Formaggi all’AgriFieste di Gemona: ecco le Latterie friulane premiate

In occasione della manifestazione gemonese “AgriFieste” 2021, rassegna dedicata al mondo contadino e organizzata per celebrare la Festa del Ringraziamento, l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia ha organizzato il 10° Concorso regionale del formaggio latteria a latte crudo, divenuto uno degli appuntamenti clou della kermesse gemonese. Due le categorie in concorso: per il formaggio fresco di due mesi di stagionatura si è imposta la Latteria turnaria di Trivignano Udinese seguita dalla Latteria di Fagagna Borgo Centro e dalla Latteria turnaria di Campolessi di Gemona, quest’ultima arrivata prima nell’altra categoria in concorso, il formaggio semistagionato fra quattro e sei mesi, seguita dalla Latteria di Fagagna Borgo Paludo e dalla Latteria Turnaria di Brazzacco di Moruzzo.
Alla rassegna, unica possibilità di confronto fra i diversi prodotti dei caseifici regionali, qui presentati al giudizio di una commissione di esperti, hanno partecipato 25 latterie del Friuli Venezia Giulia.
«L’idea di realizzare il concorso prende origine dalla volontà di promuovere e rivalutare un formaggio che ha costituito una risorsa fondamentale nella alimentazione delle genti friulane degli ultimi 150 anni – spiegano il presidente dell’AaFvg Renzo Livoni e il direttore Andrea Lugo – e che costituisce al giorno d’oggi una valore significativo a vantaggio del sistema agroalimentare e turistico della nostra regione. La partecipazione è infatti rivolta a quelle strutture che producono il formaggio come un tempo, senza il trattamento termico del latte».

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In copertina, formaggi della Latteria turnaria di Brazzacco.

A Marano riparte Valle Canal Novo con nuove prospettive di crescita in laguna

«È un giorno di festa per Marano Lagunare perché riparte con nuove prospettive di crescita, anche a vantaggio dell’intera area rivierasca, l’attività del Centro visite della Riserva naturale di Valle Canal Novo, la cui gestione è assegnata dal Comune alle associazioni che vantano esperienza nei settori scientifico, naturalistico, turistico. La Riserva, come le altre zone tutelate perché riconosciute di pregio ambientale, è stata individuata a livello regionale, mentre la sua gestione è affidata all’amministrazione comunale. L’affidamento, valido per tre anni e rinnovabile per altrettanti, consentirà ai gestori le necessarie programmazioni, così da condurre al meglio le attività. L’iniziativa di dare stabilità temporale alle attività di gestione delle Riserve naturali rientra nel medesimo percorso intrapreso dall’Amministrazione regionale che, con la recente modifica della Legge regionale 42 del 1996, ha inteso definire periodi di copertura finanziaria rispetto alle attività svolte dalle riserve naturali suddivisi su tre annualità successive, dando garanzie di stabilità agli stessi sostegni».

La consegna delle chiavi.

Lo hanno evidenziato a Marano Lagunare – come informa Arc – gli assessori regionali alle Risorse agroalimentari e forestali con delega alle aree protette, Stefano Zannier, e alle Infrastrutture e territorio, Graziano Pizzimenti, intervenendo al Centro visite della Riserva naturale Valle Canal Novo alla simbolica consegna delle chiavi da parte del Comune, rappresentato dal sindaco Mauro Popesso, ai nuovi gestori. Assieme ai primi cittadini dell’area rivierasca e ad altre autorità, Zannier e Pizzimenti hanno poi compiuto una visita al complesso di elevato interesse naturale, ambientale e paesaggistico.
«Si poneva ormai da tempo la necessità di rinnovare i meccanismi di gestione delle aree naturali protette che stavano segnando il passo – ha evidenziato Zannier – e la pronta disponibilità a fruire delle opportunità messe a disposizione dalle variazioni che abbiamo apportato alla normativa di riferimento, manifestata dal Comune di Marano ma anche dai soggetti interessati, ha consentito di avviare questa prima forma di gestione affidata alle associazioni e ai sodalizi competenti sul territorio. Le riserve naturali sono infatti un volano di sviluppo per il territorio e per le comunità locali; inoltre, le attività vengono realizzate in modo sinergico, mettendo a fattor comune le capacità e le esperienze per valorizzare meglio un patrimonio straordinario».

Gli assessori Zannier e Pizzimenti.

