Il “Farra Wine Festival” compie cinque anni: sempre più evento Fvg

di Gi Elle

Compie cinque anni tondi tondi. E ormai è diventato un avvenimento da non perdere nel Vigneto Fvg: è il “Farra Wine Festival”. Che quest’anno, proprio per festeggiare il primo, felice quinquennio di questa “Food & Wine Experience” cambia anche location, per cui sarà ambientato nella suggestiva corte dell’azienda Colmello di Grotta, in via Gorizia. L’evento è organizzato dalle aziende del Contado di Farra d’Isonzo (vi fanno parte Bressan mastri vinai, Borgo Conventi, Colmello di Grotta, Jermann, La Bellanotte, Tenuta Villanova e Villa Parens) in collaborazione con l’associazione culturale Furclap. Ricordiamo che l’azienda ospitante si estende su una ventina di ettari, dei quali 15 a vigneto, distribuiti in pari superfici tra Collio e Isonzo, zone che pur vicine presentano terreni completamente differenti. Va detto, infatti, che l’area collinare di Farra – classificata appunto come Collio – è espressa dalla caratteristica “isoletta” all’interno della piana ghiaiosa delle alluvioni dell’Isonzo.

Corte e vigneti dell’azienda Colmello di Grotta a Farra d’Isonzo.

L’appuntamento è fissato per domani, 24 agosto, a partire dalle sette di sera, e propone una rassegna di vini delle migliori cantine della stessa Farra, del Collio, del Carso, del Brda e della Vipavska dolina – vale a dire il Collio che continua oltre confine e la Valle del Vipacco, quindi in Slovenia -, oltre che dei Colli orientali del Friuli. Etichette prestigiose tutte abbinate alle specialità di rinomati ristoranti, wine bar e attività agroalimentari. E’ presente pure un angolo dedicato agli “orange wine” – vini bianchi ottenuti come i rossi attraverso macerazioni, anche piuttosto lunghe, delle vinacce con il mosto, tanto da arrivare appunto al caratteristico color arancione – e ad altre regioni, in particolare Sicilia e Puglia. Intervento musicale del gruppo “UaragniauN” di Altamura – la cittadina del famoso pane – con canti e ritmi della tradizione popolare del Tavoliere ed, in particolare, della Murgia barese. Intrattenimento, quindi, con il dj Luca Persolja e Pasquale Gentile, presentatore ed animatore goriziano. Presente alla serata anche Tv Caffè24 con la sua trasmissione Videobook.

Chi ama il vino di qualità non ha dunque che da inserire questa bellissima proposta di Farra tra i suoi impegni o appuntamenti di domani. Una manifestazione che, indubbiamente, concorre a valorizzare il Vigneto Fvg sempre più vicino alla vendemmia che, come abbiamo già avuto modo di osservare nei giorni scorsi su questo stesso sito, promette bene, anche se avverrà con un sensibile ritardo rispetto alla media degli ultimi anni. Ma questo non è affatto negativo. Tutt’altro, ne beneficeranno aromi e profumi dei nuovi vini!

Ingresso alla serata 40 euro, in prevendita 35. Per ulteriori informazioni telefonare a Milena: 3470678042
e-mail: milena.colucci@inwind.it   

www.farrawinefestival.eu

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In copertina, vini Fvg, ma non solo, protagonisti domani sera a Farra.

 

LA RICETTA – Strucolo in “straza” e… bollito

di Roberto Zottar

Abbiamo già visto, la scorsa settimana, il complesso e intrigante percorso del dolce da baklava, a strudel, a rétes, a strucolo che migra da una tradizione culturale ad un’altra assumendo diverse configurazioni formali e lessicali e seguendo trafile a volte inattese. Giunto da noi si è diciamo acclimatato, ha assunto parte degli ingredienti locali… e ora è un prodotto che definiamo tradizionale: la tradizione infatti è una innovazione riuscita!
Usando un termine di moda possiamo dire che è un dolce glocal, cioè il risultato di una globalizzazione e localizzazione!
Oltre alla pasta tirada, l’impasto può essere di pasta lievitata o frolla o perfino di pasta di patate.

