Confagricoltura Fvg e nuovi obblighi per l’etichettatura dei vini: domani un webinar per capire meglio il problema

L’8 dicembre 2023 entreranno in vigore i nuovi obblighi di etichettatura per i prodotti vitivinicoli relativi all’elenco degli ingredienti e alla dichiarazione nutrizionale. In base al Regolamento comunitario 2021/2117, infatti, sono state aggiunte ulteriori tre indicazioni obbligatorie da riportare in etichetta per i vini: la dichiarazione nutrizionale, l’elenco degli ingredienti e il termine minimo di conservazione nel caso di prodotti vitivinicoli dealcolati e aventi un titolo alcolico inferiore al 10%. Una nuova piccola rivoluzione per il comparto che deve essere ben compresa e applicata.
Perciò, Confagricoltura Fvg con la Sezione Regionale Vitivinicola ha ritenuto utile e importante proporre un approfondimento sul tema attraverso l’organizzazione di uno specifico webinar che avrà inizio alle ore 14 di domani, 13 novembre. Relatrice sarà la dottoressa Palma Esposito, della Direzione Politiche dello Sviluppo Economico e delle Filiere Agroalimentari di Confagricoltura, che presenterà le novità previste dalla norma e le eventuali criticità della stessa.
La partecipazione al webinar è gratuita e aperta a tutti gli interessati, previa registrazione obbligatoria alla mail friulivg@confagricoltura.it, a cui seguirà l’invio del link di accesso all’incontro.

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In copertina, bottiglie di vino pronte per essere etichettate e messe in vendita.

Confagricoltura Fvg, oggi a Codroipo incontro sulle novità della Pac 2024

Confagricoltura Fvg ha organizzato per oggi un incontro sul tema “Pac 2024: quali le novità?”. Nella sala convegni della Cantina di Rauscedo, a Codroipo (via Zompicchia, 10), questo pomeriggio, a partire dalle ore 14.30, dopo i saluti del presidente regionale di Confagricoltura, Philip Thurn Valsassina, interverranno Vincenzo Lenucci, direttore Area di Sviluppo economico delle Filiere agroalimentari e Centro Studi di Confagricoltura, e Roberta Pierguidi, della Direzione delle Politiche di Sviluppo economico delle Filiere Agroalimentari di Confagricoltura. L’appuntamento è organizzato in collaborazione con Agrisoluzioni srl, all’interno dell’assistenza tecnica specialistica Sissar, per le imprese agricole regionali.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti previa conferma di partecipazione (telefono 0432.507013; assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it). Seguirà un momento conviviale.

Anche il Collio sotto la grandine: Confagricoltura Fvg conta i danni

Il Collio Goriziano non è stato, purtroppo, risparmiato dalla furia della grandine caduta violentemente nella notte di lunedì 24 luglio, come hanno potuto constatare le strutture provinciali e regionali di Confagricoltura, raccogliendo direttamente il racconto dei propri associati. A essere bersagliata, naturalmente, è soprattutto la coltivazione della vite che, qui, offre prodotti di un’eccellenza ampiamente riconosciuta.


«A Sagrado, abbiamo perso tutto il raccolto dell’uva», spiega una rattristata Mirella Della Valle, di Castelvecchio. Un’azienda con 35 ettari di vigneto che è una delle bandiere di questo territorio per la sua storia e la qualità dei vini. «Credo che la nostra area sia da considerarsi un po’ l’epicentro di questo evento catastrofico e siamo solo all’inizio poiché bisognerà vedere e capire quali e quanti saranno i danni che si ripercuoteranno sulle viti maciullate, nei prossimi anni. Inoltre, il Parco storico è stato devastato e i tetti dei fabbricati danneggiati, così come l’impianto fotovoltaico e l’uliveto».
A Farra d’Isonzo, la grandine si è presentata per la seconda volta in pochi giorni. «Abbiamo già accertato che con la grandinata del 13 luglio la nostra azienda vitivinicola ha subito un danno che va da un 30% fino a un 60% della produzione – sottolinea Alberto Grossi di Tenuta Villanova, con 95 ettari a vigneto -. Dunque, i grossi chicchi che sono caduti sulle viti e sui grappoli nella notte del 24 luglio non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Certamente ora l’annata si farà complicata anche perché è difficile, in questo momento, capire come reagiranno le piante. Di converso, aumenteranno i costi della difesa e si ridurranno le entrate per la mancata o diminuita vendemmia». Situazioni difficili vengono registrate anche nell’area di Cormòns, Gradisca d’Isonzo e Romans.
È andata un po’ meglio a nord, verso il Comune di Dolegna del Collio. «A Ruttars, nella zona della nostra sede aziendale – aggiunge Marco Rabino, direttore di Jermann -, i vigneti hanno subito pochi danni. Già diversa la situazione a Lonzano dove, da un primo sopralluogo, i 35 ettari di vigneti che coltiviamo lì, hanno subito un danno del 20-25%. Ma l’evento è stato così violento che ci fa stare sulla corda visto che prevediamo una vendemmia tardiva e, dunque, mancano ancora più di 30 giorni, a rischio climatico elevato, prima di portare l’uva in cantina».

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In copertina e all’interno gli effetti della grandinata a Castelvecchio con gravissimi danni ai grappoli e all’impianto fotovoltaico.

 

Agricoltura Fvg devastata da grandine e vento: cosa chiedono le organizzazioni

Gran parte del territorio rurale del Friuli Venezia Giulia è stato devastato da una impressionante ondata di maltempo che non ha precedenti in termini di vastità così elevata, con danni incalcolabili alle produzioni di ogni tipo e alle strutture. Ecco, pertanto, cosa chiedono alla pubblica amministrazione le organizzazioni agricole.

CIA – Gli eventi meteoclimatici delle giornate del 24 e del 25 luglio sono stati davvero catastrofici per l’agricoltura. È la considerazione fatta, a caldo, dai presidenti di Cia Fvg – Agricoltori Italiani, Franco Clementin, e da Franc Fabec, presidente della Kmecka Zveza. Si consideri che i fenomeni hanno colpito in maniera estesa l’intero territorio del Friuli Venezia Giulia, dalla provincia di Gorizia, passando per il Medio Friuli e la Bassa Friulana, giungendo fino alla Bassa Pordenonese e considerando, soprattutto, che in numerose aziende è stato distrutto fino al 70% dei raccolti, con punte dell’80% in alcune aziende vitivinicole e cerealicole, oltrechè vi sono stati ingenti danni alle infrastrutture aziendali. Clementin e Fabec, inoltre, rilevano che ciò compromette gravemente la capacità produttiva nonché, nei casi più gravi, la sopravvivenza stessa delle aziende agricole e, dunque, rivolgono alcune richieste all’Amministrazione regionale e, in particolare, alla Direzione delle Risorse agroalimentari chiedendo, inoltre, un incontro urgente con l’assessore Stefano Zannier, competente per materia al quale, i due presidenti, anticipano le loro proposte di intervento e ristoro chiedendo di farsi parte attiva al fine di: richiedere ai competenti organi la dichiarazione dello stato di calamità sui territori colpiti; procedere nella quantificazione dei danni semplificando la raccolta delle informazioni peritali; adottare uno stanziamento straordinario al fine di soccorrere economicamente le imprese colpite e permettere la continuità aziendale; convocare gli Istituti bancari operanti sul territorio regionale al fine di farli partecipi della grave situazione complessiva e, soprattutto, richiedere al Governo nazionale l’adozione, tramite Decreto, di una moratoria sul pagamento dei prestiti e mutui per le aziende agricole insediate nelle zone interessate dai fenomeni temporaleschi.

COLDIRETTI – Abbiamo chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità per l’agricoltura devastata dal maltempo che ha colpito il Nord Italia. È quanto annuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che ha scritto una lettera al Governo per sottolineare la necessità di una immediata moratoria sugli impegni economico finanziari e la sospensione degli oneri contributi. Il nord Italia è stato segnato da ben 44 tempeste di vento e grandine in un solo giorno che hanno colpito città e campagne con danni incalcolabili, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Eswd (European sever weather database) dalla quale si evidenzia che l’ondata di maltempo ha colpito dal Piemonte al Veneto fino al Friuli Venezia Giulia con il concentrarsi di numerosi eventi estremi in particolare in Lombardia.
Le forti grandinate con vere e proprie palle di ghiaccio hanno colpito irrimediabilmente le produzioni di grano, ortaggi, barbabietole, frutta e vigneti ma anche alberi divelti, serre distrutte e strutture agricole con tetti rovinati. La grandine è l’evento climatico avverso più temuto dall’agricoltura in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni in campo che lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di oltre mezzo miliardo di euro solo nelle aziende assicurate secondo l’Asnacodi.
I chicchi colpiscono i frutti in modo da provocarne la caduta o danneggiandoli così da impedirne la crescita o lasciando deformazioni tali da renderli non adatti alla commercializzazione. Un evento climatico avverso che si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis.

