La Regione Fvg aiuta i giovani agricoltori. Zannier: “Così favoriremo il ricambio”

«Con questo provvedimento andiamo a favorire il ricambio generazionale in un campo strategico come quello agricolo, sostenendo giovani che per competenza e formazione siano in grado di guidare i processi di crescita e di sviluppo delle loro aziende garantendo la qualità dei prodotti». Lo ha detto l’assessore regionale alle risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, a margine dell’approvazione da parte della Giunta Fedriga della delibera, proposta dallo stesso Zannier, relativa al Bando per l’avviamento di imprese per giovani agricoltori.
Come ha spiegato l’assessore, l’obiettivo della misura è quello di supportare con un contributo (premio) i nuovi agricoltori, compresi in una fascia d’età che va dai 18 anni (compiuti) ai 41 anni (non compiuti), per la fase di avvio dell’impresa. Tra i requisiti richiesti – precisa Arc – una comprovata competenza e conoscenza professionale in ambito agricolo o, in alternativa, il diploma (perito agrario o agrotecnico) o la laurea in campo agrario, forestale, naturalistico, ambientale o veterinario; oppure un corso di formazione su materie come le pratiche agricole rispettose dall’ambiente (corretto uso dei fertilizzanti) e l’applicazione delle norme in agricoltura.
Il beneficiario dovrà essere titolare di un’impresa agricola individuale e presentare, tra le altre documentazioni, il piano finanziario e il cronoprogramma di realizzazione delle operazioni programmate. In merito al calcolo del premio, vengono considerati i seguenti criteri tra loro cumulabili: localizzazione della superfice agricola utilizzata prevalente dell’azienda (40 mila euro per parchi e riserve naturali, 30 mila per aree rurali C, 20 mila per le altre aree); per aziende che soddisfano determinate condizioni (prevalenza di prodotti biologici, Doc, Docg, Dop, Igp, Igt o Aqua) 30 mila euro.
La presentazione della domanda va eseguita dopo la pubblicazione del Bando sul Bollettino ufficiale della Regione Fvg ed entro il 30 giugno 2022. I premi saranno concessi attraverso un procedimento valutativo a graduatoria. Il punteggio massimale è di 100 punti, mentre le domande che non supereranno il limite di 34 punti non verranno ammesse al finanziamento. Per il Bando sono previsti a bilancio 3 milioni 400 mila euro, con la possibilità per l’Amministrazione regionale di destinare in corso d’opera ulteriori risorse aggiuntive.

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In copertina, l’assessore regionale all’agricoltura Stefano Zannier.

Bilancio agricoltura e agroindustria Fvg: +10 per cento nel settore cooperativo

«Agricoltura e agroindustria hanno segnato una crescita del 10 per cento, che fa ben sperare anche per sostenere la remunerazione delle imprese agricole»: è quanto ha sottolineato con soddisfazione, Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg, a commento del bilancio 2021 della organizzazione. Nell’anno che si è appena concluso, la tanto auspicata ripresa infatti c’è stata, rispetto al drammatico 2020, ma è una ripresa debole e a macchia di leopardo. E il settore primario è quello che maggiormente si distingue ñel quadro di fine anno tratteggiato da Confcooperative che, con 541 associate in Friuli Venezia Giulia, è la principale organizzazione di settore.

Daniele Castagnaviz

«La pandemia ha indotto le cooperative ad adottare iniziative imprenditoriali straordinarie, spesso rivedendo l’organizzazione interna e introducendo innovazioni dei processi, ma anche elevando ulteriormente gli standard qualitativi di prestazioni e produzioni. Per molte realtà è quindi in atto un profondo rinnovamento di strategie e obiettivi aziendali», è il commento di Daniele Castagnaviz, al vertice della Confcooperative regionale dal luglio 2020. «Anche come Confcooperative – aggiunge – stiamo portando a termine, in queste settimane, una approfondita ricerca sul comparto cooperativo regionale mentre, sul medio termine, l’obiettivo è costituire una vera e propria Academy cooperativa per formare i dirigenti del futuro».
Confcooperative Fvg ha elaborato le prime anticipazioni sull’andamento del 2021, anche se un bilancio più preciso sarà possibile soltanto con l’analisi dei bilanci. «Le sanificazioni hanno dato una spinta positiva al settore pulizie nel quale operano numerose cooperative. Agricoltura e agroindustria hanno segnato una crescita del 10 per cento, che fa ben sperare anche per sostenere la remunerazione delle imprese agricole», commenta appunto Galluà. «Il comparto della cooperazione sociale è in prima linea da un anno e mezzo. Il 2020 è stato un anno molto difficile, oggi il momento più critico è stato superato ma perdurano grossi problemi legati alla disponibilità di figure professionali tipiche del settore, quali infermieri e Oss, la cui scarsità costituisce una vera emergenza». Quello dei servizi è, nel complesso, uno dei settori di punta dove opera la cooperazione e dove, secondo un recente studio di Confcooperative, si concentra l’87 per cento delle start up cooperative innovative. «Pure il comparto culturale viene da un periodo difficile, non ancora del tutto superato, anche se le diverse misure pubbliche di sostegno hanno dato un contributo alla ripartenza, mentre perdurano i segnali di preoccupazione per settori dipendenti dal turismo, come agenzie di viaggio e trasporto persone, con l’eccezione dell’Albergo diffuso, modello di ricettività cooperativa che sta vivendo una fase particolarmente positiva», precisa Galluà.

