Da aprile a giugno online con Ersa Fvg le buone pratiche per l’agricoltura

Consentire alle imprese agricole del Friuli Venezia Giulia l’accesso ad alcune applicazioni modellistiche e di simulazione allo scopo di integrare e arricchire la diffusione della conoscenza e della sperimentazione, secondo modalità innovative e sfruttando le opportunità offerte dal digitale. È questo l’obiettivo di AgriCS (Agricoltura, Conoscenza, Sviluppo), il progetto dimostrativo realizzato dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale e finanziato dalla sottomisura 1.2 del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia. Il focus è, in particolare, su temi come i cambiamenti climatici, l’energia, la tutela dell’ambiente e i destinatari sono i potenziali beneficiari delle misure del Psr: dipendenti, titolari, legali rappresentanti e soci di imprese operanti nel settore agricolo o forestale ed agroalimentare, ma anche proprietari e gestori pubblici e privati di terreni agricoli e forestali.
“Questa iniziativa risponde a un’esigenza fortemente sostenuta dalla Regione – ha commentato l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier – che è quella di dotare le imprese agricole del Friuli Venezia Giulia di strumenti innovativi e di inedite modalità, nel segno delle nuove tecnologie, utili a diffondere l’attività di sperimentazione e a condividere le conoscenze e le buone pratiche in agricoltura”.

Stefano Zannier

Il calendario degli eventi informativi inizierà il 19 aprile e terminerà il 22 giugno. I percorsi sono stati presentati in un primo incontro virtuale di orientamento e l’iscrizione agli incontri di approfondimento online sarà possibile fino al 6 aprile. Gli eventi informativi saranno condotti dagli esperti di Ersa Fvg coinvolti nello sviluppo dei modelli, ma anche da quelli di Osmer Arpa Friuli Venezia Giulia. Chi parteciperà a uno dei percorsi informativi previsti dal programma divulgativo avrà accesso alle applicazioni modellistiche disponibili sull’area riservata della piattaforma Ict di AgriCS.
Il progetto è incentrato su attività d’informazione e divulgazione finalizzate alla raccolta e alla disseminazione dei risultati della ricerca e della sperimentazione, al trasferimento delle innovazioni in agricoltura alle imprese nell’ottica di un aumento della competitività e della sostenibilità.

Gli interessati in possesso dei requisiti di destinatari finali della sottomisura 1.2 del Psr 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia potranno scegliere uno dei quattro percorsi informativi: il percorso completo; seminativi e/o zootecnica; viticoltura e melicoltura. Ogni webinar verrà ripetuto in quattro diverse date; gli interessati potranno così scegliere quella per loro più conveniente per seguire ciascun webinar all’interno del percorso scelto.

Per informazioni e contatti, scrivere all’e-mail infoagrics@ersa.fvg.it

 

Pinot grigio delle Venezie al centro di una maxi-strategia di rilancio internazionale

Per la Doc delle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino), la più grande oggi sul territorio nazionale – distribuita su circa 29mila ettari di vigneto e con un valore di produzione che supera i 460 milioni di euro – il 2021 si è aperto all’insegna di una massiccia operazione di rebranding, la prima mai fatta dalla nascita della denominazione, volta ad aumentare la reputation del marchio collettivo che rappresenta la più estesa area vocata al Pinot grigio a livello mondiale e, soprattutto, a legare la propria immagine a tutti i valori intrinsechi di cultura e territorio che lo contraddistinguono.

Il presidente Albino Armani.


Il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela – in vista di una prossima ripresa che consentirà sia alle imprese vinicole sia alle realtà associative e consortili di tornare presto al “faccia a faccia” con il pubblico – ha deciso infatti di puntare in alto e mettersi per la prima volta nelle mani di un rinomato network internazionale quale è Grey: vincitrice della gara creativa indetta a inizio febbraio, l’agenzia è stata incaricata di sviluppare dapprima una forte identità di marca e il set-up di tutti i suoi elementi, per arrivare infine a un piano di comunicazione rivitalizzato e su misura, strategico e strutturato. In un momento congiunturale complicato che si accompagna a una fase di evidente crescita per la Doc delle Venezie (+4,7% di imbottigliato nel 2020), è tempo ormai di “riposizionarsi” e aggiornare la propria identità, per diventare ancora più competitivi e facilmente riconoscibili dal consumatore di tutto il mondo. Un’operazione che andrà a rafforzare notevolmente la brand awareness e che non solo aiuterà a legare il Pinot grigio all’areale produttivo di riferimento mondiale, il Triveneto, e quindi alla Do delle Venezie, ma svilupperà anche una conoscenza dei sistemi certificativi e del percorso di incremento della qualità – controlli lungo tutta la filiera produttiva, commissioni di degustazione e fascetta di stato – e, non ultimo, produrrà una maggiore coscienza d’acquisto.

Grappoli di Pinot grigio.

Un ampio progetto di riposizionamento che non potrà prescindere da un’attenta analisi del consumatore internazionale, vista la quasi totale vocazione all’export del Pinot grigio delle Venezie (circa 96%), avendo sempre un occhio di riguardo per gli Usa, primo mercato di riferimento che assorbe circa il 40% della produzione Doc, seguiti da Germania e Uk. Non solo, diventerà indispensabile costruire una notorietà di marca anche e soprattutto in Italia, Paese di cui questo vino si fa ambasciatore nel mondo. “Varie ricerche ci confermano che ancora oggi una larghissima parte dei consumatori di vino, e non solo americani, non sia ancora bene al corrente delle implicazioni e delle specifiche contenute nel concetto di Doc ovvero cosa questo ‘sigillo’ effettivamente significhi e sottenda. A maggior ragione quando vedono il nome dello stesso vitigno, come il caso del Pinot grigio, riportato in bottiglie di diversi territori e paesi di origine. Sappiamo invece che una volta informati, i consumatori si dimostrano molto sensibili ed interessati ai valori insiti nel concetto di Denominazione di Origine Controllata. Con questa operazione di rebranding, il Consorzio ha ora l’opportunità di portare nelle case dei nostri consumatori non solo il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo ma anche tutte le garanzie di elevata qualità sia della materia prima che della sua trasformazione e far conoscere quindi il grande valore aggiunto della nostra denominazione”, commenta Sandro Sartor, consigliere e coordinatore marketing in seno al Cda del Consorzio delle Venezie.
«Sarà una sfida interessante», chiosa il presidente Albino Armani che continua: «Non sarà facile riuscire a raccontare un progetto inedito e ambizioso che è stato capace di costruire un’identità territoriale allargata, che coinvolge tre aree produttive “simili e diverse” allo stesso tempo, ma che hanno saputo fare squadra nell’interesse di un patrimonio comune, e confermarsi come vero punto di riferimento della produzione nazionale e globale di Pinot grigio. Ci affidiamo con fiducia e ottimismo ad una agenzia forte nel settore e sicuramente non nuova alle dimensioni e alle dinamiche di brand collettivi, che ci fornirà strumenti utili a beneficio delle aziende che investono e credono fortemente nella Doc delle Venezie».
La nuova campagna di comunicazione integrata verrà lanciata l’estate prossima e raggiungerà il pubblico attraverso vari canali, sfruttando in primo luogo le potenzialità dei social media, con l’ausilio di contenuti video evocativi ed emozionali, ma anche mezzi più tradizionali come la carta stampata o i principali network televisivi a livello internazionale.

Vigneti nella Doc delle Venezie.

Giornata mondiale dell’acqua: tutela per Tagliamento, Isonzo e mare Adriatico

«L’acqua è vita, l’acqua è un tesoro del nostro territorio e la Regione è in prima linea per la sua difesa e tutela. L’amministrazione regionale ha avviato numerose iniziative, dalla tutela dei corsi d’acqua come il Tagliamento e l’Isonzo, ai progetti europeo Marless e regionale aMare Fvg, fino alla legge regionale 21/2020 che disciplina l’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni a uso idroelettrico». Lo ha detto ieri, come informa Arc, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, durante l’evento online organizzato dall’Ogs per celebrare la Giornata mondiale dell’acqua, nel corso del quale ha spiegato che «il Tagliamento, riserva Mab Unesco, rappresenta il manifesto della mia visione dell’ambiente: in un’ottica conservativa, educativa e di sviluppo sostenibile non verranno posti ulteriori vincoli, ma sarà favorita l’interazione tra uomo e natura, senza che questa relazione si esaurisca nello sfruttamento del territorio».


In merito all’Isonzo, l’esponente della Giunta Fedriga ha evidenziato che «il tema della sensibilità ambientale e del rispetto delle risorse idriche si fa più complicato: l’ambiente e la natura non conoscono confini amministrativi e spesso la condivisione di un bene primario come l’acqua necessità di politiche ambientali convergenti. La Regione sostiene quindi l’idea degli Stati generali dell’ambiente, rallentati a causa della pandemia, ma l’obiettivo è quello di compiere entro l’anno un primo passo con la “Conferenza dell’Ambiente dell’Alto Adriatico” che coinvolga Slovenia e Croazia, oltre a Veneto ed Emilia-Romagna al fine di delineare politiche ambientali comuni a tutela dell’Adriatico e, per quanto riguarda Friuli Venezia Giulia e Slovenia, dell’Isonzo».
Scoccimarro ha, poi, rimarcato che la tutela dell’Adriatico è al centro del progetto europeo Marless che mira alla salvaguardia dell’ambiente marino e la salute dell’uomo partendo dal monitoraggio dei rifiuti dispersi in mare. «Le plastiche sono rifiuti purtroppo sempre presenti in grande quantità sulle nostre spiagge e fondali marini – ha detto -. Partendo da Trieste, il progetto pilota “aMare Fvg” porterà in tutti i Comuni le iniziative di raccolta e trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare o nei tratti di litorale da parte dei pescatori durante le attività di pesca e dai diportisti in navigazione; ma anche nell’ambito di iniziative di pulizia dei fondali e degli specchi d’acqua o nel corso di specifiche attività di pulizia dei tratti di litorale ad opera di associazioni di volontariato».
Concludendo, l’assessore ha spiegato che «la tutela dell’acqua sfruttata come fonte di energia rinnovabile è al centro della legge regionale 21/2020, che è stata approvata all’unanimità lo scorso anno in Consiglio regionale e segna il punto di partenza di un progetto ambizioso: la nascita della società elettrica regionale “Fvg Energia”, la quale tutelerà ambiente, salute e lavoro».

—^—

In copertina e all’interno le acque del Friuli Venezia Giulia dal mare Adriatico ai fiumi Isonzo e Tagliamento.

Enogastronomia, cultura e storia Fvg mettono insieme Mittelfest e Agrifood

Cultura, storia e tradizione enogastronomica del Friuli Venezia Giulia insieme per vincere la sfida del turismo slow. Mittelfest e Agrifood Fvg consolidano la loro intesa per una rinnovata valorizzazione del territorio che coinvolge la buona tavola, il sapere dei produttori e le competenze delle imprese della nostra regione, diventando volano per l’intero sistema turistico. In questa chiave, il presidente di Mittelfest, Roberto Corciulo, e il presidente del Cluster Agroalimentare Fvg, Claudio Filipuzzi, hanno firmato una convenzione triennale di collaborazione per valorizzare la cultura enogastronomica regionale, le competenze e il sapere dei produttori locali e per promuovere quel turismo slow, fatto di esperienze nei luoghi, a cui il Friuli Venezia Giulia è votato con ottimi margini di competitività nel panorama nazionale.

Mittelfest in settembre a Cividale.

Foto Luca A. D’agostino/Phocus Agency

«Mittelfest sta rifondando e rafforzando il proprio legame con il territorio – spiega Corciulo – e questo nuovo percorso passa anche attraverso la cultura enogastronomica e le economie locali che contribuiscono a creare l’unicità storica e culturale dei luoghi. Con la firma dell’accordo triennale, il rapporto con Agrifood Fvg diventa più solido e strutturato e ci permette di avviare progetti ambiziosi in un’ottica di valorizzazione e soprattutto di indotto turistico che ha bisogno di una programmazione a medio lungo termine».
Si tratta di un rapporto di collaborazione iniziato nel 2020 quando, all’interno del programma di “Aspettando Mittelfest”, Agrifood Fvg presentò in anteprima il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” realizzato assieme alla Regione. Il brand si prefigge di valorizzare le imprese e le produzioni del territorio e, allo stesso tempo, informare i consumatori in modo trasparente sull’origine e sulla sostenibilità dei prodotti che acquistano. Ad oggi già cento imprenditori possono fregiarsi del marchio per il loro impegno economico, sociale ed ambientale nello sviluppo sostenibile della nostra regione. I loro prodotti che rispondono ai requisiti minimi di materia prima di origine regionale che hanno ottenuto il riconoscimento di “Prodotto Io Sono FVG” sono più di un centinaio e continuano ad aumentare.
«Attraverso il progetto “Io Sono Friuli Venezia Giulia” tutte le informazioni raccolte per l’assegnazione del Marchio sono rese pubbliche e fruibili al consumatore, il quale può così informarsi non solo sull’origine degli alimenti che acquista, ma anche conoscere a fondo l’attività dell’impresa produttrice, scoprendo come rispetta e contribuisce alla crescita della nostra regione – spiega infine Filipuzzi, leader di Agrifood -. In questo modo qualunque cittadino può essere parte attiva di questo percorso virtuoso, facendo delle scelte di acquisto sempre più consapevoli».

