Venezie, il Pinot grigio è amato all’estero. E le bottiglie “volano”: quest’anno +6%

La Doc delle Venezie si appresta a chiudere il suo quarto anno nel segno della positività, mantenendo un trend in costante crescita che riguarda sia gli imbottigliamenti sia le certificazioni. Nel periodo gennaio-novembre 2021, la più grande denominazione a livello nazionale del Pinot grigio che, con i suoi circa 27 mila ettari di vigneto, riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot grigio Doc di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento, registra un +6% di imbottigliato, ovvero + 97.322 ettolitri sullo stesso periodo del 2020, per un totale di ben 1.728.517 ettolitri messi bottiglia ad una media di 157.138 hl/mese (oggi al 98,7% di tutto il Pinot grigio Doc imbottigliato nel 2020). Una vera e propria corsa all’imbottigliamento quella della nuova stagione produttiva iniziata già a settembre – anticipando le operazioni di un mese rispetto allo scorso anno (e di due rispetto al 2019) –, che si traduce in oltre 94 mila ettolitri messi in bottiglia nell’ultimo trimestre.

Albino Armani

Fa ben sperare anche il trend delle certificazioni che, a poche settimane dalla fine dell’anno, vede già certificato tra settembre e novembre – esclusivamente dall’ultima campagna produttiva – un totale di 362.855 ettolitri, 206.647 dei quali sono stati certificati nel solo mese di novembre, che registra il valore più alto di sempre pari a un +22% di certificazioni sullo stesso periodo del 2020. E a novembre il Pinot grigio delle Venezie ha chiuso anche l’intenso tour istituzionale e informativo promosso dal Consorzio di Tutela in Nord Europa, Usa e Uk, primi partner commerciali della Denominazione, che assorbono insieme oltre il 70% dell’intera produzione. Un trimestre ricco anche di attività promozionali che ha segnato un passaggio senza precedenti in termini di traguardi raggiunti e di consapevolezza da parte del consumatore internazionale, facendo guadagnare al Pinot grigio delle Venezie (che, ricordiamo, solo nel 2020 ha concluso i percorsi di riconoscimento ufficiale di Denominazione e Consorzio) il podio rispetto all’enorme offerta internazionale della varietà.

Qualità nel bicchiere e territorialità garantita da tracciabilità e certificazione unite a una intensa attività promozionale sono quindi gli ingredienti del successo che accompagna il Consorzio a chiudere positivamente il 2021. Ad inaugurare il fitto calendario autunnale di eventi e manifestazioni è stato il Simply Italian Great Wines Scandinavia Tour 2021 organizzato da International Exhibition Management, che ha visto il Pinot grigio Doc protagonista di due masterclass aperte ad un pubblico b2b e media a Oslo e Copenaghen. Non tra i primissimi mercati della Doc delle Venezie, ma senza dubbio i due Paesi rappresentano un punto di forza per l’export del vino italiano, con un consumo pro-capite, per quanto riguarda soprattutto la Danimarca, molto elevato, fra i primi 10 posti a livello globale (dati al 2020).
Il Consorzio è volato poi a Londra per incontrare il media partner The Drinks Business in occasione della manifestazione b2c The Wine & Spirits Show al Chelsea Old Town Hall. Qui il Mw Patrick Schmitt ha condotto due masterclass dedicate alla Do che hanno registrato un “tutto esaurito” per un totale di 100 partecipanti seduti ai banchi d’assaggio. Sempre nella Capitale britannica, la Doc delle Venezie si è presentata anche a un pubblico di operatori, giornalisti e opinion leader nell’ambito della tappa londinese del Simply Italian Great Wines Northern Europe Tour 2021: importante occasione di approfondimento sulle diverse sfumature di colore – dal bianco al ramato – tipiche della varietà, che affonda le sue radici in una lunga tradizione viticola del Nordest. Il Consorzio ha infine partecipato per la prima volta a Taste of London, Festive Edition (Tobacco Dock), manifestazione enogastronomica di punta dell’autunno londinese che ha aperto le porte a circa 25mila foodies e wine&spirits enthusiasts.
Il Regno Unito, secondo più grande importatore di vino al mondo, rappresenta anche il secondo mercato di riferimento per il Pinot grigio delle Venezie, con un assorbimento di circa il 27% della produzione della Doc. Per ora, nonostante gli oneri burocratici relativi all’import del vino causati dalla Brexit, sembra che il comparto nazionale non solo stia resistendo, ma che, anzi, nel primo semestre del 2021 abbia registrato un piccolo incremento delle esportazioni (Confagricoltura, luglio 2021).

Una degustazione guidata.

Negli Stati Uniti, nuovamente in collaborazione con International Event & Exhibition Management, il Pinot grigio Doc ha partecipato alle due tappe di New York e San Francisco del Simply Italian Great Wines US tour 2021, organizzando due seminari rivolti a operatori, stampa ed esperti del settore. «Gli Stati Uniti – spiega Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie – sono il nostro mercato di riferimento con una quota che supera il 40% sul totale dell’export della nostra Doc. Qui troviamo certamente un consumatore attento ed esigente, con una discreta consapevolezza del prodotto enologico e, quindi, una certa predisposizione a cogliere tutte le implicazioni e le specifiche contenute nel concetto di Denominazione d’origine. I consumatori americani si dimostrano sensibili ai valori della Doc e questo, nel caso specifico del Pinot grigio delle Venezie, rappresenta per noi uno stimolo per un’ulteriore crescita nell’immediato futuro, per rendere sempre più familiare agli acquirenti americani il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo e di elevata qualità del nostro prodotto». Il Consorzio tornerà negli Usa già a febbraio per una serie di eventi in programma a Miami, in Florida.
Non mancano commenti positivi anche da parte dei media statunitensi. Lo scorso agosto la Doc è stata infatti protagonista di un approfondito seminario condotto dalla giornalista esperta e wine educator Regine Rousseau, nell’ambito della Wine Media Conference (Eugene, Or), il più grande evento del settore rivolto esclusivamente a giornalisti e blogger. «A partire dall’annata 2017, la regione ha imposto un sistema di certificazione a “beneficio del consumatore”». Regine Rousseau, wine writer & educator, li chiama «vini che sollevano l’umore» e ricorda ai consumatori di «cercare sempre la fascetta di Stato, a garanzia del complesso sistema di certificazione e tracciabilità riconducibile alla Denominazione d’origine», come si legge in un articolo pubblicato su Forbes, a cura della giornalista Jill Barth.

