Agricoltura sostenibile, Isola Augusta in Italia all’apice dei distretti del vino bio

di Claudio Soranzo

Friuli Venezia Giulia e Toscana sul gradino più alto del podio a livello nazionale per l’agricoltura locale sostenibile. In rappresentanza delle due regioni sono state selezionate due sole realtà – Isola Augusta e Chiantiform – che hanno raggiunto l’apice fra i distretti del vino bio nella prospettiva di raggiungere la neutralità climatica. Un impegno non da poco per l’azienda friulana di Massimo e Jacopo Bassani, che hanno illustrato il notevole lavoro svolto in azienda per perseguire i dettami della sostenibilità, in diretta streaming sulla piattaforma Zoom collegata con la Cop26, nell’ambito degli eventi collaterali della Conferenza delle Nazioni Unite di Glasgow.

Jacopo e Massimo Bassani.

Un evento davvero importante, che ha dato grande visibilità internazionale all’azienda di Palazzolo dello Stella, proiettandola così a modello sostenibile internazionale di neutralità climatica, da copiare e amplificare a livello globale. Quasi un’ora di trasmissione per le due realtà tricolori, selezionate fra ben 170 concorrenti della Comunità Europea, uscite da una piattaforma iniziale di ben 500 candidature giunte alla DG Clima, la direzione per l’Azione per il Clima. Così alla fine soltanto Isola Augusta e Chiantiform hanno superato la durissima selezione come modelli virtuosi di aziende ecocompatibili in Italia, con la straordinaria opportunità di poter raccontare il loro percorso ecosostenibile in diretta streaming in tutte le nazioni del mondo.

Il titolare con l’assessore Zannier.


In precedenza aveva avuto luogo nella sede di Casali Isola Augusta una tavola rotonda, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni regionali, giornalisti, addetti ai lavori e invitati di prestigio. A fare gli onori di casa il titolare Massimo Bassani, che ha ringraziato l’avvocato Cinzia De Marzo, ambasciatrice dell’Unione Europea per il Patto sul Clima, per aver seguito la candidatura di Isola Augusta nell’importante percorso di riconoscimento della fattiva operatività dell’azienda, allo scopo di poter raggiungere l’obiettivo delle «zero emissioni» nel minor tempo possibile. La De Marzo, barese, che lavora da una decina d’anni proprio a Bruxelles, ha spiegato come è avvenuta la scelta della candidatura di Isola Augusta, tra le tante giunte alla Commissione Europea. «La lungimirante politica aziendale, basata sull’ecosostenibilità, ha origini ben più lontane rispetto a quando questo argomento è divenuto di stretta e cogente attualità. Si è tenuto anche conto – ha rivelato Cinzia De Marzo – della segnalazione fatta nel 2019 da Legambiente nazionale, che indicava Isola Augusta tra le aziende più ecocompatibili d’Italia».
Da parte sua, il moderatore Alfonso Di Leva, già capo dell’Agenzia giornalista Ansa di Trieste, ha illustrato la storia di Isola Augusta dalla fondazione a oggi. La filosofia aziendale di produrre nel rispetto dell’ambiente non è il risultato di una moda del momento – ha precisato Di Leva -, ma una profonda convinzione che già dagli anni 50 ha portato a produrre un “Vino Vivo”, non pastorizzato e fedele ai sapori e agli aromi dell’uva da cui aveva avuto origine. E a seguire tutta la filiera di produzione, dalla vigna alla bottiglia per garantire la genuinità del prodotto, a terebrare il terreno a una profondità di 450 metri per scoprire l’acqua calda e con essa riscaldare a emissioni zero tutti i locali dell’azienda, a ricoprire i tetti degli edifici di pannelli fotovoltaici che consentono di soddisfare quasi interamente il fabbisogno energetico, di mettere a disposizione gratuita degli ospiti del chiosco e dell’agriturismo una colonnina di ricarica per le auto elettriche, di produrre vini a basso impatto ambientale. Seguendo i dettami di un regolamento della Comunità Europea e utilizzando al minimo l’uso di anticrittogamici per il trattamento dei vigneti. Non solo, anche abolendo l’utilizzo di erbicidi, sostituiti da interventi meccanici di pulizia del sottofila.
Sono intervenuti anche il sindaco Franco D’Altilia, che ha indicato Massimo Bassani e Isola Augusta come motivo d’orgoglio da seguire per tutta la comunità; il consigliere regionale Mauro Bordin, che ha sottolineato l’importanza del rapporto tra istituzioni e imprenditori del territorio. «In alcuni casi – ha detto – le scelte imprenditoriali dei privati devono essere sostenute con forza dalle amministrazioni locali e regionali, rendendo più agevoli i percorsi virtuosi intrapresi».

Un momento dell’incontro.


