Da aprile a giugno online con Ersa Fvg le buone pratiche per l’agricoltura

Consentire alle imprese agricole del Friuli Venezia Giulia l’accesso ad alcune applicazioni modellistiche e di simulazione allo scopo di integrare e arricchire la diffusione della conoscenza e della sperimentazione, secondo modalità innovative e sfruttando le opportunità offerte dal digitale. È questo l’obiettivo di AgriCS (Agricoltura, Conoscenza, Sviluppo), il progetto dimostrativo realizzato dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale e finanziato dalla sottomisura 1.2 del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia. Il focus è, in particolare, su temi come i cambiamenti climatici, l’energia, la tutela dell’ambiente e i destinatari sono i potenziali beneficiari delle misure del Psr: dipendenti, titolari, legali rappresentanti e soci di imprese operanti nel settore agricolo o forestale ed agroalimentare, ma anche proprietari e gestori pubblici e privati di terreni agricoli e forestali.
“Questa iniziativa risponde a un’esigenza fortemente sostenuta dalla Regione – ha commentato l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier – che è quella di dotare le imprese agricole del Friuli Venezia Giulia di strumenti innovativi e di inedite modalità, nel segno delle nuove tecnologie, utili a diffondere l’attività di sperimentazione e a condividere le conoscenze e le buone pratiche in agricoltura”.

Stefano Zannier

Il calendario degli eventi informativi inizierà il 19 aprile e terminerà il 22 giugno. I percorsi sono stati presentati in un primo incontro virtuale di orientamento e l’iscrizione agli incontri di approfondimento online sarà possibile fino al 6 aprile. Gli eventi informativi saranno condotti dagli esperti di Ersa Fvg coinvolti nello sviluppo dei modelli, ma anche da quelli di Osmer Arpa Friuli Venezia Giulia. Chi parteciperà a uno dei percorsi informativi previsti dal programma divulgativo avrà accesso alle applicazioni modellistiche disponibili sull’area riservata della piattaforma Ict di AgriCS.
Il progetto è incentrato su attività d’informazione e divulgazione finalizzate alla raccolta e alla disseminazione dei risultati della ricerca e della sperimentazione, al trasferimento delle innovazioni in agricoltura alle imprese nell’ottica di un aumento della competitività e della sostenibilità.

Gli interessati in possesso dei requisiti di destinatari finali della sottomisura 1.2 del Psr 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia potranno scegliere uno dei quattro percorsi informativi: il percorso completo; seminativi e/o zootecnica; viticoltura e melicoltura. Ogni webinar verrà ripetuto in quattro diverse date; gli interessati potranno così scegliere quella per loro più conveniente per seguire ciascun webinar all’interno del percorso scelto.

Per informazioni e contatti, scrivere all’e-mail infoagrics@ersa.fvg.it

 

Pinot grigio delle Venezie al centro di una maxi-strategia di rilancio internazionale

Per la Doc delle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino), la più grande oggi sul territorio nazionale – distribuita su circa 29mila ettari di vigneto e con un valore di produzione che supera i 460 milioni di euro – il 2021 si è aperto all’insegna di una massiccia operazione di rebranding, la prima mai fatta dalla nascita della denominazione, volta ad aumentare la reputation del marchio collettivo che rappresenta la più estesa area vocata al Pinot grigio a livello mondiale e, soprattutto, a legare la propria immagine a tutti i valori intrinsechi di cultura e territorio che lo contraddistinguono.

Il presidente Albino Armani.


Il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela – in vista di una prossima ripresa che consentirà sia alle imprese vinicole sia alle realtà associative e consortili di tornare presto al “faccia a faccia” con il pubblico – ha deciso infatti di puntare in alto e mettersi per la prima volta nelle mani di un rinomato network internazionale quale è Grey: vincitrice della gara creativa indetta a inizio febbraio, l’agenzia è stata incaricata di sviluppare dapprima una forte identità di marca e il set-up di tutti i suoi elementi, per arrivare infine a un piano di comunicazione rivitalizzato e su misura, strategico e strutturato. In un momento congiunturale complicato che si accompagna a una fase di evidente crescita per la Doc delle Venezie (+4,7% di imbottigliato nel 2020), è tempo ormai di “riposizionarsi” e aggiornare la propria identità, per diventare ancora più competitivi e facilmente riconoscibili dal consumatore di tutto il mondo. Un’operazione che andrà a rafforzare notevolmente la brand awareness e che non solo aiuterà a legare il Pinot grigio all’areale produttivo di riferimento mondiale, il Triveneto, e quindi alla Do delle Venezie, ma svilupperà anche una conoscenza dei sistemi certificativi e del percorso di incremento della qualità – controlli lungo tutta la filiera produttiva, commissioni di degustazione e fascetta di stato – e, non ultimo, produrrà una maggiore coscienza d’acquisto.