«Forti dei grandi risultati raccolti negli ultimi mesi, con l’inizio imminente della campagna di commercializzazione 2022, siamo pronti a realizzare nuovi progetti di comunicazione on e off-line con brand ambassadors selezionati dal nostro Cda in Paesi come Usa, Canada, Russia, Giappone, Uk ed Est Europa», conclude Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di tutela.

Tonalità di vini ramati.

Per maggiori informazioni:
Consorzio DOC delle Venezie
PR & Comunicazione
Valentina Fraccascia
M. +39 349.6225578
press@dellevenezie.it

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In copertina, i grappoli del Pinot grigio varietà molto richiesta.

Meno Pinot grigio ma di ottima qualità: vendemmia conclusa nella Doc Venezie

A gonfie vele il Pinot grigio delle Venezie, vale a dire la Doc interregionale che si estende  fra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. La scorsa settimana si è, infatti, ufficialmente chiusa la quinta stagione produttiva della importante varietà che ha conquistato il mondo anche nelle ultime zone del Trentino, con un ritardo generalizzato (per tutte le varietà precoci del Nordest) che va dai 7 ai 15 giorni rispetto al 2020. Il trend di metà estate anticipava cali più o meno lievi della produzione – da un -5% in Friuli a un -10/-15% in Veneto e nella Provincia autonoma di Trento – che, in compenso, sono stati accompagnati a fine vendemmia da un ottimo stato fitosanitario dell’uva e da qualità eccellente diffusa su tutto l‘areale.

Albino Armani


L’andamento climatico è stato decisamente altalenante in tutto il Nordest – caratterizzato da eventi estremi, a partire dalla gelata dell’8/9 aprile, dalle temperature basse nel mese di maggio (che hanno ritardato la fioritura ai primi di giugno) e alte nel mese successivo, dallo stress idrico ed eccessivo caldo di metà agosto. Ma ciò non ha compromesso la salute né la qualità del Pinot grigio, anzi, «rispetto al 2020, ci aspettiamo un Pinot grigio più fresco, elegante e di buona struttura, che già dagli ultimi prelievi effettuati a fine agosto in aree del Veneto occidentale presentava un equilibrio zuccheri/acidi perfetto, dovuto principalmente alle basse temperature notturne registrate da metà agosto in avanti. A livello di qualità dell’uva, un’annata uguale – se non migliore – alla 2015», aveva spiegato il dottor Diego Tomasi, del Centro Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano, nel corso del focus vendemmiale organizzato da Assoenologi Sezione Veneto Occidentale. Il merito va soprattutto ai viticoltori che, non solo dimostrano anno dopo anno grande consapevolezza nella gestione di quest’uva particolarmente delicata, sensibile alle muffe e alle condizioni di umidità e che necessita quindi di cure speciali, ma che, in particolare quest’anno, hanno saputo affrontare egregiamente una situazione climatica difficile, trovando le giuste soluzioni per portare in cantina un’uva eccellente.

Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito e presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia, descrive una stagione produttiva di non facile gestione, causata soprattutto dal clima siccitoso e molto caldo, che ha spesso indotto il vignaiolo ad intervenire con l’irrigazione di soccorso o a posticipare la defogliazione (per le alte temperature di agosto), ma che «ha portato a maturazione un’uva eccellente, con un equilibrio perfetto dei parametri chimici, superiore alla media. La vendemmia è iniziata con un ritardo di 10/15 giorni, terminando intorno al 22 settembre e la quantità, come previsto a metà estate, risulta leggermente inferiore al 2020 di circa il -5%».

Rodolfo Rizzi

«Nel Veneto occidentale la vendemmia del Pinot grigio si è conclusa intorno alla metà di settembre», spiega Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis e presidente Assoenologi Veneto Occidentale. «Rispetto alle previsioni di luglio – aggiunge -, considerato l’avvio un po’ complicato dovuto a piogge ripetute, non vi sono state problematiche importanti a livello sanitario e la qualità dell’uva ha di gran lunga superato le nostre aspettative. Il vendemmiato è di qualità ottima, superiore a quella dello scorso anno. Confermato invece il calo produttivo per una media del 15% circa, che arriva a toccare il 20% in aree circoscritte e maggiormente colpite dalla grandine e della gelata di aprile».

A chiudere ufficialmente la stagione produttiva 2021 del Pinot grigio nell’areale Doc delle Venezie è il Trentino. «Anche per i viticoltori della Provincia Autonoma di Trento non è stata un’annata semplice, soprattutto a causa della gelata primaverile, di un maggio freddo rispetto alla media storica e della scarsità di piogge. Ciò nonostante, si è sempre registrata un’ottima situazione fitosanitaria, senza infezioni né di peronospora né di oidio, e nessun danno significativo da grandinate. Siamo molto soddisfatti del profilo qualitativo del nostro Pinot grigio, mentre la quantità risulta inferiore rispetto al 2020 di circa il 10%», commenta Goffredo Pasolli, enologo dell’azienda vitivinicola Gaierhof di Roverè della Luna e presidente di Assoenologi Trentino.

Con la chiusura dell’ultima stagione produttiva, la Doc delle Venezie sta assistendo a un notevole aumento dei prezzi dell’uva, in parte dovuto a una diminuzione dell’offerta, ma soprattutto legato alle misure straordinarie di gestione oggi in vigore: mitigazione delle rese, blocco degli impianti e stoccaggio amministrativo. «Questa è a tutti gli effetti la seconda stagione produttiva che avvalora la tenuta del nostro ambizioso progetto», dice il presidente del Consorzio di tutela Albino Armani. «Attualmente assistiamo ad un incremento del prezzo dell’uva pari al 30-35%. Questo trend era iniziato già a settembre 2020, a dimostrazione di come la nostra Doc stia raggiungendo, anno dopo anno, il valore e l’accreditamento meritati: un ‘percorso di crescita’ legato soprattutto alla gestione del potenziale di produzione voluta dal Consorzio delle Venezie, misure che – unite all’eccezionale qualità del prodotto – concorrono a mantenere un rapporto qualità/prezzo rispondente e di conseguenza aiutano a garantire la fidelizzazione del consumatore finale. Aumenti di prezzo come questi non sono sempre di facile comprensione per il mercato, le Doc grandi come la nostra e ancora in parte legate al varietale avrebbero bisogno di variazioni e crescite dei prezzi lente e costanti. Confidiamo nel sostegno dei grandi gruppi, partner cruciali per la crescita della nostra Doc, che a loro volta credono nel nostro lavoro a tutela di un clima di serenità commerciale e propedeutico all’ulteriore consolidamento del brand Delle Venezie».

In crescita nel 2021 anche gli imbottigliamenti. «A fine agosto abbiamo registrato un avanzamento dell’imbottigliato nell’anno solare 2021 che ci porta oggi a un +6,9 sul 2020, con una media mensile di quasi 160.000 hl che si traducono in 21,3 milioni di bottiglie/mese. Un andamento, quindi, che ci farà ampiamente superare i volumi di imbottigliato dello scorso anno», afferma infine Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di Tutela.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia in Fvg.

 

A Vinitaly Special Edition debuttano i Sauvignon in “batonnage” delle Grave

Vinitaly Special Edition è alle porte: dal 17 al 19 ottobre, a Veronafiere andrà in scena l’edizione straordinaria della manifestazione dedicata al mondo del vino e dei distillati. Sarà un momento di ripresa molto importante, un vero e proprio snodo per uscire dalla pandemia e puntare nuovamente i riflettori sulla città scaligera, da sempre un richiamo mondiale per il settore vitivinicolo. Albino Armani, viticoltori dal 1607, non poteva certo mancare all’appuntamento più significativo a livello nazionale in termini di operazioni commerciali, consolidamento di partnership internazionali e creazione di nuovi network.
Al padiglione 6, stand C3, Albino Armani – che è anche presidente della Doc delle Venezie (che riunisce i produttori di Pinot grigio di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia di Trento) darà nuovamente il benvenuto ad un pubblico di operatori, media e wine lover, che avrà la possibilità di degustare tutte le nuove annate – e non solo – dei vini prodotti nelle sue cinque tenute dislocate tra la Vallagarina Trentina, la Valdadige Veneta, la Valpolicella Classica, la Marca Trevigiana e la Grave Friulana.
Inoltre, in anteprima e solo per la stampa, proprio la Grave Friulana sarà protagonista di due assaggi speciali di Sauvignon 2020 e 2021 (prove di botte). Questo prodotto è frutto di una sperimentazione ancora in corso che prevede parte di affinamento in acciaio sui lieviti (60%), un’altra in botte da 25 ettolitri (35%) e il resto in barrique di secondo passaggio. In tutti i casi, si effettua un “batonnage” settimanale. La stampa specializzata potrà quindi fare degustazioni comparate con il Sauvignon Friuli Grave Doc che fa solo acciaio e la “nuova” versione, che presenta di certo una texture più strutturata, morbida e complessa.

Albino Armani

Per ulteriori informazioni su Albino Armani visita il sito www.albinoarmani.com

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In copertina, i vigneti delle Grave dai quali si ottengono i Sauvignon oggetto della sperimentazione.

 

Vino e teatro insieme domani a Sequals. Musica da tutto esaurito oggi ad Aquileia

L’incontro tra arte e vino prolunga la stagione turistica regionale, tanto che il Coordinamento del Friuli Venezia Giulia delle Città del Vino presenta il progetto culturale “Un Calice a Teatro”, spettacoli nelle cantine per sorsi di cultura e divertimento. Così, dopo la serata d’esordio a Casarsa della Delizia, sarà il Comune di Sequals a ospitare la seconda tappa, domani 12 settembre, alle 20.30, nella Corte di Palazzo Fabiani con l’opera in friulano “Il Miedi par Fuarze” della Compagnia “El Tendon” di Corno di Rosazzo. Saranno degustati i vini delle aziende vitivinicole Tenuta Fernanda Cappello, Albino Armani e La Ghiaia. Ingresso libero con posti limitati: prenotazione obbligatoria e saranno rispettate le norme sanitarie vigenti. Prenotazioni chiamando 0427.789111 oppure 329.8477341.
Un Calice a Teatro è una rassegna itinerante che nasce da un’idea di Sonia Paolone e che è organizzata assieme al Gruppo teatrale El Tendon di Corno di Rosazzo e all’Associazione Teatrale Friulana con il coordinamento di Luigino Zucco. Il progetto è sostenuto da BancaTer, PromoturismoFvg e Strada Vino e Sapori Friuli Venezia Giulia. Al termine degli spettacoli ci sarà un brindisi con i vini delle aziende locali aderenti. Ingresso libero con posti limitati: prenotazione obbligatoria e saranno rispettate le norme sanitarie vigenti.
Quello è un esilarante meccanismo teatrale, in cui la comicità sgorga quasi spontaneamente dalle situazioni, dalle azioni e dalle battute dei personaggi. Due atti densi di umorismo e ironia che si susseguono a ritmo incalzante in cui la piacevolezza e il riso appagano lo spettatore. Ad aumentare il tasso comico contribuisce l’adattamento in lingua friulana del classico di Molière che ben si presta ad esaltare la vivacità dei dialoghi.
“A settembre – ha affermato il coordinatore delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini, assessore alle attività produttive e turismo del Comune di Buttrio – proseguono le nostre proposte per regalare ai winelover e agli amanti del teatro delle serate emozionanti accompagnate dai vini delle cantine del territorio. Sarà un modo di prolungare un’estate già molto positiva grazie al successo di Calici di stelle, che ad agosto ha dimostrato come l’offerta vinicola di qualità, quale è quella del Friuli Venezia Giulia, unita a proposte d’intrattenimento, abbia sempre un grande richiamo sul pubblico”.

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Successo per il nuovo progetto culturale “Festival Vini Gusti in musica – musica classica nelle cantine con concerti di suoni e sapori” proposto dal Coordinamento del Friuli Venezia Giulia delle Città del Vino. Tutti esauriti i posti (gratuiti e su prenotazione) per la tappa odierna ad Aquileia, in programma alle 20.30 alle Cantine Ca’ Tullio (delle quali saranno degustati i vini alla fine) in cui andrà in scena Dancing on Bach (Federico Toffano, violoncello; Elena Ajani, coreografa e danzatrice; Mauro Masiero, storico della musica).
Per gli appassionati di musica classica e amanti del vino c’è però ancora l’appuntamento finale del Comune di Latisana: giovedì 16 settembre, alle 20.30, nell’azienda agricola Battista II (anche di questa saranno degustati i vini) il concerto del Vagues Saxophone Trio (Francesco Ronzio, Mattia Quirico, Andrea Mocci). Evento con la collaborazione della Pro Loco Latisana. Info e prenotazioni www.fvginmusica.com − fvginmusica@gmail.com − +39 3315214898.
Il Festival è ideato da Alfredo Blessano e Paola Camponovo, che ne sono anche i direttori artistici, ed è sostenuto da BancaTer, PromoturismoFvg e Strada Vino e Sapori Friuli Venezia Giulia. Ogni concerto è dedicato alla musica da camera e nelle cantine si concluderà con il brindisi dei vini da esse prodotti. Ingresso libero con posti limitati: prenotazione obbligatoria e saranno rispettate le norme sanitarie vigenti.

 

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In copertina, piazza Capitolo ad Aquileia durante Calici di stelle; all’interno, la compagnia teatrale El Tendon, Dancing on Bach e il Vagues Saxophone Trio.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -7 per cento. Ma di una qualità ottima

di Giuseppe Longo

Primi a partire con la vendemmia, all’inizio della settimana appena conclusa, con la raccolta del Pinot grigio, sono stati i viticoltori della Cantina di Casarsa. E ora si preparano i soci della Produttori di Cormons, ma anche altri viticoltori, singoli o in cooperativa, soprattutto delle zone rivierasche e del Medio Friuli. Due aree importanti del Vigneto Fvg dalle quali sono giunti segnali molto buoni per la stagione vitivinicola 2021, soprattutto in termini qualitativi grazie all’eccellente salute dei grappoli, mentre la quantità è ovunque stimata con un leggero calo, dovuto soprattutto ad avversità atmosferiche come le grandinate che hanno devastato importanti aree della Destra Tagliamento. Indicazioni confermate da Assoenologi Fvg, voce notoriamente autorevole in materia, attraverso la propria riunione prevendemmiale, dalla quale è emerso un decremento produttivo di circa il 7 per cento rispetto alla precedente campagna, che pure non era stata particolarmente generosa, per un totale che supera di poco 1 milione e 700 mila ettolitri di vino. Ma, appunto, di ottima qualità.

Calzavara, Rizzi, Zannier, Cotarella e Brogioni a Corno di Rosazzo.

Una “fotografia” scattata grazie alle parole di qualificati relatori, presenti i vertici di Assoenologi: a Corno di Rosazzo c’erano, infatti, il presidente Riccardo Cotarella e il direttore generale Paolo Brogioni, che hanno dato una “lettura” a livello nazionale del settore della vite e del vino proprio alla vigilia della vendemmia che è ormai quasi ovunque ai nastri di partenza (pur essendo sensibilmente posticipata rispetto alla media degli ultimi anni), eccettuate le zone più a nord dei Colli orientali del Friuli, non solo per questioni ambientali ma anche per la presenza di varietà tardive come Verduzzo (per il Ramandolo Docg) e il Refosco di Faedis (o nostrano) e dal peduncolo rosso, o il pochissimo ma eccelso Picolit.
C’era anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha sottolineato che un ruolo determinante per la produzione vitivinicola, ma anche per la tutela e la valorizzazione del territorio, si ritrova proprio nella figura dell’enologo, che ha il compito di assicurare al processo produttivo dei vini, dalla coltivazione del vigneto alla diffusione delle bottiglie sul mercato, un percorso atto a garantire una qualità sostenibile e il successo tra i consumatori, portando giovamento all’intera economia del Friuli Venezia Giulia.
I temi principali affrontati dai qualificati relatori ruotavano attorno al concetto che il vino risulta essere sempre di più un “ambasciatore” della qualità del territorio che lo esprime, attraverso una realtà produttiva nella quale la necessità di coesione, del saper fare sistema – argomento questo che da sempre sta molto a cuore dell’assessore Zannier – risulta essere ancor di più oggi elemento cardine per la tenuta e la crescita di un settore che in certi segmenti ha ancora spazi di espansione, come quelli del Prosecco Doc e del Pinot grigio. Occorre però che l’intera filiera vitienologica si impegni, sempre più unita, per consolidare e rafforzare il livello di qualità, già alto, dimostrandosi altresì capace di affermare nel mondo l’immagine del vino Fvg. Per raggiungere questo traguardo – è stato sottolineato durante la convention prevendemmiale a villa Nachini Cabassi, dove ha sede anche il Consorzio Doc Friuli Colli orientali e Docg Ramandolo – bisogna essere in grado di affrontare e superare il confronto con le altre realtà di produzione, che hanno ormai consolidato la loro immagine.