Nicola Galluà


Cresce nel 2021 anche l’impegno delle cooperative per la sostenibilità. Il 69,3 per cento delle cooperative associate – secondo l’Ufficio studi di Confcooperative – ha intrapreso almeno una iniziativa riconducibile ad alcune delle principali tematiche dello sviluppo sostenibile. In particolare, il 25,2 per cento ha optato per l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto; il 18,9 per cento ha avviato percorsi formativi e informativi interni sulla sostenibilità; il 13,4 per cento delle cooperative si è indirizzato verso il riciclo e il riuso dei materiali (anche di scarto); infine, l’11,8 per cento delle cooperative ha scelto di promuovere l’ecoinnovazione e di investire in tecnologie rispettose dell’ambiente.

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In copertina, lavorazioni al terreno nelle campagne del Friuli Venezia Giulia.

In alto i calici a Capodanno, ma sui vini ora incombono pericolosi “alert” sanitari

(g.l.) In alto i calici nella notte di San Silvestro per dare il benvenuto al nuovo anno che si spera sia migliore di quello che sta per finire, soprattutto sul fronte dell’emergenza sanitaria che continua a causare tanti problemi. Anche in Friuli Venezia Giulia salteranno migliaia e migliaia di tappi di spumante – una tipologia produttiva con cui il Vigneto Fvg fa oggi una gran bella figura! -, ma sulle bollicine e anche sui grandi vini “tranquilli”, quelli che hanno conquistato una fama indiscussa in ogni parte del mondo, incombe un pericolo che inquieta i produttori.
Etichette con “alert” sanitari anti-cancro – del tipo “nuoce gravemente alla salute”, come avviene da molti anni per le sigarette -, divieto di pubblicità e di sponsorizzazione di eventi sportivi, aumento della tassazione e una revisione della politica di promozione, correlata a un sistema di punteggi: queste sono, infatti, alcune delle possibili manovre inserite nel documento per l’accesso ai fondi di promozione orizzontale dei prodotti agricoli legato al piano comunitario di lotta ai tumori. Se verrà applicato il documento, come finora previsto, penalizzerà assieme al vino e ad altri prodotti tipici italiani, anche la promozione enoturistica e dei territori. A lanciare l’allarme è l’Associazione nazionale Città del Vino, che in Friuli Venezia Giulia ha un coordinamento molto attivo con 32 soggetti tra Comuni e Pro Loco, tutti espressione di territori in cui il vino non è solo un elemento economico ma anche un valore culturale e sociale. Il valore della prevenzione medica nei confronti del cancro rimane fondamentale, non si discute, ma il consumo consapevole di vino e i suoi effetti positivi a livello cardiocircolatorio vanno distinti dal consumo di altri alcolici: questo in sintesi il messaggio delle Città del Vino.

Angelo Radica

«La relazione approvata nei giorni scorsi dalla commissione speciale per la lotta al cancro (Beca) dal Parlamento Europeo pone un pesantissimo veto al consumo di vino e a un settore che è uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, con forti ricadute negative per l’economia dei nostri territori – sottolinea il neo-presidente di Città del Vino, Angelo Radica -. Nella relazione, affermando che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol, non si fa alcune distinzione tra il vino e i superalcolici, tra l’abuso e il bere moderato, senza poi considerare come affermato da decine di studi scientifici che un calice di vino al giorno, aggiungo di qualità, riduce il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari». «Speriamo che queste decisioni – gli ha fatto eco il coordinatore delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini, che è membro della giunta nazionale dell’associazione – non colpiscano le nostre realtà regionali, dalle cantine ai consorzi, che da tempo promuovono un consumo consapevole del vino e lo valorizzano come elemento di promozione territoriale, oltre a essere sempre più orientate verso una produzione sostenibile a livello ambientale, economico e sociale».

Tiziano Venturini

Nello specifico, fanno sapere le Città del Vino – che nell’anno in arrivo saranno rappresentate a livello nazionale da quella di Duino Aurisina -, a metà dicembre la Commissione Ue ha pubblicato il documento per l’accesso ai fondi di promozione orizzontale dei prodotti agricoli per oltre 176 milioni di euro, inserendo tra i criteri di accesso alle risorse l’allineamento ad alcuni criteri e documenti strategici, dal Farm to Fork al piano comunitario contro i tumori. A gennaio è prevista l’ultima tornata nel Parlamento Ue per poter cambiare il testo della relazione sul Piano europeo di lotta contro il cancro ma, contestualmente, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si avvia a discutere la fase di negoziato del piano d’azione di lotta contro l’alcol, che prevede misure analoghe, con l’obiettivo di ridurne del 20% il consumo entro il 2030. A tutto questo si aggiunge il Piano di lavoro 2022 sulla promozione orizzontale in agricoltura, approvato dalla Commissione Ue, e che attribuisce punteggi ai progetti in base alle indicazioni del piano anti-cancro.
Alla luce di queste novità, paventano le Città del Vino, se nel frattempo non saranno apportate modifiche, i produttori di vino (e di salumi, carni rosse e così via) si vedranno “decurtare” il punteggio di ammissione alle graduatorie dei bandi di promozione in ambito comunitario. «Temiamo un effetto a valanga per il Made in Italy e per la promozione dei nostri territori e del turismo enogastronomico in generale – conclude il presidente Radica -. Chiediamo pertanto alle nostre istituzioni e ai ministri delle Politiche agricole e del Turismo di intervenire in questa fase finale per scongiurare il pericolo. Sono a rischio anche tanti posti di lavoro in un settore che vale, secondo l’Osservatorio sul Turismo del Vino delle Città del Vino, oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato».