CONFAGRICOLTURA – «Le grandinate della scorsa notta non solo sono state catastrofiche in alcune zone, ma anche abbastanza rare in quanto hanno colpito un territorio ampio, in un raggio di oltre 50 chilometri», dice Fabio d’Attimis Maniago, viticoltore di Buttrio e referente dei giovani agricoltori di Confagricoltura Fvg. «Mi hanno chiamato molti colleghi e amici di Mortegliano, Codroipo, Bertiolo, dei Colli Orientali, segnalandomi dei danni ai vigneti che, a seconda della zona, vanno dal 10% fino all’80% a causa della grandezza dei chicchi della grandine e della violenza del vento. Un collega aveva anche un appezzamento a luppolo, completamente distrutto».
«Nel Codroipese, del mais sono rimasti in piedi solo gli steli – sottolinea Alberto Vendrame -. Anche le pannocchie sono state danneggiate e, nella fase di crescita, potranno produrre muffe indesiderate mettendo a repentaglio la qualità del (poco) raccolto. Di converso, il mancato raccolto anche delle piante fresche, creerà contraccolpi alla zootecnia. Da una prima ricognizione si può dire che il danno sul mais è stimabile attorno al 70-80%. Pure la soia è stata completamente defogliata e, se si riprenderà, sarà sicuramente meno produttiva. Infine, i danni sulle vigne e sui grappoli, molto elevati, saranno probabilmente aggravati dalle infezioni che, da qui alla vendemmia, attaccheranno gli acini, peggiorando la qualità del raccolto». «A Pasiano di Pordenone – aggiunge Giacomo Proietto – siamo stati interessati dai fenomeni grandinigeni in maniera marginale. Segnalo però che, ieri sera, in pochi minuti di temporale, sono piovuti 10 mm di acqua».
A Remanzacco non c’è stata la grandine, ma vento forte che ha causato danni alle piante e a tante strutture agricole. «Questi eventi estremi ci colgono impreparati – è il pensiero di Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. C’è da riflettere sul fatto che, soprattutto, vengono danneggiate le colture pluriennali e le strutture aziendali, con conseguenze che interessano più annualità produttive. Confidiamo nel sostegno della Regione, che non è mai mancato, per fare in modo che i nostri imprenditori agricoli possano rimettersi in piedi, con le proprie aziende, nel più breve tempo possibile».

FEDAGRIPESCA – «È tutta la mattina che sono al telefono con i soci delle nostre cooperative – dice Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca -. La zona colpita dal maltempo degli ultimi due giorni è veramente vasta e abbraccia parecchi chilometri quadrati di territorio regionale: dal Pordenonese al Medio Friuli e alla bassa pianura goriziana. Difficile, ancora, fare stime precise dei danni anche perché alcune zone sono state più martoriate altre, fortunatamente, meno. Sui vigneti, sul kiwi e sui vivai di barbatelle, sicuramente, si segnalano i danni più importanti che, in alcuni casi, si ripercuoteranno sulle stagioni successive. Purtroppo – prosegue Francescutti – ci segnalano anche molte stalle con i tetti danneggiati e le vacche senza protezione. In alcuni luoghi è venuta meno la corrente elettrica con difficoltà o impossibilità di eseguire per tempo la mungitura degli animali. In positivo si può dire – conclude Francescutti – che siamo certi che la Regione, come sempre, sarà vicina ai nostri produttori; dall’altra parte, non possiamo più negare che tutti noi, collettivamente, abbiamo un ruolo nella crisi climatica e ne subiamo le conseguenze (in primis i produttori agricoli) e dobbiamo urgentemente capire il da farsi e intervenire per bloccare la spirale peggiorativa, con politiche adeguate e pure con modifiche quotidiane sui nostri stili di vita».

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In copertina e all’interno immagini della devastazione causate in Fvg dalla grandine.

