Parchi storici e beni ambientali del Fvg più belli per le feste di Pasqua

Parchi storici e beni ambientali del Friuli Venezia Giulia più belli per le feste pasquali. Cinquanta operai della Regione Fvg hanno, infatti, completato in questi giorni gli interventi di manutenzione straordinaria sulle alberature e sugli sviluppi arbustivi incontrollati nei principali compendi monumentali. Si tratta di personale attivo nel Servizio gestione territorio montano bonifica e irrigazione che nella stagione mite agisce in montagna, ma che nei mesi invernali si dedica alla sistemazione di parchi, giardini e aree verdi in operazioni particolarmente impegnative e spesso in situazione impervie. Gli operai, in questi primi tre mesi nel 2021, hanno utilizzato tecniche silvocolturali e procedimenti di ingegneria naturalistica per individuare ed eliminare piante infestanti malate e deperienti.
Gli interventi hanno interessato cinque tra i siti di maggior richiamo della nostra regione: il parco storico del Castello di Miramare a Trieste, il parco di Villa Coronini Cronberg a Gorizia, le mura del Castello di Gradisca d’Isonzo, i Bastioni e le mura di Palmanova e il colle del Forte di Osoppo. Ma l’azione delle otto squadre regionali ha interessato anche altri compendi pregiati: Villa Moretti a Tarcento, il parco di Villa Varda a Brugnera, l’ex Caserma Pasubio a Cervignano e il centro visite del Lago del Cornino.

Miramare a Trieste.

«È un’attività utile e intelligente quella di utilizzare il nostro personale, con le sue elevatissime capacità operative e le sue conoscenze botaniche, nel supporto e la cura dei luoghi di maggiore interesse e rilevanza presenti nella nostra regione durante i mesi invernali in cui non si può agire in montagna”, ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse forestali Stefano Zannier, regista dell’iniziativa. “Si crea così una preziosa sinergia tra enti e organizzazioni. Supportiamo nella gestione e conservazione dei compendi pregiati – ha aggiunto Zannier – anche le amministrazioni proprietarie che in molti casi non sarebbero in grado di svolgere gli interventi più impegnativi in autonomia». L’impiego delle squadre regionali su beni e fondazioni di proprietà pubbliche di rilevante interesse storico e naturalistico è previsto dalla legge regionale 9 del 2007. Per attivare in concreto gli interventi si è fatto leva su convenzioni tra gli enti proprietari e il dirigente del competente Servizio regionale sulla scorta di progetti predisposti dagli enti e preventivamente approvati dai Comuni e dalla Soprintendenza.

Villa Coronini a Gorizia.

Bastioni di Palmanova.

Ora gli operai forestali, completati gli interventi nei compendi, si accingono a riprendere l’attività in montagna. «Ma – ha assicurato Zannier – l’anno prossimo le squadre regionali torneranno a disposizione dei parchi monumentali per contribuire a conservare e “tirare a lucido” un patrimonio naturalistico-architettonico che in Friuli Venezia Giulia non è localizzato solo in alcuni siti ma è molto diffuso e tutto da conoscere o da riscoprire, nella logica di intervenire in via straordinaria per ripristinare i siti e lasciare poi la gestione ordinaria agli enti proprietari».

Castello di Gradisca.

Lago di Cornino.

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In copertina, ecco un’immagine di Villa Moretti che domina Tarcento.

Quel peperoncino così buono e pieno di tante salutari virtù

di Giovanni Oliviero Panzetta*

Come spesso succede, i post di Giuseppe Longo stimolano le mie riflessioni sul legame tra qualche alimento e la salute. L’ultimo post, che riguarda l’iniziativa della Delegazione Friulana dell’Accademia Italiana del Peperoncino a favore dei ristoratori in sofferenza per le restrizioni imposte dal Coronavirus, mi porta a ragionare sulle virtù di salute del peperoncino.
L’Oms (Organizzazione Mondiale della Salute), per sfatare una delle credenze che avrebbero preso piede durante la pandemia, ci fa sapere che il peperoncino è certo molto gustoso nelle nostre mense, ma non previene e non cura l’infezione da Coronavirus. Eppure, recenti ricerche di cristallografia molecolare accreditano la capsaicina (cioè la principale sostanza attiva del peperoncino) come una delle molecole potenzialmente più dotate di proprietà antivirali. Secondo gli studi, la capsaicina è capace di bloccare uno specifico enzima proteasico posseduto dal Coronavirus, la cui attività è indispensabile per la replicazione virale all’interno della cellula infettata.
Diverse sostanze derivate dalle piante (e dalle spezie in particolare) sono ben conosciute per le loro qualità antiinfettive e antivirali. Questi composti servono alle piante stesse per difendersi da germi e virus da cui possono essere attaccate, al pari se non più frequentemente di quanto non capiti all’uomo.
La medicina tradizionale ha imparato ad utilizzare le piante per curare dissenterie, infezioni bronchiali, cistiti e molte altre patologie infettive senza minimamente sapere che i principi attivi contenuti nelle piante hanno nomi come capsaicina, piperina, naringina, quercitina, acido gallico, curcumina, etc.
La capsaicina del peperoncino sta rapidamente guadagnando il favore della ricerca come si evince dal numero dei lavori scientifici recensiti anno dopo anno dalla Biblioteca online PubMed: ben 601 ricerche nel 2020 fanno riferimento alla capsaicina non solo per le sue proprietà antivirali, ma anche per le indicazioni tradizionali (rivisitate in chiave moderna) e per le novità in campo metabolico e antitumorale.
Il nome peperoncino ha un’assonanza con quello del pepe. Si tratta di due spezie molto amate anche perché accomunate dal sapore piccante, ma mentre la prima è giunta dall’India in tempi remotissimi, la seconda proviene dall’America centrale a partire dalla scoperta di Cristoforo Colombo, sebbene fosse ben conosciuta dai Maya e dagli Aztechi.


