Vigneti e urbanistica, nuove linee e un concorso delle Città del vino. Venturini: partecipino anche i 42 Comuni Fvg

Promozione delle buone pratiche e degli strumenti virtuosi per la pianificazione urbanistica e territoriale dei territori del vino. L’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 Comuni in tutta Italia, attraverso la doppia iniziativa della pubblicazione de “Le Linee metodologiche per valorizzare i comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale ed urbanistica delle aree rurali” e del bando su “La migliore pratica urbanistica delle Città del Vino” rinnova il proprio impegno nel solco di una visione caratterizzata dalla necessità di una stretta alleanza tra pianificazione urbanistica e produzione, tra qualità della vita e imprenditorialità, laddove la cura di ciascuno dei fattori concorre in modo decisivo al rafforzamento dell’altro.

Tiziano Venturini

Un’iniziativa che coinvolge anche le 42 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia (oltre a 7 Pro Loco), riunite in Coordinamento. «Essere territorio del vino significa anche valorizzarne le qualità attraverso le scelte di pianificazione urbanistica – commenta Tiziano Venturini, vicesindaco di Buttrio e per le Città del Vino vicepresidente nazionale e coordinatore regionale -. Siamo in un’epoca di grandi sfide, dall’equilibrio tra transizione energetica ed esigenze agroalimentari che va ricercato nell’occupazione dei terreni: per questo abbiamo deciso di inserire criteri chiari per l’installazione di impianti di energia rinnovabile, in modo che non vadano a discapito dei vigneti. Ma vi sono inserite altre fondamentali tematiche come l’utilizzo delle acque e il consumo di suolo. Il documento redatto a livello nazionale, con le sue linee guida aggiornate, può aiutarci anche a livello regionale. Infine auspichiamo un’ampia partecipazione al concorso da parte delle nostre realtà del Friuli Venezia Giulia».
Le linee metodologiche hanno 25 anni e quello appena pubblicato è un aggiornamento che tiene conto e valorizza le evoluzioni e le necessità emerse in vari ambiti: nel ciclo produttivo, nelle innovazioni della filiera, nelle nuove priorità degli abitanti e dei territori del vino. L’aggiornamento è stato redatto da un comitato tecnico scientifico composto dal presidente dell’associazione nazionale Angelo Radica, da esperti e da docenti universitari: Valeria Lingua, Iole Piscolla, Davide Marino, Roberto Mascarucci, Stefano Stanghellini, Catherine Dezio, Matelda Reho, Michele Manelli, Antonio Fassone. Previste indicazioni di azioni, già messe a disposizione dei Comuni, che vanno a costituire una strategia ideale di pianificazione urbanistica e territoriale per le Città del Vino, capace di esprimere al meglio aspetti economici, ambientali, sociali e culturali. Nel documento si sottolinea l’importanza e si suggerisce – tra le altre cose – come, nei territori del vino, riuscire a superare la separatezza delle diverse pianificazioni e politiche, assicurare l’equilibrio tra le esigenze della transizione energetica e la protezione dei luoghi. Il tutto regolando attraverso criteri chiari l’installazione di impianti di energia rinnovabile, promuovere l’integrazione della produzione con la strutturazione del paesaggio, introdurre una politica integrata sul cibo, innovazioni per quanto riguarda l’accessibilità, la circolarità, la qualità dei suoli e la gestione idrica, la partecipazione e la qualità della vita e del lavoro nelle zone agricole.
Il concorso sulla migliore pratica urbanistica delle Città del Vino discende da tali linee metodologiche. È rivolto (con scadenza il 10 settembre 2026) ai Comuni e agli enti territoriali che hanno in corso un processo di pianificazione e progettazione territoriale e urbanistica attento allo sviluppo sostenibile del territorio e nel quale assume rilievo la pianificazione delle zone di pregio vitivinicolo che hanno attivato o che hanno in corso di attivazione buone pratiche di progetti locali coerenti con le tematiche delle linee metodologiche. Il premio è conferito nell’ambito di Urbanpromo, evento di marketing territoriale promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e organizzato da Urbit. Il concorso intende contribuire alla diffusione di buone pratiche, in quanto termini di riferimento per il perseguimento di ulteriori progressi nella pianificazione e progettazione dei territori vitivinicoli.

Informazioni sul bando qui: https://cittadelvino.com/wp-content/uploads/2023/04/Bando-La-Miglior-Pratica-Urbanistica-delle-Citta-del-Vino-2026.pdf

Città del vino, Angelo Radica eletto anche presidente della Rete europea Recevin. Dal Vigneto Fvg (impegnato nelle Grandi Verticali) auguri di buon lavoro per una nuova promozione del settore vitivinicolo

di Giuseppe Longo

È stata accolta con vivo compiacimento anche da parte delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia la nomina del leader nazionale Angelo Radica a presidente della Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) che raccoglie oltre mille Comuni di Italia (da sola ne conta più di 500!), Francia, Spagna e Portogallo. L’investitura nel prestigioso incarico è avvenuta giovedì scorso, lo stesso giorno in cui a Nimis si teneva, con notevole successo – protagonisti il Ramandolo Docg e altri pregiati vini di questo rinomato angolo dei Colli orientali del Friuli -, la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali.

Angelo Radica con i tre presidenti nazionali.


