Vini e libri a Rosazzo, ultimo incontro con la carta geografica di Livio Felluga

Scende il sipario sul programma primavera-estate di vini e libri tra i vigneti di Rosazzo – un’area fra le più prestigiose dei Colli orientali del Friuli -, dando quindi appuntamento a settembre per il nuovo ciclo di incontri letterari. Giovedì 6 luglio, infatti, alle 18, ci sarà l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva con lo scrittore veneziano Gianni Dubbini Venier che sarà ospite della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” nel millenario complesso abbaziale. L’autore, dialogando con la giornalista Margherita Reguitti, curatrice della rassegna con Elda Felluga, presenterà “L’Avventuriero. Sulle tracce di Niccolò Manucci da Venezia allo stretto di Hormuz” pubblicato per Neri Pozza editore. Un reportage e una ricerca storica, ma anche un viaggio di formazione, attraverso le geografie culturali più complesse e affascinanti della nostra contemporaneità: un viaggio oggi irripetibile.
L’incontro è inserito nella rassegna promossa e realizzata dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dalla Livio Felluga, affiancate da Vigne Museum associazione culturale e Comune di Manzano, con il sostengo di Banca Intesa SanPaolo. Gli incontri della rassegna riprenderanno a settembre. Per chi desiderasse avere notizie sempre aggiornate sugli eventi in Abbazia di Rosazzo, si consiglia l’iscrizione alla newsletter direttamente dalla home page del sito www.abbaziadirosazzo.it

Si avvisa che un tratto della Strada Provinciale 109 – Via Abate Geroldo proveniente da Dolegnano, è CHIUSA per lavori in corso. Per raggiungere l’Abbazia di Rosazzo, si consiglia di intraprendere Via del Sole proveniente da Case di Manzano o la Strada Provinciale 109 – Via Abate Colonna proveniente da Oleis di Manzano.
Ingresso libero fino al raggiungimento dei posti disponibili.
Tutte le informazioni sul sito: www.abbaziadirosazzo.it e sulle pagine social.

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In copertina, la millenaria Abbazia di Rosazzo tra i vigneti dei Colli orientali.

Corno di Rosazzo, sipario sui vini Doc (un successo!) facendo confronti con la viticoltura egizia lungo il Nilo

A Corno di Rosazzo si è parlato anche di vini nell’antico Egitto nell’ambito della 52ma Fiera dei vini che si è appena conclusa con successo. Nell’ambito delle attività connesse con la storica rassegna enologica, la sala consiliare ha infatti ospitato una pregevole conferenza, dedicata alla cultura del vino e alla vinificazione sulle fertili sponde del fiume Nilo, nei vigneti vegliati dalle piramidi, organizzata per l’occasione dal Circolo culturale Corno presieduto da Sergio Paroni.

I relatori durante l’incontro a Corno.


L’approfondita lezione è stata tenuta da Antonella Testa e Giuseppe Polo, del Gruppo Archeologico Aquileiese. L’evento è stato introdotto dal saluto di Sonia Paolone, assessore comunale alla cultura e contestualizzato dall’intervento di Maria Visintini, del direttivo del Circolo, che ha presentato i relatori. Tra i presenti anche Federico Zilio, consigliere del Comune collinare.
I due relatori, attraverso una sequenza di immagini, hanno parlato dei metodi di coltivazione della vite e di vinificazione nell’antichità dell’Egitto rapportandoli con l’oggi in questo importante angolo della Doc Colli orientali del Friuli, hanno esposto le feste, i riti e le simbologie; a conclusione hanno recitato un componimento in onore del vino. Il pubblico attento ha apprezzato l’iniziativa, auspicando un potenziamento delle attività divulgativo-culturali, durante le varie manifestazioni che si tengono in paese. Il tutto si è concluso con un simpatico incontro conviviale sotto l’ampio tendone della Fiera. Della storia del vino si ritornerà a parlare in un prossimo incontro, sempre proposto dal Circolo culturale Corno, nel prossimo ottobre.

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In copertina, la viticoltura egizia in una raffigurazione rinvenuta in una tomba; qui sopra, antiche anfore vinarie.