Dal canto suo. l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Forestali, Ittiche e Montagna, Stefano Zannier, ha espresso il suo disappunto rispetto ai regolamenti che rendono spesso particolarmente farraginosa l’attuazione pratica delle leggi, auspicando una futura e progressiva sburocratizzazione. Così come Graziano Pizzimenti, assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, ha portato l’attenzione sul rapporto che lega il territorio all’agricoltura, soffermandosi sull’impegno che la Regione Fvg ha assunto per migliorare viabilità e piste ciclabili, per rendere il territorio sempre più fruibile e sicuro. Non di meno, Carlo Morandini, presidente della Stampa Agricola Fvg, ha sottolineato come proprio Massimo Bassani sia stato anche a suo tempo il promotore della “Riviera Friulana”, come termine per indicare una zona che prima veniva identificata come la Bassa, denominazione davvero nemica della promozione e del marketing.
Ad auspicare un sempre maggior interscambio tra agricoltura e turismo è stata poi Sara Pugnale, responsabile Marketing Cluster Agroalimentare del Fvg, promuovendo la vendita di prodotti provenienti da aziende ecosostenibili aderenti al marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”, che garantisce una sostenibilità nel settore ambientale, ma anche in quello sociale ed economico. Sono intervenuti inoltre il presidente di Legambiente Fvg, Marco de Munari, in rappresentanza della Camera di Commercio Udine-Pordenone, l’ex assessore regionale all’agricoltura Gianluigi D’Orlandi e l’avvocato Cesare Tapparo.
Al collegamento con Glasgow alla Cop26 sono intervenuti tra gli altri Cinzia De Marzo, ambasciatrice europea Patto sul clima e membro EuCliPa Italy nel ruolo di moderatrice e promotrice della candidatura di Isola Augusta e di Chiantiform, lo stesso Massimo Bassani, che ha parlato sulla “Filosofia lungimirante dell’azienda a favore della produzione sostenibile e nel rispetto dell’ambiente”; Stefano Amadeo, agronomo di Isola Augusta, esperto in agricoltura biologica e a basso impatto ambientale, entrato nel merito delle pratiche agronomiche ecocompatibili in vitivinicoltura, e infine Jacopo Bassani, responsabile marketing dell’azienda, sulla “Promozione di prodotti vitivinicoli eco-sostenibili, e la risposta del mercato italiano ed europeo”. Da sottolineare, inoltre, gli innumerevoli ed entusiastici commenti in chat dei partecipanti virtuali, provenienti da tutto il mondo. In ultima analisi, è stato davvero uno straordinario successo, che premia l’impegno profuso in tutti questi anni da Isola Augusta, accompagnato da un riconoscimento di grande prestigio per tutta la regione Friuli Venezia Giulia.

Folto il pubblico intervenuto.

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In copertina, una bella veduta aerea della Tenuta vitivinicola Isola Augusta a Palazzolo dello Stella.

Il successo dei “top wine” dimostra che bisogna puntare sul Vigneto Fvg

«I dati degli studi che ci son stati illustrati oggi dimostrano in modo lampante che il mercato in cui viene venduto il nostro vino regionale non si interroga su quanta uva per ettaro viene coltivata per poi produrre il vino. I parametri di riferimento per farci conoscere al di fuori dei confini regionali sono altri ed è su quelli che dovremmo soffermarci di più per essere maggiormente competitivi». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo al convegno dal titolo “Gdo, eCommerce, wine delivery: il giusto mix per valorizzare origine e qualità del vino” svoltosi a Pordenone nell’ambito della fiera internazionale “Rive” dedicata alla vitivinicoltura e all’enologia, e che si è conclusa da qualche giorno.
«Se è vero che la qualità ha degli standard minimi che vanno rispettati – ha detto ancora l’esponente della Giunta Fedriga – è altrettanto vero che, come dimostrano i dati illustrati da Nomisma, è l’aspetto territoriale il valore aggiunto che caratterizza la vendita di un vino in un mercato globale qual è quello online. Se quindi i “top wine” permettono di identificare un territorio, dobbiamo lavorare affinché tutto il resto della nostra produzione venga trainata da questa riconoscibilità, agganciando il consumatore che sta compiendo la ricerca sui vini più conosciuti. Questo significa che vanno rafforzate le capacità promozionali delle Doc di riferimento del Friuli Venezia Giulia affinché facciano da traino a tutto il resto della produzione locale».
«Stare su una piattaforma specializzata – ha aggiunto Zannier – ha degli indubbi vantaggi legati al numero di accessi. C’è però la forte esigenza di targetizzare il segmento di produzione regionale, evidenziando le caratteristiche di questi prodotti a seconda di ciò che chiede il mercato, come ad esempio la sostenibilità ambientale di una azienda o la sua capacità di essere integrata all’interno di un territorio con vini autoctoni o di nicchia. Le discussioni che invece fino ad oggi stanno animando il dibattito in regione sulla quantità di uva per ettaro coltivata e poi utilizzata per produrre il vino – ha concluso l’assessore regionale – non vanno incontro alle caratteristiche individuate dai consumatori per scegliere la bottiglia».

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In copertina, alcune bottiglie del Friuli Venezia Giulia esposte al Vinitaly di Verona.

L’Italia non mollerà sul Prošek: “Pronti per la Corte europea di Giustizia”

(g.l.) L’Italia è determinata a non mollare di un millimetro nella vertenza del Prošek, venendo così incontro alle pressanti richieste dei vitivinicoltori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Il Ministero delle Politiche agricole è, infatti, pronto a ricorrere alla Corte europea di Giustizia a tutela del Prosecco italiano – che per la sua denominazione beneficia del nome geografico dell’omonimo paese del Carso Triestino – nel caso in cui la Commissione europea decidesse di accettare la richiesta di protezione della menzione geografica tradizionale per il vino croato in questione.

Glera, il vitigno base.

Lo ha detto ieri a Bruxelles – come informa Askanews – il ministro Stefano Patuanelli al suo arrivo al Consiglio agricoltura dell’Ue. Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha sottolineato che in passato, nella vicenda analoga, ma a parti invertite, del vino ungherese “Tokaj”, l’Italia ha dovuto rinunciare alla denominazione del Tocai friulano. «Non si può, a corrente alternata, avere posizioni diverse: quando è stato deciso – ha ricordato il ministro – che il Tocai era una menzione da utilizzare per il vino ungherese, abbiamo cambiato il nome in Tai o Friulano e abbiamo accettato una decisione che era probabilmente corretta per il modo in cui era stata posta la domanda. Oggi – ha affermato – riteniamo di essere dall’altra parte, cioè di aver ragione nel dire che Prošek non può essere citato come menzione tradizionale, perché è la mera traduzione di Prosecco».
«Soprattutto – ha aggiunto il ministro Patuanelli, come informa ancora Askanews – non riusciamo a capire perché istituzionalizzare l’Italian sounding». Rispetto al Prosecco, il Prošek «è un prodotto che ha lo stesso nome, ma che è completamente diverso. Ora, se ha un senso la protezione delle Dop e delle indicazioni geografiche, ha senso farla a 360 gradi: vanno attuati i sistemi di protezione delle Dop e delle Igp, e non vanno fatti percorsi di retroguardia, con minor tutela di chi utilizza marchi che hanno ormai un livello di protezione molto alto». E il ministro triestino ha concluso: «“Al di là del mero impatto economico del Prosecco, certamente importantissimo per il nostro Paese, è proprio lo strumento delle Dop e delle Igp che verrebbe rimesso in discussione nel caso in cui ci fosse l’utilizzo del Prošek come menzione tradizionale».

Le colline di Valdobbiadene.

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In copertina, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

 

A Sutrio “Formandi” e “Farine di Flor” nel weekend in un’unica proposta

Sarà una festa del gusto e della più autentica e genuina tradizione gastronomica montana domenica 21 novembre a Sutrio, incantevole borgo della Carnia, ai piedi del monte Zoncolan, con un doppio appuntamento dedicato ai formaggi di malga e alle farine, due prodotti d’eccellenza di queste incontaminate montagne del Friuli Venezia Giulia. Solitamente programmati in due diverse date, quest’anno “Formandi – Sapori e formaggi di montagna” e “Farine di Flor- Mulini, farine e delizie della Carnia” – organizzati in collaborazione fra Pro Loco di Sutrio, Caseificio Sociale Alto But e Cooperativa Malghesi della Carnia e Valcanale – si terranno nella medesima giornata, trasformando Sutrio in vero e proprio gustoso laboratorio di sapori della tradizione “en plein air”.

Farine di Flor – Le antiche farine e i loro molteplici e gustosi impieghi in campo gastronomico saranno al centro di “Farine di Flor”. In Carnia, infatti, nonostante le condizioni climatiche poco favorevoli, venivano coltivati fin dal Medioevo grano, orzo, grano saraceno (“pajan”), segale e, dalla metà del 1700 il granoturco, che finì col soppiantare tutti gli altri cereali. Per macinarli, i corsi d’acqua si punteggiarono di piccoli mulini, alcuni dei quali sono ancora oggi funzionanti. In tempi recenti, alcuni agricoltori hanno con passione e impegno rivalorizzato vecchi cereali dai sapori dimenticati, che la manifestazione farà scoprire. Nelle caratteristiche vie e nelle piazzette del centro storico 8 paesi della Carnia si cimenteranno nella preparazione di antichi piatti della tradizione che hanno come protagonista le farine: gustarli per alcuni sarà un ritorno al passato, capace di risvegliare vecchi ricordi, per altri (soprattutto i giovani) sarà un’assoluta e gustosa novità. Ad accompagnarli, le pregiate birre di 4 birrerie artigianali del Friuli Venezia Giulia (Bondai di Sutrio, Casamatta di Enemonzo, Dimont di Cedarchis, Villa Chazil di Nespoledo di Lestizza).

Tra i piatti, Cercivento proporrà l’”Antipast das Stries” (il cui nome si rifà alla leggenda, cantata anche dal Carducci, che narra degli incontri segreti sul “Pian delle Streghe” sul Monte Tenchia tra le streghe locali e quelle nordiche) a base di “Polente rustiche cul muset” (cotechino), “Pan neri di siale cun la Varhackara” (pesto tipico di Timau, composto in prevalenza da lardo bianco, speck, pancetta affumicata e qualche piccolo segreto del produttore spalmato su una fetta di pane di segale), “Pan di farine di forment dûr cunt’une fetute di argjel” (pane di grano duro con una fettina di lardo). Tra i particolarissimi sapori da provare ci saranno, tra gli altri, la “Meste Cuinciade”, gnocco al cucchiaio fatto con latte e una miscela di farine, condito con burro fuso, ricotta affumicata e accompagnato da una fetta di salame (Sutrio), i “Gnocs di Cjistinies”, gnocchi di castagne (Ligosullo), i “Blecs cul Cjavrul”, maltagliati con sugo di capriolo (Ovaro) e i tradizionalissimi “Toc in Braido” (polentina morbida con intingolo di Forni Avoltri) e Polente, Muset e Caput”, polenta taragna, cotechino e cappucci carnici (Cabia). Durante tutta la giornata, il Mulin Di Croce a Cercivento aprirà le sue porte al pubblico per visite gratuite.

