“Ce crodistu di fâ?!” domani a Enemonzo: si recita al Caseificio Val Tagliamento

“Ce crodistu di fâ?!” in tournée in Friuli. Lo spettacolo, trasposizione in friulano della pièce in lingua frisona “Wat Soesto!” (questo il titolo originale), dopo il successo riscosso al teatro Luigi Bon di Colugna, dove è andata in scena la prima, torna per una serie di repliche ospitate da alcune realtà imprenditoriali del territorio.

TUTTE LE DATE – La produzione del Teatri Stabil Furlan ha iniziato il suo viaggio in Friuli – grazie all’appoggio dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, in collaborazione con “Naturalmente, da latte friulano” e Compagnia Pier21 – sabato 15 giugno. Le altre date in programma hanno invece subito delle variazioni. Domani 7 luglio, alle 19, lo spettacolo andrà in scena al Caseificio Val Tagliamento di Enemonzo. Mentre il 21 luglio, alle 19, sarà allo Spaccio Cospalat di località Fontanabona, Pagnacco. Infine domenica 28 luglio, alle 19, appuntamento allo Spaccio Cospalat a Ipplis di Premariacco.

LO SPETTACOLO – “Ce crodistu di fâ!” è un monologo in commedia, con battute folgoranti, tradotte, nella versione friulana, da Serena Fogolini. Il protagonista è un coltivatore diretto dei nostri tempi, alle prese con l’antica tradizione contadina del lavoro della terra e con le difficoltà del mondo d’oggi: cambiamenti climatici, lavorativi, burocratici. Temi assai attuali, di spessore, ma proposti senza tralasciare momenti di ironia e riso amaro. Le scene, ricostruite esattamente sul progetto originale, permetteranno una messinscena identica alla versione in lingua frisona, diretta dallo stesso regista Jos Thie, in un rapporto inedito trans-europeo che lega nel lavoro teatrale due lingue minoritarie e due culture che hanno molte cose in comune. Interpreti della versione friulana saranno Federico Scridel e Carla Manzon.

LATTE FRIULANO – “Naturalmente, da latte friulano” – l’organizzazione da poco costituitasi per unificare funzioni commerciali, produttive e di servizi della filiera lattiero-casearia della regione e, anche attraverso tali impegni, contribuire a rafforzare la presenza e la ragione d’essere dei produttori di latte friulani e delle loro stalle – identifica in questa proposta teatrale, concepita in Nord Europa ma straordinariamente efficace non solo nella traduzione e nella rappresentazione in lingua friulana, ma anche se riferito al contesto sociale, economico e culturale nel nostro mondo rurale, gli elementi di una formidabile sintonia con la ragioni profonde della propria mission. Fin quasi a interpretare la rappresentazione di questo atto unico, avvenuta per la prima volta a Sutrio e non a caso replicata ora ad Enemonzo, alla stregua di un manifesto destinato ad introdurre con straordinaria efficacia, anche evocativa, gli scopi e le finalità della propria esperienza imprenditoriale.

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In copertina e all’interno personaggi della rappresentazione teatrale.

“Vinum Terrae”, promosso a pieni voti il Refosco rimasto interrato per un anno a Ramuscello. E dopo la degustazione in anteprima le etichette dei ragazzi del Liceo Galvani e un aiuto alla Sant’Egidio

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – E alla fine, dopo un anno esatto, protette dalla terra e dalle acque della vigna che ne aveva prodotto le uve, le 555 bottiglie di “Vinum Terrae” sono tornate a “riveder le stelle”. Calzano veramente a pennello le parole del Sommo Poeta a proposito di questo progetto originale e unico in Italia volto a sperimentare la “maturazione” del vino nel sottosuolo e che ha visto protagonista la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, sempre in prima linea quando si tratta di adottare iniziative atte a far crescere e migliorare l’attività a vantaggio della cooperativa, una delle principali nel Vigneto Fvg, e dei suoi associati. Lo avevamo visto proprio un anno fa con l’inaugurazione dell’innovativo impianto di depurazione delle acque reflue della lavorazione enologica. Lo constatiamo nuovamente adesso tirando le somme di questa importante iniziativa che ha impiegato, per la singolare sperimentazione, un Refosco dal peduncolo rosso 2022 Doc Friuli Venezia Giulia. E con la quale ci si propone anche un significativo fine benefico. Infatti, dopo l’etichettatura con la collaborazione dei ragazzi del Liceo artistico “Enrico Galvani” di Cordenons, parte del ricavato andrà alla Comunità di Sant’Egidio per contribuire a finanziare i Corridoi umanitari, come hanno anticipato il presidente Gianluigi Trevisan e il direttore Rodolfo Rizzi.


