Accordo Brexit, bene per vini e prodotti Fvg: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Prosecco e Pinot grigio, ma anche altri prodotti agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, continueranno ad avere porte aperte in Gran Bretagna, grazie all’appena raggiunto accordo sulla Brexit. «Un risultato decisamente positivo per l’agricoltura italiana ed europea. In attesa del voto, a Londra, della Camera dei Comuni, è stato trovato il modo per scongiurare i gravi contraccolpi commerciali, economici e sociali di un recesso del Regno Unito senza regole», afferma infatti il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, commentando la conclusione del negoziato tra Ue e Regno Unito sull’accordo di recesso e sulla dichiarazione politica riguardante le future relazioni commerciali bilaterali.
Confagricoltura Fvg mette in rilievo che, il negoziato di questi ultimi giorni, si è concentrato sulle modalità in grado di evitare il ritorno di una frontiera fisica tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda; salvaguardando allo stesso tempo il mercato unico europeo. Per tutti gli altri aspetti, è stata confermata l’intesa già raggiunta nei mesi scorsi con la signora May, ma bocciata dalla Camera dei Comuni.
«Dopo il formale recesso – ha indicato Thurn Valsassina – inizierà un periodo transitorio, che scadrà alla fine del 2020, durante il quale il Regno Unito continuerà a partecipare al mercato unico europeo e all’unione doganale. Non ci saranno, quindi, turbative negli scambi commerciali. Un aspetto di particolare importanza per l’Italia e per la nostra regione è che saranno riconosciute e tutelate sul mercato britannico tutte le Indicazioni geografiche e di qualità dei prodotti agricoli assegnate dalla Ue», ha messo in rilievo il presidente di Confagricoltura Fvg.
Durante il periodo transitorio, la cui scadenza può essere prorogata, sarà negoziato un accordo commerciale tra Ue e Gran Bretagna. «Inoltre, il Regno Unito continuerà a contribuire al bilancio Ue per il 2020. Con un recesso senza regole – ha puntualizzato Thurn Valsassina – la capacità di spesa dell’Unione si sarebbe ridotta di 12 miliardi di euro; mettendo così a rischio la piena e puntale esecuzione delle politiche comuni e delle diverse iniziative negli Stati membri».
Confagricoltura Fvg ricorda che, le importazioni agroalimentari del Regno Unito, ammontano a 56 miliardi di euro, di cui circa il 70% in arrivo dagli Stati membri della Ue. Le vendite di settore dell’Italia superano i 3 miliardi di euro: vini (i citati Prosecco e Pinot grigio in primis), ortofrutta e formaggi i prodotti più apprezzati dai consumatori britannici. Quindi per i nostri produttori una importante boccata d’ossigeno quella ancora assicurata dal mercato d’Oltremanica.

Il presidente Philip Thurn Valsassina.

—^—

In copertina, resta il via libera in Gran Bretagna per Prosecco, Pinot grigio e altri vini del Vigneto Fvg. 

“Bene vino e prosciutto in Canada: ora si faccia avanti anche il Montasio”

di Gi Elle

In Canada va molto bene il vino, a cominciare da quello con le bollicine, e pure il prosciutto di San Daniele e altri prodotti agroalimentari, ma nell’elenco manca il Montasio, per cui sarebbe opportuno che anche il rinomato formaggio friulano vi si aggiungesse quanto prima. E’ quanto auspica Confagricoltura Fvg, rilevando che, a due anni dall’applicazione dell’accordo commerciale (Ceta) con il grande Paese nordamericano, le esportazioni del San Daniele Dop sono cresciute del 35 per cento in quantità. E anche l’export degli spumanti (Prosecco compreso) è aumentato dell’11 per cento. Sono questi alcuni dati elaborati dalla Commissione europea in occasione della scadenza del primo biennio della sottoscrizione dell’accordo e sottolineati dalla Organizzazione agricola, presieduta da Philip Thurn Valsassina, come «molto postivi». La Commissione ha evidenziato, inoltre, che le esportazioni del settore agricolo europeo verso il Canada, nel suo insieme, sono aumentate del 7,4 per cento. Il mercato canadese rappresenta il 2 per cento del valore dell’export agroalimentare italiano. I dati del 2018 confermano che più di un quinto dell’export totale, in valore, dell’Italia verso il Canada è composto da prodotti agricoli e agroalimentari e, di questi, quasi il 40 per cento è costituto da prodotti vitivinicoli.

Bene l’export dei vini.