Come l’impasto, anche il ripieno ha molte varianti: dalle semplici mele ed uvetta, alla ricotta, al formaggio, alla panna normale o acida, alle noci, nocciole, ai semi di papavero, cioccolato, o stagionalmente pere, ciliege o vìsciole, albicocche, prugne, uva fragola, fichi. Nelle zone rurali o di montagna più povere sono documentati ripieni a base di carrube, pere secche, castagne, e addirittura patate. In vecchi ricettari ho trovato traccia di strucoli di spinaci in versione dolce con l’aggiunta di pinoli, uva sultanina, cedrini e cannella.
Per dare un’idea della possibili varianti dello strucolo per impasto, ripieno e metodo di cottura, tralasciando ovviamente le versioni salate, sono state censite ben cinquantasei varietà di strucolo presenti nelle valli e pianure attorno a Gorizia.

Una variante curiosa presente nel Collio, a Gorizia e sul Carso è lo strudel bollito, i cosiddetti strucoli in straza, o kuhanj strucklji o strucui cusinaz tal tavajul.
Gli strucoli in straza sono strudel fatti con un impasto di pasta dolce lievitata o pasta sfoglia semplice, che dopo essere arrotolati vengono rinchiusi in un canovaccio (straza o tavajul) e bolliti in acqua salata. Si servono tagliati a fette cosparsi di burro fuso, cannella e pangrattato.

Procedimento:
Per realizzare 4 o 5 strucoli fate un impasto, come se fosse pane, con 1 kg di farina, 1/2 litro di latte, 50 gr di lievito di birra fresco, 50 gr di zucchero, 50 gr di burro sciolto, 3 tuorli più un uovo intero, un pizzico di sale, vaniglia. Fate lievitare. Per il ripieno sbollentate con un litro di latte un kg di noci tritate, aggiungete 600 gr di uvetta rinvenuta nel rum, 300 gr zucchero, 200 gr di burro, 4 pugni di pinoli tritati grossolanamente, 6 cucchiai di pan grattato e per ultimo aggiungete 4 albumi montati a neve. Stendete con il matterello l’impasto abbastanza sottile, spalmate il ripieno e arrotolate il tutto. Avvolgete lo strudel in uno strofinaccio pulito legando con spago e fate lievitare. Immergete in acqua bollente salata per 15-20’ senza far toccare il fondo della pentola.

Vino:
Come per lo “Strucolo de pomi”, consigliamo un Verduzzo dei Colli orientali. Ma per chi preferisce, va benissimo anche una Ribolla gialla spumante.
Buon appetito !

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In copertina ecco lo “strucolo in straza” e qui sopra quello con “noci”.

 

LA RICETTA – Lo strudel o “Strùcolo de pomi”

di Roberto Zottar

Un dolce arrivato dall’Austria, probabilmente attraverso la Slovenia, è lo strudel, caratterizzato da un impasto di pasta stesa, sul quale si spalma un ripieno, si arrotola e si cucina al forno. Secondo varie fonti, tra cui il Larousse Gastronomique, l’origine remota di questo dolce è il baklava orientale, sfoglie sottili di pasta che racchiudono un ripieno di mandorle, noci e miele.
Seguendo le conquiste dei Turchi, il baklava arrivò a Budapest nel 1541. In Ungheria il baklava si arricchì di frutta, principalmente mele, con l’aggiunta di uva passa e cannella, assumendo anche un nome tedesco, strudel, cioè “vortice, gorgo”, perché era arrotolato su se stesso a spirale. Dall’Ungheria, dove oggi invece è conosciuto come rétes, il dolce passò in Austria e da qui si diffuse in tutto l’Impero Austroungarico assumendo prevalentemente una forma diritta. La prima ricetta con il nome Strudel è in un manoscritto di tal cuoco Puech del 1696 conservata nella Wiener Stadtbibliothek di Vienna.
Lo strudel è uno dei dolci più presenti nelle famiglie di Gorizia, di Trieste e del Carso, mentre tradizionalmente non era presente in Friuli o in Carnia, tanto che non è citato nei testi della Contessa Giuseppina Perusini Antonini e di Pietro Adami. Il nome locale strucolo si collega al tedesco dialettale struckel, sinonimo di strudel e probabilmente il termine ci è arrivato tramite lo sloveno štrùkelj.