Angelo Radica, sindaco di Tollo, cittadina altamente vocata alla vitivnicoltura in provincia di Chieti in Abruzzo, è stato eletto in Spagna, a Carinena, nel corso della cerimonia di chiusura dell’evento di Città Europea del Vino. Hanno votato i 16 consiglieri rappresentanti dei quattro Paesi aderenti. Recevin è una rete costituita come strumento essenziale per rappresentare le esigenze e difendere con una sola voce gli interessi delle amministrazioni locali europee economicamente legate al vino. Allo stesso tempo fornisce una piattaforma comune per lo scambio di esperienze, conoscenze, contatti e partnership. Come detto, Recevin è costituita da oltre 1.000 Comuni delle quattro Associazioni nazionali del vino presenti in Spagna, Francia, Italia e Portogallo – praticamente i Paesi maggiori produttori di vino a livello mondiale, dei quali il nostro è capofila – e collabora con una decina di Paesi europei e non. Nata nel 2000, Recevin promuove il turismo del vino, sviluppa progetti, interloquisce con le istituzioni europee e nazionali, sviluppa le attività dei territori.
«È con grande onore, orgoglio e determinazione che assumo la carica di presidente di Recevin, la Rete Europea delle Città del Vino – ha affermato Angelo Radica, appena eletto, esprimendo riconoscenza per la stima riservatagli -. Credo fermamente che questo sia un momento determinante per Recevin, di vera e propria svolta, in cui l’impegno di tutti rafforzerà la rete, rendendola un catalizzatore per lo sviluppo dei territori europei del vino. Assumo, pertanto, questa leadership con la consapevolezza che siamo di fronte a un progetto di squadra, in cui è evidente la necessità di lavorare in modo cooperativo, contribuendo così allo sviluppo sostenibile europeo. Per il prossimo biennio rappresenterò in Europa gli interessi dei viticoltori e dei territori vitivinicoli europei attivando da subito una stretta collaborazione con la Commissione, i parlamentari e i funzionari dell’Unione. Abbiamo il dovere di unire le sinergie, permettendo così al vino di essere leva per la promozione dei nostri territori e dell’intero mondo rurale. A questo scopo abbiamo già a disposizione documenti e progetti consolidati negli ultimi anni, quali la Carta del turismo del vino europeo, il Vademecum dell’enoturismo europeo, la Giornata europea del turismo del vino, la Città Europea del Vino, il Concorso enologico internazionale e gli Stage annuali per giovani viticoltori europei».
Il neopresidente ha quindi sottolineato: «Nei prossimi anni il mio impegno sarà concentrato nella valorizzazione della ricchezza dei territori del vino e delle loro denominazioni di origine, nella rappresentazione delle problematiche che assillano i viticoltori europei, ma soprattutto a rafforzare la nostra azione politica in modo da rendere incisiva la nostra presenza presso le istituzioni europee. Far sentire la voce dei territori del vino al Parlamento europeo, legare gli Stati allo sviluppo di un’Europa delle città e delle regioni e aumentare le sinergie con l’Arev e l’Oiv: questa è la missione che sono profondamente orgoglioso di guidare, in uno spirito di condivisione e cooperazione».
Una bellissima e importante notizia, dunque, per le Città del vino anche del Friuli Venezia Giulia – sono, come è noto, una quarantina – che, con il coordinatore regionale Tiziano Venturini e lo staff operativo, formulano ad Angelo Radica i migliori auguri di buon lavoro per una sempre più incisiva attività a favore della promozione e dell’affermazione del vino europeo e quindi italiano e pure del Vigneto Fvg, piccolo per i livelli quantitativi ma non certamente per la qualità che è ai massimi livelli ed è riconosciuta in tutto il mondo.

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In copertina, passaggio di consegne tra la spagnola Rosa Melchor e il neo-presidente della europea Recevin Angelo Radica.

Città del vino, per i “dealcolati” più chiari (anche se complessi) i termini produttivi. Con Angelo Radica un’approfondita analisi del nuovo decreto ministeriale

di Giuseppe Longo

«Con l’adozione del decreto interministeriale emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, l’Italia compie un passaggio decisivo: la produzione di vini dealcolati può avvenire sul territorio nazionale, in un quadro normativo certo e strutturato. Il provvedimento era atteso da tempo dal settore vitivinicolo. In assenza di regole fiscali chiare, molte imprese italiane avevano già sperimentato i vini dealcolati, ma erano state costrette a svolgere le operazioni di dealcolazione all’estero, con costi logistici rilevanti e una perdita di controllo industriale. Con questo decreto si chiude quella fase transitoria». È quanto afferma Angelo Radica, presidente nazionale delle Città del vino, la rete alla quale aderiscono anche una quarantina dei Comuni più vocati alla coltivazione della vite del Friuli Venezia Giulia.
«Il cuore del decreto – spiega Radica – non riguarda tanto il vino dealcolato in sé – che resta un prodotto vitivinicolo –, quanto l’alcol etilico che si ottiene come risultato del processo di dealcolazione. Su questo punto il legislatore è molto chiaro: il vino dealcolato non è soggetto ad accisa, ma l’alcol estratto dal vino è sempre fiscalmente rilevante e deve essere gestito secondo le regole del Testo Unico Accise. Da qui discende l’intero impianto autorizzativo e di controllo previsto dal decreto. Uno degli aspetti più rilevanti, e che richiede maggiore attenzione da parte delle imprese, è la distinzione tra produzione “sotto soglia” e produzione “sopra soglia”. Non si tratta di una distinzione teorica, ma di una scelta strategica che incide direttamente sull’organizzazione aziendale, sugli investimenti necessari e sul livello di complessità amministrativa».