«Un’altra modifica importante che abbiamo potuto applicare attraverso l’aggiornamento della legge 42 del 1996 – ha concluso Zannier – riguarda l’inserimento di un rappresentante dei gestori delle aree protette nel comitato tecnico scientifico destinato a fornire supporto nella tutela, valorizzazione, fruizione dell’ambiente naturale».
«Ambiente che deve poter rappresentare un’occasione di crescita e sviluppo per il territorio», ha proseguito l’assessore Pizzimenti, già sindaco di Marano Lagunare, ricordando l’iter per la formazione del testo originario della legge, ma anche quello necessario per ottenere all’epoca la condivisione delle scelte di destinazione dell’area, che sarebbe divenuta riserva, anche da parte delle categorie che originariamente fruivano di questo bene naturale. «Una condivisione – ha precisato l’assessore – inizialmente considerata con diffidenza, poi apprezzata anche dai pescatori maranesi e dagli appassionati delle attività venatorie, che ora invece contribuiscono a far conoscere questa particolare attrattiva dell’area rivierasca. Una Riserva naturale che ottiene ogni anno l’attenzione e l’interesse di migliaia di visitatori, i quali saranno ora ancora più motivati dai servizi riattivati grazie alla nuova formula gestionale entrata a pieno titolo nel cuore dei maranesi».

Gli ospiti nella Riserva naturale.

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In copertina, l’incontro al centro visite di Valle Canal Novo a Marano.

(Foto Regione Fvg)

Città del Vino 2022, a Duino Aurisina il testimone dalla piemontese Barolo

(g.l.) Giornata importante, quella odierna, per le Città del vino del Friuli Venezia Giulia: a Barolo ci sarà il passaggio di consegne del titolo nazionale tra la famosa località delle Langhe e la “nostrana” Duino Aurisina, che come è noto pochi giorni fa è stata proclamata “Città del Vino 1922”. Si conclude, infatti, proprio oggi in Piemonte la Convention d’Autunno che si era aperta venerdì. A ospitare sindaci, assessori e amministratori dei Comuni enoturistici italiani è appunto il Comune di Barolo, in provincia di Cuneo, ancora per poco più di un mese “Città Italiana del Vino 2021”. Oltre al passaggio del testimone alla località del Carso Triestino – che si è impegnata tenacemente per la conquista dell’ambitissimo titolo -, in agenda anche l’elezione del nuovo presidente di Città del Vino. Per cui si chiude l’era del coneglianese Floriano Zambon, il leader che è rimasto in carica più a lungo (dal 2004 al 2007, poi di nuovo per due mandati dal 2015 al 2021), portando risultati significativi per i territori italiani del vino e per l’Associazione nazionale, fondata a Siena nel 1987 e che oggi aggrega oltre 460 Comuni a vocazione vitivinicola (ventisei sono quelli del Friuli Venezia Giulia).

Floriano Zambon

Con la Presidenza Zambon, l’Associazione – come informa una nota della stessa – ha vissuto un importante rilancio anche dal punto di vista politico, facendo sentire con più impegno la sua voce sui tavoli istituzionali (in particolare con i Ministeri dell’Agricoltura, delle Finanze e del Turismo), sviluppando altresì nuove alleanze con analoghe associazioni – dalle Città dell’Olio al Movimento Turismo del Vino, alla Federazione delle Strade del Vino italiane –, contribuendo poi alla stesura della legge nazionale sull’enoturismo e tenendo a battesimo il riconoscimento delle colline Patrimonio Unesco di Conegliano e Valdobbiadene, un progetto di cui si cominciò a parlare proprio durante una Convention delle Città del Vino nel 2008. Zambon ha inaugurato anche il nuovo progetto di cultura enoturistica della “Città Italiana del Vino”, un bando annuale che mette a confronto i programmi culturali di Comuni e territori candidati a questo ambito titolo. Nel 2021 è stata proprio Barolo la “Città Italiana del Vino”, ma dal primo gennaio il testimone passerà definitivamente a Duino Aurisina, località che ha realizzato un progetto in cui si mettono in rete le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia e delle vicine Slovenia e Croazia, in un’ottica europea e transfrontaliera: un ricco programma d’eventi culturali ed enoturistici per un anno intero, con uno sguardo a “Gorizia e Nova Goriča 2025 Capitale Europea della Cultura” e allo sviluppo sostenibile di Agenda 2030.

