Confagricoltura Fvg frena e chiede chiarezza sul progetto Consorzio Agrario

di Gi Elle

Confagricoltura Fvg ha molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi Agrari italiani, e che ovviamente interessa anche quello del Friuli Venezia Giulia, tanto che l’organizzazione imprenditoriale chiede più elementi conoscitivi e maggiore chiarezza, considerato che questa iniziativa “epocale” coinvolge la più importante cooperativa agricola e agroalimentare della nostra regione. E che pure a livello di Nordest si esprime contrarietà al progetto, per cui ulteriori approfondimenti appaiono fin d’ora indispensabili.

Philip Thurn Valsassina

«Da tempo, sulla stampa nazionale e regionale, si rincorrono le notizie relative a un progetto di aggregazione dei Consorzi Agrari italiani che riguarda anche quello del Friuli Venezia Giulia: la più importante cooperativa agricola e agroalimentare del nostro territorio – dice Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg che esprime tre Consiglieri (vicepresidente compreso) nel Cda -. Una cooperativa, appunto, dove la proprietà sta in capo ai soci, cioè alle aziende agricole e non alle organizzazioni di categoria. Però, ufficialmente, i membri del Cda, soltanto pochi giorni fa hanno ricevuto informazioni formali sul progetto. In quel contesto, la decisione assunta correttamente dal consiglio è stata quella di posticipare ogni deliberazione vincolante al momento in cui avrà in mano tutti gli elementi progettuali, compresi quello economico-finanziari (un vero progetto industriale, insomma), tuttora mancanti. È di tutta evidenza che le decisioni che devono essere prese, con estrema attenzione, hanno una grande ed evidente valenza politica e sociale vista la rilevante dimensione della cooperativa di cui si parla. Di certo, il tutto non può ridursi a una questione interna a Coldiretti», è il parere di Thurn Valsassina.

«Gli amministratori di Confagricoltura Fvg all’interno del Consorzio vogliono valutare nel dettaglio il progetto e non sono disponibili a deleghe in bianco a nessuno – aggiunge Piergiovanni Pistoni, vicepresidente del Consorzio,  che da pochi mesi è invece guidato da Fabio Benedetti il quale ha raccolto il testimone di Dario Ermacora, a capo della potente cooperativa per quasi un decennio -. Perciò, trattandosi di un’operazione (anche finanziaria) epocale, siamo assolutamente contrari a scelte calate dall’alto. Ancora non possiamo dire se il progetto di cui si parla da molto tempo, sia effettivamente valido ma, nel momento attuale, esprimiamo molte perplessità. Da una decina d’anni il nostro Consorzio già aderisce alla progettualità nazionale di Cai (Consorzi Agrari Italiani), senza alcun beneficio per l’agricoltura regionale. Inoltre, segnaliamo che il Consorzio del Fvg ha un bilancio in attivo e, probabilmente, questo crea interesse per un’operazione marcatamente finanziaria dove sono totalmente assenti le figure di riferimento agricole», sottolinea Pistoni. «Val la pena evidenziare, infine – conclude Thurn Valsassina -, che il Cda del Consorzio Agrario del Nordest (di Verona, capofila del progetto), presieduto da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti nazionale e convinto promotore dell’operazione della quale tanto si parla, a oggi, ha detto no a questa ipotesi di aggregazione».

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In copertina, Piergiovanni Pistoni vicepresidente del Consorzio Agrario Fvg.