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La Verticale del Ramandolo

(g.l.) Dealcolati? Chi deciderà di produrli avrà sicuramente delle logiche aziendali e delle strategie di mercato che giustificheranno tale scelta. Ma, in ogni caso, si tratterà di una tipologia produttiva che non ha nulla a vedere con quanti amano il vero vino, con gusti e profumi inconfondibili. Come coloro che domani sera, 29 gennaio, saranno ai tavoli di degustazione allestiti alla famosa Distilleria “Giacomo Ceschia”, a Nimis, dove si terrà la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali del Vino, che stavolta avranno ovviamente come protagonista il pregiato Ramandolo Docg, vanto della storica Città del vino e della vicina Tarcento. Saranno presenti con le proprie bottiglie le cantine Ca’ Felice, Comelli, Giovanni Dri Il Roncat, Anna Berra, La Roncaia e Ronco dei Frassini. Costo 35 euro a persona; per verificare se c’è ancora qualche possibilità di partecipazione, contattare la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it, telefono 348.5166126.

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Vediamo, allora, di chiarire la questione. «Nel regime “sotto soglia” – riprende il leader delle Città del vino – rientrano le cantine e gli operatori che producono vino dealcolato entro un determinato limite annuo stabilito dalla normativa sulle accise. Questo regime è stato pensato per consentire alle imprese vitivinicole di avvicinarsi al mercato dei dealcolati senza trasformarsi, di fatto, in distillerie. In questi casi non è richiesta una nuova licenza per la produzione di alcol etilico: è sufficiente aggiornare la licenza fiscale già esistente, indicando l’attività di dealcolazione. La dealcolazione deve, però, avvenire in un’area dedicata e ben delimitata all’interno della cantina, e l’alcol estratto non può essere gestito liberamente. Deve essere raccolto in appositi contenitori sigillati, misurato con strumenti fiscali certificati e successivamente trasferito verso un deposito autorizzato. Anche nel regime semplificato, quindi, la tracciabilità dell’alcol è totale e i controlli da parte dell’Agenzia delle Dogane e dell’Icqrf restano centrali».
«Questo regime – precisa poi Radica – risulta particolarmente adatto alle cantine che intendono sviluppare una prima linea di vini dealcolati, magari destinata soprattutto ai mercati esteri, o che vogliono testare il segmento NoLo senza impegnarsi in una riconversione strutturale dell’impianto produttivo. È però essenziale monitorare attentamente i volumi, perché una volta raggiunta la soglia annua consentita la produzione deve essere immediatamente sospesa e comunicata alle autorità competenti. Diverso è il quadro per chi intende superare stabilmente tali limiti. Nel regime “sopra soglia” la dealcolazione assume  invece una dimensione industriale vera e propria. In questi casi l’operatore deve ottenere una licenza di esercizio per la produzione di alcol etilico, con un assetto fiscale che avvicina l’impianto a quello di una distilleria. Le aree produttive devono essere fisicamente separate, le cauzioni sono più elevate e i controlli più stringenti».
Il presidente Radica delinea, quindi, il “modus operandi” più adatto. «In modo semplificato – spiega -, chi intende produrre vino dealcolato deve: presentare istanza all’Agenzia delle Dogane; indicare: impianti utilizzati; volumi stimati; serbatoi e aree dedicate; superare una verifica tecnica; ottenere: aggiornamento della licenza esistente, oppure nuova licenza di esercizio (se “sopra soglia”)». Ma chi può produrre vino dealcolato? «Possono effettuare la dealcolazione: depositi fiscali di vino o prodotti alcolici intermedi, già autorizzati; soggetti che operano entro determinati limiti quantitativi (regime semplificato); soggetti che superano tali limiti, previa licenza specifica. Il decreto distingue tra: operatori “sotto soglia” (regime più semplice); operatori “sopra soglia” (regime assimilato alle distillerie)».
E la tassazione come funziona? «Punto centrale del decreto – prosegue Radica – è la gestione dell’alcol estratto dal vino. L’alcol etilico ottenuto dalla dealcolazione: è sottoposto ad accisa; deve essere raccolto, misurato e tracciato. L’alcol: non può essere liberamente smaltito; deve essere trasferito verso depositi fiscali autorizzati. Sono previsti: misuratori obbligatori; registri di carico e scarico; verifiche doganali. Il vino dealcolato, invece, non è soggetto ad accisa».
Il presidente nazionale delle Città del vino osserva infine: «Il decreto consente comunque alcune semplificazioni tecniche, ma il principio di fondo non cambia: l’alcol prodotto può derivare esclusivamente dalla dealcolazione del vino e non può essere ulteriormente lavorato senza specifiche autorizzazioni. Si tratta quindi di un regime adatto a grandi cantine, cooperative o operatori che fanno della dealcolazione un’attività centrale e continuativa». E conclude: «Alla luce di questo nuovo quadro normativo, la valutazione preliminare diventa decisiva. Prima di investire in un impianto di dealcolazione, ogni impresa dovrebbe interrogarsi non solo sui volumi attesi, ma anche sull’impatto fiscale dell’alcol estratto, sulla sostenibilità organizzativa del regime prescelto e sulla coerenza con la propria strategia di mercato».

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In copertina, Angelo Radica presidente nazionale delle Città del vino.

Città del vino, un brillante bilancio e le iniziative del 2026 sono tante e ambiziose. Il presidente Radica: ma prima di tutto ci auguriamo che pure il prossimo sia un anno di pace!

di Giuseppe Longo

Le Città del vino, gratificate dall’ottimo bilancio 2025, sono pronte per un nuovo anno di prestigiose proposte a beneficio del settore vitivinicolo del Belpaese. Per il 2026 si prepara, infatti, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori iniziative a cominciare dal Palio delle Botti, del miglior Prg delle Città del Vino e delle Notti del Vino, la ormai collaudata manifestazione dell’estate ideata due anni fa in Friuli Venezia Giulia e poi, nel 2025, estesa a tutto il territorio nazionale, ovunque con successo e tanti apprezzamenti.

