Città del Vino, grande successo per il Concorso enologico internazionale. E i giudizi espressi a Gorizia l’8 luglio saranno svelati in Campidoglio a Roma

(g.l.) «Una importante edizione del Concorso internazionale Città del Vino, giunto alla 22ma edizione, che si conferma per qualità dei territori enologici e delle produzioni e occasione strategica per attirare aziende vitivinicole da tutto il mondo». Il presidente nazionale di Città del Vino, Angelo Radica, traccia un bilancio molto positivo della grande manifestazione che si è appena conclusa, con notevole successo, a Gorizia, Città del Vino che con la contermine Nova Gorica si appresta a debuttare come Capitale europea della cultura 2025. «Siamo molto soddisfatti – gli fa eco Tiziano Venturini, coordinatore delle Città del Vino Fvg – per il successo di questo grande lavoro di squadra tra tutte le nostre Città del Vino regionali insieme ai partner di Gorizia e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, senza dimenticare la grande collaborazione con la Slovenia».


Con l’asta benefica di vini internazionali – la quale, bandita da Stefano Cosma, ha permesso di raccogliere oltre mille euro per la ripiantumazione di aree transfrontaliere del Carso tra Italia e Slovenia distrutte dagli incendi del 2022 – si è conclusa infatti la tre giorni isontina della giuria del 22° Concorso Enologico Internazionale Città del Vino e 5° Grappa Award. I giurati, ospiti per le degustazioni nella storica sede dell’Unione Ginnastica Goriziana, hanno anche potuto conoscere le eccellenze del Friuli Venezia Giulia grazie a una serie di viste guidate sul territorio. Invece, i wine lover ogni giorno nella stessa sede hanno potuto degustare vini internazionali. Ora la fase successiva sarà a Roma dove in Campidoglio l’8 luglio saranno rivelati e premiati i vini e grappe vincitori e le Città del Vino a cui appartengono le cantine che hanno ottenuto il riconoscimento. Si sa già che quelli del Friuli Venezia Giulia hanno ricevuto diversi premi: 6 Gran Medaglie d’Oro e 21 Medaglie d’Oro, oltre a Medaglie d’Argento e altri riconoscimenti speciali.


«Siamo lieti di aver potuto contribuire al format di successo del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino con alcune innovazioni come le degustazioni aperte al pubblico e l’asta benefica le quali, speriamo, possano essere prese in considerazione anche per le edizioni future. Grazie anche al gran cuore di chi ha partecipato all’asta e a tutti coloro, a partire dai membri del Coordinamento regionale Città del Vino, che hanno reso possibile con il loro lavoro questa edizione goriziana», ha affermato Tiziano Venturini, leader Fvg delle Città del Vino. «Voglio sottolineare – ha aggiunto il presidente nazionale Radica – le ottime performance di nuovi Paesi partecipanti come Libano e Israele e le buone partecipazioni di Cile e Messico anch’essi alla loro prima partecipazione. Successi per i vini italiani, da Nord, Centro e Sud: nelle selezioni di Città del Vino il pregio di valutare i vini non solo dal punto di vista tecnico (per la loro qualità oggettiva), ma soprattutto per il loro legame con il territorio, per la loro capacità di emozionare e per ribadire il valore del rapporto tra le aziende e i Comuni. Essere Città del Vino è un valore aggiunto per le cantine di tutta Italia». «Edizione del Concorso che ha visto l’organizzazione logistica del Coordinamento regionale Friuli Venezia Giulia di Città del Vino – ha concluso il direttore Città del Vino, Paolo Corbini –, un grande impegno ed una bella visibilità, anche in vista della Capitale europea della cultura Nova Gorica-Gorizia del 2025».

L’evento goriziano è stato organizzato dall’Associazione nazionale Città del Vino tramite il suo Coordinamento del Friuli Venezia Giulia (che vanta in regione 39 Comuni membri e 6 Pro Loco) assieme a PromoTurismoFvg e Gect Go – Go!2025 Nova Gorica Gorizia. Il tutto in collaborazione con Unidoc Fvg, Assoenologi, Ais Fvg, Consorzio Tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo, Consorzio Collio, Isis Pertini Monfalcone, Pro Loco Gorizia, Unpli Fvg e con il sostegno di Banca 360 Fvg.

In copertina e qui sopra due immagini del lavoro dei giudici a Gorizia; all’interno, il saluto del presidente nazionale Città del vino, presenti il consigliere regionale Diego Bernardis, il coordinatore regionale Tiziano Venturini e il direttore  nazionale Paolo Corbini; infine, un momento dell’asta benefica battuta da Stefano Cosma.

Ritorna il Ribolla Gialla Wine Festival. Tante novità a San Vito al Tagliamento: anche una selezione tra le cantine Fvg

Ritorna il Ribolla Gialla Wine Festival a San Vito al Tagliamento, Comune con maggiore superficie vitata del Friuli Venezia Giulia e membro delle Città del Vino. La macchina organizzativa, guidata dall’Assessorato alla Vitalità, si è messa in moto e in attesa del programma ufficiale si sa già che ci saranno diverse novità, a partire dalla durata e dagli aspetti legati al fulcro della manifestazione: l’enogastronomia d’eccellenza del territorio. Non solo, la collaborazione con Fondazione Pordenonelegge porterà in città grandi nomi che saranno prossimamente svelati.