Come avevamo a suo tempo riferito, le bottiglie, raccolte in un apposito cassone, erano state riportate in superficie dal braccio di una pala meccanica, alla fine di aprile in occasione della Giornata mondiale della Terra: nella stessa circostanza era avvenuto il loro interramento nel 2023. E l’altra mattina, in anteprima assoluta, è stato valutato (per la verità, il privilegio di essere i primi davvero è stato giustamente riservato, subito dopo l’operazione di recupero, ai dirigenti e collaboratori della Cantina) da una dozzina di degustatori al cui tavolo anch’io ho avuto l’onore di esserci. Con il consigliere regionale Lucia Buna e il neo-sindaco di Sesto al Reghena – Città del Vino, Zaida Franceschetti, c’erano Claudio Fabbro, Stefano Cosma, Gino Vendrame, Michele Bertolami, Marco Rabino, Ivan Volpatti, Antonio Zuliani e Adriano Del Fabro. Con i quali Trevisan e Rizzi, tra un sorso e l’altro, hanno intrecciato anche una interessante discussione su problemi e prospettive della vitivinicoltura friulana.
Ma come si è ritrovato questo vino, rimasto sotto terra per 365 giorni, al buio, nel più assoluto silenzio, accarezzato dalle acque di risorgiva del Tagliamento – il grande fiume alpino, ancora tutto “naturale”, che scorre a poca distanza – e a una temperatura costante di 12 gradi? La qualità di questo Refosco, già ottimo come evidenziato dal “testimone” non interrato, si è dimostrata molto interessante e ha suscitato in tutti i degustatori, tecnici e no, buone sensazioni in generale, consentendo loro di riscontrare pure delle note vellutate, accompagnate da aromi delicati e piacevoli. Operazione, insomma, promossa a pieni voti. Con un risultato che ha premiato lo spirito di intraprendenza della cooperativa, arricchendone l’immagine, che ora continua il progetto con un’altra partita della stessa varietà autoctona (pure messa in degustazione). Gli scopi della sperimentazione sono, infatti, migliorare la qualità e le caratteristiche organolettiche del vino, promuovere pratiche sostenibili, coniugare tradizione e modernità per offrire un prodotto unico e di alta qualità, oltre che lanciare un messaggio sociale.
«È una delle tante azioni di sostenibilità e socialità (in questo caso, contribuendo alle attività della Comunità di Sant’Egidio) che la nostra Cantina cooperativa ha intrapreso da alcuni anni – ha spiegato il presidente Trevisan -. L’affinamento in terra non consuma energia e consente di adottare una pratica enologica, seppur limitata, che coniuga tradizione e modernità. Nel 2023 abbiamo avviato l’esperimento e, nel 2024, l’abbiamo ripetuto poiché riteniamo rappresenti bene la sintesi di come la Cantina, con i suoi dirigenti e soci, intenda interpretare il presente ma, soprattutto, il futuro del vino. Una degustazione che mi ha emozionato: assaggiare per la prima volta questo Refosco è stata veramente un’esperienza unica e irripetibile. Ho pensato a quanto lavoro e impegno è stato profuso dai nostri soci e da tutti i collaboratori per ottenere questo eccellente risultato».

«Visto il buon risultato, anche qualitativo dell’infossamento – gli ha fatto eco l’enologo Rizzi, che ha puntellato le sue illustrazioni con diapositive e filmati – abbiamo pensato pure alla sua valorizzazione. Perciò, sono stati coinvolti i ragazzi della classe 3ª E del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons per la realizzazione dell’etichetta. Con nostra piacevole sorpresa, abbiamo trovato 16 studenti talmente appassionati e bravi che ci è parso naturale utilizzare non una, ma tutte le etichette da loro proposte, abbinate ognuna a 35 bottiglie, firmate e numerate. Inoltre, sulla bottiglia verrà mantenuta parte della terra che l’ha gelosamente custodita per un anno, con una speciale colla. All’etichetta, inoltre, sarà pure abbinato un microchip che le consentirà di assumere un’identità digitale unica in ambiente Nft, con la possibilità di effettuare degli scambi virtuali tra i possessori delle bottiglie. Infine, le bottiglie saranno conservate e commercializzate in una originale confezione di legno. Crediamo, così, di aver fatto molto per impreziosire questo prodotto unico, limitato e caratteristico del nostro territorio che verrà posto in vendita a fine anno. Parte del ricavato verrà devoluto alla Comunità di Sant’Egidio, a Roma, per sostenere il suo gravoso e importante impegno della gestione dei Corridoi umanitari».
Ottenuto, dunque, il “via libero” della commissione d’assaggio, il secondo “step” del progetto sarà appunto il confezionamento delle bottiglie alle quali, come detto, rimarranno attaccate tracce dell’argilla di questa importante zona vitivinicola in riva al Tagliamento, offrendo così da subito un impatto visivo dell’affinamento avvenuto a due metri di profondità, a contatto di una terra generosa e di limpide acque di falda. Ma questa è soltanto la prima fase di “Vinum Terrae” perché adesso il progetto continua, dal punto di vista tecnico ma anche solidale. Perché, infatti, il suo fine umanitario non verrà meno.

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In copertina, i tre Refoschi posti in esame a Ramuscello; all’interno, tutti i protagonisti della importante mattinata  e alcune immagini della degustazione coordinata da Gianluigi Trevisan e Rodolfo Rizzi, con i saluti del sindaco Zaida Franceschetti e del consigliere regionale Lucia Buna.

Villa de Claricini un Vinitaly in miniatura: etichette provenienti da tutto il mondo

Villa de Claricini Dornpacher, a Bottenicco, ha ospitato una stimolante e ricca degustazione di vini friulani, italiani ed internazionali a cura dell’enoteca Tabogan di Cividale. Un “Vinitaly in miniatura” che ha attirato centinaia di wine lovers nella splendida cornice del giardino all’italiana della dimora seicentesca nel corso di una serata limpida e tiepida.
Gli avventori si sono potuti così sbizzarrire tra una grande varietà di vini: dal Collio alla Nuova Zelanda, dal Cile all’Alto Adige, dallo Champagne all’Australia, dal Piemonte alla Sicilia. Un vero e proprio giro del mondo enologico in cui il Friuli Venezia Giulia ha comunque avuto il posto d’onore con 33 aziende presenti più le 6 del consorzio del Pinot bianco del Collio.
A suggellare il successo della serata hanno contribuito le specialità gastronomiche delle Valli del Natisone, proposte dai ristoranti aderenti alla rete “Invito a pranzo nelle Valli”, oltre ad altre sei aziende che presentavano i prodotti tipici locali, dai formaggi alla gubana. La formula è stata premiata dal numeroso pubblico intervenuto, ospitato ordinatamente in un arco di sei ore, dalle 18 alle 24.

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In copertina, il giardino di Villa de Claricini che ha ospitato la degustazione.

Sella Nevea, nella Malga riecco il Festival del Montasio che celebrerà un formaggio con una storia cominciata 250 anni fa

Un “invecchiamento” storico di 250 anni, per il formaggio Montasio Dop, una delle bandiere agroalimentari del Friuli Venezia Giulia e del Veneto Orientale. Ed è, sicuramente, un buon motivo per fare festa, anzi: Festival. Infatti, il più antico documento fin qui ritrovato dove si parla del “formaggio di Montasio vero”, è datato 22 agosto 1773 ed è stato emesso a Udine. Il compleanno, poi, sarà anche l’occasione, sabato 6 luglio, proprio in Malga Montasio (di Sella Nevea) gestita dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, per creare un evento nell’evento, con l’inaugurazione dei recenti lavori eseguiti in malga.