Tiziano Venturini

Ma queste sono soltanto alcune delle proposte per l’anno che sta per cominciare anticipate da Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte moltissimi Comuni a vocazione vitivinicola, fra i quali una quarantina sono quelli che ricadono nel territorio del Vigneto Fvg e che fanno capo al Coordinamento regionale guidato da Tiziano Venturini. Otto delle quali si stanno preparando per la terza edizione delle Grandi Verticali del vino che prenderanno il via in gennaio, appena passate le feste, con San Dorligo della Valle e Nimis (gli altri Comuni sono Moraro, Palazzolo dello Stella, Cervignano del Friuli, Torreano, Dolegna del Collio e San Quirino).
«Il primo augurio – sottolinea, però,  il presidente nazionale Cdv – è che il 2026 sia un anno di pace. Per la nostra Associazione l’orizzonte è quello della crescita con nuovi progetti, poi del consolidamento delle iniziative già intraprese, a beneficio e valorizzazione delle filiere, dell’identità, della cultura dei 508 Comuni soci. A questi si aggiungono 29 sostenitori tra Province, Pro Loco e Consorzi di tutela. Un numero complessivo in crescita che comprende anche 6 città straniere». Comune Capodistria e Buje nella Regione Istriana sia slovena che croata.
La base di partenza è quella di un lavoro che nell’anno che si sta per concludere ha conosciuto una significativa accelerazione, sia dal punto di vista della realizzazione dei nuovi progetti sia per quanto riguarda il rilancio e lo sviluppo di quelli tradizionali. «È importante – osserva al riguardo Radica – vedere stabilmente riconosciuto il ruolo di interlocutori istituzionali per i temi e le questioni che ci interessano, dal livello locale sino al contesto nazionale ed europeo. Un’autorevolezza confermata dalla nomina di Città del Vino ad Ambasciatore della cucina italiana da parte del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida».
L’Associazione è, infatti, un importante punto di riferimento grazie alla qualità e all’apprezzamento che riscuotono le sue iniziative. Il presidente nazionale cita al riguardo tra le tante «l’enorme successo del 23mo Concorso Enologico Internazionale nella cornice di Siena. E ora siamo al lavoro perché il 24mo, che si svolgerà a Pramaggiore (Venezia), ottenga la stessa straordinaria partecipazione». Poi la scelta ambiziosa di nominare una “doppia” Città Italiana del Vino: «I territori del Vulture in Basilicata e di Conegliano Valdobbiadene in Veneto deterranno il riconoscimento per il 2026 e il 2027, con un obiettivo di confronto e contaminazione tra due aree che sono straordinari laboratori di innovazione».
Per il 2026 che sta per partire si preparano, inoltre – come si diceva -, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori manifestazioni di successo a cominciare dal Palio delle Botti – che in giugno si tiene anche nella friulana Buttrio -, dal miglior Prg delle Città del Vino e dalle Notti del Vino. «Ci dà fiducia rilevare – conclude il presidente Radica – che il lavoro paga, constatare quanto il 2025 sia stato fecondo e intenso: cito anche il Manifesto sulle Aree Idonee per le energie rinnovabili di cui siamo stati promotori, la partecipazione a importanti fiere a cominciare naturalmente dal Vinitaly, la funzione sempre più centrale svolta nella rete europea Recevin, di cui a breve assumeremo la guida». Insomma, un ricco consuntivo che si intreccia con un altrettanto ricco programma per il nuovo anno. Tanti auguri Città del vino!

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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Transizione energetica, nel Vigneto Fvg la norme allo studio mettono a rischio Colli orientali, Collio e Carso. Otto le proposte di modifica che le Città del vino hanno presentato con Angelo Radica anche per la tutela dei siti Unesco

(g.l.) Ci sono rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, alla luce degli obiettivi stabiliti dalla normativa sulla transizione energetica, per gli ambiti vitivinicoli di pregio del Friuli Venezia Giulia, come Colli orientali, Collio e Carso. E questi rischi fanno parte dei punti critici conntenuti nelle osservazioni che le Città del vino hanno presentato nei confronti della normativa in esame al Senato. Un giudizio in chiaroscuro, infatti, quello dell’Associazione nazionale, di cui fanno parte oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola – una quarantina quelli del Vigneto Fvg -, che è stata audita dall’ottava commissione del Senato “Ambiente, Transizione ecologica, Energia, Lavori pubblici, Comunicazioni, Innovazione tecnologica”, sul decreto “Transizione 5.0” e sulla disciplina delle aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile. L’Associazione ha, pertanto, consegnato un documento in cui vengono illustrate otto proposte di emendamenti per migliorare la normativa.