«La prima edizione dello scorso anno – commenta l’assessore alla Vitalità, Andrea Bruscia – è stata molto partecipata e ha promosso San Vito al Tagliamento come punto di attrazione attraverso un concetto vincente, ovvero quello del vino e cibo come cultura. Abbiamo creato un festival incentrato sulla qualità e la ricercatezza dell’offerta sia enogastronomica che culturale. Un format fresco come un calice di Ribolla gialla, vino simbolo della nostra regione, che è stato molto apprezzato dal pubblico e sulla cui strada vogliamo non solo continuare ma anche investire nuove energie ampliando il progetto». Infatti, rispetto alle due giornate dello scorso anno, il Festival questa volta sarà sviluppato su tre giorni, con apertura il 31 maggio e prosecuzione il 1 e 2 giugno. Alla prima edizione avevano fatto il loro esordio le casette acquistate dal Comune che poi hanno arricchito varie manifestazioni cittadine lungo il corso dell’anno.
«E l’area dedicata al wine & food – aggiunge Bruscia – sarà ampliata con nuovi punti curati da cantine, ristoratori e truck food: oltre alle zone confermate dello scorso anno in piazza del Popolo, Loggia e piazzetta Pescheria andremo a coprire anche la corte del Castello e lo spazio antistante alle Poste. Offerte enogastronomiche che s’integreranno con il resto del programma, sempre incentrato su momenti di coinvolgimento, anche per i giovani. L’area si amplia anche perché si aggiungono due giorni di mercatino dell’artigianato in centro storico dedicato al tema della Ribolla Gialla con decine di espositori».
Proprio in questi giorni è stato aperto il bando per la manifestazione d’interesse alla gestione delle casette (curato insieme a C’entro anch’io – Associazione Sviluppo e Territorio): c’è tempo fino al 30 aprile cliccando il link https://tinyurl.com/5n9axppx. Altro bando aperto è quello della novità riguardante la Selezione enologica dedicata alla Ribolla gialla. «Durante il festival – sottolinea ancora l’assessore – premieremo le migliori Ribolle gialle prodotte dalle cantine del Friuli Venezia Giulia. Una selezione di prestigio del quale insieme ai Consorzi stiamo curando la promozione presso le aziende vitinivicole. Sono già diverse le cantine iscritte e nella seconda metà di maggio a Palazzo Rota, sede municipale, avremo le degustazioni della giuria di qualità, la quale sceglierà le migliori ribolle che poi andremo a premiare durante il festival».
Infine, il programma culturale. «Stiamo lavorando con Fondazione Pordenonelegge – conclude Bruscia -, che ringrazio per aver intrapreso con noi questa importante collaborazione, per degli incontri in piazza con grandi nomi della cultura di tema culinario e non solo: a breve potremo ufficializzare le prime presenze».

Casarsa, subito grande successo per la storica Sagra con premiazione degli spumanti e un grato ricordo di Pittaro. Domani vertice delle Città del vino Fvg

Grande cerimonia di apertura per la 76ma Sagra del Vino di Casarsa della Delizia, con gli spumanti del Friuli Venezia Giulia al centro della scena grazie alle premiazioni della decima Selezione Filari di Bolle. E con un ricordo speciale di Pietro Pittaro, recentemente scomparso. L’inaugurazione ha visto la presenza di Vannia Gava, viceministro all’ambiente e sicurezza energetica, accolta dal sindaco Claudio Colussi, dal presidente della Pro Loco Antonio Tesolin e dal presidente dei Viticoltori friulani La Delizia Manuel Praturlon. Sono intervenuti anche Natalino Domenico Manno e Giuseppe Solimene, prefetto e questore di Pordenone, Pietro De Marchi, presidente delle Pro Loco Fvg, Fabio Dubolino, presidente di Confcooperative Pordenone, Sabrina Francescutti, presidente di Coop Casarsa, ed Ester Pilosio, consigliere di Banca 360 Fvg. In sala anche il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Roberto Spinola, e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Davide Cardia.

Tutti i premiati per gli spumanti.


Nell’occasione sono stati premiati, con una fotografia d’autore del maestro Elio Ciol incorniciata dallo studio Il Glifo, i vincitori di Filari di Bolle. Oltre 60 i vini in concorso, come spiegato dal presidente della giuria Pierangelo Dal Mas, delegato di Pordenone dell’Associazione italiana Sommelier Friuli Venezia Giulia.
Dal Mas ha giudicato i vini in anonimo assieme ad Alberto Costa (Ais Veneto), Andrea Braida (Assoenologi), Tiziana Canzutti (Città del Vino Fvg), Stefano Cosma (Vinibuoni d’Italia, direttore di Bubble’s e di Fuocolento), Franco Franchini (sommelier ed enologo per le Città del Vino), Maria Teresa Gasparet (Sorsi e Percorsi), Giovanbattista Bianco (Onav), Bruno Pittaro (Consorzio tutela delle Doc Fvg), Rodolfo Rizzi (Consorzio tutela delle Doc Fvg), Sergio Schinella (Assoenologi), Vladimiro Tulisso (Ais Fvg). E inoltre Adriano Del Fabro (direttore di Sole Verde), Giorgio Cattarin (Ambasciatore delle Città del Vino e membro del coordinamento regionale delle stesse), Giuseppe Cordioli (QB) e Giuseppe Longo (Ambasciatore delle Città del Vino e responsabile di Vigneto.Friulivg.com).
Il premio per la categoria Metodo Charmat Prosecco Doc è andato allo spumante Prosecco Doc Brut della cantina Colutta di Manzano. A ritirare il premio è stato Giorgio Colutta.
Paolo Pittaro, della cantina Pitars di San Martino al Tagliamento, ha invece ritirato due premi: quello per il Metodo Charmat Ribolla gialla allo spumante Ribolla gialla Brut N.V. e quello Metodo Charmat allo spumante Prosecco Rosé Millesimato 2023 Brut.
Il Premio Metodo Classico è andato allo spumante Vsq Talento MC Brut Etichetta Oro 2017 della cantina Vigneti Pittaro di Codroipo. Ha ritirato il premio Stefano Trinco, enologo e responsabile della produzione. Prima della premiazione, come detto, Pietro Pittaro, decano dei vignaioli friulani recentemente scomparso, è stato ricordato con affetto per la sua vicinanza a Casarsa dallo stesso presidente Tesolin e del presidente dell’associazione Forum Democratico, Pierluigi Rosa.
Infine riconoscimento Miglior etichetta e Packaging allo spumante Prosecco Doc Brut della cantina Bessich di San Quirino. Ha ritirato il premio Alessandra Bessich.
Riconoscimento per la miglior etichetta per Bessich di Roveredo in Piano.