Confagricoltura Fvg: “Una nuova bastonata all’agroalimentare”

«La chiusura alle 18 per la ristorazione è un’ulteriore batosta che rischia di avere ripercussioni pesanti su tutta la filiera agroalimentare», dice amareggiato Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg, commentando il recente Dpcm che sta suscitando molta apprensione nel mondo agricolo.
«Comprendiamo la necessità di tutelare la salute pubblica, ma la stretta sulla ristorazione e su tutto il canale Horeca è pesante e le conseguenze economiche saranno inevitabili – sottolinea Thurn Valsassina -. Tutta la filiera agroalimentare ha riportato danni ingenti a seguito del confinamento della primavera scorsa: dagli agriturismi che hanno perso l’80 per cento del fatturato al crollo dei prezzi del latte e della carne. A preoccuparci molto saranno le conseguenze sul mondo vitivinicolo regionale che stava ricominciando a respirare dopo mesi di difficoltà dovuto alla completa chiusura di tutto il canale Horeca, alla contrazione del turismo e alla forte riduzione degli acquisti dei consumatori locali dovuta alla crisi economica. Ricordiamo che abbiamo avuto quattro mesi di fatturato mancante, che hanno prodotto sui bilanci delle aziende un danno enorme. Ora, con la chiusura alle 18 di bar e ristoranti, si profila una nuova batosta e temiamo ripercussioni anche in prospettiva del Natale. Con quale fiducia possono procedere i ristoratori agli acquisti, in vista delle festività, in questo clima di paura e incertezza? Ecco, dunque, che i ristori adeguati e tempestivi annunciati dal Governo devono essere assolutamente estesi alla filiera agroalimentare», conclude Thurn Valsassina.

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In copertina, il presidente di Confagricoltura Friuli Venezia Giulia Philip Thurn Valsassina.

L’agroalimentare Fvg può volare negli Usa: dazi invariati

di Gi Elle

Buone notizie a Ferragosto per l’export dell’agroalimentare Fva che può volare tranquillo negli Stati Uniti d’America. I dazi Usa sulle importazioni di prodotti italiani restano, infatti, invariati. Scongiurati gli aumenti – fino al 100 per cento del valore – che erano stati in discussione nei giorni scorsi. Lo fa sapere Confagricoltura sulla base della nota ufficiale diffusa dall’Ufficio del Rappresentante statunitense per i negoziati commerciali (Ustr).
«È un’ottima notizia – dichiara il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – perché l’inasprimento dei dazi avrebbe posto un ostacolo in più sulla strada verso la piena ripresa del sistema agroalimentare italiano dopo l’emergenza sanitaria. Un particolare ringraziamento va al Governo e alla nostra rappresentanza diplomatica per l’efficace azione svolta nei confronti dell’amministrazione statunitense». Confagricoltura ricorda, infatti, che gli Usa sono il primo mercato di sbocco del Made in Italy agroalimentare fuori dall’Unione Europea. Nel 2019 l’export di settore ha superato i 4,5 miliardi di euro. I vini, da soli, incidono sul totale per 1,5 miliardi (40 milioni di euro per il Fvg dei 130 complessivamente esportati nel mondo).

Via libera anche ai vini.


«È anche importante rilevare che gli Stati Uniti hanno formalmente espresso la disponibilità a negoziare con la Ue un accordo che metta fine al contenzioso ultradecennale sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing – aggiunge Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica viticoltura di Confagricoltura Fvg -. Si tratta di una disponibilità che va colta con la massima urgenza da parte della Commissione europea, per raggiungere un’intesa che consenta di eliminare i dazi che gravano sui nostri prodotti dall’ottobre dello scorso anno ed evitare le tensioni periodiche che si accumulano, soprattutto sui vini, sottoposti alla cosiddetta scelta a “carosello”. Nel contempo – conclude Pace Perusini – serve mantenere il sostegno al dettaglio e al consumo locale che, in questo momento di ripresa dopo l’emergenza sanitaria, restano fondamentali». I dazi, pari al 25 per cento del valore, si applicano attualmente su formaggi, salumi, agrumi e liquori, per un totale di circa 500 milioni di euro.

Michele Pace Perusini

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In copertina, il prosciutto di San Daniele re dell’agroalimentare Fvg.