Dall’entrata in vigore del Ceta, nel territorio canadese sono tutelate 143 Indicazioni geografiche europee agroalimentari, con la possibilità di aggiungerne altre. Tra queste ve ne sono 42 italiane comprendenti le 10 Denominazioni che rappresentano il 90 per cento dell’export di tutte le Denominazioni agroalimentari del nostro Paese. E, tra queste, quella del Prosciutto San Daniele che non poteva essere utilizzata in Canada da oltre vent’anni. La tutela delle Denominazioni non comprese nella lista inserita nel Ceta risulta molto semplice da ottenere. Infatti, il governo canadese ha previsto che se ne possa fare richiesta tramite il sito già esistente per il riconoscimento delle Denominazioni di vini e spiriti che ha aperto anche al comparto agroalimentare.

Philip Thurn Valsassina

«Quindi, chiunque può fare richiesta di riconoscimento di una nuova Denominazione e speriamo che, tra queste, presto si aggiunga anche il formaggio Montasio Dop – dice il presidente Thurn Valsassina -. Noi, da sempre, abbiamo espresso una posizione favorevole ai negoziati bilaterali tra Ue e Paesi terzi sia considerato l’evolvere lento e frammentario della trattativa multilaterale al Wto, sia perché il libero scambio delle merci anche a livello internazionale è condizione fondamentale per lo sviluppo economico delle imprese e anche perché, all’interno degli accordi, si mettono delle regole precise sulla qualità dei prodotti importati (cereali, leguminose, carne). La Confederazione, al contempo, sostiene che le intese bilaterali devono essere basate su principi di reciprocità ed equilibrio tra le parti; devono prevedere concessioni che siano mutualmente vantaggiose sia sul fronte del taglio delle barriere tariffarie, sia per quello degli ostacoli non tariffari che, è ampiamente dimostrato, sono anche molto più rilevanti per i rapporti commerciali».

In Canada il 35% in più di prosciutto.

—^—

In copertina, formaggio Montasio: Confagricoltura Fvg auspica che pure questo Dop decolli per il Canada.

Confagricoltura accusa: si consuma troppo suolo anche sulle colline Fvg

di Gi Elle

Nuovo allarme di Confagricoltura Fvg sul consumo di suolo nella nostra regione: un fenomeno che purtroppo non accenna a diminuire e che riguarda anche le zone di collina, vocate sopratutto alla coltivazione della vite e alla produzione di vini di alta qualità. «Aggredite le aree più vocate all’agricoltura», accusa infatti il presidente regionale Philip Thurn Valsassina.
Secondo il Rapporto Ispra 2019 sul consumo di suolo, la nostra regione – riferisce l’organizzazione agricola – ha peggiorato ulteriormente la propria situazione posizionandosi al 4° posto in Italia per percentuale di suolo consumato sulla superficie amministrata (era al 5° nel 2018). Nell’ultimo anno, il Fvg si è classificato come la regione italiana che ha mostrato il secondo incremento percentuale di aree urbane (+0,34 per cento) rispetto alla superficie esistente nel 2017. In valore assoluto, sono 239 ettari di suolo naturale perso, corrispondenti a 334 campi di calcio! Anche in rapporto alla popolazione residente, nella nostra regione c’è stato l’aumento di 1,96 mq cementificati per ogni abitante, terzo peggior risultato tra le regioni italiane.

Philip Thurn Valsassina


«La mappa della localizzazione di questi recenti cambiamenti (2017-2018) colloca il nuovo consumo di suolo principalmente nelle aree di pianura e collinari che sono anche le più vocate per l’attività agricola – sottolinea appunto Thurn Valsassina, leader regionale di Confagricoltura -. Un considerevole impatto è derivato dai lavori per la realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4 VE-TS in alcuni Comuni della bassa pianura friulana, da un polo intermodale, dall’ampliamento di alcune zone industriali e delle attività estrattive».
La tendenza a consumare suolo al di fuori dei centri urbani in Friuli Venezia Giulia è supportata anche da un’analisi di più lungo periodo (fonte Ispra), che mostra come circa l’89 per cento del suolo consumato nel quinquennio 2012–2017 si collochi in contesti prevalentemente agricoli o naturali, oppure in contesti caratterizzati da media o bassa densità di aree urbanizzate. L’impatto negativo dell’espansione urbana sulle aree rurali non si limita alla perdita quantitativa dei suoli, ma riguarda anche la loro qualità legata alla fertilità. Sottrarre all’agricoltura terreni fertili, nell’ottica dei cambiamenti climatici in atto – osserva l’organizzazione imprenditoriale -, comporta una minore protezione in caso di eccesso di piogge e una maggiore necessità irrigua durante le stagioni siccitose, a esempio.
«La legge regionale 6/20019 – conclude il presidente di Confagricoltura Fvg – ha introdotto una serie di buoni principi finalizzati alla riduzione del consumo di suolo e alla ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. Ma una attenzione massima deve essere posta, in una situazione di crisi economica e di diminuzione della popolazione, al recupero del patrimonio industriale ed edilizio esistente proprio nell’ottica di ridurre ulteriormente l’allargarsi delle zone industriali-commerciali e residenziali, nelle periferie dei centri urbani, in linea con i corretti principi della ‘green economy’».