«Prima dell’apertura estiva – spiega il presidente Renzo Livoni – abbiamo provveduto alla ristrutturazione del mini-caseificio della Malga, all’allacciamento alla corrente elettrica e alla realizzazione di sei vasche di raccolta dell’acqua piovana che consentiranno la piena autosufficienza idrica dell’articolato complesso zootecnico. Tutti investimenti necessari sia per adeguare la struttura ad alcune norme sulla sicurezza sia per migliorare l’efficienza delle lavorazioni in caseificio. Il taglio del nastro è previsto per le ore 14, con molte autorità».
«È la prima edizione di un evento che speriamo di riproporre negli anni – aggiunge il direttore del Consorzio di Tutela della Dop, Renato Romanzin –. Un autentico ritorno alle origini lontanissime di questo prodotto genuino che, ancora oggi, si fa come una volta con materia prima locale e latte non pastorizzato. Quello inventato qualche centinaio di anni fa, meravigliosamente, dagli abati di Moggio che avevano avuto in custodia la Malga dal Patriarca di Aquileia, si fa ancora oggi, in un contesto naturalistico meraviglioso e lo condividiamo con i consumatori e i turisti che vorranno venire a conoscere questa storia nella giornata del Festival».
Alle 10.30 apriranno ufficialmente gli stand enogastronomici. Durante tutto l’arco della giornata si susseguiranno una serie di laboratori creativi per i bambini; passeggiate guidate, musica dal vivo e possibilità di degustare gli ottimi prodotti della Malga, ovviamente il Montasio Dop, il prosciutto di San Daniele Dop e molte altre eccellenti specialità tipiche. Il Festival del Montasio (www.festadelmontasio.it) gode del sostegno di “Io Sono Friuli Venezia Giulia” e della collaborazione con l’Associazione Friulana Tenutari Stazioni Taurine.

@Daniele Mari

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In copertina, Malga Montasio sui monti sopra Sella Nevea nell’Alto Friuli.

Decanter, a Londra la Doc Friuli protagonista al concorso mondiale

Anche i vini Doc Friuli, la più recente tra le Denominazioni regionali, istituita con la vendemmia 2016, il cui Consorzio ha sede a San Vito al Tagliamento, hanno trionfato ai Decanter World Wine Awards di Londra. Giunto alla sua 21ma edizione, il più grande concorso vinicolo mondiale, che si è da poco concluso, ha visto quest’anno oltre 18 mila vini totali in degustazione, selezionati dai più autorevoli esperti e professionisti del wine business. I risultati ufficiali, pubblicati sul sito Decanter.com lo scorso 9 giugno, mostrano grandi record nella qualità dei vini italiani, in particolare quelli del Friuli Venezia Giulia.
Tra i vini più premiati a livello regionale, sono ben 37 quelli a denominazione Doc Friuli. Oltre alle 27 medaglie di bronzo assegnate, si distinguono diversi vini Doc Friuli che si sono aggiudicati la medaglia d’argento: il Sauvignon 2023 di Forchir di Camino al Tagliamento e il Refosco dal peduncolo rosso 2019 della Tenuta Pribus di Bagnaria Arsa, entrambi con un punteggio di 92. Poi ancora, con 91 punti, il Pinot bianco 2020 “Alma” di Le Monde di Prata di Pordenone, il Pinot grigio 2022 della Tenuta Pribus e la Malvasia “Harmo” 2022 della Cantina Produttori Cormòns. Infine, ha ricevuto sempre la medaglia d’argento, con 90 punti, il Sauvignon 2023 di Cantina Rauscedo.
La denominazione Doc Friuli identifica il valore e l’eccellenza dei vini prodotti in tutta la regione Friuli Venezia Giulia sia da vitigni autoctoni sia internazionali; vini longevi e dalla forte identità territoriale che si sono particolarmente distinti al prestigioso concorso, a conferma di una produzione di qualità che va dalla pianura alla collina.

Gli spumanti di Filari di Bolle grandi protagonisti anche al Concorso internazionale delle Città del vino

Le bollicine del Friuli Venezia Giulia premiate a livello internazionale: soddisfazione a Casarsa della Delizia, culla della Selezione Filari di Bolle che ogni primavera, nel contesto della Sagra del Vino, decreta i migliori spumanti regionali. Quest’anno – dopo la premiazione ufficiale e il consueto tour di degustazioni guidate sul territorio partito con la presenza a Sapori Pro Loco a Villa Manin – c’è stata la volontà di partecipare con la Selezione al 22mo Concorso Enologico Internazionale Città del Vino, ospitato a Gorizia dal Coordinamento regionale delle Città del Vino.

I premiati 2024 a Filari di Bolle.


