare: il Consiglio di amministrazione della cooperativa e l’Assemblea dei soci. Questo la dice lunga sugli interessi in gioco, riducendo la questione a una semplice e inaccettabile diatriba interna alla Coldiretti».

L’assessore Stefano Zannier.


Come ricordavamo ancora ieri, Confagricoltura Fvg, già nelle scorse settimane, aveva espresso molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi Agrari italiani, e che appunto interessa anche quello del Friuli Venezia Giulia, considerato che pure a livello di Nordest si esprime contrarietà al progetto, per cui per l’organizzazione guidata da Thurn Valsassina ulteriori approfondimenti sono indispensabili. Mentre, per quanto riguarda la Regione, il presidente e il direttore del Consorzio Agrario, Fabio Benedetti ed Elsa Bigai, sono stati ascoltati dalla II Commissione permanente del Consiglio regionale, e dallo stesso assessore Zannier, rispondendo ai consiglieri con le poche informazioni a oggi disponibili. E in questa occasione era stata richiesta l’audizione degli stessi rappresentanti di Coldiretti e Confagricoltura Fvg appunto per capire meglio come potrebbe delinearsi il prossimo futuro della strategica cooperativa agricola.

Il presidente Fabio Benedetti.

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In copertina, il leader di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

L’ipotesi di fusione dei Consorzi agrari sotto la lente della Regione Fvg

di Gi Elle

Futuro del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia sotto la lente d’ingrandimento della Regione Fvg. L’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha infatti partecipato in videoconferenza all’audizione convocata dalla II Commissione permanente del Consiglio regionale per esaminare le ipotesi e le tematiche conseguenti alle notizie diffuse in questi giorni – e di cui anche questo sito si è occupato, in particolar modo riguardo alla posizione preoccupata di Confagricoltura Fvg – sulla possibile fusione del Consorzio agrario della nostra regione all’interno di una realtà nazionale.
L’audizione – come informa una nota Arc – era stata proposta dallo stesso Zannier nella seduta consiliare di ottobre, in risposta a una interrogazione sul medesimo tema. A tale riguardo, l’assessore sostiene come sia “indispensabile, su una partita di tale portata, che l’intera assise consiliare sia a conoscenza dell’evolversi della situazione, per poter assumere una determinazione che sia la più ampia possibile, in rappresentanza dell’interesse dell’intera comunità agricola del Friuli Venezia Giulia, pur non avendo l’Amministrazione regionale una diretta capacità d’intervento in via amministrativa o di controllo“.

Fabio Benedetti


Il presidente e il direttore del Consorzio agrario – Fabio Benedetti ed Elsa Bigai -, ascoltati dalla Commissione, hanno risposto alle richieste dei consiglieri mettendoli al corrente delle poche informazioni a oggi disponibili. Nei loro interventi hanno lasciato comunque trasparire la necessità di ottenere a loro volta maggiori dettagli, in quanto nella condizione attuale non è possibile assumere impegni rispetto a una progettualità così importante. Pur nella posizione espressa da più parti di una non contrarietà a prescindere a valutare progetti industriali, è emersa chiaramente la preoccupazione di non poter disperdere definitivamente un patrimonio storico e così centrale rispetto al comparto agricolo della regione Friuli Venezia Giulia. Pertanto, al fine di seguire l’evolversi della vicenda, è stata richiesta l’audizione di Coldiretti e Confagricoltura in quanto rappresentanti dei consorziati, di fatto i proprietari dell’importante realtà. Volendo comunque assumere una determinazione trasversale tra le forze politiche che possa rendere evidente la posizione del Friuli Venezia Giulia rispetto alla questione della possibile fusione, l’assessore Zannier ha infine proposto di portare all’attenzione del Consiglio regionale, in via d’urgenza nella seduta della prossima settimana, una mozione condivisa da tutte le forze politiche.
In particolare per quanto riguarda Confagricoltura Fvg, avevano riferito che l’organizzazione imprenditoriale ha molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi Agrari italiani, e che appunto interessa anche quello del Friuli Venezia Giulia, considerato che pure a livello di Nordest si esprime contrarietà al progetto, per cui ulteriori approfondimenti appaiono fin d’ora indispensabili. «Val la pena evidenziare – aveva infatti osservato il presidente regionale Philip Thurn Valsassina – che il Cda del Consorzio Agrario del Nordest (di Verona, capofila del progetto), presieduto da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti nazionale e convinto promotore dell’operazione della quale tanto si parla, a oggi, ha detto no a questa ipotesi di aggregazione».

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier.