No a quelle etichette per i nostri vini! Confagricoltura annuncia un esposto: l’Irlanda non è conforme con l’Europa

(g.l.) No a quella etichetta per i nostri vini! Così può essere condensata la ferma e sdegnata posizione di Confagricoltura, organizzazione che annuncia la presentazione di un esposto alla Commissione europea per ribadire l’incompatibilità con le regole europee della legge irlandese relativa all’inserimento di “Health Warning” (allarme per la salute) sulle etichette delle bevande alcoliche, appunto vino compreso. Nell’ambito della procedura già svolta in ambito Ue – ricorda in una nota di Confagricoltura nazionale, il cui pronunciamento è stato immediatamente fatto proprio da quella del Friuli Venezia Giulia, guidata da Philip Thurn Valsassina – la Commissione non ha sollevato obiezioni a proposito della decisione dell’Irlanda che, se attuata, determinerebbe un pericoloso precedente per il regolare funzionamento del mercato unico.

Massimiliano Giansanti


La questione – aggiunge la Confederazione imprenditoriale – sarà all’ordine del giorno della prossima riunione del Comitato Barriere Commerciali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), il 21 giugno. In quella sede, la Commissione, in quanto titolare della competenza esclusiva in materia commerciale, sarà chiamata a motivare la presunta conformità del provvedimento di Dublino con le regole del mercato unico e della libera concorrenza.
Confagricoltura Fvg ricorda che otto Paesi aderenti al Wto – tra cui Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti – hanno sollevato formali obiezioni nei confronti della normativa irlandese. I dubbi evidenziati dall’Italia e dal suo mondo produttivo hanno, dunque, trovato accoglienza in seno al Wto – conclude la nota della organizzazione agricola nazionale presieduta da Massimiliano Giansanti –. Occorre evitare che si applichino in maniera ampia e generalizzata strategie nate per contrastare l’abuso di alcol, penalizzando ingiustamente prodotti come il vino (e il suo consumo consapevole) e ambiti dove tali criticità non sussistono. La Commissione Ue, semmai – si osserva infine -, dovrebbe riportare il dibattito nella direzione del contrasto all’abuso di alcolici e a favore dell’educazione e della corretta informazione per il consumatore.

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, alcune etichette friulane in esposizione al Vinitaly di Verona.

Confagricoltura: la proposta svedese sulle emissioni industriali penalizzerebbe gravemente la nostra zootecnia

“Il voto del 16 marzo al Consiglio Ue ambiente (alla presenza dei Ministri dell’ambiente dei Paesi membri) non va nella direzione auspicata. La proposta di Direttiva sulle emissioni industriali – Ied (ossido di azoto, ammoniaca, mercurio, metano e anidride carbonica che riguardano le emissioni del comparto agricolo per il 7 per cento) la quale, pure dopo la proposta svedese di compromesso, prevede l’inclusione del settore bovino nel campo di applicazione con le conseguenti soglie di 350 unità di bestiame vivo per bovini e suini, non è stata corretta come Confagricoltura aveva chiesto. Lavoreremo insieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca affinché, nella fase di discussione, riesca a modificare l’orientamento generale e arrivare a una decisione finale favorevole per le imprese e per il settore degli allevamenti”. Così, in una nota, Confagricoltura commenta l’esito della votazione alla proposta svedese che amplia la sfera di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali includendo anche il settore bovino, attualmente escluso.

David Pontello


«Si tratta di una Direttiva che colpisce principalmente i piccoli allevamenti familiari i quali hanno rappresentato, negli anni, un tessuto economico e sociale importante per il territorio e la produzione della Dop e Igp (le famose “eccellenze agroalimentari”) – spiega David Pontello, responsabile della Sezione Economica zootecnica regionale di Confagricoltura -. Inoltre, rappresenta una nuova complicazione burocratica che equivale a un ulteriore costo (in termini economici e di tempo speso) che contribuisce a limitare l’attività e, in un certo qual modo, la voglia di investire nel comparto».
“Ringraziamo il ministro Pichetto Fratin e il Governo italiano per avere tenuto conto dei rilievi avanzati da Confagricoltura. Bene ha fatto l’Italia a esprimersi negativamente, – aggiunge l’organizzazione agricola – evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da numerose difficoltà. Sottovalutando l’impatto sul comparto, questa decisione rappresenta un disastro per la zootecnia”, conclude Confagricoltura.

