Confagricoltura Udine, ecco le priorità per il rieletto presidente Giavedoni

Applicazione della Pac, rafforzamento del settore vitivinicolo e Consorzi di bonifica sono le priorità per il prossimo triennio di Giovanni Giavedoni che è stato appena riconfermato alla presidenza di Confagricoltura Udine. Lo ha rieletto, all’unanimità, l’assemblea dei soci riunitasi a Soleschiano di Manzano dove non si è mancato di celebrare il 75° anno della fondazione del sindacato degli imprenditori agricoli friulani, avvenuta nel 1946.
«Il prossimo triennio – ha spiegato l’imprenditore di Camino al Tagliamento – ci vedrà impegnati sul fronte della riforma della Pac, in grande ritardo e che ci preoccupa soprattutto sugli aspetti concreti della sua applicazione, sulla necessità della semplificazione burocratica e sulla qualità e quantità degli interventi mirati alle aziende. Nella nostra regione – prosegue Giavedoni – bisognerà lavorare per ricomporre il settore vitivinicolo, cercando una necessaria sintesi fra i vari interessi poiché il comparto è in forte sofferenza a seguito degli effetti della pandemia. Infine, accenderemo un faro sui rinnovi delle cariche apicali dei Consorzi di bonifica che non devono essere sottratti dalle scelte gestionali degli imprenditori agricoli».
Ad affiancare il presidente Giavedoni saranno i nuovi consiglieri: Stefano Bolzanello, Paola Giovannini e Alessandro Morassutti, assieme ai riconfermati Caterina De Puppi, Alessio Dorigo, Filiberto Martinengo di Maniago, David Pontello, Cristiano Rosselli Della Rovere, Valter Scarbolo e Philip Thurn Valsassina, che è il presidente regionale degli imprenditori agricoli.

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In copertina, il riconfermato presidente di Confagricoltura Udine Giovanni Giavedoni.

Confagricoltura Fvg: l’accordo sulla Pac è auspicabile, ma non a tutti i costi

L’assemblea annuale di Confagricoltura Fvg, svoltasi in modalità online, non poteva non occuparsi del grave fatto del giorno: la mancata approvazione europea della riforma della Politica agricola comune (Pac). «Nonostante le difficoltà emerse, un accordo sulla riforma della Pac è possibile e auspicabile, ma non a tutti i costi. Perché la politica agricola dell’Ue deve continuare a sostenere un processo economico finalizzato a fornire ai consumatori cibo in quantità adeguate, sicuro e di altissima qualità», ha affermato il presidente regionale Philip Thurn Valsassina riguardo al rinvio del negoziato tra le istituzioni dell’Unione Europea per raggiungere un’intesa sulla nuova Pac che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2023.
«È evidente che le imprese agricole sono di fronte a una nuova sfida – prosegue Thurn Valsassina – che è quella di una maggiore sostenibilità ambientale. Vale a dire, salvaguardare i livelli di produzione riducendo la pressione sulle risorse naturali. Non servono, però, nuovi e complessi adempimenti burocratici; mentre risulta fondamentale un’efficace tutela dei redditi di tutte le imprese, senza penalità in funzione della dimensione – sottolinea il presidente di Confagricoltura Fvg -. Senza dimenticare che la continuità dell’attività agricola è essenziale per la vitalità sociale ed economica delle zone rurali e delle aree interne. Ci auguriamo – conclude Thurn Valsassina – che la ripresa delle trattative tra le istituzioni dell’Unione sia caratterizzata da una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze economiche delle imprese».

