Cia Fvg: priorità alla gestione delle risorse idriche e della fauna selvatica

Cia Fvg-Agricoltori Italiani ha deliberato un calendario di appuntamenti con i candidati alle elezioni regionali che si terranno nei giorni del 2 e 3 aprile. Massimiliano Fedriga, Alessandro Maran, Massimo Moretuzzo e Giorgia Tripoli saranno invitati a degli incontri che li vedranno protagonisti di uno scambio di idee con gli associati Cia Fvg. Chiare le priorità dell’associazione di agricoltori trasmesse tramite un documento ai candidati Presidenti delle quattro coalizioni in campo.

Franco Clementin


«Sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione della regione tra emergenze e crisi – riferisce il presidente Franco Clementin -. Guerra e siccità hanno impattato sull’intero sistema economico, mentre ci stavamo per riprendere dalla pandemia. Siamo colpiti dall’aumento dei prezzi e dell’inflazione e questa instabilità si riversa su imprese e famiglie, senza considerare che l’emergenza siccità (il 30 per cento delle colture è già oggi a rischio), soprattutto per gli agricoltori ma non solo, esige una politica di governo concreta e veloce come mai si è visto sino ad ora».
Cia Fvg chiede alla politica regionale diversi impegni nei primi 100 giorni del prossimo governo. «Insistiamo su alcuni punti – specifica Clementin –. Imprescindibile la difesa dell’agricoltura e dell’agroalimentare, settore trainante del Pil nazionale, ma anche contenitore di migliaia di posti di lavoro. Le aziende sono sempre pronte a impegnarsi sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione, sulla trasparenza, ma allo stesso modo aspettano risposte certe per il futuro. Grazie al Pnrr, finalmente, si potrebbero costruire infrastrutture per la gestione dell’acqua. Risale a diversi anni fa il progetto ideato dalla Federazione dei consorzi di bonifica per la realizzazione di invasi che non è mai stato recepito, ma che è indispensabile a fronte della siccità che ha distrutto i raccolti. Ora è venuto il tempo di un Commissario nazionale, altrimenti la situazione sarà disastrosa nell’estate prossima o, forse, già a partire dalla primavera in arrivo. Infine, non meno importante, chiediamo una diversa gestione della fauna selvatica (cinghiali, caprioli, nutrie, cormorani) che mette a rischio la sicurezza delle persone: è arrivato (e anche superato) il momento di passare ai fatti!», chiosa infine il presidente regionale di Cia.

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In copertina, esempio di irrigazione a goccia e qui sopra un branco di cinghiali.

 

 

 

L’agricoltura Fvg tra cambiamenti climatici e transizione ecologica in un vertice regionale oggi a Udine

i“L’agricoltura regionale tra cambiamenti climatici e transizione ecologica” è il tema scelto da Confagricoltura Fvg per aprire un dialogo con l’Amministrazione regionale su temi cruciali per il presente e il futuro del mondo rurale. L’appuntamento avrà luogo nel Salone del Parlamento, al Castello di Udine, oggi 7 marzo a partire dalle ore 14.30.
Ai saluti del sindaco di Udine, onorevole Pietro Fontanini, faranno seguito gli interventi di Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg; Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura; Massimiliano Fedriga, presidente della Giunta regionale Friuli Venezia Giulia, e Stefano Zannier, assessore alle Risorse agroalimentari Fvg.
Le imprese agricole faranno sentire la loro voce, sottolineando problemi e proposte, durante una breve Tavola rotonda che verrà chiusa con le considerazioni e i saluti dell’onorevole Vannia Gava, sottosegretaria all’Ambiente e alla Sicurezza energetica.

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In copertina, Massimiliano Giansanti presidente nazionale di Confagricoltura che questo pomeriggio sarà a Udine.

Zannier sui Fondi Ue: la Regione Fvg all’avanguardia su sinergie e programmi

«La Regione Friuli Venezia Giulia si è adoperata in questi ultimi anni per realizzare migliori sinergie sui diversi Fondi europei attuando alcune importanti azioni che possano sempre di più favorire l’utilizzo dei Fondi della programmazione Ue. Ma vi sono ancora ampi margini di miglioramento che dovremmo sfruttare nella fase attuativa degli interventi previsti dai singoli programmi. Trattare gli argomenti sulle sinergie tra Fondi e sulla bioeconomia richiede un forte sforzo e una maggiore interazione tra pubblico e privato. Per questo motivo credo che attività di coordinamento a livello europeo, nazionale e regionale hanno un ruolo fondamentale». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo al workshop, che si è tenuto alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal titolo “Sinergie tra i programmi dell’Ue e le politiche di coesione nei settori della bioeconomia e dell’economia blu: condividere informazioni per co-progettare sinergie di fondi più efficaci”. Un seminario organizzato dal Gruppo di coordinamento nazionale di Bioeconomia del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della Presidenza del Consiglio e dalla Direzione generale della Ricerca e dell’innovazione della Commissione europea.