Fabbro e Rizzi

Stefano Zannier

Albino Armani

Stefano Zanette

Per favorire questo processo, la Regione Fvg – ha assicurato l’esponente della Giunta Fedriga – è disponibile a fornire un sostegno mirato, nella consapevolezza che dovranno essere sempre le aziende e i loro Consorzi a voler investire con convinzione nella promozione, in quanto le istituzioni non si potranno sostituire alla loro capacità di conoscere e interpretare i mercati e le tendenze. Le quali sono spesso determinate da una non approfondita conoscenza delle specificità di un settore articolato e complesso qual è, appunto, quello della vitivinicoltura, tanto che proprio gli enologi possono dare un importante contributo alle stesse aziende, ma anche gli enti pubblici e ai consumatori, nell’affermazione di una cultura del territorio, attraverso la quale il Vigneto Fvg non potrà che vincere nuove sfide.
Approfondite le analisi dei relatori, presentati e moderati da Claudio Fabbro, intervenuto pure con le sempre interessanti e puntuali osservazioni sul settore, anche con richiami ad annate pregresse. La “scaletta” dei lavori prevedeva, infatti, dopo il saluto di Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, le relazioni del meteorologo Marco Virgilio, sull’andamento atmosferico primavera-estate; dell’agronomo Giovanni Bigot, sulla sanità e sul potenziale qualitativo delle uve; del professor Emilio Celotti, dell’Università di Udine, sulla vendemmia in generale e sulla necessità di vinificare con attenzione avendo come primo obiettivo proprio la qualità. C’erano anche Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco, e Albino Armani, leader della Doc Delle Venezie (Pinot grigio), i quali sono intervenuti con interessanti considerazioni riguardanti i rispettivi ambiti di competenza che sottendono settori ancora in piena espansione, veri e propri “fenomeni” produttivi del momento.

Vertici Assoenologi e relatori.


E, allora, via alla vendemmia 2021 che, come dicevamo, parte con il piede giusto perché lo stato sanitario delle uve è ottimale e solo in alcune varietà a grappolo compatto si è notato qualche lieve attacco di Botrite. «Allo stato attuale, rispetto allo scorso anno – ha osservato a tale riguardo Rizzi – la quantità di uva si attesta attorno ad un meno 7% e i primi dati analitici (rapporto zucchero-acido) fanno registrare la stessa concentrazione zuccherina della scorsa vendemmia, con un leggero aumento della componente acida, fondamentale per l’equilibrio aromatico del futuro vino». Dopo le basi spumante, scatta dunque l’ora per la raccolta in grande stile del Pinot grigio, Pinot nero e di alcuni cloni di Sauvignon, varietà che in Friuli ha trovato la sua “patria” di elezione facendosi amare in tutto il mondo. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera, varietà atta a dare il Prosecco (essendo questo soltanto il nome del vino e non del vitigno) e Ribolla gialla, altro “caso” produttivo di questi anni. Stando alle attuali condizioni climatiche – sono ancora le previsioni Assoenologi Fvg -, solo dopo il 20 di settembre dovrebbero arrivare nelle cantine i primi carri di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (gli appunto già ricordati Verduzzo, Refosco e Picolit).
E il mercato? «Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve – sono le osservazioni conclusive di Rodolfo Rizzi -, per ora c’è una certa stagnazione dei prezzi in attesa che si consolidino le varietà più richieste come il Glera per Prosecco e il Pinot grigio. Per le uve rosse, purtroppo ridotte a un venti per cento dell’intera produzione viticola regionale, un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero che, dallo scorso anno, è entrato nella produzione del Prosecco Rosé». E’ chiaro che sul mercato hanno pesato finora, e non poco, gli effetti pandemici. Ma che un’estate così bella, soprattutto dal punto di vista turistico, potrebbe anche far presto dimenticare, o quasi. Ce lo auguriamo, per il bene di tutti. Intanto, però, buona vendemmia!

La foltissima platea.

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In copertina, grappoli perfettamente maturi di Pinot grigio, nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

Doc Venezie, piace la “moda rosa” per il Pinot grigio. Ma anche per il Prosecco

Il mercato internazionale del vino conferma l’affermazione del trend rosato grazie all’irresistibile fascino di questo colore simbolo di delicatezza e intensità, finezza e decisione, leggerezza e carattere. Il mondo del “vino rosa” è in espansione, sia nella domanda che nell’offerta. Per questo, anche la Doc delle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino) procede oggi più che mai in questa direzione, valorizzando l’attitudine naturale di un vitigno – il Pinot grigio – che nel rosa affonda le sue radici. Da qui, la sua lunga tradizione di vinificazione in ramato o, secondo un più recente costume, in rosato.
La sfumatura rosea – e rosata – del Pinot grigio Doc veneto, friulano e trentino si impreziosisce quindi di ulteriore forza, affiancandosi al grande fenomeno del Prosecco Rosé. Due colonne portanti, complementari, quella del Pinot grigio delle Venezie, prevalentemente nella versione tranquilla, e quella del Prosecco Doc, lo spumante, che sorreggono la tradizione enologica ed il futuro del Nordest vitivinicolo, facendo squadra per offrire al consumatore le mille sfumature rosa del vino.
«Pinot grigio delle Venezie e Prosecco sono due pilastri della viticoltura regionale che possono valorizzarsi sinergicamente», afferma il presidente del Consorzio delle Venezie, Albino Armani. Che poi continua: «Si tratta di due denominazioni a disposizione di aziende fondamentalmente del medesimo territorio. Abbiamo da poco ottenuto la nostra prima e attesa modifica di disciplinare, utile a consentire ai produttori di poter finalmente indicare il termine in etichetta». Che sia il carattere piacevolmente floreale del primo o la bollicina spensierata del secondo, i vini del Triveneto oggi più che mai indossano il “rosa” con classe ed eleganza, trasformando una moda passeggera in un vero e proprio stile.

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In copertina, ecco due calici di Pinot grigio in bianco e ramato, e qui sopra il Prosecco rosè.

Ma come sarà la vendemmia 2021 in Fvg? È in arrivo il check-up di Assoenologi

(g.l.) Non abbondante nè tantomeno precoce, però di qualità. Così si presenta, secondo le prime indicazioni, la vendemmia 2021 in Friuli Venezia Giulia. Ma la “fotografia” più attinente alla realtà è quella che uscirà il 25 agosto dall’annuale resoconto di Assoenologi Fvg che sarà presentato nel corso della riunione prevendemmiale che si terrà, alle 18, a Villa Nachini Cabassi, in piazza XXVII Maggio, a Corno di Rosazzo, dove ha sede anche il Consorzio tutela vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo. L’incontro, che richiama sempre una folta partecipazione, sarà moderato da Claudio Fabbro e dopo il saluto del presidente Rodolfo Rizzi, che farà anche brevemente il punto sull’attività della sezione regionale dei tecnici della vite e del vino, seguiranno le relazioni di tre esperti molto apprezzati: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteorologico primavera-estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il professor Emilio Celotti dell’Università di Udine (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità). Sono annunciati anche alcuni interventi molto qualificati: Stefano Zannier, assessore all’Agricoltura della Regione Fvg,; Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco; Albino Armani, presidente della Doc delle Venezie; Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, con il direttore Paolo Brogioni.