Foto Luca A. d’Agostino/Phocus Agency

La forza e lo spirito di “Io Sono FVG” si possono vedere nella bellissima vetrina di imprese e prodotti che potete ritrovare sfogliando la pagina www.iosonofvg.it  

—^—

In copertina e qui marchio e qrcode di “Io sono Friuli Venezia Giulia”.

Il Vigneto Fvg soffre, ma l’operazione Jermann-Antinori indica una luce

di Giuseppe Longo

Mentre l’appena avvenuta acquisizione, nel Collio, dell’azienda vitivinicola Jermann da parte della fiorentina Marchesi Antinori – notizia che ha fatto clamore in tutta Italia ma soprattutto, e ovviamente, nel Friuli Venezia Giulia – lancia un segnale di speranza nella ripresa dal pesantissimo colpo inferto dall’emergenza sanitaria, in quanto dimostra chiaramente come un colosso del settore creda nell’uscita, anche in tempi abbastanza rapidi, dall’insidioso tunnel pandemico, un vero e proprio grido di allarme, collegato proprio alla vicenda Covid, giunge dalla principale organizzazione agricola. Coldiretti denuncia infatti che oltre 6,9 miliardi di litri di vino – vale a dire 69 milioni di ettolitri – sono fermi nelle cantine italiane per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche, qui come all’estero, che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo tricolore, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e a indicazione geografica, cioè a maggior valore aggiunto. Al 31 gennaio 2021 – rileva Il Punto Coldiretti – c’erano almeno 150 milioni di litri (1 milione e mezzo di ettolitri) in più rispetto allo scorso anno secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal Ministero delle Politiche agricole. E in questo quadro sconsolante c’è un’indubbia sofferenza anche da parte del Vigneto Fvg che guarda con ansia al ritorno alla normalità.