Philip Thurn Valsassina

Allevatori Fvg e benessere animale: la stalla del futuro nel primo webinar

Anche quest’anno, nonostante le importanti limitazioni imposte dalla pandemia, l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia non ha voluto mancare al consueto appuntamento con la formazione tecnica. Un impegno che porta avanti da anni e che in questo 2021 si concentrerà sul tema del benessere animale. «Le politiche ambientali dell’Ue hanno contribuito a migliorare il benessere degli animali allevati, fin dagli anni 80, tramite l’emanazione di norme che garantiscono la loro protezione – spiega il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni -. Norme che si sono arricchite, dal 2007, grazie alla Politica agricola comunitaria (Pac) che ha inserito il benessere animale tra i criteri obbligatori da rispettare. Se a quest’attenzione si aggiungono poi quella dell’opinione pubblica e dei consumatori in materia di tutela degli animali è facile comprendere come oggi, per tutti, si tratti di una priorità. E per tutti significa naturalmente anche per le aziende zootecniche, che devono far rientrare il benessere animale in un sistema che soddisfi da un lato le aspettative dei cittadini-consumatori, dall’altro permetta alle imprese di ottenere un reddito adeguato a fronte dell’impegno profuso quotidianamente».
Aspetti che saranno approfonditi nel corso di tre incontri online. In programma per domani 17 febbraio, per il 24 febbraio e il 3 marzo, prenderanno tutti il via alle 10.30 per concludersi entro le 12.30. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo formazione@aafvg.it.
“Lettiera compost per vacche da latte: sarà la stalla del futuro?” è il titolo del primo webinar, in programma appunto per domani, che vedrà come relatore Lorenzo Leso dell’Università di Firenze. Il 24 febbraio la veterinaria Nadia Borsato parlerà invece di “Assistenza della vacca al parto e alla gestione del vitello”, per finire il 3 marzo con un incontro sulla ClassyFarm (sistema integrato per la categorizzazione del rischio degli allevamenti) e l’allevamento sostenibile. Ne parlerà un ricco parterre di relatori: Paolo Bulgarelli (Parmalat spa), Norma Arrigoni (Izsler), Andrea Peresson e Martina Ricci (Regione Fvg) e Michele Blasi (Dqa srl).

Per iscriversi: formazione@aafvg.it

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In copertina, bovine da latte in una stalla friulana; qui sopra, il presidente Aafvg Renzo Livoni.

Torricella, dai cereali anche energia “verde”, economia circolare e solidarietà

(g.l.) Davvero brillante, nonostante questi difficilissimi momenti di emergenza sanitaria, il bilancio della Cooperativa intercomunale cereali Torricella, con un raccolto in crescita del 18 per cento nella campagna che si conclude oggi assieme a quest’anno tutto particolare che passerà alla storia.  E che proprio dalla coltivazione dei cereali ha ottenuto non solo risultati in ambito agricolo, ma anche nella produzione di energia “verde”, con anche un occhio alla solidarietà in questi tempi segnati dal Covid-19. Il rendiconto è stato infatti approvato all’unanimità dai 260 soci della importante realtà  di San Vito al Tagliamento (associata a Confcooperative Pordenone), durante l’assemblea che ha visto anche ricordare i 45 anni di esperienza nel settore e i 9 anni (tre mandati) del presidente Tomaso Pietro Fabris, riconfermato nella carica. In particolare, proprio l’esercizio 2019/20 ha permesso di raggiungere due obiettivi fondamentali: il primo è di avere realizzato il sogno di produrre energia elettrica dai sottoprodotti della lavorazione del mais, il secondo di avere raggiunto un equilibrio finanziario nel corso di questo mandato come da progetto industriale.