La Cina apre le porte al San Daniele e alla grappa friulana

«L’annunciato accordo commerciale con la Cina, che comprende anche il nostro prosciutto di San Daniele e la grappa, è un risultato importante», commenta David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicola di Confagricoltura Fvg. «La Cina rappresenta un mercato che, finora, ha creato tante aspettative negli allevatori – prosegue Pontello –, ma, finora, con un andamento altalenante sulle vendite e i prezzi. Speriamo che con la firma di questo accordo, si crei un flusso di prodotti costante a prezzi remunerativi per gli allevatori. Attendiamo di esprimere ulteriori considerazioni nel momento in cui l’accordo annunciato sarà perfezionato e prenderà avvio».

David Pontello


David Pontello si riferisce alla recente decisione del Consiglio dell’Unione Europea che ha autorizzato la firma dell’accordo Ue-Cina sul riconoscimento reciproco di un elenco di 100 prodotti Dop e Igp. L’Italia è il Paese europeo più rappresentato nella lista, con 26 alimenti e bevande Dop e Igp (prosciutto di San Daniele e grappe compresi) che saranno tutelate sul mercato cinese. La data e il luogo per la firma finale dell’accordo commerciale, il più importante siglato a oggi tra Bruxelles e Pechino, non sono stati ancora stabiliti. La Cina rappresenta il secondo mercato al mondo per l’agroalimentare europeo, con esportazioni per 12,8 miliardi di euro all’anno. Una volta firmato, l’accordo dovrà quindi ricevere il consenso del Parlamento europeo prima che possa entrare in vigore. Servirà ancora del tempo, dunque, prima del riconoscimento ufficiale dei nostri prodotti agroalimentari di punta nel gigantesco Paese asiatico.
Tra i 100 prodotti cinesi che, invece, entreranno nel registro Ue della qualità ci sono il riso Panjin, diverse varietà pregiate di tè e le bacche di goji Chaidamu. L’accordo prevede l’estensione della lista per proteggere altri 175 prodotti dopo quattro anni dall’entrata in vigore dell’accordo.

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In copertina il prosciutto di San Daniele tagliato a mano e qui la grappa, eccellenze pronte per la Cina.

(Foto del distillato da Wikipedia)

In Fvg “vespa samurai” contro la cimice: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Si chiama “vespa samurai” la speranza contro la temutissima cimice asiatica che falcidia le coltivazioni di ampi territori agricoli della nostra regione, oltre ad arrecare tanto fastidio nelle nostre case. “Dalla prossima settimana anche in Friuli Venezia Giulia verrà lanciata la vespa samurai ‘Trissolcus japonicus‘ per controllare la presenza della cimice asiatica nel nostro territorio”, afferma infatti l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, illustrando una iniziativa che si inserisce nell’ambito di una campagna organizzata di comune accordo tra le Regioni del Centro Nord Italia, tra cui appunto il Friuli Venezia Giulia.

La cimice asiatica.

A seguito dell’adozione del Decreto ministeriale che, su istanza delle Regioni, autorizza l’immissione in deroga della “vespa samurai” nel Centro Nord Italia, nel nostro territorio sarà l’Ersa ad occuparsi del lancio dell’insetto in 50 siti, distribuiti in modo tale da avere una copertura ottimale. Dal 16 giugno, quindi, la liberazione verrà compiuta esclusivamente in corridoi ecologici, siepi, aree verdi, vegetazione sugli argini di corsi d’acqua e in genere in prossimità di colture agrarie condotte con metodo integrato e biologico. Ad occuparsi dell’operazione saranno i tecnici del Servizio fitosanitario, utilizzando in più periodi e in tutti i siti individuati, le vespe samurai appositamente allevate dal Crea-Dc di Firenze.
Nel rispetto del Programma nazionale, l’attività prevede oltre al rilascio di questi specifici esemplari, anche l’effettuazione di valutazioni pre e post-intervento, allo scopo di verificare l’efficacia delle azioni intraprese. Per fare questo sarà coinvolta anche la cooperativa FriulFruct con il suo personale tecnico, sulla base di uno specifico progetto finanziato dall’amministrazione regionale.