I 60 commissari della Giuria, provenienti da 12 Paesi, hanno particolarmente apprezzato gli spumanti del Friuli Venezia Giulia, capaci di portarsi a casa prestigiose medaglie. Infatti, tutti e 4 i vincitori di Filari di Bolle 2024 sono stati premiati (la consegna avverrà l’8 luglio a Roma). La Cantina Pitars di San Martino al Tagliamento ha ottenuto la medaglia d’oro sia nella classifica generale che nel forum spumanti per la Ribolla Gialla Brut N.V. e la medaglia d’argento per il Prosecco Rosé Millesimato 2023 Brut nel forum spumanti. Vigneti Pietro Pittaro di Codroipo ha ottenuto la medaglia d’oro sia nella classifica generale che nel forum spumanti per il VSQ Talento MC Burt Etichetta Oro 2017. Infine, per la cantina Colutta di Manzano la medaglia d’argento nel forum spumanti per il Prosecco DOC Brut.
«Grande soddisfazione – ha affermatoo il presidente della Pro Casarsa, Antonio Tesolin – per questo prestigioso traguardo giunto proprio in quella che è stata la decima edizione di Filari di Bolle. Basti pensare che i “nostri” spumanti si sono fatti onore nei confronti di ben 1180 altri vini provenienti da 12 Paesi del mondo. Segno di come le nostre bollicine, oltre che al grande pubblico, piacciano anche agli addetti ai lavori. Ora ci attende una lunga estate in cui proporremo la Selezione Filari di Bolle in vari eventi sia a Casarsa della Delizia che in altri centri».
«Casarsa della Delizia – ha sottolineato il sindaco Claudio Colussi – si conferma centro della vitivinicoltura di eccellenza, non solo con i suoi produttori ma anche con quei due grandi momenti di valorizzazione che sono la Sagra del Vino e per l’appunto Filari di Bolle. Questa Selezione continua a crescere e ad allargare i suoi confini, segno di come la scelta di puntare sugli spumanti sia stata lungimirante e continui a essere apprezzata. Non solo: grazie al nostro nuovo piano di marketing turistico comunale puntiamo a integrare sempre più anche la cultura del vino nelle attrattive di Casarsa».
«Anche quest’anno – ha aggiunto Pierangelo dal Mas, delegato Pordenone Associazione italiana Sommelier Friuli Venezia Giulia e presidente della giuria di Filari di Bolle – durante i lavori della giuria abbiamo potuto apprezzare la qualità che stanno esprimendo i nostri spumanti regionali, grazie alla fruibilità e piacevolezza della beva: una caratteristica questa sempre più richiesta dal consumatore finale. Agilità nel vino, verticalità e freschezza: in tal senso le nostre cantine stanno dando un grosso contributo verso questa dimensione sempre più internazionale».

Quest’anno la giuria di Filari di Bolle è stata più ampia rispetto alle altre edizioni, dal respiro interregionale con anche giurati qualificati da Veneto e Trentino Alto Adige al fianco di sommelier ed enologi regionali: insieme a fine marzo hanno degustato in anonimo oltre 60 vini in concorso per infine decretare i vincitori delle 4 categorie. Insieme a loro in qualità di osservatori anche giornalisti, divulgatori e wine lover del mondo del vino, che hanno dato il loro contributo per l’elezione della migliore etichetta/packaging.

Il premio per la categoria Metodo Charmat Prosecco Doc è andato allo spumante Prosecco DOC Brut della cantina Colutta di Manzano.
Alla cantina Pitars di San Martino al Tagliamento due premi: quello per il Metodo Charmat Ribolla Gialla allo spumante Ribolla Gialla Brut N.V. e quello Metodo Charmat allo spumante Prosecco Rosé Millesimato 2023 Brut
Il Premio Metodo Classico è andato allo spumante V.S.Q. Talento MC Brut Etichetta Oro 2017 della cantina Vigneti Pietro Pittaro di Codroipo.
Inoltre assegnato il riconoscimento Miglior etichetta e Packaging allo spumante Prosecco DOC Brut della cantina Bessich di Roveredo in Piano.

Filari di Bolle è organizzata da Pro Casarsa della Delizia Aps, Città di Casarsa della Delizia e Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia e Uni DOC-FVG con la sponsorizzazione di Banca 360FVG. Patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e collaborazione anche di Città del Vino, Assoenologi, Onav, PromoTurismoFvg e Strada del vino e dei sapori Friuli Venezia Giulia, Comitato UNPLI FVG.