Tomaso Pietro Fabris

Infatti, l’impianto biogas della cooperativa produce 999 watt/ora utilizzando sottoprodotti della lavorazione del mais e liquami suini e bovini: tutti materiali forniti dai soci stessi, per un’economia veramente circolare. “Siamo riusciti – ha spiegato Fabris, che è anche vicepresidente di Confcooperative Pordenone – dove nessuno era arrivato prima di noi a livello nazionale, cioè realizzare a pieno regime tutto l’anno ottimo biogas per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili come spezzati di mais, pule o mais non adatto alla commercializzazione. Una scommessa vinta con caparbietà e determinazione, che è valsa ai soci della cooperativa vantaggi unici come una redditività di 2-3 euro al quintale in più rispetto al normale prezzo di mercato del mais, la possibilità di utilizzare il digestato che è risultato un valido concime naturale e un ammendante per i terreni, nonché la possibilità di non trattare contro piralide le proprie coltivazioni, in quanto il deterioramento del mais non costituisce a questo punto, grazie all’utilizzo per biogas, un problema economico per i soci”.
Il più recente asset strategico che la cooperativa ha portato avanti è quello della consulenza con Ersa Fvg per sostenere il miglior uso di diserbanti e una particolare attenzione alla lotta agli insetti terricoli, a piralide e diabrotica nel mais. “Inoltre – ha aggiunto il presidente -, la futura Pac (Politica agricola comune dell’Unione Europea, ndr) insisterà molto sugli aspetti di sostenibilità ambientale e di carbon bank del terreno (compensazione della C02 emessa per la produzione, ndr): due obiettivi che la cooperativa vorrà portare avanti con energia insieme ai propri associati”.
Da non dimenticare, poi, la solidarietà: quest’anno la cooperativa, che ha lavorato anche nel periodo del lockdown di primavera, ha voluto sostenere il territorio con un’importante elargizione all’associazione Somsi di San Vito al Tagliamento per l’acquisto di attrezzature ospedaliere utili nella lotta al Coronavirus.

Granella dopo l’essiccazione.

Il nuovo consiglio di amministrazione eletto in assemblea e composto da Paolo Bagnarol, Giuseppe Bozzetto, Sandro Scodeller, Mauro Sorgi, Tomas Sovran, Leonardo Nimis e lo stesso Tomaso Pietro Fabris sarà ora chiamato a portare avanti nuovi investimenti volti a migliorare l’efficienza dell’attività caratteristica dell’essiccazione, ma anche quella rivolta a trovare nuove possibili innovazioni nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità e valorizzazione anche del digestato o di altre fonti.
“Quello della cooperativa sanvitese – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – è il chiaro esempio di come si possa fare agricoltura di qualità rispettando l’ambiente e sostenendo le comunità del territorio in cui si opera. La sfida dell’economia circolare è ormai non solo il futuro, ma anche il presente della nostra società, a cui come cooperative aggiungiamo il valore della solidarietà”.
Il presidente Fabris ha riconosciuto tutta la validità di aver investito in strategie tipicamente industriali lungo questi anni, prima con il dottor Davide Da Pieve e poi con i preziosi consigli del ragionier Lorenzo Galante revisore contabile, per sostenere gli ingenti investimenti della cooperativa con un’analisi dei flussi di cassa e la capitalizzazione della cooperativa. Continuando, ha rimarcato l’importante risultato conseguito nei primi anni dall’avvio dell’impianto biogas grazie alla competenza del dott Daniel Zovi della ditta Ies Biogas e del dottor Massimiliano Pilosio che opera nella cooperativa.
Fabris ha, inoltre, ringraziato per questi suoi nove anni alla guida della cooperativa i dipendenti Claudio, Giuliano e Massimiliano, la banca Bcc Pordenonese Monsile e il suo direttore generale Pilosio, la citata Ies Biogas e i collaboratori, ma non ultimi i soci che hanno riposto la fiducia nel consiglio di amministrazione. Nel corso di questi nove anni sono stati sviluppati rapporti di collaborazione fra cooperative friulane per meglio disporre di sottoprodotti per l’impianto biogas e soprattutto con la Cooperativa Vieris di Castions di Strada con una fidejussione per un mutuo, rivolgendo al presidente Castagneviz e ai soci di quella cooperativa il riconoscimento per il prezioso aiuto.

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In copertina e qui sopra ecco la raccolta meccanica del mais.

