Viticoltura, il “Progetto Povoletto” nella nuova tappa Fb in Fvg di Città del Vino

(g.l.) Dopo la bella puntata di venerdì scorso su Prepotto e il suo Schioppettino, la prossima tappa friulana di “In Viaggio per le Città del Vino” sarà a Povoletto e ruoterà sul tema “Come si comunica un territorio del vino: il progetto multimediale di Povoletto”. La diretta Fb si terrà domani, venerdì 2 aprile, dalle 11 alle 11.40 sulla pagina di @cittàdelvino. Infatti, come si ricorderà, nel 2020 anche il Comune di Povoletto è entrato a far parte del circuito di “Città del Vino”, Associazione nazionale il cui intento è quello di sviluppare, intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Un esempio concreto è l’impegno per lo sviluppo del turismo slow, che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici, qualità dell’offerta diffusa nel territorio ad opera delle cantine e degli operatori del settore.

Per svolgere un’azione concreta di promozione sia delle aziende che del Comune di Povoletto, che vanta circa 200 ettari vitati ed una produzione di oltre 1,5 milioni di bottiglie, è stato ideato e realizzato, come si ricorderà, un progetto multimediale che ha visto coinvolti ben 14 operatori del settore. I vignaioli sono stati intervistati ed i video montati con foto e filmati di ogni cantina per poter presentare al meglio i protagonisti del territorio, le loro passioni e la loro filosofia di fare il vino. I video si possono vedere grazie alla pubblicazione fatta da PromoTurismoFvg nella pagina YouTube “Povoletto – Racconti di vino”. Come ci spiega l’assessore municipale alla Comunicazione, Lisa Rossi, «il progetto, realizzato per passione da me con l’aiuto di Renato Bonin che si è occupato del montaggio e Lucio Vittor che ha gestito l’impostazione del format e la regia, vuole mostrare le abilità dei nostri produttori e le bellezze di Povoletto, zona che turisticamente ha molte potenzialità vista la varietà di paesaggio e di offerta enogastronomica. Il progetto “Racconti di Vino” ha ottenuto un buon successo mediatico raggiungendo ad oggi 8 mila visualizzazioni sul canale social. Contiamo di sviluppare ulteriormente l’attività anche grazie alla preziosa collaborazione di Claudio Fabbro, enologo ed ambasciatore delle Città del Vino, che ha seguito la parte più scientifica del progetto. Ringrazio Città del Vino per aver scelto questo progetto come esempio di interesse nazionale per la promozione di un territorio legato al vino».

Come già detto, l’incontro virtuale, che tratterà appunto del Progetto di Povoletto, si terrà in diretta domani, dalle ore 11 alle 11.40, sulla pagina FB @cittàdelvino, dove sarà visibile anche successivamente: con la stessa Lisa Rossi, interverranno Tiziano Venturini, coordinatore regionale di Città del Vino, il sindaco Giuliano Castenetto, Adriano Gigante, presidente delle Doc del Friuli Venezia Giulia, Daniele Damele, direttore statistica agraria Ersa, Claudio Fabbro, agronomo e giornalista, Michele Ciani, in rappresentanza dei viticoltori del territorio, Davide Francescutti, giornalista e comunicatore, Giuseppe Festa, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche all’Università di Salerno. Modererà Iole Piscolla, giornalista Associazione nazionale Città del Vino.

“Come si comunica un territorio del vino: il progetto multimediale di Povoletto”

La diretta Fb  venerdì 2 aprile dalle ore 11.00 alle ore 11.40 sulla pagina di @cittàdelvino

Partecipano:

Tiziano Venturini
Coordinatore delle Città del Vino del Friuli

Giuliano Castenetto
Sindaco del Comune di Povoletto

Lisa Rossi
Assessore al bilancio, patrimonio, comunicazione e innovazione Comune di Povoletto

Adriano Gigante
Presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia

Daniele Damele
Direttore Statistica agraria ERSA – Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia

Claudio Fabbro
Giornalista, scrittore, enologo

Michele Ciani
Titolare Azienda biodinamica “Aquila del Torre”

Davide Francescutti
Giornalista e comunicatore

Giuseppe Festa
Associato presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno

Modera Iole Piscolla
Giornalista Associazione Nazionale Città del Vino

—^—

All’interno, la consegna della bandiera Città del Vino a Povoletto, presenti Rodolfo Rizzi, Giuliano Castenetto, Tiziano Venturini, Lisa Rossi e Claudio Fabbro.

La birra e l’acquacoltura sono in crescita in Fvg ma serve più coordinamento

“Tenendo conto che il report dell’Ersa ci prospetta dati oggettivi, quindi una fotografia dettagliata dei comparti considerati, per quanto riguarda il settore della produzione della birra, se è vero che le nuove prospettive hanno motivato numerosi agricoltori a convertire le loro produzioni verso l’orzo distico, è anche vero che come in altri ambiti del comparto rurale il Friuli Venezia Giulia sconta la carenza di un percorso coordinato ed efficace nella fase di commercializzazione. Ciò limita la possibilità di trattenere in regione, e specificamente nel nostro mondo rurale, una parte dei benefici derivanti dall’immissione sul mercato di un prodotto di qualità”. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenuto all’evento online “Prime proiezioni sullo stato dell’agricoltura Fvg 2020 e focus sui settori ittico e della birra 2019”, organizzato dall’Ersa per evidenziare come la produzione della birra offra possibilità di espansione e d’investimento.

L’assessore Stefano Zannier.