Trinco ricorda Pietro Pittaro.

Intanto, grande avvio anche dal punto di vista popolare per la 76ma edizione della Sagra del Vino di Casarsa, grazie al ponte del 25 aprile che ha visto la presenza di moltissimi visitatori. Ora si riparte per un nuovo weekend in cui tra le tante proposte spiccano alcuni approfondimenti sul mondo del vino e del cibo: i convegni su alimentazione e benessere e con le Storie di donne nell’agroalimentare oggi 27 aprile; il convegno della Città del Vino con incontro tra la realtà di Casarsa e quella di Sesto al Reghena domani mattina; lo show cooking a partecipazione libera in cui gli chef dello Ial di Aviano che prepareranno leccornie con i prodotti Coop Casarsa e i vini La Delizia il pomeriggio di domani il convegno su vino e antica Roma sempre domani pomeriggio. In più, lunedì 29 aprile la giornata dei Ragazzi in festa offerta dai gestori Luna Park agli studenti territorio.

PROGRAMMA DI OGGI – La Sagra si aprirà alle 8 con Autoemoteca Avis, nel giardino di Palazzo Burovich de Zmajevich, a cura dell’Avis comunale. Alle ore 9, alle 12 e dalle 16 alle 20 apertura straordinaria della biblioteca civica Nico Naldini. Alle 11 a Palazzo Burovich de Zmajevich, Nutrire Corpo e Mente – Alimentazione, salute, benessere. Impariamo a nutrire il corpo e la mente per raggiungere un benessere consapevole. Modera l’incontro Paola Gottardo Event Specialist di Bacco&Demetra. Presenta Maria Teresa Gasparet. In collaborazione con Direzione Nutrizione Prevenzione Srls di Pordenone.
Alle 17, Trucca Bimbo con Alexia in piazza Italia. Ottica Franceschetto mette a disposizione dei vostri bambini Alexia, la truccatrice di Masterchef, che saprà rendere magico il loro pomeriggio con fantastici trucchi da supereroe, principessa o animaletto preferito. Alle 17, a Palazzo Burovich de Zmajevich Storie di Donne: quattro giovani professioniste si raccontano. Un incontro in cui tre giovani professioniste dell’agroalimentare in un dialogo con Maria Teresa Gasparet sommelier di Sorsi e Percorsi, ci parleranno della passione che le guida quotidianamente nella loro professione, dei loro prodotti e degli abbinamenti a tavola. Si tratta di Linda Del Ben, responsabile marketing dell’azienda di famiglia Del Ben Formaggi e maestra assaggiatrice Onaf (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio), Ketty Gregoris, responsabile della Macelleria da Loris di Ligugnana, Sara Della Bruna e Irene Gagliazzo, enologhe della cantina Cason di San Vito al Tagliamento. Presenta Paola Gottardo, event specialist di Bacco & Demetra.

Le super-bottiglie di Filari di Bolle.


Alle 18 apertura del luna park e dei chioschi enogastronomici. Alla stessa ora, allo Zeb Café, La coppia che scoppia con Dj Carinz e Chiarola. Alle 20, al ristorante Posta, Rock Side, tributo a Lucio Battisti. Alle 21, in piazza Cavour, esibizione di caraibico, salsa, merengue, bachata con la straordinaria esibizione dei campioni del mondo di Bachata Antonio & Jenny, a cura di Oasi Danze&Fitness di Casarsa. Alle 21, da Birrelia e Caffè Manù, esibizione live Knl. Alle 21.30 al bar Agli Amici, Stasera si suona – musica dal vivo con i tipi e Birra Ceca Starobrno Czech.

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In copertina, la consegna del premio a Vigneti Pittaro per il miglior spumante classico.

(Foto Devis Solerti)

Borgo dei Borghi, cinque Città del Vino (anche Muggia) in lizza per il titolo 2024: gli auguri del presidente Angelo Radica

Dalle Città del vino un grande augurio ai 5 Comuni finalisti del Borgo dei Borghi 2024. In totale sono 20 (uno per regione) i Comuni che si contenderanno il titolo di Borgo dei Borghi. La proclamazione del vincitore della 11ma edizione avverrà domenica 31 marzo, il giorno di Pasqua, in prima serata su RaiTre.
I cinque borghi Città del Vino sono: Guarene (Cuneo) per il Piemonte; Muggia (Trieste) in rappresentanza del Friuli Venezia Giulia; Castelvetro di Modena per l’Emilia Romagna; Peccioli (Pisa) per la Toscana; e Crecchio (Chieti) che rappresenta l’Abruzzo.