Tiziano Venturini

Ieri, nel Tempio dell’Enoturista del Castello di Barolo, era in programma anche un convegno sulle denominazioni di origine a 30 anni dalla scomparsa del senatore Paolo Desana – che al momento della nascita delle Doc era molto noto anche in Friuli Venezia Giulia -, ideatore appunto della legge sulle denominazioni di origine, dal titolo “La lunga strada del vino italiano verso la tutela della qualità. Il caso delle denominazioni”, con interventi del figlio Andrea e dello stesso Zambon.
Stamane, invece, si riunisce l’assemblea nazionale, con il ricordo di Paolo Benvenuti, storico direttore delle Città del Vino, scomparso a gennaio 2020. Il nuovo presidente consegnerà una targa in memoria di Paolo alla moglie Federica, in segno di profonda gratitudine per il suo trentennale impegno a favore dei territori del vino. Durante l’assemblea sarà ufficialmente annunciata anche la nomina del nuovo presidente degli Ambasciatori delle Città del Vino, una figura che guiderà una rete di personalità che si sono distinte negli anni con un costante impegno verso i territori enoturistici o nei rispettivi ambiti professionali: sono 154 gli Ambasciatori (ex sindaci, ex assessori, amministratori) e altri 60 gli Ambasciatori “emeriti”, provenienti dal mondo della scienza, della cultura, dell’arte e dello sport. Sono ad esempio Ambasciatori delle Città del Vino, per citare qualche nome, personalità come l’ex professore di Viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza Mario Fregoni, gli enologi Riccardo Cotarella e Roberto Cipresso e l’ex giornalista Rai Nereo Pederzolli.
Infine, l’atteso passaggio del testimone tra il Comune di Barolo, Città Italiana del Vino 2021, e il Comune di Duino Aurisina, Città Italiana del Vino 2022, dalle mani del sindaco Renata Bianco a quelle della collega Daniela Pallotta.

«Siamo particolarmente soddisfatti del risultato ottenuto da Duino Aurisina, che già lo scorso anno aveva partecipato al bando con grande convinzione – aveva commentato il coordinatore regionale delle Città del Vino Fvg, Tiziano Venturini, al momento della sua proclamazione -. L’originalità del progetto è quello di rappresentare non soltanto il Comune ma un intero territorio, mettendo in sinergia altre amministrazioni e dando valore al rapporto di collaborazione ormai consolidato in questi anni. Inoltre, l’iniziativa ha una vocazione transfrontaliera che coinvolge anche le Città del Vino istriane della Croazia, come Buie, Verteneglio, Umago e Grisignana. E l’impegno continuerà anche in seguito perché intendiamo candidarci a ospitare l’edizione 2025 del concorso enologico internazionale delle Città del Vino, quando Gorizia e Nova Goriča saranno capitali europee della cultura».

Uno scorcio di Barolo nelle Langhe.

Oltre a Duino Aurisina – Devin Nabrežina, i Comuni del Friuli Venezia Giulia aderenti alle Città del Vino sono: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna dl Collio, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda , Sequals, Trivignano Udinese, Torreano. Nel loro territorio vitato sono presenti tutte le denominazioni d’origine controllata della regione e risiedono circa 130.000 abitanti (pari al 11% dell’intera popolazione Fvg).

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In copertina, vigneti a picco sul mare nel Comune di Duino Aurisina.

 

Enogastronomia Fvg verso il rilancio con un grande evento internazionale nel ’22

Nel 2022 la Regione Fvg intende lanciare un grande evento internazionale a tema enogastronomico all’insegna del nuovo marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” e in forza della collaborazione vincente tra Ersa e PromoTurismoFvg. Questo l’obiettivo che gli assessori regionali alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini, e alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, hanno trasferito al board enogastronomico Fvg, tavolo che riunisce i vari Consorzi del settore e coordinato dalla stessa PromoTurismoFvg.


«La nostra Regione ha tutti i numeri in regola per presentarsi al grande pubblico con le sue eccellenze, dal Montasio al San Daniele, ai vini, solo per citarne alcune – ha detto Bini, come si legge in una nota Arc -; dal 2022 quindi, superata anche la fase pandemica, è lecito pensare di lanciare un importante evento legato all’enogastronomia che nel giro di qualche anno possa essere riconosciuto a livello internazionale sotto l’egida del nuovo marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia». L’assessore ha citato come esempi Vinitaly, la festa del tartufo di Alba, la festa del cioccolato a Torino, appuntamenti che ormai sono attesi annualmente da chi proviene dall’estero.
A questo obiettivo concorre la sinergia tra Ersa e PromoTurismoFvg a cui ha fatto riferimento Zannier: «Abbiamo deciso di coordinare attività che storicamente venivano gestite in maniera separata e poco organica perché è necessario agire assieme per essere efficaci, soprattutto in questo periodo. Questo metodo ha funzionato, accompagnato da un’attenta analisi dell’efficacia delle azioni e da scelte conseguenti per gestire al meglio le risorse disponibili».