Pinot grigio ramato domani a Lignano dopo quello strano amore di Rokia

Pinot grigio ramato domani, 4 luglio, alle 18.30 al PalaPineta nel Parco del Mare, agli Incontri con l’autore e con il vino – la rassegna promossa dall’Associazione Lignano Nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito – protagonista Rokia con il suo ultimo romantasy “Guilty. Drunk in love” (Magazzini Salani). L’autrice sarà in dialogo con la giornalista e scrittrice Fabiana Dallavalle. Rokia sin da bambina ha sempre amato inventare storie. Dal 2016 ha cominciato a raccontarle su Wattpad – la piattaforma di lettura sociale online che abbatte le barriere tra lettori e scrittori e incoraggia gli utenti a creare e condividere le proprie storie in tutti i generi – quasi per gioco, con lo pseudonimo di Clarine Jay, raggiungendo milioni di letture.

Rokia


“Guilty. Drunk in love” racconta un amore maledetto, sospeso fra due mondi. Un principe disposto a tutto per salvare il suo regno in pericolo. Lavinia vive da sola in una casa in rovina, mentre si destreggia tra lavori part time ed esperienze dolorose. Giunta allo stremo delle forze, un giorno decide di farla finita lanciandosi da un ponte. A salvarla, mentre precipita nelle acque gelide del fiume sottostante, è un giovane dai riccioli d’oro, Arthur. Il ragazzo sembra non avere un’identità né una famiglia, così Lavinia per sdebitarsi finisce per accoglierlo in casa propria. Qui lui le racconta di essere il principe di un universo parallelo e di non sapere com’è arrivato nel nostro mondo. Costretti a convivere sotto lo stesso tetto, a poco a poco Arthur e Lavinia stringono un legame inaspettato, fra loro nasce qualcosa che nessuno dei due sa e vuole domare. Sulla loro storia incombe però una maledizione. Per Arthur è arrivato il tempo di tornare a casa e proteggere il suo regno minacciato da un antico nemico. E non lo farà senza portare Lavinia con sé.
Alla fine dell’incontro si brinda con il Pinot grigio Ramato della Società agricola Butussi di Corno di Rosazzo. Una piccola parte (25%) viene vinificata in bianco; una parte – circa il 40% – viene posto in macerazione a freddo per 36 ore, per un’estrazione maggiore della parte rosata. La parte restante delle uve viene pigiata, raffreddata a 7 gradi e lasciata a macerare fino all’inizio della fermentazione indigena. Un mese prima dell’imbottigliamento le tre diverse vinificazioni vengono unite a formare un unico vino che al naso ricorda i fiori di campo, frutta fresca e piccoli frutti rossi di sottobosco. Al palato è asciutto, vellutato, di grande carattere e persistenza.
A ogni incontro della rassegna, all’interno del PalaPineta, sarà allestito un corner da Librerie Coop per poter acquistare le copie dei libri con la possibilità di farsele autografare dagli autori.

Gli Incontri con l’autore e con il vino 2024 sono organizzati dall’Associazione Culturale Lignano Nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito e curati da Alberto Garlini, Giovanni Munisso e Michele Bonelli. La manifestazione e le iniziative collegate (corso di scrittura creativa, cene con l’autore) hanno il sostegno della Città di Lignano Sabbiadoro – Assessorato alla Cultura, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG, Assoenologi, Società Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno Resort, Hotel President Lignano, Banca360FVG, Ramberti, CiviBank, Adriastrade, Aedificare, Lazzarini Impianti , Officine Zamarian, Repower, Ma.in.cart., Nosella Dante, Applicatori società cooperativa, Bliz, Costruzioni Cicuttin, Dersut Caffè, Omnia Energy 3, T.KOM, Neri Maurizio, Koki, Artesegno, Lignano Banda Larga, Legnolandia.

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In copertina, il Pinot grigio Ramato sarà protagonista domani a Lignano Pineta.