L’agricoltura Fvg verso il 2030: oggi incontro a Udine

“L’agricoltura e il mondo rurale del Friuli Venezia Giulia verso il 2030” è il titolo del primo appuntamento, in programma a Udine oggi, dalle 14.30 alle 18.30, nell’auditorium della Regione, in via Sabbadini, che segna l’avvio del percorso di consultazione locale che sarà sviluppato dal Psr Programma di sviluppo rurale 2014-2020. Per la prima volta le consultazioni online attraverso il portale che sarà presentato a Udine saranno pubbliche e daranno modo di valutare l’approccio e la percezione delle evoluzioni del mondo rurale anche da parte di chi non appartiene al settore.
Ad aprire i lavori, come informa una nota Arc, sarà l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier. “Le attività del comparto agricolo e forestale sono strettamente connesse al territorio e incidono sulla vita di tutte le persone che vi abitano e dunque questo incontro – anticipa Zannier – sarà un’occasione importante per confrontarci sulle specificità che andranno riconosciute nella costruzione dei vari strumenti di sostegno, a partire da quelli che impiegano fondi europei e per i quali è prevista un’impostazione completamente diversa per il prossimo settennio e che rischia di minare il ruolo attivo delle Regioni in una materia di cui sono titolari per Costituzione, oltre che appiattire le politiche di intervento su livelli minimi comuni”.
Dopo l’introduzione dell’assessore, seguirà la relazione dell’Autorità di Gestione del Psr, Karen Miniutti, sullo stato del Psr Fvg 14-20. “In un periodo di transizione verso il nuovo periodo di programmazione europea – spiega Miniutti – ci mettiamo in ascolto per il mondo rurale, lungo un percorso di confronto e condivisione con i soggetti istituzionali, gli addetti di settore e l’intera popolazione per analizzare il quadro presente e delineare le prospettive future del comparto agricolo, agroalimentare e forestale regionale e del mondo rurale più in generale”.
Seguiranno, tra gli altri, gli interventi di Giuseppe Blasi, capo dipartimento del Ministero politiche agricole, alimentari, forestali sulla Pac 21-27, il Piano strategico nazionale e la sfida della nuova governance, e di Alessandro Monteleone, del Crea – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria di Roma sull’analisi e gli strumenti metodologici per il Piano strategico nazionale.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, coltivazione di mais in Friuli, la cerealicola più diffusa.

Confagricoltura all’Ue: no al taglio dei fondi all’Italia

“E’ inaccettabile il taglio di trasferimenti all’agricoltura italiana (-3 per cento). La proposta della Presidenza è assolutamente inadeguata rispetto agli obiettivi programmatici indicati dalla nuova Commissione. Con una capacità di spesa limitata a poco più dell’1% del prodotto interno lordo degli Stati membri, non sarà possibile rilanciare il ruolo dell’Unione rafforzando la crescita sostenibile dell’economia e l’occupazione”. E’ quanto dichiara il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, riguardo alla riunione del Consiglio europeo che si tiene questo pomeriggio a Bruxelles. All’ordine del giorno, fa sapere l’organizzazione imprenditoriale, anche una discussione sostanziale tra i capi di Stato e di governo sul quadro finanziario dell’Unione per il periodo 2021-2017, sulla base di una proposta presentata nei giorni scorsi dalla Presidenza.

Massimiliano Giansanti

Passando alle proposte specifiche per l’agricoltura, la Presidenza ha proposto un aumento di 10 miliardi di euro rispetto alle indicazioni contenute nel progetto della Commissione presentato a maggio dello scorso anno. “C’è ancora molta strada da fare – indica Giansanti in un comunicato rilanciato da Confagricoltura Fvg, guidata da Philip Thurn Valsassina -. Nonostante l’aumento, sarebbe confermata per l’agricoltura italiana una riduzione degli aiuti diretti del 3,9% rispetto alla situazione in atto; mentre per lo sviluppo rurale si avrebbe solo una diminuzione dei trasferimenti rispetto alla proposta iniziale (meno 14%) della Commissione. In definitiva, i trasferimenti finanziari all’agricoltura italiani continuerebbero a subire un’inaccettabile contrazione, mentre il settore è chiamato a svolgere un ruolo più incisivo per la sostenibilità ambientale dei processi produttivi. L’agricoltura italiana ha un ruolo fondamentale in Europa: come rilevato dai dati Istat, è al primo posto per valore aggiunto e al secondo per valore della produzione. I contributi che arrivano dalla Ue incidono, invece, solo per il 15% sul nostro valore aggiunto di settore, contro il 40% della Germania, il 24% della Francia e il 19% della Spagna. Le risorse finanziarie per la politica agricola comune (Pac) devono essere consolidate sull’attuale livello – sottolinea il presidente di Confagricoltura -. È una questione di coerenza e di credibilità programmatica”.