—^—

In copertina, una zona collinare e qui una pianeggiante: ambienti che Confagricoltura sollecita a tutelare.

Una buona vendemmia per Confagricoltura: “Ora si acceleri per la Doc Fvg”

di Gi Elle

«Sarà una buona vendemmia. La quantità di uva raccolta sarà certamente inferiore rispetto a quella molto alta del 2018. Ma, per quantificare più precisamente, serve ancora qualche giorno. Le maturazioni sono in ritardo e notiamo una certa difformità di maturazione tra i diversi vigneti. Riguardo alla qualità, ci sono tutte le premesse per definirla buona. Le escursioni termiche di questi giorni favoriscono decisamente lo sviluppo degli aromi e l’equilibrio tra i vari componenti dell’acino»: è quanto afferma Roberto Felluga, vignaiolo storico del Collio e presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg, a proposito appunto della nuova vendemmia che, come rilevavamo domenica, torna alla sua epoca tradizionale – complice il pesante ritardo vegetativo, causa maltempo, della primavera – dopo la super-precoce raccolta 2018. Quando era stato lo stesso Felluga ad annunciare l’avvio della raccolta del Sauvignon sul Collio addirittura il 13 agosto.
«Anche nelle Grave del Friuli la vendemmia promette bene – gli fa eco il vitivinicoltore e vicepresidente della stessa Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg, Michelangelo Tombacco –. La produzione sarà nella media degli ultimi anni e i grappoli si presentano sani. La vendemmia, probabilmente, avrà inizio verso la fine di agosto partendo con la raccolta, come da tradizione consolidata, dalle uve per le basi spumante (Chardonnay e Pinot bianco) per poi proseguire con il Pinot grigio, il resto dei bianchi e, infine, i rossi».
Ma Roberto Felluga coglie l’occasione anche per togliersi il classico sassolino da una scarpa.«Dispiace – aggiunge infatti – che questa sarà un’altra vendemmia senza l’istituzionalizzazione del Consorzio della Doc Friuli Vg, ma speriamo la si possa formalizzare presto vista anche la rappresentatività del territorio che il nome porta con sé. Da parte nostra, stiamo lavorando affinché ci sia l’apporto di tutte le componenti professionali e istituzionali per giungere a costruire delle regole condivise indirizzate all’ulteriore innalzamento della qualità dei vini regionali».

Roberto Felluga

Michelangelo Tombacco

—^—

In copertina, si avvicina la vendemmia: prima i bianchi, poi i rossi.

 

 

Castelvecchio e Genagricola leader del Vigneto Fvg sono esempi di innovazione

di Gi Elle

Genagricola Spa, strategico braccio nel settore primario del Leone di Trieste, con forti interessi nella nostra regione, in importanti realtà collinari del Comune di Manzano (Poggiobello con Torre Rosazza, famosa soprattutto per il Pinot grigio), ma anche di pianura (Tauriano di Spilimbergo e Terranova alla foce dell’Isonzo); Castelvecchio, splendido compendio vitivinicolo, e non solo, sul Carso goriziano, appena sopra Sagrado, contraddistinto da etichette di grande prestigio (citiamo soltanto il Terrano): sono le aziende del Friuli Venezia Giulia che sono salite sul podio del Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura”, classificandosi rispettivamente al primo e al secondo posto. Genagricola per il progetto di valorizzazione Ca’ Corniani. Terra d’avanguardia, a Caorle, nella sezione dedicata a Smart City e Smart Land. “La capacità di guardare avanti è il filo conduttore che a Cà Corniani tiene insieme impresa, territorio e comunità dal 1851. Confagricoltura ha premiato il progetto di riqualificazione di Ca’ Corniani come simbolo di una campagna rinnovata”, ha detto il presidente Giancarlo Fancel. L’innovazione della Castelvecchio è collegata, invece, al complesso delle attività che hanno consentito di recuperare terreni marginali alla multifunzionalità e diversificazione aziendale (agriturismo, agriristoro e produzione di energia da fonti rinnovabili), generando una migliore sostenibilità: produzioni biologiche e contemporanea valorizzazione dell’ambiente a fini di fruizione turistica, un sistema di economia circolare a fianco del Parco letterario Ungaretti.
A Roma, a Palazzo della Valle, Confagricoltura ha infatti premiato gli innovatori del settore primario. Sul podio 13 imprese e aggregazioni (due appunto del Friuli Venezia Giulia) che si sono poste in evidenza per il proprio impegno nell’utilizzare le più avanzate soluzioni tecnologiche e digitali, nell’aggregarsi per raggiungere precisi obiettivi, nel combinare sostenibilità economica e ambientale, nell’essere attenti al territorio, nel fare cultura e arte. Alla cerimonia di consegna dei riconoscimenti sono intervenuti anche il premier Giuseppe Conte e il ministro delle Politiche agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio. Ha fatto gli onori di casa il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

Giansanti con il presidente Fancel.