Riccardo Cotarella

Rodolfo Rizzi

Un vero summit, insomma, dal quale si attende la parola definitiva su quella che sarà la ormai vicina vendemmia, soprattutto per quanto riguarda tempi, qualità e quantità. Non senza un occhio rivolto alle prospettive di mercato di un settore che ha sofferto notevolmente gli effetti dell’emergenza sanitaria, soprattutto a causa del blocco pressoché totale e per diversi, lunghissimi mesi del canale Horeca, quello cioè della ristorazione. Un vero e proprio check-up sul Vigneto Fvg da questa Prevendemmiale 2021, anche se va detto che alcune considerazioni sull’annata vitivinicola sono già emerse nelle scorse settimane con il report confezionato a livello nazionale dalla stessa Assoenologi assieme all’Ismea e all’Unione italiana vini. Così, per quanto riguarda la nostra regione, si osserva che «un autunno secco e un inverno particolarmente piovoso, associato a straordinarie nevicate in montagna, ha sicuramente influito sul ritardo vegetativo della vite che quest’anno è iniziata verso metà aprile». Nello stesso mese ecco una gelata tardiva – fortunatamente non così grave come quella del 21 aprile di quattro anni fa – che ha causato «alcuni isolati danni nei fondivalle e nelle zone limitrofe ai corsi d’acqua. I problemi sono stati molto contenuti in quanto la vegetazione era appena sviluppata su varietà precoci come Glera e Chardonnay». L’analisi a “tre voci” prosegue rilevando poi che «ai primi di giugno è iniziata la fioritura e grazie a condizioni climatiche favorevoli si è svolta nel migliore dei modi. Nelle fasi di accrescimento dei grappoli si sono registrati limitati attacchi di peronospora soprattutto in vigneti poco aerati, nel complesso comunque lo stato sanitario non genera preoccupazioni». Successivamente il clima caldo e ventilato, accompagnato da fronti anticiclonici africani – esattamente il contrario di quanto era avvenuto in primavera, molto piovosa e fredda soprattutto in maggio -, ha causato qualche problema di siccità in collina e la necessita di intervenire, dove era possibile, con l’irrigazione di soccorso. Purtroppo, sono da ricordare importanti fenomeni temporaleschi, accompagnati anche da grandinate eccezionali che si sono abbattute su certe zone con particolare violenza.
Quest’anno, come già accaduto nel 2020 si dovrà tenere conto, anche durante questo incontro prevendemmiale, della ancora delicata situazione sanitaria legata al Covid-19. Proprio per questa ragione, ed in accordo con le più recenti disposizioni normative, oltre ad essere richiesta una prenotazione, sarà necessario esibire il Green Pass all’ingresso.

Per prenotazione inviare una mail a:
segreteria.assoenologifvg@outlook.com
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E ora il Pinot grigio rosato, rosé o ramato delle Venezie diventa un caso di studio

Il vino rosato è oggi più che mai sulla… bocca di tutti. I trend parlano chiaro: il consumatore globale, soprattutto quello britannico, tedesco, statunitense e canadese – mercati di riferimento per la Doc delle Venezie con oltre l’80% di export destinato a questi Paesi – cerca e beve rosé. Le prospettive sono incoraggianti, dunque, per la tipologia, soprattutto nel complesso panorama post-pandemico. Se l’industria vinicola è impegnata a cavalcare l’onda delle “mode rosa”, il Consorzio delle Venezie – che rappresenta gli operatori della filiera produttiva di Pinot grigio Doc del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento, una delle aree a vitigno unico più estese al mondo –, attraverso uno studio iniziato già nel 2017 e guidato dal dottor Diego Tomasi, del Centro ricerca viticoltura ed enologia di Conegliano, ha deciso di investire prima di tutto nella ricerca associata al Pinot grigio e, in particolare, alla sua versione rosata o ramata. Una tipologia che a tutti gli effetti rappresenta la storia e la tradizione vitivinicola di questo vino-vitigno legato a doppio filo al Nordest italiano sin dalla fine dell’800: qui viene oggi prodotto l’85% del Pinot grigio nazionale e il 43% di quello globale.

Il presidente Albino Armani.

I due Pinot grigi.

Benché sia principalmente diffuso e conosciuto a livello mondiale per la sua versione bianca, il Pinot grigio deve però il suo nome proprio al tipico colore dell’uva e per questo il risultato della vinificazione “tradizionale”, ossia lasciato macerare con le bucce per un tempo variabile, è un colore ramato o che ricorda la “buccia di cipolla”. Lo scopo del progetto, condotto dal Crea-Ve e finanziato dalla Regione Veneto, è quello di studiare e confrontare le proprietà ampelografiche di 17 cloni di Pinot grigio provenienti da diversi areali produttivi di Italia, Francia, Germania e Serbia: forma e compattezza del grappolo, forma dell’acino, spessore della buccia, proprietà coloranti (quantità di polifenoli e antociani), resistenza alla Botrytis, sono tutte informazioni qualitative fondamentali per la progettazione del nuovo vigneto e per la gestione dei processi di vinificazione, in particolare nelle fasi di ammostamento e macerazione. Uno studio di grande interesse scientifico e divulgativo, su due annate, che permetterà non solo di selezionare attraverso l’analisi dei diversi campioni e delle micro-vinificazioni i cloni di Pinot grigio migliori per la produzione del “rosato”, ma di definire anche una vera e propria “identità del colore” da applicare anche in etichetta, scegliendo quindi il termine più coerente rispetto al risultato ottenuto – rosato o ramato – nell’ottica di cogliere le migliori opportunità e tendenze di mercato.