Peste suina, Confagricoltura Fvg preoccupata: il contagio dei cinghiali ha raggiunto la vicina Lombardia

La Peste suina africana sta correndo indisturbata in lungo e in largo, nella Penisola, da Sud a Nord. Sono 1.001 al 14 luglio scorso, in base al Bollettino epidemiologico del Ministero della Salute, i casi accertati di Psa nei cinghiali e otto le regioni in cui il virus è arrivato: dalla Liguria e dal Piemonte (7 gennaio 2022) si è spostato in Lazio, Campania, in Basilicata e in Calabria e, di recente, in Lombardia (in Sardegna è presente dal 1978). In Germania è arrivata nel 2020 e, ancor prima, in Ungheria e Slovacchia.
Il virus si sposta così velocemente che ha cominciato ad accerchiare la zona più vocata della suinicoltura italiana, il cuore della Pianura Padana, e considerando la velocità dei suoi spostamenti la tensione sta salendo assieme alla preoccupazione di tutta la filiera dei suini. Tanto più che in Lombardia la malattia è stata notificata nel cinghiale il 20 giugno scorso, nel comune di Bagnaria, nei pressi di Pavia. Successivamente è stato accertato anche un secondo caso, sempre nella stessa provincia. E, tra la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia c’è di mezzo solo il Veneto… Ma i veicoli, le merci e le persone si spostano.
«I tempi dell’infezione e della natura, a quanto pare, non sono quelli della politica – dice un preoccupato David Pontello, responsabile della Sezione zootecnica di Confagricoltura Fvg –. A Nuoro, Reggio Calabria e Roma, dopo parecchie centinaia di cinghiali, la Psa ha già contagiato anche alcuni suini. Sono state messe in campo una serie di misure di contrasto che, evidentemente, non stanno funzionando in maniera efficace per bloccare il galoppo del virus. Con tutta l’ansia del caso, chiediamo agli amministratori pubblici di alzare il livello di guardia a tutela di un comparto, la suinicoltura, che partecipa per l’8,5 per cento al Pil agricolo regionale e vale circa 70 milioni di euro». Nella sola filiera del prosciutto di San Daniele Dop sono coinvolti 150 allevamenti del Friuli Venezia Giulia. Il valore alla produzione della Dop supera i 300 milioni di euro.

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In copertina, famiglie di cinghiali la prima specie a essere contagiata dalla Psa.

Nei vigneti (soprattutto biologici) ormai è emergenza peronospora. Confagricoltura Fvg: una deroga per i quantitativi di rame

Il comparto vitivinicolo regionale (e nazionale) ha bisogno di urgenti interventi per sostenere i vignaioli, vittime dei danni prodotti dalla peronospora. Dopo gli allarmi lanciati nelle scorse settimane, Confagricoltura Fvg torna a chiedere provvedimenti immediati, a livello regionale, nazionale ed europeo per contrastare la fitopatia che sta mettendo in crisi le produzioni di questa difficile stagione. Le piogge intense e prolungate del periodo di maggio e giugno, infatti, hanno favorito la diffusione dell’infezione fungina che colpisce foglie e grappoli.
«Una specifica attenzione va prestata alle produzioni biologiche prevedendo un’opportuna deroga ai limiti posti all’uso del rame in determinate annate come questa – spiega Moira Pizzaia dell’azienda “La Fornase” di Pasiano di Pordenone –. Coltiviamo a vigna bio (dal 2011) 70 ettari e, a ora, stimiamo un danno del 25-30%. Il rame è il principale e più efficace prodotto consentito in biologico e, fin che la ricerca non troverà altre soluzioni, questo può diventare un grosso limite».
Altre comunicazioni arrivano dal Pordenonese e dal Medio Friuli con aziende bio che dichiarano un danno superiore al 65% (soprattutto sulle varietà più sensibili). In linea di massima, in molte aree regionali, i quantitativi di rame consentiti, sono già stati superati a metà del mese di luglio. Ascoltate le numerose segnalazioni provenienti dalle aziende associate, Confagricoltura Fvg si renderà parte attiva, in questi giorni, nei confronti della Regione per chiedere una deroga all’utilizzo del rame: un tema che coinvolge oltre 1.600 ettari di vigne biologiche, equivalenti al 6,5% del vigneto regionale.

