La siccità in agricoltura e l’aria nuova in cucina assieme all’Università di Padova

Due interessanti incontri su piattaforma online, tra oggi e domani, grazie all’Università degli studi di Padova, riguardanti il grave problema della siccità in agricoltura e la correlazione tra alimentazione e respirazione. Ma andiamo per ordine, vedendo in dettaglio di che cosa si tratta:

Aria nuova in cucina per una tavola tutta da respirare
oggi 14 aprile, ore 19
Conversazioni di “Healthy Living”, un ciclo di 12 incontri che vede protagonisti chef, vignaioli e medici in un confronto interdisciplinare sul tema del benessere alimentare per il corpo e per la mente. Questo appuntamento dedicato al tema della correlazione tra alimentazione e respirazione per nutrire corpo e mente, ospita gli interventi dello chef Giuseppe D’Aquino, del chirurgo toracico Giuseppe Silvestre e del produttore di vino Sandro Boscaini.

Indici per il monitoraggio e la previsione della siccità in agricoltura
domani 15 aprile, ore 16
Webinar nell’ambito del ciclo di seminari “L’idraulica agraria e le sistemazioni idrauliche nelle applicazioni agro-ambientali”, con lo scopo di fornire informazioni sui più recenti sviluppi nella ricerca di base e applicata nel settore dell’Idraulica agraria e delle Sistemazioni idraulico-forestali. Nello specifico, saranno trattati metodi, strumenti e tecnologie innovative per il monitoraggio e la modellizzazione delle risorse idriche e dei suoli nei sistemi agricolo-forestali.
Ospite dell’incontro sarà Lorenzo Vergni dell’Università di Perugia.

Questi i link per potersi collegare ai due incontri:

  1. Info https://ilbolive.unipd.it/it/event/aria-nuova-cucina-tavola-tutta-respirare
  2. Info e iscrizioni https://ilbolive.unipd.it/it/event/indici-monitoraggio-previsione-siccita-agricoltura

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In copertina, un terreno arido: quello della siccità è un grave problema in Italia. (Foto www.startmag.it)

Da Confagricoltura Udine arriva il no al mega-fotovoltaico dell’Aussa Corno

«Confagricoltura Udine, sulla base di quanto reso recentemente noto del progetto previsionale per la realizzazione di un parco fotovoltaico nella zona Aussa Corno, esprime la sua netta contrarietà alla fattibilità dell’opera. Quest’ultima, pur avendo un’indubbia valenza ambientale, comporterebbe l’ennesimo massiccio consumo di suolo in questo caso, tra l’altro, di riconosciuta valenza agricola, laddove in loco vi sono altre opportunità che consentirebbero anche una riqualificazione di aree e manufatti a destinazione industriale». È la dichiarazione del presidente provinciale dell’Organizzazione imprenditoriale agricola, Giovanni Giavedoni, espressa al sindaco di San Giorgio di Nogaro, Roberto Mattiussi.
Infatti – come informa una nota -, sarebbero ben 77 gli ettari di terreno agricolo (attualmente coltivati a seminativo) occupati dall’impianto la cui funzionalità è prevista per un arco temporale di 30 anni con una potenza di circa 88 MWp. Tra l’altro, i terreni in questione sono destinati all’uso “agricolo preminente” e sono pure attraversati da un “corridoio ecologico” di interesse regionale.
«Considerando inoltre – prosegue Giavedoni – che il Friuli Venezia Giulia risulta essere al quarto posto tra le regioni italiane per il consumo di suolo e che i terreni agricoli dovrebbero avere, come prima destinazione, quella della produzione alimentare, pur condividendo in linea di principio la bontà dello sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, riteniamo prioritario intervenire al recupero, a fini energetici, dei terreni urbanizzati non utilizzati oppure all’uso delle ampie superfici delle coperture industriali».

Giovanni Giavedoni

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In copertina, uno scorcio dell’ampia area agricola nell’ambito della zona Aussa Corno a San Giorgio di Nogaro.