“Negli ultimi anni sono sorti numerosi birrifici artigianali – ha sottolineato Zannier, come informa una nota Arc -, ma al fermento che scaturisce dal desiderio del mondo rurale di trovare spazi di remunerazione più concreti ed efficaci non corrisponde una rete di commercializzazione adeguata, che possa dare il giusto ritorno all’impegno orientato all’alta qualità”. L’assessore ha aggiunto che “per le altre componenti indispensabili alla produzione, come il malto, occorre sempre fare ricorso a realtà che non sono ancora presenti nel panorama imprenditoriale del Friuli Venezia Giulia, mentre nel frattempo si producono già birre di pregio apprezzate dalla clientela”. “A tale proposito si intravvedono all’orizzonte progettualità importanti ma, rimanendo all’ambito agricolo e artigianale locale – ha aggiunto l’assessore -, occorre saper guardare lontano puntando a una commercializzazione adeguata che faccia conoscere il prodotto anche su altri mercati”.

Il report dell’Ersa ha affrontato anche le tematiche del settore ittico, rispetto al quale l’esponente della Giunta Fadriga ha rivelato che “occorre tenere presente che l’acquacoltura e la pesca hanno due percorsi diversi e animano contesti ben differenti tra loro”. Nell’acquacoltura in acqua dolce per l’allevamento di pesce il Friuli Venezia Giulia si conferma leader per la produzione di trote e in tale contesto vi sono ancora ampi spazi di miglioramento e crescita. Il settore della molluschicoltura attraversa invece un periodo caratterizzato da problematicità per quanto riguarda la produzione in acqua salata, cioè in mare, “serve compiere un’analisi puntuale – ha concluso Zannier -, dalla quale emerge che risulta difficile sostenere questo settore per il medio e lungo periodo”.

 

 

La Regione Fvg proroga i certificati per l’uso dei prodotti fitosanitari

A seguito della situazione generata dalla pandemia, la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, condividendo quanto indicato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali in considerazione dell’interpretazione delle norme vigenti formulata dal Gruppo Difesa Integrata, ha prorogato di dodici mesi la validità dei certificati di abilitazione all’impiego di prodotti fitosanitari nelle pratiche rurali in scadenza nel 2021. Ciò analogamente al provvedimento già adottato lo scorso anno per prorogare gli stessi documenti. La validità di tali certificati sarà comunque prorogata almeno fino al novantesimo giorno successivo alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza sanitaria.
La Giunta regionale – informa Arc -, su proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha infatti approvato una delibera, che tenendo conto delle indicazioni dell’Ersa, autorizza tale determinazione in quanto le disposizioni e restrizioni previste dal quadro normativo nazionale “al momento limitano la possibilità di svolgimento in presenza delle attività di formazione, nonché degli esami correlati al rilascio e al rinnovo delle abilitazioni”.
Una scelta, quella adottata dalla Giunta, che tiene anche conto, specifica Zannier, “delle oggettive difficoltà di partecipazione degli interessati all’attività didattica a distanza”. “In questo modo – precisa l’esponente della Giunta Fedriga – abbiamo inteso garantire la continuità delle operazioni periodiche nella filiera agroalimentare, che sono indispensabili per assicurare le produzioni di qualità per le quali la nostra Regione può e si deve distinguere”. La Giunta, conclude l’assessore Zannier, “ha altresì considerato la necessità di evitare disparità tra operatori che dispongono di autorizzazioni in scadenza in anni diversi”.
Per quanto riguarda il conseguimento dei nuovi certificati di idoneità e abilitazione da parte di chi non ne sia ancora in possesso, la Giunta regionale, sempre su proposta di Zannier, ha approvato il decreto dell’Ersa con il quale si dà attuazione al Regolamento per lo svolgimento degli esami a distanza. “Nonostante le difficoltà di questo periodo – specifica il titolare regionale dell’Agricoltura – gli interessati potranno così sostenere ugualmente gli esami: per ottenere l’abilitazione al ruolo di consulente sull’impiego di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; per l’abilitazione all’acquisto e all’utilizzo di prodotti fitosanitari e coadiuvanti; nonché per l’autorizzazione alla raccolta del tartufo”.

—^—

In copertina, trattamenti antiparassitari sul Collio. (Foto Claudio Fabbro)

Il patrimonio librario storico dell’Ersa sarà digitalizzato a servizio di tutti

“Il ritrovamento delle tre stampe della Carta dell’erboristeria racchiude un grande valore scientifico e culturale ed è importante per la memoria storica di un ente che dalla fondazione ha fatto della divulgazione e della didattica la sua missione. Ma è anche l’occasione dalla quale muoverà il progetto di digitalizzazione del patrimonio librario storico dell’Ersa, già archiviato, e che metterà a disposizione di cittadini, storici e ricercatori pezzi rari e fondamentali per ricostruire l’evoluzione dell’agricoltura, imprescindibile strumento culturale”. Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, nel corso della presentazione delle tre stampe cromolitografiche “Carta dell’Erboristeria”, un erbario di 90 piante spontanee aromatiche, medicinali e alimentari, disegnate dall’agronomo e botanico Giuseppe Pozzo nel 1931.
Protagonista del recente ritrovamento, come riferisce Arc, è stata la dirigente amministrativa dell’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, Paola Coccolo, che, assieme al direttore Andrea Comacchio e al direttore della Bibliotheca Antiqua Aboca di Sansepolcro, Duilio Contin, hanno esposto la storia della Carta.
Sono tavole di grandi dimensioni (cm 100 x 150), in ottimo stato di conservazione, probabilmente uno strumento didattico per le lezioni delle cattedre ambulanti di agricoltura dell’epoca. L’eccellenza della stampa è dovuta alla perizia dei tipografi friulani che già nell’Ottocento avevano realizzato dei capolavori di litografia e cromolitografia. In una libreria antiquaria milanese è stato rintracciato recentemente il corposo testo integrativo che accompagnava le grandi tavole. L’autore Giuseppe Pozzo fu insegnante presso i corsi di erboristeria tenuti in varie provincie della Venezia Euganea e della Venezia Giulia per incarico dell’Istituto veneto delle piccole industrie di Venezia, dell’Istituto promotore piccole industrie di Gorizia e per mandato delle Cattedre ambulanti di agricoltura di Gorizia. Sedi culturali esporranno copia delle stampe della ritrovata Carta dell’erboristeria.