«Tra le azioni che la Regione Friuli Venezia Giulia ha attuato – ha sottolineato l’assessore che è stato delegato alla partecipazione al convegno dal governatore Massimiliano Fedriga – vi è la realizzazione, grazie alla collaborazione di tutte le Autorità di gestione regionali, del sito internet “Europa Fvg” che si sta strutturando per raccogliere tutte le informazioni sulla programmazione europea e sui relativi bandi al fine di fornire uno strumento di guida per individuare gli argomenti di interesse. Si è poi avviato un percorso – ha evidenziato l’esponente della Giunta regionale – di analisi sulla possibilità di divulgare meglio la presenza di bandi aperti da altre Regioni al fine di favorire la costituzione di partenariati tra soggetti diversi cercando di migliore le sinergie e il dialogo con i Paesi con noi confinanti quali Austria e Slovenia sulle progettualità di interesse reciproco».
L’assessore nel suo intervento ha poi ricordato come la Regione Fvg abbia contribuito alla stesura del Vademecum sulle sinergie tra Fondi strutturali e altri programmi di finanziamento Ue nel luglio 2022 e abbia realizzato il primo documento strategico regionale condiviso sulla Politiche di coesione Fesr, Fse, Interreg. «Questo è stato fatto – ha sottolineato Zannier – partendo dalla consultazione del partenariato regionale ed è stato utile anche per fare una sintesi sulle sinergie tra i Fondi della politica di coesione e le missioni del Pnrr».
Rispetto alla bioeconomia, l’assessore ha evidenziato come «nella fase di aggiornamento della strategia regionale di specializzazione intelligente 2021-2027 sono stati presi a riferimento i Cluster di Orizzonte Europa ed è stato fatto esplicito riferimento alla bioeconomia la cui importanza strategica è stata riconosciuta dalle politiche regionali tenendo conto delle competenze maturate e delle esperienze in atto nell’area anche nel contesto di partenariati interregionali».
Il rappresentante della Giunta Fedriga ha anche segnalato che «il Friuli Venezia Giulia ha voluto e contribuito alla recente costituzione della Fondazione Agrifood&Bioeconomy Fvg per supportare l’Amministrazione nell’individuazione di possibili sinergie tra Fondi Ue anche grazie all’interazione tra pubblico e privato che caratterizza molte delle sue azioni in ambiti diversi».
L’assessore Zannier ha, infine, segnalato alcune difficoltà legate all’implementazione di questi strumenti di sinergia e ha avanzato una proposta per cercare dei miglioramenti. «ffinché vi sia una diretta sinergia tra i programmi – ha affermato – sarebbe molto utile che vi fossero momenti di concertazione già in fase di programmazione tra tutti gli organismi deputati alla programmazione dei Fondi a gestione diretta e le autorità regionali di gestione dei programmi. In questa fase, diventa più facile allineare gli strumenti rispetto al periodo di attuazione, quando ormai tutte le Regioni hanno concluso la fase di predisposizione dei programmi».

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier e all’interno il suo intervento durante l’incontro alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