Angelo Radica


«Facciamo il tifo per i nostri splendidi cinque Comuni Città del Vino, che si contendono il titolo di Borgo dei Borghi – sottolinea il presidente dell’Associazione nazionale, Angelo Radica -. Essere Città del Vino rappresenta un valore aggiunto: sono tutti Comuni dalla grande vocazione vinicola, in cui la componente pianificazione urbanistica, mantenimento del territorio nel migliore dei modi, la promozione in termini di enoturismo, sono valori importanti dal punto di vista socio-economico. Un grande augurio ai nostri cinque borghi per la serata finale del 31 marzo. Invito tutti gli amici dei 500 Comuni delle Città del Vino a votare per i nostri finalisti sul portale del Borgo dei Borghi».

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In copertina, Muggia con il suo suggestivo porticciolo nel Golfo di Trieste.

La Festa del vino di Bertiolo ha 75 anni: dai prodotti locali alla fiera-concorso Fvg

«Festa e vino sono due parole che qui tengono unita una comunità e che negli anni si sono arricchite di valori nuovi. Vi è però un valore antico: il piacere di stare insieme, di parlarsi dal vivo, di trascorrere del tempo felice, di vivere delle storie che restano nei ricordi del paese e dei suoi cittadini». È questo il messaggio che il vicepresidente con delega alla Cultura e sport, Mario Anzil, ha portato, assieme ai saluti del governatore Massimiliano Fedriga e di tutta l’Amministrazione regionale, alla cerimonia di apertura della 75ma Festa regionale del vino Friulano di Bertiolo.

All’evento di apertura erano presenti anche il sindaco di Bertiolo Eleonora Viscardis, il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, il presidente della Pro Loco Bertiolo Marino Zanchetta, quello dell’Unpli Fvg Valter Pezzarini e Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino (alle quali fa parte anche Bertiolo). Anzil ha poi consegnato una targa di riconoscimento da parte della Regione Friuli Venezia Giulia al sindaco Viscardis per l’impegno rivolto alla promozione della Festa, mentre il presidente Bordin ha consegnato il sigillo del Consiglio regionale alla Pro Bertiolo.
«Parole di gratitudine, di vivo apprezzamento per aver voluto promuovere le eccellenze del nostro territorio con passione e impegno – ha richiamato Anzil – sono quelle che la Regione rivolge oggi al Comune in questa straordinaria sala, nella cornice di una straordinaria rassegna di cantine che sono l’eccellenza della nostra produzione vitivinicola».

La Festa del vino è nata con l’apertura dei chioschi nelle corti delle case per la vendita del vino locale, per poi registrare una svolta una quarantina d’anni fa con l’apertura dell’enoteca e l’avvio della fiera-concorso a cura di Assoenologi per l’assegnazione dei premi regionali. Il programma si sviluppa su tre fine settimana – a cavallo della ricorrenza di San Giuseppe – e include anche momenti di valorizzazione dei prodotti regionali tra cui la Pezzata rossa, una serata dedicata ad una Pro Loco ospite (Morsano), un raduno nazionale di motociclette, eventi per bambini e famiglie, una serie di iniziative culturali e musicali collaterali.

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In copertina e all’interno alcune immagini della cerimonia inaugurale a Bertiolo.

(Foto Regione Fvg)

Collio, quando la “Secessione viennese” ispira le etichette di grandi vini: l’esperienza dei Komjanc a San Floriano

di Giuseppe Longo

SAN FLORIANO – Ma cosa hanno in comune i vini del Collio con la Secessione viennese, quel movimento artistico-culturale di “rottura” che si formò in Austria e Germania tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo? Nulla, evidentemente. Eccettuate, però, le pregiate bottiglie della Komjanc Alessio, la rinomata azienda di Giasbana tutta viti e ulivi. E in una mattinata uggiosa, che non rendeva giustizia alla bellezza dei luoghi, questo è stato dimostrato e dettagliatamente illustrato. La cantina di San Floriano del Collio, Città del vino, che pure quest’anno è stata premiata da molte Guide di prestigio, si è dotata, infatti, di un nuovo progetto grafico che vede un rinnovo delle etichette e del packaging, per un’immagine distintiva, più attuale e moderna, ma sempre in sintonia con l’identità aziendale. Se ne è fatta carico l’agenzia Mumble Design di Cormons che ha ideato e realizzato la grafica proprio in stile Secessione, attraverso un processo creativo con le radici appunto nella Wiener Secession e lo sguardo al nuovo e al mondo che ci circonda. Come dire, un intreccio fra storia-tradizione e attualità, tanto da dare al progetto il suggestivo, e nel contempo evocativo, titolo di “Wein Secession”.