Formandi – Sempre domenica 21 novembre, una straordinaria selezione di formaggi di malga della montagna friulana sarà in degustazione e in vendita nella piazzetta del Municipio. Ventun malghe della Carnia, del Canal del Ferro-Valcanale e del Pordenonese si presentano insieme per far conoscere la qualità dei loro prodotti e raccontare al largo pubblico il loro impegno a tutela della montagna e delle attività della tradizione. Nel pomeriggio, alle 16, si terrà nella Sala Kaiser Zoncolan un’inconsueta Asta di formaggi di malga (Green Pass necessario), che darà la possibilità di aggiudicarsi forme particolarmente pregiate e solitamente introvabili. Rivolta principalmente agli addetti ai lavori (ristoranti, agriturismo, negozi di formaggi ed alimentari) interessati ad acquistare i prodotti della monticazione 2021 già in parte introvabili o pezzature speciali, l’asta sarà aperta anche al pubblico, che potrà assistervi ed acquistare, volendo, le forme. Alle 17.30, prima della chiusura dell’asta, è in programma uno Show Cooking con degustazione con gli Chef Terry Giacomello e Raffaello Mazzolini.

Per informazioni: Pro Loco Sutrio – Tel: 0433778921 – www.prolocosutrio.com – prolocosutrio@libero.it – https://facebook.com/proloco.sutrio/

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In copertina, una suggestiva immagine di Sutrio; all’interno, immagini di “Formandi”, “Farine di flor”, “Toc in braide” e “Polente, muset e caput”.

I cambiamenti climatici nel vigneto: ora è il momento di adottare “azioni pilota”

«Sui cambiamenti climatici, tema che sta interessando sempre di più non solo il territorio ma che è diventato un argomento di interesse globale, si parla troppo spesso senza ascoltare invece la scienza che ha dati e studi più approfonditi. In questo settore ciò che dobbiamo fare è chiederci come possiamo reagire di fronte a situazioni sempre più complicate, lasciando ad altri il compito di individuare il modo in cui invertire la rotta». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, partecipando a Fiume Veneto, nella tenuta Fossa Mala, al convegno dal titolo “I cambiamenti climatici e le ripercussioni in vigna e in cantina” organizzato dalle Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia.
«Convegni come quello di oggi – ha detto Zannier nel suo intervento – devono avere lo scopo di lasciare la parola a chi ogni giorno, con metodo scientifico e studi alla mano, cerca di capire qual è l’andamento del sistema, indicandoci quali sono gli effetti diretti che si possono verificare anche nei vigneti. Il nostro compito come istituzioni è quello di raccogliere i suggerimenti proposti, mettendo in atto conseguentemente delle “azioni pilota” che possano essere di aiuto al comparto per capire quali siano gli effetti delle scelte suggerite sulle produzioni».
Zannier ha poi posto l’accento sull’aspetto relativo ai danni che gli eventi calamitosi provocano nelle coltivazioni. «Pensare di poter utilizzare ancora gli strumenti finanziari nazionali emergenziali quali i fondi di solidarietà per far fronte alle perdite subite in agricoltura a seguito delle conseguenze del maltempo – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – è una cosa sempre più difficile. La ciclicità con cui si verificano questi eventi è ormai diventata assai elevata e quindi le dotazioni nazionali non sono più in grado di far fronte alle richieste. I dati ci dimostrano che le percentuali di ristoro sono assai basse e a malapena coprono i costi delle pratiche. Pertanto – ha concluso Zannier – è necessario incentivare forme diverse di ristori già esistenti, basati sul mutualismo e le assicurazioni per non dare false illusioni agli agricoltori».

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, distesa di vigneti nella zona Doc delle Grave del Friuli.

“San Martino”, ecco i Premi di Dolegna. Anche all’Enoteca di Cormons: 30 anni!

di Giuseppe Longo

DOLEGNA – San Martino è stato di… parola quest’anno a Dolegna del Collio e, per la Festa del Ringraziamento, ha regalato una giornata eccezionale, da vera “Estate” novembrina. E per celebrarla è tornato addirittura da Grado il neo-arciprete Paolo Nutarelli, richiamato non solo dall’invito rivoltogli dagli agricoltori di queste meravigliose colline, ma anche dalla indubbia nostalgia per i vent’anni passati alla guida spirituale di Cormons e anche della stessa Dolegna. Ma, durante la predica, ha simpaticamente avvertito: «Non potrà essere, però, sempre presente il parroco di Grado…».  Al termine del rito celebrato nel capannone allestito nel piazzale della cooperativa agricola di Lonzano (molto apprezzati i canti in friulano del soprano Ivana Sant), monsignor Nutarelli ha benedetto i trattori e le autovetture, rinnovando così la sentitissima consuetudine che, a conclusione dell’annata agraria, Dolegna celebra puntualmente, da oltre mezzo secolo, proprio l’11 novembre. E che per tanti anni ha avuto quale indimenticabile protagonista l’arcivescovo Dino De Antoni.