Sul mondo del vino, Zannier ha ricordato l’impegno di Ersa «che continua ad occuparsi del B2B in particolare delle fiere del mondo vitivinicolo, gravato in questi due anni dal blocco del lockdown e dalla chiusura di alcuni canali commerciali. Ci auguriamo che con i primi mesi del 2022 tornino alla normalità anche le fiere Vinitaly e ProWein. La Regione non ha fatto mancare il sostegno al sistema dei Consorzi che avviene in maniera unitaria sia con PromoTurismoFvg sia con un canale contributivo specifico per il Consorzio delle Doc a favore di tutte le denominazioni d’origine del territorio regionale«».
Tornando sull’evento da lanciare nel 2022 e su cui gli assessori hanno chiesto un contributo di idee e proposte agli attori del settore, Bini ha rimarcato che «le risorse regionali ci sono, ma non vanno disperse; perciò l’impegno della Regione dovrà focalizzarsi su eventi che abbiano un effettivo ritorno e che siano misurabili».

Anche oggi e domani
a Udine “IdeaNatale”

«”IdeaNatale” è una rassegna bella, elegante, calda e accogliente, un’iniziativa di cui mai come quest’anno si sente il bisogno e uno splendido biglietto da visita per il comprensorio fieristico di Martignacco che ha tutte le carte in regola per diventare un campus multifunzionale del Friuli Venezia Giulia». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, inaugurando nel quartiere espositivo di Udine “IdeaNatale”, giunta alla sua 32ma edizione e aperta al pubblico fino a domani 22 novembre. Dopo un anno di fermo dovuto alla pandemia l’iniziativa è stata riproposta con ben 187 espositori e forte di 50 eventi, come ha spiegato l’amministratore unico di Udine e Gorizia Fiere Lucio Gomiero. «Se siamo riusciti a riprenderci un po’ di normalità e possiamo godere di questa bellissima rassegna fatta di regali, addobbi, libri ed enogastronomia all’interno di una fiera che sotto la guida di Gomiero sta riprendendo quota – ha osservato Bini – lo dobbiamo al vaccino; è questo, in fondo, il vero regalo che dobbiamo farci per Natale: vaccinarci». L’assessore ha anche abbozzato le caratteristiche dello sviluppo futuro dei padiglioni di Martignacco: «Una parte della fiera potrà essere dedicata a rassegne, feste, musiche ed eventi, un’altra alla sanità e ai vaccini e una terza a un aspetto fondamentale che riguarda il fabbisogno del nostro territorio: la formazione, in particolare nel settore horeca (hotellerie-restaurant-café) e in generale all’enograstronomia». Madrine di “IdeaNatale” sono le due campionesse paralimpiche friulane Katia Aere e Giada Rossi che hanno portato la loro testimonianza nel corso della presentazione cui sono intervenuti al microfono, tra le altre autorità, l’assessore comunale di Udine alle Attività produttive e Grandi eventi, Maurizio Franz, e il sindaco di Martignacco, Gianluca Casali.

Le madrine Katia Aere e Giada Rossi.

L’assessore regionale Bini.

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In copertina, i grandi bianchi Fvg esibiti da un sommelier al Vinitaly di Verona; all’interno, formaggio Montasio e prosciutto di San Daniele, prodotti Dop vanto della regione.

“Toc’ in Braide” o intingolo del podere nelle tre proposte di Gianni Cosetti

(g.l.) Appuntamento con la “Ricetta del sabato”. E, proprio in coincidenza con la bella manifestazione di Sutrio (di cui abbiamo riferito ampiamente nell’articolo che precede questo), riproponiamo, pensando di far cosa gradita, la ricetta del “Toc’ in Braide”, ovvero l’intingolo del podere, che ci ha lasciato Gianni Cosetti, indimenticato chef del ristorante “Roma” di Tolmezzo. L’abbiamo tratta, come tante altre in passato, dal prezioso volume “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Cosetti pubblicò nel 2000, un anno prima della prematura scomparsa, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Un piatto che, meglio di tutti, esprime attraverso una ricetta “tipica rinnovata” la cucina del grande cuoco tolmezzino con radici nella vicina Villa Santina, declinata in tre versioni stagionali:

“Toc’ in Braide”
intingolo del podere

Cosa serve
(40 minuti)

PREPARAZIONE DI BASE

per la polenta:
200 g farina di mais macinata sottile
2 dl acqua
2 dl latte
sale

per la salsa:
300 g tra formaggio di malga e ricotta fresca
e caprino
1 dl latte

per il condimento:
100 g burro
50 g farina di mais

COME FARE

In una casseruola fate bollire l’acqua e il latte, salate e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con la frusta e badando di non formare grumi: cuocete per 30 minuti.
A cottura ultimata ne risulterà una polentina piuttosto tenera.
A parte fate fondere a bagnomaria i formaggi con il latte e frullate il tutto fino ad ottenere una crema piuttosto liquida.
In un tegame rosolate il burro e la farina di mais finché diventeranno color nocciola: otterrete così la “morchia”.
Servite in piatti singoli la polentina calda, versatevi sopra un mestolino di crema di formaggi e condite con qualche cucchiaio di morchia.
Ed ecco le varianti stagionali di Gianni Cosetti:

In Estate ed Inverno
Con una fettina di Torchon di foie gras e Malvasia.