Ne ha spiegato il senso – fedeltà al passato e alla tradizione di queste terre di confine, ma con spirito di iniziativa e quindi di innovazione – il grafico dell’azienda cormonese, Davide Bevilacqua, che aveva accanto il famoso enologo Gianni Menotti – figlio dell’ultranovantenne Edino, “anima” per tantissimi anni della vicina Villa Russiz -, il quale si è soffermato sulla “filosofia” produttiva dei Komjanc che hanno organizzato l’incontro con la stampa di settore, numerosi ospiti ed estimatori. Stefano Cosma, coordinatore dell’incontro e collaudato esperto enogastronomico, oltre che amante della ricerca storica, si è soffermato invece su alcuni dati che illustrano come è nata ed evoluta questa bella realtà collinare.
L’azienda vanta, infatti, una lunga storia di famiglia, che attraversa con successo tre secoli. Partiamo da quando Francesco (Franc) Komjanc (1849-1928) acquista i primi terreni a San Floriano. Dai registi parrocchiali del 1878 risulta che la località era chiamata “Mocvir”. Qui, assieme alla moglie Elisabetta Jakin, Franc costruisce la prima casa, in cui nascono sette figli. Solo Giuseppe Floriano (Florjan) rimane, però, a condurre l’azienda agricola e i suoi figli crescono tra vigneti ed alberi da frutto. «Domenica 26 agosto 1888 – si legge nel Gospodarski list – l’Associazione dei viticoltori e dei frutticoltori del Collio organizzò una mostra di frutta e vino a San Floriano e una commissione venuta da Gorizia, per scegliere quali vini inviare alla Fiera della frutta di Vienna organizzata per celebrare il 40° anniversario dell’imperatore, selezionò un unico vino: quello di Florjan Komjanc, apprezzato “per le qualità di un vino buono e perfetto”». Questo avveniva a fine Ottocento. Ma nel 1913 i Komjanc risultano anche commercianti di frutta e verdura (Früchte und Gemüse); nel 1935, e poi nel 1942 hanno una sede anche in città, a Gorizia, ed esportano frutta ed ortaggi perfino in Slovacchia, Germania, Svizzera e Boemia. Poi, negli Anni Settanta, Alessio Komjanc crea la nuova azienda a Giasbana e nel 2000 un ulteriore slancio viene dato dall’entrata definitiva di tutti e quattro i suoi figli: Benjamin, Roberto, Patrik e Ivan. Quindi, nel 1973 arriva nella località collinare la Strada del vino e delle ciliegie, toccando anche la nuova azienda di Alessio che, nel frattempo, si era separato dal fratello. E arrivano i primi riconoscimenti di merito: su Panorama del 1975 ecco la citazione del Pinot bianco 1974 cru Križenca di San Floriano e del Pinot grigio 1974 cru Podvanevi di San Floriano del vignaiolo Giuseppe Komjanc (papà di Alessio), mentre su una rivista americana viene citato anche il Pinot grigio 1989. Infine, dicevamo degli uliveti che punteggiano queste colline: dal 2005, i Komjanc commercializzano anche il proprio olio d’oliva “Oče Aš” (Nonno Aleš).


Ma torniamo alle importanti citazioni che per l’azienda, da tempo, sono diventati una costante. Anche quest’anno, infatti, i vini Komjanc sono stati osannati da molte Guide. Berebene 2024, edita dal Gambero Rosso, ha premiato i migliori vini per il rapporto qualità/prezzo: hanno ricevuto il premio regionale 21 vini. Per il Vigneto Fvg, tra le 50 aziende selezionate, è stato premiato il Pinot bianco 2022 Doc Collio che si è aggiudicato 93/100 punti: un vino ricercato e profondo, dai profumi fruttati e ben strutturato al palato, che per quattro anni consecutivi mantiene le prime posizioni nelle Guide più importanti, ricevendo anche i Due Bicchieri Rossi di Vini d’Italia 2024, sempre del Gambero, oltre all’Award Rosso di Wine Hunter e il massimo riconoscimento delle Quattro Viti della Guida Vitae 2024, edita dall’Associazione Italiana Sommelier, e al riconoscimento di vino top da Winesurf di Carlo Macchi. Ma Vini d’Italia quest’anno ha premiato con i Due Bicchieri anche il Collio Bianco “Bratje” 2021 e il Friulano 2022, quest’ultimo già insignito della Corona della Guida Vinibuoni d’Italia 2024 del Touring Club, dell’Award Oro di Wine Hunter e di quello d’argento di Decanter, oltre ad essersi aggiudicato 91/100 punti dalla rinomata guida Falstaff e il titolo di vino top da Winesurf. Uno dei vini più rappresentativi dell’azienda, il bianco “Bratje” si è aggiudicato anche il prestigioso Award Rosso di Wine Hunter e 4 Stelle da Vinibuoni d’Italia 2024, che ha premiato inoltre, sempre con le 4 Stelle, gli autoctoni Ribolla gialla e Malvasia, annata 2022, entrambi riconosciuti anche da Carlo Macchi nella citata Winesurf. Infine, fra i vini da vitigni internazionali, particolarmente apprezzati risultano il Sauvignon 2022 Doc Collio e lo Chardonnay Dedica, a conferma della varietà di tipologie e qualità dei vini che offre questo meraviglioso territorio collinare che, superato il confine con la Slovenia, diventa Brda. Un comprensorio vitivinicolo da anni candidato, con fondate e riconosciute motivazioni, al riconoscimento Unesco quale Patrimonio dell’Umanità.

La presentazione della nuova veste aziendale in stile “secessionistico” è stata coronata dall’assaggio di alcuni prestigiosi vini, bianchi e rossi, accompagnata da una “raffica” di squisitezze gastronomiche preparate da Cristian Nardulli, chef di origine pontebbana ma felicemente trapiantato da un paio d’anni proprio a San Floriano, località che appena vista l’ha fatto innamorare, tanto da dare vita alla Taverna sul Collio e alla già ben affermata attività di “home restaurant”: con spirito innovativo ma fedele alla tradizione, propone infatti una cucina che coccola quanti siedono alla sua tavola. Anche perché nei suoi piatti si esprimono appieno le esperienze maturate, in una ormai lunga e apprezzata attività professionale, a Lignano Sabbiadoro e in Austria, in prestigiosi locali di spicco, alla Taverna di Colloredo di Monte Albano dalla doppia Stella Michelin. E non sono mancati i riconoscimenti: dai Mondiali 2009 della ristorazione di Lucerna, in Svizzera, porta a casa la medaglia d’oro, e a Montecatini riceve la Stella d’Oro per meriti di servizio. Poi a Parigi ottiene la Stella Michelin, quindi approda al ristorante Paradiso di Pocenia e infine alla sua Taverna sul Collio. E ora il nome di Cristian Nardulli si è intrecciato con quello dell’azienda Komjanc, come dire grandi vini “sposati” a una tavola raffinata, ricercata dai gourmet. Tanti auguri a entrambi, altre soddisfazioni sicuramente non mancheranno!

