Riviera Friulana grata al Club per l’Unesco di Udine. In febbraio ripartono gli incontri dell’Arga Fvg

di Ida Donati

È già ripartita l’attività culturale e formativa dell’Associazione culturale La Riviera friulana che a supporto dell’Associazione regionale giornalisti agricoli, agroalimentari, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con il concorso dell’Unagam, l’Unione nazionale delle Arga, del Club per l’Unesco di Udine e di Italia Nostra ha messo in calendario due eventi di approfondimento sulle tematiche attinenti la valorizzazione del territorio rivierasco, delle sue potenzialità, peculiarità e attrattive.

Gian Paolo Girelli


Il 16 febbraio, a partire dalle ore 18, alla Galleria d’arte La Cantina di Giovanni Toniatti Giacometti si parlerà di Cibo e arte: i prodotti patrimonio dell’Unesco e “italian sounding”. Si tratta della rivisitazione del programma originario di un evento che era stato rinviato per motivi tecnici dalla fine del 2022 e che si sviluppa principalmente attorno a una ricerca di Adriana Ronco Villotta, sul rapporto tra l’arte e il cibo come rappresentazione di un bisogno primario dell’uomo, spesso eletto a elemento simbolico, anche di carattere filosofico o religioso. Un tema che trova l’essenza nelle determinazioni dell’Unesco, che come spiegherà la “chair girl” del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, ha definito con le sue scelte prodotti agroalimentari ed enogastronomici che rappresentano le forme di cultura locali. E che nel contempo svolgono un ruolo salutistico in quelle abitudini alimentari considerate come Dieta mediterranea, della quale sono riconosciuti i meriti. Ma il valore dei prodotti locali, componente importante dell’economia del territorio e, anche nel Friuli Venezia Giulia, biglietto da visita delle eccellenze presenti nell’area, è anche legato alle denominazioni assegnate dalla storia e dalle tradizioni della civiltà contadina, divenute nel tempo marchi tutelati a livello locale, ma spesso utilizzati, sia pure in modo distorto ma con effetto ingannevole per i consumatori, in altre parti del mondo per far ritenere si tratti di prodotti italiani. È l’effetto dell’Italian sounding, del quale parlerà il segretario generale dell’Unaga, il giornalista Gian Paolo Girelli.
Infine, sulla valorizzazione dei marchi e delle denominazioni territoriali e sui cambiamenti migliorativi che è possibile introdurre nel tempo in aree spesso non considerate per la loro reale valenza perché definite marginali da una comunicazione superficiale e non approfondita o non attenta alle reali peculiarità dei territori si soffermerà Carlo Morandini, giornalista, presidente di Arga Fvg dell’Associazione culturale La Riviera friulana. Sarà questo, assieme a quello programmato per il 24 febbraio a Pieris, all’azienda agricola I Feudi di Romans della famiglia Lorenzon, il primo evento in programma nel Friuli Venezia Giulia riconosciuto con crediti formativi dall’Ordine dei giornalisti per il triennio 2023-2025.

***

Il primo adesivo che distingue gli aderenti all’Associazione culturale La Riviera Friulana per il 2023 è stato consegnato al Club per l’Unesco di Udine, il sodalizio profondamente impegnato a valorizzare la cultura del territorio che sostiene l’idea rivierasca fin dalla sua nascita, avvenuta diciassette anni fa. Il simbolo dell’appartenenza annuale al progetto, che raffigura un’antica mappa del Friuli patriarcale, è stato consegnato dal presidente Carlo Morandini alla “chair girl” Renata Capria D’Aronco. Si tratta di una figura emblematica del volontariato culturale friulano, portavoce a livello internazionale dell’organizzazione nata negli anni ’40 per tutelare e valorizzare le ricchezze rappresentate da eccellenze del patrimonio immateriale che sono disseminate sul globo.
La professoressa D’Aronco, assieme al Club per l’Unesco di Udine, è da sempre accanto a La Riviera Friulana nell’organizzazione e rafforzamento di eventi e iniziative destinate a voce e visibilità alle peculiarità dell’area compresa tra i bacini dei fiumi Tagliamento e Isonzo, tra il Litorale e la linea delle Risorgive friulane, soprattutto nel lavoro di raccordo e messa in rete delle ricchezze locali di valenza territoriale. Non solo, ma la collaborazione è da sempre attiva anche nelle iniziative e campagne di sensibilizzazione su problemi, pericoli, dubbi, ma anche sulle opportunità derivanti o insite nelle decisioni prese altrove, che sempre più spesso rischiano di incidere, positivamente e non, sulla nostra quotidianità a livello culturale, sociale, di costume, nella qualità della vita e a volte anche sulla salute. È il caso dell’alimentazione, rispetto alla quale il Club per l’Unesco di Udine si spende prioritariamente a sostegno della Dieta mediterranea, modello nutrizionale scientificamente riconosciuto come salutistico e antitetico ai tentativi di introdurre nei cibi elementi estranei alla nostra tradizione e alle nostre abitudini alimentari. Elementi, che principalmente coincidono con la salute e la qualità della vita.
Il Club per l’Unesco di Udine, ha ricordato nell’occasione il presidente Morandini, vanta un risultato di rilievo internazionale. È infatti stato promotore dei cinque siti Patrimonio dell’Umanità che fanno del Friuli Venezia Giulia, la regione alla quale è stato riconosciuto il maggior numero di siti Unesco: Aquileia, Cividale, Palmanova, Palù del Livenza e Dolomiti friulane.

—^—

In copertina, Carlo Morandini consegna l’adesivo a Renata Capria D’Aronco.

“Equilibrium”, il primo gioco da tavolo per scoprire la ricca biodiversità Fvg

“Equilibrium”, il primo gioco da tavolo che permette di scoprire la biodiversità del Friuli-Venezia Giulia, è finalmente realtà. Grazie al grande successo della raccolta fondi online partita lo scorso anno, è stato possibile produrlo e proprio in questi giorni sta arrivando nelle case e nelle scuole di chi l’ha sostenuto e ordinato. Il progetto è di Kaleidoscienza, giovane associazione culturale udinese che da più di dieci anni si occupa di divulgazione scientifica attraverso strumenti formativi non tradizionali. “Equilibrium” nasce come un modo divertente per scoprire la ricca biodiversità della regione e, più in generale, gli equilibri che regolano la natura. L’obiettivo è creare consapevolezza e aumentare il rispetto verso l’ambiente che ci circonda.


«Avere il gioco finalmente tra le mani è stata un’emozione incredibile – afferma Giada Rossi, presidente di Kaleidoscienza -, non vedevamo l’ora di consegnarlo ai tanti bambini (ma anche adulti) che fremevano per poterlo giocare. È bello riscontrare quanto interesse suscita nelle persone che provano “Equilibrium” per la prima volta: la cura e l’amore verso il nostro territorio passa anche attraverso iniziative come questa, che sensibilizzano alla tutela e alla conoscenza della natura e dei suoi equilibri attraverso il gioco».
Il crowdfunding, promosso dal progetto di Civibank “CiviCrowd – Comunità di valori” tramite la piattaforma Ginger, ha raggiunto la cifra di 9.500 euro in 90 giorni, grazie a 95 sostenitori. “Equilibrium”, del quale attualmente sono state prodotte 70 copie, verrà distribuito a coloro che l’hanno scelto come ricompensa partecipando alla raccolta fondi, agli enti e privati che ne hanno fatto richiesta e alle scuole partner del progetto. Nello specifico, verrà utilizzato in 12 scuole del territorio regionale. L’idea di produrlo, infatti, parte proprio dal contesto scolastico: nel corso del 2020 e del 2021, l’associazione Kaleidoscienza ha fatto provare il prototipo di “Equilibrium” in 10 classi per un totale di 160 alunni ottenendo sin da subito riscontri positivi sia da parte degli insegnanti che dai piccoli giocatori. Da qui, l’idea di lanciare un crowdfunding per poterlo produrre su una scala un po’ più ampia.
«Vorremmo dare la possibilità a molti bambini e bambine di giocare con la biodiversità – continua la presidente Rossi –. Ci auguriamo che, attraverso il nostro gioco, chi vive qui avrà l’occasione di guardare la nostra terra con altri occhi, mentre chi abita nel resto d’Italia potrà scoprire una regione diversa e affascinante. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno permesso di renderlo realtà».