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In copertina, spumanti friulani questa notte grandi protagonisti.

 

Impianti fotovoltaici su terreni agricoli, da Roma è stop ai vincoli imposti in Fvg

«Eravamo consapevoli della possibile impugnazione da parte del Governo della nostra norma, ma abbiamo lavorato nella direzione giusta e infatti il Ministero della Cultura ci ha dato ragione esprimendo parere favorevole ai nostri “vincoli” per le installazioni fotovoltaiche su terreni agricoli o tutelati. Ho sempre sostenuto la necessità di trovare un equilibrio tra ambiente e necessità dell’uomo, ma l’attuale situazione rischiava di vederci invasi da richieste di multinazionali straniere interessate più al profitto che alla tutela del nostro territorio». L’assessore regionale all’Energia, la Difesa dell’ambiente e lo Sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, ha commentato così – informa Arc – la notizia giunta da Roma dell’impugnazione da parte del Governo guidato da Mario Draghi della legge del Friuli Venezia Giulia 16/2021 “Misure finanziarie intersettoriali”, «relativamente al limite di 1 megawatt che – precisa l’esponente della Giunta Fedriga – imponevamo ai terreni agricoli per la realizzazione degli impianti fotovoltaici, ritenendo questo limite idoneo e stimato per l’autoconsumo di un’azienda agricola».
«La competenza, ancora di più in un momento storico come questo di crisi energetica e Pnrr, è dello Stato – ha confermato Scoccimarro -. Lo abbiamo ripetuto anche in Consiglio regionale quando abbiamo ribadito che legiferare prima del recepimento della direttiva Red2 esponeva a possibile impugnazione del Governo presso la Corte Costituzionale come successo per Toscana ed Emilia Romagna». E ha concluso: «Per limitare il proliferare mega parchi fotovoltaici in regione, avevamo predisposto norme e fondi perché i Comuni e gli enti pubblici indicassero gli edifici o aree dismesse non agricole su cui poter installare impianti fotovoltaici pubblici: questo avrebbe significato meno spese per l’energia elettrica e riqualificazione di edifici e aree dissestate».

Fabio Scoccimarro


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In copertina, un impianto fotovoltaico a fianco di un fondo agricolo.

 

Oltre 112 milioni per l’agroalimentare. Torre-Natisone e Prepotto candidati Snai

«Per il comparto dell’agroalimentare del Friuli Venezia Giulia la Regione nel 2021 ha impegnato oltre 112 milioni di euro, a cui vanno sommati i 9 milioni di euro per la montagna e i quasi 8 milioni per la caccia e pesca. Un impegno che dimostra l’attenzione per dei settori strategici dello sviluppo economico della regione«». Lo ha detto a Trieste, come informa Arc, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, nel corso della conferenza stampa di fine anno.
Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, sul fronte della crisi dovuta alla pandemia «non abbiamo mai mancato di dare il nostro sostegno alle imprese del comparto attraverso 50 milioni di euro per la liquidità delle aziende e altri 25 per gli investimenti a favore della ripresa». Ottimi risultati, ha sottolineato poi l’assessore, anche per quel che riguarda il marchio “Io Sono Friuli Venezia Giulia”: le aziende che hanno aderito sono arrivate a 190, a 300 i prodotti e a 240 i punti vendita. «In relazione al settore vitivinicolo – ha quindi detto Zannier -, grazie ad un anticipo delle risorse che ha consentito alle imprese di stipulare le fideiussioni necessarie per rendere cantierabili gli interventi, dal 2013 sono stati recuperati 13 milioni di finanziamenti inutilizzati assegnati alle altre regioni».
Infine, in chiave prospettica che guarda al 2022, tra le priorità della Regione Fvg c’è la candidatura dei Comuni delle Valli del Torre e Natisone, oltre che del Comune di Prepotto (attualmente esclusi dai fondi statali), nella Strategia nazionale per le aree interne. La Snai rappresenta una politica nazionale innovativa di sviluppo e coesione territoriale che mira a contrastare la marginalizzazione ed i fenomeni di declino demografico propri di territori caratterizzati da importanti svantaggi di natura geografica o demografica. Su tali luoghi la Strategia nazionale punta ad intervenire, investendo sulla promozione e sulla tutela della ricchezza del territorio e delle comunità locali, valorizzandone le risorse naturali e culturali, e creando nuovi circuiti occupazionali e nuove opportunità. In definitiva, contrastandone l’“emorragia demografica”.

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier durante la conferenza stampa di fine anno.