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In copertina, i “Wein Secession” dell’azienda Komjanc; all’interno, alcune immagini dell’incontro a Giasbana: l’intervento di Gianni Menotti che ha accanto Stefano Cosma e Davide Bevilacqua, il pubblico, ancora un primo piano di etichette, lo chef Cristian Nardulli con i titolari e infine una bella foto ricordo.

Lo Schioppettino di Prepotto e Cialla questa sera in tv con Albana, Castelmonte e altre bellezze in riva al torrente Judrio

(g.l.) Lo Schioppettino di Prepotto, con le bellezze di questa piccola ma famosa Città del vino attraversata dal torrente Judrio, approda questa sera sul piccolo schermo. Su Tv12, alle 21.15, andrà infatti in onda uno special dedicato a questo lembo dei Colli orientali del Friuli – anzi, il più orientale, visto che è proprio confinante con il Collio di Dolegna e con la Slovenia -, rinomato per i suoi vini di grande qualità, prodotti da vignaioli competenti e appassionati, ma soprattutto per lo Schioppettino, sia di Prepotto come tale che della più a nord frazione di Cialla, sulle colline che introducono alla salita per Castelmonte, dove sorge uno dei Santuari mariani più ricchi di storia e frequentati del Triveneto. Orgogliosa di questa puntata è Mariaclara Forti, la quale non perde occasione per valorizzare quanto di bello offre la sua comunità, a cominciare proprio dai vini e dallo Schioppettino, diventato anche “pretesto” per un riuscito concorso letterario che ogni anno trova coronamento nel Castello di Albana. «Oltre alla ricca e sempre allettante offerta enogastronomica – sottolinea il sindaco – c’è molto altro da vedere in questa meravigliosa valle, per cui invito a guardare lo special tv». Un invito, insomma, a scoprirlo proprio grazie il programma che sarà trasmesso questa sera in televisione. Un piccolo, grande Comune che ha tante cose da dire e da mostrare al Friuli intero e all’Italia. Buona visione a tutti!

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In copertina, due bellissimi grappoli di Schioppettino (Ribolla nera) il vanto di Prepotto e Cialla.

Applausi al Museo della civiltà del vino espressione del “sistema Buttrio” che valorizza il territorio con un click

di Giuseppe Longo

BUTTRIO – C’è il “sistema Fvg” che proprio oggi il governatore Massimiliano Fedriga presenta a Londra. E c’è il “sistema Buttrio” appena decollato e che ha fatto da filo conduttore anche alla inaugurazione del Museo della civiltà del vino del Friuli Venezia Giulia. Anche questa prestigiosa realizzazione rientra, infatti, in quel progetto “ideato per valorizzare le eccellenze del territorio comunale offrendo informazioni e punti di interesse di Buttrio a portata di un click”. Una bellissima cerimonia avvenuta a Villa di Toppo Florio – che, con il suo magnifico parco, fa parte del circuito promozionale – e nelle cui sale ha preso vita questa esposizione permanente di cimeli storici legati alla cultura della vite e del vino che in questo angolo rinomato dei Colli orientali del Friuli trovano collocazione ideale.

Geremia Nonini con Bassi e Venturini.


Un allestimento molto curato e di grande interesse, su progettazione di Enrico Franzolini e Francesco Messina (parte grafica), che propone al visitatore una selezione di ben 3.500 pezzi (vecchi attrezzi di campagna e di cantina, ma anche libri, documenti, manifesti) che riconducono alla donazione fatta al Comune collinare da Geremia Nonini. Il quale è stato applaudito dal folto pubblico e ringraziato ufficialmente, con la consegna di riconoscimenti, dal sindaco Eliano Bassi e dall’assessore alle attività produttive Tiziano Venturini, che è pure leader della sezione regionale delle 37 Città del vino, impegnata in questi giorni nelle Grandi verticali che, dopo il felice esordio a Corno di Rosazzo, hanno fatto da apprezzato “corollario” alla stessa apertura del Museo e che ora danno appuntamento alla prossima tappa, il primo dicembre, a Gradisca d’Isonzo nell’ambito delle iniziative per il Gran Premio Noè.

L’intervento di Cristiano Degano.

Un settore del folto pubblico.

Il saluto di Marco Benini.

La Giunta di Bassi e Venturini ha, dunque, portato a termine un progetto che era nato ben venticinque anni fa e che attendeva quella sistemazione adeguata arrivata a compimento soltanto adesso. Con un risultato ragguardevole come hanno potuto accertare i visitatori accompagnati dalle documentate spiegazioni di Stefano Cosma, perfetto “cicerone” tra i meandri storici della vitivinicoltura friulana. Il quale, in precedenza, aveva coordinato la cerimonia di presentazione che, dopo il benvenuto del sindaco Bassi, ha visto tra gli altri interventi quelli del professor Mauro Pascolini, del consigliere regionale Roberto Novelli e del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Degano. Come già annunciato, l’aula polivalente del Museo è stata infatti dedicata alla memoria del giornalista Isi Benini – commosso il figlio Marco, che ha ringraziato di cuore per la sensibilità dimostrata da Buttrio nei confronti del padre -, da tutti ricordato come il “cantore” delle eccellenze della enogastronomia Made in Fvg. E nei vari interventi è stato sottolineato il valore della realizzazione espositiva che si inserisce a meraviglia nel ricordato “sistema Buttrio” e quindi nell’insieme di proposte che, attingendo alle bontà agroalimentari della nostra terra a cominciare proprio dai vini, offre un “volano” imprescindibile per la promozione del turismo nell’area collinare ma più in generale nell’intera regione. In quella che Ippolito Nievo giustamente definì “piccolo compendio dell’Universo” e che, proprio per queste caratteristiche – in poche decine di chilometri si va dalla montagna al mare, passando per colline meravigliose che regalano vini eccezionali – è sempre di più meta di importanti flussi turistici sia italiani che stranieri.