I ristori economici – Servirà anche, dicono in Confagricoltura, l’attivazione di un Tavolo tecnico, che definisca le azioni di ristoro. La strada da percorrere è quella di un intervento legislativo con copertura finanziaria, che includa pure una specifica deroga all’esclusione dalle agevolazioni delle categorie di danni (alle produzioni e alle strutture) previste dal sistema dell’assicurazione agevolata, anche laddove le fitopiatie non siano previste tra le cause. In questo modo si permetterebbe sia alle aziende colpite di accedere agli interventi compensativi e sia di incrementare i fondi destinati alle compensazioni.
A livello europeo potrebbe essere opportuno chiedere alla Commissione di concedere flessibilità che permettano l’uso dei fondi dell’Ocm Vino come compensazione del mancato reddito, causato dalle fitopatie. Ulteriori risorse da destinare ai ristori possono essere recuperate all’interno del recente provvedimento della Commissione sui sostegni finanziari di emergenza. Queste misure – dedicate, ad esempio, alla compensazione dei redditi erosi da problemi alle produzioni – sono destinate anche all’Italia per una quota pari a 60,5 milioni di euro. A tale somma potrebbe aggiungersi un contributo statale concesso fino al 200% della somma stanziata da Bruxelles.
La peronospora ha trascinato il comparto del vino italiano in una vera e propria emergenza che non ha bisogno soltanto di interventi immediati. Altrettanto fondamentale è tutelare qualità e quantità delle produzioni future. Ecco perché il monitoraggio e la prevenzione con adeguati trattamenti da un lato e le nuove tecniche di genomica assistita (Tea) dall’altro sono gli strumenti che, secondo Confagricoltura, devono essere alla base di strategie di medio-lungo periodo.

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In copertina, foglie di vite attaccate dalla peronospora con le caratteristiche macchie.

Digital marketing e contratti d’appalto con Confagricoltura Fvg a San Vito

Continuano gli appuntamenti di approfondimento organizzati da Confagricoltura Fvg e Agrisoluzioni srl, all’interno dell’assistenza tecnica specialistica Sissar, con le imprese agricole friulane. Agli incontri sulle condizioni di occupazione e degli obblighi dei datori di lavoro, con particolare attenzione ai contratti di appalto, farà seguito il momento di assistenza ed approfondimento sugli aspetti inerenti alle prestazioni economiche dell’azienda agricola con evidenza al mondo dell’e-commerce e del digitale in genere.
Il prossimo appuntamento, aperto a tutte le imprese agricole, previa iscrizione obbligatoria alla mail assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it, è fissato per domani, 29 giugno, all’agriturismo Nonis di San Vito al Tagliamento, dove, una docente d’eccezione, Elena Roppa (presidente dell’Associazione donne del vino del Friuli Venezia Giulia), parlerà di digital marketing e uso dei social network per il vino e l’enogastronomia. Un incontro di approfondimento e conoscenza per le imprese agricole atto a migliorarne la competitività e la visibilità anche sui nuovi mercati e quelli emergenti.

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In copertina, Elena Roppa durante un incontro su tematiche vitivinicole.

Confagricoltura Fvg farà il punto su agriturismo e fattorie didattiche

Nel mondo rurale, la multifunzionalità ha il suo cuore pulsante nell’attività agrituristica. Prodotti tipici freschi e trasformati, ospitalità, soggiorno, turismo, ristorazione, cultura, attività didattica: l’agriturismo è tutto questo e molto altro, nell’impegno quotidiano delle oltre 700 aziende regionali che lo praticano nelle 139 fattorie didattiche, in costante aumento. Ma, per stare al passo con i tempi, serve regolare lo strumento e aggiornarlo. Per questo Confagricoltura Fvg, in collaborazione con Agrisoluzioni srl ed Ersa (nell’ambito della programmazione Sissar), ha organizzato una due giorni di riflessione e confronto sul tema: “Diversificazione dell’attività agricola: lo stato di salute dell’agriturismo e delle fattorie didattiche in Fvg”.
Il primo appuntamento si terrà nella mattina di domani, 12 giugno, all’agriturismo “Le fornaci del Zarnic”, a Flambruzzo di Rivignano. Tommaso Luc relazionerà su: “Novità normativa regionale sugli agriturismi e le fattorie didattiche”; Federico Forgiarini, titolare dell’agriturismo ospitante, racconterà la sua esperienza di gestore di fattoria didattica e, al termine, verrà presentato il progetto appena avviato, da PromoTurismoFvg e Città del Vino del Fvg, sulla vendemmia turistica.
Martedì 13 giugno, sempre di mattina, ci si sposterà invece a Manzano, all’agriturismo Colutta. Insieme a Luc e al progetto della vendemmia turistica, il titolare dell’azienda ospitante, Giorgio Colutta, illustrerà il proprio progetto: “Diversamente Doc”.