Botanicamente le due piante sono diverse. Il piper nigrum (pepe) è una pianta arbustiva, il capsicum (peperoncino) appartiene alla famiglia delle solanacee come la melanzana e il pomodoro. Il nome capsicum richiama la forma a capsula del frutto, che al suo interno racchiude i semi avvolti da una speciale membrana che è depositaria della capsaicina.
La proprietà più nota del peperoncino, perché correlata alla sua piccantezza, è quella di stimolare prima e di anestetizzare poi le terminazioni nervose sensitive. Per questo motivo il peperoncino è stato utilizzato fin dall’antichità a scopo antidolorifico sotto forma di decotti e cataplasmi ed oggi è usato come unguento, pomate e cerotti per le nevralgie (es. da herpes zoster) e per i dolori muscolari e articolari (trova applicazione anche nell’artrite reumatoide).
I recettori della sensibilità sui quali agisce la capsaicina (in sigla TRVP1) non sono presenti solo sulla cute, ma sono diffusi praticamente in tutto l’organismo. I TRVP1 ricevono informazioni sullo stato di salute degli organi interni e fanno partire segnali verso i centri cerebrali. Questi segnali possono anche giungere alla coscienza come per il dolore intestinale e urologico o possono non giungere alla coscienza, come per il polmone e il sistema circolatorio, ma in ogni caso evocano risposte neurologiche automatiche, non sempre positive a lungo andare.
Poiché i TRVP1 assumono un ruolo importante nel funzionamento degli organi interni, si comprende come la capsaicina (che è in grado di influenzare la sensibilità dei TRVP1) stia guadagnando la fama di sostanza dotata di molte proprietà di salute.
E così il peperoncino è considerato un buon decongestionante (oltre che antisettico) nel raffreddore, nelle riniti e nel mal di gola; è un buon digestivo e preserva l’integrità dello stomaco e dell’intestino (mentre più discusso è il suo uso nei pazienti già affetti da gastrite e ulcera); agisce sull’apparato urinario riducendo l’eccitazione e attenuando l’incontinenza vescicale; migliora la circolazione del sangue ed è considerato un cardioprotettore.
La capsaicina condivide con altri composti di origine alimentare la capacità di stimolare la produzione della Sirtuina che è una molecola capace di potenziare molte vie metaboliche utili per le cellule. La Sirtuina accelera il consumo di grassi e zuccheri, favorisce la riparazione dei danni cellulari e agisce come molecola anti invecchiamento.


E’ forse su questa base che possono essere spiegati alcuni effetti biologici del peperoncino come il controllo del colesterolo, l’azione antiglicemica, l’accelerazione del metabolismo e il consumo dell’eccesso del grasso (le prove della capacità lipolitica della capsaicina sono verificate a breve termine, ma non cronicamente, sebbene sia noto che i consumatori di peperoncino tendano a mantenere più corretto il peso corporeo).
Da qualche tempo la capsaicina è studiata come possibile molecola anticancro: riduce la proliferazione delle cellule patologiche, stimola l’apoptosi ovvero l’autoeliminazione delle cellule che hanno subito danni genomici pericolosi, blocca la proliferazione delle cellule tumorali in sede di metastasi e stimola l’attività di geni anti-cancro. Resta tuttavia da definire la reale valenza clinica della capsaicina nella cura dei tumori o almeno come terapia adiuvante.
Maggiori sono invece i riscontri clinici sui benefici cardiovascolari del peperoncino. Lo studio italiano sugli abitanti del Molise, particolarmente vasto (ben 22.811 cittadini) e con osservazione media di 8.2 anni, ha dimostrato che le persone che assumono il peperoncino 4 volte la settimana o più hanno un rischio di mortalità cardiovascolare ridotto del 44% rispetto a chi non fa uso del peperoncino. Con riferimento alla mortalità globale, il rischio è risultato ridotto del 33% in maniera indipendente da fattori come il colesterolo, la pressione arteriosa o il soprappeso delle persone (ML. Bonaccio et al. “Chili Pepper consumption and mortality in italian adults”. J Am. Coll. Cardiology 2019). Certamente, un’assunzione di peperoncino quattro volte la settimana può sembrare esagerata per le persone comuni, ma non così per i Molisani, dei quali si dice che durante il pasto alternino un boccone di pane a uno di peperoncino.
A conti fatti, anche la capsaicina, come altre sostanze alimentari, pare dimostrare la sua utilità più nella prevenzione delle condizioni patologiche che come farmaco curativo. Tuttavia o proprio per questo, una maggiore attenzione in favore del peperoncino potrebbe essere benvenuta per tutti.
*Vicepresidente Associazione Salute e Sanità Trieste (Asst)