— ^—

In copertina, la sede centrale dell’Ersa a Gorizia; qui sopra, Andrea Comacchio, Paola Coccolo e l’assessore regionale Zannier.

Quando un vecchio mais (“rosso”) è motivo per fare festa e spettacolo

Quando una vecchia varietà autoctona di granoturco, quello “rosso”, può offrire una occasione per fare… spettacolo. Lo dimostra la “Festa del Ros” in programma domani a Villa Vicentina, nella Bassa Friulana, la quale, giunta alla sua 7ma edizione, ospita “Botteghe Digitali – artisti e imprenditori innovativi a confronto”. Così, a partire dalle 9.30, l’azienda agricola biologica Terra di Ciona, in via Levata, aprirà le porte proprio in occasione della raccolta del mais Ros, una varietà storica rientrata nell’elenco dei prodotti tutelati dall’Arca del Gusto di Slow Food e inserita nella lista dell’Ersa tra le principali varietà antiche del Friuli Venezia Giulia. Dalla mattina, e fino al tardo pomeriggio, grandi e piccoli potranno collaborare alla raccolta e partecipare a una serie di laboratori didattici ed eventi, tutti gratuiti. Oltre alle attività tradizionali, come la costruzione delle reste, che una volta consentivano l’essiccazione del mais, e la costruzione di piccoli oggetti con le brattee (scus, in friulano), le “foglie” che avvolgono le pannocchie, quest’anno Terra di Ciona ospiterà i laboratori e gli eventi organizzati da “Botteghe digitali”: un progetto internazionale che vede in azione diversi artisti under 35 con l’obiettivo di far dialogare pratiche artistiche e imprenditoriali. In questo caso, nello specifico, nell’ambito dell’agricoltura. Gli artisti ospiti, provenienti dal Regno Unito, dai Paesi Bassi e dalla nostra Italia, sono stati stimolati a ragionare sui temi della sostenibilità e dell’innovazione. Sulla dicotomia risorse locali-dimensione globale. Sui modi in cui linguaggi artistici e d’impresa possono interagire.

IL PROGRAMMA – Si comincerà alle 9.30 con le registrazioni in loco e un piccolo brief per ricordare a tutti i partecipanti le indicazioni anti-Covid. Dalle 10 si comincerà con un laboratorio di danza, a cura di Sofia Kafol, per i bambini dai 6 ai 14 anni. A seguire un nuovo appuntamento (dai 14 anni in su) sul riuso nella cultura contadina, a cura di Maria de Fornasari, stilista, costumista e ideatrice di progetti sulla cultura tessile. “All’aria aperta” è un progetto incentrato sull’utilizzo degli spazi verdi nei quali svolgere attività ludico-creative con i materiali tessili, ma soprattutto su come la permanenza e il contatto fisico e visivo con la natura influenzino le attività stesse. La giornata proseguirà alle 11.45 con un nuovo laboratorio di antotipia: stampe fotografiche eseguite con l’uso di materiali organici e la luce del sole, adatto a tutti.
Il pomeriggio, dalle 14.10, è in programma la presentazione del progetto Botteghe Digitali-Digital Manufacturing. A seguire ci sarà la performance Symbiosis-Simbiosi, di Sofia Kafol e Solomon Olsen. Il fascino di Terra di Ciona sarà riscoperto attraverso una riflessione sull’etica ambientale. Sarà un’occasione per ripensare al rapporto con la natura e partecipare a un’esperienza collettiva, accompagnati dalla magia della danza e dalla poesia della narrazione. Testimoni le creature del folclore locale: esseri mitologici, animali premurosi che eseguono affascinanti rituali per onorare la natura, ma che se importunati possono trasformarsi in mordaci difensori del loro habitat. A seguire una seconda performance: Interconnectivity-Interconnettività di Jacco Borggreve e Chloe Hancock. Si tratta di un progetto di arte partecipativa che propone una serie di interventi artistici e dei laboratori legati alla coltivazione del fungo “ostrica rosa”. L’obiettivo è quello di consentire di riscoprire le potenzialità del micelio di questi particolari funghi che, se opportunamente trattato, può diventare materiale per creazioni artistiche. Inoltre, saranno presentate narrazioni sui funghi presenti nel folclore e nelle fiabe locali e ricette tradizionali che rivalutano l’uso di questo prodotto in cucina. Ecco allora che dalle 14.30 ci sarà un laboratorio di scultura realizzato utilizzando proprio il micelio dei funghi e altri materiali naturali (Jacco Borggreve e Chloe Hancock). In programma pure un secondo laboratorio sulla cultura tessile domestica, sempre a cura di Maria de Fornasari. L’appuntamento conclusivo, dalle 16.30 alle 18.30, sarà il tour performativo e partecipativo di Terra di Ciona con interventi di danza e audiovisivi, rivolto a tutti.