La versione rosata o ramata.

Un tema caldo portato nel 2020 sul tavolo del Ministero delle Politiche agricole dal Consorzio delle Venezie Doc e conclusosi a seguito dell’emanazione del decreto – e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del testo con la prima modifica ufficiale al disciplinare di produzione – che, senza mettere mano alla base ampelografica, permetterà di riportare in etichetta i termini “rosato”, “rosé” o “ramato” riferiti alla specifica tipologia e che a tutti gli effetti formalizza una tipologia già esistente. «Nel frattempo – spiega Diego Tomasi – abbiamo provveduto ad allestire un altro impianto sperimentale con lo scopo di confrontare 13 diversi portinnesti tutti innestati su Pinot grigio. Il cambio climatico, delle tecniche agronomiche, dei caratteri dinamici del suolo e delle attese qualitative, obbligano ad una attenta e forse diversa scelta del portinnesto. Le verifiche fisiologiche e di espressione genica, dovrebbero portare in poche stagioni a nuovi consigli per il viticoltore».
«È ormai evidente che il trend del rosato sia in forte crescita – chiosa il presidente del Consorzio di tutela, Albino Armani -. Mi preme sottolineare che la nostra attenzione verso la tipologia esula da qualsiasi moda del mercato o del momento. È un lavoro del tutto indipendente iniziato già agli albori della nostra Doc che vanta basi molto solide e importanti studi preliminari sull’aspetto enologico e viticolo. La ricerca sarà utile ai nostri produttori di Pinot grigio per poter fare un grande rosato e categorizzarlo in maniera precisa e scientifica, soprattutto ora che abbiamo ottenuto l’approvazione della modifica del disciplinare che ci permette finalmente di formalizzare una categoria che da sempre è nostra».

Vigneto nel Cividalese…

… e una pergola in Trentino.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio un vitigno di grande successo.

 

Dal nuovo logo della Doc delle Venezie agli spumanti. Anche di montagna

Nuova immagine per la Doc delle Venezie, che riunisce e tutela produttori di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. Siamo, infatti, quasi alla fine dell’imponente operazione di rebranding che da marzo vede impegnato il Consorzio, intenzionato ad aumentare la reputation del marchio collettivo che rappresenta la più estesa area vocata al Pinot grigio a livello mondiale. Ma al centro del progetto c’è prima di tutto la volontà di creare un’immagine nuova e reale della Denominazione, un volto che sia in grado di rappresentare insieme tutti i valori intrinsechi di cultura e territorio che contraddistinguono le Tre Venezie  e di veicolarli in modo efficace nei mercati internazionali.

Grappoli di Pinot grigio.


Si chiude quindi con il restyling del logo della Do triveneta e la sua presentazione ufficiale in sede di assemblea dei soci la prima fase di questo grande lavoro di posizionamento, strategia e rafforzamento della brand awareness promosso dal Consorzio di Tutela e affidato all’agenzia Grey: una veste rinnovata per il Pinot grigio delle Venezie che, oltre a strizzare l’occhio a componenti grafiche più moderne e ad uno stile più giovanile e al passo coi tempi, include per la prima volta chiari riferimenti a tutto il territorio. Al centro restano invariati la presenza del ferro di Gondola e il richiamo alla bandiera italiana, ingredienti chiave che dal 2017 hanno permesso alla Denominazione di farsi conoscere e apprezzare nel mondo e che restano quindi i protagonisti della scena. Due icone immancabili che ora, però, sono accompagnate da elementi geografici altrettanto importanti quali la pianura, le colline e le montagne che modellano il nostro Nordest, linee che prendono vita rispettivamente dai tre sestieri a rappresentare le tre regioni di produzione Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento. A racchiudere il sigillo, infine, un elegante lettering esterno separato da 12 punti che simboleggiano le altrettante province distribuite nell’areale di produzione della Doc.
«Abbiamo sempre avuto la fortuna di avere nel nome e nel logo un’icona mondiale, Venezia», dice il presidente del Consorzio, Albino Armani, che continua: «Con l’operazione di rebranding che vede impegnato il nostro Cda da inizio marzo, ci siamo resi conto che questa rappresentazione non era più sufficiente e che doveva essere arricchita e valorizzata da quello che è il reale patrimonio territoriale di tutto il Triveneto. Il nostro obiettivo oggi è quello di trasmettere al mondo un messaggio quanto più vero e coerente, pur mantenendo quella familiarità che ci siamo guadagnati, con non poca fatica, a livello globale sin dall’inizio della nostra avventura».

Bottiglia col vecchio logo.

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Intanto, da oggi a domenica, a Garda, nella cornice di Palazzo Pincini Carlotti, storico edificio che regala ai suoi visitatori una vista mozzafiato sul Benaco, torna l’atteso appuntamento con Spumantitalia, Festival organizzato da Bubble’s Italia giunto alla sua terza edizione, dedicato al mondo spumantistico Made in Italy. Tra i grandi protagonisti della tre giorni di masterclass, incontri, dibattiti, degustazioni e talk shows, guidati dai più noti esperti del settore, non poteva mancare proprio Albino Armani, che oggi si presenterà al pubblico di professionisti, operatori e winelovers con il meglio della sua proposta “effervescente” metodo classico, nell’ambito di due seminari intitolati “Fenomeno Ribolla gialla” (ore 11-12, Sala Pinot Nero) e “Spumanti di montagna” (ore 16-17, Sala Pinot grigio).
Non soltanto un’occasione per brindare alla tanto attesa ripartenza che vede la partecipazione di piccoli e grandi produttori, Consorzi vitivinicoli e interpreti del sistema culturale, tecnico e scientifico del mondo del vino, finalmente riuniti per degustare insieme e confrontarsi vis-a-vis: la kermesse gardesana sarà infatti un palcoscenico importante che proporrà sui banchi, oltre alle migliori bollicine italiane, tematiche di grande attualità e fermento per il settore, alcune anche molto care allo stesso Armani.

Spumanti protagonisti a Garda.