Philip Thurn Valsassina

Nel documento della Presidenza che sarà discusso dai capi di Stato e di governo viene confermato il processo di armonizzazione degli importi degli aiuti erogati agli agricoltori a livello nazionale, la cosiddetta ‘convergenza esterna’. “Siamo assolutamente contrari e in linea con la posizione espressa dalla ministra Bellanova – puntualizza Giansanti -. I trasferimenti agli agricoltori non possono ignorare la diversità dei costi dei fattori produttivi, a partire da quello del lavoro. La Pac è, e deve restare, una politica con finalità economiche e non di redistribuzione delle risorse. Esistono altri fondi dell’Ue per la coesione economica, di cui beneficiano largamente gli Stati membri che sollecitano la convergenza esterna dei pagamenti della Pac”.
Il presidente nazionale di Confagricoltura contesta anche la prevista fissazione di un massimale (“plafonamento”) dei pagamenti alle aziende di maggiore dimensione. “È una proposta sbagliata, prima di tutto sotto il profilo economico – dichiara infine Giansanti -. Si andrebbe a tagliare, infatti, la competitività di quelle imprese che sono tra le più attrezzate a realizzare i cambiamenti necessari per accrescere la sostenibilità ambientale dei processi produttivi”.

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In copertina, anche l’agricoltura friulana risentirebbe del taglio dei fondi Ue all’Italia.

Agricoltura più efficiente per le nuove sfide: il messaggio di Rauscedo

L’agricoltura mondiale sarà chiamata a grandi sfide nei prossimi decenni, visto dovrà garantire risorse alimentari a una popolazione globale che, stando gli attuali trend di crescita, arriverà nel 2100 a quasi 11 miliari di persone. Aumentare la produzione (le stime parlano di almeno il +50% in media) non sempre sarà possibile, visti i cambiamenti climatici in atto che riducono le aree fertili, e quindi rendere ancora più efficace l’attuale resa è fondamentale, anche grazie alla ricerca genetica. Che nel settore viticolo è utilizzata per esempio nella selezione dei vitigni resistenti, il cui approccio si confronta con quello delle vigne biologiche, il tutto in un quadro in cui l’Italia è sì il maggiore produttore mondiale di vino, ma ancora non lo vende ai prezzi a cui invece arrivano, per esempio, le aziende francesi. Questi, in estrema sintesi, i temi messi ieri mattina sul tavolo dal convegno “Alimentare il futuro. Le sfide dell’agricoltura tra alimentazione, ambiente, mercato e globalizzazione” , proposto a Rauscedo all’interno della rassegna vitivinicola “Le Radici del Vino”, oggi arrivata all’ultima giornata che offre ancora numerose e interessanti proposte, sia dal punto di vista tecnico sia da quello del semplice trascorrere una domenica in relax.

I relatori dell’importante convegno.