Quelle panchine “orange” di Oslavia simbolo della sua preziosa Ribolla

di Claudio Soranzo

Ormai le panchine colorate, posizionate un po’ dappertutto, sono diventate il simbolo dell’incontro, della sosta e del pensiero che ne deriva in ottica ecologica, turistica ed esperenziale. Così anche i produttori della Ribolla di Oslavia hanno avuto la splendida idea di posizionarne alcune nei pressi dei loro poderi, per invitare il visitatore a sedersi per riposare un po’, ammirare il panorama e andare alla ricerca del vignaiolo di riferimento.  Sono sette le panchine arancione che sono state posizionate sulle alture di Oslavia, nei pressi delle sette cantine produttrici aderenti ad Apro, l’Associazione dei produttori della Ribolla di Oslavia, e dai primi di maggio faranno da punto di ritrovo, o di tappa, di un tour da percorrere a piedi, diviso in tre appuntamenti, per poter visitare anche le cantine e assaggiare il prelibato vino che si produce principalmente nel territorio vocato sulle alture di Gorizia.

I percorsi nei vigneti, che inizieranno sabato 8 maggio – Covid permettendo -, sono stati organizzati in collaborazione con Ecoturismo Friuli Venezia Giulia e coordinati dall’abile guida turistica Sabrina Pellizon, esperta locale di turismo esperenziale fatto di scoperte, incontri ed emozioni, che poi si mantengono nei ricordi più belli. Verranno organizzati dei piccoli gruppi di partecipanti, che in un pomeriggio saranno guidati verso un’esperienza da gestire in sicurezza, al punto da poter fornire a ogni wine lover la possibilità di immergersi, con i suoi tempi, nel racconto di Oslavia.

Ma vediamo ora quali sono le sette wineries riunite nell’Apro, per perseguire intenti comuni e fornire un prodotto di estrema qualità. Iniziamo da Dario Princic la cui cantina si trova in via Ossario, per continuare con Fiegl e Gravner, entrambi in via Lenzuolo Bianco; poi troviamo Il Carpino in località Sovenza a San Floriano del Collio, La Castellada in località Oslavia, Primosic in via Madonnina e Radikon in località Tre Buchi. Sette note realtà che danno vita alla coltivazione e alla successiva produzione della Ribolla gialla d’Oslavia, un vino spettacolare derivato da un vitigno autoctono grazie a un mix irripetibile di condizioni climatiche e impasto del terreno. Non solo: c’è dentro tutta l’esperienza e la conoscenza dei vignaioli, elevata ad arte, e la ricerca ostinata di affermare la propria identità. La sintesi che ne consegue è una straordinaria eleganza di aromi e profumi, sia nel corpo che nell’anima del vino, altrove irripetibili.
Così, in un ampio fazzoletto di terra sul colle di Oslavia, culla della viticolura del Collio, la zona vinicola più importante del Friuli Venezia Giulia, sono state installate le “7 sorelle”, le panchine “orange” del colore della Ribolla, che faranno da punto di partenza per le escursioni nei vigneti e nelle cantine attigue. Il loro significato è racchiuso anche nell’invito al visitatore a trovarle, a sedersi, ammirare il panorama e scoprire la storia e il futuro della terra che c’è sotto di esse. A sconfinare infine con lo sguardo verso la ridente pianura, cercando di scorgere, in lontananza, il mare.

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In copertina, una delle panchine arancione; all’interno, un’altra e alcune immagini delle prestigiosa viticoltura di Oslavia.