Il GIOCO – A testimonianza della ricchezza naturale del Friuli Venezia Giulia, sono 5 gli ambienti proposti nel gioco – montagna, collina, pianura, Carso, laguna – e 6 le specie per ciascun ambiente, tra cui vegetali, erbivori, insettivori, granivori e carnivori. “Equilibrium” è basato sul lancio di dadi e sull’utilizzo di carte, l’obiettivo per ogni giocatore è gestire le proprie risorse e capire qual è il momento giusto per far aumentare di numero gli individui della propria specie. Si può giocare da 2 a 4 persone per ciascun ambiente, il gioco è adatto dai 6 anni in su.

Il progetto ha il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, della Regione Friuli-Venezia Giulia e il supporto di Civibank, ed è stato realizzato in collaborazione con Play Res, associazione culturale di Modena per la promozione, divulgazione e ricerca sul gioco e la teoria dei giochi.

—^—

In copertina e all’interno ecco tre immagini del gioco sulla biodiversità Fvg.

Zannier alle Donne del vino Fvg a Pordenone: con questo progetto più lavoro e consumo consapevole

«Il progetto D-Vino porta a scuola la cultura della promozione del territorio, così come favorisce lo sviluppo di un consumo consapevole. Il risultato è formare studenti che guardano al mondo dell’enogastronomia come a uno sbocco professionale di qualità che si fonda sulla capacità di narrare non solo un prodotto ma un’intera esperienza». È quanto ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, alla presentazione del progetto D-Vino in Friuli Venezia Giulia, promosso dall’Associazione nazionale le Donne del vino in collaborazione con gli Istituti Alberghieri e Turistici e con le Istituzioni regionali deputate alla Formazione e alle Attività produttive.

Il progetto D-Vino prenderà avvio a partire dalla fine di questo mese all’Istituto Alberghiero Ial di Aviano e sarà coordinato dalle Donne del Vino della delegazione Fvg Maria Teresa Gasparet e Deborah Gelisi, assieme a Maria Cristina Cigolotti Kristalnigg e a Liliana Savioli – con la supervisione della neo-delegata regionale Elena Roppa – che hanno dettagliato la proposta in un incontro che si è svolto all’hotel Santin di Pordenone.
«L’enogastronomia è la principale leva di attrazione turistica di una destinazione. Saper raccontare il proprio territorio attraverso le qualità delle produzioni tipiche vitivinicole può aprire sbocchi professionali – ha detto Zannier -, ma soprattutto può aiutare ad allontanare una narrazione distorta che non vede nel vino un prodotto frutto di cultura e processi di qualità, ma una minaccia alla salute. Il consumo consapevole da parte dei giovani è parte di questa professionalità». La sperimentazione del Progetto D-Vino è stata avviata nell’anno accademico 2021/2022 in tre regioni pilota: Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia e vede per l’anno in corso l’estensione dell’iniziativa in tutta Italia. Ora il progetto si è esteso a tutte le regioni e il Friuli Venezia Giulia vi entra da protagonista con la delegazione friulana che aprirà anche le porte delle proprie aziende vitivinicole.
Il progetto D-Vino nasce dalla necessità di formare sul vino e sui territori del vino gli allievi degli Istituti alberghieri e turistici: introduce un metodo di apprendimento basato sull’esperienza pratica e su testimonianze dirette di donne impegnate nell’intera filiera produttiva come produttrici, ristoratrici, enotecarie, giornaliste, addette alla comunicazione e al marketing, sommelier. Il percorso si sviluppa in dodici ore, condotte dalle donne del vino attraverso il racconto della propria esperienza diretta su enoturismo, accoglienza in cantina, mercati esteri, produzioni, etichette, sostenibilità, comunicazione e marketing enogastronomico. Il percorso didattico si chiude con la visita in azienda. Da Aviano il progetto sarà poi esteso ad altri istituti della regione.

—^—

In copertina e all’interno l’assessore regionale Stefano Zannier con Elena Roppa neo-delegata Fvg dell’Associazione Donne del vino.