I saluti istituzionali sono stati portati da Michele Leon, sindaco di San Giorgio della Richinvelda, che ha evidenziato come “Le Radici del Vino” sia un momento di riflessione per l’intero comparto, alla fine della vendemmia, in un territorio dalla grande vocazione vitivinicola; Luigi Piccoli, presidente Confcooperative Pordenone, che ha lodato la fiera per il grande cammino di crescita svolto nelle sue sei edizioni, sempre con un occhio attento alle dinamiche cooperative; Stefano Volpe, presidente dei Vivai Cooperativi Rauscedo, che ha ricordato la posizione di leader mondiali nella produzione di barbatelle, ovvero le giovani viti che daranno vita ai vigneti (più di un quarto della produzione planetaria trae origine proprio a Rauscedo grazie a varie realtà vivaistiche); Lino Mian, presidente Friulovest Banca, che ha sottolineato come l’Istituto di credito sia sempre attento alle esigenze del territorio; Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari Ittiche e Forestali, che, ragionando sulla prossima Pac, la Politica agricola comunitaria, ha anticipato che la Regione farà la sua parte nel sostenere gli agricoltori con misure complementari. Infine, Eugenio Sartori, direttore dei Vivai Cooperativi Rauscedo, ha auspicato una cabina unica di regia nazionale per l’accettazione delle varietà di vitigno resistenti a fronte dell’attuale quadro che vede ogni singola Regione chiamata a dare il suo beneplacito.

Si sono poi confrontati, moderati dal giornalista Lorenzo Tosi (coautore di Terra e vita), illustri esperti: Eugenio Pomarici, professore ordinario del Dipartimento Tesaf Cirve dell’Università di Padova, a fronte di una popolazione mondiale in crescita ha quantificato in più 100 milioni gli ettari coltivabili necessari, riducendo al contempo lo spreco di cibo e sviluppando biotecnologie per salvaguardare allo stesso tempo indipendenza di agricoltori e biodiversità. In questo quadro, l’Unione europea dovrà prepararsi per tempi futuri in cui è probabile che l’autosufficienza alimentare possa tornare di attualità; Raffaele Testolin, professore ordinario del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, illustrando i vitigni resistenti ha auspicato una collaborazione continua tra genetisti, patologi, tecnici e viticoltori; Tiziana Sarnari, analista di mercato dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare Ismea, partendo dal primato italiano nella produzione di vino, ha evidenziato invece come il nostro Paese possa crescere nel valore del prodotto venduto, soprattutto nelle bottiglie di fascia medio alta (costo dai 3 euro a salire) dove ci sono grandi potenzialità, a partire da mercati emergenti come la Cina dove siamo ancora solo il 5°importatore per volume e valore o come negli Usa dove siamo i primi per volume, ma i secondi per valore dietro ai francesi.

Michele Morgante, direttore scientifico dell’Istituto di genomica applicata di Udine, ha quindi  fatto un excursus sulla situazione futura dell’agricoltura, quando la produzione in Europa aumenterà a fronte di un calo della popolazione mentre in altre aree accadrà drammaticamente il contrario, ipotizzando come soluzione l’intensificazione sostenibile tramite la sinergia tra genetica, chimica e tecniche agronomiche anche nelle aree della Terra più svantaggiate in queste previsioni; Cristina Micheloni, presidente dell’Aiab, l’Associazione Italiana per l’agricoltura biologica Friuli Venezia Giulia, ha infine illustrato come in regione siano attivi già mille operatori agricoli biologici con una crescita del 13% nel 2018 rispetto all’anno precedente e di come i consumatori stiano sempre più richiedendo prodotti biologici i quali, ha concluso, possono dare il loro contributo a fronte della crescente domanda di cibo. Per tutti i relatori al termine una barbatella donata dal Comune di San Giorgio della Richinvelda.

Le Radici del Vino è organizzato dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione omonima “Le Radici del Vino” con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Friulovest Banca. Partner preziosi la Banca stessa, Confcooperative Pordenone e Onav Pordenone. Sostengono il progetto VivaiCooperativi Rauscedo, Cantina Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, Vitis Rauscedo, Dea barbatelle, Crai Rauscedo, Marchi Volpe, Gruppo Bisaro, Sina, I Magredi, Vini San Giorgio, Juliagraf, Ambiente e Servizi, Ondulkart, Vivaistica D’Andrea, Assoenologi Fvg, Pordenone Fiere.

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In copertina, l’enoteca della rassegna vitivinicola che oggi si chiude a Rauscedo, capitale delle barbatelle.