Venezie, il Pinot grigio è amato all’estero. E le bottiglie “volano”: quest’anno +6%

La Doc delle Venezie si appresta a chiudere il suo quarto anno nel segno della positività, mantenendo un trend in costante crescita che riguarda sia gli imbottigliamenti sia le certificazioni. Nel periodo gennaio-novembre 2021, la più grande denominazione a livello nazionale del Pinot grigio che, con i suoi circa 27 mila ettari di vigneto, riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot grigio Doc di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento, registra un +6% di imbottigliato, ovvero + 97.322 ettolitri sullo stesso periodo del 2020, per un totale di ben 1.728.517 ettolitri messi bottiglia ad una media di 157.138 hl/mese (oggi al 98,7% di tutto il Pinot grigio Doc imbottigliato nel 2020). Una vera e propria corsa all’imbottigliamento quella della nuova stagione produttiva iniziata già a settembre – anticipando le operazioni di un mese rispetto allo scorso anno (e di due rispetto al 2019) –, che si traduce in oltre 94 mila ettolitri messi in bottiglia nell’ultimo trimestre.

Albino Armani

Fa ben sperare anche il trend delle certificazioni che, a poche settimane dalla fine dell’anno, vede già certificato tra settembre e novembre – esclusivamente dall’ultima campagna produttiva – un totale di 362.855 ettolitri, 206.647 dei quali sono stati certificati nel solo mese di novembre, che registra il valore più alto di sempre pari a un +22% di certificazioni sullo stesso periodo del 2020. E a novembre il Pinot grigio delle Venezie ha chiuso anche l’intenso tour istituzionale e informativo promosso dal Consorzio di Tutela in Nord Europa, Usa e Uk, primi partner commerciali della Denominazione, che assorbono insieme oltre il 70% dell’intera produzione. Un trimestre ricco anche di attività promozionali che ha segnato un passaggio senza precedenti in termini di traguardi raggiunti e di consapevolezza da parte del consumatore internazionale, facendo guadagnare al Pinot grigio delle Venezie (che, ricordiamo, solo nel 2020 ha concluso i percorsi di riconoscimento ufficiale di Denominazione e Consorzio) il podio rispetto all’enorme offerta internazionale della varietà.

Qualità nel bicchiere e territorialità garantita da tracciabilità e certificazione unite a una intensa attività promozionale sono quindi gli ingredienti del successo che accompagna il Consorzio a chiudere positivamente il 2021. Ad inaugurare il fitto calendario autunnale di eventi e manifestazioni è stato il Simply Italian Great Wines Scandinavia Tour 2021 organizzato da International Exhibition Management, che ha visto il Pinot grigio Doc protagonista di due masterclass aperte ad un pubblico b2b e media a Oslo e Copenaghen. Non tra i primissimi mercati della Doc delle Venezie, ma senza dubbio i due Paesi rappresentano un punto di forza per l’export del vino italiano, con un consumo pro-capite, per quanto riguarda soprattutto la Danimarca, molto elevato, fra i primi 10 posti a livello globale (dati al 2020).
Il Consorzio è volato poi a Londra per incontrare il media partner The Drinks Business in occasione della manifestazione b2c The Wine & Spirits Show al Chelsea Old Town Hall. Qui il Mw Patrick Schmitt ha condotto due masterclass dedicate alla Do che hanno registrato un “tutto esaurito” per un totale di 100 partecipanti seduti ai banchi d’assaggio. Sempre nella Capitale britannica, la Doc delle Venezie si è presentata anche a un pubblico di operatori, giornalisti e opinion leader nell’ambito della tappa londinese del Simply Italian Great Wines Northern Europe Tour 2021: importante occasione di approfondimento sulle diverse sfumature di colore – dal bianco al ramato – tipiche della varietà, che affonda le sue radici in una lunga tradizione viticola del Nordest. Il Consorzio ha infine partecipato per la prima volta a Taste of London, Festive Edition (Tobacco Dock), manifestazione enogastronomica di punta dell’autunno londinese che ha aperto le porte a circa 25mila foodies e wine&spirits enthusiasts.
Il Regno Unito, secondo più grande importatore di vino al mondo, rappresenta anche il secondo mercato di riferimento per il Pinot grigio delle Venezie, con un assorbimento di circa il 27% della produzione della Doc. Per ora, nonostante gli oneri burocratici relativi all’import del vino causati dalla Brexit, sembra che il comparto nazionale non solo stia resistendo, ma che, anzi, nel primo semestre del 2021 abbia registrato un piccolo incremento delle esportazioni (Confagricoltura, luglio 2021).

Una degustazione guidata.

Negli Stati Uniti, nuovamente in collaborazione con International Event & Exhibition Management, il Pinot grigio Doc ha partecipato alle due tappe di New York e San Francisco del Simply Italian Great Wines US tour 2021, organizzando due seminari rivolti a operatori, stampa ed esperti del settore. «Gli Stati Uniti – spiega Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie – sono il nostro mercato di riferimento con una quota che supera il 40% sul totale dell’export della nostra Doc. Qui troviamo certamente un consumatore attento ed esigente, con una discreta consapevolezza del prodotto enologico e, quindi, una certa predisposizione a cogliere tutte le implicazioni e le specifiche contenute nel concetto di Denominazione d’origine. I consumatori americani si dimostrano sensibili ai valori della Doc e questo, nel caso specifico del Pinot grigio delle Venezie, rappresenta per noi uno stimolo per un’ulteriore crescita nell’immediato futuro, per rendere sempre più familiare agli acquirenti americani il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo e di elevata qualità del nostro prodotto». Il Consorzio tornerà negli Usa già a febbraio per una serie di eventi in programma a Miami, in Florida.
Non mancano commenti positivi anche da parte dei media statunitensi. Lo scorso agosto la Doc è stata infatti protagonista di un approfondito seminario condotto dalla giornalista esperta e wine educator Regine Rousseau, nell’ambito della Wine Media Conference (Eugene, Or), il più grande evento del settore rivolto esclusivamente a giornalisti e blogger. «A partire dall’annata 2017, la regione ha imposto un sistema di certificazione a “beneficio del consumatore”». Regine Rousseau, wine writer & educator, li chiama «vini che sollevano l’umore» e ricorda ai consumatori di «cercare sempre la fascetta di Stato, a garanzia del complesso sistema di certificazione e tracciabilità riconducibile alla Denominazione d’origine», come si legge in un articolo pubblicato su Forbes, a cura della giornalista Jill Barth.