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In copertina, un allevamento friulano di bovine di razza Frisona.

Grano-Ucraina, lo stop russo all’export preoccupa Confagricoltura: ora è allarme

Sulla piazza di Chicago i futures del grano hanno già fatto registrare un aumento di oltre il 5 per cento, a seguito della decisione della Federazione Russa di sospendere, a tempo indeterminato, la partecipazione all’accordo sulle esportazioni via mare dell’Ucraina. «L’aumento era scontato – afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. L’intesa siglata a luglio con la mediazione dell’Onu e della Turchia ha dato ottimi risultati, con la partenza dai porti dell’Ucraina di 9 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, soprattutto grano e mais. Sono già stati attivati i contatti al massimo livello per trovare una soluzione. Intanto, è tornato a salire il rischio di una crisi alimentare globale».
A livello europeo, secondo i dati diffusi in luglio dalla Commissione, la produzione di cereali si è attestata – come fa notare la organizzazione imprenditoriale nella nota diffusa da Confagricoltura Fvg, l’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina – a circa 270 milioni di tonnellate, in riduzione di 7 punti percentuali sulla campagna 2021/2022, essenzialmente a causa della siccità. Per il grano tenero, i raccolti (127 milioni di tonnellate) consentono di coprire il fabbisogno interno degli Stati membri e di destinare all’esportazione nei Paesi terzi un quantitativo nell’ordine di 36 milioni di tonnellate.
«In questo quadro – sottolinea il presidente nazionale di Confagricoltura – spicca la situazione critica relativa al mais. Sarà necessario importare circa 20 milioni di tonnellate, in concorrenza con la Cina, che è il primo importatore a livello mondiale. La siccità e le temperature sopra la media stanno ostacolando il normale svolgimento delle semine in vista dei nuovi raccolti – rileva Giansanti – e potrebbero mancare i fertilizzanti, a causa della riduzione della produzione, con punte fino al 50 per cento, determinata dall’eccezionale incremento dei prezzi del gas. Quello dei fertilizzanti è un problema mondiale in termini di prezzi e disponibilità. Se ne discuterà durante la riunione del G20 che si terrà in Indonesia il 15 e 16 novembre. Con la pandemia, la guerra in Ucraina e le conseguenze del cambiamento climatico si è aperta una fase di grande incertezza, nella quale la sicurezza alimentare assume un ruolo strategico. La sicurezza alimentare può essere garantita solo da un sistema di imprese efficienti e innovative che producono per il mercato».

Caro-energia, appello di Confagricoltura: ulteriori aggravi saranno insostenibili

«Le imprese agricole non sono assolutamente in grado di assorbire ulteriori aumenti dei costi energetici», dichiara la Giunta esecutiva di Confagricoltura che si è riunita a Mantova. «Senza il blocco del prezzo del gas a livello europeo e il varo di nuove misure a supporto della liquidità, c’è il rischio imminente che un elevato numero di imprenditori del nostro settore sia costretto a sospendere o a ridurre l’attività produttiva. Di conseguenza, calerebbero le forniture ai mercati e alle industrie di trasformazione, a vantaggio delle importazioni da Paesi in cui i costi energetici sono inferiori».
Secondo i dati diffusi da Ismea, i costi di produzione dell’agricoltura, nei soli primi tre mesi di quest’anno, sono aumentati di oltre il 18 per cento sullo stesso periodo del 2021.
La Giunta di Confagricoltura ha anche esaminato le decisioni, annunciate dal governo tedesco, che prevedono la fissazione di un tetto sul prezzo del gas a livello nazionale e uno stanziamento pubblico di 200 miliardi di euro a sostegno di famiglie e aziende. «Le decisioni unilaterali degli Stati membri determinano una vera e propria distorsione di concorrenza tra le imprese. Il regolare funzionamento del mercato unico non può dipendere dalla capacità di spesa dei bilanci statali – sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. Il sostegno alle imprese deve essere attuato a livello europeo, riproponendo le misure comuni già adottate durante la pandemia a tutela dell’occupazione (con il programma Sure), oppure, autorizzando gli Stati membri a utilizzare per la riduzione dei costi energetici una parte dei fondi già assegnati dall’Ue per altre finalità, ma non ancora impegnati».
Nonostante l’intensità della crisi in atto – fa notare la Giunta confederale – l’Unione europea ha mantenuto invariati gli stanziamenti all’agricoltura. Non solo: dal prossimo anno subiranno una progressiva riduzione del 15 per cento in termini reali.