BOTTEGHE DIGITALI – Il progetto Botteghe digitali, organizzato dalle associazioni isontine Young for fun e 47|04 Quarantasettezeroquattro, intende promuovere la formazione e l’azione di artisti under35 di tutt’Europa che lavorino in contatto con realtà imprenditoriali del Friuli Venezia Giulia. Per questa ragione il progetto, con la direzione artistica dell’University Arts London e il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, conta numerosi partner in diversi Paesi dell’Ue: Comune di Gorizia – Ufficio Politiche Giovanili e Punto Giovani, Confcommercio di Gorizia, Università degli studi Trieste, Univerza v Novi Gorici – Akedemija Umetnosti (Nova Gorica – Slovenija), AcquasumArte (Milano – Italia), Associazione PiNA (Koper – Slovenija), Media Art Friesland (Leeuwarden – Netherlands), Associazione Time’s Up (Linz – Austria). L’intento è dare agli artisti strumenti e sostegno affinché possano sviluppare nuove creazioni con il fine specifico di raccontare e valorizzare la realtà imprenditoriali con cui saranno messi in contatto. Dall’altra parte, si intende stimolare le realtà imprenditoriali coinvolte a trovare nelle pratiche artistiche un’occasione di sviluppo, di riflessione sulla propria identità, di promozione della propria filosofia imprenditoriale o delle pratiche innovative messe in atto.

LA GIORNATA

9.30 – 10
> iscrizioni e indicazioni Covid-19

10 – 11.30
> laboratorio di danza (a cura di Sofia Kafol) // 6 – 14 anni
> Laboratorio sul riuso nella cultura contadina: intrecci con foglie di mais (a cura di Maria de Fornasari) // dai 14 anni in su

11.45 – 12.45
> laboratorio di antotipia (stampe fotografiche eseguite con l’uso di materiali organici e la luce del sole) // tutte le età

14.10 – 14.30
> presentazione del progetto Botteghe Digitali / Digital Manufacturing
_Symbiosis / Simbiosi // Sofia Kafol e Solomon Olsen
_Interconnectivity / Interconnettività // Jacco Borggreve e Chloe Hancock

14.30 – 16
> laboratorio di scultura utilizzando il micelio dei funghi e altri materiali naturali (Jacco Borggreve e Chloe Hancock) // tutte le età
> laboratorio sulla cultura tessile domestica (a cura di Maria de Fornasari) // tutte le età

16.30 – 18.30
> tour performativo e partecipativo di Terra di Ciona con interventi di danza e audiovisivi // tutte le età

PRENOTAZIONE CONSIGLIATA
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-festa-del-ros-botteghe-digitali-121371145363

—^—

In copertina, le tipiche pannocchie del mais rosso, vecchia varietà friulana.

Mais, soia e vite dominano le superfici coltivate in Fvg

Nel Friuli Venezia Giulia, al momento, la maggior parte della superficie agricola coltivata con specie arboree è destinata alla viticoltura, con 27 mila ettari di vigneto. Mentre, tra le orticole praticate all’aria aperta, è in crescita quella dell’asparago, con 180 ettari. Le coltivazioni cerealicole più diffuse sono il mais con 40.021 ettari, il frumento tenero con 8.780, l’orzo con 8.223 e il sorgo con 1.640 ettari. Questi dati, assieme a quelli delle altre principali colture praticate in Fvg, si ricavano dalle rilevazioni periodiche effettuate dall’Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, per adempiere agli obblighi Istat.

Un dato rilevante, è stato evidenziato, come riferisce Arc, in occasione di una visita all’Ersa dell’assessore regionale alle Risorse rurali e agroalimentari, Stefano Zannier, proviene dalla conferma della consistenza delle colture specializzate, come i radicchi (50 ettari) o le zucchine (10). “Tengono” anche le legnose fruttifere, delle quali fa parte pure la vite: tra esse, l’actinidia o kiwi, coltivazione introdotta in Friuli Venezia Giulia sperimentalmente una trentina d’anni fa e che ora interessa ben 520 ettari di superficie avendo la specie trovato un ottimo ambientamento. Mantiene le posizioni rispetto al passato anche l’olivicoltura, con 260 ettari coltivati, che genera prodotti di pregio rappresentativi della qualità raggiunta dal mondo rurale regionale.
Tra le leguminose, risulta stabile la coltivazione del pisello che, con 800 ettari, costituisce un elemento importante dell’economia agraria. Ma notevole consistenza per l’economia dell’agricoltura Fvg, rivestono anche le piante oleaginose: la soia con 28.733 ettari, il girasole con 3.858 e il colza con 2.636 ettari.

Quelli che, a livello puramente statistico, l’Istat definisce come “altri cereali”, cioè farro, miglio, panico, tritordeum, grano saraceno e spelta, interessano una superficie di 200 ettari. Infine, la patata, per quanto attiene alle sue varietà comuni, non precoci, è presente su 126 ettari.
I dati sulle superfici agrarie coltivate, raccolti dalla Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche, con la quale ha collaborato la Direzione generale della Regione, sono stati ricavati da fascicoli aziendali gestiti da Agea. Le rilevazioni sono in linea con quelle presentate nel Rapporto 2019 alla congiuntura del settore agricolo nel Friuli Venezia Giulia, pubblicate sul sito dell’Ersa.

—^—

In copertina coltivazione di mais e all’interno di vite e soia.