«Forti dei grandi risultati raccolti negli ultimi mesi, con l’inizio imminente della campagna di commercializzazione 2022, siamo pronti a realizzare nuovi progetti di comunicazione on e off-line con brand ambassadors selezionati dal nostro Cda in Paesi come Usa, Canada, Russia, Giappone, Uk ed Est Europa», conclude Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di tutela.

Tonalità di vini ramati.

Per maggiori informazioni:
Consorzio DOC delle Venezie
PR & Comunicazione
Valentina Fraccascia
M. +39 349.6225578
press@dellevenezie.it

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In copertina, i grappoli del Pinot grigio varietà molto richiesta.

“Oro di Ramandolo”, a Nimis un brindisi per i 20 anni della Docg la prima in Friuli

Era il 2001, per la precisione il 26 ottobre, quando la Gazzetta Ufficiale pubblicava il disciplinare di produzione del primo vino a Docg (denominazione di origine controllata e garantita) del Friuli Venezia Giulia: il Ramandolo. Il ventesimo compleanno, nelle intenzioni dei produttori, si sarebbe dovuto celebrare in maniera adeguata, in particolare con una edizione speciale della bellissima iniziativa “Oro di Ramandolo”, il “tour enogastronomico tra cantine e colline” che soprattutto nelle ultime edizioni – quelle del 2018 e 2019 – si è rivelata un importante strumento di promozione del territorio di produzione. Le restrizioni legate alla pandemia hanno, però, costretto a rinviare ogni evento a tempi migliori. Tuttavia, i produttori di Ramandolo hanno voluto ricordare il ventennale con un brindisi ospitato nella sala consiliare di Nimis che, non a caso, ha una intera parete ricoperta di gigantografie tratte dal ricco volume pubblicato in coincidenza con l’ottenimento della Docg.

Il brindisi dei 20 anni in Municipio.

Ha fatto gli onori di casa Paolo Comelli, presidente dell’Associazione “Oro di Ramandolo” nata nel 2012 dopo che, l’anno precedente, il Consorzio di tutela era confluito in quello dei Colli orientali del Friuli, che da qualche anno, come è noto, ha trasferito la sede da Cividale a Corno di Rosazzo. Comelli ha ripercorso brevemente la storia recente del Ramandolo, dal riconoscimento all’inizio degli anni Ottanta della sottozona dei Colli orientali – ritagliata tra Nimis e Tarcento -, alla nascita del Consorzio nel 1988 e al successivo ottenimento della Docg appunto nel 2001. «Quando ci rechiamo a qualche manifestazione, come alla Fiera di Cremona poche settimane fa – ha sottolineato –, constatiamo che il nostro vino riscuote sempre grande apprezzamento; e, nonostante la pandemia, negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una riscoperta del nostro territorio, già ben frequentato da ospiti stranieri, anche da parte di turisti italiani. Questo vuol dire che, superato il momento contingente, dobbiamo impegnarci tutti per crescere ulteriormente».
Comunicare il vino ed il territorio in cui nasce è stato il tema ribadito da Paolo Valle, presidente del Consorzio tutela vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo, intervenuto con il tecnico Mariano Paladin e il responsabile delle pubbliche relazioni Matteo Bellotto, presente il rappresentante locale nel consiglio direttivo, Maurizio Zaccomer. «La pandemia – ha detto – ci ha costretti ad annullare anche i festeggiamenti per i nostri 50 anni, compiuti nel 2020; ma abbiamo investito sulla creazione della Tasting Academy, uno strumento che, grazie alla professionalità e all’impegno dello staff consortile si sta dimostrando strategico per innalzare in Italia e all’estero il livello di conoscenza dei nostri vini, delle nostre aziende e del nostro territorio». In mezzo secolo, ha ancora osservato Valle, la tecnica ha fatto passi da gigante consentendo di ottenere prodotti di grande pregio, ma non sempre la comunicazione si è rivelata adatta per farli adeguatamente conoscere ai consumatori, per cui bisogna puntare di più proprio sui mezzi per divulgare quanto offre il Vigneto Fvg .
Il saluto dell’amministrazione comunale di Nimis è stato portato dal sindaco, Gloria Bressani, che ha assicurato il pieno sostegno delle istituzioni alle iniziative di promozione, quando l’emergenza sanitaria permetterà di potere ricominciare ad operare, facendo altresì riferimento al progetto di ciclovia che attraverserà anche la zona del Ramandolo Docg, con una sicuramente interessante ricaduta turistica sul territorio. A brindare con i produttori – sono state stappate alcune rinomate etichette – anche Giuseppe Longo, assessore comunale all’agricoltura quando, appunto, nei primi anni Ottanta assieme alla Cooperativa agricola di Ramandolo, allora guidata da Dario Coos, si gettarono le basi per la tutela del prestigioso vino, ottenendo dapprima, con un iter molto complesso, il riconoscimento della ricordata sottozona all’interno dei Colli orientali del Friuli, più tardi promossa attraverso una lungimirante iniziativa nella ricordata denominazione di origine controllata e garantita, il massimo grado di tutela della qualità di un vino.