Partiamo dalla Ribolla gialla, una varietà che nella visione aziendale si traduce nell’eccezionale vocazionalità delle Grave Friulane per la produzione spumantistica, oggi non ancora completamente compresa. La Ribolla gialla Brut Millesimato di Armani incontra l’arte del metodo classico (30 mesi sui lieviti) – «l’unica a mio avviso in grado di veicolare la reale identità del territorio” secondo il produttore – a Lestans, sulle rive dei torrenti in cui scorrono frammenti di roccia strappati alla montagna e trasformati lentamente in sassi bianchi e tondi: i “claps” in lingua friulana. Siamo nell’Alta Grave Friulana, su terreni ghiaiosi che si prestano perfettamente alla produzione di spumanti freschi ed eleganti, aiutati dalla vendemmia precoce e da rese naturalmente basse.
Passiamo poi ad un altro tema che a tutti gli effetti rappresenta il comune denominatore della viticoltura firmata Albino Armani: le produzioni di quota, ovvero sopra i 600 metri di altitudine. La spumantistica di montagna ha un fascino tutto suo per per il produttore veneto, che richiede grandi sforzi e non accetta compromessi, e rappresenta quindi una vera e propria filosofia aziendale. «Sono le caratteristiche del territorio e, soprattutto, la montagna ad accomunare ognuna delle realtà che fanno parte della nostra azienda, dal Trentino – da cui proviene il Clè Trento Doc metodo classico pas dosé protagonista con etichette di altre aziende alla masterclass sopraccitata – al Friuli fino a Marano di Valpolicella. In tutte le zone dove ho deciso di produrre vino, ho sentito forte la necessità di ritrovare uno spirito di casa, che mi riportasse alla mie origini trentine, precisamente del Monte Baldo». Il Clè Trento Doc Millesimato Dosaggio Zero – le cui uve di Chardonnay e Pinot nero vengono prodotte tra l’altopiano di Brentonico e i declivi della Vallagarina su terreni ricchi di basalto e calcare – racchiude nella bottiglia, dopo un élevage sui lieviti di almeno 36 mesi, tutte le caratteristiche proprie del vero spumante di altura: marcata acidità, grande freschezza, elegante aromaticità. www.albinoarmani.com

Armani con la sua famiglia.


Il programma completo dei talk show e delle masterclass è consultabile sul sito della manifestazione www.spumantitalia.it

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In copertina, ecco il nuovo marchio della Doc delle Venezie.

 

Alte Grave del Friuli terra ideale per gli spumanti, parola di Albino Armani

(g.l.) La conformazione dei suoli e il microclima delle Grave del Friuli, in particolare della parte più a nord, tanto per intenderci quella che si estende nei magredi tra Lestans e Sequals, offre una combinazione unica per la produzione di spumanti di qualità. Parole di Albino Armani, storico produttore veronese e presidente del Consorzio della Doc delle Venezie – che ha nel Pinot grigio prodotto in Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto la sua bandiera -, che in quest’area friulana ha investito parecchio traendone importanti soddisfazioni.
Come quella del Prosecco Rosé Doc millesimato (2020), extra dry, fermentato naturalmente con oltre 60 giorni di sosta sui lieviti, nel quale c’è l’unione perfetta dello slancio fruttato della Glera e la struttura decisa conferita dal 10 per cento di Pinot nero. Un vino con perlage fine, complessità aromatica, grande freschezza e persistenza… Caratteristiche che sono valse al nuovo prodotto firmato proprio Albino Armani – Viticoltori dal 1607 una lunga serie di riconoscimenti internazionali, a partire dal primo posto al concorso Prosecco Trophy 2021 di Falstaff (92 punti) e dalla medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles 2021.

Albino Armani

Risultati eccellenti che si traducono in un successo tutto friulano, o meglio dell’Alta Grave Friulana, a conferma delle grandissime potenzialità, poche volte realmente comprese, di un territorio naturalmente vocato alla produzione vitivinicola in generale e alla spumantistica in particolare. Nello specifico, le uve di questo Prosecco Rosé, certificate Sqnpi, sono prodotte tra Sequals e Lestans, sotto l’antico sguardo delle Alpi Carniche dove si respira un clima pedemontano con forti venti e sbalzi termici, nell’altipiano disegnato dai fiumi Meduna e Tagliamento, dove regnano suoli notoriamente pietrosi – con i “claps” in prima linea, i tipici sassi bianchi nel dialetto locale – ghiaiosi e calcarei, estremamente drenanti. Ci troviamo, più precisamente, nel paesaggio dei magredi: la vite qui deve fare i conti da sempre con un contesto a tratti aspro, che concede rese naturalmente contenute ma dalla qualità molto elevata. Qui prendono vita vini dall’inconfondibile tipicità, piacevolmente freschi, sapidi, eleganti e minerali.
Una passione quella per il territorio friulano che è nel cuore e nelle ambizioni di Armani sin dagli albori della sua carriera. Passione che si trasforma dapprima in una sfida, e poi in una scommessa vinta. «La mia avventura in Friuli è iniziata ormai trent’anni fa», racconta Albino Armani, che continua: «È stato importante approcciarsi alla cultura e alla gente friulane con umiltà e fare mia nel tempo la complessità di questo territorio che amo sin da ragazzo. Una terra in cui non esiste omogeneità, tutt’altro: è un vero e proprio caleidoscopio di anime e di interpretazioni, dove convivono infinite diversità enologiche, morfologiche e climatiche. Ed è soprattutto nella Grave friulana – con le sue differenze pedologiche e i suoi climi estremi – che vedo da sempre un enorme potenziale, ancora oggi a mio avviso inespresso, nella produzione di spumanti da uve locali. In riferimento alle varietà più note legate all’areale, parliamo soprattutto di Prosecco e Ribolla gialla, sono convinto che la conformazione dei suoli e il microclima della Alta Grave offrano una combinazione unica per la produzione di spumanti dall’elegante ed inconfondibile profilo enologico, che molto presto verrà riconosciuto a livello internazionale».

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In copertina e all’interno vigneti nella zona di Sequals e in altre aree delle Alte Grave del Friuli.