«Un passo in avanti rispetto alla normativa precedente è il chiarimento del divieto di realizzare impianti nelle aree agricole – ha affermato il presidente di Città del Vino, Angelo Radica -, ma dall’altro lato riteniamo che la quota del tre per cento di superficie agricola utilizzabile a livello regionale, fissata dal provvedimento, sia eccessiva, così come un vulnus è l’assenza di una disciplina transitoria che è stata una delle ragioni per le quali la legge precedente fu annullata dal Tar del Lazio. Ancora: la definizione dell’agrivoltaico c’è, ma rischia di non essere sufficientemente chiara e di lasciare spazio ad interpretazioni, e sull’eolico si dice poco. Riteniamo poi che la disciplina della distanza dagli impianti industriali e dalle autostrade per realizzare fotovoltaico nelle aree agricole sia inadeguata».
Otto, dunque, le proposte di modifica contenute nel documento consegnato dalle Città del Vino ai componenti della Commissione di Palazzo Madama, in cui si chiede di: «dare maggiore spazio ai Comuni nei processi decisionali; gerarchizzare le aree idonee mettendo in testa le superfici artificiali, poi le infrastrutture esistenti e quindi le coperture e i parcheggi; condizionare l’idoneità delle fasce agricole contigue agli impianti industriali e alle autostrade a una valutazione di basso valore e pregio; rendere più restrittiva la disciplina delle deroghe al divieto all’installazione di fotovoltaico a terra su aree agricole; introdurre criteri nazionali uniformi per la definizione delle aree agricole di pregio, da tutelare; ridurre o almeno lavorare per diversificare e rendere meno impattante la soglia massima regionale del tre per cento di superficie agricola utilizzabile; tutelare l’integrità visiva e il valore universale eccezionale dei siti Unesco». Come si diceva all’inizio, vengono anche segnalati i rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, alla luce degli obiettivi stabiliti dalla normativa, per gli ambiti vitivinicoli di pregio del Friuli Venezia Giulia (Colli Orientali, Collio, Carso). Come pure nelle aree riconosciute Patrimonio dell’Umanità che fanno capo ad Aquileia, Cividale e Palmanova, città che sorgono all’interno di prestigiose aree vitivinicole. Per cui servono correttivi atti a ridurre le negative eventualità evidenziate dalle Città del vino.

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In copertina, una splendida veduta dei Colli orientali del Friuli; all’interno, altre bellissime immagini di Collio e Carso; al centro, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Fare rete con al centro le donne per un enoturismo sempre più forte chiedono Distretto commercio Friuli Orientale e Città del vino a San Giovanni al Natisone

(g.l.) L’enoturismo sarà sempre più “porta” per accogliere i visitatori, cercando di fare rete e superando parcellizzazioni e campanili. È questa la direzione in cui è necessario guardare, dando così sempre più forza al brand “Io sono Friuli Venezia Giulia”, secondo l’assessore regionale alle attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, intervenuto domenica scorsa in apertura dell’incontro promosso dal Distretto del commercio Friuli Orientale per festeggiare la Giornata mondiale dell’Enoturismo, a Villa de Brandis di San Giovanni al Natisone.

L’appuntamento, organizzato con il patrocinio della Regione Fvg e in collaborazione con Città del Vino, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino e Unpli, ha «avviato un dialogo per costruire un modello di sviluppo in cui il vino sia leva di attrattività e coesione sociale», ha detto il sindaco di San Giovanni Carlo Pali, aprendo i lavori, mentre Beppino Govetto, sindaco di Pavia di Udine e capofila del Distretto del commercio Friuli Orientale, ha evidenziato anche «il ruolo del Distretto nell’impegno a rendere Il territorio parte attiva in unico grande sistema fatto di comunità e realtà economiche vive e in grado di sperimentare modelli innovativi di sviluppo». Un sistema in cui il vino è sempre più al centro, assieme ai prodotti agroalimentari e alla ristorazione, eccellenze capaci per prime di attrarre turisti in regione. E un mondo in cui il punto di vista femminile ha sempre più peso e valore, come dimostrato dalla tavola rotonda seguita agli interventi istituzionali, moderata dal vicedirettore del Gruppo Nem con delega al Messaggero Veneto Paolo Mosanghini, in cui si sono confrontate le visioni e le esperienze sul campo di Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg; Iole Piscolla, responsabile progetti speciali e turismo dell’Associazione nazionale Città del Vino, che era intervenuta il giorno precedente all’assemblea Cdv Fvg a Rauscedo; Elena Roppa, delegata Donne del Vino Fvg. Le donne – si è sottolineato – sono oggi sempre più protagoniste dell’ospitalità, capaci di accogliere anche i “nuovi” turisti, sempre più giovani e tecnologici, sempre più in cerca di esperienze uniche e vere, partendo dalla vigna e dalla cantina. E, prima ancora, sapendo fare squadra e utilizzando in modo efficace la comunicazione, anche mettendo a frutto le tecnologie più attuali. Tra gli intervenuti anche Pietro De Marchi, presidente delle Pro Loco del Friuli Venezia Giulia.
«Il vino è oggi un vero motore di sviluppo – ha chiosato il manager del Distretto, Edi Sommariva –, in grado di generare valore e avviare la conoscenza a tuttotondo del territorio che lo produce. Qui in Fvg abbiamo tutto per farlo bene e in più abbiamo diversi vantaggi rispetto ad altre regioni italiane. Il 90% della superficie a vite, per esempio, è destinato alle produzioni di qualità, superando di quasi venti punti sia il Nordest sia l’Italia. L’enoturismo, da comparto di nicchia diventa così leva di sinergie e di un ecosistema territoriale di sperimentazione e innovazione, di cui il Distretto del commercio Friuli orientale vuole farsi interprete. La cantina è punto di partenza, in un modello orizzontale in cui in vino “contamina” positivamente il territorio: non solo ambasciatore della regione, ma chiave d’accesso al territorio».

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Nuova viticoltura a Ramuscello

La viticoltura sta affrontando una profonda trasformazione, in cui monitoraggi avanzati, strumenti digitali e analisi dei dati stanno diventando elementi centrali del lavoro in vigna. In questo quadro, per oggi 12 novembre, alle 17.30, nella sala parrocchiale di Ramuscello,  frazione di Sesto al Reghena, Città del vino del Friuli Occidentale, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha organizzato un incontro dedicato alle nuove modalità di gestione del vigneto. Moderati dal giornalista Adriano Del Fabro, parteciperanno Silvia Liggeri del Crea, Andrea Dal Cin di SkyDrone 360, Cesare Tocchet e Gianluca Trevisan per la Cantina, con un intervento di chiusura dei lavori di Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco Doc.