 

Sviluppo rurale: il Fvg è d’accordo col ministro Patuanelli sul riparto fondi

“Il Friuli Venezia Giulia ha espresso un giudizio favorevole alla proposta di riparto dei fondi per i Piani di sviluppo rurale per il biennio di transizione 2021-2022 presentata dal ministro per le Politiche agricole e alimentari, Stefano Patuanelli, alla Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni”. Lo ha rimarcato, come si legge in una nota Arc, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in merito alla soluzione di mediazione individuata dal documento ministeriale tra due posizioni emerse in Conferenza della Regioni: una “conservatrice”, sostenuta da sei Regioni, e l’altra, a cui fanno capo 15 amministrazioni regionali e Province autonome – tra cui, appunto, il Friuli Venezia Giulia – rappresentative di tutti i territori e governate da forze politiche differenti, che richiedeva di abbandonare il metodo storico di riparto.
La proposta di Patuanelli prevede l’introduzione nel 2021 di un 30% di criteri oggettivi e il mantenimento del 70% dei parametri storici, per poi ribaltare le percentuali nel 2022, ovvero il 70% di criteri oggettivi e il 30% di parametri storici. “Si tratta – ha commentato l’esponente della Giunta Fedriga – di una proposta di riparto assolutamente condivisibile ed equilibrata, in linea con i precedenti accordi e per cui ringraziamo il ministro”.

Stefano Patuanelli

Stefano Zannier

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In copertina, una coltivazione di soia in Friuli Venezia Giulia.

Viticoltura, il “Progetto Povoletto” nella nuova tappa Fb in Fvg di Città del Vino

(g.l.) Dopo la bella puntata di venerdì scorso su Prepotto e il suo Schioppettino, la prossima tappa friulana di “In Viaggio per le Città del Vino” sarà a Povoletto e ruoterà sul tema “Come si comunica un territorio del vino: il progetto multimediale di Povoletto”. La diretta Fb si terrà domani, venerdì 2 aprile, dalle 11 alle 11.40 sulla pagina di @cittàdelvino. Infatti, come si ricorderà, nel 2020 anche il Comune di Povoletto è entrato a far parte del circuito di “Città del Vino”, Associazione nazionale il cui intento è quello di sviluppare, intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Un esempio concreto è l’impegno per lo sviluppo del turismo slow, che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici, qualità dell’offerta diffusa nel territorio ad opera delle cantine e degli operatori del settore.

Per svolgere un’azione concreta di promozione sia delle aziende che del Comune di Povoletto, che vanta circa 200 ettari vitati ed una produzione di oltre 1,5 milioni di bottiglie, è stato ideato e realizzato, come si ricorderà, un progetto multimediale che ha visto coinvolti ben 14 operatori del settore. I vignaioli sono stati intervistati ed i video montati con foto e filmati di ogni cantina per poter presentare al meglio i protagonisti del territorio, le loro passioni e la loro filosofia di fare il vino. I video si possono vedere grazie alla pubblicazione fatta da PromoTurismoFvg nella pagina YouTube “Povoletto – Racconti di vino”. Come ci spiega l’assessore municipale alla Comunicazione, Lisa Rossi, «il progetto, realizzato per passione da me con l’aiuto di Renato Bonin che si è occupato del montaggio e Lucio Vittor che ha gestito l’impostazione del format e la regia, vuole mostrare le abilità dei nostri produttori e le bellezze di Povoletto, zona che turisticamente ha molte potenzialità vista la varietà di paesaggio e di offerta enogastronomica. Il progetto “Racconti di Vino” ha ottenuto un buon successo mediatico raggiungendo ad oggi 8 mila visualizzazioni sul canale social. Contiamo di sviluppare ulteriormente l’attività anche grazie alla preziosa collaborazione di Claudio Fabbro, enologo ed ambasciatore delle Città del Vino, che ha seguito la parte più scientifica del progetto. Ringrazio Città del Vino per aver scelto questo progetto come esempio di interesse nazionale per la promozione di un territorio legato al vino».