Il Falcetto all’Enoteca di Cormons e a Giorgio Maurencig.

Dopo la messa, la mensa eucaristica si è trasformato in tavolo per la cerimonia civile che prevedeva la tradizionale e attesa consegna degli annuali riconoscimenti, istituiti dalla sezione Coldiretti e dal Comune collinare, con l’immancabile sostegno di Civibank. Sono stati così consegnati il “Falcetto d’oro” 2020 (perché l’anno scorso, a causa dell’emergenza sanitaria, la cerimonia era saltata) e 2021 all’Enoteca di Cormons – per i suoi 30 anni di attività di promozione dei vini del Collio, una delle poche enoteche cooperative rimaste attive in Italia grazie alla tenacia della trentina di viticoltori che l’hanno costituita (c’era il presidente Michele Blazic che ha ricevuto il testimone da Dario Raccaro) – e al fondatore della Cooperativa agraria di Dolegna del Collio nonché animatore di tante iniziative del borgo collinare, come la scuola sperimentale a tempo pieno e la Festa del vino di Ruttars, Giorgio Maurencig, che fu anche vicesindaco. La Foglia d’oro 2021, premio istituito dal Comune, è andata invece ad Alberto Galiussi per le benemerenze acquisite in campo musicale come direttore del Coro di Ruttars. Per cui la piccola e suggestiva frazione si è ritrovata quest’anno, fatto abbastanza singolare, con ben due benemeriti premiati. Che bello!

La Foglia ad Alberto Galiussi.

Il folto pubblico.

Come sempre, la cerimonia di premiazione è stata condotta dall’agronomo e giornalista Claudio Fabbro, presidente fra l’altro della giuria del Premio agricolo, che ha ripercorso le tappe di questo importate riconoscimento andato negli anni ad illustri personaggi ed enti legati al settore primario. «Mi sento davvero onorato – ha detto – di festeggiare con voi le mie nozze d’argento con questa manifestazione!».

I trattori schierati.


L’evento, sostenuto come si diceva da Civibank, ha visto una notevole partecipazione di pubblico e di autorità, fra cui tutti i rappresentanti dei Comuni vicini, a cominciare da quello di Prepotto con il sindaco Mariaclara Forti. Molto apprezzata la sempre puntuale presenza di Maria Augusta Marrosu, già prefetto di Gorizia, e dell’ex consigliere regionale Angelo Compagnon. Il vicepresidente della Banca cividalese, Andrea Stedile, portando il saluto di Michela Del Piero, ha quindi illustrato l’impegno dell’istituto di credito in favore delle aziende agricole nel corso dell’annata 2020-21, a cominciare dalla gran mole di richieste di finanziamento perfezionate a valere sulla Legge regionale 80: 19 milioni di finanziamenti agevolati relativi a 110 pratiche di altrettante aziende per acquisto di nuove attrezzature, ristrutturazione finanziaria e magazzini per i vini. Altri 2 milioni hanno riguardato il leasing strumentale attraverso l’operatività della legge Sabatini. Dopo il saluto del sindaco Carlo Comis, il rappresentante della sezione Coldiretti, Michele Buiatti, ha invece tracciato un breve bilancio della stagione agraria appena trascorsa caratterizzato da luci e ombre, stigmatizzando altresì l’eccesso burocratico che ancora appesantisce il lavoro nei campi. Non è mancato un riferimento molto sentito a Dolegna, vale a dire quello dell’approvvigionamento idrico dei vigneti che spesso soffrono la siccità estiva.

Foto ricordo di premiati e autorità.

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli durante la benedizione delle macchine agricole.

L’addio del Collio a Roberto Felluga alfiere del Vigneto Fvg nel mondo

di Claudio Soranzo

Ha atteso di trascorrere la splendida Estate di San Martino, di pensare alla festa della vendemmia da poco terminata, prima di lasciarci da soli a terminare tutti i suoi progetti, concretando le sue idee, e trasferirsi nel mondo dei più, senza darci il tempo di capire quale vuoto intendeva lasciarci. Se n’è andato così, Roberto Felluga, in una tiepida giornata di novembre, lasciando nello sconforto più totale i suoi cari – la moglie Elena, la figlia Ilaria, il padre Marco, le sorelle Patrizia e Alessandra -, ma anche tantissimi altri parenti, amici e conoscenti che l’hanno sempre amato, ascoltato e rispettato. Roberto, a soli 63 anni, ci lascia un vuoto incolmabile in campo umano e professionale, dopo una vita intera vissuta con le mani nella sua terra ad accarezzare i grappoli d’uva appena raccolti e ad assaporare i profumi e i sapori dei suoi magnifici vini. Non tralasciando la ricerca e lo sviluppo del territorio, della sua cantina e di quanto poteva essere utile e innovativo per una viticoltura migliore, di minor impatto ambientale e volta al sociale. Come ha detto anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, interpretando i sentimenti di tutto il Friuli Venezia Giulia, in occasione della Festa del Ringraziamento di Udine: «È doveroso il ricordo di un grande della vitivinicoltura della nostra regione che ci ha lasciato, Roberto Felluga, vignaiolo del Collio che assieme al padre Marco ha costituito un’impresa pilastro del settore: un imprenditore a cui il Friuli Venezia Giulia deve molto in termini di innovazione, promozione del territorio e di immagine nel mondo».