Grappoli di Pinot grigio.

Un ampio progetto di riposizionamento che non potrà prescindere da un’attenta analisi del consumatore internazionale, vista la quasi totale vocazione all’export del Pinot grigio delle Venezie (circa 96%), avendo sempre un occhio di riguardo per gli Usa, primo mercato di riferimento che assorbe circa il 40% della produzione Doc, seguiti da Germania e Uk. Non solo, diventerà indispensabile costruire una notorietà di marca anche e soprattutto in Italia, Paese di cui questo vino si fa ambasciatore nel mondo. “Varie ricerche ci confermano che ancora oggi una larghissima parte dei consumatori di vino, e non solo americani, non sia ancora bene al corrente delle implicazioni e delle specifiche contenute nel concetto di Doc ovvero cosa questo ‘sigillo’ effettivamente significhi e sottenda. A maggior ragione quando vedono il nome dello stesso vitigno, come il caso del Pinot grigio, riportato in bottiglie di diversi territori e paesi di origine. Sappiamo invece che una volta informati, i consumatori si dimostrano molto sensibili ed interessati ai valori insiti nel concetto di Denominazione di Origine Controllata. Con questa operazione di rebranding, il Consorzio ha ora l’opportunità di portare nelle case dei nostri consumatori non solo il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo ma anche tutte le garanzie di elevata qualità sia della materia prima che della sua trasformazione e far conoscere quindi il grande valore aggiunto della nostra denominazione”, commenta Sandro Sartor, consigliere e coordinatore marketing in seno al Cda del Consorzio delle Venezie.
«Sarà una sfida interessante», chiosa il presidente Albino Armani che continua: «Non sarà facile riuscire a raccontare un progetto inedito e ambizioso che è stato capace di costruire un’identità territoriale allargata, che coinvolge tre aree produttive “simili e diverse” allo stesso tempo, ma che hanno saputo fare squadra nell’interesse di un patrimonio comune, e confermarsi come vero punto di riferimento della produzione nazionale e globale di Pinot grigio. Ci affidiamo con fiducia e ottimismo ad una agenzia forte nel settore e sicuramente non nuova alle dimensioni e alle dinamiche di brand collettivi, che ci fornirà strumenti utili a beneficio delle aziende che investono e credono fortemente nella Doc delle Venezie».
La nuova campagna di comunicazione integrata verrà lanciata l’estate prossima e raggiungerà il pubblico attraverso vari canali, sfruttando in primo luogo le potenzialità dei social media, con l’ausilio di contenuti video evocativi ed emozionali, ma anche mezzi più tradizionali come la carta stampata o i principali network televisivi a livello internazionale.

Vigneti nella Doc delle Venezie.

Giornata mondiale dell’acqua: tutela per Tagliamento, Isonzo e mare Adriatico

«L’acqua è vita, l’acqua è un tesoro del nostro territorio e la Regione è in prima linea per la sua difesa e tutela. L’amministrazione regionale ha avviato numerose iniziative, dalla tutela dei corsi d’acqua come il Tagliamento e l’Isonzo, ai progetti europeo Marless e regionale aMare Fvg, fino alla legge regionale 21/2020 che disciplina l’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni a uso idroelettrico». Lo ha detto ieri, come informa Arc, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, durante l’evento online organizzato dall’Ogs per celebrare la Giornata mondiale dell’acqua, nel corso del quale ha spiegato che «il Tagliamento, riserva Mab Unesco, rappresenta il manifesto della mia visione dell’ambiente: in un’ottica conservativa, educativa e di sviluppo sostenibile non verranno posti ulteriori vincoli, ma sarà favorita l’interazione tra uomo e natura, senza che questa relazione si esaurisca nello sfruttamento del territorio».


In merito all’Isonzo, l’esponente della Giunta Fedriga ha evidenziato che «il tema della sensibilità ambientale e del rispetto delle risorse idriche si fa più complicato: l’ambiente e la natura non conoscono confini amministrativi e spesso la condivisione di un bene primario come l’acqua necessità di politiche ambientali convergenti. La Regione sostiene quindi l’idea degli Stati generali dell’ambiente, rallentati a causa della pandemia, ma l’obiettivo è quello di compiere entro l’anno un primo passo con la “Conferenza dell’Ambiente dell’Alto Adriatico” che coinvolga Slovenia e Croazia, oltre a Veneto ed Emilia-Romagna al fine di delineare politiche ambientali comuni a tutela dell’Adriatico e, per quanto riguarda Friuli Venezia Giulia e Slovenia, dell’Isonzo».
Scoccimarro ha, poi, rimarcato che la tutela dell’Adriatico è al centro del progetto europeo Marless che mira alla salvaguardia dell’ambiente marino e la salute dell’uomo partendo dal monitoraggio dei rifiuti dispersi in mare. «Le plastiche sono rifiuti purtroppo sempre presenti in grande quantità sulle nostre spiagge e fondali marini – ha detto -. Partendo da Trieste, il progetto pilota “aMare Fvg” porterà in tutti i Comuni le iniziative di raccolta e trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare o nei tratti di litorale da parte dei pescatori durante le attività di pesca e dai diportisti in navigazione; ma anche nell’ambito di iniziative di pulizia dei fondali e degli specchi d’acqua o nel corso di specifiche attività di pulizia dei tratti di litorale ad opera di associazioni di volontariato».
Concludendo, l’assessore ha spiegato che «la tutela dell’acqua sfruttata come fonte di energia rinnovabile è al centro della legge regionale 21/2020, che è stata approvata all’unanimità lo scorso anno in Consiglio regionale e segna il punto di partenza di un progetto ambizioso: la nascita della società elettrica regionale “Fvg Energia”, la quale tutelerà ambiente, salute e lavoro».

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In copertina e all’interno le acque del Friuli Venezia Giulia dal mare Adriatico ai fiumi Isonzo e Tagliamento.

Pace Perusini (Confagricoltura Fvg): “Vino in crisi, ma siamo pronti a reagire”

“La crisi del vino continua, ma il settore è pronto a reagire”. Così la pensa Michele Pace Perusini, giovane vignaiolo di Corno di Rosazzo, appena riconfermato all’unanimità, a Roma, in qualità di membro della Federazione Nazionale Produttori Vitivinicoli di Confagricoltura. Così come sono stati riconfermati il presidente, Federico Castellucci (Marche) e il vicepresidente, Christian Marchesini (Veneto).
I componenti, durante l’incontro, hanno discusso della situazione di mercato ed esaminato le principali esigenze del settore con una valutazione delle misure emergenziali proposte in questi mesi da Bruxelles e dal Governo italiano. Alcune cantine hanno giacenze molto alte – il Mipaaf parla di 61 milioni di ettolitri al 28 febbraio 2021, il 3,6 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – per le difficoltà sui mercati dovuti al blocco del canale HoReCa, dove le aziende piccole e medie distribuiscono la maggior parte dei vini premium e superpremium. Questo ha determinato uno spostamento di fatturato dalle piccole alle grandi imprese, con una diminuzione del valore del prodotto e un aumento dei crediti scaduti, a carico dei produttori.
L’export – secondo Ismea – nei primi 10 mesi del 2020 è diminuito del 3,4 per cento sullo stesso periodo del 2019, con una perdita di 5,11 miliardi di euro. Per quanto concerne i prezzi, i listini segnalano una riduzione di oltre il 7,5 per cento, con punte più alte su alcuni mercati di riferimento.
Gli interventi emergenziali messi in atto, ad avviso di Confagricoltura, andrebbero rimodulati per essere realmente efficaci: «Per la distillazione, a esempio, – spiega Pace Perusini – il premio va aumentato per risultare appetibile: infatti, a fronte dei 50 milioni di euro dedicati, ne sono stati usati soltanto 23. Analogamente, pochi imprenditori hanno aderito alla riduzione delle rese dei vigneti, deliberata troppo tardi e senza un coinvolgimento coordinato della filiera: sono stati utilizzati soltanto 39 dei 100 milioni di euro assegnati, senza contare che i contributi da parte di Agea non sono ancora pervenuti ai viticoltori i quali sono già in crisi di liquidità. E così pure lo stoccaggio ha presentato alcune criticità – evidenzia ancora l’esponente di Confagricoltura – poiché ha finito per riguardare per lo più i vini rossi, essendo poco interessante per i vini giovani. Auspichiamo, perciò, che l’attivazione della misura per il 2021, si apra ai vini imbottigliati e con un premio più consono, così da avere un effetto più incisivo sugli equilibri di mercato e non creare ulteriori emergenze in prossimità della prossima vendemmia. In dirittura d’arrivo del Decreto “Sostegni” – conclude Pace Perusini –, Confagricoltura Fvg ha chiesto al Governo il rilascio dei ristori solo alle attività che, come prerequisito, possono dimostrare di aver chiuso le vertenze con i fornitori agricoli. Infine, siamo d’accordo con la decisione di rinviare il Vinitaly al 2022, come richiesto anche dalla nostra Federazione».

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In copertina, Michele Pace Perusini confermato nella Federazione Nazionale Produttori Vitivinicoli di Confagricoltura.