Ettore Prandini


«La diffusione dei contagi – sottolinea l’organizzazione guidata da Ettore Prandini – fa prevedere una aggravamento della situazione per il prolungamento delle misure di contenimento con un forte squilibrio di mercato che rischia di vanificare l’impegno di qualificazione dei produttori per aumentare il valore delle produzioni e il successo sui mercati internazionali dove per la prima volta dopo anni le vendite sono risultate in calo del 3%. Non bisogna perdere altro tempo è ed necessario intervenire con una distillazione di emergenza rivolta ai vini a Do e Ig». A tal fine, Coldiretti chiede al Governo di «intervenire con almeno 150 milioni di euro (valore medio 75 euro/ettolitro) attraverso aiuti nazionali vista la mancanza di disponibilità di risorse aggiuntive garantite per la situazione di emergenza da parte della Ue. Una misura che peraltro consentirebbe di produrre 25.000 litri alcol e gel disinfettanti 100% italiani che oggi vengono in larghissima parte approvvigionati sui mercati internazionali».
«La Francia peraltro – osserva infine Coldiretti – ha fino ad ora già messo a disposizione per interventi similari oltre 250 milioni di euro. In gioco c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle bioenergie, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dall’enoturismo alla cosmetica fino al mercato del benessere».
Dicevamo del “rumore” fatto dall’operazione Jermann-Antinori, la cui notizia data in anteprima da WineNews – il sito specializzato sempre molto al corrente di come vanno le cose sul pianeta della vite e del vino, tanto che venne premiato dal Congresso nazionale Assoenologi che si era tenuto nell’estate di tre anni fa a Trieste – è stata poi ripresa con grande risalto dalla stampa regionale, ma anche nazionale. Anche perché questa è almeno la quarta, per dire cioè di quelle di maggiore rilevanza, che avviene proprio sul Collio: Conti Attems, ormai da una ventina d’anni, nell’orbita della Marchese Frescobaldi, Conti Formentini in quella del Gruppo Italiano Vini, e in tempi più recenti, appena due anni fa, Borgo Conventi, acquisita dalla Moretti Polegato, che fa capo anche alla famosa Villa Sandi, fra le aziende trevigiane di punta del Prosecco. E ora l’azienda del famosissimo Vintage Tunina – cresciuta soprattutto con la guida di Angelo e negli ultimi decenni del figlio Silvio, attraverso l’allargamento da Farra d’Isonzo a Ruttars di Dolegna del Collio – che passa sotto il controllo del grande Gruppo di Firenze, leader a livello nazionale. Ovviamente, a prescindere dalle motivazioni che hanno spinto l’azienda friulana a mettersi sul mercato suscitando ancora una volta l’interesse della Toscana, questa vivacità di mercato, nonostante il difficile momento, evidenzia non solo la grande appetibilità dei vigneti del Collio, fra i più prestigiosi d’Italia soprattutto per i vini bianchi (vi ricordate i famosi Superwhites di Slow Food Fvg?), ma anche un importante segnale di ottimismo da parte delle realtà più importanti del Belpaese. E questo non può che far bene sperare non solo in una strategia che potrebbe prefigurare un rinnovato successo per la storica cantina, ma anche in una non lontana ripresa del settore in generale che, fatto di grandi eccellenze, ha un ruolo guida nel comparto agroalimentare italiano e del nostro Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina e qui sopra due immagini di WineNews riguardanti la splendida tenuta Jermann a Ruttars di Dolegna.

Viti resistenti e patogeni fungini domani sotto la lente di Assoenologi

(g.l.) “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”: questo il tema, attualissimo, del terzo e ultimo webinar organizzato da Assoenologi. L’appuntamento nell’ambito del breve ma intenso ciclo organizzato dai tecnici della vite e del vino – guidati a livello nazionale da Riccardo Cotarella e regionale da Rodolfo Rizzi – è fissato per domani 4 marzo, dalle 17 alle 18.30. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

Relatori saranno il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.
Ormai si sente sempre più parlare, e si legge, di genoma della vite e di viti resistenti, vale a dire quelle che consentono, proprio perché hanno una “marcia in più”, di ridurre drasticamente il numero dei trattamenti anticrittogamici, a beneficio non solo dell’ambiente, ma anche delle tasche dei vignaioli. E le prime varietà, appunto resistenti, dopo anni di impegnativi e appassionati studi e ricerche, sono state create in Friuli Venezia Giulia grazie a un’intesa fra l’Università di Udine e i Vivai Cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Le viti così ottenute sono state messe a dimora con profitto, tanto da consentire anche le prime produzioni di uva e quindi dei primi vini che hanno riscontrato gli apprezzamenti non solo di esperti e tecnici degustatori ma anche di semplici consumatori o comunque enoturisti.
Come si ricorderà, due anni fa, era stato insignito del Falcetto d’Oro della Coldiretti di Dolegna del Collio il dottor Gabriele Di Gaspero, cividalese di Spessa, che opera proprio al Centro di genomica di Udine, i cui studi hanno dato un importante apporto per la creazione proprio dei vitigni speciali. Questa era stata la motivazione della giuria: “Con grande impegno, passione e professionalità, dopo la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Udine (1999), ha operato nel campo alla ricerca e sperimentazione nel settore della genetica e fisiologia della vite, sia presso la stessa che in importanti Istituti, in Italia ed all’estero. Il suo lavoro (2004-2015) ha contribuito alla creazione di “viti resistenti” alle principali avversità crittogamiche (registrate nel 2015) e – fiero delle proprie radici contadine – e al benessere sia dell’ambiente che degli agricoltori e dei consumatori. Dal 2017 è una delle colonne del benemerito Istituto di Genomica Applicata (Iga), Centro di sequenziamento del Dna, presso il Parco Scientifico Tecnologico Luigi Danieli di Udine”.

Gabriele Di Gaspero dell’Iga di Udine.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola.

—^—

In copertina, ecco un barbatellaio dei Vivai Cooperativi di Rauscedo.