Vigneti nella zona di Ramandolo.

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In copertina, la vendemmia dei grappoli di Verduzzo che danno origine al Ramandolo Docg.

Quale sarà il futuro per il Vigneto Fvg? Ecco cosa ne pensa Assoenologi

di Giuseppe Longo

Auguri con riflessioni via web per Assoenologi Fvg. I tecnici della vite e del vino, nell’imminenza delle festività natalizie, hanno infatti dovuto nuovamente approfittare delle grandi opportunità offerte dalla “rete” per esprimere auspici in vista del nuovo anno e trarre alcune considerazioni su quello che sta per finire. A cominciare da quelle del presidente nazionale Riccardo Cotarella, il quale, dopo l’intervento introduttivo del leader regionale Rodolfo Rizzi – che ha portato anche il saluto dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, «sempre vicino al nostro settore» -, non ha indugiato nel criticare aspramente l’Unione Europea che «tratta il vino come un prodotto che provoca tumori, accomunandolo a carni e formaggi». «Ma non demorderemo – ha assicurato -, daremo battaglia con tutte le nostre forze per contrastare questi disegni che mettono in serio pericolo tutto il Made in Italy». Cotarella ha espresso anche un elogio alla sezione Fvg e al suo presidente, Rizzi appunto, che sono d’esempio a livello nazionale. «Le loro azioni – ha detto – sono volte a dare all’enologo ciò che è dell’enologo, veramente bravi!». Ma non poteva non fare riferimento all’annullato Congresso nazionale di Verona, «scelta doverosa ma opportuna. Speriamo – ha aggiunto – di poterlo indire nel primo weekend di marzo per celebrare degnamente i 130 anni della nostra associazione, nessuna così longeva in Italia». Concludendo il suo apprezzatissimo intervento, il capo degli enologi italiani – richiamandosi anche a quanto detto da Rizzi nelle premesse – ha sottolineato quanto sia importante il settore vitivinicolo nel Belpaese: «Vale la bellezza di 13 miliardi, una Finanziaria, senza considerare l’indotto. Il vino è la nostra bandiera nel mondo, per cui dobbiamo fare di tutto per difenderlo e valorizzarlo».

Cotarella e Rizzi a Trieste nel 2018.


Se il presidente nazionale ha, dunque, avuto l’onore di aprire i lavori, al direttore generale è spettacolo quello di chiuderli. Paolo Brogioni – che ebbe il “battesimo del fuoco” al riuscitissimo Congresso di tre anni fa a Trieste – ha tratto infatti le conclusioni dell’incontro telematico, facendo riferimento all’«anno particolare che si sta per chiudere», sotto il profilo tecnico-produttivo, ma anche sociale registrando una «accelerazione della digitalizzazione del nostro Paese». E questo è probabilmente l’unico dato positivo che ci lascerà l’emergenza pandemica. Per quanto riguarda l’attività futura, Brogioni ha anticipato l’intenzione di intensificare le azioni a favore degli enologi associati, incrociando gli ormai collaudati webinar con le analisi sensoriali “in presenza”. Attività che avrebbe – ha osservato concludendo la sua riflessione – sicuramente un impulso dal Congresso di Verona.
E tra gli interventi di Cotarella e Brogioni, ci sono state alcune apprezzate disamine, ben coordinate dallo stesso presidente Rizzi, il quale aprendo il collegamento web aveva fatto riferimento all’interessante momento che sta vivendo il settore vitivinicolo, nonostante il duro colpo inferto dal “ciclone Covid” che ha penalizzato soprattutto la ristorazione, quella che oggi va sotto l’acronimo di Horeca. Buone prospettive di rilancio, dunque, ma che possono avere esito ancora più soddisfacente se si registrerà maggior unione di intenti fra gli operatori. E’ l’auspicio di Adriano Gigante, confermato alla guida del Consorzio delle Doc Fvg, il quale ha sottolineato la necessità di investire maggiormente in progetti che possano dare un’immagine più appropriata della nostra regione e delle sue produzioni. In questo percorso non mancherà l’aiuto dell’Università di Udine – ha assicurato Emilio Celotti, responsabile del corso di laurea in viticoltura ed enologia -, tanto che fondamentale è stato il suo apporto, attraverso l’Istituto di genomica applicata, per dare vita ad alcuni “vitigni resistenti” che, come è noto, hanno appena avuto il via libera europeo per etichettare i loro vini anche come Doc e non soltanto come Igt o da tavola. L’Ateneo friulano – ha detto il professore – è il più a Nordest e richiama studenti di enologia da tutta Italia e pure dall’estero, sia per la laurea triennale che per quella magistrale. «E questo per noi è un vanto», ha aggiunto.
Alle nuove varietà di vite – in grado di contrastare le malattie più comuni, ma anche altre molto temibili come il “blackrot” – si è riferito pure Eugenio Sartori, direttore dei Vivai cooperativi di Rauscedo, il quale è intervenuto dopo il saluto di Chiara Peresani a nome dei giovani enologi. Sempre sul fronte dei “vitigni resistenti”, ha annunciato per il 2022 importanti novità per quanto riguarda Traminer e Glera, il vitigno base del Prosecco. «Fare una nuova varietà – ha chiosato – serve investire qualcosa come 500 mila euro», e a tale riguardo ha messo l’accento sui «costi raddoppiati per impiantare nuovi vigneti». Dal punto di vista “politico”, Sartori ha infine invitato a istituire una «cabina di regia» nazionale, poiché «ogni Regione continua ad andare per proprio conto».
Dopo le riflessioni sul clima che cambia repentinamente, non senza creare preoccupazione fra quanti operano in campagna, del meteorologo Marco Virgilio, e sul ruolo degli enologi anche nella cooperazione del presidente della Cantina di Ramuscello e San Vito, Gianluca Trevisan – che ha appena vissuto con grande soddisfazione il debutto del primo “vino vegano” del Friuli Venezia Giulia -, Bruno Augusto Pinat, leader dei vivaisti viticoli friulani, si è richiamato alle analisi di Sartori e Gigante, auspicando che finalmente «vengano avanti progetti comuni, quelli che il settore aspetta da 30 anni». Nel contempo, ha messo in guardia contro il pericolo ormai mondiale dell’omologazione viticola – «si vorrebbe ridurre tutto a sei o sette varietà» -, mentre in Italia c’è un patrimonio ampelografico prezioso (ben 450 vitigni diversi!) che attende d’essere valorizzato e non abbandonato. Infine, tra gli altri, un saluto anche da Alessandro Salvin, da quest’anno nuovo leader del Ducato dei vini friulani che si appresta a celebrare il mezzo secolo di vita, con «rinnovato impegno, restando a fianco di un settore strategico che, con coesione e unità d’intenti, è chiamato ad affrontare nuove sfide».