Come già detto, l’incontro virtuale, che tratterà appunto del Progetto di Povoletto, si terrà in diretta domani, dalle ore 11 alle 11.40, sulla pagina FB @cittàdelvino, dove sarà visibile anche successivamente: con la stessa Lisa Rossi, interverranno Tiziano Venturini, coordinatore regionale di Città del Vino, il sindaco Giuliano Castenetto, Adriano Gigante, presidente delle Doc del Friuli Venezia Giulia, Daniele Damele, direttore statistica agraria Ersa, Claudio Fabbro, agronomo e giornalista, Michele Ciani, in rappresentanza dei viticoltori del territorio, Davide Francescutti, giornalista e comunicatore, Giuseppe Festa, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche all’Università di Salerno. Modererà Iole Piscolla, giornalista Associazione nazionale Città del Vino.

“Come si comunica un territorio del vino: il progetto multimediale di Povoletto”

La diretta Fb  venerdì 2 aprile dalle ore 11.00 alle ore 11.40 sulla pagina di @cittàdelvino

Partecipano:

Tiziano Venturini
Coordinatore delle Città del Vino del Friuli

Giuliano Castenetto
Sindaco del Comune di Povoletto

Lisa Rossi
Assessore al bilancio, patrimonio, comunicazione e innovazione Comune di Povoletto

Adriano Gigante
Presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia

Daniele Damele
Direttore Statistica agraria ERSA – Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia

Claudio Fabbro
Giornalista, scrittore, enologo

Michele Ciani
Titolare Azienda biodinamica “Aquila del Torre”

Davide Francescutti
Giornalista e comunicatore

Giuseppe Festa
Associato presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno

Modera Iole Piscolla
Giornalista Associazione Nazionale Città del Vino

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All’interno, la consegna della bandiera Città del Vino a Povoletto, presenti Rodolfo Rizzi, Giuliano Castenetto, Tiziano Venturini, Lisa Rossi e Claudio Fabbro.

Addio a Ilija Pejic chef geniale e giramondo pilastro di Fvg Via dei Sapori

(g.l.) «Il nome, Ilija, era dolce come il suo sorriso. Come la sua parlata, che raccontava le tante contaminazioni culturali che aveva sapientemente “mantecato” in cucina: moderna, ma ben radicata nel territorio; allegra e colorata, ma concreta e semplice»: così Walter Filiputti, presidente di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, ricorda Ilija Pejic, lo chef con il sorriso, prematuramente scomparso durante un’escursione su quelle montagne che tanto amava. Croato e giramondo, con esperienze nelle cucine di grandi chef in giro per il pianeta, da Joan Roche all’amico italiano Chicco Cerea, aveva scelto di fermarsi a Tarvisio dove, nel suo bel ristorante affacciato sul campo da golf della suggestiva piana del Priesnig, aveva l’orgoglio di portare sapori ed echi del Mediterraneo nel cuore delle Alpi. Uomo e chef straordinario, era uno dei pilastri di Fvg Via dei Sapori, i cui associati tutti lo ricordano con grande commozione e indicibile dolore. L’ultima occasione che l’aveva visto lavorare insieme era stata quella del debutto in autunno della “Nuova Cucina”, l’originale iniziativa ideata dal sodalizio per la ripartenza post-pandemica, poi bruscamente interrotta proprio per la ripresa dell’emergenza sanitaria che ha nuovamente bloccato, come tuttora, l’attività di ristorazione.


«Ricordo ancora quando mi fece entrare per la prima volta nel suo regno, “ibridato” da millanta suggestioni, tra cui quelle di viaggio», continua Filiputti che aggiunge: «Vedi Walter, mi disse, io amo la natura, giocare a golf, camminare, sciare, scalare, ed è da lì che traggo l’ispirazione per i miei piatti. Rivivo quanto ho visto, annusato, assaggiato e il disegno del piatto si materializza nella mente. Torno in cucina e gli do vita».
«Ilija – racconta ancora Walter Filiputti – entrò a far parte del nostro sodalizio il 15 aprile del 2015, ma sembrava fosse stato con noi da sempre. Interpretò con estrema facilità il nostro spirito di vivere e condividere il lavoro e quasi subito fu chiamato a far parte del Cda, dove il suo apporto si fece sentire forte, sia per le tante idee sia per la sua capacità di leggere il futuro. Fu ispiratore di un viaggio studio in Perù, che la pandemia bloccò. Con lui era divertimento intellettuale e gustativo discutere sui piatti che un vino chiedeva e che gli “cuciva” addosso come un abito sartoriale. Nelle nostre spedizioni culinarie all’estero il suo banco era sempre affollato, tanta era la capacità – da raffinato poliglotta – di intrattenere gli ospiti mentre preparava la pietanza. Caro, nostro Ilija – conclude Filiputti, a nome di tutti gli amici di Fvg Via dei sapori -, sarà assai dura senza di te! La tua squisita gentilezza è entrata dentro i nostri cuori e la conserveremo per sempre. Ti ricorderemo con lo stesso affetto che tu ci hai sempre regalato!».