In Primavera
Con punte di asparagi e Tocai (oggi chiamato Friulano), oppure frittura di capretto e Chardonnay affinato in barrique.

In Autunno
Con funghi trifolati e Pinot bianco o fette sottili di tartufo bianco e Sauvignon.

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In copertina, il piatto “Toc’ in Braide”; in alto, lo chef Gianni Cosetti.

Formaggi e farine della montagna in una imperdibile domenica del gusto a Sutrio

“Formandi – Sapori e formaggi di montagna” e “Farine di Flor – Mulini, farine e delizie della Carnia”: ecco le due invitanti proposte per una domenica del gusto da non perdere ai piedi del monte Zoncolan, sì, proprio quello delle mitiche tappe del Giro d’Italia. L’appuntamento, come già annunciato, è a Sutrio dove, domani 21 novembre per l’intera giornata, una straordinaria selezione di formaggi di malga della montagna friulana sarà in degustazione e in vendita nella piazzetta del Municipio. Ventun malghe della Carnia, del Canal del Ferro-Valcanale e del Pordenonese si presentano, infatti, per far conoscere la qualità dei prodotti e raccontare al largo pubblico il loro impegno a tutela della montagna e delle attività della tradizione. Nel pomeriggio, alle 16, si terrà nella Sala Kaiser Zoncolan un’inconsueta Asta di formaggi di malga (Green Pass necessario), che darà la possibilità di aggiudicarsi forme particolarmente pregiate e solitamente difficili da reperire. Rivolta principalmente agli addetti ai lavori (ristoranti, agriturismo, negozi di formaggi ed alimentari) interessati ad acquistare i prodotti della monticazione 2021 già in parte introvabili o pezzature speciali, l’asta sarà aperta anche al pubblico, che potrà assistervi ed acquistare, volendo, le forme. Alle 17.30, prima della chiusura dell’incanto, è in programma uno show cooking con degustazione con gli chef Terry Giacomello e Raffaello Mazzolini.

Formaggi di malga.

(Foto Claudio Rizzi)

Le antiche farine e i loro molteplici e gustosi impieghi in campo gastronomico saranno, invece, al centro di Farine di Flor. In Carnia, infatti, nonostante le condizioni climatiche poco favorevoli, venivano coltivati fin dal Medioevo grano, orzo, grano saraceno (“pajan”), segale e, dalla metà del 1700 il granoturco, che finì col soppiantare tutti gli altri cereali. Per macinarli, i corsi d’acqua si punteggiarono di piccoli mulini, alcuni dei quali sono ancora oggi funzionanti. In tempi recenti, alcuni agricoltori hanno con passione e impegno rivalutato vecchi cereali dai sapori dimenticati, che la manifestazione farà riscoprire. Nelle caratteristiche vie e nelle piazzette del centro storico otto paesi della Carnia si cimenteranno nella preparazione di antichi piatti della tradizione che hanno come protagoniste proprio le farine: gustarli per alcuni sarà un ritorno al passato, capace di risvegliare vecchi ricordi, per altri (soprattutto i giovani) sarà un’assoluta e gustosa scoperta. Ad accompagnarli, le pregiate birre di quattro aziende artigianali del Friuli Venezia Giulia (Bondai di Sutrio, Casamatta di Enemonzo, Dimont di Cedarchis, Villa Chazil di Nespoledo di Lestizza).

Vecchi sapori di farina.

Tra i piatti, Cercivento proporrà l’”Antipast das Stries” (il cui nome si rifà alla leggenda, cantata anche da Giosuè Carducci – ricordate  “noci della Carnia addio” dal Comune rustico? – , che narra degli incontri segreti sul “Pian delle Streghe” sul Monte Tenchia tra le fattucchiere locali e quelle nordiche) a base di “Polente rustiche cul muset “(cotechino), “Pan neri di siale cun la Varhackara” (pesto tipico di Timau, composto in prevalenza da lardo bianco, speck, pancetta affumicata e qualche piccolo segreto del produttore spalmato su una fetta di pane di segale), “Pan di farine di forment dûr cunt’une fetute di argjel” (pane di grano duro con una fettina di lardo). Tra i particolarissimi sapori da provare ci saranno, tra gli altri, la “Meste cuinciade”, gnocco al cucchiaio fatto con latte e una miscela di farine, condito con burro fuso, ricotta affumicata e accompagnato da una fetta di salame (Sutrio), i “Gnocs di cjistinies”, gnocchi di castagne (Ligosullo), i “Blecs cul cjavrul”, maltagliati con sugo di capriolo (Ovaro) e i tradizionalissimi “Toc in braido” (polentina morbida con intingolo di Forni Avoltri) e “Polente, muset e caput”, polenta taragna, cotechino e cappucci carnici (Cabia). Durante tutta la giornata, il Mulin Di Croce a Cercivento aprirà le sue porte al pubblico per visite gratuite.