Una “varietà resistente”.

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In copertina, un brindisi beneaugurante: a fine anno lo fanno anche gli enologi Fvg auspicando nuove fortune fortune per il settore vitivinicolo.

Viticultori Fvg di successo a Milano: ai giovani piacciono i vini autoctoni

Giovani e interessati a conoscere le caratteristiche dei vini autoctoni del Friuli Venezia Giulia. È questo l’identikit dei numerosi visitatori che, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, hanno affollato lo stand del Friuli Venezia Giulia durante l’ultima edizione di “Artigiano in Fiera” – appena conclusasi a FieraMilano Rho – con il desiderio di scoprire le tipicità agroalimentari della nostra regione, ma soprattutto i vini proposti dal Gruppo Viticultori Fvg, presente con la produzione di 13 delle 30 cantine aderenti, ognuna delle quali ha portato tre tipi di vino del proprio territorio.

Lo stand a Rho e l’inaugurazione.

Soddisfatto il presidente Demis Ermacora, che con questa iniziativa ha voluto dare una spinta alla promozione delle aziende del Consorzio che ha sede a Corno di Rosazzo per favorire nuovi incontri e opportunità commerciali, di cui sono state gettate le basi grazie ai contatti avviati con ristoratori e distributori lombardi durante la rassegna. E soddisfatti sono anche Lisa Rossi e Lucio Vittor, della Visual Studio di Gradisca d’Isonzo, che hanno curato la partecipazione del Gruppo ad “Artigiano in Fiera”. Se Lucio Vittor riveste il ruolo di organizzatore, Lisa Rossi cura i rapporti con le istituzioni e i vari produttori anche all’interno del progetto di promozione del territorio e valorizzazione delle produzioni vinicole nazionali denominato “Città del Vino”, che in Friuli Venezia Giulia è coordinato da Tiziano Venturini. Al progetto aderiscono 26 Comuni friulani, nei cui territori hanno sede le aziende che hanno partecipato ad “Artigiano in Fiera”: Lisa Rossi e Demis Ermacora coordinano il progetto nei rispettivi Comuni di residenza, Povoletto e Premariacco, per le attività ad esso legate. Gli stessi sono oggi anche i referenti per il Friuli Venezia Giulia e il Veneto di Fiere Autonome Italiane Riunite, l’associazione italiana nata pochi mesi fa e che rappresenta il comparto degli organizzatori autonomi di eventi.

Ermacora, Lisa Rossi e Venturini.

Vittor e Lisa Rossi brindano con Collavini, Fabbro e Gambarotto.