 

Da oltre 50 anni grandi vini in mostra a Corno di Rosazzo il “cuore pulsante” della Doc Colli orientali del Friuli

Conto alla rovescia per la storica Fiera dei vini di Corno di Rosazzo, “cuore pulsante” dei Colli orientali del Friuli, visto che proprio questo paese a sud di Cividale ospita la sede del Consorzio di tutela della prestigiosa Doc contraddistinto dallo Spadone del Patriarca Marquardo. In Piazza Divisione Julia (nota anche come “piazza Tocai”) dal 16 al 20 giugno ritorna, infatti, la rinomata rassegna enologica. La tradizione vuole che i viticoltori del territorio allestiscano il proprio chiosco mettendo in mescita i vini della propria cantina. Per questa 52ma edizione ci saranno 10 produttori con circa 100 etichette di vini in mescita. Nella sala Azzurra della Casa comunale verrà, invece, allestita l’Enoteca con vini da tutto il Friuli Venezia Giulia: qui potranno essere degustati bianchi e rossi di gran pregio, oltre alla sempre più famosa Ribolla gialla: in tutto, altre cento etichette ad arricchire la possibilità di degustazione. Non mancheranno, ovviamente, la invitante carne alla brace (pollo, costa e salsiccia) e lo stand delle eccellenze gastronomiche del Friuli: il formaggio Montasio e il prosciutto di San Daniele con l’immancabile frico.

La Sagra si aprirà venerdì 16 giugno, alle ore 19, con la sfilata, aperta dalla Banda di Corno di Rosazzo e della Corte ducale del Ducato dei vini del Friuli Venezia Giulia; subito dopo, saranno premiati i migliori Friulano e Ribolla che hanno partecipato al Premio Cornium d’Oro 2023, vini che pure saranno degustabili nell’Enoteca del Palazzo comunale. Cornium d’Oro è un Premio molto ambito dai vitivinicoltori, la cui selezione è avvenuta, grazie ad Assoenologi e ai winelovers, a Villa Nachini Cabassi a fine maggio. Sempre nel corso dell’inaugurazione ci saranno le premiazioni della Mostra concorso del Montasio.
Durante tutto il periodo della Sagra, nella sala consiliare del Comune sarà allestita la mostra “Il Mondo di Pasolini tra il mare e le città”, che verrà aperta sempre venerdì prossimo, ma alle 18. Mostra, ideata e curata dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis di Duino Aurisina. Imperdibile poi l’appuntamento serale di sabato, dopo le piovose ma emozionanti giornate dell’Adunata nazionale degli alpini di Udine. Ritornano, infatti, le penne nere con “I veci della Fanfara Julia”. Sarà bellissimo assistere sia alla sfilata della Banda sia al concerto che seguirà in Piazza Divisione Julia. Domenica, invece, una giornata tutta da vivere con il Motoraduno organizzato da Saetis di Cuar, la Marcia dei vini Fiasp, l’ex tempore di pittura “Vini e non solo”, il dog show, la prima rassegna dei corpi bandistici giovanili del Friuli Venezia Giulia e tanto altro. Lunedì ricordiamo, quindi, un appuntamento molto significativo, a cura del Circolo culturale Corno, “Il Vino e l’antico Egitto”. Un viaggio nel tempo e nella geografia enoica del nostro Mediterraneo. La Fiera si concluderà martedì 20 giugno con la proclamazione della Miss Blanc di Cuar nella selezione regionale di Miss Mondo con Mecforyou. Ogni serata sarà allietata dal ballo gratuito con orchestra dal vivo.

La storia – La Fiera dei Vini di Corno di Rosazzo è nata nel 1970, proprio lo stesso anno della istituzione della Doc Colli orientali del Friuli, quando sotto la spinta di un gruppo di viticoltori si costituì il comitato promotore della manifestazione con lo scopo primario di promuovere il turismo, la conoscenza enologica e il territorio con convegni diretti alle culture pregiate e ai prodotti tipici locali. La rassegna si propone di promuovere l’offerta del territorio, tramite l’accoglienza riservata all’enoturista, che come potenziale cliente è attento e curioso, non si ferma alla sola degustazione, vuole conoscere il territorio, la vigna e il viticoltore che racconta il suo prodotto, attraverso anche le strutture ricettive, di cui ormai ogni azienda vinicola si è dotata, e dei servizi ad esse collegate, favorendo e incrementando la ricettività qualitativamente e quantitativamente. Le aziende vitivinicole operano su un territorio ricco di sapori e profumi dove si producono dei bianchi e rossi eccellenti che si abbinano ai prodotti tipicamente friulani che si possono trovare anche nella stessa manifestazione espositiva.

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In copertina, bellissimi grappoli di Ribolla gialla in epoca di vendemmia. (Azienda agricola Cadibon di Corno di Rosazzo)

Vendemmia turistica, proposta per “stupire” l’ospite: dopo Nimis oggi ultimo incontro a Pocenia

di Giuseppe Longo

NIMIS – L’enoturismo, come ha appena confermato anche l’ultima edizione di Cantine Aperte, è un fenomeno in piena espansione, che va sostenuto e assecondato. Ecco, allora, che nel suo “solco” s’inserisce anche la vendemmia turistica, il nuovo progetto della sezione Fvg dell’Associazione nazionale Città del vino, che dopo l’incontro di ieri a San Quirino, in provincia di Pordenone, lo presenterà questo pomeriggio a Pocenia, nella Bassa Friulana.

Il saluto del sindaco Bertolla.


Preceduta dalla riunione di San Floriano del Collio, l’iniziativa è stata illustrata anche a Nimis, terra del Ramandolo Docg e lembo più settentrionale dei Colli orientali del Friuli, dove con il coordinatore regionale Tiziano Venturini, sono intervenuti anche il suo vice Maurizio D’Osualdo ed Eleonora Serpelloni, di PromoturismoFvg. Dopo un saluto del sindaco Giorgio Bertolla, Venturini ha ricordato che da quest’estate l’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia potrà contare anche su questa proposta di vacanza enogastronomica legata ad un’esperienza unica. Per vendemmia turistica e didattica – ha spiegato – si intende un’attività considerata non lavorativa, non retribuita, ristretta a poche ore (e comunque non oltre l’arco della giornata), avente carattere culturale e ricreativo da svolgersi in vigna nei mesi che vanno da agosto ad ottobre. I turisti – ha aggiunto D’Osualdo, scendendo nei particolari tecnico-pratici e della sicurezza – opereranno sotto esclusivo controllo e responsabilità del referente aziendale in quelle realtà dove si vendemmia ancora a mano, e quindi soprattutto nelle aree collinari come, appunto, quella di Nimis. L’iniziativa è rivolta ad un pubblico di turisti ed è correlata al soggiorno in strutture ricettive del territorio o alla visita e degustazione nelle cantine locali.
Si punta ad attrarre sul territorio – ha aggiunto ancora il coordinatore Fvg – un turismo di viaggi brevi, fatto anche di piccoli gruppi, ben integrato con degustazioni all’aria aperta, la ristorazione locale, i bed and breakfast e gli agriturismi, l’artigianato artistico, produzioni enogastronomiche di nicchia, rispettoso dell’ambiente e praticante mobilità slow ed ecosostenibile (trekking a piedi o a cavallo, bicicletta, escursionismo). Non solo: si tratta di una proposta ideale per le famiglie, visto che è un’attività adatta ad adulti e bambini che ne possono rimanere entusiasti.
La vendemmia turistica sarà inserita in pianta stabile nei canali promozionali di PromoTurismoFvg – come ha illustrato infine Eleonora Serpelloni – e i soggetti aderenti potranno esporre il marchio del progetto, che sarà così subito riconoscibile dagli enoturisti. La rappresentante di “Io sono Friuli Venezia Giulia” ha integrato quanto detto da Venturini e D’Osualdo riguardo alla linee guida che saranno seguite per concretare appunto il progetto di vendemmia turistica e didattica, illustrando quanto Promoturismo – il braccio operativo di settore della Regione Fvg con sede a Villa Chiozza, a Scodovacca di Cervignano – intende fare con i suoi canali divulgativi, al fine di far conoscere e correttamente decollare questa nuova iniziativa promozionale che potrà avere benefiche ricadute a beneficio del Vigneto Fvg e dei suoi grandi vini. Quindi, ben venga la vendemmia turistica con proposte che possano “stupire” l’ospite, affinché questo conservi una ottima immagine di quanto offre il Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, l’intervento di Eleonora Serpelloni che ha accanto Venturini e D’Osualdo durante il recente incontro avvenuto a Nimis.

 

“Vino e Libertà”, il libro di Floramo oggi tra i vigneti dell’Abbazia di Rosazzo

Gli appuntamenti legati al viaggio fisico e metaforico, nella millenario complesso monastico della Chiesa madre di Rosazzo – circondato dagli storici vigneti dei Colli orientali del Friuli premiati anche dalla Docg -, proseguono grazie alla rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” curata e condotta da Elda Felluga e Margherita Reguitti, promossa dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dalla Livio Felluga. Il quinto appuntamento si terrà proprio oggi, 21 aprile, alle ore 18 con l’autore Angelo Floramo ed il suo ultimo romanzo intitolato “Vino e libertà” edito da Bottega Errante Edizioni.
Un viaggio, un appuntamento dedicato alle storie di alcuni personaggi che ci condurranno per borghi antichi o periferie sterminate, dagli Stati Uniti al Mar Nero, all’insegna di topografie quasi sempre dettate dalla gastronomia. Floramo, professore di Storia e Letteratura, avvisa il lettore che tra queste pagine di ebbrezza e libertà, si beve e si mangia molto, si ama e si fuma molto, sognando un mondo migliore, come quello per il quale hanno lottato i protagonisti dei racconti.
La rassegna è realizzata dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dalla Livio Felluga, in collaborazione con l’associazione culturale Vigne Museum, con il sostegno del Comune di Manzano e di Banca Intesa SanPaolo. L’orario di inizio dell’incontro è alle 18. E’ gradita la prenotazione all’indirizzo fondazione@abbaziadirosazzo.it; ingresso libero fino al raggiungimento dei posti disponibili.

Vigneti e Abbazia visti da Luigi Vitale.

Si avvisa che un tratto della Strada Provinciale 109 – Via Abate Geroldo proveniente da Dolegnano, è CHIUSA per lavori in corso. Per raggiungere l’Abbazia di Rosazzo, si consiglia di intraprendere Via del Sole proveniente da Case di Manzano o la Strada Provinciale 109 – Via Abate Colonna proveniente da Oleis di Manzano. Tutte le informazioni sul sito: www.abbaziadirosazzo.it e sulle pagine social.

“Vino e libertà”, Angelo Floramo con il suo nuovo libro oggi a Nimis nella terra del Ramandolo Docg

(g.l.) Una serata che mette insieme l’enologia e la letteratura con un vino e un libro dedicato proprio al frutto della vite, il tutto in una coinvolgente atmosfera musicale. Ecco quanto prenderà vita nell’appuntamento fissato per questa sera, 19 aprile, alle 20.15, nell’accogliente cornice della cantina I Comelli, a Nimis, nella terra dell’inimitabile Ramandolo Docg e di altri grandi vini dei Colli orientali del Friuli. E quale ambiente più adatto, se non una cantina, poteva essere per presentare “Vino e libertà”, l’ultimo libro di Angelo Floramo? Lo scrittore sandanielese avrà al suo fianco il duo DeCanto che presenterà l’album “L’arte de li pacci”.
«Sarà un viaggio – anticipa Paolo Comelli – tra Parigi e Praga, passando da Dublino, Odessa e altre città, alla scoperta di osterie, utopie libertarie e una splendida umanità minore. Con una deviazione sulla “rotta balcanica”».


«Le storie di Floramo – si legge in una breve presentazione – ci conducono per borghi antichi o periferie sterminate, dagli Stati Uniti al Mar Nero, disegnando topografie ribelli quasi sempre macchiate di sugo. Sanno tutte di ebbrezza e di libertà, forse perché il tempo di questo nostro vivere va intriso di vino tanto quanto di ideali. Il lettore è dunque avvisato: qui si beve molto, molto si mangia. Si fuma e si ama. E soprattutto si sogna, senza necessariamente andare a dormire. Di che cosa? Ma di un mondo migliore del nostro, come quello per il quale hanno lottato i protagonisti dei racconti. Alcuni reali, altri inventati. Cos’hanno in comune la periferia di Praga, la Dalmazia in inverno, un birraio di Belfast o una tabaccheria di Lisbona? Nulla, probabilmente, oltre a quello struggimento che prende sempre il cacciatore di storie, quelle che si impregnano di alcol e di anarchia quando arrivato alla fine di un lungo viaggio non chiede altro che di poterle raccontare a qualcuno. Forse perché è ubriaco, o forse perché innamorato: di una donna, di una bottiglia o di un’utopia, in fondo non fa troppa differenza».
La presentazione del libro di Angelo Floramo avviene con la collaborazione di Diamo un taglio alla sete e di Bee, Bottega Errante Edizioni.

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In copertina, lo scrittore friulano Angelo Floramo che stasera sarà a Nimis da I Comelli.

Macché grilli o carne finta! “Asparagus” ci tiene legati alle eccellenze del Friuli

di Giuseppe Longo

UDINE – «In tempi in cui sentiamo quotidianamente parlare di cibi sintetici, è un onore sostenere una manifestazione come “Asparagus”, che fonda la sua storia nella tradizione, nella naturalità della produzione della nostra terra, e che la valorizza. Al Ducato dei vini va dunque il nostro plauso, per la qualità che ripropone di edizione in edizione, promuovendo una delle eccellenze del territorio elaborate con creatività dai migliori chef». Sono le parole con cui Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, ha suggellato, ieri mattina in sala Valduga, l’incontro per la presentazione della nuova edizione, la 23ma, di “Asparagus”, la fortunata manifestazione enogastronomica promossa e organizzata dallo stesso sodalizio della vite e del vino, appunto, con il sostegno dell’ente camerale, della Fondazione Friuli e del marchio Io sono Friuli Venezia Giulia. Quindi niente grilli o insetti vari, e tanto meno carne sintetica, finta o “coltivata” che dir si voglia – peraltro vietata in Italia -, ma grande desiderio di rimanere saldamente ancorati alle eccellenze della nostra tradizione agroalimentare. E una di queste è proprio l’asparago friulano – bianco o verde, a seconda delle preferenze – dalle tante virtù organolettiche e nutrizionali.

Alessandro Salvin e Giovanni Da Pozzo.


A Da Pozzo ha fatto eco il duca Alessandro I, il quale, richiamandosi brevemente alla storia della manifestazione (dapprima biennale), ha subito detto che nei nove ristoranti del circuito piatto comune per tutti «sarà il classico, ma sempre di grande fascino e incomparabile gusto, “asparagi e uova”. Lasciamo poi alla fantasia degli chef declinare gli altri piatti nei vari e ricchi menù, che avranno sempre come denominatore comune l’asparago, sia esso il celebre e imponente bianco o il verde, che i vari produttori friulani ormai sparsi nelle aree dell’intera regione non mancheranno di fornire». E i vini? Quelli in abbinamento saranno ovviamente i grandi bianchi del Vigneto Fvg «lasciando però anche spazio – ha precisato il leader del Ducato, al secolo Alessandro Salvin – a qualche rosso in cerca di avventure». E uno di questi potrebbe essere lo Schioppettino di Prepotto o di Cialla, ipotesi che ha subito affascinato Mariaclara Forti, sindaco del piccolo Comune in riva al Judrio, presente all’incontro e sempre in prima linea per la valorizzazione dei prodotti della prestigiosa sottozona dei Colli orientali del Friuli.
Questa edizione di “Asparagus” avrà la novità di tre nuovi ristoranti inseriti nel tradizionale circuito per gourmet e sommelier: Hostaria alla Tavernetta di Udine, Eataly a Trieste e Il Pedrocchino di Sacile, che si vanno ad aggiungere agli storici ristoranti, appunto, Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano, La Dinette a Grado e Da Toni a Gradiscutta di Varmo: un applauso affettuoso è andato a Elisabetta Morassutti che ha deciso di portare avanti la storica attività nel ricordo del padre Aldo, scomparso lo scorso anno. «Manca ancora – ha fatto osservare Salvin – la montagna, ma è una lacuna che cercheremo di colmare fin dalla prossima edizione».

Asparagi bianchi…

… e verdi.

“Asparagus 2023” prenderà, dunque, il via il 14 aprile prossimo al ristorante Al Grop di Tavagnacco. Fu proprio in questo rinomato locale, all’ombra del campanile, che tutto cominciò nel lontano 1981, mettendo a frutto una felice idea degli indimenticabili Elio Del Fabbro e Isi Benini, giornalista il secondo con la passione innata dell’enogastronomia e strenuo difensore delle peculiarità del Friuli (ricordate la bellissima rivista “Il Vino”?). Andrà in scena uno speciale evento a tavola come quelli che seguiranno nei venerdì consecutivi fino al 2 giugno in cui si svilupperà il sicuramente coinvolgente percorso gastronomico-culturale.
Questo, pertanto, il calendario dopo la serata inaugurale di Tavagnacco, la “capitale” storica dell’asparago bianco friulano: 21 aprile – Là di Moret Udine; 28 aprile – Lokanda Devetak San Michele del Carso; 5 maggio – Da Nando Mortegliano; 12 maggio – Eataly Trieste; 19 maggio – La Dinette Grado; 26 maggio – Da Toni Gradiscutta di Varmo; 2 giugno – Hostaria alla Tavernetta Udine, in contemporanea con Il Pedrocchino Sacile.
Ricordiamo, infine, le zone tipiche di produzione dell’asparago, sebbene oggi sia coltivato anche in altre aree della regione, fra cui quelle pordenonesi di Casarsa e Cordenons: Tavagnacco, Tricesimo, Latisana, Fiumicello, San Vito al Torre, nonché Fossalon, Cormons, Sant’Andrea, Moraro e Medea nel Goriziano. I suoi ottimi valori nutrizionali contribuiscono al benessere di chi lo assapora e il suo sapore delicato dona ai piatti un gusto raffinato ricco di sempre nuove emozioni. I bianchi turioni già da metà Settecento venivano coltivati sulle colline moreniche e ve n’è ampia traccia nei bollettini agricoli del tempo. Inoltre, si narra come questo ortaggio fosse molto amato dall’imperatrice d’Austria Maria Teresa, il cui nome è rimasto indissolubilmente legato allo sviluppo di Trieste. E gli asparagi recapitati a corte fecero conoscere il prodotto friulano anche in Oltralpe, favorendo in tal modo il suo commercio nell’area viennese. Ma questa è storia. Passando, invece, all’attualità non resta che aspettare il via di “Asparagus 2023”, incamminandoci poi nelle nove affascinanti e gustose tappe.

Sala Valduga in Cciaa a Udine.

 

A tempo di record l’Osteria di Ramandolo oggi riapre le porte, protagonista l’entusiasmo della giovane Giada Bardus

di Giuseppe Longo

Da sempre l’Osteria di Ramandolo è il classico punto di riferimento per i pregiati vini ottenuti dai vigneti coltivati sulle pendici del monte Bernadia. E lo è in particolare per il Ramandolo Docg, il celebre, caratteristico Verduzzo dorato “dolce-non dolce” (per l’elevato contenuto di tannini) che per primo nel Vigneto Fvg, nell’area settentrionale dei Colli orientali del Friuli, ha beneficiato del marchio più prestigioso, quello appunto della Denominazione di origine controllata e garantita che da oltre vent’anni tutela le produzioni di questo ineguagliabile “cru” ritagliato sulle colline tra Nimis e Tarcento.

La storica chiesetta di Ramandolo.


Chiuso dalla fine dello scorso anno, lo storico locale – di proprietà della Cooperativa agricola di Ramandolo – ritorna da oggi a nuova vita riaprendo le porte ai buongustai. L’Osteria, che sorge accanto alla famosa chiesetta di San Giovanni Battista, poche settimane fa al centro della tradizionale festa di “Sant Bastiàn”, riapre infatti proprio questo pomeriggio, alle cinque, grazie all’intraprendenza e al coraggio – in questi tempi certamente non facili! – di una giovanissima chef, appena 23 anni. E’ Giada Bardus: “Sono di Ramandolo – ha scritto in un breve messaggio affidato ai social – e la mia più grande passione è la cucina. Avevo un sogno nel cassetto da sempre: aprire un ristorante tutto mio. E dopo diverse esperienze come cuoca, finalmente eccoci qui!”. Per cui per lei questo è un giorno importantissimo e vuole festeggiarlo con tutti coloro, certamente numerosi, che vorranno salire nella piccola borgata di Nimis, rinomata Città del vino Fvg.
Un locale, insomma, che riapre a tempo di record dopo la rinuncia, a fine anno, di Pietro Greco e Ilenia Vidoni che l’avevano gestito, con una riconosciuta impronta qualitativa, per una decina d’anni. Ora, dunque, si volta pagina e a farlo è, appunto, Giada Bardus sorretta dalla sua già consistente professionalità e dall’entusiasmo che soltanto a poco più di vent’anni si può avere. E così l’Osteria di Ramandolo comincerà a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, in questo che è uno dei luoghi più belli e suggestivi di tutto Friuli, con un panorama incomparabile, famoso per una viticoltura “eroica” di grande pregio. Tanti auguri, Giada!

Bellissimo scorcio panoramico su Nimis.

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In copertina, la giovane chef Giada Bardus che oggi riapre l’Osteria di Ramandolo.

 

 

Pamela Chilvers e i cinque vini di Cialla applauditi al Museo Carnico di Tolmezzo

di Giuseppe Longo

TOLMEZZO – Si sapeva, certamente, di celebri etichette abbinate ad altrettanto celebri brani musicali. Ma non era noto, almeno in Friuli, che una composizione portasse addirittura il nome di un vino. Invece, sono ben cinque i vini, tutti pregiati, e tutti dei Ronchi di Cialla, intorno ai quali una musicista britannica ha “confezionato” cinque abiti di note, regalando al loro ascolto emozioni inaspettate. Le ha scritte la compositrice e pianista Pamela Chilvers la quale è arrivata da Oltremanica per interpretarle direttamente in una cornice d’eccezione qual è quella del Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo, dinanzi a un pubblico entusiasta per la originale proposta.


Così, al prezioso Fazioli in dotazione all’istituto dedicato all’indimenticabile figura di un “grande carnico”, quale fu Michele Gortani, la musicista inglese – presentata con grate parole da Ivan Rapuzzi, dopo una visita alle preziose raccolte museali – ha proposto una coinvolgente lettura di brani intitolati Ciallabianco, Schioppettino di Cialla, Ciallarosso, Verduzzo di Cialla e Picolit di Cialla. Vini che l’artista ha conosciuto proprio nella ormai storica azienda fondata sui colli di Prepotto, oltre mezzo secolo fa, da Paolo e Dina Rapuzzi dando vita a un “cru” davvero inimitabile e che si è fatto conoscere in tutto il mondo, anche perché queste prestigiose etichette sono state battute in aste fra le più famose.

Assaggiando questi vini, Pamela Chilvers ha provato delle emozioni che l’hanno indotta a trasferirle sul pentagramma dando vita, per ognuno dei cinque vini, una “pioggia” di note che si annuncia con il lento e delicato fluire del Ciallabianco nel bicchiere, arrivando ai maestosi e vivaci passaggi che descrivono lo Schioppettino di Cialla, vero orgoglio di quest’azienda, la cui salvaguardia è dovuta proprio alla tenacia e alla caparbietà dell’indimenticabile Paolo Rapuzzi. Ed ecco il Picolit di Cialla, gioiello raro della prestigiosa sottozona dei Colli orientali del Friuli, che si presenta con un tocco sul grancoda “teneramente semplice” come l’ha definito sulla prima riga del suo spartito la compositrice. Passando poi al ritmo audace e trascinante che introduce alla “descrizione” del Ciallarosso, per arrivare infine ai teneri accordi che introducono al Verduzzo di Cialla, altra preziosa etichetta di Casa Rapuzzi. Prima di sedersi al pianoforte, di ogni brano Pamela Chilvers ha offerto una breve descrizione, attingendo ai testi da lei stessa scritti e pubblicati a corredo delle cinque composizioni in una elegante brochure dal titolo “Five pieces from Ronchi di Cialla – for piano” che al lettore si presenta con bei grappoli di Schioppettino. Il cui vino, come gli altri quattro, sono stati degustati al termine del concerto assieme ad alcune squisitezze della tradizione carnica – come gli inimitabili “cjarsons” – preparate dal ristorante Gardel della vicina Arta Terme.
Tra gli ospiti anche Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, che non perde occasione per valorizzare e far conoscere i vini e le bellezze del suo territorio attraversato dal fiume Judrio, a ridosso del confine sloveno. E che ha ovviamente molto apprezzato anche questa brillante e originale iniziativa dei fratelli Ivan e Pier Paolo Rapuzzi, sostenuti dall’amore e dallo sprone di mamma Dina nel ricordo del loro Paolo. Il quale, per chi crede, era sicuramente “presente” al concerto di Tolmezzo dedicato ai vini che lui stesso volle ottenere da quei filari “disegnati” sui Ronchi di Cialla.

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In copertina, Ivan Rapuzzi si complimenta con Pamela Chilvers; all’interno, i cinque vini descritti in musica dalla compositrice britannica, tre immagini del concerto e un momento della visita al Museo tolmezzino.

 

 

 

Quando i vini diventano musica: cinque etichette dei Ronchi di Cialla interpretate da Pamela Chilvers

di Giuseppe Longo

Ha conosciuto i Ronchi di Cialla e i grandi vini di questo “cru” inimitabile e se ne è subito innamorata, tanto da creare addirittura dei brani musicali intonati a ogni etichetta della ormai storica azienda fondata oltre mezzo secolo fa da Paolo e Dina Rapuzzi. La famosa compositrice e pianista britannica Pamela Chilvers ha, infatti, trasferito sul pentagramma le emozioni provate assaggiando cinque perle di questo suggestivo angolo dei Colli orientali del Friuli, in Comune di Prepotto: Ciallabianco, Schioppettino di Cialla, Ciallarosso, Verduzzo di Cialla e Picolit di Cialla. Vini che già di per se stessi sono una sinfonia per il palato. E ora con le note confezionate su misura per ognuno lo sono anche per l’udito.


Il tutto fa parte di un progetto denominato “Five Pieces from Ronchi di Cialla” e messo a punto dalla musicista d’Oltremanica con l’enologo Ivan Rapuzzi – che con il fratello Pierpaolo gestisce la rinomata cantina fattasi conoscere in tutto il mondo, anche perché le sue bottiglie sono state battute nelle aste più prestigiose – appunto dopo aver visitato il vigneto di famiglia su queste colline baciate tutto il giorno dal sole. “Da un incontro di menti – racconta Ivan – è nata l’idea che la musica, l’udito, il gusto e il vino possano fondersi e creare un’esperienza sensoriale unica”. E una prova sarà data fra pochi giorni a Tolmezzo.
Pamela Chilvers sarà, infatti, in Friuli dal 6 al 10 marzo prossimi e martedì 7, alle cinque del pomeriggio, suonerà proprio sul pregiato Fazioli in dotazione al Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” i cinque brani creati dopo aver degustato i vini in questione. Nel contempo, la musicista inglese spiegherà anche il processo di composizione di ogni “pezzo” offrendo al pubblico alcune copie della musica scritta proprio pensando a queste famose etichette. Il concerto, che sarà preceduto da una visita al bellissimo Museo di via della Vittoria dedicato appunto al senatore Gortani, grande e indimenticabile figlio della Carnia, sarà coronato da una degustazione di vini dei Ronchi di Cialla con prodotti del territorio proposta dal ristorante Gardel di Arta Terme.

I fratelli Rapuzzi con i genitori.


Insomma, una originale iniziativa che non mancherà di suscitare curiosità e interesse fra i cultori del frutto della vite e nel contempo amanti della bella musica. Sarebbe sicuramente molto piaciuta anche a Paolo Rapuzzi che con la moglie Dina Marangone aveva appunto fondato e fatto crescere questa piccola grande azienda, facendo conoscere i suoi vini fra gli estimatori di tutto il globo. Vini che derivano tutti da pregiate varietà autoctone, antiche come il Verduzzo, il Picolit e lo Schioppettino che hanno scritto la storia dell’enologia friulana. E quella dello Schioppettino, vino sempre più amato e ricercato da winelovers ed enoturisti – e che da una dozzina d’anni conta anche la ormai famosa sottozona Schioppettino di Prepotto -, può essere ancora scritta e raccontata proprio grazie alla caparbietà e al coraggio dei coniugi Rapuzzi, i quali hanno saputo salvare un vitigno che ormai stava scomparendo (tanto da meritare il primo “Risit d’Aur”, il prestigioso Premio della Distilleria Nonino), anche perché non riconosciuto dalle norme in vigore negli anni in cui decisero di cambiare mestiere e di dar vita ai Ronchi di Cialla. E probabilmente proprio su questo straordinario vino, avendone conosciuto la storia, Pamela Chilvers ha “ritagliato” l’abito musicale più adatto che ora potremo ascoltare nel ricordo di Paolo e della sua intraprendenza tra i filari e in cantina.

Schioppettino di Cialla

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In copertina, i cinque vini dei Ronchi di Cialla a ognuno dei quali Pamela Chilvers ha dedicato un appropriato brano musicale.