Un invito tra i vigneti del Collio, le cantine medievali e la vinoterapia

Niente di più romantico che festeggiare San Valentino nel Castello di Spessa Golf&Wine Resort, a Capriva, che con la sua inconfondibile silhouette dominata da un’alta torre merlata, svetta su una piccola altura circondata da vigneti, nel cuore del Collio goriziano, terra di grandi vini e di antica storia in Friuli Venezia Giulia. Nei suoi saloni riecheggiano i passi di Giacomo Casanova, il seduttore per eccellenza che vi fu ospite, a cui è dedicata nel parco una passeggiata letteraria e in cantina un superlativo Pinot noir. Un luogo nella natura, lontano dalla folla, dove l’ospitalità è un’arte, che per la festa degli innamorati si declina fra coccole nella Spa e delizie della tavola.
Relax nella Vinum Spa, aperitivo nella suggestiva cornice delle cantine medievali (le più antiche e scenografiche del Collio) o cena gourmet? Le coppie di innamorati potranno scegliere come festeggiare San Valentino abbinando a proprio piacere queste proposte, magari scegliendole tutte e tre. Il 14 febbraio la Spa sarà aperta in via eccezionale, dalle 12 alle 22: si potrà quindi trascorrere il pomeriggio, o la serata, fra saune, bagni in piscina, massaggi e trattamenti benessere, oppure provare i benefici della vinoterapia e della grappaterapia in cui è specializzata la Vinum Spa, per poi rilassarsi sui lettini con vista panoramica, sorseggiando un calice di vino o una tisana. Ai partecipanti sarà dato un omaggio. L’ingresso alla SPA e gli eventuali trattamenti, sono prenotabili comodamente online dal sito www.castellodispessa.it, così come l’aperitivo nelle cantine scavate sotto il castello con vini della tenuta e deliziosi stuzzichini. A firmare la raffinata cena allestita alla Tavernetta al Castello, il ristorante gourmet del Resort, sarà lo chef Antonino Venica, che proporrà il Gran Menu di San Valentino giocato fra pesce e carne, con abbinamenti di pregiati vini.

www.castellodispessa.it

—^—

In copertina e all’interno ecco le suggestive cantine scavate sotto il Castello di Spessa.

Montagna, l’assessore Zannier a Pinzano: “Ci sono i fondi, ma servono i progetti”

«I fondi per la montagna ci sono. Ciò che serve è realizzare progetti mirati in grado di saper cogliere le esigenze espresse dal territorio, funzione questa che risulta essere di importanza strategica per quest’area del Friuli Venezia Giulia». Lo ha detto a Pinzano l’assessore regionale alla Montagna, Stefano Zannier. nel corso dell’incontro conclusivo avviato con tutte le Comunità di montagna della Destra Tagliamento. Alla presenza del presidente della Comunità delle Prealpi friulane orientali Demis Bottecchia, del sindaco Emiliano De Biasio e di alcuni funzionari dell’Amministrazione regionale, l’esponente della Giunta Fedriga ha innanzitutto posto in risalto il valore che questi enti rivestono all’interno del processo di programmazione degli interventi per sostenere l’area montana.

L’incontro con l’assessore Zannier.


«I fondi messi a disposizione dall’Europa – ha detto Zannier – sono solo uno strumento; ciò che serve è utilizzare al meglio le risorse per la preparazione di progetti che rispecchino il più possibile le reali esigenze del territorio. In questo contesto, va detto che il lavoro svolto fino ad oggi dai Gruppi di azione locale (Gal) è stato di qualità. A breve partirà la programmazione europea ed è quindi bene farsi trovare pronti e preparati per “mettere a terra” iniziative che possano essere valide per sostenere lo sviluppo e la crescita dei territori montani del Friuli Venezia Giulia. Inoltre – ha aggiunto l’assessore regionale – abbiamo lavorato alacremente con lo Stato per allargare quanto più possibile la lista dei comuni da ricomprendere tra quelli che fanno parte delle aree interne, inserendo quanti in un primo momento erano rimasti esclusi».
Sul fronte della fiscalità di vantaggio per le aree montane, l’esponente dell’Esecutivo Fedriga ha spiegato quanto l’Amministrazione regionale ha compiuto nel corso della legislatura. «Su questo tema – ha chiarito Zannier – le leve a disposizione della Regione sono ben poche. Quella su cui abbiamo potuto agire è stata l’Irap, che nel 2019 abbiamo deciso di abolire per chi opera nei territori montani. Ciò che serve realmente e che va affiancato alla parte fiscale è una legislazione speciale, con regole specifiche per ogni territorio, che sia in grado di far funzionare al meglio ciò che già esiste».
Infine, è stato ricordato che per le aree montane della regione ci saranno a disposizione 55 milioni di euro che verranno utilizzati per investimenti e aiuti alle imprese, digitalizzazione, sicurezza, recupero immobili pubblici per centri di aggregazione, acquedotti in montagna ma anche per tutta la partita legata alla formazione con la quale venire incontro alle esigenze dei singoli territori. Inoltre, l’assessore regionale ha evidenziato che, attraverso la norma per incentivare i giovani ad avviare attività legate all’agricoltura in montagna, sono state aperte oltre 200 attività da parte di persone sotto i 40 anni.