Procedimento:
La pasta dello strucolo in genere è un semplice impasto steso molto sottile di acqua, farina e grasso, talvolta con l’aggiunta di uovo e/o vino e aceto, la cosiddetta pasta da strudel o pasta tirada o pasta mata.
Per realizzarla lavorate molto a lungo 200 grammi di farina, un uovo, 40 grammi d’acqua tiepida, un cucchiaio d’olio d’arachide e un cucchiaino di aceto. Fate riposare la pasta, che sarà un po’ collosa, coperta d’olio. Volendo così si conserva per alcuni giorni. Asciugatela con carta da cucina e stendetela su un canovaccio infarinato con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia. Prendete allora la pasta da sotto sul dorso delle mani e tiratela fino ad ottenere quasi una pellicola. Da qui il nome di pasta tirada. Si dice che è stesa alla perfezione se si riesce a leggere un giornale posto sotto di essa! Pennellate con burro fuso, farcite con un ripieno di 2 kg di mele sbucciate e tagliate a fettine sottili, 100 grammi di zucchero, 100 grammi di pane grattugiato tostato nel burro, 100 grammi di uvetta macerata nel rum, succo e buccia di mezzo limone, un pizzico di cannella. Arrotolate il dolce aiutandovi con il canovaccio, pennellate esternamente con burro e infornate a 190° per 30-35 minuti.
Con queste dosi si può realizzare o uno strudel grande o due pezzi più piccoli.

Vino:
Un Verduzzo dei Colli orientali e per chi la preferisce anche una Ribolla gialla spumantizzata.

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In copertina, ecco come si presenta lo “Strùcolo de pomi” o strudel.

 

LA RICETTA – Come fare il Liptauer nelle nostre case

di Roberto Zottar

Il Liptauer, cremosa ma piuttosto piccante  miscela di formaggi e aromi, è un altro classico esempio di eredità mitteleuropea ancora presente sulle tavole a Gorizia e  Trieste, e come tutti i cibi si è aggiornato e modificato nel tempo. Sotto l’Impero Austroungarico il formaggio base del Liptauer era un pecorino salato, a pasta molle, il Brimsen o Bryndza in slovacco. Oggi la produzione del Bryndza è limitata ad alcuni paesi dell’Europa Centrale e ha ricevuto la Dop in Polonia e in Slovacchia. Il Bryndza più dolce e burroso, il più amato dai viennesi, veniva prodotto nella regione di Liptau (Liptov in slovacco) e trasportato in tutto l’Impero in mezze botti di legno: da qui l’origine del nome Liptauer.
Una citazione letteraria: ne era ghiotta Christine, la moglie del dottor Andrew protagonista del romanzo “La Cittadella” di Cronin del 1937. Il Dottor Andrew trova infatti un pacchetto di Liptauer sul luogo dell’incidente mortale della moglie.

Ingredienti:
Essendo da noi ormai irreperibile il bryndza, per produrlo si ricorre a ricotta, stracchino o formaggio Philadelphia, sicuramente più dolci e meno saporiti e talvolta anche gorgonzola.  In Austria, invece, il liptauer ha ancora oggi un sapore più deciso e acidulo, essendo preferita comunque una miscela a base di pecorino fresco e Topfen, il Quark tedesco, una specie ricotta più compatta, a grana più grossa e più acidula.
La preparazione del Liptauer a casa prevede che il formaggio base sia mescolato con burro, cipolla o erba cipollina, paprika, senape, capperi e acciughe con l’aggiunta di  Kűmmel, meglio se tostato in un padellino prima di macinarlo. Il carum carvi, nome officinale del Kűmmel, ha virtù medicamentose e facilita la digestione, elimina il meteorismo e ha un blando effetto antisettico intestinale.
Non esiste comunque una ricetta originale, ma ci sono varie versioni legate al territorio, alle abitudini ed ai gusti delle famiglie, nonché alla disponibilità degli ingredienti. Il risultato sarà comunque ottimo perché le preparazioni tradizionali hanno una lunga storia e non tradiscono.

Preparazione:
Provate a montare 100 g di burro con 250 g di ricotta e un cucchiaino di senape. Aggiungete poi 1 cucchiaino di capperi dissalati, una piccola cipolla e un ciuffo di prezzemolo tritati, sale, 2 cucchiaini di paprika dolce, un pizzico di cumino e, volendo, mezza acciuga tritata. A piacere si può usare una parte di paprika dolce e una di piccante e si può aggiungere stracchino e gorgonzola. Si serve spolverato di paprika e spalmato generosamente su fettine di pane bianco abbrustolite o di pane scuro di segale.

Vino:
Ottimo un Refosco dei Colli orientali, ma anche un Terrano del Carso, essendo entrambi i vini ben dotati di corpo e di acidità fissa.