La benedizione dei locali.

Venturini con Floriano Zambon.

Al termine della cerimonia – che ha visto la partecipazione, fra i molti ospiti, anche dell’ex presidente nazionale delle Città del vino, il coneglianese Floriano Zambon, del leader della Doc Friuli Stefano Trinco, del consigliere regionale Massimo Moretuzzo, di Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani (che vide proprio Benini fra i suoi più convinti e appassionati fondatori) e del presidente delle Pro Loco Fvg Valter Pezzarini – è seguita la tradizionale cerimonia del taglio del nastro alla porta d’ingresso della importante raccolta museale, dopo la benedizione impartita dal parroco di Buttrio. Al termine, conclusa la visita ai locali, un sontuoso rinfresco accompagnato dai prestigiosi vini di Buttrio. Quelli che hanno contribuito a rendere famoso il Friuli nel mondo e che sono espressione della storia raccontata proprio dal Museo allestito a villa di Toppo Florio, dove storia, cultura e tradizione s’incrociano offrendo un quadro efficace e coinvolgente della viticoltura di ieri e di oggi, dalla barbatella al vino imbottigliato. I complimenti che si sono sentiti nell’occasione – e indirizzati prima di tutto al sindaco Bassi e all’assessore Venturini, ma anche al presidente della Pro Buri, Emilio Bardus – sono ampiamente meritati.
E dopo la riuscita verticale dedicata al Merlot, di cui si è fatto cenno, ecco un altro importante appuntamento sempre quale “corollario” all’apertura del Museo: giovedì 30 novembre, alle 19, ci sarà infatti il penultimo appuntamento dal titolo “L’importanza di essere Pignolo”, una serata dedicata al pregiato rosso autoctono ma soprattutto al ricordo di Girolamo Dorigo, uno dei grandi protagonisti del rilancio della vitivinicoltura regionale, con relativa degustazione. Ma di questo avremo occasione di parlare, prossimamente, in modo più approfondito.

La visita guidata da Stefano Cosma.

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In copertina, il taglio del nastro all’ingresso del Museo del vino da parte del sindaco Eliano Bassi e del donatore Geremia Nonini.

(Foto anche di Claudio Fabbro)

Città del vino Fvg, bandiera consegnata anche a Codroipo: aiuterà a valorizzare la produzione di questa zona viticola

Anche a Codroipo la bandiera delle Città del Vino. Il capoluogo del Medio Friuli, noto per la sua ricca vocazione vitivinicola, è entrato infatti ufficialmente nell’Associazione nazionale che a livello territoriale ha la sua diramazione nel Coordinamento regionale. In Friuli Venezia Giulia Codroipo è la 37ma Città aderente. La consegna ufficiale della bandiera e della spilla da parte del coordinatore regionale, Tiziano Venturini, al sindaco Guido Nardini è avvenuta nel contesto del convegno “Sistema agroalimentare – Una risorsa per lo sviluppo del territorio”, durante la tradizionale Fiera di San Simone. «Entriamo a far parte – ha affermato il primo cittadino – di un gruppo importante, insieme ad altri Comuni del Medio Friuli, nel quale potremmo lavorare per dare risalto alla viticoltura del nostro territorio».
A seguire in questi mesi il procedimento di adesione l’assessore alle Attività economiche Giorgio Turcati assieme al consigliere comunale Giuseppe Damiani. Alla cerimonia era intervenuto anche il vicepresidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Mario Anzil, oltre al decano dei viticoltori codroipesi (e di quelli regionali) Pietro Pittaro, ai membri del Coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, sindaci e amministratori, consiglieri regionali e varie autorità. Al convegno sono intervenuti anche i professori dell’Università di Udine Francesco Marangon e Sandro Sillani, Eleonora Serpelloni di PromoTurismoFvg e Giovanni Litt di Sinloc Padova.

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In copertina, Tiziano Venturini appunta la spilla al sindaco Guido Nardini; qui sopra, due foto ricordo della consegna della bandiera delle Città del vino alla quale sono intervenuti anche Mario Anzil, per la Regione Fvg, e Pietro Pittaro, enologo decano dei viticoltori codroipesi e dell’intero Friuli Venezia Giulia.

Manifesto contro il cibo sintetico (no da 39 associazioni) e per la difesa della qualità: il Parlamento farà una legge