Toc in braido.

Un’autentica festa del gusto e della più genuina tradizione gastronomica montana, dunque, quella in programma domani a Sutrio, con questo doppio appuntamento dedicato ai formaggi di malga e alle farine, due prodotti d’eccellenza di queste incontaminate montagne del Friuli Venezia Giulia. Solitamente programmati in due diverse date, quest’anno “Formandi – Sapori e formaggi di montagna” e “Farine di Flor- Mulini, farine e delizie della Carnia” – organizzati in collaborazione fra Pro Sutrio, Caseificio Sociale Alto But e Cooperativa Malghesi della Carnia e Valcanale – si terranno, appunto, nella medesima giornata, trasformando l’incantevole e ospitale paese della Carnia in un vero e proprio gustoso laboratorio di sapori della tradizione “en plein air”.

Polente,  muset e caput.

Per informazioni: Pro Loco Sutrio – Tel: 0433778921 – www.prolocosutrio.com – prolocosutrio@libero.it – https://facebook.com/proloco.sutrio

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In copertina, formaggi della montagna carnica in stagionatura.

 

“Albero dell’anno”, infine oggi a Buttrio si proclamerà il più bel castagno d’Italia

Il progetto del Comune di Buttrio “TreeArt”, che ha avuto il suo apice nel festival dell’ultimo weekend di settembre, si conclude adesso ufficialmente con un evento pubblico in programma domani, alle 20, nella settecentesca Villa di Toppo Florio in occasione della Giornata Mondiale dell’Albero. “TreeArt” è una manifestazione che abbraccia e sostiene l’importanza della tutela e della salvaguardia degli alberi, promuovendo ed organizzando per l’Italia, grazie al partner scientifico Giant Trees foundation Onlus – anche in collaborazione con la Direzione centrale delle Foreste Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali -, il contest “Tree of the Year”, una vera caccia agli alberi più belli, antichi, popolari e più alti d’Italia, il cui vincitore partecipa alla sfida “European Tree of the Year”, concorso internazionale nato per valorizzare la storia di questi alberi, la loro connessione con la popolazione, il territorio e l’ambiente. Proprio domani, a conclusione dell’edizione 2021 della manifestazione di Buttrio e in occasione appunto della Giornata Mondiale dell’Albero, verrà data ufficialmente proclamazione del vincitore, quello che è risultato il più votato sul sito della Giant Trees Foundation tra i quattro candidati di questa edizione: il Castagno dei 100 Cavalli in Sicilia, il Castagno di Grisolia in Calabria, il Castagno di Nardo in Abruzzo e il Castagno di Laion in Trentino Alto Adige.
A conclusione della premiazione dell’Albero dell’anno, è in programma una conversazione pubblica tra l’agronomo Andrea Maroè – direttore scientifico della Giant Trees Foundation e responsabile tecnico “Alberi Monumentali” della Regione Fvg – e l’arboricoltore torinese Luigi Delloste dal titolo “Il castagno vecchio del bosco e il giovane platano di città”.L’ingresso alla serata è libero con l’obbligo di green pass.

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In copertina un albero monumentale e qui sopra i quattro castagni finalisti: domani a Buttrio l’atteso verdetto.

Mele per quasi 11 milioni di fatturato alla Friulfruct che vince anche Coronavirus