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In copertina, ecco il Liptauer nella preparazione casalinga.

 

Tra i vigneti del Collio e le suggestioni del Carso Triestino

di Gi Elle

Un’affascinante escursione tra i vigneti in pieno rigoglio vegetativo, ma non solo, del Collio, che, come è noto, sono protetti dalla denominazione di origine controllata, la prima concessa oltre mezzo secolo fa alla nostra regione. E’ quella che potranno compiere domenica 30 giugno i partecipanti alla gita “Tra il Carso e il Collio… Una finestra aperta sui paesaggi culturali e naturalistici della Venezia Giulia”, organizzata dall’Associazione Circoli Sardi in Fvg, circolo di Trieste. Il ritrovo è fissato alle 8 in piazza Oberdan. Prima tappa a Duino per la visita, con un esperto, alla grotta del “Mitreo” sulle pendici del monte Ermada. Poi si prosegue alla volta di Gorizia per la visita al palazzo Coronini Cronberg. Il pranzo e la degustazione di vini Doc seguirà sulle alture del Collio, ospiti di un agriturismo immerso tra vigneti e campi coltivati. Dopo il pranzo rientro verso Duino con visita della chiesa di San Giovanni in Tuba e passeggiata alle Foci del Timavo.

Eccoci, dunque, sul Collio. E’ una terra di frontiera – che continua nel territorio sloveno con il nome di Brda – colma di fascino e grande energia, la “cucina” molto saporita riflette gli influssi mitteleuropei di impronta ungherese, ebraica, slovena, austriaca e italiana. Il suolo del Collio è di origine oceanica e nasconde minuscoli fossili che donano alle viti nutrimento e minerali specifici. E’ per questo che i vini del Collio hanno un’impronta di mineralità e salinità che li rende unici. Durante la sosta è prevista una degustazione di vini, con il pranzo a base di prodotti biologici e della tradizione. Ricordiamo che sia il Collio italiano che quello sloveno aspirano a ottenere il riconoscimento Unesco di Patrimonio mondiale dell’Umanità, proprio per le bellezze naturalistiche di entrambi i comprensori viticoli.

Ma, come dicevamo, sono previste anche altre interessanti visite, in aggiunta appunto all’uscita su Collio. Il “Mitreo di Duino” è una cavità naturale dove si praticava il culto del dio Mitra diffuso nel mondo romano dalla fine del I secolo sino all’affermazione del Cristianesimo. La grotta, frequentata già dal Neolitico, è tutelata dalla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. Il Mitraismo occidentale è l’evoluzione di un antico culto iranico che normalmente viene raffigurato con un giovane che sacrifica un toro in onore del dio Sole, scena questa che si è conservata ed è visibile all’interno della cavità. E‘ una visita straordinariamente interessante perché non sono molti i mitrei che si sono conservati nel corso dei secoli e questo di Duino rappresenta una rarità oltre che un prezioso segno che la storia di queste terre è in grado di regalarci.
Il palazzo Coronini Cronberg è invece una dimora storica goriziana risalente alla fine del Cinquecento. Passeggiando attraverso le diverse sale tra cui quella dove nel 1836 soggiornò e morì l’ultimo re di Francia Carlo X di Borbone, il visitatore è trasportato come per incanto indietro nel tempo grazie agli arredi cinque e seicenteschi del piano terra, ai suntuosi salotti settecenteschi, alle sale impero e agli ambienti ottocenteschi del piano nobile. Tra ricordi e cimeli di famiglia si possono ammirare opere d’arte di straordinario valore: tra cui dipinti attribuiti a Bernardo Strozzi e a Rubens e tele del goriziano Giuseppe Tominz, pittore di fama internazionale tuttora considerato il massimo ritrattista di area goriziano-triestina dell’Ottocento. La dimora è circondata da uno splendido parco all’inglese dove si scorgono reperti archeologici aquileiesi e piante rare e preziose tra cui frassini, tigli, cedri dell’Himalaya, palme, nespoli del Giappone, bamboo e una centenaria quercia da sughero.

