Che intesa fra Gubana di Cormons e SanZuan l’elisir con le noci!

di Claudio Soranzo

A Natale panettoni e pandori, ma per la Befana… viva, viva la Gubana! Una rima che calza a pennello per il caratteristico dolce delle Valli del Natisone, da qualche anno sfornato alla perfezione anche a Cormons, in un laboratorio artigianale di via Capriva. Il gustosissimo prodotto dolciario viene creato con amore da Giacomo e il suo staff in base a una ricetta tramandata dagli anni ’30 ed ereditata dalla nonna Maria. Un’eredità importante costruita sui valori che prevedono la scelta di ingredienti di altissima qualità e una paziente e capace preparazione manuale. E proprio con la passione per le tradizioni del territorio, e con la gioia di mantenere viva l’Antica Ricetta, che è sorto questo prezioso scrigno di sapori genuini, denominato la “Gubana di Cormons”.
Nata per i giorni di festa, la Gubana è una squisitezza da gustare sempre, ma soprattutto per festeggiare l’arrivo della Befana, una volta esauriti tutti i dolci delle feste natalizie e di Capodanno.
Un’usanza dei tempi antichi prevedeva che la domenica di Pasqua si rendesse visita a parenti, amici e vicini di casa, portando in dono dolci fatti con le proprie mani, chiamati Gubane. E fu anche la nonna Maria, la vigilia pasquale, a prepararne molte con le quali poi attraversava il confine per andare a cucinarle nel grande forno della zia.
Ma come possiamo descrivere la Gubana di Cormons? Una pasta a lunga lievitazione con un ricco ripieno di noci, nocciole, pinoli e uva sultanina di primissima scelta, racchiuso come un fragrante bocciolo di rosa. A prepararla dal 2018, dopo averne appreso tutti i segreti dalle donne di famiglia e creato un’azienda, è Giacomo Brandolin che racconta come sia nato tutto per caso, quando portò alcune delle sue gubane al compleanno del noto giornalista sportivo della Rai, Bruno Pizzul, cormonese pure lui. Un regalo che conquistò tutti, non solo i nostrani che conoscevano già il tipo di prodotto, ma anche i calciatori che lo festeggiavano, che poi hanno portato il nome e descritto la bontà in giro per il mondo.
Il segreto sta nell’utilizzo di ingredienti di qualità, equilibrati, preferendo i contributi del territorio, con lieviti e farine altamente selezionati e una doppia lievitazione aromatizzata con succo di limone e arancia. Da notare l’accuratezza del taglio di uvette e pinoli, rigorosamente longitudinale, dando molto peso anche al bilanciamento tra pasta e ripieno. Giacomo ultimamente sta pure producendo la miniporzione, per uno snack veloce durante il lavoro, che è molto richiesta in pasticcerie e ristoranti. Un’ultima raccomandazione: gustarla tiepida e non bagnarla assolutamente con l’alcol (ci sono già nell’impasto grappa e rum), ma abbinarla con un’elisir ottenuto dall’infusione delle noci, chiamato SanZuan, pure questo prodotto a Cormons, in bottiglie da 700, 500 e 100 ml, quest’ultima per il kit monoporzione.
Ma come si prepara? Semplice, basta raccogliere le noci come da tradizione, cioè bagnate dalla rugiada nella notte del 23 giugno, la vigilia di San Giovanni Battista, da cui appunto il suo nome in friulano. Giacomo così descrive la sua opera: “Le noci danno vita, assieme ad altri preziosi ingredienti e un po’ d’alchimia, a un bouquet aromatico unico, che si sposa alla grande alla mia Gubana”.
A me è venuta l’acquolina in bocca, e a voi?

Ecco la gubana e il SanZuan.

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In copertina, Giacomo Brandolin con la sua famiglia nel laboratorio delle gubane a Cormons.