“Io sono Fvg”, le eccellenze marchiate ora voleranno sulle ali di Ita Airways

«Io Sono Friuli Venezia Giulia vola con Ita, così si può coniare questa un’iniziativa che veicolerà l’immagine e i prodotti della regione a livello internazionale e che si affida alla potenza di un chiaro ed efficace messaggio che da oggi diventa la speciale livrea di un aereo di linea di Ita Airways».  Lo ha detto ieri il presidente Fvg, Massimiliano Fedriga, nel corso della presentazione dell’Airbus A320 di Ita Airways “Io Sono Friuli Venezia Giulia”, che per i prossimi 18 mesi volerà nei cieli d’Italia e d’Europa facendo conoscere il “marchio” delle nostre eccellenze, tra le quali un posto di primo piano è rappresentato dai prodotti agroalimentari e dall’offerta turistica. All’evento, tra gli altri, ha partecipato anche l’amministratore delegato di Ita Airways, Fabio Maria Lazzerini.
Come ha spiegato il massimo esponente della Giunta regionale, questo è l’ennesimo obiettivo conseguito dal progetto messo in atto dall’inizio della legislatura, ovvero quello di uniformare la promozione della regione sotto un unico marchio, senza frammentazioni che alla fine risultavano poco producenti, oltre che dispersive dal punto di vista della spesa. «Abbiamo voluto fare sistema e ci siamo riusciti, strutturando – ha sottolineato il governatore Fvg – una sinergia tra tutti gli attori coinvolti: nella fattispecie tra l’Amministrazione regionale, PromoturismoFvg e Trieste Airport. Una politica, che, come dimostrano i numeri relativi ai flussi turistici in regione, sta dando ottimi risultati e che ha portato il Friuli Venezia Giulia a essere una delle regioni uscite meglio negli indicatori economici dall’emergenza pandemica».
Come ha rimarcato Fedriga, questa collaborazione con Ita comprende anche l’applicazione di un QR code sia all’esterno delle porte di ingresso dell’aereo sia a bordo (sulla parte posteriore dei sedili e a partire da gennaio), riprendendo il claim legato al viaggio e rimandando al sito “www.turismofvg.it/it/vola-in-friuli-venezia-giulia”, in cui si trova una panoramica illustrativa di esperienze, proposte di itinerari, cultura, outdoor ed enogastronomia, con una sezione interamente dedicata alla pianificazione di un tour alla scoperta del Friuli Venezia Giulia.
«Il messaggio “Io Sono Fvg” – ha concluso il governatore – risponde a una strategia di medio periodo, all’interno della quale possiamo già essere orgogliosi di veder crescere costantemente, anno dopo anno, i numeri non solo dei turisti, ma anche della vendita dei nostri prodotti enogastronomici e, elemento tutt’altro che trascurabile, di tutto il merchandising correlato».

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In copertina, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga con l’amministratore delegato di Ita Airways, Fabio Maria Lazzerini.

Fattorie Friulane, debutto in Italia: superato il primo test e-commerce

I primi ordini sono stati consegnati in Lazio, Lombardia, Emilia Romagna e naturalmente anche in Friuli Venezia Giulia. Il primo test di Fattorie Friulane, l’e-commerce promosso e gestito dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, che ha debuttato lo scorso 25 novembre, può dunque dirsi riuscito. «Siamo soddisfatti di questo avvio, abbiamo effettuato le prime consegne la scorsa settimana, gli ordini sono arrivati da diverse parti d’Italia e continuano ad arrivare come pure le richieste di aziende che vogliono vendere i propri prodotti sull’e-commerce», fa sapere il direttore degli Allevatori Fvg, Andrea Lugo, che stamattina assieme al presidente Renzo Livoni ha fatto una consegna speciale portando una selezione dei prodotti in vendita su Fattorie Friulane al presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e al consigliere regionale Alberto Budai che del progetto è stato un fervente sostenitore.


La piattaforma, raggiungibile al sito Internet www.fattoriefriulane.it, è un unicum a livello europeo, la prima gestita direttamente da un’associazione di allevatori. Consente di far arrivare il meglio del paniere agroalimentare regionale nelle case degli italiani e con l’anno prossimo, esaurita la fase di test, anche oltre i confini nazionali. Vi si possono acquistare circa 300 diversi prodotti di 60 aziende: formaggi stagionati, ma anche birra, olio, salami, confetture, conserve, farine e succhi di frutta. Al momento, i prodotti acquistabili sono essenzialmente stagionati o confezionati, che non necessitano dunque di particolari cure in termini di refrigerazione, ma nel futuro prossimo l’intenzione dell’associazione è quella di ampliare l’offerta, includendo anche prodotti freschi e surgelati.
La logistica è gestita direttamente dall’associazione nell’ex laboratorio di lavorazione della carne De Narda a Rodeano, acquisito grazie a un contributo a fondo perduto della Regione, dove sono concentrati rifornimenti, ricevimento ed evasione ordini, preparazione delle confezioni, ricerca del trasportatore e spedizione del prodotto. All’allevatore è riconosciuto il prezzo di vendita, detratto delle spese sostenute per la gestione degli ordini e la spedizione.

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In copertina, la selezione di prodotti degli Allevatori Fvg e all’interno la sua consegna a Fedriga e Budai da parte di Lugo e Livoni.