A Nimis è partita la “corriera virtuale” per scoprire le cantine del Ramandolo

di Giuseppe Longo

Ventun marzo, primo giorno di primavera. Almeno quella ufficiale, astronomica, visto che quella atmosferica-meteorologica è fissata, da alcuni anni, il primo giorno del mese (come in ogni stagione successiva). E proprio in questa domenica, la più vicina alla ricorrenza soppressa (ormai una quarantina d’anni fa, esattamente nel 1977), si festeggiava San Giuseppe: il tradizionale appuntamento era a Vallemontana, la piccola frazione di Nimis dove si organizzava una semplice e invitante sagra campestre che seguiva pochi giorni dopo quella di “San Bastiàn” a Ramandolo. Ma con l’emergenza sanitaria, che ancora non si arrende, tutto è cambiato o rinviato in attesa di tempi migliori, quelli che tutti ci auguriamo avvengano quanto prima possibile.

L’assessore Fabrizio Mattiuzza.


Quest’anno, però, vista la necessità di fruire per ogni iniziativa delle enormi risorse della rete, l’Ufficio turistico di Nimis ha colto questa straordinaria opportunità dando vita a una importante e lodevole iniziativa – soprattutto perché calata in questi momenti molto difficili, nei quali il contraccolpo economico della crisi pandemica è pesantissimo – che ha preso il via proprio nell’immediata vicinanza della festa di San Giuseppe, organizzando una sorta di “corriera virtuale” per andare alla scoperta delle aziende agricole, e in particolare vitivinicole, del territorio al fine di conoscere i protagonisti dei luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche di Nimis, tra le quali primeggia il Ramandolo Docg, che festeggia i vent’anni dall’importante riconoscimento che ha consentito quella valorizzazione che il prodotto meritava. E per la prima tappa è stata scelta un’azienda storica, che oggi si chiama “I Comelli”, ma che vanta radici lontane: da almeno 200 anni, infatti, la famiglia Comelli è legata alla terra e alla produzione proprio del Ramandolo Docg. Veicolo di questi messaggi sono la pagina Facebook dello stesso ufficio e i gruppi in cui si parla del paese pedemontano e delle iniziative che riguardano capoluogo e frazioni.
Una bella e importante iniziativa, dunque, che merita di essere continuata, o integrata, anche con ristoranti, trattorie, agriturismi ed enoteche, esercizi strettamente legati al lavoro delle aziende vitivinicole e che a Nimis godono da sempre di ottima fama. E che insieme soffrono la grave crisi causata appunto dal Coronavirus. Ed è proprio quello che avverrà, perché – come ha assicurato l’assessore comunale Fabrizio Mattiuzza, con delega alle attività produttive, al turismo, allo sport e alle società partecipate – “lo step successivo sarà proprio quello”. Un invito, insomma, da cogliere al volo salendo sulla “corriere virtuale” dell’Ufficio turistico di Nimis. Le soddisfazioni sicuramente non mancheranno.

Vigneti a Ramandolo.

E la distilleria Ceschia
il 28 marzo sarà a “WeFood”
le Fabbriche del Gusto

Un evento digitale riguarderà domenica prossima anche un’altra importante realtà di Nimis: la distilleria Ceschia, la più antica del Friuli. L’azienda sarà infatti protagonista il 28 marzo, a partire dalle 15, nell’ambito della rassegna “WeFood – Le Fabbriche del Gusto”. Ricordiamo che la distilleria – nota soprattutto per la famosissima Grappa di Ramandolo presentata nel fiaschietto impagliato – ha origine nel 1886, quando Giacomo Ceschia iniziò a girare di paese in paese con il suo carretto a raccogliere le vinacce e la frutta dagli agricoltori per distillarle nell’alambicco che lui stesso aveva costruito. Negli anni la storica distilleria si è evoluta, ma sono rimasti immutati passione, pazienza e tradizione, fatta di legami con il territorio e di sapienza e attenzione nel produrre, distillando le bionde vinacce di Verduzzo friulano coltivato nella zona tutelata del Ramandolo Docg che permette di produrre una grappa di grande pregio con la ricetta originale del lontano 1886. Per maggiori informazioni: https://wefood-festival.it/programma/

Gli alambicchi Ceschia.

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In copertina, ecco il caratteristico grappolo del Verduzzo friulano che dà origine al Ramandolo Docg.

La Cantina Produttori di Ramuscello in continua crescita: oggi è la terza in Fvg

di Claudio Soranzo

Andar per vigneti, in questi tempi, non è proprio facile, ma prima di finire in “zona rossa” sono riuscito a visitare la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, una realtà un po’ sotto traccia, ma in continua e costante espansione, al punto da diventare in pochi anni la terza forza del Friuli Venezia Giulia. Per iniziare a descriverla partirei da tre numeri essenziali: 62 gli anni di vita, 159 i soci conferitori e 690 gli ettari coltivati a vigneto. Numeri molto importanti per sintetizzare una Cantina che si trova in una zona strategica della pianura pordenonese, che già conta altre significative realtà consortili di livello.

La sede della Cantina…

… i grandi tini d’acciaio…

… e il presidente con Katia responsabile del punto vendita.