Le Città del Vino in… Viaggio: si candida “Ramandolo” da 20 anni prima Docg Fvg

di Giuseppe Longo

Prepotto, con il suo prezioso Schioppettino, prima; Povoletto, con i suggestivi vigneti di Savorgnano del Torre (e non solo), poi. Un successo le puntate in diretta Fb sulla pagina di @cittàdelvino, che si sono sviluppate nel corso di due recentissimi venerdì e che hanno visto collegati attraverso la rete diversi operatori del settore che hanno offerto importanti riflessioni su realtà fra le più prestigiose dei Colli orientali del Friuli.
Per ora “In Viaggio per le Città del Vino” non ha altre iniziative in programma nella nostra regione, ma se una potesse avere realizzazione entro questo 2020, che tutti speriamo sia quello definitivo per superare l’emergenza pandemica che tanti danni ha causato anche al comparto della vitivinicoltura, riteniamo che potrebbe ancora una volta avere come scenario lo splendido scenario di questi “ronchi” che hanno quale inconfondibile simbolo storico lo Spadone del Patriarca Marquardo. Una zona Doc che ha appena superato il mezzo secolo di vita e all’interno della quale, nel lembo più settentrionale, è nata esattamente vent’anni fa la prima Docg, denominazione di origine controllata e garantita – il massimo grado di tutela della qualità espressa da un territorio -, del Vigneto Fvg: “Ramandolo”. Il celeberrimo vino – dolce-non dolce, per l’elevata concentrazione tannica – prodotto sulle ripide pendici del monte Bernadia vegliate dalla cinquecentesca chiesetta di San Giovanni Battista e nei vigneti delle zone circostanti all’interno dei Comuni di Nimis e di Tarcento. Un “cru”, per dirla con i francesi, fra i più prestigiosi della nostra regione e che quindi meriterebbe d’essere “celebrato” dalla terza puntata di “In Viaggio per le Città del Vino”.
Nell’associazione nazionale, che in Friuli Venezia Giulia è coordinata da Tiziano Venturini, oltre ai ricordati Comuni di Prepotto, Povoletto e appunto Nimis, ci sono altre ventidue Città rinomate per il frutto della vite. E cioè Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Premariacco, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Una bella e importante iniziativa, dunque, che sarebbe auspicabile – e in questo credo di interpretare il pensiero dei diretti interessati – potesse riguardare in tempi brevi ancora i Colli orientali del Friuli e proprio l'”eroica” viticoltura di Ramandolo. Sarebbe un magnifico modo per chiudere il “cerchio” almeno in questa fase iniziale dell’apprezzata iniziativa promozionale, perché, scorrendo i nomi appena citati, tutti i ventidue Comuni sono altamente meritevoli d’essere valorizzati. Ma se dev’esserci una motivazione – come appunto sono risultate azzeccate quelle di Prepotto, con la sottozona dello Schioppettino, e di Povoletto, con il suo Progetto di valorizzazione del settore – ebbene quella doppia di Ramandolo, appunto da vent’anni prima Docg del Friuli Venezia Giulia, appare più che meritevole.

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In copertina e qui sopra due suggestive immagini della zona del Ramandolo Docg a Nimis.

Nascono “Ponasen” e “Fabrin” i primi vini friulani affinati nelle Grotte di Villanova

Si chiamano “Ponasen” e “Fabrin” i primi vini delle Grotte di Villanova. A tre anni di distanza dall’avvio dell’esperimento, nascono un bianco e rosso – Friulano e Bordeaux – prodotti con le uve dei colli di Raschiacco (in Comune di Faedis) e conservati nelle famose cavità del monte Bernadia. Essendosi concluso il tempo dell’affinamento (a una profondità di 60 metri, con temperatura costante di 11°C e umidità del 98 per cento), è arrivato quello dell’imbottigliamento, epilogo vincente di una sfida cui in tanti, all’inizio, avevano guardato con scetticismo. E invece il sogno del presidente del Gruppo Esploratori e Lavoratori Grotte di Villanova, Mauro Pinosa, si è trasformato in realtà: due barriques da 220 litri e del peso di circa 260 chilogrammi l’una sono pronte ad offrire all’assaggio il proprio contenuto. Ma farle scendere nella cavità, lungo 189 gradini, era stata più che un’impresa.
«Un’idea pazza, mi aveva detto qualcuno. Un progetto impossibile. E invece eccoci qui, il risultato è arrivato: ora i due vini, “Ponasen” – il rosso, così chiamato in onore della nostra antica lingua slava – e “Fabrin”, in omaggio a mio suocero, l’indimenticabile Annibale Fabbrino, artigiano idraulico, carpentiere, lattoniere e tanto altro ancora, saranno travasati in bottiglie che verranno numerate, sigillate con ceralacca e poi vendute a scopi di beneficenza».