Stefano Zannier


“Speriamo – spiega l’esponente della Giunta Fedriga – di essere giunti alla soluzione definitiva del problema relativo all’invasione della cimice marmorata asiatica. Il lungo percorso seguito con estrema attenzione dall’Amministrazione regionale assieme a tutte le altre Regioni coinvolte dalla stessa problematica, con il supporto del Mipaaf, ha finalmente consentito di procedere con l’immissione dell’antagonista della cimice”. “La grave situazione di crisi dei produttori danneggiati in questi anni – conclude l’assessore Zannier – aveva raggiunto limiti non più sostenibili, nonostante gli ingenti sforzi messi in campo dalla Regione. Gli indennizzi statali, per i quali in questi giorni si stanno perfezionando le domande di sostegno, potranno essere un valido aiuto per le aziende ormai stremate. A seguito dei risultati derivanti dalle immissioni dei prossimi giorni si valuteranno le eventuali strategie future“.

Philip Thurn Valsassina

«Con il via libera finale del Ministero dell’Ambiente al rilascio in campo aperto degli antagonisti naturali della dannosissima cimice asiatica in 4 Regioni italiane (Friuli Venezia Giulia compreso) – afferma il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – si completa l’ultimo di una serie di passaggi istituzionali molto impegnativi che ci hanno visti in prima linea. Tra le tante ipotesi di lotta in discussione, questa pare la più efficace e maggiormente sostenibile e siamo molto soddisfatti. Il momento stagionale per intervenire è quello corretto e confidiamo nel buon lavoro dei tecnici e nell’efficacia del metodo, avendo la consapevolezza che stiamo partecipando al più massiccio programma di lotta biologica mai tentato nel nostro Paese».

La sede di FriulFruct a Spilimbergo.

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In copertina, la “vespa samurai” in una fotografia pubblicata dalla Oregon State University.

Un coro di sì alla Doc Friuli per lo stoccaggio del Pinot grigio

di Gi Elle

Anche il settore vitivinicolo ha subito un pesante contraccolpo a causa della crisi sanitaria da Coronavirus che ha imposto il lunghissimo lockdown, con il blocco di molte attività come quella della ristorazione. E a farne le spese è anche il Pinot grigio, vino di punta del Vigneto Fvg, ma non solo. Pochi giorni fa, riferendo della situazione a livello di Doc delle Venezie, rilevavamo infatti, sulla base dei dati consortili, come il grande bianco nonostante l’emergenza in atto avesse tenuto nei primi mesi dell’anno, soprattutto a livello di Grande distribuzione organizzata, mentre a preoccupare i vertici dell’organismo di tutela è il futuro, tanto da pensare ad adeguate misure protettive. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone ora anche la Doc Friuli che chiede lo stoccaggio del prodotto ottenendo un coro di consensi anche da parte di Confagricoltura Fvg e Fedagripesca Fvg. Afferma, infatti, il presidente Giuseppe Crovato: «La pandemia ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di vino, soprattutto di quello maggiormente prodotto, rivendicato ed esportato in Friuli Venezia Giulia: il Pinot grigio. Il blocco totale del canale Horeca, la crescita della produzione in altri areali italiani e l’approssimarsi della nuova vendemmia hanno spinto, dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della Doc Friuli, a sollecitare la richiesta di stoccaggio».
«Non potendo agire direttamente, poiché l’iter del riconoscimento consortile non si è ancora completato, solleciteremo le Associazioni di categoria e la Regione a consentire una produzione di 140 q per ettaro di uva (come da Disciplinare), destinandone però 10 allo stoccaggio. Un intervento che consentirà, qualora le condizioni di mercato migliorino, di sbloccare successivamente la produzione di vino mantenendo, nel contempo, un certo calmiere sul prezzo. È una decisione che abbiamo preso dopo avere ragionato su quanto hanno fatto altre Denominazioni importanti (Doc Delle Venezie, a esempio) e vorremmo che fosse da stimolo ad altre ancora ma, soprattutto, alle Igt della Penisola per avviarsi verso un contenimento anche della loro produzione. Siamo giunti a questa conclusione – aggiunge Crovato – dopo aver valutato che le misure sulla distillazione non saranno attuate. Confidiamo pure che si avvii, appena possibile, una nuova campagna promozionale per affermare sui mercati la grande qualità espressa dal Pinot grigio del Friuli Venezia Giulia».