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In copertina, l’aratura operazione agricola che richiede un grosso consumo energetico.

L’accordo sul grano dell’Ucraina: soddisfazione di Confagricoltura

«Con la ripresa delle esportazioni via mare dall’Ucraina, circa 20 milioni di tonnellate di grano potranno essere collocate sui mercati internazionali, con il risultato di ridurre sensibilmente il rischio di una crisi alimentare globale. Adesso valuteremo gli effetti dell’intesa sul mercato, anche alla luce della flessione che le produzioni hanno subito e subiranno a causa della siccità». È il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sull’accordo appena firmato per lo sblocco dell’export agroalimentare dai porti ucraini.

Massimiliano Giansanti

Philip Thurn Valsassina


Secondo i dati della Fao – evidenzia Confagricoltura – sono più di 50 i Paesi in via di sviluppo che, fino allo scorso anno, dipendevano dal grano esportato dall’Ucraina per la copertura del fabbisogno totale interno. Nel 2021, ha fatto sapere la Commissione europea, le esportazioni agroalimentari dell’Ucraina ammontarono a circa 24 miliardi di euro. Le vendite all’estero di grano e semi oleosi hanno inciso per l’84 per cento sul totale. Quasi il 90 per cento dell’export complessivo di settore è stato effettuato via mare.
«L’accordo raggiunto è positivo anche sotto un altro aspetto di rilievo – prosegue il presidente Giansanti attraverso una nota rilanciata da Confagricoltura Fvg guidata da Philip Thurn Valsassina -. La ripresa delle vendite all’estero da parte dell’Ucraina consentirà di liberare le strutture necessarie per lo stoccaggio dei nuovi raccolti, facilitandone l’ordinata commercializzazione. Seguiremo con particolare attenzione anche gli eventuali effetti che lo sblocco dell’export agricolo ucraino potrà avere sulle quotazioni internazionali dei cereali», conclude il leader della Confederazione.
Secondo i dati ancora provvisori dell’Istat, nei primi tre mesi di quest’anno il saldo valutario dell’Italia per l’interscambio con l’estero di cereali, semi oleosi e farine proteiche è risultato negativo per 781 milioni di euro, con un incremento di 240 milioni sullo stesso periodo del 2021.

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In copertina, mietitrebbia al lavoro per la raccolta del frumento: sospiro di sollievo dopo l’accordo appena raggiunto.

Confagricoltura: la burocrazia blocca la manodopera nelle campagne

I forti ritardi burocratici rischiano di compromettere le lavorazioni proprio nel periodo in cui sono già iniziate le campagne di raccolta di frutta e verdura. «La situazione per le imprese agricole – spiega Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura – è diventata paradossale oltre che insostenibile. Non sono state ancora definite, a un anno di distanza, le procedure relative al Decreto flussi 2021, che aveva fissato in 42.000 le quote di lavoratori extracomunitari da ammettere in Italia per motivi di lavoro stagionale nel settore agricolo e turistico-alberghiero. Occorre agire subito per rimuovere questo blocco, programmando un nuovo decreto».