Il Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura” è stato indirizzato a tutte le aziende agricole che hanno sviluppato o implementato, negli ultimi tre anni, soluzioni innovative. Confagricoltura l’ha articolato in 3 categorie: Nuove frontiere (innovazioni tecnologiche relative a processi, prodotti e servizi, applicati a livello di impresa); Reti, Filiere (soluzioni innovative intraprese tra due o più attori); Smart land, Smart city (innovazioni che mettano in relazione le aree rurali con quelle urbane e progetti capaci di unire arte, turismo e cultura, creando sinergie fra la dimensione agricola e quella culturale nelle sue varie forme).
Proprio in quest’ultima categoria Genagricola Spa (con sede legale a Trieste) ha vinto – come abbiamo già detto – il primo premio, mentre la seconda posizione è stata conquistata dall’azienda Castelvecchio, di Sagrado. «Si può dire che l’innovazione in Castelvecchio è già entrata fin dal 1980 con gli impianti di irrigazione a goccia – spiega Mirella Della Valle, della famiglia Terraneo, titolare dell’azienda da oltre trent’anni -. Poi abbiamo proseguito e, nel 2006, abbiamo dato vita a questo nuovo progetto assieme ai colleghi della Rete del Carso. Il premier Conte è rimasto affascinato della nostra esperienza e ha promesso di venire a farci visita».

Philip Thurn Valsassina

«Si parla tanto di agricoltura 4.0, di rivoluzione digitale, di economia circolare, di sostenibilità di reti e filiere, di “agri-cultura”… Con l’iniziativa del nostro Premio abbiamo voluto – aggiunge il neo-presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – presentare esperienze concrete, attività lungimiranti, coraggio imprenditoriale. C’è un volto nuovo dell’agricoltura, c’è un entusiasmo tangibile e contagioso, anche nella nostra regione».
Le imprese e le aggregazioni premiate entreranno a far parte del Club delle imprese agricole innovative” di Confagricoltura e parteciperanno a una serie di iniziative come testimonial ufficiali dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli.

—^—

In copertina, Mirella Della Valle premiata dal presidente Giansanti. E qui sopra due immagini di Castelvecchio: scorci dei vigneti e della cantina (dal sito ufficiale).

Agricoltura e sostenibilità in un convegno a Villa Manin

La sostenibilità in agricoltura è uno dei temi centrali per il comparto primario. In Friuli Venezia Giulia, però, dopo le note vicende che hanno coinvolto centinaia di persone tra agricoltori, apicoltori, tecnici, magistrati, avvocati e sementieri, è venuto il momento di fare il punto sulla situazione. Per questo motivo, con l’intento di dare un contributo di chiarezza, tecnico e scientifico al confronto in atto, Confagricoltura Fvg ha organizzato un convegno dal titolo “La sostenibilità in agricoltura tra necessità, vincoli e opportunità”. E di sostenibilità, ma più specificamente nel settore vitivinicolo, si era parlato di recente anche in due convegni organizzati a Prepotto, in occasione della festa dello Schioppettino, e a Buttrio nel corso della Fiera regionale dei vini. Per cui sicuramente anche in questa occasione non mancheranno i riferimenti al Vigneto Fvg, sebbene i lavori – come emerge dal titolo – sono più orientati verso una dimensione generale della problematica, con particolare attenzione al settore cerealicolo finito nelle cronache dei mesi scorsi in seguito alla nota vicenda della moria delle api collegata alla concia delle sementi del mais.

Il presidente Claudio Cressati.


L’incontro si terrà nella sala convegni del ristorante “Al Doge”, a Villa Manin di Passariano, domani 18 giugno, a partire dalle 9.30. Moderati dal giornalista Adriano Del Fabro, dopo il saluto del presidente dell’organizzazione regionale, Claudio Cressati, interverranno: Deborah Piovan, imprenditrice agricola veneta e portavoce del manifesto “Cibo per la Mente”; Francesco Marangon, delegato del rettore dell’Università di Udine per la sostenibilità; Lorenzo Furlan, dirigente di Veneto Agricoltura; Michele Morgante, direttore dell’Istituto di Genomica applicata di Udine; Cesare Tapparo, avvocato penalista del Foro di Udine e di Milano; Andrea Quallerba, direttore della società agricola Principi di Porcia e Brugnera; Donato Rotundo, direttore Area sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura. Le conclusioni saranno tratte dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier. L’ingresso è libero.

—^—

In copertina e qui sopra vigneti nelle zone Doc Collio e Aquileia.