Il tutto con la particolarità acclarata che la Cantina produttori presieduta da Gianluca Trevisan è all’avanguardia nella produzione integrata di vino, con sensibile risparmio e controllo dei fitofarmaci. A contraddistinguere, inoltre, la realtà di Ramuscello di Sesto al Reghena e del vicino Comune di San Vito al Tagliamento sono le tre colonne portanti dell’attività: l’ambiente, la cooperazione e la qualità. Da pochi mesi, infatti, la quasi totalità dei soci con importanti produzioni annuali ha aderito al progetto di lotta integrata Sqnpi – Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata – per una gestione dei terreni il più possibile naturale, tracciata e certificata da un ente esterno. La cooperazione, poi, ha registrato un importante sviluppo negli ultimi due anni, con la Cantina molto attrattiva per altri viticoltori della zona, testimoniata dal fatto che la qualità del prodotto è apprezzata da diverse case vinicole, che imbottigliano ed esportano con il loro marchio in tutto il mondo. Una considerevole quantità di vino di qualità che parte quindi da Ramuscello – dove viene prodotto con le conoscenze e le pluriennali esperienze dell’enologo Rodolfo Rizzi, presidente regionale della categoria –, dopo essere stato stoccato in enormi serbatoi verticali in acciaio inossidabile, ed è poi bevuto e apprezzato in Europa e oltre Oceano.

L’enologo Rodolfo Rizzi.


I vigneti dei quasi 160 soci della Cantina Produttori di Ramuscello si trovano nei Comuni limitrofi, maggiormente nella zona Doc Friuli Grave, la pianura formata da terreno alluvionale a cavallo del fiume Tagliamento, forte di un clima particolarmente adatto alla coltivazione della vite e caratterizzata da un’ampia superficie sassosa, che ne esalta l’escursione termica tra il giorno e la notte, favorendo così uve con una spiccata dotazione di aromi e di conseguenza vini profumati ed eleganti. Ottimi risultati ottenuti poi con lo studio, la ricerca e l’entusiasmo, abbinati a tradizione, sostenibilità e moderna tecnologia. Un’unione che mantiene intatte le caratteristiche dei frutti e, attraverso l’attento controllo delle varie fasi di vinificazione, consente di raggiungere altissimi standard di qualità.
Abbiamo chiesto al presidente Trevisan quale fosse la base del loro successo produttivo: «Sicuramente la fiducia reciproca e la condivisione delle idee di fondo da parte di tutti gli operatori della Cantina. Sono fondamentali le azioni fatte in sinergia: ognuno al lavoro nel proprio vigneto, ma con una produzione che poi confluisce con quella degli altri soci. Il mio mantra è uva e fiducia, il primo passo è partire da una materia prima di qualità (l’uva nel vigneto) per poterla poi trasformare in un vino che esprima la medesima attenzione».
Cosa mette al primo posto per importanza? «Certamente i soci e i dipendenti: i primi in qualità di piccoli imprenditori che ci affidano il loro raccolto, i secondi in qualità di maestranze che con la loro professionalità e passione seguono a 360° il processo produttivo, da una parte nella trasformazione fisica da uva a vino e dall’altra nella gestione burocratica, anch’essa importantissima. La Cantina mantiene aggiornati i soci sulle lavorazioni in campagna, seguite da due agronomi che visitano i vigneti e fanno pervenire loro la situazione meteorologica, fitosanitaria e i consigli sui trattamenti. Da non dimenticare poi – conclude Trevisan – l’importanza della formazione dei dipendenti, anche oltre gli obblighi di legge». Insomma, è un settore in continua trasformazione, soprattutto dal punto di vista documentale e di certificazioni, che si può sviluppare soltanto attraverso la crescita dei lavoratori.

La Ribolla gialla…

… e il Refosco.

A parlarci di passato e futuro è invece la vicepresidente Laura Bertolin: «Conoscere la propria storia ha sempre qualcosa di magico in sé. Non per romanticismo o per cullarci malinconicamente nel passato, ma soltanto perché solo così possiamo ricordarci la strada percorsa, i traguardi raggiunti e gli ostacoli superati. Così, se siamo stati capaci di arrivare fin qui, perché non dovremmo costruire ancora una volta un futuro di grandi risultati?».
Oltre al vino sfuso da spillare direttamente e al bag in box da 5 litri già pronto nello spazio vendita sul posto, molto ben strutturato e prossimamente in replica in altre realtà del territorio, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito – quest’ultimo Comune è il più vitato di tutta la regione Fvg – va orgogliosa per il vino imbottigliato, che spazia dai Refosco dal peduncolo rosso, Pinot grigio e Friulano della Doc Friuli Venezia Giulia ai Merlot, Cabernet, Chardonnay, Sauvignon e Ribolla gialla dell’Igp Venezia Giulia, e infine ai vini spumanti Prosecco Doc Brut e Ribolla gialla Extra Dry. Nella nostra visita alla cantina abbiamo assaggiato proprio quest’ultimo, un vino autoctono eccezionale dal perlage fine e resistente, fruttato, fresco ed elegante, il cui gusto è rimasto intatto e persistente in bocca per ben un’ora. Così, appena le autorità politico-sanitarie ce lo consentiranno, un salto a Ramuscello non ce lo impedirà nessuno, a gustarci ottimi vini, fare provviste e approfittare delle proposte gastronomiche che si possono trovare nell’attrezzata rivendita al dettaglio, di fianco alla cantina.