L’emergenza pandemica non ferma la crescita di Friulfruct, la più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia: nella sede di Spilimbergo, situata nella zona industriale, l’assemblea dei soci ha, infatti, approvato all’unanimità il bilancio (che come per tutte le cooperative agricole va da agosto al luglio dell’anno successivo successivo) incentrato sulla raccolta di mele del 2020. Numeri positivi per l’azienda, con un fatturato cresciuto a 10,8 milioni di euro (+50%) nell’anno del Coronavirus e un utile di 109 mila euro. Concluso un primo investimento di 4,5 milioni di euro (con fondi in parte della Regione Fvg) con cui sono state realizzate 20 nuove celle per la conservazione delle mele, si andrà ora a realizzare nel 2022 un secondo lotto da 5 milioni di euro per la modernizzazione delle celle già esistenti andando così a rispondere ancora meglio alla crescita della produzione – grazie a investimenti dei soci nei propri meleti – e della domanda. In previsione nel prossimo futuro pure un terzo lotto da 2,5 milioni di euro per l’ammodernamento dei macchinari. La cooperativa lavora con la grande distribuzione nazionale per il 30% della sua produzione e per il 70% con quella estera, con le mele friulane che sono apprezzate e richieste non solo in Europa e nell’area mediterranea e del Golfo Persico, ma anche in India, Brasile e Canada. All’assemblea ha portato il proprio saluto Pietro Tomaso Fabris, vicepresidente di Confcooperative Pordenone a cui Friulfruct è affiliata, il quale ha lodato la cooperativa per la solidità raggiunta e la visione del futuro. Solidità certificata dal revisore indipendente Daniele Tosolini.

Salvador e il direttore Paoli.

«Tra i numeri positivi di questa annata – ha sottolineato il presidente Livio Salvador – pure l’aumento del patrimonio netto per 300 mila euro, dovuto anche all’allargamento della compagine associativa con l’ingresso di nuovi soci, tra cui un nostro cliente che crede talmente tanto nella qualità del nostro lavoro che ha voluto associarsi. Siamo una realtà che ha un impatto positivo anche sulle comunità locali, visto che tra nostri dipendenti fissi e avventizi e aziende agricole dei soci diamo sostegno a un centinaio di famiglie. In più lo scorso anno, non solo abbiamo risposto prontamente alle sfide del Covid-19 crescendo nella produzione e nel fatturato ma abbiamo anche assunto 5 nuove persone: quando avremo completato l’iter di ampliamento avremo un raddoppio del personale. Gli ampliamenti effettuati nella sede produttiva sono merito di una riuscita collaborazione tra settore privato e pubblico. Oltre ai primi due lotti di lavori, in previsione nel prossimo futuro pure un terzo lotto da 2,5 milioni di euro per l’ammodernamento dei macchinari».

Le nuove celle di Friulfruct…

Da un quadriennio Friulfruct ha avviato con i propri soci un progetto di ampliamento della superficie e della varietà dei meleti, coltivati in maniera integrata rispettosa dell’ambiente (i tecnici Friulfruct Chiara Zampa e Andrea Zuliani seguono i soci nell’adesione ai disciplinari della Regione e dell’Ersa): una decisione che sta dando i suoi frutti. «Se nel 2018 il raccolto era stato di 118 mila quintali – ha spiegato il direttore, Armando Paoli -, nel 2020 ne abbiamo avuti 155 mila, ovvero il 30% in più su una superficie di frutteti aumentata da 365 a 380 ettari. Gli ampliamenti che stiamo realizzando ci permetteranno di gestire fino a 250 mila quintali, produzione che stimiamo di raggiungere non appena si concluderanno le nuove piantumazioni di meli per un obiettivo totale di 400 ettari, privilegiando le varietà di mele sempre più richieste dai consumatori, a partire dalla Inored story, novità di questa ultima raccolta, molto apprezzata per le sue qualità organolettiche che ottiene crescendo in Friuli tanto da ricordare le mele antiche e che prossimamente vorremmo valorizzare con un marchio tutto nostro. D’altronde, siamo una delle realtà che meglio ripaga il lavoro dei soci, con un livello medio di liquidazione di 0,40 centesimi di euro per chilogrammo di mele conferito a fronte dei 0,35 dell’annata pre Covid-19, per una marginalità di 15 mila euro per ettaro».

L’area energetica…

… ampliamento

… e controllo digitale.

Non mancano però le sfide, poste dalla cimice marmorizzata, dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime in atto. «La sperimentazione dell’antagonista naturale, la cosiddetta “vespa samurai” – ha sottolineato Salvador – sta dando risultati, ma al contempo non bisogna cessare di attuare gli altri interventi contro le cimici, come le coperture dei meleti con le reti o i trattamenti specifici per questi insetti, combinandoli insieme». «I cambiamenti climatici – ha concluso Paoli – sono ormai sotto gli occhi di tutti: se una volta le gelate tardo-primaverili erano una rarità, ora se ne sono avute tre negli ultimi cinque anni, compreso il 2021 con una perdita di produzione fortunatamente solo del 10% circa causa nottate sotto zero nel periodo di germogliamento delle piante: per questo ci stiamo adattando con sistemi antibrina e riscaldanti. Al momento non risentiamo in maniera marcata della crescita dei costi energetici, ma siamo preoccupati, come tutto il mondo produttivo, soprattutto per il rincaro dei costi di trasporto per le esportazioni».

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In copertina, mele di questa stagione alla Friulfruct di Spilimbergo.