Massimiliano Giansanti


Confagricoltura rimarca che malgrado, in molte province, siano state presentate già dal 1° febbraio 2022 (click day) le richieste dai datori di lavoro agricolo, tutto ancora tace e la maggior parte delle domande continua a giacere, inosservata, presso gli uffici competenti. Come se non bastasse, un blocco delle procedure informatiche per aggiornamenti tecnici ha ulteriormente rallentato l’iter proprio nel periodo in cui gli uffici avrebbero dovuto assegnare le quote e autorizzare gli ingressi. Questi intoppi hanno influito anche sul rilascio dei visti da parte delle strutture deputate a concederli a coloro che erano stati già autorizzati a entrare, creando ulteriori disagi e incertezze sull’effettivo ingresso in Italia e sull’avvio dei rapporti di lavoro.
«La nostra preoccupazione è forte e le campagne di raccolta della frutta e degli ortaggi estivi stanno arrivando nel pieno, richiedendo grande necessità di manodopera, composta anche da lavoratori stagionali di provenienza straniera – prosegue Giansanti -. Occorre, dunque, intervenire urgentemente per sbloccare le pratiche relative al decreto flussi 2021. Altrettanto urgente è programmare il prossimo decreto, per il 2022, tenendo in considerazione che le richieste dei datori di lavoro nel 2021, peraltro ancora fermo, sono state più del doppio delle quote messe a disposizione».
Per Confagricoltura è necessario rispondere positivamente e tempestivamente alle richieste delle imprese agricole, che assumono regolarmente la manodopera, garantendo così la possibilità di affrontare serenamente le campagne di raccolta e di continuare a creare occupazione di qualità. I lavoratori in agricoltura sono circa 1,1 milioni. Il 56 per cento ha meno di 45 anni.
«Resta ancora irrisolta – conclude il presidente di Confagricoltura – l’elevata pressione contributiva e fiscale sul costo del lavoro, in particolare nelle aree del Centro Nord Italia che non usufruiscono delle agevolazioni per zone montane e svantaggiate, sostenendo per gli oneri sociali costi addirittura superiori agli altri settori produttivi».

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In copertina, la raccolta degli asparagi avvenuta nelle scorse settimane anche in Friuli Venezia Giulia.

Rapporto Agricoltura100, quando l’innovazione sfida la pandemia

L’agricoltura italiana conferma la sua capacità innovativa e, anche nei tempi duri della pandemia, non ha smesso di puntare al progresso. Negli ultimi due anni, infatti, quasi nove imprese su 10 (88,7 per cento) hanno sostenuto investimenti per innovare le loro attività e, il 70,4 per cento, ritiene che sarà fondamentale continuare a farlo anche in futuro per crescere in sostenibilità e competitività e quindi poter affrontare le nuove sfide. A metterlo per iscritto è il Focus Innovazione del secondo Rapporto AGRIcoltura100, promosso da Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura e realizzato da Innovation Team del Gruppo Cerved per valorizzare il contributo del settore al rilancio sostenibile dell’Italia. Sono state 2.162 le imprese agricole intervistate (53 del Friuli Venezia Giulia) in tutto il Paese.
Gli investimenti delle imprese agricole italiane, nei due anni pandemici, hanno riguardato soprattutto la meccanizzazione dell’attività (56,6 per cento), per dotarsi di sistemi e attrezzature di ultima generazione. Il 52,7 per cento ha investito nel rinnovamento delle tecniche di coltivazione e il 48,2 per cento in quelle di allevamento. Le imprese investono anche nella multifunzionalità, per diversificare le attività e diventare più competitive (26,4 per cento), così come nell’aggiornamento delle dotazioni informatiche e digitali (27,1 per cento), nel rinnovamento delle modalità di commercializzazione e marketing (26,4 per cento) e nel potenziamento dei sistemi logistici (18,6 per cento).
Il rapporto, inoltre, evidenzia come più di una su tre (36,9 per cento) abbia oggi un livello di innovazione alto o medio-alto. Questo è direttamente correlato al livello di sostenibilità: le imprese più sostenibili sono anche le più attente a innovare processi e produzioni. E viceversa: la sostenibilità, valore guida fondamentale per il futuro, è pure il frutto di un impegno costante delle imprese verso l’innovazione. Il 31,7 per cento innova per migliorare la propria sostenibilità ambientale (ad esempio adottando sistemi avanzati di monitoraggio e mappatura delle coltivazioni tramite sensori, satelliti e droni); il 20 per cento si impegna nella sostituzione di fonti energetiche fossili con le rinnovabili e nell’uso di macchine agricole a basso impiego di combustibile; il 9 per cento sta pensando di inserire l’agricoltura biologica nei propri programmi aziendali.
Molti imprenditori sono impegnati anche nell’innovazione sociale, consci del ruolo del settore primario verso le comunità locali. Tra le iniziative più caratteristiche, la formazione dei lavoratori su temi quali l’impresa etica, la green economy e la gestione corretta delle risorse (17,7 per cento), e l’agricoltura sociale (12,5 per cento). Dal report emerge, dunque, la profonda consapevolezza delle imprese del mutamento che il settore agricolo sta vivendo e la necessità di modelli produttivi sempre più orientati alla sostenibilità e fortemente proiettati all’innovazione.