A Ramuscello 20 mila ettolitri in più: ottima vendemmia per la Cantina

«Con questo ulteriore ampliamento della capacità di lavorazione e stoccaggio, pari a 20 mila ettolitri, abbiamo aggiunto un nuovo tassello al progetto di sviluppo della nostra cooperativa». È quanto afferma il presidente della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, Gianluca Trevisan, nonché neo intronizzato – come avevamo a suo tempo riferito, a proposito della festa, tenutasi nel Castello di Udine, per i 50 anni del benemerito sodalizio – a Nobile del Ducato dei Vini Friulani alla presenza del governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, e del presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

I nuovi serbatoi da 20 mila ettolitri.

«Nell’ultimo esercizio, chiuso il 31 luglio scorso – spiega il presidente della cooperativa della Destra Tagliamento -, abbiamo incrementato il fatturato, che porteremo all’approvazione dell’assemblea, con una crescita di oltre il 30 per cento prevedendo, per la prossima vendemmia un ulteriore incremento, sia nei conferimenti di uva che nel numero di soci. Questo ci impegna ad ulteriori investimenti con un considerevole aumento della capacità di stoccaggio, un potenziamento delle attrezzature per la vinificazione, l’incremento dell’autoproduzione energetica passando da 60 a 280 kWh e la costruzione di un moderno impianto di depurazione con il recupero totale dell’acqua di scarico per utilizzarla, sia nel lavaggio degli atomizzatori che delle macchine vendemmiatrici dei nostri associati».
«Con un’ottima qualità dell’uva raccolta, quasi esclusivamente a Doc e a Igt – aggiunge il direttore Rodolfo Rizzi –, durante la vendemmia 2022 abbiamo gestito 130 mila quintali di uva conferita (+25 per cento rispetto al 2021) dai nostri 159 soci che conducono circa 800 ettari di vigneti. Un lavoro reso possibile grazie al nostro staff tecnico, formato da agronomi ed enologi, che hanno seguito i soci durante tutte le fasi di coltivazione della vite, affrontando le criticità derivate dalla siccità (ma ben gestita grazie ai tanti impianti di irrigazione sotto chioma a disposizione delle aziende) e riducendo notevolmente gli interventi fitosanitari sui vigneti garantendo così un minor impatto ambientale. Nei conferimenti sono cresciute le varietà Glera (per Prosecco) e Pinot grigio, specializzando così la cooperativa nella produzione di vini ad alta qualità richiesti dai nostri partner commerciali. D’altro canto, fedeli alla nostra missione di attenzione alla sostenibilità, abbiamo avviato un’importante collaborazione con l’Università di Udine, finalizzata allo studio e ricerca sulla Flavescenza dorata, fitoplasma della vite che ultimamente sta creando alcuni problemi alla viticoltura regionale e non solo».
«Questi risultati positivi non rappresentano un evento sporadico, ma rientrano in un progetto di crescita e di parecchi anni di buona gestione della Cantina – riprende, concludendo, il presidente Gianluigi Trevisan –. Sono la diretta conseguenza di un’autentica strategia aziendale basata sulle sinergie con il territorio e i tanti attori della filiera vitivinicola, imbottigliatori in primis. La Cantina Produttori di Ramuscello ha una visione di crescita e sviluppo che non prevede un’azione solitaria, ma importanti collaborazioni e accordi a lungo termine a garanzia della base sociale, dei dipendenti e di tutti coloro che condividono i nostri obiettivi».

Glera (Prosecco)

Pinot grigio

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In copertina, il presidente della Cantina, Gialuigi Trevisan, con Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella alla intronizzazione a Nobile del Ducato dei Vini Friulani.

 

Ducato dei vini friulani da 50 anni: a Riccardo Cotarella leader di Assoenologi il Premio Isi Benini 2022

(g.l.) «Sono onorato di essere stato premiato dal Ducato dei vini friulani, in occasione del lo 50° anniversario, per aver contribuito alla valorizzazione dei vini di questo meraviglioso territorio». Sono le parole con cui Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, ha voluto esprimere la sua gratitudine per essere stato insignito del prestigioso riconoscimento che ricorda il grande e indimenticato giornalista, fondatore proprio mezzo secolo fa del Ducato stesso e portavoce impareggiabile dell’enogastronomia friulana. A consegnargli il Premio Isi Benini 2022 il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e Alessandro I (al secolo Alessandro Salvin), leader dell’ormai storico alfiere del Vigneto Fvg, durante una solenne cerimonia nel salone del Parlamento del Castello di Udine, presente il sindaco Pietro Fontanini.

Cotarella con Rodolfo Rizzi…

… e Matteo Lovo.