—^—

In copertina, un’immagine del territorio di Pinzano attraversato dal Tagliamento.

Malghe, la Regione Fvg aggiorna i criteri per la concessione degli aiuti economici

Aggiornati i criteri di priorità per la concessione degli aiuti economici ai proprietari delle malghe presenti sul territorio del Friuli Venezia Giulia. Con una delibera della Giunta regionale si è, infatti, deciso di modificare alcuni dei criteri e dei punteggi al fine di precisare l’interpretazione delle caratteristiche produttive dei compendi malghivi. «Si è anche provveduto – spiega l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e alla montagna, Stefano Zannier, che ha proposto la delibera all’Esecutivo Fedriga – ad aumentare i punteggi di alcuni parametri legati all’attuale grande importanza dell’approvvigionamento energetico e degli adeguamenti sanitari previsti per le strutture di malga».

Stefano Zannier

Con le modifiche introdotte – anche sulla base dell’esperienza del 2022, anno nel quale la totalità dei progetti in graduatoria era stata soddisfatta – sarà consentita la predisposizione di una graduatoria dei beneficiari degli aiuti ai proprietari delle malghe. Le nuove domande potranno essere presentate agli uffici regionali entro il prossimo 31 marzo.
Con una legge del 2021 la Regione Fvg riconosce l’attività malghiva come modello di gestione del territorio montano fondato su attività che hanno consentito di conservare e qualificare la produzione lattiero-casearia regionale anche al fine di favorire la riqualificazione del patrimonio delle malghe e di promuovere la gestione sostenibile dei pascoli, nonché l’attività antropica che favorisce la prevenzione dei dissesti idrogeologici.
«La norma intende favorire – sottolinea l’assessore Zannier – il mantenimento e la riqualificazione di un patrimonio che nel nostro territorio montano costituisce una ricchezza e un valore aggiunto, oltre a rappresentare uno strumento che preserva una tradizione nel mantenimento di una gestione sostenibile dei pascoli e del territorio. Sulla base della positiva esperienza dell’anno scorso – aggiunge l’esponente della Giunta regionale con la delega alla Montagna – si è cercato di aggiornare e di affinare alcuni criteri che consentono l’ottenimento degli aiuti da parte degli operatori delle malghe soprattutto rispetto alle nuove situazioni legate all’approvvigionamento e ai costi energetici e ai richiesti adeguamenti sanitari per le strutture di malga».

—^—

In copertina, una delle numerose malghe che sorgono in Friuli Venezia Giulia.

Le Città del vino Fvg sono preoccupate per quelle etichette troppo allarmistiche

(g.l.) Allarme fra i produttori di vino anche del Friuli Venezia Giulia dopo la decisione dell’Irlanda di far scrivere “Health warning” (avviso sulla salute) in etichetta per vino, birra e liquori, equiparando i prodotti alcolici alle sigarette. Dopo il silenzio assenso dell’Unione europea (che apre la strada alla libertà di decisione per i singoli Stati membri), c’è infatti notevole preoccupazione anche da parte delle Città del Vino Fvg per le possibili ricadute sul sistema vitivinicolo regionale. «La salute va tutelata, e su questo non si discute, ma diciamo no – afferma il coordinatore regionale Tiziano Venturini – a opere di demonizzazione e sì invece al proseguimento della strada dell’educazione al consumo consapevole».