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In copertina, l’uso del drone in agricoltura in abbinamento con il trattore.

Grano, mais e soia: quotazioni in salita spinte dalle tensioni internazionali

In un clima di preoccupanti tensioni internazionali, acuite dalla grave crisi ucraina, prosegue la corsa verso l’alto dei futures relativi alle principali materie prime agricole. Nelle ultime ore si è registrato un aumento che sfiora il 10 per cento per il grano, mentre per mais e soia l’incremento è, rispettivamente, del 5 e del 4 per cento.

Philip Thurn Valsassina


«Sull’andamento delle quotazioni – sottolinea Confagricoltura nazionale in una sua nota che è stata immediatamente fatta propria dalla delegazione regionale del Friuli Venezia Giulia presieduta da Philip Thurn Valsassina – incide prima di tutto il blocco dell’attività nei porti dell’Ucraina. I mercati riflettono l’assoluta incertezza sui tempi e sulle modalità per la ripresa delle esportazioni di prodotti agricoli. Sale, inoltre, la tensione nei Paesi che sono i principali destinatari dei cereali prodotti in Ucraina e nella Federazione Russa. È il caso dell’Egitto e della Tunisia, dove le scorte disponibili sono in grado di coprire il fabbisogno interno fino a giugno. Inoltre, sono state riviste al ribasso le previsioni relative ai raccolti di cereali in Argentina e Brasile a causa di una stagione particolarmente secca. Alla cerimonia di apertura del Salone Internazionale dell’Agricoltura, in corso a Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un piano di resilienza per l’agricoltura in ambito europeo e nazionale, per arginare l’impatto della crisi in atto. A nostro avviso, il piano dovrebbe puntare in due direzioni: sostenere i redditi degli agricoltori tagliati dalla crescita dei costi di produzione e salvaguardare il potenziale produttivo del sistema agroalimentare europeo. La riduzione della produzione avrebbe effetti particolarmente negativi sull’inflazione».
Confagricoltura Fvg rileva inoltre che, per quanto riguarda i cereali, stando agli ultimi dati della Commissione, la produzione negli Stati membri della Ue si è attestata a 291 milioni di tonnellate nella campagna di commercializzazione 2021-2022, con un aumento del 4 per cento sulla media quinquennale. Grazie a questi livelli di produzione, le esportazioni di grano verso i Paesi terzi hanno superato in valore i 7 miliardi di euro nel 2020.

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In copertina, un essiccatoio di mais in uso nel Friuli Venezia Giulia.