«Lavoriamo nel comparto della programmazione di eventi e fiere da molti anni – spiega Lucio Vittor –, le negative ricadute provocate dalla pandemia hanno messo a dura prova l’intero settore e avere oggi la possibilità di aderire a un’organizzazione come Fair, con tutti i vantaggi che questo comporta in termini di supporto e formazione professionale, rappresenta senza dubbio una grande opportunità di rilancio, soprattutto in un momento ancora tanto delicato e comunque pieno di incognite. Anche per questo siamo convinti sia necessario pensare a nuove strategie come la transizione digitale sulla quale ci stiamo concentrando per garantire la continuità degli eventi in programma, a iniziare dall’importante progetto a cui sta lavorando il Friuli Venezia Giulia con un’iniziativa prevista per il 2022 che si fregerà del marchio “Io sono Fvg”, un nuovo claim ideato dalla Regione che verrà assegnato a quelle aziende che, soprattutto nel settore dell’agroalimentare, adottano disciplinari di produzione sostenibili e di qualità per produrre le eccellenze del territorio da promuovere fuori dai confini regionali e nazionali».
«Negli anni l’esperienza di Visual Studio si è specializzata in tre filoni principali – continua Vittor –: il Chocofest di Gradisca d’Isonzo, sospeso da un paio d’anni causa Covid, che ha sempre potuto contare sulla partecipazione dei più importanti maestri cioccolatieri internazionali registrando un’affluenza di pubblico enorme; ci siamo poi dedicati alla multietnicità, allo street food e alla promozione dei vini del Friuli Venezia Giulia, in particolare, alla varietà denominata Ribolla gialla, fino ad arrivare alla recente esperienza di “Artigiano in Fiera” che, vorrei ricordare, è stato l’evento in presenza che in questo periodo ha incassato la maggior affluenza di pubblico registrata nel nostro Paese a un evento fieristico: 600 mila persone».
Guardare avanti, nonostante i momenti difficili imposti dall’emergenza sanitaria, per Lisa Rossi è un imperativo. «Certamente – afferma – e lo deve essere proprio perché dobbiamo gettare le basi per il grande rilancio degli eventi e delle manifestazioni fieristiche che ci aspettiamo appena avremo superato questo periodo incerto e complicato. Un’attesa che assieme a Fair sapremo sfruttare al meglio per rispondere al bisogno che il nostro comparto ha di un punto di riferimento qualificato e proiettato a una visione innovativa del settore. I riscontri che abbiamo avuto ad “Artigiano in Fiera” dimostrano che siamo sulla strada giusta».

Il negozio del Gruppo a Corno.

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In copertina, ecco lo stand dei vini friulani ad “Artigiano  in Fiera”.

Alla Cantina di Ramuscello e San Vito nasce il primo “vino vegano” Fvg

di Giuseppe Longo

Vegano: sempre più frequente sentire o leggere questo vocabolo. Tanto che non riguarda più soltanto la cucina (nessun alimento di origine animale) e lo stile di vita (fra cui, grande dedizione al rispetto dell’ambiente), ma addirittura il vino. Una novità molto significativa per il Friuli Venezia Giulia che vede domani il suo debutto a Ramuscello di Sesto al Reghena, nella Bassa pordenonese.

Rodolfo Rizzi


«Con la vendemmia 2021, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito – ci riferisce infatti con soddisfazione il suo direttore, Rodolfo Rizzi – ha iniziato un nuovo progetto per la produzione del “vino vegano”. Questo importante traguardo è frutto del lavoro, intrapreso nel 2020, che ci ha portato alla Certificazione Sqnpi e che ora, assieme alla produzione del “vino vegano” (prima Cooperativa in Friuli-Venezia Giulia), ci permette di affrontare nuovi mercati con l’obiettivo di aumentare la remunerazione delle uve dei nostri soci. A suggello di questo percorso – conclude il tecnico, che è anche presidente di Assoenologi Fvg -, l’Ente di certificazione Ceviq martedì 14 dicembre, alle ore 11, presso gli Uffici della Cantina, ci consegnerà ufficialmente la “Certificazione di Vino Vegano”».
Come avevano ricordato a suo tempo, l’uva di buona parte della vendemmia 2021 di tutte le cantine cooperative del Fvg sarebbe stata sostenibile e certificata. Infatti, la stessa Cantina produttori Ramuscello e San Vito, assieme alla Cantina Viticoltori Friulani La Delizia, alla Cantina produttori Cormòns, alla Cantina Vini San Giorgio (della Richinvelda) e alla Cantina Rauscedo, ha aderito allo schema di certificazione, gestito dal Ministero delle Politiche agricole, Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) che consente, a chi lo desidera, anche di apporre sull’etichetta il simpatico logo dell’”apetta” su sfondo bianco e contorno verde.
Un’adesione massiccia dei soci – riferivamo la scorsa estate -, coordinata in maniera convinta dai dirigenti che pongono la regione enologica-cooperativa del Friuli Venezia Giulia ai vertici nazionali dove il 51 per cento delle cooperative ha già aderito a uno standard di certificazione volontaria (Sqnpi in primis, ma anche Equalitas e Viva). Sono 350 i soci produttori coinvolti per una superficie di vigna interessata di oltre 3 mila ettari, in un contesto in cui la cooperazione vitivinicola raccoglie e vinifica oltre il 40 per cento dell’intera produzione regionale di uva, per un fatturato complessivo che supera gli 85 milioni di euro. E c’è già chi guarda al biologico, come sta facendo la Cantina Rauscedo (partendo dalla coltivazione di viti resistenti alle principali fitopatie) e, appunto, la Cantina Ramuscello e San Vito che, come detto, proprio domani riceverà dal Ceviq la “Certificazione di Vino Vegano”. Che sarà la prima del Vigneto Fvg.

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In copertina, il marchio Sqnpi della Qualità sostenibile nei vigneti della Cantina di Ramuscello e San Vito.