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In copertina, Ilija Pejic lo scorso autunno in occasione dell’iniziativa La Nuova Cucina; all’interno, nel suo bel ristorante al Golf Club di Tarvisio.

Le colture del futuro nell’anteprima di due rassegne in Fiera a Pordenone

Gli investimenti a livello mondiale, la ricerca e le tecnologie nel settore dell’agricoltura innovativa, dell’indoor farming e delle colture fuori suolo sono i temi presi in esame nel corso di un evento in videoconferenza trasmesso in diretta dalla Fiera di Pordenone. L’appuntamento ha costituito un’anteprima digitale della manifestazione internazionale AquaFarm e NovelFarm in programma nel capoluogo della Destra Tagliamento il 9 e 10 giugno, che ha coinvolto esperti nazionali e internazionali per scoprire come le coltivazioni innovative ed in particolare quelle “fuori suolo” stiano rivoluzionando la produzione di cibo e di farmaci. Tematiche su cui il Friuli Venezia Giulia è attento, come ha riferito l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, chiamato a portare i saluti introduttivi all’apertura del pomeriggio di lavori.

L’assessore Zannier in videoconferenza.

“Dobbiamo guardare agli scenari futuri dell’agricoltura dove le innovazioni, in realtà, sono già concrete sul territorio” ha esordito Zannier, ricordando – come si legge in una nota Arc – che “la Giunta del Friuli Venezia Giulia dallo scorso dicembre ha creato una nuova linea finanziaria regionale per sostenere gli investimenti al di fuori delle linee tipiche delle programmazioni europee. Abbiamo, infatti, rilevato la necessità di supportare attività difficilmente riconducibili a schemi regolamentari consolidati”. Secondo Zannier “alcune nuove pratiche, per esempio per la coltivazione agritech in serra, non trovano copertura nelle regole attuali delle programmazioni comunitarie. Il Friuli Venezia Giulia ha quindi deciso di dare sostegno alle innovazioni più all’avanguardia perché solo così possiamo garantire sostenibilità e progresso alle nostre imprese”.
Una visione condivisa da Giordano Emo Capodilista, vicepresidente della giunta esecutiva di Confagricoltura, secondo cui scienza e nuove tecnologie possono aiutare a produrre meglio, di più e in maniera più sana. Per questo è auspicabile che i regolamenti comunitari sul bio vengano rivisti inserendo anche le attività fuori suolo e le cosiddette “vertical farm”.
Aspetti su cui si sono concentrate alcune importanti ricerche e analisi illustrate dai relatori intervenuti che hanno aperto scenari interessanti anche nel campo biomedico. È il caso dello studio sull’utilizzo dei vegetali per lo sviluppo e la produzione rapida di test diagnostici, di terapie e di vaccini, illustrato da Linda Avesani, docente all’Università di Verona. Le piante possono infatti essere utilizzate come biofabbriche di molecole ad alto valore aggiunto, con sistemi biotecnologici che consentono di riprogrammare geneticamente alcune specie vegetali per addestrale a produrre determinati composti a fini farmaceutici.
Un approfondimento nel settore dell’agrifoodtech, ovvero delle produzioni alimentari ad alto contenuto tecnologico, è giunto invece dalla ricerca di Agritecture Consulting, partner di Novelfarm, illustrata in collegamento dalla California da David Ceasar, agronomo. A livello mondiale sono più di 5.300 le startup nel settore, di cui soltanto 199 in Italia. Per questo il nostro Paese si trova al nono posto della classifica mondiale e potrebbe aspirare a occupare maggiori spazi di mercato. Una fotografia confermata anche da Maria Pavesi, dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e Università di Brescia, che ha registrato 500 soluzioni tecnologiche e digitali per l’agricoltura 4.0 in Italia con investimenti che sono aumentati dal 2017 ad oggi, ma in misura minore negli ultimi due anni. L’avanguardia in tema di vertical farm è stata tratteggiata dal ricercatore italiano Michele Butturini dell’Università di Wageningen (Olanda), tempio europeo della ricerca applicata nel fuori suolo.

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In copertina e qui sopra coltivazioni “fuori suolo”. (Foto da Colture Protette – Edagricole e daVertical Farm Italia)

Biosfera Unesco, opportunità e non nuovi vincoli per il fiume Tagliamento

Terzo ed ultimo incontro di presentazione del percorso di candidatura del fiume Tagliamento a Riserva Mab (Man and Biosphere) della Biosfera Unesco, tra l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, Fabio Scoccimarro, e le amministrazioni comunali interessate. Vale a dire i Comuni dell’Alto Friuli (erano stati invitati Amaro, Ampezzo, Artegna, Chiusaforte, Dogna, Enemonzo, Forni di Sotto, Forni di Sopra, Gemona del Friuli, Lusevera, Moggio Udinese, Montenars, Preone, Resia, Resiutta, Socchieve, Taipana, Tolmezzo, Venzone, Verzegnis, Villa Santina), oltre a Grado e Marano lagunare e ai Comuni veneti di Caorle e Lorenzago di Cadore.