“Vinum Terrae”, domani a Ramuscello degustazione del Refosco interrato per un anno in riva al Tagliamento

(g.l.) Il grande giorno è finalmente arrivato. E domani, alla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, in Comune di Sesto al Reghena Città del vino Fvg, ci sarà l’attesa degustazione di “Vinum Terrae”, il rosso rimasto a maturare per un anno esatto sotto terra. «Il 22 aprile 2023, in occasione della Giornata mondiale della Terra, 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso Doc Friuli Venezia Giulia annata 2022 – ha informato il presidente Gianluca Trevisan assieme al direttore Rodolfo Rizzi – sono state interrate nel vigneto di provenienza dell’uva. L’affinamento al buio, nel silenzio più totale e mitigato dalle fresche acque di risorgiva del Tagliamento, è durato 365 giorni. E’ nato così il “Vinum Terrae” al quale legheremo progetti di sostenibilità che presto illustreremo. Mercoledì, in anteprima, degusteremo questo vino unico al mondo per la tipologia di affinamento».


L’estrazione delle bottiglie era avvenuta in aprile. «Estratte dal terreno del suo vigneto originale le bottiglie dello scorso anno – spiega Trevisan –, ne abbiamo interrate altrettante di Refosco dal peduncolo rosso (Doc Friuli Venezia Giulia, annata 2023) per dare prosecuzione al progetto. Ovviamente, per noi questa non è una questione commerciale, ma molto importante e simbolica che partecipa alla definizione di sostenibilità della Cantina, caratterizzata da molti fattori: risparmio d’acqua, energia solare, certificazioni di qualità e sostenibilità, gestione integrata dei vigneti, utilizzo di tecniche da viticoltura 4.0. Lavoro e attenzioni costanti, in cantina e in vigneto, che coinvolgono tutti i nostri 158 soci».
Il vigneto prescelto – come aveva allora spiegato l’enologo Rizzi – si trova nelle fertili campagne di Sesto al Reghena, sulla destra del fiume Tagliamento, una zona ricca di storia e cultura vitivinicola e, un tempo, attraversata dalla Via Annia, fondamentale arteria dell’Impero Romano, che collegava Aquileia ai Paesi del Nord. Una terra dove le tradizioni agricole si sono evolute nel tempo mantenendo sempre un legame profondo con il passato.
Ora le 555 bottiglie, dopo un anno di questo particolare invecchiamento – abbellite da un design esclusivo, merito della collaborazione con l’Istituto artistico “Galvani” di Cordenons e, prima di essere messe in vendita -, saranno degustate, proprio domani, da un gruppo ristretto di professionisti per un’esperienza unica e inimitabile. Per completare il progetto, la Cantina di Ramuscello e San Vito ha intrapreso un impegno sociale, garantendo che una parte del ricavato della vendita delle bottiglie di Vinum Terrae venga devoluto alla Comunità di Sant’Egidio per supportare i costi dei Corridoi Umanitari. Quindi, una ricerca scientifica che si intreccia con un lodevole scopo umanitario.

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In copertina, le bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso al momento della loro estrazione dal terreno nell’aprile scorso.

Nuove tecniche genomiche, rammarico dei Giovani di Confagricoltura Fvg per l’ennesimo fallimento in sede europea

Gli ambasciatori delle rappresentanze permanenti degli Stati membri presso l’Ue (Coreper I) non sono riusciti a trovare un accordo per il mandato negoziale sulla proposta della Commissione europea relativa alle Nuove Tecniche Genomiche (NGTs – New Genomic Techniques). Per cui i Giovani di Confagricoltura Fvg hanno accolto con disappunto questo ennesimo fallimento istituzionale per un settore che garantisce l’unica autonomia strategica dell’Unione Europea, quella alimentare, nonostante le numerose difficoltà che continuano a bersagliare il settore primario. Eventi climatici avversi, fitopatie e una crescente domanda da parte dei consumatori sono sfide che possono essere affrontate grazie all’innovazione e alla ricerca scientifica, come dimostrato da Paesi terzi che già ampiamente adoperano le NGT in agricoltura.
«Grazie al contributo di Confagricoltura, l’Italia si è dimostrata all’avanguardia approvando la sperimentazione in campo già l’anno scorso, in attesa di una legislazione europea più completa in materia di commercializzazione, che tarda ad arrivare per questioni, a nostro avviso, ampiamente superabili – è il commento di Alberto Vendrame -. Come Giovani di Confagricoltura Fvg, siamo strenui sostenitori delle Ngt sulle quali è importante fare una corretta informazione per non incorrere in pregiudizi. La richiesta di generi agricoli e alimentari nel prossimo futuro sarà sempre più pressante, perciò abbiamo bisogno di produrre di più e meglio, e grazie alle Ngt questo si può fare e, soprattutto, in modo più sostenibile per gli agricoltori e per l’ambiente. Il nostro auspicio – conclude Vendrame –, è che la prossima Presidenza del Consiglio europeo possa giungere a una posizione comune per concludere quanto prima l’iter legislativo di questo dossier fondamentale per l’agricoltura, italiana ed europea, del futuro».