A ricevere il collare rosso di “nobile onorario” è stato invece lo stesso governatore Fedriga, il quale ha sottolineato che il «Ducato dei vini friulani ha il grande merito di promuovere la cultura delle radici del nostro territorio contribuendo con la sua attività a valorizzare le eccellenze della nostra regione, la quale viene sempre più scelta dai turisti in questi ultimi anni per la qualità della sua offerta enogastronomica». Durante il suo intervento, il massimo esponente della Regione Fvg ha ricordato come proprio il vino sia un prodotto fortemente legato al territorio di appartenenza, le cui peculiarità connotano il gusto e il colore del vitigno. E la capacità del Ducato – come ha osservato anche Fedriga – è stata pure quella di aggiornarsi nel tempo aprendosi ai giovani, promuovendo un consumo sostenibile, soprattutto durante la guida del compianto Piero Villotta, che guardi principalmente alla qualità del prodotto.
Nell’occasione, il governatore ha ricordato l’esempio virtuoso sul piano sociale dell’azienda Villa Russiz, dove alla produzione del vino è stata associata una meritoria finalità improntata alla solidarietà e all’assistenza a favore dei bambini svantaggiati. Infine, Massimiliano Fedriga ha ribadito la scelta intrapresa dall’Amministrazione regionale di armonizzare l’offerta ricettiva e turistica alle eccellenze enogastronomiche del territorio, «per una crescita economica – ha concluso – che esalti e valorizzi le radici culturali del Friuli Venezia Giulia».
Ricordiamo, infine, che tra i nuovi nobili del Ducato del vini friulani c’è anche Gianluca Trevisan, presidente della Cantina Ramuscello e San Vito. Ad applaudire il premiato Riccardo Cotarella e tutti gli insigniti c’erano anche Rodolfo Rizzi, già presidente di Assoenologi Fvg e attuale componente della Corte ducale, che era schierata al completo, e dal suo successore Matteo Lovo, da pochi mesi eletto alla guida dei tecnici della vite e del vino della nostra regione.

Trevisan con Rizzi e Cotarella.

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In copertina, il presidente Riccardo Cotarella riceve il Premio Isi Benini 2022 dalle mani del governatore Fvg Massimiliano Fedriga, presente il Duca Alessandro I.

 

“Audace”, quando il Prosecco del Carso matura nelle acque del Golfo di Trieste

di Claudio Soranzo

TRIESTE – Con un sonoro botto inaugurale è stata stappata la prima bottiglia del Prosecco Doc “Audace”, prodotto sui pendii carsici e affinato nelle acque del Golfo di Trieste. A inaugurare il nuovo prodotto, già venduto in numero consistente quando ancora le gabbie di bottiglie si trovavano adagiate sul fondo del mare Adriatico, è pure arrivato nel capoluogo giuliano il governatore del Veneto Luca Zaia, da sempre pronto a promuovere il Prosecco più noto delle zone venete dedicate, tipo Conegliano e Valdobbiadene.

La presentazione a Trieste.

A brindare assieme ai produttori anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e il sindaco Roberto Di Piazza, beneauguranti per il successo dell’iniziativa, unica in regione. Sono state ben 6.492 le bottiglie di Prosecco Doc Trieste immerse a 20 metri di profondità, per affinarsi e maturare.
Come molti progetti di business, anche questo nasce da due famiglie di amici storicamente dediti alla produzione di vino: Parovel e Serena. L’idea “Underwater Wine” rappresenta in realtà un sogno territoriale: affinare il Prosecco Doc Trieste nel suo Golfo, utilizzando l’esperienza di un grande gruppo come Serena Wines 1881 e l’estro di un’azienda del Carso come Parovel Vigneti Oliveti 1898. Il tutto, sotto il comune denominatore dell’amicizia: unire le forze per realizzare le prime bottiglie da affinare in mare iniziando un cammino non certo facile, ma sicuramente unico, che parte dalle origini del Prosecco e sviluppa le sue potenzialità in maniera inedita.
I parametri di affinamento, straordinariamente peculiari, sono stati la temperatura, la salinità, la concentrazione di ossigeno disciolto, la presenza di fosfati, silicati, nitriti, nitrati e clorofilla. Tutti questi parametri naturali mutano con le stagioni e con il passaggio dei venti, garantendo allo spumante Audace Prosecco doc Trieste un’unicità gustativa e caratteriale. La Bora e lo Scirocco hanno generato importanti oscillazioni sub-inerziali, che hanno contribuito al continuo movimento delle bottiglie. Questo continuo cullare ha portato a un’evoluzione singolare e straordinaria.