L’ultima sosta è alle Foci del fiume Timavo. Sul Carso non c’è luogo più sacro e pieno di memorie come quello della “Fons Timavi”, tanto che Strabone, uno dei massimi geografi al tempo dell’Imperatore Ottaviano Augusto, definisce questo luogo “sorgente e madre del mare”. Leggenda e storia qui si fondono in un paesaggio delicato e misterioso, nei pressi corre ancora a tratti l’antica strada “Gemina” che collegava Aquileia a Tergeste. All’ombra di maestosi cipressi, pioppi e platani che proteggono la bianca chiesa paleocristiana di San Giovanni in Tuba si trovano le risorgive che fin dall’antichità diventano un importante luogo di culto. Il Timavo è anche il fiume più corto d’Italia, è fra i corsi d’acqua più misteriosi del mondo, ha due nomi e tre nazionalità. Nell’antichità segnava l’estremo limite orientale tra il mondo romano e le genti illiriche non ancora sottomesse all’impero.
Per ulteriori informazioni e prenotazioni anche domani, dalle 10.30 alle 12, al Circolo dei Sardi di Trieste – Via di Torrebianca, 41 cellulare 3405420214 – telefono fisso 040662012 e-mail sarditrieste@libero.it

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In copertina e all’interno ecco tre suggestive immagini del Collio.

A Buttrio l’ultimo giorno con i 400 vini autoctoni delle Cantine Fvg e Italia

di Claudio Soranzo

Ultimo giorno oggi a Buttrio per la Fiera regionale dei vini che era stata inaugurata ufficialmente venerdì pomeriggio, quando c’era stata una grande festa per lo spegnimento (virtuale) delle 87 candeline della rassegna enologica più antica d’Italia. Niente torta, ma calici alzati per brindare alle migliori fortune con gli spumanti Fvg vincitori del concorso “Filari di Bolle”, proposti dalla Pro Casarsa della Delizia, ospite della manifestazione. E un taglio del nastro da parte delle autorità che ha dato il via alla degustazione di oltre 400 vini autoctoni del Friuli Venezia Giulia e del resto della Penisola, selezionati dalla Guida “ViniBuoni d’ Italia” del Touring Club Italiano.
Il tutto in una Villa di Toppo Florio perfettamente allestita per una manifestazione che richiama ogni anno migliaia di persone ad assaggiare e degustare i vini del territorio e ad accompagnarli con le prelibatezze della regione. Con un corollario di convegni, showcooking, bancarelle con i prodotti tipici e spettacoli e intrattenimenti da far invidia a qualsiasi kermesse del genere.

Brindisi con “Filari di Bolle” e sala gremita all’inaugurazione.

A iniziare i discorsi di rito il presidente della Pro Buri, Emilio Bardus, che ha messo l’accento soprattutto sulla seconda maratona tra i vigneti (alla quale la sera prima avevano partecipato un centinaio di winelovers) con due degustazioni da Petrucco e Conte d’Attimis Maniago, sulla promozione della fiera ai camperisti e sulla mega-lotteria con in palio un’auto Peugeot e tanti altri ricchi premi, non dimenticando della novità di quest’anno: la polenta con la “Farina di Buri”, elaborata con l’Associazione italiana celiaci. Il neo eletto sindaco Eliano Bassi ha quindi detto di aver trovato un Comune vitale, con ben 50 associazioni e realtà imprenditoriali e agricole di altissimo livello. Si è impegnato a valorizzare ulteriormente villa Florio e il suo magnifico parco, “un luogo dove sviluppare un discorso culturale di alto livello, per diffondere ovunque il nome Friuli”. Il saluto dell’amministrazione regionale è stato portato, invece, dall’assessore Pierpaolo Roberti.
Dal canto suo, Liliana Savioli di “ViniBuoni d’Italia” ha ricordato gli otto anni di collaborazione con la fiera, mettendo in evidenza che già da una prima cernita per proporre a Buttrio i migliori vini del Friuli Venezia Giulia aveva notato che “tutti superavano le 4 stelle, cioè gli 85 punti” e che “la scelta molto coraggiosa di portare solo vini autoctoni viene sempre più premiata, in quanto nel mondo c’è sempre più richiesta del vino del territorio”. Un duro lavoro il suo – ma che ha beneficiato della competente e appassionata collaborazione di Cristina Burcheri e Stefano Cosma – per gestire con la Pro Loco più di 400 vini che arrivano da ogni parte d’Italia.