Fattoria didattica del Zarnic…

… e agriturismo Colutta.

La partecipazione è aperta a tutti, previa prenotazione da inviare a: assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

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In copertina, scorcio di vigneti in un agriturismo di Dolegnano nel Manzanese.

Emergenza idrica, Confagricoltura Fvg: urgente un Piano per le acque irrigue

Nel nostro Paese, il volume di acqua per uso potabile prelevato per impieghi domestici, pubblici, commerciali, artigianali, industriali e agricoli che rientrano nella rete comunale è stato di 9,19 miliardi di metri cubi nel 2020. Il prelievo giornaliero di 25,1 milioni di metri cubi, pari a 422 litri per abitante, è reso possibile da una capillare rete di approvvigionamento. l’Italia si conferma, ormai da più di un ventennio, al primo posto tra i Paesi Ue per la quantità, in valore assoluto, di acqua dolce complessivamente prelevata per uso potabile da corpi idrici superficiali o sotterranei. In termini pro capite, l’Italia (155 metri cubi annui per abitante) si colloca in seconda posizione, preceduta solo dalla Grecia (158) e seguita, a netta distanza, dalla Bulgaria. In Friuli Venezia Giulia, il consumo giornaliero pro capite è di 212 litri d’acqua, ma le perdite nella distribuzione, della preziosa risorsa idrica, ammontano al 42 per cento. Sono alcuni dei numeri forniti dall’Istat nel suo report annuale rilasciato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua (il 22 marzo).
«Anche per questi motivi – spiega il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – accogliamo con favore la nomina del commissario Nicola Dell’Acqua alla guida della Cabina di regia sull’emergenza idrica». Dell’Acqua, già direttore Arpav, è anche presidente dell’Associazione nazionale delle Agenzie regionali per lo sviluppo e l’innovazione agronomiche forestali (Anarsia). La Confederazione rivolge gli auguri al neo-Commissario per l’importante compito che è chiamato a svolgere, a partire dal coordinamento degli interventi di manutenzione degli invasi e delle altre infrastrutture idriche nazionali.
«Il lavoro è lungo e complesso perché ciò di cui il Paese ha bisogno – sottolinea Thurn Valsassina – è di un vero e proprio Piano per le acque irrigue, fatto di interventi specifici per le diverse esigenze locali. Ciò sarà possibile se verrà portato avanti con un dialogo costruttivo con il settore primario al quale noi siamo assolutamente pronti e disponibili».

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In copertina, l’irrigazione a goccia che consente un notevole risparmio di acqua.

Emissioni, Confagricoltura Fvg plaude: bene il voto dell’Ue che esclude le stalle

«Con il voto alla Commissione Agricoltura dell’Eurocamera, sono state accolte le richieste di Confagricoltura a difesa del comparto zootecnico, escludendo gli allevamenti bovini dagli obblighi derivanti dalla Direttiva sulle emissioni industriali, ed eliminando ogni ulteriore aggravio per gli allevatori di suini e pollame». È il commento del presidente regionale dell’Organizzazione, Philip Thurn Valsassina, all’esito della votazione in merito alla proposta di revisione della Direttiva sulle emissioni industriali. Ora il voto passerà in commissione Ambiente.

Philip Thurn Valsassina


Confagricoltura ha seguito il dossier da vicino, lavorando assieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca, evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della Direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da molte difficoltà che rischiano di compromettere irreversibilmente la produttività delle imprese agricole italiane.
«Riteniamo assurdo e infondato paragonare gli allevamenti alle attività industriali – sottolinea infatti il presidente di Confagricoltura Fvg, Thurn Valsassina – dal momento che c’è un impegno forte da parte del mondo zootecnico nel dare una risposta a una sempre maggiore richiesta di attenzione verso l’ambiente, che vede l’Italia primeggiare sul fronte delle tecnologie innovative e della sostenibilità, come peraltro dimostrano i risultati ottenuti rispetto alle emissioni di ammoniaca e gas serra che, negli ultimi 30 anni, si sono ridotte rispettivamente del 24 per cento e 12 per cento, secondo l’Ispra».

Il Parlamento europeo.