Le vetrine della qualità.

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In copertina, l’efficace logo della slide che illustra la filosofia produttiva della Cantina di Ramuscello.

Addio a Franco Dorbolò, si battè per la tutela della Gubana delle Valli

di Sergio Paroni

Le Valli del Natisone piangono Franco Dorbolò. Si è spento, infatti, a 79 anni il pioniere della produzione artigianale della gubana e degli strucchi. Oltre alla moglie Mercedes e alle figlie Jessica e Joelle, lascia i fratelli Eliseo e Alberto. Le esequie avranno luogo, a San Pietro, martedì 23 marzo, alle 11, in forma privata.
Avviata 60 anni fa con i fratelli e la madre Antonia, l’azienda dolciaria prosegue oggi, rinnovata e potenziata, proprio grazie all’intraprendenza della moglie e delle figlie. Dorboló fu fra i primi a far conoscere al di fuori del territorio d’origine la gubana puntando tutto sulla qualità dei prodotti e sulla ricetta originaria della nonna Antonietta. Si battè, in particolar modo, per la tutela della “formula” della vera gubana tradizionale e delle sue origini. Fu un vero punto di riferimento del settore dolciario in Friuli e un personaggio impegnato a vari livelli nelle Valli del Natisone, territorio che amava profondamente. La sua curiosità e vivacità mentale lo portarono spesso a viaggiare nel mondo, tanto da sposare Mercedes, conosciuta in Venezuela, che bene si è inserita in azienda e nelle Valli.

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In copertina e all’interno, Franco Dorbolò nel suo laboratorio-negozio e con la moglie Mercedes.

Enogastronomia, cultura e storia Fvg mettono insieme Mittelfest e Agrifood

Cultura, storia e tradizione enogastronomica del Friuli Venezia Giulia insieme per vincere la sfida del turismo slow. Mittelfest e Agrifood Fvg consolidano la loro intesa per una rinnovata valorizzazione del territorio che coinvolge la buona tavola, il sapere dei produttori e le competenze delle imprese della nostra regione, diventando volano per l’intero sistema turistico. In questa chiave, il presidente di Mittelfest, Roberto Corciulo, e il presidente del Cluster Agroalimentare Fvg, Claudio Filipuzzi, hanno firmato una convenzione triennale di collaborazione per valorizzare la cultura enogastronomica regionale, le competenze e il sapere dei produttori locali e per promuovere quel turismo slow, fatto di esperienze nei luoghi, a cui il Friuli Venezia Giulia è votato con ottimi margini di competitività nel panorama nazionale.

Mittelfest in settembre a Cividale.

Foto Luca A. D’agostino/Phocus Agency

«Mittelfest sta rifondando e rafforzando il proprio legame con il territorio – spiega Corciulo – e questo nuovo percorso passa anche attraverso la cultura enogastronomica e le economie locali che contribuiscono a creare l’unicità storica e culturale dei luoghi. Con la firma dell’accordo triennale, il rapporto con Agrifood Fvg diventa più solido e strutturato e ci permette di avviare progetti ambiziosi in un’ottica di valorizzazione e soprattutto di indotto turistico che ha bisogno di una programmazione a medio lungo termine».
Si tratta di un rapporto di collaborazione iniziato nel 2020 quando, all’interno del programma di “Aspettando Mittelfest”, Agrifood Fvg presentò in anteprima il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” realizzato assieme alla Regione. Il brand si prefigge di valorizzare le imprese e le produzioni del territorio e, allo stesso tempo, informare i consumatori in modo trasparente sull’origine e sulla sostenibilità dei prodotti che acquistano. Ad oggi già cento imprenditori possono fregiarsi del marchio per il loro impegno economico, sociale ed ambientale nello sviluppo sostenibile della nostra regione. I loro prodotti che rispondono ai requisiti minimi di materia prima di origine regionale che hanno ottenuto il riconoscimento di “Prodotto Io Sono FVG” sono più di un centinaio e continuano ad aumentare.
«Attraverso il progetto “Io Sono Friuli Venezia Giulia” tutte le informazioni raccolte per l’assegnazione del Marchio sono rese pubbliche e fruibili al consumatore, il quale può così informarsi non solo sull’origine degli alimenti che acquista, ma anche conoscere a fondo l’attività dell’impresa produttrice, scoprendo come rispetta e contribuisce alla crescita della nostra regione – spiega infine Filipuzzi, leader di Agrifood -. In questo modo qualunque cittadino può essere parte attiva di questo percorso virtuoso, facendo delle scelte di acquisto sempre più consapevoli».