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Ma torniamo all’assessore regionale Bini, sviluppandone l’intervento. «L’enogastronomia rappresenta per la nostra regione un comparto molto significativo perché esportiamo 1,4 miliardi di euro: in Friuli Venezia Giulia ci sono produzioni d’eccellenza sia per quanto riguarda le cantine, sia per quanto riguarda i prodotti gastronomici. Si tratta di un traino anche per il turismo, dal momento che il primo elemento e fattore di attrattività verso il Friuli Venezia Giulia è proprio la ricerca del buon cibo e del buon vino», ha osservato l’esponente della Giunta Fedriga. Bini ha sottolineato come anche in questo settore sia necessario superare i campanili e lavorare in sinergia, promuovendosi come un sistema unico per presentarsi al mercato in modo più strutturato e competitivo. «Le nostre aziende, spesso di piccole dimensioni, dovranno attrezzarsi per crescere e affrontare le nuove sfide del mercato globale. Su questo la Regione ha tracciato una linea chiara e intende proseguire con decisione» ha precisato l’assessore, ringraziando il Distretto «che sta lavorando in questa direzione, con potenzialità molto importanti». Ha ricordato, inoltre, che con l’ultimo Vinitaly la Regione Fvg ha dato una chiara manifestazione d’intenti, presentandosi in fiera a Verona con un nuovo stand da 1.500 metri quadrati. «Raccontare la regione sotto una luce più ampia e completa, puntando da un lato a rafforzare il sistema vino e dall’altro a raccontare i valori dell’enogastronomia, della cultura e del territorio in cui ogni ambiente coltiva e produce un vino con caratteristiche differenti: questa era la visione alla base del progetto espositivo», ha spiegato Bini.
L’assessore ha illustrato anche i risultati della strategia regionale, che ruota attorno al marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”, simbolo di sostenibilità e filiera locale, oggi adottato da oltre 700 imprese e più di 800 prodotti. «Il valore economico del marchio – ha aggiunto – è stimato, secondo uno studio condotto dall’Università di Udine, in oltre 20 milioni di euro, mentre le aziende aderenti hanno registrato un incremento di fatturato superiore ai 50 milioni: un segnale concreto di come l’unione tra qualità, identità e promozione integrata porti risultati tangibili». Nel suo intervento, Bini ha citato anche la Strada del vino e dei sapori del Fvg, che festeggia dieci anni e conta più di 380 aderenti tra aziende vitivinicole, birrifici, distillerie, ristoranti, agriturismi, enoteche, aziende agricole e artigiane, oltre a realtà legate alle esperienze turistiche. Ha poi ricordato una delle iniziative più recenti: la vendemmia turistica didattica, introdotta nel 2022 assieme alle Città del vino Fvg, che permette di vivere in prima persona l’esperienza della raccolta dell’uva da agosto a ottobre. Infine, l’assessore regionale ha richiamato il nuovo disegno di legge unitario su turismo e commercio, che punta a semplificare la normativa regionale e a promuovere il turismo lento ed esperienziale. «Siamo la prima Regione italiana a unificare le norme di commercio e turismo in un unico testo – ha sottolineato -. Vogliamo sostenere un’economia locale sostenibile, con una dotazione di 134 milioni di euro per il biennio 2026-27, valorizzando cammini, ciclovie e turismo di prossimità come leve per far conoscere ogni angolo del nostro territorio».

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In copertina e all’interno tre immagini del convegno presente l’assessore regionale Attività produttive e Turismo Sergio Bini.

Turismo enogastronomico, domani le nuove proposte a San Giovanni al Natisone con il Distretto delle Meraviglie

“Visioni e proposte per l’enoturismo del Fvg” è l’incontro promosso dal Distretto del commercio Friuli oirientale (delle Meraviglie) per la Giornata mondiale dell’Enoturismo, in programma domani 9 novembre, alle 10, a Villa de Brandis di San Giovanni al Natisone. L’appuntamento, organizzato con il patrocinio della Regione Fvg e in collaborazione con Città del Vino, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino e Unpli, intende aprire un dialogo per costruire un modello di sviluppo in cui il vino sia leva di attrattività e coesione sociale. Apriranno i lavori Carlo Pali, sindaco di San Giovanni, e Beppino Govetto, sindaco di Pavia di Udine e capofila del Distretto. Seguirà l’intervento dell’assessore regionale alle attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini. Quindi, la tavola rotonda, moderata da Paolo Mosanghini, vicedirettore del gruppo Nem con delega al Messaggero Veneto, con Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg; Iole Piscolla, dell’Associazione Città del Vino; Elena Roppa, delegata Donne del Vino Fvg; Pietro De Marchi, presidente Unpli Fvg; ed Edi Sommariva, manager del Distretto.

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Città del vino a Rauscedo

E proprio in coincidenza con la Giornata mondiale dell’Enoturismo, stamane sindaci, amministratori comunali, presidenti di Pro Loco e amici delle Città del Vino sono invitati al Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center. «Quello dell’enoturismo – ha osservato il coordinatore delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini – è un fenomeno che continua a registrare una crescita nel suo valore: basti pensare che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, vale oltre 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% del 2004 sul 2023 e con una spesa media, per singolo turista, di 400 euro». Dati aggiornati relativi a questo 2025 che verranno forniti nella prima parte della giornata, dalle 9.30. “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi” è infatti il titolo del momento informativo con lole Piscolla, responsabile Progetti speciali e Turismo di Città del Vino, e con Francesco Marangon, docente Università di Udine e Ambasciatore delle Città del Vino.