Tiziano Venturini


Nella sua posizione il Coordinamento del Friuli Venezia Giulia è allineato, infatti, con l’Associazione nazionale Città del Vino, il cui presidente Angelo Radica ha fatto appello al Governo affinché intervenga in sede comunitaria in modo che sia fatta chiarezza nel tutelare un comparto che rappresenta il Made in Italy nel mondo e per difendere un prodotto come il vino al centro della dieta mediterranea.
«Siamo al fianco dei produttori dei nostri Comuni aderenti – aggiunge Venturini – in questa situazione che, dopo l’emergenza pandemica e i rincari delle materie prime, rischia di penalizzare ancora di più un settore così importante per il Friuli Venezia Giulia. Le etichette troppo allarmistiche possono essere una semplificazione fuorviante per il consumatore, visto che non distinguono tra consumo consapevole e abuso di alcol. Non è un caso che altri Paesi produttori come Francia e Spagna siano sulla stessa linea dell’Italia: va tutelato l’export e siamo pronti a fare la nostra parte».
Città del vino, dunque, compatte a difesa dell’intero Vigneto Fvg che si prepara a tornare al Vinitaly (in copertina l’enoteca regionale di Ersa e Promoturismo) che dà appuntamento dal 2 al 5 aprile prossimi. E proprio dal grande Salone di Verona si leverà una parola chiara e forte a difesa della vitivinicoltura del Belpaese, che peraltro è leader a livello mondiale.

“Voglia di Bio”, Zannier ai produttori: l’offerta cresce se il mercato conosce

«Per rendere sostenibile qualsiasi attività, è opportuno che le imprese riescano a trovare la giusta collocazione del proprio prodotto nel mercato di riferimento. In questo senso, svolgere attività di sensibilizzazione per far capire quali sono i vantaggi derivanti dalla scelta di prodotti biologici contribuisce ad allargare questa fetta di mercato. Si crea così un percorso virtuoso, dal momento che dalla crescita della domanda scaturisce la necessità di aumentare di pari passo anche l’offerta». È la considerazione che l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, ha condiviso a Udine nel corso del convegno “Agricoltura biologica, dalle politiche europee alla concreta implementazione in Friuli Venezia Giulia”, appuntamento conclusivo del progetto di divulgazione “Voglia di Bio” che gode del sostegno dell’Ente regionale per lo sviluppo rurale. L’iniziativa si è articolata, in questi mesi, in una serie di incontri formativi dedicati alle aziende interessate ad adattare la propria attività ai canoni del biologico e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado.

L’intervento dell’assessore Zannier.

L’analisi di Zannier ha toccato l’aspetto della sostenibilità all’interno del sistema agricolo. «Una complessità di elementi – ha precisato l’assessore – che, in tutte le forme di agricoltura realizzate nel territorio regionale, nazionale ed europeo, deve trovare una forma di sostenibilità complessiva. È un bene che ci siano indirizzi d’intervento precisi a livello comunitario, ma in presenza di limitazioni troppo stringenti si corre il rischio di complicare i diversi percorsi attuativi».
L’esponente della Giunta Fedriga si è successivamente soffermato sui cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni che hanno convolto il mondo dell’agricoltura. «Fino a trent’anni fa – ha osservato Zannier -, quando l’agricoltura era maggiormente diffusa tra le famiglie, la percezione su quali fossero le modalità più corrette di fare agricoltura era più alta. Ora invece assistiamo a una costante diminuzione della popolazione nelle aree rurali e a una trasformazione dell’attività in una direzione sempre più imprenditoriale. Fortunatamente, negli ultimi vent’anni, sono state emanate normative che hanno impedito pericolose derive di insostenibilità, specialmente ambientale: un modello che vede una propensione imprenditoriale alla sostenibilità sempre più trasversale tra le varie tipologie di conduzione agricola. È importante che questa mentalità si stia finalmente radicando».