L’assessore Fabio Scoccimarro.


L’assessore – come si legge in una nota Arc – ha informato sull’avanzamento dell’iter di candidatura presentata al ministero dell’Ambiente (ora ministero della Transizione ecologica) e, per il suo tramite, al Comitato Mab nazionale lo scorso 8 settembre, dopo l’investitura ricevuta in tal senso dalla Giunta regionale. «Intendiamo concludere l’iter entro settembre 2022 con la consegna del dossier all’Unesco, da cui ci attendiamo il riscontro finale a maggio 2023», ha sintetizzato Scoccimarro, ricordando che “il progetto è stato ampliato, rispetto all’ipotesi iniziale predisposta dal Wwf nel 2017, con l’inserimento delle sorgenti del Piave e con l’inclusione di importanti aree di interesse quali la Laguna di Grado e Marano. Sono stati avviati i contatti con la Regione Veneto per tutti gli aspetti di comune interesse e per lo sviluppo di possibili sinergie. Le principali funzioni di questo riconoscimento sono conservativa, educativa e di sviluppo sostenibile – ha evidenziato l’esponente della Giunta Fedriga -; non verranno posti ulteriori vincoli, ma si intende favorire l’interazione tra uomo e natura, senza che questa relazione si esaurisca esclusivamente nello sfruttamento del territorio».
«La Riserva della Biosfera è un riconoscimento di carattere globale, che non ha personalità giuridica e di conseguenza non consente di imporre decisioni e vincoli che non siano già presenti, bensì stimola e coordina una larga pluralità di attori a realizzare progetti concreti e partecipati: in questo caso, attinenti al fiume Tagliamento e al suo bacino di interesse», ha evidenziato in Consiglio regionale l’assessore, rimarcando che «la valorizzazione dell’ambiente deve considerare questo bene come prezioso ma non certo un’entità da congelare e intoccabile, tanto meno da rendere impraticabile, bensì come un patrimonio del quale è necessario garantire la fruibilità ora e in futuro». Scoccimarro ha spiegato che, mentre il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità, assegnato per esempio ai Sassi di Matera e alle Dolomiti, mira alla conservazione e alla tutela di patrimoni culturali e naturali riconosciuti per il loro eccezionale valore universale, le Riserve della Biosfera – come il Parco di Miramare, il Delta del Po, l’Arcipelago toscano, le Alpi Giulie – nascono per promuovere l’interazione tra l’uomo e ambiente. «Di conseguenza, nell’accezione Mab il sostantivo “riserva” non deve far pensare a luoghi chiusi, immutabili e inaccessibili all’uomo e alle sue attività. Il termine riserva – ha precisato Scoccimarro – deve infatti essere inteso nella sua accezione anglosassone, nel significato che gli assegna la lingua nella quale è stato stilato il protocollo dell’Unesco, che è di presidio, o meglio, di patrimonio. La Riserva Mab – ha poi puntualizzato – è una cassaforte di risorse umane e naturali da proteggere, perché costituiscono la fonte di ricchezza che può garantire lo sviluppo sostenibile delle comunità residenti sul territorio e di quelle delle terre adiacenti».
Gli esperti della società Punto3 srl, incaricata dalla Regione Fvg di elaborare il dossier tecnico, hanno quindi esposto le caratteristiche dell’iter di riconoscimento e le principali opportunità che ne derivano, tra cui l’accesso a fondi ministeriali e a progettualità e bandi europei. In questi  mesi, i Comuni dovranno esprimere l’interesse preliminare alla candidatura, attraverso delibere dei rispettivi Consigli comunali. In fase conclusiva (entro settembre 2022) dovranno approvare l’adesione definitiva al dossier. Nel frattempo, le amministrazioni, con il supporto della Regione e del consulente tecnico, dovranno condurre un’attività partecipativa per informare e coinvolgere le rispettive comunità.
La Riserva della Biosfera è strutturata secondo una zonizzazione che prevede una “core zone” (area interna, già sottoposta a stringenti normative di tutela ambientali esistenti in quanto include, ad esempio, le riserve naturali), una “buffer zone” a protezione dell’area interna e infine la “transition zone”, non sottoposta a vincoli giuridici, che ospita città, attività antropiche, insediamenti e progetti di sviluppo. Il Mab Unesco è un programma scientifico intergovernativo che presto compirà 50 anni. In Italia vi sono 19 Riserve di Biosfera riconosciute; di queste, due si trovano in Friuli Venezia Giulia (appunto, Miramare con la costa di Trieste e le Alpi Giulie). Le Riserve della Biosfera contribuiscono ai Global goals, i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile condivisi dai Paesi membri dell’Onu.