“Salvadigus” al terzo appuntamento: anche domani la selvaggina in tavola

(g.l.) Terzo e penultimo appuntamento con “Salvadigus”, affermato circuito enogastronomico dedicato alla tradizione della selvaggina, che aveva preso il via agli inizi del mese. Per domani, 19 novembre, è annunciata infatti la serata al Ristorantino dell’Albergo Centrale, proprio di fronte al Duomo. Chiuderà la rassegna – venerdì 26 novembre – l’Osteria Tinat, nel contermine Comune di Nimis, ma non chiuderà “Salvadigus 2021” perché, fino alla fine dell’anno, tutti i quattro locali aderenti all’iniziativa manterranno nel menu alcuni piatti di quelli ideati per la rassegna.
Una edizione importante, ricordavamo nelle scorse settimane, perché è la quindicesima (tre lustri testimoniano la forte tradizione gastronomica del territorio tarcentino) ed è anche la prima in questa fase che si spera sia di ripartenza, nonostante la pandemia torni a rialzare la testa. Il calendario ed i menu di “Salvadigus” (sottotitolo: “Caccia al gusto nelle Prealpi Giulie”) erano stati presentati nel corso di un incontro avvenuto da Costantini, a Collalto, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, del sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, e del critico enogastronomico Bepi Pucciarelli. Presenti, ovviamente, anche i titolari dei locali di Salvadigus 2021: Luca Braidot dell’Osteria di Villafredda, Fabiana Capovilla (Osteria Tinat), Pio Costantini (dell’omonimo albergo ristorante) e Paolo De Monte (Il Ristorantino dell’Albergo Centrale).
“Salvadigus” – avevano spiegato i ristoratori – si propone come una vera e propria esperienza itinerante nel gusto, definita “percorso di caccia”. Compito assegnato a ogni locale è quello di presentare piatti di selvaggina diversi ed esclusivi per soddisfare ed appagare i gusti degli appassionati: a base di cinghiale, cervo, camoscio, fagiano, pernice e germano reale. Il tour prevede una serata “di gala” anche in questi ultimi due venerdì di novembre.
Ricordiamo, infine, che la manifestazione enoastronomica beneficia del patrocinio del Comune di Tarcento ed ha come sponsor due eccellenze del territorio: il Ramandolo Docg, prodotto nell’area riconosciuta tra Nimis e Tarcento, e la Distilleria Ceschia di Nimis, la più antica del Friuli. Per la partecipazione alle serate è indispensabile la prenotazione.

L’Albergo Centrale a Tarcento.

I RISTORANTI DI SALVADIGUS

Ristorante Osteria VILLAFREDDA – via Liruti, 7 Loneriacco di Tarcento Tel. 0432.79215
Ristorante COSTANTINI – via Pontebbana – Collalto di Tarcento Tel. 0432.792372-792004
Albergo CENTRALE-IL RISTORANTINO – via Garibaldi, 1 Tarcento Tel. 0432.785150
Osteria TINAT- via Cloz, 40, Borgo Cloz, Nimis Tel. 0432.1848238

Schioppettino e Nebbiolo, due “must” dell’enologia protagonisti a Cividale

Nel quadro degli eventi-degustazione autunnali, l’enoteca Tabogan di Cividale (centro commerciale “Borc di Cividat” accanto alla sede di Civibank) propone per domani 19 novembre, dalle ore 18, un interessante confronto tra due “must” dell’enologia del Nord Italia: il Nebbiolo – che, vinificato in purezza, dà origine anche al famosissino Barolo – e lo Schioppettino.

I due vini protagonisti.


A presentare questi straordinari vini sono due rinomate aziende, la piemontese Pira di Serralunga d’Alba (Langhe) e la friulana Ronchi di Cialla, della omonima località in Comune di Prepotto (all’interno del quale una dozzina di anni fa è stata istituita anche la sottozona, o meglio ancora “cru” per dirla con i francesi, Schioppettino di Prepotto), ai cui fondatori Paolo e Dina Rapuzzi si deve la salvaguardia del vitigno autoctono in serio pericolo di estinzione (come tante altre vecchie varietà friulane), tanto che valse loro l’assegnazione del primo “Risit d’aur” al Premio Nonino.
Il locale di Andrea Spataro ricorda che alla serata-degustazione si accede su prenotazione e, ovviamente, con green pass. E che i winelovers potranno procedere agli assaggi dei vini proposti, e quindi Nebbiolo e Schioppettino, assieme a un’adeguata proposta gastronomica in “meditato” abbinamento.

Schioppettino ai Ronchi di Cialla.

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In copertina, grappoli di Nebbiolo il vitigno re delle Langhe in Piemonte.