Viticoltura ed enologia a Pordenone: “Rive 2021” slitta a novembre

Si sposta a fine 2021 la terza edizione di Rive, la Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia organizzata da Pordenone Fiere in partnership con FederUnacoma, Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura. Originariamente prevista dal 26 al 28 gennaio prossimi, la manifestazione è stata posticipata al 3, 4 e 5 novembre a causa dell’emergenza sanitaria che ha rimesso in discussione il calendario fieristico di Pordenone Fiere e quello degli eventi internazionali di settore. Filo conduttore della terza edizione di Rive sarà la sostenibilità, tema attualissimo e cruciale tanto per i consumatori che per i produttori attorno al quale si stanno sviluppando strategie innovative non solo di coltivazione della vite, ma anche di creazione di valore.
“Nel decidere la nuova collocazione di Rive 2021 abbiamo cercato di evitare sovrapposizioni sia con i grandi eventi internazionali del settore enologia e viticoltura che con le manifestazioni regionali per permettere alle aziende espositrici di partecipare a tutte le iniziative – il commento di Renato Pujatti, presidente di Pordenone Fiere –, d’altra parte abbiamo anche scelto un periodo ottimale per gli addetti ai lavori che non sia troppo carico di attività in azienda e in linea con l’occupazione del nostro quartiere fieristico”. Dopo l’edizione 2021, Rive tornerà a svolgersi come da programmazione biennale originale, nel mese di gennaio degli anni dispari.
Fortemente radicata sul territorio, ma con una dichiarata vocazione internazionale, Rive può contare sulla collaborazione di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Assoenologi, Consorzio Doc Fvg ed Ersa Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale. Completano la squadra di Rive 2021 Unacma, Unione Nazionale dei Commercianti di Macchine Agricole, e il partner organizzativo della manifestazione FederUnacoma, Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura. Un’alleanza tra Pordenone Fiere e i principali attori del settore viticoltura ed enologia che si pone un obiettivo ambizioso: quello di rendere Pordenone, attraverso Rive, piattaforma di eccellenza in questi settori strategici per l’economia italiana.

www.exporive.com

—^—

In copertina, vigneti nella zona Doc Aquileia; qui sopra, degustazione di alcuni campioni di Pinot grigio.

 

Le colture ai raggi X in Fvg: bene il melo, ma ora vola il nocciolo

“La situazione attuale delle colture in Friuli Venezia Giulia conferma il buon andamento del melo con oltre 1.200 ettari e registra il forte incremento della coltivazione del nocciolo le cui superfici superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, sulla base delle rilevazioni su alcune colture effettuate dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) per adempiere agli obblighi Istat attuate nello scorso mese di giugno. I dati delle superfici, in ettari, provengono da Agea, mentre le produzioni, in quintali, sono state stimate a partire dalla resa, parametro che cambia a seconda delle condizioni e l’Ersa in questo caso ha utilizzato valori validati per il Fvg con fonti interne e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea). Alla raccolta e alla validazione dei dati hanno collaborato la Direzione generale della Regione Fvg e la Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche. L’Istat ha chiesto, al momento, di considerare le seguenti colture: patata novella, carciofo e alberi da frutto quali melo, pero, pesco, pesco nettarina, mandorlo e, appunto, nocciolo.

Stefano Zannier

Per la patata (126 ettari di superfice coltivata) – informa una nota Arc – si tratta della prima raccolta, che coinvolge quelle varietà precoci (circa il 10% di quelle coltivate in regione) inadatte alla conservazione e destinate alla vendita diretta, mentre il carciofo resta una coltura marginale (meno di un ettaro investito). Per quanto riguarda invece gli alberi da frutto, si nota la marginalità dell’incidenza del mandorlo (solo 5 ettari in regione) rispetto alle altre colture fruttifere. Tra queste non sorprendono i dati raccolti di melo (oltre 1.200 ettari per varietà commerciali come Gala, Golden Delicious, Red Delicious, Granny Smith, Fuji, Pink Lady, senza dimenticare la nicchia costituita dalle varietà antiche tipiche della regione – Gialla di Priuso, di Corone, Ruggine Dorata, Rosso Invernale, Chei di Rose, Naranzinis, Striato Dolce, Zeuka, Marc Panara, Blancon – e poi pero e pesco, in quanto le superfici investite risultano in linea con quelle degli altri anni (rispettivamente 122 e 109 ettari).

Si registra un’impennata delle superfici destinate al nocciolo, che superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone. La messa a dimora di nuovi alberi, infatti, è iniziata circa due anni fa, per soddisfare la richiesta sempre maggiore di nocciole italiane, sia per il consumo fresco sia per la trasformazione nell’industria dolciaria. Si tratta di una specie molto adattabile. Ad oggi, in Italia, la quasi totalità della produzione avviene solo in Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. Per questo motivo, il nocciolo ha attirato l’attenzione di diversi agricoltori in Friuli Venezia Giulia, e l’Ersa ha svolto un importante studio sull’attitudine dei suoli alla sua coltivazione, che ha determinato un rilevante riscontro positivo. Si ricorda, tuttavia, che la presenza della cimice asiatica nel 2019 ha rappresentato, purtroppo, un problema, in quanto il nocciolo ne è risultato vulnerabile. Anche nel pesco è stata segnalata la presenza di adulti del temutissimo insetto, talvolta anche con danni ai frutti.

La provincia di Udine – ha rilevato infine l’assessore Zannier – rappresenta oltre il 60% della superficie agricola utilizzata, di conseguenza è facile immaginare che anche le colture esaminate siano concentrate in questa area: per la patata si arriva al 71% (segue Pordenone con 22%), per il melo 53% (segue Pordenone con il 45%), per il pero 78% (segue Gorizia col 20%), per il pesco 77% (segue Gorizia col 19%), per il pesco nettarina 71% (segue Gorizia col 25%), per il mandorlo l’80% (il rimanente 20% a Pordenone), per il nocciolo il 54% (segue Pordenone con il 45,9%). Trieste rappresenta meno dell’1% della superficie agricola utilizzata in Friuli Venezia Giulia e, per questo motivo, l’apporto alle colture esaminate è trascurabile (si parla di superfici totalmente assenti o di molto inferiori all’ettaro)”.

Mele prodotte in Friuli.

—^—

In copertina, nocciole in Fvg nella fase estiva di accrescimento.