Foto Luca A. d’Agostino/Phocus Agency

La forza e lo spirito di “Io Sono FVG” si possono vedere nella bellissima vetrina di imprese e prodotti che potete ritrovare sfogliando la pagina www.iosonofvg.it  

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In copertina e qui marchio e qrcode di “Io sono Friuli Venezia Giulia”.

Giovani di Confagricoltura Fvg ottimisti sulla ripresa: a disposizione del Governo

Anche il 2021 sarà un anno difficile per l’Italia, ma i giovani imprenditori sono sicuri di farcela. Fiducia nella ripresa, grazie alle capacità individuali, ma anche al valore aggiunto di fare squadra, sia a livello generazionale, sia professionale: è questa, infatti, la sintesi dell’indagine “Focus IMPatto Giovani”, dell’omonimo tavolo interassociativo di cui fanno parte i Giovani di Confagricoltura – Anga. Lo studio era dedicato alla percezione per il 2021 di imprenditori, manager e professionisti under 40 sull’economia, sul lavoro e sul tessuto produttivo, ed è stato presentato alla presenza del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

Enrico Giovannini


«Sin dal primo giorno dell’insediamento del presidente Draghi, l’attenzione ai giovani è stata prioritaria per il nuovo Esecutivo – ha affermato Tommaso Pace Perusini, presidente dei Giovani di Confagricoltura Fvg -. L’alleanza dei giovani imprenditori dei vari settori si mette a disposizione del Governo per contribuire a costruire un Piano di Next Generation Eu per uscire dalla crisi e incrementare la competitività delle imprese».

Per la maggioranza degli intervistati, nonostante la grave crisi, la percezione del futuro resta positiva: per il 74,4 per cento è «molto positiva» e per il 16,5 per cento è «abbastanza positiva». Il dato è confermato da due fattori: il 40 per cento degli imprenditori prevede di assumere e il 46,6 ha in programma di investire nel corso dell’anno. Nel 44,4 per cento dei casi, nel 2021, le imprese prevedono di accedere alla misura che azzera i contributi per chi assume le donne, mentre una percentuale più alta, il 62 per cento, utilizzerà lo sgravio per l’assunzione dei giovani under 35.
Questi risultati, tuttavia, sono condizionati da fattori esterni e interni: la risoluzione dell’attuale pandemia incide per il 48,7 per cento degli intervistati, mentre per il 40,4 per cento è l’alleanza strategica tra imprenditori, professionisti e manager a fare la differenza.
E se per il 2021, pur facendo leva sui propri sforzi, nel complesso la percezione degli under 40 appare positiva, il sondaggio rileva grande preoccupazione sul Sistema Paese nel suo complesso: il 71,9 per cento prevede che sarà un anno difficile per l’Italia. Tra i fattori che determinano questa percezione negativa ci sono l’eccesso di burocrazia (62,8 per cento), la crisi economica (57,9) e le conseguenze della pandemia sul tessuto sociale (46,9), mentre per il 45,8 per cento l’instabilità/conflittualità politica è uno dei primi ostacoli da superare.

Secondo gli under 40 le priorità delle aziende per ripartire sono formazione, digitalizzazione e innovazione. Ma saranno necessari interventi a tutto campo come la riduzione fiscale (55,1 per cento), lo snellimento della burocrazia (45,8) e un’azione decisa sull’istruzione e la formazione (37,4). Per quanto riguarda il Programma Next Generation Eu, sono state individuate principalmente tre aree d’intervento su cui concentrare le risorse europee: la riduzione del costo del lavoro per il 53,8 per cento, la sanità per il 37,9, l’efficienza energetica e il digitale per il 37.

«La crisi pandemica, oltre a farci realizzare l’interconnessione tra i fenomeni, ha reso evidente la necessità di accelerare verso un nuovo modello di sviluppo, che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale – ha commentato il ministro Giovannini -. Le imprese che hanno avviato politiche di sviluppo sostenibile, oltre ad averne guadagnato in termini di produttività, come ha evidenziato l’Istat, sono state le più resilienti, hanno resistito e reagito meglio allo choc e sapranno sfruttare le opportunità di ripresa. I giovani imprenditori hanno nelle mani il futuro del Paese, la responsabilità di cambiare verso il nuovo paradigma, quello che l’Europa ci chiede per sfruttare al meglio le risorse che mette a disposizione. Il Ministero che guido sostiene con convinzione questa nuova visione, verso la quale orienterà le risorse del Next Generation Eu, così come gli altri fondi europei e nazionali, in linea con il cambio del nome del Dicastero».