Crisi ucraina e gas, Confagricoltura è preoccupata per il vino e la pasta

I venti di guerra che soffiano tra Europa e Federazione Russa sulla disputa ucraina preoccupano anche il mondo agricolo italiano. Questo è stato uno dei punti all’ordine del giorno affrontati ieri dal consiglio direttivo di Confagricoltura. I timori sono rivolti, oltre che al rischio di una deriva militare, anche alle conseguenze che potrebbe avere uno scenario caratterizzato da sanzioni commerciali emesse da Bruxelles e le prevedibili ritorsioni da parte di Mosca.
L’Italia, assieme agli altri Paesi comunitari, sta fronteggiando tutt’oggi – sottolinea la nota della Organizzazione agricola fatta propria da Confagricoltura Fvg e prontamente rilanciata – la messa al bando dei prodotti ortofrutticoli e di carne suina decisa nel 2014 dalla Federazione Russa proprio come reazione ai provvedimenti che l’Ue prese dopo l’annessione della Crimea. La nuova crisi diplomatica potrebbe far allungare l’elenco dei settori di punta del Made in Italy colpiti come quello vitivinicolo, secondo in Ue per export verso la Russia, e il comparto della pasta a uso alimentare.
Non solo. Confagricoltura esprime preoccupazione anche per i risvolti che un conflitto potrebbe avere sul costo del gas e quindi, sia sulle bollette energetiche delle aziende, sia sui prezzi di importazione, a esempio, dei fertilizzanti (già raddoppiati nell’arco dell’ultimo anno), di cui la Federazione Russa è tra i principali produttori a livello globale. Ad attenuare questi timori c’è, però, la forte capacità di resilienza dell’intero settore agroalimentare italiano, assolutamente capace di far fronte nel breve e medio periodo al fabbisogno di cibo nel Paese.

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In copertina e qui sopra due immagini di magazzini di fertilizzanti.

 

Venezie, il Pinot grigio è amato all’estero. E le bottiglie “volano”: quest’anno +6%

La Doc delle Venezie si appresta a chiudere il suo quarto anno nel segno della positività, mantenendo un trend in costante crescita che riguarda sia gli imbottigliamenti sia le certificazioni. Nel periodo gennaio-novembre 2021, la più grande denominazione a livello nazionale del Pinot grigio che, con i suoi circa 27 mila ettari di vigneto, riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot grigio Doc di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento, registra un +6% di imbottigliato, ovvero + 97.322 ettolitri sullo stesso periodo del 2020, per un totale di ben 1.728.517 ettolitri messi bottiglia ad una media di 157.138 hl/mese (oggi al 98,7% di tutto il Pinot grigio Doc imbottigliato nel 2020). Una vera e propria corsa all’imbottigliamento quella della nuova stagione produttiva iniziata già a settembre – anticipando le operazioni di un mese rispetto allo scorso anno (e di due rispetto al 2019) –, che si traduce in oltre 94 mila ettolitri messi in bottiglia nell’ultimo trimestre.

Albino Armani

Fa ben sperare anche il trend delle certificazioni che, a poche settimane dalla fine dell’anno, vede già certificato tra settembre e novembre – esclusivamente dall’ultima campagna produttiva – un totale di 362.855 ettolitri, 206.647 dei quali sono stati certificati nel solo mese di novembre, che registra il valore più alto di sempre pari a un +22% di certificazioni sullo stesso periodo del 2020. E a novembre il Pinot grigio delle Venezie ha chiuso anche l’intenso tour istituzionale e informativo promosso dal Consorzio di Tutela in Nord Europa, Usa e Uk, primi partner commerciali della Denominazione, che assorbono insieme oltre il 70% dell’intera produzione. Un trimestre ricco anche di attività promozionali che ha segnato un passaggio senza precedenti in termini di traguardi raggiunti e di consapevolezza da parte del consumatore internazionale, facendo guadagnare al Pinot grigio delle Venezie (che, ricordiamo, solo nel 2020 ha concluso i percorsi di riconoscimento ufficiale di Denominazione e Consorzio) il podio rispetto all’enorme offerta internazionale della varietà.