IL SUCCESSO CASUALE. L’idea di partenza, nel 2016, era quella di lasciare una piccola botticella di vino in grotta per alcuni mesi, per poi testare il risultato. Un brutto incidente sul lavoro occorso al presidente del Gelgv, però, ha cambiato i piani: «Mi ha fatto dimenticare tutto per un paio d’anni – racconta Pinosa -, finché mi sono ricordato del vino in attesa. L’ho recuperato ed era eccezionale: non lo riconosceva più neanche il produttore. Da qui l’idea, partita appunto tre anni fa, di replicare l’esperienza ma più in grande, con le barriques».

LA DISCESA DELLE BOTTI. Calare le barriques nelle profondità delle Grotte di Villanova, lungo una scalinata dalla notevole pendenza, era stata un’odissea. «Avevo disegnato e realizzato un apposito carro – ricostruisce Pinosa -, che tuttavia, alla prova dei fatti, non si era rivelato idoneo. L’ho così tagliato e modificato più volte, anche con l’aiuto degli amici Gianni Lovo e Xavier Pontelli, finché la struttura ha finalmente risposto alle necessità dell’impegnativo percorso. E se in tanti, come ho detto, non avrebbero mai scommesso sul risultato, c’è stato anche qualcuno – il noto enologo Emilio Del Medico, già paracadutista della Folgore – che ci ha creduto e ha seguito il progetto, sempre a titolo gratuito. A lui va la nostra gratitudine, per il fondamentale contributo: le ultime analisi hanno dato risultati eccellenti». Non a caso si sta già pensando al consolidamento del progetto.

I VITIVINICOLTORI. La voce dell’affinamento in profondità è circolata fra gli imprenditori vitivinicoli e alcuni noti produttori friulani hanno preso contatti con le Grotte. Qualcuno ha perfino già eseguito dei sopralluoghi. «Non appena avremo installato l’impianto di risalita meccanico nella nuova galleria di accesso – anticipa Pinosa – sarà possibile utilizzare la cavità anche per questa particolare attività».

LA BENEFICENZA. Nel frattempo, il Gelgv sta studiando la possibilità di organizzare in sicurezza – nel rispetto delle normative anti-contagio, non appena le restrizioni in essere si allenteranno un po’ – un evento in grotta, potrebbe essere un pranzo di beneficenza, per presentare e degustare questi specialissimi vini. Insomma: «Anche in questo periodo forzatamente vissuto senza visitatori – conclude il presidente Pinosa – nelle Grotte si continua a lavorare, guardando al futuro».

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In copertina, Gianni Lovo e Mauro Pinosa con le barriques dei due vini affinati nelle Grotte di Villanova (all’interno in due immagini).

Una vetrina per tutto il Collio nel nuovo Infopoint di Cormons aperto da maggio

«Il nuovo Infopoint di Cormons sarà una vetrina per tutto il Collio e con la sua collocazione nel cuore del centro storico rappresenta una cartolina della città e delle bellezze di tutto il territorio». Così l’assessore regionale alle Attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, ha annunciato ieri la prossima apertura del punto informazioni turistico a gestione diretta della Regione Fvg. L’Infopoint – come informa Arc – sarà collocato negli spazi di un ex immobile commerciale, grazie ad una convenzione con il Comune di Cormons che ne ha preso in affitto i locali siti al piano terra di una palazzina all’angolo di piazza XXIV Maggio, a pochi passi da palazzo Locatelli sede del municipio.


«La Regione è al fianco di un brand ricercato come il Collio. Per questo l’ufficio turistico che entrerà a far parte della rete degli infopoint di PromoTurismoFvg sarà una struttura moderna e innovativa dove prevarranno la relazione con il turista ed un approccio alla promo-commercializzazione diretta dei prodotti dell’area» ha confermato l’esponente della Giunta Fedriga.
La presentazione del progetto si è tenuta nel municipio alla presenza del sindaco Roberto Felcaro, del direttore marketing di PromoTurismoFvg, Bruno Bertero, e del presidente del Consorzio Collio (che ha sede proprio a Cormons), David Buzzinelli. Quanto ai tempi dell’inaugurazione del nuovo Infopoint si confida nella possibilità di aprire il servizio entro il 23 maggio, data di passaggio del Giro d’Italia sulle strade dell’Isontino e della cittadina del monte Quarin. Gli allestimenti punteranno sulle due grandi vetrine affacciate sulla piazza e su una forte digitalizzazione, con il ricorso a grandi monitor per la proiezione di video e di postazioni interattive.
«Questa è l’occasione per sugellare il patto del Collio – ha detto Bini -, ovvero un accordo tra i dieci Comuni dell’area che finalmente uniscono le forze e lavorano insieme per promuovere il territorio». L’assessore ha richiamato le potenzialità che il Friuli Venezia Giulia potrà esprimere nel comparto turistico alla ripresa post-pandemia, quando i visitatori privilegeranno le mete considerate più sicure, salubri e meno affollate: «Il comparto turistico regionale – ha concluso l’assessore Bini – è tra quelli che ha maggiormente subito gli effetti della crisi, ma paradossalmente il cambio di abitudini che ne deriverà potrà vederci premiati, a patto di saper cambiare anche il modo di proporsi ai turisti con strutture ricettive più adeguate e con un offerta di prodotto di alta qualità».