Tempo di lavori al terreno.

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In copertina, Tommaso Pace Perusini presidente dei Giovani di Confagricoltura Friuli Venezia Giulia.

Grifone simbolo di Cornino fulminato dai cavi elettrici. “Ora bisogna intervenire!”

I tralicci della media tensione hanno ucciso “F17”, uno splendido esemplare di grifone adulto, simbolo della Riserva naturale regionale del lago di Cornino, i cui esperti monitoravano e studiavano da una quindicina d’anni. Il rapace è stato fulminato da una scarica elettrica, quasi certamente, domenica 14 marzo, dopo essersi posato sul traliccio della media tensione. A segnalare il fatto è stata, lunedì, una residente di Sompcornino, Virginia Marcuzzi, che ha individuato la carcassa negli spazi verdi attigui al suo cortile. Immediato l’intervento della squadra di recupero della Riserva che dall’anello di riconoscimento – dove F sta per Forgaria – ha identificato il volatile. «Molto probabilmente il maltempo e le forti raffiche di vento che hanno contraddistinto la mattinata di domenica scorsa hanno indotto l’animale a posarsi proprio sul traliccio della media tensione, provocandone la morte per elettrocuzione», spiega il direttore scientifico della Riserva e del Progetto Grifone, professor Fulvio Genero, confermando che si trattava di un magnifico esemplare di “Gyps fulvus”, avvoltoio grifone appunto, mitico uccello mangiatore di carcasse, oggetto di un piano di reintroduzione in natura tra i più importanti a livello europeo. «Purtroppo – aggiunge Genero – questo decesso incrementa i dati della “strage” che i tralicci provocano fra gli avvoltoi e tutta l’avifauna di grossa taglia. Si tratta della principale causa di morte, assieme all’avvelenamento da piombo legato al consumo di resti di origine venatoria».

La Riserva del lago di Cornino.


“F17” accompagnava l’attività di ricerca degli ornitologi del Progetto Grifone da moltissimo tempo. Sicuramente nato sulle pareti rocciose della Riserva, poi soccorso in una situazione di pericolo nel 2006, ha volato incontrastato nei cieli per ben 15 anni, «prima che a spezzare il filo della sua vita – accusano dalla Riserva naturale – ci pensasse uno dei più grandi nemici degli uccelli di tutto il mondo: il cavo della media tensione».
«La principale sfida, nelle problematiche di conservazione delle specie – osserva Luca Sicuro, presidente di Pavees, la società cooperativa che da quasi 10 anni gestisce la Riserva -, è senza dubbio la ricerca di un equilibrio tra lo sviluppo antropico e il rispetto degli spazi della biodiversità. Molto è stato fatto, in particolar modo in Europa Occidentale, ma la strada è ancora lunga, e a dimostrarcelo è questo triste evento. Sono ormai una decina gli esemplari morti per lo stesso motivo. La nostra Riserva – spiega poi – è lambita dalle spire di una serie di moduli di trasporto della corrente elettrica fortemente invasivi rispetto all’equilibrio naturale di questo fragile ecosistema. Non è ovviamente ipotizzabile la rimozione di una così preziosa infrastruttura: basterebbe seguire l’esempio di altri Paesi europei, quali Croazia, Spagna e Bulgaria, che hanno ovviato al problema con semplici ed economiche installazioni di dispositivi di isolamento parziale, condizione sufficiente per lenire in maniera drastica eventuali danni di impatto. Non possiamo che appellarci ai gestori del servizio e alle istituzioni per contrastare un problema la cui gravità, soprattutto se commisurata alla semplicità delle soluzioni, non può più essere ignorata. A rendere ancora più dolorosa questa vicenda – conclude – è il periodo in cui ci troviamo: è arrivata infatti al culmine la stagione di nidificazione di questa rarissima specie, tornata in regione dopo secoli di assenza. E’ probabile, se non certo, che F17 avesse un uovo da covare al quale non farà più ritorno».
Anche l’amministrazione comunale, che da decenni investe nel Progetto Grifone, esprime preoccupazione per la minaccia in essere. «In passato – dichiara il sindaco Marco Chiapolino – incidenti di questo tipo avevano già causato la morte di alcuni esemplari: all’epoca avevamo sollevato il problema con l’ente gestore delle linee elettriche, avanzando la richiesta di mettere in sicurezza la zona. Nei prossimi giorni convocheremo i tecnici responsabili per individuare con precisione le tratte che andrebbero isolate, al fine di accelerare i tempi di un intervento risolutivo».

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In copertina e qui sopra il grifone ucciso da una scarica dei cavi elettrici della media tensione.