Giuseppe Crovato

«La richiesta del Consorzio della Doc Friuli di porre a stoccaggio 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro per la prossima vendemmia è condivisibile», commenta Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg. «L’importante è che non si tratti di una semplice posizione ideologica, ma venga attuata con la finalità di garantire una maggiore redditività alle aziende produttrici. La scelta dello stoccaggio, dunque, dovrà essere condizionata all’eventuale sblocco della riserva, qualora le condizioni di mercato lo consentissero e si trattasse di una scelta che favorisse una crescita di valore per i vignaioli», conclude Pace Perusini.

Michele Pace Perusini

«È una richiesta di buon senso e che condividiamo quella dello stoccaggio di 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro, avanzata dal Consorzio della Doc Friuli, per la prossima vendemmia», gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca. «Il Pinot grigio, oltre a essere il vino più rivendicato della Doc (1.712 ettari di vigna per 127.159 ettolitri), è attualmente il più richiesto e venduto a livello mondiale. Il mercato (soprattutto estero), nonostante le chiusure di questi mesi, è ancora assai recettivo e, in previsione, continuerà a esserlo. Infatti, possiamo già anticipare che le cantine cooperative della regione procederanno regolarmente con i ritiri delle uve conferite dai propri soci. Il punto vero rimane la tutela del valore dell’uva e del vino – prosegue Francescutti – ed è per questo motivo che, a fianco dello stoccaggio, a nostro avviso, serve attivare altre misure per calmierare la produzione. A esempio, serve decidere il blocco dei nuovi impianti e, inoltre, fare in modo che tutto il Pinot grigio prodotto in Italia sia regolato da una tracciabilità seria, come abbiamo proposto a livello nazionale. Queste azioni, ancora una volta – conclude il presidente di Fedagripesca Fvg – testimoniano quanto sia importante per i vignaioli regionali, lavorare in maniera coordinata anche rafforzando la rappresentanza del Consorzio della Doc Friuli e contribuire alla crescita delle adesioni e della sua forza rappresentativa».

Venanzio Francescutti

I numeri della Doc Friuli

Continua la crescita a due cifre, anche per il 2019, del gradimento della Doc Friuli fra i vignaioli della regione. Una Denominazione nata nel 2016 e che, in pochi anni, è diventata la più importante del Friuli Venezia Giulia, se si escludono quelle del Prosecco e appunto del Pinot grigio condivise, peraltro, con il vicino Veneto. I numeri relativi all’annata 2019, dunque, forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) di Pradamano, indicano in 3.440 gli ettari rivendicati, rispetto ai 2.497 del 2018 (+38%). Di conseguenza, crescono in progressione gli ettolitri prodotti che passano dai 183.348 del 2018, ai 240.406 del 2019, con un aumento del 31%. Il vino più rivendicato resta sempre l’”internazionale” Pinot grigio (1.712 ettari per 127.159 ettolitri) seguito, a grande distanza, dal Merlot (269 ettari per 17.870 di vino prodotti). Il Friulano (255 ettari per 17.491 ettolitri di ex Tocai), l’autoctono più rivendicato, conquista il terzo posto spodestando dal podio lo Chardonnay.

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In copertina, una bella produzione di Pinot grigio in Friuli Venezia Giulia.