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In copertina, il monte Quarin simbolo di Cormons e all’interno due immagini dell’incontro con l’assessore Bini.

Anche in Fvg crollano le temperature con pesanti danni alle coltivazioni

di Giuseppe Longo

Ci risiamo, purtroppo! La grande gelata che aveva colpito il Friuli Venezia Giulia il 21 aprile 2017 sembrava ormai così lontana da apparire soltanto come un un brutto ricordo, di quelli che si preferisce rimuovere. Invece, il brusco e vistosissimo calo delle temperature di questi giorni, dopo un esordio di primavera davvero esagerato a oltre venti gradi, ci ha fatto nuovamente precipitare in quella drammatica situazione atmosferica che per le colture è davvero devastante.
Per la prossima notte e seguente mattina Osmer Fvg prevede un rialzo delle temperature, con un minimo in pianura di 0 gradi. Ma gli anche -4 registrati nelle ultime due giornate – come emergeva anche dalle cronache di stamane – hanno davvero assestato una mazzata alle colture frutticole in fiore (dove i terreni non sono protetti dagli impianti di irrigazione antibrina) e a quelle orticole, oltre che alle varietà più precoci dei vigneti soprattutto della Bassa, nei quali il germogliamento delle gemme è già in atto.
Insomma, se da un lato la partenza anticipata della primavera ci può riempire di gioia perché ci fa dimenticare l’inverno, dall’altro nasconde appunto la temutissima insidia del gelo tardivo, come era accaduto anche nel 2020, però alla fine di marzo. Ed è quello che si è puntualmente verificato pure quest’anno e non solo in Friuli, ma anche in altre regioni a cominciare da quelle a noi più vicine. E appena passata questa ondata di maltempo – perché di questo si tratta, anche se splende un sole bellissimo – comincerà la triste conta dei danni, che si rifletteranno con pesanti conseguenze sui nuovi raccolti.

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In copertina, i gravi danni causati dalla brina sui germogli della vite.

Nuovo regolamento della Regione Fvg per disciplinare superfici e animali

La Giunta Fvg ha approvato, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, Forestali, Ittiche e alla Montagna, Stefano Zannier, il regolamento di attuazione per le misure connesse alle superfici e agli animali del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 (Psr) del Friuli Venezia Giulia. Il regolamento, come informa una nota Arc, disciplina le modalità di gestione e di attuazione del Psr, per le misure 10-pagamenti agro-climatico-ambientali, 11-agricoltura biologica, 12-indennità natura 2000 e 13-Indennità a favore di agricoltori delle zone montane ed è funzionale alla prossima pubblicazione di bandi specifici da emanare per avviare un nuovo ciclo di impegni a valere sulle misure a superficie del Programma a partire dall’anno in corso.
Con la modifica del quadro di riferimento europeo per lo sviluppo rurale, che estende di due anni l’attuale programmazione e stabilisce le regole per questo periodo di transizione verso la nuova Pac, è possibile infatti assumere nuovi impegni pluriennali sulle superfici, ma per un periodo più breve rispetto al passato: fino a tre anni anziché ai consueti cinque.
Nelle more della definizione del riparto tra Regioni delle nuove risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) per il biennio 21-22 e della conseguente modifica di Programma da notificare appena possibile alla Commissione europea, si è inteso quindi aggiornare la cornice giuridica regionale volta ad avviare il processo di partecipazione degli agricoltori all’attuazione di queste importanti misure, indirizzate alla tutela degli ecosistemi connessi all’agricoltura e che traguardano gli obiettivi della nuova Pac.