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«La Regione – commenta l’assessore Bini – ha messo a punto una strategia integrata per far conoscere le proprie eccellenze agroalimentari e con esse promuovere i territori dove hanno origine. Una strategia che si basa su eventi, iniziative di marketing e soprattutto sul nuovo claim identitario “Io sono Friuli Venezia Giulia”. E sta portando frutti: le produzioni agroalimentari si posizionano al primo posto tra i fattori di attrazione per i turisti stranieri». «Il nostro Distretto ha un patrimonio unico. Con l’enoturismo possiamo trasformarlo in sviluppo vero per le nostre comunità», aggiunge Carlo Pali, sottolineando il ruolo del vino come motore di economia e di identità. Sulla stessa linea Beppino Govetto, che evidenzia: «Vogliamo costruire una rete che funziona: imprese unite per un territorio che si racconta da solo». Per il manager Sommariva, la sfida è quella di una crescita condivisa: «Le cantine – evidenzia – hanno fatto un passo straordinario nell’accoglienza. Il territorio deve sentirsi parte attiva in unico grande ecosistema: filiera corta, prossimità, negozi vivi, comunità attive. Valore moltiplicato per tutti».
Così il Distretto delle Meraviglie vuole diventare laboratorio dell’enoturismo del futuro, dove imprese e comunità possano costruire un modello di prossimità generando valore condiviso per il territorio, sulla scorta di un interesse al comparto confermato anche dai dati. L’export di alimenti e bevande del Fvg vale circa 737 milioni di euro (1° semestre 2025), le bevande – coperte per la quasi totalità dal vino – ne costituiscono il 18,5%. Al 30 settembre, sono 2.398 le localizzazioni d’impresa attive nella coltivazione di uva (+4,6% negli ultimi 5 anni, -1,2% rispetto al 2024). Circa il 90% della superficie a vite è destinato a produzioni di qualità, ben oltre le percentuali nordestine e italiane. Sono poi 9.292 le imprese della ristorazione e 2.164 nei servizi di alloggio.

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In copertina, Villa de Brandis a San Giovanni al Natisone ospiterà il convegno.

Riecco “Cantine Aperte a San Martino” festa dell’enoturismo in Fvg tra i colori dell’autunno e il profumo del mosto

È il momento in cui le vigne si vestono d’oro e di rosso e il profumo del mosto riempie ancora l’aria. È nella poesia di questo scenario che torna Cantine Aperte a San Martino, l’appuntamento autunnale firmato Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia, in programma domani e domenica, 8 e 9 novembre, in oltre 40 cantine della regione. Un weekend suggestivo che celebra la fine della vendemmia e l’inizio del nuovo anno agricolo nella tradizione, offrendo ai visitatori l’occasione di vivere il vino là dove nasce, tra i racconti dei vignaioli e l’atmosfera intima delle cantine. Non solo degustazioni, ma vere e proprie esperienze da condividere come passeggiate tra i filari, laboratori sensoriali, pranzi e cene con il vignaiolo, abbinamenti cibo-vino e attività per famiglie e bambini, dalle raccolte di foglie al gioco con le castagne.

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Città del vino a Rauscedo

E proprio in coincidenza con “Cantine Aperte a San Martino” e con la Giornata mondiale dell’Enoturismo, domani sindaci, amministratori comunali, presidenti di Pro Loco e amici delle Città del Vino sono invitati al Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center. «Quello dell’enoturismo – ha osservato il coordinatore delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini – è un fenomeno che continua a registrare una crescita nel suo valore: basti pensare che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, vale oltre 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% del 2004 sul 2023 e con una spesa media, per singolo turista, di 400 euro». Dati aggiornati relativi a questo 2025 che verranno forniti nella prima parte della giornata, dalle 9.30. “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi” è infatti il titolo del momento informativo con lole Piscolla, responsabile Progetti speciali e Turismo di Città del Vino, e con Francesco Marangon, docente Università di Udine e Ambasciatore delle Città del Vino.

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Un appuntamento, quello di quest’anno, che coincide anche con la Giornata mondiale dell’enoturismo. Quale momento migliore, quindi, per immergersi in quei luoghi aperti di incontri e racconti che sono le cantine della regione, dove le parole lasciano posto a emozioni calice dopo calice, dai vini novelli a quelli più strutturati e corposi. A rendere ancora più ricco il programma saranno anche gli eventi speciali organizzati in collaborazione con foodblogger, travelblogger, fotografi e videomaker che saranno ospiti di alcune aziende per raccontare storie di viaggi, persone e sapori.
«“Cantine Aperte a San Martino” non è solo un evento – sottolinea Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg –, è un invito a scoprire il territorio attraverso le emozioni che solo il vino sa trasmettere. È un modo per valorizzare il paesaggio, le persone e la cultura del Friuli Venezia Giulia, con lo spirito di condivisione e di passione che ci contraddistingue da oltre trent’anni. Cantine Aperte a San Martino è quindi un’occasione per rallentare, respirare la magia dell’autunno e brindare alla fine della vendemmia in uno dei momenti più suggestivi dell’anno».

Il programma completo e l’elenco delle cantine aderenti sono disponibili su www.cantineaperte.info e sui canali social del Movimento Turismo del Vino Fvg.

I racconti dello Schioppettino, grande festa a Prepotto per il quinto concorso letterario vinto dal triestino Piero Purich

È uno scrittore triestino il vincitore dell’edizione 2025 di “Prepotto. I racconti dello Schioppettino”, il concorso letterario nazionale dedicato al celebre vino della Valle del Judrio senza parlare di… vino. Quest’anno il tema su cui i concorrenti si sono misurati era “Un ponte che unisce” e, tra gli oltre cento partecipanti, a conquistare il primo posto è stato “Stari” di Piero Purich. Ambientato a Mostar, il racconto narra l’amicizia fra tre ragazzi di etnie diverse, messa a dura prova dallo scoppio della guerra. Ma l’amicizia autentica, quella che resiste al tempo e alle divisioni, finirà per rivelarsi più forte di qualsiasi conflitto.
Secondo posto per la salernitana Eliana Arpaia, già vincitrice dell’edizione 2024, che con “La stanza buia” si conferma narratrice di talento, capace di evocare emozioni e suggestioni in un originale connubio tra lingua e dialetto. Sul terzo gradino del podio, la torinese Rosella Bottallo con “Blessing in cammino”, racconto che affronta con delicatezza e profondità i temi dell’integrazione e del dialogo intergenerazionale.