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In copertina e all’interno il Tagliamento in due immagini del Corpo forestale regionale (Marco Pradella e Stefano Fabian).

L’acquacoltura può crescere ancora in Fvg, nonostante la crisi pandemica

“Ci sono possibilità di ulteriore espansione per l’acquacoltura, specialmente per quanto riguarda quella d’acqua dolce, settore nel quale il Friuli Venezia Giulia vanta eccellenze di livello europeo. La ricetta per assicurare al comparto ittico la tenuta e garantire un’ulteriore crescita sui mercati consiste nel perseguire quella qualità grazie alla quale questo comparto si è saputo affermare in Italia e nel mondo”.Lo ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali e alla pesca, Stefano Zannier, intervenuto in videoconferenza all’incontro sul tema “L’impatto della pandemia sulla acquacoltura”, organizzato da Aquafarm e tenutosi alla Fiera di Pordenone.

L’assessore Stefano Zannier.


L’evento, che ha permesso anche di anticipare i contenuti dell’edizione dell’importante rassegna dedicata all’acquacoltura, all’algocoltura e all’industria della pesca Aquafarm, in programma a Pordenone a partire dal 9 giugno, è stato moderato da Fabio Gallo, conduttore della trasmissione televisiva “Linea Blu”. Vi ha preso parte tra gli altri – come informa una nota Arc – anche Filippo Gallinella, presidente della XIII Commissione agricoltura della Camera, e l’incontro ha dato modo a Zannier, intervenuto per portare il saluto introduttivo in rappresentanza della Regione Fvg, di esprimere una valutazione positiva sulle prospettive per il settore ittico all’uscita dalla pandemia.
Nel frattempo, però, in questo periodo di crisi, se si è ridotto il consumo di pesce da parte del mondo della ristorazione e sono calate le esportazioni, mentre ha comunque tenuto l’acquisto di prodotti ittici da parte dei consumatori. Si tratta di un segnale importante, che conferma l’interesse dei cittadini e delle famiglie ad alimentarsi a base di pesce. Per cui la coesione e i risultati raggiunti dagli operatori ittici del Friuli Venezia Giulia – come ha evidenziato l’assessore Zannier – consentono di guardare al futuro con prospettive incoraggianti, fondate sulla professionalità e sulla capacità di innovare, che si basa anche sulla ricerca, finora dimostrate.
Per quanto riguarda i ristori per i danni patiti a causa del calo delle vendite conseguente all’emergenza sanitaria, sono in arrivo le nuove misure che la Regione ha previsto per dare concretezza agli aiuti previsti a livello europeo. “Rappresenteranno una boccata d’ossigeno per le imprese ittiche – ha specificato Zannier – perché come negli altri settori il conto che esse hanno dovuto pagare a causa della pandemia è pesante: in questo momento è dunque importante consentire a queste realtà di essere pronte alla ripartenza”. Anche considerando che, come in agricoltura, nell’acquacoltura le spese di mantenimento e allevamento continuano a essere sostenute anche in mancanza delle vendite.
Secondo l’esponente della Giunta Fedriga, ci sono comunque importanti spazi di sviluppo sia nell’acquacoltura praticata in mare sia in quella lagunare e nelle acque interne. Anche perché, e a tale proposito ha ripreso una valutazione di Pier Antonio Salvador, presidente dell’Api, l’80 per cento del pesce consumato in Italia proviene dalle importazioni. Una costatazione che ha indotto l’assessore regionale a concludere ribadendo l’invito, rivolto agli operatori ittici già lo scorso anno e nella stessa sede, a considerare le prospettive di mercato conseguenti alla pandemia, che dimostrano la sempre crescente necessità di fare allevamento, unitamente al fatto che le proprietà salutistiche del pesce sono sempre più riconosciute dai consumatori, mentre la sostenibilità dell’acquacoltura consentirebbe anche di sopperire alle problematiche connesse a quelle derivanti dalle difficoltà a garantire lo stoccaggio del pescato.

Un allevamento di mitili in mare.

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In copertina, la trota è la principale specie prodotta in acqua dolce.

Già tempo di asparagi: eccoli gratinati e nei versi di Rosinella Celeste Lucas

(g.l.) Grazie alle sempre più diffuse ed efficaci tecniche di forzatura (con gli ormai famosi teli neri), è già tempo di asparagi, i gustosi turioni che allieteranno anche le tavole pasquali. Tanti i modi per prepararli, dalle ricette più semplici a quelle più elaborate. Ma oggi, nell’ambito della quindicinale rubrica “La ricetta del sabato”, ve ne proponiamo una che appartiene proprio al primo gruppo e che è alla portata di ognuno di noi: gli asparagi gratinati. Un piatto appagante e appunto di facile preparazione che abbiamo tratto dall’ormai “storico” libro La cucina triestina di Maria Stelvio (Edizioni Italo Svevo Trieste 1990). E alla fine della ricetta vi proponiamo un siparietto culturale, con i versi dedicati al “re degli ortaggi” da Rosinella Celeste Lucas.