 

 

Fvg, già “in servizio” la Vespa samurai per combattere la cimice

di Gi Elle

Tutti la chiamano “Vespa samurai”, ma impropriamente perché non ha niente a che fare con il comune imenottero che tutti conosciamo, e temiamo, da sempre. Si tratta, invece, di un insetto minuscolo ma con una grande prerogativa: quella di diventare l’antagonista naturale alla dannosissima cimice, ormai presenza purtroppo costante nelle nostre campagne. E’ il “Trissolcus japonicus”, questo il nome scientifico, del parassitoide appartenente allo stesso ordine, ma con forme e caratteristiche completamente diverse e, appunto, con il compito – che ovviamente si spera sia di successo – di debellare la cimice asiatica marmorata che da alcuni anni devasta le produzioni soprattutto frutticole del Medio e Basso Friuli, in particolare nell’area rivierasca. E da ieri la “Vespa samurai” è entrata ufficialmente “in servizio” con un primo volo, al quale ne seguiranno altri cinquanta in tutte le aree del Fvg dove la presenza della cimice asiatica, in questi anni, è risultata invasiva per l’ambiente, anche urbano (fastidiosissima all’interno delle nostre case, anche per lo sgradevole odore che emana), e devastante per le colture, trattandosi di una specie a larghissima diffusione, considerato che due cimici, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo (!) di insetti.

Stefano Zannier

Soddisfatto per questo “lancio” ma anche per l’importante livello cui sono giunti gli studi finora condotti anche qui, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier che è intervenuto, a Pozzuolo, appunto al primo “volo”, ovvero alla liberazione, avvenuta in un uliveto campione di proprietà dell’Ersa, di un centinaio di esemplari di “Trissolcus japonicus”. “Una giornata importante per l’agricoltura e per l’ambiente del Friuli Venezia Giulia, perché oggi – ha detto, come si rileva da una nota Arc – si concretizza il risultato di un lungo lavoro di ricerca, ma anche di adeguamento normativo, che la Regione, tramite l’Ersa, ha svolto assieme al Crea, e ha portato finalmente alla individuazione di un insetto antagonista della cimice asiatica. Una specie, che in questi quattro anni ha arrecato danni ingenti alle colture e disagio alla popolazione. La ‘Vespa samurai’ è un insetto innocuo per l’uomo, dalle dimensioni inferiori a due millimetri e privo di pungiglione, che impedirà lo sviluppo delle uova della cimice, riducendone la presenza nell’ambiente e nelle campagne. La giornata odierna rappresenta dunque la finalizzazione degli ingenti sforzi di studio e di ricerca svolti da Ersa, in sinergia con tutte le realtà omologhe italiane”.
Come ha spiegato Pio Roversi, direttore del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, organismo del ministero delle Politiche agricole, agroalimentari e forestali), che assieme ai tecnici dell’Ersa ha seguito la ricerca di un rimedio biologico alla presenza incontrollata della cimice asiatica, la “Vespa samurai” avrà il compito di ristabilire un riequilibrio nella natura che l’insetto invasivo, pure alieno rispetto al nostro habitat, aveva alterato.
Il volo delle “Vespe samurai” ha lo scopo di favorire l’insediamento del minuscolo insetto in un ambiente per esso nuovo, che è quello del nostro habitat. La sua presenza non nuocerà alle specie vegetali e animali. “Si tratta – ha specificato l’esponente della Giunta Fedriga – di un insetto alloctono, non autoctono, e quindi, nonostante il metodo individuato, e seguito, per la lotta alla cimice asiatica dal Crea assieme ai nostri tecnici dell’Ersa sia compreso nelle prassi della lotta biologica guidata, è stato necessario modificare la legge in vigore che non permetteva l’introduzione nell’ambiente di insetti non già presenti nell’habitat”. “Il progetto, che oggi ha compiuto una tappa importante – ha ricordato ancora l’assessore -, fa parte di un’iniziativa a livello nazionale nella quale anche il Friuli Venezia Giulia ha avuto parte attiva per sostenere e sollecitare la ricerca, con l’obiettivo di risolvere un problema affrontato finora dall’Amministrazione con la messa a disposizione di interventi pari a oltre 7 milioni di euro, mentre sono in corso le procedure per consentire agli agricoltori di accedere anche alle provvidenze dello Stato per il ristoro dei danni subiti dalle produzioni“.

La cimice asiatica.

La presenza della cimice asiatica nel Friuli Venezia Giulia era stata segnalata per la prima volta nel 2014, mentre i primi gravi danni alle colture si sono registrati nel 2016. “In questi anni – ha ricordato Zannier – si sono dapprima ricercate soluzioni fisiche rispetto a un fenomeno che poi ha assunto dimensioni tali da non essere più contenibile se non con azioni di contrasto. Azioni – ha aggiunto – che hanno richiesto i tempi necessari alla ricerca, comunque ristretti rispetto alle aspettative, per arrivare all’attuale risultato che già dalla prossima campagna agraria potrà dare i risultati attesi. Si è trattato di ricerche e studi complessi – ha concluso il titolare delle Politiche agricole Fvg – portati avanti con la costante interazione con i produttori, ma occorre considerare che si tratta di una specie particolarmente invasiva: si pensi che due individui di cimice asiatica, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo di esemplari“.

Coltivazione di soia in Friuli.

—^—

In copertina, la “Vespa samurai” in una foto tratta da Wikipedia.

Dove va il Vigneto Fvg? Dieci riflessioni con Assoenologi in attesa di Vinitaly

di Giuseppe Longo

UDINE – Anno 2020, dove va la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia? Quali scenari, produttivi e commerciali, si aprono anche alle luce degli importanti eventi internazionali che sono maturati negli ultimi tempi? Ne abbiamo parlato con Rodolfo Rizzi, leader di Assoenologi Fvg, il quale giorno per giorno vive le vicende del settore da un “osservatorio privilegiato”, che è tale non solo dal punto di vista tecnico ma anche politico-istituzionale con le annesse novità legislative, nazionali e comunitarie, che non mancano mai e che la Sezione regionale tiene aggiornate grazie anche al costante contatto con la Sede centrale di Milano. A tre mesi dal Congresso nazionale Assoenologi di Matera – preceduto nel 2018 da quello, indimenticabile, di Trieste – gli abbiamo rivolto dieci domande che fanno il punto sulla situazione sotto le varie sfaccettature del “pianeta” vite e vino.