Suinicoltura Fvg in crisi: appello ai produttori del prosciutto San Daniele

di Gi Elle

Anche la suinicoltura del Friuli Venezia Giulia deve fare i conti con i guai provocati dalla pandemia da Coronavirus. Per cui ora, per puntare a una ripresa del settore, è necessaria una nuova strategia, che punti alla valorizzazione della carne fresca “Made in Fvg”. E come? Ogni prosciuttificio della Dop San Daniele acquisti una maggiore quota di cosce friulane, auspica Confagricoltura che nel contempo, tra gli altri interventi immediati, sollecita anche un ridimensionamento del carico burocratico previsto per le aziende del settore. L’emergenza sanitaria ha generato, infatti, uno squilibrio tra la domanda e l’offerta dei suini macellati. I motivi vanno ricercati nella diminuzione dei volumi di capi trattati dai macelli e nella difficoltà, da parte dei macelli stessi, di collocare le cosce per la stagionatura nei vari circuiti Dop. Mercati che, a causa della chiusura del canale Horeca, di parte dell’export e di un certo cambio nei consumi alimentari, hanno registrato una netta flessione delle vendite del prosciutto e degli altri salumi. A oggi, dunque, esiste un riporto, in Italia, di 300 mila capi fermi negli allevamenti, in ritardo di macellazione.

Il prosciutto Dop San Daniele.


«Perciò, la nostra Organizzazione – spiega David Pontello, responsabile della Sezione suinicola di Confagricoltura Fvg – ha elaborato una serie di proposte con l’obiettivo di avviare un alleggerimento dei magazzini dello stagionato e, di conseguenza, ricreare le condizioni affinché la domanda ritorni alla normalità: aprire un bando per distribuire agli indigenti i salumi Dop; organizzare l’ammasso delle cosce fresche; togliere dal circuito Dop una parte delle cosce fresche per produrre prosciutto cotto (per questa lavorazione, entrano in Italia circa 3-4 milioni di cosce estere al mese), integrando al macello con un contributo la perdita di valore che si viene a creare tra destinazione cotto e destinazione Dop. Queste misure, se attuate a livello nazionale, in 3-4 mesi sarebbero in grado di normalizzare la situazione. La qualità del prodotto del Friuli Venezia Giulia, assieme alla certificazione sanitaria di “Aujesky free” (unica regione in Italia), sono motivi ancora sufficienti perché la nostra merce mantenga un certo appeal di mercato, ma è troppo poco. Sarebbe necessario – aggiunge Pontello – affiancare a questo delle politiche di identificazione e valorizzazione dei suini friulani (che attualmente occupano solo il 10 per cento della filiera) all’interno del circuito del San Daniele. Ricordo che l’attuale disciplinare prevede che le cosce dei suini friulani devono stagionare solo a San Daniele, mentre lo stesso può approvvigionarsi su un areale molto più vasto (10 regioni). È evidente che ciò potrebbe essere discriminatorio, commercialmente parlando. Per questo motivo auspico che, in futuro, ogni prosciuttificio acquisti una maggiore quota di cosce friulane: sarebbe un premio, oltre che valore aggiunto a questa regione di cui San Daniele fa parte e visto che la Regione stessa destina cospicui contributi pubblici al Consorzio per la promozione del prosciutto Dop. Ma, soprattutto – conclude Pontello – serve programmare una strategia di rilancio che parta da un drastico snellimento burocratico e prosegua con il sostegno agli investimenti legati alle innovazioni aziendali, di chi avrà ancora forza per credere in questo settore».

David Pontello

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In copertina, maiali in un allevamento friulano: servono misure anti-crisi.

“Agroalimentare, in Fvg danni per 400 milioni. Servono risorse certe”