Le bottiglie “sottomarine”.


In una piccola area di 67 metri quadrati, in concessione demaniale, sul fondo dello specchio acqueo in Punto Franco Nuovo, è stata ricreata questa “cantina subacquea” che ha ospitato 14 casse in acciaio per ben 120 giorni. Gli unici esseri viventi a controllare l’affinamento sono stati i pesci, i molluschi, le stelle marine (nelle foto attaccate ai cesti) e qualche esperto subacqueo, che ha verificato l’integrità delle bottiglie.
Un paio le coincidenze dell’evento, che riflettono due importanti anniversari: nel 1821, 200 anni esatti dalla prima vendemmia 2021 in affinamento sottomarino, lungo la costiera triestina si produceva per la prima volta il Prosecco con il metodo tradizionale di rifermentazione in bottiglia. Nel 1922, cent’anni fa, il molo San Carlo cambiava il proprio nome in “Audace”, in ricordo dell’approdo della prima nave militare italiana, il celebre cacciatorpediniere Audace. Due elementi narrativi importanti che rendono il progetto ancora più affascinante.
Oltre alle cantine sopra menzionate, al progetto si è affiancata l’importante Agenzia Francescon e Collodi di Conegliano, che rappresenta la creatività nella comunicazione di questa storia sottomarina. Come pure le istituzioni che hanno sostenuto per prime “Audace” ufficialmente e con entusiasmo, a partire dall’Autorità Portuale che ha dato origine alla concessione subacquea e dell’Ogs, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. In sostanza, un progetto “corale” che, grazie allo studio delle evoluzioni del vino sarà fondamentale anche per il prosieguo del progetto stesso.

Una cesta con le bottiglie.


«Il progetto Audace – ha affermato Elena Parovel – è la conferma del dialogo, della passione per la terra e della tradizione che guarda il futuro. Mi auguro che questa modalità di affinamento subacqueo dei vini, voluta specialmente per la vicinanza ai vigneti di produzione, sia soltanto un inizio che possa essere esteso a tutti i vini del Carso».
Dal canto suo, Luca Serena ha tenuto a precisare che “Audace non è solo il nome, ma anche la qualità del progetto, grazie al quale oggi vediamo venire alla luce delle bottiglie numerate divenute scrigno di un Prosecco prezioso, unico, il cui affinamento è stato affidato dall’uomo al mare. Un’idea originale che segna solo l’inizio di un percorso in grado di riservare future sorprese, per un vino destinato ai veri estimatori”.
L’abbiamo assaggiato anche noi, e ne siamo rimasti entusiasti: un gusto originale, minerale, non fruttato e dalle bollicine tenui e persistenti, che lasciano in bocca un sapore decisamente sublime. E che vale completamente il prezzo d’acquisto: non meno di 70 euro la bottiglia singola in vendita ai privati. Per enoteche e Horeca il prezzo naturalmente scende, anche in base alla quantità.

Nella cantina “subacquea”.

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In copertina, la prima bottiglia di Prosecco riemersa dalle acque del Golfo di Trieste.

 

 

 

“Gusti di Frontiera” fino a domenica, a Gorizia oltre 300 stand di quaranta Paesi

«Oggi possiamo rivivere Gusti di Frontiera in presenza in tutta la sua pienezza e un grande merito va agli organizzatori per aver tenuta viva la manifestazione anche durante la pandemia, capendo che bisognava in tutti i modi continuare. È una rassegna che ci accompagna nel modo migliore verso la prospettiva di Nova Gorica e Gorizia capitale della cultura 2025». È il pensiero espresso dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, all’inaugurazione di “Gusti di Frontiera 2022”, la manifestazione enogastronomica che propone a Gorizia fino a domenica prossima espositori provenienti da 40 Paesi del mondo dislocati su 327 stand.
«Tutte le grandi iniziative proposte dal nostro territorio regionale, da “Friuli Doc” a “pordenonelegge”, da “Gusti di Frontiera” alla “Barcolana” – ha rilevato Fedriga -, poggiano su gambe solide e possono proiettarsi in un futuro dal richiamo turistico sempre più consistente. Sono eventi che fanno seguito a una grande estate con le performance migliori d’Italia e un recupero prodigioso dopo la pandemia anche guardando all’anno record del 2019. La peculiarità del Friuli Venezia Giulia si conferma unica: in un fazzoletto di terra si può andare dalla montagna al mare passando per le città, vedendo cose e vivendo esperienze che rimangono impresse».
Secondo l’assessore regionale al Turismo Sergio Emidio Bini, «il Friuli Venezia Giulia, che è tornato in cima alle classifiche di gradimento dei turisti di tutto il mondo, ha dato grande dimostrazione di capacità. Gorizia in particolare è, dopo Trieste, la città che ha segnato la maggior crescita nel turismo dal 2019 a oggi, con un più 11 per cento». «E pensare che – ha osservato l’assessore regionale al Patrimonio, Sebastiano Callari – qualcuno anni fa aveva già suonato il “de profundis” di Gorizia considerandola in decadenza e nostalgica, mentre oggi Gusti di Frontiera la rappresenta nel mondo in attesa che nel 2025 diventi il simbolo di un’Europa votata ad opporsi a tutto ciò che di brutto sta succedendo in questi tempi difficili».
All’inaugurazione, ospitata dall’ingresso dell’hotel che si affaccia su piazza Sant’Antonio, sono intervenute numerose autorità civili e militari, a partire dal sindaco Rodolfo Ziberna che ha fatto gli onori di casa. Presenti, tra gli altri, anche il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini, il prefetto di Gorizia Raffaele Ricciardi e Anna Maria Cisint, prima cittadina di Monfalcone.