Ci ha lasciato così, a pensare ai suoi ultimi approcci con questo mondo, con la nostra consapevolezza che da lassù non solo proteggerà i suoi cari e i suoi campi, ma anche che arruolerà nuovi lavoratori eccellenti per allestire dei magnifici vigneti fra le candide nuvole del Cielo. Mi piace ricordarlo con le due nostre ultime occasioni d’incontro: la prima a marzo di tre anni fa, durante un’intervista a Gradisca, e la seconda a metà maggio 2019 all’inaugurazione del monumento all’ingresso della cantina e dello showroom a Russiz Superiore. Nell’intervista pose in evidenza tutte le sue idee di rinnovamento e di coesione con altre realtà della zona. Ecco alcuni spunti: «In un mondo del vino sempre più globalizzato, dove purtroppo sta entrando la speculazione, la ricetta per stare al passo dei mercati è investire sulla qualità» – «Non dobbiamo correre dietro alle mode, anche se siamo inevitabilmente influenzati dalle tendenze, come accade per esempio nel campo dell’abbigliamento, e sono tante le zone prestigiose del mondo che hanno già variato un po’  la qualità. In questo contesto che cambia costantemente dobbiamo cercare di rimanere in qualche modo autentici e di non correre dietro per forza a quello che il mercato chiede, ma dobbiamo saper imporre varietà che definirei tipiche, più che autoctone, perché non è facile stabilire un parametro per decidere quale vino è veramente autoctono in una determinata area; parlerei piuttosto di autenticità e di caratterizzazione».


A una mia precisa domanda su cosa dovrebbero fare i vignaioli del Friuli Venezia Giulia per caratterizzare meglio il loro prodotto – ricordo che era anche responsabile del settore viticoltura di Confagricoltura -, Roberto Felluga così mi rispose: «La collina del Friuli Venezia Giulia non ha seguito le mode, l’entrata di nuovi vitigni o di una nuova denominazione non ne ha stravolto la produzione, ma guardando più in generale, per il Vigneto regionale occorre stabilire una politica a lungo termine, sui quindici-vent’anni, che possa individuare cosa vogliamo esattamente da questa regione, dal Vigneto Fvg, senza che ci limitiamo a guardare al domani. Per poter cogliere preparati anche le sfide del futuro. Finora – continuò il viticoltore – non c’è stata una visione univoca del Friuli Venezia Giulia, mentre per quanto riguarda il Collio la nuova frontiera potrebbe essere rappresentata dal passaggio dalla Doc alla Docg: abbiamo già rese per ettaro molto basse e seguiamo un percorso di qualità da sempre, ovviamente con l’alternanza tra le diverse annate».
E questo fu il suo pensiero finale per mantenere una strada che già aveva dato grandi soddisfazioni: «Servirebbe una Docg da riempire anche con altri valori, quali la questione ambientale, la capacità di ancorare sempre di più il prodotto alle nostre tradizioni, la volontà di riscoprire un uvaggio che ha fatto sempre parte della nostra storia, ma che è stato messo un po’ da parte, realizzato con una gran selezione, che può essere composta da uve di Ribolla, Pinot bianco e Malvasia».
All’inaugurazione del monumento di Johann Willsberger lo ricordo alquanto emozionato, durante il discorso prima dello scoprimento, pensando che il poliedrico artista, uno dei grandi innovatori del Ventesimo secolo nella comunicazione visiva, avesse scelto proprio la sua tenuta per erigere nel cuore del Collio uno degli allora nuovi 40 progetti, tutte opere realizzate tra Italia, Austria, Germania e Francia. La scultura ideata esclusivamente per Russiz Superiore riproduce il simbolo emblematico del territorio circostante, la collina, che decise di rappresentare attraverso una forma stilizzata e lineare, composta da una sezione orizzontale verde atta a rispecchiare i vigneti e un basamento nero a testimonianza di una terra sicura e ben salda. «Vi è un aspetto di base fondamentale – disse Willsberger in quell’occasione -, quello di proiettarsi verso il futuro dell’enologia, che va di pari passo al rispetto e alla salvaguardia della propria terra. Per questo dobbiamo pensare “green”. Da qui il prestigio della collina del Collio: dolcemente definita ed elegante, proprio come i suoi vini».