“Le risorse del decreto legge nazionale ‘Rilancio’ destinate all’agroalimentare sono distanti dal danno che il comparto ha subito e che è stimato in 400milioni di euro. Per fronteggiare la crisi del settore, dovuta all’emergenza Covid-19, sono necessarie cifre certe per capire la disponibilità di fondi previsti dal provvedimento e le coperture che arriveranno in regione. Grazie al Fondo di rotazione regionale abbiamo già attivato alcune misure per interventi sul settore agricolo”. Lo ha indicato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, durante la videoconferenza con le organizzazioni sindacali del settore Coldiretti Fvg, Copagri Fvg, Confagricoltura Fvg, Fedagri-Confcooperative Fvg, Cia Fvg, Kmecka Zveza Ts, Legacoop Fvg e l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, durante la quale ha fornito una prima sintesi dei provvedimenti del decreto legge dedicati al comparto.
“Abbiamo settori in sofferenza con perdite secche per filiere quali il florovivaismo e l’agriturismo oltre a una diminuzione dei prezzi sul comparto delle carni e del lattiero caseario e stoccaggi di prodotto in stagionatura che restano in magazzino. Il decreto non chiarisce tutto. Ad oggi, non sono previste risorse sugli agriturismi – ha proseguito Zannier, come informa una nota Arc -. L’amministrazione regionale sta valutando di inserire nel Psr una misura specifica su questa filiera e su quella del florovivaismo e, a breve, dovrebbe uscire un provvedimento regionale in capo ad altre direzioni che prevede una contribuzione a fondo perduto per il quale potranno beneficiare anche gli agriturismi”.

Zannier ha stimato una perdita del 70% della produzione per il florovivaismo “circa 50milioni di perdita su 80 aziende in regione; sarà necessario capire quanti fondi saranno inseriti nella norma nazionale dedicata”. E’ in difficoltà, ha sottolineato ancora l’esponente della Giunta Fedriga, anche il settore del vino che soffre per la chiusura dell’Horeca. “Anche su questo comparto – ha aggiunto – verificheremo gli importi delle norme statali”.
L’assessore regionale ha ricordato anche la partita aperta con il Governo rispetto ai patti finanziari “su cui stiamo cercando di trovare un accordo rispetto agli importi che ci vengono chiesti come contributi straordinari. Ricordo che il Friuli Venezia Giulia non ha trasferimenti dallo Stato quindi le uniche entrate derivano dalla tassazione; se non abbiamo trasferimenti la prospettiva per il futuro è fosca“.
Fra gli articoli del provvedimento nazionale, Zannier ha citato la misura che prevede la compensazione parziale delle spese di stoccaggio e di stagionatura di prodotti trasformati del latte destinati al consumo fresco e per il settore carne destinati ad essere immessi in commercio mesi dopo la loro produzione. “Le anticipazioni a magazzino sono una formula interessante che danno una risposta immediata alla mancanza di liquidità”, ha commentato l’esponente dell’Amministrazione regionale.

Durante la carrellata degli articoli del decreto, l’assessore ha evidenziato l’istituzione del “fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi”, con una dotazione di 500 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’attuazione di interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura e la cosiddetta vendemmia verde che è una riduzione volontaria delle rese, che non deve essere inferiore del 20% e per la quale è prevista una dotazione di 100milioni di euro. Su questa misura si attendono ulteriori sviluppi.
Quanto al fondo di rotazione regionale, Zannier ha ribadito che sono già attive le misure di consolidi finanziari e anticipi di magazzino; i primi giorni di questa settima saranno attivi anche gli anticipi di conduzione. L’assessore ha concluso la videoconferenza invitando quindi a presentare subito le domande sulle misure attive per ottimizzare i tempi.

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In copertina, l’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.

Fvg, agriturismo ko per Coronavirus: ormai persi 45 milioni

di Gi Elle

Agriturismo Fvg ko a causa della gravissima epidemia da Coronavirus. Per la Pasqua ormai imminente azzerate tutte le prenotazioni, ma stessa sorte è toccata anche a quelle di mezza estate. Per cui il danno è enorme anche se riferito a una piccola regione come la nostra: perso, infatti, completamente un flusso di 35 mila turisti per un valore di 45 milioni di euro.
Nei 670 agriturismi del Friuli Venezia Giulia transitano, in media, oltre 70mila persone l’anno (il 2 per cento di quelli che utilizzano in Italia, complessivamente, queste strutture per trascorrere, tutto o in parte, il loro periodo di vacanza). Di questi, oltre 32 mila sono stranieri (circa il 46 per cento), attratti non solo dalle bellezze ambientali e paesaggistiche ma anche dall’offerta enogastronomica tipica e di qualità, volàno sempre più imprescindibile nel supportare il movimento turistico in generale.

Philip Thurn Valsassina


Un flusso praticamente dimezzato, se consideriamo che tutte le celebrazioni religiose della stagione (Cresime, Prime Comunioni…) sono state annullate dalla pandemia da Covid-19, come pure le vacanze pasquali, nonché quelle dei tradizionali “ponti” del 25 aprile, del 1° maggio e della Pentecoste, molto amate e frequentate soprattutto dai turisti di lingua tedesca. Inoltre, continuano a fioccare le disdette per i primi mesi estivi – sottolineano in Confagricoltura Fvg, l’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina – e restano molti dubbi che la mobilità turistica possa avere un colpo di coda positivo ad agosto e settembre. Insomma, il settore agrituristico regionale è praticamente in ginocchio, con i suoi 4.434 posti letto e 27.579 coperti inutilizzati, con un danno stimato, per questo periodo, che come dicevamo all’inizio è di oltre 45 milioni di euro. Peggio di così…

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In copertina e qui sopra offerte agrituristiche in Friuli Venezia Giulia.

 

Anche il Vinitaly cede al Coronavirus: nel 2021 come chiesto dal Fvg

di Giuseppe Longo

Alla fine anche il Vinitaly ha dovuto cedere al Coronavirus. E così, come la generalità degli appuntamenti fieristici programmati per questi mesi, il prestigioso Salone enologico è stato rinviato al prossimo anno, quando celebrerà la 54ª edizione. Quindi, non più a metà giugno, come era nelle ottimistiche previsioni dell’Ente Fiera di Verona, bensì alla classica data di aprile, però del 2021. Una decisione evidentemente sofferta, ma che viene incontro alla pioggia – anzi un vero e proprio diluvio! – di richieste arrivate nella città scaligera da ogni parte d’Italia. E, come è noto, pure dalla nostra regione, dove prima a chiedere l’annullamento della manifestazione era stata Confagricoltura Fvg, seguita dai Consorzi Doc e Docg, in considerazione anche del fatto che già metà aziende dello stand collettivo Ersa si erano già ritirate. Tutti, infatti, avevano ritenuto troppo tardiva la data di giugno, non solo per i vigneti ormai in piena vegetazione, ma anche per la dubbia efficacia di un investimento promozionale così importante nel mezzo di una congiuntura ormai planetaria, che si è abbattuta come un uragano anche sul mondo del vino. Per la prima volta, dunque, nella propria storia, “anche Vinitaly – sottolinea amaramente Veronafiere in un comunicato – dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati”.
Per il direttore generale, Giovanni Mantovani: «Il post-emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno. Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa ieri dal Cda del Gruppo Veronafiere – riunitosi in convocazione straordinaria – d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative, e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.
«Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato oggi in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha aggiunto – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le Pmi europee».

«Se fino a qualche giorno fa, il rinvio a giugno poteva essere, in parte, condivisibile, con le disposizioni sulle nuove restrizioni conseguenti alla grave infezione del Covid-19, ora non lo è più. I tempi per uscire dalla pandemia si complicano e si allungano, quindi Confagricoltura chiede il rinvio dell’edizione annuale della Fiera al 2021 – aveva affermato infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina -. I motivi sono molteplici. In primis, quello che ci spinge a formulare la richiesta è basato dalla necessità di tutelare i vignaioli. Partecipare a questo importante evento, infatti, richiede molte risorse economiche che dovrebbero essere finalizzate a un certo successo di vendite da realizzare a Verona. In queste condizioni, contrariamente a quanto sostenuto da altri, probabilmente, ciò non è più possibile e, dunque, la dispendiosa partecipazione si tramuterebbe in un’ulteriore perdita economica in un momento così complicato e difficile per tutte le nostre aziende».

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In copertina e all’interno immagini del megastand  Ersa al Vinitaly 2019.

(Foto Regione Fvg)