Qualità nel bicchiere e territorialità garantita da tracciabilità e certificazione unite a una intensa attività promozionale sono quindi gli ingredienti del successo che accompagna il Consorzio a chiudere positivamente il 2021. Ad inaugurare il fitto calendario autunnale di eventi e manifestazioni è stato il Simply Italian Great Wines Scandinavia Tour 2021 organizzato da International Exhibition Management, che ha visto il Pinot grigio Doc protagonista di due masterclass aperte ad un pubblico b2b e media a Oslo e Copenaghen. Non tra i primissimi mercati della Doc delle Venezie, ma senza dubbio i due Paesi rappresentano un punto di forza per l’export del vino italiano, con un consumo pro-capite, per quanto riguarda soprattutto la Danimarca, molto elevato, fra i primi 10 posti a livello globale (dati al 2020).
Il Consorzio è volato poi a Londra per incontrare il media partner The Drinks Business in occasione della manifestazione b2c The Wine & Spirits Show al Chelsea Old Town Hall. Qui il Mw Patrick Schmitt ha condotto due masterclass dedicate alla Do che hanno registrato un “tutto esaurito” per un totale di 100 partecipanti seduti ai banchi d’assaggio. Sempre nella Capitale britannica, la Doc delle Venezie si è presentata anche a un pubblico di operatori, giornalisti e opinion leader nell’ambito della tappa londinese del Simply Italian Great Wines Northern Europe Tour 2021: importante occasione di approfondimento sulle diverse sfumature di colore – dal bianco al ramato – tipiche della varietà, che affonda le sue radici in una lunga tradizione viticola del Nordest. Il Consorzio ha infine partecipato per la prima volta a Taste of London, Festive Edition (Tobacco Dock), manifestazione enogastronomica di punta dell’autunno londinese che ha aperto le porte a circa 25mila foodies e wine&spirits enthusiasts.
Il Regno Unito, secondo più grande importatore di vino al mondo, rappresenta anche il secondo mercato di riferimento per il Pinot grigio delle Venezie, con un assorbimento di circa il 27% della produzione della Doc. Per ora, nonostante gli oneri burocratici relativi all’import del vino causati dalla Brexit, sembra che il comparto nazionale non solo stia resistendo, ma che, anzi, nel primo semestre del 2021 abbia registrato un piccolo incremento delle esportazioni (Confagricoltura, luglio 2021).

Una degustazione guidata.

Negli Stati Uniti, nuovamente in collaborazione con International Event & Exhibition Management, il Pinot grigio Doc ha partecipato alle due tappe di New York e San Francisco del Simply Italian Great Wines US tour 2021, organizzando due seminari rivolti a operatori, stampa ed esperti del settore. «Gli Stati Uniti – spiega Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie – sono il nostro mercato di riferimento con una quota che supera il 40% sul totale dell’export della nostra Doc. Qui troviamo certamente un consumatore attento ed esigente, con una discreta consapevolezza del prodotto enologico e, quindi, una certa predisposizione a cogliere tutte le implicazioni e le specifiche contenute nel concetto di Denominazione d’origine. I consumatori americani si dimostrano sensibili ai valori della Doc e questo, nel caso specifico del Pinot grigio delle Venezie, rappresenta per noi uno stimolo per un’ulteriore crescita nell’immediato futuro, per rendere sempre più familiare agli acquirenti americani il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo e di elevata qualità del nostro prodotto». Il Consorzio tornerà negli Usa già a febbraio per una serie di eventi in programma a Miami, in Florida.
Non mancano commenti positivi anche da parte dei media statunitensi. Lo scorso agosto la Doc è stata infatti protagonista di un approfondito seminario condotto dalla giornalista esperta e wine educator Regine Rousseau, nell’ambito della Wine Media Conference (Eugene, Or), il più grande evento del settore rivolto esclusivamente a giornalisti e blogger. «A partire dall’annata 2017, la regione ha imposto un sistema di certificazione a “beneficio del consumatore”». Regine Rousseau, wine writer & educator, li chiama «vini che sollevano l’umore» e ricorda ai consumatori di «cercare sempre la fascetta di Stato, a garanzia del complesso sistema di certificazione e tracciabilità riconducibile alla Denominazione d’origine», come si legge in un articolo pubblicato su Forbes, a cura della giornalista Jill Barth.

«Forti dei grandi risultati raccolti negli ultimi mesi, con l’inizio imminente della campagna di commercializzazione 2022, siamo pronti a realizzare nuovi progetti di comunicazione on e off-line con brand ambassadors selezionati dal nostro Cda in Paesi come Usa, Canada, Russia, Giappone, Uk ed Est Europa», conclude Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di tutela.

Tonalità di vini ramati.

Per maggiori informazioni:
Consorzio DOC delle Venezie
PR & Comunicazione
Valentina Fraccascia
M. +39 349.6225578
press@dellevenezie.it

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In copertina, i grappoli del Pinot grigio varietà molto richiesta.