Mi piace ricordare, infine, Roberto Felluga con un post che Francesca Fiocchi, eclettica Donna del Vino dell’Oltrepò Pavese, pubblicò sul suo blog nel 2016 in occasione di una sua visita a Russiz Superiore: «La cena da Roberto Felluga mi ha fatto respirare l’anima del vero Friuli, vuoi per la bellezza del posto, incantevole, immerso nel verde di quel territorio magnetico che è il Collio, vuoi per i vini estremamente eleganti e sempre molto corrispondenti al vitigno di appartenenza, vuoi – elemento assolutamente da non sottovalutare – per la cortesia e il buon gusto del padrone di casa, sempre attento alla convivialità e a far star bene i suoi ospiti» – «Senza dimenticare che i vini del Collio, figli della migliore espressione del territorio, sono in grado di regalare piccoli e grandi tesori. Se poi, dopo una cena a base di tipicità locali e bottiglie che sanno farsi ricordare, Roberto Felluga decide di stappare a sorpresa – imprevedibile com’è – una bottiglia importante, oserei dire memorabile, impolverata e con l’etichetta stinta e rovinata dal tempo, la serata diventa addirittura speciale. Il Russiz Superiore Pinot Bianco 1985 – descrive la Fiocchi – è un piccolo capolavoro del gusto che ci regala Roberto Felluga, e che non stappa proprio per tutti: acidità ancora splendida dopo trent’anni, colore vivo, freschissimo. Un vino di classe e personalità che si concede poco alla volta al naso e al palato, con un ventaglio aromatico complesso, che riflette un territorio carismatico, avaro e generoso al tempo stesso. Degustarlo nelle cantine sotterranee aggiunge fascino a un vino tecnicamente perfetto e capace di emozionare. A lungo».
Così a lungo ricorderemo tutti un grande alfiere del nostro tempo e del nostro territorio, una bravissima persona che ha saputo spendersi per la coltivazione della vite e la produzione di un vino che ci contraddistingue in tutto il mondo.

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In copertina, Roberto Felluga durante l’inaugurazione del monumento; all’interno, immagini della cerimonia e della cantina di Russiz Superiore.

 

 

A Gemona “capitale” del formaggio sono protagonisti gli allevatori Fvg

«Gemona è da sempre la “capitale” del formaggio: una produzione genuina e di alta qualità, che coniuga conoscenza, capacità e tradizione», ha detto ieri dall’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, prima di partecipare ad “AgriFieste” per il simbolico taglio della prima fetta. Come ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga, «il solo senso della festa e del ritornare in piazza in sicurezza ci fa vivere quel senso di comunità che le restrizioni causate dalla pandemia ci avevano fatto perdere».
Forte e solido poi, secondo Barbara Zilli, è il legame che unisce il territorio friulano e l’eccellenza casearia frutto del lavoro di una filiera che parte dagli allevatori e arriva fino alle latterie turnarie. Infine, l’assessore – presente anche il collega Sergio Emidio Bini, responsabile di Attività produttive e Turismo – ha lanciato l’invito a consumare i prodotti del Friuli Venezia Giulia, perché così facendo «da una parte si vanno a sostenere i produttori locali, soprattutto quelli più piccoli, che per mantenere alti standard di qualità devono compiere grandi sforzi per essere competitivi sul mercato; dall’altra, come consumatori, abbiamo la garanzia di acquistare un prodotto a “chilometro zero” che oltre a soddisfare il palato è prezioso anche per la nostra salute».

Formaggi freschi e in stagionatura.

Una festa, quella del formaggio di Gemona, che vede protagonista anche l’Associazione allevatori Fvg, la quale annovera la sua decima presenza in piazza del Ferro in occasione della Festa del Ringraziamento, celebrata fino all’esplosione della pandemia nella cornice di “Gemona, formaggio… e dintorni” e che ora, dopo la sospensione causa Covid, ritorna nell’ambito dell’AgriFieste, manifestazione organizzata dalla Pro Glemona, in collaborazione tra gli altri proprio con Aafvg, in scena anche oggi e domani nel centro storico della cittadina pedemontana, dopo essere appunto cominciata ieri.
Come sempre, il contributo organizzativo e di proposta messo in campo dall’Associazione allevatori sarà importante e si concentrerà in particolare nella giornata di domani 14 novembre, giorno della Festa del Ringraziamento. Dopo la messa, la benedizione dei trattori e la sfilata del carro contadino per le strade del centro, in programma per la mattina, alle 15 sarà presentato il libro fotografico “Latte in forma – Gemona, Formaggio e dintorni 2010-2019”, un volume che ripercorre una dopo l’altra le partecipazioni degli allevatori alla festa del formaggio, la mostra delle bovine da latte, che fino a qualche anno fa venivano ricoverate nel parcheggio multipiano e fatte sfilare poi, a beneficio di addetti ai lavori ma anche del pubblico, specie quello più piccolo, in piazza del Ferro.

Renzo Livoni (Allevatori Fvg).

«Un volume che vuol ricordare l’impegno della nostra associazione a Gemona, città alla quale ci sentiamo particolarmente legati, che ha sempre dimostrato grande interesse e rispetto per gli allevatori, consentendoci di trovare qui il palco dal quale mostrare quello che facciamo, in termini di assistenza tecnica, di controlli, di benessere animale, temi che abbiamo affrontato nel corso dei tanti convegni di livello ospitati proprio qui a Gemona», affermano Andrea Lugo e Renzo Livoni, rispettivamente direttore e presidente di Aafvg. Alla presentazione del volume interverranno, oltre ai vertici dell’associazione, anche i rappresentanti della Fondazione Friuli, dell’Ersa, del Consorzio per la tutela del formaggio Montasio e del sindaco di Gemona, Roberto Revelant.
Poi, sempre domani, il formaggio sarà ancora una volta protagonista: alle 16 infatti, a ruota della presentazione del libro, in piazza seguirà la premiazione del 10° concorso Formaggio a latte crudo del Friuli Venezia Giulia; al termine, vale a dire per le 17, le forme partecipanti saranno messe all’asta consentendo al pubblico di portarsi a casa un pezzetto di quest’eccellenza lattiero-casearia che è un vanto della regione.