Il Picolit sulle tavole di Natale con “formadi frant” e gubana

di Claudio Soranzo

CIVIDALE – Avete scelto i vini per le ormai imminenti festività, da gustare a casa o da regalare per fare un’ottima figura? Non ancora? Allora mi permetto di darvi un suggerimento, se non siete amanti dei classici e andate sempre in cerca di qualche bella e interessante novità.  Vi propongo un vino raro, di gran classe, quello che è noto come “re dei vini” o, al contrario, anche “vino dei re”. L’avrete già capito che sto scrivendo del Picolit, un vino autoctono del Friuli che si sposa perfettamente con il “fois gras”, per esempio, e con i dolci della pasticceria secca e, spero l’abbiate già scoperto, con la mitica gubana, il dolce con ripieno di frutta secca, tipico delle Valli del Natisone e di Cividale, il territorio dove nasce il Picolit Monviert.
E’ proprio questo vino che volevo segnalarvi perché l’ho anche degustato e quindi so di che cosa vi parlerò. Nobile e raro, il Picolit è il vino autoctono più prezioso della selezione Monviert, ancorché contraddistinto da produzioni limitatissime, legate a una caratteristica della varietà che dà soltanto pochi ma preziosi grappoli. Vitigno certamente antichissimo, secondo alcuni coltivato già ai tempi dei Romani, deliziò i palati di Papi e imperatori, oltre a essere ricercato su mercati d’alto prestigio in tutta Europa. Dal raccolto 2006, il Picolit si fregia della Docg, denominazione di origine controllata e garantita – ottenuta poco dopo quella del Ramandolo -, a valere per il solo territorio dei Colli Orientali del Friuli, in cui circa 60 ettari sono attualmente interessati alla coltivazione specializzata di tale storico autoctono, un tempo a rischio di estinzione, ma fortunatamente recuperato agli antichi splendori. Proprio in questo territorio, a Spessa di Cividale, trovate l’azienda Monviert, nuovo nome dei Ronchi San Giuseppe, che ha introdotto innovative metodologie di lavorazione dando vita a una originale linea di vini, chiamata appunto Monviert come la stessa azienda. Una linea di selezione, perché accoglie solo le massime espressioni delle singole vigne, a loro volta accuratamente selezionate.

Il Picolit ottimo con la gubana.

All’interno di questa rara collezione di gemme, punta di diamante è proprio il Picolit, i cui grappoli sviluppano pochi acini piccoli e dolci, da cui ne consegue una produzione molto limitata. Di colore giallo oro acceso, talvolta quasi ambrato, dopo alcuni anni di invecchiamento il vino acquisisce un profumo intenso, floreale, fruttato, incredibilmente complesso, che ricorda il favo d’api. Al palato si presenta dolce-non-dolce, vellutato, armonico, corposo e potente. Grande vino da meditazione, è sorprendentemente buono anche su formaggi stagionati, piccanti e sul “formadi frant”, altro tipico prodotto friulano, più precisamente della Carnia. La gradazione alcolica è di 14°, l’acidità totale di 6 grammi/litro; la temperatura di servizio è di 13° e il periodo di conservazione va dai 10 ai 15 anni. Un grande vino insomma che qui però è in buona compagnia, assieme Schioppettino – gioiello della vicinissima Prepotto -, Refosco dal Peduncolo rosso, Friulano e Ribolla gialla, tutti storici vini del Friuli, più un grande vino internazionale: il Sauvignon.

Vigneti dei Colli orientali a Cividale.

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In copertina, ecco i tipici grappoli del Picolit, piccoli ma preziosi.

Lezioni di cucina al Tiare: lunedì si parlerà di pane

di Claudio Soranzo

E’ stata inaugurata, al Tiare Shopping di Villesse, la nuova stagione dei laboratori di cucina, curati dai più rinomati esperti nel settore food nazionali e internazionali. Il progetto, realizzato in collaborazione con Fabrizio Nonis e Sconfinando, offre la possibilità di seguire alcune lezioni d’arte culinaria. Non solo ricette e ingredienti, ma anche momenti in cui apprendere le tecniche per rendere raffinata ed elegante ogni portata.

Fabrizio Nonis ha affermato che tutti coloro che parteciperanno ai corsi in partenza a fine novembre avranno la possibilità di diventare i protagonisti del prossimo format televisivo “Cuciniamo con El Beker”, che verrà registrato nel Tiare Chef Lab e andrà in onda su Sky e sulle reti nazionali.
Dai dolci da viaggio alle varie declinazioni del pane, dalla cucina mediterranea ai sapori tipici del Friuli Venezia Giulia: questi gli incontri e le masterclass per scoprire il mondo del food design con 8 celebri esperti del panorama enogastronomico. Tra i docenti Gigi Sapiente, vincitore del concorso Miglior Pasticcere under 35 del convegno milanese World Pastry Stars; Antonio Follador, il cui panificio a Pordenone è conosciuto per la selezione e la qualità delle materie prime, anche nel rispetto della sostenibilità ambientale; Paolo Cappuccio, chef premiato dalla guida Michelin nel 2009 e 2012; Veronica Defilippis, titolare e fondatrice dell’accademia di cucina “Cuciniamo con… la prima scuola di cucina carnica”, esperta dei prodotti tipici del territorio friulano.
“Tiare si conferma così ancora una volta meeting place di eccellenza, con il suo costante impegno nella promozione di iniziative qualitative, dedicate a un pubblico con differenti passioni e attitudini”, ha affermato la direttrice del Centro, Giuliana Boiano.

Questi i prossimi appuntamenti. Il pane fatto in casa con lo chef Antorio Follador il 25/11 e 18/12, con lo chef Ezio Marinato il 9/12 e con il Master Chef Simone Padoan il 29/1; Tradizioni a tavola con Veronica Defilippis il 26/11, 10/12 e 7/1 e con Master Chef Giorgione il 15/1; Cucina di pesce con Paolo Cappuccio il 27/11, 2 e 16/12 e con Master Chef Hirohiko Shoda il 22/1 e infine La Pasticceria con Gigi Sapiente il 5 e 12/12 e 16/1 e il Master chef Ernst Knam il 4/2. Tutti i corsi si svolgeranno dalle 18 alle 22 al costo di 150 euro, comprendente 3 lezioni + 1 masterclass con lo chef internazionale.

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In copertina, Veronica Defilippis con Fabrizio Nonis; all’interno, due immagini del Tiare Chef Lab.

 

 

 

Il “Fogolar 1905” dei Marini? Una finestra sul Friuli

di Claudio Soranzo

Ha 114 anni, ma non li dimostra. Anzi, tende a ringiovanirsi ogni anno che passa. Stiamo scrivendo di un’hotelerie e ristorazione d’alta qualità del Friuli – un territorio, purtroppo, ancora poco conosciuto – che si conferma ancora una volta come simbolo di un’intera regione, ottenendo importanti riconoscimenti.
Per chi non lo avesse ancora afferrato, stiamo scrivendo di quanto la famiglia Marini abbia rappresentato a Udine – dal lontano 1905 – con l’hotel “Là di Moret” e con il ristorante “Il Fogolar”: il primo con un’ospitalità genuina e vivace (nella struttura soggiornano, tra l’altro, tutte le squadre di calcio di Serie A che giocano allo stadio Friuli contro l’Udinese) e il secondo con l’eccellenza della proposta gastronomica.

Lo chef Stefano Basello.


Insomma, una vera e propria finestra sul Friuli, con importanti riconoscimenti e novità, prima fra tutte il cappello – orgogliosamente esibito – attribuito dalla prestigiosa Guida ai Ristoranti dell’Espresso 2020, da poco presentata dal curatore Enzo Vizzari a Firenze. E’ stato così suggellato il rispetto della tradizione, ma è stata parallelamente riconosciuta e apprezzata la cifra fantasiosa impressa dallo chef Stefano Basello, la cui umiltà è stata sottolineata in termini positivi anche da Il Golosario Ristoranti 2020 di Gatti & Massobrio.
In questa Guida ai Ristoranti d’Italia “Il Fogolar” è tra le 34 Tavole Memorabili ed è considerato “la Migliore Esperienza del Friuli Venezia Giulia”, e una sosta in questo ritrovo viene vista come “una sorpresa”. La cucina di Basello è “….una cucina della felicità, davvero innovativa, rispettosa, meditata, con un servizio all’altezza della sua bravura”. Chapeau!
Dulcis in fundo, la notissima guida Gambero Rosso ha inserito “Il Fogolar” nei Ristoranti d’Italia 2020, sottolineandone … la proposta solida e di valore, ancorata ai prodotti del territorio e ispirata alla tradizione” e apprezzandone pure “un servizio competente e preciso”.
La novità è invece rappresentata dall’imminente inaugurazione di una nuova sala del ristorante “Fogolar 1905”, con un chiarissimo richiamo al “ritorno alle origini”.

La sala e un gustoso piatto.

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In copertina, lo storico Fogolar friulano che dà anche il nome al ristorante della famiglia Marini.

Ecco “Magnificat” spumante ultimo nato sui colli di Nimis

di Claudio Soranzo

NIMIS – Lo hanno chiamato “Magnificat” e dopo averlo assaggiato più volte, abbinato a pietanze e degustato in un calice largo e piatto che ne ha esaltato sapori e profumi, abbiamo concluso che il nome è davvero azzeccato. L’ultimo nato nelle Cantine Gori, a Nimis, è la grande novità del 2019, uno spumante vinificato con il Metodo Classico, che racchiude l’eccellenza ed esprime al contempo la gioia per il risultato raggiunto, dopo anni di studio e lavoro.
“Magnificat” entra così da protagonista nella lista dei vini di Cantine Gori, poste all’estremo lembo dei Colli orientali del Friuli, e soltanto in versione magnum, con bottiglie modello champagnotta da un litro e mezzo, che ne rendono l’evoluzione più stabile e protetta e ne esaltano le caratteristiche sensoriali. Un formato perfetto per uno spumante pensato per accompagnare grandi occasioni, rendere speciali momenti conviviali o diventare un dono oltremodo gradito.
La cuvée di Pinot nero al 60 per cento e Chardonnay al 40, uvaggi tipici dei Colli friulani, esprime al meglio un “terroir” da sempre votato alla produzione di vino e al quale le Cantine Gori sono profondamente legate. Quindi si può affermare che l’eccellenza di “Magnificat” nasca sul campo e poi cresca con un metodo di spumantizzazione totalmente artigianale.

Ma come avviene tutto ciò? E’ presto detto: si inizia con la raccolta, orientata tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre e, come per i vini fermi, viene eseguita manualmente in piccole cassette da 20 chili, poi si procede con la selezione effettuata con soffice diraspatura sul tavolo di cernita e si continua con la fermentazione in vasche d’acciaio. Quindi, l’imbottigliamento, fino alla sboccatura manuale, dopo una permanenza sui lieviti di almeno 24 mesi. Infine, niente zucchero o liqueur d’expédition, ma solo spumante della stessa cuvée per ottenere un “dosaggio zero” dal residuo zuccherino minimo, un gusto secco, elegante e naturale, sempre più apprezzato non solo dai wine lover, ma anche dai consumatori occasionali.
Abbiamo scritto naturale perché questa è una delle parole d’ordine di Cantine Gori, che quest’anno – proprio nel 10° anniversario della messa a dimora dei vigneti – ha festeggiato la prima vendemmia certificata biologica e ha potuto così celebrarla con le sue prime bollicine.

All’inaugurazione del nuovo prodotto, accanto al “Magnificat” è sfilata l’intera collezione di bianchi fermi firmati Cantine Gori: il Friulano, pura espressione del territorio, lo Chardonnay, frutto di un vitigno internazionale che trova da noi un habitat adatto, diventando così uno dei più caratteristici vini bianchi della regione; il Sauvignon, un altro vitigno internazionale che, grazie alle frequenti escursioni termiche giornaliere e al terreno fresco e asciutto, esalta le proprie caratteristiche. Infine, la Ribolla gialla, che nasce da un’uva autoctona conosciuta nel 1300 e da allora presente sulla tavola del Doge di Venezia, che in collina trova la sua collocazione ottimale.

Le Cantine Gori, sorte dall’amore per la terra e dalla volontà di valorizzarla, preservandone le caratteristiche che la rendono così unica e speciale, sono una realtà in grado di unire innovazione e tradizione, mettendo al primo posto la qualità e il rispetto per l’ambiente che la circonda. Oggi l’azienda produce tra le 60 e le 70mila bottiglie, con una resa di 50 quintali per ettaro: una scelta che privilegia la qualità e rende unico il prodotto. Nel 2019 la filosofia che da sempre contraddistingue le Cantine Gori ha maturato la prima vendemmia certificata biologica. Un attestato che parla di rispetto e dedizione per un territorio, per l’ambiente, per il vino e – per ultimo, ma non meno importante – per chi lo consuma.

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In copertina e all’interno le botti d’invecchiamento e i vini bianchi Gori con l’etichetta di “Magnificat”.

Ma che buon caffè da un secolo! E ora con la V6 La San Marco ha il turbo

di Claudio Soranzo

Ottimi piatti, eccellenti vini, ma alla fine ci vuole sempre un buon caffè. E a farlo migliore di tutti in Friuli Venezia Giulia c’è sicuramente La San Marco, l’azienda fondata a Udine nel 1920 (auguri per il centenario il prossimo anno) , che ha contribuito a esportare con successo in tutto il mondo la grande tradizione dell’espresso italiano, e che oggi si posiziona ai vertici dei costruttori mondiali di macchine per caffè. L’azienda, con sede a Gradisca d’Isonzo, unendo tradizione e tecniche quasi centenarie alle più innovative tecnologie contemporanee, ha contribuito all’evoluzione dell’intero settore, proponendo soluzioni sempre più rivoluzionarie e tecnologicamente avanzate.
Ora, con la conquista dell’Adi Design Index si candida per il Compasso d’oro 2020. La “rivoluzionaria” V6 non smette infatti mai di stupire. La celebre macchina da caffè a leva e a doppia bancata, disegnata in collaborazione con Bonetto Design, è stata selezionata dall’Osservatorio Permanente del Design Adi per essere pubblicata all’interno dell’Adi Design Index 2019. Un’eccellenza del nostro territorio, quindi, che riceve un grande riconoscimento al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dov’è raccolto il meglio del design italiano messo in produzione nell’ultimo anno nella pubblicazione del ciclo biennale dedicata ai progetti che avranno accesso al Premio Compasso d’Oro Adi 2020.
Sono 226 i prodotti finalisti dell’edizione 2019, selezionati tra oltre 900 candidature. Prodotti che si distinguono per originalità e innovazione, per i processi di produzione adottati, per i materiali impiegati, per la sintesi formale. Ma anche perché capaci di esprimere rispetto ambientale, valore pubblico e sociale, cura per l’usabilità, l’interazione e il Design for all.

“Siamo orgogliosi di questo traguardo – ha dichiarato Roberto Nocera, direttore generale de La San Marco -. Si tratta di un riconoscimento prestigioso che conferma le grandi qualità di V6 non solo in termini di tecnologia, design e sicurezza, ma anche dal punto di vista dell’esperienza di consumo. V6 riporta l’arte del fare il caffè al centro della scena e invita a riscoprire il bar come un luogo di socialità, incontro e scambio”.
Il sorprendente design, unico nel suo genere, è ispirato alle linee del mondo Motorsport anni 60/70 e porta la firma di Bonetto Design. “Il nostro lavoro si è concentrato nel coniugare i concetti di eleganza, purezza, precisione, tradizione meccanica e automotive – ha raccontato Marco Bonetto -. Le linee sono scolpite e importanti, ma mantengono al tempo stesso una certa leggerezza, grazie alle diverse finestre trasparenti, in un perfetto equilibrio dei pesi”. Scolpita e muscolosa, V6 trasmette tutta la potenza di un motore pulsante. La scocca in acciaio idroformato, con finitura verniciata e vetro temperato, mette in luce la grande abilità tecnica de La San Marco nella lavorazione dei materiali e richiama l’attenzione sulla ricchezza della componentistica e la meticolosa precisione delle lavorazioni interne.
In occasione di HostMilano, che si conclude domani, la favolosa V6 è esposta all’interno dell’area “Pull your own coffee” dello stand gradiscano (Pad. 24 Stand B60/C51). I visitatori che hanno accesso a quest’area potranno gustare un ottimo caffè erogato dal modello selezionato Adi Design Index e cimentarsi in prima persona nell’arte dell’estrazione.

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In copertina e all’interno la rivoluzionaria V6 prodotta da La San Marco di Gradisca d’Isonzo.

La cena a 4 mani di Stefano e Simone davanti al Fogolar

di Claudio Soranzo

Hanno deciso di ritrovarsi e di condividere ancora una volta, reciprocamente, la propria esperienza, con un menu che ha già raccolto numerosissimi consensi. Sono Stefano Basello e Simone Gottardello, i due giovani chef rispettivamente de Il Fogolar, il ristorante dell’Hotel Là di Moret di Udine, e di Evo, il ristorante dell’Aqualux Hotel SPA Suite & Terme di Bardolino, in provincia di Verona. Insieme stanno organizzando una cena a 4 mani che li vedrà protagonisti a Udine il 15 novembre, per condividere un concetto di territorio inteso come bagaglio di storia e di cultura.
Dopo il successo ottenuto all’inizio dell’estate sul Lago di Garda, sarà questa volta Stefano a “giocare in casa” e, assieme a Simone, animerà una serata che senza alcun dubbio non lascerà insoddisfatti neanche i palati più esigenti. Questi due chef, entrambi schivi e lontani da una concezione di cucina secondo elaborazioni e presentazioni fine a se stesse, sono portatori di un concetto di cucina gourmet, ma profondamente legata alle proprie origini e al proprio territorio, inteso come bagaglio di storia e di cultura in funzione di un arricchimento personale e professionale.
Il risultato di questa collaborazione vedrà come teatro “Il Fogolar”, da oltre un secolo una vera e propria finestra sul Friuli, il simbolo dei valori della tradizione e dell’ospitalità di questa ancor poco conosciuta regione, che ha raccolto il timone del precedente evento da Evo, il ristorante del design hotel dall’anima green che sorge in uno degli angoli più suggestivi della sponda veronese del Lago di Garda, e che permette di vivere un’esperienza di gusto, tradizione e creatività, immersi in un ambiente raffinato e al contempo accogliente.

Stefano Basello 

Simone Gottardello

Le anticipazioni del menu dal titolo “Quando tradizione fa rima con emozione” fanno pregustare sapori riscoperti, classiche suggestioni riviste in termini di interpretazione personale e inedite preparazioni, che aprono le danze dell’immaginazione e della curiosità. Ecco allora, proposta dallo chef Stefano Basello, una croccante Blave di Mortean (una polenta fatta con una farina ottenuta da varietà autoctona di mais, coltivata in terreni del Comune di Mortegliano) accompagnata da Caffè di mais, un originalissimo aperitivo che si ritrova nei racconti dei contadini, mentre lo chef veneto ha pensato al Baccalà mantecato, fagiolo gialèt della Val Belluna (un fagiolo di pregio, tenerissimo, dalla buccia pressoché inconsistente dopo la cottura, la cui coltivazione è documentata fin dall’inizio del ‘900) e sorbetto di cipolla in saor (letteralmente “sapore”, condimento tipico veneziano a base di cipolle, aceto, uvette e pinoli).
Simone proseguirà poi con un immancabile Vialone nano veronese mantecato con un formaggio stagionato 48 mesi della riserva Corrado Benedetti, marroni di San Zeno, maialino e verze, a cui Stefano risponderà con un classico dell’autunno, Ravioli di zucca, brodo di Montasio e pitina (la famosa “polpetta” del Friuli Venezia Giulia che da poco più di un anno ha ottenuto il riconoscimento Igp).
Sempre a cura di Stefano un’inedita Faraona in Tre Servizi (per primo viene servito il brodo di faraona chiarificato, poi il petto farcito con noci e prugne e avvolto con il bacon, e da ultimo la coscia). In chiusura un dessert a firma Gottardello: Limone, cioccolato Orelys e olio Garda Dop “Viola”.

E i vini in abbinamento quali sono? Tutti della nota cantina Sant’Antonio dei fratelli Castegnedi di Colognola ai Colli, una zona vocata alla coltivazione della vite in provincia di Verona: per l’aperitivo lo Scaia Bianco, per l’antipasto il Soave Vigne Vecchie, per il primo un Valpolicella Superiore Ripasso Monte Garbi, per il secondo un Amarone Selezione Antonio Castegnedi e per il dessert il Recioto della Valpolicella. Conclusione con il caffè e la grappa affinata all’Amarone.
Vi è venuta l’acquolina in bocca? Per placarla, almeno temporaneamente, non rimane altro che…passare alla prenotazione. E Bon Apetit!

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In copertina e qui sopra l’accogliente sala del Fogolar all’hotel Là di Moret.

“Sfumature d’Isonzo” e i vini sposano la gastronomia

di Claudio Soranzo

Qual è il modo migliore per far conoscere un’azienda vinicola, la propria filosofia e i suoi prodotti in un modo diretto e ravvicinato, ma anche per instaurare un rapporto più vicino alle persone? Sicuramente una serie di date per la degustazione dei propri vini, in abbinamento con prodotti del territorio. Ed è proprio quello che sta facendo “Borgo Trevisan” per farsi conoscere agli enoturisti e agli amanti del buon bere e della buona gastronomia.
L’azienda di Gradisca d’Isonzo (via Borgo Trevisan, 24) inizierà mercoledì 30 ottobre, alle 19, a presentare le degustazioni denominate “Sfumature d’Isonzo” composte da tre vini bianchi, accompagnati con affettati e formaggi locali, e un vino rosso abbinato a un tradizionale frico carnico con polenta. Il ritrovo in azienda è alle 19.15 con inizio degustazione un quarto d’ora dopo, al raggiungimento massimo di 12 persone (minimo 10). I vini in degustazione saranno la Malvasia Doc Friuli 2018, Tre Blanc Igt 2018 (un Tocai friulano – ex – vino di punta dell’azienda gradiscana), che esprime la forte vicinanza alla famiglia e alla tradizione. Si identifica con “Tre Blanc” per distinguere il prodotto dalle uve di Tocai friulano, dove il “Tre” sta a indicare le prime lettere del cognome Trevisan. L’ultimo bianco sarà il Sauvignon Igt 2018, mentre il rosso un Cabernet franc Igt 2016.


Il 2019 è un po’ un anno di svolta per quest’azienda – dopo la prima partecipazione al Vinitaly – sorta da una famiglia di coltivatori il cui cognome coincide con il nome del Borgo gradiscano in cui è attiva da generazioni. Venne fondata agli inizi degli anni ‘40 da nonna Giuseppina e nonno Gaetano, che coltivavano i primi campi di mais, frumento e girasole. I loro punti di forza furono la stalla e il maiale, dal momento che nel borgo fior fiore di norcini crearono una vera e propria scuola, da Toni Trevisan a Valneo Tommasini. Fu il figlio Dario Trevisan con la moglie Patrizia Valent, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000 ad affiancare alla classica frasca la frutticoltura con pesche, albicocche, susine e ciliegie. Passano gli anni, i tempi cambiano e le ambizioni scalpitano nel giovane figlio Matteo, classe ‘92, diplomatosi nel 2011 all’Istituto Tecnico Agrario di Gradisca. Matteo, sempre attento all’innovazione e con una forte passione per il suo territorio, inserisce in azienda la bottiglia per dare il giusto prestigio ai propri vini. Una scelta davvero azzeccata.

Le iscrizioni agli eventi (le altre date sono 6 e 23 novembre, il 6 e 11 dicembre) sono possibili tramite la relativa pagina Fb, la mail borgotrevisan.gradisca@gmail.com oppure i numeri telefonici di Matteo, 3348652804, e Francesca, 3489793624.

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In copertina e all’interno belle uve da cui “Borgo Trevisan” ottiene ottimi vini ora presentati in bottiglia.

Ribolla gialla (e non solo) a Eataly Trieste

di Claudio Soranzo

TRIESTE – Mettere al centro il ruolo del produttore, inteso come un vero e proprio artigiano. Questo è il progetto “Storie di viti e di vite” con il quale l’Enoteca di Eataly Trieste mira a diffondere la cultura del vino, con un ricco palinsesto di eventi, degustazioni e cene, da lunedì 30 settembre a domenica 10 novembre. Verrà raccontata una grande famiglia che riunisce quei vignaioli custodi del territorio in cui vivono e coltivano le loro vigne, che producono un numero limitato di bottiglie per annata, lavorando in modo individuale e non seriale. Garantendo altresì il controllo di tutta la filiera, impegnandosi in prima persona in ogni fase della produzione, con grande rispetto per il ciclo della natura e per la sostenibilità ambientale.

Domenica 6 ottobre Eataly Trieste organizza – in quest’ottica – l’evento “RibolliAMO”, in collaborazione con l’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia. In sostanza, una vera e propria festa dedicata al celebre bianco delle colline goriziane e ai suoi protagonisti, desiderosi di promuovere l’identità di un territorio da cui nasce un vino unico al mondo. Dalle 17 alle 19 la degustazione di sei Ribolle (Fiegl 2017, Dario Princic 2016, Radikon 2014, La Castellada 2013, Primosic 2014 Magnum, Il Carpino 2012) in compagnia dei produttori, che ne descriveranno caratteristiche e abbinamenti. Alle 20 l’evento si sposterà all’Osteria del Vento, il ristorante al primo piano, dove l’executive chef di Eataly Trieste, Vincenzo Vitola, preparerà un menu da abbinare ai vini.

Sei un appassionato di vino e ti piacciono le sfide? Allora partecipa agli “appuntamenti al buio” in enoteca il 30 settembre, il 21 e 28 ottobre, dedicati ai grandi vini italiani e alle piccole eccellenze. Sono da degustare alla cieca tre o quattro vini per imparare con i propri sensi, liberi da preconcetti, a scoprire sapori, stili e territori, senza aver visto prima l’etichetta. Si imparerà quindi la storia e le particolarità di ogni vino, rivolgendo le proprie domande all’esperto. Sicuramente un’esperienza unica per lasciarsi avvolgere e conquistare dall’universo dell’enologia e dalle sue molteplici sfumature. In calendario, nell’ordine, le sfide tra mare e collina, tra vitigni internazionali e autoctoni, tra Nebbiolo e Sangiovese.
Ci sono poi incontri curiosi e corsi di degustazione – tra ottobre e novembre – denominati Vino day, Giochi enotici, Vinovagare e Caccia all’intruso: i mille volti del Nebbiolo. Inoltre, le manifestazioni “A cena con il produttore” inizieranno il 16 ottobre con il notissimo Marco Felluga, che abbinerà a quattro portate il Friulano, il Pinot grigio, l’Abbazia di Rosazzo e il Refosco.

A presentare queste interessantissime manifestazioni sono stati Martin Fiegl, presidente dell’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia, che ha anticipato l’entrata nell’associazione entro fine anno di altre due aziende, puntualizzando altresì che proprio la prima settimana di ottobre è il periodo ideale per assaggiare la Ribolla gialla, “mentre si può vedere quella nuova dal vivo ribollire sulle bucce”; Andrea Cantamessa, responsabile delle Enoteche di Eataly e il direttore dell’enoteca di Trieste, Matteo Nichetti, che hanno messo in risalto come a Eataly si possa fare la cultura del vino ai tavoli, come si possa parlare di vini puramente gastronomici e la possibilità di scegliere una particolare bottiglia in enoteca, portarla su al ristorante e farsi indicare il piatto da abbinare. Una vera e propria inversione di tendenza, quando finora si fa esattamente il contrario, cioè si abbina il vino alla pietanza e non viceversa.

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In copertina, i vini saranno grandi protagonisti dal 30 settembre a Eataly Trieste.

Tra i vini Friuli Aquileia che bella festa per i Carati d’Autore 2019!

di Claudio Soranzo

Sono entrambi di Carlino, il centro della Riviera friulana nei pressi di Marano Lagunare, i vincitori dell’undicesima edizione del Premio “Carati d’Autore“, riconoscimento ideato dall’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, dall’Assoenologi e dall’Unione cuochi del Fvg per rilanciare l’immagine di grandi personaggi che non hanno avuto il giusto riscontro mediatico. Sono Mara Navarrìa e Sergio Mian, una sportiva e uno chef, due personaggi  che hanno dato lustro alla cittadina rurale di Carlino, conosciuti e apprezzati soprattutto ‘fuori porta’, sfidati, ricercati, attesi nel mondo, e spesso “trascurati” a casa propria. Vale sempre il detto latino: “nemo propheta in patria”.
Il mondo dello sport partecipa da anni alle imprese di Mara Navarria, che sta inseguendo l’ennesimo primato. Ma al di fuori del mondo sportivo, degli appassionati di scherma, non è molto conosciuta la pluricampionessa carlinese, nel frattempo divenuta mamma. Poco dopo ha ripreso a vincere, perché fa parte di quella schiera di  persone, tipica della gente friulana – come narra la motivazione del premio – che appena colpite dalle avversità o dalle difficoltà della vita, in questo caso le sfide dello sport, si sanno rialzare immediatamente per ritornare a combattere e a vincere.

Un momento della festa ad Aquileia.

La consegna dei Premi è avvenuta ad Aquileia, alla presenza del nuovo sindaco Emanuele Zorino, su un parterre di pregio con suggestiva vista sulla Basilica della città romana che compie 2.200 anni: l’azienda vitivinicola Brojli della famiglia di Franco Clementin (presidente anche del Consorzio tutela vini Doc Friuli Aquileia), in via Beligna. Un’iniziativa-evento condotta dal presidente di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha consentito di toccare diversi temi attinenti alla cultura del territorio, con un tuffo nella storia locale stimolato dal già sindaco di Carlino, Diego Navarrìa, ricercatore e studioso, nonché padre di Mara, che ha ricordato come la Laguna di Marano racchiuda numerosi tesori archeologici. Così come sulla terraferma sono di recente stati avviati gli scavi per recuperare l’antica fornace, nella quale venivano realizzate le stoviglie da destinare ai legionari romani e alle colonie.

Sergio Mian, maestro dei cuochi e docente allo Ial di Aviano, ha collaborato in vari progetti per la valorizzazione della cucina, che considera sostenibile e rispettosa delle peculiarità, come in occasione del Giubileo per il “Menù del Pellegrino”, ed è stato giudice in numerosi concorsi internazionali. Fondatore della “Academiute de cusine furlane”, è stato consigliere nazionale e segretario dell’Ordine professionale dei Maestri cucina italiana, insignito del Grand cordon d’or de la cuisine francaise, a Montecarlo, e autore di numerose consulenze in Italia e all’estero, per esempio a Mosca e a Taskent. Mian è un sostenitore della cucina tradizionale e genuina e ai suoi allievi non manca mai di trasmettere l’amore e la cura per quei dettagli che assicurano ai piatti il sapore che ci attendiamo.

L’enologo Pietro Pittaro.

Nell’occasione, un Premio è andato anche a Pietro Pittaro, presidente onorario dell’Unione mondiale degli enologi, patriarca del Vigneto Fvg e antesignano della valorizzazione e trasmissione delle tradizioni locali, non soltanto attinenti al mondo rurale – titolare, fra l’altro, di un Museo del vino nella sua azienda codroipese fra i più riccamente dotati -, e a Daniela Paties Montagner, giornalista di origini sacilesi e lombarde, impegnata a far conoscere le carature del Friuli Venezia Giulia attraverso i media nel mondo. Accanto al patrocinio del Comune di Aquileia e dell’Unaga, l’Unione nazionale delle Arga, hanno collaborato per l’11ma edizione del Premio Carati d’Autore il Club per l’Unesco di Udine e Italia Nostra.

Vigneti nella zona Doc Friuli Aquileia.

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In copertina, ecco Mian, Navarria e Paties Montagner con i Premi 2019.