La Regione Fvg proroga i certificati per l’uso dei prodotti fitosanitari

A seguito della situazione generata dalla pandemia, la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, condividendo quanto indicato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali in considerazione dell’interpretazione delle norme vigenti formulata dal Gruppo Difesa Integrata, ha prorogato di dodici mesi la validità dei certificati di abilitazione all’impiego di prodotti fitosanitari nelle pratiche rurali in scadenza nel 2021. Ciò analogamente al provvedimento già adottato lo scorso anno per prorogare gli stessi documenti. La validità di tali certificati sarà comunque prorogata almeno fino al novantesimo giorno successivo alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza sanitaria.
La Giunta regionale – informa Arc -, su proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha infatti approvato una delibera, che tenendo conto delle indicazioni dell’Ersa, autorizza tale determinazione in quanto le disposizioni e restrizioni previste dal quadro normativo nazionale “al momento limitano la possibilità di svolgimento in presenza delle attività di formazione, nonché degli esami correlati al rilascio e al rinnovo delle abilitazioni”.
Una scelta, quella adottata dalla Giunta, che tiene anche conto, specifica Zannier, “delle oggettive difficoltà di partecipazione degli interessati all’attività didattica a distanza”. “In questo modo – precisa l’esponente della Giunta Fedriga – abbiamo inteso garantire la continuità delle operazioni periodiche nella filiera agroalimentare, che sono indispensabili per assicurare le produzioni di qualità per le quali la nostra Regione può e si deve distinguere”. La Giunta, conclude l’assessore Zannier, “ha altresì considerato la necessità di evitare disparità tra operatori che dispongono di autorizzazioni in scadenza in anni diversi”.
Per quanto riguarda il conseguimento dei nuovi certificati di idoneità e abilitazione da parte di chi non ne sia ancora in possesso, la Giunta regionale, sempre su proposta di Zannier, ha approvato il decreto dell’Ersa con il quale si dà attuazione al Regolamento per lo svolgimento degli esami a distanza. “Nonostante le difficoltà di questo periodo – specifica il titolare regionale dell’Agricoltura – gli interessati potranno così sostenere ugualmente gli esami: per ottenere l’abilitazione al ruolo di consulente sull’impiego di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; per l’abilitazione all’acquisto e all’utilizzo di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; nonché per l’autorizzazione alla raccolta del tartufo”.

—^—

In copertina, trattamenti antiparassitari sul Collio. (Foto Claudio Fabbro)

La Regione Fvg chiede a Roma il via libera per immettere la trota iridea

“Abbiamo affidato all’Ente tutela patrimonio ittico (Etpi) del Friuli Venezia Giulia l’incarico di presentare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare tutta la documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione per immettere la trota iridea per la pesca sportiva, intanto, in alcuni canali artificiali della regione”, ha detto l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, a conclusione della seduta della Giunta regionale che ieri, come informa Arc, ha approvato un’apposita delibera. “Stiamo lavorando per rilanciare la pesca sportiva che – ha aggiunto Zannier – riveste una certa importanza anche per il turismo del Friuli Venezia Giulia”.
“Il divieto di immissione di specie non autoctone ha finora bloccato le gare di questa disciplina. Con la documentazione inviata al Ministero – ha poi spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – viene però dimostrato che vengono conservati gli habitat naturali e non ci sono rischi per le specie ittiche autoctone”. “Il Ministero adesso ha sessanta giorni per esprimersi su questa nostra prima richiesta di immissione della trota iridea. Se l’esito risulterà positivo – conclude Zannier – partirà subito l’iter per introdurre questa specie anche in alcuni tratti di corsi d’acqua naturali della nostra regione”.

—^—

In copertina e qui sopra ecco la trota iridea in due foto da Wikipedia.