Stefano Zannier

Assoenologi Fvg oggi in assemblea, farà il punto su un momento difficile

(g.l.) Giornata importante per Assoenologi Fvg. Tutti gli aderenti, che attualmente sono più di 250, sono infatti invitati a partecipare all’assemblea sezionale che, in videoconferenza, si terrà alle 17 con all’ordine del giorno la prolusione del presidente della Sezione Friuli Venezia Giulia, Rodolfo Rizzi, e la relazione del presidente nazionale o di un suo delegato. Alle 18 seguirà l’assemblea sezionale separata. Gli incontri odierni faranno da apripista all’assemblea generale che si terrà martedì 22 giugno.


Anche i tecnici della vite e del vino del Friuli Venezia Giulia oggi faranno, dunque, il punto su un momento difficile per il settore che, a causa dell’emergenza pandemica e dei provvedimenti emessi per contrastarla, soffre molto anche a causa della pressoché completa chiusura della ristorazione. Sono riuniti nella loro associazione da ben 47 anni: l’anno di fondazione della sezione è infatti il 1974 ed il “battesimo” avvenne in concomitanza con il Congresso nazionale organizzato ad Udine. Primo presidente fu Pietro Pittaro e Giuseppe Ceschin fu nominato rappresentante nazionale. «Mentre a livello locale – si legge una nota Assoenologi – si tesseva con pazienza una rete di contatti atti a far crescere gli iscritti, non mancò chi contribuì allo sviluppo del settore apportando idee molto innovative. Doveroso in questo contesto ricordare il progetto realizzato a Carema (Torino) da Gaspare Buscemi che fu il primo “Enotecnico Condotto” d’Italia. Buscemi, dopo sei anni, assunse la presidenza della Sezione, mentre Pittaro passò al consiglio nazionale. Furono anni di intensa attività, si moltiplicarono i momenti di aggiornamento tecnico con relatori anche di fama mondiale e con viaggi all’estero, mentre notevole interesse iniziavano a riscuotere le degustazioni. Nel 1985 Pietro Pittaro, che aveva assunto la carica di presidente di Sezione e di consigliere nazionale, fu eletto presidente del Centro regionale vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia e divenne vicepresidente nazionale dell’Assoenologi, per assumerne la presidenza nel 1987, mentre la presidenza della Sezione passò al collega Alvano Moreale. Il titolo di enologo approvato con la legge 129 del 1991 vide la Sezione Friuli Venezia Giulia gratificata in quanto un così importante traguardo era stato raggiunto sotto la presidenza nazionale di un suo associato».
E ancora: «Nel 1996 Pittaro lasciò la presidenza dell’Assoenologi per assumere quella dell’Union Internationale des Oenologues. Nel 1999 Alvano Monreale passò la presidenza della Sezione a Stefano Trinco, mentre a rappresentare la Sezione in consiglio nazionale vennero designati Adriano Teston e Paolo Valdesolo che, con entusiasmo e concretezza, si prodigarono per favorire una sempre migliore crescita associativa. Nel 2004 Trinco passò il testimone a Teston che con Rodolfo Rizzi rappresentò la Sezione Friuli Venezia Giulia a livello nazionale. Dal 2007 al 2010 Paolo Valdesolo affiancò Rizzi nel Consiglio nazionale. L’Assemblea del 9 aprile 2013 a Verona elesse in Consiglio nazionale, oltre a Rodolfo Rizzi, Daniele Calzavara. Nel 2018 venne organizzato a Trieste il 73° Congresso nazionale».
Si ricorda infine che l’assemblea, riunitasi alla Cantina di Bertiolo il 25 marzo 2019, ha eletto il Comitato di Sezione, che risulta così composto: Luca Belluzzo, Daniele Calzavara (consigliere nazionale), Robert Figelj, Matteo Lovo (vicepresidente), Roberto Marcolini, Ivan Molaro, Chiara Peresani (Assogiovani), Rodolfo Rizzi (presidente e consigliere nazionale), Sergio Schinella (vicepresidente), Egon Vazzoler (segretario) e Gino Vendrame. Come detto, oggi la Sezione conta oltre 250 soci.