“Asparagi gratinati”

Ingredienti
750 g asparagi
parmigiano
sale
40 g burro
40 g pangrattato
per la salsa:
20 g burro
25 g farina
1/4 di litro di latte
sale
noce moscata
(45 minuti)

Preparazione
Preparare gli asparagi e lessarli. Quando saranno raffreddati, imburrare una pirofila e stendere sul fondo uno strato di salsa béchamel. Cospargere abbondantemente di parmigiano, sistermarvi gli asparagi, condirli nuovamente con il formaggio e uno strato di salsa; completare con pane grattugiato, parmigiano e pezzetti di burro. Gratinare in forno ben caldo finché sulla superficie si formerà una leggera crosticina dorata. Servire nella pirofila di cottura.

Vino
Un fresco Friulano (ex Tocai) del Vigneto Fvg.

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IL PARADOSSO DELL’ASPARAGO

Questa luce che precipita in abissi
Seziona il tuo corpo terrigno
-il sole non dimentica-
e stai cucito nel sacco di juta della terra,
misterioso asparago
acuto verticale nobile eppur discreto
elementare, nudo!

Sprofondi nel seno buio
In un distacco dormiente.
E nudo tronco sparato verso il cielo
Sprizzi fuori in primavera, atteso
Come per lavarti gli occhi
-vinte le ore lunghe e fredde-
emergi con colori d’alba
in un grido:”Sono la luce”

Carpiti ai teli neri, i raggi
Tingono di lieve madrepora
L’apice del turione.
Un sogno d’oltremare, d’aria marina
Scioglie in bocca la tua rigidità
In un sapore fluviale
Di umida erba antica come la memoria.

Ma sei anche profumo di neve bianca
Bagnata di luna.

Rosinella Celeste Lucas

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In copertina, un mazzo di asparagi bianchi del Friuli Venezia Giulia.

Città del Vino, stamattina sulla “rete” Prepotto, la terra dello Schioppettino

(g.l.) Prestigiosa vetrina stamane, 26 marzo, per la comunità di Prepotto e i suoi preziosi vini, a cominciare dal celebre Schioppettino, valorizzato da una dozzina d’anni attraverso una speciale tutela attribuita a questa importante area viticola sulla riva destra del fiume Judrio. “In Viaggio per le Città del Vino”, serie di incontri online dell’Associazione nazionale che ne conta venticinque anche in Friuli Venezia Giulia, dedica infatti la sua nuova puntata proprio a “Prepotto, Terra dello Schioppettino: il territorio ad alta vocazione nei Colli Orientali del Friuli”. La diretta sulla pagina Facebook Città del Vino comincerà alle 11.
Ricca la scaletta d’interventi. Modera Iole Piscolla, giornalista e responsabile Area Turismo dell’Associazione Nazionale Città del Vino. E in rappresentanza dell’importante sodalizio ci sarà anche Giuseppe Festa, professore associato al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli Studi di Salerno.

Grappoli di Schioppettino.

Parteciperanno in rappresentanza del nostro territorio Tiziano Venturini, coordinatore delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia; Mariaclara Forti, avvocato e sindaco di Prepotto; Hilde Petrussa, fondatrice dell’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto; Claudio Fabbro, giornalista, scrittore, enologo; Riccardo Caliari, ingegnere e titolare dell’Azienda Spolert Winery; Arduino Cargnello, architetto e progettista itinerari Valle dello Judrio; Liliana Savioli, giornalista e rappresentante dell’Associazione Donne del Vino; Fulvio Ursini, professore ordinario al Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Padova; Enzo Lorenzon, presidente del Consorzio di Bonifica della Pianura Isontina; Carlo Petrussi, agronomo.
Prepotto con il suo Schioppettino sarà, dunque, protagonista questa mattina sulla “rete” che, come è noto, ha una enorme visibilità. Una presenza che avrà una importante ricaduta sul piccolo paese e sulla stessa zona dei Colli orientali del Friuli, ma di riflesso su tutta la nostra regione che, come detto, conta molte Città del Vino. Vale a dire, oltre al Comune a ridosso del confine con la Slovenia, Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Ventiquattro Città che stamattina saranno idealmente in festa con Prepotto, scelta per l’affascinante “viaggio” tra le eccellenze di questo meraviglioso angolo del Vigneto Fvg.

La zona di Albana.

La diretta sulla pagina Facebook Città del Vino comincerà alle 11.

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In copertina, la bellissima immagine che campeggia sulla locandina della odierna iniziativa delle Città del Vino.