Dopo la presentazione del nuovo presidente del Consorzio di tutela Friuli Colli orientali  e Ramandolo, Paolo Valle, “soddisfatto di aver trovato un consiglio composto da giovanissimi”, sono state effettuate le premiazioni dal titolo “Famiglie tra i filari” a 4 aziende di viticoltori di diversa area geografica (foto sotto): Muzic di San Floriano del Collio, Buiatti Livio e Claudio di Buttrio per i Colli orientali, Pitars di San Martino al Tagliamento per le Grave e Lupinc di Prepotto di Duino Aurisina per il Carso. Applaudito infine l’indirizzo di saluto di Andrea Stedile di CiviBank, sempre molto attenta alle esigenze degli agricoltori del Friuli Venezia Giulia.

Le premiazioni delle quattro aziende.

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IL PROGRAMMA

 

DEGUSTAZIONI GUIDATESaranno tre le degustazioni guidate conclusive che accompagneranno i visitatori della Fiera. Tutte si svolgeranno nella Sala A del primo piano della Villa di Toppo-Florio. I posti disponibili per ciascuna degustazione sono 40.
Alle 16.30 la degustazione dal tema “ Tazzelenghe… un vitigno friulano di razza” a cura di ViniBuoni d’Italia e dei Produttori di Buttrio. Relatore: Stefano Cosma. Per un costo di 20 euro a persona di potranno degustare i vini: Casella – Tazzelenghe 2015 Doc Friuli Colli orientali, Jacuss – Tazzelenghe 2014 Doc Friuli Colli Orientali, Danieli – Tazzelenghe Igt delle Venezie, La Viarte – Tazzelenghe 2015 Doc Friuli Colli orientali, Tenuta Beltrame – Tazzelenghe 2015 Igt delle Venezie, Le due Torri – Tazzelenghe 2013-Igt Trevenezie, Conte d’Attimis-Maniago – Tazzelenghe 2012 Doc Friuli Colli orientali. Alle 11 “Sauvignon d’Italia e del mondo. Ma il miglior Sauvignon d’Italia parla friulano”. Relatore della degustazione Michele Biscardi Fis Fondazione Italiana Sommelier. Per un costo di 25 euro a persona si potranno assaggiare i vini Pitars Braida Santa Cecilia 2018 – California Robert Mondavi 2016 – Nuova Zelanda (Marlborought) Saint Clair 2018 – Francia (Loira) Pascal Jolivet 2017.
Ultima degustazione, alle 19, “Miani e l’interpretazione dei vitigni autoctoni friulani” a cura di “ViniBuoni d’Italia!. Relatori un rappresentante della Guida e della Cantina Miani. Si potranno degustare i vini: Ribolla gialla 2017, Friulano 2017, Malvasia 2017 per un costo di 25 euro a persona.

Nonis, Cortiula e De Filippis agli showcooking, e una degustazione. 

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SHOWCOOKING  – Da non perdere poi gli showcooking organizzati in collaborazione con Despar. Si tratta di laboratori di degustazioni guidate dal titolo “Sapori del Nostro Territorio” con lo chef italo-sloveno Igor Peresson e lo chef sloveno Sinigoj Matjaz, i quali accompagneranno il pubblico in un viaggio alla scoperta dei sapori tipici del Friuli-Venezia Giulia. I laboratori saranno coordinati dal giornalista e critico enogastronomico Giuseppe Cordioli. Appuntamento dunque oggi dalle 11.30 alle 12.45 e dalle 17.30 alle 18.45. Le degustazioni sono gratuite con prenotazione obbligatoria attraverso il sito www.despar.it e si svolgeranno nella Sala B del secondo piano di Villa di Toppo-Florio. I posti disponibili per ciascuna degustazione sono 40. Il tutto era stato preceduto nell’anteprima di giovedì con lo showcooking animato da Fabrizio Nonis e Veronica De Filippis.

SAPORI DA NON PERDEREAnche oggi la ristorazione nel parco e all’esterno della Villa sarà curata da Cucina di Carnia che reinterpreta le ricette della tradizione locale, dai “cjarsons” al “toc in braide”, con una spiccata attenzione verso il territorio e dallo chef Daniele Cortiula che cucinerà anche carne di Pezzata rossa friulana. Sarà possibile degustare inoltre il gelato artigianale de Il Morettino e i dolci di Clocchiatti – Pasticceria gelateria.

Infine, altre immagini della Fiera.

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In copertina, il taglio del nastro con il sindaco Bassi, l’assessore regionale Roberti e il presidente Bardus. 

(Foto di Bluefoto, Pro Buri e Soranzo)