Formaggio invecchiato.

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In copertina, il simbolico taglio della prima fetta di formaggio, presenti gli assessori regionali Zilli e Bini.

Prosciutto di San Daniele, da 60 anni il Consorzio a tutela della qualità

«Ringrazio il Consorzio del prosciutto di San Daniele e i produttori che ne fanno parte per questi 60 anni di attività: grazie a loro il marchio San Daniele e il territorio in cui viene prodotto sono conosciuti in tutto il mondo come sinonimo di qualità. L’alleanza fra pubblico e privato, anche nella promozione dell’agroalimentare, è fondamentale per valorizzare una comunità e un prodotto che deve essere sempre più apprezzato dai consumatori internazionali». Così il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervenendo alla tavola rotonda organizzata dal Consorzio del prosciutto di San Daniele per il 60° dalla sua costituzione, nel Castello di Susans, alla quale hanno partecipato – come informa Arc – il presidente e il direttore del Consorzio Giuseppe Villani e Mario Emilio Cichetti e, da remoto, il ministro delle Politiche agricole Stefani Patuanelli e Paolo De Castro, vicepresidente della commissione agricoltura al Parlamento europeo. Presente all’evento anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier.


«La politica deve tutelare dall’omologazione delle produzioni agroalimentari e valorizzare invece le diversità dei territori – ha affermato Fedriga -. Strumenti come il nutri-score mettono in discussione questo valore aggiunto e danneggiano il nostro comparto agroalimentare”. Sul tema della qualità il governatore ha poi evidenziato che “il prosciutto di San Daniele e tante altre produzioni della nostra regione garantiscono un alto livello qualitativo, dentro quella qualità ci sono dei costi da sostenere che devono essere valorizzati sul mercato».
«La qualità del San Daniele – ha aggiunto il capo dell’esecutivo della Regione Fvg – deriva dall’ambiente in cui viene prodotto che va quindi tutelato, mettendo in atto tutti gli interventi necessari per salvaguardarlo. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’ideologia ambientalista favorevole all’abbandono che danneggia l’ambiente e non lo protegge; serve invece un giusto equilibrio con azioni volte a preservare l’ambiente e garantirlo sano e sicuro per le generazioni future».
Infine, il governatore del Friuli Venezia Giulia ha ricordato la scelta fatta ad inizio legislatura di affidare la promozione dell’agroalimentare a Promoturismo Fvg «consci che il comparto fosse un volano fondamentale per far crescere ulteriormente le nostre potenzialità turistiche. Il turismo slow, ad esempio, sta crescendo e l’agroalimentare tipico e di nicchia può diventare un valore aggiunto enorme per attrarre turisti e fare in modo che queste eccellenze siano una ricchezza anche di tipo economico e non solo culturale».

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In copertina, prosciutti col marchio consortile; all’interno, due momenti della festa con il presidente Fvg Massimiliano Fedriga.

Costi di produzione ormai alle stelle: l’allarme di Confagricoltura Fvg

«I gravi ritardi sugli approvvigionamenti e i prezzi dei prodotti energetici, che hanno ripreso a salire, stanno mandando fuori controllo i costi di produzione delle imprese agricole. Dai mangimi ai fertilizzanti, abbiamo già registrato percentuali di aumento senza precedenti nell’ordine del 100 per cento, mentre il prezzo del gasolio, in un anno, ha avuto una crescita del 76 per cento». È l’allarme lanciato dal presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina. «La situazione in atto potrebbe avere impatto anche sulla dimensione dei prossimi raccolti. In Friuli Venezia Giulia, in Italia e in ambito europeo, gli agricoltori stanno valutando la revisione delle consolidate rotazioni colturali. Per alcune produzioni, alla fiammata dei costi di produzione si aggiunge una difficile situazione di mercato che spinge verso il basso i prezzi all’origine. È il caso, a esempio, del settore suinicolo, che sconta anche la contrazione delle esportazioni europee verso il mercato cinese – evidenzia Thurn Valsassina -. In pesanti difficoltà anche il comparto ortofrutticolo e lattiero-caseario».
Secondo il presidente di Confagricoltura Fvg, «un’inversione di tendenza non è all’orizzonte almeno fino alla prossima primavera. La situazione è complicata per tutte le componenti della filiera agroalimentare ed è resa critica dal non funzionamento della catena degli approvvigionamenti. Per questo – dice -, lanciamo ai rappresentanti delle industrie di trasformazione e della distribuzione l’invito a sederci attorno a un tavolo per discutere su come gestire questo difficile passaggio e valutare le misure di interesse comune da chiedere al Governo. Il potere di acquisto dei consumatori va salvaguardato – conclude Thurn Valsassina -, ma non può essere bloccato troppo a lungo il processo di trasferimento a valle dei costi di produzione».
Confagricoltura segnala, infine, che la situazione e le prospettive dei mercati agricoli sono all’ordine del giorno del Consiglio Agricoltura dell’Ue, in programma lunedì 15 novembre.

Philip Thurn Valsassina