“Dop economy”, il Fvg è leader in Italia: vale 1 miliardo e 162 milioni di euro

«Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui le produzioni dell’agroalimentare Dop e Igp hanno registrato la crescita maggiore nel 2021. L’incremento del 63 per cento, rispetto all’anno precedente, nel valore generato dalle produzioni a marchio tipico rispetto al totale della produzione agroalimentare pone la nostra regione al primo posto in Italia per il tasso di aumento che si è registrato nell’anno post-pandemia rispetto al 2020». A renderlo noto è stato, a Roma, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier proprio in occasione della presentazione del ventesimo Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole certificate Dop Igp Stg, che descrive i dati del settore dei prodotti registrati a origine protetta e tipici e analizza i consumi delle stesse tipologie di prodotti nel mercato italiano nel 2021, con un focus anche sull’andamento e l’evoluzione nel corso del 2022.
«Il dato di crescita record, il 63 per cento nell’ultimo anno quando la media nazionale è del 21 per cento – ha sottolineato l’assessore – rappresenta un risultato molto importante per il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia. In numeri e i dati che pongono la regione in vetta alla classifica del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 testimoniano anche la capacità del settore e delle sue imprese a reagire con le strategie giuste nonostante le diverse difficoltà che non sono mancate nella congiuntura internazionale». L’analisi territoriale del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ha un nuovo indicatore “Peso Dop Igp” che, per ogni regione, esprime l’incidenza del comparto sul totale del settore agroalimentare regionale.
In Friuli Venezia Giulia il peso della “Dop economy” equivale a un valore pari a un miliardo e 162 milioni di euro. Il settore delle produzioni a marchio tipico comprende 26 prodotti (oltre a molti vini, tra le produzioni certificate più “blasonate” e conosciute vi sono Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, la Pitina, la Brovada, il Prosciutto di Sauris) e occupa circa 3.650 addetti. Sul valore complessivo la parte del leone è rappresentata dai vini: 803 milioni di valore economico, quasi tremila occupati e una crescita di oltre il 35 per cento nel 2021 rispetto al 2020. Nel segmento del cibo l’incremento è stato di circa il 7 per cento e il valore nella “bilancia” complessiva delle produzioni a marchio registrato è di 359 milioni di euro. Nelle filiere, quella vitivinicola rappresenta il 69% del totale, mentre quella dei prodotti a base di carne il 29%.
«I risultati che emergono dal Rapporto – ha concluso l’assessore Zannier, a margine della presentazione dei dati alla quale era presente anche il neoministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – mostrano che la strada intrapresa dalle imprese del settore e dalle politiche regionali degli ultimi anni in difesa e per la valorizzazione delle produzioni certificate va perseguita con ancora maggiore determinazione. Nella convinzione che non serve competere sulla quantità ma bisogna saper investire sulla qualità e sulle tipicità».

Vaia, cimici, siccità, guerra e pandemia: bilancio di cinque anni difficili in Fvg

«La legislatura che si sta per chiudere ha avuto il carattere dell’eccezionalità per la serie di calamità che si sono susseguite in Friuli Venezia Giulia e che si sono sommate alla pandemia e alla guerra in Ucraina. La tempesta Vaia, l’invasione delle cimici, la siccità ci hanno imposto di intervenire in via straordinaria con quote ingenti di risorse per fronteggiare tutte le crisi che si sono manifestate, sfruttando come prima Regione in Europa i vari quadri temporanei a disposizione e ricevendo encomi da parte della Commissione europea». È questo il bilancio che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, ha voluto tracciare a margine della conferenza stampa di fine anno.
«Nonostante il quadro emergenziale – ha evidenziato l’esponente della Giunta Fedriga – siamo riusciti a riallineare i programmi europei agli obiettivi di spesa, abbiamo definito misure strutturali a sostegno dell’imprenditoria dei giovani in montagna e delle filiere del settore lattiero-caseario; abbiamo, inoltre, impresso una forte spinta all’innovazione nel mondo dei Consorzi di bonifica e nell’uso intelligente delle risorse idriche».
Prendendo in considerazione interventi più diretti alle imprese agricole, l’assessore all’Agricoltura ha tenuto a evidenziare come la Regione Fvg abbia introdotto formule innovative di gestione dei finanziamenti che «consentono alle imprese di poter beneficiare con estrema celerità di risorse sia per l’acquisto di attrezzature sia per le esigenze aziendali. Sostenibilità e territorio rappresentano un binomio inscindibile anche sul piano della promozione, come testimoniato dalla creazione del marchio “Io Sono Friuli Venezia Giulia”«», ha ricordato ancora.
«La realizzazione di un sistema informativo del capitale naturale e dei servizi ecosistemici del settore agricolo e forestale rappresenta inoltre – secondo Zannier – uno strumento che sarà accessibile a tutti e che permetterà, a regime, di pianificare una programmazione coerente con le esigenze del territorio su alcuni ambiti quali l’erosione del suolo o i problemi relativi alle capacità del sistema irriguo». Tra le partite strategiche per il futuro, infine, l’esponente della Giunta Fedriga ha scelto di porre l’accento sull’attivazione del nuovo ente pagatore, che è in via di creazione ed entrerà in funzione dal 2024, e sugli interventi strutturali legati al settore dei seminativi.

—^—

In copertina, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.