1 – Presidente, ci avviciniamo sempre più al Vinitaly di Verona: il Friuli Venezia
Giulia come si presenta?

Il Vinitaly, anche per il vignaiolo friulano, è un momento molto importante, sia per presentare la nuova produzione enoica che per incontrare i tanti “ricercati” buyer. Anche quest’anno, la nostra regione vitivinicola saprà animare gli enormi spazi, del Padiglione 6, con i suoi tanti produttori, sia quelli presenti in forma a sè stante che gli altri 110 riuniti nello stand collettivo dell’Ersa. L’obiettivo comune, della Regione Fvg e dei Consorzi di tutela, è quello di formare una squadra che sia il più possibile coesa almeno su alcuni macro-obiettivi. Uno su tutti, sicuramente, la promozione.

La “casa del vino” a San Vito.

2 – Recentemente, è stato costituito l’auspicato Consorzio Doc Friuli, che ha trovato sede assieme ad altri importanti organismi vitivinicoli a San Vito al Tagliamento. Come valuta questa nuova realtà?

La realtà enologica, del Friuli-Venezia Giulia, in questi ultimi anni si è fortemente modificata, soprattutto grazie ad un mercato in evoluzione, dove Prosecco e Pinot grigio ricoprono oltre il 50% dell’intero Vigneto Friuli (adesso non analizziamo se questo sia giusto o sbagliato, ma è la realtà). Da questa breve considerazione, si deduce che molte cose sono cambiate all’interno delle Doc e, se pensiamo a come si sia modificata la comunicazione, allora viene spontaneo ricercare qualche alternativa. Ecco, allora, che la nascita di questo nuovo Consorzio non dev’essere vista come l’ennesimo ente di tutela, ma come un’opportunità per tutti i produttori della nostra regione. Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità sia nell’ambito della promozione che della regolamentazione di alcune strategie produttive. Basta prendere spunto dalle nuove Doc, Prosecco e Delle Venezie, per capire che le regolamentazioni sono auspicabili. Le ultime ombre di crisi, calate sulla Ribolla gialla, ci dovrebbero fare riflettere.

3 – Ritiene questo nuovo Consorzio in sintonia con la “cabina di regia” annunciata dal ministro delle Politiche agricole a chiusura del Congresso nazionale Assoenologi?

In occasione del 74° Congresso di Assoenologi, tenutosi ai primi di novembre nella splendida Matera, a chiusura dei lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva annunciato, anche su forte pressione della nostra Categoria, la nascita di una “cabina di regia” del vino italiano riunendo, attorno allo stesso tavolo di lavoro, le principali sigle sindacali del settore agricolo. Il ministro Bellanova aveva, infatti, così esordito: “Un settore così strategico e importante ha bisogno di un luogo dove affrontare le criticità, valutare con attenzione le strategie di valorizzazione, maturare un confronto vero con tutte le parti interessate per un progetto complessivo di futuro del settore. Se il vino italiano costituisce uno dei nostri comparti di maggiore successo, sono altrettanto evidenti le problematiche che ne frenano l’enorme potenziale”. Inutile dire, che nel suo piccolo, anche il neo Consorzio della Doc Friuli-Venezia Giulia dovrà ascoltare la base e programmare strategie future per il bene dell’intero settore.

Il ministro Teresa Bellanova con i presidenti Rizzi e Cotarella a Matera.

4 – Ma quale sarà la funzione di questo nuovo Istituto nazionale?

Il settore vitivinicolo, oltre ad affrontare le solite problematiche interne legate alla programmazione agraria, sta vivendo forti turbolenze a livello internazionale. I mercati agroalimentari mondiali si sono scoperti molto fragili e volatili divenendo, purtroppo, una vera moneta di scambio, a causa sia di instabilità politica che di concorrenza ad alto livello. Su tutte, la “guerra” tra Boeing e Airbus, e la Brexit, che potrebbero portare pesantissime conseguenze sulle nostre esportazioni agroalimentari. Anche per questi motivi, è fondamentale avere un tavolo unico di concertazione, assieme alle diverse organizzazioni di Categoria e a fianco delle istituzioni, al fine di salvaguardare un prodotto, come il vino, che dev’essere sempre più ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo. Questo “tavolo di regia” avrà anche il compito di portare a termine il lungo iter che ha visto la nascita del “Testo Unico del Vino”, ma che è ancora carente di moltissimi decreti attuativi la cui pubblicazione dovrebbe essere prevista per il prossimo Vinitaly. Sicuramente, avrà riflessi anche per il Vigneto Fvg. Anche la nostra regione, infatti, potrà avere dei benefici dalla nascita di questa “cabina di regia”, vista anche la linea diretta, sia mia che del collega Daniele Calzavara (consigliere nazionale di Assoenologi), instaurata in tantissimi anni, con il presidente Riccardo Cotarella, membro effettivo del Tavolo ministeriale e, non dimentichiamo, artefice della sua nascita.

5 – A che punto siamo con difesa e promozione della Ribolla gialla, ferma o spumantizzata, non rientrante fra le Doc di collina che già la tutelano?

Come dicevo, il Prosecco e il Pinot grigio occupano, nella nostra regione, oltre metà dell’intera produzione vitivinicola, mentre la Ribolla gialla, nei pensieri di tanti vignaioli, si dovrebbe ritagliare il terzo posto in questa importante classifica. L’idea è sicuramente interessante ma, purtroppo, deve fare i conti con tante altre che, molto spesso, difficilmente collimano. In verità, l’iter per la difesa del vitigno (sostituzione del nome) è già partita ma i tempi burocratici, come sempre, si allungano. Mentre, per quanto riguarda la promozione del vino Ribolla gialla, sia fermo che spumante, sta procedendo in ordine sparso e a volte sfiorando il “patetico”.