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In copertina il presidente sezionale Rodolfo Rizzi e all’interno il presidente nazionale Riccardo Cotarella con Pietro Pittaro durante il Congresso nazionale Assoenologi 2018  di Trieste.

Come colorare lane e tessuti con le erbe: l’arte tintoria spiegata da Ennia Visentin

(g.l.) Non tutti sanno, ma esistono numerose piante e possibilità naturali per colorare lane e tessuti, senza ricorrere ai prodotti chimici: una opportunità, peraltro, che può offrire anche una interessante prospettiva economica e sociale. Tanto che il prossimo giovedì l’artista Ennia Visentin ci farà conoscere queste opportunità nell’ambito della interessante iniziativa mediatica “Natura & Colore, nuove prospettive dell’arte tintoria”. L’appuntamento è pertanto su Zoom l’8 aprile, alle ore 20.30. L’incontro, come sempre, è stato organizzato dall’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane “Lis Aganis”, che ha sede a Maniago. Nell’occasione, l’esperta ci racconterà come è possibile tingere con l’utilizzo di alcune erbe particolari, addirittura con gli scarti delle potature, nonché con frutta e verdura, all’insegna della “sostenibilità”, una parola, quest’ultima, sempre più diffusa e che fa riferimento all’impegno corale che tutti siamo chiamati ad avere affinché, ognuno nel suo piccolo, possa concorrere alla salvaguardia del pianeta, sempre più minacciato dall’inquinamento con le sostanze di sinsesi. La ricerca di Ennia Visentin è pluriennale ed è bello e interessante che tutti possano conoscere la possibilità di ottenere una produzione di colori al 100% naturale e una serie di tecniche innovative nei processi tintori.


Ennia Visentin su questa affascinante tematica ha pubblicato anche un libro dal titolo “Natura & Colore – Nuove prospettive dell’arte tintoria”, proprio per evidenziare le potenzialità di questo settore. «Questo libro – spiega l’esperta – nasce dal percorso di lavoro e di studio sulle sostanze coloranti naturali sviluppato dall’autrice nel corso degli anni, collegando idealmente la tradizione antica ai nuovi orientamenti del settore. Da una breve descrizione della storia dell’arte tintoria, fino all’analisi di testi antichi e contemporanei sul tema, vengono offerte le riproduzioni di prove di tintura effettuate da esperti nazionali e stranieri oltre alle sperimentazioni personali. I testi sono strutturati in modo da fornire un ventaglio di informazioni pratiche per comprendere e mettere in atto l’intero processo tintorio, offrendo una carrellata che va dalle sostanze presenti negli antichi ricettari fino ai testi contemporanei».
«Per le ricette di tintura proposte – prosegue Ennia Visentin -, si pone fede a un modello di tintura eco-dermo-compatibile, sulla scia delle nuove richieste di mercato di prodotti che possano garantire caratteristiche di salubrità. L’intento generale è quello di diffondere l’utilizzo di sostanze naturali, atossiche e sicure per le persone e per l’ambiente sulla base di un approccio etico ed eco-sostenibile. Delineando un quadro generale della realtà locale, Friuli Occidentale, viene evidenziato come l’utilizzo dei colori naturali può contribuire a una nuova visione economica e sociale sul territorio. Particolare attenzione è rivolta verso materiali e pratiche che rispettino, oltre i principi di eco-compatibilità, anche il minimo impatto ambientale e utilizzino fonti rinnovabili. Gran parte delle ricette proposte riconducono all’utilizzo di materiali di scarto agricolo o sottoprodotti agroalimentari che opportunamente utilizzati possono essere una risorsa preziosissima».

 E’ obbligatoria la preiscrizione compilando il modulo su www.ecomuseolisaganis.it  sezione EVENTI: https://www.ecomuseolisaganis.it/it/c/f9pck6/naturacolorenuoveprospettivedellartetintori.html gli interessati riceveranno il link di accesso alla conferenza.

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In copertina e all’interno, tessuti colorati con tinture del tutto naturali.