No agli alimenti sintetici, sì alla difesa della qualità dei nostri prodotti. In Parlamento ha infatti preso il via il cammino del disegno di legge che vieta produzione, commercializzazione e importazione di prodotti alimentari realizzati in laboratorio e si rafforza il sostegno alla nuova normativa. Trentanove sigle – informa Il Punto Coldiretti – hanno firmato unite il Manifesto in favore della cultura del cibo di qualità e contro quello artificiale e di laboratorio. Mentre si lavora sul fronte scientifico per capire gli effetti sulla salute di questi nuovi prodotti.
Acli, AcliTerra, Adusbef, Anpit, Asi, AssoBio, Centro Consumatori Italia, Cia, Cna, Città del Vino, Città dell’Olio, Codacons, Codici, Consulta Distretto del Cibo, Ctg, Coldiretti, Demeter, Ecofuturo, Ewa, Federbio, Federparchi, Fipe, Fondazione Qualivita, Fondazione Una, Fondazione UniVerde, Globe, Greenaccord, Gre, Italia Nostra, Kyoto Club, Lega Consumatori, Masci, Movimento Consumatori, Naturasi, Salesiani per il sociale, Slow food Italia, Unpli, Wilderness, sono le sigle che, in occasione dell’incontro promosso dal responsabile Ambiente della Coldiretti, Stefano Masini, con chiarezza e varie motivazioni si sono espresse decisamente contro l’ingresso nel nostro Paese di carne, pesce, latte e formaggi sintetici. Al vertice, oltre ai rappresentanti delle sigle firmatarie, hanno partecipato con il sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro, parlamentari e professori universitari.
La Coldiretti per prima ha acceso la luce su una tematica che – ha spiegato il segretario generale Vincenzo Gesmundo in apertura dei lavoro – si voleva mantenere oscura. Qui – ha detto Gesmundo – riferendosi alle associazioni e movimenti che hanno firmato il Manifesto, c’è un mondo che esprime idee e con il quale siamo accomunati dalla battaglia contro gli Ogm. Il segretario generale di Coldiretti ha parlato di una lotta dura e per questo “vogliamo affidarci agli scienziati italiani”. Coldiretti ha già coinvolto numerose università e quello su cui punteranno gli studi è il microbiota, per verificare l’impatto che i cibi realizzati in provetta avranno sui diversi miliardi di microrganismi presenti nel tubo digerente.
Gesmundo ha anche evidenziato che le cellule nel bioreattore vengono nutrite con gli ormoni vietati nell’Unione europea e in Italia da più di 30 anni. Ha rispedito al mittente le accuse di oscurantismo piovute in questi mesi sulla posizione assunta dalla Coldiretti che ha avuto il merito di aver acceso la luce sul tema che ancora oggi molti, anche nell’ambito della Ue, non conoscono. Ha citato tra gli altri gli allevatori francesi ma anche alcuni parlamentari europei. E infine una difesa della zootecnia “la forma più avanzata di presidio del territorio”. Ancora una volta una scesa in campo mossa solo dall’impegno a preservare il bene comune senza battaglie autoreferenziali o corporative. Masini ha ribadito come il contrasto al cibo sintetico sia una battaglia di civiltà per garantire cibo di qualità a tutti e poi – ha aggiunto- Il cibo prodotto con stampanti 3 D non rallegra.
Un tema, dunque, assai complesso e che pone molti interrogativi. Sulla salute innanzitutto, ma anche sul futuro dell’agricoltura e sulla concezione stessa della vita e della gestione dei territori. Se non si contrasta la diffusione di queste produzioni si arriverà a cancellare la Dieta mediterranea che dura da secoli e non solo in Italia, ma nel mondo. Quanto poi alle accuse rivolte alla carne, dalla sicurezza alimentare all’inquinamento,
Maria Caramelli, dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte, ha sostenuto che dopo “mucca pazza” la carne è il prodotto alimentare più sicuro e controllato in assoluto. Ha detto che il modello della carne in provetta è quello dell’ingegneria dei tessuti, una pratica medica eccellente, ma per fare colture cellulari – ha aggiunto – servono almeno nella prima fase gli antibiotici. E va sempre utilizzato il siero fetale di vitello anche quando si realizza della carne di pollo, mentre per un altro processo della lavorazione si deve far ricorso a prodotti del maiale. Insomma nello spezzatino di pollo di laboratorio servono innesti di altri animali. Caramelli ha anche lanciato l’allarme sull’orientamento dell’Efsa di accorciare i tempi di approvazione dei novel food in cui potrebbe rientrare la carne sintetica. Ha infine sfatato due luoghi comuni e cioè che le produzioni sintetiche salvaguardino il pianeta e evitino sofferenze agli animali. Nel primo caso ha affermato che la lavorazione della carne “coltivata” impatta sul riscaldamento più di quella “vera”, nel secondo ha sostenuto che per prelevare il feto dalla vacca l’operazione non è indolore. Ma a preoccupare è soprattutto la tecnologia poco conosciuta e coperta da brevetti e dunque per Felice Adinolfi, professore di economia all’Università di Bologna, trattandosi di un prodotto non chiaro bisogna partire dalla definizione legale e serve un apparato regolatorio. Tutti hanno convenuto sulla necessità di un approfondimento scientifico che sia in grado di motivare bene il principio di precauzione che è alla base del disegno di legge del Governo. Un altro elemento chiave è di carattere sociale ed etico e riguarda il ruolo degli agricoltori e degli allevatori e la loro integrazione con il territorio di cui sono i principali difensori. Anche per la funzione strategica che l’agricoltura sostenibile può svolgere nell’azione per affrontare i cambiamenti climatici.

Domanda Pac, proroga
al 30 giugno

E’ stata ulteriormente prorogata al 30 giugno (dal 15 giugno) la presentazione della domanda di aiuti Pac per il 2023. Lo annuncia un decreto del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, pubblicato sul sito del Masaf il 12 giugno. Per le domande presentate oltre il termine del 30 giugno – precisa il decreto – si applicano le riduzioni previste dal decreto legislativo 17 marzo 2023, n. 42. Le modifiche alle domande vanno presentate entro il 25 luglio 2023. Oltre quella data sia le domande che le modifiche sono irricevibili. Il ministero ha accolto la richiesta di un ulteriore slittamento presentata con nota del 7 giugno dal coordinatore della Commissione politiche agricole della Conferenza delle regioni e province autonome. La proroga, secondo quanto affermato dalla Conferenza Stato Regioni, si è resa necessario per l’impatto sui sistemi informatici di raccolta delle domande, conseguenti alla tardiva formalizzazione di alcune decisioni in merito ai premi del primo pilastro e in particolar modo agli eco-schemi.