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In copertina, piazza Vittoria il cuore del centro storico fulcro di “Gusti di Frontiera”.

“Olio Capitale”, con il marchio Io sono Fvg grande aiuto a difesa della qualità

Gli oli d’oliva, nella loro varietà, sono il compendio di eccellenze di prodotti che rappresentano tutta l’Italia; questa ricchezza va preservata a livello nazionale difendendone la qualità che nasce dalla diversità di territori chiamati però a fare squadra per presentarsi al mondo in maniera compatta, come ha fatto il Friuli Venezia Giulia, che ha raccolto tutta la sua offerta enogastronomica, turistica e culturale nel claim “Io sono Fvg”. È questo il messaggio che il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha portato all’inaugurazione, nel Convention center del Porto Vecchio di Trieste, di “Olio Capitale”, la rassegna degli oli d’oliva italiani – organizzata attraverso Aries dalla Camera di commercio Venezia Giulia – che raccoglie oltre 170 espositori e molti buyer internazionali.

Fedriga e Zannier “Io sono Fvg”.

(Archivio Montenero)

Il presidente della Regione Fvg ha salutato l’importanza di riproporre in presenza un evento fieristico della portata esemplare di “Olio Capitale” e si è soffermato sulla necessità di difendere l’eccellenza del prodotto olio, che non deve seguire il ribasso del prezzo e l’omologazione ma promuovere e far conoscere la sua alta qualità intrinseca, anche con prodotti di nicchia, seguendo una strategia già affermatasi in Friuli Venezia Giulia. In questo senso, la Conferenza delle Regioni è, secondo il suo leader e capo della Giunta regionale, il contesto ideale per rappresentare in maniera unitaria l’assortimento del Made in Italy, secondo una chiave già sperimentata all’Expo di Dubai. A fine settembre-ottobre, ha annunciato a tale proposito il governatore, si terrà il primo festival delle Regioni di cui ora verrà vagliata la candidatura per stabilire quella che ospiterà la prima edizione.
Il governatore, intervenuto all’inaugurazione insieme all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, e, tra le altre autorità, al presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, e al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha visitato i padiglioni della rassegna che resterà aperta fino a domani con un ricco di programma di degustazioni, convegni e concorsi.

Fiori di Bianchera…

 