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In copertina, ecco due giovani ricercatori all’opera in Friuli Venezia Giulia.

Avvistato un raro capovaccaio alla Riserva naturale di Cornino. E sabato sarà recuperato il “Griffonday”

Rarissimo avvistamento alla Riserva naturale regionale del lago di Cornino. Si è posato, infatti, nel punto di alimentazione funzionale al Progetto Grifone un giovane esemplare di capovaccaio, il più piccolo avvoltoio presente in Europa e quello a maggior rischio estinzione. Gli esperti della Coop Pavees, che gestisce il sito progetto, sono riusciti a fotografarlo e a leggere le sigle degli anelli, appurando che si tratta di un soggetto proveniente dalla Spagna.

«Il capovaccaio – spiega il direttore scientifico della Riserva, Fulvio Genero – è una specie con grandi problemi di conservazione. In Europa, dove le osservazioni sono estremamente rare, è in declino: si contano ormai meno di 3000 coppie, oltre la metà delle quali si trovano nella Penisola Iberica. In Italia sono rimaste solo una decina di coppie, concentrate per lo più in Sicilia. Sono in atto, pertanto, numerosi progetti, in vari Paesi, per salvare questo prezioso elemento faunistico, minacciato dai cambiamenti ambientali, dalla scarsità di cibo, da pale eoliche e linee elettriche, ma pure dal bracconaggio e dall’aumento dei pericoli nelle località di svernamento in Africa. Individui recuperati o nati in cattività vengono liberati in Bulgaria, in Sicilia e nell’Italia peninsulare». Eccezionale anche l’individuazione della provenienza, cui di solito non si riesce a risalire: solo nel 2013 nella Riserva di Cornino era stato possibile ricostruire la storia di un individuo inanellato proveniente dalla Francia.
«L’avvistamento – commenta il presidente di Pavees, Luca Sicuro – conferma dunque la rilevanza della Riserva, situata in un’area sempre più importante nella strategia di conservazione degli avvoltoi in Europa: funge da punto di riferimento negli spostamenti dei rapaci dalle Alpi ai Balcani, oltre che dalla penisola Iberica e dalla Francia».

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Intanto, è stato riprogrammato per sabato 6 luglio – in contemporanea con l’arrivo a Cornino del Treno storico delle Lame e dei Grifoni – il “Griffonday” in Riserva, annullato, lo scorso weekend, per cause di forza maggiore. Il treno, che partirà da Pordenone e farà tappa a Maniago, celebrerà l’arte fabbrile della coltelleria e permetterà appunto ai passeggeri di scoprire i segreti della Riserva: l’arrivo alla —^—ostazione di Cornino è previsto per le 15.25, la ripartenza per le 17.28. Il transfer dalla stazione al Centro visite della Riserva avverrà con navette Tpl Fvg: i visitatori saranno introdotti alla conoscenza del progetto di conservazione del grifone e potranno dirigersi liberamente verso il lago.
«Il Griffonday – spiega il vicesindaco di Forgaria con delega alla Riserva, Luigino Ingrassi – si aprirà alle 9.30 e offrirà il laboratorio “Una mattina per piccoli keeper”, nel corso del quale i bambini potranno affiancare il personale della Pavees nelle principali mansioni di ogni giorno, la conferenza “Il volo, il sogno dell’uomo”, la presentazione del libro “Alla scoperta degli animali”, dei giovanissimi Giorgio e Giulia Archetti, orienteering per i più piccoli, una caccia al tesoro e una visita guidata alla Riserva». Alle 16 il momento più spettacolare, “Liberi come l’aria”: numerosi esemplari potranno spiccare di nuovo il volo dopo un periodo trascorso – a fini di cura – al Centro di Recupero della fauna selvatica e alla Riserva di Cornino. Prevista, infine, un’attività naturalistica con gli alpaca.

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In copertina e all’interno ecco due immagini del raro avvoltoio presente in Europa.