 

Nuovi impianti viticoli: le domande vanno presentate entro il 31 marzo

La domanda di autorizzazione di nuovi impianti viticoli può essere presentata fino al 31 marzo prossimo e deve contenere la regione o le regioni su cui si chiede il via libera, le superfici e la scelta dei criteri di priorità. E’ stata infatti pubblicata il 10 febbraio – come informa Il Punto Coldiretti – la circolare Agea con le istruzioni per ottenere le autorizzazioni per nuovi impianti, reimpianti viticoli e per la costituzione e aggiornamento del Registro informatico pubblico delle autorizzazioni per gli impianti viticoli. Come è noto, dal 2016 (e fino al 2030) si possono impiantare vigneti da uva da vino solo se si dispone di un’autorizzazione.
Dal 2018, inoltre, è stato fissato un tetto massimo per ogni domanda di 50 ettari. E’ possibile avvalersi dei criteri di priorità che sono: organizzazioni senza scopo di lucro con fini sociali che hanno ricevuto terreni confiscati per reati di criminalità, superfici caratterizzate da vincoli naturali, viticoltori che hanno applicato le norme della produzione biologica sull’intera superficie vitata per almeno 5 anni precedenti alla domanda.
La circolare ricorda che a seguito dell’emergenza Covid-19 la durata delle autorizzazioni all’impianto o al reimpianto scadute nel 2020 è prorogata fino al 31 dicembre 2021. Inoltre, i produttori in possesso di autorizzazioni per nuovo impianto in scadenza nel 2020 non sono passibili delle sanzioni – anche per una quota parte dell’autorizzazione – a condizione che comunichino al Mipaaf e alla Regione o Provincia Autonoma competente entro il 28 febbraio 2021 che non intendono avvalersene e che non desiderano beneficiare della proroga di validità
Secondo le scelte effettuate dalle regioni per il 2021 la soglia massima in ettari è di 50 ettari per la Valle d’Aosta, 20 ettari per il Piemonte, 2 ettari per la Lombardia, 2 ettari per la Provincia autonoma di Trento, 0,3 ettari per la Provincia autonoma di Bolzano, 1 ettaro per il Friuli Venezia Giulia, 1 ettaro per il Veneto, 2 ettari per la Liguria, 1 ettaro per l’Emilia Romagna, 10 ettari per le Marche, 30 ettari per la Toscana, 25 ettari per l’Umbria, 25 ettari per il Lazio, 10 ettari per l’Abruzzo, 5 ettari per il Molise, 3 ettari per la Campania, 20 ettari per la Puglia, 2 ettari per la Basilicata, 5 ettari per la Calabria, 5 ettari per la Sicilia e 7 ettari per la Sardegna.

 

 

Politiche agricole a Patuanelli, ingegnere triestino alfiere del Made in Italy

di Giuseppe Longo

E’ un ingegnere triestino di 47 anni il nuovo titolare dell’Agricoltura nel Governo Draghi che ha giurato appena ieri dinanzi al Capo dello Stato: dopo aver guidato lo Sviluppo economico, il senatore pentastellato espresso dal Friuli Venezia Giulia succede infatti alla pugliese Teresa Bellanova che era a capo del dicastero di via XX Settembre nel Conte bis. “I migliori auguri di buon lavoro al neoministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli che ha già dimostrato capacità ed impegno nella battaglia a difesa del vero Made in Italy agroalimentare», afferma il presidente della Coldiretti nazionale Ettore Prandini nel ringraziare la stessa Bellanova «per l’importante lavoro fatto insieme».
«Siamo fiduciosi che l’intero nuovo Esecutivo guidato dal premier Mario Draghi – sottolinea Prandini in una nota su Il Punto Coldiretti – saprà valorizzare l’agroalimentare nazionale che è diventato nell’emergenza Covid la prima ricchezza del Paese con un valore che supera i 538 miliardi e garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro, ma è anche leader in Europa grazie ad una agricoltura da primato per qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti strategici cantierabili elaborati dalla Coldiretti per il Recovery Plan» conclude Prandini nel sottolineare che «occorre ripartire investendo sui punti di forza del Paese e l’agroalimentare è stato l’unico settore cresciuto all’estero nel 2020 facendo registrare il record storico per il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, nonostante le difficoltà della pandemia Covid».
«All’estero – ha sottolineato Prandini – c’è fame d’Italia con i consumatori stranieri che non hanno mai fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’agroalimentare nazionale con un valore dell’export stimato pari a più di 45 miliardi nel 2020. L’allarme globale provocato dal Coronavirus con i prezzi dei prodotti alimentari di base che secondo la Fao hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi sette anni ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali – ha concluso il presidente della Coldiretti nazionale – occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali e creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde».

Ettore Prandini

—^—

In copertina, il nuovo ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli.