A Capriva vini da tutto il mondo che provengono dai vigneti curati con la potatura innovativa Simonit & Sirch

di Claudio Soranzo

CAPRIVA DEL FRIULI – Si amplia ancora l’offerta turistico-enogastronomica, a Capriva del Friuli, con l’inaugurazione del Country Hotel connesso alla Vinnaeria dell’Accademia Vine Lodge di Simonit & Sirch. Numerosissimi gli invitati al taglio del nastro a quattro mani di Marco Simonit e Daniele Sergon, sindaco del centro collinare goriziano, per dare il via a un’iniziativa davvero coinvolgente, non solo dedicata al Collio’s People, ma anche e soprattutto ai numerosissimi wine lover che girano continuamente in lungo e in largo alla ricerca del vino di qualità, abbinato all’offerta gastronomica del territorio. Senza dimenticare i turisti che affollano sempre più la zona del Collio, ma in generale la provincia di Gorizia e quella di Trieste, in sostanza tutto il Friuli Venezia Giulia.

Due immagini della struttura caprivese.

Un luogo di incontro e di degustazione aperto a tutti, dove si ha la possibilità di assaggiare i vini delle rinomatissime cantine di tutto il mondo dove lavorano Simonit&Sirch Vine Master Pruners, i “Maestri di potatura delle vigne”. Accanto ai vini internazionali, la Vinnaeria propone un’accurata selezione di vini della nostra regione, da assaporare e condividere in un brunch, una merenda festiva o un’apericena, con la possibilità di gustare piatti freddi estivi e genuini prodotti del territorio, dagli affettati ai formaggi, e assaggiare le golosità proposte dalla caffetteria. Il tutto in un piacevolissimo, elegante e informale contesto country, con divanetti e tavolini all’ombra degli alberi secolari del vasto parco, in cui è immerso il country hotel. A disposizione pure diverse sedie a sdraio nel grande prato del Green Beach. Come inizio, la Vinnaeria è aperta solo nel weekend, da venerdì a domenica, mentre più avanti ci saranno sicuramente ulteriori sviluppi d’orario.
Un’accurata selezione dei vini, provenienti soprattutto da Francia, Spagna, Stati Uniti e Italia, ha deliziato gli invitati, che hanno potuto scoprire origini e peculiarità dalla stessa voce del curatore, Marco Simonit. Ci ha pensato poi lo chef della Vinnaeria a proporre delle specialità, perfettamente abbinate ai vini in degustazione. Simonit & Sirch sono conosciuti come i Vine Master Pruners – appunto Maestri di potatura delle vigne – e la loro consulenza è richiesta dalle principali aziende vitivinicole di tutto il mondo: si dedicano da una trentina d’anni al recupero del mestiere del potatore con strumenti di formazione e tutoraggio, e oggi sono l’unico gruppo accreditato e strutturato a livello internazionale per la consulenza e la formazione nel settore della coltivazione della vite. Insegnano il Metodo di potatura Simonit&Sirch, che viene trasferito ai potatori attraverso un preciso e rigoroso percorso di tutoraggio. In questo modo, riescono a valorizzare il “saper fare in vigna”, attualizzato alla luce delle più moderne conoscenze in fatto di anatomia e fisiologia delle piante della vite. Si sono inventati una nuova professionalità, richiestissima nelle principali zone viticole internazionali.

Marco Simonit e Pierpaolo Sirch.


Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, friulani classe 1966, hanno ripreso e innovato delle tecniche di potatura in uso in passato, abbandonate e/o dimenticate dalla moderna viticoltura. Esaminando i fusti delle viti hanno concluso che le ferite di potatura sono responsabili dell’integrità del sistema vascolare delle piante che, se viene compromesso, porta alla loro morte. Sono oltre 180 le importanti aziende, in Italia e all’estero, che si sono affidate a questo giovane e dinamico gruppo, accreditato da Università e Istituti di ricerca per formare, teoricamente e praticamente, gli addetti alla potatura manuale dei vigneti.
Poco più di tre anni fa i due soci hanno aperto la Simonit&Sirch Academy, la prima piattaforma digitale al mondo interamente dedicata alla formazione sulla potatura della vite. In italiano, inglese e spagnolo, offre un vero e proprio percorso di formazione strutturato a vari livelli, che potranno essere scelti in funzione dei propri interessi ed esigenze, con test online e prove pratiche in vigna, al fine di ottenere certificati di vari livelli che daranno via via accesso a quelli successivi, fino ad arrivare alla qualifica di Vine Master Prune. Importante e molto positivo il riscontro ottenuto dalla piattaforma, che ha avuto finora oltre 345 mila visite e 12.300 utenti registrati. Ad acquistare i corsi sono state persone di 43 Paesi. La Simonit&Sirch Academy è anche la più grande Community di potatori di tutto il mondo.
Così, nel 2022, è stato aperto a Capriva un elegante Country Hotel, sede delle attività didattiche della Simonit&Sirch Academy, proprio nel cuore della pregiata area vinicola del Collio, vicino al Campus Mario Schiopetto, dove il Metodo Simonit&Sirch ha preso embrionalmente forma più di 30 anni fa, ora campo scuola per le prove pratiche nelle vigne. Simonit&Sirch ha acquisito la struttura (ex Baita) da Silvio Jermann e vi ha portato il suo stile, creando un luogo d’incontro aperto a tutti, in particolare alla gente di vigna e ai wine lovers, che qui trovano non solo un accogliente hotel dall’atmosfera rilassata e informale, ma possono anche vivere “glocals experiences” con i Vine Master Pruners.

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In copertina, il sindaco Sergio Sergon e Marco Simonit al taglio del nastro.

Trieste, Pinot nero grande protagonista anche nel ricordo di Giacomo Casanova

di Claudio Soranzo

TRIESTE – Si legge sull’etichetta Pinot nero, ma al Castello di Spessa si pronuncia Casanova. Sì, perché è stato proprio il libertino veneziano del 1700 a compiacersi alla grande del Pinot nero offertogli dal padrone del maniero friulano di quell’epoca, che piacque tantissimo al suo ospite illustre. Al punto che, dalla vendemmia successiva, gli fu attribuito – in suo onore – il nome di Casanova. Tanto che nella kermesse dedicata esclusivamente a tale vino, svoltasi domenica, nella Sala Tergeste del Grand hotel Savoia Excelsior Palace Trieste, le bottiglie del vino Doc Collio Casanova sono state tra le più gettonate. Cremoso, strutturato, persistente e di lunga vita, il Pinot nero delle colline di Spessa è stato assaggiato e degustato da una miriade di Wine lover, accorsi al piano terra dell’hotel di Riva del Mandracchio a farsi una cultura sulle varie tipicità del vitigno francese, che nei secoli ha trovato nel nostro territorio la sua seconda casa.


A organizzare l’evento l’Ais Fvg, l’associazione dei sommelier della nostra regione, che è riuscita a mettere assieme ben 39 produttori non solo del Friuli Venezia Giulia, ma anche di Slovenia e Croazia, che con la loro offerta del pregiato vino hanno soddisfatto le aspettative non solo degli intenditori più preparati, ma anche di semplici avventori che hanno trovato molto piacevole trascorrere un pomeriggio all’insegna del buon bere genuino. A spezzare i molteplici assaggi (ogni produttore ha portato diverse annate, da confrontare) ci ha pensato il salumiere della Baita Salez, che affettava i suoi prodotti a Km zero, denominati “l’insolito maiale”. Fettine di lardo, di salame e di pancetta e lonza affumicate, abbinate a pezzettini di pane hanno permesso agli ospiti di non trovarsi a disagio durante il rientro a casa, in caso di palloncino.
Tra i vari produttori presenti, in evidenza gli aderenti alla Rete d’impresa Pinot Nero Fvg, singoli vignaioli che si sono messi assieme in nome del pregiato vino per valorizzare l’autenticità del Friuli Venezia Giulia e dei suoi ineguagliabili vini. Le sette sorelle, le cantine aderenti alla rete, contano complessivamente 28 ettari di vigneto a Pinot nero, su circa 150 complessivi, dai quali ricavano ogni anno 150 mila bottiglie, sempre in leggera crescita rispetto agli anni precedenti. Tutte le cantine socie, che hanno maturato esperienze decennali e ventennali, hanno portato complessivamente 12 diverse tipologie di Pinot nero. Un progetto molto serio, il loro, in quanto capace di unire visioni diverse, per accrescere sempre di più la notorietà di tale tipo di vino. Queste le cantine aderenti: Antico Borgo dei Colli di Prepotto , località Novacuzzo; Antonutti Vini di Colloredo di Prato; Castello di Spessa di Capriva; Gori Agricola di Nimis; Jermann di Ruttars di Dolegna e Villanova di Farra; Masut da Rive di Mariano del Friuli e Russolo di San Quirino.


A completare il lotto di partecipanti abbiamo trovato i banchi mescita di Amandum di Moraro, Bajta di Sgonico, Burja Estate di Podnanos, Cantina di Cormons, Castello Sant’Anna di Cividale, Conte d’Attimis Maniago di Buttrio, Degrassi di Salvore, Feudi di Romans, Fiegl di Oslavia, Guerra Albano e Dario di Montina, Humar di Valerisce, Kabaj di Dobrovo, Kante Edi di Prepotto, Komianc di Giasbana, Marjan Simcic di Dobrovo, Murva di Moraro, Vigneti Pittaro di Codroipo, Pizzulin Denis di Prepotto, Rodaro di Spessa, Ronco Margherita di Pinzano, Rencel Wine di Duttoglie, Ronc Soreli di Novacuzzo, Tacoli Asquini di Bicinicco, Tenuta Bosco Albano di Pasiano, Tenuta Luisa di Mariano, Tenuta Stella di Dolegna, Tilia Estate della Valle del Vipacco (Aidussina), la Tunella di Premariacco, Villa Parens di Farra, Vina Bencina di Vipava e Zorzettig Annalisa di Spessa di Cividale.
Molto apprezzati anche i Pinot nero vinificati in bianco con le bollicine, e quelli non in purezza, soprattutto del Carso, con l’aggiunta di una piccola percentuale di Terrano. In precedenza alla degustazione, che si è protratta fino alle 21, un numero consistente di vignaioli si sono ritrovati in Sala Imperatore per un convegno moderato da Roberto Filipaz, vicepresidente dell’Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e all’interno alcune immagini della degustazione di domenica a Trieste.

 

 

Quei vini “eccellenti” decantati da Casanova (e piccole raffinatezze) nel Bistrot del Castello di Spessa

di Claudio Soranzo

CAPRIVA – Sei alla ricerca di un posticino intimo, elegante e raffinato, dove gustare prelibatezze da chef accompagnate da vini pregiati? L’abbiamo trovato noi: è il Bistrot denominato Il Gusto di Casanova e si trova nientemeno che all’ingresso del Castello di Spessa, a Capriva. Sì, proprio quel maniero, conosciutissimo e apprezzato non solo per l’ottima ospitalità, ma anche per la deliziosa ristorazione, l’eccellenza dei suoi vini, il suo favoloso campo da golf e, dulcis in fundo, una Spa da Settimo Cielo. E il nome assegnato da Barbara e Loretto, gli owner del Castello, è proprio dedicato al celeberrimo veneziano – Giacomo Casanova -, al suo gusto per le cose belle e intriganti della vita. Il piccolo Bistrot è ospitato in una saletta affrescata e impreziosita da un luminoso bow window con vista sul ristorante. Ospite a Spessa nel 1773, Giacomo Casanova dedicò al suo soggiorno varie pagine delle sue famosissime Memorie intitolate “Storia della mia vita”, dove raccontò fra l’altro che il maniero era circondato – come ancor oggi – da grandi vigneti, da cui proveniva “un vino eccellente”. Questo Bistrot non poteva quindi che essere dedicato a lui.

I grandi vini di Spessa.


Sono solo dodici i posti a sedere indoor, che regalano una piacevole privacy, e altrettanti tavolini apparecchiati nel parco all’ombra di gazebo e alberi secolari, in un luogo intimo e riservato dove conoscere i vini del Castello di Spessa e gustare, debitamente abbinate, delle piccole raffinatezze. Un angolo capace di far riaffiorare emozioni e sensazioni dimenticate, di creare l’atmosfera perfetta per fornire il giusto valore alle relazioni, durante un aperitivo appetitoso o uno snack gustoso.
Emblematica la frase di Casanova tracciata in corsivo sul muro esterno al locale, sopra le sue bifore, che ne sintetizza la filosofia: “Dove l’animo s’appaga, il palato s’accende”. Un attraente invito a concedersi una pausa golosa, ritemprante per il corpo e per lo spirito.
Ad accogliere gli ospiti è Giuliano Lorenzon, chef friulano con importanti esperienze maturate fra cucine prestigiose e stellate, che fa da condottiero lungo un percorso alla scoperta dei vini e dei distillati della tenuta – i veri protagonisti del Bistrot – accompagnati da piccoli, ma raffinati abbinamenti. Le materie prime sono selezionate con attenzione tra i produttori d’eccellenza del territorio, per delle proposte improntate a cura e semplicità. Sono prevalentemente fredde, partendo da selezioni di salumi e formaggi e proseguendo con fantasiosi piatti caldi e freddi e concludendo con le dolcezze artigianali.
Eccone alcune per stuzzicarvi l’appetito: Tartare di salmone, grappa La Delicata, yogurt e asparagi; Pollo di fattoria, hummus di lenticchie, ortiche, tarassaco e uovo marinato; Speck d’oca, Porcaloca e frico; Poke in cortile con riso, legumi, faraona, zucchine e porri; Risotto cacio e olivello spinoso, uova di trota e polvere di rapa rossa; Mini hamburger di manzo, lingua, guanciale e rafano; Caprini di Cividale, robiola e ciòc di un bèc; Caciotta sutina, strissulis, formadi frant al fico moro; Colomba, biscotti artigianali e zabaione con grappa Decisa e Perté; Crema al cioccolato fondente e grappa Decana.
Inserito nella Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia, il Bistrot è stato pensato come luogo deputato alla degustazione e alla valorizzazione dei vini dell’azienda Castello di Spessa, di cui si possono conoscere storia, metodi di produzione e curiosità, visitando le scenografiche cantine medievali scavate sotto il maniero, come pure il piccolo museo in cui sono esposti attrezzi, documenti e oggetti vari legati alla viticoltura e alla distillazione.
I vini sono raffinati e ad alta espressione territoriale, provenienti da un centinaio di ettari di vigneti e si articolano in tre linee: L’Eccellenza del Conte (i San Serff Bianco e Rosso, vini preziosi che invecchiano rispettivamente 7 e 10 anni), la Linea Collio (non più di 100 mila bottiglie annue, da uve di collina raccolte a mano), la Linea Isonzo (vini di pianura minerali, eleganti, verticali e particolarmente longevi). Ai quali si aggiungono le bollicine del Brut Metodo Classico “Amadeus” e la Ribolla gialla Brut Metodo Charmat “Perté”. Il Bistrot del Castello di Spessa Golf Wine Resort & Spa , aperto dal giovedì alla domenica dalle 11 alle 21.30, si trova nel famoso e decantato Collio Goriziano. Uno degli indirizzi di pregio dell’ospitalità del Friuli Venezia Giulia.

Un angolo di Bistrot.

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In copertina, lo chef Giuliano Lorenzon al tavolo di lavoro in Castello.

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

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In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

La Rosa dell’Isonzo protagonista con Antonino Venica al Castello di Spessa

di Claudio Soranzo

Continuano le serate d’eccellenza al Castello di Spessa, il rinomato maniero isontino che riesce a coniugare divinamente ospitalità, ottimi vini e cene gourmet. La più recente, messa in piedi dalla brigata dello chef Antonino Venica, riguarda uno dei prodotti d’avanguardia del nostro territorio: la Rosa dell’Isonzo. La specialissima varietà di radicchio rosso, custode di caratteristiche benefiche uniche, verrà raccontata durante la serata direttamente dal produttore, il titolare dell’Agricola Blasizza di Moraro. La protagonista della serata verrà deliziosamente declinata in quattro differenti piatti, a iniziare dall’antipasto per concludersi con il dessert. Ad accompagnare le portate faranno il loro ingresso in sala i pregiati vini del Castello di Spessa, magistralmente abbinati dal sommelier del ristorante e raccontati con dovizia di particolari, al punto da renderli ancora più intriganti.

Antonino Venica


I prelibati manicaretti dedicati alla Rosa dell’Isonzo e alle sue sfumature di colore e di gusto verranno serviti nelle deliziose sale della Tavernetta al Castello, una delle magiche dependance del maniero di Spessa di Capriva, attorniato da parchi, vigneti e campo da golf.
L’evento enogastronomico di pregio e qualità avrà inizio alle 20 di venerdì 24 febbraio, con prenotazione obbligatoria a causa dei posti limitati. E per chi non ama le sorprese rivelo subito il prelibato menu. Si comincia con il saluto della cucina: Insalatina con uovo di quaglia, acciughe del Cantabrico e aceto nostrano; si passa poi all’antipasto rappresentato dalla Rosa padellata su zuff di mais, carpaccio di sedano rapa, gratinato e “bagna caoda” di Pitina. A questo punto si passa al primo piatto, composto da Strudel di gries con la Rosa, su cremoso di Castelmagno e gocce di aglio nero, per poi continuare con il secondo, Paletta di manzo, purea di pastinaca e la Rosa fumé, e concludere con il dessert di Cannoli con ricotta di pecora e la Rosa candita, ganache e zabaglione alla grappa La Delicata, aromatizzata alla Rosa; caffè e golosezze.
Insomma, un menu da leccarsi i baffi, in un ambiente decisamente appropriato. E per finire un’interessante citazione poetica della famosa blogger Clara Giglio, riguardante proprio La Tavernetta al Castello: “Una location da sogno nel Collio goriziano: fuori le dolci colline dove le vigne producono i vini bianchi più buoni d’Italia, dentro una calda e raffinata atmosfera e la presenza del fogolar, che rende tutto intimo e piacevole; sullo sfondo il Castello di Spessa, in un piccolo angolo di paradiso che mi fa dire ancora una volta: il Friuli Venezia Giulia è una regione straordinaria!”.

Gran Premio Noè ricorda Roberto Felluga protagoniste le Donne del vino Fvg

di Claudio Soranzo

GRADISCA D’ISONZO – Una rappresentanza delle Donne del vino è stata al centro della tre giorni gradiscana (oggi ultimo giorno) dedicata al Gran Premio Noè, edizione autunnale. La kermesse enologica è riuscita per l’occasione ad aprire e ospitare parte del programma nei locali della conosciutissima enoteca La Serenissima, chiusa da qualche tempo e in attesa di una prossima definitiva riapertura. Oltre alle degustazioni del vino Friulano, che fino a 15 anni fa si chiamava Tocai, e alla presentazione di libri dedicati al vino, la cerimonia di premiazione si è svolta al teatro comunale con tanto di piccolo talkshow finale con parte delle donne premiate.

Le Donne del vino ieri a Gradisca.


Ad aggiudicarsi il riconoscimento sono stati Marco Primosig e la figlia Greta, ai quali è stata consegnata una targa per i traguardi qualitativi raggiunti dalla loro azienda vinicola; all’enologa giramondo, consulente del vino, Annarita Polencig e alla grafica Emanuela Cerato per la ricerca nel design e nella comunicazione di settore, mentre le statuette sono state appannaggio di Walter Filiputti, l’eclettico manager dell’enologia targata Fvg, nonché scrittore, docente e da sempre propositivo delle strategie di marketing; all’Associazione Città del Vino coordinata da Tiziano Venturini e a Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina, Città italiana del vino 2022. Grandi applausi quindi alle Donne del Vino Fvg (enologhe, sommelier, produttrici e ristoratrici), presiedute da Maria Cristina Cigolotti.
Un’emozione palpabile è arrivata dal palco quando è stato consegnato il premio a Ilaria Felluga, in ricordo del padre Roberto, salito a vendemmiare fra le nuvole un anno fa, a soli 63 anni. La figlia, che ne ha preso il testimone, ha portato anche i saluti del nonno Marco, che avrebbe voluto intervenire alla manifestazione, ma costretto a casa da acciacchi di stagione. Il patriarca Marco Felluga ha, infatti, festeggiato poco più di un mese fa il suo 95° compleanno, attorniato dal calore della sua grande famiglia, di parenti e conoscenti.
Sollecitata dal conduttore e organizzatore del Premio, Stefano Cosma, Ilaria ha spiegato quanto sia stato importante suo papà per farle comprendere come bisogna amare e curare la terra e i suoi frutti, nella fattispecie un vino così importante come quello prodotto nei loro vigneti, premiato e apprezzato in tutto il mondo. Ma qual è il valore aggiunto che può dare una donna nel mondo del vino? «Soprattutto quella sensibilità – ha affermato Ilaria Felluga – di poter vedere le cose a 360 gradi e quindi analizzarle al meglio e trarne le necessarie valutazioni, che non sempre un uomo riesce a cogliere. Ricordo ancora mio padre – ha concluso con voce commossa – che mi spronava sempre a tirar fuori quel qualcosa in più per poter affrontare ogni sfida importante, sia nella vita che nel lavoro. Ogni tanto mi diceva che io sono una di quelle donne che possono fare la differenza».

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In copertina, l’imprenditore Roberto Felluga tra i suoi amati vigneti del Collio.

Basilico e pesto, ma perché solo sulla Riviera Ligure e non anche in Fvg?

di Claudio Soranzo

GENOVA – A chi non piace il Pesto alla genovese? Prelibato, profumato, fresco e perfettamente adatto a condire a dovere una fumante pastasciutta. Ma vi siete mai chiesti perché lo fanno sulla Riviera Ligure e non lo facciamo anche noi sulla Riviera Friulana/Triestina? Si tratta di ingredienti, di suolo o di temperatura dell’aria? Tutte buone cose che abbiamo anche da noi, quindi andiamo a vedere come si fa e poi elaboriamo una nostra versione particolare: il pesto dell’Est, con i nostri formaggi e i nostri prelibati oli d’oliva extravergine del Carso Triestino.
Così, per scoprire il segreto di tanta bontà, siamo andati proprio sui luoghi di produzione, Genova e il suo entroterra, ma anche tutte le province della Liguria. E per andarci comodamente ci siamo affidati a una vettura adatta alle lunghe percorrenze, ma anche confortevole da ogni punto di vista. Si tratta della nuova Citroen C5 Aircross Plug-In Hybrid, dotata di sospensioni con Progressive Hydraulic Cushions (ammortizzatori idraulici progressivi) – che filtrano le asperità in maniera impareggiabile – e sedili Advanced Comfort, che rendono ineguagliabile il benessere a bordo.

Il basilico e il mortaio per il pesto.

 

Una coltivazione ad Albenga.

 

Una bella gita alle Riviere dei Fiori e di Ponente per scoprire i segreti del distretto florovivaistico per eccellenza, e scoprire come il Pesto alla genovese abbia conquistato il mondo. E’ un bell’andare con il nuovo Suv Citroen C5 Aircross che mantiene la promessa del comfort ai massimi livelli, grazie a una serie di soluzioni che rendono omaggio allo storico patrimonio costruttivo della Marca. La propulsione della variante Plug-In Hybrid, infatti, punta a soddisfare la versatilità che fa parte della più autentica connotazione Suv: tutti i vantaggi della modalità 100% elettrica, a zero emissioni in città e per i tragitti quotidiani, e del motore termico per gli spostamenti più lunghi.
Dopo un lungo attraversamento in autostrada coast-to-coast la Citroen C5 Aircross scelta per l’occasione si dimostra perfetta per percorrere la strada che collega Genova a Ventimiglia, dove centinaia di serre fanno la loro comparsa lungo le colline che si affacciano direttamente sul mare ligure, con Sanremo capitale della floricoltura italiana d’eccellenza.
Con una superficie di quasi 30 mila ettari, 21mila aziende danno occupazione a circa 100mila addetti, mentre 14mila imprese coltivano specificatamente fiori e piante da vaso. Dal punto di vista geografico, Sanremo si focalizza sul fiore reciso, mentre ad Albenga si concentrano le piccole piante in vaso, settore in cui la città ligure occupa la posizione di leader mondiale per le piante aromatiche. Gli ingredienti alla base del successo dell’ennesima eccellenza produttiva italiana includono: la qualità del prodotto finale, il clima favorevole e la vicinanza ai mercati di sbocco. Con quest’ultimo elemento viene favorita la freschezza del prodotto e si minimizzano i costi di trasporto.

Citroen C5 Aircross in Liguria.

Ma torniamo un attimo a magnificare il comportamento su strada della C5 Aircross che in modalità Hybrid – quando i due motori uniscono le forze per fornire una potenza complessiva di 225 CV – fornisce un consumo ottimizzato e un piacere di guida incomparabile. La coppia di 320 Nm è disponibile fin da subito e si avvantaggia della presenza del motore elettrico, con cui in modalità Electric raggiunge fino a 55 km di autonomia.
Intanto, a destinazione constatiamo che la freschezza è sicuramente alla base del basilico ligure, con cui viene preparato il popolare Pesto alla genovese, che si ottiene pestando in un mortaio il basilico con sale, pinoli e aglio, il tutto condito con Parmigiano Reggiano, formaggio Fiore Sardo e olio extravergine di oliva. Si ricava quindi una salsa in cui gli ingredienti sono amalgamati a freddo, non cotti. Per questa caratteristica, gli ingredienti non perdono le originali caratteristiche organolettiche.
Il clima, il terreno naturale e la coltivazione sul versante marittimo della Liguria rendono l’aroma del Basilico Genovese Dop unico e inconfondibile. In particolare le province di Genova, Imperia, La Spezia e Savona sono impegnate nella coltivazione di basilico, mentre annualmente il “Campionato del Mondo di Pesto” incorona a Genova un campione tra 100 concorrenti che si sfidano per il miglior Pesto genovese al mortaio.

Un’azienda a Cavallino Treporti.


Alla base dell’esclusivo livello di comfort abbiamo trovato le varie asperità della strada assorbite in maniera esemplare: buche, solchi, dossi e altri elementi sulla carreggiata sono stati neutralizzati da finecorsa idraulici, derivati dall’esperienza di Citroën nelle competizioni automobilistiche estreme. In evidenza anche il comfort dei sedili, che si confermano autentica firma degli abitacoli Citroen: già al primo sguardo si nota la lavorazione a effetto trapuntato, che lascia presagire il benessere assicurato da una schiuma morbida da 15 mm in superficie. Un ulteriore strato di schiuma ad alta densità nella struttura dei sedili offre morbidezza, stabilità e comfort a lungo termine. Nel contempo le sedute dagli ampi schienali offrono un sostegno rafforzato, amplificato dalle regolazioni multiple sui sedili.
Il basilico si rivela quindi l’ingrediente “segreto” che rende unico il Pesto alla genovese, mentre la Riviera dei Fiori si conferma come l’ennesima eccellenza produttiva del Belpaese. In maniera analoga il Suv Citroen C5 Aircross Plug-in Hybrid sublima l’attenzione al comfort che da sempre contraddistingue la marca francese, in un elegante design che ne racchiude le esaltanti prestazioni e l’efficienza della sua propulsione di ultima generazione.

Serre sulla Riviera Ligure.

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In copertina, il pregiato basilico di Albenga capitale delle piante aromatiche.

 

A Strassoldo un assaggio d’autunno tra i colori del giardino e la storia del Castello

di Claudio Soranzo

Tre giorni incredibili ha vissuto il Castello di Strassoldo di Sopra grazie alla 48ma edizione di “Magici Intrecci Autunnali”: una folla manzoniana è entrata nell’antico maniero e ha calpestato il selciato, le stradine, i vari percorsi interni e il parco per tuffarsi nel bello e incamerare energie positive. Un immaginario filo magico li ha guidati attraverso il pianoterra e il primo piano (aperto per la prima volta dopo tre anni) del palazzo principale, i giardini degli armigeri, il parco, la pileria del riso, il brolo e la cancelleria, addobbati con scenografiche decorazioni autunnali – che costituiscono da sempre una delle attrattive più ammirate dell’evento – alla scoperta di più di 100 espositori selezionati, provenienti da tutt’Italia.


Un’occasione ghiotta per acquistare per tempo i regali natalizi, non banali e difficili da trovare altrove. Molteplici le proposte, rigorosamente “handmade”, decorazioni e arredi per la casa e il giardino, capi sartoriali ricercati, cappelli, cerchietti, lampade, borse e pochette di ogni forma, lavorazioni al telaio, scarpéz, oggetti antichi e di brocantage, cosmetici naturali, profumi, candele di soia e cera d’api, gioielli d’oro, argento, rame e bronzo con pietre preziose e perle, bigiotteria, creazioni in fildiferro, vimini, carta, vetro, ferro, lana cotta, legno e ceramica.
Nell’antico brolo hanno esposto i propri prodotti rinomati vivaisti con piante particolari e rare, lieti di elargire buoni consigli agli attenti e interessati visitatori. Non sono mancate golose cioccolate, torte glassate, biscotti e pasticcini, primizie dell’orto e loro derivati, preparati a base di peperoncini coltivati in Friuli, marmellate, pani speciali, grappe di fiori ed erbe, mieli, prosecco e vini premiati, olio extravergine d’oliva umbro, formaggi della Franciacorta e vero aceto balsamico di Modena.
L’incedere dell’autunno con le sue calde tonalità ha reso il castello e i suoi giardini ancora più magici, nel momento in cui la natura mette in scena il suo ultimo incantevole atto prima del letargo invernale. L’evento – che si è tenuto in tutta sicurezza nel rispetto delle normative anti-Covid – si è svolto con un tempo atmosferico decisamente buono, favorendo l’arrivo di migliaia di persone, che hanno invaso i numerosi e capienti parcheggi, realizzati anche in zone verdi campagnole. Diversi anche i pullman, soprattutto la domenica, che sono arrivati a Strassoldo da ogni dove per portare appassionati dei mercatini e della vita all’aria aperta.


La rassegna è stata arricchita da una serie di piacevoli iniziative collaterali, tra le quali un corso di potatura delle clematidi presso il vivaio Fior di Rosa; una conversazione sui giardini con Giulio Baistrocchi (plant hunter), lieto di consigliare al pubblico quali piante acquistare; una mostra di galline ornamentali curata dall’Associazione Friulana Avicoltori; laboratori per bimbi 5-11 anni “Magie di fiori e colori”; alla scoperta dei colori nascosti tra piante, fiori e bacche del parco; visite guidate esterne ai borghi dei due castelli e a quello della chiesetta di Santa Maria in Vineis con ritrovo sotto il tiglio secolare. Come pure visite naturalistiche “Lungo le rive del Limburino, tra parchi e boschi” attraverso il Natòc, guidati da Barbara Strassoldo, e anche le delizie del violino di Roberta Righetti, che ha attirato i presenti sulla terrazza sul parco.
Frequentati anche i corsi di tessitura tenuti da Daniela Possenti; come pure il punto didattico dedicato ai rettili della zona delle risorgive, per la tutela delle specie innocue e utili e la conoscenza dei comportamenti da adottare. Frequentatissimi – e non poteva essere di meno – i due angoli ristoro e lo stand degli Alpini a Villa Vitas con gnocchi alla zucca, buoni affettati, formaggi e vini locali.
Una nota non positiva notata dai visitatori è stata la mancanza in quasi tutti gli stand dei prezzi bene in vista della merce esposta, che ha creato ingorghi di persone in attesa di essere informati a dovere. Una nota positiva invece la grande gentilezza e dovizia di spiegazioni da parte degli standisti.

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In copertina e all’interno tre immagini della festa d’autunno al Castello di Strassoldo.

 

Su e giù per il Collio a vendemmiare con la compatta che ricorda il giallo Ribolla

di Claudio Soranzo

Autunno, tempo di vendemmie. Uva bianca, uva nera, filari stretti e larghi, su in collina, su irti pendii. Così siamo andati a raccogliere l’uva, naturalmente con un’auto che non sia ingombrante, ma piccola e discreta, nonché agile e potente per sgusciare fra i filari colmi del nettare degli Dei. Per questa nuova esperienza abbiamo scelto la vettura più adatta allo scopo e cioè la compatta Mini Cooper S, del colore più appropriato, un verde scuro che non desse fastidio all’ambiente circostante, impreziosito da sottilissime righe “giallo Ribolla” sul cofano. Un abbinamento perfetto che ci ha acconsentito di fare bellissima figura, in un ambiente agricolo tranquillo e pacato.

Al Castello di Spessa.


Con la sprintosa vettura di Casa Bmw ci siamo addentrati nel Collio goriziano, partendo dal lato sloveno (denominato Brda) e più precisamente dalla stazione di servizio di Vipolze, dopo aver fatto benzina a un prezzo davvero conveniente: 1,354 euro al litro. E via prima in modalità Eco e poi in Sport sulla impegnative curve collinari, piccole “S” e tornanti semiaperti, per mettere a fuoco le possibilità corsaiole della Cooper S, stabile e manovrabile come un go-kart, con uno sterzo forse un po’ troppo diretto, ma che basta farci la mano per domarlo a dovere.

Vigneti e vini della cantina castellana.


Al termine della galoppata siamo “atterrati” fra i vigneti del Castello di Spessa, belli, rigogliosi e pronti a farsi vendemmiare. E così, osservati dai giocatori di golf impegnati sull’adiacente campo in un torneo internazionale, abbiamo ammirato le uve a bacca bianca e a bacca nera dai nomi importanti, dalle quali si ricavano splendidi vini come la Ribolla gialla, il Friulano, lo Chardonnay, i Pinot bianco e grigio, il Sauvignon tra i bianchi, e i Cabernet franc e sauvignon, il Merlot e il Pinot nero tra i rossi. Senza contare le specialità dell’azienda vinicola castellana che rispondono ai nomi originali di Segré (Sauvignon Cru), Torriani (Merlot) e Casanova (Pinot nero). Nonché due Perté (Verduzzo il primo e Ribolla gialla spumantizzata il secondo), senza dimenticarci dell’ultimo gioiello dell’owner Loretto Pali e dell’enologo Enrico Paternoster, l’ormai affermato, fragrante ed elegante Amadeus, un Vsq (vino spumante di qualità) brut millesimato di recentissima produzione.
Un percorso che ha attraversato tutti i vigneti dell’azienda dai nomi specifici per le coltivazioni, tipo Torriani, Rassauer, Joy Casanova Santarosa, i più a nord, e quindi Segré e Yellow Hills in basso, che circondano bellissimi casali e case di caccia. Insomma, un tragitto sensoriale che ci ha fatto respirare l’aria della vendemmia e fatta venire l’acquolina in bocca pensando al vino che ne uscirà. Un percorso che si può fare un paio di volte l’anno durante le manifestazioni dei “Castelli Aperti”, con relativa visita anche alle cantine, al percorso Casanova e ad alcune sontuose stanze dell’antico maniero. Ma anche alloggiando al Golf Wine Resort, oppure rilassandosi alla Vinum Spa, un’oasi di salute e serenità davvero da non perdere.

Tra Collio goriziano e Brda slovena.

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In copertina, grappoli perfettamente maturi pronti a regalare i prestigiosi bianchi Collio.

Stampa agricola Fvg, Morandini resta leader. Amos D’Antoni acclamato presidente onorario

L’impegno, infaticabile, di Carlo Morandini a favore della corretta informazione in agricoltura ha avuto il meritato riconoscimento. Il giornalista, della testata Arc dell’Amministrazione regionale, è stato infatti riconfermato alla presidenza dell’Arga Fvg, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia. La rielezione, con voto unanime, è avvenuta durante il Congresso regionale riunitosi a Silvella di San Vito di Fagagna, a Villa Micoli D’Orlandi, presente il segretario generale Unaga, Gian Paolo Girelli. Nel direttivo regionale è stato riconfermato anche Claudio Soranzo, alla vicepresidenza per la provincia di Gorizia, mentre vicepresidente per quella di Trieste è risultato Furio Baldassi. Nel contempo, Marco Buzziolo, già responsabile della sezione Cultura del sodalizio giornalistico, è stato eletto vicepresidente per la provincia di Udine. Mentre per quella di Pordenone si è registrata la new entry Gigi Di Meo. Ida Donati, invece, stata confermata nel ruolo di segretario-tesoriere, mentre Enrico Leoncini è stato nominato revisore unico e Giorgio Bellini responsabile del collegio dei probiviri. Acclamato, infine, all’unanimità presidente onorario Amos D’Antoni, già segretario generale di Arga Fvg e vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti Fvg. Da molti anni, D’Antoni cura l’ufficio di rappresentanza udinese dell’Ordine dei giornalisti e dell’associazionismo di categoria e tuttora fa parte dello staff che si occupa della popolare trasmissione “Vita nei campi”, su Rai Radio 1.
Nel contempo, Morandini ha ringraziato i componenti uscenti del direttivo, Giuseppe Longo e Antonio Buso, rispettivamente per le province di Udine e di Pordenone, per l’impegno profuso, evidenziando il disegno di valorizzare le professionalità esistenti sul territorio con l’apporto di vicepresidenti ai quali sono stati assegnati compiti di animazione locale. Ha sottolineato che il ruolo della stampa specializzata – ma anche di Arga Fvg e di Unaga, che è l’organizzazione nazionale – è quello di favorire la corretta informazione dei cittadini. Un compito sempre più difficile – ha sottolineato – a causa delle particolari dinamiche della società e della situazione contingente, che può essere perseguito con maggiore efficacia da professionisti preparati e in grado di trasmettere informazioni e notizie sulla realtà del territorio con consapevolezza e nel rispetto delle fonti. Per questo, Arga Fvg ha organizzato, e continua a organizzare, corsi di formazione anche mirati, riguardanti i vari aspetti del settore primario. Pertanto, sono già allo studio eventi formativi, anche con i crediti professionali riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti, che avranno per tema l’arte e il giornalismo, le false notizie nel mondo faunistico-venatorio, nell’agricoltura in generale, le tematiche ambientali e forestali. In quest’ottica, Arga Fvg – ha ricordato infine il presidente Morandini – proseguirà nella collaborazione con Assoenologi Fvg e Unione cuochi Fvg, oltre che con il Club per l’Unesco di Udine e la sezione friulana di Italia Nostra, tanto per citare alcuni enti e sodalizi. Nel contempo, Arga Fvg continuerà a organizzare i Premi giornalistici Isi Benini-Città di Udine, Carati d’autore, Valerio Ghin e Voce dell’Adriatico, mentre è allo studio l’organizzazione del Premio giornalistico Piero Villotta, dedicato al compianto presidente onorario di Arga Fvg scomparso due anni fa.

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In copertina, il riconfermato presidente di Arga Fvg Carlo Morandini.