La cerimonia di premiazione, svoltasi nella suggestiva cornice delle storiche cantine del Castello Gabrici-Mels ad Albana, è stata condotta da Marina Dorsi e ha avuto come ospite d’onore lo scrittore Alberto Garlini, da sempre curatore di Pordenonelegge. Il concorso, organizzato dal Comune di Prepotto con il sostegno di Duino&Book – presente alla cerimonia con il suo presidente, Massimo Romita -, è nato nel 2020 da un’idea del sindaco Mariaclara Forti ed è oggi un importante appuntamento culturale di riferimento. “Affinare lo Schioppettino in cultura” è il compito che si è data l’Amministrazione comunale attraverso il lavoro dell’assessore e direttrice artistica del Premio, Barbara Pascoli: costruire un ponte solido e duraturo tra letteratura, comunità e territorio, facendo della parola scritta uno strumento di valorizzazione identitaria e di dialogo. Alla cerimonia di premiazione, è intervenuto anche il coordinatore regionale, nonché vicepresidente nazionale, delle Città del vino Tiziano Venturini, il quale si è complimentato per la riuscita della manifestazione culturale che dà lustro alle Città Fvg che hanno in Prepotto un prestigioso portabandiera proprio con lo Schioppettino, incontrastato protagonista nella bellissima festa ad Albana.

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In copertina, Alberto Garlini mentre premia il vincitore Piero Purich presenti l’assessore Barbara Pascoli e il sindaco Mariaclara Forti; all’interno, una foto ricordo della bellissima cerimonia al Castello di Albana.

La Festa dell’uva fino a domani rende Cormons anche “capitale del vino”. Bini: il Collio vive una stagione straordinaria

«Il Collio sta vivendo una stagione straordinaria. Nei primi otto mesi dell’anno le presenze hanno superato del 22,7% i livelli già record del 2024, trainate dagli stranieri che restano in media oltre due notti e dagli italiani che scelgono sempre più i soggiorni brevi. È la conferma che il nostro territorio, forte della sua identità e della qualità dell’offerta enogastronomica e culturale, si sta affermando come meta di primo piano nel panorama nazionale e internazionale, beneficiando anche delle ricadute positive di Nova Gorica Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025».
Lo ha sottolineato l’assessore alle Attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, ieri a Cormons, intervenendo a Palazzo Locatelli in occasione dell’inaugurazione della tradizionale Festa dell’Uva, giunta a un nuovo capitolo della sua lunga storia iniziata nel 1938. Fino a domani, 21 settembre, la città del Collio sarà “capitale del vino” e della cultura locale con musica, oltre 40 stand enogastronomici e numerosi eventi collaterali che animeranno tre piazze dedicate a giovani, famiglie e appassionati di enologia.

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Obiettivo sull’enoturismo

E nell’ambito della Festa dell’uva, stamane nella sala di rappresentanza del Comune di Cormons, alle 10.45 prenderà il via l’annunciato incontro sul tema “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi”. Gli argomenti del panel saranno approfonditi con relazioni tecniche di Francesco Marangon, docente dell’Università di Udine, Lavinia Zamaro, direttrice del Consorzio Collio (che ha sede proprio a Cormons), e Iole Piscolla, responsabile progetti speciali e turismo delle Città del vino. Previsto anche l’intervento di un rappresentante di Promoturismo Fvg.

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L’appuntamento, sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e da PromoTurismoFvg, in sinergia con GO!2025 e Città del Vino, rappresenta un tassello importante nella strategia di valorizzazione del territorio. Tra le novità spiccano le masterclass in collaborazione con il Consorzio tutela vini del Collio che si svolgono nella rinnovata Enoteca regionale di Cormons, trasformata in un moderno centro di valorizzazione e promozione del Collio. Per l’esponente della Giunta Fedriga «la Festa dell’Uva di Cormons, dunque, si conferma non solo un momento di celebrazione delle tradizioni e della cultura enogastronomica del Collio, ma anche una vetrina delle strategie di sviluppo turistico e territoriale del Friuli Venezia Giulia».
Sul fronte del turismo, i numeri confermano un trend senza precedenti: nei primi otto mesi del 2025 i comuni del Collio hanno registrato una crescita del +22,7% nelle presenze, superando quota 44 mila, con un aumento marcato sia degli italiani (+17,9%) sia degli stranieri (+27,2%). L’assessore Bini ha inoltre ricordato come «la Regione continui a sostenere il settore con strumenti concreti, soprattutto sul fronte della ricettività. Al momento sono infatti attivi sia il bando per l’ammodernamento di unità abitative da adibire ad uso turistico sia il bando per l’insediamento di nuovi alberghi a 4 stelle o più stelle, che quest’anno include anche i comuni del Collio nelle aree in cui la misura è attivabile. Si tratta – ha dettagliato l’assessore – di un contributo valido per investimenti privati minimi di 4 milioni di euro, finalizzato a sostenere progetti di qualità nel Collio, nei Comuni ex capoluogo di Provincia, nei Comuni Unesco e nelle aree montane. La dotazione complessiva del bando è pari a 10 milioni di euro».

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In copertina, la cerimonia inaugurale con l’assessore regionale Sergio Emidio Bini.