IL MERCATO

Il settore olio di oliva trova nel bacino del Mediterraneo l’area principale di coltivazione dell’ulivo, diviso fra Europa, Asia e Africa. La Spagna rappresenta il 45% della produzione mondiale seguita dall’Italia con il 15%. La produzione mondiale di olio da olive si attesta fra le 3.000 e le 3.500 migliaia di tonnellate, di cui 65-70% prodotto all’interno dell’Unione Europea fra i quattro principali produttori, in ordine decrescente, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo. Al di fuori dell’Unione Europea i paesi maggiormente produttori sono la Tunisia e il Marocco in Africa, la Turchia e la Siria in Asia.
L’Italia, con 642.000 aziende, 1.133.000 ettari in coltivazione e 160 milioni di piante, è il secondo produttore mondiale, con una produzione nel 2021-2022 pari a 381.000 tonnellate di olio, dato in crescita del 15% rispetto alla precedente campagna olearia 2020-2021 quando la produzione si era attestata a 331.000 tonnellate. Il dato, seppur importante, risulta inferiore a quello della media della produzione di olio nel decennio 1989-1999 che è stata in Italia di oltre 540 mila tonnellate di olio d’oliva, ma nel decennio successivo è calata a 476 mila tonnellate (-12%); e nel periodo tra il 2013 e il 2017 è stata ancora più bassa: 376 mila tonnellate. Questi dati in un contesto in cui nel mondo, parallelamente, la produzione è salita del 38% (e il consumo del 42%).
Permangono problemi di tipo strutturale sull’olivicoltura italiana, sia a livello di fittezza di impianti che di produttività complessiva, legati a strutture di coltivazione obsolete e a sistemi da aggiornare, anche se l’olivicoltura collinare di alcune zone della penisola poco si prestano alla modernizzazione, possibile invece in circa il 37% della superficie italiana potenzialmente competitiva.  A livello nazionale le regioni maggiormente produttive sono la Puglia, la Calabria e la Sicilia, che assieme detengono oltre il 70% della produzione.
Nell’annata olearia 2021-2022 si è assistito ad un recupero delle produzioni meridionali rispetto all’annata precedente, ma ad una forte contrazione in quelle dell’Italia Centrale e Settentrionale. Al Centro il calo produttivo è stato del 25-50% in media, ma con punte anche del 70%. Al settentrione, in Veneto e Lombardia, causa problematiche climatiche, gelate e grandinate, la produzione ha subito cali anche del 90%; in Liguria mediamente del 50%.

… e loro frutti sul Carso.


La situazione del Friuli Venezia Giulia ha registrato un calo del 70%, con tenuta solamente della varietà Bianchera in alcuni comprensori.
A livello commerciale, l’Italia è il primo paese importatore di olio di oliva, da Spagna, Grecia, Tunisia e Portogallo: nel 2020 per 608.000 tonnellate ed un valore di 1.330 milioni di euro. Parallelamente è il secondo esportatore mondiale, con flussi che si dirigono principalmente verso gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone e la Francia, ma in generale in tutti quei paesi del centro nord Europa in cui le condizioni climatiche non consentono la coltivazione dell’olivo: sempre nell’annata 2020 l’export ha assunto valori di 410.000 tonnellate per un controvalore di 1.455 milioni di euro, con un incremento in volume del 22% rispetto all’anno precedente.
Nel contesto internazionale, gli Stati Uniti presentano ampi margini di miglioramento dei consumi poiché la produzione californiana, seppur in crescita, non riesce a soddisfare il mercato interno. Il Sud America è un’area in forte espansione, sia dal punto di vista del consumo che della produzione che si concentra soprattutto in Argentina e in Cile. L’Africa magrebina sta ampliando le sue produzioni e la Tunisia si attesta come principale fornitore dell’Unione Europea. Il mercato asiatico risulta anch’esso in forte espansione, non solamente in Giappone ma anche in Cina e India, nonostante le tradizioni alimentari completamente diverse. Cresce anche la produzione in Australia.
A livello della qualità del prodotto, il 40% degli oli riconosciuti di qualità in Unione Europea è italiano, con ben 42 Denominazioni di Origine Protetta (DOP) e 6 Indicazioni Geografiche Protette, mentre paesi come la Spagna e la Grecia ne contano 29 ciascuna. La produzione italiana di Dop/Igp è pari appena al 3% del totale, con ampi margini di miglioramento.  In crescita la superficie condotta in biologico che interessa ben il 22% dell’intera superficie olivicola italiana, distribuita per il 31% in Puglia, 28% in Calabria, 16% in Sicilia e 6% in Toscana.
Fra i punti di forza dell’olivicoltura italiana si segnalano la capacità di una elevata differenziazione del prodotto, grazie a oltre 500 varietà iscritte nel Registro Nazionale e un territorio con aree vocate dalle caratteristiche pedoclimatiche anche profondamente diverse. Anche il valore paesaggistico, storico e culturale degli oliveti giocano un ruolo importante a favore della produzione nazionale.
La debolezza dell’olivicoltura italiana è legata invece principalmente alla frammentazione della struttura produttiva e ad un contesto territoriale in cui l’olivo costituisce presidio del territorio in situazioni orografiche difficili.  Tuttavia, la crescente sensibilità dei consumatori verso le produzioni di qualità consente buone opportunità sul mercato internazionale, anche se la competizione sui costi di produzione e sulla qualità è crescente di anno in anno.

La vetrina di “Olio Capitale”.

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In copertina, l’olio extravergine di oliva grande protagonista anche oggi e domani.