Grappoli di Ribolla gialla…

6 – Una volta ottenuto il tanto auspicato pronunciamento normativo su questo vino autoctono da parte del Ministero competente, ritiene utile anche in questo caso la nascita di un Consorzio specifico?

Io penso, anzi ne sono convinto, che lo scopo del nuovo Consorzio Doc Friuli sia anche quello di tutelare la Ribolla gialla, non solo regolamentandone la produzione ma, soprattutto, promuovendo questo vino. Quindi, per ora, non vedo il bisogno di un Consorzio ad hoc in quanto si rischierebbe di isolare questo vino in una “bolla” mediatica.

7 – Come sta funzionando quello interregionale del Pinot grigio?

Qui il discorso cambia. Il Pinot grigio oggi, nel Nord-Est, è coltivato su una superficie di circa 26.000 ettari (contro i poco più di 2.000 della Ribolla gialla) e ricopre l’85% di produzione a livello nazionale. Con questi numeri, un Consorzio specifico ha sicuramente un motivo per esistere. Inoltre, sotto la guida del presidente Albino Armani gli incrementi dell’imbottigliato stanno crescendo a doppia cifra e anche i prezzi del vino sfuso dovrebbero a breve subire un incremento viste le tante richieste di mercato.

… e di Pinot grigio.

8 – E del Prosecco, cosa ci può dire? Hanno fatto bene anche i nostri produttori a puntare su queste bollicine?

Il vino Prosecco è divenuto un “marchio” mondiale e questo è un traguardo bellissimo che dà merito sia al Consorzio trevigiano che ai tanti produttori che hanno creduto nel futuro di questo vino. Purtroppo, oggi c’è ancora chi si scandalizza solo a sentire pronunciare questo nome invece di capire che, il Prosecco, è un’opportunità per tutti. Un vantaggio immediato è sicuramente, sia per quanti lo coltivano (oggi, è il vino sfuso più pagato in rapporto alla sua produzione per ettaro – 24.000 ettari Doc e 8.000 a Docg) che per quelli che lo spumantizzano. Inoltre, abbiamo moltissime aziende che, in questi ultimi anni, hanno inserito, nei loro listini, uno spumante varietale o millesimato (non coltivando nemmeno una pianta di Glera) sulla scia della richiesta che il Prosecco sta ottenendo a livello mondiale. Quindi, mi sembra una bella opportunità per tutti e per questo si deve gestire al meglio.

9 – In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul Vigneto Fvg all’inizio del nuovo anno, anche alla luce di Brexit, dazi americani sulle importazioni e recente accordo commerciale Usa-Cina?

Sicuramente il 2020 si apre, per il mercato agroalimentare, con molte incognite. Forse la Brexit, oggi, è quella che ci dovrebbe preoccupare di meno, in quanto il mercato d’Oltremanica è già alla ricerca di stabilizzazioni commerciali con i vari partner europei. Invece, l’accordo Usa-Cina che prevede, per i prossimi due anni, l’acquisto da parte dei cinesi di merce agroalimentare a stelle e strisce (vino compreso) pari a 32 miliardi di dollari, potrà avere delle ricadute negative anche sui nostri vini. Infatti, potremmo assistere ad una flessione delle esportazioni verso il continente asiatico. Anche la già ricordata “guerra commerciale” tra l’americana Boeing e l’europea Airbus potrebbe avere delle ricadute negative su un’eventuale introduzione di dazi commerciali che potrebbero colpire anche i nostri vini. Però, a scapito di tutte queste incertezze momentanee, dobbiamo essere orgogliosi del nostro “Made in Italy” che marchia e certifica non solo la qualità dei prodotti agroalimentari, ma anche uno stile di vita, riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Continuiamo a crederci e a produrre qualità in ogni cosa che facciamo, dal vino all’accoglienza, in questo modo saremo sempre vincenti anche di fronte ad eventuali “barriere commerciali” che poi, inevitabilmente, dovranno cadere.

La degustazione a Corno di Rosazzo.

10 – A Corno di Rosazzo, il presidente Cotarella ha lanciato la importante sfida dei vini bianchi invecchiati. Da tecnico, con una lunga esperienza maturata sul campo, ritiene che il Vigneto Fvg sia pronto per potersi incamminare proficuamente anche su questa strada così impegnativa?

Quanto ha affermato il presidente Cotarella è sacrosanto e il Friuli-Venezia Giulia vitivinicolo non si può esimere dal percorrere questa strada. Sicuramente, una delle problematiche dei vini, sia bianchi che rossi, è la loro durata nel tempo, però con un distinguo. Infatti, se per i vini rossi il problema dell’invecchiamento è superabile, grazie alla loro naturale composizione, per i bianchi, mancando di struttura tannica, la cosa diventa più complicata. Fortunatamente, già da parecchi anni, per ovviare a questa breve durata nel tempo dei bianchi, si è cominciato a lavorare in vigna, sia attraverso corrette pratiche agronomiche che equilibrate produzioni d’uva. Aver abbassato le rese ci ha permesso, tra le altre cose, l’ottenimento di un’uva bianca più predisposta ai vini di lunga durata. Mentre, la successiva crescita tecnologica in cantina ha sicuramente fatto il resto. Il messaggio di Riccardo Cotarella ha comunque una doppia valenza in quanto, oltre a spronare un aumento della qualità dei nostri vini, ci indica anche le tendenze del mercato mondiale. Un mercato sempre più propenso alla ricerca di vini, giustamente strutturati (a seconda della varietà) ma, soprattutto, longevi nel tempo.

I grandi vini bianchi Fvg.

—^—

In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.